A causa della crisi energetica, affrontare la prossima stagione fredda può rivelarsi un’impresa ardua.

Per fortuna – o purtroppo, da un altro punto di vista – il riscaldamento globale è d’aiuto e, grazie alle temperature miti che hanno caratterizzato questo autunno anomalo, è stato possibile posticipare la data di accensione dei termosifoni nei condomini.

Scopriamo tutte le novità riguardanti il cambio orari e temperatura del riscaldamento centralizzato condominiale.

Cambio orari e temperatura riscaldamento centralizzato condominiale: come funziona

Prima di vedere insieme cos’è cambiato in merito al cambio orari e temperatura del riscaldamento centralizzato condominiale, bisogna capire come funziona quest’ultimo.

In passato, infatti, il riscaldamento veniva attivato in tutto il condominio durante orari prestabiliti e non era possibile, per gli inquilini dei diversi appartenenti, effettuare modifiche personalizzate.

Le cose sono tuttavia cambiate nel 2016, quando è entrata in vigore una direttiva europea (2012/27/EU) in base alla quale devono essere obbligatoriamente applicate ai termosifoni apposite valvole termostatiche che consentono di cambiare autonomamente la temperatura all’interno del proprio appartamento.

Per verificare i singoli consumi, si attiva il contacalorie: in questo modo ognuno paga solamente il riscaldamento che consuma.

Cambio orari e temperatura riscaldamento centralizzato condominiale: il contabilizzatore

Oltre alle valvole termostatiche, è obbligatorio installare sui termosifoni di ciascun appartamento di un condominio il contabilizzatore, un apparecchio che effettua una stima del calore prodotto sulla base della differenza che intercorre tra la temperatura del calorifero e quella presente nella stanza.

Il contabilizzatore si attiva nel momento in cui il termosifone raggiunge la temperatura di 23 gradi, con una differenza di 4.5 gradi con la temperatura ambientale.

Esistono due principali modelli di contabilizzatore:

  • A una sonda: si tratta di un apparecchio piuttosto economico ma che non è in grado di calcolare con esattezza la temperatura ambientale e , proprio per questo motivo, viene impostato di default a 20 C°;
  • A due sonde: è un dispositivo più sofisticato, che riesce a rilevare con precisione lo scarto di temperatura tra la stanza e il termosifone, così da poterne programmare l’accensione.

Cambio orari e temperatura riscaldamento centralizzato condominiale: la legge nazionale

Entriamo ora nel vivo della questione relativa al cambio orari e temperatura del riscaldamento centralizzato condominiale, scoprendo come è regolato l’argomento dal punto di vista legislativo.

Attualmente, secondo la legge nazionale 10/1991 e DPR 412/1993, il riscaldamento dei condomini, essendo centralizzato, viene comunque accesso nello stesso momento, anche se poi ciascun appartamento può modificare la temperatura in base alle esigenze degli inquilini.

In base alla normativa vigente, la temperatura in case private, uffici e scuole deve rimanere entro i 22 gradi, mentre per i fabbricati industriali e artigianali è fissata a 18°C.

Non in tutta Italia, però, ci sono condizioni climatiche uguali: tendenzialmente, al nord e sull’arco Alpino, ma anche nelle zone appenniniche del centro e del sud della Penisola, le temperature sono più rigide, perciò chi vive in queste aree avrà maggiore necessità del riscaldamento; al contrario, nelle isole e nelle località costiere, dove il clima è più mite, sarà possibile ridurre sia la temperatura dei termosifoni che gli orari di accensione.

Cambio orari e temperatura del riscaldamento centralizzato condominiale: le zone climatiche

Per quanto riguarda il cambio orari e temperatura del riscaldamento centralizzato condominiale, per capirne di più occorre considerare le sei zone climatiche nelle quali è stata divisa la penisola: per ciascuna è stata stabilita la durata massima di accensione dei termosifoni, nell’ottica di una riduzione degli sprechi in base al reale fabbisogno termico delle comunità.

Senza scendere nel dettaglio, per fare solo alcuni esempi, l’isola di Lampedusa rientra nella zona A: qui, il riscaldamento si accenderà a partire dall’8 dicembre fino al 7 marzo, per sole 5 ore giornaliere; nella zona B, tirrenica, i termosifoni andranno per 7 ore al giorno, nella zona C (adriatica) per 9, sugli Appennini – zona D – si arriverà a 11, mentre nella Pianura Padana (zona E) a 13. Nessun limite invece, per le aree alpine delle province di Belluno, Cuneo e Trento (zona F).

I limiti possono comunque essere modificati, previa ordinanza sindacale, in caso di condizioni climatiche straordinarie.

Cambio orari e temperatura del riscaldamento centralizzato condominiale: cosa cambia per l’inverno 2022-2023

A causa della crisi energetica dovuta al conflitto tra Russia e Ucraina e alla conseguente difficoltà di approvvigionamento di gas naturale, è stato varato un nuovo Piano Riscaldamento, introducendo due principali novità:

  • L’abbassamento di un grado per il riscaldamento di case, uffici e scuole, fissando la temperatura massima a 19°C;
  • L’accensione degli impianti posticipata a 8 giorni e anticipata di 7 rispetto alle regole attuali, accompagnata dalla riduzione di un’ora per quanto riguarda l’accensione giornaliera.

È comunque importante sottolineare che non sono previste sanzioni per chi sceglie di non aderire al piano per il risparmio energetico.