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Ristrutturazione

Ascensore in casa: sì o no?

L’ascensore in casa rappresenta un’ottima soluzione per le persone che vivono in abitazioni di grandi dimensioni a più piani e, magari, hanno una ridotta mobilità.

Persone diversamente abili, certo, ma anche anziani che non hanno più lo sprint della gioventù per affrontare una rampa di scale più volte al giorno.

In alternativa al classico montacarichi, se lo spazio a disposizione lo permette è possibile installare un ascensore, pratico, comodo e anche gradevole dal punto di vista estetico.

E proprio la capacità di integrarsi con eleganza in qualsiasi contesto architettonico ha indotto molte persone a optare per l’installazione di un ascensore in casa anche, semplicemente, per una questione di gusto, offrendo così maggiore pregio alla propria abitazione.

Indipendentemente dalla ragione per cui si sceglie di mettere un ascensore in casa, è fondamentale ponderare con attenzione la propria decisione, valutandone i pro e i contro e considerando le diverse tipologie di ascensori disponibili in commercio.

Ascensore in casa: sì o no? I vantaggi

Uno dei principali vantaggi che offre un ascensore interno è la comodità: tralasciando per un momento l’utilizzo per necessità fisiche (per esempio, appunto, se si ha una ridotta mobilità), l’ascensore in casa può essere utile anche in molte altre circostanze: se si deve spostare del mobilio, se bisogna portare la spesa al piano superiore, se il cane si è fratturato una zampa e non può fare le scale… le situazioni per cui un ascensore interno può risultare di estrema praticità possono davvero essere le più varie.

Come si accennava, poi, l’ascensore è uno strumento ideale per chi non può salire le scale o riesce a farlo solo con difficoltà, quindi è un eccellente espediente per eliminare le barriere architettoniche in casa.

Una delle domande più frequenti che si pone chi valuta di installare un ascensore in casa è: non sarà troppo ingombrante?

In realtà, non è affatto detto; anzi, spesso si riesce a ottimizzare gli spazi anche includendo un ascensore all’interno dell’architettura dell’abitazione.

Se si ristruttura casa oppure se si progetta una nuova, con l’aiuto di un professionista specializzato è possibile integrare senza problemi l’ascensore nello spazio a disposizione.

Qualora l’ambiente destinato all’ascensore sia di dimensioni piuttosto ridotte è possibile valutare un’opzione come l’ascensore MRL (acronimo di machine room less) che, essendo sprovvisto di sala macchina, permette di recuperare preziosi metri quadri da un lato e ridurre il costo della manutenzione dall’altro.

Attenzione però: se si sceglie questa tipologia di ascensore bisogna installare un quadro di controllo e considerare di avere ganci di portata adeguati.

E se proprio non c’è spazio dentro casa per un ascensore interno ma ve n’è assoluta necessità?

Allora in questo caso si può valutare l’opzione dell’ascensore esterno, molto più semplice e pratica: da una parte, infatti, si tratta di una scelta molto più “rapida”, nel senso che – diversamente da quanto accade per l’installazione di un ascensore in casa – non occorre effettuare numerosi sopralluoghi.

Inoltre, specie se si abita in un contesto panoramico, l’ascensore esterno può rappresentare un valore aggiunto per l’abitazione, perché consente anche di godersi la vista esterna mentre si sale.

Un altro vantaggio legato all’installazione di un ascensore in casa riguarda le agevolazioni fiscali, che permettono di recuperare nella dichiarazione dei redditi una parte del budget investito per l’intervento.

Ascensore in casa: sì o no? Gli svantaggi

Nel momento in cui si sceglie di installare un ascensore in casa è fondamentale prendere in esame le diverse tipologie di prodotti disponibili, relazionandoli con le proprie esigenze.

È infatti importante sottolineare che esistono numerosi modelli di ascensori interni e relative fasce di costo:

  • L’ascensore a fune è un tipo di ascensore interno molto confortevole, ma anche parecchio costoso; inoltre, occupa molto spazio, quindi occorre avere a disposizione un ambiente di grandi dimensioni in cui installarlo;
  • L’ascensore oleodinamico è un modello più economico e funziona tramite un motore a olio. Per quanto consenta di risparmiare rispetto, per esempio, a un ascensore a fune, occorre però considerare che l’investimento di base rimane comunque elevato e che a questo si aggiungeranno anche le spese di manutenzione.

I costi rappresentano dunque uno dei principali svantaggi di avere un ascensore in casa.

Oltre al costo del prodotto in sé, infatti, è necessario includere nel budget anche quelli relativi ai sopralluoghi iniziali, alla progettazione e alla manutenzione che, per garantire la massima sicurezza dell’ascensore, deve essere periodica.

L’altro grande svantaggio di installare un ascensore in casa è lo spazio: naturalmente, il problema non si pone se si ha una casa molto grande oppure se si progetta una casa nuova e, in questo caso, si valuta già in partenza un ambiente da dedicare all’ascensore; quando invece gli spazi sono ridotti, la presenza di un ascensore interno non solo potrebbe incidere sull’armonia estetica degli ambienti, ma anche ridurre il comfort domestico.

In questo caso, come abbiamo accennato, la migliore alternativa potrebbe essere quella di installare un ascensore esterno, ma occorre tenere in considerazione la questione sicurezza: un ascensore esterno, se non adeguatamente protetto, potrebbe risultare più vulnerabile a eventuali aggressioni esterne e, a propria volta, potrebbe essere utilizzato dai malintenzionati come un mezzo per penetrare all’interno dell’abitazione.

Ascensore in casa: sì o no? Una scelta di design

Come si diceva, la scelta di installare un ascensore in casa può essere dettata anche da una questione squisitamente di gusti.

L’ascensore interno costituisce infatti un elegante elemento di design, che dona valore aggiunto all’arredamento domestico e conferisce pregio e raffinatezza a qualsiasi abitazione, indipendentemente dallo stile che la caratterizza.

Cos’è l’ecodesign

Negli ultimi anni, complici gli effetti – ormai sotto gli occhi di tutti – che i cambiamenti climatici hanno prodotto, la lotta contro il surriscaldamento globale è diventata un argomento di pubblico interesse.

In questo contesto, è anche aumentata l’attenzione verso comportamenti più sostenibili, anche da parte delle aziende.

