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Come sorvegliare casa anche durante le vacanze estive

Come sorvegliare casa anche durante le vacanze estive

Un impianto elettrico antifurto ha la funzione di rilevare i tentativi di intrusione e di segnalarli in tempo reale. Ma in che modo?

Tempo di vacanze per molti: le città si svuotano e le abitazioni restano esposte ad un crimine estivo diffuso nel nostro Paese, ovvero il furto.

In realtà, la percezione dell’entità di questo tipo di azioni delittuose è maggiore del rischio reale: sono 36.543 furti in casa dichiarati nel nostro Paese nel corso dello scorso anno, per i quali sono state denunciate 11.727 persone e 1.794 sono state arrestate, secondo il rapporto annuale fornito dalla Polizia di Stato.

Una percentuale in calo dell’8,52 rispetto all’anno precedente, secondo l’ufficio Centrale di Statistica del Ministero dell’Interno.

Ma questo dato, seppure parzialmente confortante, non serve a rassicurare le migliaia di persone che, nella loro abitazione, lasciano ad ogni partenza, oltre a beni di pregio anche oggetti di valore affettivo che sperano di ritrovare al loro posto senza correre il rischio di spiacevoli intrusioni.

Chi non ha pensato per tempo a proteggere la casa con sistemi adeguati, ma vuole partire tranquillo, può orientarsi sulle soluzioni rapide da installare ed, in alcuni casi, con posa fai da te, che si traducono in sistemi di allarme e dispositivi di sorveglianza.

Detto questo, non bisognerebbe dimenticare, però, che una protezione efficace richiede rimedi specifici e tempi adeguati.

Il rischio non è lo stesso per tutti

Una casa singola è più esposta al rischio di intrusione di quanto non lo sia un appartamento in condominio.

I motivi sono la posizione isolata, la maggior semplicità di accesso agli interni ed il numero superiore di aperture soggette ad effrazione. Per gli stessi motivi, in un palazzo sono le abitazioni situate ai piani bassi ed a quelli più alti ad essere maggiormente esposte ai tentativi di intrusione rispetto a quelle dei piani intermedi.

Per trovare la soluzione adatta è necessario avvalersi della consulenza di esperti o di rivenditori di fiducia, d’accordo nel consigliare di abbinare sistemi di “sicurezza passiva” (serramenti) a quelli di “sicurezza attiva” (impianti antifurto). 

Dovendo intervenire all’ultimo minuto, la scelta è obbligata e cade esclusivamente su prodotti di protezione attiva, poiché gli altri richiedono solitamente tempi più lunghi di consegna e di posa in opera.

Impianto elettrico antifurto senza fili: come funziona?

In questo tipo di impianto i componenti sono collegati tra loro non tramite cavi, ma sfruttando le onde radio a bassa potenza.

Funzionano con batterie di lunga durata, si possono aggiungere all’abitazione in qualsiasi momento, dato che non richiedono lavori di muratura e possono aumentare di numero, con l’estensione dell’impianto nel tempo.

Per un funzionamento ottimale sono consigliati quelli a doppia frequenza di onde radio, anziché ad una, che prevedono l’invio dei segnali su due frequenze contemporaneamente. 

Rispetto al passato, grazie ai sofisticati sistemi di trasmissione dei dati, oggi gli impianti wireless presentano molti meno problemi di disturbi del segnale.

Addirittura alcuni rilevatori hanno un codice che va programmato durante l’installazione, grazie al quale vengono riconosciuti dalla centrale dell’impianto che accetta così il segnale da essi inviato ed evitando interferenze.

Pro e contro dell’impianto elettrico antifurto senza fili

Questa tipologia di impianto si installa senza opere murarie, molto velocemente, richiedendo solo l’intervento dell’installatore. Si può mixare con dispositivi wired (cablati).

Va prevista la sostituzione delle batterie (ogni due anni circa) ed è necessario rispettare una determinata distanza tra i vari componenti, variabile secondo le tipologie ed i produttori.

Affinchè siano sicuri, i componenti dell’impianto, come tutti i prodotti, devono avere l’obbligatorio marchio CE, che attesta la conformità alle norme vigenti nel mercato europeo.

E’ volontario invece il marchio Imq-Sistemi di Sicurezza (Istituto marchio di qualità)

Videosorveglianza in casa: tipologie di videocamere esistenti

Vi sono molti tipi di videocamere, quelle per interni e quelle per esterni. Le tradizionali a circuito chiuso e le IP che si connettono ad Internet tramite wi-fi o Sim card e quindi si possono gestire da remoto.

Infine, quelle che vanno collegate alla rete elettrica della casa e quelle che funzionano a batteria.

