Ristrutturazione Casa – Pagina 3 di 7 – Ristruttura Interni
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Ristrutturazione Casa

Arredare il soggiorno

Nel corso della nostra vita ci troviamo spesso a cambiare l’arredamento o lo stile di una stanza, magari uno degli ambienti della nostra casa non ci piace più, sentiamo il bisogno di riarredarlo e di renderlo conforme a quelli che sono i nostri desideri e il nostro stato d’animo in quella particolare fase della nostra vita.

Il soggiorno, così come la camera da letto, è proprio uno degli ambienti della casa più soggetto a questo tipo di cambiamenti.

Si tratta infatti di un ambiente il cui restyling non necessita strettamente di particolari opere e lavori edili, si può cambiare l’aspetto di questa stanza semplicemente ripensando la palette di colori o rivedendo lo stile dei tessili.

Il soggiorno, rispetto ad esempio al locale bagno o cucina, non ospita solitamente particolari impianti, per questo arredare o ristrutturare questo ambiente risulta nella maggior parte dei casi un’operazione più semplice.

Le funzioni del soggiorno

Al giorno d’oggi le abitazioni in cui viviamo hanno sempre più dimensioni ridotte e gli spazi della casa tendono a restringersi rispetto a una cinquantina di anni fa.

Il soggiorno nel passato era quell’ambiente in cui si poteva conversare e accogliere gli ospiti, ma oggi ha assunto anche altri ruoli.

Il soggiorno è infatti uno di quegli ambienti all’interno della casa in cui vengono svolte una o più funzioni, è probabilmente l’ambiente più polifuzionale dell’intera abitazione, infatti spesso funge anche ingresso, sala da pranzo, ingloba anche la cucina e può ospitare anche un angolo studio.

Il soggiorno accoglie al suo interno anche la funzione di corridoio e di passaggio tra l’esterno e la zona notte.

In alcuni appartamenti il soggiorno ha anche la funzione di camera per ospiti, attraverso l’utilizzo di un divano letto.

Con il modificarsi degli stili di vita questo ambiente è profondamente mutato e di conseguenza anche il tipo di arredamento è andato modificandosi.

Conformazione del soggiorno

Per arredare il soggiorno è importante seguire alcune regole fondamentali, che sono dettate per lo più dalla conformazione di questo ambiente.

Soggiorno quadrato

 Un soggiorno di forma regolare, ad esempio quadrata, solitamente è più difficile da arredare, come abbiamo visto infatti questo ambiente spesso ospita una o più funzioni e di conseguenza ha bisogno al suo interno di una suddivisione chiara delle varie zone.

Un ambiente quadrato offre dunque minori possibilità per compiere questa operazione di differenziazione delle varie zone, poiché abbiamo a disposizione solo quattro lati, per di più tutti della stessa dimensione, per poter distribuire il nostro arredamento.

Nella maggior parte dei casi dunque in presenza di un soggiorno di forma quadrata si tende a suddividere l’ambiente ulteriormente, con partizioni mobili o leggere, ad esempio un mobile passante o una parete a mezza altezza per ottenere da un lato nuove superfici verticali che andranno ad ospitare gli arredi, dall’altro una divisione delle varie aree funzionali.

Soggiorno rettangolare

Un ambiente di forma rettangolare o con nicchie e rientranze al suo interno è invece di più facile gestione.

La forma rettangolare infatti prevede la possibilità di avere due lati della stanza più corti e due più lunghi, e le proporzioni dell’ambiente sono più indicate per le funzioni che vi si svolgeranno. Ad esempio la distanza tra tv e divano, che è una misura fissa in base alle dimensioni dell’apparecchio televisivo, si aggira intorno ai quattro metri, facilmente si può intuire che un divano avrà anch’esso una misura compresa tra i due metri ai quattro metri.

L’area che ospiterà dunque il divano e il mobile tv sarà pressocchè un quadrato o un rettangolo con due dei lati molto simili dimensionalmente.

Ecco dunque che dividendo a metà un soggiorno rettangolare avremo ottenuto facilmente lo spazio del living, mentre per un soggiorno quadrato risulta più difficile.

Se poi all’interno dell’ambiente sono presenti nicchie o rientranze avremo a disposizione spazi perfetti per ospitare un angolo studio o una zona pranzo.

Arredi fondamentali

All’interno del soggiorno è importante scegliere con cura gli arredi e distribuirli in modo che ogni zona dell’ambiente sia in armonia con l’altra.