Una situazione che ha comportato un profondo mutamento all’interno del mercato: molte realtà, infatti, hanno decisamente virato verso una produzione più green e responsabile. Anche il mondo del design è stato interessato da questi cambiamenti ed è proprio per offrire una risposta concreta al problema dell’impatto ambientale delle attività umane che è nata una nuova, interessante branca della disciplina: l’ecodesign.

Ma che cos’è l’ecodesign?

In questa breve guida, cercheremo di dare una definizione chiara e completa di questo termine, corredandola con esempi concreti ed elencando i numerosi vantaggi che presenta.

Che cos’è l’ecodesign: definire una nuova filosofia di produrre

L’espressione “ecodesign” suona molto contemporanea, ma in realtà per ricercare le origini di questa declinazione del design in chiave ecologica bisogna tornare indietro di quasi un secolo. Erano infatti gli anni ’20 del ‘900 quando l’architetto e designer Richard Buckminster Fuller operò, attraverso i suoi progetti, una piccola grande rivoluzione, disegnando edifici, automobili e altri oggetti secondo il criterio della gestione attenta delle risorse.

La sua creazione più celebre, la cupola geodetica, rimane ancora oggi uno degli esempi più eccellenti di costruzione efficiente e a basso impatto ambientale.

Partendo da questi presupposti, oggi ha potuto strutturarsi l’ecodesign, inteso come quella branca del design che prevede la progettazione di oggetti, componenti di illuminazione e persino capi di abbigliamento sostenibili.

Che cos’è l’ecodesign: i vantaggi che offre un design più green

Ora che abbiamo chiarito che cos’è l’ecodesign, è opportuno prendere in esame i vantaggi che offre.

Nel momento in cui un’azienda decide di trasformare la propria produzione in chiave ecosostenibile, si attuano due importanti cambiamenti:

  • I prodotti di ecodesign sono frutto di una rinnovata attenzione dell’industria nei confronti delle tematiche ambientali;
  • Nonostante siano “eco”, gli oggetti di ecodesign rispondono perfettamente alla funzione per cui sono stati creati.

A ciò, aggiungiamo un terzo punto e cioè che, mediamente, l’ecodesign non presuppone prezzi eccessivamente alti (anche se questo aspetto varia in base al prestigio del brand produttore).

Le aziende che scelgono di implementare la produzione di oggetti di ecodesign, inoltre, hanno maggiori possibilità di migliorare la propria competitività, differenziandosi dalla concorrenza attraverso la proposta al pubblico di un’immagine “green” che può avere un ottimo impatto sociale.

In sintesi, i benefici dell’ecodesign possono essere così riassunti:

  • Ambientali: l’ecodesign presuppone un basso impatto sull’ambiente attraverso un utilizzo responsabile delle risorse;
  • Economici: la cultura del riciclo, fortemente promossa dall’ecodesign, così come la volontà di ridurre i trasporti – con la conseguente diminuzione del consumo di carburante e, quindi, di emissioni di CO2 – sono fattori determinanti per garantire maggiori risparmi alle aziende produttrici;
  • Sociali: implementare le creazioni di ecodesign significa offrire al pubblico un’immagine migliore, quella di una realtà che ha a cuore questioni importanti che riguardano tutti noi, come appunto è il tema dei cambiamenti climatici, accrescendo così la possibilità di ampliare il bacino dei potenziali clienti.

Cos’è l’ecodesign e quali ostacoli deve superare per affermarsi

Come abbiamo visto, l’ecodesign assicura numerosi vantaggi.

Perché allora è ancora un fenomeno relativamente di nicchia?

I motivi sono molteplici ma si tratta in ogni caso di ostacoli che possono essere facilmente superati per portare a un’affermazione capillare di questa nuova filosofia del design.

Le principali difficoltà che può incontrare un’azienda decisa a investire sull’ecodesign possono essere ricondotte a:

  • Una diffusa mancanza di know-how: i professionisti interessati al settore del design ecologico sono in costante crescita e tuttavia non ancora abbastanza numerosi da rispondere adeguatamente a una richiesta di mercato in rapida ascesa. Molte aziende si trovano dunque ad affrontare il problema della scarsità di esperti su temi ambientali e, soprattutto, sulla capacità di sfruttare in modo oculato le risorse disponibili o lavorare oggetti a partire da materiali di riciclo. D’altra parte, l’acquisizione di professionisti qualificati, essendo questi ancora una sostanziale minoranza, comporta costi maggiori per le aziende;
  • Problemi nell’implementare e diffondere a livello capillare nuove teorie e tecniche legate all’ecodesign, anche per via di una lacuna in proposito nell’attuale ordinamento giuridico;
  • Complessità incontrate nell’accesso a informazioni sulle tematiche ambientali che potrebbero risultare molto utili in fase di progettazione di prodotti di ecodesign.

Che cos’è l’ecodesign: design tradizionale vs ecodesign

Per rispondere, con estrema sintesi, alla domanda “che cos’è l’ecodesign”, bisogna dire che si tratta di una filosofia di design che propone l’inclusione di aspetti relativi alla sostenibilità ambientale all’interno del ciclo produttivo di un oggetto, accanto ad altri fattori fondamentali, come i costi, l’utilità, l’estetica, la sicurezza, la durabilità ecc.

Tra i requisiti che un oggetto di ecodesign deve soddisfare, inoltre, è molto importante la voce dei consumi, che devono essere il più possibile contenuti durante tutto il ciclo di vita del progetto, dall’idea alla realizzazione, fino all’utilizzo.

Rispetto al design tradizionale, l’ecodesign non presenta differenze sostanziali per quanto riguarda i diversi passaggi della produzione di un oggetto; la vera rivoluzione che introduce questa filosofia sta nel proporre un nuovo punto di vista, che considera l’aspetto della sostenibilità ambientale un fattore imprescindibile per la realizzazione di un prodotto di design.

Che cos’è l’ecodesign: qualche esempio

Benché l’ecodesign sia una declinazione del design ancora in ascesa, è possibile ricercare esempi di questa nuova filosofia in diversi oggetti: dal tavolo realizzato con materiali al 100% di riciclo ai contenitori per caffè edibili; dagli occhiali da sole o dagli spazzolini da denti in bamboo ai capi di vestiario prodotti con plastica riciclata recuperata negli oceani, fino alla gioielleria ecologica.

Gli oggetti di ecodesign sono molto richiesti da chi progetta una casa ecologica o intende ristrutturare casa in chiave green e secondo i criteri della bioedilizia.

