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Abrasivi per l’edilizia, a cosa servono e come vengono utilizzati?

Abrasivi per l’edilizia, a cosa servono?

Un abrasivo è un materiale le cui caratteristiche sono durezza e densità. Esse devono essere tali da permettere di lavorare altri materiali attraverso l’asportazione dello stesso.

Abrasivi per l’edilizia: origine e caratteristiche

Gli abrasivi sono di origine naturale o sintetica. Si distinguono principalmente per il loro grado di durezza, il quale si misura attraverso apposite scale (Knopp, Mohs).

Il materiale abrasivo più duro presente in natura è il diamante. Esistono poi altri materiali di origine sia naturale sia sintetica. Ne sono un esempio il carburo di silicio, il corindone e lo zirconio. Essi non raggiungono lo stesso grado di durezza del diamante, ma vi si avvicinano molto.

Per realizzare un abrasivo è necessario un supporto sul quale far aderire la polvere abrasiva.  I grani abrasivi, orientati attraverso un campo elettrico in modo da esporre i loro bordi più taglienti, vengono fissati ad un supporto (tela o carta) mediante un primo strato di resina. E tenuti in posizione da un secondo e più consistente strato di resina.

In alcuni casi al di sopra del secondo strato di resina o mischiato alla resina stessa sono presenti additivi raffreddanti e lubrificanti allo scopo di migliorare le prestazioni dell’abrasivo. Ciò avviene soprattutto in prodotti estremamente performanti come gli abrasivi ceramici.

Esempi di abrasivi per l’edilizia sono i fogli di carta abrasiva, conosciuta come carta vetrata ed i nastri abrasivi.

Le tipologie di abrasivi per l’edilizia

Gli abrasivi vengono classificati in base ai seguenti fattori:

  • durezza,
  • grandezza della grana,
  • materiale di cui sono composti

Questi fattori sono fondamentali in quanto influenzano in maniera decisiva il risultato che si vuole ottenere.

La tipologia degli abrasivi dipende dal tipo di supporto sul quale sono fissati.

I supporti possono essere di tue tipi:

  • Flessibili, come carta o tela e sono i più utilizzati. Per fissare l’abrasivo al supporto viene utilizzata resina o colla. Ne sono un esempio,  i fogli di carta abrasiva o carta vetrata, i nastri abrasivi.

Nella fabbricazione degli abrasivi flessibili i supporti più utilizzati sono: carta, tela, combinazione carta-tela, fibra vulcanizzata e film di poliestere.

  • Rigidi, come dischi e ruote lamellari. Si tratta di strumenti complessi per la cui realizzazione è necessario l’utilizzo di macchinari industriali.

Entrambi le tipologie di abrasivi, sia flessibili (tele, carte e fibre) sia rigidi (mole convenzionali a legante ceramico e mole a centro depresso a legante organico) rappresentano le due principali aree d’affari della produzione industriale italiana di abrasivi tradizionali.

Qual è il rapporto esistente tra lavorazione e strumenti abrasivi?

Ad ogni lavorazione, corrisponde uno strumento abrasivo diverso. Per questo motivo esistono dischi, ruote, mole, frese e lime varie.

Tutti questi strumenti si differenziano in base a tre parametri fondamentali, ovvero forma,  grana e dimensione.

Per lavorare una superficie è necessario avere un abrasivo con la forma adatta. Se devi lavorare superfici piane, sono indicati dischi piani o conici. Il primo offre un’ abrasione più aggressiva su una superficie ristretta. Invece il disco conico permette di lavorare su una superficie più ampia e con maggior precisione.

Se devi lavorare angoli o superfici sagomate è preferibile utilizzare abrasivi aventi una forma a tazza.

Lo spessore della grana influenza la velocità di pulizia ed il pattern prodotto.  Abrasivi aventi una grana compresa tra 8 e 16 sono generalmente molto ruvidi. Sono indicati per dare alla superficie un pattern profondo.

Gli abrasivi aventi una grana dai 20 ai 40 sono considerati per scopi generici e molto vari.

Invece quelli aventi una grana con spessore che va dai 120 in su, vengono utilizzati soprattutto per la rifinizione.

Gli abrasivi vengono utilizzati soprattutto per lavorazioni di tipo industriale, in particolare nel settore automobilistico ed in quello metallurgico.

Grazie agli abrasivi, è possibile donare alle opere realizzate una finitura esente da imperfezioni ed ottenere una superficie lucida o opaca in base alle proprie esigenze.

Gli abrasivi servono a levigare, lucidare e rifinire una superficie di qualsiasi tipo. Sono disponibili in varie dimensioni, in modo tale da adattarsi allo strumento che si possiede ed alla lavorazione che si deve eseguire.

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Come valorizzare la cantina

Quando si acquista o si ristruttura casa, spesso si considerano solamente gli ambienti effettivamente “abitati”, mentre si presta minore attenzione a stanze come per esempio la cantina, che invece può rivelarsi un locale estremamente utile.

Ecco allora alcuni suggerimenti su come valorizzare la cantina e renderla un ambiente organizzato e accogliente.

L’importanza degli scaffali

Una delle prime cose da fare se si desidera scoprire come valorizzare la cantina consiste nel renderla un locale ordinato.

Non dimentichiamo che questa stanza viene utilizzata nella maggior parte dei casi come magazzino domestico o come dispensa e, di conseguenza, è facile che in breve tempo si creino caos e confusione.

Per questo è importante riuscire a organizzare gli spazi e per farlo al meglio può essere utile avvalersi di scaffali e mensole, dove riporre i diversi oggetti.

Sia che si utilizzi la cantina come luogo dove riporre bottiglie di vino pregiate, sia che la si adibisca ad archivio dove conservare i documenti importanti, è fondamentale, una volta varcata la soglia, sapere esattamente dove si trova questo o quell’oggetto.

Trasformare la cantina in una zona relax

Come valorizzare la cantina? Per esempio uscendo dagli schemi e considerandola anche un luogo che può svolgere funzioni diverse da quella di semplice spazio di archiviazione.

