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Abrasivi per l’edilizia, a cosa servono e come vengono utilizzati?

Abrasivi per l’edilizia, a cosa servono?

Un abrasivo è un materiale le cui caratteristiche sono durezza e densità. Esse devono essere tali da permettere di lavorare altri materiali attraverso l’asportazione dello stesso.

Abrasivi per l’edilizia: origine e caratteristiche

Gli abrasivi sono di origine naturale o sintetica. Si distinguono principalmente per il loro grado di durezza, il quale si misura attraverso apposite scale (Knopp, Mohs).

Il materiale abrasivo più duro presente in natura è il diamante. Esistono poi altri materiali di origine sia naturale sia sintetica. Ne sono un esempio il carburo di silicio, il corindone e lo zirconio. Essi non raggiungono lo stesso grado di durezza del diamante, ma vi si avvicinano molto.

Per realizzare un abrasivo è necessario un supporto sul quale far aderire la polvere abrasiva.  I grani abrasivi, orientati attraverso un campo elettrico in modo da esporre i loro bordi più taglienti, vengono fissati ad un supporto (tela o carta) mediante un primo strato di resina. E tenuti in posizione da un secondo e più consistente strato di resina.

In alcuni casi al di sopra del secondo strato di resina o mischiato alla resina stessa sono presenti additivi raffreddanti e lubrificanti allo scopo di migliorare le prestazioni dell’abrasivo. Ciò avviene soprattutto in prodotti estremamente performanti come gli abrasivi ceramici.

Esempi di abrasivi per l’edilizia sono i fogli di carta abrasiva, conosciuta come carta vetrata ed i nastri abrasivi.

Le tipologie di abrasivi per l’edilizia

Gli abrasivi vengono classificati in base ai seguenti fattori:

  • durezza,
  • grandezza della grana,
  • materiale di cui sono composti

Questi fattori sono fondamentali in quanto influenzano in maniera decisiva il risultato che si vuole ottenere.

La tipologia degli abrasivi dipende dal tipo di supporto sul quale sono fissati.

I supporti possono essere di tue tipi:

  • Flessibili, come carta o tela e sono i più utilizzati. Per fissare l’abrasivo al supporto viene utilizzata resina o colla. Ne sono un esempio,  i fogli di carta abrasiva o carta vetrata, i nastri abrasivi.

Nella fabbricazione degli abrasivi flessibili i supporti più utilizzati sono: carta, tela, combinazione carta-tela, fibra vulcanizzata e film di poliestere.

  • Rigidi, come dischi e ruote lamellari. Si tratta di strumenti complessi per la cui realizzazione è necessario l’utilizzo di macchinari industriali.

Entrambi le tipologie di abrasivi, sia flessibili (tele, carte e fibre) sia rigidi (mole convenzionali a legante ceramico e mole a centro depresso a legante organico) rappresentano le due principali aree d’affari della produzione industriale italiana di abrasivi tradizionali.

Qual è il rapporto esistente tra lavorazione e strumenti abrasivi?

Ad ogni lavorazione, corrisponde uno strumento abrasivo diverso. Per questo motivo esistono dischi, ruote, mole, frese e lime varie.

Tutti questi strumenti si differenziano in base a tre parametri fondamentali, ovvero forma,  grana e dimensione.

Per lavorare una superficie è necessario avere un abrasivo con la forma adatta. Se devi lavorare superfici piane, sono indicati dischi piani o conici. Il primo offre un’ abrasione più aggressiva su una superficie ristretta. Invece il disco conico permette di lavorare su una superficie più ampia e con maggior precisione.

Se devi lavorare angoli o superfici sagomate è preferibile utilizzare abrasivi aventi una forma a tazza.

Lo spessore della grana influenza la velocità di pulizia ed il pattern prodotto.  Abrasivi aventi una grana compresa tra 8 e 16 sono generalmente molto ruvidi. Sono indicati per dare alla superficie un pattern profondo.

Gli abrasivi aventi una grana dai 20 ai 40 sono considerati per scopi generici e molto vari.

Invece quelli aventi una grana con spessore che va dai 120 in su, vengono utilizzati soprattutto per la rifinizione.

Gli abrasivi vengono utilizzati soprattutto per lavorazioni di tipo industriale, in particolare nel settore automobilistico ed in quello metallurgico.

Grazie agli abrasivi, è possibile donare alle opere realizzate una finitura esente da imperfezioni ed ottenere una superficie lucida o opaca in base alle proprie esigenze.

Gli abrasivi servono a levigare, lucidare e rifinire una superficie di qualsiasi tipo. Sono disponibili in varie dimensioni, in modo tale da adattarsi allo strumento che si possiede ed alla lavorazione che si deve eseguire.

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Le ultime novità in materia di interventi di Bioedilizia riguardano:

Bioedilizia: le ultime novità per le costruzioni

Negli ultimi anni si sta assistendo ad una maggiore sensibilità nei confronti dell’ambiente, con un approccio molto differente ai temi della sostenibilità.

In tutti i campi, compreso quello delle costruzioni, si parla di Bioedilizia. Ma di cosa si tratta?

Bioedilizia, una filosofia basata sulle energie rinnovabili

La bioedilizia si basa esclusivamente sulle energie rinnovabili, sul riciclo dei materiali, su una più efficiente gestione energetica e sull’utilizzo di materiali da costruzione ecosostenibili. Si fonda su un’architettura sostenibile degli edifici, costruiti secondo natura oltreché a misura d’uomo.

Con il termine Bioedilizia si intende un modo di progettare, costruire e gestire un edificio in maniera tale da non avere impatti negativi sull’ambiente.

La Bioedilizia concepisce la costruzione o la ristrutturazione utilizzando tecniche costruttive e materiali in modo da garantire un equilibrio fra l’edificio, le persone che vi abitano e l’ambiente circostante.

La mission di questa filosofia è quella di costruire in maniera ecologica e sostenibile, facendo uso di energie pulite, di materiali ecosostenibili, di soluzioni costruttive che riducono l’inquinamento e l’impatto ambientale. Garantisce in questo modo una migliore qualità della vita ed un maggior comfort per le persone.