Le novità della bioedilizia

La bioedilizia è un settore che sta conoscendo un crescente successo, merito da un lato dei numerosi progressi che sono stati compiuti da costruttori, architetti e designer in termini di utilizzo di nuove tecniche e tecnologie e dall’altro di una sempre più spiccata sensibilità da parte dell’opinione pubblica riguardo al tema della salvaguardia ambientale.

Scopriamo allora quali sono le principali novità della bioedilizia che permettono, oggi, di progettare e costruire abitazioni realmente green.

Cos’è la bioedilizia

Prima di centrare il focus della questione, prendendo in considerazione le novità della bioedilizia, è necessario aprire una parentesi su cosa si intende con il termine “bioedilizia”.

Con questa parola, infatti, si indica una vera e propria filosofia edilizia che, come suggerisce il prefisso “bio”, si propone di progettare, costruire o ristrutturare un edificio in modo che abbia un minore impatto ecologico.

La bioedilizia nasce da un’esigenza ben precisa: creare un’armonia tra uomo, opere architettoniche e natura, integrando questi elementi l’un l’altro in modo da garantire il rispetto dell’ambiente.

A tale scopo, la bioedilizia si avvale di tecniche costruttive di ultima generazione, di materiali ecocompatibili e utilizza impianti che sfruttano le energie pulite.

I principi cardine della bioedilizia possono essere così riassunti:

  • Approccio integrato: per un progetto di bioedilizia, tutto il team coinvolto, dall’architetto all’operaio, è adeguatamente formato sugli obiettivi green dell’opera e deve possedere le competenze necessarie in materia;
  • La considerazione degli elementi geografici, che si traduce in un’analisi accurata delle caratteristiche del territorio in cui si costruisce l’abitazione, di cui occorre tenere conto già a partire dalla fase progettuale e che rappresentano un fattore determinante per la corretta scelta del materiali;
  • La scelta dei materiali, che, come abbiamo visto, è legata ai vincoli geografici da una parte ma anche a precisi obiettivi architettonici dall’altra (per esempio, l’isolamento termico e acustico);
  • L’efficienza energetica: un edificio costruito secondo le regole della bioedilizia deve poter essere performante dal punto di vista energetico, al fine di ridurre gli sprechi e, di conseguenza, di avere un impatto minore sull’ambiente;
  • Il comfort degli abitanti. Un altro importante elemento distintivo della bioedilizia consiste nel perseguire l’obiettivo di assicurare la salute e il comfort degli abitanti, il che significa progettare la casa garantendo salubrità degli ambienti e protezione dai campi elettromagnetici.

Le novità della bioedilizia negli ultimi anni

Ora che abbiamo approfondito il significato e la filosofia della bioedilizia possiamo finalmente considerare le novità che hanno interessato il settore durante gli ultimi anni.

Dal momento che la bioedilizia è un settore in forte crescita, la ricerca e la sperimentazione in questo campo è molto fertile.

Una delle maggiori novità della bioedilizia riguarda proprio uno dei suoi elementi caratterizzanti e cioè la scelta dei materiali.

Di recente, infatti, sono state esplorate nuove soluzioni in merito: per esempio, è al vaglio la possibilità di utilizzare tessuti ricavati dalla canapa – o di altre fibre alimentari – per la costruzione delle pareti. Materiali presenti da sempre in natura ma assolutamente nuovi in ambito edile e che tuttavia stanno già mostrando numerosi vantaggi, come la capacità di garantire un’ottima salubrità dell’aria all’interno dell’immobile, tale addirittura da eliminare – o, comunque, ridurre drasticamente – l’insorgenza di allergie.

Utilizzando materiali bio, dunque, è possibile non solo ridurre l’impatto di un progetto edilizio sull’ambiente, ma anche avere una migliore qualità dell’aria in casa.

Le novità della bioedilizia: impianti green e domotica fattori chiave per il futuro

Le novità della bioedilizia non si fermano alla scelta dei materiali di costruzione, ma riguardano anche molti altri aspetti:

  • La realizzazione di impianti elettrici, idraulici e di riscaldamento ecosostenibili, che rispettano l’ambiente e assicurano anche un notevole risparmio energetico. Un esempio classico è quello dei pannelli solari, che, pur avendo un costo di installazione abbastanza elevato, sul lungo termine consentono di risparmiare considerevolmente in bolletta;
  • L’integrazione delle tecnologie relative all’ambito della domotica, al fine di trovare soluzioni innovative che migliorino il comfort abitativo ma siano comunque ecosostenibili;
  • La possibilità di riciclare. Come abbiamo visto, lo studio di nuove soluzioni per la scelta dei si è orientato soprattutto verso l’utilizzo di materiali naturali, come per esempio le fibre vegetali. Largamente impiegato nella bioedilizia è però anche il legno, sempre se ricavato da foreste gestite secondo criteri di silvicoltura sostenibile, sicché non si parla in questo caso di deforestazione ma piuttosto di salvaguardia delle zone boschive, grazie a una gestione attenta e oculata delle risorse. Non a caso, tra le soluzioni di bioedilizia più diffuse al momento figurano le case prefabbricate in legno, che uniscono comfort, risparmio energetico e sostenibilità, distinguendosi come modello abitativo moderno ed ecologico. L’uso di materiali naturali presenta anche un ulteriore vantaggio e cioè la possibilità di riciclarli, alimentando così il circolo virtuoso dell’ecosostenibilità.

Bioedilizia: pro e contro

Tra le novità della bioedilizia rientra anche un attento esame dei benefici che offre. Grazie alla fervente ricerca nel settore, infatti, sono stati evidenziati numerosi vantaggi del cosiddetto green building.

Oltre a quelli che già abbiamo elencato (comfort abitativo, qualità dell’aria, riciclabilità dei materiali di costruzione, risparmio energetico e basso impatto ecologico) ci sono molti altri motivi per sposare la filosofia della bioedilizia. Tra cui, per esempio, gli incentivi fiscali.

Negli ultimi anni, il Governo italiano ha concesso la possibilità di usufruire di notevoli detrazioni fiscali per gli interventi edilizi legati all’efficientamento energetico. Per conoscere i dettagli, è sufficiente una veloce ricerca sul web o, ancora meglio, un colloquio con un’impresa edile o con un architetto specializzato, che potranno informarvi circa i requisiti da possedere per godere dei bonus.

