Ristrutturazione Casa – Pagina 8 di 11 – Ristruttura Interni
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Ristrutturazione Casa

Perché bisogna fare il progetto della cucina

Durante la ristrutturazione di un appartamento una delle fasi più delicate, è il progetto della cucina, questo ambiente è infatti forse il più complesso all’interno di una casa.

La cucina, come il bagno, richiede una scelta accurata dei vari accessori che la compongono e una analisi precisa di ciò di cui abbiamo bisogno.

E’ uno degli ambienti che più cambia in base ai bisogni di ogni individuo, può essere una stanza a sé, inglobare anche la zona pranzo o venire inglobato nella zona giorno.

Gli aspetti da considerare durante il progetto della cucina sono dunque molteplici, vediamo di analizzarli con ordine.

Disposizione

La cucina può occupare una stanza dedicata oppure essere separata dal soggiorno o dalla zona pranzo semplicemente con divisori parziali, come un mobile passante, di cui vi ho parlato in questo articolo oppure un muro basso o una vetrata.

Per quanto riguarda la disposizione della cucina è fondamentale affidarsi ad un esperto, come un architetto di interni, grazie al quale potrete ottenere un ambiente gradevole e funzionale sotto ogni aspetto.

Il progetto della cucina parte appunto proprio dalla disposizione, si può avere una cucina in linea, una cucina con isola centrale o una cucina con penisola.

La scelta di una di queste tipologie dipende, oltre che dal gusto estetico di ogni individuo, soprattutto dallo spazio che si ha a disposizione. Cerchiamo di capire quale tipologia è più adatta ad ogni ambiente.

Cucina in linea

È sicuramente la tipologia più diffusa, consiste nella disposizione dei mobili della cucina lungo un’intera parete o lungo due pareti adiacenti o frontali. Il tavolo viene solitamente posizionato al centro della stanza oppure adiacente al muro opposto alla cucina.

Questa tipologia di cucina è molto adatta per ambienti stretti e lunghi oppure per ambienti quadrati dalle dimensioni ridotte.

Cucina con isola centrale

Questa tipologia è quella che più affascina per la sua disposizione particolare, ma anche quella meno diffusa perché richiede ambienti di grandi dimensioni e non è adatta per spazi ristretti.

La parte del piano di cottura, del lavabo e del piano di lavoro viene posizionata su un mobile centrale, rettangolare, mentre la parte della dispensa e del frigorifero viene addossata ad una parete.

Questa disposizione concentra l’area di lavoro nella zona centrale, a cui si è liberi di girare attorno, spesso questa zona accoglie anche una zona pranzo che può essere un bancone alto con sgabelli o un vero e proprio tavolo.

È chiaro che la zona centrale ha una profondità superiore a quella dei mobili standard da cucina e necessita inoltre di uno spazio di “manovra” adeguato per poter operare e muoversi con facilità.

Per questi motivi è adatta a spazi di dimensioni ampie, magari proprio ad appartamenti in cui la cucina è completamente integrata con la zona giorno.

Cucina a penisola

Questa tipologia si discosta dalla classica cucina in linea e assume alcune caratteristiche della cucina a isola, i mobili della cucina sono infatti disposti lungo una parete e lungo quella ad essa adiacente, formando un angolo.

La parte della zona pranzo viene disposta in posizione parallela ai mobili e collegata all’angolo creando una disposizione a C. Si crea dunque un unico piano continuo che nell’ultima sua parte diventa un tavolo o un bancone alto con sgabelli, schermando in parte la zona di lavoro.

Questa disposizione è particolarmente adatta per ambienti di dimensioni ridotte e magari in cui non c’è separazione tra cucina e soggiorno.

La disposizione compatta consente infatti di ottimizzare lo spazio creando attraverso la zona pranzo una sorta di filtro tra il soggiorno e la parte più tecnica della cucina.

Immagine tratta da www.pixabay.com

Scelta degli elementi che compongono la cucina

Una volta individuata la tipologia che più si adatta allo spazio che avete a disposizione è fondamentale passare all’aspetto estetico e funzionale.

Pavimenti e rivestimenti

Sicuramente nel progetto della cucina è necessario porre attenzione alla scelta di pavimenti e rivestimenti, che devono essere in armonia con le finiture che verranno scelte per i mobili della cucina e devono essere ovviamente funzionali e pratiche.

Vi ho già parlato in questo articolo di alcuni dei rivestimenti e pavimenti più di tendenza negli ultimi anni, sicuramente sarebbe ottimale optare per il gres porcellanato o per pavimenti in pietra o resina, mentre sconsiglierei il parquet, più delicato.

Mobili e accessori

Scelti pavimenti e rivestimenti si può passare all’aspetto più cruciale, quello che riguarda i mobili e gli accessori della cucina.

Per quanto riguarda l’aspetto estetico gli elementi da valutare sono due, il tipo di materiale di rivestimento del piano di lavoro e quello che invece riveste le parti frontali delle basi e dei pensili.

La scelta del materiale per il piano di lavoro, anche chiamato top, è veramente vasta, può essere in laminato, o in materiali compositi fenix, in dekton o in corian, o ancora in pietra o in metallo.

Anche per il rivestimento delle basi e i pensili c’è un ampio ventaglio di opzioni. Per quanto riguarda l’aspetto funzionale, la valutazione da fare riguarda la tipologia di attrezzature e accessori da installare, come piano cottura, lavello e cappa.

Il piano cottura può essere ad induzione oppure a gas, ormai la prima tipologia sta iniziando a diffondersi sempre di più per il suo gradevole aspetto estetico, la maggiore sicurezza, facilità di pulizia e il risparmio energetico che comporta rispetto alla seconda.

Il lavello può essere quadrato, tondo o rettangolare, a una o due vasche, con sgocciolatoio laterale e può essere installato a filo top, sopra top o sotto top, e anche la scelta della rubinetteria è molto ampia.

La cappa può essere aspirante o filtrante, da piano o sospesa o ancora incassata. Sicuramente la scelta di alcuni elementi della cucina è vincolata alla disposizione che abbiamo scelto, se per esempio abbiamo optato per la cucina a isola sarà più adatta una cappa con aspirazione da piano o una sospesa dal design particolarmente accattivante.

Conclusioni

Il progetto della cucina è molto importante poiché esamina tutti gli aspetti che questo ambiente racchiude, dalla disposizione alla scelta di pavimenti e rivestimenti, fino a quella di mobili e accessori, senza dimenticare la messa a norma degli impianti in esso presenti.

Doccia in nicchia, una soluzione salvaspazio

Durante la ristrutturazione della propria casa, uno degli ambienti più soggetti a cambiamenti è proprio il bagno. Abbiamo trattato per voi il tema della ristrutturare il bagno senza piastrelle, il bagno è uno degli ambienti della casa che richiede maggiore personalizzazione perché deve rispettare le esigenze e le abitudini di ogni individuo.

