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Ristrutturazione Casa

Piatti doccia: di quali materiali?

Uno degli spazi che viene più spesso ristrutturato è proprio il bagno, in questo articolo vi avevo parlato delle ragioni che ci portano a voler cambiare l’aspetto di questo ambiente.

Spesso cambiamenti nello stile di vita o modifiche al nucleo famigliare ci inducono a dover ripensare il bagno, un caso ricorrente è per esempio la sostituzione della vasca e l’installazione al suo posto della doccia.

Molti appartamenti e case di nuova costruzione vengono infatti proposti e venduti con sanitari già installati, la scelta di come disporre il bagno è però molto personale e dipende dalle abitudini di ognuno di noi.

Ecco dunque che si rende necessaria una ristrutturazione che il più delle volte parte proprio dal ripensamento dell’area doccia, magari troppo stretta e scomoda.

Altre volte capita invece che compriamo un appartamento di qualche decennio fa e come prima cosa decidiamo di rifare la doccia o cambiare i sanitari per una questione di igiene e di usura.

Qualunque sia la vostra situazione. vi trovate a dover scegliere una nuova doccia e magari una delle domande che vi ponete è proprio: di quale materiale posso realizzare il piatto doccia?

Vediamo insieme quali sono le principali soluzioni.

Piatti doccia: modelli

Grazie alle nuove tecnologie e alle sperimentazioni delle case produttrici i piatti doccia possono ormai avere svariate forme, colori, misure e stili.

Prima di parlare dei materiali di cui può essere composto un piatto doccia, è bene capire quale modello sia più adatto per voi, in base allo spazio che avete a disposizione, al tipo di struttura del vostro pavimento e al vostro budget.

Il materiale di cui è composto un piatto doccia è infatti spesso vincolato al modello che viene scelto e viceversa.

Piatti doccia in appoggio

Si tratta della tipologia più diffusa fino a qualche anno fa, è un piatto doccia che appunto viene installato sopra il pavimento e quindi forma un dislivello di qualche centimetro con il resto della pavimentazione.

Sicuramente è la soluzione più economica, ma certamente quella che a livello estetico ha meno impatto e anche la meno pratica e funzionale perché la presenza del gradino risulta scomoda, assolutamente non adatta a persone con disabilità e fonte di accumulo di più sporcizia rispetto ad una superficie piana.

Piatto doccia a filo pavimento

Si tratta di una tipologia molto apprezzata a livello estetico poiché il piatto doccia viene posato allo stesso livello del pavimento e risulta dunque in continuità con esso senza nessun dislivello.

Lo scarico della doccia viene totalmente inserito nel massetto di sottofondo, non essendo previsto alcuna vasca di raccolto e il piatto è dotato di un’inclinazione che consente all’acqua in caduta di fluire verso lo scarico. È importante sapere che nelle case di qualche decennio fa, non sempre lo spessore del massetto è sufficiente per una facile installazione dello scarico, dunque è necessaria un’attenta valutazione.

Inoltre se viene scelto questo modello è fondamentale impermeabilizzare correttamente il sottofondo per evitare perdite di acqua. Chi opta per questa soluzione spesso tratta il piatto doccia con lo stesso materiale del pavimento in modo da creare un’unica superficie priva di interruzioni.

Questa soluzione è abbinata frequentemente all’installazione di box doccia a tutto vetro o con montanti e profili di sostegno ridotti, proprio per privilegiare l’estetica minimal della soluzione.  

Piatti doccia a incasso

Si tratta di una via di mezzo rispetto alle precedenti tipologie infatti il piatto doccia non viene totalmente incassato nel pavimento, ma sporge di qualche centimetro, creando un piccolo dislivello.



Immagine tratta da www.pixabay.com

Piatti doccia: materiali

Ora che abbiamo compreso quali siano le varie tipologie di piatti doccia possiamo passare alla tipologia di materiali che possono comporli.

I piatti doccia più diffusi possono essere in ceramica, in resina, in acrilico, in acciaio e in poliuretano, vediamo quali sono pregi e difetti di ognuno.

Piatti doccia in ceramica

Sono sicuramente i più economici, sono facili da pulire e il loro colore rimane inalterato con il passare del tempo, tuttavia hanno misure standard, meno resa a livello estetico, la loro superficie è piuttosto scivolosa e possono subire rotture o crepe.

Piatti doccia in resina

Come vi ho già spiegato in questo articolo la resina ha molti pregi, i piatti doccia in questo materiale possono essere realizzati con svariate finiture, colori, misure e possono avere il trattamento antiscivolo, inoltre eventuali graffi possono essere riparati facilmente.

D’altro canto i piatti doccia in resina sono più soggetti alla formazione di macchie e sono più costosi.

Il piatto doccia in resina viene spesso utilizzato a filo pavimento, grazie al suo spessore ridotto.

Piatti doccia in acrilico

L’acrilico dona al piatto doccia elasticità e leggerezza, i piatti doccia in questo materiale sono meno fragili della ceramica, possono essere realizzati in diverse misure, con finitura antiscivolo, tuttavia hanno una bassa resistenza ad agenti chimici aggressivi.

Il piatto doccia in acrilico viene spesso utilizzato a filo pavimento, grazie al suo spessore ridotto.

Piatti doccia in acciaio

Hanno un costo similare a quello della ceramica e possono essere smaltati per ottenere la colorazione desiderata, tuttavia se si scheggia potrebbe arrugginire e con agenti chimici aggressivi potrebbe opacizzarsi.

Il piatto doccia in acciaio viene spesso utilizzato a filo pavimento, grazie al suo spessore ridotto.

Piatti doccia in poliuretano

Al tatto risultano morbidi e sono antiscivolo, possono essere realizzati in diverse misure e colori, tuttavia presenta costi elevati.

Il piatto doccia in acciaio viene spesso utilizzato a filo pavimento, grazie al suo spessore ridotto.

Oltre a questi materiali i piatti doccia, grazie alla continua sperimentazione delle case produttrici, possono essere realizzati anche in diversi materiali compositi e innovativi come il Corian (un composito ecologico formato da polimeri acrilici puri e minerali naturali) o il marmogres (un agglomerato formato da una miscela di resine con l’aggiunta di polveri di marmo).

Tutti questi materiali sono stati pensati per garantire prestazioni migliori per il piatto doccia.

Conclusioni

Siete pronti a scegliere il piatto doccia che fa per voi? Ricordatevi per prima cosa di valutare le misure che avete a disposizione e poi lo stile che volete dare al vostro bagno, in questo l’architetto di interni può esservi d’aiuto.

Potete poi sbizzarrirvi con il modello e il materiale che più vi ispira, scegliendo tra le numerose possibilità in termini di colore, finiture, forma e aspetto.

Capitolato per una ristrutturazione di appartamento

Capitolato per una ristrutturazione di appartamento

La pianificazione dei lavori di ristrutturazione di un appartamento non può prescindere dalla redazione di un capitolato. Il documento viene realizzato dai tecnici dell’impresa edile incaricata della ristrutturazione.

Cos’è il capitolato per la ristrutturazione di un appartamento?

Il capitolato è un documento, allegato al contratto di appalto, nel quale vengono classificati gli interventi tecnici, i materiali, i volumi, le superfici, la durata dei lavori ed i costi relativi alla ristrutturazione. Attraverso la redazione di questo documento si pianificano i lavori.

