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Psicologia dell’abitare, il rapporto tra mente e spazio

Psicologia dell’abitare, il rapporto tra mente e spazio

Una vera e propria scienza, non una semplice tendenza di passaggio: studiata ed approfondita già da decenni, la psicologia dell’abitare è una disciplina che sta emergendo soprattutto in questo periodo in cui stiamo vivendo la casa più di prima ed in modo diverso.

Psicologia dell’abitare per una casa su misura

In che modo la psicologia dell’abitare può essere considerata come quella parte specifica della psicologia ambientale dedicata al rapporto tra individuo ed abitazione?

La psicologia dell’abitare è una “meta disciplina” perché si basa sulle conoscenze che afferiscono anche ad altri ambiti, quali l’antropologia, le neuroscienze, la fisiologia, la sociologia e non solo.

Oggi quindi l’applicazione della psicologia dell’abitare, complice la crescente attenzione al benessere dell’individuo, sta diventando sempre più richiesta. Stanno evolvendo, a riguardo, strumenti che permettono al committente di immaginare la propria casa, visualizzandola.

Tra i sistemi più tecnologici vi è l’uso della realtà virtuale: un progettista può farvi ricorso per far vedere e “vivere” al cliente come diventerà la sua casa, offrendogli la possibilità di capire meglio, rispetto alla sola visione di planimetrie e rendering, se le scelte compiute sono in linea con le aspettative o se è il caso di apportare sostanziali modifiche. Oppure prevedere per il committente vere e proprie sedute con il progettista e con un professionista che si occupi di psicologia per riuscire ad individuare i desideri con esattezza.

I tre punti chiave della psicologia dell’abitare

La psicologia dell’ambiente studia il rapporto tra mente e spazio, focalizzandosi su quello abitativo. E’ la scienza che si occupa di studiare gli effetti che tutti gli spazi che ci circondano hanno sulla nostra psiche e sui nostri comportamenti.

Se poniamo attenzione alle sensazioni che proviamo ed ai comportamenti che assumiamo, possiamo comprendere gli effetti che l’ambiente ha su di noi.

Si può iniziare a pensare alla propria casa in questi termini: quali sensazioni provo negli spazi? Mi rappresentano? Cosa dicono di me? E’ importante che ci facciano star bene e ci rappresentino. Non a caso è previsto, ad esempio, “l’angolo per il proprio io”, una piccola zona in cui raccogliere ed esporre alcuni ricordi significativi: post-it, ritagli di giornale, lettere, diari, ricordi di viaggi. E’ un luogo domestico che ci aiuta ad assorbire energie, a contemplare la strada che abbiamo percorso e le capacità acquisite. Non da meno, ci aiuta a ricordare, immaginare, fantasticare e ritrovare noi stessi.

In una casa non dovrebbero mancare legno, acqua, piante: l’esposizione ad elementi naturali è associata, infatti, ad alti livelli di benessere psicologico, con riduzione di stress, ansia ed affaticamento mentale. C’è una ragione anche evoluzionistica in questo: in passato erano gli ambienti ricchi di vegetazione ed acqua a favorire la sopravvivenza, fornendo cibo e riparo.

L’ambiente naturale è quello che consente alla nostra mente di rigenerarsi perché non richiede alcuno sforzo diretto cognitivo, proprio perché parte della nostra evoluzione.

Qual è l’obiettivo principale della psicologia dell’abitare?

Sicuramente è mettere al centro la relazione tra l’individuo e la sua abitazione, al fine di assicurare un’esperienza piena di benessere psico-fisico.

La psicologia dell’abitare usa tecniche per lo studio di queste relazioni che vanno da quelle più classiche di tipo qualitativo come le osservazioni, alla ricostruzione di situazioni sperimentali, all’analisi di casi di studio. Si tratta di tutte quelle tecniche che sono familiari alla ricerca in generale e che consentano, in prima battuta, di dimostrare i benefici concreti per l’individuo. Dall’altro lato la psicologia dell’abitare, grazie al dialogo con le altre discipline, può diventare la premessa per un momento particolarmente prezioso nel lavoro sugli ambienti: lo sviluppo progettuale.

Il lavoro di squadra con architetti e designer parte dal contributo peculiare che lo psicologo può dare in questa fase:ovvero la raccolta della domanda del cliente e la sua analisi. Essa deve essere in linea non solo con esigenze di tipo funzionale ma anche e soprattutto con aspetti più profondi connessi alla propria personalità, alla propria idea di “sentirsi a casa”, per facilitare e semplificare le scelte ed ottenere il miglior risultato possibile a favore del proprio benessere.

Grazie alla realtà virtuale immersiva le persone entrano nella loro casa così come sarà nella realtà, completa di ogni elemento. Hanno la possibilità di vive gli spazi in tutta la loro dimensione, percepire superfici, colori, prospettive, vivere anticipatamente in dimensione virtuale ciò che successivamente vivranno realmente.

Hai intenzione di ristrutturare una casa su misura? Chiedi un preventivo gratuito. I nostri esperti ti supporteranno in tutte le fasi richieste.

L’importanza della realizzazione di una scala per il collegamento di spazi residenziali

L’importanza della realizzazione di una scala per il collegamento di spazi residenziali

La presenza di scale all’interno di un’abitazione non riguarda solo villette o abitazioni unifamiliari su più livelli. Può capitare, infatti, anche a chi abita in condominio di doverne costruire una in seguito all’acquisizione di un’unità immobiliare collocata al piano superiore o alla costruzione di un soppalco (grazie alla notevole altezza dei soffitti) o ancora al recupero ai fini abitativi di un sottotetto.

Se negli immobili di nuova costruzione la scelta è facile, non lo è in quelli esistenti che possono richiedere soluzioni su misura che si adattino a quella specifica abitazione.

Molte idee di progetto riguardano la costruzione di scale per accedere a mansarde e soppalchi, sempre che la realizzazione di questi ultimi sia consentita in base a quanto stabilito dai Regolamenti edilizi del Comune o dalle Leggi Regionali in cui è situato l’immobile.

Le principali tipologie di scale in produzione

La prima importante distinzione è tra modelli prefabbricati, pronti per la posa, e quelli su misura, realizzati sul posto. Entrambi consentono personalizzazioni, non solo per le dimensioni ma anche per quanto riguarda materiali, finiture e design. Sono inoltre strutture adattabili ad ogni tipo di situazione architettonica.

Le scale realizzate su misura o artigianali sono progettate e realizzate in base allo spazio a disposizione, seguendo il disegno di un progettista e costruite direttamente in opera. Generalmente sono in muratura, ad alzata (lo spazio in altezza tra due gradini) chiusa. Possono essere realizzate anche in legno o in metallo e con alzata aperta.

Se il vantaggio è la massima personalizzazione, tuttavia, i costi ed i lavori necessari per la costruzione di questo tipo di scale sono superiori rispetto a quelli dei modelli prefabbricati. Questi ultimi sono invece realizzati con elementi modulari, cioè struttura, gradini, balaustra e corrimano, già pronti per la posa. Possono essere montati, rimontati e riadattati in caso di trasloco. Esistono sia in versione autoportante sia con gradini a sbalzo, da fissare a parete.

Il primo aspetto da considerare prima di fare un acquisto simile è il dislivello da collegare, cioè la distanza tra il piano di partenza e quello di arrivo (se è basso, per esempio, basterà una sola rampa rettilinea).

