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Ristrutturazione Casa

Share economy in condominio: le formule di condivisione di servizi ed attività

Share economy in condominio: le formule di condivisione di servizi ed attività

Attraverso la condivisione di servizi che fanno risparmiare tempo e denaro e giovano all’ambiente, anche il condominio sperimenta le nuove formule di economia collaborativa.

Dagli asili nido condominiali, le prime attività a sperimentare tale formula, si è presto passati a baby sitter e governanti condivise, come badanti ed infermieri specializzati.

Ci sono poi realtà che usufruiscono di servizi di bike sharing, di una biblioteca comune a tutto il palazzo e di acquisti collettivi.

In ultimo, seppur ancora poco diffuso, c’è il wi-fi condominiale che con l’installazione di un’antenna sul tetto dell’edificio e la firma di un unico contratto con l’operatore di rete, consente a tutti i residenti di collegarsi ad Internet, anche negli spazi esterni come il cortile.

In quest’ultimo caso, i servizi sono quindi offerti da società terze e non coinvolgono direttamente il condominio. In altri casi, invece, per il via libera occorre raggiungere la maggioranza.

Asilo nido aperto ai condomini ed agli “esterni”

Laddove il regolamento di condominio sia di tipo assemblare e non di natura contrattuale che può vietare il servizio, ogni condominio può avviare all’interno della propria abitazione un asilo nido.

Ciò non può avvenire, per esempio, se il documento contrattuale vieta “assembramenti o passaggi” più o meno consistenti di persone che possano determinare un disturbo per la collettività condominiale.

Le “persone” sarebbero i genitori ed i parenti che accompagnano i bambini e li riprendono all’uscita. In tal caso, uno o più condomini, così come lo stesso amministratore, potrebbero opporsi.

In assenza di divieti si può dunque presentare la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) ed ottenere dal Comune, dopo l’ispezione dell’Asl, un certificato di idoneità dei locali dove si vuole svolgere l’attività.

Ogni Regione ha le sue regole ma, in generale, per il via libera serve uno spazio dedicato all’accoglienza, un’area gioco protetta ed un’altra destinata al riposo dei bambini, arredata con opportuni lettini.

E’ necessario, inoltre, un bagno con fasciatoio ed una cucina a norma.

Tutte le aree devono essere separate e pensate per non procurare rischi ai bambini: niente prese di corrente a vista, spigoli pericolosi, arredi e suppellettili, che potrebbero ferirli.

Anche il numero massimo dei piccoli dipende dai regolamenti regionali: in media se ne possono ospitare fino a sette. Ogni educatrice obbligata a seguire un corso di formazione di 250 ore per occuparsi al massimo di 5 bambini.

Un altro paletto è la metratura dell’abitazione in rapporto al numero di bambini, in media 4-10 mq per ogni piccolo ospite. Ed ancora, l’orario massimo di apertura, che non può superare le otto ore giornaliere.

Badanti e baby sitter condominiali

Si tratta di lavoratori che svolgono in appositi spazi condominiali se autorizzati, o all’interno della propria abitazione se inserita nel contesto condominiale, servizi per la prima infanzia o per persone anziane autosufficienti.

O in generale, attività relative alla vita familiare, in favore dei condomini o di una parte per loro.

Il costo è a carico dei condomini che ne usufruiscono.

La badante condominiale, in particolare, è utile in quegli edifici in cui risiedono persone anziane che necessitano di un aiuto costante. Se, invece, in uno stabile abitano molti bambini, viene assunta una baby sitter condivisa.

Assistente condominiale, altra figura destinata a crescere

Si tratta di una sorta di “tata condivisa”, le cui mansioni possono essere di vario tipo: sbrigare piccole faccende domestiche (fare la spesa, pagare le bollette, ritiro ricette mediche), accudire i bambini e/o accompagnarli a scuola.

Per questa governante, lavorare in condominio significa quasi azzerare il tempo per gli spostamenti e, di conseguenza, offrire tariffe più basse agli utenti che aderiscono al servizio.

La figura dell’assistente condominiale è prevista dall’articolo 18, comma 1, punto D3 del Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti da proprietari di fabbricati che specifica come, su incarico condominiale, possa svolgere mansioni relative alla vita familiare dei condomini o di una parte degli stessi che, in tal caso, se ne assumono le spese.

Il lavoratore, come esplicitato nel contratto, deve essere in possesso delle seguenti competenze professionali:

  • Conoscere il contesto di riferimento nel quale opera il datore di lavoro e la sua struttura organizzativa specifica;
  • Conoscere la collocazione della propria area di attività nell’ambito dei servizi svolti;
  • Saper predisporre documentazione e modulistica;
  • Saper effettuare comunicazioni telefoniche, comunicazioni interne anche con strumenti telematici;
  • Conoscere la normativa di base relativa al settore di appartenenza;
  • Conoscere ed utilizzare, ove necessario, le nozioni di base di una lingua straniera;
  • Conoscere le procedure ordinarie di lavoro predeterminate dal datore di lavoro e gli applicativi specifici;
  • Conoscere le modalità di smistamento dei documenti cartacei ed informatici;
  • Conoscere le modalità di esercizio di acquisti di merce/servizi, anche attraverso i Gruppi di acquisto solidale.

Biblioteca condivisa accessibile a tutti i residenti: è possibile?

Si tratta di un’idea diventata una realtà in un palazzo milanese. Ed ora è già stata replicata in molti altri edifici.

Il locale della portineria, così come le altre parti comuni dell’edificio, appartiene a tutti i condòmini che possono servirsene senza alterarne la destinazione ed evitando di impedirne l’utilizzo agli altri partecipanti.

La scelta di posizionare i libri negli spazi che una volta ospitavano la portineria è un caso limite e non sembra presupporre un cambio di destinazione d’uso.

Se nel regolamento condominiale contrattuale è esplicitamente vietato adibire la portineria ad altre funzioni, per procedere occorrerà modificare il regolamento con il voto unanime di tutti i condòmini proprietari.

Adsl condominiale, sistema poco diffuso ma che permette di abbattere i costi

Adsl condominiale prevede l’installazione di un’antenna radio sul tetto comune che emana un segnale captato da tutti i condòmini in possesso della password.

Questo sistema, poco diffuso ancora, permette sicuramente di abbattere i costi ma può risultare lento, soprattutto nei condomini composti da molte unità abitative. E’ quindi consigliato nelle zone non coperte da adsl o fibra ottica.

Per quanto concerne il quorum da ottenere in assemblea per procedere con l’installazione dell’antenna, è necessario il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti e che rappresenti almeno i 500 millesimi dell’edificio.

Avete intenzione di risparmiare tempo e denaro e soprattutto vivere meglio con i vicini di casa?

Non esitate a contattarci per un preventivo per realizzare tutti i servizi necessari alla realizzazione di formule di condivisione di servizi ed attività.

Rinnovare gli interni: iter, pratiche e bonus

Rinnovare gli interni: iter, pratiche e bonus

Apportare qualche cambiamento agli interni della propria abitazione è un’esigenza spesso legata al deterioramento delle finiture o all’invecchiamento degli impianti. Talvolta invece è una necessità dovuta al mutamento delle abitudini domestiche o dei gusti che vengono sollecitati  dalle nuove tendenze.

Intraprendere un qualsiasi intervento di rinnovamento della casa significa operare delle scelte che, a seconda dei casi, possono essere legate all’organizzazione degli spazi o riguardare l’estetica e poi metterle in pratica. E’ proprio quest’ultimo aspetto a suscitare non pochi dubbi: a chi rivolgersi e come procedere?

Le spese sostenute si possono detrarre, usufruendo dei bonus fiscali dedicati alla casa?

Per agire a norma e nella tutela personale ed altrui, prima di dar corso a qualsiasi lavoro in casa, occorre sapere quali sono gli obblighi di legge a carico e quali gli eventuali adempimenti burocratici. Le risposte a queste domande le fornisce il Comune in cui è situato l’immobile oggetto dei lavori, attraverso l’ufficio tecnico dedicato all’edilizia privata.

Gli interventi più diffusi nel rinnovare gli interni

  1. Modificare il layout della casa procedendo con la demolizione e successiva costruzione di pareti divisorie, può sembrare un intervento di routine ed invece richiede un iter burocratico a cura di un progettista abilitato (geometra, ingegnere, architetto, iscritto al relativo ordine professionale).
  2. Qualche problema lo crea anche la sostituzione degli infissi, uno degli interventi più comuni e diffusi. Il motivo risiede nella diversa classificazione del lavoro (manutenzione ordinaria o straordinaria) a seconda che i nuovi serramenti comportino o meno la modifica di materiale o tipologia rispetto a quelli precedenti.

Demolizione e ricostruzione di pareti divisorie

E’ ciò che si fa comunemente in una ristrutturazione per modificare il layout della casa. Ad esempio, quando si aggiunge un bagno o si sposta la cucina nel living.

