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Laminato e grès porcellanato: valide alternative al parquet

Laminato e grès porcellanato: valide alternative al parquet

Il parquet ha un fascino intramontabile, senza tempo. Si adatta a tutti gli stili d’arredamento, dai più classici a quelli moderni. Dona agli ambienti calore e sensazione di benessere, come tutti i materiali naturali. L’unico aspetto negativo è quello economico: ha un costo elevato ma fortunatamente il mercato offre delle eccellenti alternative, meno costose ma dall’effetto legno finale sbalorditivo.

Le principali alternative al parquet sono il laminato ed il grès porcellanato effetto legno. Scopriamo insieme le caratteristiche di questi materiali.

Laminato effetto legno

Il laminato non solo è più conveniente del parquet, ma è anche facile da posare, grazie alla posa flottante ed allo spessore ridotto. Dal punto di vista estetico può riprodurre lo stesso effetto legno del parquet, ma con prestazioni migliori.

Prima dell’acquisto dovresti porti delle domande circa l’utilizzo:

  • Quanto intensamente verrà utilizzato? Animali domestici, calpestìo, caduta di oggetti e liquidi possono mettere alla prova un pavimento. Un utilizzo intenso richiederà una superficie più resistente. Assicurati di prestare particolare attenzione alle classificazioni AC (Abrasion Classes) e IC (Impact Classes) del prodotto.
  • Quale effetto estetico vorresti ottenere? Dimensioni e tonalità delle doghe possono contribuire a creare un effetto visivo particolare. Le dimensioni saranno il fattore principale, se si punta a valorizzare un ambiente migliorandone gli spazi. La scelta della tonalità dovrà essere presa in considerazione dell’arredamento della tua casa.
  • Per quale tipo di arredamento? Esistono diverse varietà di laminato. Nella categoria legno i più venduti sono rovere e noce.
  • Il pavimento è riscaldato? In questo caso sarà necessaria la giusta tipologia di sottopavimento, per permettere il passaggio di quanto più calore possibile. Viceversa, se il pavimento non è riscaldato, si può optare per un sottopavimento con un buon grado di isolamento termico e acustico.
  • Può essere ossidato dalla luce? I pavimenti in laminato non saranno soggetti ad ossidazione per esposizione diretta al sole. Non si macchiano e non sbiadiscono anche a seguito di una costante esposizione al sole.

LEGGI ANCHE: L’importanza della cura e manutenzione parquet

Consigli per far durare un pavimento in laminato

Lo strato superficiale di un pavimento in laminato lo proteggerà da umidità, urti e abrasioni. Tuttavia, seguendo alcune regole, è possibile farlo durare ancora di più.

  • Limita l’eccesso di umidità. Per pulire un pavimento in laminato non servono secchio, spazzola e lucidatrice: non saranno efficaci e potrebbero addirittura danneggiarlo. Meglio usare un panno umido.
  • Utilizza detergenti non aggressivi. Dovresti usare solo detersivi consigliati dal produttore o quelli specificatamente creati per il laminato. Anche lo smalto e la candeggina dovrebbero essere evitati. Un lavaggio frequente con detergenti aggressivi può danneggiare il laminato.
  • Usa spesso un aspirapolvere o una scopa elettrica. Pulisci immediatamente ogni residuo di terra, ciottoli o liquidi. Uno zerbino all’entrata della tua casa può essere utile per tenere fuori sporco e umidità.

Grès porcellanato effetto legno

Il grès porcellanato effetto legno ha quasi lo stesso fascino avvolgente ed immutabile del legno. Che si tratti di interni o di esterni, l’aspetto caldo del legno cambia l’immagine dell’ambiente rendendolo più morbido ed accogliente.

La bellezza di un pavimento in legno, così come il calore che dona agli ambienti, sono tra i principali motivi che di solito portano alla scelta del vero legno. Ma oggi, la grande versatilità del grès porcellanato permette di superare i limiti del vero legno.

Le piastrelle di questo materiale possono essere utilizzate in qualsiasi ambiente, oltre a quello domestico. Disponibile in molti formati, permette la posa con e senza fughe. Si tratta di un materiale molto resistente alle abrasioni, all’umidità ed agli agenti atmosferici.

I vantaggi del grès porcellanato effetto legno

Il grès porcellanato effetto legno, rispetto al parquet, presenta i seguenti vantaggi:

  • E’ più duro. Le piastrelle in grès per pavimenti effetto legno sono più robuste del vero legno, sia che esse siano in porcellana o in ceramica. Non saranno facilmente danneggiabili da mobili pesanti ed oggetti appuntiti. Grazie al loro design robusto non si graffiano.
  • Non cambia colore. Il legno naturale sbiadisce e cambia colore nel tempo, può essere sbiancato dalla luce solare. Parti diverse del pavimento perdono colore nel tempo mentre altre aree rimangono più scure e più nuove. Le piastrelle effetto legno invece non sbiadiscono.
  • Stile personale. Il grès porcellanato effetto legno si adatta a qualsiasi stile e ad ogni design. Puoi decidere fra un layout classico a griglia, uno stile a spina di pesce o a mattoni, personalizzandolo come preferisci.
  • Manutenzione facile. Il grès porcellanato è antimacchia e trattato con una finitura impermeabile. La manutenzione di un pavimento in grès è estremamente semplice. Si pulisce con qualsiasi soluzione detergente, lo si può strofinare e spazzare senza alcun problema.
  • Ampia gamma di colori. C’è una vasta scelta di colori, tutti perfettamente uguali al legno naturale. Dal rovere più chiaro al mogano più scuro, passando per tutte le sfumature di colore.
  • Non si deforma. Uno dei problemi principali del parquet è che si deforma a causa della temperatura e dell’umidità presente nella stanza in cui è installato. Le piastrelle in grès porcellanato effetto legno sono impermeabili e non si alterano con l’umidità.
  • Adatto ai sistemi di riscaldamento radiante. Il grès porcellanato è particolarmente indicato nelle abitazioni dotate di riscaldamento a pavimento. Con il parquet il riscaldamento radiante rappresenta un rischio per la salute e la sicurezza.
  • Piastrelle facilmente sostituibili. Nell’improbabile caso in cui si danneggi una piastrella, questa può essere sostituita velocemente ed agevolmente, senza dover cambiare l’intero pavimento.
  • Più economico del legno. Oltre ad avere un numero enorme di vantaggi rispetto ai tradizionali pavimenti in legno, le piastrelle in grès porcellanato effetto legno sono anche molto più economiche.

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Ristrutturazione cucina: gas o induzione?

Quando si intraprendono lavori di ristrutturazione cucina, occorre tenere in considerazione molti aspetti: dallo stile dei mobili alle piastrelle, dagli elettrodomestici al piano di cottura.

A proposito di quest’ultimo, una delle domande più frequenti che si pone chi ha in programma di iniziare interventi di ristrutturazione cucina è: gas o induzione?

Si tratta di due tipologie di cottura molto diverse tra loro, sia dal punto di vista estetico sia sotto il profilo funzionale.

Scopriamone allora caratteristiche, vantaggi e svantaggi.

Il piano cottura a induzione

Per rispondere alla domanda relativa alla ristrutturazione cucina: “gas o induzione?” è necessario conoscere le peculiarità di entrambe le tipologie di piani di cottura.