Questo documento viene redatto separatamente ma è parte integrante del contratto d’appalto nel quale è presente anche una Dichiarazione Impegnativa dell’Appaltatore volta a specificare la relazione tecnica del progetto, il piano di sicurezza, il computo metrico dell’appartamento, la documentazione relativa alla sicurezza sul lavoro, il programma dei lavori, l’Oggetto dell’appalto e l’Ammontare dell’appalto.

Il capitolato per i lavori di ristrutturazione di un appartamento è facoltativo per i privati. Al contrario, si tratta di un documento obbligatorio per gli appalti tra imprese edili e pubblica amministrazione. Per i committenti privati consigliamo comunque di far redigere questo documento ad un professionista iscritto all’albo (ingegnere, architetto, geometra) per tutelarsi in giudizio in caso di problematiche che possono sorgere con l’impresa edile.

Capitolato per la ristrutturazione: com’è fatto?

Nella prima parte del documento vengono citate le informazioni dell’appartamento sul quale viene predisposto l’intervento di ristrutturazione: l’indirizzo (la città, la via e il numero civico), il numero di vani, il piano, la presenza o meno di un ascensore e le dimensioni di superfici/altezze.

Nella seconda parte del capitolato sono presenti gli interventi relativi a:

  • Demolizioni: eventuale rimozione di piastrelle, zoccolature, sanitari, pavimenti e porte, abbattimento dei muri (tramezze) non portanti.
  • Formazione degli scassi: alloggiamenti delle guaine, scatole portafrutto e di derivazione per successiva realizzazione nuovo impianto elettrico, alloggiamento delle tubazioni e scarichi per bagno e cucina, alloggiamento tubazioni del gas a partire dal contatore fino al piano cottura e alla caldaia e alloggiamento di tubazioni per l’impianto di riscaldamento.
  • Impianto elettrico dell’appartamento: prodotti utilizzati, tecniche impiegate e superfici. Bisogna specificare se va realizzato un nuovo impianto elettrico, i punti luce, le prese di servizio, prese tv e telefono.
  • Impianto idraulico di bagno e cucina: in questa sezione vanno specificati i prodotti utilizzati, le tecniche impiegate e le superfici. Possiamo inserire quì le informazioni relative al bagno, ad esempio la fornitura e posa in opera di tubazione in rame e PVC per carico e scarico, montaggio dei sanitari (lavabo, bidet, doccia, vasca, cassetta di cacciata e lavatrice) e della rubinetteria. Riguardo la cucina, ad esempio, troviamo la fornitura e la posa in pera della tubazione di carico e scarico dell’acqua e il collegamento con la rete di scarico condominiale.        
  • Impianto del gas e di riscaldamento: vanno specificati i prodotti utilizzati, le tecniche impiegate e le superfici.  In quest’area del capitolato va inserita la fornitura e posa in opera delle tubazioni in rame coibentato con partenza dal contatore fino al piano cottura e alla caldaia. Da segnalare anche il foro di areazione del gas.
  • Impianto di riscaldamento: posa in opera della caldaia, fornitura e posa in opera delle tubazioni fino al collettore e di quelle all’ interno dell’appartamento fino ai termosifoni o termoventilatori. Infine bisogna specificare il numero dei termosifoni o termoconvettori o termoventilatori. Anche in questo caso vanno specificati i prodotti, le tecniche impiantistiche e le superfici.
  • Piastrellatura: specificando prodotti, tecniche e le superfici sulle quali applicare le piastrelle o il parquet. In questa sezione va inserita la posa in opera delle piastrelle (a pavimento e/o a rivestimento) eseguite con uno specifico collante e la sigillatura dei giunti tra piastrelle. In caso di installazione di parquet vale lo stesso discorso.
  • Opere murarie con specifiche sui prodotti impiegati, le tecniche e le superfici. Qui possiamo inserire la costruzione di opere murarie come tramezze, telai per porte e finestre, davanzali, ecc.
  • Coloritura e rifiniture: come in ogni altra sezione del capitolato, anche, quì bisogna inserire le specifiche sui materiali, sulle tecniche e sulle superfici. Ad esempio vanno inserite: la rimozione della carta da parati, la rasatura dei muri e la tinteggiatura.

Nell’ultima parte del capitolato per la ristrutturazione di un appartamento vi sono le informazioni di contatto dell’impresa edile: numero di telefono/fax, indirizzo email ed eventualmente, se presente, l’indirizzo del sito web.

Le voci del capitolato possono essere maggiori rispetto a quelle che abbiamo preso in considerazione in questo articolo e dipendono dallo stato in cui si trova l’appartamento prima della ristrutturazione.  Per questo, il documento va redatto da professionisti del settore edile che possano valutare al meglio quali sono gli interventi essenziali da intraprendere. Per fare qualche esempio sulle eventuali integrazioni al capitolato possiamo parlare di:

  • Lavori di consolidamento: ad esempio il consolidamento delle murature con “iniezioni” di cemento armato;
  • Facciate;
  • Controsoffitti;
  • Impermeabilizzazione;
  • Opere da falegname;
  • Protezione termica.

Devi ristrutturare il tuo appartamento? Vuoi affidarti ad un’impresa edile che possa occuparsi anche di realizzare il capitolato per la ristrutturazione del tuo appartamento? Contattaci. Ti metteremo a disposizione i nostri professionisti e ti forniremo tutta l’assistenza tecnica e burocratica necessaria.

Come realizzare l’ufficio… in casa

Con il modificarsi delle abitudini e degli stili di vita, si sta sempre più diffondendo lo smart working e in generale un tipo di lavoro gestito autonomamente dal lavoratore, con ritmi, orari e modalità molto diversi da quelli canonici.

Questo nuovo approccio nel modo di lavorare si riflette anche sugli spazi domestici, sempre più spesso infatti è necessario all’interno della propria casa un ambiente o semplicemente un piccolo angolo dove potersi dedicare all’attività lavorativa.

Che siate libero professionisti, lavoriate da remoto o in smart working, o semplicemente abbiate bisogno di realizzare un ufficio in casa ecco alcuni consigli utili.

Stanza o angolo ufficio?

Sicuramente il primo step da fare per realizzare uno spazio dedicato al lavoro nella propria abitazione è definire di quanto spazio si ha bisogno.

In base dunque all’attività che si svolge è necessario capire se il nostro ufficio occuperà un semplice angolo della casa oppure se vogliamo dedicargli un interno ambiente.

Ovviamente questa decisione va presa anche in base allo spazio fisico che abbiamo a disposizione nella nostra casa, vediamo assieme come gestire entrambe le soluzioni.

Angolo ufficio

Se si opta per questa soluzione, bisogna innanzitutto scegliere in quale ambiente della casa collocare la postazione ufficio. È una scelta piuttosto soggettiva, la più gettonata è sicuramente quella di posizionare l’office corner nella zona giorno, tipicamente nel living.

Si può decidere però di creare un angolo ufficio anche in camera da letto, se abbiamo per esempio una stanza piuttosto grande. Oppure si può optare per una soluzione che sfrutta tutti quegli ambienti secondari della casa, ad esempio un corridoio troppo largo o un’anticamera poco utilizzata.

In mancanza di spazio in altre stanze o per massimizzare l’utilizzo di tutti i metri quadrati della vostra casa, si può infatti allestire l’angolo ufficio in questi spazi poco sfruttati o magari in quella nicchia tra due muri che non sappiamo come arredare o quell’angolo lasciato vuoto.