Un’idea interessante, soprattutto se si è amanti del buon vino, consiste nel creare una zona relax accanto agli scaffali dove sono conservate le bottiglie: in questo modo, la cantina diventa uno spazio in cui tenere le etichette più prestigiose e, al tempo stesso, intrattenere gli ospiti o semplicemente concedersi una pausa di relax sorseggiando un bicchiere di vino.

Come valorizzare la cantina realizzando una sala da biliardo

Siete incalliti giocatori di biliardo ma non sapete dove posizionare il tavolo verde in casa? La cantina potrebbe essere la soluzione perfetta per voi.

Se le dimensioni del locale lo consentono, infatti, potete realizzare una sala da biliardo proprio in cantina, per non farvi mai mancare le occasioni di divertimento…anche senza muovervi da casa!

La cantina come sala cinema? Si può!

Con l’offerta sempre più ampia che i canali e le piattaforme TV offrono per l’intrattenimento, potrebbe venirvi l’idea di creare una piccola sala cinema direttamente a casa vostra.

Proposito interessante, ma purtroppo non sempre realizzabile, per diverse ragioni: non avete a disposizione una stanza ad hoc, nel vostro soggiorno non c’è abbastanza spazio, il vostro partner non ama trascorrere ore davanti al piccolo schermo.

Per tradurre in realtà questo ambizioso progetto, un ottimo espediente può consistere nel trasformare la cantina in un’accogliente sala cinema, dotata di una TV maxischermo, divani e poltrone: un’oasi di relax da godersi da soli o in compagnia di amici e familiari.

Come valorizzare la cantina: tempo di workout

Tra le diverse idee su come valorizzare la cantina, una particolarmente interessante consiste nell’adibire questo locale a palestra.

Complice la pandemia di Covid 19, molti di noi si sono resi conto di quanto sia importante allenarsi anche all’interno delle proprie mura domestiche: creare un piccolo spazio per tonificare il corpo e scaricare la mente può dunque essere un’ottima idea per ripensare agli spazi della casa in modo creativo e, al tempo stesso, funzionale.

Una dispensa ineguagliabile

Ci risiamo: avete fatto la spesa grossa e ora non sapete dove riporre barattoli e conserve.

I mobili della cucina, per quanto capienti, non riescono a contenere tutto (soprattutto se avete una cucina piccola) e nella credenza avevate già riposto i servizi di piatti per le occasioni speciali.

Ora, visto che creare disordine in cucina e nella zona pranzo è fortemente sconsigliabile in termini di praticità, una valida alternativa può essere adibire la cantina a dispensa.

Con l’aiuto di mensole e ripiani, sarà facile organizzare lo spazio in modo semplice e funzionale: in questo modo, avrete sempre sotto mano ciò che vi serve, senza dover rinunciare ad acquistare prodotti da conservare perché non sapete dove metterli.

Questa idea su come valorizzare la cantina può rivelarsi molto utile anche se preparate in casa marmellate e conserve: allestendo una dispensa in cantina, infatti, potete riempire quanti vasetti volete e tenerli in un luogo sicuro e protetto finché non decidete di usarli in cucina.

Come valorizzare la cantina: curare l’illuminazione

Considerando che la cantina si trova solitamente nella zona seminterrata della casa, è necessario assicurare al locale una buona illuminazione, indipendentemente dall’ambiente che volete crearvi.

Il consiglio è di realizzare un punto luce forte al centro della stanza, che possa illuminarne al meglio l’intera superficie, aggiungendo, se necessario, anche delle appliques sulle pareti.

Un altro accorgimento utile consiste nel collocare una o più prese all’interno del locale, specie se utilizzate la cantina come laboratorio, così potete sistemare comodamente una lampada accanto al piano di lavoro.

La cantina come magazzino: ganci e scatole

Abbiamo preso in considerazione diverse idee interessanti su come valorizzare la cantina, ma questo non significa che non potete utilizzare il locale come fa la maggior parte della gente e cioè come deposito.

In questo caso, valorizzare la cantina significa organizzare al meglio gli spazi: tramite scaffali e mensole, come abbiamo visto, ma anche installando al muro dei ganci – utili per appendere attrezzi ma anche, per esempio, le biciclette – o avvalendosi di apposite scatole per riporre gli oggetti.

In questo modo avrete non solo una cantina ordinata, ma potrete anche sfruttare al meglio tutto lo spazio a disposizione, riuscendo a riporre nel locale davvero molte cose.

Un’altra casa…in cantina!

Se avete in mente di ristrutturare casa ma non volete utilizzare la cantina come spazio di archiviazione, un’alternativa interessante consiste nel creare un piccolo appartamento proprio all’interno di questo spazio, per accogliere gli ospiti oppure – perché no? – da affittare.

Se le dimensioni del locale lo consentono, all’interno della cantina possono trovare posto una zona living con divano letto, un bagno e un piccolo cucinino: tutto ciò che serve, anche in poco spazio.

Tecnica dello spatolato, caratteristiche e vantaggi della pittura

Tecnica dello spatolato, caratteristiche e vantaggi della pittura

Le pareti di casa, negli ultimi anni, non vengono più semplicemente imbiancate, ma si ricorre a diverse tecniche di pittura, tra cui la tecnica dello spatolato. Ma in cosa consiste?

Una forma di decorazione murale molto diffusa

La tecnica decorativa dello spatolato o anche stucco veneziano, è una tecnica molto antica, la quale consente di decorare le pareti interne con vari strati di stucco, in modo da realizzare un rivestimento murario in grado di resistere perfettamente sia all’umidità sia alle muffe.

Questa tecnica è particolarmente adatta agli ambienti interni eleganti.  Grazie alla sua particolare tipologia questo rivestimento può accostarsi anche a stili moderni e più severi.
Si tratta di una tecnica che non necessita di attrezzi ed utensili particolari ma richiede di avere una notevole abilità nell’uso della spatola. Quest’ultima viene utilizzata al posto del pennello o del rullo.