Cominciamo con quello a induzione, analizzando le sue specifiche:

  • È moderno ed elegante: l’induzione è una soluzione molto raffinata, esteticamente parlando. Il piano di cottura si presenta completamente piano e uniforme, lucido e liscio, perfetto per una cucina dal design contemporaneo;
  • Funziona in virtù del principio di induzione elettromagnetica: ciò significa che il calore prodotto viene trasmesso sul fondo di pentole e padelle attraverso apposite bobine che generano campi magnetici. In questo modo, si riscalda solo l’area dove è appoggiata la pentola e non il resto del piano, che rimane freddo, aumentando così il comfort e la sicurezza di chi è ai fornelli;
  • Per utilizzarlo è necessario acquistare il pentolame specifico. Si tratta forse dell’unico svantaggio del piano di cottura a induzione, anche se il problema può essere facilmente risolto, dato che, con la crescente diffusione dell’induzione, sul mercato si trovano ormai tantissimi prodotti studiati appositamente per questa modalità di cottura degli alimenti. Ciononostante, di solito il pentolame apposito per l’induzione ha un costo superiore a quello che si utilizza per i piani di cottura a gas;
  • Può anche essere sprovvisto di cappa. La cappa, nei moderni modelli di cucine, è spesso un elemento di design, che si integra perfettamente con il mobilio e dà valore aggiunto alla cucina; ad alcune persone, tuttavia, la cappa non piace e ne farebbero volentieri a meno. Optando per il piano di cottura a induzione, eliminare la cappa è una possibilità concreta: alcuni modelli di piani cottura a induzione, infatti, sono dotati di aspiratori integrati che svolgono la stessa funzione della cappa, senza quindi che vi sia bisogno anche di quest’altro elemento. La mancanza della cappa è una soluzione adatta soprattutto per le cucine in stile minimal, in quanto permette di conferire un look davvero essenziale all’ambiente, pur mantenendo intatte tutte le funzionalità che si richiedono in questa importantissima stanza della casa.

Piano di cottura a gas

Ritorniamo al quesito iniziale: cosa è meglio, per una ristrutturazione cucina: gas o induzione?  

Per poter rispondere con chiarezza e completezza occorre scoprire, dopo aver passato in rassegna quelle dell’induzione, le caratteristiche del piano di cottura a gas.

  • Il funzionamento della cucina a gas è molto semplice: i fornelli erogano gas dopo essere stati attivati tramite una modalità di accensione con scintilla. Ciò non significa tornare ai vecchi tempi, quando per cucinare bisognava accendere il gas con l’apposito accendigas o, nel peggiore dei casi, avvalendosi dei fiammiferi; fortunatamente, i moderni piani di cottura a gas funzionano in modo molto efficiente, tramite bruciatori in grado di garantire un risparmio in bolletta fino al 65% ;
  • I piani di cottura a gas disponibili oggi sul mercato sono molto sicuri, presentando la termocoppia di sicurezza che consente di interrompere l’erogazione di gas nel momento in cui la fiamma – anche accidentalmente – si spegne; i comandi sono posti in posizione frontale o laterale, assicurando il massimo comfort di utilizzo e, infine, sui fornelli sono presenti le apposite griglie per appoggiare le pentole;
  • I moderni piani di cottura a gas sono piuttosto longevi: si stima infatti che, con la corretta manutenzione, possano durare senza problemi fino ad almeno 18 anni.

Ristrutturazione cucina: gas o induzione? Un confronto

Ristrutturazione cucina: gas o induzione? Per poter scegliere con cura la soluzione più adatta alle proprie esigenze bisogna considerare ogni dettaglio.

Ora che abbiamo visto le caratteristiche di ciascuno dei due piani di cottura, è opportuno procedere con un confronto diretto, per capire quale dei due fa più al caso vostro.

Dal punto di vista dei consumi, il piano di cottura a induzione è apparentemente più vantaggioso di quello a gas, perché per scalda solo il fondo della pentola (e non tutto il piano di cottura), sicché il calore risulta ottimamente veicolato e concentrato; per contro, però, per installare un piano di cottura a induzione è necessario un contatore elettrico con una potenza di 4,5-6 kW, quasi il doppio di quelli comunemente presenti nelle case degli italiani, che si attestano sui 3 kW.

Se sul piano dei consumi c’è una sostanziale parità tra il piano di cottura a induzione e quello a gas, rispetto alla sicurezza il primo ha senza dubbio una marcia in più: anche se i moderni piani di cottura a gas sono dotati di efficienti meccanismi di sicurezza, optando per l’induzione si elimina completamente l’eventuale probabilità di fughe di gas.

Anche riguardo alla pulizia e alla velocità di cottura, l’induzione presenta più vantaggi: grazie alla sua superficie omogenea, si deterge velocemente e senza fatica, mentre circa la rapidità di cottura, basta considerare che per raggiungere la bollitura sono necessari appena 3 minuti con il piano a induzione, quasi la metà del tempo che occorre per svolgere la stessa operazione con i fornelli a gas.

Ristrutturazione cucina: gas o induzione? Considerazioni finali

Come abbiamo visto, entrambe le modalità di cottura presentano diversi vantaggi, anche se quello a induzione può essere preferibile in termini di efficienza energetica a lungo termine, sicurezza e facilità di utilizzo.

Se però si vive in una casa in affitto e, per questo, non si investe su un nuovo contatore elettrico, il classico fornello a gas è preferibile, a patto che, ovviamente, ci si trovi a proprio agio nell’utilizzo del piano cottura più “tradizionale”.

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Ristrutturazioni e rete internet

Il trasferimento è uno dei cambiamenti ai quali dedichiamo più sforzi. Infatti, oltre alla ricerca dell’immobile giusto, di solito bisogna procedere a tante faccende burocratiche. Ad esempio è fondamentale pensare alle ristrutturazioni necessarie ed anche alla connessione internet più adatta alle proprie esigenze, scegliendo con un confronto tariffe mobile fisso.

In particolare, queste due operazioni sono quelle che richiedono il maggior dispendio di energia:

  • ristrutturare: oltre ad optare per soluzioni funzionali (come, ad esempio, eventuali efficientamenti energetici) dobbiamo pensare anche a tutto l’aspetto estetico e quindi all’arredo degli interni.
  • collegamento internet: ormai viviamo in un mondo sempre più connesso, basti pensare a tutti i sistemi domotici che mettono in comunicazione il nostro device mobile con i nostri elettrodomestici collegati in rete. Per questo è bene pensare alla connessione più utile ai nostri scopi fin dalla ristrutturazione. 

Confronto tariffe mobile/fisso: come fare

Ad ogni modo, per fortuna, oggi esistono siti che si occupano di comparare facilmente e velocemente le tariffe mobile/fisso

attraverso un confronto simultaneo su di esse.

Infatti, scoprire quali sono le migliori offerte in circolazione ci permette di scegliere più rapidamente quella che fa al caso nostro e che ci permette di risparmiare.

Perché cambiare operatore con il confronto tariffe mobile/fisso

Cosa porta a cambiare operatore? Di solito si sceglie di passare ad un altro provider per tre motivi principali:

  • Aumentare le prestazioni della connessione internet
  • Risparmio in bolletta
  • Rinnovo delle prestazioni

Ad oggi la tecnologia che permette di avere una connessione internet fissa veloce e stabile è quella FTTH: Fiber To The Home che utilizza in tutto il tragitto la fibra ottica.

