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Ristrutturazione cucina

Relooking in cucina

Relooking in cucina: dai rivestimenti di tendenza ai colori e carta da parati

Una cucina è per sempre? Anche se abbiamo acquistato un modello di qualità, probabilmente si dovranno fare i conti con la voglia di cambiare per motivi diversi: perché non ci piacciono più i colori delle ante o la finitura delle pareti e dei pavimenti oppure sentiamo l’esigenza di strumenti che ci permettano di lavorare più comodamente ai fornelli.

Per il relooking ci sono tante opzioni attuabili con lavori poco invasivi: pavimenti e rivestimenti di spessore sottile, carta da parati, smalti, malte e pannelli decorativi.

Affinchè la cucina acquisti più funzionalità si può, ad esempio, intervenire all’interno con attrezzature estraibili ed organizer o intorno all’area di lavoro: anche in questo caso è bene prevedere piani d’appoggio aggiuntivi ma salva spazio. Se poi vogliamo una cucina più tecnologica, la sostituzione di uno o più elettrodomestici è sempre fattibile.

Relooking in cucina: gli interventi mirati per cambiare aspetto all’ambiente

  • Rivestimenti sottili. Parola d’ordine: semplificare, cioè mantenere l’esistente. Così si ridurranno al minimo i lavori di muratura. Come? Scegliendo piastrelle o un altro tipo di materiale di spessore ridotto, pensati per interventi di manutenzione o di ristrutturazione.

Sovrapponendo il nuovo pavimento di spessore sottile a quello vecchio si riducono i costi, compresi quelli di conferimento dei vecchi materiali in discarica. In molti casi si evita di sostituire le porte, perché possono bastare piccoli interventi di limatura. Per le pareti, l’operazione è ancora più semplice.

Per quanto riguarda le piastrelle, gli spessori più bassi, tra i 6 ed i 6.5 mm, sono tipici dei prodotti da posare  a parete leggermente superiori quelli per il pavimento.

Entrambi sono generalmente rinforzati sul retro con fibra di vetro. Anche i pavimenti in legno possono essere di tipo laminato (con spessore di circa 4 mm). Molto pratici anche quelli vinilici che in molti casi si posano ad incastro.

Le superfici esistenti, per fare da supporto al nuovo pavimento, dovranno essere regolari, senza avvallamenti o elementi sconnessi.

  • Carta da parati. Decisamente creativa, può essere utilizzata per decorare una sola parete o per definire una particolare area come la zona pranzo o quella che collega la zona operativa al living. Si consiglia di scegliere la tipologia lavabile ed impermeabile, realizzata con un tessuto tecnico ed una finitura protettiva.

In cucina si consiglia di scegliere prodotti lavabili, in modo che sporco e macchie fresche possano essere eliminate facilmente, semplicemente con un panno o una spugna inumidita e poco detergente.  Vanno bene, ad esempio, quelli in tessuto non tessuto; sconsigliabili invece quelli interamente di carta.

Alcune carte da parati definite extra-lavabili sono protette da uno strato in pvc, mentre la base è in tnt. In ogni caso, occorre procedere con cura, evitando di sfregare energicamente.

Se la parete da rivestire è in corrispondenza del piano di lavoro ed in particolare dell’area lavaggio, occorre optare per una carta da parati specifica, cioè idrorepellente. Sono molte le aziende che oggi le producono. Spesso lo stesso motivo decorativo è disponibile anche in questa versione.

  • Tocchi decorativi. Sulle pareti è possibile intervenire anche in altri modi. Per esempio, ricoprendo lo spazio tra basi e pensili con un pannello, monocromatico o con motivi grafici di vario tipo. Oppure con prodotti speciali da applicare al muro o sui mobili.

Nelle composizioni cucina a parete, lo spazio tra basi e pensili è spesso oggetto di dibattiti. Se non è stato previsto in precedenza, questa, spesso anonima, porzione di parete può essere rivestita da un pannello decorativo, anche molto pratico. Per esempio, in alluminio composito o in policarbonato compatto. I primi sono molto resistenti al calore, perciò indicati anche vicino al piano cottura. Per i secondi, se il fornello è a gas, è consigliabile che il top della cucina abbia una profondità di circa 65 cm. Nessun accorgimento, invece, se è ad induzione. Entrambi sono resistenti e perfettamente lavabili. Sono spesso personalizzabili.

Tra i tocchi decorativi, vi sono il pannello paraschizzi, stampato ad alta definizione su alluminio composito, quindi trattato con una finitura protettiva per il lavaggio e la pulizia.

Stencil in rilievo, realizzati con due speciali materiali plastici,  sono indeformabili, lavabili con acqua e riutilizzabili infinite volte, senza che perdano planarità.

  • Nuove attrezzature. Quante volte si desidera un piano d’appoggio in più, senza trovare lo spazio? Spesso ci si ritrova con ambienti in disordine, senza sapere dove riporre oggetti ed utensili di uso quotidiano.

Le soluzioni più intelligenti e facili da attuare

  • Nascondere o rilevare. Anche nelle cucine più piccole, lo spazio deve sempre consentire movimenti fluidi per agevolare il lavoro. Spesso, però, significa dover rinunciare a qualcosa o saturare i vani di oggetti di vario tipo. Ma non dev’essere per forza così.
  • Operazione trasformista. La cucina è poco più di una zona cottura e si sente la mancanza di un tavolo o di un piano d’appoggio aggiuntivo? Una soluzione adatta anche per una cucina esistente, è il piano estraibile. Basta che vi sia un cassetto o poterne aggiungere uno. Per questo è possibile rivolgersi al rivenditore della cucina.

    Alcuni modelli, con basamento, diventano tavoli a tutti gli effetti. Altri possono essere utili come piano d’appoggio dove maggiormente se ne sente il bisogno. Per esempio nelle colonne, vicino ai forni. Non possono poi mancare tavolini trasformabili e carrelli pieghevoli.
  • Sostituire gli elettrodomestici. La tecnologica evolve in fretta e le funzioni considerate plus fino a qualche anno fa, oggi si trovano anche nei modelli base. Quello a cui, invece, si presta sempre maggior attenzione è l’ottimizzazione dei consumi. Quanti piccoli e grandi apparecchi popolano le cucine, quando ne basterebbero pochi ma in grado di svolgere più funzioni?

    Si otterrebbe certamente un risparmio economico ma anche di spazio. Ma se decidere di eliminare un paio di vecchi elettrodomestici freestanding per sostituirli con un unico prodotto multitasking e più efficiente è tutto sommato facile, non può dirsi la stessa cosa per quelli da incasso: forno, lavastoviglie, frigorifero, cappa e piano cottura.
Perché scegliere gli innovativi rubinetti da cucina Franke?

Perché scegliere gli innovativi rubinetti da cucina Franke?

rubinetti da cucina sono gli strumenti principali dedicati all’erogazione dell’acqua. Infatti vengono utilizzati tutti i giorni per diverse volte al giorno.

Per questo motivo devono essere scelti con molta cura affinchè  risultino sempre efficienti e funzionali.

I rubinetti da cucina si evolvono insieme alla tecnologia

Esistono sistemi che puntano sul risparmio dell’acqua, altri che privilegiano la qualità strutturale, altri che consentono i più svariati utilizzi e si basano su raffinati meccanismi, tra cui particolari sensori che riconoscono il movimento delle mani ed illuminazioni a Led che invece creano effetti per molti versi suggestivi.

Inoltre esistono rubinetti dotati di centraline digitali e display le quali indicano con esattezza la temperatura e la pressione.