Per quanto riguarda i contro, in realtà è da segnalarne solo uno: i costi elevati. Ciononostante, non solo, come abbiamo visto, spese iniziali più elevate sono controbilanciate da un risparmio a lungo termine, ma con la capillare diffusione della bioedilizia è prevedibile che i costi si abbasseranno gradualmente, in modo da far diventare il green building un sogno alla portata di tutti.

Maniglie per porte e finestre: guida alla scelta

Le maniglie per porte e finestre rappresentano un dettaglio molto importante per completare il look della vostra casa.

In questa breve guida, scopriremo quali sono gli stili e le finiture più popolari per maniglie di porte e finestre adatte a ogni stile d’arredo.

Maniglie per porte e finestre: ma quante sono?

Porte e finestre rappresentano un elemento non solo essenziale per una casa, ma anche estremamente funzionale, perché permettono di separare i diversi ambienti da un lato e di aprirne l’accesso dall’altro.

Si calcola che in media in un trilocale di dimensioni standard siano presenti almeno una decina di finestre e quasi altrettante porte, numero che comunque può essere più elevato quando si tratta di proprietà più antiche.

Maniglie per porte e finestre: l’importanza dei dettagli

La scelta delle maniglie per porte e finestre deve essere ponderata con cura: si tratta infatti di un dettaglio sottile, ma molto importante.

Le maniglie rappresentano una sorta di ornamento per le stanze della casa e, come l’indossare un gioiello prezioso aiuta a dare il tocco finale alla propria mise, allo stesso modo le maniglie contribuiscono a creare un fil rouge tra i diversi elementi di design che caratterizzano gli ambienti domestici, permettendo di realizzare quella continuità tra le zone della casa indispensabile per l’armonia dell’arredamento.

È fondamentale che, quantunque si tratti di elementi fisicamente di piccole dimensioni, lo stile prescelto per le maniglie di porte e finestre si integri facilmente con il design degli ambienti.

Oltre all’estetica, è necessario considerare anche l’aspetto della funzionalità: le maniglie per porte e finestre devono essere di ottima qualità, realizzate con materiali durevoli in grado di sopportare senza problemi l’intenso uso quotidiano che se ne fa.

Maniglie per porte e finestre: meglio la diversità o l’uniformità?

A meno che non scegliate di imprimere a ogni stanza della casa uno stile unico, solitamente le maniglie per porte e finestre sono uguali per tutti gli ambienti domestici.

Per individuare la soluzione migliore, dunque, bisogna avere in mente il progetto d’arredo nel suo insieme, prestando attenzione in particolare alla coordinazione tra lo stile del serramento e quello della relativa maniglia.

Per esempio, se scegliete una finestra o una porta in stile moderno, è consigliabile optare per una maniglia dal design coerente, anche se non bisogna dimenticare che talvolta i contrasti possono dar luogo a effetti originali e d’impatto.

Maniglie o pomelli, questo è il problema

Un piccolo cottage, una deliziosa baita, la vecchia casa dei nonni: nelle abitazioni più antiche non è raro trovare, al posto delle maniglie, i pomelli.

Per quanto riguarda le finestre, a onor del vero, si tratta di un evento ormai più unico che raro, mentre in merito alle porte ve ne sono ancora molte dotate di pomello.

Occorre anche ricordare che, al giorno d’oggi, esistono pomelli moderni in un’ampia gamma di soluzioni decorative, perfetti per ogni tipologia di porta.

Solitamente i pomelli vengono privilegiati laddove si tratta di ristrutturare proprietà d’epoca, anche se, proprio grazie alle tante innovazioni portate avanti in termini di materiali, stili e design, possono rappresentare un dettaglio attraente e originale anche all’interno delle residenze moderne e contemporanee.

Le maniglie rimangono comunque la scelta più gettonata, soprattutto per la praticità che offrono: la maniglia, infatti, offre una presa migliore, indipendentemente dalla forza impressa.

Anche una persona fragile, quindi, come può essere un anziano o un bambino, riesce più agevolmente ad aprire una porta o una finestra munita di maniglia.

Come per i pomelli, anche per le maniglie esistono innumerevoli possibilità in termini di design e finiture, adatte a ogni tipo di stile d’arredo.

La decisione finale rimane comunque legata alla preferenza personale, cioè se preferite pomelli o maniglie, in particolare dal punto di vista estetico.

Non dimenticate però anche il discorso della funzionalità, considerando che l’utente finale che utilizza porte con pomelli deve essere fisicamente in grado di farlo senza difficoltà.

Maniglie per porte e finestre coordinate con lo stile degli infissi

Come abbiamo già accennato, per scegliere le maniglie per porte e finestre più adatte al contesto architettonico e di design è molto importante tenere presente lo stile degli infissi stessi.

Serramenti ornati da raffinate modanature, per esempio, possono essere valorizzati da una maniglia di gusto classico, mentre gli infissi dal design più minimal e contemporaneo richiedono una maniglia che rispecchi ed esprima al meglio questo stile.

Oltre a ciò, un altro aspetto importante riguarda l’impugnatura della maniglia stessa. Ecco quali sono le principali tipologie:

  • Ovali: le maniglie con questa forma non presentano bordi definiti, sono lisce e di facile impugnatura;
  • Rotonde: l’assenza di spigoli in questo caso è ancora più accentuata, offrendo comfort e praticità;
  • Angolari: le classiche maniglie moderne, squadrate e dallo stile minimal. Perfette per completare ambienti sobri ed essenziali;
  • Classiche: realizzate solitamente in ottone, hanno una piastra rettangolare di base, sulla quale viene montata una maniglia curva decorativa;
  • Contemporanee: ideali per ambienti minimalisti, hanno una maniglia rettangolare o cilindrica. La piastra sottostante è molto piccola o addirittura inesistente.

Maniglie per porte e finestre: questioni pratiche

È giunto il momento di passare alle considerazioni squisitamente pratiche, accantonando per un momento la questione estetica e concentrandoci invece sul discorso funzionalità.

Per scegliere le maniglie per porte e finestre più adatte per la propria casa, infatti, è utile porsi alcuni importanti quesiti, come per esempio la grandezza dei serramenti e i materiali con cui sono realizzati, la facilità di utilizzo anche per le categorie più fragili, come anziani e bambini, la frequenza di utilizzo e la fruibilità in termini di impugnatura della maniglia per qualsiasi categoria di utente.

