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Efficienza energetica

Come rendere salubre l'aria indoor

Come rendere salubre l’aria indoor

Prima che comparisse il Covid-19, quanti di noi avevano consapevolezza che l’aria indoor, lungi dall’essere salubre, è almeno cinque volte più inquinata di quella esterna?

Certamente l’attuale allerta circa possibili contagi e conseguenti comportamenti per ridurli al minimo ha favorito la diffusione di maggiori informazioni sul tema.

Anche l’Osservatorio dell’Istituto Superiore di Sanità ha riscontrato una maggiore sensibilità verso le questioni legate all’inquinamento indoor.

Si è compreso il preciso ruolo che oggi rivestono gli edifici nella prevenzione e nell’evoluzione delle azioni di promozione della salute di tutti noi cittadini.

Ma è forse a partire dal semplice #iorestoacasa che la connessione diretta tra qualità dell’aria indoor nelle abitazioni ed effetti sulla salute è stata più evidente.

Come ridurre la quantità di inquinanti all’interno degli ambienti?

  • Quando si vuole ridurre la quantità di inquinanti e diluirli il più possibile, la soluzione ideale è un impianto di ventilazione, perchè ne riduce la concentrazione.
  • Quando si parla di climatizzazione bisogna specificare bene. Climatizzare significa controllare temperatura ed umidità all’interno degli ambienti.
    E spesso, soprattutto in edifici di grandi dimensioni, si raggiunge tale obiettivo attraverso l’inserimento di impianti di ventilazione meccanica controllata.
    Si tratta di impianti che prendono l’aria esterna e la trattano in termini di temperatura ed umidità.
  • Se l’impianto è composto da fancoil o da condizionatori autonomi, si tratta di sistemi che fanno ricircolare l’aria esistente nell’ambiente e ne fanno solo un trattamento termico (da caldo a freddo o viceversa).
    Il problema di quest’ultima tipologia è che si tratta di soluzioni che non hanno un sistema di ventilazione esterna. Quindi gli inquinanti presenti nell’aria permangono.

In questo caso, è fondamentale, nell’ottica post Covid-19, ma anche in generale, garantire un’elevata ventilazione degli ambienti ricorrendo al ricambio d’aria.

Ed a questo proposito è bene sottolineare che, soprattutto in ambienti di grandi dimensioni, sarebbe meglio dotarsi di impianti di climatizzazione che utilizzino il più possibile aria esterna.

Negli impianti in cui è previsto anche il ricircolo dell’aria tra gli ambienti-aria che viene in parte ripresa e re-immessa, si presenta un problema: se in un ambiente c’è una persona infetta, l’aria viene ricircolata e re-immessa in tutti gli altri ambienti.

Condizione fondamentale , in questa tipologia di impianti, è dunque scegliere di chiudere tutte le serrande di ricircolo e far funzionare gli impianti solo usando aria esterna.

Esiste poi il problema della filtrazione: se si prende dell’aria esterna, che si presume non essere particolarmente inquinata da batteri e virus, i filtri sono utili per trattenere le polveri. Nel caso in cui si voglia trattenere anche batteri e virus, bisognerebbe utilizzare filtri HEPA specifici, ad altissima efficienza.

Quali sono i rischi legati all’aria interna?

Al fine di migliorare e sostenere con continuità il miglioramento della qualità dell’aria interna si devono considerare gli strettissimi rapporti che intercorrono tra “qualità e funzionalità” della casa progettata per soddisfare e svolgere i diversi compiti, le attività, la vulnerabilità e sensibilità delle persone, i livelli di concentrazione degli inquinanti chimici e biologici ed infine i livelli di esposizione in casa.

Gli inquinanti sono legati alle varie sorgenti in casa (dai materiali da costruzione, ai prodotti per la pulizia, alla cattiva gestione e manutenzione degli impianti di ventilazione e climatizzazione).

In questi anni abbiamo dimenticato il ruolo cruciale che rivestono i ricambi dell’aria sulla qualità dell’aria indoor stessa, sulla prevenzione e promozione della salute.

Spesso si dimentica l’impatto positivo che può avere la semplice apertura delle finestre sulla diluizione delle concentrazioni dei diversi inquinanti, della C02, dell’umidità e degli odori.

Interventi per migliorare la salubrità dell’aria indoor

Gli interventi non possono essere orientati esclusivamente al tema dell’isolamento, del contenimento e dell’efficientamento energetico degli edifici.

Essi possono avere come risultato quello di alterare o peggiorare la qualità dell’aria, le condizioni microclimatiche e la naturale aerazione dell’edificio ma devono seguire degli approcci funzionali sotto molti aspetti noti di tipo integrato e regolari, in grado di contribuire al miglioramento complessivo della qualità dell’aria indoor.

L’attività di manutenzione e pulizia degli impianti deve far parte di un approccio globale di mitigazione del rischio.