Lo spazio della doccia è una parte del bagno che richiede particolare attenzione, deve essere comodo e pratico perché si tratta di uno degli spazi che più usiamo. È importante poi considerare che negli ultimi tempi gli ambienti delle case hanno subito una contrazione diventando sempre più piccoli, soprattutto per quanto riguarda gli appartamenti delle città, come Milano.

Spesso ci troviamo di fronte a bagni piccoli dove ogni centimetro di spazio deve essere sfruttato al meglio per poter ottenere la massima funzionalità dall’ambiente stesso.

È dunque fondamentale progettare al meglio lo spazio del bagno e in questo un architetto di interni vi può essere di grande aiuto.

Lo spazio doccia

La doccia è ormai sempre più diffusa e apprezzata rispetto alla vasca, per evidenti questioni pratiche e funzionali.

Dunque ormai quasi tutti i bagni sono dotati di doccia al posto della vasca, e se non lo sono vengono spesso ristrutturati in tale senso.

La doccia ha il grande pregio di occupare meno spazio della vasca, di essere più pratica per essere pulita e di venire utilizzata in maniera più veloce.

Tipologie di doccia

Esistono varie versioni e modelli di doccia, ad esempio la doccia walk in, la doccia semicircolare, la doccia vasca, la doccia ad angolo oppure la doccia in nicchia.

Possiamo dire che ad esclusione della doccia in nicchia, le altre tipologie sono tutte caratterizzate da un box doccia e si differenziano per il tipo di pareti vetrate e cabine che le contraddistinguono.

Immagine tratta da www.pixabay.com

La doccia in nicchia

La doccia in nicchia invece non è dotata di un box doccia, ma la sua struttura è composta da muri, dunque le pareti che delimitano lo spazio doccia sono costruite e non vetrate, ad eccezione ovviamente della parete di ingresso alla doccia.

La struttura della doccia in nicchia può essere realizzata in cartongesso, con lastre appositamente pensate per l’ambiente bagno, oppure in muratura, o ancora in altri materiali ad esempio in vetrocemento.

La parete di accesso alla doccia può essere vetrata e trasparente, con ante in cristallo o in pvc, con ante a battente o a soffietto, oppure la chiusura della doccia può essere realizzata semplicemente con una tenda da doccia e con il suo apposito sostegno.

Quando realizzare la doccia in nicchia

La doccia in nicchia viene utilizzata, come suggerisce anche il suo nome, quando vogliamo creare, per le più varie ragioni, uno spazio doccia racchiuso tra pareti, in nicchia appunto.

Cerchiamo di capire quali potrebbero essere le ragioni di questa scelta. Se per esempio abbiamo problemi di spazio può essere utile posizionare la doccia in un angolo e sfruttare lo spazio accanto ad essa per posizionare un armadio contenitore o il mobile della lavatrice sicuramente la doccia in nicchia è la soluzione più adatta.

Infatti in questo modo il muro che viene costruito può essere utilizzato come appoggio per i mobili o come supporto per mensole e acquista così una duplice funzione.

Un altro caso in cui viene utilizzata la doccia in nicchia è per esempio quando il bagno non ha una forma regolare, ad esempio quadrata o rettangolare, ma presenta un perimetro caratterizzato da sporgenze di pilastri o murature.

In questo caso si può sfruttare un apparente difetto del bagno e tramutarlo in una risorsa, costruendo parte del muro a formare una nicchia o sfruttando la nicchia che già esiste se già abbastanza spaziosa.

La doccia in nicchia viene utilizzata anche in presenza di bagni stretti e lunghi, spesso la doccia viene proprio posizionata sul lato opposto all’ingresso e va da muro a muro.

La larghezza dello spazio doccia è maggiore rispetto alla sua profondità e il suo utilizzo risulta agevole.

In alcuni casi la doccia ingloba anche la finestra del bagno, che magari ha apertura automatizzata e può essere aperta anche senza entrare nella doccia, in questo modo si sfrutta una parete che sarebbe stata poco utilizzabile con un’altra disposizione.

Vantaggi e svantaggi della doccia in nicchia

Come visto dagli esempi precedenti sicuramente la doccia in nicchia ha numerosi vantaggi, primo tra tutti quello di riuscire a sfruttare lo spazio del bagno al meglio.

Attraverso l’utilizzo di una o più pareti come lati della doccia, non solo la parte interna può delle pareti può venire scavata a creare dei contenitori per i prodotti della doccia, ma anche la parte esterna delle pareti può essere sfruttata in vari modi.

Chiaramente se le pareti della doccia fossero state vetrate o in pvc queste opportunità salvaspazio non ci sarebbero state.

Sicuramente un altro dei vantaggi della creazione della doccia in nicchia riguarda la cura della doccia, che il rivestimento delle pareti sia in piastrelle, in resina, in microcemento la pulizia e la manutenzione di questo spazio è di gran lunga più pratica e sicura di quella di un box doccia classico.

I cristalli di un box doccia vetrato, così come quelli di un box doccia in pvc sono meno facili da pulire e più fragili, inoltre con il passare degli anni accusano i segni del tempo.

Una parete è invece più duratura, e può essere personalizzata con il rivestimento che più vi ispira, tra i vari tipi sopra citati sicuramente quello ottimale sarebbe in resina, dei cui vantaggi vi ho già parlato in Pavimenti in resina.

Certamente una doccia in nicchia è meno economica di un box doccia tradizionale e una volta costruita risulta meno facile demolirla in caso di una nuova ristrutturazione del bagno.

I vantaggi di una doccia in nicchia tuttavia sono molteplici e permettono di sfruttare al meglio lo spazio, sicuramente questo tipo di soluzione ha qualche svantaggio, ma i suoi pregi superano i difetti.

Conclusione

Che il vostro bagno sia stretto e lungo, presenti una nicchia già esistente oppure semplicemente debba sfruttare al massimo ogni centimetro quadro della sua superficie, la doccia in nicchia può essere un’ottima soluzione salvaspazio, creando uno spazio raccolto e di grande effetto!

Assicurare la casa con una polizza: costi e benefici

Assicurare la casa con una polizza assicurativa: costi e benefici

La polizza è obbligatoria solo in alcuni case se si accende un mutuo ma vale sempre la pena valutarne costi e benefici.