Se i modelli di maniglie per porte e finestre che avete scelto vi permettono di rispondere senza difficoltà a tutti i quesiti, allora vuol dire che avete preso la decisione giusta!

Serramenti in legno, alluminio e PVC: quale scegliere?

Quando si ristruttura casa o si ha un cantiere aperto, uno degli interventi più importanti riguarda l’installazione degli infissi.

A questo proposito, occorre porsi una domanda fondamentale e cioè: cosa è meglio, serramenti in legno, alluminio o PVC?

In realtà, ciascuna delle tre opzioni presenta numerosi vantaggi.

Per compiere la scelta migliore, tuttavia, è necessario conoscere le caratteristiche di ciascun materiale e valutare quale soluzione risulta più consona per la propria casa.

Serramenti in legno, alluminio e PVC: gli infissi in legno

Partiamo dal considerare le peculiarità del legno, un materiale da sempre molto utilizzato – e altrettanto apprezzato – in edilizia, sia per gli aspetti prettamente strutturali che per gli interni, come per esempio parquet o boiserie.

Perché scegliere infissi in legno? Di motivi validi non ne mancano:

  • Dal punto di vista estetico, il legno conferisce all’abitazione una personalità unica. Nessuna riproduzione di serramenti in legno, per quanto raffinata, può essere in grado di sostituire la bellezza delle venature naturali;
  • Si tratta di un materiale che conferisce prestigio alla casa, aumentandone di conseguenza anche il valore di mercato;
  • Il legno è un ottimo isolante, sia termico che acustico e crea un microclima piacevole all’interno dell’abitazione;
  • È un materiale stabile, anche nel caso si debbano montare infissi di grandi dimensioni;
  • È resistente e dura nel tempo, caratteristica questa che viene ulteriormente rafforzata dal tipo di trattamento con il quale vengono lavorati i serramenti e cioè la verniciatura ad acqua;

Un’altra importante caratteristica del legno, che merita un breve paragrafo a parte data la sua importanza, è che si tratta di un materiale molto ecologico.

La produzione del legno, infatti, richiede un consumo minore di energia rispetto a quella di altri materiali, il che si traduce in minori emissioni e, di conseguenza, in un ridotto inquinamento atmosferico.

Inoltre, un serramento in legno può essere riciclato pressoché al 100%: con i vecchi infissi in legno, per esempio, è possibile produrre combustibile o pannelli in truciolato.

Anche se non venisse riciclato, comunque, il legno si biodegrada naturalmente, confermandosi quindi un prodotto completamente green.

Serramenti in legno, alluminio e PVC: gli infissi in alluminio

Nella scelta tra serramenti in legno, alluminio e PVC bisogna considerare con attenzione tutte le opzioni.

Vediamo quindi ora quali sono le caratteristiche principali degli infissi in alluminio.

Questo tipo di serramenti si predilige soprattutto per uffici e attività commerciali, mentre si trova in minore misura nel contesto residenziale.

La ragione di una così ampia diffusione in ambito professionale è legata all’eccezionale resistenza che caratterizza gli infissi in alluminio, in particolare all’azione degli agenti atmosferici.

Il telaio dei serramenti in alluminio può essere verniciato con qualsiasi tonalità, consentendo quindi un’ampia versatilità estetica di questi infissi.

L’alluminio presenta dunque molti vantaggi: è durevole e resistente, è elegante e versatile e, infine, non necessita di particolare cura e manutenzione, se non quelle ordinarie.

Per garantire il migliore isolamento termico e acustico, gli infissi in alluminio vengono realizzati mediante il sistema a taglio termico, che, attraverso appositi giunti e isolanti, permette di isolare la porzione interna del serramento da quella esterna.

Serramenti in legno, alluminio e PVC: una scelta intermedia

Non è detto che la scelta debba necessariamente essere tra serramenti in legno, alluminio e PVC. Ci può essere anche un’opzione intermedia e cioè gli infissi in legno-alluminio, che conciliano il calore tipico del legno con la praticità dell’alluminio.

Prima di prendere in esame i serramenti in PVC, dunque, è opportuno aprire una piccola parentesi rispetto a questa tipologia di infissi.

Nel caso dei serramenti in legno-alluminio, viene utilizzato un legno lamellare, prodotto incollando l’una sull’altra sottilissime lastre di legno; grazie a questo sistema viene potenziata la resistenza del materiale, che viene così a essere pari (o addirittura superiore) a quella di acciaio e cemento armato, soprattutto per quanto riguarda la capacità ignifuga.

A ciò si aggiunge il plus dell’alluminio, che accresce ulteriormente resistenza e praticità: i serramenti in legno-alluminio, infatti, non richiedono particolare manutenzione e per pulirli è sufficiente un semplice panno umido.

Nei serramenti in legno-alluminio, la parte esterna viene realizzata in alluminio, poiché maggiormente esposta all’azione degli agenti atmosferici e soggetta all’usura, mentre quella interna in legno, conferendo comfort e calore.

Serramenti in legno, alluminio e PVC: gli infissi in PVC

Un grande vantaggio del PVC consiste nel taglio termico naturale, che consente di garantire un ottimo isolamento termico, dal momento che il PVC è per sua natura un materiale non conduttore.

Il PVC, comunque, assicura anche un buon isolamento acustico, ha un ottimo rapporto qualità-prezzo ed è facile da pulire.

Grazie a queste caratteristiche, i serramenti in PVC hanno conosciuto un crescente successo, al quale hanno contribuito le costanti migliorie in termini di capacità isolanti e di design.

Il PVC può essere impiegato per finestre, vetrate, porte finestre e anche porte interne, mentre è sconsigliato per vetrate di grandi dimensioni.

Gli infissi in PVC rappresentano dunque un’ottima scelta, nonostante il prezzo più accessibile rispetto alle altre soluzioni che abbiamo considerato, ma è necessario accertarsi che siano prodotti da aziende specializzate, in grado di garantire le certificazioni del caso e un controllo qualità quotidiano dei prodotti.

Rispetto alla questione durabilità, il PVC può durare molti anni, a patto che sia di prima qualità.

Serramenti in legno, alluminio e PVC: considerazioni finali

Serramenti in legno, alluminio e PVC: quale scegliere?

Come abbiamo visto, ciascuna di queste opzioni presenta numerosi vantaggi.

I prodotti di ultima generazione, inoltre, assicurano ottime performance e un design capace di adattarsi a qualsiasi contesto architettonico.

