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Consigli utili su come ampliare la casa sia in orizzontale sia in verticale

Consigli utili su come ampliare la casa sia in orizzontale sia in verticale

Una necessità di molti, un’occasione per tanti: la disponibilità di locali da aggiungere alla propria abitazione può essere un’occasione quantomeno da valutare. I costi necessari si possono in parte recuperare, grazie alle detrazioni fiscali previste per alcuni lavori della casa, compresi quelli per l’annessione di spazi attui o soprastanti.

In questo articolo verranno analizzati alcuni casi esemplificativi, come annettere un appartamento adiacente, sottostante o la mansarda di pertinenza. Si tratta di soluzioni non troppo complicate, se non vi sono problemi dal punto di vista strutturale e, solitamente, più agili rispetto al trasloco in un altro immobile, anche perchè in molti casi i lavori si possono portare a termine continuando ad occupare l’abitazione.

Incremento in orizzontale: un’operazione relativamente semplice

Annettere al proprio l’appartamento adiacente è, sulla carta, la situazione più favorevole. Questo perchè spesso non ci sono molti lavori strutturali da affrontare e l’impegno maggiore riguarda la riorganizzazione degli ambienti in pianta e la ricerca di una soluzione stilistica volta a rendere omogenei spazi prima distinti.

Verranno inserite nuove pareti divisorie, magari in cartongesso, oppure vetrate scorrevoli. Sicuramente sarà tamponato uno dei due ingressi e probabilmente sostituiti i rivestimenti esistenti anche per eliminare eventuali differenze di quota tra i pavimenti.

Tra gli interventi da prevedere ci saranno certamente quelli sugli impianti, che andranno messi a norma ed unificati sotto la stessa utenza, a meno che non vi siano esigenze diverse.

Decisamente obbligatorio un progetto e la relativa pratica edilizia.

Normativa, pratiche e permessi necessari per ampliare casa in orizzontale

In fatto di interventi edilizi la norma principe, a livello nazionale, è il DPR 380/2001 (nella versione aggiornata e cogente) che, all’art.3, elenca e definisce le tipologie di interventi edilizi.

In fatto di unione di due appartamenti, il DPR indica che se si tratta di unità abitative già esistenti e non si prevedono ampliamenti di volume, l’intervento è classificabile come “manutenzione straordinaria”. Diverso è se ad un appartamento si annette ad esempio un garage per ricavare un’unica abitazione: in questo caso si è di fronte ad una ristrutturazione. Occorre poi prendere in esame anche la normativa comunale e verificare che in ambito urbanistico e da Piano Regolatore Comunale o, a seconda delle Regioni, del Piano Operativo Comunale, l’unione di appartamenti sia consentita in quella zona (come di solito accade).

Per unire due appartamenti esistenti, senza esecuzione di opere sulle strutture portanti nè aumenti di volume, è possibile presentare una CILA (Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata). Altrimenti, in caso di ristrutturazione o manutenzione straordinaria con opere strutturali o aumenti di volume residenziale, occorrerà presentare una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività).

Nel caso siano necessarie opere edilizie esterne, come l’apertura o la chiusura di finestre e l’immobile sia ubicato in area a vincolo paesaggistico, ai sensi del Codice Beni Culturali D.lgs. 42/2004, occorrerà acquisire anche l’Autorizzazione Paesaggistica. Se invece è l’edificio stesso ad essere classificato come Bene Culturale ai sensi degli articoli 10-11 del D.lgs, 42/2004 occorrerà il preventivo assenso delle Belle Arti all’esecuzione delle opere.

Nel caso siano necessarie opere alle strutture, occorrerà redigere anche i calcoli strutturali e presentare la pratica al Genio Civile o, nel caso non vi siano uffici territoriali decentrati, presso il Comune stesso. In tutti i casi, a lavori ultimati, è poi necessario presentare in Catasto la pratica DOCFA per la fusione delle unità immobiliari in precedenza separate.

Le spese maggiori sono quelle relative alla riorganizzazione degli impianti. Spesso incidono anche i contributi sul costo di costruzione da corrispondere al Comune.

Non è invece richiesto, per la fusione di abitazioni esistenti senza aumento di volume, il pagamento di oneri di urbanizzazione al Comune.

Le opere di manutenzione straordinaria e di ristrutturazione rientrano tra quelle agevolabili, almeno fino al 31/12/2020, con una detrazione pari al 50% della spesa sostenuta (per un massimo di spesa detraibile di 96mila euro), recuperabile in dieci rate annuali di pari importo.

Incremento in verticale: un’operazione più complessa ed articolata

Nel caso dell’unione di unità posizionate su livelli diversi, il ventaglio di possibilità si amplia sia per la varietà di casi, come l’aggiunta di seminterrati o quella dei sottotetti, sia per i possibili diversi vincoli strutturali da affrontare, che influenzano la nuova organizzazione degli spazi ed incidono su costi e tempi.

In questo ambito, rientrano anche quegli interventi di recupero di mansarde magari già collegate al piano inferiore, ma talvolta non utilizzate a fini abitativi.

In tutti i casi sono soprattutto tre gli interventi più impegnativi:

  • l’inserimento della scala di collegamento
  • l’unificazione degli impianti
  • l’apertura di nuove finestre sul tetto per garantire l’apporto corretto di luce ed aria naturali

Considerando che gli ampliamenti verticali sono operazioni che riguardano la struttura dell’edificio, le normative a cui far riferimento saranno più numerose, la progettazione più articolata ed ampia ed anche il percorso burocratico più complesso.

Una volta risolte le questioni tecniche, l’obiettivo sarà poi quello di cercare una coerenza estetica tra le due unità, con un progetto di interior che le armonizzi.

Normativa, pratiche e permessi necessari per ampliare casa in verticale

Fatta salva la norma principale costituita, come già detto, dal DPR 380/2001, in questi casi occorre aggiungere altre specifiche.