Infine come vi ho anticipato in questo articolo, se abbiamo a disposizione soffitti di notevole altezza possiamo creare un soppalco ad uso ufficio.

Privacy

Un elemento da considerare per l’angolo ufficio è il fatto che deve essere raccolto e creare le giuste condizioni per potersi concentrare e lavorare al meglio.

Dunque una soluzione potrebbe essere quella di aumentare la sua privacy creando una separazione dall’ambiente in cui è collocato con un mobile passante, di cui vi ho già parlato in questo articolo.

Oppure creando una sorta di pedana che si distacchi anche solo di qualche decina di centimetri da terra, ma che percettivamente renderà l’angolo ufficio un’ambiente separato dal resto della stanza.

Arredi fondamentali per l’angolo ufficio

Cosa non deve assolutamente mancare nel vostro angolo ufficio? Trattandosi di una piccola stanza nella stanza è importante che l’angolo ufficio abbia una propria identità e sia ben organizzato con tutto ciò che di cui si ha bisogno in poco spazio.

Punto luce

Sicuramente la fonte di luce è di assoluta importanza per non rischiare di sforzare troppo gli occhi mentre si lavora.

Meglio se si tratta di luce naturale, quindi il mio consiglio è quello di posizionare l’angolo ufficio vicino ad una finestra, una portafinestra o anche sotto un lucernario.

In ogni caso sarà comunque necessaria una lampada da tavolo o a terra che possa illuminare l’angolo ufficio in mancanza di luce naturale diretta.

Piano d’appoggio e seduta

Elemento fondamentale è ovviamente un piano d’appoggio, che si tratti di una scrivania ampia, di una mensola ancorata al muro poco profonda, di un piccolo tavolino, ed assieme ad esso anche una seduta, che sia una sedia, una poltroncina o uno sgabello alto.

La scelta della coppia piano d’appoggio-seduta è piuttosto soggettiva e dipende dal tipo di lavoro che svolgiamo, dalla frequenza e da quanto spazio abbiamo a disposizione.

Se di base lavoriamo con un pc portatile lo spazio di cui abbiamo bisogno si riduce e possiamo utilizzare sia una mensola sia un piccolo tavolino e stare anche comodamente seduti su una poltrona con un tavolino portatile pieghevole.

Se invece lavoriamo con altre attrezzature o semplicemente con un pc opteremo per una scrivania più ampia.

Mensole, cassetti e ripiani

Risulta molto utile avere a disposizione nel proprio angolo ufficio, qualche mensola sopra il piano d’appoggio o magari dei cassetti integrati ad esso dove riporre tutti gli accessori necessari per il nostro lavoro.

È importante infatti che il nostro piano d’appoggio resti il più libero possibile per consentirci di lavorare al meglio e che gli oggetti che necessitiamo occasionalmente vengano riposti in un altro spazio ad essi dedicato.

Se abbiamo poi a disposizione più spazio possiamo pensare ad un vero e proprio mobile – libreria, magari in parte dotato di mensole e in parte di vani chiusi con ante dove riporre il materiale più privato.

Stanza ufficio

Se invece optate per un ufficio che occupa interamente una vera e propria stanza della casa, o anche magari metà di essa e l’altra metà può essere per esempio dedicata alla lettura, ci si può sbizzarrire nella scelta non solo di arredi, ma anche di finiture, colori, materiali, luci per l’intero ambiente. In generale si può dire che la scelta dello stile della stanza ufficio è piuttosto soggettivo e strettamente collegato al tipo di lavoro che si svolge. Se si tratta di una professione piuttosto creativa, si opterà per uno stile che la rispecchi e che favorisca il processo artistico, se invece questo non è il vostro caso opterei per uno stile sobrio che aiuti a favorire la concentrazione. Se avete la possibilità di scegliere, sarebbe bene che la stanza ufficio fosse disposta a ovest o a est, non a nord perché sarebbe poco illuminata.

Arredi fondamentali per la stanza ufficio

Per quanto riguarda gli arredi, valgono le considerazioni fatte per l’angolo ufficio, tenendo però in conto che abbiamo a disposizione più spazio.

Si può optare per una scrivania ampia con relativa seduta, magari una poltrona con tavolino pieghevole per le attività lavorative più leggere.

Sempre fondamentale è la presenza di luce naturale e artificiale, così come quella di mensole, cassetti e ripiani in prossimità della scrivania.

Sicuramente non può mancare una libreria, che sia appoggiata alla parete o passante, se per esempio dobbiamo dividere la stanza in due parti.

Le caratteristiche funzionali delle lampade: dall’assorbimento dei rumori alla purificazione dell’aria

Le caratteristiche funzionali delle lampade: dall’assorbimento dei rumori alla purificazione dell’aria

Che riguardi un’intera abitazione o un singolo ambiente, un efficace e risolutivo progetto architettonico o di interior non trascura la luce naturale né quella artificiale, che sono componenti rilevanti  del benessere domestico.

Molte persone, nella propria casa, svolgono la maggior parte delle attività dopo il tramonto. Quindi, se la luce naturale è indiscutibilmente fonte di appagamento e vitalità, quella artificiale non è meno incisiva: adeguata e corretta è fondamentale per la vivibilità degli spazi, sia che si tratti dell’area di preparazione dei cibi sia dell’angolo studio o di quello per il relax. Per questo la scelta dell’illuminazione non deve dipendere solo da questioni estetiche, di decorazione e di gusto, ma bisogna prestare molta attenzione alle caratteristiche funzionali: la prestazione tecnica rimane, per questi complementi, un requisito prioritario. E, per assicurare livelli di comfort sempre più alti, la produzione illuminotecnica si è arricchita di proposte sempre più performanti, in linea con il trend della multifunzionalità e della tecnologia domestica, in grado di associare alla funzione primaria anche altre attività finalizzate al benessere indoor.

Quali sono le caratteristiche funzionali delle lampade?

  • Texture funzionale. Sarà capitato a tutti, durante un momento di convivialità intorno al tavolo, di accorgersi improvvisamente che i decibel sono in salita. Oppure di non riuscire a studiare con la giusta concentrazione perché infastiditi dai rumori di fondo. A questi inconvenienti si può porre rimedio con lampade progettate e realizzate proprio per assorbire le onde sonore. In genere, tale funzione è dovuta sia al design mirato dell’apparecchio sia ai materiali, spesso tessuti fonoassorbenti. Ma sono stati messi a punto anche brevetti innovativi che rendono i prodotti decisamente hi-tech.

Grazie al particolare disegno a sezione sinusoidale che caratterizza la superficie inferiore, ed all’utilizzo di materiale fonoassorbente, Eggboard di Artemide è una lampada a sospensione in grado di assorbire i rumori. Efficace se posizionata ad un metro circa sopra la testa delle persone. E’ disponibile in due dimensioni: da 160×80 cm e da 80×80 cm.

Silenzio di Luceplan è una lampada disponibile nelle versioni a sospensione a parete, che coniuga qualità della luce e comfort acustico. Grazie anche ai tessuti della collezione Remix 2 di Kvadrat di cui è rivestita, garantisce elevate prestazioni di fono assorbenza.