Per scegliere la soluzione più adatta alle proprie esigenze, il consiglio è di rivolgersi a un esperto, che vi aiuterà a valutare le peculiarità di ciascun tipo di serramento e a decidere per quello più idoneo per la vostra casa.

Come valorizzare la cantina

Quando si acquista o si ristruttura casa, spesso si considerano solamente gli ambienti effettivamente “abitati”, mentre si presta minore attenzione a stanze come per esempio la cantina, che invece può rivelarsi un locale estremamente utile.

Ecco allora alcuni suggerimenti su come valorizzare la cantina e renderla un ambiente organizzato e accogliente.

L’importanza degli scaffali

Una delle prime cose da fare se si desidera scoprire come valorizzare la cantina consiste nel renderla un locale ordinato.

Non dimentichiamo che questa stanza viene utilizzata nella maggior parte dei casi come magazzino domestico o come dispensa e, di conseguenza, è facile che in breve tempo si creino caos e confusione.

Per questo è importante riuscire a organizzare gli spazi e per farlo al meglio può essere utile avvalersi di scaffali e mensole, dove riporre i diversi oggetti.

Sia che si utilizzi la cantina come luogo dove riporre bottiglie di vino pregiate, sia che la si adibisca ad archivio dove conservare i documenti importanti, è fondamentale, una volta varcata la soglia, sapere esattamente dove si trova questo o quell’oggetto.

Trasformare la cantina in una zona relax

Come valorizzare la cantina? Per esempio uscendo dagli schemi e considerandola anche un luogo che può svolgere funzioni diverse da quella di semplice spazio di archiviazione.

Un’idea interessante, soprattutto se si è amanti del buon vino, consiste nel creare una zona relax accanto agli scaffali dove sono conservate le bottiglie: in questo modo, la cantina diventa uno spazio in cui tenere le etichette più prestigiose e, al tempo stesso, intrattenere gli ospiti o semplicemente concedersi una pausa di relax sorseggiando un bicchiere di vino.

Come valorizzare la cantina realizzando una sala da biliardo

Siete incalliti giocatori di biliardo ma non sapete dove posizionare il tavolo verde in casa? La cantina potrebbe essere la soluzione perfetta per voi.

Se le dimensioni del locale lo consentono, infatti, potete realizzare una sala da biliardo proprio in cantina, per non farvi mai mancare le occasioni di divertimento…anche senza muovervi da casa!

La cantina come sala cinema? Si può!

Con l’offerta sempre più ampia che i canali e le piattaforme TV offrono per l’intrattenimento, potrebbe venirvi l’idea di creare una piccola sala cinema direttamente a casa vostra.

Proposito interessante, ma purtroppo non sempre realizzabile, per diverse ragioni: non avete a disposizione una stanza ad hoc, nel vostro soggiorno non c’è abbastanza spazio, il vostro partner non ama trascorrere ore davanti al piccolo schermo.

Per tradurre in realtà questo ambizioso progetto, un ottimo espediente può consistere nel trasformare la cantina in un’accogliente sala cinema, dotata di una TV maxischermo, divani e poltrone: un’oasi di relax da godersi da soli o in compagnia di amici e familiari.

Come valorizzare la cantina: tempo di workout

Tra le diverse idee su come valorizzare la cantina, una particolarmente interessante consiste nell’adibire questo locale a palestra.

Complice la pandemia di Covid 19, molti di noi si sono resi conto di quanto sia importante allenarsi anche all’interno delle proprie mura domestiche: creare un piccolo spazio per tonificare il corpo e scaricare la mente può dunque essere un’ottima idea per ripensare agli spazi della casa in modo creativo e, al tempo stesso, funzionale.

Una dispensa ineguagliabile

Ci risiamo: avete fatto la spesa grossa e ora non sapete dove riporre barattoli e conserve.

I mobili della cucina, per quanto capienti, non riescono a contenere tutto (soprattutto se avete una cucina piccola) e nella credenza avevate già riposto i servizi di piatti per le occasioni speciali.

Ora, visto che creare disordine in cucina e nella zona pranzo è fortemente sconsigliabile in termini di praticità, una valida alternativa può essere adibire la cantina a dispensa.

Con l’aiuto di mensole e ripiani, sarà facile organizzare lo spazio in modo semplice e funzionale: in questo modo, avrete sempre sotto mano ciò che vi serve, senza dover rinunciare ad acquistare prodotti da conservare perché non sapete dove metterli.

Questa idea su come valorizzare la cantina può rivelarsi molto utile anche se preparate in casa marmellate e conserve: allestendo una dispensa in cantina, infatti, potete riempire quanti vasetti volete e tenerli in un luogo sicuro e protetto finché non decidete di usarli in cucina.

Come valorizzare la cantina: curare l’illuminazione

Considerando che la cantina si trova solitamente nella zona seminterrata della casa, è necessario assicurare al locale una buona illuminazione, indipendentemente dall’ambiente che volete crearvi.

Il consiglio è di realizzare un punto luce forte al centro della stanza, che possa illuminarne al meglio l’intera superficie, aggiungendo, se necessario, anche delle appliques sulle pareti.

Un altro accorgimento utile consiste nel collocare una o più prese all’interno del locale, specie se utilizzate la cantina come laboratorio, così potete sistemare comodamente una lampada accanto al piano di lavoro.

La cantina come magazzino: ganci e scatole

Abbiamo preso in considerazione diverse idee interessanti su come valorizzare la cantina, ma questo non significa che non potete utilizzare il locale come fa la maggior parte della gente e cioè come deposito.

In questo caso, valorizzare la cantina significa organizzare al meglio gli spazi: tramite scaffali e mensole, come abbiamo visto, ma anche installando al muro dei ganci – utili per appendere attrezzi ma anche, per esempio, le biciclette – o avvalendosi di apposite scatole per riporre gli oggetti.

In questo modo avrete non solo una cantina ordinata, ma potrete anche sfruttare al meglio tutto lo spazio a disposizione, riuscendo a riporre nel locale davvero molte cose.

Un’altra casa…in cantina!

Se avete in mente di ristrutturare casa ma non volete utilizzare la cantina come spazio di archiviazione, un’alternativa interessante consiste nel creare un piccolo appartamento proprio all’interno di questo spazio, per accogliere gli ospiti oppure – perché no? – da affittare.