Nella scelta dei rubinetti da cucina è fondamentale pensare alla funzionalità, alla distribuzione degli spazi ed anche al design, al fine di coordinarlo all’arredamento della cucina.

Esistono diversi tipi di rubinetti da cucina. Per scegliere quello più adatto alle tue esigenze, il primo passo da fare è identificare lo spazio che hai a disposizione ed il posto in cui andrai a installarlo.

In base all’installazione, puoi scegliere tra due tipologie:

  • Rubinetti e miscelatori da appoggio. Si installano direttamente sul lavello, sul piano cucina o sul bancone ad isola. Sono i modelli più comuni e possono avere diversi tipi di funzionalità della canna, come doccette estraibili o a molla.
  • Rubinetti e miscelatori a parete: si installano a muro e sono ideali per ottimizzare lo spazio sul lavello.

Tipo di canna e funzionalità: elementi fondamentali per un’ottima scelta del rubinetto

Il rubinetto giusto si sceglie in base al tipo di canna ed alla sua  funzionalità.

Con l’ installazione a parete, è possibile scegliere un rubinetto o miscelatore con:

  • Canna superiore: tipo di rubinetto indicato per essere installato su una parete in cui non ci sono problemi di spazio né ingombri di mobili o finestre sopra di esso.
    Generalmente ha un tipo di apertura bicomando. Si tratta di un tipo di canna alta che consente di riempire comodamente pentole e recipienti profondi; la sua altezza varia a seconda dei modelli e va scelta in base allo spazio disponibile a parete.
  • Canna inferiore: soluzione ideale in caso di installazione a parete sotto un pensile, una finestra o laddove c’è poco spazio. Riduce gli schizzi d’acqua.

Con l’installazione da appoggio, è possibile scegliere un rubinetto o miscelatore con:

  • Canna alta, il quale permette di riempire comodamente grandi recipienti, come pentole, bottiglie, borracce o annaffiatoi. Si adatta bene con lavelli grandi o doppi.

E’ fondamentale  assicurarsi che ci sia abbastanza spazio tra la base ed il pensile sovrastante.

  • Canna bassa. Questo tipo di rubinetto è consigliato dove è necessario ottimizzare gli spazi, ad esempio laddove lo spazio tra la base ed il pensile è ridotto.
  • Canna abbattibile. Adatto se il tuo lavello è posto proprio sotto la finestra o c’è poco spazio a disposizione. Lo puoi abbassare velocemente ogni qualvolta vuoi aprire la finestra.
  • Con doccetta estraibile. Sia i miscelatori a canna bassa sia quelli a canna alta possono avere la doccetta estraibile, la quale consente di direzionare meglio l’acqua e facilita il lavaggio ed il riempimento di pentole e contenitori. Può essere dotata di doppio getto per cambiare la modalità di erogazione.
  • Con molla, dal design contemporaneo per uno stile da vera cucina professionale.

Tipologie di rubinetti da cucina: dal monocomando al bicomando, dal monoacqua a quello con leva clinica

  • monocomando: ha un’unica maniglia, laterale o superiore, per aprire, chiudere e regolare la temperatura e la quantità di acqua erogata.
  • bicomando: è il classico rubinetto con due manopole distinte per regolare acqua fredda ed acqua calda.
  • monoacqua: ha una sola manopola per aprire e chiudere l’acqua ma consente di gestire una sola temperatura. È indicato per lavelli di servizio.
  • con leva clinica: permette di azionare il miscelatore con il solo gomito. È indicato anche per persone con difficoltà motorie e disabili.

L’importanza del design dei rubinetti da cucina: la rubinetteria Franke

L’estetica è un fattore molto importante,  nella scelta di un rubinetto. Ciò viene confermato dalla variegata offerta presente sul mercato.

Un’offerta che si traduce in diversi stili: non è difficile trovare il modello che si adatti perfettamente al lavello e agli altri elementi che caratterizzano l’ambiente in questione.

La rubinetteria Franke aggiunge rilevanza estetica rendendo la  cucina un luogo fondamentale.

Nessun altro elemento della cucina viene  utilizzato così frequentemente come il rubinetto, il quale deve essere pratico e funzionale ed essere un vero e proprio punto di attrazione in cucina. Contribuire inoltre all’efficienza energetica con una tecnologia avanzata ed essere anche ergonomico.

Oltre che curati nell’estetica, con linee sinuose o squadrate, i modelli attuali hanno come duplice obiettivo la praticità d’uso e la limitazione dei consumi idrici.

Gli attuali rubinetti prevedono vari dispositivi che consentono di risparmiare acqua e spesso anche energia. In che modo?

  • Il limitatore di flusso, inserito all’interno della cartuccia, è un blocco che frena il movimento della leva del comando con due o più scatti, corrispondenti a diverse portate d’acqua.
  • Una soluzione più semplice consiste nell’aeratore, un filtro installato sulla bocca di erogazione che riduce il flusso facendo uscire acqua mista ad aria.
  • Alcuni rubinetti hanno anche un limitatore di temperatura integrato nella leva di comando: quando questa viene mossa, si incontra una piccola resistenza che fa evitare temperature troppo alte.
  • I miscelatori monocomando, rispetto ai modelli a doppia manopola, fanno risparmiare di più poiché hanno un’unica leva per miscelare acqua calda e fredda e regolare l’intensità del flusso.
  • Utile è anche la presenza della doccetta estraibile, con cui si può dirigere il getto dove più serve, senza sprechi.

Le cartucce Energy Saving, utilizzate in vari modelli, garantiscono un risparmio quotidiano di energia e acqua con uno stratagemma intelligente.

La posizione centrale della leva di comando è impostata sulla zona di acqua fredda. Solo dopo aver ruotato la leva di 45° a sinistra si entra nella zona di acqua miscelata (fredda/calda).

Il miscelatore Maris Free by Dror di Franke con superficie in rilievo è proposto nelle finiture acciaio optical e nero spazzolato. La canna ruota a 360°.

Procedi alla scelta migliore del tuo rubinetto da cucina, alla posa ci pensiamo noi. I nostri esperti sono a disposizione per un sopralluogo, un preventivo e soprattutto per l’installazione del miscelatore Franke che hai scelto.

Cosa aspetti? Contattaci.

Guida alla scelta del piano di lavoro su misura

Guida alla scelta del piano di lavoro su misura

Solidità ed igiene sono solo alcune delle qualità che si richiedono al top di una cucina. E’ anche importante che sia comodo, se servirà soprattutto per lavorare.

Di grande importanza i materiali, oggi sempre più in evoluzione e performanti. Tanti prodotti in commercio, alcuni dei quali anche brevettati.

Materiali del piano di lavoro: sempre più in evoluzione e performanti

  • I materiali a base di resine acriliche sono plasmabili tramite il calore. Possono assumere qualsiasi forma, persino curva ed essere utilizzati per top anche di grandi dimensioni, senza giunzioni visibili.

Si tratta di prodotti di sintesi, raggruppati sotto il nome di “pietre acriliche” o “solid surface” e caratterizzati da un’alta percentuale di resina acrilica. Al contrario dei conglomerati che ne contengono una quantità minore.

Nella loro composizione rientrano inoltre minerali naturali, tra cui, in particolare, il triidrato di alluminio (ATH), ricavato dalla bauxite e con cui si produce l’alluminio.

Il primo tra questi prodotti è stato il Corian, costituito per circa 1/3 da resina acrilica e per 2/3 da minerali naturali, in particolare triidrato di alluminio. E’ compatto in tutto lo spessore, non è poroso e può essere installato con giunzioni invisibili. Per questo motivo è igienico e non consente la proliferazione di funghi e batteri. Resiste alla maggior parte degli urti e graffi.