Altre valutazioni prima dell’acquisto sono:

  • lo spazio a disposizione per inserire un vano scala e la superficie (cioè l’area) che la struttura dovrà occupare a terra;
  • il suo peso e quello che dovrà sostenere;
  • la sua posizione all’interno dell’ambiente in cui verrà inserita: al centro della stanza, nell’angolo, addossata alla parete.
  • la scelta dei materiali, finiture ed elementi accessori (come le luci)

Le principali classi di modelli di scala: dalla rampa, alla chiocciola, all’elicoidale

In base allo sviluppo nello spazio della scala, prefabbricata o realizzata su misura, ed alla conformazione della struttura, si possono distinguere tre principali classi di modelli. Le differenze riguardano il numero e la tipologia delle rampe, il tipo di alzata, nonché la presenza o meno di pianerottoli intermedi.

Oltre allo spazio a disposizione ed all’altezza, anche il tipo di utilizzo è un fattore che rientra nella scelta. Se limitato e lo spazio è scarso, si può optare per un modello a chiocciola. Più comoda ma anche più ingombrante, quella elicoidale. Per un uso frequente, per esempio in una casa su due piani con le camere da letto al piano superiore o per accedere ad un soppalco, una scala a rampa rettilinea, con gradini larghi (almeno 80 cm) è indubbiamente più facile da percorrere. Bene anche i modelli a L.

In ogni modo, anche quando lo spazio è poco, i gradini devono essere comodi da percorrere, sicuri e rispettare le normative.

La scala a rampa o a giorno si caratterizza per un’ossatura portante, sopra la quale sono fissati i singoli gradini, che nel caso delle scale prefabbricate è generalmente a vista (e definita “a giorno”).

La struttura può trovarsi in posizione centrale rispetto ai gradini o essere composta da due travi laterali (i “cosciali”) che li contengono. Vi sono poi la ringhiera ed il corrimano.

Sono quattro le tipologie principali di scala a rampa:

  • il modello rettilineo, formato da una sola rampa, richiede una parete lunga (circa 375 cm per 15 gradini con pedata di 25 cm);
  • il modello a L, il quale ha due rampe che formano un angolo di 90° e che sono separate da un pianerottolo o da gradini a ventaglio, sagomati.
  • I modelli ad U e a C, rispettivamente con 2/3 rampe che ruotano tramite due giri a 90° (contigui nel primo caso, non contigui nel secondo).

La scala a chiocciola si sviluppa su se stessa in verticale, attorno ad un palo centrale a cui sono collegati i gradini a spicchio, più stretti verso il centro. Elementi indispensabili, per motivi di sicurezza, sono poi la ringhiera e la balaustra che chiude il vano scala all’arrivo al piano.

Questo modello di scale è ideale in tutti i casi in cui lo spazio è ridotto, per esempio per collegare un soppalco al livello sottostante. E’ però più difficile da percorrere rispetto ad un modello a rampa.

Esistono due modelli di scala a chiocciola:

  • Il modello a pianta tonda, il quale ha ingombro ridotto e gradini di forma arrotondata.
  • Il modello a pianta quadrata, avente i gradini squadrati.

Entrambi i modelli per essere facilmente percorribili, il diametro non dev’essere inferiore ai 100 cm nel primo modello ed a 110 cm nel secondo modello.

All’interno del palo centrale dei modelli a chiocciola, i gradini angolari detti anche “a piè d’oca” o “ a ventaglio”, sono alternati a speciali distanziatori, aventi una funzione anche di sostegno.

La scala elicoidale è simile al modello a chiocciola, con cui ha in comune la pianta tonda ma è priva di palo centrale. I gradini sono fissati al centro della struttura, avente una conformazione ad elica, da cui prende il nome. Per la precisione, le eliche sono due: una interna ed una esterna.

Dal punto di vista estetico, si tratta di scale di grande impatto, spesso molto scenografiche.

Rispetto ai modelli a chiocciola, questo tipo di scala, a parità di diametro (che per la normative dev’essere di almeno 120 cm), ha gradini più ampi. Di conseguenza, è più comoda da percorrere.

I requisiti di sicurezza, strutturali e di rispetto dell’ergonomia

Oltre a garantire l’incolumità delle persone, ogni scala dev’essere sempre comoda da percorrere, anche quando lo spazio è poco. Per questo motivo, bisogna rispettare determinate proporzioni tra gli elementi che la compongono.

Misure e proporzioni di una scala sono stabilite dalla Legge 13/1989 e dal DM 236/1989. Bisogna poi considerare i Regolamenti Edilizi Comunali, che possono essere più restrittivi. Oltre che per una perfetta ergonomia, è importante rivolgersi a professionisti qualificati anche per considerare le proporzioni tra l’alzata (distanza perpendicolare tra le superfici di due gradini consecutivi) e la pedata (profondità del gradino).

Una scala è comoda quando le dimensioni della pedata sommate a due volte quelle dell’alzata forniscono un valore compreso tra 62 e 65. Ogni rampa dovrebbe prevedere non più di 15 gradini.

Per inserire una nuova scala nell’abitazione, occorre rivolgersi ad un tecnico strutturista, in grado di valutare se occorra rinforzare il solaio o meno e la zona in cui demolirlo: per questo bisogna tener conto della presenza di impianti (come il riscaldamento a pavimento) e di elementi strutturali.

Se si intende ricavare un soppalco, il tecnico dovrà valutare dove (e se possibile) praticare il foro per inserire le rampe.

L’installazione di una nuova scala o il suo rifacimento è un intervento di manutenzione straordinaria. Se richiede una modifica strutturale o demolizione di parte del solaio, il professionista deve presentare una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Se la sostituzione non comporta modifiche strutturali, i lavori sono più semplici ed è sufficiente presentare la CILA (Comunicazione di inizio lavori asseverata).

Bonus fiscale del 50% ed agevolazioni: cosa prevedono?

Fino al 31 Dicembre 2020, la costruzione di scale interne e di soppalchi, il rifacimento di rampe ed il recupero del sottotetto, possono beneficiare della detrazione fiscale del 50% sulle spese ottenute, per un importo massimo di 96mila euro.

Ne possono usufruire tutti i contribuenti assoggettati all’Irpef, residenti o meno nel territorio dello Stato. Tra questi, non solo il proprietario dell’immobile, ma anche il locatario o chi ne ha il godimento o l’usufrutto.

Bisogna essere in possesso, se richieste, delle autorizzazioni in relazione alla tipologia di lavori. Tutti i pagamenti inoltre devono essere effettuati con bonifico bancario o postale parlante, che indichi la causale del versamento, il codice fiscale di chi fa il pagamento e la partita Iva del beneficiario. La detrazione ripartita in 10 anni con rate di eguale importo, verrà applicata sulla dichiarazione dei redditi.

Ristrutturazione e recupero di edifici rurali: normative ed incentivi

Ristrutturazione e recupero di edifici rurali: normative ed incentivi

Nel nostro Paese, la maggior parte degli edifici da ristrutturare fa parte del patrimonio immobiliare costruito nella seconda metà del Novecento. Ci sono però molti altri fabbricati che sono più antichi e legati alle nostre origini. Essi potrebbero essere recuperati e valorizzati perché rappresentano la storia architettonica e non solo dell’Italia. Si tratta di tipologie edilizie locali, diverse da Regione a Regione, spesso con un passato rurale e fortemente legate all’identità del territorio che le ospita.

Per alcune, forse presenti in numeri più alti e distribuite anche in territori più ampi (come il casale e la cucina), normative e costi di ristrutturazione sono difficili da stabilire, perché dipendono dai regolamenti comunali e regionali e dallo stato di conservazione dell’immobile. (ma questo vale in tutti i casi). Altri esempi, come i trulli pugliesi, i dammusi di Pantelleria o gli stazzi sardi, che sono propri di zone limitate, sono regolamentati in modo univoco allo scopo di preservarne e valorizzarne l’identità.

