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Pannelli radianti, la nuova soluzione per il riscaldamento invernale

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Pannelli radianti, la nuova soluzione per il riscaldamento invernale

Pannelli radianti, la nuova soluzione per il riscaldamento invernale

I pannelli radianti sono un sistema di riscaldamento a pavimento oppure a parete o soffitto, che diffonde il calore per irraggiamento.

Il sistema si compone di diversi elementi, tutti importanti a definire la qualità, tra cui tubi, pannelli, collettori di distribuzione (da cui si dipartono le tubature), valvole, componenti per la regolazione dell’impianto come unità di controllo dei circuiti e centralina climatica.

Alcune sono controllabili a distanza con app.

La tubatura in cui scorre l’acqua deve essere resistente ad urti, sostanze chimiche, incrostazioni di calcare e corrosione. Spesso i tubi sono multistrato, costituiti da doppio spessore di polietilene ad alta densità, con all’interno l’alluminio.

Il supporto su cui vengono posati è un pannello sagomato, per la posa “a serpentina” oppure con clip di aggancio. Meglio se isolato termicamente, per evitare dispersioni di calore ed acusticamente, per evitare rumori.

Il generatore di calore può essere una caldaia a condensazione ma anche un impianto solare o una centrale frigorifera, poichè il sistema, quando necessario, può anche rinfrescare gli ambienti.

Pannelli radianti: tanti vantaggi per il comfort

La distribuzione del calore è uniforme su tutta la superficie, perchè questo viene diffuso per irraggiamento. Quindi in ogni parte dell’ambiente viene percepita la stessa temperatura.

  • Il risparmio energetico può arrivare al 25% rispetto ad un impianto tradizionale con radiatori alla stessa temperatura, perchè l’acqua circola a bassa temperatura (30-40 °C) ed il calore viene rilasciato anche dopo lo spegnimento dell’impianto.
  • Non essendoci alcuna circolazione d’aria, non si sollevano polveri e particelle inquinanti, perchè si evitano problemi di allergie e zone umide.
  • Per realizzare un impianto a pannelli radianti non sempre è necessario rifare pavimento o pareti. Esistono infatti soluzioni specifiche per la ristrutturazione, che offrono modelli a spessore contenuto, applicabili direttamente sulla pavimentazione esistente. L’ingombro complessivo può essere inferiore anche a 2 cm.

La scelta di un sistema con pannelli a soffitto può essere un’ottima soluzione in caso di plafoni alti o quando si vuole evitare di eseguire lavori sul pavimento esistente.

I pannelli radianti possono riscaldare e raffrescare. Gli elementi del sistema sono integrati in un pannello di cartongesso appositamente studiato che sostituisce un modello standard della parete o del soffitto. I collettori lineari sono realizzati in tubo multistrato con barriera all’ossigeno e comprendono i raccordi per il collegamento ai pannelli.

Pannelli radianti elettrici per zone specifiche

I sistemi di riscaldamento elettrico hanno il vantaggio di poter dare calore anche ad un solo ambiente, ad esempio il bagno. Quindi sono flessibili nell’utilizzo.

Lo svantaggio è invece il consumo di elettricità, che può risultare molto alto. Sono più convenienti se abbinati ad un impianto fotovoltaico.

Utile è anche la presenza e la gestione intelligente di un termostato, per impostare temperature ed orari di funzionamento.

Grazie agli spessori sottili di cavi e supporto, il sistema si può posare anche su un pavimento esistente. Quindi è adatto in caso di ristrutturazione.

Esistono anche soluzioni a battiscopa che possono sostituire o integrare il calore diffuso da un radiatore e possono quindi riscaldare maggiormente, se necessario, un locale con un calorifero troppo piccolo.

Stai pensando ad una nuova soluzione adatta sia per il riscaldamento d’inverno che per il raffrescamento d’estate?

Il sistema di riscaldamento di Geberit è completo di tutti i componenti, tra cui il monotubo Volex realizzato in PE-RT Typ (polietilene a resistenza termica maggiorata), i pannelli isolanti sagomati, il collettore in acciaio inox ad alta e bassa temperatura ed i termostati per regolare il grado di calore interno.

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impianto elettrico

Impianto elettrico: dal sistema tradizionale alla domotica

Un impianto elettrico tradizionale si fonda sulla presenza di reti di distribuzione e fa uso di meccanismi rigidi e precisi per la consegna e l’utilizzo della corrente.

Al giorno d’oggi, le nuove tecnologie stanno compiendo passi da gigante nel settore dell’energia. i nuovi impianti elettrici offrono la possibilità di sfruttare energie alternative (eolica, fotovoltaica,) per assicurare un risparmio energetico ed allo stesso tempo, migliorare l’impatto ambientale.

Impianti elettrici di nuova generazione progettati dalla domotica

Diverse ricerche stanno mettendo a punto delle reti di distribuzione cosiddette ‘intelligenti’ che, grazie all’utilizzo di smart grid, sono in grado di indirizzare altrove eventuali surplus di energia prodotti a livello locale.
I software gestiscono questi sistemi di automatizzazione consentendo di integrare fra loro fonti di energia rinnovabili, generalmente più variabili ed intermittenti, con l’elettricità proveniente dai generatori, in modo da assicurare un maggior risparmio energetico.

Dal punto di vista della sicurezza, questi nuovi impianti includono anche il sistema di allarme, la chiusura di tutte le porte, finestre, serrature, i rilevatori di fumo, le telecamere di sorveglianza ed eventuali altri sensori collegati.

Oggi è possibile automatizzare l’intero impianto elettrico di un’abitazione ed esso è alla portata di tutti. La domotica è ad un passo da quello che viene definito “internet delle cose”. Nell’internet of things tutto ha un indirizzo IP assegnato e qualsiasi strumento può essere monitorato a distanza.

I primi e più evidenti beneficiari di questo approccio sono i dispositivi “intelligenti” e gli apparecchi collegati ad una rete locale tramite Ethernet o Wi-Fi. Tuttavia, i sistemi elettrici sono integrabili in reti di automazione all’interno della casa.