  • Personalizzazione totale. Molte delle nuove proposte hi-tech si basano sullo Human Centric Lighting, un concetto secondo il quale i sistemi di illuminazione devono rispondere alle esigenze biologiche dell’uomo, rispettandone i ritmi circadiani, ovvero quella sorta di orologio interno di ogni individuo che ne regola le attività. Ed è proprio ciò che riescono a fare alcune lampade progettate per ambienti professionali. Ma in alcuni casi utilizzabili anche in contesti residenziali, che sono in grado di regolare l’intensità ed il colore della luce in funzione del momento della giornata e delle esigenze dell’utente.

Le lampadine di TP Link si collegano alla rete wifi di casa e consentono, grazie al comando Circadian Mode, di regolare la propria intensità in funzione della luce naturale esterna, ma sono gestibili anche da remoto grazie all’app Kasa. E’ possibile, inoltre, stabilire l’orario di accensione e la loro intensità, personalizzandone il funzionamento.

La lampada Ondaria di Zumtobel, sfruttando la tecnologia tunableWhite, riproduce le condizioni di luce naturale e può essere adattata alle preferenze dell’utente. E’ disponibile sia nella versione sospensione sia da incasso nel controsoffitto.

Decorazione e comfort insieme? Sì con lo Smarter Kit Nanoleaf Aurora di Nanoleaf: nove pannelli modulari triangolari, equipaggiati con un sistema di illuminazione smart wifi controllabile da smartphone grazie alla compatibilità con Apple HomeKit. E’ dunque possibile personalizzare la propria illuminazione, scegliendo tra una gamma di 16,7 milioni di colori. I pannelli possono essere disposti come si desidera e si applicano grazie a strisce biadesive.

  • Purificazione dell’aria. La qualità del microclima indoor è un tema che oggi suscita un sostanziale interesse e a cui si presta sempre maggiore attenzione, perché si è sempre più consapevoli di quanto incida sulla salubrità della casa. Se l’aerazione resta fondamentale per rinnovare l’aria negli ambienti, la purificazione lo è per migliorarla. E un aiuto per monitorare il microclima nella stanze arriva proprio dalle lampade intelligenti che sono in grado di analizzare la qualità dell’aria e, al bisogno, addirittura attivare sistemi di purificazione di cui sono equipaggiate.

La lampada da tavolo a led per luce d’ambiente Bellaria di Falmec ingloba un sistema per la purificazione dell’aria. E’ dotata di funzione di ionizzazione attiva e di eliminazione di sostanze potenzialmente dannose per l’organismo, collaborando di fatto a contrastare l’inquinamento indoor.

La gamma ACLL, Air Clean Led Lighting, di LP Energy comprende lampade foto catalitiche attive che contribuiscono alla purificazione dell’aria. Il sistema è composto da luci a led a cui vengono applicati nano materiali foto catalitici con caratteristiche biocìde abbinate al basso consumo energetico.

Il tema “luce e comfort domestico” abbraccia anche i sistemi di illuminazione inseriti negli elementi d’arredo, aumentandone la funzionalità e semplificando le normali attività quotidiane.

Le proposte attuali sono particolarmente efficaci anche perché tendono ad utilizzare la vantaggiosa tecnologia a led.

  • Il sistema Usm Haller E di Usm è integrato nella struttura modulare degli elementi d’arredamento e fornisce sia luce sia possibilità di ricarica dei dispositivi mobili. Tutto senza cavi elettrici. In più, grazie a sensori di movimento, i cassetti si illuminano automaticamente alla loro apertura. Anche la base del mobile può essere illuminata: un plus in più per la sicurezza in casa.
  • La collezione modulare e versatile Freedhome di Caccaro ospita un innovativo sistema di illuminazione a basso consumo a led, regolabile attraverso una specifica app, disponibile per smartphone e tablet. Questo permette, per esempio, di sistemare la cabina armadio in un vano privo di qualsiasi tipo di illuminazione, senza dover aggiungere u necessari punti luce.
  • Una soluzione nata per illuminare grandi spazi, come le sale museali, ma ora applicabile anche in ambienti residenziali, è il cosiddetto “soffitto teso” e retroilluminato. E’ realizzato con un telo ininfiammabile M1 in pvc che si tende sotto l’effetto del calore lungo il perimetro dei muri, grazie ad un sistema di fissaggio specifico e brevettato, e dotato di fonti luminose a led. Questo sistema si presta a moltissime interpretazioni creative, perché il telo può essere colorato e decorato, con vari soggetti da stampare.
Terrazzo-milano

Il terrazzo, una stanza in più

Nella scelta della propria futura casa è importante tenere in considerazione tutti i fattori che più sono importanti per noi, ad esempio il numero di camere da letto o il numero di bagni, oppure la disposizione su un unico piano o su più piani, oppure ancora la presenza di un giardino esterno.

Un elemento da non sottovalutare durante la scelta della futura abitazione, soprattutto se si tratta di una città come Milano, è la presenza di una terrazza. Approfondiamo insieme l’argomento per capire quali sono i vantaggi dell’averla.

Il terrazzo

È bene fare una premessa che riguarda il significato proprio del termine, per terrazzo si intende una parte lastricata che fa da copertura ad un fabbricato.

La differenza tra il balcone e la terrazza sta nel fatto che il balcone rappresenta un elemento aggiunto al corpo principale dell’edificio, che sporge, appunto, dal filo della sua superficie, mentre la terrazza è inclusa in esso.

Il terrazzo è dunque spesso prerogativa degli appartamenti che stanno agli ultimi piani di un edificio, può avere dimensioni varie che dipendono dalle scelte progettuali dello stesso edificio.

A Milano, città in cui sono molto più diffusi palazzi o edifici multipiano composti da appartamenti piuttosto che abitazioni monofamiliari con giardino, il terrazzo rappresenta una valida opportunità per poter fruire di uno spazio aperto nell’intimità della propria abitazione.

Come utilizzarlo

Che sia di piccole o grandi dimensioni il terrazzo può essere utilizzato in molteplici modi, e si configura come una vera e propria stanza in più ed accessoria all’interno della casa.

Il terrazzo può essere infatti utilizzato come sala da pranzo o come estensione del soggiorno nelle stagioni estiva, primaverile o autunnale, se le condizioni lo consentono si può anche decidere di creare una veranda, magari riscaldata, per utilizzare questo spazio anche durante l’inverno.

Prima di procedere alla creazione di una veranda, ovvero di una parte del terrazzo chiudibile con vetrate, è bene documentarsi presso il comune della propria città.

L’autorizzazione e i lavori per l’installazione di una nuova veranda sono soggetti a regole ben precise che spesso variano da comune a comune, secondo il Regolamento Edilizio specifico. Il terrazzo tipicamente viene utilizzato, come accennato in precedenza, come spazio accessorio agli ambienti giorno, tuttavia può avere anche altre funzioni.

Per esempio, si può trattare il terrazzo come un vero e proprio giardino, dunque attrezzarlo con giochi per i bambini, o con tavoli per il ping pong oppure piscine sia interrate che non, o ancora con una zona solarium o barbecue, oppure con un’area per il giardinaggio e una piccola serra o orto.

Il tutto dipende dalle dimensioni del terrazzo e dal contesto in cui ci si trova, tuttavia il terrazzo è un vero e proprio ambiente della casa, una stanza a cielo aperto possiamo dire.

Un’altra funzione del terrazzo può essere quella di avere una parte di esso dedicata al ricovero di attrezzature specifiche o oggetti particolari, in mancanza di altro spazio o di un adeguato ripostiglio all’interno della casa si può infatti creare una verandaripostiglio.