Quando finalizzati a modificare la distribuzione degli spazi in un appartamento, questi due interventi rientrano nella manutenzione straordinaria. Se, invece, un tramezzo viene demolito e ricostruito nella stessa posizione, senza variare il layout della casa né le dimensioni delle stanze, si parla di manutenzione ordinaria.

Normativa e pratiche amministrative

La distinzione sopracitata è fondamentale, in quanto gli interventi di manutenzione ordinaria possono essere eseguiti senza titolo abilitativo e senza comunicazione in Comune. Lo stabilisce il Glossario di edilizia libera entrato in vigore il 22/04/2018.

Nel caso di manutenzione straordinaria, il riferimento è il D.P.R n°380 del 6/6/2001 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”. Riguarda “le opere e le modifiche per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, purchè non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino modifiche delle destinazioni d’uso.

Per poter effettuare lavori di manutenzione straordinaria serve la Cila, Comunicazione di inizio lavori asseverata, disciplinata dall’art. 6 bis del Testo Unico, alla quale vanno abbinati gli elaborati grafici inerenti il progetto di ristrutturazione.

Con la Cila è possibile iniziare i lavori subito dopo la presentazione della pratica presso lo “Sportello Unico per l’Edilizia” del Comune territorialmente competente.

Per la compilazione delle dichiarazioni ed asseverazioni di competenza tecnica e per la realizzazione del progetto è necessario rivolgersi ad un professionista abilitato (“progettista” o “tecnico asseverante”). Con la pratica, il tecnico dichiara che le opere realizzate tramite Cila rispettano la normativa in materia. In sostanza, è proprio lui, munito di opportuna delega o procura speciale, a presentare la Cila; tale prassi è ormai consolidata in quanto in molti Comuni sono attive procedure obbligatorie di invio online, accessibili solo a chi è dotato di firma digitale e posta elettronica certificata.

Ci sono alcuni aspetti tecnici che non vanno trascurati  quando si tratta di “spostare” le tramezze. Uno di questi riguarda la posizione: occorre rispettare i requisiti igienico-sanitari, previsti dai regolamenti edilizi comunali vigenti, per quanto concerne le dimensioni minime degli ambienti ed i rapporti di illuminazione ed aerazione dei locali.

Per questo motivo serve un tecnico che coordini le operazioni, dalla progettazione alla realizzazione. I lavori poi devono sempre essere eseguiti da maestranze qualificate ed abilitate come quelle presenti nel nostro valido team. Non bisogna dimenticare che la demolizione di un tramezzo può interessare anche gli impianti che talvolta sono in esso contenuti.

Incentivi per chi ristruttura

In caso di manutenzione straordinaria, si ha diritto alla detrazione fiscale prevista per le ristrutturazioni edilizie. Tale bonus permette di recuperare in 10 anni, con rate di uguale importo, il 50% della spesa sostenuta per un massimo detraibile di 96mila euro. Tali condizioni sono valide fino al 31/12/2019. Oltre questa data, la percentuale di sconto potrebbe essere ridotta, come pure l’importo massimo detraibile.

Per usufruire dello sconto fiscale, occorre presentare in Comune la pratica edilizia ed effettuare tutti i pagamenti tramite specifico bonifico “postale o bancario”.

La documentazione raccolta, comprese le asseverazioni a firma del tecnico incaricato, andrà poi consegnata al proprio consulente fiscale in sede di dichiarazione dei redditi.

Possono usufruire di questa detrazione tutti i contribuenti assoggettati all’imposta sul reddito delle persone fisiche, residenti o meno sul territorio dello Stato italiano.

L’agevolazione spetta non soltanto ai proprietari degli immobili, ma anche ai titolari di diritti reali/personali di godimento sugli immobili oggetto degli interventi e che ne sostengono le relative spese.

Sostituzione di infissi, uno dei lavori più effettuati, grazie anche alle agevolazioni fiscali

I motivi che portano a sostituire gli infissi sono generalmente due: rottura o ammaloramento dovuti al tempo e/o, esigenza di un maggiore isolamento termico ed acustico. In molti casi queste due motivazioni si sovrappongono.

Ci sono casi in cui un infisso danneggiato può essere riparato, ma è importante capire se ciò sia davvero conveniente, soprattutto se si tratta di infissi con trenta o più anni di vita. Infatti, in questi casi, il ripristino potrebbe trasformarsi in un’operazione molto costosa, in alcuni casi addirittura paragonabile alla sostituzione, ma senza quei benefici che, invece, gli infissi moderni garantiscono.

Un’ultima considerazione da fare è che un serramento con singola lastra di vetro risalente agli anni Settanta è al di sotto dei valori minimi di isolamento previsti attualmente per legge e risulta sei volte più dispersivo, un infisso con vetrocamera realizzato negli anni Ottanta lo è comunque tre volte. Questo riguarda la maggior parte delle abitazioni edificate tra il secondo dopoguerra e gli anni Ottanta. Ecco perché la sostituzione dei serramenti è sempre consigliabile. Passare dai vetri singoli a quelli doppi o tripli in alcune zone geografiche significa risparmiare sulla climatizzazione tutto l’anno.

Tipologie dei serramenti

I telai dei serramenti si possono dividere in due grandi famiglie: i mono materiale ed i composti.

I primi sono realizzati con un unico materiale per tutta la loro sezione, mentre i secondi prevedono due materiali diversi accoppiati, nel tentativo di sfruttare al massimo le caratteristiche di entrambi.

All’interno degli infissi mono materiale, il pvc è più diffuso, seguito dal legno, che ancora riveste un ruolo molto importante nel mercato per la sua estetica e dall’alluminio che, grazie al taglio termico, fornisce performance concorrenziali. Quest’ultimo, essendo un metallo è un buon conduttore e quindi poco isolante, e deve la sua diffusione in questo settore all’introduzione del cosiddetto “taglio termico”: il telaio in alluminio è formato da due parti separate che sono unite con un giunto isolante.

Il giunto garantisce l’isolamento necessario e l’alluminio fornisce qualità estetiche, durata, resistenza agli agenti atmosferici e bassa manutenzione.

Una delle caratteristiche apprezzate, non solo dall’alluminio ma anche del pvc, è l’ampia gamma di colorazioni possibili, anche simil legno.

Gli infissi in materiali misti si presentano con varie combinazioni: pvc-legno, alluminio-legno, pvc-alluminio. In molti di questi casi il nucleo del telaio è comunque realizzato in pvc.

Il profilo doppio permette di differenziare i colori tra interno ed esterno.

Per evitare di intervenire sulla muratura, riducendo tempi di posa e costi, si può montare una nuova finestra su un vecchio telaio, ma solo se lo stato di conservazione di questo lo consente.

Un nuovo telaio serve comunque e con tale sovrapposizione si riduce di 4-5 cm la parte vetrata, a meno che non si acquistino modelli con profili ultrasottili.

Nella scelta dei nuovi modelli, grande attenzione va prestata anche alle performance tecniche. Ad esempio, la capacità di contrastare la dispersione di energia si chiama trasmittanza termica  e deve essere certificata da istituti qualificati ed accreditati.  Quanto più il valore è basso, tanto più il serramento ha potere isolante.

Per accedere alle detrazioni fiscali sono previsti limiti di trasmittanza da rispettare per i serramenti nel complesso (telaio+vetrazioni) in funzione della zona climatica in cui è ubicato l’edificio. Vi è un’ampia gamma di vetrazioni che, combinate in vetrocamera, possono garantire prestazioni di isolamento  ma anche di sicurezza. Nella scelta, per la tenuta  termica sono utili i cosiddetti “coating” (depositi metallici basso-emissivi oppure selettivi), mentre ai fini acustici conta più lo spessore: meglio se le lastre stratificate hanno spessore differenziato.

Pratiche amministrative ed incentivi per chi cambia gli infissi

La sola sostituzione degli infissi, senza altre opere ad eccezione di quelle necessarie per eseguire la posa in opera correttamente, è qualificata come manutenzione ordinaria, per la quale non sono necessari adempimenti burocratici o pratiche edilizie.

Se l’immobile è ubicato in una zona vincolata ai fini paesaggistici, anche per la semplice sostituzione dovrà essere comunque preventivamente richiesta l’autorizzazione paesaggistica ai sensi dell’Art. 146 del D.Lgs. 42/04.

Quando invece i nuovi serramenti modificano le caratteristiche di quelli esistenti (dimensione, ripartizione e quindi numero di ante, tipologia di apertura, colore esterno) l’opera diventa classificabile come manutenzione straordinaria e, quindi, richiede una pratica. In più, i tali casi, in condominio, può servire anche il parere dell’assemblea.