Che cos’è un sistema elettrico?

L’elettricità è parte essenziale della vita contemporanea. Luci energizzanti, elettrodomestici, riscaldamento, aria condizionata, TV, telefoni, computer e molti altri comfort moderni funzionano grazie all’energia elettrica. Per sistema elettrico si intende l’insieme degli strumenti e degli apparecchi atti a produrre, trasformare, trasmettere e distribuire l’energia elettrica.

Che cos’è un impianto elettrico?

Un impianto elettrico è la modalità attraverso la quale vengono alimentate specifiche funzioni che necessitano di energia all’interno del sistema.
Per quanto riguarda l’illuminazione, l’impianto elettrico tradizionale si compone di cavi elettrici da 1,5 mmq. I cavi collegati alla scatola di derivazione, da cui partono i cavi di alimentazione di un punto luce.

Quali sono le funzioni principali di un impianto elettrico?

La funzione principalmente svolta da un impianto elettrico è quella di andare ad intercettare i bisogni e gli obiettivi dell’utente in relazione alle proprie esigenze e necessità, coordinando i vari componenti, come l’illuminazione, il riscaldamento, in maniera conforme all’utilizzo e secondo criteri di protezione e sicurezza.
Un buon impianto elettrico si caratterizza per un elevato livello di sicurezza, di qualità e di flessibilità, per consentire una facile manutenzione nel tempo.
La caratteristica prevalente di un impianto elettrico ben funzionante è legata al concetto di razionalità del sistema. In tutte le sue sequenze di lavoro, deve garantire logica e coerenza complessiva e non può essere affidato al caso.

L’elettricità arriva nelle case e nelle aziende tramite linee di alimentazione che provengono da società di servizi pubblici. La corrente attraversa un condotto di cavi sotterranei ed impianti di trasformazione su pali o cabine elettriche.
La rete di trasmissione opera abbassando la tensione a mano a mano che ci si avvicina all’utente finale. L’energia viene consegnata attraverso cavi isolati fino al contatore privato, per l’alimentazione dei vari carichi.

Nelle prese che sono posizionate nei diversi punti di un’abitazione, non passa la corrente vera e propria ma si genera una tensione corrispondente a 220v che si attiva quando viene collegata una spina.

Il contatore di energia elettrica è il pannello principale di distribuzione per i circuiti elettrici. Questi corrono lungo la casa per consentire alle luci e agli apparecchi presenti di funzionare.

Sei di Milano? Hai bisogno di rifare l’impianto elettrico di casa tua? Contattaci per un preventivo!

 

Ristrutturare una taverna

Durante la ristrutturazione di un appartamento può capitare di dover ripensare e riprogettare l’ambiente taverna, ovvero quello spazio seminterrato o interrato posizionato al piano inferiore della casa.

Nel secolo scorso questi spazi venivano utilizzati come cantine per conservare al meglio cibo e bevande, ma al giorno d’oggi con i cambiamenti avvenuti nella società moderna, i piani seminterrati e interrati vengono sempre più adibiti a spazi abitativi.

Così come per il progetto di un sottotetto, di cui vi avevo già parlato, anche il progetto di una taverna ha diverse sfumature in base all’utilizzo che viene fatto di questo spazio.

Cerchiamo di capire assieme quali sono gli step da seguire per riprogettare una taverna.

Che cos’è una taverna?

Comunemente si definisce taverna uno spazio abitabile, destinato dunque alla permanenza di persone, posizionato al piano interrato o seminterrato di un’abitazione e direttamente collegato ad esso tramite una scala interna.

Si differenzia da locali come il garage o box e la cantina, che sono locali di deposito e accessori, accessibili dall’abitazione, ma anche dall’esterno in cui non è prevista la permanenza di persone.

Normativa

Affinché un piano seminterrato o interrato, magari adibito a cantina o locale deposito, si trasformi in taverna è necessario che rispetti il regolamento edilizio della vostra città e le norme tecniche previste dal piano regolatore vigente.

Il vincolo più restrittivo è solitamente rappresentato dall’altezza minima che la taverna deve avere, che assieme al rispetto dei rapporti aero-illuminante stabilito dal regolamento d’igiene, le garantisce l’abitabilità.

L’altezza minima di una taverna non deve essere solitamente inferiore a due metri e settanta a volte riducibile a due metri e quaranta, fatta eccezione per i locali di servizio, come bagni, corridoi, etc. che possono avere altezza di due metri e quaranta.

Per quanto riguarda i rapporti aero-illuminanti devono essere gli stessi che servono a garantire illuminazione e ricambio d’aria a qualunque abitazione.

Se si è in presenza di un locale completamente interrato esso dovrò avere dei cavedi o bocche di lupo su cui le finestre possono affacciarsi per recepire luce e aria.

Inoltre è necessario che vi sia la presenza di un vespaio areato, perché il seminterrato o l’interrato sia abitabile.

Prima di procedere a qualunque tipo di ristrutturazione o modifica del piano seminterrato è bene accertarsi che vengano soddisfatte tutte le normative vigenti.

Come utilizzare la taverna?

Una volta verificata l’abitabilità dello spazio si può decidere il suo utilizzo, se si tratta di una taverna recuperata da un ex garage magari avrà una funzione non strettamente legata a quella dell’abitazione, potrebbe diventare ad esempio uno studio o un appartamento per gli ospiti grazie all’accesso diretto verso l’esterno.

Se invece si tratta di una taverna direttamente collegata all’appartamento essa potrà ospitare uno spazio per il relax personale, ad esempio una sala lettura, uno spazio fitness, una stanza cinema magari dotata di un camino o di una stufa, una seconda camera da letto o una seconda cucina con sala da pranzo utilizzabile per cene o pranzi numerosi.

In entrambi i casi dopo la ristrutturazione di uno spazio seminterrato o interrato in taverna si avrà a disposizione un ambiente in più all’interno dell’appartamento.