Il rivestimento, una volta applicato, appare sempre diverso, con effetti visivi e sfumature accentuati a seconda dell’abilità del decoratore nell’uso della spatola.

Le caratteristiche della tecnica dello spatolato

Lo spatolato si ottiene dalla miscela di grassello di calce e la miscela di calce aerea ed acqua, con una polvere impalpabile di marmo.

L’effetto liscio e lucido è ottenuto dalla stesura di 2/3 mani di prodotto mediante la spatola.

Il risultato finale è un prodotto che dona fascino all’abitazione ed è molto resistente all’umidità.

Questa tecnica presenta le seguenti caratteristiche:

  • Grande effetto decorativo
  • Resistenza alla muffa
  • Traspirabilità
  • Tempi di esecuzione lunghi
  • Costi elevati

LEGGI ANCHE: Caratteristiche e vantaggi delle pitture antismog

I colori e la tecnica dello spatolato

La tecnica dello spatolato permette di scegliere una vasta gamma di colori, dalle tinte più tenui a scelte cromatiche più accese o scure. Scopriamole insieme:

  • Bianco,  è il colore che si avvicina maggiormente all’effetto marmoreo,  rendendo le stanze decisamente eleganti. Se vuoi rendere l’ambiente più luminoso ed accogliente, lo stucco veneziano bianco è la scelta ideale. Ed è adatto anche in ambienti moderni.
  • Nero, accostato al bianco, può essere utilizzato per rivestire pareti, realizzando un effetto di forte impatto visivo ma allo stesso tempo molto chic. Si consiglia di non abusare di questo colore, soprattutto negli ambienti piccoli ove il nero potrebbe ridurre a livello visivo lo spazio abitativo.
  • Grigio, ideale per regalare dinamismo ad ambienti vuoti. Questo colore è anche perfetto per ambienti moderni, dove può essere utilizzato come semplice sfondo.
  • Rosso, colore caldo che dona vita ad ogni tipo di ambiente abbinandosi perfettamente con tinte a contrasto, come l’azzurro ed il celeste.

Lo stucco veneziano colorato permette di vivacizzare gli ambienti interni, unendo bellezza e comfort: le varie sfumature acquistano calore grazie all’azione morbida e brillante dello stucco lucidato. Quest’ultimo consente di rendere ancora più viva la tonalità usata.
Spesso si va alla ricerca di un colore molto acceso e luminoso per dar risalto ancora di più a questa bellissima decorazione. Ma lo spatolato è un prodotto a base di calce  e di conseguenza è impossibile ottenere colorazioni molto forti, proprio per la natura del prodotto stesso.

Oggi molte aziende, per venire incontro a questa esigenza, hanno cercato di modificare questo prodotto a vantaggio del cliente riuscendo ad ottenere anche tonalità più intense e facilitando l’applicazione di questo prodotto.

Per dare un effetto veramente unico alla tua stanza, puoi provare ad ottenere delle nuance bicolore. In che modo? Miscelando  due o più colori, posandoli sulla spatola. Durante l’applicazione i colori si misceleranno (in parte) dando un effetto unico!
Un altro sistema per ottenere delle nuance bicolore è quello di applicare due o più colori a contrasto uno sopra l’altro, applicando un primo colore, farlo asciugare e poi applicare l’altro colore.

Nel caso di un ambiente caratterizzato dallo stile classico, si consiglia di applicare il rivestimento a tutte le pareti. Il risultato decorativo sarà di grande effetto.

Negli ambienti più moderni si può puntare soprattutto sull’originalità. In questo caso, si può applicare lo stucco veneziano colorato solo ad una parete o magari ad un angolo della stanza. Si crea così un effetto a contrasto con lo stile d’arredamento e del resto dell’ambiente.

In questo modo si può anche sottolineare e mettere in risalto un punto o un arredo particolare.

La tecnica e l’applicazione dello spatolato

Per applicare lo spatolato è fondamentale avere una parete di gesso. Una volta accertatosi di ciò, è possibile procedere all’applicazione dello stesso, la quale prevede tre stati sovrapposti di prodotto.

La fase iniziale prevede l’applicazione di uno speciale fondo per isolare bene il gesso.  Trascorse circa quattro ore è possibile iniziare la fase vera e propria della decorazione.

La prima fase prevede la rasatura delle pareti con lo stucco veneziano spalmando il prodotto con una spatola trapezoidale in modo uniforme con spatolate in senso circolare.

Dopo circa quattro ore si passa la carta vetrata 220 e, seguendo lo stesso procedimento della prima mano, si inizia la seconda mano.

Dopo aver atteso altre quattro ore, si passa la carta vetrata 220 procedendo con la terza ed ultima mano  sempre seguendo lo stesso procedimento della prima e della seconda.

Nell’ultima fase è molto importante aver cura della rasatura e premere con forza la spatola lisciando a più riprese lo stucco cercando di rendere la superficie più liscia e lucida possibile.

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Sistemi di climatizzazione, quali sono inclusi nel Superbonus 110%?

Sistemi di climatizzazione, quali sono inclusi nel Superbonus 110%?

Il Superbonus 110% è stato prorogato fino al 30 giugno 2022 e nel Decreto Rilancio è previsto anche l’innalzamento delle detrazioni fiscali per gli interventi di efficientamento energetico.

Il Decreto non fa esplicito riferimento ai condizionatori, ma l’acquisto e l’installazione di un climatizzatore a basso consumo energetico potrà essere portato in detrazione, a patto di soddisfare alcuni specifici requisiti. Scopriamo quali!

Superbonus 110% e condizionatori: quali sono i requisiti necessari?

Il cambio dei condizionatori, come le altre tipologie di interventi, è vincolato all’esecuzione di almeno uno degli interventi detti “trainanti”, i quali possano garantire un innalzamento di almeno due classi energetiche dell’edificio, che dovrà essere dimostrato attraverso l’apposita certificazione APE.

Trattandosi di un intervento trainato, la condizione principale da soddisfare per ottenere il Superbonus 110% anche sui condizionatori è che l’acquisto ed il montaggio siano associati ad almeno uno degli interventi considerati trainanti.