Riguardo gli incentivi e fino al 31 Dicembre è possibile beneficiare della detrazione pari al 50% delle spese per la sostituzione dei serramenti con modifica di materiale o di tipologia (manutenzione straordinaria) o della sola sostituzione (manutenzione ordinaria) se rientra nel novero di una più ampia ristrutturazione della casa. Oppure, se l’acquisto delle finestre si configura in modo certificato quale intervento di miglioramento della prestazione energetica degli edifici.

Per ottenere il riconoscimento dello sconto fiscale, occorre pagare tramite bonifico bancario o postale, indicando la legge di riferimento, i dati del beneficiario e del destinatario, la causale.

Per l’ecobonus è fondamentale anche inviare un’apposita documentazione all’Enea entro 90 giorni dalla fine dei lavori.

Nel “bonus finestre 2019” rientrano anche: ampliamento finestre esterne, riparazione o sostituzione di davanzali di finestre o balconi; sostituzione senza modifica della tipologia di infissi.

Essere informati e sapere a chi affidarsi significa risparmiare su costi e tempi ed avere garanzia del risultato. Ed allora cosa aspetti? Contattaci

Ristrutturare una taverna

Durante la ristrutturazione di un appartamento può capitare di dover ripensare e riprogettare l’ambiente taverna, ovvero quello spazio seminterrato o interrato posizionato al piano inferiore della casa.

Nel secolo scorso questi spazi venivano utilizzati come cantine per conservare al meglio cibo e bevande, ma al giorno d’oggi con i cambiamenti avvenuti nella società moderna, i piani seminterrati e interrati vengono sempre più adibiti a spazi abitativi.

Così come per il progetto di un sottotetto, di cui vi avevo già parlato, anche il progetto di una taverna ha diverse sfumature in base all’utilizzo che viene fatto di questo spazio.

Cerchiamo di capire assieme quali sono gli step da seguire per riprogettare una taverna.

Che cos’è una taverna?

Comunemente si definisce taverna uno spazio abitabile, destinato dunque alla permanenza di persone, posizionato al piano interrato o seminterrato di un’abitazione e direttamente collegato ad esso tramite una scala interna.

Si differenzia da locali come il garage o box e la cantina, che sono locali di deposito e accessori, accessibili dall’abitazione, ma anche dall’esterno in cui non è prevista la permanenza di persone.

Normativa

Affinché un piano seminterrato o interrato, magari adibito a cantina o locale deposito, si trasformi in taverna è necessario che rispetti il regolamento edilizio della vostra città e le norme tecniche previste dal piano regolatore vigente.

Il vincolo più restrittivo è solitamente rappresentato dall’altezza minima che la taverna deve avere, che assieme al rispetto dei rapporti aero-illuminante stabilito dal regolamento d’igiene, le garantisce l’abitabilità.

L’altezza minima di una taverna non deve essere solitamente inferiore a due metri e settanta a volte riducibile a due metri e quaranta, fatta eccezione per i locali di servizio, come bagni, corridoi, etc. che possono avere altezza di due metri e quaranta.

Per quanto riguarda i rapporti aero-illuminanti devono essere gli stessi che servono a garantire illuminazione e ricambio d’aria a qualunque abitazione.

Se si è in presenza di un locale completamente interrato esso dovrò avere dei cavedi o bocche di lupo su cui le finestre possono affacciarsi per recepire luce e aria.

Inoltre è necessario che vi sia la presenza di un vespaio areato, perché il seminterrato o l’interrato sia abitabile.

Prima di procedere a qualunque tipo di ristrutturazione o modifica del piano seminterrato è bene accertarsi che vengano soddisfatte tutte le normative vigenti.

Come utilizzare la taverna?

Una volta verificata l’abitabilità dello spazio si può decidere il suo utilizzo, se si tratta di una taverna recuperata da un ex garage magari avrà una funzione non strettamente legata a quella dell’abitazione, potrebbe diventare ad esempio uno studio o un appartamento per gli ospiti grazie all’accesso diretto verso l’esterno.

Se invece si tratta di una taverna direttamente collegata all’appartamento essa potrà ospitare uno spazio per il relax personale, ad esempio una sala lettura, uno spazio fitness, una stanza cinema magari dotata di un camino o di una stufa, una seconda camera da letto o una seconda cucina con sala da pranzo utilizzabile per cene o pranzi numerosi.

In entrambi i casi dopo la ristrutturazione di uno spazio seminterrato o interrato in taverna si avrà a disposizione un ambiente in più all’interno dell’appartamento.

La scelta di una funzione rispetto ad un’altra dipende ovviamente dalle dimensioni dello spazio che abbiamo a disposizione e dalla quantità di luce.

Se la taverna è di dimensioni ridotte potremmo pensare ad una piccolo angolo lettura, o uno spazio per hobby personali, se invece le dimensioni sono più generose si può pensare a una seconda cucina con sala pranzo o una camera da letto con bagno privato annesso.


Immagine tratta da www.pixabay,com

Come progettare al meglio una taverna?

Se avete scelto che funzione dare al vostro ambiente interrato o seminterrato è venuto il momento di pensare come renderlo a tutti gli effetti sicuro per il suo successivo utilizzo.

Affidati ad un architetto per avere un progetto e per aiutarti ad arredare e a progettare questo ambiente.

Aspetti funzionali

Alcuni degli aspetti più delicati che riguardano questi spazi sono il loro isolamento e impermeabilizzazione, è fondamentale che quest’ultimi vengano attentamente considerati per evitare spiacevoli effetti indesiderati.

Proliferazione di muffe, umidità e infiltrazioni di acqua sono i principali problemi che riguardano locali seminterrati e interrati, per contrastarli è bene affidarsi ad un esperto che possa progettare un corretto isolamento e un’adeguata impermeabilizzazione delle pareti del vostro ambiente.

Allo stesso modo è fondamentale progettare un sistema di riscaldamento efficiente, che sia a pavimento, oppure tramite termosifoni o ancora con una stufa o camino.

In base alla frequenza di utilizzo della taverna è bene pensare a che tipo di riscaldamento usare, per evitare inutile spreco di energia e di soldi.

Durante la stagione invernale una taverna se ben isolata e ha una temperatura calda ottimale, e allo stesso modo anche d’estate riesce a garantire un microclima fresco.

Aspetti estetici

Una volta analizzati gli aspetti funzionali che garantiscono il futuro corretto utilizzo dell’ambiente taverna si può passare a quelli estetici.

Sicuramente la taverna non è uno spazio luminoso, sia che le finestre siano posizionate in alto perché si tratta di un seminterrato, sia che siano di dimensioni e posizionamento usuale perché si tratta di un interrato con bocche di lupo e cavedi, la luce che entra in tale ambiente è comunque ridotta.

Per ovviare a questo apparente difetto si può pensare ad una palette colori che verta su toni chiari per pavimenti, finiture delle pareti e arredi e su un’illuminazione artificiale ben calibrata.

Per massimizzare la diffusione della fonte luminosa naturale è consigliabile pensare ad un unico locale, con poche partizioni opache.

In questo modo la luce riesce a distribuirsi meglio evitando la formazione di angoli bui e poco illuminati, inoltre gli spazi vengono percepiti come più ampi, compensando le altezze ridotte che potrebbero esserci nell’ambiente.

Conclusioni

Come avete visto il progetto di una taverna è un procedimento piuttosto articolato, se siete in possesso di un seminterrato o di un interrato magari ora adibito soltanto a deposito e magazzino e volete recuperarlo a fini abitativi è necessario dunque affidarsi ad un team esperto di professionisti.

Sicuramente un architetto e tecnici esperti di aspetti energetici potranno aiutarvi e assicurarvi un risultato soddisfacente per uno spazio in più all’interno della vostra abitazione che potrete sfruttare in moltissimi modi!

Riprogettare un sottotetto

Moltissimi appartamenti agli ultimi piani di fabbricati e numerose abitazioni mono o bi-familiari sono dotate del cosiddetto piano sottotetto.

Negli ultimi tempi è diventata piuttosto frequente la ristrutturazione di queste porzioni di abitazione, un tempo utilizzate più che altro come spazio accessorio o di deposito.

L’aumento della popolazione in città e la sempre più crescente domanda di abitazioni, assieme alla consapevolezza degli effetti negativi del consumo di suolo causato dalle nuove costruzioni, ha aperto la strada verso il recupero dei sottotetti come spazi abitativi.

Cerchiamo di capire assieme quali sono gli step da seguire per riprogettare un sottotetto.

Cos’è il sottotetto?

Si tratta di quello spazio non abitabile chiamato comunemente soffitta, tra il tetto dell’abitazione e il solaio di copertura dell’unità immobiliare posta all’ultimo piano di un’abitazione. 

Quando il sottotetto viene reso abitabile e atto a consentirne la permanenza prolungata di persone, si viene a chiamare mansarda.