Allo scadere del brevetto di questo materiale, sono stati immessi sul mercato altri materiali con proprietà simili. Sono tutti termoformabili, possono cioè essere plasmati tramite il calore e dar vita a piani di lavoro di grandi dimensioni, lineari o stondati, anche con lavelli integrati e senza giunzioni visibili. Caratteristiche che li rende molto igienici. Sono inoltre atossici e riciclabili. Non offrono, per contro, un’elevata resistenza al calore e possono graffiarsi. In questo caso, però, sono facilmente rinnovabili, utilizzando semplicemente un normale detergente ed una spugnetta abrasiva. In presenza di danni più importanti, in molti casi, possono essere riparati sul posto.

Hi-Macs è una pietra acrilica a tutta massa che si compone di minerali, materiali acrilici e pigmenti naturali. Termoformabile, è disponibile in numerose varianti colore, anche con effetti che replicano il marmo.

Questa pietra permette inoltre di creare elementi di grandi dimensioni, anche di forma scultorea e continui, come ricavati da un blocco di materiale. Può integrare nel piano di lavoro i lavelli senza interruzioni.

  • Il conglomerato di quarzo, grazie al processo di produzione a cui viene sottoposto, risulta molto più resistente e performante del minerale originale, ma con la stessa resa estetica.

Quarto minerale più duro al mondo secondo la scala di Mohs, il quarzo è anche il secondo più abbondante in natura.

I numerosi prodotti compositi o conglomerati oggi in commercio possono certamente vantare le durezza e la resistenza del materiale originario con il vantaggio di avere un minore impatto ambientale. Sono infatti composti da frammenti di materiali lapidei che vengono ridotti in polvere e poi lavorati, insieme a cariche minerali, resine e pigmenti, tramite un procedimento di vibrocompattazione sottovuoto.

A differenza delle pietre acriliche, i conglomerati di quarzo utilizzano basse percentuali di resina, che svolge principalmente una funzione di legante.

Il tipo di composizione e di processo produttivo fa sì che i prodotti finali siano altamente resistenti ai graffi ed estremamente duri. Sono inoltre in assorbenti, resistenti agli acidi ed alle macchie. Per contro, non offrono un’alta resistenza al calore. Di conseguenza occorre prestare attenzione a non appoggiare direttamente sul piano di lavoro in conglomerato pentole roventi. Basterà utilizzare un sottopentola idoneo.

  • I piani in marmo, nelle infinite declinazioni, sono utilizzati in ambienti sia tradizionali sia moderni. Di grande pregio estetico, vanno protetti con trattamenti specifici e richiedono attenzione nell’uso e nella pulizia.

Con questo termine, vengono definiti sia i marmi veri e propri, che sono rocce metamorfiche, cioè soggette a varie trasformazioni prima di diventare marmo, sia altre rocce, quali calcari, alabastri, onici calcarei, brecce, serpentine ed oficalci. Non lo sono invece le rocce granitiche, il travertino e le altre pietre.

Caratteristica del marmo è la lucidità. Maggiori sono le dimensioni dei cristalli che lo compongono, maggiore è la lucidità e quindi il pregio estetico.

Minori sono però le proprietà tecniche. Il colore dipende dalla presenza di impurità minerali all’interno della roccia originaria. I marmi bianchi, ad esempio, derivano da rocce calcaree prive di impurità.

I piani di lavoro in marmo hanno lunghezza massima di circa 225-240 cm. Sono in genere forniti con trattamento idrooleorepellente, che impedisce l’assorbimento di sporco e liquidi.

  • L’acciaio inox è protagonista indiscusso nella ristorazione, garanzia d’igiene, perché non poroso e di facile pulizia. Si tratta di un materiale inossidabile, merito dell’alto tenore di cromo. Tale sostanza, ossidandosi a contatto con l’ossigeno, si trasforma in ossido di cromo, che aderendo al prodotto, ne impedisce l’ulteriore ossidazione.

Nella composizione rientrano elementi che rendono l’acciaio inox facilmente modellabile, consentendo così numerosi tipi di impiego. Non è però un materiale inalterabile. E’ infatti soggetto a macchie, dovute al calcare contenuto dell’acqua ma facilmente eliminabili e soprattutto ai micrograffi superficiali, che però donano un aspetto vissuto. Meglio scegliere una finitura satinata o goffrata, più resistente ai graffi. Per evitare possibili ammaccature, meglio optare per un prodotto ad alto spessore.

L’acciaio di qualità si testa con una calamita: se viene attirata, significa che è ferroso, perciò non inossidabile. Per la pulizia basta usare acqua, spugna e detersivo neutro, risciacquando bene.

  • Il gres e la pietra sinterizzata, pur non identici per composizione, hanno caratteristiche simili ed in comune il fatto di essere sottili, a tutta massa, estremamente compatti e non porosi.

Tra i materiali ceramici, il gres porcellanato è quello che offre le migliori prestazioni. Si ottiene da una miscela di argille e feldspati pregiati che vengono sottoposti ad un processo di cottura a temperature elevate (oltre i 1200° C). Ne deriva un prodotto dalla superficie vetrificata ed è perciò completamente idrorepellente.

I materiali sinterizzati, anch’essi a base di materie prime naturali, sono così chiamati per il tipo di produzione (sinterizzazione): la pietra naturale viene ridotta in polveri finissime, che vengono poi sottoposte ad un trattamento termico a 1200° C, aggregandosi tra loro fino a diventare un materiale estremamente compatto.

Entrambi sono naturali al 100%, non contengono sostanze nocive e sono riciclabili.

Tra i principali vantaggi: l’ottima resistenza ai graffi, alle macchie, alla corrosione, alla contusione ed al calore fino a più di 210° C. Sono impermeabili, igienici e di facile pulizia. Sono disponibili in lastre di maxi dimensioni e di spessore sottile.

  • Il laminato è uno dei materiali più utilizzati per piani e top delle cucine, anche per l’ottimo rapporto qualità/prezzo. Tra i migliori vi è l’Hpl, materiale composto da vari strati di cellulosa impregnati con resine termoindurenti sottoposti all’azione simultanea di calore (140-150° C) e pressione. La superficie viene rivestita con carte melaminiche decorative.

Si definisce unicolor se colorato uniformemente in tutto il suo spessore. Può avere bordi in abs, un polimero a base di resine sintetiche, molto resistente agli urti ed al calore.

I piani in hpl sono igienici e di facile pulizia, resistono alle macchie ed alla corrosione.

Nella versione goffrata tollerano discretamente i graffi. Il loro punto debole è il calore: mai appoggiarvi una pentola rovente.

Alla famiglia dei laminati appartiene il Fenix Ntm, materiale di nuova generazione, prodotto con nanotecnologie, che ne elevano le prestazioni tecniche e l’estetica.

Caratteristiche da valutare nella scelta del piano di lavoro

Nella scelta del piano di lavoro non conta solo l’affidabilità ma soprattutto le proprietà tecniche dei prodotti.

Famiglie di materiali, anche se con diversi nomi commerciali si comportano in modo simile quando sottoposti a prove di laboratorio.

Tutti i conglomerati di quarzo, di vari marchi ed il gres, ad esempio, hanno mediamente un’ottima resistenza agli acidi. La differenza è data dalle finiture. I graffi, cui possono essere soggetti acciaio, acrilici e laminato, sono maggiormente visibili sulle superfici lisce, meno su quelle goffrate. Inoltre, risaltano di più sulle superfici scure, meno su quelle chiare.