Anche in questo caso prima di iniziare i lavori di installazione sarà, necessario verificare con il proprio comune di residenza se bisogna richiedere la concessione di costruzione e, nel caso di condominio, la concessione unanime della relativa assemblea.

Come arredarlo

Sicuramente una caratteristica importante che un terrazzo deve avere è quello di essere adeguatamente protetto dal sole.

Per ovviare a questa esigenza si possono intraprendere diverse strade, ad esempio creare attraverso il progetto del verde, una zona ombreggiata con piante.

Oppure si può pensare all’inserimento di arredi specifici per l’ombreggiamento come ombrelloni o tende solari.

Molto diffusi sono anche strutture come gazebi, oppure pergolati con piante rampicanti, anche in questo caso prima dell’inizio dei lavori, trattandosi di strutture fisse è bene verificare il regolamento edilizio e, nel caso, condominiale.

Il terrazzo a seconda della sua funzione e dimensione può essere arredato in svariati modi. La prima scelta da fare è decidere il tipo di pavimentazione che vogliamo, se in legno trattato per esterni, in pietra, o in gres porcellanato, oppure decidere se posare sul terrazzo un tappeto d’erba sintetica o ancora decidere creare un vero e proprio tetto verde con erbe e arbusti autentiche.

Il primo step riguarda dunque il tipo di effetto che vogliamo per il nostro terrazzo, una volta presa questa decisione si può passare alla scelta degli arredi.

Sicuramente se vi è lo spazio necessario è bene pensare ad una zona pranzo con tavoli e sedie, ben ombreggiata, per potersi godere un pranzo o una cena in compagnia all’aria aperta. Se poi dovesse avanzare ancora superficie libera si può pensare ad una zona relax, con un’amaca oppure con divanetti e poltrone, o con sedute morbide. Qualunque sia la funzione che il vostro terrazzo assumerà non bisogna trascurare la componente green, piante e fiori aiutano a creare la giusta atmosfera per il relax, arredano il vostro ambiente, ombreggiano e schermano la vista preservando l’intimità del terrazzo.

Inoltre è possibile piantumare anche piante aromatiche o da orto creando una piccola zona dedicata.

Come manutenerlo

Sicuramente il terrazzo essendo tendenzialmente scoperto e esposto alle intemperie e agli agenti atmosferici richiede cura e manutenzione.

Se la vostra futura abitazione non è di recente costruzione e necessita di una ristrutturazione, è bene che questa coinvolga anche il terrazzo.

Uno dei problemi più diffusi per i terrazzi sono infatti le infiltrazioni di acqua. È importante dunque fare attenzione che la pavimentazione del terrazzo sia ben impermeabilizzata, per evitare che si creino infiltrazioni di acqua nei piani sottostanti e che la struttura stessa del terrazzo si deteriori.

Se il vostro terrazzo è invece dotato di veranda la manutenzione sarà sicuramente inferiore rispetto ad un terrazzo scoperto.

Conclusioni

Per tutti quelli che non possiedono un giardino, il terrazzo rappresenta una valida alternativa per godersi le stagioni più calde.

Il terrazzo, se verandato e riscaldato, rappresenta poi una vera e propria stanza in più della casa, utilizzabile durante tutto l’anno.

Se desiderate dunque uno spazio accogliente e intimo all’interno della vostra abitazione, a stretto contatto con la natura il consiglio è quello di scegliere una casa.. con terrazza!

Come sfruttare “l’altezza notevole dei soffitti”?

Come sfruttare “l’altezza notevole dei soffitti”?

L’altezza rilevante dei soffitti è una risorsa da sfruttare, con soluzioni che variano in base allo spazio.

Se nelle abitazioni di nuova costruzione l’altezza interna è in media di circa 270/300 cm, nella maggior parte di quelle che appartengono al patrimonio immobiliare esistente è decisamente superiore. Si tratta di quasi tutti gli appartamenti degli edifici civili costruiti in Italia fino all’inizio degli anni Settanta, di quelli antichi e storici e delle case singole, sia in città sia nelle zone suburbane. Spostandosi poi dai centri storici alle prime periferie, si trovano anche esempi di archeologia industriale in cui i volumi interni raggiungono altezze con valori decisamente elevati, ben oltre i 400 cm. A proposito di edilizia esistente, vanno poi considerati anche tutti gli esempi di recupero dei sottotetti ai fini abitativi, incentivato con leggi ad hoc in quasi tutte le Regioni Italiane: qui le altezze sono almeno doppie.

Dunque, l’”altezza notevole dei soffitti” rappresenta un tema diffuso più di quanto si pensi, una grande risorsa da sfruttare. Ma come fare?

In tutti i casi in cui i soffitti superano ampiamente il valore minimo stabilito dal Regolamento edilizio del Comune (o della Regione) in cui è situato l’immobile, si può, con progetti mirati, sfruttare al meglio le altezze generose degli interni.

Certamente le soluzioni sono molteplici e si differenziano per lo spazio a disposizione, per le finalità di utilizzo e per la tipologia di intervento a cui fa capo la creatività del progettista. Si passa dall’aumento della superficie della casa, sfruttando l’altezza per aggiungere un livello con un soppalco, alla creazione di controsoffitti dagli usi svariati fino al solo rialzo della quota di pavimento con una pedana.

Di qualsiasi natura e tipologia sia l’intervento per sfruttare l’altezza, è necessario verificarne prima la fattibilità, dal punto di vista normativo e tecnico.

Altezza notevole dei soffitti: tutte le soluzioni che variano in base allo spazio

Generalmente l’estensione del soppalco dipende dall’altezza del soffitto: tanto più questa cresce, quanto più il soppalco può essere ampio. Deve avere il lato maggiore aperto sugli spazi sottostanti ed essere dotato di un parapetto alto almeno 110 cm. Per la verifica dell’aeroilluminazione si deve tener conto della superficie totale (locale soppalcato+soppalco).

Le scale, modulari e componibili, sono realizzazioni custom made che possono soddisfare qualsiasi esigenza, sia di spazio sia di impatto visivo. E si possono integrare in ogni progetto di soppalco realizzato con qualsiasi materiale.

Tipologie di soppalco a confronto

  • In metallo: la struttura viene di solito ancorata alle pareti, ma a seconda di come si sviluppa e della muratura esistente, può richiedere i montanti di sostegno. Il piano di calpestio si realizza con un assito di legno o in lamiera, da rivestire con qualsiasi tipo di pavimento, persino lastre di vetro. Si può rifinire in armonia con lo stile ed i colori della casa o lasciare a vista. Garantisce stabilità ed effetto scenico.
  • In legno: autoportante o da ancorare alle pareti, il telaio ligneo è più veloce da realizzare rispetto alla altre tecniche, perché composto da elementi prefabbricati. Di grande fascino, è durevole.
  • In muratura: si può fare ricorso a tecniche costruttive diverse (per esempio travi in cemento armato + tavelle in laterizio + tamponamento in cemento o cartongesso), con i tempi richiesti dall’edilizia tradizionale. E’ stabile ed è privo dell’effetto vibrazione che talvolta si avverte nelle altre due tipologie.

Normativa ed autorizzazioni comunali

E’ convenzione ipotizzare in 450 cm l’altezza minima per inserire un soppalco praticabile. (abitabile). Ma tale valore va considerato “un’indicazione di massima”, poiché c’è una serie di norme da rispettare.