Immagine tratta da www.pixabay.com

Normativa

Prima di procedere a qualunque tipo di ristrutturazione o modifica del sottotetto è bene accertarsi di quali norme imponga il regolamento edilizio della vostra città e le norme tecniche previste dal piano regolatore vigente.

Il vincolo più restrittivo è solitamente rappresentato dall’altezza minima che il sottotetto deve avere, che assieme al rispetto dei rapporti aero-illuminante stabilito dal regolamento d’igiene, garantisce l’abitabilità al sottotetto.

In Lombardia il recupero del sottotetto ai fini abitativi è consentito se viene rispettata l’altezza media ponderale di due metri e settanta per i locali ad uso soggiorno e di due metri e quaranta per i locali di servizio, come bagni, corridoi, etc. 

I vantaggi

Riprogettare un sottotetto comporta moltissimi vantaggi, in presenza di un appartamento di dimensioni ridotte il recupero del sottotetto garantisce la presenza di uno spazio accessorio in più.

Quest’ultimo può diventare una camera da letto per gli ospiti, uno studio, magari uno spazio gioco per i bambini o un’area fitness, qualunque sia la sua destinazione, se ben progettato rappresenterà anche un aumento del valore dell’immobile.

Inoltre, le spese per realizzare le opere di ristrutturazione di un sottotetto rientrano in quella categoria di spese che possono essere detratte a livello fiscale.

I vantaggi del recupero di un sottotetto a fini abitativi spaziano dunque dall’aumento di spazio all’interno dell’abitazione, all’aumento di valore dell’abitazione stessa, fino al rimborso parziale delle spese sostenute per realizzarlo.

Il progetto

È importante, nel riprogettare un sottotetto, affidarsi ad un professionista, come abbiamo visto i regolamenti da seguire sono piuttosto complessi e l’operazione di recupero del sottotetto necessita della presenza di uno o più esperti in materia.

Uno dei primi step è quello di valutare l’accesso al sottotetto, dunque dove posizionare la scala di accesso se non presente, in modo che non comprometta la disposizione del piano inferiore.

Un altro aspetto importante è quello che riguarda la situazione del tetto presente, è importante stabilire se è ben isolato a livello energetico in modo che garantisca la giusta temperatura interna sia nella stagione più calda che in quella più fredda.

Per arredare questo spazio sicuramente è necessario seguire la conformazione del tetto, qualunque sia la sua inclinazione, sfruttando gli spazi più bassi con mobili contenitori o armadi e lasciando le parti con altezza maggiore per le zone più sfruttate.

Inoltre è fondamentale posizionare correttamente lucernari o finestre in modo da illuminare correttamente l’ambiente e renderlo sufficientemente luminoso.

Quali spazi può ospitare?

Come già detto le destinazioni che può ospitare una mansarda sono numerose, la scelta su una o più funzioni dipende dalla conformazione della mansarda e dell’appartamento stesso.

Se per esempio lo spazio mansardato è piuttosto piccolo, si può pensare di creare un angolo lettura, un piccolo studio o magari uno spazio giochi per i bambini, soprattutto se le loro camere sono di dimensioni ridotte.

Se invece le dimensioni della mansarda sono più generose si può pensare di posizionare qui una camera degli ospiti con bagno privato, o un’area fitness.

Ci sono poi casi particolari in cui l’intero appartamento è mansardato, in questo caso deve essere redatto un progetto accurato che sfrutti ogni singolo spazio.

Solitamente gli appartamenti mansardati devono avere una disposizione fluida tra le varie stanze, con poche partizioni verticali fisse. Soggiorno, ingresso, cucina e sala da pranzo dovranno essere connessi tra di loro, i corridoi saranno aboliti e verranno create pareti per gli unici spazi che hanno bisogno di privacy, come bagno e camera.

In questo modo anche la luce si distribuisce in maniera più uniforme e gli spazi vengono percepiti come più ampi, compensando le basse altezze che si vengono a creare.

Il fascino della mansarda

Nonostante le dimensioni ridotte che può avere una mansarda il suo fascino è innegabile,

perché avere una mansarda in un’abitazione ci affascina così tanto? Le motivazioni sono molteplici e legate alla conformazione di questo spazio.

La presenza spesso frequente di travature a vista, in legno naturale o sbiancate rende lo spazio dinamico e caratteristico, il soffitto non è un semplice rettangolo bianco, ma acquista personalità.

I lucernari, che sia di giorno che di notte permettono di vedere il cielo, forniscono poi una luce zenitale, che illumina in maniera più corretta gli spazi rispetto ad una finestra verticale, poiché raccoglie maggiormente la luce solare. Inoltre gli spazi di una mansarda sono raccolti, intimi, accoglienti e a misura d’uomo, queste caratteristiche influiscono positivamente sulla percezione dello spazio, poiché l’individuo si sente protetto in questo tipo di ambiente.

Queste sono alcune delle motivazioni che spiegano l’attrattiva degli spazi mansardati.

Conclusioni

Dopo avere analizzato normativa e vantaggi riguardanti il recupero di sottotetto, inizia la fase di progetto di questo spazio.

Non dimenticate che per riprogettare un sottotetto è necessario affidarsi a professionisti, sicuramente un architetto e tecnici esperti di strutture e di aspetti energetici per potervi assicurare un progetto fatto a regola d’arte e un risultato soddisfacente.

Il nuovo ambiente che avrete a disposizione aumenterà la superficie della vostra abitazione, garantendovi uno spazio abitabile in più che potete sfruttare in moltissimi modi.

Che la vostra mansarda ospiti un piccolo studio, uno spazio giochi per i bambini, una camera degli ospiti o un’area relax o per il fitness, sicuramente chiunque la utilizzerà resterà affascinato dalle potenzialità e dall’estetica di questo spazio prima dimenticato!

Controsoffitti, soluzioni progettuali

Durante la ristrutturazione di un appartamento si può avere l’esigenza di realizzare dei controsoffitti, ovvero degli abbassamenti all’interno di un locale.

Le ragioni che portano alla creazione di un controsoffitto possono essere le più varie, ma solitamente sono di carattere estetico o di carattere funzionale, oppure di entrambi.

Vediamo di capire quali sono le soluzioni progettuali più interessanti per la creazione di un controsoffitto.

Normativa

Prima di approfondire l’argomento è bene ricordare che la creazione di controsoffitti o abbassamenti deve rispettare il regolamento edilizio e quello di igiene del comune in cui ci si trova ad operare.

Generalmente l’altezza interna di un appartamento non deve mai scendere sotto i due metri e settanta, fanno eccezione alcuni ambienti secondari, come corridoi, disimpegni e bagni che possono avere un’altezza minima di due metri e quaranta.

Prima di prendere qualsiasi decisione su abbassamenti o controsoffitti è bene dunque verificare che i requisiti e le altezze minime degli ambienti siano soddisfatte.

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Creare un controsoffitto, motivazioni estetiche

Come abbiamo visto si può decidere di creare un controsoffitto per migliorare esteticamente un ambiente, questo accade ad esempio se abbiamo una zona giorno ampia che comprende sia l’ingresso, che la zona del soggiorno e magari anche la cucina.

In questo caso per differenziare le varie zone funzionali della nostra zona giorno possiamo appunto ricorrere all’utilizzo di un controsoffitto.

Creando un abbassamento nella zona dell’ingresso possiamo connotare in maniera specifica quella particolare area, i nostri ospiti entreranno dunque in una zona più raccolta, per poi passare nella zona giorno in cui l’altezza dell’ambiente tornerà quella usuale.

La zona della cucina può essere nuovamente ribassata, per evidenziare ancora una volta il cambio di area funzionale all’interno dello stesso ambiente.

Un altro caso piuttosto frequente riguarda la creazione di controsoffitti in un bagno di notevoli dimensioni, anche in questo caso l’abbassamento viene creato per differenziare le varie zone dell’ambiente.

Se siamo in presenza di un bagno stretto e lungo con la prima parte dedicata alla zona lavanderia si può pensare di creare un abbassamento in questa area, per poi tornare all’altezza usuale per la restante parte del bagno.

Creare un controsoffitto, motivazioni funzionali

Un controsoffitto può essere creato anche sulla base di esigenze funzionali, ad esempio per nascondere degli impianti o dei vani tecnici.

Se per esempio in una parte di corridoio o magari nella zona del bagno sopra la doccia vogliamo creare un’illuminazione con faretti o con strisce led incassati per avere un effetto scenografico dovremo per forza di cose creare un abbassamento, anche minimo, per poter incassare i corpi illuminanti.

Un controsoffitto può essere realizzato anche per poter mascherare impianti di condizionamento, riscaldamento o di ventilazione meccanica controllata, ed evitare che siano a vista. Oppure può essere realizzato per isolare acusticamente o termicamente un determinato ambiente.