La scelta di una funzione rispetto ad un’altra dipende ovviamente dalle dimensioni dello spazio che abbiamo a disposizione e dalla quantità di luce.

Se la taverna è di dimensioni ridotte potremmo pensare ad una piccolo angolo lettura, o uno spazio per hobby personali, se invece le dimensioni sono più generose si può pensare a una seconda cucina con sala pranzo o una camera da letto con bagno privato annesso.


Immagine tratta da www.pixabay,com

Come progettare al meglio una taverna?

Se avete scelto che funzione dare al vostro ambiente interrato o seminterrato è venuto il momento di pensare come renderlo a tutti gli effetti sicuro per il suo successivo utilizzo.

Affidati ad un architetto per avere un progetto e per aiutarti ad arredare e a progettare questo ambiente.

Aspetti funzionali

Alcuni degli aspetti più delicati che riguardano questi spazi sono il loro isolamento e impermeabilizzazione, è fondamentale che quest’ultimi vengano attentamente considerati per evitare spiacevoli effetti indesiderati.

Proliferazione di muffe, umidità e infiltrazioni di acqua sono i principali problemi che riguardano locali seminterrati e interrati, per contrastarli è bene affidarsi ad un esperto che possa progettare un corretto isolamento e un’adeguata impermeabilizzazione delle pareti del vostro ambiente.

Allo stesso modo è fondamentale progettare un sistema di riscaldamento efficiente, che sia a pavimento, oppure tramite termosifoni o ancora con una stufa o camino.

In base alla frequenza di utilizzo della taverna è bene pensare a che tipo di riscaldamento usare, per evitare inutile spreco di energia e di soldi.

Durante la stagione invernale una taverna se ben isolata e ha una temperatura calda ottimale, e allo stesso modo anche d’estate riesce a garantire un microclima fresco.

Aspetti estetici

Una volta analizzati gli aspetti funzionali che garantiscono il futuro corretto utilizzo dell’ambiente taverna si può passare a quelli estetici.

Sicuramente la taverna non è uno spazio luminoso, sia che le finestre siano posizionate in alto perché si tratta di un seminterrato, sia che siano di dimensioni e posizionamento usuale perché si tratta di un interrato con bocche di lupo e cavedi, la luce che entra in tale ambiente è comunque ridotta.

Per ovviare a questo apparente difetto si può pensare ad una palette colori che verta su toni chiari per pavimenti, finiture delle pareti e arredi e su un’illuminazione artificiale ben calibrata.

Per massimizzare la diffusione della fonte luminosa naturale è consigliabile pensare ad un unico locale, con poche partizioni opache.

In questo modo la luce riesce a distribuirsi meglio evitando la formazione di angoli bui e poco illuminati, inoltre gli spazi vengono percepiti come più ampi, compensando le altezze ridotte che potrebbero esserci nell’ambiente.

Conclusioni

Come avete visto il progetto di una taverna è un procedimento piuttosto articolato, se siete in possesso di un seminterrato o di un interrato magari ora adibito soltanto a deposito e magazzino e volete recuperarlo a fini abitativi è necessario dunque affidarsi ad un team esperto di professionisti.

Sicuramente un architetto e tecnici esperti di aspetti energetici potranno aiutarvi e assicurarvi un risultato soddisfacente per uno spazio in più all’interno della vostra abitazione che potrete sfruttare in moltissimi modi!

Radiatori, nuove forme di arredo sia tradizionali sia innovative

Radiatori, nuove forme di arredo sia tradizionali sia innovative

Di design, funzionale e pratico, il termosifone perfetto si fa notare per essere sempre più “elegante” ed, al tempo stesso, performante. Nasconde infatti una tecnologia all’avanguardia che ne aumenta l’efficienza.

Radiatori in materiali tradizionali o di nuova concezione

La ghisa era il materiale dei primi termosifoni nati nella seconda metà dell’800. Oggi è utilizzata per pochissimi modelli di ispirazione vintage. Oltre al peso, il principale inconveniente dei radiatori realizzati in questo materiale è quello di riscaldarsi lentamente. Ha però il pregio di trattenere a lungo il calore dopo lo spegnimento dell’impianto, rilasciandolo lentamente.

I materiali oggi più utilizzati sono alluminio ed acciaio. Hanno bassa inerzia termica: si scaldano in modo rapido, ma altrettanto velocemente si raffreddano.

L’alluminio è un metallo che permette di realizzare radiatori leggeri, spesso dalle forme abbastanza lineari. Ha anche il vantaggio di essere un materiale riciclabile.

L’acciaio è una lega composta principalmente di ferro e carbonio, molto resistente e che non viene attaccato dalla corrosione. Permette ampia versatilità di forme.

Radiatori: tre tipi di funzionamento

Il radiatore, generalmente, ha funzionamento ad acqua, cioè è collegato all’impianto di riscaldamento comandato dalla caldaia. Quest’ultima scalda l’acqua che circola nelle tubature a cui sono collegati i termosifoni che, a loro volta, si scaldano e diffondono il calore per convenzione, scaldando l’aria. Sono i modelli più diffusi, che si attivano però solo se funziona la caldaia o un generatore alternativo, per esempio, una termostufa.

I radiatori elettrici funzionano invece solo a corrente elettrica. Quindi si possono accendere sempre, in ogni stagione.

In genere sono apparecchi pensati per spazi contenuti come il bagno, dove quasi sempre vengono utilizzati come scalda-salviette.

Esistono modelli di design perfetti da installare a parete nelle stanze da letto o nel living, al posto dei classici radiatori. Alcuni sono dotati di telecomando, in modo da poter essere azionati anche da remoto.

I modelli misti o ibridi sommano i due funzionamenti, ad acqua ed elettricità (grazie ad una resistenza interna), unendone i vantaggi: se il riscaldamento non funziona possono essere attivati ugualmente.

La finitura dei radiatori ne può cambiare l’aspetto: dal classico bianco ai colori Ral, fino alle colorazioni più insolite e di design, come i sabbiati, le tonalità metalliche lucide o l’effetto specchio.