  • Se l’edificio è un bene culturale, le Belle Arti potrebbero negare la fusione, se con la costruzione della scala di collegamento tra i due piani si andasse ad eliminare superfici affrescate o volte antiche.
  • Se è un sottotetto. Tutte le Regioni italiane sono attualmente provviste di normative per il recupero dei sottotetti, incluse le province autonome di Trento e di Bolzano, con differenze rispetto ai parametri urbanistici ed ai requisiti richiesti dai singoli Regolamenti edilizi. Tra questi in particolare: l’anno di realizzazione del fabbricato, le altezze minime e medie da rispettare, i rapporti aeroilluminanti, la possibilità di apportare modifiche alla sagoma del tetto.

Per unire due abitazioni esistenti senza esecuzione di opere sulle strutture portanti nè aumenti di volume è possibile presentare una CILA. Altrimenti, in caso di ristrutturazione o manutenzione straordinaria con opere strutturali o aumenti di volume residenziale, occorrerà presentare una SCIA.

Nel caso siano necessarie opere edilizie esterne, come l’apertura o la chiusura di finestre e l’immobile sia ubicato in area a vincolo paesaggistico ai sensi del Codice Beni Culturali D.lgs 42/2004, occorrerà acquisire anche l’Autorizzazione Paesaggistica.

A lavori ultimati è necessario presentare la pratica DOCFA per la fusione delle unità immobiliari in Catasto.

I costi maggiori sono dovuti al collegamento verticale: demolizione di una porzione di solaio (e conseguenti opere strutturali di rinforzo), inserimento di strutture di appoggio della scale, fornitura e posa o realizzazione in opera di questa.

Le spese di manutenzione straordinaria e la ristrutturazione rientrano tra quelle agevolabili.

Superbonus 110%: le detrazioni per i lavori in appartamento

Superbonus 110%: le detrazioni per i lavori in appartamento

Sei proprietario di un appartamento? Hai un contratto di affitto pluriennale? Con questa guida voglio aiutarti a comprendere quali sono le condizioni necessarie per ottenere il Superbonus 110%,  introdotto dal decreto legge Rilancio (Dl 34/2020).

Cos’è il Superbonus 110% e quando può essere richiesto?

Il Superbonus 110% ti da la possibilità di detrarre dall’Irpef, dovuta in cinque anni, le spese sostenute per alcuni specifici lavori di efficientamento energetico dell’appartamento nel periodo che va dal 1 Luglio 2020 al 31 Dicembre 2021.

Ti do subito una brutta notizia! Il superbonus 110% per appartamenti può essere richiesto soltanto se nel tuo condominio sono stati fatti dei lavori di efficientamento energetico sulle parti comuni. Nel caso in cui hai intenzione di migliorare l’efficienza energetica del tuo appartamento, con dei lavori di ristrutturazione, devi essere consapevole che hai bisogno di un “intervento trainante” relativo all’intero condominio.

Gli interventi trainanti del condominio

Nelle Faq dell’Agenzia delle entrate ho trovato interessanti indicazioni sugli interventi trainanti del condominio, conditio sine qua non per ottenere l’agevolazione. Questi sono:

isolamento termico delle superfici verticali, orizzontali e inclinate che interessano l’edificio per oltre il 25% della superficie lorda;

sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria, con efficienza almeno pari alla classe energetica A, inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici ed ai sistemi di accumulo o di microgenerazione.

Ti basta conoscere se nel tuo edificio è stato effettuato almeno uno di questi interventi per richiedere il superbonus 110% per appartamenti.

Un’altra cosa importante da sapere è che con gli “interventi trainanti” l’edificio deve aver subito un innalzamento di almeno 2 classi energetiche.

Quali lavori di ammodernamento energetico per appartamento rientrano nel bonus?

Tutti i lavori previsti, ormai lo avrai capito bene, sono relativi all’efficentamento energetico del tuo appartamento. Nello specifico, puoi richiedere l’agevolazione per:

1. la sostituzione del generatore di calore dell’impianto di climatizzazione;

2. l’adeguamento dei sistemi di distribuzione come la sostituzione di collettori;

3. l’adeguamento dei sistemi di emissione;

4. la sostituzione dei sistemi di regolazione e trattamento dell’acqua;

5. l’installazione di impianti fotovoltaici, colonnine e gruppi di accumulo.

Gli interventi trainanti devono essere eseguiti contestualmente ai lavori nel singolo appartamento oppure devono essere stati eseguiti non prima del 1 Luglio 2020.

Chi può usufruire del Superbonus per il singolo appartamento?

Come già anticipato all’inizio di questa guida, per usufruire del superbonus del 110% devi essere il proprietario dell’appartamento oppure avere un contratto di affitto.

Inoltre possono richiedere gli interventi persone fisiche non nell’esercizio dell’attività di impresa. Cosa significa? Se ad effettuare i lavori è un impresa o una partita IVA, l’Ecobonus può essere utilizzato solo nel caso in cui i lavori vengano effettuati dall’intero condominio. Questa precisazione è contenuta nella legge (articolo 119 dl 34/2020) e ci fornisce un’indicazione molto importante.

Provo a fare un po’ di ordine: se l’appartamento è intestato ad una società o ad una partita IVA (ditte di costruzione, imprese che si occupano di vendite immobiliari, e similari) il superbonus può essere richiesto solo se riguardano l’intero condominio e non  il singolo appartamento.

Singolo appartamento: quali sono le condizioni di esclusione dal bonus?

Non è possibile per il proprietario di un immobile in condominio ottenere la detrazione del 110 per cento nel caso in cui provveda a coibentare dall’interno il suo appartamento anche se riduce di due classi il rendimento energetico perché manca in questo caso il requisito della coibentazione dell’edificio.

Detrazione d’imposta o trasformazione in credito di imposta?

I soggetti che eseguono gli interventi agevolabili dal super bonus del 110% possono anche scegliere di non usufruire della detrazione di imposta Irpef in cinque anni, ma di adottare una trasformazione del corrispondente importo in credito di imposta con possibilità di successiva cessione ad altri soggetti quali fornitori, istituti di credito e altri intermediari finanziari. In realtà si tratta di un contributo sotto forma di sconto sul dovuto, pari, al massimo, all’importo della spesa fatturata, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi. Il fornitore recupererà il corrispettivo dello sconto sotto forma di credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, incluso anche istituti di credito e altri intermediari economici o finanziari.