I vantaggi offerti dalle Bioedilizia

I vantaggi della Bioedilizia sono notevoli per l’ambiente e per chi abita in un edificio costruito rispettandone i suoi princìpi.

Un edificio ecosostenibile ha consumi energetici molto bassi con costi di gestione e di manutenzione irrisori.

Fra i principali benefici che apporta la Bioedilizia vi sono:

  • Impatto zero o estremamente ridotto sull’ambiente
  • Enorme risparmio energetico perché gli edifici tendono all’indipendenza energetica
  • Risparmio idrico
  • Qualità della vita e comfort migliori per chi abita nell’edificio
  • Appositi mutui per l’edilizia green a tassi molto vantaggiosi, con finanziamento della casa al 100%
  • Iva agevolata al 4% per la costruzione della prima casa
  • Detrazioni fiscali e bonus

Le ultime novità riguardano la Legge di Bilancio approvata a fine 2020, la quale ha prorogato tutti gli incentivi ed i bonus fiscali per la Bioedilizia anche per il 2021.

In questo quadro generale, il Superbonus 110% assume grande importanza per tutti coloro che intendono procedere con la riqualificazione energetica della propria abitazione attuando investimenti ecosostenibili.

Fra le ultime novità rientrano l’acquisto e l’installazione di un impianto fotovoltaico, la realizzazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici e di sistemi di accumulo.

I princìpi fondamentali della Bioedilizia

La Bioedilizia si fonda su 5 fondamentali princìpi:

  1. Progettazione, la quale deve tener conto dell’utilizzo di materiali ecosostenibili. Nella fase di progettazione si tiene conto dell’impatto di tali materiali non solo sull’ambiente ma anche sugli abitanti del posto.

La progettazione studia il terreno su cui deve sorgere l’edificio, la migliore esposizione per massimizzare l’illuminazione naturale, ma anche l’ambiente circostante ed il paesaggio. In questo modo il risultato finale sarà quanto più ecosostenibile possibile integrandosi anche con la realtà circostante, senza deturparla.

Nella progettazione devono essere coinvolti professionisti che condividano la stessa visione globale di casa ecosostenibile, che conoscano profondamente le tecnologie costruttive adeguate e che abbiano documentate capacità ed esperienza in materia green.

  • Attenzione alle risorse idriche, con una progettazione che preveda sistemi di recupero dell’acqua, impianti per il trattamento delle acque di scarico.
  • Efficientamento energetico, una gestione degli edifici che garantisca sia la gestione ottimale dell’energia elettrica sia il risparmio energetico e che preveda sistemi per la produzione di energia in autonomia.

La Bioedilizia ricorre ad impianti e fonti di energia pulita, abbattendo l’inquinamento e riducendo i consumi e, di conseguenza, i costi di gestione dell’edificio.

Coperture fotovoltaiche, grandi vetrate che permettono di far entrare tanta luce e calore riducendo il consumo di energia elettrica, luci a led, sistemi di riscaldamento geotermico, sono solo alcuni dei sistemi idonei ad efficientare termicamente un edificio.

  • Uso razionale delle risorse e riutilizzo dei materiali, la scelta dei materiali tiene conto dei vincoli geografici e della loro capacità di evitare i ponti termici, come le pareti termoisolanti.

Fra i materiali più utilizzati ci sono quelli che derivano da fonti rinnovabili, non tossici e facilmente smaltibili. Sono materiali utilizzati dall’uomo fin dall’Antichità, come il legno, il sughero, l’argilla, la canapa, la fibra di juta, il legno-cemento, il gesso, la lana di roccia, il bambù.

L’utilizzo di materiali ecologici consente di ridurre le emissioni di CO2 e di preservare le risorse naturali. Si tratta di materiali privi di sostanze nocive, tossiche e radioattive che garantiscono una buona qualità della vita. Al termine del loro ciclo di vita sono riciclabili.

  • Qualità degli ambienti interni, una particolare attenzione alla salute ed al benessere di chi ci abita.

La Bioedilizia deve garantire alle persone che vivono in un edificio costruito rispettando i suoi canoni, il benessere termico, acustico e visivo. Una casa ecologica è una “casa sana” perché costruita con materiali naturali, ci si ammala di meno, si è meno soggetti alle allergie ed ai reumatismi.

Bioedilizia: quali sono le ultime novità per le costruzioni?

Le ultime novità in materia di interventi di Bioedilizia riguardano:

  • La climatizzazione, in quanto sulla base dei principi di Bioedilizia l’abitazione deve essere progettata in maniera tale da non dover ricorrere ai sistemi di climatizzazione, che comportano consumi anche elevati di energia elettrica.

Se si deve ricorrere ad un impianto di climatizzazione, quest’ultimo deve essere alimentato da pannelli fotovoltaici oppure da un impianto di raffrescamento a terra, caratterizzato da bassi consumi ed integrabile sempre con il fotovoltaico.

Per ridurre il calore si fa ricorso a protezioni fisse e mobili sulle finestre. Anche l’utilizzo di piante ed alberi rientra nei canoni della bioedilizia: d’estate schermano i raggi solari abbassando la temperatura, d’inverno permettono il passaggio dei raggi solari.

Fra le tendenze più diffuse vi sono le pareti ad inerzia termica che contribuiscono molto a contenere i consumi estivi perché assorbono il fresco dell’aria notturna rilasciandolo durante il giorno.

  • Il ricircolo dell’acqua, sia sanitaria sia quella utilizzata dai comuni elettrodomestici, rientra fra le ultime novità per le costruzioni realizzate in Bioedilizia.

Oggi sul mercato si stanno diffondendo anche impianti per la raccolta dell’acqua piovana da riutilizzare poi per l’irrigazione dei prati e dei giardini.

  • L’efficientamento termico, la necessità di progettare l’edificio che sia in grado di trattenere il calore riducendo le dispersioni, con sensibile risparmio sui consumi del riscaldamento domestico, è uno dei principi della Bioedilizia.