Di design, ispirato alle molle di torsione, Clip di Brem è perfetto da inserire in tutti gli spazi, dal bagno alla zona giorno. Realizzato in acciaio inox, è disponibile in diverse finiture.

Regolare e risparmiare con i radiatori

Le valvole termostatiche sono obbligatorie per la contabilizzazione del calore nel condominio com impianti centralizzati. Installate su ogni radiatore permettono di gestire il caldo emesso nei diversi ambienti, tramite una manopola graduata e di ripartire le spese in base ai consumi effettivi dell’energia. Evitano sprechi ed il comfort è su misura.

Esistono in produzione valvole wireless che si collegano al modem wi-fi, da gestire tramite app dallo smartphone, quindi anche fuori da casa. E’ necessario avere un collegamento Internet.

Il sistema My Way di Cordivari comprende la centralina touch screen e le teste termostatiche elettroniche wireless My Head, con cui gestire il comfort termico, anche dal proprio smartphone tramite wi-fi ed app.

I brand che noi trattiamo sono:

Elementi verticali dal motivo architettonico compongono Groove di Cordivari Design, essenziale nelle linee.

Riscalda e deumidifica lo scaldasalviette Drop di Deltacalor, arricchito da un deumidificatore incorporato sul retro, invisibile e silenzioso, che funziona ad elettricità. E’ realizzato con tubi di acciaio e lamiera ed è dotato di telecomando con programmazione settimanale. Bianco o nelle finiture Pastels.

Vuoi risolvere il problema dell’umidità e del riciclo dell’aria nei bagni ciechi? Contattaci e ti indicheremo la giusta soluzione, in grado di deumidificare e purificare l’ambiente circostante!

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Superbonus del 110%: i lavori in casa pagati dal Fisco

Superbonus del 110%: i lavori in casa pagati dal Fisco

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 maggio, il Decreto rilancio che prevede tra le tante misure, il Superbonus fiscale del 110% riguardante una serie di interventi edilizi.

Il Superbonus in tre punti:

Gli interventi: isolamento, caldaie ed antisismici.

  • Aumenta al 110% la detrazione fiscale per spese sostenute tra il 1 Luglio 2020 ed il 31 Dicembre 2021.
  • Agevolati i lavori di coibentazione (almeno per il 25% con classe energetica più alta) e cambio della caldaia con impianti ad alta efficienza. Escluse le seconde case monofamiliare.
  • Agevolata la messa in sicurezza sismica in zona 1, 2 e 3

I “collegati”: fotovoltaico, colonnine ed ecobonus.

Detrazione al 110% anche per l’installazione di impianti fotovoltaici, colonnine di ricarica ed altri interventi già agevolati dall’ecobonus (es. schermature solari), se abbinati ai lavori di risparmio energetico “principali” premiati dal Superbonus.

L’utilizzo: cinque rate, sconto o cessione.

  • Il Superbonus del 110% è recuperabile in cinque rate annuali.
  • In alternativa all’uso diretto come detrazione il beneficiario può scegliere la cessione del credito o lo sconto in fattura.
  • Diventano cedibili o scontabili anche gli altri bonus sui lavori ed il risparmio energetico.

Quali sono i requisiti per ottenere il Superbonus al 110%?

Possono godere del Superbonus i condomini e le persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività di imprese, su unità immobiliari tranne su edifici unifamiliari diversi da quello adibito ad abitazione principale.

Il testo del Decreto pubblicato in Gazzetta conferma che per avere il Superbonus al 110% bisogna realizzare uno dei seguenti interventi considerati “trainanti” quali:

  • isolamento termico delle superfici opache verticali ed orizzontali che interessano l’involucro dell’edificio per oltre il 25% della superficie disperdente lorda. Il tetto di detraibilità è di 60 mila euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio. E’ fondamentale prestare attenzione ai materiali isolanti usati, i quali devono rispettare  i criteri ambientali minimi del decreto del Ministero dell’ambiente dell’11 ottobre 2017.
  • riguardo le parti comuni in condominio, la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, con efficienza almeno pari alla classe A di prodotto prevista dal regolamento UE 811/2013, a pompa di calore, inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo o con impianti di microcogenerazione. Il limite di spesa è 30 mila euro moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio. La detrazione è riconosciuta anche per le spese relative allo smaltimento ed alla bonifica dell’impianto sostituto.
  • sugli edifici unifamiliari, la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a pompa di calore,inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo o con impianti di microcogenerazione. La detrazione è calcolata su un tetto di spesa massimo di 30.000 euro ed è riconosciuta anche per le spese relative allo smaltimento ed alla bonifica dell’impianto sostituito.

Il Decreto prevede che la maxi aliquota della detrazione fiscale al 110% si applica anche a tutti gli altri interventi di efficientamento energetico previsti attualmente. Tutto ciòa condizione che siano eseguiti congiuntamente ad almeno uno degli interventi citati precedentemente il cappotto termico dell’edificio o la sostituzione della caldaia tradizionale con una caldaia a condensazione o a pompe di calore. Ad esempio, se si procede a realizzare il cappotto termico per cui si ha diritto al bonus al 110% e contestualmente si cambiano le finestre, anche quest’ultimo lavoro godrà della detrazione al 110%.

Tra gli interventi che possono essere realizzati fruendo del bonus al 110%, oltre a tutti gli interventi già ricompresi nell’ecobonus al 50 e 65% vi sono anche i seguenti:

  • installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica. La detrazione è possibile fino ad un ammontare delle spese non superiore a 48mila euro.
  • installazione di sistemi di accumulo di energia integrati negli stessi pannelli solari  nel limite di spesa di 1000 euro per ogni kWh di capacità di accumulo del sistema di accumulo. In questi ultimi due casi per avere la detrazione occorre cedere in favore del GSE l’energia non auto- consumata.
  • installazione di colonnine per la ricarica delle batterie delle autoelettriche negli edifici.