Inoltre se abbiamo un appartamento di dimensioni ridotte e magari privo di ripostiglio, si possono creare degli abbassamenti per creare dei vani ripostiglio.

Sfruttando infatti l’altezza minima di corridoi, disimpegni o parti di bagno si può decidere di creare un controsoffitto aperto oppure interamente chiuso e dotato di una botola apribile per ottenere uno spazio in più all’interno del vostro appartamento, utilizzabile appunto come ripostiglio.

Controsoffitto, quali materiali?

Il materiale che viene più utilizzato per la creazione di controsoffitti e abbassamenti è il cartongesso, si tratta di un prodotto molto versatile, con tempi di realizzazioni rapidi e facilità di montaggio, che viene ormai ampiamente utilizzato anche per realizzare le partizioni interne, in sostituzioni ai vecchi tavolati in mattoni.

Il controsoffitto in cartongesso è composto da una struttura metallica che sostiene i pannelli di cartongesso, composta da un’orditura primaria e una secondaria.

La struttura del pannello in cartongesso è composta esternamente da una o due lastre per lato e all’interno può avere un isolamento termico o acustico.

L’ultima lastra esterna, quella a vista, una volta completata la posa in opera viene tinteggiata a piacere con la colorazione scelta, come una qualsiasi parete.

Altri materiali utilizzati per realizzare controsoffitti sono pannelli modulari fonoassorbenti o acustici, più spesso utilizzati per uffici o locali.

Quest’ultimi possono essere pendinati e appesi al controsoffitto a diverse altezze e leggermente distanziati l’uno dall’altro in modo che il soffitto non venga coperto totalmente, creando un effetto di movimento all’interno dell’ambiente in cui sono collocati.

In altri casi sono posati l’uno a fianco all’altro creando un controsoffitto modulare e possono avere struttura a vista oppure nascosta.

Vi sono poi controsoffitti realizzati in legno con lamelle distanziate, anch’essi con funzione acustica o fonoassorbente, che rappresentano una soluzione più ricercata rispetto ai modelli sopra esposti.

Soluzioni progettuali

Nella realizzazione di controsoffitti e abbassamenti ci si può veramente sbizzarrire, usando il cartongesso le possibilità di forme e dimensioni sono veramente infinite.

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Il mio consiglio è quello di puntare ad un’estetica sobria per abbassamenti e controsoffitti, che rispecchi lo stile dell’appartamento.

Se ad esempio abbiamo optato per uno stile minimale e moderno potremmo utilizzare per il controsoffitto forme essenziali e squadrate, non tonde, che puntino alla semplicità, ma all’eleganza allo stesso tempo, con binari e faretti incassati.

Una soluzione spesso adottata è quella di non fare arrivare il controsoffitto contro le pareti, ma lasciarlo leggermente staccato. L’effetto sarò quello di vedere galleggiare l’abbassamento sul soffitto, ai lati si possono creare gole a led luminose, che creano un effetto di luce diffusa nel taglio che rimane tra la parete e il controsoffitto e nascondono allo stesso tempo il corpo illuminante.

Una soluzione spesso adottata è quella di giocare con la tinteggiatura del controsoffitto per ottenere diversi effetti estetici, si può ad esempio optare per una tinta diversa per il bordo, o veletta, del controsoffitto rispetto a quella del soffitto dello stesso.

Questa variazione cromatica mette in evidenza il volume del controsoffitto, creando maggiore movimento nella percezione dell’ambiente.

Conclusioni

Come abbiamo visto le motivazioni che portano alla creazione di controsoffitti e abbassamenti sono molteplici, possono essere di carattere estetico, funzionale o di entrambi.

Qualunque sia l’esigenza che porta alla creazione di tali accorgimenti, le soluzioni progettuali sono svariate, anche grazie all’utilizzo di materiali versatili come il cartongesso. Non resta che sbizzarrirsi!

Arredi passepartout: consigli utili su come allestire spazi esterni della tua casa

Arredi passepartout: consigli utili su come allestire spazi esterni della tua casa

Pensati per resistere alle intemperie ed al sole, i mobili ed i complementi per vivere all’aperto oggi sono così belli che possono essere usati anche negli spazi interni.

Arredi passepartout: dal legno alle fibre naturali, dalla plastica al metallo ed a tessuti hi tech

Le sfumature delle varie essenze rendono ogni mobile un pezzo unico e speciale: persino i segni del tempo possono trasformarsi in un tratto distintivo.

Se si decide di puntare sul legno, non si deve temere di abbinare mobili di specie diverse. Basterà tenere come filo conduttore lo stile oppure il tipo di lavorazione. Le imbottiture fanno la differenza: se il rivestimento è in un’intensa tonalità verde, si sintonizzerà perfettamente con il contesto di piante e fiori. Se si preferiscono toni naturali o i grigi, via libera ai cuscini dal sapore etnico per aggiungere carattere alla zona conversazione. Una lampada da esterni completerà l’insieme.

Pro e contro degli arredi in legno

Legni duri o mediamente duri come teak, iroko, robinia, acacia, eucalipto, sono da preferire perché assorbono naturalmente meno acqua. Meglio però se trattati con prodotti saturatori o con un olio (agiscono riempiendo pori e fibre). Qualunque sia l’essenza, dovrebbe essere certificata FSC (proviene da una filiera di approvvigionamento responsabile).

L’aspetto peculiare di ogni singolo pezzo e la versatilità delle lavorazioni e delle finiture sono imbattibili.

Gli arredi in legno richiedono una manutenzione costante: una volta all’anno vanno passati con olio ed in inverno ritirati in un luogo riparato. Proteggerli con teli in tnt non sempre si rivela efficace, specialmente per periodi lunghi, perché potrebbero formarsi muffe e condense.

Il tavolo in legno è quasi un classico per qualsiasi contesto: per niente scontato, anzi di grande effetto, l’abbinamento con le sedie da regista in una zona pranzo indoor.

Arredi da esterno in fibre

Da sempre usate nell’arredo outdoor, le fibre hanno avuto un boom negli anni Cinquanta. Oggi vivono un momento di revival, merito del loro spirito vacanziero, che riescono a trasferire anche in città.

Un po’ etnici, un po’ coloniali, sono mobili che connotano molto l’ambiente. Per ottenere un effetto passepartout è meglio abbinarli a tessuti chiari, preferendo alle fantasie le tinte unite. Oppure usarli come pezzi unici. Per illuminare, sì a lampade in metallo e vetro.

Bambù, giunco (da cui si ricavano rattan e midollino), kubu (il rattan grigio come viene chiamato in Indonesia) e vimini sono tra le fibre più diffuse per gli arredi da esterno. Si usano al naturale o colorati, ma trattati con prodotti antimuffa ed ignifughi.

Intrecci di fibre: pro e contro

Spesso gli arredi sono manufatti artigianali di tante zone del mondo, dall’Africa all’Indonesia. Quindi pezzi unici, con una storia.

Anche se originariamente concepiti per stare all’aperto, queste fibre naturali temono i raggi diretti del sole e la pioggia. Sono piuttosto delicate.

La sedia con schienale e seduta in rattan è la compagna perfetta per un tavolo in legno, da cui riprende le sfumature.

Arredi passepartout in super plastica a colori

Resine, polimeri resistentissimi, mix caricati con fibre per aumentarne le performance: materiali nuovi che abbinano egregiamente resta estetica e caratteristiche tecniche.

Se si predilige questo materiale per la scelta dei mobili occorre prestare attenzione a colori, finiture e proporzioni. Le finiture superficiali possono essere sia opache sia lucide.

Il loro peso, invece, non è mai un problema, perché indipendentemente dalle dimensioni rimangono maneggevoli. Oltre che nelle tinte accese, hanno un’ottima resa anche declinati in nuances più delicate.

Pro e contro dei materiali sintetici

Perlopiù a base di polipropilene e polietilene (talvolta caricati in fibra di vetro per irrobustirli), talvolta di policarbonato (meno resistente ai graffi), questi arredi assumono una molteplicità di aspetti, anche ad imitazione di quelli naturali, dal legno alle fibre. Inoltre sono solidi, di lunga durata, resistenti e richiedono una minima manutenzione.

Nel tempo i loro colori (soprattutto quelli più scuri) possono perdere in brillantezza ed intensità.

La sedia in plastica con infissi d’epoca e parquet con posa a spina di pesce, è perfetta per completare l’area pranzo in un ambiente classico. Dimostrazione di come la plastica possa essere una scelta dettata non solo da esigenze pratiche.

Arredi passepartout in metallo

Malleabile e flessibile, il metallo mantiene solidità e robustezza anche quando è modellato per ottenere arredi dalle silhouette sottili e poco ingombranti.