Nella fase progettuale ancor prima di costruire, si studia l’orientamento degli spazi abitativi in maniera da ottenere il massimo dall’irraggiamento solare. In fase di ristrutturazione di un’abitazione, l’efficientamento termico viene si ottiene grazie all’utilizzo di moderni sistemi di riscaldamento radiante centralizzato o all’installazione di caldaie ad altissimo rendimento.

Anche l’utilizzo nelle costruzioni di materiali ad altissima inerzia termica, di materiali che eliminano i ponti termici ma, soprattutto, di cappotti termici che aumentano l’efficacia isolante, contribuisce a migliorare le prestazioni termiche generali dell’edificio.

La bioedilizia si basa sui princìpi della sostenibilità ambientale. Vuoi provare nuovi materiali rispettando l’ambiente? CONTATTACI

Pareti in pietra in camera da letto, uno stile di tendenza

Pareti in pietra in camera da letto, uno stile di tendenza

La camera da letto è il luogo ideale per il sonno e per il riposo dopo lo stress quotidiano.

Il compito principale di questa stanza è quello di creare le condizioni per un riposo di qualità. Grazie al corretto orientamento ed al posizionamento della camera all’interno della casa, il riposo viene protetto dagli effetti del rumore, dagli odori, dal calore e da tutti quegli elementi che potrebbero arrecare disturbo. Non è semplicemente la stanza in cui viene collocato il letto!

Desideri un ambiente di grande effetto, dalla forte personalità e dal design creativo ed audace? Le pareti in pietra nella camera da letto sono un’ottima scelta di stile.

Pareti in pietra in camera da letto: quali vantaggi offrono?

Negli ultimi tempi stanno tornando in auge materiali come cemento,  mattone e pietra. I primi due, rispetto alla pietra, si adattano bene negli ambienti industriali.

L’uso della pietra si sta diffondendo soprattutto nelle camere da letto aventi uno stile rustico. Le pareti in pietra nella camera da letto sono una scelta estremamente sicura. Non richiedono manutenzione e se vuoi creare un’atmosfera magica nella tua camera da letto puoi optare per le seguenti soluzioni:

  • pareti in pietra e travi a vista del soffitto in legno
  • pareti in pietra e pareti in legno recuperato

Si tratta di un’ottima soluzione estetica che offre diversi vantaggi, come:

  • un aspetto naturale ed una sensazione di semplicità
  • durata e facilità di manutenzione
  • enorme varietà di materiali che possono adattarsi a qualsiasi stile d’arredo e di budget
  • eco-compatibilità
  • struttura bella ed imponente
  • le pareti appaiono sempre interessanti, senza mai stancare
  • buone proprietà di isolamento acustico

Per realizzare le pareti in pietra vengono utilizzati i seguenti materiali:

– arenaria

– calcare

– ardesia

– mattone

– pietra corallina

Consigli utili su come realizzare pareti in pietra

Vuoi ottenere un effetto magico nella tua camera da letto? Segui i seguenti consigli:

  • opta per un’illuminazione precisa, la quale esalterà la bellissima texture della pietra.
  • Usa materiali e texture “caldi”, dato che la superficie della pietra tende a far apparire piuttosto freddo lo spazio circostante.  I materiali e gli elementi più indicati potrebbero essere il legno, le pellicce, il cashmere, i pouf di lana, i cuscini, i tappeti a terra.
  • Utilizza elementi di arredo dai colori caldi, come i rossi, gli arancioni o i gialli. Faranno sembrare la camera da letto più allegra ed accogliente.
  • Una parete in pietra in pieno stile Zen nella camera da letto aiuta a creare un’atmosfera di pace e di relax facilitando un sonno riposante. Questa è un’ottima soluzione per eliminare lo stress causato dalle lunghe giornate di lavoro. Le pareti in pietra aggiungono semplicità e naturalezza alle camere da letto più contemporanee e moderne.
  • Realizza in pietra una sezione ridotta di parete se hai una camera da letto molto piccola. Altrimenti il risultato potrebbe essere troppo pesante ed opprimente. La piccola parte di muro in pietra avrà lo stesso effetto e potrai anche risparmiare sui costi.
  • Vuoi avere un look più insolito e curioso? Prova a realizzare sulle pareti alcune zone in pietra dalle forme particolari. Sembreranno molto naturali, soprattutto se si trovano vicino al soffitto, perché questa è l’area da dove l’intonaco di solito inizia a scrostarsi.
  • Vuoi creare qualcosa di diverso? Prova il soffitto in pietra a vista: otterrai un’atmosfera intima ed accogliente.
  • Dipingendo il muro di pietra puoi mantenere la consistenza di questo materiale, smorzandone però il suo impatto visivo.
  • Le pareti in pietra possono essere utilizzate con quasi tutti gli stili di arredamento, ma è necessario scegliere il tipo di materiale più appropriato. Ad esempio, i mattoni e le pietre squadrate si adattano bene alle camere da letto dei loft e negli appartamenti moderni. Le grandi rocce di diverse dimensioni e forme si adattano meglio alle camere più rustiche ed in stile country.
  • Se vuoi decorare un’intera camera da letto o più pareti, prendi in considerazione l’utilizzo di diversi tipi di pietra: questo escamotage aggiungerà dinamicità e creatività.
  • La parete in pietra è sempre la soluzione ideale quando nella camera da letto c’è il camino. In questo caso, il naturale punto focale sarà messo ancora più in evidenza. Lo stesso caminetto può essere in pietra naturale ed apporterà quel tocco di romanticismo e di calore ricercati! Tutti gli elementi in pietra nella stanza ti riportano indietro nel tempo, perchè sono elementi confortanti, naturali ed organici.

Nelle camere da letto moderne ed in stile contemporaneo la pietra più indicata è lo spaccato in marmo o in granito. La parete in pietra deve fondersi così con l’eleganza lucida e contemporanea.