Nei documenti ISS è stata richiamata la necessità di adeguare le procedure di manutenzione a quelli che sono gli attuali rischi per la salute. Non hai ancora effettuato la manutenzione dei climatizzatori? Contattaci ed un nostro esperto ti raggiungerà.

Come ristrutturare casa migliorando efficienza energetica?

Come ristrutturare la tua casa migliorando l’efficienza energetica?

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Consigli di ristrutturazione per il risparmio energetico

Il risparmio energetico è diventato una vera preoccupazione per le famiglie italiane. Per questo motivo è importante ristrutturare la casa al fine di migliorare l’efficienza energetica.

Le motivazioni possono essere diverse: ridurre la bolletta dell’elettricità o minimizzare l’impatto sull’ambiente. Tuttavia, l’ecologia è al centro del dibattito e oggi lo Stato e le autorità locali stanno istituendo un aiuto finanziario per consentire a tutti gli Italiani di rinnovare con successo le loro case migliorando l’efficienza energetica.

Come ridurre in modo sostenibile la bolletta della luce?

La preoccupazione principale delle famiglie italiane è quella di risparmiare energia per ricevere una bolletta più bassa.

Alcune persone scelgono anche di risparmiare denaro per limitare il loro impatto sull’ambiente. Il consumo di energia rappresenta il 30% delle emissioni inquinanti di un Italiano e oggi lo Stato incoraggia le famiglie Italiane a ridurre le loro emissioni inquinanti grazie a numerosi lavori di ristrutturazione finanziati (parzialmente) dallo Stato e/o dalle autorità locali.

Perché è importante scegliere correttamente il fornitore di energia elettrica?

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Il risparmio energetico inizia non appena viene firmato il contratto energetico con un fornitore di energia elettrica. E’ necessario stipulare un contratto energetico adeguato alle esigenze della famiglia: superficie dell’abitazione, numero di abitanti, abitudini di consumo, stile di vita, ecc.

È possibile consultare facilmente un comparatore dei diversi fornitori di energia elettrica per confrontare le diverse offerte: prezzi, opzioni, ecc. Il prezzo per kWh è importante, ma assicuratevi di sottoscrivere un’offerta in cui il prezzo per kWh rimanga fisso per evitare di essere soggetti a variazioni del prezzo per kWh (aumenti e diminuzioni).

Opinioni e recensioni dei clienti

Eni, Iren, Coop luce e gas, Edison: un buon modo per scegliere il fornitore di energia elettrica?

I comparatori consentono ai consumatori di confrontare i prezzi delle offerte dei fornitori di energia elettrica, ma il prezzo di un contratto energetico non è l’unico criterio per scegliere il fornitore di energia elettrica giusto.

Le opinioni dei consumatori (disponibili sui forum e sui siti web ufficiali dei fornitori) sono un buon indicatore per avere un’idea migliore della qualità del “cliente” del fornitore di energia.

  • Le offerte sono oneste?
  • Il servizio clienti è facile da raggiungere?
  • Le controversie/problemi sono gestiti correttamente?
  • C’è un’adescamento telefonico abusivo?

Come ridurre le spese energetiche in casa?

I costi energetici possono essere drasticamente ridotti con poche azioni quotidiane e/o lavori di ristrutturazione per i quali è necessario un budget più o meno elevato.

Tuttavia una casa perfettamente isolata permette di risparmiare energia a lungo termine.

Ristrutturazione necessaria per ridurre la spesa energetica

Una casa mal isolata o non ben isolata è un vero e proprio abisso energetico ed economico, poiché gli occupanti devono surriscaldare e sfruttare l’energia per ottenere una temperatura piacevole nelle stanze principali.

Il tetto è il luogo principale dove il calore fuoriesce (30% di perdita di energia) con le pareti (25%) e le aperture, in particolare le finestre (13%).

La maggior parte dei lavori di isolamento si concentra su queste “aree a rischio” per ridurre il flusso d’aria e la perdita di calore. Il governo italiano incoraggia le famiglie ad effettuare ristrutturazioni energetiche per ridurre l’impatto sull’ambiente, in particolare. L’elenco completo dei bonus è disponibile sul sito web del Governo.

È necessario ricorrere a veri professionisti approvati per realizzare questi lavori di ristrutturazione ed evitare possibili delusioni e problemi in cantiere.

Quali attrezzature possono essere adottate per ridurre i costi energetici senza effettuare lavori di ristrutturazione?

Nonostante gli aiuti finanziari concessi dallo Stato e dalle autorità locali, i lavori di ristrutturazione possono essere fuori dalla portata di alcune famiglie italiane, ma è sempre possibile adottare alcune piccole attrezzature a prezzi accessibili per ridurre le perdite di energia senza spendere diverse migliaia di euro. Queste “soluzioni” sono adatte solo a breve termine.

  • Vernice isolante per mantenere caldo e/o fresco a seconda della stagione
  • Tende isolanti su finestre e porte per impedire il flusso d’aria
  • Bastoni per porte
  • Guarnizioni a tenuta stagna per limitare l’ingresso di aria esterna

Il risparmio energetico contiene diversi parametri che devono essere presi in considerazione per ottimizzare le spese e ridurre significativamente il suo impatto sull’ambiente.

