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Rifare l’impianto elettrico: tutto quello che c’è da sapere

Rifare l’impianto elettrico è un intervento necessario soprattutto se si deve ristrutturare casa.

Altri motivi per cui si effettua il lavoro sono riconducibili all’eventuale pericolosità del vecchio impianto, che può mettere a rischio la sicurezza e la salute di chi vive in casa e la scarsa efficienza energetica, che non solo può essere nociva dal punto di vista ambientale (più consumi significano maggiore inquinamento) ma anche deleteria per il portafogli, con bollette più salate dovute all’eccessivo consumo di energia elettrica.

Perché rifare l’impianto elettrico

Secondo energy manager, elettricisti e operatori del settore, dunque, sono due i motivi principali per cui si deve rifare l’impianto elettrico:

  1. L’impianto è stato realizzato molto tempo fa e non è più conforme (o, addirittura non lo è mai stato) alle norme di sicurezza che prevede la legge; per questo, ancora oggi, in tutta Italia esistono abitazioni il cui impianto elettrico è privo di qualsiasi certificazione e dichiarazione di conformità;
  2. L’impianto è stato realizzato senza tener conto dell’aspetto relativo all’efficienza energetica, classificandosi così in classi energetiche di basso livello (E, F, G) e dando luogo a molta dispersione di energia.

Nel momento in cui si rende necessario rifare l’impianto elettrico, occorre che venga realizzato nel rispetto delle normative previste dalla legge e dal Comitato Elettrotecnico Italiano.

Rifare l’impianto elettrico: gli interventi indispensabili

Nel momento in cui si decide di rifare l’impianto elettrico, bisogna tenere conto che questo lavoro comporta tutta una serie di interventi correlati, tra cui in primis quelli relativi alle opere murarie: il rifacimento di un impianto elettrico, infatti, prevede l’apertura (e la successiva chiusura) di tracce sui muri, sui pavimenti o sui soffitti, in modo da poter innestare i corrugati all’interno dei quali scorrono i fili elettrici.

Anche per quanto riguarda i costi finali, quindi, è necessario calcolare le spese legate alla manodopera muraria, oltre a quelle relative alla certificazione di conformità del nuovo impianto.

Rifare l’impianto elettrico o investire sulla manutenzione?

Talvolta gli interventi strutturali all’interno di un’abitazione – come può essere, appunto, la necessità di rifare l’impianto elettrico – possono creare un po’ di confusione, nella misura in cui ci si può chiedere se siano veramente indispensabili.

Nel caso dell’impianto elettrico, per esempio, occorre conoscere la differenza tra i lavori di rifacimento veri e propri e quelli che invece sono gli interventi di manutenzione. In quest’ultimo caso, infatti, non è necessario rifare completamente l’impianto ma solo migliorarlo, per esempio spostando prese o interruttori.

Per quanto in questo modo l’impianto elettrico possa risultare più funzionale, bisogna tenere presente che potrebbe comunque non essere abbastanza sicuro e non ottenere quindi la dichiarazione di conformità.

Rifare l’impianto elettrico: la dichiarazione di conformità

Ne abbiamo già accennato, ma ora è venuto il momento di approfondire l’argomento: cos’è la dichiarazione di conformità?

Conosciuta anche come Di.Co, si tratta di un documento che deve essere rilasciato nel momento in cui si interviene su un impianto elettrico, installandone uno nuovo, modificandolo o rifacendolo completamente.

La Di.Co certifica che quell’impianto è stato realizzato a norma di legge e può essere rilasciata solo da imprese edili abilitate, come previsto dall’art. 4 del D.M 37/2008.

Nel momento in cui il tecnico preposto presenta la Di.Co, deve anche rilasciare una relazione nella quale sono elencati i materiali che sono stati impiegati per la realizzazione dell’impianto, oltre che lo schema di quest’ultimo, inserito nella planimetria dell’abitazione.

Per certificare invece la conformità di un impianto già esistente, ma installato prima del 2008, bisogna richiedere il Di.Ri, ossia il certificato di rispondenza.

Una nota importante: nonostante non sia obbligatorio effettuare un controllo dell’impianto elettrico nel momento in cui si affitta o si vende una casa, in molte situazioni i contraenti (affittuari o nuovi proprietari) lo richiedono, quindi è fondamentale che l’impianto risulti a norma di legge.

Rifare l’impianto elettrico: come deve essere un impianto a norma

Quando si rifà l’impianto elettrico, è indispensabile che tutti gli interventi effettuati siano conformi alla normativa vigente in materia.