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Rivestimenti pareti e pavimenti: le migliori soluzioni decorative

Rivestimenti pareti e pavimenti: le migliori soluzioni decorative

Cercare combinazioni dècor originali e personalizzate per la propria casa è divertente e regala grandi soddisfazioni. Si tratta di un vero esercizio di stile che diventa anche molto interessante perchè permette di approfondire le proprie conoscenze su materiali e rivestimenti, da scegliere non solo in base ai propri gusti ma considerando le caratteristiche architettoniche della stanza da arredare, la luce, le dimensioni. Quando si tratta del bagno poi di devono fare delle scelte ancor più consapevoli per la presenza di acqua e vapori.

Le migliori soluzioni decorative a cui ispirarsi

  • il mosaico: un rivestimento senza tempo proposto, oltre che in vetro, in infinite miscele cromatiche dalla superficie bright e riflettente, anche in gres colorato o ad imitazione di materiali nobili (come marmo e pietre), più in linea con le attuali tendenze di interior decoration. In ogni versione, garantisce sia la caratteristica che lo contraddistingue, ovvero comporre superfici “quadrettate”, sia la praticità, perchè le tesserine sono premontate su rete.
    Una modalità che semplifica la posa persino su supporti irregolari o curvi. Per lo stesso motivo, il mosaico è indicato anche per piccole porzioni di pareti, essendo facile da tagliare a misura direttamente in opera. Le tesserine del mosaico a toni cangianti, sono ideali per creare profondità e dare luce valorizzando, ad esempio, la vasca o la doccia.
  • la cementine. Da qualche anno la ceramica ha saputo reinterpretare pattern decorativi tradizionali come le tipiche piastrelle decorate in pastina colorata di cemento. Al punto che, per quanti non abbiano la fortuna di rinvenirle durante una ristrutturazione o di acquistarle presso rivenditori che trattano materiali d’epoca, molte aziende del settore ne hanno previsto in catalogo molteplici versioni di produzione industriale, che vanno ad affiancarsi a quelle di fattura artigianale. La differenza tra le due tipologie sta nella possibilità di personalizzazione. Anche questo materiale può essere utilizzato per valorizzare la vasca o la doccia, magari creando sulla parete della vasca, un arazzo d’effetto creato con cementine in gres.
  • carta da parati. Concepire il bagno come “ambiente wellness” ha rivoluzionato il modo di progettarlo. Il mondo delle finiture, per esempio, ha visto affinarsi le tecniche produttive consentendo proposte decorative che non pongono limiti alla creatività. Tra queste, la carta da parati può essere presa in considerazione senza alcuna perplessità grazie a supporti e superfici tecniche performanti, ma assimilabile alle tappezzerie tradizionali per quanto riguarda l’estetica. I prodotti però non sono tutti uguali: per il bagno ci sono quelli in tnt, fibra di vetro o vinilici che non temono l’acqua ma possono richiedere una vernice protettiva.

Con la carta da parati si può realizzare anche una vasca freestanding. E’ il sogno di molti, ma talvolta la possibilità non viene presa in considerazione per timore di non avere spazio a sufficienza o di dover affrontare lavori invasivi e costosi.

Invece anche se per definizione è svincolata dalle pareti, una vasca freestanding non deve necessariamente stare al centro della stanza. Risulta altrettanto originale e d’impatto anche se accostata al muro, modalità d’installazione che permette di utilizzare gli attacchi idrici standard, come lo scarico a pavimento.

Qualche attenzione in più va posta solo alla rubinetteria: si può utilizzare quella a parete, in alternativa a quella a colonna da terra, purchè la bocca sia sufficientemente lunga.

  • rivestimento all over. Richiede una posa accurata, a disegni animalier e geometrie di grande impatto, va abbinato a lavabo ed arredi “neutri” e coordinati, dalle linee semplici, al fine di non creare un eccesso visivo.
  • rivestimento ton sur ton. I formati delle piastrelle vanno variati per determinare la suddivisione degli spazi e dare movimento (30×60 cm) e le macro tessere (3×3 cm) nella doccia.
  • personalizzazione dei servizi in camera: anche se piccolo, il bagno privato permette qualche audacia, come quella di combinare forme geometriche ed elementi di stile differenti come motivi etnici, uno specchio d’epoca con finitura foglia oro, il lavabo in pietra bicolor, rubinetteria e sifone in ottone.

    Per uno stile informale, ci si affida a collaudati pezzi semplici e low cost per giocare invece con i colori. Ad esempio grigio e giallo, un accostamento tra i più riusciti: un rivestimento cenerino si illumina con complementi “vitaminici”.
  • pavimento dècor che mette in risalto il lavabo d’appoggio nel bagno. Questo elemento permette di giocare con forme e colori riuscendo, più di altri modelli, a “rubare la scena”anche quando è di dimensioni talmente mini da essere definito “lavamani”. Facile da installare, richiede solo un foro nel supporto per l’aggancio del sifone. Sagoma e materiale ne definiscono i tratti ma sono importanti anche lo spessore e l’altezza dei bordi.
    Proprio quest’ultimo aspetto è determinante per stabilire sia l’altezza del piano di sostegno sia quella della rubinetteria, nel caso sia a parete. Se invece questa è da appoggio, allora il lavabo deve avere almeno un lato con bordo di forte spessore e la predisposizione della sede di installazione.
  • pavimento in parquet. Si può sfatare il luogo comune che penalizza la posa del parquet anche in bagno e porta a rinunciare a quella continuità in casa che per molti è invece importante. Il legno infatti teme solo il contatto prolungato con l’acqua e con le sostanze che lo possono rovinare e richiede ambienti aerati.
    Appurato che il rovere è tra le essenze più resistenti, sono poi le lavorazioni come la spazzolatura, il taglio sega e la piallatura a mano ad aumentare tale caratteristica, perchè asportano la parte superficiale (più debole) facendo emergere quella più resistente. Come anche le finiture ad olio ed a vernice che oggi sono vere e proprie barriere e sono sempre più Voc free.

La composizione che osa senza eccedere e contiene i costi è quella che consiste nell’abbinare il gres effetto parquet a mini piastrelle dalla palette armoniosa su fondo bianco.