La costruzione di un soppalco per aggiungere superficie abitabile è un’opera disciplinata dalla normativa edilizia del Comune dove è situato l’immobile.

I singoli Comuni, infatti, possono redigere un proprio Regolamento edilizio sulla base di quello “tipo” predisposto dalla Regione di riferimento il quale, a sua volta, fa capo ad una disposizione nazionale unica che è il DM del 5 Luglio 1975. Oppure possono scegliere di adottare quello Regionale. Questo significa che esistono differenze a livello nazionale, da Comune a Comune, oltre che da Regione a Regione, in particolare in merito alle altezze minime necessarie sopra e sotto il soppalco, affinchè gli spazi siano abitabili.

Laddove non esistano indicazioni, resta valido il DM del 1975 che fissa a 270 cm l’altezza per gli spazi abitabili ed a 240 cm quella per i vani di servizio (come bagno e corridoio).

Un esempio. Il Regolamento edilizio di Milano prescrive che 210 cm sia l’altezza minima degli spazi sottostanti ai soppalchi ed anche quella tra il pavimento finito dei soppalchi ed il soffitto finito dei locali. Con tali caratteristiche, la superficie dei soppalchi, esclusa la scala di accesso, non deve essere superiore ad un terzo di quella del locale soppalcato.

E’ previsto infatti, un aumento della superficie dal soppalco qualora si abbinano altezze maggiori.

La sesta sezione del Consiglio di Stato, nella sentenza n. 4166/2018 pubblicata il 9 Luglio, ha confermato che la realizzazione di un soppalco rientra nel novero degli interventi di ristrutturazione edilizia, dal momento che determina un aumento della superficie utile dell’unità, con conseguente aggravio del carico urbanistico. Pertanto, è necessario presentare in Comune la relativa pratica edilizia (in genere la Scia).

In assenza di tale iter burocratico, si commette il reato di abuso edilizio che, oltre ad un procedimento penale, comporta anche l’obbligo di demolizione dell’opera realizzata in maniera illecita.

Pedana: soluzione salva spazio che permette di recuperare cm preziosi con un minimo rialzo di quota

Qualsiasi forma e dimensione abbia, la pedana non è equiparabile ad un soppalco. E’ di tutt’altra natura e va considerata piuttosto alla stregua di un elemento d’arredo. In ogni caso, si devono osservare le norme edilizie locali.

La normativa

Se non si modificano la dimensione dei locali, i rapporti di aeroilluminazione né la destinazione d’uso, non è necessario chiedere un’autorizzazione edilizia in Comune.

Non è permesso costruire pedane che riducano l’altezza del locale, anche se solo in una delle sue parti, al di sotto dei 210 cm (se l’altezza dell’ambiente è di 270 cm, la pedana non può superare quindi i 60 cm), a meno che non siano assimilabili ad elementi d’arredo (come la base del letto). Quando affiancata a parapetti o finestre, questi devono essere alzati a 110 cm.

Considerando che le pedane possono essere costruite seguendo diversi metodi, da una struttura in legno a griglie in metallo e su strutture esistenti anch’esse costruite seguendo diverse tipologie edilizie, è sempre bene richiedere la consulenza preliminare di un tecnico esperto che ne valuti il peso.

Il ripostiglio in quota

Quando il soffitto raggiunge altezze superiori al minimo richiesto, si possono creare dei ribassamenti che regalano molti vantaggi. Un esempio? Se il vano che si ricava è di almeno 50 cm, può essere sfruttato come deposito.

La normativa

Alcuni regolamenti edilizi consentono a bagni, corridoi e spazi di servizio di avere altezze inferiori rispetto alle altre stanze. Si può sfruttare questa possibilità ribassando il plafone e ricavare un vano per contenere. In molti casi, un controsoffitto di 15-20 cm è necessario per alloggiare impianti.

In genere è possibile realizzare liberamente un controsoffitto ispezionabile, che non viene aggiunto alla superficie della casa, purchè:

  • l’accesso non avvenga con scala fissa
  • abbia altezza interna inferiore a 180 cm (in edilizia esistente) o a 80 cm (nuove costruzioni)
  • sia completamente chiuso
  • visto che non si tratta di un soppalco abitabile, non è necessario richiedere l’autorizzazione edilizia comunale (quindi si cataloga come intervento edilizio minore), a meno che, per la sua realizzazione, non si intervenga sulla struttura portante.

Sconti fiscali

E’ valida fino al 31/12/2019 la detrazione Irpef pari al 50% (fino ad un massimo di 96mila euro per abitazione) dei costi sostenuti per i lavori di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia (Bonus 50%).

Dei casi analizzati in questo servizio, il soppalco abitabile è sicuramente agevolato fiscalmente.

Le altre due soluzioni (pedana e ripostiglio) lo possono essere solo se fanno parte di un più ampio intervento classificato in una delle tre categorie sopra citate.

Cappotto termico: tutte le soluzioni high quality

Cappotto termico: tutte le soluzioni high quality

Il cappotto termico è una soluzione tecnica di efficienza energetica applicata alle pareti esterne dell’edificio per frenare, in tutte le stagioni, il flusso termico (dall’ambiente a temperatura più alta a quello a temperatura più bassa). C

L’installazione a regola d’arte del sistema cappotto consente di risolvere gran parte dei ponti termici, che sono punti critici dove si registra la dispersione termica.

Il mercato offre diverse soluzioni, spaziando tra sistemi basati sull’uso di materiali di sintesi, come l’EPS o naturali (cellulosa, canapa, sughero).

L’efficacia del cappotto non è da attribuire al solo isolante scelto; essendo una tecnologia composta da diversi elementi e procedure applicative, funziona come un sistema che va progettato e realizzato con le specifiche regole, che per ogni materiale possono essere diverse, per non rischiare problematiche quali, per esempio, le infiltrazioni d’acqua.

Per quanto riguarda le performance dell’isolamento termico, tutti i materiali che minimizzino il passaggio di energia termica tra due corpi a differenti temperature, che hanno cioè una conducibilità termica molto bassa, di provenienza naturale o sintetica, sono assolutamente confrontabili.

Quali sono i materiali più diffusi per il cappotto?

Il cappotto termico si presta ad essere “interpretato” con molti materiali isolanti diversi: in linea di principio ogni tipo di isolante può essere adatto, purchè risponda al requisito di idoneo all’uso nei sistemi ETICS.

Il materiale più diffuso, per motivi economici e per facilità di posa, è senza dubbio il polistirene espanso sintetizzato (EPS), ma stanno aumentando sensibilmente le richieste di pannelli in fibra di legno, sughero ed altro. Mentre le fibre minerali continuano a crescere costantemente.

La scelta dei materiali: le novità del mercato per soluzioni high quality

Che si tratti di palazzo o casa indipendente, solo un tecnico esperto e certificato saprà consigliare sistema e materiali adatti a raggiungere l’efficienza prefissata dal proprio progetto per quell’edificio.

A partire dagli obiettivi (contenimento energetico e benessere termico indoor), per poter stabilire il miglior “sistema cappotto”, caso per caso, entrano in gioco orientamento dell’edificio, materiale delle pareti, quantità e posizione dei ponti termici, ovvero i punti di discontinuità del materiale, attraverso i quali si verificano le dispersioni termiche e che, in generale, costituiscono una criticità per la salubrità degli ambienti interni. Ed, infine, la finitura. Oggi sempre più produttori sono in grado di offrire sistemi completi, ma può anche capitare che si utilizzino più fornitori, purchè i vari elementi siano tra loro compatibili.