I pannelli solari valgono la pena a prescindere  dalla presenza dell’Ecobonus? Certamente! I vantaggi sono i seguenti:

  • Produce elettricità autonoma e quindi riduci la bolletta energetica.
  • Ti prendi cura dell’ambiente perché contribuisci a ridurre l’effetto serra.
  • Vuoi ancora più indipendenza? Opta per una pompa di calore per fare un altro passo verso l’indipendenza energetica.
  • Anche senza un bonus, recuperi il tuo investimento dopo circa otto anni.

Inoltre non è necessario un permesso di costruzione per posizionare i pannelli solari. Avvertimento! Il posizionamento è vietato sui tetti di alcuni edifici (se si tratta di un edificio storico, ad esempio). Ti suggeriamo di contattare il tuo Comune per scoprire tutto sulla tua situazione specifica. Alcuni comuni, infatti, concedono un bonus. Quindi, informati!

Qual’è la durata del funzionamento dei pannelli solari per un efficace risparmio energetico?

La durata di un funzionamento efficace varia a seconda del produttore.

Le prestazioni dei pannelli solari possono essere garantite in media per 25-30 anni, ma è assolutamente possibile che i tuoi pannelli continuino a produrre elettricità più a lungo. I primi 25-30 anni dopo l’installazione solare sono considerati la “vita utile” del sistema, ma i pannelli possono ancora produrre elettricità per decenni a seguire. Basta pensare che  il primo pannello solare moderno al mondo  continua a produrre elettricità da 60 anni!

Hai intenzione di ristrutturare casa e di conseguenza migliorare l’efficienza energetica? Contattaci.

Consigli utili su come pulire e manutenere i climatizzatori

Consigli utili su come pulire e manutenere i climatizzatori

In questi mesi di alta sensibilità riguardo la qualità dell’aria, è fondamentale ancora di più la manutenzione degli impianti di climatizzazione. Essa deve essere eseguita con precisione e seguendo un programma di scadenze regolari.

Se la pulizia e la sostituzione dei filtri è una semplice operazione “fai da te” (in genere servono acqua e sapone, ma bisogna seguire le indicazioni dei produttori), gli interventi di manutenzione vanno affidati invece a personale qualificato e certificato, secondo quanto previsto dalla legge.

E’ infatti importante che l’impianto sia controllato periodicamente, almeno ogni due o tre anni secondo quanto consigliato dal Ministero della Salute, da un tecnico qualificato (e anche certificato se agisce sul circuito frigorifero) in grado di verificare che non siano perdite di gas refrigerante e che la macchina esterna e le unità interne funzionino correttamente tramite operazioni di manutenzione straordinaria.

I nostri esperti propongono interventi sempre approfonditi, sottolineando anche l’importanza di conservare con attenzione il libretto degli impianti, una sorta di “carta d’identità” di tutti gli impianti termici, compresi quelli per la climatizzazione estiva. Questo documentato va compilato dal tecnico che esegue i controlli periodici e la manutenzione e va conservato dall’utente.

In caso di mancata conservazione del libretto e di errata compilazione, sia l’utente sia il tecnico possono essere soggetti a sanzioni.

Pulizia generale del climatizzatore: gli step da seguire

Si consiglia di effettuare almeno due operazioni di pulizia del condizionatore l’anno: la prima con l’arrivo dell’autunno, la seconda poco prima dell’inizio dell’estate. Si tratta per lo più di interventi generali, da realizzare per rimuovere lo sporco ed eventuali detriti accumulatisi all’interno del climatizzatore.

  1. Estrai tutti i filtri, per controllarne lo stato e provvedi alla pulizia completa di queste componenti, fondamentali per il corretto funzionamento dell’apparecchio.
  2. Elimina ogni pulviscolo intrappolato all’interno delle maglie del filtro, con l’aiuto di un compressore.
  3. Lava con acqua e sapone neutro il condizionatore, avendo cura di asciugarlo completamente prima di rimetterlo al suo posto. In questi casi è preferibile smontare anche le griglie, usando un panno umido per togliere ogni sporcizia accumulata o rimasta incastrata tra le fessure. Ciò consente di far circolare l’aria senza alterazioni, riducendo i consumi energetici e scongiurando eventuali malfunzionamenti improvvisi.
  4. Pulisci tutta la struttura interna, comprese le bocchette, con un panno delicato, avente una superficie antigraffio.
  5. Rimonta tutto con attenzione, verificando che i perni di fissaggio della struttura e le viti siano ben serrate.

Per garantire una qualità dell’aria perfetta è possibile pulire il climatizzatore anche con dei prodotti igienizzanti, purché non aggressivi e dotati di proprietà antisettiche e antibatteriche.

Pulizia dell’unità esterna del climatizzatore: come procedere?