I requisiti da rispettare sono quelli definiti nell’articolo 119 del dl 34/2020, il quale prevede l’innalzamento della detrazione al 110% anche a tutti gli altri interventi di efficienza energetica previsti dall’articolo 14 del dl 63/2013, poi convertito in legge 90/2013.

I limiti di spesa sono quelli già previsti dalla normativa vigente per ciascun intervento di efficienza energetica.

Tra gli interventi trainanti per la riqualificazione energetica dell’edificio, a cui associare l’acquisto e l’installazione dei condizionatori, vi sono:

  • isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali ed inclinate che interessano l’involucro degli edifici, anche quelli unifamiliari, con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio stesso o dell’unità immobiliare indipendente
  • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffreddamento o la fornitura di acqua calda sanitaria sulle parti comuni degli edifici, oppure sugli edifici unifamiliari o ancora sulle unità immobiliari indipendenti
  • interventi antisismici o di riduzione del rischio sismico, tra quelli che rientrano nel Sismabonus

Nel caso in cui la sostituzione dei condizionatori non fosse associata a nessun intervento trainante del Superbonus 110%, allora si potrà sfruttare la detrazione al 65% per chi acquista un condizionatore a pompa di calore ad alta efficienza energetica per la sostituzione di uno di classe inferiore.

Sistemi di climatizzazione: quali possono essere installati?

Tra gli interventi agevolabili rientranti nel Superbonus 110% acquisto e montaggio dei condizionatori non sono previsti ma neanche esclusi.

La normativa non fa esplicito riferimento ai condizionatori, né includendoli né escludendoli. Si può dedurre che se vengono rispettati i requisiti previsti dal D. Lgs. 192/05, come modificato dal D. Lgs. 48/2020 per la definizione di ‘impianti di riscaldamento’, la sostituzione di climatizzatori possa rientrare nel Superbonus al 110% come intervento trainato.

In base al D.lgs. 48/2020, gli impianti di riscaldamento o impianti di climatizzazione invernale, sono il “complesso di tutti i componenti necessari a un sistema di trattamento dell’aria, attraverso il quale la temperatura è controllata o può essere aumentata”.

In base alle definizioni del D.lgs. 48/2020, gli impianti di riscaldamento o di climatizzazione invernale, rientrano negli impianti termici.

Il Decreto definisce l’impianto termico come un “impianto tecnologico fisso destinato ai servizi di climatizzazione invernale o estiva degli ambienti, con o senza produzione di acqua calda sanitaria, o destinato alla sola produzione di acqua calda sanitaria, indipendentemente dal vettore energetico utilizzato, comprendente eventuali sistemi di produzione, distribuzione, accumulo e utilizzazione del calore nonché gli organi di regolazione e controllo, eventualmente combinato con impianti di ventilazione. Non sono considerati impianti termici i sistemi dedicati esclusivamente alla produzione di acqua calda sanitaria al servizio di singole unità immobiliari ad uso residenziale ed assimilate”.

I sistemi di climatizzazione possono essere considerati come parte degli interventi per l’aumento dell’efficienza energetica dello stabile.

Scegliendo un climatizzatore a basso consumo energetico, avente almeno classe A+, quest’ultimo potrà essere utilizzato come sistema di raffreddamento o di riscaldamento a costo zero e quindi il contribuente potrà fruire del Bonus.

L’ENEA avrà il compito di protocollare ed accettare le richieste di detrazioni fiscali.

I sistemi di climatizzazione devono essere fissi e funzionanti, oppure riattivabili con un intervento di manutenzione, anche straordinaria.

I documenti necessari per aderire alla detrazione fiscale

Per poter richiedere la detrazione del bonus al 110% occorre rispettare i requisiti previsti dalla legge e conservare e consegnare tutta la documentazione al momento della dichiarazione dei redditi.

E’ fondamentale conservare i seguenti documenti:

  • ricevuta del bonifico, che attesti il pagamento del condizionatore
  • ricevuta di avvenuta transazione, per i pagamenti effettuati con carta di credito o di debito documentazione di addebito sul conto corrente
  • fatture di acquisto, che riportino la natura, la qualità e la quantità di prodotto e servizi che sono stati acquisiti.

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Ristrutturazione cucina: gas o induzione?

Quando si intraprendono lavori di ristrutturazione cucina, occorre tenere in considerazione molti aspetti: dallo stile dei mobili alle piastrelle, dagli elettrodomestici al piano di cottura.

A proposito di quest’ultimo, una delle domande più frequenti che si pone chi ha in programma di iniziare interventi di ristrutturazione cucina è: gas o induzione?

Si tratta di due tipologie di cottura molto diverse tra loro, sia dal punto di vista estetico sia sotto il profilo funzionale.

Scopriamone allora caratteristiche, vantaggi e svantaggi.

Il piano cottura a induzione

Per rispondere alla domanda relativa alla ristrutturazione cucina: “gas o induzione?” è necessario conoscere le peculiarità di entrambe le tipologie di piani di cottura.

Cominciamo con quello a induzione, analizzando le sue specifiche:

  • È moderno ed elegante: l’induzione è una soluzione molto raffinata, esteticamente parlando. Il piano di cottura si presenta completamente piano e uniforme, lucido e liscio, perfetto per una cucina dal design contemporaneo;
  • Funziona in virtù del principio di induzione elettromagnetica: ciò significa che il calore prodotto viene trasmesso sul fondo di pentole e padelle attraverso apposite bobine che generano campi magnetici. In questo modo, si riscalda solo l’area dove è appoggiata la pentola e non il resto del piano, che rimane freddo, aumentando così il comfort e la sicurezza di chi è ai fornelli;
  • Per utilizzarlo è necessario acquistare il pentolame specifico. Si tratta forse dell’unico svantaggio del piano di cottura a induzione, anche se il problema può essere facilmente risolto, dato che, con la crescente diffusione dell’induzione, sul mercato si trovano ormai tantissimi prodotti studiati appositamente per questa modalità di cottura degli alimenti. Ciononostante, di solito il pentolame apposito per l’induzione ha un costo superiore a quello che si utilizza per i piani di cottura a gas;
  • Può anche essere sprovvisto di cappa. La cappa, nei moderni modelli di cucine, è spesso un elemento di design, che si integra perfettamente con il mobilio e dà valore aggiunto alla cucina; ad alcune persone, tuttavia, la cappa non piace e ne farebbero volentieri a meno. Optando per il piano di cottura a induzione, eliminare la cappa è una possibilità concreta: alcuni modelli di piani cottura a induzione, infatti, sono dotati di aspiratori integrati che svolgono la stessa funzione della cappa, senza quindi che vi sia bisogno anche di quest’altro elemento. La mancanza della cappa è una soluzione adatta soprattutto per le cucine in stile minimal, in quanto permette di conferire un look davvero essenziale all’ambiente, pur mantenendo intatte tutte le funzionalità che si richiedono in questa importantissima stanza della casa.

Piano di cottura a gas

Ritorniamo al quesito iniziale: cosa è meglio, per una ristrutturazione cucina: gas o induzione?  

Per poter rispondere con chiarezza e completezza occorre scoprire, dopo aver passato in rassegna quelle dell’induzione, le caratteristiche del piano di cottura a gas.

  • Il funzionamento della cucina a gas è molto semplice: i fornelli erogano gas dopo essere stati attivati tramite una modalità di accensione con scintilla. Ciò non significa tornare ai vecchi tempi, quando per cucinare bisognava accendere il gas con l’apposito accendigas o, nel peggiore dei casi, avvalendosi dei fiammiferi; fortunatamente, i moderni piani di cottura a gas funzionano in modo molto efficiente, tramite bruciatori in grado di garantire un risparmio in bolletta fino al 65% ;
  • I piani di cottura a gas disponibili oggi sul mercato sono molto sicuri, presentando la termocoppia di sicurezza che consente di interrompere l’erogazione di gas nel momento in cui la fiamma – anche accidentalmente – si spegne; i comandi sono posti in posizione frontale o laterale, assicurando il massimo comfort di utilizzo e, infine, sui fornelli sono presenti le apposite griglie per appoggiare le pentole;
  • I moderni piani di cottura a gas sono piuttosto longevi: si stima infatti che, con la corretta manutenzione, possano durare senza problemi fino ad almeno 18 anni.

Ristrutturazione cucina: gas o induzione? Un confronto

Ristrutturazione cucina: gas o induzione? Per poter scegliere con cura la soluzione più adatta alle proprie esigenze bisogna considerare ogni dettaglio.

Ora che abbiamo visto le caratteristiche di ciascuno dei due piani di cottura, è opportuno procedere con un confronto diretto, per capire quale dei due fa più al caso vostro.

Dal punto di vista dei consumi, il piano di cottura a induzione è apparentemente più vantaggioso di quello a gas, perché per scalda solo il fondo della pentola (e non tutto il piano di cottura), sicché il calore risulta ottimamente veicolato e concentrato; per contro, però, per installare un piano di cottura a induzione è necessario un contatore elettrico con una potenza di 4,5-6 kW, quasi il doppio di quelli comunemente presenti nelle case degli italiani, che si attestano sui 3 kW.

Se sul piano dei consumi c’è una sostanziale parità tra il piano di cottura a induzione e quello a gas, rispetto alla sicurezza il primo ha senza dubbio una marcia in più: anche se i moderni piani di cottura a gas sono dotati di efficienti meccanismi di sicurezza, optando per l’induzione si elimina completamente l’eventuale probabilità di fughe di gas.

Anche riguardo alla pulizia e alla velocità di cottura, l’induzione presenta più vantaggi: grazie alla sua superficie omogenea, si deterge velocemente e senza fatica, mentre circa la rapidità di cottura, basta considerare che per raggiungere la bollitura sono necessari appena 3 minuti con il piano a induzione, quasi la metà del tempo che occorre per svolgere la stessa operazione con i fornelli a gas.

Ristrutturazione cucina: gas o induzione? Considerazioni finali

Come abbiamo visto, entrambe le modalità di cottura presentano diversi vantaggi, anche se quello a induzione può essere preferibile in termini di efficienza energetica a lungo termine, sicurezza e facilità di utilizzo.

Se però si vive in una casa in affitto e, per questo, non si investe su un nuovo contatore elettrico, il classico fornello a gas è preferibile, a patto che, ovviamente, ci si trovi a proprio agio nell’utilizzo del piano cottura più “tradizionale”.

Carta da parati soggiorno: guida alla scelta giusta

Carta da parati soggiorno: guida alla scelta giusta

Oggi la carta da parati è tornata nuovamente in auge, ma non è sempre facile scegliere quella giusta in base al proprio stile ed alle proprie esigenze. Come scegliere quella giusta?

Carta da parati, un valido elemento di design

La carta da parati può trasformare qualsiasi stanza. Grazie ai motivi, ai colori ed alle texture sulle pareti ha il potere di cambiarne l’aspetto e l’atmosfera.

Può essere un elemento di design di grande impatto in qualsiasi stanza. Per questo motivo vale la pena prenderla in considerazione anche per le pareti del soggiorno. Bisogna considerare molti fattori: il soggiorno è probabilmente il luogo più importante di tutta la casa. E’ il luogo in cui ci si rilassa, ci si diverte con tutta la famiglia, ma è anche la stanza dove gli ospiti vengono accolti.

La carta da parati deve donare calore, profondità e consistenza a questo spazio multifunzione. Con un po’ di fantasia e di creatività, potrai rendere la stanza unica e creare vari ambienti.

Stai pensando ad una soluzione che dia personalità alle pareti ed hai bisogno di alcuni consigli che ti rassicurino? Ecco alcuni suggerimenti che ti aiuteranno a scegliere la carta da parati giusta per il soggiorno.