Tuttavia, attualmente non tutte le città d’Italia dispongono della tecnologia di fibra ultraveloce.

Ristrutturare: è più facile con l’interior designer

Quando si acquista una nuova casa è facile perdersi d’animo e, se non si è del mestiere, a volte è difficile immaginare il giusto arredo che sia il più possibile funzionale ed esteticamente gradevole.

In realtà c’è un modo per farlo con più spensieratezza e nel modo più corretto: affidarsi ad un professionista.

Infatti l’interior designer ci permette di:

  • sfruttare il potenziale dell’abitazione al massimo
  • essere sicuri di seguire tutte le regole riguardanti i lavori di ristrutturazione
  • partecipare alla costruzione di un progetto di ristrutturazione condiviso con un professionista. 

Ristrutturare con le regole della domotica

Le case di oggi sono sempre più “smart” e cioè interconnesse. Quindi, quando si pianifica una ristrutturazione, non si può prescindere da una buona connessione internet sia fissa che mobile.

 Infatti il futuro delle ristrutturazioni guarda sempre di più alle regole della domotica. Si tratta di una tecnologia innovativa che permette di automatizzare la maggior parte delle funzioni della casa tramite un sistema di gestione coordinato. In particolare tutti i dispositivi domestici sono in connessione fra loro e gestiti dall’utente tramite pc o smartphone.

 Come detto, non tutta Italia può ancora godere della fibra ottica con tecnologia  FTTH: Fiber To The Home.

Per scoprire se

 Scegli una soluzione tecnologica end-to-end per la tua ristrutturazione

Non assumeresti un architetto per fare metà del lavoro. O un muratore per fare i due terzi di un lavoro. Quindi, quando scegli uno specialista per una casa smart , assicurati che offra un servizio completo end-to-end.

La gestione di una soluzione tecnologica completa richiede un approccio pratico durante ogni fase del processo di ristrutturazione della casa smart .

Il tuo specialista dovrebbe avere la capacità di riconoscere e superare eventuali problemi associati alle complessità di una ristrutturazione di una casa smart . Ciò richiede esperienza e conoscenza esperta in ogni fase del processo.

Scegli una soluzione end-to-end e ti assicurerai che la ristrutturazione della tua casa intelligente offra la funzionalità desiderata e che il tuo sistema funzionerà perfettamente in tutte le aree nuove ed esistenti della tua casa.

Potenziali limiti della ristrutturazione della tua casa smart

I due momenti migliori per implementare le tecnologie di automazione domestica sono durante la costruzione della tua casa e durante i lavori di ristrutturazione. Questo perché la costruzione  di una casa smart  comporta l’installazione di cablaggi domestici smart e vari sottosistemi.

Se si incorporano sistemi tecnologici intelligenti dopo il completamento dei lavori di ristrutturazione, potrebbe essere necessario rimuovere intonaco e altri materiali associati alle strutture esistenti prima di poter installare i cablaggi. Questo è regolarmente più dispendioso in termini di tempo e denaro rispetto all’integrazione del cablaggio al momento della ristrutturazione.

Un altro potenziale limite deriva dalla ristrutturazione di case classificate come patrimonio. Quando si installa il cablaggio nelle strutture esistenti di case classificate come patrimonio, lo specialista della casa smart non deve alterare o danneggiare le aree protette, inclusa la facciata della casa.

Alcune idee da installare nella tua casa smart  durante la ristrutturazione

  • Riscaldamento e condizionamento della casa : Aria condizionata e riscaldamento sono le cose che pesano di più sui consumi energetici, e quindi sulla bolletta idrica. L’automazione di questi impedisce ripetute sviste. Non sta più a te adattarti ai tuoi sistemi. D’ora in poi, sta a loro adattarsi a te, tenendo conto delle tue abitudini, dell’ora del giorno, delle stagioni, ecc.
  • Consumo d’acqua: Con una casa smart , il flusso d’acqua, i sistemi di irrigazione esterni e il tuo scaldabagno sono configurati per massimizzare la loro efficienza nei momenti chiave e ridurre il loro impatto energetico in altri contesti.
  • Illuminazione Automatizzata secondo preconfigurazioni, controllata da sensori o variabile in base all’ora del giorno, l’illuminazione può essere gestita per rendere piacevole la fruizione dei vostri spazi riducendo il suo impatto energetico.
  • Tapparelle o tapparelle motorizzate Adattandosi all’ora del giorno, al tempo fuori o alla stagione, le tende o le persiane ti aiutano a mantenere la tua casa fresca o calda. In inverno, questi sono programmati per far entrare più luce e, come corollario, più calore. Al calar della notte, si chiudono automaticamente per mantenere il calore recuperato. Al contrario, le tue tende si adattano per ridurre il guadagno solare.

Impianti termici a radiatori: tipologie e funzionamento

Non dobbiamo pensare ai radiatori come ad elementi isolati, ma parti terminali di un sistema, l’impianto termico, con al centro il generatore di calore (caldaia o altro).

Esistono poi prodotti che possono funzionare anche in mancanza o con l’impianto di riscaldamento spento.

Le tre tipologie di impianti termici a radiatori

  • Ad acqua: il più diffuso. Detto anche “idraulico”, è il sistema più utilizzato e consiste nel collegamento dei radiatori alle tubature dell’impianto di riscaldamento, autonomo o centralizzato (in condominio), alimentato dalla caldaia oppure da altri apparecchi, come una pompa di calore o una termo stufa (a legna, pellet, cippato).

Il radiatore potrà scaldare solo quando il riscaldamento è acceso.

  • Elettrico: per un utilizzo occasionale. Questi radiatori scaldano grazie alla presenza di una resistenza interna (in genere una serpentina in rame) comandata da un termostato. Il consumo energetico è più elevato. Sono quindi pensati per un uso saltuario, per esempio riscaldare il bagno nelle mezze stagioni o per una seconda casa sprovvista di riscaldamento.
  • Ibridi: i vantaggi raddoppiano. Si tratta di corpi scaldanti a funzionamento misto, cioè idraulico ed elettrico, con il vantaggio che si possono accendere anche quando il riscaldamento è spento. Particolarità che si ritrova in molti scaldasalviette, pensati soprattutto per essere utilizzati in bagno.

L’impianto idrico è composto da tubazioni incassate a pavimento o a parete, che trasportano l’acqua riscaldata dalla caldaia (o da un altro tipo di generatore) ai radiatori.

Due sono le principali tipologie di collegamento: monotubo o a collettori.

Monotubo: tipico delle abitazioni anni ’70-’80 è così chiamato perché vi è un’unica tubazione di mandata che raggiunge singoli radiatori collegati “ad anello”, per poi tornare al generatore.

L’ultimo radiatore rimane però penalizzato perché si scalda bene di meno. Va quindi previsto di maggiori dimensioni.

A collettori: in questo caso vi è un condotto di mandate che porta l’acqua calda dal generatore ai collettori e da qui, grazie ad un circuito interno di collegamento diretto, l’acqua calda raggiunge ogni radiatore. Un condotto di ritorno riporta l’acqua diventata fredda al generatore.