I lavori: restauro e risanamento conservativo

Nella maggior parte dei casi di recupero di questi fabbricati si tratta di opere di restauro e di risanamento conservativo, poiché è previsto il cambio di destinazione d’uso.

In questa tipologia sono compresi gli interventi finalizzati a conservare l’immobile ed assicurarne la funzionalità per mezzo di opere che, rispettando gli elementi tipologici, formali e strutturali, ne consentono destinazioni d’uso con esso compatibili.

Tali interventi comprendono il ripristino ed il rinnovo degli elementi costitutivi, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dall’uso e l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio.

Il restauro è un intervento di recupero che si applica solo agli edifici di valore storico-artistico. Permette di apportare modifiche alla struttura ma non di alterarne la volumetria.

Il risanamento conservativo si applica quando occorre recuperare gli aspetti funzionali, statici ed igienici dell’edificio. Permette di modificare struttura e planimetria.

Gli interventi di restauro e risanamento conservativo non riguardanti le opere strutturali ricadono in CILA. Quelli riguardanti le opere strutturali richiedono la Segnalazione Certificata Inizio Attività. (SCIA).

Le spese si detraggono

Il recupero di questi edifici può essere classificato come intervento di manutenzione straordinaria, se non c’è un cambio di destinazione d’uso; altrimenti rientra tra le opere di restauro e di risanamento conservativo.

In entrambi i casi, le spese si possono detrarre grazie al bonus edilizia, valido fino al 31/12/2019. Tale agevolazione consiste in una detrazione dall’Irpef del 50% della spesa sostenuta (limite massimo detraibile 96.000 euro), che viene ripartita in 10 quote annuali di pari importo. In certe condizioni, la detrazione è prevista anche per chi acquista fabbricati ad uso abitativo già ristrutturati.

Non è possibile, in genere, usufruire dell’ecobonus del 65% per il risparmio energetico, in quanto non sussiste la condizione primaria che è quella di “sostituzione dell’impianto di riscaldamento”. Tali fabbricati, infatti, ne sono spesso sprovvisti. Ma se ne può godere per le schermature solari e, talvolta, per la copertura.

Per informazioni tecniche è sempre necessario rivolgersi al Comune dove è situato l’immobile.

Quali problemi affrontare?

Sicuramente è necessario informarsi bene per conoscere a fondo la normativa che disciplina questo tipo di intervento e che varia da regione a regione. Non è raro, infatti, che siano stati redatti regolamenti locali specifici proprio per tutelare gli edifici tipici. Talvolta sono previsti anche incentivi da parte di enti locali che favoriscono la ristrutturazione ed il recupero di questi fabbricati dismessi.

Entrando nello specifico, dal punto di vista operativo, quasi sempre è necessario intervenire sulla copertura e, con opere di consolidamento statico, anche sulla muratura. Di frequente, quest’ultima è anche interessata da problemi di umidità di risalita, che vanno risolti alla radice.

Naturalmente, gli interni vanno adattati per essere trasformati in spazi domestici, con tutta la dotazione tecnica degli impianti.

Recuperare edifici rurali: da un sogno ad un’opportunità economica

Abitazione rurale tipica del Trentino Alto Adige, spesso il maso consisteva in un fienile, una stalla o una piccola stanza adibita alla cottura dei cibi ed alla preparazione del formaggio, tutto in un unico edificio. Talvolta il fienile e la stalla erano costruiti a parte.

I masi non presentano uno stile di costruzione omogeneo ma variabile in base alle zone. Così anche l’impiego dei materiali: prevalentemente legno nelle valli ricche di foreste; legno e muratura laddove l’apporto di pietra e calce non era particolarmente difficoltoso. 

Il maso e la normativa

Sono i singoli Comuni della provincia di Trento a regolamentare, in materia edilizia, gli interventi su questi centri storici.

Poiché la ristrutturazione di un maso è paragonabile a quella di una casa standard, oltre gli incentivi fiscali statali, possono essere previsti quelli relativi all’insediamento in comuni montani.

I Comuni possono concedere a coloro che trasferiscono la loro residenza e la loro dimora abituale, nonché la propria attività, in una delle località indicate nel regolamento di esecuzione, impegnandosi a mantenerle nella medesima per almeno dieci anni, le seguenti agevolazioni:

  • Un premio di insediamento corrispondente al 70% della spesa sostenuta per il trasferimento, ivi compresa quella relativa al trasloco ed agli allacciamenti di telefono, gas ed elettricità.
  • Un contributo a fondo perduto, fino al 15% della spesa ammessa, per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione di immobili da destinarsi a prima abitazione.

Vi sono poi altre misura relative agli interventi per il recupero del patrimonio edilizio montano. Ad esempio, la legge dispone che, ai fini della protezione e della riqualificazione dei beni culturali ed ambientali propri del territorio montano e del recupero dei fini abitativi, anche non permanenti, del patrimonio di edifici minori, individuati ai sensi dell’articolo 24 bis della legge provinciale 5 settembre 1991, n°22, i Comuni possono concedere contributi nella misura del 30% massimo della spesa ammessa, a favore dei proprietari.

La cascina, tipologia edilizia molto diffusa, nata con vocazione rurale

Si trova nella Pianura Padana Lombarda, in Piemonte ed in Emilia Romagna.

Al tempo ospitavano grandi fattorie e quindi si trattava di corpi edilizi importanti che comprendevano stalle, fienili, granai, pozzi e fontane. Oggi questo patrimonio edilizio esiste ancora in molti luoghi ed in parte è in stato di abbandono.

Il recupero di una cascina impone una pratica amministrativa elaborata che scoraggia i proprietari; non solo il progetto di ristrutturazione è complesso anche perché la concessione edilizia, per esempio per aprire un’attività nella cascina, passa dallo Sportello Unico per le Attività produttive, la stessa che deve intraprendere  un imprenditore che vuole avviare un’impresa industriale.

Il casale, tipologia edilizia diffusa nell’area centrale dell’Italia

Casa rurale in campagna senza mura di protezione, è una tipologia edilizia diffusa in Toscana, Umbria e Puglia, dove la sua costruzione risale al periodo medievale.

A differenza della cascina, la sua origine era a scopo abitativo e non legata ad attività agricola.

Anche in questo caso, il costo per una ristrutturazione-tipo è difficile da definire e dipende dagli interventi necessari e dalla finiture scelte, oltre che dalla dimensione del lotto. I nostri esperti saranno in grado di farvi un preventivo adeguato alle vostre esigenze.

Per quanto riguarda la normativa da seguire, ogni Comune ha un proprio regolamento edilizio in cui vengono dettate le linee guida per il tipo di restauro.

La maggior difficoltà, intervenendo su questi beni, sta nel riuscire a mantenere l’artigianalità nelle lavorazioni.

Lo stazzo, casa di pietra avente una struttura particolare

All’interno è composta da una sequenza lineare di stanze singole ciascuna aperta sull’esterno, separate da muri chiusi e con copertura a doppia falda.

In Gallura, lo stazzo era l’insieme del podere agricolo e della casa con un’economia praticamente chiusa ed avente solo una sorta di scambio dei beni con gli stazzi vicini.

Gli stazzi oggi sono identificati dal Piano Paesaggistico Regionale della Sardegna come beni paesaggistici e pertanto soggetti a vincolo di tutela. La ristrutturazione quindi deve avvenire nel massimo rispetto della tipicità architettonica dell’immobile, preservando forme e materiali originali.