Lavorato a listelli sottili o con strutture tubolari, con finiture verniciate o al naturale, in tutte le sfumature di grigio, sono una scelta sicura, che consente poi di arricchirli con i complementi tessili.

In alternativa, colori brillanti che portano allegria e freschezza anche al mini balcone della casa in città. Lo stile? Un mix di tradizione e modernità.

Alluminio ed acciaio inox, seguiti dal ferro, sono i metalli più diffusi per gli arredi outdoor perché uniscono facilità di lavorazione e performance. A parte l’acciaio inox, di per sé robusto, devono essere accuratamente verniciati (a polveri, in particolare quelle poliuretanica e poliestere) oppure sottoposti a zincatura, fosfatazione, cataforesi (procedimenti chimici) in modo da creare un film superficiale che li protegge dagli agenti atmosferici.

Pro e contro degli arredamenti in metallo

Molto resistenti, possono essere lavorati anche in spessori e pesi ridotti, per mobili compatti adatti a piccoli spazi.

Se non adeguatamente trattati, si deteriorano facilmente.

Arredi passepartout con tessuti hi-tech

Visivamente leggeri, gli arredi in metallo rivestito consentono di realizzare anche abbinamenti inconsueti, mixando più colori vivaci. L’importante è introdurre anche un complemento che raccordi tutti gli elementi, come un tappeto (sarebbe la scelta ottimale) o qualche cuscino (sempre più di uno) in fantasia, etnica o floreale oppure a tinta unita.

I tessuti sono perlopiù costituiti da fibre acriliche tinte in massa, come dralon con trattamento teflon antimacchia e batyline, fibra di poliestere protetta da un rivestimento in pvc.

Leggeri, idrorepellenti ed anti Uv, sono anche indeformabili ed antimuffa. Le imbottiture sono di norma realizzate in poliuretano espanso, come quelle per l’indoor.

Pro e contro degli arredi in metallo rivestito

Resistono agli agenti atmosferici mantenendo i colori inalterati anche se esposti al sole e non si rovinano neanche per l’azione di muffe e microrganismi, normali conseguenze del contatto con l’acqua. Semplice anche la manutenzione: basta pulire con un sapone neutro.

L’unico svantaggio è rappresentato dal prezzo, che in certi casi può essere elevato.

Il tavolo rotondo con le poltroncine abbinate potrebbe rendere meno scontata una semplice cucina total white. Di dimensioni contenute, è adatto a piccoli spazi e le sedute personalizzano un arredo minimal.

Il Bonus verde: la spesa si detrae

Una buona notizia per chi vuole allestire il proprio spazio all’aperto, che si tratti di giardino, terrazzo o balcone: anche per il 2019 è prevista la possibilità di usufruire del cosiddetto “Bonus verde”.

Si tratta della detrazione Irpef del 36% da ripartire in dieci quote annuali di pari importo. Si calcola su un importo massimo di 5.000€ per unità immobiliare, comprensivo delle eventuali spese di progettazione e manutenzione.

Le opere interessate sono:

  • Aree scoperte (giardini, terrazzi e balconi) private di edifici, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi;
  • Realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili

Il pagamento delle spese deve avvenire attraverso strumenti che consentono la tracciabilità delle operazioni (come bonifico bancario o postale).

Ne beneficia chi possiede o detiene l’immobile oggetto degli interventi. La detrazione massima è di 1.800€ per immobile.

Il bonus verde spetta anche per le spese sostenute per interventi eseguiti sulle parti comuni esterne degli edifici condominiali, fino ad un importo massimo complessivo di 5.000€ per unità immobiliare ad uso abitativo. In questo caso, ha diritto alla detrazione il singolo condominio nel limite della quota a lui imputabile, a condizione che la stessa sia stata effettivamente versata al condominio entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Consulenza architetto per la scelta dei materiali

Durante la ristrutturazione di un appartamento le fasi da gestire sono molteplici, sia che si tratti del semplice rifacimento del bagno sia che si tratti dell’intera abitazione.

E’ fondamentale avere sotto controllo ogni fase del processo di ristrutturazione, e in questo un architetto può esservi di grande aiuto.

La prima fase è quella che riguarda il progetto preliminare, si stabilisce il budget e l’entità del progetto, successivamente, una volta approvata dai clienti la soluzione progettuale e la stima dei costi si procede alla fase successiva.

Se sono necessari permessi o documenti da richiedere o presentare in comune inizia la fase burocratica, quella che riguarda le pratiche edilizie.

Se invece non dovessero essere necessarie si passa direttamente alla fase esecutiva del progetto, questo è lo step più importante perché traduce in realtà il progetto preliminare.

Una delle parti sicuramente più interessanti immediatamente precedenti al progetto esecutivo è la scelta dei materiali che comporranno il vostro nuovo ambiente o la vostra nuova casa.

Cerchiamo di approfondire il tema e capire perché questa fase è fondamentale.

La scelta dei materiali

Durante la stesura del progetto preliminare i dettagli del progetto, tra cui anche la scelta dei materiali, vengono solo abbozzati, è invece con la redazione del progetto esecutivo che ogni aspetto del progetto viene definito e valutato attentamente.

La scelta dei materiali viene portata avanti dall’architetto che interpreta le esigenze dei clienti e sottopone loro una proposta.

Presentazione di una Mood board

Per proporre le varie soluzioni e alternative possibili vengono solitamente presentate ai clienti delle mood board ovvero degli accostamenti tra i vari campioni dei materiali scelti.

I campioni sono di solito di formati di piccole dimensioni della superficie del materiale scelto, che sia una piastrella, una tappezzeria, una carta da parati, e così via.

I campioni vengono affiancati l’uno all’altro per verificare e presentare l’effettiva correttezza dell’abbinamento di un dato materiale rispetto ad un altro.

Questa è la prima fase della scelta dei materiali e risulta molto importante perché fornisce ai clienti un modo concreto per visualizzare l’aspetto che assumeranno le pareti, i piani della cucina o quelli del bagno, le superfici del piatto doccia o qualsiasi altro dettaglio che è oggetto del progetto.

La mood board prima di essere “fisica” può essere anche virtuale utilizzando le foto dei materiali proposti ed accostandoli in maniera simile ai campioni.

Visite in showrooom

La seconda fase della scelta dei materiali si concretizza in appuntamenti e visite presso showroom delle case produttrici o dei rivenditori dei materiali proposti.

Questa fase è molto importante perché i clienti hanno la possibilità di vedere i materiali precedentemente visti con la moodboard nelle loro dimensioni reali e magari applicati ad ambienti o a mobili.

Negli showroom vengono infatti ricreati piccole porzioni di appartamenti o di ambienti della casa in cui vengono esposti i materiali nel contesto in cui poi saranno applicati.

Risulta molto utile per i clienti vedere ad esempio la piastrella scelta inserita nel pavimento, piuttosto che la finitura scelta per il top della cucina applicata su una cucina vera e propria.

Nello showroom grazie alle ambientazioni e simulazioni, si ha modo di approfondire dunque la scelta dei materiali, di valutarne le prestazioni e di verificare se il materiale scelto è effettivamente quello più adatto.

Immagine tratta da www. pixabay.com

Prove e controlli in cantiere

Non tutti i materiali si possono esaminare in showroom, si pensi ad esempio alla tinteggiatura delle pareti, il controllo di questo tipo di dettaglio viene effettuato dall’architetto durante la direzione dei lavori.

Vengono fatte prove colori sulle pareti in costruzione per verificare che il colore scelto sia della tonalità giusta.

La presenza dell’architetto durante la fase di esecuzione dei lavori è dunque fondamentale per verificare e prendere la decisione definitiva su alcuni di quei dettagli che non possono essere decisi preventivamente.

Durante la fase di direzione lavori l’architetto verifica anche che i materiali scelti vengano portati in cantiere e montati e assemblati nella maniera corretta, senza che si rovinino o vengano posati in modo errato.

Perché affidarsi ad un architetto per la scelta dei materiali

Come abbiamo visto in precedenza l’architetto interviene nella scelta dei materiali attraverso tre step: presentazione di una mood board virtuale o fisica, visita in showroom e prove e controlli in cantiere.

Ma perché affidarsi ad un architetto? Le ragioni sono molteplici. La scelta dei materiali è una fase delicata che tiene conto sia dell’aspetto estetico che di quello funzionale del materiale.

Oltre dunque a verificare che il materiale si abbini in maniera corretta con gli altri scelti e con lo stile del progetto, l’architetto ha le competenze per riconoscere i pregi e i difetti di ogni tipologia, valutarne le prestazioni, individuare i materiali di qualità o quelli particolarmente innovativi e riconoscere se il prezzo proposto è commisurato al materiale.

Inoltre, grazie alla sua esperienza, l’architetto sa a chi rivolgersi per la fornitura del materiale stesso e può indirizzarvi verso gli showroom o i rivenditori più affidabili.