Nonostante cambino i consumi e le mode, gli Italiani continuano ad avere un’attrazione fatale per gli immobili, considerati l’investimento per eccellenza. L’ultimo rapporto Istat dal titolo “La ricchezza non finanziaria in Italia, conferma questa tendenza: la casa rappresenta il bene primario delle famiglie che detengono il 92 % del valore del patrimonio residenziale complessivo. I proprietari di immobili dunque sono numerosi, ma di questi sono pochi quelli che scelgono di sottoscrivere un’assicurazione che metta al riparo l’abitazione da eventuali incendi, furti e catastrofi naturali. In molti casi le compagnie assicurative propongono dei pacchetti che abbinano alla “classica” polizza casa, un’assicurazione dedicata che protegge l’intero nucleo familiare (Rc famiglia) contro danni provocati da familiari, conviventi, lavoratori che prestano servizio all’interno dell’abitazione ed animali domestici. In questo caso l’esborso economico è maggiore, ma sottoscrivere accordi simili può essere l’opzione con il miglior rapporto qualità-prezzo.

Al momento della stipula di un contratto di assicurazione, si consiglia di evitare di “sotto assicurarsi”, cioè di tutelarsi per un valore troppo basso, perché, in casi di sinistri, ci si ritroverebbe con un rimborso decisamente inferiore rispetto a quanto valgono effettivamente casa e beni in essi contenuti. Questo consiglio è valido per tutte le comuni formule di polizza.

Contro i sinistri, a tutela dell’abitazione

E’ un contratto che il proprietario dell’immobile sottoscrive con una compagnia assicurativa per proteggere il bene da una serie di incidenti, definiti “sinistri”. L’assicurazione non è obbligatoria, a meno che la banca presso cui si chiede un mutuo non vincoli il finanziamento ad una polizza. Il meccanismo è semplice: qualora si verifichi un evento indesiderato, l’assicurazione offre un risarcimento o una copertura finanziaria al proprietario danneggiato, entro i parametri stabiliti dal contratto. L’entità dell’indennizzo dipende dal tipo di assicurazione e dal “massimale”. Nel caso in cui il danno superi questa cifra definita nel contratto, la differenza non sarà riconosciuta. Più il massimale è alto, maggiore è il premio della polizza da versare annualmente (o a rate)  alla compagnia. Da tener presente anche la “franchigia”, la cifra minima sotto la quale il danno non viene liquidato. Di solito la polizza non interviene per i piccoli guasti che prevedono esborsi contenuti, come il costo per riparare un rubinetto. Per permettere di conoscere le proposte, molte compagnie offrono la possibilità di simulazioni online.

Cosa comprende un contratto assicurativo?

In generale, il contratto può prevedere numerose opzioni. Le più importanti sono le seguenti:

  • Danni a terzi, provocati in modo involontario a terze persone da componenti familiari, lavoratori che prestano servizio in casa ed animali domestici. In alcuni casi, con un costo maggiore, è possibile estendere la copertura agli eventi che avvengono all’esterno dell’abitazione.
  • Incendi, dovuti, per esempio, al corto circuito dell’impianto elettrico o alle fiamme del camino.
  • Eventi calamitosi, come i danni provocati da un forte temporale.
  • Furti e rapine, vengono coperti i danni derivanti dai furti commessi in assenza del proprietario, ma anche quelli a seguito di rapine. Alcune compagnie offrono un risarcimento dedicato agli oggetti preziosi (quadri, tappeti, sculture, ecc) ed ai gioielli.
  • Catastrofi naturali, riguarda i danni conseguenti a terremoto, alluvione ed altri eventi naturali di grandi proporzioni che possono danneggiare gravemente o distruggere l’immobile.
  • Infortuni domestici, prevede un risarcimento per gli infortuni che si verificano sia all’interno sia all’esterno dell’abitazione e che determinano un’invalidità permanente di percentuale variabile.
  • Assistenza manutenzione, opzione che prevede un servizio di assistenza (in molti casi garantita da una società partner della compagnia) in caso di guasti che richiedono interventi urgenti.
  • Assistenza legale, da attivare in caso di controversia giudiziale o extragiudiziale.

Polizza assicurativa: è obbligatoria, se c’è il mutuo?

La banca a cui si chiede un mutuo ha la facoltà di vincolare il finanziamento ad un’assicurazione scoppio ed incendio che, per l’intera durata del mutuo, copre i danni da incendi, fulmini, scariche di corrente e scoppi dovuti, ad esempio, ad una fuga di gas.

Una volta verificata la natura dell’evento, la compagnia risarcisce i costi per la riparazione dell’immobile, tutelando il proprietario ed istituto di credito che, fino all’estinzione del debito, è interessato alle sorti del bene.

L’utente è quindi obbligato a sottoscrivere la polizza, ma non necessariamente quella proposta dalla banca. Può rivolgersi ad altre compagnie, facendo attenzione a valutare termini e clausole del contratto. L’assicurazione viene attivata quando parte il finanziamento ed il costo può essere saldato in un’unica soluzione o, nel caso di quella proposta dalla banca, applicato alla rata del mutuo.

“Polizza globale fabbricati”: assicurazione sottoscritta dal condominio

Questa polizza nella forma base copre i danni derivanti dagli incendi, esplosioni, scoppi e fulmini e quelli provocati da terzi.

Come per le altre assicurazioni, è possibile aggiungere una serie di opzioni, tra cui la copertura di danni conseguenti ad eventi atmosferici e catastrofi naturali, guasti causati da ladri, infortuni, tutela legale, ecc,

Per quanto riguarda il costo, gli edifici più “giovani” (solitamente costruiti negli ultimi dieci anni) possono beneficiare di sconti ed agevolazioni.

Il contratto assicurativo è firmato dall’amministratore ma, a meno che la sottoscrizione della polizza non sia prevista dal regolamento condominiale contrattuale, occorre il via libera dell’assemblea, che delibera con il voto favorevole della maggioranza dei presenti che rappresenti almeno la metà del valore dell’edificio. (500 millesimi).

Per le case in affitto è prevista una polizza assicurativa?

L’articolo 1590 del Codice Civile dispone che “il conduttore deve restituire la cosa al locatore nello stato medesimo in cui l’ha ricevuta, in conformità della descrizione che ne sia stata fatta dalle parti, salvo il deterioramento o il consumo risultante dall’uso della cosa in conformità  del contratto”.

Chi prende casa in affitto, può sottoscrivere dunque  una polizza (Rc inquilino) che copra i danni alla casa ed a terze persone. Solitamente è prevista una copertura “base” (scoppi ed incendi) ma è possibile ampliare il ventaglio di opzioni.

Detrazioni fiscali: no, con una eccezione

Le polizze assicurative non sono detraibili fiscalmente. Costituisce un’eccezione la polizza stipulata contro le calamità per le case a norma. Essa è disciplinata da una normativa a parte e specifica (non si può beneficiare di una polizza contro le calamità per una casa abusiva).