Di conseguenza, un impianto elettrico a norma deve possedere determinate caratteristiche:

  • Essere realizzato da professionisti verificati, registrati nella Camera di Commercio;
  • Garantire la presenza di un salvavita, che, qualora dovesse esserci un guasto (per esempio, una folgorazione), interrompe l’afflusso di energia elettrica;
  • Avere interruttori magnetotermici e differenziali, la cui funzione è quella di proteggere l’edificio in caso, per esempio, di cortocircuito;
  • Presentare cavi di dimensioni proporzionali alla portata dell’impianto;
  • Essere dotato di messa a terra, in modo che il flusso di elettricità venga disperso nel terreno;
  • Avere un cavo elettrico con moduli all’interno dei quali le diverse utenze risultino diversificate.
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L’importanza degli impianti in un’abitazione

Una casa è un insieme molto complesso di strutture di vario tipo, impianti, rivestimenti e finiture in diversi materiali.

L’uso quotidiano ed il naturale decadimento degli impianti della casa possono portare a rotture e degradazioni.

Per gli interventi più complessi è necessario affidarsi a specialisti ed esperti del campo. Per l’ordinaria manutenzione e conduzione è sufficiente avere una certa conoscenza delle strutture e dell’impiantistica per poter ovviare a piccoli e medi inconvenienti.

E’ necessario effettuare una manutenzione  impianti periodica, in quanto ogni oggetto è soggetto ad usura.
La manutenzione regolare mantiene attrezzature, macchinari, mezzi ed ambiente di lavoro sicuri ed affidabili. L’assenza di manutenzione o una manutenzione inadeguata possono essere causa di situazioni pericolose.


Per manutenzione impianti si intende una pluralità di attività, le quali spaziano dalla diagnostica alla gestione dei materiali, dai sistemi informativi alla documentazione, dalla formazione delle risorse umane al loro utilizzo ottimale.
La manutenzione deve progettare, organizzare e realizzare interventi con lo scopo di garantire il buon stato di conservazione delle attrezzature nei periodi di funzionamento.

Come è formato un impianto generale?

L’impianto generale di un’abitazione è costituito dall’insieme delle reti di servizi di utilità, tra cui impianto idraulico/sanitario, impianto elettrico, impianto di riscaldamento, linee telefoniche, linee per trasmissioni TV.

Dopo avere costruito i muri interni dell’abitazione, vengono eseguite le “tracce”, ovvero spazi ricavati all’interno dei muri dove andranno alloggiati dei tubi all’interno dei quali passano i cavi elettrici, i cavi telefonici, le linee per la trasmissione del segnale televisivo, ecc.

L’acqua che verrà utilizzata nell’abitazione può essere prelevata da una rete idrica, da una cisterna sotterranea  riempita periodicamente da autobotti e da un sistema di raccolta di acqua piovana. Generalmente una pompa provvede al sollevamento dell’acqua fino ad un recipiente posto ai piani superiori, in modo che da questo possa scendere per gravità, risolvendo in questo modo eventuali interruzioni momentanee dell’energia elettrica.

L’impianto idraulico/sanitario raccoglie le acque di scarico dell’abitazione in tubi ancorati ai muri esterni, i quali convogliano i liquidi alla fognatura o in sua assenza ad un “pozzo nero”.

Quali sono gli impianti ai quali prestare attenzione in un’abitazione?

tre impianti ai quali prestare attenzione sono i seguenti: impianto elettrico, impianto idraulico ed impianto di riscaldamento.

Non in tutti i casi è possibile intervenire. Ad esempio, per quanto riguarda l’impianto elettrico, secondo le norme vigenti non è consentito, al privato, eseguire riparazioni o modifiche ma è importante conoscerlo a fondo per prevenire eventuali problemi.

Per quanto riguarda l’impianto idraulico, i problemi possono nascere da intasamenti degli scarichi, rotture di tubi e perdite. Spesso si impongono interventi rapidi che evitano danni.

Una regolare manutenzione è doverosa anche per quanto riguarda l’impianto di riscaldamento: la circolazione dell’acqua calda nell’impianto, di solito, non causa, problemi particolari. I radiatori vanno tenuti sotto controllo e, se possibile, conviene ottimizzare lo scambio di calore con l’ambiente.

L’impianto elettrico e la sua struttura

Per realizzare un impianto elettrico civile sono necessarie competenze tecniche, normative ed una manualità specifica. Considerata anche la sua pericolosità e come stabilito anche dalle norme CEI, le quali indicano che un impianto elettrico può essere eseguito solo da aziende iscritte alla Camera di Commercio e che eventuali modifiche all’impianto devono essere eseguite solo da personale abilitato.