E’ fondamentale sottolineare che tutti questi lavori devono essere realizzati congiuntamente a quelli trainanti. Quindi solo se si esegue anche il cappotto termico o si installa la caldaia nuova.

E’ possibile anche realizzare i lavori fruendo dell’attuale Ecobonus al 65% o al 50%.

Tutti i lavori devono produrre un miglioramento di due classi energetiche dimostrandolo mediante l’attestato di prestazione energetica.

Tutti questi lavori però, è bene sottolinearlo, per godere del Superbonus, devono essere realizzati congiuntamente a quelli trainanti, quindi solo se si esegue anche il cappotto termico o si installa la caldaia nuova. Resta sempre la possibilità di realizzare i lavori fruendo dell’attuale ecobonus al 65% o al 50%.

Tutti i lavori inoltre devono produrre un miglioramento di due classi energetiche ovvero, se non possibile, il conseguimento della classe energetica più alta da dimostrare mediante l’attestato di prestazione energetica.

Il Superbonus e la sicurezza sismica degli edifici

Per  gli interventi di messa in sicurezza degli immobili  realizzati tra il 1 Luglio 2020 ed il 31 Dicembre 2021 si può usufruire del Sismabonus.  Lo sconto scenderà al 90% in caso di cessione del corrispondente credito ad un’impresa di assicurazione e di contestuale stipula di una polizza che copre il rischio di eventi calamitosi.

Il Decreto conferma la possibilità per il contribuente di optare, in luogo della detrazione, ad un contributo sotto forma di sconto in fattura da parte del fornitore. Questo sconto si potrà recuperare, a sua volta, sotto forma di credito di imposta cedibile ad altri soggetti, comprese banche e intermediari finanziari.

Per poter optare per la cessione o lo sconto, il contribuente deve chiedere il visto di conformità sulla dichiarazione dei redditi e l’opzione andrà comunicata in via telematica all’Agenzia delle Entrate.

Il Decreto prevede che i tecnici abilitati ed i professionisti incaricati del progetto che rilasceranno attestazioni ed asseverazioni infedeli  rischieranno una sanzione pecuniaria da un minimo di 2mila euro fino a un massimo di 15mila euro.

Impianti termici a radiatori: tipologie e funzionamento

Non dobbiamo pensare ai radiatori come ad elementi isolati, ma parti terminali di un sistema, l’impianto termico, con al centro il generatore di calore (caldaia o altro).

Esistono poi prodotti che possono funzionare anche in mancanza o con l’impianto di riscaldamento spento.

Le tre tipologie di impianti termici a radiatori

  • Ad acqua: il più diffuso. Detto anche “idraulico”, è il sistema più utilizzato e consiste nel collegamento dei radiatori alle tubature dell’impianto di riscaldamento, autonomo o centralizzato (in condominio), alimentato dalla caldaia oppure da altri apparecchi, come una pompa di calore o una termo stufa (a legna, pellet, cippato).

Il radiatore potrà scaldare solo quando il riscaldamento è acceso.

  • Elettrico: per un utilizzo occasionale. Questi radiatori scaldano grazie alla presenza di una resistenza interna (in genere una serpentina in rame) comandata da un termostato. Il consumo energetico è più elevato. Sono quindi pensati per un uso saltuario, per esempio riscaldare il bagno nelle mezze stagioni o per una seconda casa sprovvista di riscaldamento.
  • Ibridi: i vantaggi raddoppiano. Si tratta di corpi scaldanti a funzionamento misto, cioè idraulico ed elettrico, con il vantaggio che si possono accendere anche quando il riscaldamento è spento. Particolarità che si ritrova in molti scaldasalviette, pensati soprattutto per essere utilizzati in bagno.

L’impianto idrico è composto da tubazioni incassate a pavimento o a parete, che trasportano l’acqua riscaldata dalla caldaia (o da un altro tipo di generatore) ai radiatori.

Due sono le principali tipologie di collegamento: monotubo o a collettori.

Monotubo: tipico delle abitazioni anni ’70-’80 è così chiamato perché vi è un’unica tubazione di mandata che raggiunge singoli radiatori collegati “ad anello”, per poi tornare al generatore.

L’ultimo radiatore rimane però penalizzato perché si scalda bene di meno. Va quindi previsto di maggiori dimensioni.

A collettori: in questo caso vi è un condotto di mandate che porta l’acqua calda dal generatore ai collettori e da qui, grazie ad un circuito interno di collegamento diretto, l’acqua calda raggiunge ogni radiatore. Un condotto di ritorno riporta l’acqua diventata fredda al generatore.

Il calore si diffonde in modo uniforme perchè l’acqua calda arriva a tutti i radiatori insieme.

Nel caso si voglia trasformare un impianto monotubo in quello a collettori è necessario rifare tutto, con necessità di opere murarie.

Il generatore di calore, il cuore di un impianto di riscaldamento

Mentre i radiatori andranno a far parte di un impianto, nuovo o in rifacimento, occorrerà valutare anche l’apparecchio cui collegarti.

Uno dei generatori di calore a maggiore efficienza è la caldaia a condensazione, l’unica a poter essere prodotta ed immessa sul mercato.

Il vantaggio è il rendimento elevato, che può superare il 100%. Il tutto, grazie alla caratteristica di recuperare, invece di disperdere come nei modelli tradizionali, gran parte del calore contenuto nei fumi di combustione. Inoltre emettono una quantità di gas inquinanti decisamente inferiore rispetto ai modelli formali.

Efficienti sono anche le pompe di calore, apparecchi che prelevano il calore presente nell’aria esterna, nell’acqua di falda o nel terreno e lo sfruttano per riscaldare l’acqua dell’impianto di riscaldamento. Vi sono poi le termo stufe che utilizzano invece biomasse legnose come il pellet, un combustibile ad alto rendimento.

A differenza dei camini e delle stufe tradizionali, questi generatori di calore sono programmabili e possono essere collegati all’impianto di riscaldamento a termosifoni (a pannelli radianti).