Il calore si diffonde in modo uniforme perchè l’acqua calda arriva a tutti i radiatori insieme.

Nel caso si voglia trasformare un impianto monotubo in quello a collettori è necessario rifare tutto, con necessità di opere murarie.

Il generatore di calore, il cuore di un impianto di riscaldamento

Mentre i radiatori andranno a far parte di un impianto, nuovo o in rifacimento, occorrerà valutare anche l’apparecchio cui collegarti.

Uno dei generatori di calore a maggiore efficienza è la caldaia a condensazione, l’unica a poter essere prodotta ed immessa sul mercato.

Il vantaggio è il rendimento elevato, che può superare il 100%. Il tutto, grazie alla caratteristica di recuperare, invece di disperdere come nei modelli tradizionali, gran parte del calore contenuto nei fumi di combustione. Inoltre emettono una quantità di gas inquinanti decisamente inferiore rispetto ai modelli formali.

Efficienti sono anche le pompe di calore, apparecchi che prelevano il calore presente nell’aria esterna, nell’acqua di falda o nel terreno e lo sfruttano per riscaldare l’acqua dell’impianto di riscaldamento. Vi sono poi le termo stufe che utilizzano invece biomasse legnose come il pellet, un combustibile ad alto rendimento.

A differenza dei camini e delle stufe tradizionali, questi generatori di calore sono programmabili e possono essere collegati all’impianto di riscaldamento a termosifoni (a pannelli radianti).

L’acqua che, riscaldata dalla caldaia o da un altro generatore di calore, passa ai radiatori può avere una temperatura di mandata alta oppure bassa.

Il primo caso è quello degli impianti termici tradizionali (circa 70/80°C), il secondo riguarda le nuove realizzazioni, in cui la temperatura può essere inferiore a 40° C. Meno calore equivale a minori sprechi e ad un risparmio in bolletta. Anche se, in teoria, qualsiasi modello può funzionare a bassa temperatura, è consigliabile prevedere radiatori appositamente progettati per questo tipo di impianti.

Altrimenti bisogna considerare che si riduce l’efficienza, perché lo scambio di calore con l’ambiente è inferiore. Per ovviare a questo inconveniente occorrerà acquistare un calorifero di dimensioni maggiori.

Il risparmio si ottiene poi con generatori di calore ad alta efficienza, come le caldaie a condensazione, che recuperano i fumi della combustione ed ottengono rendimenti elevati a temperatura più bassa rispetto ai modelli tradizionali.

Il rapporto tra il giusto calore e la potenza

Nel caso della sostituzione di un radiatore esistente, è sufficiente installare un modello di pari potenza. Diverso invece il caso di una nuova installazione o di una modifica all’impianto, per i quali occorre calcolare il fabbisogno termico del locale da riscaldare o dell’intera abitazione.

Se, come nella maggior parte dei casi, i radiatori sono collegati al circuito termosanitario, è importante che questo venga correttamente dimensionato. Occorre valutare quanto calore sia necessario per riscaldare i locali e la potenza che serve per ottenere questo risultato.

Chiamata anche resa termica è la capacità di un corpo scaldante di scambiare calore con l’ambiente, quindi la quantità di calore che il radiatore riesce a trasmettere all’ambiente nell’unità di tempo e a determinate condizioni di temperatura.

Si misura in kcal/h o, più spesso, in Watt e viene calcolata in base  alla norma europea EN442 e certificata da appositi istituiti e laboratori con specifiche prove in condizioni standard. Il valore della potenza termica deve sempre essere indicata sulla scheda prodotto.

Ma quanta potenza serve per riscaldare un ambiente?

La risposta precisa la dà il termotecnico calcolando il fabbisogno termico, ovvero la quantità di calore ce il radiatore deve fornire all’ambiente per mantenerlo ad una temperatura confortevole.

Il fabbisogno termico dipende da dimensioni del locale, esposizione, tipo di isolamento presente, materiali costruttivi finestre e tipi di vetri. Non meno importante sono la zona geografica in cui si trova l’abitazione e le temperature medie esterne.
Detto questo, per avere una stima del fabbisogno termico invernale di un’abitazione occorre moltiplicare il volume da riscaldare per un coefficiente termico, che indica le calorie necessarie per metro cubo.

Tale parametro oscilla tra le 30 e le 45 Kcal/mc, in base alle tipologia di edificio ed alla posizione geografica: più basso, se l’abitazione è situata nel Sud Italia ed in località costiere, più alto dove il clima è più rigido.

Collocazione e sostituzione degli impianti termici a radiatori

Per tradizione, il radiatore è posto sotto la finestra, poiché in questo modo contrasta gli eventuali spifferi di aria fredda provenienti dal serramento.

L’aria calda che si diffonde prevalentemente per convenzione, sale verso il soffitto e si distribuisce in modo più uniforme, garantendo un comfort migliore. Inoltre questa collocazione è comoda perché il radiatore occupa uno spazio difficilmente utilizzabile. Se però la casa è ben coibentata ed i serramenti sono a tenuta, si ha maggior libertà.

Nel caso di un radiatore alto è necessario trovare una collocazione diversa, in ogni caso lungo una parete perimetrale esterna ed anche in questo caso meglio se in prossimità della finestra, per agevolare la distribuzione del calore.

Bisogna evitare di inserire il radiatore in una nicchia piccola o dietro una porta, perché la sua resa si riduce. Per lo stesso motivo è sconsigliato anche l’uso di copricaloriferi. Importanti poi sono le distanze: la cosa migliore è installare il radiatore a 5 cm dalla parete, 12-15 cm dal pavimento ed a circa 10 cm da eventuali mensole.

Per evitare squilibri all’interno dell’impianto, è consigliabile che il nuovo radiatore abbia la stessa potenza del precedente. Lo stesso per quanto riguarda gli interassi, cioè la distanza tra tubo di carico e scarico dell’acqua: anche in questo caso, se non si intende modificare l’impianto, va scelto un radiatore con gli stessi interassi di collegamento, così il lavoro risulta molto più semplice.

Alcuni radiatori sono studiati proprio per agevolare la sostituzione di vecchi modelli, grazie ad un sistema di collegamento idraulico a tubi flessibili che permette di intervenire in modo non invasivo sugli impianti esistenti, senza ricorrere ad opere murarie.

Nel caso di ristrutturazione totale, se si vuole cambiare posto al radiatore, è necessario spostare le tubazioni. I lavori vanno eseguiti ad impianto spento e vuoto, quindi è necessario svuotare l’impianto di tutta l’acqua che circola nell’impianto che, a lavori terminati, sarà rimessa in circolo.

Nel caso di condominio, i lavori vanno eseguiti dopo aver avuto il consenso dell’amministratore.

Come trasformare l’area lavaggio in una postazione bella ed efficiente

Come trasformare l’area lavaggio in una postazione bella ed efficiente

Spesso sottovalutata, causa il maggior interesse che oggi riveste tutto ciò che riguarda la cottura, la zona lavaggio è invece di grande importanza, al pari di tutte le altre funzioni che si svolgono in cucina.

Protagonista indiscusso è il lavello, generalmente incassato nel piano di lavoro o totalmente integrato. Dimensioni, funzionalità e facilità di pulizia sono i fattori che devono guidare nella scelta. Non ultima poi la lavastoviglie, sempre più presente nelle nostre case e sempre più attenta al risparmio, in termini di consumi energetici ed idrici. Anche i rubinetti, funzionali e di design, grazie alla crescente sensibilità ecologica, vengono fabbricati con tecnologie per limitare l’impiego d’acqua, evitando inutili sprechi.

