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Come combattere l’inquinamento indoor con nuove soluzioni hi-tech

Come combattere l’inquinamento indoor con nuove soluzioni hi-tech

Aerare gli ambienti aiuta a migliorarne il microclima ma, sovente, si agisce in modo efficace.

Con le nuove soluzioni hi-tech si riesce a combattere l’inquinamento indoor.

E’ stato stimato che si trascorre il 90% del tempo in ambienti chiusi e che l’aria che si respira può essere fino a cinque volte più inquinata rispetto a quella degli spazi all’aperto. Queste informazioni, decisamente allarmanti, sono state raccolte negli anni in numerose inchieste sull’inquinamento indoor e sulla necessità di combatterlo. (la più completa è la “The National Human Activity Pattern Survey).

E’ chiaro quindi che ventilare gli spazi residenziali aiuta ad abbattere i livelli di inquinamento per respirare aria più pulita. Ma, nella frenesia delle attività quotidiane, può capitare di fare arieggiare in modo insufficiente o di dimenticarsene. Oppure di non riflettere abbastanza sull’importanza di tale azione.

Rinnovare l’aria è un’operazione smart

Negli ultimi anni sono stati messi a punto sistemi ed apparecchi smart in grado di garantire autonomamente il giusto ricambio d’aria agli ambienti, senza che ci si debba preoccupare di farlo.

Grazie all’evoluzione dei sistemi IoT (Internet of Things) sviluppati per rendere la casa intelligente ed autonoma o gestibile da remoto, anche la purificazione dell’aria può essere tolta dagli impegni quotidiani. Come? Con i sistemi di ventilazione meccanica controllata, per esempio, che affiancati a sensori di analisi ed a purificatori d’aria, si attivano autonomamente per rinnovare l’aria, senza dover aprire le finestre. Ma ci sono anche i meccanismi IoT installati nei serramenti, che possono “analizzare” la qualità dell’aria e segnalare all’utente la necessità di aprire le finestre o farlo autonomamente .

Infine, la soluzione più semplice perché a portata di mano, è costituita dai purificatori d’aria stand alone.

Che cosa inquina gli ambienti?

Le fonti sono diverse e la concentrazione di inquinanti può variare nel tempo, in base a natura della sorgente, efficacia della ventilazione, abitudini ed attività svolte dagli occupanti.

La composizione dell’aria indoor è spesso caratterizzata da una miscela molto variabile di composti rispetto a quella dell’aria esterna. Talvolta, infatti, all’interno di un ambiente si registra una concentrazione di inquinanti superiore a quella presente, nello stesso momento all’esterno. Oppure può capitare, più facilmente, che all’interno si riscontrino sostanze inquinanti che non rilevabili all’esterno.

Anche se a basse concentrazioni, la presenza di contaminanti negli ambienti confinati può avere un impatto significativo sulla salute e sul benessere delle persone, a causa di esposizioni di lunga durata. Il rischio, più che alla sola concentrazione di inquinanti, è legato all’esposizione ovvero alla concentrazione integrata nel tempo.

Ricordando che il tempo di permanenza medio in un ambiente confinato raggiunge l’80-90% del tempo giornaliero disponibile, si comprende bene come questo costituisca un aspetto chiave nella valutazione degli effetti dell’inquinamento indoor.

Tra le fonti inquinanti più comuni troviamo il fumo di sigaretta, i prodotti conseguenti alle combustioni, alcuni detergenti e solventi per la pulizia e la manutenzione della casa, gli antiparassitari, determinati adesivi, l’utilizzo di stampanti, plotter e fotocopiatrici ed alcuni prodotti per l’hobbistica quali colle e vernici.

Anche le emissioni delle colle impiegate per la posa della moquette e di altri rivestimenti e per la realizzazione di mobili (in particolare di quelli composti da legno truciolare, compensato o pannelli di fibre di legno di media densità, se non in classe E1 o trattati con antiparassitari), possono contribuire alla miscela di inquinanti indoor. Infine, il malfunzionamento del sistema di ventilazione o un’errata collocazione delle prese d’aria (per esempio se poste in prossimità di aree ad elevato inquinamento, come le vie ad alto traffico, i parcheggi sotterranei o le autofficine) possono determinare un importante immissione di inquinanti dall’esterno.