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Oltre alla pulizia della struttura interna del climatizzatore, è importante occuparsi anche dell’unità esterna. Questa componente è più esposta agli agenti atmosferici e dunque alla sporcizia. Anche qui valgono le stesse regole, perciò almeno una volta l’anno va smontata e pulita con molta cura.

  1. Una volta spento il dispositivo e staccata la presa dalla corrente, per evitare qualsiasi rischio, è necessario rimuovere la copertura esterna e smontare la mascherina di protezione.
  2. Prendi un aspiratore a mano, o un modello classico con prolunga fina ed asporta tutta la sporcizia e la polvere accumulata all’interno.
  3. Con l’aiuto di un compressore, se disponibile, stacca anche le particelle più ostinate e difficili da raggiungere, per poi passare di nuovo l’aspiratore.
  4. Il passo successivo prevede la pulizia delle ventole e delle altre componenti, senza toccare le parti elettriche, con un panno umido in microfibra. Per togliere lo sporco più ostinato puoi usare anche un detergente delicato ed applicare anche un prodotto igienizzante se necessario.
  5. Infine è fondamentale fare un controllo visivo, verificare che tutto sia ordine e montare l’unità esterna del climatizzatore.

I vantaggi della pulizia e manutenzione del climatizzatore

La corretta e frequente pulizia del climatizzatore assicura diversi vantaggi, quali:

  • Risparmio in bolletta tramite consumi minimi
  • Risparmio energetico
  • Migliore qualità dell’aria
  • Durata più lunga
  • Meno rumorosità

Ancora non hai installato il condizionatore? Contattaci subito. I nostri esperti ti raggiungeranno per fare un SOPRALLUOGO GRATUITO.

Installazione di generatori di calore di nuova generazione a Milano

Come riscaldare e raffrescare la casa senza spendere molto

Riscaldare e raffrescare casa può costare molto, senza necessariamente raggiungere un buon grado di comfort. Capita se gli impianti sono datati, anche quando, di fatto, la vecchia caldaia è ancora funzionante.

Ma i sistemi tradizionali, oltre a non essere efficienti, inquinano molto. Esiste un modo per risparmiare sui consumi nel rispetto dell’ambiente e delle normative vigenti.

Installazione di generatori di calore di nuova generazione a Milano

Le Caldaie a condensazione sono caratterizzati da basse emissioni inquinanti ed alta efficienza (oltre il 100%). Queste sono le caratteristiche di questo tipo di apparecchi, indicati per riscaldare gli ambienti e l’acqua per gli usi domestici. Si tratta dell’unico modello di caldaia a poter essere immesso sul mercato.

Nei modelli tradizionali, il calore generato all’interno del bruciatore durante la combustione veniva disperso nell’atmosfera. Nel caso della caldaia a condensazione invece rimane in parte nei fumi di scarico. Il vapore acqueo in essi contenuto, raffreddandosi, raggiunge il “punto di rugiada” ed i fumi condensano; l’energia termica recuperata da questo processo, energia latente, viene trasmessa allo scambiatore di calore, dov’è tenuta l’acqua per il riscaldamento che, di conseguenza, si alza e viene quindi inviata al sistema di riscaldamento dell’abitazione (radiatori o impianto a pavimento).

Le caratteristiche della caldaie a condensazione

La caldaia a condensazione si compone di diversi elementi strutturali, nascosti dall’involucro metallico. Tra questi, il bruciatore, in cui il combustibile (gas) si miscela all’ossigeno innescando la combustione; lo scambiatore in acciaio, che trasmette il calore prodotto dalla combustione all’impianto di riscaldamento ed il sistema di regolazione, che ne gestisce il funzionamento.

Una caldaia di qualità utilizza materiali resistenti alla corrosione, come l’acciaio inox per lo scambiatore, in quanto la condensa è acida.

Le tipologie delle caldaie a condensazione

Esistono varie tipologie di caldaie a condensazione:

  • i modelli murali sono i più diffusi. Di dimensioni compatte, trovano facilmente posto nelle abitazioni, spesso tra i pensili della cucina.
  • apparecchi da esterno, realizzati con una struttura resistente alle basse temperature. Meglio però che siano collocate in uno spazio riparato.
  • caldaie a basamento, adatte nei casi in cui si richiede una grande produzione di acqua calda sanitaria. Dispongono infatti di un serbatoio d’accumulo di molti litri (fino a 200 o più). Hanno dimensioni importanti e trovano una migliore collocazione in abitazioni singole.

I vantaggi delle caldaie a condensazione

  • elevata efficienza energetica, con rendimenti oltre il 100%
  • basse emissioni di sostanze inquinanti (monossido di carbonio ed ossidi di azoto), grazie all’ottimale controllo del rapporto aria-gas, spesso di tipo premiscelato, che avviene nel bruciatore
  • consumi di gas ridotti del 30% circa rispetto ad un modello tradizionale
  • possibilità di abbinamento ad un sistema di pannelli solari, ma anche a pompe di calore, bollitori e sistemi di controllo a distanza.