Se situata in zone a rischio terremoto, quindi, l’abitazione deve rispondere delle norme antisismiche attive al momento della sua costruzione o ristrutturazione. Un’assicurazione per una casa a norma, considerata la possibilità di confrontare più offerte, anche online, ha in genere costi sostenibili, che risultano anche una sorta di investimento, soppesate le conseguenze distruttive degli eventi coperti.

Va ricordato inoltre che, in ragione di quanto stabilito dalla Legge di Bilancio 2018 valida per l’anno scorso, è possibile beneficiare di una detrazione del 19% sul premio versato alla compagnia di assicurazione. La detrazione andrà richiesta nella dichiarazione dei redditi 2019 che fa riferimento alle spese 2018.

Piatti doccia: di quali materiali?

Uno degli spazi che viene più spesso ristrutturato è proprio il bagno, in questo articolo vi avevo parlato delle ragioni che ci portano a voler cambiare l’aspetto di questo ambiente.

Spesso cambiamenti nello stile di vita o modifiche al nucleo famigliare ci inducono a dover ripensare il bagno, un caso ricorrente è per esempio la sostituzione della vasca e l’installazione al suo posto della doccia.

Molti appartamenti e case di nuova costruzione vengono infatti proposti e venduti con sanitari già installati, la scelta di come disporre il bagno è però molto personale e dipende dalle abitudini di ognuno di noi.

Ecco dunque che si rende necessaria una ristrutturazione che il più delle volte parte proprio dal ripensamento dell’area doccia, magari troppo stretta e scomoda.

Altre volte capita invece che compriamo un appartamento di qualche decennio fa e come prima cosa decidiamo di rifare la doccia o cambiare i sanitari per una questione di igiene e di usura.

Qualunque sia la vostra situazione. vi trovate a dover scegliere una nuova doccia e magari una delle domande che vi ponete è proprio: di quale materiale posso realizzare il piatto doccia?

Vediamo insieme quali sono le principali soluzioni.

Piatti doccia: modelli

Grazie alle nuove tecnologie e alle sperimentazioni delle case produttrici i piatti doccia possono ormai avere svariate forme, colori, misure e stili.

Prima di parlare dei materiali di cui può essere composto un piatto doccia, è bene capire quale modello sia più adatto per voi, in base allo spazio che avete a disposizione, al tipo di struttura del vostro pavimento e al vostro budget.

Il materiale di cui è composto un piatto doccia è infatti spesso vincolato al modello che viene scelto e viceversa.

Piatti doccia in appoggio

Si tratta della tipologia più diffusa fino a qualche anno fa, è un piatto doccia che appunto viene installato sopra il pavimento e quindi forma un dislivello di qualche centimetro con il resto della pavimentazione.

Sicuramente è la soluzione più economica, ma certamente quella che a livello estetico ha meno impatto e anche la meno pratica e funzionale perché la presenza del gradino risulta scomoda, assolutamente non adatta a persone con disabilità e fonte di accumulo di più sporcizia rispetto ad una superficie piana.

Piatto doccia a filo pavimento

Si tratta di una tipologia molto apprezzata a livello estetico poiché il piatto doccia viene posato allo stesso livello del pavimento e risulta dunque in continuità con esso senza nessun dislivello.

Lo scarico della doccia viene totalmente inserito nel massetto di sottofondo, non essendo previsto alcuna vasca di raccolto e il piatto è dotato di un’inclinazione che consente all’acqua in caduta di fluire verso lo scarico. È importante sapere che nelle case di qualche decennio fa, non sempre lo spessore del massetto è sufficiente per una facile installazione dello scarico, dunque è necessaria un’attenta valutazione.

Inoltre se viene scelto questo modello è fondamentale impermeabilizzare correttamente il sottofondo per evitare perdite di acqua. Chi opta per questa soluzione spesso tratta il piatto doccia con lo stesso materiale del pavimento in modo da creare un’unica superficie priva di interruzioni.

Questa soluzione è abbinata frequentemente all’installazione di box doccia a tutto vetro o con montanti e profili di sostegno ridotti, proprio per privilegiare l’estetica minimal della soluzione.  

Piatti doccia a incasso

Si tratta di una via di mezzo rispetto alle precedenti tipologie infatti il piatto doccia non viene totalmente incassato nel pavimento, ma sporge di qualche centimetro, creando un piccolo dislivello.



Immagine tratta da www.pixabay.com

Piatti doccia: materiali

Ora che abbiamo compreso quali siano le varie tipologie di piatti doccia possiamo passare alla tipologia di materiali che possono comporli.

I piatti doccia più diffusi possono essere in ceramica, in resina, in acrilico, in acciaio e in poliuretano, vediamo quali sono pregi e difetti di ognuno.

Piatti doccia in ceramica

Sono sicuramente i più economici, sono facili da pulire e il loro colore rimane inalterato con il passare del tempo, tuttavia hanno misure standard, meno resa a livello estetico, la loro superficie è piuttosto scivolosa e possono subire rotture o crepe.

Piatti doccia in resina

Come vi ho già spiegato in questo articolo la resina ha molti pregi, i piatti doccia in questo materiale possono essere realizzati con svariate finiture, colori, misure e possono avere il trattamento antiscivolo, inoltre eventuali graffi possono essere riparati facilmente.

D’altro canto i piatti doccia in resina sono più soggetti alla formazione di macchie e sono più costosi.

Il piatto doccia in resina viene spesso utilizzato a filo pavimento, grazie al suo spessore ridotto.

Piatti doccia in acrilico

L’acrilico dona al piatto doccia elasticità e leggerezza, i piatti doccia in questo materiale sono meno fragili della ceramica, possono essere realizzati in diverse misure, con finitura antiscivolo, tuttavia hanno una bassa resistenza ad agenti chimici aggressivi.

Il piatto doccia in acrilico viene spesso utilizzato a filo pavimento, grazie al suo spessore ridotto.

Piatti doccia in acciaio

Hanno un costo similare a quello della ceramica e possono essere smaltati per ottenere la colorazione desiderata, tuttavia se si scheggia potrebbe arrugginire e con agenti chimici aggressivi potrebbe opacizzarsi.

Il piatto doccia in acciaio viene spesso utilizzato a filo pavimento, grazie al suo spessore ridotto.

Piatti doccia in poliuretano

Al tatto risultano morbidi e sono antiscivolo, possono essere realizzati in diverse misure e colori, tuttavia presenta costi elevati.

Il piatto doccia in acciaio viene spesso utilizzato a filo pavimento, grazie al suo spessore ridotto.

Oltre a questi materiali i piatti doccia, grazie alla continua sperimentazione delle case produttrici, possono essere realizzati anche in diversi materiali compositi e innovativi come il Corian (un composito ecologico formato da polimeri acrilici puri e minerali naturali) o il marmogres (un agglomerato formato da una miscela di resine con l’aggiunta di polveri di marmo).