Che cosa valutare per scegliere bene una videocamere?

Il punto di installazione è un criterio di scelta. Quelle per esterni, oltre ad essere resistenti alle intemperie ed all’acqua (IP 65), hanno di solito una staffa di sostegno che permette di fissarle a muro.

Quelle per interni, invece, non sempre hanno in dotazione un supporto per l’aggancio a muro o a soffitto, perché in genere si appoggiano sulle superfici piane.

La maggior parte delle videocamere di sorveglianza trasmette i dati, al router di casa o alla centralina, attraverso un collegamento wi-fi, quindi senza fili; sono poche, oggi, quelle che richiedono l’utilizzo di cavi video.

Diverso invece è l’utilizzo di cavi elettrici per il funzionamento, ovvero per collegare le videocamere alla rete elettrica domestica, richiesto da molti modelli; infatti, sono pochi e costosi quelli dotati di batteria. 

Questi ultimi, però, sono i più semplici e veloci da installare.

Ci sono modelli in grado di variare l’ampiezza dei movimenti, caratteristica che determina anche l’estensione della superficie controllata, offrendo un’azione più performante.

Alcuni tipi possono essere attivati o disattivati da remoto e l’utente può esercitare un certo livello di controllo sul tipo di riprese da effettuare.

Una funzione importante prevista da molte videocamere è l’attivazione automatica delle riprese nel momento in cui viene rilevato un movimento all’interno dell’inquadratura; alcuni modelli possono anche essere programmati per attivarsi in determinati orari.

Un altro fattore da valutare è la qualità delle riprese che, però, va anche rapportata al tipo di connessione di cui di dispone, nel caso di videocamera IP.

In riferimento alla sola risoluzione delle immagini, si può definire la seguente scala:

  • Risoluzione VGA 640 x 480 p, ha il vantaggio che le immagini richiedono meno banda per essere trasmesse in remoto;
  • Risoluzione 1280 x 720 p, maggior nitidezza ma le immagini richiedono velocità di linea Adsl.
  • Risoluzione Full HD 1920 x 1080 p. , decisamente eccellente ma occorre un collegamento hi.

Anche il formato in cui vengono riprese le immagini può essere importante. Gli esperti dicono che il miglior rapporto tra peso e qualità dei file è quello H.264.

Le videocamere IP sono quelle che inviano e ricevono dati ad un computer e sono gestibili anche da remoto grazie alla connessione ad Internet.

Le videocamere tradizionali, invece, sono a circuito chiuso ed inviano le riprese sono a tale circuito locale.

Alcuni modelli di IP, per connettersi ad Internet richiedono un collegamento diretto (detto Ethernet) al router domestico.

Se si opta per questa scelta, è consigliabile orientarsi sui tipi detti PoE (Power over Ethernet): sono quelle videocamere che, per tale collegamento, utilizzano il cavo dell’alimentazione elettrica, con l’aggiunta solo di uno specifico adattatore.

Tutte le altre videocamere IP usano invece la rete wi-fi. Tra i modelli che utilizzano la rete Internet ve ne sono alcuni basic, anche come costo, altri decisamente performanti e quindi con un prezzo più elevato.

Di solito quanto ripreso da una videocamera IP viene inviato al computer grazie ai software specifici forniti con il dispositivo stesso. Ma ci sono anche modelli che, invece, sono dotati di slot SD per poter registrare i video direttamente su una memory card.

Esistono però anche per queste videocamere i pro ed i contro. Permettono la gestione da remoto.

L’utilizzo di Internet per molte delle funzioni fondamentali, come il salvataggio in remoto dei filmati registrati e la gestione della telecamera, che in precedenza erano affidate a videoregistratori e centraline di controllo, potenzia e rende più motivata la presenza di una videocamera.

Se non vengono configurate perfettamente, possono essere vulnerabili ed esposte a “manomissioni” da parte di hacker e quindi risultare meno sicure.

Siete pronti per partire per le vacanze ed avete paura di lasciare la vostra abitazione incustodita? Non vi preoccupate. Abbiamo la soluzione che fa per voi!

impianto elettrico a norma

Impianto elettrico a norma: come sentirsi sicuri nella propria abitazione?

L’impianto elettrico è una componente tecnica fondamentali in tutti gli ambienti domestici e ne determina anche il comfort. È molto complesso ed articolato, perché composto da una serie di elementi tecnici. Per questo devi avere un impianto elettrico a norma di legge.

Impianto elettrico a norma: la sicurezza domestica è una grande responsabilità

Piccola guida che permette di scegliere il miglior impianto elettrico e di tutelarsi da eventuali problemi.