Ogni impianto elettrico civile è regolato da normative specifiche. Nello specifico l’impianto elettrico domestico è regolato dalla norma Cei 64-8 del primo Marzo 1993 e dalla variante V3 del 2011. Questa normativa stabilisce le modalità con le quali va eseguito un impianto elettrico.

Un impianto elettrico domestico è realizzato con circuiti molto semplici. L’intero impianto solitamente è incassato nelle pareti. I cavi corrono in apposite guaine tubolari di plastica che collegano tra loro le scatole di derivazione, le prese, gli interruttori ed i punti luce.

Gli impianti devono essere modificati o installati solo da personale qualificato. Ma una buona conduzione ed un costante controllo dei servizi elettrici evita molti problemi. La sicurezza va posta come elemento fondamentale.

La tensione che perviene nelle abitazioni è monofase a 220 Volt. Viene prelevata dalla linea trifase esterna.  I due conduttori si definiscono fase (nella parte in cui vi è tensione) e neutro o conduttore di ritorno. I due conduttori sono intercettati dal contatore e dall’interruttore-limitatore il cui compito è quello di scattare se l’assorbimento di corrente supera quello stabilito in base al contratto.

I due principali fattori di sicurezza dell’impianto elettrico civile sono rappresentati da un impianto di messa a terra (massa) e dall’interruttore differenziale detto anche salvavita.

Il filo di terra, il cui colore della guaina è giallo-verde, ha una funzione fondamentale: se un conduttore sotto tensione va a contatto con la carcassa metallica di un apparecchio elettrico, il conduttore di terra (ad essa collegato) la scarica direttamente a terra attraverso una punta disperdente conficcata nel terreno.

In questo modo, se l’impianto di messa a terra è progettato bene, si riduce in gran parte il rischio di folgorazione.

L’ impianto idraulico

L’impianto idraulico è composto da due sezioni ben distinte e complementari: quella di rifornimento di acqua calda e fredda e quella di scarico, la quale, a sua volta è l’insieme di due impianti: quello dello scarico delle acque bianche (piovane) e quello delle acque nere (utilizzate in casa).

Gli impianti idraulici presenti nelle nostre case sono estremamente diversi uno dall’altro. Ogni sanitario è alimentato da un tubo per l’acqua calda e uno per l’acqua fredda.
Tutti i sanitari sono dotati di uno scarico con sifone che impedisce il riflusso di esalazioni.

Gli scarichi sono convogliati in un unico tubo, il quale porta alla fognatura delle acque nere. I canali di gronda sono convogliati in una seconda canalizzazione che confluisce nella fognatura delle acque bianche.

Di solito le tubazioni di casa sono in acciaio zincato ma ultimamente si sta diffondendo sempre di più l’uso del rame.
Le tubazioni esterne, invece, sono in resina termoplastica compatibile con le esigenze dell’alimentazione.

Le grondaie di un’abitazione sono soggette a due tipi di danno: l’intasamento e la perforazione a causa della corrosione. Gli scarichi verticali possono intasarsi a loro volta e perforarsi. Per questo motivo è necessario intervenire con pulizie ripetute e sigillature di buona qualità. Quando gli elementi sono molto deteriorati conviene sostituirli.

L’ impianto di riscaldamento

Nelle abitazioni con diversi appartamenti l’impianto di riscaldamento può essere costituito sia da un’unica caldaia, la quale alimenta un circuito generale sia da tanti circuiti singoli, ognuno dei quali con una propria caldaia. Nel primo tipo di impianto i circuiti possono essere ad uno o più tubi.

I circuiti ad un tubo si prestano ad essere trasformati in circuiti indipendenti. Quelli a due tubi ad una centrale termica unica. E’ fondamentale conoscere i vari tipi di circuito per rendersi conto dei possibili inconvenienti.

Nell’impianto a pioggia, l’acqua calda parte dalla caldaia e sale fino alla parte più alta dell’impianto.


Da qui scende attraverso vari tubi che alimentano i radiatori per poi tornare alla caldaia e ricominciare il ciclo. Una vasca di espansione compensa la variazione di volume dell’acqua conseguente al riscaldamento.
Per alimentare un solo appartamento viene usato l’impianto di riscaldamento a livello.

La caldaia ed i radiatori si trovano allo stesso livello e l’alimentazione dei corpi scaldanti avviene dall’alto.

Nell’impianto a sorgente, la distribuzione dell’acqua calda si realizza con derivazioni multiple dal tubo di mandata.

L’impianto monotubo  è ideale per circuiti in tubo di rame. Dal tubo di mandata si diparte un anello da cui si staccano varie derivazioni che alimentano i singoli radiatori.

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