Zona living

La zona del living vera è propria ospita il divano e il mobile tv, può avere anche una libreria, un camino o poltroncine, questa zona è quella che viene utilizzata da un lato per vedere la tv, leggere o rilassarsi, dall’altro per conversare e chiacchierare.

Per questo motivo è fondamentale la scelta di un divano che ovvimanete permetta di vedere frontalmente la tv, ma riesca ad accogliere comodamente due persone o un gruppo di persone che conversa.

L’ideale sarebbe dunque avere un divano ad angolo o due divani posti a formare un angolo o un divano con poltroncine con il divano principale parallelo al mobile tv.

Un’altra caratteristica importante è che il divano sia posto in prossimità di una finestra, in modo che si possa fruire della luce naturale mentre si legge, preferibilmente non bisognerebbe posizionare il mobile tv di fronte alla finestra in modo da evitare riflessi spiacevoli.

Dunque la posizione ottimale del divano sarebbe con la finestra non alle spalle, ma di lato.

Zona ingresso, pranzo, studio

Le eventuali altre funzioni che il soggiorno ospita devono essere integrate con la sua funzione principale, quella di living.

La zona ingresso, che può essere anche di dimensioni molto ridotte, è quel luogo filtro tra esterno ed interno, in questo articolo vi ho già parlato di come arredarla.

Per quanto riguarda la zona pranzo che si compone essenzialmente di tavolo e sedie è consigliabile collocarla tra la cucina a vista e la zona living, sarebbe ottimale il posizionamento vicino ad una finestra o all’uscita verso il giardino o il balcone in modo di poter godere della vista esterna mentre si cena o si pranza.

La zona studio invece necessita di ancora meno spazio, in quanto si compone al minimo di una scrivania e qualche mensola, dunque può essere tranquillamente posizionata a prosecuzione del mobile tv, oppure può occupare una nicchia o uno spazio di risulta all’interno del soggiorno. Anche per questa zona la luce naturale è fondamentale, quindi è opportuno collocarla se possibile vicino ad una finestra.

Conclusioni

Il soggiorno è uno degli ambienti più versatili all’interno delle nostre case, forse per questo abbiamo sempre voglia di rinnovarlo?

Importanza manutenzione casa

L’importanza della manutenzione in una abitazione

Ogni giorno viviamo e svolgiamo numerose attività all’ interno di ambienti, come casa, ufficio, capannoni, industrie, dalle quali dipende la nostra salute e quella dei nostri familiari.

Col passare del tempo, ogni costruzione sia civile che industriale, necessita di interventi di ammodernamento e manutenzione, i quali coinvolgono le diverse aree degli edifici in questione: dalle facciate dell’abitazione agli impianti idraulici, elettrici e di riscaldamento, dalla pavimentazione ai sistemi di isolamento termico ed acustico.

Si tratta di investimenti importanti sia per le famiglie sia per le imprese edilizie perché non sempre è facile coniugare la qualità degli interventi ambiti con la necessità di ridurre i costi delle ristrutturazioni. E’ fondamentale rivolgersi alle imprese edili più efficaci affinchè l’investimento sia valido, duraturo, sostenibile e soprattutto in linea con le norma vigenti.

Quando arriva il momento dell’inizio dei lavori di ristrutturazione, è necessario prestare molta attenzione agli eventuali permessi da richiedere al proprio Comune di appartenenza. Solitamente, quando si appaltano i lavori ad un’impresa edile, quest’ultima ha le adeguate conoscenze e si avvale di professionisti in modo da eseguire tutti i lavori nel massimo rispetto delle regole.

Tuttavia, è bene conoscere quali siano le normative in vigore in modo da essere preparati.

Le maggiori opere di ristrutturazione riguardano le parti interne di una casa. Gli interventi che si possono compiere sono numerosi: dai  più semplici fino ad arrivare a vere e  proprie trasformazioni dell’assetto, modificando volume e disposizione delle stanze.

Un errore di valutazione che spesso purtroppo si compie, è quello di pensare che, dato che  un intervento riguarda l’interno di un’abitazione, si possa fare ciò che si vuole senza chiedere nessun tipo di permesso. In realtà non è affatto così.