La difficoltà tecnica  maggiore è quella di bloccare la risalita di umidità delle murature portanti in granito a contatto con il terreno. Un’altra difficoltà è l’instabilità della muratura portante che richiede di agire con la tecnica del cuci e scuci per ripristinare le parti deboli e consolidare la struttura con cordoli perimetrali in cemento armato, diligentemente nascosti all’interno della muratura stessa.

Il trullo, struttura in pietra a secco

Il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale della Puglia, il PPTR, nella sezione dedicata alle strutture in pietra a secco, ne dà una definizione chiara: “sono segni puntiformi, isolati o aggregati, con carattere in genere cellulare”. Si presentano come moduli plani-volumetrici coperti da una falsa cupola e contenenti un vano interno accessibile da un’unica porta.

Nati come depositi per attrezzi agricoli, stalle, ricoveri temporanei e, raramente, come residenze permanenti, i trulli sono costruiti con conci di pietra disposti seguendo geometri coniche o piramidali e si trovano sia singoli che aggregati tra loro, a formare piccole o medie comunità.

Distribuiti in tutta la Puglia, nel passato, una volta dismessi venivano abbattuti. Oggi invece vengono valorizzati attraverso interventi di recupero filologici, perché così obbliga la normativa e trasformati in originali residenze.

Trulli: normativa e sicurezza

La Puglia ha un piano paesaggistico che tutela i trulli, equiparandoli a manufatti vincolati. Bisogna quindi rivolgersi alla Soprintendenza per ottenere il parere sul progetto che deve essere redatto seguendo le linee guida specifiche, definite nel PPTR della Regione Puglia.

Per la struttura si chiede di:

  • Conservare i caratteri tipologici ed architettonici del manufatto;
  • Impiegare esclusivamente tecniche e materiali tradizionali, secondo la cultura materiale della costruzione in pietra e secco della Puglia, tenendo conto delle specificità locali;
  • Escludere l’uso dei materiali diversi dalla pietra, evitando pietra lavorata industrialmente e di calcestruzzo, anche per le parti non a vista;
  • Integrare parti mancanti o deteriorate secondo criteri di conformità con l’esistente;
  • Escludere le sigillature dei giunti dei parametri murari;
  • Procedere per parti di estensione limitata, per poter conservare in sito la materia e la forma dell’oggetto.

E’ consigliato perciò procedere col metodo del cuci e scuci operando, per quanto possibile, su tratti alterni per conservare inalterati i profili e gli altri aspetti morfologici.

Per rivestimenti e finiture, si devo escludere l’uso di ceramiche, marmi colorati, mattoni di cemento.

Nel caso in cui sono presenti i pavimenti antichi, questi devono essere restaurati e, nelle zone degradate, integrati con elementi in pietra della stessa natura.

Si ritiene quindi irrinunciabile il recupero della tradizionale tecnica dello scialbo bianco di calce.

Il dammuso, particolare tipologia architettonica siciliana

Presenti soprattutto sull’isola di Pantelleria ed in altre parti della Sicilia, i dammusi rappresentano una particolare tipologia architettonica molto caratterizzante per l’isola.

E’ il Piano Regolatore Generale del Comune di Pantelleria a tracciare i punti fermi di questa tipologia: “modesta abitazione contadina, priva di servizi igienici all’interno. Altri elementi caratterizzanti sono le stalle, i magazzini, U Sardune e i giardini panteschi”.

Analogamente alle altre tipologie rurali, dunque, anche i dammusi hanno un’origine “modesta” . Ma proprio perché simbolo della storia dell’isola, vivono un percorso di valorizzazione che porta gli interventi a rispettarne le caratteristiche principali, per trasformarne la funzione ed inaugurare una loro nuova vita nel settore turistico. I dammusi ristrutturati oggi sono soprattutto indirizzi per vacanze.

Il dammuso: la normativa

Il recupero del patrimonio edilizio esistente può essere eseguito per tutti quei fabbricati per i quali esiste una testimonianza storico-catastale che ne dimostri la sua esistenza e per tutti quei fabbricati per i quali risulta dimostrata la regolarità sotto l’aspetto urbanistico.

Dalle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore Generale del Comune di Pantelleria e Provincia di Trapani, ecco alcuni punti sulla ristrutturazione di un dammuso:

  • Tali strutture possono mantenere destinazione residenziale anche se non raggiungono i requisiti di superficie ed aero-illuminati.
  • Nei dammusi coperti vanno conservate le strutture a volta. Sono ammesse demolizioni e ricostruzioni delle volte solo in presenza di una perizia di un tecnico strutturista che dichiari l’impossibilità del recupero con semplici opere di consolidamento, corredando la richiesta con i calcoli di verifica statica.
  • Per i dammusi senza necessità di demolizione e ricostruzione, le finestre potranno avere una superficie non inferiore a 1/16 della superficie calpestabile e di forma quadrata;
  • È vietato suddividere con tramezzatura i vani esistenti coperti a volta, salvo che per le volte a botte;
  • Se per motivi statici risulta necessario demolire e ricostruire la copertura, la stessa dovrà essere ricostruita dotando di volta ogni vano.

Arredare in stile Industrial

Quali sono gli stili di arredamento più in voga al momento? Qualche tempo fa vi avevo parlato dell’arredamento in stile minimal-moderno e dell’arredamento in stile vintage, due delle tendenze più gettonate in termini di decorazione di interni.

Un altro stile che ha avuto successo negli ultimi tempi è lo stile industrial, cerchiamo di capire insieme quali sono le sue caratteristiche principali e perché viene così apprezzato.

Che cos’è lo stile Industrial?

Una casa o una stanza arredata con questo stile è caratterizzata da pavimenti, rivestimenti, arredi, complementi che ricordano un’ambientazione industriale.

Gli elementi che compongono lo spazio rimandano dunque all’atmosfera rustica e grezza di una vecchia fabbrica.

Origini

Come nasce lo stile industrial? Per comprendere al meglio questo stile, è bene fare una premessa che riguarda le sue origini: nasce in America nella metà degli anni Cinquanta da un’esigenza di creativi ed artisti che cercavano spazi dove poter esprimere la propria arte.

Ecco dunque che spazi industriali dismessi e vecchie fabbriche diventano la location perfetta lavori di questo genere, grandi scatole vuote di cui rimane solamente lo scheletro con luminose finestre vetrate in cui il gesto creativo può esprimersi con tutta la sua forza.

Caratteristiche dello stile Industrial

Gran parte delle peculiarità di questo stile venivano in origine espresse dall’edificio stesso, gli interni delle vecchie fabbriche erano infatti caratterizzate da pareti in mattoni, pavimenti in cemento grezzo o in legno non trattato, grandi finestre con intelaiature in ferro, intonaci un po’ scrostati dal passare del tempo, struttura portante, impianti elettrici e idrici a vista, con travature, pilastri, tubature e cavi che diventavano parte integrante dell’arredamento.

L’atmosfera industriale era dunque creata dall’involucro interno dell’edificio e bastava aggiungere qualche pezzo di arredamento essenziale per completare il tutto.

Al giorno d’oggi ad optare per questo stile è sia chi è in possesso di un’abitazione ricavata da ex spazi industriali, officine, fabbriche, magazzini, sia chi invece possiede un appartamento in un edificio qualsiasi.

Mentre nel primo caso si può pensare di sfruttare le caratteristiche dell’ambiente come si faceva in passato, nel secondo caso sarà necessario simulare alcuni tratti dello stile industriale sull’involucro interno e lavorare poi con arredi e complementi.

Lo stile industrial tende a creare un’atmosfera con toni caldi, caratterizzata dall’uso di materiali che mostrano i loro difetti e le loro imperfezioni, come bulloni o chiodi, i segni delle saldature sul metallo, i graffi sulle superfici, i nodi del legno, persino la ruggine con una palette di colori neutri, ma naturali e non freddi o l’uso di qualche punta di colore piuttosto carico, come il rosso.