Se le dimensioni del locale lo consentono, all’interno della cantina possono trovare posto una zona living con divano letto, un bagno e un piccolo cucinino: tutto ciò che serve, anche in poco spazio.

Stufe e camini: guida alla scelta

Con l’arrivo del riscaldamento in (quasi) tutte le case, sembrava proprio che stufe e camini rimanessero semplicemente romantiche vestigia del passato.

Invece, questi due tradizionali sistemi di riscaldamento hanno saputo evolversi in relazione alle esigenze delle persone e oggi molti li scelgono come fonti di calore – in alternativa o in abbinamento a d altri sistemi di riscaldamento – in virtù dei numerosi vantaggi che offrono.

Stufe e camini, infatti, garantiscono un’ottima resa energetica a fronte di consumi relativamente ridotti; inoltre, hanno un design capace di adattarsi facilmente ai diversi stili d’arredo e contribuiscono ad arricchire l’atmosfera della casa, rendendola ancora più piacevole, accogliente e confortevole.

Sul mercato sono disponibili stufe e camini di ottima qualità, realizzati con le tecnologie più all’avanguardia e che permettono di coniugare estetica e funzionalità, distinguendosi come un elemento di pregio capace di conferire valore aggiunto a qualsiasi abitazione.

Stufe e camini: cosa scegliere?

Benché stufe e camini possano tranquillamente coesistere, di solito si opta per l’una o per l’altra soluzione.

Al momento della scelta, occorre tenere presente alcuni fattori, tra cui:

  • Eventuali limiti architettonici e strutturali
  • Budget da destinare ai lavori
  • Utilizzo
  • Alimentazione

Scendiamo nel dettaglio ed esaminiamo questi aspetti uno per uno.

Per quanto riguarda i vincoli strutturali, è necessario considerare che per installare un camino occorre costruire una canna fumaria con dimensioni relativamente importanti, oltre che destinarvi uno spazio dedicato in casa.

Per contro, per la stufa è sufficiente una canna fumaria di dimensioni ridotte e può essere spostata a seconda delle necessità, come per esempio se si ristruttura casa e si cambia l’ubicazione dei diversi ambienti.

Anche dal punto di vista economico occorre fare un’attenta valutazione: le stufe hanno costi inferiori rispetto ai camini, dal momento che si tratta di elementi freestanding che non richiedono interventi di tipo strutturale.

Un altro fattore molto importante su cui riflettere quando si scelgono stufe e camini è l’utilizzo, ossia quanto effettivamente verrebbero sfruttati.

Se il desiderio dei padroni di casa è soprattutto creare atmosfera e rendere l’abitazione più accogliente, l’opzione migliore sarebbe creare un caminetto d’arredo; se invece la priorità è quella di riscaldare gli ambienti, allora si potrebbe pensare a una termostufa o a un termocamino, che possono essere utilizzati in sostituzione o in combinazione con un altro sistema di riscaldamento e che permettono anche di scaldare l’acqua per il bagno e la cucina.

Da ultimo, è necessario tenere in considerazione il tipo di combustibile da utilizzare per il funzionamento di stufe e camini.

Sicuramente la legna consente di creare un allegro focolare, che dona atmosfera e calore all’ambiente; tuttavia, non bisogna dimenticare che in questo caso il camino o la stufa devono essere caricati manualmente.

Una valida alternativa, a questo proposito, è il pellet: stufe e camini alimentati a pellet, infatti, possono essere caricati facilmente e si accendono in automatico, impostando un orario in linea con le proprie esigenze, ponendosi così come la soluzione ideale per chi ha come obiettivo primario il riscaldamento degli ambienti.

Stufe e camini: la stufa, un piccolo mondo tutto da scoprire

Come abbiamo visto, per quanto riguarda le stufe le opzioni principali sono due:

  • A legna
  • A pellet

Per poter scegliere quale è la soluzione più adatta alle proprie esigenze, occorre tenere presente alcuni elementi fondamentali, tra cui:

  • La potenza termica necessaria per il riscaldamento della casa
  • Il costo e la reperibilità del combustibile
  • Lo spazio disponibile
  • Il budget a disposizione

Circa le stufe a legna, è importante sottolineare il fatto che presentano un costo inferiore rispetto ai modelli a pellet, funzionano senza necessità di corrente elettrica ed, eventualmente, la materia prima può essere procurata in autonomia.

Questo tipo di stufe, inoltre, consente di riscaldare efficacemente ambienti anche di modeste dimensioni ma – come si accennava – devono essere caricate manualmente.

Le stufe a pellet hanno un prezzo base più alto delle stufe a legna e, per funzionare, hanno bisogno della corrente elettrica. Presentano però numerosi altri vantaggi:

  • Il combustibile può essere caricato automaticamente
  • È possibile programmare l’accensione, il che è particolarmente comodo per chi è spesso fuori casa
  • Il pellet è facilmente reperibile, ha un costo relativamente contenuto e può essere conservato senza problemi perché viene venduto in appositi sacchi sigillati che resistono bene all’umidità
  • Esistono modelli di stufe a pellet senza canna fumaria ma dotate di scarico forzato a parete, che presentano anche dimensioni modeste, ponendosi quindi come una valida soluzione per chi non ha la possibilità di effettuare importanti interventi murari.

Stufe e camini: camini, alcuni consigli per orientarsi nella scelta

Consideriamo ora i camini, elementi non solo funzionali ma che hanno anche una forte valenza estetica.

Oggi sul mercato esistono modelli di ultima generazione, alimentati a legna o a pellet, che coniugano l’esigenza di riscaldamento e di produzione di acqua calda sanitaria, con l’efficienza energetica e, in più, sono disponibili in numerose soluzioni estetiche, adattandosi perfettamente con qualsiasi stile d’arredo, sia esso moderno, classico o rustico.

Installare un camino, tuttavia, comporta la necessità di importanti lavori strutturali, tra cui in primis la creazione di una canna fumaria.

Ma cosa fare se non si ha la possibilità di effettuare questo tipo di interventi? Una possibile alternativa per chi non vuole rinunciare al fascino del camino ma allo stesso tempo non può o non desidera investire in lavori di muratura consiste nell’optare per i caminetti d’arredo.

Si tratta di veri e propri camini di design, che donano atmosfera all’ambiente, offrendo intimità e calore.

I caminetti d’arredo privi di canna fumaria possono essere alimentati tramite la corrente elettrica o il bioetanolo e sono disponibili in un’ampia gamma di modelli, coniugando tecnologia e design.