La caldaia a condensazione lavora a temperature di ritorno più basse rispetto a quelle di vecchi impianti. Quindi è l’ideale con pannelli radianti o radiatori a bassa temperatura. Ovviamente può sostituire un modello tradizionale abbinato ad un impianto a radiatori piuttosto datato, ad alta temperatura, però l’efficienza non raggiungerà i valori massimi. E’ consigliabile impostare la temperatura a max 50-55°C.

Sostituzione caldaia a condensazione: gli step da seguire

E’ quasi sempre impossibile installare una caldaia a condensazione al posto di un modello tradizionale obsoleto o non più funzionante, a patto che vi siano gli allacciamenti alla rete elettrica ed al gas ed una canna fumaria ad uso esclusivo.

  • Si consiglia di collocare il nuovo generatore nella stessa posizione del precedente, per poter riutilizzare i tubi di allacciamento ed evitare costosi lavori sulla muratura.
  • Sostituire il tubo per lo scarico dei fumi con un modello in plastica e prevedere una piccola tubatura per smaltire la condensa in eccesso (ad esempio, nel lavandino se la caldaia è installata in cucina).

Efficientamento energetico ed ECOBONUS AL 65%

L’Ecobonus è invariato e riguarda le spese sostenute per l’efficientamento energetico dell’edificio, in particolare per:

  • sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale con una pompa di calore aria-acqua.
  • installazione di caldaie a condensazione, a condizione che siamo almeno in classe A ed abbinate a sistemi di termoregolazione evoluti, come termostato d’ambiente modulante, centraline e sonde esterne per la temperatura. E’ necessario che su ogni radiatore sia installata una valvola termostatica.
  • sostituzione scaldacqua tradizionali come modelli a pompa di calore, a patto che questi abbiano un COP (coefficiente di prestazione) uguale o superiore a 2,6.

Il limite di spesa detraibile è di 30.000€ e comprende tutto ciò che è inerente il lavoro, anche l’installazione. Il 65% della spesa sostenuta verrà recuperato in 10 anni, dall’Irpef, in rate di uguale importo.

Come per tutti i Bonus ed Ecobonus, il pagamento va fatto solo in forma elettronica e tutta la documentazione va inviata entro 90 giorni dalla fine dei lavori collegandosi quì.

Sei di Milano e vuoi installare un impianto di riscaldamento? Richiedi subito un preventivo gratuito. I nostri esperti verranno a fare subito un sopralluogo!

Impianti termici a radiatori: nuovi materiali e tecnologie hi tech

Impianti termici a radiatori: nuovi materiali e tecnologie hi tech

In Italia ancora oggi gli impianti termici a radiatori sono i più diffusi. Se è vero, da una parte, che la loro sostituzione con sistemi alternativi comporta lavori invasivi, l’utilizzo di nuovi materiali e tecnologie li ha resi più performanti ed in grado di convivere in modo ottimale anche in abitazioni di nuova concezione.

Negli ultimi anni, inoltre, il design sempre più curato, lineare o dalle forme scultoree, ne ha ridefinito l’estetica. Al punto che i radiatori sono oggi sempre più integrati anche nei progetti d’arredo.

Impianti termici a radiatori: materiale ed estetica

Il punto di partenza nella scelta degli impianti consiste nell’esame dei seguenti fattori: il primo, in particolare, incide sulla seconda ma anche su performance e costi. Occorre tener conto dell’uso che si farà del radiatore e delle nostre abitudini.

Usciamo di casa di prima mattina e vi ritorniamo solo tardi la sera? Avremo bisogno di termosifoni che si scaldino velocemente.
Se invece l’abitazione è “vissuta” durante il giorno, saranno preferibili prodotti che mantengano il calore più a lungo.

Alcuni materiali, come l’alluminio, saranno più indicati nel primo caso. Altri come ghisa ed acciaio nel secondo. Lo stesso vale per le finiture.

  • Alluminio: pratico e confortevole. E’ un metallo che permette di realizzare radiatori di peso più contenuto rispetto a quelli in altri materiali. Sono spesso formati da elementi modulari e quindi componibili, adatti per ambienti di ogni volumetria oppure più compatti e lineari detti anche “a piastra”.

Essendo leggeri, i corpi scaldanti possono essere fissati anche a pareti di basso spessore. La principale caratteristica dei radiatori in alluminio (un vantaggio ma anche un limite) è però la bassa inerzia termica: in pratica, si scaldano in modo rapido e ciò permette di modulare e tarare l’impianto per avere calore solo quando serve, consentendo un notevole risparmio energetico.

L’ideale per le seconde abitazioni e quando si passa molto tempo fuori in casa. Per contro, i caloriferi realizzati in questo materiale si raffreddano altrettanto rapidamente.