Hai intenzione di ristrutturare il tuo appartamento personalizzandolo? Contattaci e richiedi un preventivo. Abbiamo la soluzione adatta alle tue esigenze!

pittura casa antismog

Caratteristiche e vantaggi delle pitture antismog

E’ decisamente aumentato il numero di persone che oggi riservano particolare attenzione alla qualità dell’aria. Questo perchè vi è una maggiore esposizione mediatica del problema ambientale ed anche perchè si è ben radicata la consapevolezza dei problemi per la salute causati dall’inquinamento.

Di pari passo, ha assunto sempre più rilevanza anche la problematica relativa alla salubrità dell’aria indoor, facendo riflettere un pò tutti sul microclima malsano che caratterizza le case, sempre più a tenuta ermetica e poco aerate, provocato anche da scelte talvolta poco attente alla qualità. Anche in questo caso, il merito della maggiore consapevolezza dei rischi per la salute va attribuito ad una più capillare veicolazione di informazioni, grazie a campagna di sensibilizzazione, non di rado promosse da aziende del settore edile. Si sta diffondendo quindi un senso di responsabilità rispetto a nuovi contributi che ciascuno può fornire per migliorare i parametri di qualità dell’aria, della propria città e della propria casa. E l’edilizia può giocare in prima linea.

Le pitture di nuova concezione: caratteristiche e vantaggi

Per quanto riguarda l’impatto sulla qualità dell’aria outdoor, le possibilità per i materiali dell’involucro edilizio di giocare un ruolo fondamentale sono numerose. Vi possono partecipare quelli strutturali, se certificati e realizzati usando elementi naturali o provenienti da filiere di recupero ma persino le finiture esterne. E tra queste sicuramente ci sono le pitture. Anzi proprio il rivestimento che è a contatto con l’aria e chiamato in causa.

Le pitture di nuova concezione possono:

  • avere un comportamento attivo nel processo di riduzione delle sostanze nocive
  • possono “mangiare” lo smog
  • possono proteggere le facciate dagli agenti inquinanti
  • possono autopulirsi contribuendo così alla lotta all’inquinamento ed allo stesso tempo preservando le strutture.

Le pitture antismog si applicano esattamente come quelle “tradizionali” e solo in alcuni casi hanno un costo più alto, giustificato peraltro dal percorso di innovazione e ricerca seguito per arrivare alla loro formulazione ed alle certificazioni presso enti terzi accreditati.

Anche per gli ambienti domestici, dove è più semplice agire in autonomia ed in tempi ridotti con risultati immediati, sono state messe a punto pitture “virtuose”. Ci sono quelle che permettono di combattere l’inquinamento indoor già presente, grazie ai loro componenti attivi ed altre che aiutano a non aggiungere sostanze nocive, perchè totalmente neutre.

Le tecnologie che permettono di formulare pitture attive

Le più diffuse tecnologie mettono in relazione fotocatalisi e nanoparticelle.

La reazione chimica su cui si basa gran parte delle pitture anti-smog, è attivata dalla luce e permette, grazie alla presenza nel prodotto di particelle nanometriche al titanio, di trasformare gli elementi inquinanti in sostanze innocue. Quando le pitture fotocatalitiche vengono utilizzare per gli esterni, le sostanze organiche, decomposte grazie al processo legato alla luce, addirittura diventano autopulenti: con la pioggia vengono lavate via dalle facciate.

Le nanoparticelle si possono attivare sia con la luce naturale sia con quella artificiale. Rappresentano una buona soluzione tanto per gli interni quanto per gli esterni. La posa di questa pittura attiva non si differenzia da quella dei prodotti “tradizionali”.

Le pitture attive con nanoparticelle per esterni sono disponibili nei colori neutri, a partire dal bianco ed in quelle pastello. In queste tonalità possono garantire la resistenza cromatica alle continue trasformazioni chimiche mangia-smog.

Ci sono anche specifici brevetti aziendali che, attraverso altri percorsi chimici, arricchiscono le proprie pitture di proprietà anti-inquinanti. Ne dà conferma la Sezione Valutazione Ambiente Urbano di ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, secondo cui esistono diverse tipologie di pitture denominate “anti-inquinamento”.

Una di queste è costituita dalle vernici fotocatalitiche che utilizzano catalizzatori a base di biossido di titanio. Queste vernici, in presenza di aria e luce, attivano un processo ossidativo che trasforma in inerti (nitrati di sodio, carbonati di sodio e calcare) le sostanze organiche ed inorganiche inquinanti con cui entrano in contatto. Tali reazioni chimiche offrono anche funzioni antinquinamento, antisporcamento (self cleaning) ed antibattericida.

Dall’analisi del settore emergono dati confortanti sull’utilizzo all’esterno di questi prodotti e risulterebbe chiaro anche quanto i risultati positivi ottenuti dalla pitture mangia-smog siano ulteriormente migliorabili.

Per quanto riguarda le pitture per interni, invece, è più controversa la questione della fotocatalisi. Ma il percorso di ricerca è in continua evoluzione, per far sì che l’efficacia di questi prodotti “salva-aria” cresca nel tempo, contribuendo sempre più all’abbattimento dell’inquinamento, senza controindicazioni di alcun tipo.

Regole d’oro indoor: cosa prevedono?

Insieme ai Voc, il più comune inquinamento indoor è la formaldeide, un composto organico in fase di vapore (gas), incolore, di odore pungente, solubile in acqua. E’ prodotto da processi di combustione ed è emesso da resine usate per l’isolamento e da quelle impiegate nella produzione di alcuni pannelli legnosi (truciolare e compensato), di tappezzerie, moquette, tendaggi ed altri tessili sottoposti a trattamenti antipiega, oltre che di altro materiale da arredamento. Ma purtroppo è presente anche in molti collanti edilizi, detergenti per la casa e, soprattutto, in vernici e prodotti di finitura.

Nelle abitazioni infatti i livelli di formaldeide sono generalmente compresi tra 0,01 e 0,05 mg/metri cubi, superiori rispetto a quelli outdoor. Per questo, l’OMS, ha fissato il valore massimo di esposizione a 0,1 mg/metri cubi.

Non è un caso che le maggiori concentrazioni si registrino dopo un intervento edilizio o di finitura o a seguito dell’inserimento di nuovi mobili in truciolare, di parquet o moquette di scarsa qualità.