Le normative che regolano gli interventi edilizi vengono attuate a livello locale: può capitare che per la stessa opera un Comune richieda dei permessi mentre altri invece no.
Per capire che tipo di autorizzazione richiedere è necessario individuare con esattezza l’intervento che deve essere effettuato. É la legge che differenzia le varie tipologie ed in particolare il Testo Unico dell’Edilizia (d.p.r 380/2001) all’articolo 3, suddividendo gli interventi edili in:
interventi di manutenzione ordinaria: sono tutte quelle opere di finitura interna ed esterna di un edificio (tinteggiatura, pulitura facciate, sostituzione pavimentazione, cambio infissi, ecc.), riparazione o sostituzione degli apparecchi igienico-sanitari e manutenzione per mantenere efficienti o integrare gli impianti tecnologici presenti (luce, acqua, ecc.).
interventi di manutenzione straordinaria: sono opere che hanno lo scopo di modificare o sostituire delle parti funzionali e strutturali di un immobile oppure per il frazionamento di un’unità abitativa o l’accorpamento di due strutture adiacenti.
interventi di restauro e di risanamento conservativo: opere di consolidamento e rinnovo per conservare le funzionalità dell’immobile.
interventi di ristrutturazione edilizia: sono tutte le opere di demolizioni e ricostruzione. Sono compresi anche gli interventi di ristrutturazione sia interna che esterna.

Manutenzione straordinaria

La manutenzione straordinaria, anch’essa definita nell’art. 6 del T.U. (lettera b del comma 3) riguarda le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino modifiche delle destinazioni di uso.

Questa norma è stata poi modificata ed ampliata dal Decreto legge n. 133 del 2014, il quale ha allargato la casistica degli interventi che rientrano nella cosiddetta manutenzione straordinaria, comprendendo  anche l’installazione di ascensori e  di scale di sicurezza, la realizzazione dei servizi igienici, la sostituzione di infissi esterni con la modifica dei materiali o delle tipologie di finestre.

Gli interventi, per poter essere qualificati come di manutenzione straordinaria, non devono alterare i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e  non devono comportare modifiche rispetto  alle destinazioni d’uso. Quindi non possono comportare, ad esempio, un passaggio da civile abitazione ad ufficio o viceversa.

Documentazione richiesta per interventi di manutenzione straordinaria

Per interventi di manutenzione straordinaria, i quali non prevedono modifiche della struttura, è necessario presentare la C.I.L.A. (Comunicazione Inizio Lavori Asseverata). Si tratta di una pratica introdotta nel 2010 con la Legge 73.

Essendo una comunicazione, non necessita dell’approvazione del Comune. E quindi i lavori possono iniziare da subito. Viene presentata dal proprietario  presso il Comune (Sportello Unico per l’Edilizia SUE) territorialmente competente.Può essere presentata anche dall’inquilino che utilizza l’immobile in base ad un contratto di affitto con il consenso del proprietario dell’immobile.

Anche un professionista abilitato, (architetto, geometra, ingegnere) può presentare la CILA, se delegato da uno dei titolari. Il coinvolgimento di un professionista abilitato è necessario comunque per la compilazione delle dichiarazioni ed asseverazioni di sua competenza. Il tecnico, infatti, dichiara che le opere realizzate tramite Cila rispettano la normativa in materia e realizza gli elaborati grafici (planimetrie, sezioni, prospetti etc.).

Nei casi in cui nelle opere di manutenzione straordinaria rientrino interventi non contemplati, per la ricostruzione edilizia, risanamento conservativo e restauro, è necessario presentare una S.C.I.A. (segnalazione certificata di inizio attività).

La Segnalazione Certificata di Inizio Attività è entrata in vigore il 31 luglio del 2010 sostituendo la D.I.A (denuncia di inizio attività). Successivamente con il decreto legislativo 126/2016 e 222/2016 (decreto SCIA 2) il Governo ha introdotto un ulteriore snellimento burocratico con la S.C.I.A. unica e S.C.I.A. condizionata per facilitare tutte le operazioni di richiesta.
Le ultime modifiche introdotte alla nuova legislatura riguardano gli interventi realizzabili mediante la S.C.I.A.  quali:
interventi di manutenzione straordinaria delle parte strutturali dell’immobile;
interventi per il restauro e la conservazione delle parte strutturali dell’immobile;
ristrutturazione edilizia che non preveda variazioni volumetriche, cambio di sagoma o modifiche della destinazione d’uso dell’immobile.
La S.C.I.A. può essere presentata solamente da un tecnico abilitato in forma telematica presso lo sportello unico per le attività produttive (SUAP). E’ stata introdotta una standardizzazione della modulistica per tutti i comuni: le Amministrazioni sono obbligate a pubblicare sul proprio sito, sia i moduli, sia tutte le informazioni sull’eventuale documentazione da allegare. Le amministrazioni non possono pretendere dal richiedente documentazione non prevista dell’elenco pubblicato online.
La validità della S.C.I.A. prende il via dal giorno che viene protocollata ed il richiedente riceverà per via telematica una ricevuta. Anche senza ricevuta la S.C.I.A. ha comunque validità.