L’alluminio, ricavato in genere dalla bauxite, è resistente alla corrosione e duraturo, quindi adatto anche in ambienti umidi come bagno e cucina. E’ inoltre riciclabile al 100% ed infinite volte senza che le sue qualità vengano meno.

  • Acciaio: duttile e resistente. Questa lega composta principalmente di ferro e carbonio viene molto utilizzata per realizzare termosifoni, poiché permette un’ampia versatilità di forme, originali e scultore. Si può anche tagliare al laser, in modo preciso, senza imperfezioni.

I radiatori in acciaio si scaldano abbastanza velocemente ma non trattengono a lungo il calore dopo lo spegnimento dell’impianto, anche se si raffreddano meno velocemente dell’alluminio.

L’acciaio è inoltre un materiale molto resistente alla corrosione ed all’usura.

  • In materiali alternativi. In alcuni casi il vero e proprio scaldante risulta inglobato all’interno di un blocco in materiale lapideo o composito.
    Si tratta per lo più di modelli “a piastra” realizzati con prodotti brevettati, a base di miscele di polveri di marmo o silice e quarzo, agglomerate con un polimero oppure resina acrilica.
    Il risultato è un composto duttile, ottenuto a freddo, che viene colato in uno stampo siliconico, che si solidifica poi a temperatura ambiente, senza bisogno di ulteriori fonti energetiche.

Il corpo scaldante inglobato in questi materiali può essere di tipo elettrico, quindi dotato di una resistenza interna oppure idraulico con le classiche tubature per l’acqua calda.

Il materiale ottenuto offre diversi pregi: è idrorepellente, antimuffa ed antibatterico ed in parte ripristinabile in caso di eventuali piccoli danneggiamenti.

L’estetica della superficie, oltre a richiamare la pietra, può anche essere personalizzata con un motivo a propria scelta.

  • Ghisa: calore e costante. E’ il materiale dei primi radiatori, realizzati nella seconda metà dell’Ottocento, nati con gli impianti di riscaldamento centralizzato.

La ghisa ha elevata inerzia termica, quindi i radiatori si riscaldano lentamente e trattengono a lungo il calore anche dopo lo spegnimento dell’impianto. Vanno bene per un uso continuativo, per contro sono molto pesanti.

Oggi sono pochi i modelli presenti sul mercato, anche se negli ultimi anni sono stati proposti modelli in stile vintage che abbinano un’estetica tradizionale a colori di tendenza.

Impianti termici a radiatori: forme e design

Le declinazioni offerte dai radiatori sono infinite ma si possono catalogare in tre principali tipologie:

  • Componibili. Sono costituiti da elementi modulari, di forma tubolare oppure piatta, da assemblare in base alle proprie esigenze di spazio, per un prodotto quasi su misura sia in larghezza sia in altezza. Sono infatti disponibili sia in versione orizzontale sia verticale.
  • A piastra. Si tratta di corpi scaldanti monolitici, piatti ed in genere piuttosto sottili. L’estetica è lineare ed essenziale. Grazie a questo tipo di design, il radiatore offre una superficie frontale maggiore, aumentando così lo scambio termico con l’ambiente. Scaldano in parte anche per irraggiamento con minor sollevamento di polvere.
  • Scaldasalviette. Pensati principalmente per il bagno, sono formati da elementi orizzontali, talvolta ribaltabili, che accolgono asciugamani e biancheria. Altri a piastra dispongono invece di barre e ganci. Hanno spesso funzionamento anche elettrico per un utilizzo in tutte le stagioni.

La superficie del radiatore, indipendentemente dal materiale, è liscia ed omogenea, ottenuta tramite un processo di lavorazione in diverse fasi. Quella finale consiste in genere nella verniciatura epossidica a base di polveri, fissate alla superficie con un trattamento ad alta temperatura che ne evita la corrosione e le rende molto resistente e bella nel tempo.

Ampia è la gamma di colori e finiture, dal classico bianco, alle tonalità Ral, fino a quelle cromate, sabbiate e lucide. Occorre però considerare che non tutte offrono la stessa resa termica. In particolare, le superfici cromate riducono l’emissione di calore per irraggiamento del 30% circa rispetto ad uno stesso modello colorato o bianco.

Impianti termici a radiatori: le agevolazioni fiscali

La Legge di Bilancio 2020 ha confermato le detrazioni per la ristrutturazione edilizia, per la riqualificazione energetica ed il Bonus Mobili.

La sostituzione dei radiatori rientra nel primo caso e dà diritto ad un bonus del 50% da detrarre dall’Irpef. Lo stesso vale per l’installazione di valvole termostatiche su termosifoni esistenti.

Con i modelli elettrici si può ottenere il bonus mobili sempre al 50%. La detrazione massima per unità immobiliare rimane di 96 mila euro.

Più sostanzioso l’Ecobonus al 65% ma per beneficiarne è necessario migliorare l’efficienza energetica della casa, quindi rinnovare l’impianto, per esempio installando anche una nuova caldaia a condensazione con sistema di termoregolazione.