Tutti questi materiali sono stati pensati per garantire prestazioni migliori per il piatto doccia.

Conclusioni

Siete pronti a scegliere il piatto doccia che fa per voi? Ricordatevi per prima cosa di valutare le misure che avete a disposizione e poi lo stile che volete dare al vostro bagno, in questo l’architetto di interni può esservi d’aiuto.

Potete poi sbizzarrirvi con il modello e il materiale che più vi ispira, scegliendo tra le numerose possibilità in termini di colore, finiture, forma e aspetto.

Capitolato per una ristrutturazione di appartamento

Capitolato per una ristrutturazione di appartamento

La pianificazione dei lavori di ristrutturazione di un appartamento non può prescindere dalla redazione di un capitolato. Il documento viene realizzato dai tecnici dell’impresa edile incaricata della ristrutturazione.

Cos’è il capitolato per la ristrutturazione di un appartamento?

Il capitolato è un documento, allegato al contratto di appalto, nel quale vengono classificati gli interventi tecnici, i materiali, i volumi, le superfici, la durata dei lavori ed i costi relativi alla ristrutturazione. Attraverso la redazione di questo documento si pianificano i lavori.

Questo documento viene redatto separatamente ma è parte integrante del contratto d’appalto nel quale è presente anche una Dichiarazione Impegnativa dell’Appaltatore volta a specificare la relazione tecnica del progetto, il piano di sicurezza, il computo metrico dell’appartamento, la documentazione relativa alla sicurezza sul lavoro, il programma dei lavori, l’Oggetto dell’appalto e l’Ammontare dell’appalto.

Il capitolato per i lavori di ristrutturazione di un appartamento è facoltativo per i privati. Al contrario, si tratta di un documento obbligatorio per gli appalti tra imprese edili e pubblica amministrazione. Per i committenti privati consigliamo comunque di far redigere questo documento ad un professionista iscritto all’albo (ingegnere, architetto, geometra) per tutelarsi in giudizio in caso di problematiche che possono sorgere con l’impresa edile.

Capitolato per la ristrutturazione: com’è fatto?

Nella prima parte del documento vengono citate le informazioni dell’appartamento sul quale viene predisposto l’intervento di ristrutturazione: l’indirizzo (la città, la via e il numero civico), il numero di vani, il piano, la presenza o meno di un ascensore e le dimensioni di superfici/altezze.

Nella seconda parte del capitolato sono presenti gli interventi relativi a:

  • Demolizioni: eventuale rimozione di piastrelle, zoccolature, sanitari, pavimenti e porte, abbattimento dei muri (tramezze) non portanti.
  • Formazione degli scassi: alloggiamenti delle guaine, scatole portafrutto e di derivazione per successiva realizzazione nuovo impianto elettrico, alloggiamento delle tubazioni e scarichi per bagno e cucina, alloggiamento tubazioni del gas a partire dal contatore fino al piano cottura e alla caldaia e alloggiamento di tubazioni per l’impianto di riscaldamento.
  • Impianto elettrico dell’appartamento: prodotti utilizzati, tecniche impiegate e superfici. Bisogna specificare se va realizzato un nuovo impianto elettrico, i punti luce, le prese di servizio, prese tv e telefono.
  • Impianto idraulico di bagno e cucina: in questa sezione vanno specificati i prodotti utilizzati, le tecniche impiegate e le superfici. Possiamo inserire quì le informazioni relative al bagno, ad esempio la fornitura e posa in opera di tubazione in rame e PVC per carico e scarico, montaggio dei sanitari (lavabo, bidet, doccia, vasca, cassetta di cacciata e lavatrice) e della rubinetteria. Riguardo la cucina, ad esempio, troviamo la fornitura e la posa in pera della tubazione di carico e scarico dell’acqua e il collegamento con la rete di scarico condominiale.        
  • Impianto del gas e di riscaldamento: vanno specificati i prodotti utilizzati, le tecniche impiegate e le superfici.  In quest’area del capitolato va inserita la fornitura e posa in opera delle tubazioni in rame coibentato con partenza dal contatore fino al piano cottura e alla caldaia. Da segnalare anche il foro di areazione del gas.
  • Impianto di riscaldamento: posa in opera della caldaia, fornitura e posa in opera delle tubazioni fino al collettore e di quelle all’ interno dell’appartamento fino ai termosifoni o termoventilatori. Infine bisogna specificare il numero dei termosifoni o termoconvettori o termoventilatori. Anche in questo caso vanno specificati i prodotti, le tecniche impiantistiche e le superfici.
  • Piastrellatura: specificando prodotti, tecniche e le superfici sulle quali applicare le piastrelle o il parquet. In questa sezione va inserita la posa in opera delle piastrelle (a pavimento e/o a rivestimento) eseguite con uno specifico collante e la sigillatura dei giunti tra piastrelle. In caso di installazione di parquet vale lo stesso discorso.
  • Opere murarie con specifiche sui prodotti impiegati, le tecniche e le superfici. Qui possiamo inserire la costruzione di opere murarie come tramezze, telai per porte e finestre, davanzali, ecc.
  • Coloritura e rifiniture: come in ogni altra sezione del capitolato, anche, quì bisogna inserire le specifiche sui materiali, sulle tecniche e sulle superfici. Ad esempio vanno inserite: la rimozione della carta da parati, la rasatura dei muri e la tinteggiatura.

Nell’ultima parte del capitolato per la ristrutturazione di un appartamento vi sono le informazioni di contatto dell’impresa edile: numero di telefono/fax, indirizzo email ed eventualmente, se presente, l’indirizzo del sito web.

Le voci del capitolato possono essere maggiori rispetto a quelle che abbiamo preso in considerazione in questo articolo e dipendono dallo stato in cui si trova l’appartamento prima della ristrutturazione.  Per questo, il documento va redatto da professionisti del settore edile che possano valutare al meglio quali sono gli interventi essenziali da intraprendere. Per fare qualche esempio sulle eventuali integrazioni al capitolato possiamo parlare di:

  • Lavori di consolidamento: ad esempio il consolidamento delle murature con “iniezioni” di cemento armato;
  • Facciate;
  • Controsoffitti;
  • Impermeabilizzazione;
  • Opere da falegname;
  • Protezione termica.

Devi ristrutturare il tuo appartamento? Vuoi affidarti ad un’impresa edile che possa occuparsi anche di realizzare il capitolato per la ristrutturazione del tuo appartamento? Contattaci. Ti metteremo a disposizione i nostri professionisti e ti forniremo tutta l’assistenza tecnica e burocratica necessaria.