Alcuni materiali sono facilmente riparabili, come ad esempio, i solid surface. Altri come gli Hpl non sono riparabili.

Vale lo stesso per i trattamenti superficiali: marmo, granito e conglomerato di quarzo, ad esempio, sono più resistenti alle macchie se trattati come impregnati di nuova generazione. Trattamenti che però non influenzano il comportamento di questi materiali al contatto con sostanze acide, dal succo di limone all’acido cloridrico.

Per una scelta consapevole è importante chiedere al rivenditore il maggior numero di informazioni e la scheda prodotto, obbligatoria per legge.

Altrettanto utile è procurarsi vari campioni di prodotto, anche per testarli personalmente.

Il tuo desiderio è quello di avere una cucina su misura? Contattaci!

Perché bisogna fare il progetto della cucina

Durante la ristrutturazione di un appartamento una delle fasi più delicate, è il progetto della cucina, questo ambiente è infatti forse il più complesso all’interno di una casa.

La cucina, come il bagno, richiede una scelta accurata dei vari accessori che la compongono e una analisi precisa di ciò di cui abbiamo bisogno.

E’ uno degli ambienti che più cambia in base ai bisogni di ogni individuo, può essere una stanza a sé, inglobare anche la zona pranzo o venire inglobato nella zona giorno.

Gli aspetti da considerare durante il progetto della cucina sono dunque molteplici, vediamo di analizzarli con ordine.

Disposizione

La cucina può occupare una stanza dedicata oppure essere separata dal soggiorno o dalla zona pranzo semplicemente con divisori parziali, come un mobile passante, di cui vi ho parlato in questo articolo oppure un muro basso o una vetrata.

Per quanto riguarda la disposizione della cucina è fondamentale affidarsi ad un esperto, come un architetto di interni, grazie al quale potrete ottenere un ambiente gradevole e funzionale sotto ogni aspetto.

Il progetto della cucina parte appunto proprio dalla disposizione, si può avere una cucina in linea, una cucina con isola centrale o una cucina con penisola.

La scelta di una di queste tipologie dipende, oltre che dal gusto estetico di ogni individuo, soprattutto dallo spazio che si ha a disposizione. Cerchiamo di capire quale tipologia è più adatta ad ogni ambiente.

Cucina in linea

È sicuramente la tipologia più diffusa, consiste nella disposizione dei mobili della cucina lungo un’intera parete o lungo due pareti adiacenti o frontali. Il tavolo viene solitamente posizionato al centro della stanza oppure adiacente al muro opposto alla cucina.

Questa tipologia di cucina è molto adatta per ambienti stretti e lunghi oppure per ambienti quadrati dalle dimensioni ridotte.

Cucina con isola centrale

Questa tipologia è quella che più affascina per la sua disposizione particolare, ma anche quella meno diffusa perché richiede ambienti di grandi dimensioni e non è adatta per spazi ristretti.

La parte del piano di cottura, del lavabo e del piano di lavoro viene posizionata su un mobile centrale, rettangolare, mentre la parte della dispensa e del frigorifero viene addossata ad una parete.

Questa disposizione concentra l’area di lavoro nella zona centrale, a cui si è liberi di girare attorno, spesso questa zona accoglie anche una zona pranzo che può essere un bancone alto con sgabelli o un vero e proprio tavolo.

È chiaro che la zona centrale ha una profondità superiore a quella dei mobili standard da cucina e necessita inoltre di uno spazio di “manovra” adeguato per poter operare e muoversi con facilità.

Per questi motivi è adatta a spazi di dimensioni ampie, magari proprio ad appartamenti in cui la cucina è completamente integrata con la zona giorno.

Cucina a penisola

Questa tipologia si discosta dalla classica cucina in linea e assume alcune caratteristiche della cucina a isola, i mobili della cucina sono infatti disposti lungo una parete e lungo quella ad essa adiacente, formando un angolo.

La parte della zona pranzo viene disposta in posizione parallela ai mobili e collegata all’angolo creando una disposizione a C. Si crea dunque un unico piano continuo che nell’ultima sua parte diventa un tavolo o un bancone alto con sgabelli, schermando in parte la zona di lavoro.

Questa disposizione è particolarmente adatta per ambienti di dimensioni ridotte e magari in cui non c’è separazione tra cucina e soggiorno.

La disposizione compatta consente infatti di ottimizzare lo spazio creando attraverso la zona pranzo una sorta di filtro tra il soggiorno e la parte più tecnica della cucina.

Immagine tratta da www.pixabay.com

Scelta degli elementi che compongono la cucina

Una volta individuata la tipologia che più si adatta allo spazio che avete a disposizione è fondamentale passare all’aspetto estetico e funzionale.

Pavimenti e rivestimenti

Sicuramente nel progetto della cucina è necessario porre attenzione alla scelta di pavimenti e rivestimenti, che devono essere in armonia con le finiture che verranno scelte per i mobili della cucina e devono essere ovviamente funzionali e pratiche.

Vi ho già parlato in questo articolo di alcuni dei rivestimenti e pavimenti più di tendenza negli ultimi anni, sicuramente sarebbe ottimale optare per il gres porcellanato o per pavimenti in pietra o resina, mentre sconsiglierei il parquet, più delicato.

Mobili e accessori

Scelti pavimenti e rivestimenti si può passare all’aspetto più cruciale, quello che riguarda i mobili e gli accessori della cucina.

Per quanto riguarda l’aspetto estetico gli elementi da valutare sono due, il tipo di materiale di rivestimento del piano di lavoro e quello che invece riveste le parti frontali delle basi e dei pensili.

La scelta del materiale per il piano di lavoro, anche chiamato top, è veramente vasta, può essere in laminato, o in materiali compositi fenix, in dekton o in corian, o ancora in pietra o in metallo.

Anche per il rivestimento delle basi e i pensili c’è un ampio ventaglio di opzioni. Per quanto riguarda l’aspetto funzionale, la valutazione da fare riguarda la tipologia di attrezzature e accessori da installare, come piano cottura, lavello e cappa.

Il piano cottura può essere ad induzione oppure a gas, ormai la prima tipologia sta iniziando a diffondersi sempre di più per il suo gradevole aspetto estetico, la maggiore sicurezza, facilità di pulizia e il risparmio energetico che comporta rispetto alla seconda.

Il lavello può essere quadrato, tondo o rettangolare, a una o due vasche, con sgocciolatoio laterale e può essere installato a filo top, sopra top o sotto top, e anche la scelta della rubinetteria è molto ampia.

La cappa può essere aspirante o filtrante, da piano o sospesa o ancora incassata. Sicuramente la scelta di alcuni elementi della cucina è vincolata alla disposizione che abbiamo scelto, se per esempio abbiamo optato per la cucina a isola sarà più adatta una cappa con aspirazione da piano o una sospesa dal design particolarmente accattivante.

Conclusioni

Il progetto della cucina è molto importante poiché esamina tutti gli aspetti che questo ambiente racchiude, dalla disposizione alla scelta di pavimenti e rivestimenti, fino a quella di mobili e accessori, senza dimenticare la messa a norma degli impianti in esso presenti.

Rubinetti da cucina: consigli utili per una scelta corretta e funzionale

Rubinetti da cucina: consigli utili per una scelta corretta e funzionale

I rubinetti da cucina sono gli strumenti dedicati all’erogazione dell’acqua, vengono utilizzati tutti i giorni e diverse volte al giorno. Per questo motivo devono essere scelti con molta cura affinchè  risultino sempre efficienti e funzionali. Ciò non vuol dire che si debba mettere l’estetica in secondo piano. Anzi anche questo è un fattore molto importante e viene confermato dalla variegata offerta presente sul mercato. Un’offerta che si traduce in diversi stili: non è difficile trovare il modello che si adatti perfettamente al lavello e agli altri elementi che caratterizzano l’ambiente in questione.