Non dimentichiamo che la formaldeide è sospettata di essere uno degli agenti maggiormente implicati nella Sindrome dell’edificio malato (Sick Building Syndrome), tanto da essere utilizzata come unità di riferimento per esprimere la contaminazione di un ambiente.

Le pareti interne dunque costituiscono una sorgente emissiva continuairregolare di sostanze nocive, i cui flussi però diminuiscono nel tempo anche in relazione alle variazioni microclimatiche (velocità dell’aria, umidità e temperatura). Come buona prassi, è opportuno, per alcuni giorni, ventilare i locali sottoposti ad una nuova verniciatura prima di soggiornarvi, in modo che gli inquinanti possano disperdersi. Ma per minimizzare i rischi legati all’uso delle vernici indoor sono stati messi a punto prodotti a bassa emissione di inquinanti, certificati dai marchi cosiddetti ecologici. Quello Ecolabel UE, ad esempio, si fonda su criteri scientifici in relazione all’intero ciclo di vita dei prodotti testati.

La lotta all’inquinamento indoor, quindi, trova nell’edilizia un alleato fondamentale anche per rendere tutte le camere della tua abitazione un ambiente sicuro e salubre. Cosa aspetti a richiedere un preventivo? Clicca quì!

Smart working: come organizzare gli ambienti della casa

Smart working: come organizzare gli ambienti della casa

Secondo l’ultima ricerca del Politecnico di Milano, in Italia gli smart worker sono 480.000. Di conseguenza cambia sia il modo di concepire il lavoro sia l’organizzazione degli ambienti della casa.

Il working from home o smart working, permette di assecondare i propri ritmi, di passare la maggior parte della giornata in un ambiente di sicuro più accogliente e stimolante di un ufficio impersonale.

C’è soltanto una regola: riuscire a ritagliarsi una zona della casa dedicata al proprio modo di lavorare. Un piccolo mondo isolato in cui riuscire a concentrarsi e all’occorrenza trovare nuove ispirazioni.

Gli spazi da dedicare allo smart working spesso devono fare i conti con i metri quadrati a disposizione. Ma, una volta adattati, possono essere belli e super confortevoli.

Come rendere una zona studio ideale e confortevole?

Tenere il proprio ufficio ordinato è un buon modo per assicurarsi una mente organizzata e questo, almeno quando si tratta di lavorare, è indubbiamente un vantaggio.

La zona studio è composta da tanti elementi diversi per design e dimensioni, tutti armoniosi tra loro e da abbinare a piacere.

Sette consigli su come arredare la zona studio

  • zona studio dalle tonalità soft. A partire da una “mensola” dall’originale linea sinuosa che diventa scrivania e si abbina ad una seduta dal design nordico e colore felpato. Da scaldare con accessori in legno chiaro, dall’aspetto naturale. Come ad esempio, una seduta imbottita e rivestita in tessuto con due bottini decorativi e con gambe effetto legno di faggio; un tappeto tessuto a mano in viscosa, che stupisce per la lucentezza della texture; una lampada in legno di pino e magari un porta lettere/documenti in legno.
  • zona studio accesa dal rosso: tre cromìe a contrasto possono definire un’area che comprende uno scrittoio dalle dimensioni confortevoli, un modulo libreria a giorno ed un contenitore. L’ambiente può essere composto da tanti elementi diversi per design e dimensioni, tutti armoniosi tra loro, da abbinare a piacere, come ad esempio, una sedia in acciaio con il sedile in poliuretano, una tappeto in lana afgana filata a mano, una lampada a bracci snodabili in alluminio verniciato e con diffusore girevole ed inclinabile.
  • una zona studio dal sapore rètro: il vimini lascia filtrare la luce e definisce una zona schermata. Grazie all’alzata ad angolo, la scrivania in vimini naturale guadagna privacy. Una struttura in rovere e mdf impiallacciato rovere tinto in noce e piedi affusolati in massello. In abbinamento originale, una sedia imbottita e rivestita in velluto, che riprende cromaticamente il tappeto, realizzato a mano in juta intrecciata bicolor.
  • una zona studio come in un igloo: la calotta che sormonta il piano di lavoro ritaglia una mini postazione raccolta. Può essere completata da un cassettino in metallo laccato sotto il piano, che dissimula i fili elettrici e da una feritoia passacavi sopra. Per la seduta, due opzioni: privilegiare l’imbottitura per maggior comfort, oppure l’ergonomia di ruote ed altezza regolabile per il massimo della funzionalità.
  • una zona studio basic con grinta. Anche una soluzione mini ricavata tra l’armadio e la finestra può essere valorizzata da tocchi di colore. Una seduta ergonomica aggiunge comodità. Il tutto abbinato con un tappeto realizzato a mano da esperti artigiani indiani, una lampada in metallo laccato.
  • una zona studio tecno design: un secrètaire 2.0 (con connessione), a profondità ridotta e caratterizzato da accessori a contrasto, è l’ideale persino nelle zone di passaggio. Da fissare alla parete, è completo di portachiavi, portariviste, portalettere, portaocchiali, portasmartphone e tablet, doppia presa Usb e presa elettrica. La seduta è versatile: a mobile chiuso può essere aggiunta anche al tavolo da pranzo; con braccioli in schiuma di poliuterano flessibile e retroschienale e struttura in acciaio.
  • una zona studio “doppio gioco”: con l’anta completamente ribaltabile, il pensile, laccato anche internamente si trasforma in un tavolo da pranzo/scrivania, comodo per due persone. Basta un semplice movimento e le gambe in metallo riposte lateralmente al piano si sganciano e si autobloccano. Salvaspazio, personalizza la parete con una nota di colore brillante. La seduta in frassino, con la scocca multistrato e la base in massello. Da aggiungere un tappeto in polipropilene tessuto a macchina, una lampada con paralume inclinabile ed intensità di luce variabile.
Ristrutturare per affittare: valutazioni e consigli utili

Ristrutturare per affittare: valutazioni e consigli utili

Investire nel restyling di un immobile da mettere a reddito con affitti brevi può offrire più di un vantaggio. Proporre spazi curati ed a norma, infatti, dà maggiori garanzie di successo e permette di trarre profitto in linea con il mercato.