La presenza di un architetto durante la scelta dei materiali è perciò fondamentale per realizzare un progetto al meglio e per rendere più duratura, più funzionale ed esteticamente più gradevole l’area su cui si va ad intervenire.

Il progetto di una stanza o un appartamento può essere infatti bellissimo a livello formale, ed essere poi rovinati esteticamente e magari anche funzionalmente dalla scelta di materiali sbagliati e inadatti.

E a quel punto il progetto sarebbe da rifare parzialmente sostituendo i materiali non adatti, se non addirittura completamente.

Conclusioni

È importante dunque, sia che si tratti del semplice rifacimento di una porzione del vostro appartamento o dell’intera abitazione, affidarsi all’aiuto di un professionista.

Nonostante possa sembrare facile scegliere un materiale, in realtà è una procedura piuttosto complessa che deve essere trattata assieme a chi ha la visione complessiva del progetto, l’architetto appunto.

Il mio consiglio è dunque quello di non procedere in maniera autonoma nella scelta dei materiali, magari affascinati dall’estetica di una tappezzeria o da un pavimento che poi si rivela di mediocre qualità, si rovina facilmente e magari non si pulisce con facilità e che potrebbe essere anche costato parecchio!

Come preparare la casa all'estate

Piccole e grandi soluzioni per preparare la casa all’estate: tende da sole, zanzariere, climatizzatori

Il grande caldo è in arrivo: se non ci abbiamo pensato, siamo ancora in tempo per adottare le giuste soluzioni per goderci il meglio della bella stagione.

Tende da sole: elementi di grande funzionalità

Le tende sono spesso realizzate su misura, per adattarsi alle dimensioni della zona da schermare e possono avere un’estensione massima diversa da un prodotto all’altro.

Gli elementi fondamentali delle tende da sole sono i seguenti:

  • il telo, che ha la funzione di filtrare i raggi Uv ed allo stesso tempo di lasciar passare la luce; dev’essere resistente all’acqua, mantenere il colore nel tempo, essere intaccabile da funghi e muffe e non macchiarsi.
  • la struttura portante, cioè il telaio di sostegno, su cui viene applicato il telo. Si tratta di una struttura tubolare metallica con “bracci”, agganciati a parete ed a soffitto, trattati per resistere alle aggressioni degli agenti esterni alla corrosione. Può essere anche in legno, purchè adeguatamente trattato.
  • il cassonetto: serve come protezione della tenda quando questa è arrotolata evitando di esporla alle intemperie come pioggia, neve o grandine.
  • la copertura in lamiera, alternativa al cassonetto, per proteggere la tenda chiusa. Si applica ai balconi, terrazzi, lastrici solari, giardini, facciate con finestre o vetrate.

Le tipologie di tende da sole più diffuse

Spazi esterni e serramenti diversi esigono differenti tipi di schermature solari, che si distinguono soprattutto in base ai sistemi di chiusura e di apertura ed alle strutture che li sostengono.

  • A bracci estensibili: ideali per balconi e terrazzi, si compongono di una barra superiore, alla quale è fissato il tubolare con la tenda arrotolata e due bracci che, allungandosi verso l’esterno, aprono il telo a sbalzo. Offrono una protezione superiore. Da fissare a muro oppure a soffitto, possono essere completate da un cassonetto ed essere azionate a motore (oltre che manualmente).
  • A caduta: indicate per finestre e balconi, hanno una struttura lineare, che scende in verticale e due bracci laterali leggermente sporgenti. Alcuni modelli sono suddivisi in due strati: uno superiore, che cade in verticale ed uno inferiore, che può sporgere oltre il balcone per far entrare più luce ed aria.
  • A cappottina: si tratta di una versione in stile tradizionale del modello a caduta. E’ adatto per i balconi, ma anche per schermare finestre o vetrate. Le tende di questa tipologia hanno una forma bombata ed il telo cucito sopra un telaio curvato ad arco, che si apre a soffietto. Schermato dai raggi solari nella parte superiore e parzialmente anche ai lati.
  • A filo: ulteriore versione della tenda a caduta, scorre dall’alto verso il basso, a filo del serramento e della facciata, quindi senza sporgere.
  • Per lucernari: generalmente “a filo”, sono specifiche per tetti inclinati. Offrono protezione dal sole e dal caldo intenso, indispensabili per assicurare il comfort in una mansarda. Sono spesso motorizzate, elettriche o solari.
  • Ad attico o “a capanno”: adatte per grandi terrazzi o giardini, sono dotate di guide laterali: in questo modo il telo scherma sia la parte superiore sia quella frontale dell’area interessata. La struttura viene agganciata ad una parete perimetrale e poggia a terra oppure sul parapetto del balcone.
  • Pergole addossate: sono perfette per terrazzi e giardini, dove è possibile installare una struttura fissa ancorata a parete ed a terra. Il telo o le lamelle possono essere fatte passare tra le travi oppure aprirsi e chiudersi a pacchetto, scorrendo all’interno di guide predisposte.

Riguardo i tessuti, sono da preferire le tende in tessuto acrilico, in poliestere, in pvc o in mix di materiali innovativi brevettati dalle aziende.

Indipendentemente dalla tipologia, le schermature solari sono dotate di sistemi per aprire e chiudere la tenda all’occorrenza. Sistemi che possono essere manuali, motorizzati e perfino comandati a distanza. Quelli manuali sono più economici e molto semplici da usare, ma non sono indicati per esempio per le tende che coprono grandi superfici, come quelle ad attico e le pergole. In questi casi, è meglio acquistare un modello dotato di motore o motorizzabile.

I sistemi più evoluti possono essere implementati da ulteriori funzioni, che ne ottimizzano le performance ed integrati nei sistemi domotici. In particolare, due dispositivi possono essere molto utili.

  • Sensori di luce solare. In base all’intensità dei raggi, comunicano al motore quando aprire e chiudere le tende. Un dispositivo di questo tipo permette di beneficiare del calore naturalmente irradiato dal sole durante l’inverno, ma anche di isolare l’ambiente domestico nelle ore più calde delle lunghe giornate estive.
  • Sensori di vento. Un temporale improvviso o un forte vento rischiano di danneggiare le tende per esterni, in particolare il telo. Problema che può essere evitato grazie a questi sensori, che rilevano le vibrazioni provocate dal vento, ne misurano l’impatto e riavvolgono la tenda quando è necessario.

Detrazioni: “bonus tende” ed autorizzazioni

Chi acquista schermature solari da esterno o da interno può usufruire di una detrazione del 50% delle spese sostenute, in base al cosiddetto Ecobonus 2019 (una proroga del bonus per la riqualificazione energetica contenuta nella legge di Stabilità 2019).

Con il termine “schermatura solare” si intende un sistema di protezione dalla luce del sole e dal calore che consente una reazione variabile e controllata dell’energia e della luce alle sollecitazioni solari. I prodotti agevolati sono:

  • le tende da sole e da interni, a rullo, per serre, ecc
  • pergole con tende in tessuto o con lamelle orientabili
  • zanzariere e tende antisetto, qualora dotate di schermatura solare
  • persiane, tapparelle, veneziane, frangisole

Per usufruire del bonus, la schermatura solare deve essere applicata a protezione di una superficie vetrata. Deve inoltre essere mobile, cioè poter essere aperta e chiusa.

Le spese devono essere certificate con la documentazione specifica che ne attesti il fattore solare e la capacità di schermatura (secondo la norma EN 14501:2006), espressa in Gtot da 0 a 4.

L’installazione di una tenda parasole è considerato un intervento libero, per il quale non sono necessarie autorizzazioni amministrative particolari. E’ quindi necessaria solo la Comunicazione asseverata  da un tecnico abilitato (CILA) anziché la segnalazione certificata inizio attività. (SCIA).

Sempre che l’immobile a cui si applica non si trovi in un edificio di valore storico-artistico, caso in cui è necessaria l’Autorizzazione alla Soprintendenza. Dal 6 Aprile 2017 chi installa una tenda parasole in aree soggette a tutela paesaggistica (regolate dall’articolo 146 del Codice dei Beni Culturali) non dovrà più chiedere l’autorizzazione paesaggistica perché questa fattispecie è considerata un intervento libero.

Zanzariere: indispensabili per impedire l’accesso degli insetti

Prevedono una retina a maglie strettissime, metallica, in fibra di vetro o in tessuto plastificato, impercettibile alla vista, montata su un telaio ed applicata all’esterno della finestra.

Le zanzariere differiscono per tipologia, sistema di scorrimento e di azionamento.