In fase di acquisto, però, è fondamentale informarsi bene sulle peculiarità di tutti i rubinetti presi in considerazione. Per farlo, occorre prima mettere a fuoco le proprie esigenze.

I rubinetti da cucina si evolvono insieme alla tecnologia: ci sono sistemi che puntano sul risparmio dell’acqua, altri che privilegiano la qualità strutturale, altri che consentono i più svariati utilizzi e si basano su raffinati meccanismi, tra cui particolari sensori che riconoscono il movimento delle mani ed illuminazioni a Led che invece creano effetti per molti versi suggestivi.

Inoltre esistono rubinetti dotati di centraline digitali e display che indicano con esattezza la temperatura e la pressione.

Nella scelta dei rubinetti da cucina è fondamentale pensare alla funzionalità, alla distribuzione degli spazi ed anche al design, al fine di coordinarlo all’arredamento della cucina.

Esistono diversi tipi di rubinetti da cucina. Per scegliere quello più adatto alle tue esigenze, il primo passo da fare è identificare lo spazio che hai a disposizione ed il posto in cui andrai a installarlo.

In base all’installazione, puoi scegliere tra due tipologie:

  • Rubinetti e miscelatori da appoggio. Si installano direttamente sul lavello, sul piano cucina o sul bancone ad isola. Sono i modelli più comuni e possono avere diversi tipi di funzionalità della canna, come doccette estraibili o a molla.
  • Rubinetti e miscelatori a parete: si installano a muro e sono ideali per ottimizzare lo spazio sul lavello.

Tipi di canna dei rubinetti da cucina

Una volta identificato il tipo di installazione più adatto alla tua cucina, puoi pensare alle tue necessità in cucina.

Il rubinetto giusto si sceglie per il tipo di canna e per la sua funzionalità.

Con l’installazione da appoggio, puoi scegliere un rubinetto o miscelatore con:

  • Canna alta, il quale permette di riempire comodamente grandi recipienti, come pentole, bottiglie, borracce o annaffiatoi. Si adatta bene con lavelli grandi o doppi.

E’ fondamentale  assicurarsi che ci sia abbastanza spazio tra la base ed il pensile sovrastante.

  • Canna bassa. Questo tipo di rubinetto è consigliato dove è necessario ottimizzare gli spazi, ad esempio laddove lo spazio tra la base ed il pensile è ridotto.
  • Canna abbattibile. Adatto se il tuo lavello è posto proprio sotto la finestra o c’è poco spazio a disposizione. Lo puoi abbassare velocemente ogni qualvolta vuoi aprire la finestra.
  • Con doccetta estraibile. Sia i miscelatori a canna bassa sia quelli a canna alta possono avere la doccetta estraibile, la quale consente di direzionare meglio l’acqua e facilita il lavaggio ed il riempimento di pentole e contenitori. Può essere dotata di doppio getto per cambiare la modalità di erogazione.
  • Con molla, dal design contemporaneo per uno stile da vera cucina professionale.

Con l’ installazione a parete, puoi scegliere un rubinetto o miscelatore con:

  • Canna superiore: tipo di rubinetto indicato per essere installato su una parete in cui non ci sono problemi di spazio né ingombri di mobili o finestre sopra di esso. Generalmente ha un tipo di apertura bicomando. Questo tipo di canna alta consente di riempire comodamente pentole e recipienti profondi; la sua altezza varia a seconda dei modelli e va scelta in base allo spazio disponibile a parete.
  • Canna inferiore: soluzione ideale in caso di installazione a parete sotto un pensile, una finestra o laddove c’è poco spazio. Riduce gli schizzi d’acqua.

Tipo di apertura dei rubinetti da cucina

Il modo di azionamento influisce sia sulla comodità sia sulla praticità durante l’uso quotidiano.

I rubinetti da cucina possono essere:

  • monocomando: ha un’unica maniglia, laterale o superiore, per aprire, chiudere e regolare la temperatura e la quantità di acqua erogata.
  • bicomando: è il classico rubinetto con due manopole distinte per regolare acqua fredda ed acqua calda.
  • monoacqua: ha una sola manopola per aprire e chiudere l’acqua ma consente di gestire una sola temperatura. È indicato per lavelli di servizio.
  • con leva clinica: permette di azionare il miscelatore con il solo gomito. È indicato anche per persone con difficoltà motorie e disabili.

Alcuni rubinetti da cucina possono essere disposti di:

  • infrarossi: avvicinando le mani, un sensore integrato attiva il getto d’acqua
  • deviatore: in caso di un unico attacco condiviso, adatto per volgere il flusso dell’acqua a favore della lavatrice o della lavastoviglie

Rubinetti da cucina e risparmio sia energetico sia idrico

Per il rispetto dell’ambiente e per risparmiare in bolletta, puoi optare per un rubinetto che consuma meno acqua calda. Quali sono gli espedienti che consentono di evitare sprechi?

  • Sistema di apertura centrale acqua fredda. La leva di apertura in posizione centrale apre sempre l’acqua fredda prima di regolare la temperatura.
  • Sistema di risparmio dell’acqua. Un rompigetto che miscela aria ed acqua riduce il consumo fino al 25%.
  • Doppia posizione di apertura. Consente fino al 50% di risparmio di acqua

Come misurare la portata d’acqua di un rubinetto da cucina?

Per portata si intende la quantità d’acqua che attraversa un condotto nell’unità di tempo. Si misura in litri al minuto (L/min). In base al tuo utilizzo puoi sceglere la portata ideale del rubinetto da cucina:

  • 4-9 L/min: ideale per pulire le verdure delicatamente ed ottenere il massimo risparmio di acqua. Questa portata consente di riempire una pentola da 4 L in 1 minuto.
  • 9-12 L/min: il buon compromesso tra efficacia e risparmio di acqua. Riempie una pentola da 4 L in 30 secondi.
  • 12-16 L/min: utile per risciacquare le stoviglie e riempire il tuo lavello in 1 minuto. Riempie una pentola da 4 L in 15 secondi.
  • Più di 16 L/min: perfetta per riempire velocemente anche il secchio e l’innaffiatoio. Riempie una pentola da 4 L in meno di 15 secondi.

Rubinetti da cucina: colore e rifiniture

Un rubinetto da cucina è  un elemento decorativo che puoi coordinare con l’arredamento della stessa.
Una volta individuato il rubinetto adatto al tipo di installazione per la tua cucina ed alle esigenze di tutti i giorni, puoi scegliere la finitura che si adatta e si coordina con lo stile ed il colore delle superfici di lavello, forno, frigorifero, cappa e maniglie. 

  • Finiture in acciaio inox e cromo satinato per uno stile contemporaneo
  • Finiture in ottone, rame e bronzo per uno stile classico e tradizionale.
  • Finiture in acciaio verniciato in diversi colori come bianco, nero, antracite, effetto mat o satinato

Procedi alla scelta migliore del tuo rubinetto da cucina, alla posa ci pensiamo noi. I nostri esperti sono a disposizione per un sopralluogo, un preventivo e soprattutto per l’installazione del miscelatore che hai scelto.

Cosa aspetti? Contattaci.

termoarredi

Come scegliere il termoarredo

Nella fase di ristrutturazione di un appartamento una fase molto importante è quella che riguarda la scelta del tipo di riscaldamento da scegliere.