Possedere un immobile e lasciarlo vuoto, perché non lo si vuole impegnare per tanto tempo, comporta il dover sostenere delle spese senza un rientro economico e, tanto meno, un guadagno. Invece, con una messa a punto strategica, la casa può essere data in affitto per brevi periodi, ricavando un guadagno e mettendo a disposizione del mercato spazi già esistenti.

Quali sono le valutazioni da fare prima di ristrutturare per affittare?

Complici i dati secondo cui il mercato degli affitti stagionali o occasionali nel nostro Paese è in crescita, è evidente quanto sia allettante e neanche tanto complicato da gestire purchè ci si organizzi bene, puntare sull’ottenimento di una rendita, ponendo la casa in affitto per brevi periodi. Ma per farlo occorre offrire una proposta di qualità che può incrementare l’affitto del 30% rispetto a quello riscosso lasciando l’immobile in uno stato meno appealing.

Per ristrutturare con successo un’abitazione da offrire in locazione non serve disporre di un grande budget. E’ indispensabile invece avere un progetto o comunque un’idea super funzionale.

L’inizio si traduce in pochi semplici domande:

  • che cosa va necessariamente sostituito
  • che cosa si può recuperare con un semplice restyling
  • che cosa va aggiunto

Ad ogni domanda poi andrà assegnata una percentuale del budget disponibile, puntando ad ottenere un insieme proporzionato per ottenere un risultato soddisfacente che possa dare certezza di successo.

Quali sono gli spazi di privilegiare nel progetto di restyling?

Indubbiamente bagno e camera da letto, come ricordano sempre i professionisti del settore, sono gli spazi da privilegiare nel progetto da realizzare.

Dalle ricerche di offerte effettuate online dai potenziali ospiti emerge una particolare attenzione proprio a questi due ambienti.

L’attenzione ai servizi offerti è fondamentale e ciò significa che tutti gli ambienti vanno risistemati. Ma non serve, per esempio, realizzare camere da letto enormi, piuttosto conviene dotarle di bagno privato perché non si conosce il livello di privacy desiderato dagli ospiti.

Per quanto riguarda gli spazi comuni, è consigliabile prevedere quegli arredi e complementi che possano far sentire gli ospiti come se fossero a casa di amici. Ingresso, soggiorno e cucina saranno dunque accoglienti e dovranno incoraggiare momenti di convivialità.

La cucina sarà attrezzata con quanto necessario a preparare un pasto.

Poiché in un immobile affittato per periodi brevi gli ospiti si avvicenderanno a ritmi sostenuti, sarà meglio scegliere finiture e materiali resistenti e che non richiedano  particolare manutenzione: perfetti, per esempio, sono le pitture lavabili o gli smalti per le pareti, ma anche la carta da parati lavabile ed il gres per pavimenti.

Per quanto riguarda l’arredamento, non servirà una maxi dotazione di mobili. Per esempio non saranno necessari armadi ampi, ma saranno più utili arredi trasformabili e salva spazio, apparecchi elettrici (come un bollitore, un asciuga pelli, un ferro da stiro ed una spazzola per gli abiti, solo per citare gli indispensabili).

In ogni caso dal punto di vista estetico conviene puntare sempre su uno stile neutro, arricchito da qualche particolare dècor, in modo che gli interni siano gradevoli ed incontrino il gusto di un pubblico ampio, ma non richiedano grandi sforzi al momento di riordinare e riassettare. Ed a questo proposito vale la pena ricordare che, più che un surplus di oggetti, contano l’ordine, la pulizia e la sanificazione.

A prescindere dal budget, il consiglio è che a ristrutturazione finita, l’appartamento non sia anonimo ma trasmetta calore, con un’atmosfera accogliente che lasci un ricordo positivo in chi vi ha soggiornato. Come fare? Scegliendo un tema, un colore, un elemento tipico del posto da declinare in tutti gli ambienti della casa.

Quali criteri seguire nella ristrutturazione?

L’aspetto funzionale è determinante per un’abitazione privata ma lo è anche per quelle da destinare al mercato degli affitti.

Se si ristruttura per locazioni brevi, ha poco senso realizzare spazi come la dispensa o la cabina armadio. Al contrario, bisogna progettare camere da letto comode e funzionali ed ambienti comuni accoglienti, in cui una famiglia o un gruppo di amici, possa ritrovarci per pranzo o per qualche ora di relax.

Come per tutti gli spazi destinati ad essere utilizzati da tante persone, la scelta dei materiali va fatta considerando lo stress e l’usura cui saranno sottoposti. Potrebbero infatti non essere trattati con le dovute attenzioni di norma usate a casa propria.

I materiali dovranno avere caratteristiche di resistenza e durabilità. In particolar modo finiture e rivestimenti.

Se si vuole personalizzare una parete con una vernice, ad esempio, sarà meglio evitare i decorativi delicati. Questo a beneficio di quelli più resistenti come il micro cemento oppure si andrà sul sicuro utilizzando una semplice pittura super lavabile e prediligendo tinte chiare e poco sature che potranno essere ritoccate, in caso di danneggiamento, senza dover rifare l’intera superficie.

Lo stesso principio guiderà la scelta degli arredi, preferendo i laminati al laccato, i tessuti antimacchia alla pelle, i materiali compositi a quelli pregiati.

Qual è il budget da considerare?

Non è possibile parlare a priori di budget perché bisogna capire qual è lo stato di fatto dell’immobile: se dovrà essere riprogettato o se avrà bisogno solo di alcuni “ritocchi” strategici.

Inoltre se il committente ha in mente un target di clientela, dovrà orientare la spesa pensando alle aspettative degli ospiti.

La capacità di spesa del proprietario ed i tempi di rientro dell’investimento definiranno budget assai differenti. Ciò non vuol dire dare credito al concetto “chi più spende più ottiene”, perché talvolta un semplice relooking può essere sufficiente a centrare l’obiettivo ed a ottenere un’abitazione di successo nel mercato degli affitti.

In questi casi, con una spesa contenuta, ma con l’aiuto di un architetto se non si ha la dimestichezza necessaria, si potranno trasformare gli interni giocando con arredi, colori e dettagli curati.