  1. Coordina la carta da parati con le altre texture. Scegli sempre la carta da parati in relazione agli altri materiali ed all’atmosfera dell’ambiente. Puoi effettivamente usare questo elemento di design per dare al soggiorno l’atmosfera desiderata coordinandola con gli altri materiali presenti.

Pensa bene allo stile della stanza che stai per arredare:

  • se è romantico, opta per dei motivi delicati e floreali, con linee sottili in colori tenui e pastello
  • se è informale, le finiture finte che ricreano lo stucco sono soluzioni semplici e di effetto
  • se è contemporaneo/moderno, prendi in considerazione le geometrie con accenti lucidi e metallici. Quest’anno sono di tendenza anche i grandi fiori stampati
  • se lo stile è tradizionale, puoi scegliere stampe damascate oppure le strisce, che si coordinano perfettamente con gli arredi e le decorazioni tradizionali

2. Pensa a come userai la carta da parati. Una volta considerato materiali e stile della stanza, dovrai pensare a come verrà usata la carta. Hai due soluzioni:

  • Copri tutte e quattro le pareti. Un classico, per un look fresco e contemporaneo. Motivi semplici e sobri non stravolgeranno il soggiorno, ma aggiungeranno un tocco di tendenza.
  • Caratterizza solo una parete. Scegli un motivo forte e caratterizzante per evidenziare un’area della stanza, come ad esempio l’angolo del divano. I disegni con un pizzico di metallico daranno un tocco di classe e di glamour alla stanza.

3. Scegli colori caldi, come il beige, il giallo caldo e l’ambra tenue. Sono tonalità ideali se desideri uno spazio da vivere in assoluta tranquillità.

Se invece hai spesso ospiti ed hai bisogno di un qualcosa che ravvivi la stanza, prova tonalità più accese come l’arancione o il blu cobalto.

La carta da parati non ha bisogno per forza di motivi per essere perfetta per il tuo soggiorno. Puoi optare anche per una semplice carta da parati a tinta unita che regali colore e consistenza alla tua stanza. Essa è una valida alternativa alla pittura, la quale tende a mostrare lo sporco più facilmente.

Un consiglio importante è quello di appuntare i campioni dei colori o dei motivi che hai scelto sul muro o sui muri che hai intenzione di tappezzare, così potrai vedere se effettivamente vanno bene.

4. Scegli motivi disegnati proporzionali alla grandezza del soggiorno. Quando scegli una carta con dei motivi disegnati, rifletti sulla dimensione della stanza in relazione alla scala del disegno.

Una stampa molto grande si accorda male in un soggiorno piccolo, perché sovrasta ogni cosa. Invece disegni piccoli e dettagliati si perdono in spazi molto ampi.

In relazione alla grandezza del soggiorno puoi scegliere la carta da parati con motivi stampati.

5. Scegli il materiale più adatto allo stile della tua abitazione, come:

  • Carta da parati in cellulosa naturale, fibra molto resistente e che dura nel tempo. Particolarmente adatta per gli amanti delle soluzioni green, visto che non è plastificata. La fibra naturale deriva dalla lavorazione del legno e viene poi colorata a tinta unita o a fantasie.
  • Carta da parati in tessuto non tessuto, particolarmente apprezzata da coloro che desiderano ricreare sulle pareti l’aspetto del tessuto, senza spendere cifre che il vero tessuto richiederebbe. E’ più resistente del tessuto ed è composta da uno strato in fibre tessili, come cotone, lino o seta e da uno strato in fibre sintetiche.

Questo tipo di carta è indicata soprattutto nei soggiorni umidi perché la sua struttura consente di traspirare alle pareti, prevenendo la formazione della muffa. E’ lavabile con acqua e sapone ed è resistente alle alte temperature.

  • Carta da parati vinilica, oltre a garantire una lunga durata nel tempo, è ignifuga, assolutamente inodore, si applica e si rimuove molto facilmente ed è lavabile.

La composizione di questo tipo di carta vede l’utilizzo di uno strato di tessuto non tessuto e di uno strato di vinile. Viene utilizzata per gli effetti materici, ovvero per ricreare la sensazione della superficie naturale del legno, la ruvidezza della pietra o la lucentezza del marmo.

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Come utilizzare la resina

Come utilizzare la resina nell’edilizia? Una domanda che incuriosisce molte persone, attratte dalle numerose potenzialità di questo materiale, un tempo impiegato quasi esclusivamente in ambito industriale ma oggi largamente diffuso anche nei contesti residenziali.

Le proprietà della resina

Prima di scoprire come utilizzare la resina, occorre sapere che si tratta di un materiale che offre molti vantaggi.

Prima di essere applicata, la resina viene opportunamente lavorata, in modo da garantire:

  • Resistenza alle fiamme;
  • Elasticità e flessibilità;
  • Capacità antistatica;
  • Possibilità di essere disposta a forma di rete

La resina viene ampiamente utilizzata per le ristrutturazioni edilizie, ma anche nel caso di nuove costruzioni, soprattutto per le pavimentazioni.

Le tipologie di resina

Per sapere come utilizzare la resina al meglio è necessario conoscerne le diverse tipologie. La resina, infatti, non è tutta uguale, ma si distingue in:

  • Resina epossidica
  • Resina acrilica
  • Resina poliuretanica
  • Resina cementizia

Per quanto riguarda la resina epossidica, si tratta di un polimero sintetico, creato unendo resina base e un materiale indurente e che risulta particolarmente viscoso.

Questo tipo di resina viene utilizzato in particolare per il rivestimento dei pavimenti, soprattutto laddove è richiesta un’elevata resistenza all’usura, ma anche all’umidità e agli sbalzi di temperatura.

La resina acrilica è frutto di una particolare lavorazione: la polimerizzazione di monomeri acrilici, che consente al materiale di accrescere la sua durabilità e diventare molto traspirante.

La resina acrilica, al contrario degli altri tipi di resina, è piuttosto liquida e quindi non richiede l’utilizzo di un diluente. Resistente alle fiamme e agli sbalzi di temperatura, la resina acrilica è un materiale versatile che trova diverse possibilità di applicazione nell’edilizia.