Come realizzare l’ufficio… in casa

Con il modificarsi delle abitudini e degli stili di vita, si sta sempre più diffondendo lo smart working e in generale un tipo di lavoro gestito autonomamente dal lavoratore, con ritmi, orari e modalità molto diversi da quelli canonici.

Questo nuovo approccio nel modo di lavorare si riflette anche sugli spazi domestici, sempre più spesso infatti è necessario all’interno della propria casa un ambiente o semplicemente un piccolo angolo dove potersi dedicare all’attività lavorativa.

Che siate libero professionisti, lavoriate da remoto o in smart working, o semplicemente abbiate bisogno di realizzare un ufficio in casa ecco alcuni consigli utili.

Stanza o angolo ufficio?

Sicuramente il primo step da fare per realizzare uno spazio dedicato al lavoro nella propria abitazione è definire di quanto spazio si ha bisogno.

In base dunque all’attività che si svolge è necessario capire se il nostro ufficio occuperà un semplice angolo della casa oppure se vogliamo dedicargli un interno ambiente.

Ovviamente questa decisione va presa anche in base allo spazio fisico che abbiamo a disposizione nella nostra casa, vediamo assieme come gestire entrambe le soluzioni.

Angolo ufficio

Se si opta per questa soluzione, bisogna innanzitutto scegliere in quale ambiente della casa collocare la postazione ufficio. È una scelta piuttosto soggettiva, la più gettonata è sicuramente quella di posizionare l’office corner nella zona giorno, tipicamente nel living.

Si può decidere però di creare un angolo ufficio anche in camera da letto, se abbiamo per esempio una stanza piuttosto grande. Oppure si può optare per una soluzione che sfrutta tutti quegli ambienti secondari della casa, ad esempio un corridoio troppo largo o un’anticamera poco utilizzata.

In mancanza di spazio in altre stanze o per massimizzare l’utilizzo di tutti i metri quadrati della vostra casa, si può infatti allestire l’angolo ufficio in questi spazi poco sfruttati o magari in quella nicchia tra due muri che non sappiamo come arredare o quell’angolo lasciato vuoto.

Infine come vi ho anticipato in questo articolo, se abbiamo a disposizione soffitti di notevole altezza possiamo creare un soppalco ad uso ufficio.

Privacy

Un elemento da considerare per l’angolo ufficio è il fatto che deve essere raccolto e creare le giuste condizioni per potersi concentrare e lavorare al meglio.

Dunque una soluzione potrebbe essere quella di aumentare la sua privacy creando una separazione dall’ambiente in cui è collocato con un mobile passante, di cui vi ho già parlato in questo articolo.

Oppure creando una sorta di pedana che si distacchi anche solo di qualche decina di centimetri da terra, ma che percettivamente renderà l’angolo ufficio un’ambiente separato dal resto della stanza.

Arredi fondamentali per l’angolo ufficio

Cosa non deve assolutamente mancare nel vostro angolo ufficio? Trattandosi di una piccola stanza nella stanza è importante che l’angolo ufficio abbia una propria identità e sia ben organizzato con tutto ciò che di cui si ha bisogno in poco spazio.

Punto luce

Sicuramente la fonte di luce è di assoluta importanza per non rischiare di sforzare troppo gli occhi mentre si lavora.

Meglio se si tratta di luce naturale, quindi il mio consiglio è quello di posizionare l’angolo ufficio vicino ad una finestra, una portafinestra o anche sotto un lucernario.

In ogni caso sarà comunque necessaria una lampada da tavolo o a terra che possa illuminare l’angolo ufficio in mancanza di luce naturale diretta.

Piano d’appoggio e seduta

Elemento fondamentale è ovviamente un piano d’appoggio, che si tratti di una scrivania ampia, di una mensola ancorata al muro poco profonda, di un piccolo tavolino, ed assieme ad esso anche una seduta, che sia una sedia, una poltroncina o uno sgabello alto.

La scelta della coppia piano d’appoggio-seduta è piuttosto soggettiva e dipende dal tipo di lavoro che svolgiamo, dalla frequenza e da quanto spazio abbiamo a disposizione.

Se di base lavoriamo con un pc portatile lo spazio di cui abbiamo bisogno si riduce e possiamo utilizzare sia una mensola sia un piccolo tavolino e stare anche comodamente seduti su una poltrona con un tavolino portatile pieghevole.

Se invece lavoriamo con altre attrezzature o semplicemente con un pc opteremo per una scrivania più ampia.

Mensole, cassetti e ripiani

Risulta molto utile avere a disposizione nel proprio angolo ufficio, qualche mensola sopra il piano d’appoggio o magari dei cassetti integrati ad esso dove riporre tutti gli accessori necessari per il nostro lavoro.

È importante infatti che il nostro piano d’appoggio resti il più libero possibile per consentirci di lavorare al meglio e che gli oggetti che necessitiamo occasionalmente vengano riposti in un altro spazio ad essi dedicato.

Se abbiamo poi a disposizione più spazio possiamo pensare ad un vero e proprio mobile – libreria, magari in parte dotato di mensole e in parte di vani chiusi con ante dove riporre il materiale più privato.

Stanza ufficio

Se invece optate per un ufficio che occupa interamente una vera e propria stanza della casa, o anche magari metà di essa e l’altra metà può essere per esempio dedicata alla lettura, ci si può sbizzarrire nella scelta non solo di arredi, ma anche di finiture, colori, materiali, luci per l’intero ambiente. In generale si può dire che la scelta dello stile della stanza ufficio è piuttosto soggettivo e strettamente collegato al tipo di lavoro che si svolge. Se si tratta di una professione piuttosto creativa, si opterà per uno stile che la rispecchi e che favorisca il processo artistico, se invece questo non è il vostro caso opterei per uno stile sobrio che aiuti a favorire la concentrazione. Se avete la possibilità di scegliere, sarebbe bene che la stanza ufficio fosse disposta a ovest o a est, non a nord perché sarebbe poco illuminata.

Arredi fondamentali per la stanza ufficio

Per quanto riguarda gli arredi, valgono le considerazioni fatte per l’angolo ufficio, tenendo però in conto che abbiamo a disposizione più spazio.

Si può optare per una scrivania ampia con relativa seduta, magari una poltrona con tavolino pieghevole per le attività lavorative più leggere.

Sempre fondamentale è la presenza di luce naturale e artificiale, così come quella di mensole, cassetti e ripiani in prossimità della scrivania.

Sicuramente non può mancare una libreria, che sia appoggiata alla parete o passante, se per esempio dobbiamo dividere la stanza in due parti.

Le caratteristiche funzionali delle lampade: dall’assorbimento dei rumori alla purificazione dell’aria

Le caratteristiche funzionali delle lampade: dall’assorbimento dei rumori alla purificazione dell’aria

Che riguardi un’intera abitazione o un singolo ambiente, un efficace e risolutivo progetto architettonico o di interior non trascura la luce naturale né quella artificiale, che sono componenti rilevanti  del benessere domestico.