Come documentare l’efficienza della casa: dall’APE ai sistemi LEED e GBC

Come documentare l’efficienza della casa: dall’APE ai sistemi LEED e GBC

Dal 2009 è obbligatorio certificare le prestazioni energetiche degli immobili. La normativa a tale riguardo ha subito, nel tempo, diverse modifiche.

Oggi è l’APE, attestato di prestazione energetica, il documento specifico obbligatorio che descrive le caratteristiche energetiche di un edificio. Si tratta di uno strumento di controllo utile (e necessario) nei momenti di acquisto e locazione di un immobile. In più è usato per garantire maggior trasparenza sulla qualità di un involucro. Tale attestazione, come da DM 26 giugno 2015, certifica infatti il rispetto dei requisiti minimi di prestazione energetica di un edificio, con l’obiettivo di portare un miglioramento delle prestazioni energetiche del patrimonio immobiliare italiano complessivo.

Ed è in quest’ottica che vengono proposti anche altri protocolli energetici, che restano volontari, i quali si diversificano per metodo, variabili studiate e criteri di controllo.

Oltre all’APE (nelle sue variabili regionali), gli eco-sostenibili possono disporre di altre certificazioni, tra le quali Casa-Clima e LEED, che accompagnano il committente in ogni fase della casa, dalla nuova edificazione alla ristrutturazione fino al monitoraggio delle prestazioni, per garantire il rispetto dei parametri che definiscono una casa energeticamente efficiente.

Attestato Ape: documento tecnico che esprime la classe energetica dell’unità immobiliare

L’attestato APE esprime la classe energetica di un edificio o di una unità immobiliare in termini di kilowattora consumati all’anno per metro quadrato (kWh/mq anno) dai servizi energetici presenti.

In sostanza, vengono stimati i consumi energetici per la climatizzazione invernale ed estiva, la ventilazione meccanica, la produzione di acqua calda sanitaria, l’illuminazione ed il trasporto di persone o cose e viene sinteticamente espressa l’efficienza energetica dell’immobile, per mezzo dell’indice di prestazione energetica globale non rinnovabile, con una lettera: dalla G, la meno efficiente, alla A+, la più efficiente.

Per tutte le nuove costruzioni, a seguito di ristrutturazione importante o di riqualificazione energetica, l’APE è obbligatorio. Se l’unità immobiliare non è già dotata di APE, perché datata, è obbligatorio redigerla anche solo per la vendita o locazione.

Costi e durata dell’APE

L’APE deve essere redatto dal certificatore, così come individuato dal DPR 16/04/2013 n°75: ossia da società di servizi energetici (ESCO) e tecnici abilitati che non siano coinvolti nella progettazione, realizzazione, fornitura di materiali relativa all’immobile, né coniuge o parente fino al quarto grado del richiedente l’APE.

Secondo la normativa nazionale, sono tecnici abilitati all’esercizio della professione relativa alla progettazione di edifici ed impianti asserviti agli edifici stessi, come architetti ed ingegneri o coloro che abbiano adeguato titolo di studio ed un attestato di frequenza di un corso specifico per la certificazione energetica degli edifici.

Le Regioni hanno facoltà di inserire ulteriori criteri restrittivi per la figura del certificatore energetico, come il superamento di corsi specifici e l’iscrizione in appositi elenchi.

Il costo dell’APE varia in relazione alle dimensioni ed alla possibilità di redazione in forma semplificata; per esemplificare si può considerare un prezzo base medio di 200-250€ per un alloggio nuovo con caratteristiche standard.

Il documento vale per 10 anni, sempre che non intercorrano modifiche edilizie o impiantistiche che vadano ad incidere sulla prestazione energetica globale del fabbricato.

La data della validità è riportata nella prima pagina dell’APE, sul lato destro.

Il valore dell’APE sul mercato

L’APE non ha di per sé un valore quantificabile sul mercato immobiliare, se non il suo costo vivo. Piuttosto, ha consentito che i costi per il fabbisogno energetico diventassero progressivamente una variabile economica importante nella valutazione di una casa.

Sempre più spesso chi compra casa confronta il maggior costo di un alloggio nuovo ed efficiente con il minor costo di un alloggio esistente energivoro, da ristrutturare ed al quale devono essere applicati i costi di riqualificazione energetica oltre che quelli della semplice ristrutturazione.

Ciascun appartamento deve avere un APE, con riferimenti catastali univoci, così come eventuali unità immobiliari non residenziali (negozi ed uffici). In condominio, in caso di alloggi con caratteristiche assimilabili in fatto di forma, esposizione e materiali, i calcoli risultano semplificati.

Il protocollo CASACLIMA

Questa certificazione è prodotta da un ente terzo: Agenzia per l’Energia CasaClima.

Il protocollo è caratterizzato da un iter complesso che punta al controllo del rispetto dei parametri e dei criteri stabiliti ed alla qualità costruttiva.