Uno dei principali vantaggi della resina poliuretanica consiste nella sua elevata resistenza meccanica, caratteristica che la rende perfetta anche come rivestimento delle pavimentazioni outdoor.

La resina poliuretanica è molto impiegata in ambito industriale, perché è in grado di reggere ottimamente il passaggio – anche continuo – di persone e veicoli e, in più, è molto resistente all’azione dei raggi UV, che non ne provocano l’ingiallimento.

Un’altra peculiarità della resina poliuretanica consiste nel fatto di essere termoindurente, solidificandosi velocemente con le basse temperature. Si tratta di una delle tipologie di resina più costose ma, al tempo stesso, è di ottima qualità e garantisce le migliori performances.

Come utilizzare la resina cementizia? Questo tipo di resina sta diventando sempre più popolare, anche perché è del tutto ecosostenibile e atossica: alla composizione di base, infatti, viene aggiunta soltanto dell’acqua.

Il fatto di essere la resina più eco-friendly non comporta comunque alcuna mancanza in termini di funzionalità; al contrario, la resina cementizia presenta un’elevata resistenza all’acqua, all’umidità e all’azione diretta dei raggi solari, tanto che viene molto utilizzata per rivestire spazi esterni, come balconi, piscine o terrazzi.

Con il passare del tempo, inoltre, accresce la sua durezza. La resina cementizia è molto apprezzata anche dal punto di vista estetico e offre numerose possibilità di personalizzazione, con tante soluzioni possibili per quanto riguarda colori, tipologie di finitura e grado di granulosità della superficie.

Come utilizzare la resina: le pavimentazioni

La resina è un materiale molto versatile che viene sempre più spesso apprezzato anche per l’ambito residenziale. Una delle applicazioni più diffuse della resina consiste nel suo impiego per il rivestimento dei pavimenti.

Scopriamo allora quali sono i principali vantaggi e svantaggi di un pavimento in resina.

Per quanto riguarda i “pro”, molti li abbiamo già elencati parlando delle diverse tipologie di resina, ma è bene ricordarli per rendersi ben conto dei tanti lati positivi di questo materiale. A pregi come:

  • Resistenza
  • Durabilità
  • Impermeabilità

Si aggiungono, soprattutto se si tratta di pavimenti interni, la facilità di pulizia (la pavimentazione in resina è monolitica, cioè uniforme, quindi non presenta fughe), la possibilità di posarla sopra una superficie preesistente, la rapidità della posa stessa e i prezzi competitivi.

Vale la pena aprire una breve parentesi sul tema della sovrapposizione a una pavimentazione già presente, poiché si tratta di un argomento particolarmente interessante per chi sta affrontando – o è comunque in procinto di farlo – una ristrutturazione.

Nell’ottica di ridurre le spese per i lavori, infatti, la resina rappresenta una soluzione molto allettante, dal momento che non solo non è necessario smantellare il pavimento preesistente, ma non occorre nemmeno riadattare gli infissi: lo spessore finale risulta molto sottile, evitando così la creazione di antiestetici e – da un punto di vista prettamente pratico e funzionale – scomodi dislivelli.

Un ulteriore vantaggio della resina come rivestimento per pavimento è legato alla sua versatilità, che la rende perfetta in ogni contesto, a prescindere dallo stile d’arredo prescelto.

Le soluzioni possibili in termini di colori e finiture, infatti, sono numerosissime: la resina può presentare consistenze diverse (liscia o ruvida), essere lucida, opaca o satinata e di tanti colori diversi; da ultimo, ma non di minore importanza, questo materiale può essere lavorato in modo estremamente decorativo, per esempio inserendovi oggetti naturali, come foglie o pezzi di legno e restituendo così originalità e stile agli ambienti in cui viene applicata.

Rispetto, invece, agli svantaggi, sono davvero pochi e possono riassumersi in:

  • Danni causati dall’usura: per quanto resistenti, le superfici in resina alla lunga possono risentire delle sollecitazioni ed è quindi possibile che si creino piccole crepe o rotture;
  • Ingiallimento: le resine solitamente presentano un buon grado di resistenza ai raggi UV; tuttavia, alcune tipologie di resina risultano più sensibili di altre e, di conseguenza, possono ingiallirsi nel tempo.

Come utilizzare la resina: le principali applicazioni

Oltre che per il rivestimento dei pavimenti, la resina può essere impiegata anche per rivestire le pareti, anche negli spazi interni.

Un ambiente dove la scelta di questo materiale si dimostra particolarmente indovinata è, per esempio, il bagno: grazie all’elevata resistenza all’acqua e all’umidità, la resina è perfetta come rivestimento per pareti, pavimenti, ma anche per il piano dove appoggia il lavabo, offrendo numerosi vantaggi sia in termini di funzionalità che sul piano estetico.

https://www.ristrutturainterni.com/guida-alla-scelta-delle-piastrelle-per-il-bagno-grandi-lastre

Piastrelle per rivestimenti casa: guida alla scelta

Le piastrelle sono una delle soluzioni più diffuse ed utilizzate per i rivestimenti casa. Robuste e durevoli, donano alla tua abitazione un aspetto di classe.

Di facile manutenzione e pulizia, sono disponibili in un’enorme varietà di colori e disegni che si integrano facilmente con l’arredamento. Non tutte le piastrelle però sono adatte ad ogni spazio.

Le tipologie di piastrelle per rivestimenti casa

Esistono varie tipologie di piastrelle adatte ad ogni spazio della tua abitazione. Vediamo insieme caratteristiche e vantaggi delle stesse.

  • Piastrelle di ceramica.

Possono essere sia smaltate che non. Le prime, disponibili in commercio sia semplici sia decorate, sono adatte a pavimenti e pareti.

  • Piastrelle di cemento.

Robuste e resistenti, sono indicate per vialetti e pavimenti esterni. Non hanno una finitura liscia ma offrono una buona presa anche quando sono bagnate.

  • Piastrelle di terracotta.