Come scegliere i sanitari bagno

Sanitari bagno: caratteristiche, funzioni e stile

Il bagno, tra i vari ambienti di un appartamento, è quello in cima alle priorità di chi ha appena acquistato una casa, quello su cui si concentrano maggiormente gli interventi di ristrutturazione dei nuovi proprietari.

Il motivo? Il bagno non è più semplice spazio di servizio, ma un luogo di benessere in cui trascorriamo dai 30 ai 60 minuti al giorno, magari in compagnia dei device mobili.

La ristrutturazione del bagno riveste una particolare importanza nell’azione generale di una ristrutturazione edile sia un appartamento sia di una villa.

Secondo i vigenti Regolamenti Edilizi, ogni unità immobiliare adibita ad abitazione deve disporre di almeno un bagno completo di doccia o vasca, tazza wc, lavandino e bidet. Ma come scegliere i sanitari giusti?

Guida pratica alla scelta dei giusti sanitari: dalla tipologia alle misure

Esistono tre tipologie sanitari bagno:

  • Sanitari bagno sospesi: sono i più leggeri ma anche i più pratici perché, essendo liberi nella parte inferiore, possono essere puliti facilmente. Vengono fissati alla parete di appoggio mediante apposite staffe in acciaio tassellate al muro. E’ fondamentale che siano fissate adeguatamente, poiché su di essere grava il peso dell’intero elemento. Questa tipologia di sanitari sono installabili sono nel caso di scarico a parete e non a terra.
  • Sanitari da appoggio a terra: sono i classici elementi da bagno, presentano una base che li collega allo scarico a terra nel pavimento, qualora così sia predisposto l’impianto. Possono essere addossati alla parete o collegati ad essa mediante una tubatura a vista. In questa tipologia di sanitari rientrano la maggior parte dei sanitari economici.
  • Sanitari bagno filo muro: si adattano a qualsiasi posizione dello scarico e rappresentano il giusto compromesso tra i design dei sanitari sospesi e l’ingombro di quelli standard da appoggio.

Nella scelta del wc e del bidet le dimensioni sono vincolanti, almeno quanto lo è stile. Sempre realizzati in ceramica, sono preferiti soprattutto nel classico bianco, vero passepartout.

Quanto è importante la misura nella scelta dei sanitari?

Sia per la versione dei sanitari filo muro a pavimento che per la versione da terra le misura sono fondamentali. La misura standard rispetta le seguenti caratteristiche: L 36 X P 55 X H 40 cm.

Anche nella versione da terra, wc e bidet sono proposti soprattutto filo muro (back to wall), perché garantiscono un’estetica migliore, nascondendo l’attacco agli impianti. E se questi sono datati, con tubi molto sporgenti dal muro, ci sono sanitari “specifici”, ovvero molto cavi nella parte posteriore.

Visivamente leggeri, facilitano la pulizia e permettono di apprezzare appieno una pavimentazione decorata: ecco i plus dei sanitari sospesi, versatili anche dal punto di vista estetico.

Ne è un esempio, Strada II di Ideal Standard, il bidet con la copripiletta in ceramica ed il vaso dotato di tecnologia AquaBlade per il sistema scarico.

Gli shower toilet, ovvero il WC più Bidet, due in uno, sono una soluzione salva spazio e di grande comfort per tutti. Il costo elevato, dovuto alla tecnologia sofisticata e qualche pregiudizio persistente pongono il freno alla diffusione di questi modelli. Eppure molti Regolamenti edilizi li prevedono quale alternativa ai sanitari in coppia, obbligatori almeno in un bagno in ogni casa. Richiedono anche una presa elettrica.

Sanitari in versione compatta: meno spazio e più comodità

Definire i sanitari “mini” non è appropriato perché questi modelli occupano meno spazio solo in profondità e sono comodi al pari degli altri.

Il coprivaso incide su comfort ed estetica del wc e si acquista separatamente.

Nella versione sospesa, i sanitari salva spazio danno il meglio perché la sensazione di maggiore ampiezza ed ariosità è decisamente amplificata. Anche se di peso inferiore, per l’installazione richiedono alcuni accorgimenti.

Della serie Forty 3 di ceramica Globo, il wc è disponibile con o senza brida. I sanitari misurano L 36 X P 43 cm, sono caratterizzati da un colore bianco e da un coprivaso con sedile rallentato.

Alcuni modelli, pur essendo meno sporgenti, sono invece più larghi di qualche centimetro. Ciò è dovuto ad esigenze legate al rapporto design/comfort.

La posizione dei sanitari: lo schema vincente

La posizione dei sanitari all’interno della stanza risponde a criteri consolidati di buona progettazione, messi a punto per garantire il comfort. In un bagno difficile, però, sono ammesse eccezioni.

Di solito vaso e bidet sono affiancati. Si tratta di una sistemazione decisamente pratica e confortevole ma anche gradevole esteticamente. Convenzionalmente servono 120 cm, misure a cui idraulici ed installatori si attengono nella maggioranza dei casi. Ogni variazione, dunque, va comunicata per tempo.

E’ meno usuale, invece, posizionare i due sanitari uno di fronte all’altro anche se, talvolta, è l’unica possibilità: in tal caso, si devono calcolare almeno 60 cm di spazio tra i due. Questa stessa misura è il minimo da lasciare sempre di fronte ai due elementi, anche quando sono allineati.

Per quanto riguarda l’altezza, invece, un po’ di attenzione va posta all’installazione dei modelli sospesi anche se, per questo aspetto, i professionisti si muovono in autonomia: si tenga conto che la seduta deve essere a circa 40 cm da terra (47 cm per anziani e disabili).

Per garantire massima sicurezza d’uso e praticità alle persone con difficoltà motoria, basta rispettare le semplici regole previste dalla normativa di riferimento (legge 13/1989 e Dm 14/6/1989 n°236) per la progettazione degli spazi domestici. Per quanto riguarda il wc, vanno previste barre di sicurezza (per esempio una fissa ed una ribaltabile) su entrambi i lati.

Mutui, prestiti e finanziamenti per la ristrutturazione della tua casa

Mutui, prestiti e finanziamenti per la ristrutturazione della tua casa

La ristrutturazione di una casa richiede una serie di valutazioni preliminari ed un’attenta pianificazione del budget. E’ fondamentale valutare l’investimento per richiedere un mutuo, un prestito o un finanziamento utile a coprire completamente le spese di ristrutturazione.