In base alla composizione del nucleo familiare ed alle nostre abitudini, si deciderà infine se privilegiare lo spazio da dare all’una ed all’altro.

Disposizione e sicurezza della zona lavaggio

Fondamentale nella progettazione della zona lavaggio è distanziare sufficientemente il lavello dal piano cottura, per un comodo utilizzo di entrambi in tutta sicurezza.

Anche lo spazio minimo potrebbe essere 30 cm, è consigliabile lasciarne 60, da destinarsi all’incasso della lavastoviglie, ad area di preparazione dei cibi, per agevolare le operazioni di carico e scarico della lavastoviglie ed il prerisciacquo dei piatti sporchi.

L’utilizzo contemporaneo di lavello e piano cottura, se troppo vicini, può intralciare il lavoro o, peggio ancora, causare incidenti.

Per quanto riguarda gli impianti, proprio sotto la base con lavello, essendo priva di schienale, è consigliabile prevedere scarichi ed allacciamenti idraulici, nonché la presa della lavastoviglie.

Anche se c’è la lavastoviglie è consigliabile avere uno scolapiatti, all’interno di un pensile o vicino al lavello, sul gocciolatoio. In alternativa, si può prevedere un “canale attrezzato”, struttura profonda circa 20 cm da collocare tra le basi e lo schienale della cucina. Perfetto per isole, può avere scolapiatti o scola bicchieri collegati direttamente al sifone, vani per prese elettriche, interruttori per elettrodomestici e rubinetto del gas.

C’è chi la considera superata, in realtà vale ancora come guida. Per lavorare comodamente, la linea immaginaria che unisce lavello, piano cottura e frigorifero non dovrebbe mai essere lunga, perché costringerebbe a movimenti continui tra una zona e l’altra; ma nemmeno troppo corta, anche per una questione di sicurezza.

Il ruolo centrale del lavello nella progettazione della cucina

Nelle cucine componibili, il lavello viene inserito in una base appositamente forata nella parte superiore. Fanno eccezione i modelli in materiali a base di resine, che sono totalmente integrati nel piano di lavoro, senza giunture o con giunture rese invisibili da particolari tecnologie.

Il lavello andrebbe collocato nella zona più luminosa della cucina, anche se la sua posizione è sempre vincolata a quella degli impianti.

I modelli da incasso, possono essere a filo, sotto o sopra il top. I primi non sporgono sul piano di lavoro, facilitando la pulizia. I secondi invece trattengono più facilmente gli schizzi d’acqua.

A seconda del tipo e del numero di vasche, una, una e mezza o due, il lavello può essere incassato in vari tipi di basi. I più piccoli sono di circa 40 cm e sono pensati per l’incasso in moduli di 45 cm.

I più grandi sono di circa 120 cm e sono attrezzati con 2 vasche più gocciolatoio (per basi di 80 e 90 cm).

L’acciaio inox è sempre tra i materiali più utilizzati, meglio se del tipo AISI 304 e 316, i più adatti al contatto con gli alimenti. E’ però soggetto a macchie di calcare (facilmente eliminabili) ed a piccoli graffi (donano un aspetto vissuto).

Meglio preferire le finiture satinate.

Le alternative più attuali sono i materiali acrilici ed i conglomerati di quarzo ad alte prestazioni, in assorbenti ed altamente resistenti. Sono indicati se si vuole ottenere la perfetta integrazione tra lavello e top.

Cosa comprende anche la zona lavaggio?

Non solo vasche o cestelli: la zona lavaggio comprende anche tutto ciò che sta al di sotto della base con il lavello. Innanzitutto il sifone, che oggi occupa sempre meno spazio e consente di alloggiare anche due cestoni, di cui uno può accogliere i contenitori della raccolta differenziata.

Quando lo spazio è poco, meglio non sprecare centimetri preziosi.

Per poter utilizzare al meglio il sottolavello, è consigliabile scegliere sifoni compatti, che aderiscono alle pareti di fondo della base.

Intorno alla zona lavaggio, ma non solo, il piano di lavoro deve essere salvaguardato da possibili infiltrazioni. Molti lavelli dispongono per questo di profili salvagocce, ma è preferibile prevedere anche protezioni laterali e frontali.

Con le prime soprattutto se il lavello è installato in una base terminale, si impedisce che l’acqua scivoli lungo il fianco della cucina, rovinandolo e diventando un potenziale pericolo.

Le cosiddette “alzatine”, meglio se in alluminio, devono avere il bordo rialzato e sigillato con gomme siliconiche.

Rubinetti, originalità dei modelli e varietà delle finiture

I rubinetti per cucina sono realizzati in ottone o in acciaio inox. Entrambi in numerose finiture, dalla cromata alla satinata, coordinate a quella del lavello.

Oggi la maggior parte è del tipo monocomando: con un’unica leva si gestiscono temperatura e flusso dell’acqua.

Molto utile la doccetta estraibile, con cui è possibile pulire ogni angolo della vasca o riempire d’acqua le pentole più comodamente.

I modelli semi professionali sono alti e con corpo sinuoso; in presenza di pensili, occorre assicurarsi  che vi sia abbastanza spazio per l’installazione. Sono pensati soprattutto per isole e penisole.

Se lo spazio è poco, preferire rubinetti bassi e con bocca d’erogazione sporgente.

Rubinetti particolari sono quelli con corpo “abbattibile” per il sottofinestra oppure adatti per essere nascosti, insieme al lavello, sotto il top della cucina.

Finestre a tutto vetro, soluzioni architettoniche di tendenza

Finestre a tutto vetro, soluzioni architettoniche di tendenza

Come nell’arredo, anche i serramenti oggi puntano su linee pulite ed essenziali: ne sono un esempio gli infissi definiti “tutto vetro”, in cui quest’ultimo svolge un ruolo da protagonista e, per contro, i profili (la struttura) risultano molto sottili.

Il risultato sono finestre e soprattutto portefinestre che mutano la percezione degli spazi, dando l’impressione che gli ambienti interni si fondano con l’esterno.

Una soluzione perfetta per case con giardino o con viste panoramiche, ma anche nelle grandi città, in cui si sente di più il bisogno di luce naturale.

Non bisogna pensare che si tratti esclusivamente di un aspetto “estetico” o decorativo, perché proprio per via dei profili ridotti, è il vetro stesso a diventare elemento “strutturale”.

Quindi altamente performante, in particolare dal punto di vista dell’isolamento termico finalizzato anche al risparmio energetico.

La struttura dei serramenti “tutto vetro”

Nella versione più diffusa, i serramenti detti “tutto vetro” hanno profili (la struttura) assolutamente essenziali, sia per le ante sia per il montante centrale, che di conseguenza toglie il minore spazio possibile al vetro.

L’evoluzione delle tecnologie e dei materiali hanno permesso tutto ciò senza minare le performance tecniche degli infissi. Ma ne esistono anche altre tipologie.

Una versione più estrema e dall’estetica molto minimalista è rappresentata dai serramenti che sembrano privi di struttura, poiché appaiono quasi solo di vetro.