Molte persone, nella propria casa, svolgono la maggior parte delle attività dopo il tramonto. Quindi, se la luce naturale è indiscutibilmente fonte di appagamento e vitalità, quella artificiale non è meno incisiva: adeguata e corretta è fondamentale per la vivibilità degli spazi, sia che si tratti dell’area di preparazione dei cibi sia dell’angolo studio o di quello per il relax. Per questo la scelta dell’illuminazione non deve dipendere solo da questioni estetiche, di decorazione e di gusto, ma bisogna prestare molta attenzione alle caratteristiche funzionali: la prestazione tecnica rimane, per questi complementi, un requisito prioritario. E, per assicurare livelli di comfort sempre più alti, la produzione illuminotecnica si è arricchita di proposte sempre più performanti, in linea con il trend della multifunzionalità e della tecnologia domestica, in grado di associare alla funzione primaria anche altre attività finalizzate al benessere indoor.

Quali sono le caratteristiche funzionali delle lampade?

  • Texture funzionale. Sarà capitato a tutti, durante un momento di convivialità intorno al tavolo, di accorgersi improvvisamente che i decibel sono in salita. Oppure di non riuscire a studiare con la giusta concentrazione perché infastiditi dai rumori di fondo. A questi inconvenienti si può porre rimedio con lampade progettate e realizzate proprio per assorbire le onde sonore. In genere, tale funzione è dovuta sia al design mirato dell’apparecchio sia ai materiali, spesso tessuti fonoassorbenti. Ma sono stati messi a punto anche brevetti innovativi che rendono i prodotti decisamente hi-tech.

Grazie al particolare disegno a sezione sinusoidale che caratterizza la superficie inferiore, ed all’utilizzo di materiale fonoassorbente, Eggboard di Artemide è una lampada a sospensione in grado di assorbire i rumori. Efficace se posizionata ad un metro circa sopra la testa delle persone. E’ disponibile in due dimensioni: da 160×80 cm e da 80×80 cm.

Silenzio di Luceplan è una lampada disponibile nelle versioni a sospensione a parete, che coniuga qualità della luce e comfort acustico. Grazie anche ai tessuti della collezione Remix 2 di Kvadrat di cui è rivestita, garantisce elevate prestazioni di fono assorbenza.

  • Personalizzazione totale. Molte delle nuove proposte hi-tech si basano sullo Human Centric Lighting, un concetto secondo il quale i sistemi di illuminazione devono rispondere alle esigenze biologiche dell’uomo, rispettandone i ritmi circadiani, ovvero quella sorta di orologio interno di ogni individuo che ne regola le attività. Ed è proprio ciò che riescono a fare alcune lampade progettate per ambienti professionali. Ma in alcuni casi utilizzabili anche in contesti residenziali, che sono in grado di regolare l’intensità ed il colore della luce in funzione del momento della giornata e delle esigenze dell’utente.

Le lampadine di TP Link si collegano alla rete wifi di casa e consentono, grazie al comando Circadian Mode, di regolare la propria intensità in funzione della luce naturale esterna, ma sono gestibili anche da remoto grazie all’app Kasa. E’ possibile, inoltre, stabilire l’orario di accensione e la loro intensità, personalizzandone il funzionamento.

La lampada Ondaria di Zumtobel, sfruttando la tecnologia tunableWhite, riproduce le condizioni di luce naturale e può essere adattata alle preferenze dell’utente. E’ disponibile sia nella versione sospensione sia da incasso nel controsoffitto.

Decorazione e comfort insieme? Sì con lo Smarter Kit Nanoleaf Aurora di Nanoleaf: nove pannelli modulari triangolari, equipaggiati con un sistema di illuminazione smart wifi controllabile da smartphone grazie alla compatibilità con Apple HomeKit. E’ dunque possibile personalizzare la propria illuminazione, scegliendo tra una gamma di 16,7 milioni di colori. I pannelli possono essere disposti come si desidera e si applicano grazie a strisce biadesive.

  • Purificazione dell’aria. La qualità del microclima indoor è un tema che oggi suscita un sostanziale interesse e a cui si presta sempre maggiore attenzione, perché si è sempre più consapevoli di quanto incida sulla salubrità della casa. Se l’aerazione resta fondamentale per rinnovare l’aria negli ambienti, la purificazione lo è per migliorarla. E un aiuto per monitorare il microclima nella stanze arriva proprio dalle lampade intelligenti che sono in grado di analizzare la qualità dell’aria e, al bisogno, addirittura attivare sistemi di purificazione di cui sono equipaggiate.

La lampada da tavolo a led per luce d’ambiente Bellaria di Falmec ingloba un sistema per la purificazione dell’aria. E’ dotata di funzione di ionizzazione attiva e di eliminazione di sostanze potenzialmente dannose per l’organismo, collaborando di fatto a contrastare l’inquinamento indoor.

La gamma ACLL, Air Clean Led Lighting, di LP Energy comprende lampade foto catalitiche attive che contribuiscono alla purificazione dell’aria. Il sistema è composto da luci a led a cui vengono applicati nano materiali foto catalitici con caratteristiche biocìde abbinate al basso consumo energetico.

Il tema “luce e comfort domestico” abbraccia anche i sistemi di illuminazione inseriti negli elementi d’arredo, aumentandone la funzionalità e semplificando le normali attività quotidiane.

Le proposte attuali sono particolarmente efficaci anche perché tendono ad utilizzare la vantaggiosa tecnologia a led.

  • Il sistema Usm Haller E di Usm è integrato nella struttura modulare degli elementi d’arredamento e fornisce sia luce sia possibilità di ricarica dei dispositivi mobili. Tutto senza cavi elettrici. In più, grazie a sensori di movimento, i cassetti si illuminano automaticamente alla loro apertura. Anche la base del mobile può essere illuminata: un plus in più per la sicurezza in casa.
  • La collezione modulare e versatile Freedhome di Caccaro ospita un innovativo sistema di illuminazione a basso consumo a led, regolabile attraverso una specifica app, disponibile per smartphone e tablet. Questo permette, per esempio, di sistemare la cabina armadio in un vano privo di qualsiasi tipo di illuminazione, senza dover aggiungere u necessari punti luce.
  • Una soluzione nata per illuminare grandi spazi, come le sale museali, ma ora applicabile anche in ambienti residenziali, è il cosiddetto “soffitto teso” e retroilluminato. E’ realizzato con un telo ininfiammabile M1 in pvc che si tende sotto l’effetto del calore lungo il perimetro dei muri, grazie ad un sistema di fissaggio specifico e brevettato, e dotato di fonti luminose a led. Questo sistema si presta a moltissime interpretazioni creative, perché il telo può essere colorato e decorato, con vari soggetti da stampare.
Terrazzo-milano

Il terrazzo, una stanza in più

Nella scelta della propria futura casa è importante tenere in considerazione tutti i fattori che più sono importanti per noi, ad esempio il numero di camere da letto o il numero di bagni, oppure la disposizione su un unico piano o su più piani, oppure ancora la presenza di un giardino esterno.