L’acqua che, riscaldata dalla caldaia o da un altro generatore di calore, passa ai radiatori può avere una temperatura di mandata alta oppure bassa.

Il primo caso è quello degli impianti termici tradizionali (circa 70/80°C), il secondo riguarda le nuove realizzazioni, in cui la temperatura può essere inferiore a 40° C. Meno calore equivale a minori sprechi e ad un risparmio in bolletta. Anche se, in teoria, qualsiasi modello può funzionare a bassa temperatura, è consigliabile prevedere radiatori appositamente progettati per questo tipo di impianti.

Altrimenti bisogna considerare che si riduce l’efficienza, perché lo scambio di calore con l’ambiente è inferiore. Per ovviare a questo inconveniente occorrerà acquistare un calorifero di dimensioni maggiori.

Il risparmio si ottiene poi con generatori di calore ad alta efficienza, come le caldaie a condensazione, che recuperano i fumi della combustione ed ottengono rendimenti elevati a temperatura più bassa rispetto ai modelli tradizionali.

Il rapporto tra il giusto calore e la potenza

Nel caso della sostituzione di un radiatore esistente, è sufficiente installare un modello di pari potenza. Diverso invece il caso di una nuova installazione o di una modifica all’impianto, per i quali occorre calcolare il fabbisogno termico del locale da riscaldare o dell’intera abitazione.

Se, come nella maggior parte dei casi, i radiatori sono collegati al circuito termosanitario, è importante che questo venga correttamente dimensionato. Occorre valutare quanto calore sia necessario per riscaldare i locali e la potenza che serve per ottenere questo risultato.

Chiamata anche resa termica è la capacità di un corpo scaldante di scambiare calore con l’ambiente, quindi la quantità di calore che il radiatore riesce a trasmettere all’ambiente nell’unità di tempo e a determinate condizioni di temperatura.

Si misura in kcal/h o, più spesso, in Watt e viene calcolata in base  alla norma europea EN442 e certificata da appositi istituiti e laboratori con specifiche prove in condizioni standard. Il valore della potenza termica deve sempre essere indicata sulla scheda prodotto.

Ma quanta potenza serve per riscaldare un ambiente?

La risposta precisa la dà il termotecnico calcolando il fabbisogno termico, ovvero la quantità di calore ce il radiatore deve fornire all’ambiente per mantenerlo ad una temperatura confortevole.

Il fabbisogno termico dipende da dimensioni del locale, esposizione, tipo di isolamento presente, materiali costruttivi finestre e tipi di vetri. Non meno importante sono la zona geografica in cui si trova l’abitazione e le temperature medie esterne.
Detto questo, per avere una stima del fabbisogno termico invernale di un’abitazione occorre moltiplicare il volume da riscaldare per un coefficiente termico, che indica le calorie necessarie per metro cubo.

Tale parametro oscilla tra le 30 e le 45 Kcal/mc, in base alle tipologia di edificio ed alla posizione geografica: più basso, se l’abitazione è situata nel Sud Italia ed in località costiere, più alto dove il clima è più rigido.

Collocazione e sostituzione degli impianti termici a radiatori

Per tradizione, il radiatore è posto sotto la finestra, poiché in questo modo contrasta gli eventuali spifferi di aria fredda provenienti dal serramento.

L’aria calda che si diffonde prevalentemente per convenzione, sale verso il soffitto e si distribuisce in modo più uniforme, garantendo un comfort migliore. Inoltre questa collocazione è comoda perché il radiatore occupa uno spazio difficilmente utilizzabile. Se però la casa è ben coibentata ed i serramenti sono a tenuta, si ha maggior libertà.

Nel caso di un radiatore alto è necessario trovare una collocazione diversa, in ogni caso lungo una parete perimetrale esterna ed anche in questo caso meglio se in prossimità della finestra, per agevolare la distribuzione del calore.

Bisogna evitare di inserire il radiatore in una nicchia piccola o dietro una porta, perché la sua resa si riduce. Per lo stesso motivo è sconsigliato anche l’uso di copricaloriferi. Importanti poi sono le distanze: la cosa migliore è installare il radiatore a 5 cm dalla parete, 12-15 cm dal pavimento ed a circa 10 cm da eventuali mensole.

Per evitare squilibri all’interno dell’impianto, è consigliabile che il nuovo radiatore abbia la stessa potenza del precedente. Lo stesso per quanto riguarda gli interassi, cioè la distanza tra tubo di carico e scarico dell’acqua: anche in questo caso, se non si intende modificare l’impianto, va scelto un radiatore con gli stessi interassi di collegamento, così il lavoro risulta molto più semplice.

Alcuni radiatori sono studiati proprio per agevolare la sostituzione di vecchi modelli, grazie ad un sistema di collegamento idraulico a tubi flessibili che permette di intervenire in modo non invasivo sugli impianti esistenti, senza ricorrere ad opere murarie.

Nel caso di ristrutturazione totale, se si vuole cambiare posto al radiatore, è necessario spostare le tubazioni. I lavori vanno eseguiti ad impianto spento e vuoto, quindi è necessario svuotare l’impianto di tutta l’acqua che circola nell’impianto che, a lavori terminati, sarà rimessa in circolo.

Nel caso di condominio, i lavori vanno eseguiti dopo aver avuto il consenso dell’amministratore.

Impianti termici a radiatori: nuovi materiali e tecnologie hi tech

Impianti termici a radiatori: nuovi materiali e tecnologie hi tech

In Italia ancora oggi gli impianti termici a radiatori sono i più diffusi. Se è vero, da una parte, che la loro sostituzione con sistemi alternativi comporta lavori invasivi, l’utilizzo di nuovi materiali e tecnologie li ha resi più performanti ed in grado di convivere in modo ottimale anche in abitazioni di nuova concezione.

Negli ultimi anni, inoltre, il design sempre più curato, lineare o dalle forme scultoree, ne ha ridefinito l’estetica. Al punto che i radiatori sono oggi sempre più integrati anche nei progetti d’arredo.