La maggior parte delle persone preferisce una sola parete in pietra, anche quando si decide di dare un accento completamente rustico alla camera da letto. Ciò consente di aggiungere ulteriori texture alla stanza, rendendo anche più facile l’aggiunta della parete in pietra.

Stai pensando a dare questo tocco rustico anche alla tua di camera da letto? CONTATTACI. PREVENTIVO GRATUITO ENTRO 24 ORE

Come utilizzare la resina

Come utilizzare la resina nell’edilizia? Una domanda che incuriosisce molte persone, attratte dalle numerose potenzialità di questo materiale, un tempo impiegato quasi esclusivamente in ambito industriale ma oggi largamente diffuso anche nei contesti residenziali.

Le proprietà della resina

Prima di scoprire come utilizzare la resina, occorre sapere che si tratta di un materiale che offre molti vantaggi.

Prima di essere applicata, la resina viene opportunamente lavorata, in modo da garantire:

  • Resistenza alle fiamme;
  • Elasticità e flessibilità;
  • Capacità antistatica;
  • Possibilità di essere disposta a forma di rete

La resina viene ampiamente utilizzata per le ristrutturazioni edilizie, ma anche nel caso di nuove costruzioni, soprattutto per le pavimentazioni.

Le tipologie di resina

Per sapere come utilizzare la resina al meglio è necessario conoscerne le diverse tipologie. La resina, infatti, non è tutta uguale, ma si distingue in:

  • Resina epossidica
  • Resina acrilica
  • Resina poliuretanica
  • Resina cementizia

Per quanto riguarda la resina epossidica, si tratta di un polimero sintetico, creato unendo resina base e un materiale indurente e che risulta particolarmente viscoso.

Questo tipo di resina viene utilizzato in particolare per il rivestimento dei pavimenti, soprattutto laddove è richiesta un’elevata resistenza all’usura, ma anche all’umidità e agli sbalzi di temperatura.

La resina acrilica è frutto di una particolare lavorazione: la polimerizzazione di monomeri acrilici, che consente al materiale di accrescere la sua durabilità e diventare molto traspirante.

La resina acrilica, al contrario degli altri tipi di resina, è piuttosto liquida e quindi non richiede l’utilizzo di un diluente. Resistente alle fiamme e agli sbalzi di temperatura, la resina acrilica è un materiale versatile che trova diverse possibilità di applicazione nell’edilizia.

Uno dei principali vantaggi della resina poliuretanica consiste nella sua elevata resistenza meccanica, caratteristica che la rende perfetta anche come rivestimento delle pavimentazioni outdoor.

La resina poliuretanica è molto impiegata in ambito industriale, perché è in grado di reggere ottimamente il passaggio – anche continuo – di persone e veicoli e, in più, è molto resistente all’azione dei raggi UV, che non ne provocano l’ingiallimento.

Un’altra peculiarità della resina poliuretanica consiste nel fatto di essere termoindurente, solidificandosi velocemente con le basse temperature. Si tratta di una delle tipologie di resina più costose ma, al tempo stesso, è di ottima qualità e garantisce le migliori performances.

Come utilizzare la resina cementizia? Questo tipo di resina sta diventando sempre più popolare, anche perché è del tutto ecosostenibile e atossica: alla composizione di base, infatti, viene aggiunta soltanto dell’acqua.

Il fatto di essere la resina più eco-friendly non comporta comunque alcuna mancanza in termini di funzionalità; al contrario, la resina cementizia presenta un’elevata resistenza all’acqua, all’umidità e all’azione diretta dei raggi solari, tanto che viene molto utilizzata per rivestire spazi esterni, come balconi, piscine o terrazzi.

Con il passare del tempo, inoltre, accresce la sua durezza. La resina cementizia è molto apprezzata anche dal punto di vista estetico e offre numerose possibilità di personalizzazione, con tante soluzioni possibili per quanto riguarda colori, tipologie di finitura e grado di granulosità della superficie.

Come utilizzare la resina: le pavimentazioni

La resina è un materiale molto versatile che viene sempre più spesso apprezzato anche per l’ambito residenziale. Una delle applicazioni più diffuse della resina consiste nel suo impiego per il rivestimento dei pavimenti.

Scopriamo allora quali sono i principali vantaggi e svantaggi di un pavimento in resina.

Per quanto riguarda i “pro”, molti li abbiamo già elencati parlando delle diverse tipologie di resina, ma è bene ricordarli per rendersi ben conto dei tanti lati positivi di questo materiale. A pregi come:

  • Resistenza
  • Durabilità
  • Impermeabilità

Si aggiungono, soprattutto se si tratta di pavimenti interni, la facilità di pulizia (la pavimentazione in resina è monolitica, cioè uniforme, quindi non presenta fughe), la possibilità di posarla sopra una superficie preesistente, la rapidità della posa stessa e i prezzi competitivi.

Vale la pena aprire una breve parentesi sul tema della sovrapposizione a una pavimentazione già presente, poiché si tratta di un argomento particolarmente interessante per chi sta affrontando – o è comunque in procinto di farlo – una ristrutturazione.

Nell’ottica di ridurre le spese per i lavori, infatti, la resina rappresenta una soluzione molto allettante, dal momento che non solo non è necessario smantellare il pavimento preesistente, ma non occorre nemmeno riadattare gli infissi: lo spessore finale risulta molto sottile, evitando così la creazione di antiestetici e – da un punto di vista prettamente pratico e funzionale – scomodi dislivelli.

Un ulteriore vantaggio della resina come rivestimento per pavimento è legato alla sua versatilità, che la rende perfetta in ogni contesto, a prescindere dallo stile d’arredo prescelto.

Le soluzioni possibili in termini di colori e finiture, infatti, sono numerosissime: la resina può presentare consistenze diverse (liscia o ruvida), essere lucida, opaca o satinata e di tanti colori diversi; da ultimo, ma non di minore importanza, questo materiale può essere lavorato in modo estremamente decorativo, per esempio inserendovi oggetti naturali, come foglie o pezzi di legno e restituendo così originalità e stile agli ambienti in cui viene applicata.