Le regole per l’isolante

Sottoposto ad un carico, il materiale coibentante si riduce di spessore; ne consegue una diminuzione del potere isolante.

Per le applicazioni edili che sono soggette a regole sulla reazione al fuoco, è importante verificare l’Euroclasse di reazione al fuoco del prodotto isolante. I pannelli devono essere posati in modo continuo senza spazi vuoti. Per i materiali soggetti a variazioni dimensionali esistono specifici sistemi di posa. Per applicare in continuità isolanti diversi occorre seguire le indicazioni dei produttori.

I ponti termici, come il mancato isolamento di travi e pilastri, comportano il rischio di danni ed ammaloramenti da condensa.

Dagli elementi base del cappotto ai pacchetti termici completi e brevettati

Al momento dell’acquisto, oltre alle performance del cappotto, entra in gioco anche la necessità di non eccedere con l’aumento di spessore in facciata.

  • Ad alte performance. Della gamma di sistemi per cappotto Fassatherm di Fassa Bortolo, Silver Classic è specifico per ridurre le tensioni indotte dai cicli termici.

La prerogativa si deve all’innovativo design della lastra isolante, combinato con le prestazioni di un rasante fibrorinforzato ed una rete d’armatura ad alte performance.

L’addizione della polvere di grafite nella forgiatura della lastra permette al sistema di raggiungere elevate prestazioni termiche con spessori ridotti.

Appartiene alla gamma anche il versatile collante/rasante in più colori. (grigio, bianco, ed extra bianco).

  • Per le strutture in legno. Il sistema Wood-Smart di Knauf è un sistema testato e garantito per la posa su strutture in legno di isolanti in EPS e lana minerale.

E’ disponibile con EPS bianco, grigio e, nella versione Smart, con lana di roccia.

In questa versione, la lana di roccia utilizzata è incombustibile (Euroclasse di reazione al fuoco A1) ed assicura anche isolamento acustico.

Questo sistema, innovativo per il settore, ha ottenuto il benestare tecnico tedesco in riferimento all’applicazione su supporti lignei (Z-33.47-889).

Il sistema è indicato anche per l’applicazione su strutture X-LAM.

  • Come una muratura. Weber.Therm Robusto Universal di Weber Saint Gobain è un sistema di isolamento termico esterno che coniuga le prestazioni di un sistema a cappotto con la robustezza e la solidità di una muratura tradizionale.

Solido, utilizza intonaci speciali applicati nello spessore di 2 cm, lasciando poi grande libertà estetica per il rivestimento finale.

Garantisce prestazioni di isolamento acustico, traspirabilità, la migliore reazione al fuoco e la possibilità di rinnovo degli elementi nel tempo.

Oltre che nella versione a pittura, il sistema è declinabile anche in altre tipologie di finitura, tra cui la pietra.

  • Super impermeabile. Il sistema Renovatherm di Sikkens, in collaborazione con BASF, punta sulle performance dei prodotti di finitura, che svolgono una funzione estremamente importante: oltre a creare un effetto estetico gradevole, assicurano una protezione agli strati sottostanti, creandone uno impermeabile all’acqua piovana.

In questo modo si preservano i componenti del cappotto e si garantisce al tempo stesso un’elevata permeabilità al vapore acqueo, responsabile del fenomeno della condensa.

La gamma completa comprende pannelli in EPS ad elevate prestazioni.

  • L’intercapedine d’aria. Isotec Parete di Brianza Plastica propone un sistema di facciata ventilata che, in un’unica soluzione tecnica, forma il cappotto termoisolante e fornisce la struttura di supporto per la finitura esterna di rivestimento.

Il pannello isolante, infatti, è dotato di correntino portante forato che crea una camera d’aria ventilata tra pannello isolante e finitura.

La parte ventilata è una versione del “cappotto”, che in più prevede un’intercapedine di aria tra isolante e  rivestimento. Tale lamina d’aria serve ad evitare la condensa tra gli strati.

Il pannello isolante è protetto da una lamina di alluminio impermeabile.

  • In lana di roccia. REDart di Rockwool si basa sull’uso di un pannello in lana di roccia a doppia densità, materiale formato al 97% da materiali minerali (basalto, gabbro) e riciclati.

Assicura comfort abitativo invernale ed estivo, traspirabilità della facciata, protezione dell’edificio dal fuoco e durabilità, con possibilità di applicazione su molte tipologie di supporto.

E’ un sistema completo che comprende anche il collante, i fissaggi meccanici, il rasante, la rete di armatura e numerosi tipi di finitura.

Questo materiale è adatto anche per edifici con volumi irregolari.

  • Lana di vetro: riciclata e riciclabile. Isover Clima34 G3 di Isover Saint Gobain è un pannello in lana minerale, con un indice di conducibilità termica pari a 0.034, valore molto basso.

La struttura a celle aperte della lana di vetro gli conferisce particolari prestazioni di isolamento termico e traspirabilità; mentre l’intreccio delle fibre di cui è composta crea una moltitudine di pori che trattengono l’aria, impedendo al calore di passare attraverso il muro.

  • Un pannello sandwich. Il pannello Classe SK di Stiferite è in schiuma polyiso espansa senza l’impiego di CFC o HCFC, rivestito su entrambe le facce con velo vetro saturato, specifico per le applicazioni dall’esterno. Stabile e compatibile (aderisce a rasanti, intonaci e collanti) viene usato per le applicazioni del cappotto sotto intonaco sottile, oltre che per la correzione di ponti termici.

Per una posa corretta, questi sono gli step da seguire:

  1. Partenza a terra. In corrispondenza della quota “0” del sistema, occorre posare in bolla un profilo di partenza. Qualora questo punto risultasse in corrispondenza del marciapiede, il profilo va fissato ad almeno un cm dal piano di calpestio.
  2. Posa e fissaggio. I pannelli vanno posati formando file orizzontali, dal basso verso l’alto, con giunti sfalsati. In corrispondenza degli spigoli le teste  dei pannelli dovranno essere alternate.
  3. Spigoli, rientranze. Sono da proteggere con appositi profili in lega di alluminio, a loro volta rinforzati con strisce di rete in fibra di vetro.
  4. Armatura e finitura. L’intonaco armato va realizzato sull’isolante mediante applicazione di un primo strato di rasante. Su questo, ancora fresco, va poi posizionata ed annegata la rete di armatura in fibra di vetro.

Nei sistemi a cappotto la base è fondamentale. Un corretto raccordo tra isolante e terreno evita di esporre il materiale a rischi derivanti per esempio dall’umidità da risalita, garantendone la stabilità dimensionale e la durata.

Allo scopo si possono utilizzare pannelli di diverso tipo. Tra quelli messi a punto in modo specifico, spesso si ricorre a quelli in polistirene espanso sinterizzato, che offrono garanzia di stabilità dimensionale, particolarmente importante nel sistema cappotto.

In genere questi hanno sulla superficie una particolare “pelle” per impedire l’assorbimento dell’acqua e limitare la risalita dell’umidità dal suolo.

Ve ne sono alcuni che presentano una serie di incisioni per indicare e limitare l’area nella quale applicare il collante, dalla posa facilitata e velocizzata.