In realtà, all’interno degli ambienti domestici la lastra di vetro è incollata al profilo, mentre all’esterno si vede solo una lastra di vetro che scompare dentro la parete, lasciando a vista solo una struttura molto sottile.

In alternativa, il vetro può essere incollato sia all’estero sia all’interno dell’anta che risulta così a filo della parete.

Il vetro, esterno o interno, può avere una sottile serigrafia nera che viene eseguita con un trattamento specifico sulla cornice. In tutti questi casi il vetro viene definito “strutturale”.

Non si tratta solo in un elemento estetico e non si limita a garantire la luminosità all’interno degli ambienti. Viene definito in questo modo quando contribuisce al “sistema finestra” con un ruolo, appunto, strutturale, sia meccanico sia di sicurezza. Aiuta quindi a dare stabilità e rigidità al serramento e ne migliora le prestazioni termiche ed acustiche.

L’assemblaggio può avvenire con adesivi fluidi che vengono spalmati sull’anta prima del posizionamento del vetro oppure con incollaggio a secco tramite speciali nastri adesivi. (soluzione più pratica).

Come ottenere profili sottili?

Profili sottili si possono ottenere con tutti i materiali anche se, in genere, con legno ed alluminio si ottengono gli spessori più ridotti (circa 55-65 cm), leggermente più alti se di pvc. (circa 70 mm).

  • Legno: di pregio ed intramontabile. Materiale naturale ed evergreen, contribuisce ad arredare con stile gli ambienti, tradizionali ma anche moderni. Il legno è ancora molto utilizzato nei serramenti anche per la capacità isolante, sia termica sia acustica. In genere viene impiegato il tipo lamellare, composto da più strati incollati e pressati, per assicurare elasticità ed indeformabilità, anche con il passare del tempo. Infatti non si dilata e non si curva. Essendo un materiale vivo, il legno necessita di manutenzione, quindi va curato e nutrito con costanza, anche se verniciature e finiture ad alta tecnologia lo rendono più protetto.
  • Alluminio: riciclabile e pratico. Indeformabile, resistente e durevole, non richiede alcun tipo di manutenzione. Inoltre è riciclabile. Il difetto è quello di essere un materiale ad alta conducibilità termica, perciò è importante assicurarsi che l’infisso sia a taglio termico, cioè abbia un sistema di camere interne e guarnizioni che interrompano la conduzione e quindi la dispersione del calore. In questo modo vengono evitati fenomeni di condensa d’inverno e surriscaldamento d’estate.
  • Pvc: resistente e duraturo. E’ un materiale termoplastico ricavato da alcune materie prime naturali; è riciclabile e può essere quindi reimmesso nel ciclo produttivo. Ha buone proprietà meccaniche e di resistenza all’abrasione, all’usura ed all’invecchiamento, agli agenti chimici ed all’attacco di funghi e batteri.

La manutenzione è minima ed è ampia la scelta delle finiture, anche ad effetto legno. Tutte queste caratteristiche hanno contribuito al successo crescente dei serramenti con profili in pvc, insieme al prezzo competitivo ed alle innovazioni che ne hanno migliorato le prestazioni. Si tratta di un materiale leggero ed idrorepellente, che in genere viene rinforzato con anima in acciaio per rendere il serramento resistente ed evitarne deformazioni.

La conducibilità termica è molto bassa, quindi non trasferisce il calore e garantisce ottime prestazioni energetiche. La presenza di diverse camere d’aria all’interno dei profili, fino a 7, evitano problemi di dispersione termica.

Per i serramenti in pvc esistono due classi, in base alla norma EN 12608, che si riferisce alla durabilità, distinguendoli in base alla zona climatica: la classe S è quella adatta ai climi severi, la classe M a quelli moderati. L’Italia rientra nel clima severo.

Per aumentarne le prestazioni, i profili dei serramenti possono essere realizzati accoppiando due materiali, sfruttando così le qualità di entrambi, sia in termini estetici, sia prestazionali.

La combinazione più utilizzata è legno/alluminio, seguita da legno/pvc. Talvolta, però, si trovano anche tre materiali che lavorano in sinergia: ai serramenti in legno e pvc si può infatti aggiungere un “guscio” esterno in alluminio. Si ottiene un effetto rinforzante, che incrementa la stabilità del telaio anche in presenza di condizioni atmosferiche estreme.

Marchio Posa Qualità Serramenti

Se un serramento di qualità viene posato male o in modo scorretto può perdere le sue performance. E’ perciò importante che la messa in opera sia eseguita da posatori qualificati nel rispetto della norma UNI 11673-1, Posa in opera di serramenti.

Per fornire al consumatore la garanzia che le proprietà dell’infisso siano reali e la posa qualificata, è stato creato il Marchio Posa Qualità Serramenti nato da un accordo tra Anfit, CNA, Confartigianato, LegnoLegno, FederlegnoArredo, PVC Forum e UNICMI, associazioni rappresentative della filiera dei serramenti.

In realtà si tratta di tre marchi: Progettazione, Posa e Assicurazione. Per certificare la qualità della progettazione vengono eseguiti severi test di laboratorio nel rispetto delle norme UNI di riferimento.

Per la posa vengono effettuate prove in cantiere, con verifiche specifiche. Per l’assicurazione è possibile sostituire i serramenti che, dopo l’installazione, non sono idonei alle prestazioni a cui sono destinati per difetti, rotture o posa non corretta; la garanzia vale 5 anni, che diventano 10 con contratto di manutenzione.

Fino al 31/12/2019 la sostituzione di infissi dà diritto ad uno sconto fiscale pari al 50% delle spese sostenute, per un tetto massimo di 60.000 euro. Devono però rispettare precisi requisiti di trasmittanza termica.

Impianto elettrico a rischio zero: come funziona?

Impianto elettrico a rischio zero: come funziona?

Un impianto elettrico senza rischi è quello realizzato a norma da personale specializzato con componenti di qualità.

La legge in materia di sicurezza degli impianti è il Decreto del Ministero dello Sviluppo n°37 del 22 Gennaio 2008 (“decreto Bersani”), che ha sostituito (pur mantenendo valide alcune sue indicazioni) la legge 46/90. Prevede i seguenti obblighi:

  • il proprietario dell’impianto è tenuto a farsi carico della manutenzione dello stesso e delle apparecchiature connesse, facendo sostituire i componenti non appena si rilevano segni di degrado (ad esempio, una presa staccata dal muro);
  • di realizzare a regola d’arte tutti gli impianti degli edifici e solo da parte di personale qualificato ed abilitato;
  • di rivolgersi a personale qualificato ed abilitato anche solo per modifiche sostanziali degli impianti.

Altra legge fondamentale per la sicurezza in casa è il Dpr 462/2001 che obbliga verifiche periodiche degli impianti, da sostenere ogni 2 o 5 anni.

A dettare invece le regole specifiche tecniche sull’impianto elettrico sono la norma Gei 648, entrata in vigore il 1 Marzo 1993 e la variante V3, valida dal mese di Settembre 2011.

Struttura di un impianto elettrico domestico

Il centralino singolo (ovvero il quadro elettrico dell’abitazione, che in genere è posizionato vicino alla porta d’ingresso) deve avere un interruttore generale ed almeno due di quelli differenziali (detti “salvavita”).