Impianti termici a radiatori: materiale ed estetica

Il punto di partenza nella scelta degli impianti consiste nell’esame dei seguenti fattori: il primo, in particolare, incide sulla seconda ma anche su performance e costi. Occorre tener conto dell’uso che si farà del radiatore e delle nostre abitudini.

Usciamo di casa di prima mattina e vi ritorniamo solo tardi la sera? Avremo bisogno di termosifoni che si scaldino velocemente.
Se invece l’abitazione è “vissuta” durante il giorno, saranno preferibili prodotti che mantengano il calore più a lungo.

Alcuni materiali, come l’alluminio, saranno più indicati nel primo caso. Altri come ghisa ed acciaio nel secondo. Lo stesso vale per le finiture.

  • Alluminio: pratico e confortevole. E’ un metallo che permette di realizzare radiatori di peso più contenuto rispetto a quelli in altri materiali. Sono spesso formati da elementi modulari e quindi componibili, adatti per ambienti di ogni volumetria oppure più compatti e lineari detti anche “a piastra”.

Essendo leggeri, i corpi scaldanti possono essere fissati anche a pareti di basso spessore. La principale caratteristica dei radiatori in alluminio (un vantaggio ma anche un limite) è però la bassa inerzia termica: in pratica, si scaldano in modo rapido e ciò permette di modulare e tarare l’impianto per avere calore solo quando serve, consentendo un notevole risparmio energetico.

L’ideale per le seconde abitazioni e quando si passa molto tempo fuori in casa. Per contro, i caloriferi realizzati in questo materiale si raffreddano altrettanto rapidamente.

L’alluminio, ricavato in genere dalla bauxite, è resistente alla corrosione e duraturo, quindi adatto anche in ambienti umidi come bagno e cucina. E’ inoltre riciclabile al 100% ed infinite volte senza che le sue qualità vengano meno.

  • Acciaio: duttile e resistente. Questa lega composta principalmente di ferro e carbonio viene molto utilizzata per realizzare termosifoni, poiché permette un’ampia versatilità di forme, originali e scultore. Si può anche tagliare al laser, in modo preciso, senza imperfezioni.

I radiatori in acciaio si scaldano abbastanza velocemente ma non trattengono a lungo il calore dopo lo spegnimento dell’impianto, anche se si raffreddano meno velocemente dell’alluminio.

L’acciaio è inoltre un materiale molto resistente alla corrosione ed all’usura.

  • In materiali alternativi. In alcuni casi il vero e proprio scaldante risulta inglobato all’interno di un blocco in materiale lapideo o composito.
    Si tratta per lo più di modelli “a piastra” realizzati con prodotti brevettati, a base di miscele di polveri di marmo o silice e quarzo, agglomerate con un polimero oppure resina acrilica.
    Il risultato è un composto duttile, ottenuto a freddo, che viene colato in uno stampo siliconico, che si solidifica poi a temperatura ambiente, senza bisogno di ulteriori fonti energetiche.

Il corpo scaldante inglobato in questi materiali può essere di tipo elettrico, quindi dotato di una resistenza interna oppure idraulico con le classiche tubature per l’acqua calda.

Il materiale ottenuto offre diversi pregi: è idrorepellente, antimuffa ed antibatterico ed in parte ripristinabile in caso di eventuali piccoli danneggiamenti.

L’estetica della superficie, oltre a richiamare la pietra, può anche essere personalizzata con un motivo a propria scelta.

  • Ghisa: calore e costante. E’ il materiale dei primi radiatori, realizzati nella seconda metà dell’Ottocento, nati con gli impianti di riscaldamento centralizzato.

La ghisa ha elevata inerzia termica, quindi i radiatori si riscaldano lentamente e trattengono a lungo il calore anche dopo lo spegnimento dell’impianto. Vanno bene per un uso continuativo, per contro sono molto pesanti.

Oggi sono pochi i modelli presenti sul mercato, anche se negli ultimi anni sono stati proposti modelli in stile vintage che abbinano un’estetica tradizionale a colori di tendenza.

Impianti termici a radiatori: forme e design

Le declinazioni offerte dai radiatori sono infinite ma si possono catalogare in tre principali tipologie:

  • Componibili. Sono costituiti da elementi modulari, di forma tubolare oppure piatta, da assemblare in base alle proprie esigenze di spazio, per un prodotto quasi su misura sia in larghezza sia in altezza. Sono infatti disponibili sia in versione orizzontale sia verticale.
  • A piastra. Si tratta di corpi scaldanti monolitici, piatti ed in genere piuttosto sottili. L’estetica è lineare ed essenziale. Grazie a questo tipo di design, il radiatore offre una superficie frontale maggiore, aumentando così lo scambio termico con l’ambiente. Scaldano in parte anche per irraggiamento con minor sollevamento di polvere.
  • Scaldasalviette. Pensati principalmente per il bagno, sono formati da elementi orizzontali, talvolta ribaltabili, che accolgono asciugamani e biancheria. Altri a piastra dispongono invece di barre e ganci. Hanno spesso funzionamento anche elettrico per un utilizzo in tutte le stagioni.

La superficie del radiatore, indipendentemente dal materiale, è liscia ed omogenea, ottenuta tramite un processo di lavorazione in diverse fasi. Quella finale consiste in genere nella verniciatura epossidica a base di polveri, fissate alla superficie con un trattamento ad alta temperatura che ne evita la corrosione e le rende molto resistente e bella nel tempo.

Ampia è la gamma di colori e finiture, dal classico bianco, alle tonalità Ral, fino a quelle cromate, sabbiate e lucide. Occorre però considerare che non tutte offrono la stessa resa termica. In particolare, le superfici cromate riducono l’emissione di calore per irraggiamento del 30% circa rispetto ad uno stesso modello colorato o bianco.

Impianti termici a radiatori: le agevolazioni fiscali

La Legge di Bilancio 2020 ha confermato le detrazioni per la ristrutturazione edilizia, per la riqualificazione energetica ed il Bonus Mobili.