Se non soggetti a manutenzione, i sistemi di condizionamento dell’aria possono diventare terreno di coltura e di diffusione per muffe e per altri contaminanti biologici.

VMC, sistema canalizzato centralizzato presente nelle nuove costruzioni

Si tratta di un sistema che si declina in versione individuale per le singole abitazioni. Il funzionamento è elettrico.

L’impianto è composto da un apparecchio (che varia secondo potenza e processo di funzionamento) ed un sistema di condotti.

Questi impianti sono composti da sistemi (con apparecchi specifici) che permettono all’aria proveniente dall’esterno di entrare nelle abitazioni senza aprire le finestre, per il ricambio del microclima; spesso, controllano specifici parametri di qualità, tra cui l’umidità e la presenza di CO2.

E’ in crescita, anche per questi impianti, la proposta di versioni in grado di interagire con la rete Internet e di trasferire dati ed informazioni che, acquisiti dal sistema, possono essere interpretati per fornire il massimo comfort abitativo. Come? Regolando la ventilazione al momento del bisogno o con tempistica prestabilita. Tutto ciò può avvenire anche con il controllo da remoto, sempre grazie alla rete: da smartphone, tablet o pc è possibile coordinare la ventilazione meccanica e controllare la qualità dell’aria dentro casa.

Serramenti con aperture hi-tech

Ci sono serramenti equipaggiati con sensori e con dispositivi motorizzati che segnalano la necessità di un ricambio d’aria e che possono aprirsi automaticamente.

Aprire la finestra è il modo più semplice per arieggiare e disperdere le sostanze inquinanti. Per avere sempre sotto controllo la qualità dell’aria indoor, anche se si è fuori casa, sono stati messi a punto infissi di nuova generazione che, in modi e con sistemi diversi, rinnovando il microclima degli ambienti domestici.

Alcuni sono equipaggiati con sistemi IoT evoluti in grado di monitorare costantemente la qualità dell’aria e di azionare l’apertura della finestra, se necessario; altri, invece, sono progettati per fare affluire l’aria anche se le ante sono chiuse.

Apertura e chiusura automatiche del serramento avvengono in totale sicurezza e per il tempo strettamente necessario.

Migliorare l’aria degli ambienti con apparecchi intelligenti

Si tratta di una soluzione più semplice ed a portata di mano per migliorare l’aria degli ambienti.

Le versioni più sofisticate, quelle IoT, permettono di intervenire al momento giusto.

Riescono ad intercettare particelle inquinanti fino a 0,3 micron e garantiscono ottimi livelli di purificazione dell’aria, salendo sul podio dei più importanti alleati nella lotta contro l’inquinamento indoor.

Ma non solo: i purificatori d’aria di nuova generazione sono anche intelligenti. Quando equipaggiati con sistemi IoT, sono in grado di monitorare la qualità dell’aria e mandare le informazioni direttamente allo smartphone dell’utente per poi rispondere ai comandi di “risposta”: se i livelli di umidità, allergeni, CO2 o altri elementi inquinanti sono troppo alti, basterà selezionare il comando dedicato e le operazioni di purificazione avranno inizio. Anche quando l’utente sarà lontano da casa.

Inquinamento indoor: l’importanza di pavimenti e rivestimenti certificati

Inquinamento indoor: l’importanza di pavimenti e rivestimenti certificati

Si trascorre il 90% del tempo in ambienti chiusi, 22 ore su 24: per i più piccoli tale spazio è spesso la cameretta. Per questo, considerando che l’aria di una stanza può essere fino a cinque volte più inquinata di quella esterna, è fondamentale sensibilizzarsi sul tema e capire quali sono le fonti che inquinano gli interni.

Tra le soluzioni virtuose, ma facili da mettere in atto, c’è senz’altro la scelta di materiali certificati che sono il risultato di un percorso di ricerca e di innovazione. Spingendosi oltre, si possono valutare interventi un po’ più invasivi, ma dai risultati duraturi, come la sostituzione delle vecchie finestre con quelle nuove che sono efficienti ed intelligenti, azionabili da remoto o in grado di capire, attraverso l’analisi di una serie di parametri relativi alla qualità dell’aria, se occorre avviare il ricambio d’aria.