Il numero di linee dipende invece dai mq della casa e dal livello di impianto adottato.

Oltre a questa parte tecnica, l’impianto elettrico domestico è formato da:

  • punti prese per l’attacco dei vari elettrodomestici
  • interruttori magnetotermici
  • interruttori semplici o composti per comandare i punti luce
  • un sistema di messa a terra dell’impianto nella sua tonalità (il conduttore di terra va portato all’interno del centralino).

Consigli utili per non avere alcun rischio

  • ricorrere ad imprese abilitate (iscritte alla Camera di Commercio) per installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione;
  • acquistare solo apparecchiature con marchio CE e preferire quelle con, in più, un marchio di qualità (per esempio IMQ);
  • contattare sempre e solo un centro assistenza o un tecnico abilitato in caso di guasti o malfunzionamenti;
  • usare solo prese multiple dotate di protezione e non eccedere nel collegare più apparecchi di quelli previsti;
  • sostituire le prese danneggiate. Segni di degrado sono: annerimenti esterni e rotture;
  • far sistemare anche le prese staccate dalla parete;
  • sostituire i cavi e le spine degli elettrodomestici quando sono danneggiati o fissati male.

Quali sono le novità introdotte per tutti gli impianti elettrici di nuova realizzazione?

Ogni impianto elettrico è caratterizzato da dotazioni minime stabilite per legge.

Nei nuovi impianti la potenza contrattuale impegnata fornita ai privati dai gestori viene diversificata in base alla superficie della casa: 3 Kw è il valore minimo per abitazioni con superficie fino a 75 mq e 6 kW è quello minimo per le abitazioni con superficie oltre i 75 mq.

Anche se l’utente poi effettivamente non impegna queste quantità è corretto che l’impianto elettrico sia predisposto per supportarle.

Gli impianti esistenti, che in genere sono dimensionati per 3 kW di potenza, possono essere comunque incrementati a 4,5 kW o addirittura a 6 kW, se sorge l’esigenza di un utilizzo maggiore di energia. La richiesta va inoltrata direttamente al gestore.

Ad impianto installato, è obbligatorio farsi rilasciare dal tecnico la Dichiarazione di conformità, che deve essere sempre conservata e serve anche nei passaggi di proprietà dell’edificio: si tratta di un documento in cui si descrivono i lavori eseguiti e si attesta la conformità alle norme di settore (emanate dal Cei, Comitato elettronico italiano) dei componenti utilizzati.

E’ spesso richiesto anche dalle compagnie assicurative o dagli istituti bancari come requisito per la sottoscrizione di una polizza.

Dichiarazione di conformità e Certificato di corrispondenza: quali sono le differenze?

Gli impianti installati dopo l’entrata in vigore della legge 46/1990 devono essere certificati dell’obbligatoria Dichiarazione di conformità che attesta che l’impianto rispetti i parametri fissati dalle normativa vigente ed è stato realizzato/controllato da un tecnico abilitato.

Per quelli posati prima di questa legge, invece, è necessario produrre un Certificato di corrispondenza. Per ottenere questo documento, si deve dare l’incarico ad un professionista iscritto da più di cinque anni all’albo professionale o ad un responsabile tecnico di un’impresa abilitata operante nel settore elettrico (come specificato dal DM 37/08).

Questo certificato è molto simile alla Dichiarazione di conformità ma la sua compilazione richiede diverse verifiche: il tecnico deve segnalare se l’impianto è a norma e sicuro, ma anche verificare la quantità di elettricità che passa, la potenza, il tipo di materiali usati, gli interruttori e deve certificare la conformità alle norme.

Il tecnico può certificare la potenza massima supportata dall’impianto e quindi suggerire fino a quanti elettrodomestici si possono collegare.

Se l’impianto è visionato, invece, non risultata a norma, il professionista deve suggerire come e dove intervenire e quali modifiche apportare affinchè si possa poi compilare il Certificato.

Per capire se l’impianto un po’ datato di casa è proprio sicuro, è possibile eseguire un semplice test di autodiagnosi. Ci si può aiutare anche seguendo il questionario proposto sul sito. Prosiel.it

La prima cosa da verificare è l’indispensabile presenza, nel quadro generale, dell’interruttore differenziale, il cosiddetto “salvavita”: interrompe il flusso di energia elettrica in caso di guasti o sovraccarichi.

Un altro elemento che aumenta la sicurezza in casa è “la messa a terra”: è un collegamento che disperde nel terreno correnti elettriche che potrebbero essere pericolose.

Se vi sono bambini, verificare che le prese contengano schermi di protezione che impediscano di inserire oggetti o dita.

I cavi elettrici devono essere incassati nella muratura o protetti in apposite canaline (mai scoperti). Mentre interruttori e prese devono essere ben fissati alle pareti per evitare di entrare in contatto con parti dell’impianto.

Il libretto d’impianto: uno strumento utile

Per garantire il massimo controllo ed aumentare la sicurezza nelle abitazioni, Prosiel, dal 1989 redige un libretto simile a quello rilasciato per l’installazione e la manutenzione delle caldaie, con la differenza, però, che non è obbligatorio per legge.

Tale libretto contiene le istruzioni d’uso e di manutenzione dell’impianto e delle apparecchiature di casa, le relative garanzie e le informazioni fornite dall’impresa installatrice per la gestione nel tempo.

E’ una sorta di guida che indica anche quando svolgere i controlli ordinari e quelli straordinari per garantire la sicurezza dell’abitazione: una sorta di certificato di salute dell’impianto elettrico.

La sua funzione è quella di fornire al proprietario le istruzioni che consentano di rispondere al D.M. 37/08 ed agli obblighi previsti, tra cui quello di adottare le misure necessarie per conservare le caratteristiche di sicurezza.

Per ottenere il libretto elettrico sul proprio impianto bisogna contattare l’installatore di fiducia o un professionista che abbia i requisiti stabiliti dal DM 37/08: una figura abilitata ad eseguire le verifiche sulla manutenzione di tipo ordinario e straordinario.

Il tecnico esegue un check up energetico ed un controllo dei carichi, aggiorna il libretto con le informazioni dell’impianto e dei dispositivi presenti e, a compilazione completata, lo spedisce via email al proprietario o lo stampa e consegna in copia cartacea.

Per gli operatori del settore è da poco disponibile anche l’app del Libretto d’impianto elettrico, da scaricare gratuitamente, che permette di compilare il libretto sul proprio smartphone o tablet e rilasciarlo subito al cliente.

Quali sono le regole per la sicurezza?

Per proteggere persone e casa dai pericoli potenziali legati all’impianto elettrico, ci sono alcune regole di buon senso ed una serie di comportamenti da tenere a mente.

Vediamo quelli più importanti.

  • Non utilizzare mai apparecchi elettrici accanto a liquidi infiammabili. Eventuali scintille potrebbero innescare un incendio.
  • Di notte, o se non si è in casa, evitare di lasciare accesi apparecchi elettrici che potrebbero provocare un incendio.
  • Non utilizzare gli apparecchi elettrici per scopi diversi da quelli previsti dal costruttore.
  • Non coprire gli apparecchi di illuminazione con tessuti, fogli di giornale o altri materiali: surriscaldandosi, potrebbero incendiarsi.
  • Mai togliere una spina dalla presa di corrente tirando il cavo: questo potrebbe spezzarsi e provocare un corto circuito o far prendere la scossa.
  • Non utilizzare tappeti come copertura delle prolunghe. I fili infatti possono schiacciarsi e rompersi, con conseguente rischio di scosse o incendio.
  • Non posizionare il frigorifero vicino a fonti di calore a meno di non lasciare uno spazio di almeno 10 cm per favorire l’aerazione del motore.