Un elemento da non sottovalutare durante la scelta della futura abitazione, soprattutto se si tratta di una città come Milano, è la presenza di una terrazza. Approfondiamo insieme l’argomento per capire quali sono i vantaggi dell’averla.

Il terrazzo

È bene fare una premessa che riguarda il significato proprio del termine, per terrazzo si intende una parte lastricata che fa da copertura ad un fabbricato.

La differenza tra il balcone e la terrazza sta nel fatto che il balcone rappresenta un elemento aggiunto al corpo principale dell’edificio, che sporge, appunto, dal filo della sua superficie, mentre la terrazza è inclusa in esso.

Il terrazzo è dunque spesso prerogativa degli appartamenti che stanno agli ultimi piani di un edificio, può avere dimensioni varie che dipendono dalle scelte progettuali dello stesso edificio.

A Milano, città in cui sono molto più diffusi palazzi o edifici multipiano composti da appartamenti piuttosto che abitazioni monofamiliari con giardino, il terrazzo rappresenta una valida opportunità per poter fruire di uno spazio aperto nell’intimità della propria abitazione.

Come utilizzarlo

Che sia di piccole o grandi dimensioni il terrazzo può essere utilizzato in molteplici modi, e si configura come una vera e propria stanza in più ed accessoria all’interno della casa.

Il terrazzo può essere infatti utilizzato come sala da pranzo o come estensione del soggiorno nelle stagioni estiva, primaverile o autunnale, se le condizioni lo consentono si può anche decidere di creare una veranda, magari riscaldata, per utilizzare questo spazio anche durante l’inverno.

Prima di procedere alla creazione di una veranda, ovvero di una parte del terrazzo chiudibile con vetrate, è bene documentarsi presso il comune della propria città.

L’autorizzazione e i lavori per l’installazione di una nuova veranda sono soggetti a regole ben precise che spesso variano da comune a comune, secondo il Regolamento Edilizio specifico. Il terrazzo tipicamente viene utilizzato, come accennato in precedenza, come spazio accessorio agli ambienti giorno, tuttavia può avere anche altre funzioni.

Per esempio, si può trattare il terrazzo come un vero e proprio giardino, dunque attrezzarlo con giochi per i bambini, o con tavoli per il ping pong oppure piscine sia interrate che non, o ancora con una zona solarium o barbecue, oppure con un’area per il giardinaggio e una piccola serra o orto.

Il tutto dipende dalle dimensioni del terrazzo e dal contesto in cui ci si trova, tuttavia il terrazzo è un vero e proprio ambiente della casa, una stanza a cielo aperto possiamo dire.

Un’altra funzione del terrazzo può essere quella di avere una parte di esso dedicata al ricovero di attrezzature specifiche o oggetti particolari, in mancanza di altro spazio o di un adeguato ripostiglio all’interno della casa si può infatti creare una verandaripostiglio.

Anche in questo caso prima di iniziare i lavori di installazione sarà, necessario verificare con il proprio comune di residenza se bisogna richiedere la concessione di costruzione e, nel caso di condominio, la concessione unanime della relativa assemblea.

Come arredarlo

Sicuramente una caratteristica importante che un terrazzo deve avere è quello di essere adeguatamente protetto dal sole.

Per ovviare a questa esigenza si possono intraprendere diverse strade, ad esempio creare attraverso il progetto del verde, una zona ombreggiata con piante.

Oppure si può pensare all’inserimento di arredi specifici per l’ombreggiamento come ombrelloni o tende solari.

Molto diffusi sono anche strutture come gazebi, oppure pergolati con piante rampicanti, anche in questo caso prima dell’inizio dei lavori, trattandosi di strutture fisse è bene verificare il regolamento edilizio e, nel caso, condominiale.

Il terrazzo a seconda della sua funzione e dimensione può essere arredato in svariati modi. La prima scelta da fare è decidere il tipo di pavimentazione che vogliamo, se in legno trattato per esterni, in pietra, o in gres porcellanato, oppure decidere se posare sul terrazzo un tappeto d’erba sintetica o ancora decidere creare un vero e proprio tetto verde con erbe e arbusti autentiche.

Il primo step riguarda dunque il tipo di effetto che vogliamo per il nostro terrazzo, una volta presa questa decisione si può passare alla scelta degli arredi.

Sicuramente se vi è lo spazio necessario è bene pensare ad una zona pranzo con tavoli e sedie, ben ombreggiata, per potersi godere un pranzo o una cena in compagnia all’aria aperta. Se poi dovesse avanzare ancora superficie libera si può pensare ad una zona relax, con un’amaca oppure con divanetti e poltrone, o con sedute morbide. Qualunque sia la funzione che il vostro terrazzo assumerà non bisogna trascurare la componente green, piante e fiori aiutano a creare la giusta atmosfera per il relax, arredano il vostro ambiente, ombreggiano e schermano la vista preservando l’intimità del terrazzo.

Inoltre è possibile piantumare anche piante aromatiche o da orto creando una piccola zona dedicata.

Come manutenerlo

Sicuramente il terrazzo essendo tendenzialmente scoperto e esposto alle intemperie e agli agenti atmosferici richiede cura e manutenzione.

Se la vostra futura abitazione non è di recente costruzione e necessita di una ristrutturazione, è bene che questa coinvolga anche il terrazzo.

Uno dei problemi più diffusi per i terrazzi sono infatti le infiltrazioni di acqua. È importante dunque fare attenzione che la pavimentazione del terrazzo sia ben impermeabilizzata, per evitare che si creino infiltrazioni di acqua nei piani sottostanti e che la struttura stessa del terrazzo si deteriori.

Se il vostro terrazzo è invece dotato di veranda la manutenzione sarà sicuramente inferiore rispetto ad un terrazzo scoperto.

Conclusioni

Per tutti quelli che non possiedono un giardino, il terrazzo rappresenta una valida alternativa per godersi le stagioni più calde.

Il terrazzo, se verandato e riscaldato, rappresenta poi una vera e propria stanza in più della casa, utilizzabile durante tutto l’anno.

Se desiderate dunque uno spazio accogliente e intimo all’interno della vostra abitazione, a stretto contatto con la natura il consiglio è quello di scegliere una casa.. con terrazza!