L’iter di certificazione CasaClima, infatti, inizia dall’invio, da parte del committente/tecnico, della documentazione relativa alla progettazione energetica. Il tecnico viene supportato dall’Agenzia durante tutto il percorso della certificazione, con la possibilità, qualora emergano delle criticità, di integrare o valutare soluzioni energeticamente più performanti.

Il costo della certificazione CasaClima è definito da un tariffario in base alla superficie netta riscaldata (SNR). Per edifici con SNR fino a 300 mq è di 1.500€ + IVA, comprese le spese per i sopralluoghi in cantiere, che sono un aspetto fondamentale della certificazione.

L’iter: controlli e test finale

Il percorso per la certificazione CasaClima prevede, oltre alla richiesta di una dettagliata documentazione fotografica, anche lo svolgimento durante la costruzione dell’edificio di almeno due sopralluoghi per verificare la corrispondenza con il calcolo energetico effettivo e la documentazione presentata.

Nel caso dell’APE, solo dal 2015 è obbligatorio almeno un sopralluogo da parte del tecnico incaricato. Questi poi accredita l’APE presso l’ente di accreditamento  di competenza, il quale ha l’obbligo di fare solo il 2% oppure il 5% (dipende dalle Regioni) di controlli sugli APE certificati.

CasaClima fa un controllo del 100% dei propri certificati.

L’Agenzia, inoltre, richiede un test finale di tenuta all’aria (Blower Door Test) per verificare sia la tenuta all’aria sia la qualità costruttiva dell’edificio. Un edificio senza infiltrazioni d’aria evita non solo perdite energetiche ma garantisce l’assenza di formazione di possibili punti di degrado.

Sostenibilità dell’edificio a 360°: i protocolli LEED e GBC

GBC Italia (Green Building Council Italia) è un’associazione no profit che fa parte della rete internazionale dei GBC presenti in molti altri paesi. Grazie ad un accordo di partenariato con USGBC, GBC Italia  adatta alla realtà italiana e promuove il sistema di certificazione indipendente LEED. In più, ha ideato una serie di altri sistemi di certificazione, GBC, a misura del patrimonio edilizio nazionale.

I protocolli energetico-ambientali LEED e GBC prendono in considerazione una pluralità di altri aspetti, oltre all’efficienza energetica: l’impatto dell’edificio sul sito di costruzione, la sua interazione con i trasporti e la mobilità di prossimità, la gestione dell’acqua, i materiali impiegati, la gestione e lo smaltimento dei rifiuti prodotti, il comfort e la salubrità degli spazi interni.

LEED BD + C è specifico per edifici di nuova costruzione o in corso di ristrutturazione (ampi complessi residenziali)

LEED O + M è adatto per gli edifici esistenti sottoposti ad interventi di miglioramento e comprende attività di gestione e manutenzione.

LEED ND si applica ai nuovi progetti di sviluppo di quartiere o a progetti di riqualificazione.

GBC HOME è specifico per gli edifici residenziali e le piccole strutture ricettive.

GBC Historic Building è rivolto agli edifici storici costruiti prima del 1945. Si applica ad interventi di restauro, riqualificazione o recupero, anche di parziale integrazione, nell’ambito di interventi che coinvolgono elementi rilevanti degli impianti di climatizzazione ed il rinnovo o la riorganizzazione funzionale degli spazi interni, compatibilmente con la salvaguardia dei caratteri tipologici e costruttivi dell’edificio.

GBC Quartieri si applica a progetti di nuovo sviluppo o rigenerazione di quartieri.

GBC Condomini, in fase sperimentale, è l’ultimo protocollo GBC Italia ideato per dare una risposta concreta ed il supporto all’esigenza di riqualificazione profonda degli edifici residenziali condominiali: questo protocollo non si applica ai casi di demolizione e ricostruzione dell’esistente.

All’interno dei diversi protocolli è richiesta una particolare attenzione agli aspetti energetici.

Quasi sempre viene richiesta la simulazione energetica dinamica, una metodologia che permette di simulare il reale funzionamento dell’edificio fornendo così delle stime molto più precise dei consumi energetici rispetto al calcolo di norma effettuato per la redazione dell’APE.

La simulazione energetica dinamica permette di inserire in modo dettagliato non solo le caratteristiche tecniche dell’edificio, ma anche le modalità di utilizzo da parte degli utenti.

Nel caso poi degli edifici esistenti, il protocollo GBC Condomini, che è in fase sperimentale e sarà attivato a breve, richiede che sia effettuata la diagnosi energetica, che consiste nello studio dello stato di fatto, delle condizioni d’uso reali e delle possibili soluzioni di intervento che ottimizzino il rapporto costi-benefici con l’obiettivo di ottenere un maggior livello di comfort associato ad una minore spesa energetica.

Utilizzare i protocolli LEED e GBC per progettare e costruire il proprio immobile e la propria casa significa ottenere un risultato integrato di confort ed efficienza superiori a quelli garantiti dai tradizionali approcci.

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