Vuoi mettere al sicuro la tua abitazione e soprattutto la vita della tua famiglia? Non correre rischi! Un impianto elettrico a rischio zero è quello realizzato a norma e soprattutto da personale specializzato. Contattaci!

Comprare casa: pro e contro di un investimento considerevole

Comprare casa: pro e contro di un investimento considerevole

Acquistare una casa oggi non è un’impresa particolarmente complicata: spesso sono le stesse agenzie immobiliari ad occuparsi di tutti i dettagli e l’iter si svolge seguendo strumenti legislativi bene precisi.

Ma non tutti gli immobili hanno la medesima storia e non sempre si trovano nelle stesse condizioni. Talvolta, può capitare che la casa dei nostri sogni abbia caratteristiche non comuni: abitazioni con affittuari che continuano a vivere nelle nostre future quattro mura, protetti dal contratto di locazione, aste giudiziarie che allettano i compratori con il miraggio del risparmio o case su cui grava un’ipoteca.

Il mattone è davvero solido?

Gli Italiani, al contrario della maggior parte degli altri popoli, sono ancora molto legati al “cemento”. Di sicuro ha un grande peso l’eredità culturale, che spinge a mettere i soldi in qualcosa di tangibile, al contrario degli investimenti immateriali della finanza, più “volatili”.

Eppure questa fiducia, dati alla mano, sembrerebbe mal riposta.

Secondo l’Istituto indipendente di studi e ricerche Scenari             Immobiliari tra il 1993 ed il 2017 i prezzi medi delle case sono cresciuti nominalmente del 37,6%. Non un grande risultato e, tutto sommato, positivo.

Chi ha già una prima casa dovrebbe valutare bene questa opportunità in base all’andamento del mercato: in un momento non molto favorevole, è ancora più importante sapere come ed in che direzione muoversi.

Anche l’acquisto di una casa, in vista di un profitto nel medio-lungo termine, è una decisione che ha dei pro e dei contro. Oggi, purtroppo, sulla carta i contro appaiono molto pesanti, se confrontati con altre forme d’investimento che, nel corso del tempo, si sono rivelate più sicure e redditizie.

Quali sono i vantaggi oggi per chi vuole investire?

Acquistare casa oggi conviene più che nel passato. Secondo Scenari Immobiliari, nel 1993 uno stipendio medio era di circa 1.200.000 lire (circa 670€) e quindi si calcola che, in un anno, una normale famiglia potesse permettersi di acquistare poco più di 6 metri quadrati l’anno.

Oggi, con uno stipendio mediamente più alto, si potrebbe comprare oltre 10 metri quadrati. Quindi risulta più semplice acquistare un immobile nel 2019 che nel 1993.

Se la casa è in locazione, cosa succede?

Nonostante il sogno dell’italiano medio sia di possedere la casa in cui abitare, moltissime persone preferiscono alla fine affittare.

I vantaggi sono evidenti, in particolare una maggiore libertà in caso di spostamenti lavorativi e minori spese. Sebbene il 72,3% delle case italiane sia di proprietà, cresce la percentuale di abitazioni in affitto (attualmente poco meno del 30%, un dato finora piuttosto stabile, con piccolissime oscillazioni negli ultimi 10 anni).

Comprare una casa affittata può rivelarsi un buon affare, perché la presenza di un inquilino fa calare la valutazione dell’immobile fino al 30%.

Se l’acquisto è finalizzato ad un investimento, ci sarà sicuramente un guadagno, nel caso la si rivenda nel medio periodo. Nel frattempo, l’inquilino continuerà a pagare l’affitto, secondo le condizioni stipulate con il vecchio proprietario.

A conti fatti, acquistando oggi una casa affittata, la si potrebbe lasciare in eredità ai figli, con la certezza di aver risparmiato sul prezzo d’acquisto e di aver pagato, grazie agli introiti dell’affitto, il mutuo che è stato necessario per comprarla.

Acquistare una casa in costruzione: quanto conviene?

Acquistare una casa non ancora ultimata può risultare vantaggioso sotto molti punti di vista, a partire dal fatto che, proprio perché nuova, sarà edificata in base alle norme più recenti e potrà essere plasmata sulle nostre esigenze.

Si può infatti spesso decidere la suddivisione delle stanze ed anche le finiture principali.

Tutto ciò che per legge, dev’essere fatto, lo sarà, compreso il rispetto delle norme più recenti.

Non ci saranno costi da preventivare per adeguare vecchi impianti o per coibentare i locali.

Per molti anni non ci si dovrà preoccupare della manutenzione o di quale ristrutturazione.

Per diverso tempo si sarà tutelati contro eventuali vizi di costruzione, che saranno addebitati al costruttore. Se l’acquisto avviene in cooperativa, in molti casi si può ottenere uno sconto sul prezzo.

Oltre ai diversi vantaggi, acquistare una casa in costruzione però ha anche degli svantaggi.

Una casa in costruzione può portare con sé diversi rischi. Il primo, sicuramente, è il fallimento dell’impresa, che può mettere in pericolo quanto abbiamo versato nel frattempo.

I tempi di consegna possono diventare lunghi, anche più lunghi del previsto, perché rallentamenti nei lavori possono capitare.  E comunque, anche se le date fossero rispettate, ci sarà sempre parecchio da attendere prima di varcare la soglia (per arredo ed apertura utenze).

Riguardo gli aspetti fiscali, una casa nuova ha più imposte di una casa vecchia.

La casa, una volta terminata, potrebbe essere diversa da come l’avevamo immaginata.

Una casa all’asta può essere considerata una forma d’investimento?

A parità di valore, la casa verrà pagata di meno e può quindi essere considerata una forma d’investimento. Va assolutamente controllato che l’immobile sia in regola sotto tutti i punti di vista. Sarà quindi necessario rivolgersi a professionisti in grado di individuare possibili anomalie.

Per acquistare un immobile all’asta è bene disporre di una buona liquidità, anche se per fortuna, solo la caparra deve essere versata. Per la parte restante si può contare su mutui appositi, il cui importo non può però superare l’80% del valore stabilito dal perito o dal prezzo d’acquisizione all’asta.

Il prestito sarà erogato alle stesse condizioni dell’acquisto classico, usufruendo anche dei benefici fiscali per l’acquisto della prima casa.

Casa soggetta ad ipoteca: quali sono i rischi?

E’ possibile che sull’immobile che stiamo per acquistare gravi questa forma di garanzia per il creditore contro il pericolo dell’insolvenza. La più diffusa, ma non l’unica, è quella volontaria, che deve essere necessariamente iscritta da chi richiede un mutuo.

Se sulla casa grava l’ipoteca volontaria, si può fare senza rischi la proposta d’acquisto. La cosa importante è sottolineare che, entra la data del vostro rogito, l’ipoteca deve essere estinta a cura ed a spese del proprietario. In caso contrario, meglio prendere qualche precauzione.

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