La lotta all’inquinamento indoor, quindi, trova nell’edilizia un alleato fondamentale anche per rendere la camera dei bimbi un ambiente sicuro e salubre.

Inquinamento indoor prodotto all’interno

Il Ministero della Salute ha classificato le sostanze in grado di alterare la qualità dell’aria in agenti chimici, fisici e biologici. Alcune provengono dall’esterno, ma la maggior parte è prodotta da fonti interne quali gli occupanti della casa (uomini ed animali), la polvere, i materiali edili, gli arredi, gli impianti ed, ultima, l’aria esterna che è veicolo anche dei “classici” inquinanti, quali il monossido di carbonio e le polveri sottili.

Nell’ambito della casa, il Ministero conferma che: “i materiali utilizzati per la costruzione dell’edificio e per l’arredamento possono rappresentare un’importante fonte di inquinamento indoor.

Il problema delle emissioni perdura per tutto il ciclo di vita utile dell’edificio e dipende dalle emissioni di Voc (composti organici volatili) provenienti dai materiali.

Altre potenziali fonti indoor di inquinamento sono i prodotti per la pulizia e per la manutenzione della casa, i prodotti antiparassitari e l’uso di colle, adesivi e solventi. Inoltre, può determinare un’emissione importante di sostanze inquinanti l’utilizzo di device e dispositivi elettrici ed elettronici (stampanti, plotter e fotocopiatrici) e di prodotti quali le colle”.

Fra gli agenti a cui prestare più attenzione, in questo ambito ci sono la formaldeide ed i composti organici volatili, oltre alle fibre minerali sintetiche. Ad oggi, i prodotti per l’edilizia e per l’arredo sviluppati con una particolare attenzione verso la sostenibilità indicano nelle loro etichette i valori presenti di queste componenti.

Quali aspetti considerare nella scelta dei materiali?

Dal punto di vista della salubrità, meglio orientarsi su materiale e stampa sicuri e certificati, quali carte in fibre naturali, polietilene riciclato, fibra di vetro ed inchiostri in sospensione acquosa, ovvero esenti da solventi.

Per quanto riguarda le certificazioni, che variano a seconda del supporto o del sistema, sono da prediligere le seguenti: GreenGuar Gold, VOC A +, FCS, AgBB, Blue Angel e Nordic Swan.

Infine, particolare attenzione merita anche la scelta del disegno e della grafica. E’ meglio preferire qualcosa che possa stimolare la fantasia dei bambini ed “interagire” con loro nei momenti di gioco, e non solo, come se fosse una “finestra” su un mondo fantastico.

Si deve tener conto della personalità dei piccoli: il soggetto della carta da parati deve riflettere il loro modo di essere, i gusti, le passioni e deve rispettare la loro sensibilità.

Per l’applicazione della carta da parati, si consigliano collanti a base di acqua e certificati indoor Air comfort gold, AGBB, Blue Angel, VOC A +, oppure EC1 PLUS.

Materiali fotocatalitici: permettono di realizzare superfici autopulenti  e disinquinanti

Grazie alle sostanze semiconduttrici (diossido di titanio), di cui sono composti, i materiali foto catalitici,  permettono di realizzare superfici disinquinanti ed autopulenti. Hanno inoltre la capacità di assorbire la luce e di conseguenza, per merito della particolare struttura elettronica, di attivare specifiche reazioni chimiche. Una di queste è l’ossidazione di composti inquinanti organici ed inorganici presenti nell’aria o nell’acqua.

Un’altra caratteristica del diossido di titanio è la superidrofilicità fotoindotta che consiste in un’affinità per l’acqua straordinariamente elevata in seguito all’esposizione alla luce solare. L’aspetto interessante, in questo caso, è la possibile rimozione di polvere e depositi atmosferici per mezzo della semplice acqua pura che, grazie all’affinità per la superficie superidrofilica, risulta in grado di rimuovere particelle adese anche senza l’aiuto di detergenti. Oggi sono disponibili sul mercato diversi prodotti di questa classe: vetri autopulenti, cementi e vernici.

Il gres porcellanato: un materiale da rivestimento che offre molte garanzie

E’ una delle scelte più sicure grazie alla sua resistenza, dovuta al processo di lavorazione delle materie prime impiegate (argille ceramiche, feldspati, caolini e sabbia) ed alla cottura ad alte temperature. E’ facile da pulire ed è inalterabile.