La sostituzione dei radiatori rientra nel primo caso e dà diritto ad un bonus del 50% da detrarre dall’Irpef. Lo stesso vale per l’installazione di valvole termostatiche su termosifoni esistenti.

Con i modelli elettrici si può ottenere il bonus mobili sempre al 50%. La detrazione massima per unità immobiliare rimane di 96 mila euro.

Più sostanzioso l’Ecobonus al 65% ma per beneficiarne è necessario migliorare l’efficienza energetica della casa, quindi rinnovare l’impianto, per esempio installando anche una nuova caldaia a condensazione con sistema di termoregolazione.

Una casa, per essere un luogo comodo e confortevole, deve essere dotata di un buon isolamento. La soluzione? Una controparete in cartongesso

Controparete in cartongesso per isolamento termico

Stai ristrutturando la tua casa? Vuoi risparmiare sui costi dell’energia per i riscaldamento? Cerchi una soluzione di isolamento termico per gli interni?

La soluzione ai tuoi problemi potrebbe essere  il cartongesso che può essere utilizzato per isolare termicamente le pareti interne della tua abitazione.

Oltre al comfort termico, questo materiale, ti garantisce anche un buon isolamento acustico. L’installazione è facile e veloce, basta applicarlo su un muro esistente (realizzato con i classici mattoncini e cemento) realizzando una controparete ad isolamento termico ed acustico.

Cartongesso: isolante termico ad alte prestazioni

Il cartongesso è un ottimo isolante termico molto utile per migliorare l’efficienza energetica della tua abitazione. Se ci tieni al risparmio e alla sostenibilità ambientale questo materiale ti permette di consumare meno energia e ridurre le emissioni di gas serra nell’ambiente. Puoi utilizzarlo sia in fase di ristrutturazione che per nuove costruzioni. Il prodotto, combinato con una finitura da rivestimento, può aumentare il suo potere isolante. In questo modo ti  garantirà il mantenimento di una temperatura ideale all’interno della tua casa.

Installazione delle contropareti interne in cartongesso

L‘installazione del cartongesso è molto rapida. Bastano poche ore per tirare su contropareti interne utilizzando dei telai assemblati. Questo ti garantisce un risparmio di tempo maggiore, rispetto alla realizzazione delle classiche intonacature, per la ristrutturazione della tua abitazione.

I pannelli termici hanno diversi spessori  e varie proprietà per prevenire la dispersione del calore attraverso le pareti. Per un efficientamento energetico migliore puoi scegliere pannelli più spessi. Ciò si traduce in una riduzione maggiore dei costi energetici per mantenere una temperatura più calda in inverno e più fresca in estate.

Lo spessore dei pannelli per le contropareti in cartongesso va dai 10 mm agli 80 mm. La misura degli spessori verrà decisa prima dell’inizio dei lavori grazie alla consulenza dell’installatore che, in base alla tipologia della tua abitazione e alla grandezza delle pareti, saprà consigliarti la migliore soluzione.

Ogni pannello va assemblato su una struttura metallica. I pannelli per interni sono coibentati per garantire un miglior isolamento termico e acustico. I materiali di costruzione dei pannelli sono una combinazione di gesso e di solito polistirene (polistirolo) anche se possono avere anche una coibentazione in lana di vetro o cartone compresso.

Il pannello coibente ha una densità molto alta ed ha una bassissima conduttività termica. Le lastre in gesso e coibente sono una perfetta composizione di materiali compatibili con la salute dell’uomo. Le contropareti in cartongesso non rilasciano sostanze nocive e possono, per questo motivo, essere utilizzate in ogni ambiente della casa.        

Quanto costa realizzare delle pareti in cartongesso?

Dipende dal tipo di abitazione e dalla grandezza delle pareti. Per le nuove costruzioni con una buona resa energetica l’installazione potrebbe essere più economica perché potrebbero bastare pannelli meno spessi. Per le abitazioni datate sicuramente la spesa aumenta perché i pannelli da utilizzare devono avere una profondità maggiore.

Vantaggi dell’installazione delle contropareti in cartongesso

Il cartongesso è diventato così popolare negli ultimi anni perché, rispetto al classico intonaco, offre numerosi vantaggi:

1. Convenienza e risparmio sui materiali inerti di costruzione

Il cartongesso, in termini di materiali e di costo del lavoro, prevede un investimento minore  rispetto alla classica intonacatura.

2. Velocità di applicazione dei pannelli in cartongesso per le contropareti

Grazie alle strutture metalliche i pannelli possono essere installati rapidamente permettendoti un risparmio sui tempi di manodopera.

3. Materiale bello, versatile e facilmente riparabile

Le contropareti in cartongesso non hanno bisogno di asciugatura, possono essere verniciate immediatamente ed hanno un aspetto più bello ed ordinato non mostrando le tipiche deformazioni causate dall’intonaco. Inoltre, in caso di danni accidentali al muro, questo materiale può essere facilmente riparato permettendoti di risparmiare sulla manutenzione. Se desideri muri perfettamente lisci e senza imperfezioni questo materiale potrebbe fare al caso tuo.

4. Traspirabilità e nessun effetto condensa sui muri

Questa tipologia di controparete permette ai muri di respirare. In alcune abitazioni il problema dell’umidità è molto difficile da risolvere ma il cartongesso può rappresentare una buona soluzione contro la condensa.

Conclusioni e considerazioni finali

Ci teniamo a consigliare l’installazione delle contropareti in cartongesso soprattutto ai proprietari di abitazioni più datate che hanno bisogno di un migliore efficientamento energetico ed una minore dispersione di calore.

Se stai ristrutturando la tua casa e hai ritenuto interessante questo articolo, contattaci per un preventivo personalizzato per la realizzazione delle contropareti in cartongesso. Adottando questo sistema potresti risparmiare sulle bollette energetiche e risolvere altri problemi funzionali ed estetici della tua abitazione.