Rispetto, invece, agli svantaggi, sono davvero pochi e possono riassumersi in:

  • Danni causati dall’usura: per quanto resistenti, le superfici in resina alla lunga possono risentire delle sollecitazioni ed è quindi possibile che si creino piccole crepe o rotture;
  • Ingiallimento: le resine solitamente presentano un buon grado di resistenza ai raggi UV; tuttavia, alcune tipologie di resina risultano più sensibili di altre e, di conseguenza, possono ingiallirsi nel tempo.

Come utilizzare la resina: le principali applicazioni

Oltre che per il rivestimento dei pavimenti, la resina può essere impiegata anche per rivestire le pareti, anche negli spazi interni.

Un ambiente dove la scelta di questo materiale si dimostra particolarmente indovinata è, per esempio, il bagno: grazie all’elevata resistenza all’acqua e all’umidità, la resina è perfetta come rivestimento per pareti, pavimenti, ma anche per il piano dove appoggia il lavabo, offrendo numerosi vantaggi sia in termini di funzionalità che sul piano estetico.

In ufficio: più spazio, più coinvolgimento e flessibilità

Il futuro dell’ufficio: modulabile ed adatto ad una comunità metà reale e metà virtuale

Parola d’ordine? Spazio. La normalità post Coronavirus sarà molto diversa rispetto a quella che abbiamo sempre conosciuto.

In ufficio: più spazio, più coinvolgimento e flessibilità

Questi concetti, se decontestualizzati, sono forse difficili da interpretare. Per questo motivo ci sarà bisogno soprattutto di una rivoluzione culturale, la quale non potrà avvenire dall’oggi al domani. Servirà del tempo, quanto basta per assimilare un nuovo sistema capace di garantire sicurezza, privacy, comunicazione ed ovviamente efficienza.

Lo spazio dovrà essere studiato seguendo le direttive di distanziamento sociale imposte dall’emergenza, da attivare regole precise all’interno degli uffici: dall’uso di mascherine alla sanificazione fino al potenziamento tecnologico degli strumenti dedicati alla collaborazione da remoto.

L’obiettivo è quello di ottenere una community reale e virtuale degli uffici.

Come sarà l’ufficio dopo la pandemia, tra relazioni e distanziamento?

Tecnologia, dunque, è l’altro elemento chiave del nuovo concetto di ufficio. Si può parlare di “Physical-smart office”, uno spazio dove la densità delle persone sarà inferiore rispetto a quella di una volta ma dove il livello di interazione, di scambio, dialogo e confronto dovrà inevitabilmente mantenersi costante.

Questo momento va visto come un’opportunità per le aziende per ripensare ed adattare la propria cultura organizzativa, mettendo al centro la flessibilità, il lavoro per obiettivi ed il bilanciamento tra casa e lavoro.

Il primo passaggio consiste nel trovare il giusto equilibrio tra il rispetto delle norme del distanziamento, la tutela della privacy e l’importanza della socializzazione. La soluzione?

Un open space o, più in generale, un ambiente che diventi rimodulabile, cioè agilmente modificabile in base alle persone presenti in ufficio. In questo senso gli arredi avranno un ruolo chiave, per la protezione individuale e la creazione degli spazi per la comunicazione virtuale con chi è in remoto. Come già anticipato, non tutti i dipendenti saranno presenti in ufficio contemporaneamente.

Proprio per questo sarà fondamentale creare momenti costanti di dialogo tra chi sarà fisicamente in ufficio e chi lavorerà da remoto: ecco che si formerà la community reale e virtuale.

Le conference rooms diventeranno necessarie per rendere fluida la comunicazione tra colleghi e con interlocutori esterni.

Discorso a parte meritano gli spazi comuni. Anche le mense diventeranno “smart”: luoghi modulari dove, finiti i pasti, si potranno riorganizzare i tavoli per garantire il distanziamento, nel caso in cui ci fossero troppe persone negli uffici.

E poi sempre più “huddle rooms”, piccole stanze separate ed attrezzate per ospitare meeting veloci, videoconferenze e brainstorming veloci, sempre sanificate dopo ogni utilizzo.

Ma dove staranno i lavoratori che, magari a turnazione, non si recheranno in ufficio?

Una delle critiche maggiori nei confronti dello smart working svolto a casa è il fatto che questo nuovo metodo avvenga a spese del lavoratore: elettricità, connessione, utilizzo del proprio computer. Una soluzione potrebbe essere lo sfruttamento degli spazi comuni condominiali: palestre, sale giochi per bambini ed altre sale possono adattarsi in modo flessibile per ospitare postazioni di coworking, permettendo così il lavoro a distanza a chi in casa non ha spazio o non dispone delle condizioni ideali per svolgerlo.

Mai come in questo periodo, lo smart working è un tema così attuale e sentito. La situazione che stiamo vivendo in queste ultime settimane ci ha costretti a cambiare radicalmente le nostre abitudini, anche lavorative.

Linee guida da adottare per ricreare a casa la postazione lavorativa ideale

Si parte dalla luce: naturale, il più possibile. Quindi limitare al massimo i colori saturi e total white. Un tocco di verde, magari qualche piantina attorno alla scrivania, potrà aiutare a rendere tutto meno asettico.

Personalizzare l’ambiente (senza esagerare) può migliorare la qualità del tempo trascorso in casa a svolgere il proprio lavoro: qualche oggetto dal significato particolare, a cui magari si è affezionati, può bastare. Non bisogna dimenticare che si tratti di una riorganizzazione degli spazi di casa per una situazione momentanea. Quindi, semplicità è la parola chiave.

La vicinanza alle prese elettriche eviterà il disordine (cavi sparsi sui pavimenti tutto il giorno? Meglio evitare!).

Anche la tranquillità è importante per mantenere la concentrazione: un semplice separè può aiutare a favorire la privacy. In alternativa, delimitare la propria area potrà essere sufficiente, magari con un tappeto.