Ristrutturazione cucina: gas o induzione?

Quando si intraprendono lavori di ristrutturazione cucina, occorre tenere in considerazione molti aspetti: dallo stile dei mobili alle piastrelle, dagli elettrodomestici al piano di cottura.

A proposito di quest’ultimo, una delle domande più frequenti che si pone chi ha in programma di iniziare interventi di ristrutturazione cucina è: gas o induzione?

Si tratta di due tipologie di cottura molto diverse tra loro, sia dal punto di vista estetico sia sotto il profilo funzionale.

Scopriamone allora caratteristiche, vantaggi e svantaggi.

Il piano cottura a induzione

Per rispondere alla domanda relativa alla ristrutturazione cucina: “gas o induzione?” è necessario conoscere le peculiarità di entrambe le tipologie di piani di cottura.

Cominciamo con quello a induzione, analizzando le sue specifiche:

  • È moderno ed elegante: l’induzione è una soluzione molto raffinata, esteticamente parlando. Il piano di cottura si presenta completamente piano e uniforme, lucido e liscio, perfetto per una cucina dal design contemporaneo;
  • Funziona in virtù del principio di induzione elettromagnetica: ciò significa che il calore prodotto viene trasmesso sul fondo di pentole e padelle attraverso apposite bobine che generano campi magnetici. In questo modo, si riscalda solo l’area dove è appoggiata la pentola e non il resto del piano, che rimane freddo, aumentando così il comfort e la sicurezza di chi è ai fornelli;
  • Per utilizzarlo è necessario acquistare il pentolame specifico. Si tratta forse dell’unico svantaggio del piano di cottura a induzione, anche se il problema può essere facilmente risolto, dato che, con la crescente diffusione dell’induzione, sul mercato si trovano ormai tantissimi prodotti studiati appositamente per questa modalità di cottura degli alimenti. Ciononostante, di solito il pentolame apposito per l’induzione ha un costo superiore a quello che si utilizza per i piani di cottura a gas;
  • Può anche essere sprovvisto di cappa. La cappa, nei moderni modelli di cucine, è spesso un elemento di design, che si integra perfettamente con il mobilio e dà valore aggiunto alla cucina; ad alcune persone, tuttavia, la cappa non piace e ne farebbero volentieri a meno. Optando per il piano di cottura a induzione, eliminare la cappa è una possibilità concreta: alcuni modelli di piani cottura a induzione, infatti, sono dotati di aspiratori integrati che svolgono la stessa funzione della cappa, senza quindi che vi sia bisogno anche di quest’altro elemento. La mancanza della cappa è una soluzione adatta soprattutto per le cucine in stile minimal, in quanto permette di conferire un look davvero essenziale all’ambiente, pur mantenendo intatte tutte le funzionalità che si richiedono in questa importantissima stanza della casa.

Piano di cottura a gas

Ritorniamo al quesito iniziale: cosa è meglio, per una ristrutturazione cucina: gas o induzione?  

Per poter rispondere con chiarezza e completezza occorre scoprire, dopo aver passato in rassegna quelle dell’induzione, le caratteristiche del piano di cottura a gas.

  • Il funzionamento della cucina a gas è molto semplice: i fornelli erogano gas dopo essere stati attivati tramite una modalità di accensione con scintilla. Ciò non significa tornare ai vecchi tempi, quando per cucinare bisognava accendere il gas con l’apposito accendigas o, nel peggiore dei casi, avvalendosi dei fiammiferi; fortunatamente, i moderni piani di cottura a gas funzionano in modo molto efficiente, tramite bruciatori in grado di garantire un risparmio in bolletta fino al 65% ;
  • I piani di cottura a gas disponibili oggi sul mercato sono molto sicuri, presentando la termocoppia di sicurezza che consente di interrompere l’erogazione di gas nel momento in cui la fiamma – anche accidentalmente – si spegne; i comandi sono posti in posizione frontale o laterale, assicurando il massimo comfort di utilizzo e, infine, sui fornelli sono presenti le apposite griglie per appoggiare le pentole;
  • I moderni piani di cottura a gas sono piuttosto longevi: si stima infatti che, con la corretta manutenzione, possano durare senza problemi fino ad almeno 18 anni.

Ristrutturazione cucina: gas o induzione? Un confronto

Ristrutturazione cucina: gas o induzione? Per poter scegliere con cura la soluzione più adatta alle proprie esigenze bisogna considerare ogni dettaglio.

Ora che abbiamo visto le caratteristiche di ciascuno dei due piani di cottura, è opportuno procedere con un confronto diretto, per capire quale dei due fa più al caso vostro.

Dal punto di vista dei consumi, il piano di cottura a induzione è apparentemente più vantaggioso di quello a gas, perché per scalda solo il fondo della pentola (e non tutto il piano di cottura), sicché il calore risulta ottimamente veicolato e concentrato; per contro, però, per installare un piano di cottura a induzione è necessario un contatore elettrico con una potenza di 4,5-6 kW, quasi il doppio di quelli comunemente presenti nelle case degli italiani, che si attestano sui 3 kW.

Se sul piano dei consumi c’è una sostanziale parità tra il piano di cottura a induzione e quello a gas, rispetto alla sicurezza il primo ha senza dubbio una marcia in più: anche se i moderni piani di cottura a gas sono dotati di efficienti meccanismi di sicurezza, optando per l’induzione si elimina completamente l’eventuale probabilità di fughe di gas.

Anche riguardo alla pulizia e alla velocità di cottura, l’induzione presenta più vantaggi: grazie alla sua superficie omogenea, si deterge velocemente e senza fatica, mentre circa la rapidità di cottura, basta considerare che per raggiungere la bollitura sono necessari appena 3 minuti con il piano a induzione, quasi la metà del tempo che occorre per svolgere la stessa operazione con i fornelli a gas.

Ristrutturazione cucina: gas o induzione? Considerazioni finali

Come abbiamo visto, entrambe le modalità di cottura presentano diversi vantaggi, anche se quello a induzione può essere preferibile in termini di efficienza energetica a lungo termine, sicurezza e facilità di utilizzo.

Se però si vive in una casa in affitto e, per questo, non si investe su un nuovo contatore elettrico, il classico fornello a gas è preferibile, a patto che, ovviamente, ci si trovi a proprio agio nell’utilizzo del piano cottura più “tradizionale”.