Questo stile vive sul contrasto tra un materiale e l’altro, su pezzi di arredamento vistosi, su un concetto di semplicità generale e un’eleganza mostrata dall’azione del passare del tempo.

Vediamo di capire assieme quali sono gli step per creare un appartamento dallo stile industrial.

Immagine tratta da www. pixabay.com

Ambienti interni

Uno spazio in stile industrial è caratterizzato da ambienti open space, con soffitti alti e grandi finestrature.

Dunque è necessario pensare di unire il più possibile gli ambienti della casa e ridurre la presenza di parete interne divisorie, ad esempio concependo la zona giorno come un unico spazio, con cucina, soggiorno e sala da pranzo assieme.

È importante poi evitare abbassamenti o controsoffitti creati per dissimulare gli impianti, le altezze interne devono rimanere tali e le sue strutture tecniche rigorosamente a vista.

Pavimenti e rivestimenti

Come abbiamo visto gli interni di un ambiente in stile industrial sono rustici e grezzi, non rimandano ad un’idea di pulizia e perfezione come nello stile minimal-moderno, ma tutto il contrario, devono mostrare i segni del tempo.

Dunque è importante optare per pavimenti che simulino questa caratteristica, che siano in assi di legno, in gres effetto legno o effetto cemento, in resina.

Per quanto riguarda i rivestimenti vale la stessa regola, se siete fortunati e le pareti della vostra casa o stanza sono realizzate in mattoni potete deciderli se scrostarli dall’intonaco e lasciarli a vista, oppure verniciarli di bianco per un effetto più moderno.

Ma non avete una parete realizzata in mattoni, optate per una semplice verniciatura bianca delle pareti e dei soffitti, oppure di un tono leggermente caldo, o ancora un effetto spatolato tipo cemento.

Per gli ambienti come bagno e cucina potete scegliere rivestimenti in piastrelle diamantate, di cui vi ho già parlato in “pavimenti di tendenza , che ricordano le pareti delle vecchie metropolitane.


Immagine tratta da www.pixabay.com

Impianti a vista

Una caratteristica delle case in stile industriale è avere elementi che di solito vengono nascosti che diventano parte integrante dell’arredamento di interni.

Dunque se dovete rifare impianti elettrici ed idraulici, optate per soluzioni a vista, ad esempio corpi illuminanti con cavi che attraversano il soffitto, riscaldamento non a pavimento ma con termosifoni in stile, tubazioni in rame.

Arredamento e complementi

Una volta definito lo stile dell’involucro interno bastano pochi elementi di arredo per completare l’opera, che possono essere scovati in qualche mercatino dell’usato, se siete in cerca di arredi industriali originali che erano presenti in qualche fabbrica o magazzino, oppure nei negozi di arredamento. Quali sono gli arredi industrial?

Sicuramente divani in pelle dai toni scuri, tavoli e sedie in legno o ferro, grandi lampade in alluminio, librerie con telai in ferro e cassetti stile inventario, contenitori stile armadietti, insegne luminose o orologi con ingranaggi a vista, mobili su ruote che sia il letto o magari tavolini bassi da salotto.

I materiali di questi arredi sono ancora una volta materiali industriali, la pelle e il cuoio, il legno grezzo e non lavorato, il ferro, l’acciaio e l’alluminio (o i metalli in generale).

Se siete appassionati di arredamento homemade potete sbizzarrirvi con complementi ricavati da pallet industriali, cassette in legno o pannelli in osb, oppure specchi o quadri ricavati dall’intelaiatura di vecchi infissi.

Per arredare una stanza o un appartamento in stile industriale è sempre importante non esagerare, non caricare troppo l’ambiente, ma trovare il giusto equilibrio tra ogni elemento presente.

Conclusioni

Se siete affascinati dall’atmosfera dei vecchi magazzini e spazi industriali e siete in cerca di uno stile semplice, rustico e con una forte identità, lo stile industriale è ciò che fa per voi! Siete pronti a scegliere il primo pezzo del vostro arredamento?

Ristrutturare il bagno senza piastrelle

Durante la ristrutturazione di un appartamento, uno degli ambienti più spesso soggetti a cambiamenti, restyling e mutamenti è proprio il bagno.

Questo locale è una delle stanze fondamentali della casa, si tratta di un ambiente tecnico, in cui si svolgono determinate funzioni, ma anche di relax. Il bagno è strettamente legato ai gusti e alle esigenze personali di ogni individuo, per questo è soggetto ad un alto grado di personalizzazione.

Pensate a chi preferisce la doccia al posto della vasca, e viceversa, oppure chi preferisce separare la zona del wc e bidet da quella del lavabo e doccia, o chi ancora desidera avere all’interno del bagno una piccola area dedicata alla lavanderia.

Il bagno si trova a dover soddisfare questi requisiti e per questo spesso viene ristrutturato dopo l’acquisto della casa, perché magari la disposizione precedente non soddisfa il gusto delle persone, o anche nel corso del tempo dagli stessi proprietari per il modificarsi della struttura famigliare e degli stili di vita.

Proprio perché le ristrutturazioni del bagno sono piuttosto frequenti è bene cercare di ottimizzare i costi e valutare attentamente tutte le opzioni possibili, anche in vista di un futuro e nuovo cambiamento.

Uno degli aspetti più delicati da valutare in questo senso è la scelta dei pavimenti e rivestimenti, come possiamo scegliere dei materiali resistenti e duraturi per rivestire il nostro bagno che siano allo stesso tempo pratici e facili da sostituire in caso di una nuova ristrutturazione?

Una risposta sicuramente è quella di non utilizzare per il nostro bagno dei rivestimenti e dei pavimenti con piastrelle, ma optare per altre soluzioni.

Pavimenti e rivestimenti alternativi alle piastrelle

È noto che ormai esistono varie soluzioni per rivestire e pavimentare il vostro bagno, le piastrelle sono la scelta più classica, ma forse la meno pratica, veloce, economica e duratura, poiché sono poco resistenti e soggette a rottura.

Inoltre le piastrelle richiedono un lavoro di posa piuttosto lungo e di conseguenza più costoso e spesso risulta problematico, a distanza di anni, in caso di sostituzione, ritrovare la giusta continuazione del pavimento o del rivestimento ceramico.

I modelli possono non essere più in produzione, e anche se trovaste la piastrella della medesima serie, non avrebbe mai la stessa colorazione delle altre che sono state utilizzate da tempo.

Perché dunque non optare per nuovi materiali da rivestimento come la resina, le pitture, le carte da parati, le piastrelle adesive o il parquet? Vediamo quali sono nel dettaglio i pregi e i difetti di ognuno di essi.


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Pavimenti e rivestimenti in resina

Sicuramente l’utilizzo di pavimenti o rivestimenti in resina porta grandi vantaggi, questo materiale, di cui vi ho già parlato in
questo articolo , è infatti pratico, duraturo e ha un grande pregio estetico, quello di dare continuità alle superfici su cui viene applicato.

Uno dei vantaggi dei rivestimenti e dei pavimenti in resina è che si possono applicare sopra le piastrelle vecchie, dopo l’adeguata preparazione del fondo. Grazie al suo spessore ridotto, di qualche millimetro, elimina infatti il fastidioso problema di salti di quota.

Un materiale piuttosto simile alla resina, che può essere utilizzato sia come rivestimento che come pavimento, è il microcemento, risulta più resistente di essa, ma è un po’ più costoso.