È ormai molto diffuso il riscaldamento a pavimento che consente notevoli risparmi, l’eliminazione dei termosifoni e un’efficienza migliore. Chi fa questo tipo di scelta è sicuramente attratto dai benefici anche estetici che il riscaldamento a pavimento comporta.

Non essendo più necessari radiatori o termosifoni le pareti vengono liberate dal loro ingombro e anche la scelta dell’arredo resta meno vincolato dalla loro presenza.

Spesso in abbinamento al riscaldamento a pavimento si opta per la scelta di termoarredi, magari per quegli ambienti, come il bagno, che necessitano di un’altra fonte di calore.

Vediamo assieme cosa sono i termoarredi e come sceglierli.

Termoarredi: cosa sono?

Si tratta di veri e propri arredi dotati di una tecnologia che permette loro di produrre calore, per queste loro caratteristiche stanno a metà tra la categoria degli arredi e quella dei dispositivi tecnici e funzionali.

Di fatto rivestono la funzione che hanno sempre avuto i temosifoni o i radiatori, a cui si aggiunge la funzione estetica.

Dove utilizzarli

I termoarredi possono essere utilizzati in tutti gli ambienti della casa, solitamente vengono usati soprattutto in bagno o magari in un ambiente che necessita di una fonte di calore aggiuntiva e di design.

Bagno

In tale ambiente risultano utili per appendere le salviette o gli accappatoi, in questo modo rimangono ben caldi prima di essere usati, e allo stesso tempo si asciugano in fretta dopo l’utilizzo.

Dunque oltre alla piacevole sensazione di avere sempre asciugamani e salviette alla giusta temperatura, si ottiene anche un beneficio in termini di controllo dell’umidità e della stessa temperatura dell’ambiente.

Molto spesso i termoarredi vengono posizionati sopra il bidet e in mezzo tra wc e lavabo, e magari di fronte alla vasca o doccia in tal modo sono facilmente accessibili da tutte le aree funzionali del bagno.

Venendo usati come veri e propri portasalviette, si elimina qualsiasi tipo di gancio o supporto per le salviette, asciugamani,.. che spesso occupa parte del muro o del mobile lavabo.

Cucina

Anche in questo ambiente i termoarredi risultano utili per appendere gli asciugamani o gli asciugapiatti che vengono utilizzati mentre si usa la cucina, in questo modo asciugano in fretta e sono pronti in poco tempo per essere riutilizzati.

I termoarredi vengono posizionati solitamente vicino al lavello per essere a portata di mano e inoltre grazie ad essi, come per il bagno si elimina qualsiasi supporto o gancio a muro.

Solitamente vengono scelti modelli verticali, magari a tutta a altezza, che occupano poco spazio in larghezza e lasciano libera la restante porzione di parete per poter essere utilizzata in altro modo.

Il loro utilizzo in cucina presenta dunque il notevole vantaggio di poter progettare in maniera più flessibile i mobili della cucina e lo sitle di tale ambiente, grazie all’ampia scelta di modelli e forme che i termoarredi presentano.

Caratteristiche funzionali

I termoarredi possono essere di varie tipologie, elettrici, ad acqua o con azionamento misto, vediamo quali sono i vantaggi e gli svantaggi di ognuna di esse.

Termoarredi elettrici

Questa tipologia funziona come qualsiasi dispositivo elettrico, necessita quindi di una presa dedicata e può venire facilmente acceso o spento in base alle proprie necessità.

E’ la tipologia forse più diffusa perché non ha bisogno di particolari accorgimenti in fase di installazione. Viene utilizzata in abbinamento ad impianti di riscaldamento a pavimento.

Termoarredi ad acqua

Questa tipologia ha invece come principale fonte di energia il riscaldamento dell’acqua calda, funzionano quindi con lo stesso principio dei caloriferi.

Rispetto al precedente questo termoarredo richiede la progettazione di un impianto idrico, dunque la fase di installazione richiede qualche passaggio in più. Viene utilizzata in abbinamento ad impianti di riscaldamento tradizionali.

Termoarredi con azionamento misto

Questa tipologia uitlizza il funzionamento combinato delle due precedenti, dunque oltre all’impianto di riscaldamento, ha una resistenza elettrica.

Durante l’inverno può essere utilizzato con il riscaldamento dell’acqua calda, mentre durante le stagioni meno fredde si utilizza il funzionamento elettrico, utilizzabile all’occorrenza.

Caratteristiche estetiche

Esistono in commercio le più svariate tipologie di termoarredi, per soddisfare al meglio qualsiasi esigenza estetica. Il termoarredo come abbiamo visto oltre a riscaldare la casa, viene utilizzato come un vero e proprio pezzo di arredamento.

Materiali

I materiali di cui possono essere composti sono molto vari, i più diffusi sono quelli in metallo, dall’acciaio, all’alluminio, dalla ghisa all’ottone, dall’inox alla lamiera, ma esistono anche termoarredi in vetro temperato o in pietra acrilica.

Se si tratta di metallo, le colorazioni possono essere di qualsiasi tonalità, e si possono dunque facilmente abbinare alla palette colori dell’ambiente in cui si trovano.

Forme

Anche per quanto riguarda la forma o l’aspetto c’è un ampio ventaglio di scelta, i termoarredi possono essere di forma tubolare, orizzontale o verticale, a profili circolari o quadrati.

Ma possono essere anche composti da un unico pezzo, dunque a forma di cerchio, di rettangolo, o quadrato, o persino a forma di oggetti reali, come scale, cornici, o ancora con forme astratte che ricordano l’arte contemporanea.

Sull’aspetto estetico case produttrici e designer si sono veramente sbizzarriti tanto che spesso si fa fatica a riconoscere un termoarredo, che sembra piuttosto un quadro, un pezzo d’arte, o un elemento d’arredo ricercato.

Uno dei grandi vantaggi dei termoarredi è proprio la peculiarità di poter essere sfruttati come elementi per completare al meglio l’arredamento di una stanza o per caratterizzare un determinato ambiente con una scelta estetica particolare.

Conclusioni

Rispetto ai tradizionali termosifoni e radiatori, i termoarredi forniscono sicuramente prestazioni migliori e una maggiore possibilità di personalizzazione. Grazie ad essi, l’elemento che riscalda le nostre abitazioni non è più soltanto un oggetto tecnico e funzionale, ma diventa un vero e proprio pezzo di arredo, parte integrante e determinante della scelta estetica che facciamo per gli ambienti della nostra casa.

Dunque è importante sceglierlo con la cura che si riserverebbe alla scelta di un tavolo, del divano, del letto o di qualsiasi altro arredo che ci accingiamo a comprare durante la ristrutturazione di casa.. avete già qualche idea per il modello che fa al caso vostro?

Consigli utili su come progettare la zona cottura

Consigli utili su come progettare la zona cottura

Fornello + cappa, sono una delle “coppie” più problematiche da risolvere quando si tratta di acquistare la cucina. Ma ancora di più quando si intende cambiare la posizione del blocco operativo.

Per cucinare serve, ovviamente, un piano cottura. Ma di che tipo?

Oggi l’offerta è vasta, perché accanto ai tradizionali, ma sempre attuali, bruciatori a gas, si stanno diffondendo le piastre ad induzione. A volte, la scelta dell’una o dell’altra tipologia dipende dalla possibilità o meno di poter espellere i fumi di cottura attraverso la canna fumaria, che non è sempre presente, tramite una cappa.

Anche la posizione degli altri impianti (elettrico, gas ed idrico), se già esistenti, vincola la scelte progettuali ed il tipo di composizione.