I mutui per ristrutturare casa hanno lo scopo di finanziare esclusivamente l’ammodernamento di un immobile. In questa tipologia di finanziamento rientrano anche i lavori per migliorare l’efficienza energetica, i quali prevedono solitamente ulteriori agevolazioni.

Quali sono le differenze principali tra un mutuo ed un prestito?

La differenza di base tra un mutuo ed un prestito sta nei tempi di restituzione del capitale prestato dall’ente erogatore.

Il mutuo, che è un finanziamento di lungo periodo, prevede l’erogazione di cifre più alte rispetto ai prestiti. Inoltre per stipulare un mutuo per la ristrutturazione bisogna mettere in conto le spese di un perito, le spese notarili ed il costo di un’assicurazione obbligatoria scoppio/incendio per l’importo richiesto.

I prestiti solitamente prevedono un processo burocratico più snello. Dalla richiesta di prestito all’erogazione possono bastare 24 ore. Nei casi più complessi il prestito verrà erogato entro 15 giorni dalla richiesta. Le garanzie richieste per un prestito sono di solito minori rispetto ai mutui. Questo accade perchè le cifre richieste per un mutuo sono di solito più alte.

I prestiti vengono erogati in un’unica soluzione. I mutui invece hanno diverse modalità di erogazione:

1. in un’unica soluzione

2. con SAL (stato avanzamento lavori) che prevede una serie di tranches erogate dalla banca a seguito di una perizia sullo stato di avanzamento dei lavori.

I tassi finanziari da valutare sono:

– il TAN – tasso di interesse puro ovvero l’interesse annuo calcolato sul prestito. Si tratta della somma in più che va riconosciuta all’ente erogatore al termine dell’anno maturata sull’importo erogato.

In caso di rimborso rateale il Tan andrà calcolato come “mensile”. Ad esempio: Tan 20% annuale significa che si pagherà in realtà il 22% di interessi in conseguenza della rateizzazione mensile. Questa è la forma più utilizzata di TAN. 

– il TAEG Indice sintetico di costo, ovvero il tasso annuo effettivo globale che determina il costo effettivo del mutuo in percentuale. Nel TAEG sono comprese tutte le spese obbligatorie sostenute per la stipula del contratto. 

Prima di stipulare un mutuo, un prestito o un finanziamento valuta bene gli indicatori finanziari Tan e Taeg. Fatti consigliare dai nostri esperti. Per i mutui collaboriamo con Unicredit ed Intesa San Paolo.

Unicredit ed Intesa San Paolo: Istituti di credito con i migliori servizi finanziari

La Banca Unicredit con l’opzione CreditExpress Rinnova eroga finanziamenti fino a 100000€ a tan del 6,5% e taeg 7,01% per la ristrutturazione casa. Ma quali sono le caratteristiche principali di CreditExpress Rinnova?

Il prestito CreditExpress Rinnova è la soluzione idonea per ristrutturare la tua casa attraverso miglioramenti all’abitazione, ristrutturazione edilizia, restauro e manutenzione sia ordinaria che straordinaria.

Il finanziamento con tasso fisso del 6,50% è destinato a coloro che ristrutturano un immobile su territorio dello Stato sottoscrivendo l’apposita dichiarazione nella quale ci si impegna ad utilizzare il finanziamento per lavori di ristrutturazione che rientrino nella tipologia ammessa alle agevolazioni fiscali dal D.L. n. 63 del 04.06.2013 e prorogate dalla Legge di Stabilità vigente.

Si possono richiedere dai 5000 ai 1000 euro ed il finanziamento ha una durata che va dai 3 ai 10 anni. Tra i vantaggi è che non bisogna rilasciare garanzie reali.

Mutuo Domus Intesa San Paolo: in cosa consiste?

Con Intesa San Paolo è possibile richiedere mutui per la ristrutturazione anche oltre 100.000€, restituibili fino a 30 anni. E’ possibile scegliere un tasso fisso oppure un tasso variabile.

Se preferisci la stabilità della rata avrai a disposizione:

  • Piano Base: il tasso e l’importo della rata sono definiti all’erogazione del mutuo e rimangono invariati per tutta la durata del finanziamento
  • Multiopzione: il mutuo inizia a tasso fisso e prevede la possibilità di scegliere, ogni 3 o 5 anni, il tipo di tasso da applicare al periodo successivo (scegliendo tra fisso o variabile)
  • Bilanciato: alla richiesta puoi scegliere la quota del mutuo finanziata a tasso fisso (70%, 60%, 50%) e quella finanziata a tasso variabile (30%, 40%, 50%)

Se invece vuoi beneficiare di eventuali riduzioni dei tassi di interesse, assumendo il rischio di un aumento delle condizioni di tasso avrai a dispozione:

  • Piano Base: il tasso e la rata variano periodicamente in funzione dell’andamento dell’indice di riferimento (Euribor 1M o MRO della BCE)
  • Multiopzione: il mutuo inizia a tasso variabile e prevede la possibilità di scegliere, ogni 3 o 5 anni, il tipo di tasso da applicare al periodo successivo (scegliendo tra fisso o variabile)
  • Bilanciato: alla richiesta del mutuo puoi scegliere la quota del mutuo finanziata a tasso variabile (70%, 60%) e quella finanziata a tasso fisso (30%, 40%)
  • CAP di tasso: fissi un tetto massimo (CAP) sul tasso di interesse variabile per l’intero piano di rimborso o solo per la prima metà della durata

Mutuo Domus Intesa San Paolo è il finanziamento che più si adatta alle tue esigenze aiutandoti a realizzare la casa dei tuoi sogni!

L’importo, oltre 100.000 euro, è coperto dal finanziamento che puoi ottenere in base all’entità dei lavori.

La percentuale dei costi dei lavori è coperta dal finanziamento per ristrutturazioni che richiedono concessione edilizia.

In caso di piccole ristrutturazioni, l’Erogazione dell’intera somma richiesta avverrà al momento della sottoscrizione del mutuo.

Se hai acquistato le opzioni di flessibilità ed hai pagato 12 rate mensili, puoi richiedere la sospensione di una o più rate per 3 volte per le piccole ristrutturazioni.

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