Rivestimenti in pittura

L’alternativa forse più economica e immediata ad un rivestimento in piastrelle è l’utilizzo di una semplice pittura per interni nel vostro bagno. Esistono diversi tipi di pittura, quella lavabile o quella a smalto lavabile.

La prima può essere lavata con acqua con le accortezze necessarie, ed è ottimale per l’ambiente bagno così come anche per la cucina.

La seconda è ancora più adatta per il bagno perché più resistente all’acqua e conferisce un effetto speciale molto lucido alle pareti su cui viene applicato.

Rivestimenti con carta da parati

Vi sembrerà strano, ma al giorno d’oggi grazie all’utilizzo di particolari tecnologie e materiali, è possibile utilizzare la carta da parati anche in bagno.

Delle nuove caratteristiche delle attuali carte da parati vi ho già parlato in
questo articolo , entrando più nello specifico si possono catalogare quelle utilizzabili in bagno in due categorie, la carta da parati vinilica e la carta da parati in fibra di vetro.

Mentre la prima seppure impermeabile e lavabile non può essere applicata nelle parti a diretto contatto con l’acqua, la seconda è molto più resistente all’acqua.

Ovviamente bisogna optare per la carta da parati in un bagno solo se questo è correttamente ventilato. Uno dei vantaggi dei rivestimenti con carta da parati è che come con la resina si possono applicare sopra le piastrelle vecchie.

Pavimenti e rivestimenti in piastrelle adesive

Un’altra soluzione alternativa alle piastrelle classiche può essere quella di utilizzare piastrelle adesive.

Composte di materiale plastico, hanno un aspetto che può simulare sia la ceramica, che il legno o qualsiasi altra tipologia di superficie, un po’ come accade con le carte da parati.

Anche’esse come resina e carte da parati, possono essere applicate su un vecchio pavimento o rivestimento, senza causare problemi di spessori e sono, tra tutte le alternative proposte in precedenza, quelle in assoluto più facili da posare.

Sono altamente personalizzabili anche nel formato, tuttavia hanno una resistenza inferiore rispetto agli altri materiali proposti.

Pavimenti in parquet

Uno dei falsi miti sul parquet in bagno è che non sia utilizzabile per via dell’acqua.

Il nemico principale del parquet è tuttavia soprattutto l’umidità, dunque basterà garantire una corretta ventilazione nel bagno, sia con finestra sia attraverso un aspiratore meccanico, per poter ristabilire la corretta percentuale di umidità nell’aria.

Determinate specie di legno sono poi particolarmente stabili anche in ambienti piuttosto umidi, ad esempio il rovere, dunque risultano più adatti per la posa nei bagni.

Le moderne tecnologie e i trattamenti promossi dalle aziende produttrici garantiscono inoltre prodotti impermeabili. Rispetto alle precedenti proposte la scelta del parquet risulta più costosa, anche se di grande effetto estetico.

Conclusione

Se state pensando di ristrutturare il vostro bagno e cercate alternative veloci, pratiche, durature e magari meno costose delle piastrelle non avete che l’imbarazzo della scelta! Avete già deciso quale rivestimento o pavimento è più adatto per voi?

Terrazzo-milano

Il terrazzo, una stanza in più

Nella scelta della propria futura casa è importante tenere in considerazione tutti i fattori che più sono importanti per noi, ad esempio il numero di camere da letto o il numero di bagni, oppure la disposizione su un unico piano o su più piani, oppure ancora la presenza di un giardino esterno.

Un elemento da non sottovalutare durante la scelta della futura abitazione, soprattutto se si tratta di una città come Milano, è la presenza di una terrazza. Approfondiamo insieme l’argomento per capire quali sono i vantaggi dell’averla.

Il terrazzo

È bene fare una premessa che riguarda il significato proprio del termine, per terrazzo si intende una parte lastricata che fa da copertura ad un fabbricato.

La differenza tra il balcone e la terrazza sta nel fatto che il balcone rappresenta un elemento aggiunto al corpo principale dell’edificio, che sporge, appunto, dal filo della sua superficie, mentre la terrazza è inclusa in esso.

Il terrazzo è dunque spesso prerogativa degli appartamenti che stanno agli ultimi piani di un edificio, può avere dimensioni varie che dipendono dalle scelte progettuali dello stesso edificio.

A Milano, città in cui sono molto più diffusi palazzi o edifici multipiano composti da appartamenti piuttosto che abitazioni monofamiliari con giardino, il terrazzo rappresenta una valida opportunità per poter fruire di uno spazio aperto nell’intimità della propria abitazione.

Come utilizzarlo

Che sia di piccole o grandi dimensioni il terrazzo può essere utilizzato in molteplici modi, e si configura come una vera e propria stanza in più ed accessoria all’interno della casa.

Il terrazzo può essere infatti utilizzato come sala da pranzo o come estensione del soggiorno nelle stagioni estiva, primaverile o autunnale, se le condizioni lo consentono si può anche decidere di creare una veranda, magari riscaldata, per utilizzare questo spazio anche durante l’inverno.

Prima di procedere alla creazione di una veranda, ovvero di una parte del terrazzo chiudibile con vetrate, è bene documentarsi presso il comune della propria città.

L’autorizzazione e i lavori per l’installazione di una nuova veranda sono soggetti a regole ben precise che spesso variano da comune a comune, secondo il Regolamento Edilizio specifico. Il terrazzo tipicamente viene utilizzato, come accennato in precedenza, come spazio accessorio agli ambienti giorno, tuttavia può avere anche altre funzioni.

Per esempio, si può trattare il terrazzo come un vero e proprio giardino, dunque attrezzarlo con giochi per i bambini, o con tavoli per il ping pong oppure piscine sia interrate che non, o ancora con una zona solarium o barbecue, oppure con un’area per il giardinaggio e una piccola serra o orto.

Il tutto dipende dalle dimensioni del terrazzo e dal contesto in cui ci si trova, tuttavia il terrazzo è un vero e proprio ambiente della casa, una stanza a cielo aperto possiamo dire.

Un’altra funzione del terrazzo può essere quella di avere una parte di esso dedicata al ricovero di attrezzature specifiche o oggetti particolari, in mancanza di altro spazio o di un adeguato ripostiglio all’interno della casa si può infatti creare una verandaripostiglio.

Anche in questo caso prima di iniziare i lavori di installazione sarà, necessario verificare con il proprio comune di residenza se bisogna richiedere la concessione di costruzione e, nel caso di condominio, la concessione unanime della relativa assemblea.

Come arredarlo

Sicuramente una caratteristica importante che un terrazzo deve avere è quello di essere adeguatamente protetto dal sole.

Per ovviare a questa esigenza si possono intraprendere diverse strade, ad esempio creare attraverso il progetto del verde, una zona ombreggiata con piante.

Oppure si può pensare all’inserimento di arredi specifici per l’ombreggiamento come ombrelloni o tende solari.

Molto diffusi sono anche strutture come gazebi, oppure pergolati con piante rampicanti, anche in questo caso prima dell’inizio dei lavori, trattandosi di strutture fisse è bene verificare il regolamento edilizio e, nel caso, condominiale.

Il terrazzo a seconda della sua funzione e dimensione può essere arredato in svariati modi. La prima scelta da fare è decidere il tipo di pavimentazione che vogliamo, se in legno trattato per esterni, in pietra, o in gres porcellanato, oppure decidere se posare sul terrazzo un tappeto d’erba sintetica o ancora decidere creare un vero e proprio tetto verde con erbe e arbusti autentiche.

Il primo step riguarda dunque il tipo di effetto che vogliamo per il nostro terrazzo, una volta presa questa decisione si può passare alla scelta degli arredi.