Infine concentrazione fa rima con comodità. La seduta deve essere piacevole ma evitate il divano! Piuttosto, tenetevelo  come “tana” dove fuggire per prendervi un momento di svago, in alternativa a cinque minuti sul balcone o in terrazza.

Superbonus del 110%: i lavori in casa pagati dal Fisco

Superbonus del 110%: i lavori in casa pagati dal Fisco

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 maggio, il Decreto rilancio che prevede tra le tante misure, il Superbonus fiscale del 110% riguardante una serie di interventi edilizi.

Il Superbonus in tre punti:

Gli interventi: isolamento, caldaie ed antisismici.

  • Aumenta al 110% la detrazione fiscale per spese sostenute tra il 1 Luglio 2020 ed il 31 Dicembre 2021.
  • Agevolati i lavori di coibentazione (almeno per il 25% con classe energetica più alta) e cambio della caldaia con impianti ad alta efficienza. Escluse le seconde case monofamiliare.
  • Agevolata la messa in sicurezza sismica in zona 1, 2 e 3

I “collegati”: fotovoltaico, colonnine ed ecobonus.

Detrazione al 110% anche per l’installazione di impianti fotovoltaici, colonnine di ricarica ed altri interventi già agevolati dall’ecobonus (es. schermature solari), se abbinati ai lavori di risparmio energetico “principali” premiati dal Superbonus.

L’utilizzo: cinque rate, sconto o cessione.

  • Il Superbonus del 110% è recuperabile in cinque rate annuali.
  • In alternativa all’uso diretto come detrazione il beneficiario può scegliere la cessione del credito o lo sconto in fattura.
  • Diventano cedibili o scontabili anche gli altri bonus sui lavori ed il risparmio energetico.

Quali sono i requisiti per ottenere il Superbonus al 110%?

Possono godere del Superbonus i condomini e le persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività di imprese, su unità immobiliari tranne su edifici unifamiliari diversi da quello adibito ad abitazione principale.

Il testo del Decreto pubblicato in Gazzetta conferma che per avere il Superbonus al 110% bisogna realizzare uno dei seguenti interventi considerati “trainanti” quali:

  • isolamento termico delle superfici opache verticali ed orizzontali che interessano l’involucro dell’edificio per oltre il 25% della superficie disperdente lorda. Il tetto di detraibilità è di 60 mila euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio. E’ fondamentale prestare attenzione ai materiali isolanti usati, i quali devono rispettare  i criteri ambientali minimi del decreto del Ministero dell’ambiente dell’11 ottobre 2017.
  • riguardo le parti comuni in condominio, la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, con efficienza almeno pari alla classe A di prodotto prevista dal regolamento UE 811/2013, a pompa di calore, inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo o con impianti di microcogenerazione. Il limite di spesa è 30 mila euro moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio. La detrazione è riconosciuta anche per le spese relative allo smaltimento ed alla bonifica dell’impianto sostituto.
  • sugli edifici unifamiliari, la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a pompa di calore,inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo o con impianti di microcogenerazione. La detrazione è calcolata su un tetto di spesa massimo di 30.000 euro ed è riconosciuta anche per le spese relative allo smaltimento ed alla bonifica dell’impianto sostituito.

Il Decreto prevede che la maxi aliquota della detrazione fiscale al 110% si applica anche a tutti gli altri interventi di efficientamento energetico previsti attualmente. Tutto ciòa condizione che siano eseguiti congiuntamente ad almeno uno degli interventi citati precedentemente il cappotto termico dell’edificio o la sostituzione della caldaia tradizionale con una caldaia a condensazione o a pompe di calore. Ad esempio, se si procede a realizzare il cappotto termico per cui si ha diritto al bonus al 110% e contestualmente si cambiano le finestre, anche quest’ultimo lavoro godrà della detrazione al 110%.

Tra gli interventi che possono essere realizzati fruendo del bonus al 110%, oltre a tutti gli interventi già ricompresi nell’ecobonus al 50 e 65% vi sono anche i seguenti:

  • installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica. La detrazione è possibile fino ad un ammontare delle spese non superiore a 48mila euro.
  • installazione di sistemi di accumulo di energia integrati negli stessi pannelli solari  nel limite di spesa di 1000 euro per ogni kWh di capacità di accumulo del sistema di accumulo. In questi ultimi due casi per avere la detrazione occorre cedere in favore del GSE l’energia non auto- consumata.
  • installazione di colonnine per la ricarica delle batterie delle autoelettriche negli edifici.

E’ fondamentale sottolineare che tutti questi lavori devono essere realizzati congiuntamente a quelli trainanti. Quindi solo se si esegue anche il cappotto termico o si installa la caldaia nuova.

E’ possibile anche realizzare i lavori fruendo dell’attuale Ecobonus al 65% o al 50%.

Tutti i lavori devono produrre un miglioramento di due classi energetiche dimostrandolo mediante l’attestato di prestazione energetica.

Tutti questi lavori però, è bene sottolinearlo, per godere del Superbonus, devono essere realizzati congiuntamente a quelli trainanti, quindi solo se si esegue anche il cappotto termico o si installa la caldaia nuova. Resta sempre la possibilità di realizzare i lavori fruendo dell’attuale ecobonus al 65% o al 50%.

Tutti i lavori inoltre devono produrre un miglioramento di due classi energetiche ovvero, se non possibile, il conseguimento della classe energetica più alta da dimostrare mediante l’attestato di prestazione energetica.

Il Superbonus e la sicurezza sismica degli edifici

Per  gli interventi di messa in sicurezza degli immobili  realizzati tra il 1 Luglio 2020 ed il 31 Dicembre 2021 si può usufruire del Sismabonus.  Lo sconto scenderà al 90% in caso di cessione del corrispondente credito ad un’impresa di assicurazione e di contestuale stipula di una polizza che copre il rischio di eventi calamitosi.