  • Per le finestre, i modelli a scorrimento verticale ed a pannello fisso o scorrevole sono di facile utilizzo, grazie a sistemi di apertura pratici ed ergonomici, che si integrano perfettamente con l’infisso, anche in ambienti dagli ingombri ridotti.
  • Per le portefinestre, la soluzione ideale è rappresentata dai sistemi a scorrimento laterale; in alternativa, se non è possibile installare un cassonetto di avvolgimento della rete, si può puntare su prodotti con rete plissettata o a pannello scorrevole, ad anta battente e fissa su sistemi ampiamente personalizzabili.

Prima dell’acquisto, è importante rilevare in modo preciso le dimensioni del vano: ai lati ed al centro, sia in larghezza sia in altezza, verificando eventuali “fuori squadro” del vano a cui apporre la zanzariera. Quindi si procederà annotando il tipo di misure, specificando se sono “finite” o “luce”.

Tipologie di zanzariere

a rullo, avvolgibili a molla. Sono le più comuni e facili da trovare. Apertura e chiusura avvengono grazie a guide laterali che agevolano lo scorrimento della rete. Comode da utilizzare e facili da pulire, sono applicabili solo a finestre e balconi di misura standard.

ad incasso. Molto utili nel caso si abbia l’esigenza di integrare la zanzariera ad un infisso, cioè inserendola in una contro anta, che nasconde così alla vista il profilo di alluminio. Questo  modello è particolarmente adatto ad edifici moderni, in cui vuole mantenere “pulita” l’estetica della facciata.

plissettate ed a molla. Ideali per piccole finestre oppure per porte di passaggio in casa. Questi modelli sono dotati di una struttura che consente di regolare l’apertura del pannello a seconda delle esigenze. Hanno un telaio realizzato in pvc resistente, ma molto sottile, con uno spessore massimo di 5 mm. Una caratteristica che le rende perfette per risparmiare spazio in casa e per agevolare i passaggi, senza il rischio di inciampare.

fisse. Sono la soluzione più semplice se si ha in casa una finestra o una porta con dimensioni particolari che non si ha la necessità di aprire o chiudere molto spesso. C’è anche nella versione estensibile.

a battente. Risolvono le situazioni di portefinestre che costituiscono punti di intenso passaggio o che si affacciano su terrazzi e balconi. Esistono nelle varianti ad una e a due ante. La struttura solitamente è in alluminio, mentre la rete può essere in fibra di vetro.

magnetiche. Sono le più pratiche ed economiche. Il loro funzionamento è molto semplice: si tratta di pannelli di poliestere, applicabili a porte e finestre tramite fasce adesive. Sono disponibili in misure standard.

su misura. Rispondono alla necessità di chi ha balconi e finestre di misure non standard. Possono essere verticali, quelle solitamente utilizzate per proteggere le finestre, o laterali, di protezione a portefinestre o balconi.

Azionamento delle zanzariere

  • Avvolgimento tradizionale: una volta aperta e rilasciata, il riavvolgimento della rete prosegue fino alla completa apertura, a meno che non sia l’utente a fermarlo.
  • Arresto manuale: la zanzariera si apre e la rete si riavvolge solo se l’utente agisce manualmente, decidendo l’ampiezza di apertura secondo le esigenze di attraversamento. (nel caso di una portafinestra).
  • Chiusura automatica: si richiude da sola, in totale autonomia, una volta sganciata con una leggera pressione. L’utente attraversa la zanzariera senza correre il rischio che resti aperta.

Climatizzatori: apparecchi elettrici, multitasking e sempre più smart

Rispetto al passato, i climatizzatori hanno abbassato i consumi elettrici: basti pensare che i modelli di ultima generazione sono mediamente in classe energetica A++, sia in modalità raffrescamento sia in riscaldamento (dal 1 Gennaio 2019 l’Energy Label prevede una scala che va dalla A+++ dalla D).

Tutti hanno la funzione di riscaldamento con la pompa di calore. Nel rispetto dell’ambiente, utilizzano gas refrigeranti ecologici, come il R32 che ha un Global Warming Potential (GWP) inferiore rispetto a quelli fino ad ora utilizzati.

Regolando umidità e qualità dell’aria, i climatizzatori creano le condizioni ottimali per il benessere indoor.

I modelli attuali sono dotati infatti della funzione di deumidificazione e di efficaci sistemi di filtraggio e purificazione dell’aria: trattengono virus, batteri, muffe, polveri sottili e fumo. Spesso si tratta di sistemi a base di ioni d’argento che impediscono la proliferazioni di microorganismi nocivi, così come i filtri agli enzimi ed al nano platino. Si tratta di strati protettivi che impediscono il depositarsi di polvere ed impurità anche per lungo tempo, riducendo i consumi e limitando la necessità di manutenzione dell’unità.

Al microclima ideale contribuiscono anche altri fattori: un tasso di umidità ambientale tra il 40 ed il 60% ed una temperatura interna di circa 5° C inferiore a quella esterna sono condizioni ottimali per il corpo umano.

Tecnologie evolute e modelli di climatizzatori

I modelli attuali sono dotati di pompa di calore che inverte il ciclo del freddo consentendo di riscaldare gli ambienti nelle stagioni intermedie.

Tutti i nuovi climatizzatori funzionano inoltre con la tecnologia Inverter: l’azione del compressore viene modulata in modo da utilizzare solo la potenza necessaria al raggiungimento della temperatura impostata, senza picchi di consumi come avveniva nei vecchi modelli On/Off.

Climatizzatori fissi: gli split

Un impianto di climatizzazione fisso è la soluzione ideale per climatizzare gli ambienti. E’ formato da un’unità esterna collegata  ad una o più unità interne. In base al numero di queste, i sistemi si definiscono monosplit, dualsplit o multisplit, proprio perché costituiti da due o più elementi separati.

Esistono anche modelli senza unità esterna.

L’unità interna in estate ha il compito di distribuire l’aria fresca, sottraendo il calore all’ambiente. E’ generalmente sistemata a parete, nella parte superiore, un genere di collocazione adatto in quasi tutte le situazioni. In base al tipo di installazione, esistono altri tipi di apparecchi.

I modelli a soffitto sono ideali per rinfrescare, poiché l’aria fredda scende. In alcuni casi possono essere anche incassati nel controsoffitto, lasciando a vista solo la griglia di erogazione dell’aria.

Le consolle a pavimento s’installano come i radiatori; emanano l’aria dal basso verso l’alto. In ogni caso, bisogna prestare attenzione ad alcuni fattori.

Gli apparecchi con pompa di calore non dovrebbero essere installati oltre i 2.5 metri di altezza, poiché l’aria calda tende naturalmente a salire verso l’alto.

E’ comunque bene evitare di installare le unità interne vicino a fonti di calore e vapore ed in esposizione diretta alla luce solare.

L’unità esterna serve a produrre il freddo ed a disperdere il calore all’esterno. Collegata ad una o più unità interne, è solitamente installata sul pavimento di un balcone o fissata alla facciata dell’edificio, in ogni caso ad una distanza non superiore a 20-25 metri dall’unità interna. 

E’ più voluminosa e rumorosa dell’unità interna, poiché contiene il motore. Per resistere agli agenti atmosferici la carrozzeria è trattata con sostanze protettive antiruggine.

Per evitare il forte impatto visivo, alcune aziende producono unità esterne pennellabili nello stesso colore della facciata.

Climatizzatori portatili: non necessitano di installazione

I climatizzatori portatili sono facili da spostare su rotelle da un stanza all’altra e quindi non hanno bisogno di essere installati. Possono però avere potenze così elevate da riuscire a climatizzare ambienti con superficie anche fino a 30/40 mq.

Alcuni sono dotati di pompa di calore per la funzione di riscaldamento, e come gli apparecchi fissi, deumidificano e purificano l’aria dell’ambiente. Funzionano tutti con gas refrigeranti ecologici ed hanno un’efficienza energetica superiore alla A.

Rispetto al passato hanno ridotto di molto la rumorosità, sempre più elevata comunque rispetto ad un climatizzatore split, poiché i modelli portatili contengono in un unico elemento anche il motore. Funzionano come qualsiasi elettrodomestico, attaccando la spina alla presa elettrica: all’esterno sono collegati attraverso un tubo flessibile che espelle l’aria calda.

Installazione e manutenzione dei climatizzatori: a chi rivolgersi

Per la realizzazione di un impianto completo di unità esterne ed interne, occorre affidarsi solo a professionisti, che forniscano la certificazione del lavoro svolto a regola d’arte. Deve trattarsi, quindi, di tecnici abilitati, come quelli che caratterizzano la nostra impresa edile, in possesso del “patentino frigoristi”.

Va tenuto conto che, per questi interventi, sono solitamente necessarie anche opere murarie, con un’incidenza dei costi totali anche fino al 50%.

All’installatore spetta anche la manutenzione periodica. Deve controllare, per esempio, che le tubazioni siano integre e che non vi siano perdite di gas refrigerante. All’utente spetta la manutenzione ordinaria, in particolare la pulizia dei filtri.