Sicuramente se vi è lo spazio necessario è bene pensare ad una zona pranzo con tavoli e sedie, ben ombreggiata, per potersi godere un pranzo o una cena in compagnia all’aria aperta. Se poi dovesse avanzare ancora superficie libera si può pensare ad una zona relax, con un’amaca oppure con divanetti e poltrone, o con sedute morbide. Qualunque sia la funzione che il vostro terrazzo assumerà non bisogna trascurare la componente green, piante e fiori aiutano a creare la giusta atmosfera per il relax, arredano il vostro ambiente, ombreggiano e schermano la vista preservando l’intimità del terrazzo.

Inoltre è possibile piantumare anche piante aromatiche o da orto creando una piccola zona dedicata.

Come manutenerlo

Sicuramente il terrazzo essendo tendenzialmente scoperto e esposto alle intemperie e agli agenti atmosferici richiede cura e manutenzione.

Se la vostra futura abitazione non è di recente costruzione e necessita di una ristrutturazione, è bene che questa coinvolga anche il terrazzo.

Uno dei problemi più diffusi per i terrazzi sono infatti le infiltrazioni di acqua. È importante dunque fare attenzione che la pavimentazione del terrazzo sia ben impermeabilizzata, per evitare che si creino infiltrazioni di acqua nei piani sottostanti e che la struttura stessa del terrazzo si deteriori.

Se il vostro terrazzo è invece dotato di veranda la manutenzione sarà sicuramente inferiore rispetto ad un terrazzo scoperto.

Conclusioni

Per tutti quelli che non possiedono un giardino, il terrazzo rappresenta una valida alternativa per godersi le stagioni più calde.

Il terrazzo, se verandato e riscaldato, rappresenta poi una vera e propria stanza in più della casa, utilizzabile durante tutto l’anno.

Se desiderate dunque uno spazio accogliente e intimo all’interno della vostra abitazione, a stretto contatto con la natura il consiglio è quello di scegliere una casa.. con terrazza!

termoarredi

Come scegliere il termoarredo

Nella fase di ristrutturazione di un appartamento una fase molto importante è quella che riguarda la scelta del tipo di riscaldamento da scegliere.

È ormai molto diffuso il riscaldamento a pavimento che consente notevoli risparmi, l’eliminazione dei termosifoni e un’efficienza migliore. Chi fa questo tipo di scelta è sicuramente attratto dai benefici anche estetici che il riscaldamento a pavimento comporta.

Non essendo più necessari radiatori o termosifoni le pareti vengono liberate dal loro ingombro e anche la scelta dell’arredo resta meno vincolato dalla loro presenza.

Spesso in abbinamento al riscaldamento a pavimento si opta per la scelta di termoarredi, magari per quegli ambienti, come il bagno, che necessitano di un’altra fonte di calore.

Vediamo assieme cosa sono i termoarredi e come sceglierli.

Termoarredi: cosa sono?

Si tratta di veri e propri arredi dotati di una tecnologia che permette loro di produrre calore, per queste loro caratteristiche stanno a metà tra la categoria degli arredi e quella dei dispositivi tecnici e funzionali.

Di fatto rivestono la funzione che hanno sempre avuto i temosifoni o i radiatori, a cui si aggiunge la funzione estetica.

Dove utilizzarli

I termoarredi possono essere utilizzati in tutti gli ambienti della casa, solitamente vengono usati soprattutto in bagno o magari in un ambiente che necessita di una fonte di calore aggiuntiva e di design.

Bagno

In tale ambiente risultano utili per appendere le salviette o gli accappatoi, in questo modo rimangono ben caldi prima di essere usati, e allo stesso tempo si asciugano in fretta dopo l’utilizzo.

Dunque oltre alla piacevole sensazione di avere sempre asciugamani e salviette alla giusta temperatura, si ottiene anche un beneficio in termini di controllo dell’umidità e della stessa temperatura dell’ambiente.

Molto spesso i termoarredi vengono posizionati sopra il bidet e in mezzo tra wc e lavabo, e magari di fronte alla vasca o doccia in tal modo sono facilmente accessibili da tutte le aree funzionali del bagno.

Venendo usati come veri e propri portasalviette, si elimina qualsiasi tipo di gancio o supporto per le salviette, asciugamani,.. che spesso occupa parte del muro o del mobile lavabo.

Cucina

Anche in questo ambiente i termoarredi risultano utili per appendere gli asciugamani o gli asciugapiatti che vengono utilizzati mentre si usa la cucina, in questo modo asciugano in fretta e sono pronti in poco tempo per essere riutilizzati.

I termoarredi vengono posizionati solitamente vicino al lavello per essere a portata di mano e inoltre grazie ad essi, come per il bagno si elimina qualsiasi supporto o gancio a muro.

Solitamente vengono scelti modelli verticali, magari a tutta a altezza, che occupano poco spazio in larghezza e lasciano libera la restante porzione di parete per poter essere utilizzata in altro modo.

Il loro utilizzo in cucina presenta dunque il notevole vantaggio di poter progettare in maniera più flessibile i mobili della cucina e lo sitle di tale ambiente, grazie all’ampia scelta di modelli e forme che i termoarredi presentano.

Caratteristiche funzionali

I termoarredi possono essere di varie tipologie, elettrici, ad acqua o con azionamento misto, vediamo quali sono i vantaggi e gli svantaggi di ognuna di esse.

Termoarredi elettrici

Questa tipologia funziona come qualsiasi dispositivo elettrico, necessita quindi di una presa dedicata e può venire facilmente acceso o spento in base alle proprie necessità.

E’ la tipologia forse più diffusa perché non ha bisogno di particolari accorgimenti in fase di installazione. Viene utilizzata in abbinamento ad impianti di riscaldamento a pavimento.

Termoarredi ad acqua

Questa tipologia ha invece come principale fonte di energia il riscaldamento dell’acqua calda, funzionano quindi con lo stesso principio dei caloriferi.

Rispetto al precedente questo termoarredo richiede la progettazione di un impianto idrico, dunque la fase di installazione richiede qualche passaggio in più. Viene utilizzata in abbinamento ad impianti di riscaldamento tradizionali.

Termoarredi con azionamento misto

Questa tipologia uitlizza il funzionamento combinato delle due precedenti, dunque oltre all’impianto di riscaldamento, ha una resistenza elettrica.

Durante l’inverno può essere utilizzato con il riscaldamento dell’acqua calda, mentre durante le stagioni meno fredde si utilizza il funzionamento elettrico, utilizzabile all’occorrenza.

Caratteristiche estetiche

Esistono in commercio le più svariate tipologie di termoarredi, per soddisfare al meglio qualsiasi esigenza estetica. Il termoarredo come abbiamo visto oltre a riscaldare la casa, viene utilizzato come un vero e proprio pezzo di arredamento.

Materiali

I materiali di cui possono essere composti sono molto vari, i più diffusi sono quelli in metallo, dall’acciaio, all’alluminio, dalla ghisa all’ottone, dall’inox alla lamiera, ma esistono anche termoarredi in vetro temperato o in pietra acrilica.

Se si tratta di metallo, le colorazioni possono essere di qualsiasi tonalità, e si possono dunque facilmente abbinare alla palette colori dell’ambiente in cui si trovano.

Forme

Anche per quanto riguarda la forma o l’aspetto c’è un ampio ventaglio di scelta, i termoarredi possono essere di forma tubolare, orizzontale o verticale, a profili circolari o quadrati.

Ma possono essere anche composti da un unico pezzo, dunque a forma di cerchio, di rettangolo, o quadrato, o persino a forma di oggetti reali, come scale, cornici, o ancora con forme astratte che ricordano l’arte contemporanea.