Una zona cottura sull’ isola, in particolare, non è sempre facile da ricavare, quando sostituisce una cucina a parete. Al contrario, se l’intervento non cambia tipologia, ci saranno meno vincoli e quindi i lavori saranno semplificati.

4 tipologie di zona cottura con gli elettrodomestici più adatti per ciascuna

  • Zona cottura sull’isola da chef. Superattrezzata, è il sogno di chi nutre una vera passione per la cucina ed ama condividere il momento della preparazione. Richiede spazio, ma inserita nel living, diventa il cuore, operativo e conviviale della casa.

Libertà di movimento e possibilità di lavorare rivolgendosi ad altre persone sono le principali caratteristiche della zona cottura sull’isola. La distanza dalle pareti richiede una progettazione attenta, soprattutto quando, dovendo rinnovare i mobili della cucina, si intende cambiare sia il tipo di piano cottura, sia la sua collocazione.

Occorre perciò decidere prima l’esatta disposizione dell’isola nell’ambiente. Per evitare grossi interventi murari, la soluzione più pratica è la costruzione di una pedana in cui collocare gli impianti (idrico, elettrico ed eventualmente del gas) e di un controsoffitto, per la cappa. Per le prese degli elettrodomestici sarà utile prevedere delle “torrette” a scomparsa e barre a led sul balcone per illuminare efficacemente il top.

Anche se a vista sul soggiorno, l’isola può nascondere elettrodomestici, come il forno o la lavastoviglie, incassati nelle sue basi. Per quanto riguarda lavello e fuochi, oltre alle soluzioni filotop, si possono prevedere dei piani scorrevoli che coprono, all’occorrenza, la zona operativa. Soluzioni che permettono di aumentare la superficie di lavoro quando gli elementi sottostanti non sono utilizzati.

L’assenza di pensili, spesso considerati elementi di disturbo quando si cucina, è un tratto comune di molte zone cottura ad isola. Eppure, sono molto utili per avere gli strumenti da chef a portata di mano. In alternativa, si può pensare ad una struttura a giorno che inglobi cappa, vani di contenimento, piattaia e mensole.

La zona cottura sull’isola quali elettrodomestici richiede?

Nei numerosi programmi televisivi in cui sono protagonisti gli chef, spesso il piano cottura, anche per ragioni pratiche e di sicurezza, è ad induzione. Questo sistema innovativo ha tra i principali vantaggi l’alta efficienza energetica: il calore viene trasmesso laddove serve (sotto la pentola), senza dispersioni e con assoluta precisione. Sono però necessarie pentole con il fondo ferroso o in acciaio; lo chef dovrà perciò rinunciare ad utilizzare padelle in rame, alluminio e terracotta, talvolta suggerite per alcuni tipi di ricette.

I piani a gas, soprattutto in Italia dove il costo dell’elettricità è alto, non sono affatto superati. Al contrario, sono perfetti per certi tipi di cottura, come quella alla fiamma. Una soluzione di compromesso tra i due tipi di fornelli è il piano ibrido, con zone cottura ad induzione ed almeno una a gas, con bruciatore ad alta efficienza.

E la cappa? Per chi, come uno chef, cucina tanto (ed a maggior ragione se uno dei fuochi è a gas), serve un modello aspirante, collegato ad una canna fumaria.

  • Zona cottura sulla penisola che divide. E’ una soluzione indicata per ambienti di grandi e medie dimensioni, tipica delle composizioni a L o a U. Consente di ricavare un triangolo di lavoro regolare, che facilita le operazioni in cucina.

Perfetta per definire gli spazi, la penisola “operativa” offre molti dei vantaggi dell’isola, ma richiede minori interventi murari e sugli impianti. Per assicurare l’ergonomia mentre si lavora, se la zona cottura è collocata sul balcone, l’area lavaggio dovrebbe stare sul lato adiacente (quindi perpendicolare), separata da una porzione di piano di lavoro. Questo genere di disposizione è ancora più fruibile se nello stesso ambiente viene inserito anche un tavolo da pranzo. Nel caso di una composizione ad U, se l’ambiente non è molto grande, occorre fare in modo che lo spazio risulti agevole per i movimenti. Al contrario, se la superficie abbonda, è consigliabile, per comodità, che il “triangolo di lavoro” sia raggruppato nella parte inferiore della U.

Il piano cottura a gas  è ancora il più diffuso, grazie alla facilità d’uso e di regolazione, che avviene in modo istantaneo. Va considerato sicuro perché, per legge, deve essere dotato del dispositivo di sorveglianza di fiamma (termocoppia) o che interrompe l’erogazione del gas in mancanza di fiamma. E’ dotato di bruciatori, detti “fuochi”, di diverse potenze: più bassa quella degli “ausiliari”, più alta quella dei “rapidi” e degli “ultrarapidi”. Bruciatori speciali sono quelli a doppia, tripla e quadrupla “corona” ( i cerchi intorno alla fiamma), e quelli a fiamma verticale, più efficienti e dai consumi ridotti.  

Il fornello a gas deve essere abbinato ad una cappa aspirante  (o in alternativa una filtrante abbinata ad un elettroventilatore). Se il collegamento alla canna fumaria è complicato o non si vuole il condotto a vista, la soluzione più semplice è la realizzazione di un controsoffitto in cui inserire un particolare modello di cappa da incasso, che così risulterà completamente mimetizzata.

  • Zona cottura tradizionale, a parete. E’ la più diffusa e la più facile da progettare, tipica delle composizioni lineari, affiancate dal lavello e di quelle angolari.

La sostituzione e lo spostamento del piano cottura è (quasi) sempre fattibile.

Per ragioni di spazio, è la soluzione più gettonata: la zona cottura collocata contro la parete, a sé stante (se la composizione è a L, preferibile) oppure affiancata all’area lavaggio (se è risolta in un unico blocco lineare). Questo tipo di composizione è anche il meno complesso dal punto di vista impiantistico, anche quando si tratta di cambiare la disposizione dei mobili e/o di sostituire il piano cottura (passando, per esempio, dal gas all’induzione).

Se la cucina si sviluppa su un’unica parete, come spesso succede quando è a vista sul soggiorno, la zona cottura può essere schermata da pannelli scorrevoli oppure nascosta in un’armadiatura.

Il piano cottura ad induzione è adatto sia per le nuove installazioni, sia per le sostituzioni. E’ però sconsigliato l’incasso nella base con il forno, a meno di prevedere un’adeguata intercapedine tra i due elettrodomestici. Tanti i vantaggi: rendimento energetico elevato, tempi di cottura brevi, cottura uniforme, regolazione della temperatura di cottura, programmi speciali, sicurezza d’uso e facilità di pulizia. L’induzione è particolarmente vantaggiosa nelle abitazioni dotate di pannelli fotovoltaici (è infatti energivora ed è facile oltrepassare i 3 kW della fornitura elettrica standard). I modelli più innovativi hanno zone “flessibili” (ospitano anche più di un tegame per volta) e/o “bridge” (due piastre adiacenti possono unirsi per ospitare pentole grandi). Anche se consigliabile, per questi piani non c’è l’obbligo di espellere i fumi tramite una cappa aspirante, salvo il fatto che i regolamenti locali lo prevedano.

  • Zona cottura mimetizzata nel bancone. La zona cottura sull’isola può essere invisibile: allora, non solo i fuochi, ma anche la cappa si fonde con il top. Il risultato? Un ambiente più arioso con la superficie di lavoro sfruttata al massimo.