Realizzate con argilla naturale, sono estremamente durevoli e resistenti all’acqua. Sono adatte sia per essere utilizzate sui pavimenti sia sulle pareti ma generalmente vengono preferite nel soggiorno.

  • Piastrelle a mosaico.

Piccole piastrelle fatte di porcellana, pietra naturale, vetro o ceramica. Si trovano in commercio sia smaltate che non smaltate e sono un’eccellente soluzione se vuoi dare un tocco di colore ad una stanza senza creare confusione né dissonanze. Solitamente vengono utilizzate per rivestire cucine e bagni.

  • Piastrelle in pietra naturale.

Realizzate in granito o marmo, possono essere impiegati nel soggiorno ma anche sui piani di lavoro della cucina e nei bagni dove regalano un’atmosfera di lusso e ricercatezza. Durezza e resistenza dipendono dal tipo di pietra utilizzata.

  • Piastrelle vetrificate.

Vengono lavorate in modo tale da essere durevoli e resistenti a graffi, a macchie e all’ acido. Sono relativamente economiche e disponibili in un’ampia varietà di colori. Possono essere utilizzate praticamente in qualsiasi stanza.

  • Piastrelle di cava.

Piastrelle non smaltate che si caratterizzano per un’estrema robustezza. Possono essere utilizzate sia all’interno che all’esterno.

Rappresentano una tra le migliori scelte per i pavimenti e sono per lo più preferite nelle cucine.

In base a quali criteri vanno scelte le piastrelle rivestimenti casa?

Una delle caratteristiche più importanti a cui prestare attenzione nel momento della scelta delle piastrelle per rivestimenti casa è la durezza. Quest’ultima misura la capacità del materiale di resistere all’usura, al calpestìo ed ai graffi.

Sulla base della scala di durezza si possono selezionare i prodotti più adatti alle funzioni degli ambienti.

  • Classe I: nessun traffico pedonale. Sono le piastrelle più appropriate per essere applicate a parete.
  • Classe II: traffico leggero oppure impiegate sulle pareti interne. Sono preferibili in zone dove c’è poco calpestio, possibilmente senza scarpe, ad esempio bagno, camera da letto senza accesso all’esterno.
  • Classe III: ideali a spazi con un normale traffico pedonale e con piccole quantità di sporco che potrebbe graffiarle. Sono indicate per tutte le stanze della casa, tranne le cucine, gli ingressi ed altre aree ad alto traffico pedonale.
  • Classe IV: traffico pedonale notevole. Sono le migliori piastrelle per pavimenti da utilizzare, in quanto combinano perfettamente bellezza e funzionalità.
  • Classe V: traffico pedonale molto pesante, con presenza di sporco che può graffiarle. Sono adatte soprattutto negli spazi commerciali.

Un’altra caratteristica della quale tener conto è la porosità. Essa impatta sulla quantità di acqua che la piastrella può assorbire.

Se hai intenzione di utilizzare una piastrella in un’area soggetta ad umidità, come ad esempio in bagno, in cucina o in una zona lavanderia, fai molta attenzione a questo fattore.  In questi ambienti è sconsigliato l’utilizzo di piastrelle con un assorbimento d’acqua superiore al 7%.

Sono consigliabili materiali di rivestimento con assorbimento pari allo 0,5% o inferiore.

Un materiale resistente all’umidità è la porcellana, più durevole della ceramica e disponibile in commercio in tanti colori e texture.

Piastrelle: come sceglierle in base agli spazi disponibili?

Le piastrelle di ceramica sono la scelta ideale per i rivestimenti bagni. Sono indicate per le pareti ma non per il pavimento perché c’è il rischio di scivolare.

Per il pavimento bagno sono indicate piastrelle realizzate con pietre naturali come il granito, l’arenaria o l’ardesia perchè quando sono bagnate offrono una migliore presa.

Se in casa ci sono bambini o anziani è molto importante usare piastrelle antiscivolo.

Per il soggiorno puoi optare per piastrelle sia in ceramica che in pietra naturale. Sono di tendenza terracotta, marmo e piastrelle in porcellana.

Il marmo strutturato è più adatto per un soggiorno grande e spazioso. Un piccolo soggiorno può essere decorato con piastrelle di terracotta. In questo modo potrai dare carattere e calore alla stanza.

Le piastrelle in porcellana danno un tocco chic all’ambiente principale della casa. Oggi le piastrelle replicano l’aspetto caldo del legno o della pietra naturale.  Puoi godere dei vantaggi delle piastrelle unitamente all’aspetto di altri materiali “nobili”.

Se vivi in clima caldo, avere il pavimento realizzato con le piastrelle nel soggiorno contribuisce a rendere più fresca la stanza.

Altri vantaggi offerti dalle piastrelle sul pavimento del soggiorno sono la longevità, la facilità di pulizia e praticamente zero manutenzione, a differenza di altri materiali come il legno naturale o la pietra.

Il grès porcellanato è anche eco-friendly e si tratta di un materiale anallergico.

Se hai un open space ed il soggiorno si unisce alla sala da pranzo e alla cucina, puoi creare un bel pavimento di piastrelle che scorre senza soluzione di continuità su tutto lo spazio.

In cucina è consigliato impiegare piastrelle di ceramica. Robuste e disponibili in una grande varietà di colori e modelli. Sono resistenti ai graffi, visto che le cucine sono considerate aree ad alto traffico.

Il grès porcellanato è la scelta perfetta per la pavimentazione di una cucina moderna, è versatile ed è molto facile da pulire.

In camera invece puoi optare per piastrelle di ceramica effetto legno. Sono resistenti ai graffi ed all’umidità. Diversi brand realizzano prodotti che ricreano magistralmente quasi tutte le specie di legno con le sue venature.

Hai paura che questo tipo di piastrelle siano fredde al tatto? Puoi risolvere il problema posizionando sotto il pavimento il riscaldamento radiante.

Hai intenzione di cambiare il rivestimento casa? CONTATTACI e ti seguiremo passo dopo passo per effettuare la scelta giusta.