Sull’aspetto estetico case produttrici e designer si sono veramente sbizzarriti tanto che spesso si fa fatica a riconoscere un termoarredo, che sembra piuttosto un quadro, un pezzo d’arte, o un elemento d’arredo ricercato.

Uno dei grandi vantaggi dei termoarredi è proprio la peculiarità di poter essere sfruttati come elementi per completare al meglio l’arredamento di una stanza o per caratterizzare un determinato ambiente con una scelta estetica particolare.

Conclusioni

Rispetto ai tradizionali termosifoni e radiatori, i termoarredi forniscono sicuramente prestazioni migliori e una maggiore possibilità di personalizzazione. Grazie ad essi, l’elemento che riscalda le nostre abitazioni non è più soltanto un oggetto tecnico e funzionale, ma diventa un vero e proprio pezzo di arredo, parte integrante e determinante della scelta estetica che facciamo per gli ambienti della nostra casa.

Dunque è importante sceglierlo con la cura che si riserverebbe alla scelta di un tavolo, del divano, del letto o di qualsiasi altro arredo che ci accingiamo a comprare durante la ristrutturazione di casa.. avete già qualche idea per il modello che fa al caso vostro?

colore-ambiente

Ad ogni ambiente il suo colore

Durante la ristrutturazione di un appartamento, una fase senz’altro importante è la scelta dei colori. Il colore di una stanza influenza la nostra percezione di quel determinato ambiente, la psicologia dei colori può aiutarci nel capire quali tonalità sono più adatte per quella specifica stanza.

La scelta dei colori dipende però anche dalle caratteristiche del locale, ad esempio le sue proporzioni, ovvero se è un ambiente ampio o stretto e lungo, oppure piccolo oppure con un soffitto molto alto.

Oppure ancora dalla sua esposizione e da come viene illuminato dalla luce solare. E’ importante considerare inoltre che quando si parla della scelta di toni per una determinata stanza della casa, viene subito in mente la tinta delle pareti, in realtà il colore di un ambiente è definito da una pluralità di fattori, ad esempio la scelta della tonalità dei complementi di arredo, dei tessili, del pavimento e persino del tipo di illuminazione.

Psicologia dei colori

È scientificamente provato che I colori ci trasmettono effetti psicologici ed emotivi, la psicologia dei colori studia proprio questo fenomeno.

Ampiamente utilizzata nel mondo del marketing, questa disciplina è stata con profitto applicata anche nel campo dell’architettura e del design d’interni, per progettare al meglio un determinato ambiente.

I colori si dividono in tre grandi categorie, colori caldi , colori freddi e colori neutri, vediamo assieme quali sono le tonalità più adatte per ogni singolo ambiente della casa.

Colori caldi

I toni caldi sono in grado di far scattare una serie di effetti emotivi, hanno un’azione stimolante in grado di accelerare l’attività cardiaca e quella respiratoria. Stimolano l’allegria, l’attività mentale e la concentrazione. Sono indicati quindi in ambienti come cucina, studio e in soggiorno.

Rosso

E’ il colore della passione e dell’amore e simboleggia una sensazione di calore. Questo colore stimola inoltre l’alimentazione e viene frequentemente utilizzato in cucina, ad esempio per il rivestimento dei mobili.

Giallo

E’ il colore associato alla luce e simboleggia energia e vitalità. Stimola l’alimentazione e viene frequentemente utilizzato in ambienti che necessitano di stimolare la creatività, come possono essere le camere dei bambini o studi.

Colori freddi

Le tonalità di colore freddo sono ideali per creare ambienti rilassanti, dove potersi distendere e dove riposare lontano dallo stress. Creano ambienti intimi e sono indicati per ambienti come la camera da letto o per una sala relax.

Blu

È il colore del cielo e dell’acqua e simboleggia l’infinito e la calma. Rimanda ad una sensazione di tranquillità e di relax, viene spesso utilizzato per la camera da letto o per la parte benessere del bagno, ovvero vasca o doccia.

Verde

È il colore della natura e simboleggia la forza del suo elemento. Rimanda comunque ad una sensazione di relax e tranquillità come il blu, viene utilizzato frequentemente per il bagno.

Colori Neutri

Si tratta di tutte quelle tonalità che vanno dal bianco al nero e che comprendono quindi i grigi. Sono parte delle tonalità fredde e rimandano a sensazioni assolute e opposte. Proprio per queste caratteristiche vengono utilizzate in maniera ponderata, ma sono adatti per qualsiasi ambiente della casa.

Bianco

Spesso definito un non colore, è il colore dell’essenzialità e rimanda alla purezza e all’ordine. Viene utilizzato in ambienti che necessitano di essere più luminosi possibile oppure ambienti in cui si vuole esprimere una sensazione pulizia.

Nero

È il colore dell’oscurità e del buio, rimanda a una sensazione di potere e di maestosità. Viene utilizzato in ambienti già luminosi e ampi, raramente a parete o a pavimento, piuttosto per complementi di arredo o per gli arredi.

Caratteristiche del locale

Come già accennato in precedenza la scelta del colore per una stanza non può basarsi esclusivamente sulle indicazioni che la psicologia dei colori ci fornisce, dobbiamo infatti valutare attentamente anche le caratteristiche fisiche del locale per ottenere uno spazio ben progettato.

Colori scuri e vividi

Queste tonalità tendono a rimpicciolire una stanza e a renderla meno luminosa, sono adatte se abbiamo un ambiente ampio, magari anche con un soffitto alto, esposto per esempio a sud o a sud ovest, in questo caso possiamo tranquillamente usarle senza temere che l’ambiente risulti più piccolo.

Colori chiari o opachi

Queste tonalità tendono ad allargare una stanza e a renderla più luminosa, sono adatte se abbiamo spazi piccoli o di dimensioni ridotte, oppure esposte a nord o a nord est, in questo caso utilizzando queste tonalità renderemo l’ambiente più ampio di quello che in realtà è.

 E’ importante considerare che mixando e giocando sull’alternanza di colori chiari e colori scuri si ottengono determinati effetti di alterazione della percezione spaziale. Ad esempio se abbiamo un soffitto basso basterà  optare per una colorazione fredda o neutra leggermente più chiara di quella scelta per i muri per rendere percettivamente più ampio l’ambiente.

Oppure se abbiamo una stanza di dimensioni ridotte e tinteggiamo unicamente la parete di fronte all’ingresso di una tonalità scura e le restanti in tonalità chiara, avremo l’effetto di “sfondamento” di quella parete e l’ambiente sembrerà più grande.

Conclusioni

Abbiamo visto che il tono di una stanza va scelto sia in base alla psicologia dei colori, ma soprattutto in base alle caratteristiche del locale.

Fondamentale in ogni caso è che quando si accostano tonalità chiare e scure, così come colori freddi, caldi o neutri, bisogna usarne due al massimo tre, combinandoli in modo equilibrato.

Se si saturano gli ambienti con troppe tonalità si ha lo spiacevole effetto di rendere più piccolo l’ambiente e percettivamente più caotico. Per questo nella scelta dei colori per una stanza bisognerebbe sempre partire con colori uniformi che di per sé allargano l’ambiente, e poi valutare se introdurre una tonalità a contrasto.

E’ inoltre importante accanto alle valutazioni oggettive sopra esposte, fare anche valutazioni soggettive che tiene conto delle nostre personali affinità cromatiche e delle nostre preferenze sui colori.

La scelta delle tonalità in una casa è infatti delicata e va effettuata ad hoc e su misura per le persone che abiteranno quella casa, l’architetto di interni può aiutarti in questa operazione, interpretando i tuoi desideri e le tue necessità e facendole collimare con i dati oggettivi e concreti che gli ambienti della tua casa riportano.