Esistono anche versioni con trattamento antibatterico, adatte non solo per ambienti che richiedono particolari caratteristiche di igiene, quali ospedali o ambulatori medici ma perfette anche in ambito residenziali.

Oggi, inoltre, processi produttivi evoluti ed etici, rispettosi dell’ambiente, permettono di impiegare alte percentuali di materiale riciclato, riducendo l’utilizzo di materie prime.

Davvero ampia, infine, la gamma di finiture disponibili: una varietà dovuta alle nuove tecniche di stampa digitale, che rendono stabili colori e decori.

Il parquet: una scelta ecologica

Se si ha cura di optare per legno certificato FSC, ovvero proveniente da foreste a gestione controllata, la scelta del parquet è senz’altro ecologica.

Si tratta di un materiale naturale bello, in tutte le sue varianti, caldo e piacevole al tatto.

Tra i pro, c’è d aggiungere che è anche un ottimo isolante termico ed acustico ed è resistente all’usura. Se si danneggia, è facile anche da rinnovare con la lamatura.

Tra le finiture, eco, ad olio o con vernice all’acqua.

La finitura con gli oli valorizza la struttura naturale del legno. Penetrano nel materiale, lasciando aperti i pori.

Pitture: quali colori e prodotti scegliere?

Oggi il tema dell’inquinamento indoor gode della dovuta attenzione. Nel 2000 l’Organizzazione Mondiale della Sanità, con il documento “The Right to Healthy Indoor Air” ha riconosciuto l’aria interna salubre come diritto umano fondamentale.

Molti produttori si sono adoperati per offrire proposte salubri e spesso problem solving, che non vincolano la creatività. Infatti, malgrado in Italia non sia obbligatorio etichettare le pitture in relazione alle emissioni negli ambienti, come invece lo è in Francia, sono tanti i marchi che sottopongono ai test specifici i loro prodotti per classificarli in Classe A +, la migliore in quanto ad emissioni di Tvoc (composti organici volatili totali).

Per i bambini la cameretta è lo spazio del gioco, ma anche dello studio, la “tana segreta”, il luogo del riposo.

Ciascuna di queste funzioni meriterebbe un colore mirato. Sì, dunque, ad una stanza con pareti di tinte diverse: i bambini sono stimolati da questo ed ognuna concorre al loro sviluppo ed alla loro voglia di imparare. E’ importante creare dei microambienti nella stanza, ricorrendo al colore per delimitare le aree. Il bambino ama vivere in spazi contenuti, riuscendo così ad avere il pieno controllo del luogo e della situazione.

I piccoli crescono e, con loro, anche gusti e necessità. Quindi il colore scelto non può essere “definitivo” ma va modificato nel tempo, assecondando la loro crescita.

Per la prima infanzia sono indicati colori pastello: particolarmente adatti sono il verde, il celeste, il rose tenue ed il rosa cipria, ma non il tono confetto che, essendo molto intenso, ha lo stesso effetto del rosso. Il giallo è positivo, consigliato nella zona studio (aiuta nella concentrazione per lo studio).

L’arancione applicato su una sola parete ha un effetto calmante. Il verde e l’azzurro sono particolarmente indicati per maschi o femmine molto attive, perché inducono il relax e rendono più gradevoli sonno e risveglio.

Sono sconsigliati colori scuri, cupi, tetri in qualsiasi fase dell’infanzia. Generano inquietudine, rendono il sonno difficile e la stanza poco accogliente.

E’ necessario scegliere vernici smacchiabili, superlavabili, a base di titanio selezionato, certificate in classe A +.

Serramenti “intelligenti” per rendere salubri gli ambienti

Il ricambio d’aria è fondamentale quando si tratta della camera dei bambini. Per garantire aria rinnovata costantemente, sono stati messi a punto serramenti “intelligenti”.

Ci sono quelli che hanno sistemi interni in grado di ventilare in modo continuo gli ambienti. Altri dotati di sensori che, in base ai parametri rilevati nell’ambiente (umidità, presenza di Co2, ecc), si aprono e chiudono autonomamente e/o sono gestibili da remot (tramite smartphone).

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