Il Decreto conferma la possibilità per il contribuente di optare, in luogo della detrazione, ad un contributo sotto forma di sconto in fattura da parte del fornitore. Questo sconto si potrà recuperare, a sua volta, sotto forma di credito di imposta cedibile ad altri soggetti, comprese banche e intermediari finanziari.

Per poter optare per la cessione o lo sconto, il contribuente deve chiedere il visto di conformità sulla dichiarazione dei redditi e l’opzione andrà comunicata in via telematica all’Agenzia delle Entrate.

Il Decreto prevede che i tecnici abilitati ed i professionisti incaricati del progetto che rilasceranno attestazioni ed asseverazioni infedeli  rischieranno una sanzione pecuniaria da un minimo di 2mila euro fino a un massimo di 15mila euro.

Contratto d’appalto: funzione e tipologia

Contratto d’appalto: funzione e tipologia

Quando ci si appresta a comprare o a prendere in affitto un’immobile, sono spesso necessari dei lavori di ristrutturazione fondamentali ai fini dell’abitabilità stessa della casa. Così è necessaria la stipula di un contratto con una determinata impresa edile, la quale si occuperà delle opere dello stesso recupero.

In questi casi è fondamentale sapere come muoversi, al fine di stipulare un contratto con l’impresa edile definendo bene sia costi sia il tipo di lavoro che si verrà ad instaurare, al fine di evitare spiacevoli sorprese ed inconvenienti futuri.

Quando si ha la necessità di far eseguire dei lavori in casa è importante chiedere l’aiuto di un esperto e stipulare un contratto edile con l’impresa che si occuperà di fare i lavori.

Se si incarica un semplice artigiano, abile nella realizzazione di determinati tipi di lavori di ristrutturazione soprattutto nei casi di piccole riparazioni, si parla di “contratto di prestazione d’opera”.

Nel caso di opere di ristrutturazione più importanti ed ingenti, che necessitano di una vera e propria impresa edile, sarà necessario stipulare un contratto d’appalto vero e proprio.

Quali sono le caratteristiche di un contratto d’appalto?

La disciplina giuridica dell’appalto è contenuta al capo VII “dell’appalto”, del titolo III “dei singoli contratti”, del libro IV “delle obbligazioni” del codice civile dall’articolo 1655 all’articolo 1677.

L’articolo 1655 del codice civile rubricato “nozione” definisce il contratto di appalto e recita testualmente: “l’appalto è il contratto con il quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un’opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro”.

Dall’articolo si evince che l’appalto è un contratto bilaterale, consensuale ed a titolo oneroso, con il quale una parte chiamata appaltatore, si impegna nei confronti di un’altra parte denominata appaltante o committente.

Stando al tenore dell’articolo, l’oggetto dell’appalto, può essere sia il compimento di un’opera, sia il compimento di un servizio.

Un esempio di appalto d’opera è il contratto con il quale un’impresa edile si obbliga a costruire un palazzo. Un esempio, invece, di appalto di servizi è il contratto che si stipula con un’impresa di pulizie.

Affinchè un contratto avente per oggetto il compimento di un’opera o di un servizio dia origine al contratto di appalto, è necessario che l’attività svolta dall’appaltante sia un’attività rivolta all’organizzazione dei mezzi ed alla gestione a proprio rischio.

Si deve trattare di un’attività organizzata in forma di impresa e l’appaltatore deve essere un imprenditore (con le caratteristiche illustrate dall’articolo 2082 del codice civile).

Il contratto di appalto si perfeziona con il pagamento di un corrispettivo in danaro da parte del committente.

Il committente dell’opera o del servizio può essere sia un soggetto privato sia lo Stato oppure un ente pubblico, anche se la disciplina che detta il codice civile può essere applicata solo agli appalti privati.

Se il committente è un ente pubblico, la disciplina stessa è in più punti integrata o sostituita da una legislazione speciale che interessa l’intero svolgimento del rapporto è che è stata di recente raccolta nel codice degli appalti pubblici (decreto legislativo 12 aprile 2006 n.163).

L’obbligazione fondamentale dell’appaltatore è quella di compiere l’opera o il servizio che è stato ordinato dal committente, il quale deve fornire anche la materia prima necessaria al compimento dell’opera.

Allo scopo di esonerarsi da responsabilità per vizi e difformità dell’opera dovuti a difetto di materiali, l’appaltatore, se la materia è fornita in tutto oppure in parte dal committente, deve denunciare subito i difetti che possono compromettere la regolare esecuzione dell’opera, la quale deve essere eseguita dall’appaltatore secondo le modalità tecniche concordate con il committente, di solito descritti in un apposito documento che prende il nome di “capitolato”.

L’appaltatore non può cambiare le modalità di esecuzione stabilita senza l’autorizzazione del committente e deve essere approvata per iscritto.

E se il prezzo dell’opera è stato determinato globalmente, l’appaltatore ha diritto ad un compenso aggiuntivo solo se quest’ultimo è espressamente stabilito.

Il committente ha diritto di controllare lo svolgimento dei lavori e di verificarne a proprie spese lo stato dei lavori.

Obbligazione fondamentale del committente è il pagamento del corrispettivo in denaro.

Il prezzo può essere determinato globalmente per tutta l’opera oppure a forfait. L’appaltatore non ha diritto ad un compenso integrativo per le variazioni oppure le aggiunte da lui apportate anche se queste sono state autorizzate dal committente.

Il prezzo può essere stabilito anche per ogni unità di misura dell’opera, ad esempio per ogni metro cubo costruito, ma sono ammesse anche le forme miste di determinazione del prezzo.

Caratteristiche del contratto d’appalto: tre documenti

Per ottenere la concessione alle opere di ristrutturazione servono diverse autorizzazioni, oltre che progetti elaborati da un progettista abilitato, il capitolato ed il contratto d’appalto.

Il contratto d’appalto si stila tra un soggetto appaltante (o committente – il proprietario della casa) e un appaltatore (la ditta o il singolo, che dovranno occuparsi delle opere di ristrutturazione).

Il contratto d’appalto consta di tre documenti ben distinti e delinea il tipo di opere che l’appaltatore dovrà compiere, il suo compenso e i mezzi necessari da utilizzare per la ristrutturazione stessa.