Se la pianta è di medie dimensioni non si deve rinunciare a trasformare la vecchia cucina in una composizione con un’isola operativa. Basta fare delle scelte. Come sempre, la prima riguarda la cappa, il cui collegamento alla canna fumaria può non essere semplicissimo; lo  stesso apparecchio, poi, può risultare ingombrante. La zona cottura potrebbe essere attrezzata con una piastra ad induzione con sistema di aspirazione integrato. Come risolvere, invece, la zona pranzo? Se non c’è spazio sufficiente, si può rinunciare ad una soluzione tradizionale per un piano snack collegato al bancone, spostando il tavolo o, in alternativa, se ne può acquistare uno trasformabile.

Il piano aspirante  è una delle soluzioni idonee a questa tipologia di zona cottura. Si tratta di un piano cottura ad induzione che è anche cappa, ma con una particolarità: l’aria è aspirata non verso l’alto ma verso il basso da un apparecchio collocato al centro del fornello, sul lato corto o lungo. A vista, risulta solo una griglia. Fumi e vapori di cottura vengono convogliati all’esterno attraverso un canale collegato al foro posto alla base del piano oppure, se il sistema è filtrante, l’aria viene purificata e poi reimmessa nell’ambiente attraverso apposite griglie sotto le ante dei mobili, sulla mascherina di rialzo, collegate alla cappa tramite condotto.

Per la presenza di dispositivo di aspirazione, il piano ha un’altezza di incasso maggiore dello standard, in genere di 20 cm, che non permette di inserire il forno al di sotto. Inoltre, nella versione a 4 zone, ha una larghezza superiore ai 60 cm. Esistono poi i modelli con la cappa sul lato lungo del piano, a saliscendi o con alette apribili: l’uso ottimale si ha in cucine con “canale” retrostante o in isole e penisole a profondità maggiorata. I filtri del piano aspirante possono essere estratti dalla griglia e messi in lavastoviglie. L’interno può essere pulito, completamente in sicurezza. Una speciale valvola consente di scaricare eventuali liquidi versati.

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Sicurezza in cucina: le norme da rispettare

Stile, estetica, dimensioni sono criteri di valutazione importanti ma prima della scelta degli elettrodomestici per la zona cottura è importante tener conto anche di consumi, garanzie di qualità e sicurezza.

In cucina la presenza contemporanea di acqua, gas ed elettricità impone precisi obblighi di progettazione, di installazione e di manutenzione costante.

Quali sono gli elementi che nella zona cottura devono essere a norma?

  • L’etichetta energetica. E’obbligatoria per le cappe aspiranti domestiche in tutti i Paesi UE e contiene: la classe, dalla A (massima) alla G (minima), l’indicazione del consumo annuo di energia stimato per l’utilizzo standard, in kWh/anno. Nella parte inferiore, riporta 4 parametri: la qualità e capacità di aspirazione, l’efficienza di illuminazione del piano cottura, l’efficienza di filtraggio grassi, la rumorosità, cioè il massimo livello di rumore generato nell’utilizzo normale, esclusa la funzione boost.

Non sono ancora coperti dall’obbligo dell’etichetta energetica le piastre ad induzione. I piani a gas, ad induzione, i forni e le cappe devono rispettare il Regolamento UE per la progettazione ecocompatibile, che stabilisce i limiti massimi di consumo energetico per i piani cottura elettrici e l’obbligo di indicare la potenza massima assorbita ed i limiti minimi di efficienza energetica per quelli a gas. Per questi ultimi, la scheda di prodotto riporta anche il valore dell’efficienza energetica EE dei singoli bruciatori e quella del piano calcolato per kg.

  • Marcature. Esistono due tipologie, quella obbligatoria, conosciuta come CE, riguarda gli apparecchi elettrici e tutti i prodotti disciplinati dalle direttive comunitarie e circolanti in Europa. Non prevede controlli da parte di organismi indipendenti, ma si basa su un’autodichiarazione di conformità resa dal fabbricante circa la rispondenza ai requisiti di sicurezza fissati per legge. Comprende il fascicolo tecnico ed il manuale di installazione, uso e manutenzione.

La seconda tipologia di marcatura è quella volontaria. Esistono altri marchi, da quelli di qualità a quelli commerciali ed ambientali, utili soprattutto per il consumatore, perché garantiscono che il prodotto finale abbia superato determinate prove e controlli da parte di un ente certificatore terzo e risponda ai requisiti di sicurezza. In Italia i più diffusi sono IMQ (rilasciato dall’Istituto Italiano del Marchio di qualità), NF (marchio di qualità francese) e DVE (tedesco). Riguardano il settore elettrico.

Tra i marchi ambientali, ISO14001 attesta che l’azienda rispetta tutte le leggi ambientali, sul rumore, sulle emissioni tossiche e di polveri, sullo smaltimento rifiuti, riduzione dei consumi energetici e che la stessa si impegna in progetti ambientali. L’Ecolabel assicura che il prodotto ha un ridotto impatto ambientale, mentre l’FSC garantisce l’uso di legno da foreste gestite in modo responsabile.

  • L’installazione per i piani a gas. Oltre all’obbligo della termocoppia, la norma UNI 7129-2015, stabilisce che il piano cottura a gas debba essere installato in un locale dotato di aperture permanenti di ventilazione verso l’esterno o di condotti di ventilazione, al fine di garantire il flusso d’aria adeguato.

L’espulsione dei fumi di combustione deve avvenire per mezzo di una cappa collegata ad un camino, ad una canna fumaria o scaricare direttamente all’esterno. Il tubo di collegamento alla conduttura del gas per i modelli ad incasso deve essere in metallo flessibile di lunghezza non superiore ai 2 m o rigido, in rame, con guarnizione in elastomero. Nelle cucine a libera installazione il tubo può essere in gomma (a norma UNI 7140) lungo massimo 1,5 m, da sostituire ogni 5 anni.

Le tubazioni non devono essere in contatto con quelle d’acqua; se sono vicine, devono essere protette da guaina impermeabile polimerica. In alternativa, si utilizzano tubi in rame o acciaio rivestito.

Il tubo non deve passare dietro il forno sottostante, né entrare in contatto con le pareti laterali di questo. Nel caso di nuova installazione del piano cottura a gas sull’isola è conveniente far predisporre la valvola di intercettazione sulla parete più vicina per poter scegliere in futuro di modificare la posizione del piano spostandolo sulle basi in linea addossate alla parete.

  • Piastre ad induzione. Come per il gas, l’allacciamento deve essere effettuato esclusivamente da un tecnico qualificato ed in base allo schema fornito dal produttore, che indica anche la tensione consentita per lo specifico apparecchio ed il relativo valore. Lo stesso vale il montaggio, perché una posa errata potrebbe danneggiare il piano (che comunque si consiglia di installare dopo gli arredi superiori, come pensili e/o cappa).

Occorre realizzare una linea di alimentazione dedicata, ad opera di un elettricista qualificato, da dimensionare in base alla potenza nominale del piano. La derivazione deve essere isolata e protetta contro le sovratensioni con un interruttore magno termico di protezione, a vista ed accessibile, da poter staccare all’occorrenza.

Per motivi di sicurezza è vietato utilizzare coperture sul piano ad induzione. Bisogna tenere sempre asciutte le zone cottura ed il fondo delle pentole ed è molto importante rispettare le avvertenze riportate nella documentazione tecnica allegata al prodotto.

I piani ad induzione sono generalmente dotati di dispositivo di disinserimento nel caso in cui una zona risulti in funzione da tempo prolungato, senza che siano state modificate le impostazioni.

Attenzione! Chi è portatore di un apparecchio medico attivo (pacemaker o defibrillatore) deve consultare un medico prima dell’acquisto perché potrebbe subire l’interferenza del campo magnetico.

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