  1. Fatti un’idea di come sarà strutturata la tua casa.

Se l’impianto elettrico è da realizzare completamente, cerca di avere un’idea dell’arredamento della tua casa, del numero e della posizione di tutti gli apparecchi, come elettrodomestici, computer, dispositivi tecnologici. Ciò sarà fondamentale per una corretta distribuzione dei punti presa.

La norma sugli impianti elettrici ad uso domestico prevede per ognuno dei tre livelli di impianto un numero minimo di punti presa, luce e circuiti, secondo gli ambienti della casa, al fine di garantirne la più completa funzionalità.

  1. Predisponi l’impianto elettrico a norma

Una volta installato, l’impianto elettrico è parte integrante della casa ed è difficile aggiungere nuove funzioni senza intervenire sulla sua struttura.

La giusta soluzione è un impianto domotico di base e predisporre con semplici tubi le funzioni che in futuro potranno servire, come, ad esempio la motorizzazione dei serramenti che richiede che un tubo arrivi al montante e quindi va previsto.

  1. Studia ed analizza la documentazione dell’impianto della nuova casa 

Prima di acquistare un’abitazione appena costruita, si consiglia di farsi mostrare la “Dichiarazione di conformità” dell’impianto, la quale deve indicare il livello implementato e soprattutto documentare quanto un impianto elettrico è a norma..

L’attestazione di conformità degli impianti domestici è indispensabile per ottenere il certificato di abitabilità ed agibilità della casa.

  1. Rivolgiti ad installatori certificati

Un addetto ai lavori qualificato si assume la responsabilità di installare un impianto elettrico a norma di legge, rilasciando al termine dei lavori la “Dichiarazione di conformità”.

Lo scopo principale è quello di evitare gli incidenti domestici dovuti ad un’installazione “fai-da-te” errata o ad eventuali malfunzionamenti, garantendo invece l’incolumità di chi vive in casa.

  1. Scegli solo materiale con marchio CE 

Attesta la conformità dei prodotti alle disposizioni di legge. La responsabilità di questa dichiarazione è del costruttore, indicato obbligatoriamente sulla confezione.

Come comportarsi invece se si ristruttura una casa o occorre fare una manutenzione?

  1. Verifica innanzitutto che il tuo impianto sia a norma

Se non si rispetta la normativa vigente si aumentano le probabilità di dispersione elettrica, di scosse pericolose, cortocircuiti ed

Per evitare inutili rischi è fondamentale rivolgersi ad un esperto per far verificare il centralino e valutare quali elementi inderogabili mancano, come salvavita, messa a terra, protezioni contro fenomeni di sovracorrente.

  1. L’impianto è stato realizzato da più di 15 anni? Allora è da rifare

Dopo la perizia dell’esperto, se nell’impianto si riscontrano difformità rispetto alla norma, è obbligatorio provvedere alla sua messa in regola, nel minor tempo possibile e rivolgendosi sempre a professionisti certificati.

Se  l’impianto risulta obsoleto e realizzato da più di 15 anni occorre realizzarne uno nuovo, sulla base delle indicazioni di legge.

  1. Impianto elettrico a norma: sicuro e funzionale

La norma Cei 64-8 va oltre gli aspetti che riguardano strettamente la sicurezza impiantistica. In quella recente,  sono introdotti anche i requisiti minimi prestazionali e funzionali. Per ricevere la “Dichiarazione di conformità”, l’impianto elettrico deve soddisfare quindi tutte le prescrizioni che questa norma impone.

  1. Fare un controllo ogni 5 anni

Bisogna far eseguire i controlli da un esperto almeno ogni 5 anni. Un accorgimento che si può mettere in atto da soli è quello di controllare periodicamente l’interruttore differenziale, premendo il tasto T. Se questo scatta e la corrente si interrompe significa che funziona; altrimenti occorre sostituirlo perché l’impianto non è protetto.

Inoltre è fondamentale fare molta attenzione all’acqua. A differenza degli altri ambienti della casa, definiti “ordinari” dal punto di vista della sicurezza, al bagno è invece riservata particolare attenzione, per la presenza dell’acqua.

Per questo motivo la normativa ha codificato l’ambiente in zone a rischio, in cui il pericolo aumenta tanto più ci si avvicina a vasca o doccia.
In cucina invece, basta attenersi ad alcune regole di buon senso. Esse sono ormai utilizzate per convenzione (pur non essendo un obbligo), come ad esempio prese a 60 cm dalla mezzeria del rubinetto dell’acqua e da quella del piano cottura.
Per la sicurezza dei bambini, infine, esistono placche dotate di dispositivo di chiusura.

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