Il primo documento contenuto all’interno del contratto d’appalto contiene le condizioni generali dello stesso, delineando le reciproche responsabilità tra committente e appaltatore.

Il secondo modulo necessario è il contratto vero e proprio contenente il compenso in termini economici, i tempi di esecuzione, le possibili penali, le modalità del pagamento alla ditta o al singolo appaltatore.

Il terzo documento è il capitolato d’appalto vero e proprio nel quale andranno riportati esattamente i lavori che dovranno essere effettuati, compresi i costi necessari per gli stessi.

Nei casi di ristrutturazioni di immobili di una certa importanza, il capitolato d’appalto viene suddiviso in ulteriori documenti distinti e più precisi.

Esistono infatti: capitolati delle strutture, relativi alle opere edili in senso stretto; capitolati degli impianti; capitolati dei materiali; capitolati delle finiture.

Se le opere di ristrutturazione riguardano infine un appalto condominiale, è meglio stipulare due contratti d’appalto differenti, uno personale e uno legato al condominio e ai singoli condomini abitanti del palazzo in questione.

Devi ristrutturare il tuo appartamento? Contattaci. Ti metteremo a disposizione i nostri professionisti e ti forniremo tutta l’assistenza tecnica e burocratica necessaria.

cartongesso

Il cartongesso nelle ristrutturazioni: una scelta vincente

Il cartongesso è uno dei materiali da costruzione maggiormente utilizzato nell’edilizia leggera data la sua velocità di applicazione e le sue particolari doti termoacustiche.

Quali sono i vantaggi che può apportare il cartongesso?

1. Isolamento termico

Se devi ristrutturare un tuo vecchio appartamento o la tua casa attuale, probabilmente le mura perimetrali sono state realizzate in un periodo in cui non si dava molta importanza all’isolamento termico. In questo caso il cartongesso è la soluzione migliore.

In commercio si trovano lastre coibentate, di vario genere, composte da cartongesso abbinato ad altri materiali isolanti. Queste lastre prendono il nome di  “pannelli accoppiati“.

Il montaggio è semplice: le lastre si incollano direttamente alla parete interessata, la quale viene trattata prima. Oppure si possono montare le lastre su un telaio metallico, con all’interno il materiale coibentante.

2. Isolamento acustico

Il cartongesso si caratterizza per due proprietà particolari: è fonoisolante e fonoassorbente.

Nel primo caso si intende la capacità di un sistema di ridurre l’intensità sonora (rumore aereo e non da impatto) proveniente da ambienti contigui e/o sovrastanti.

Nel secondo caso si tratta della capacità di un prodotto di assorbire in tutto o in parte l’energia sonora che impatta su di esso (ad esempio il rumore prodotto da un pugno su una parete).

Il fonoassorbimento rientra nelle problematiche per il controllo della propagazione del suono in ambienti chiusi.

Se intendi aumentare la protezione acustica, in commercio troverai pannelli in cartongesso adatti a questo scopo.

3. Protezione dal fuoco

Un’altra qualità del cartongesso è la sua capacità di resistere al fuoco e di rallentare il propagarsi delle fiamme.

Oggi sono disponibili delle speciali lastre ignifughe, progettate per rispondere a determinati parametri REI.

Si tratta di lastre  composte da gesso, il quale ha una naturale capacità di resistere al fuco e da altri materiali come la vermiculite, le fibre di vetro e la perlite.

4. Idrorepellenza

In commercio ci sono lastre in cartongesso particolarmente indicate per ambienti umidi (bagno, vano doccia, cucina, lavanderia, scantinati).

Queste lastre hanno un bassissimo assorbimento d’acqua e le puoi riconoscere per il rivestimento esterno di colore verde.

Si tratta di un cartongesso detto  “idrofugo“, trattato mediante uno speciale procedimento che lo rende meno sensibile all’umidità ed al vapore.

5. Resistenza agli urti

Grazie alle continue migliorie apportate al materiale, oggi è possibile utilizzare delle lastre ad elevata resistenza meccanica superficiale.

Il cartongesso si presta bene ad essere utilizzato in ambienti affollati, in cui il rischio di urti è più alto. Per questo motivo è un materiale utilizzato negli ospedali, nelle scuole, negli edifici pubblici.

6. Facilità di lavorazione

Realizzando una parete in cartongesso, ti dimentichi di mattoni forati, cemento, ecc.

Si tratta di materiale venduto in lastre di varie dimensioni. La larghezza standard è comunque i 120 cm che si tagliano con un cutter e si abbinano ai profili in lamiera per ottenere le pareti divisorie.

Per tagliare le lastre, si può utilizzare anche il seghetto.

Il montaggio delle lastre è semplice e non presenta difficoltà particolari. Per questo motivo, si tratta di un materiale tra i più ricercati ed utilizzati dagli appassionati del fai da te.

7. La pulizia

Un altro  vantaggio fondamentale del cartongesso è che i pezzi sono quasi già pronti.  Una volta portati in cantiere dovranno solo essere adeguati in base all’opera da realizzare.

Le lastre ed i profili in lamiera verranno tagliati sul posto, ma non si solleverà troppa polvere.
Inoltre la pulizia finale del locale sarà piuttosto semplice. Basterà un aspirapolvere ed un lavaggio totale dei pavimenti.

8. Facilità di rimozione

La rimozione è molto semplice come il montaggio.
Una parete viene posata sopra il pavimento, senza danneggiarlo in alcun modo e quindi non è necessario ripristinare mattonelle rotte o rovinate.

La praticità delle pareti in cartongesso è dovuta anche al fatto che l’impianto elettrico può essere ospitato dentro l’intercapedine creata dal telaio.

Sei di Milano? Vuoi sapere quali sono i casi in cui è consigliabile utilizzare il cartongesso? Contattaci! Preventivo gratuito.

Ti consigliamo di leggere anche l’articolo sui controsoffitti in cartongesso.

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