I riferimenti normativi da tener presente per il sistema cappotto

  • ETAG 004: linee guida tecniche europee per sistemi isolanti  a cappotto e per esterni con intonaco.
  • ETAG 014: linee guida tecniche europee per tasselli in materiale plastico per sistemi isolanti a cappotto.
  • EN 13162: isolanti termici per edilizia- Prodotti di lana minerale (MW).
  • EN 13163: isolanti termici per edilizia- Prodotti di Polistirene Espanso Sinterizzato (EPS)
  • UNI EN 13499: isolanti termici per edilizia. Sistemi compositi di isolamento termico per l’esterno (ETICS) a base di polistirene espanso.
  • UNI EN 13500: isolanti termici per edilizia. Sistemi compositi di isolamento termico per l’esterno (ETICS) a base di lana minerale.

Arredare in stile vintage

Qualche tempo fa vi ho parlato dell’arredamento in stile moderno e minimal, citandolo tra uno degli stili più in voga del momento. Esistono tuttavia altri stili spesso utilizzati nell’arredo di case da ristrutturare, uno di questi è l’arredo vintage. Come si caratterizza questo modo di arredare e progettare gli spazi? Vediamo di analizzare i suoi tratti tipici.

Che cos’e’ il Vintage?

Gli arredi identificati con l’aggettivo “vintage” sono strettamente legati ad un preciso arco temporale, sono tutti quei pezzi di arredamento che sono vecchi almeno 10-20 anni e fino ad un massimo di 90 anni.

Gli oggetti vintage si devono differenziare da quelli antichi, che hanno almeno 100 anni. Il termine “antico” si può poi applicare fino ad oggetti fino all’800 AC. E’ importante dunque sottolineare quali oggetti possono essere definiti vintage, e quali no.

Ad esempio oggetti come mobili d’antiquariato possono sembrare vintage ma in realtà non lo sono, perché non si tratta di pezzi unici arrivati fino ai giorni nostri, ma piuttosto di oggetti di nuova produzione che assomigliano (o per lo meno tentano di farlo) a quelli originali.

Il termine “retrò” descrive proprio oggetti come questi, ovvero qualcosa che è nuovo, ma si basa su un design già esistente.

Arredo, il protagonista indiscusso

Sicuramente un ruolo chiave nelle case in stile vintage, lo gioca proprio l’arredo, sia fisso che non. Il materiale prediletto per gli arredi vintage è il legno, con le sue tonalità calde.

Un pezzo che non può mancare nell’arredo vintage è per esempio la classica credenza, che può essere utilizzata in svariati modi, in soggiorno come mobile tv o d’appoggio oppure in camera da letto come cassettiera. Un altro mobile piuttosto utilizzato è la libreria a tutta altezza, di cui vi ho già parlato nell’articolo dedicato ai mobili passanti.

Si tratta di una libreria che va da terra a soffitto, costituita da montanti fissati a pavimento e a soffitto e con mensole e vani che possono essere a giorno ovvero aperti e senza fondo oppure invece chiusi. Una libreria di questo tipo può essere fissata a muro oppure dividere uno o più spazi ad esempio il soggiorno dalla cucina, o la sala da pranzo dal soggiorno.

Altri complementi d’arredo usati di frequente nelle case in stile vintage sono ad esempio scrittoi o tavolini bassi da salotto, ma l’arredo in stile vintage coinvolge ad esempio anche i radiatori. Chi di voi non ha in mente nelle case di una volta i vecchi caloriferi in ghisa con i piedini dalle linee pulite essenziali?

Anch’essi sono un must dell’arredamento in stile vintage. Gran parte dell’atmosfera vintage è data poi dalla scelta sapiente degli accessori, uno specchio, una stampa incorniciata, un vaso e qualche pianta che dona il tocco green alla casa.

Illuminazione, creare la giusta atmosfera

Un’altra caratteristica importante delle case arredare in stile vintage viene data dai corpi illuminanti, ovvero le lampade che danno luce alle varie stanze. Una luce gialla e intensa è tipica dello stile vintage, magari non illumina l’intero ambiente, altrimenti risulterebbe veramente troppo presente, ma piuttosto una zona particolare della stanza.

Le lampade da terra o quelle da lettura, da posizionare su un tavolino o comodino, sono molto indicate per creare un’atmosfera fortemente suggestiva e che richiama un mondo di altri tempi.

Colori, osare con eleganza

Una componente fondamentale dello stile vintage e delle case arredate con questo stile è il sapiente utilizzo dei colori. Si tratta per lo più di colori dai toni decisi e brillanti, non di rado vengono utilizzati anche toni scuri che mettono in risalto gli arredi e creano un piacevole contrasto cromatico.

La palette di colori utilizzata è molto varia e predilige toni caldi, accostati a qualche tono freddo, piuttosto che neutri; è importante ricordare che questo tipo di toni hanno il potere di riempire visivamente la stanza e di caricarla di accenti cromatici molto forti. Bisogna dunque scegliere con cura la palette colori senza esagerare, per non sovraccaricare l’ambiente.

Tappezzerie e carte da parati

Una casa in stile vintage che si rispetti non può fare a meno di pareti tappezzate o ricoperte di carta da parati. Ormai sono diffusissime le carte da parati o le tappezzerie retrò, che ripropongono le tanto originali fantasie degli anni Cinquanta e Settanta, con i loro motivi geometrici e optical dai colori decisi e caldi.

In questo caso è meglio utilizzare carte da parati retrò piuttosto che le originali vintage che potrebbero essersi usurate con il passare del tempo e che di certo non hanno le stesse caratteristiche fisiche dei prodotti moderni.

Pavimenti e rivestimenti

Oltre alle tappezzerie e alle carte da parati, un ruolo importante per creare un’atmosfera vintage o da casa di una volta è dato dalla scelta del pavimento o dei rivestimenti murari di bagni o cucina.

Sicuramente le indiscusse protagoniste dei rivestimento vintage sono le cementine, piastrelle esagonali tipiche dell’Ottocento che erano fatte in cemento e sabbia e venivano usate per rivestire pavimenti dei palazzi storici.

Oggi le cementine, tornate di moda, sono state rimesse in produzione, ma accanto ad esse sono comparse anche piastrelle esagonali in gres porcellanato che possono essere ugualmente utilizzate nell’arredamento vintage. Possono essere utilizzate sia a parete che a pavimento, e donano agli ambienti in cui sono collocati una forte caratterizzazione, con la loro particolare forma.

Un altro tipo di rivestimento perfetto per le case vintage sono le piastrelle diamantate, chiamate anche subway tiles perché erano utilizzate nelle stazioni metropolitane, ad esempio quelle di Londra o di Budapest. Il nome è legato alla loro forma, infatti non sono piatte come le comuni piastrelle, ma hanno i bordi sfaccettati. Sono utilizzate a parete, principalmente in bagno, con la loro finitura lucida, con posa a correre, in orizzontale con fuga non in tinta posate fino a metà parete sono perfette per creare una sala da bagno d’altri tempi. Ecco un articolo in cui vi parlavo di questi due tipi di rivestimenti dal sapore vintage.

Conclusioni

L’arredamento in stile vintage ricorda le case di una volta, si ottiene dosando l’intensità dei colori e scegliendo con cura gli arredi, gli accessori e i pavimenti/rivestimenti.

Fondamentale è trovare il giusto equilibrio tra essi, in questo un architetto di interni può aiutarti e guidarti per creare quell’atmosfera elegante e raffinata tipica dello stile.