Il vantaggio di questo permesso è di non avere tempi di attesa: se la modulistica presentata è corretta e supera una verifica preliminare, il richiedente può iniziare subito i lavori. L’amministrazione competente ha invece 60 giorni (30 per l’edilizia) di tempo dal momento che ha ricevuto la S.C.I.A, per effettuare tutte le verifiche del caso ed accertare la regolarità della documentazione presentata. Decorso il termine, se l’Amministrazione non effettua nessun atto di sospensione, non può prendere provvedimenti tranne per il sopraggiungere di un pericolo o danno all’ambiente, alla salute, alla sicurezza pubblica o al patrimonio artistico-culturale.
Una volta che i lavori sono terminati il richiedente deve depositare la Comunicazione di Fine Lavori. È necessario anche allegare un certificato di collaudo redatto dal tecnico incaricato, per certificare la conformità dei lavori con il progetto presentato all’inizio. Nel collaudo potrà anche essere inserita la dichiarazione dell’eventuale variazione catastale oppure un documento con cui si accerta che le opere effettuate non hanno portato a nessuna modifica.

Manutenzione ordinaria

Secondo l’Art. 6 del Testo Unico sull’Edilizia (T.U.) rientrano nella manutenzione ordinaria, “gli interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici o necessari ad integrare/mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti”.

Si tratta di opereeseguite senza alcun titolo abilitativo quindi non occorre la richiesta di nessun tipo di permesso né di una comunicazione di inizio lavori. E’necessario prestare comunque attenzione perché alcuni Comuni potrebbero, anche in questi casi, richiedere una semplice comunicazione oppure pretendere l’invio della modulistica unificata C.I.L. (comunicazione di inizio lavori).

Per impianti tecnologici si intendono gli impianti di riscaldamento, di condizionamento, quello idrico-sanitario (scarichi, adduzione acqua cucina e bagno), ricambio aria, elettrico, gas cottura ed evacuazione fumi (canna fumaria o camino).

Tra le opere di manutenzione ordinaria vi sono:

  •  demolizione e ricostruzione dei pavimenti, degli intonaci dei tramezzi e degli stessi tramezzi qualora vengano demoliti per essere ricollocati esattamente allo stesso punto dell’originale;
  •  sostituzione delle porte interne e degli infissi esterni (porte, finestre e lucernari);
  •  tinteggiatura delle pareti interne ed esterne o dei soffitti. Occorre fare attenzione agli edifici vincolati dalla Soprintendenza ai beni architettonici, per i quali è richiesta una specifica autorizzazione (nullaosta), anche nel caso di ripristino delle pitture o dell’intonaco in rapporto a decorazioni ed affreschi di edifici storici.
  •  sostituzione della caldaia o dei radiatori,  riparazione della recinzione, l’installazione di tende da sole,  sostituzione o riparazione di camini,  sostituzione dei sanitari, riparazione dell’impianto elettrico, di riscaldamento o del gas;
  • installazione o sostituzione di citofoni, videocitofoni, antenne o telecamere, tende, ringhiere, parapetti, cancellate, recinzioni, muri di cinta, grondaie, davanzali, cornicioni, tegole.
  •  riparazione e/o sostituzione delle canalizzazioni fognarie senza apportare modifiche al percorso o alle dimensioni delle tubazioni.
  • interventi volti all’eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di ascensori esterni, oppure di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio; 

Essendo stata abolita la CIL, Comunicazione Inizio Lavori non occorre presentare una comunicazione neanche per:

  •  opere dirette a soddisfare obiettive esigenze temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni (ad esempio i ponteggi);
  • opere di pavimentazione e di finitura di spazi interni ed esterni (ad esempio il ripristino, rifacimento e tinteggiatura facciate), anche per aree di sosta,  realizzazione di intercapedini interamente interrate e non accessibili o vasche di raccolta delle acque;
  • trattamento dei ferri di armatura arrugginiti;
  •  montaggio di pannelli solari, impianti fotovoltaici, a servizio degli edifici al di fuori del centro storico;
  •  posa in opera di aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree degli edifici appropriate.
  •  rifacimento dell’impianto elettrico, idrico, di riscaldamento, di condizionamento e climatizzazione all’interno del singolo appartamento o anche dell’intero fabbricato. E’ fondamentale sapere che per i nuovi impianti termici è obbligatorio il deposito della legge 10 a firma di un professionista per garantire il risparmio energetico. Invece per i nuovi impianti elettrici, gas e riscaldamento occorre redigere la dichiarazione di conformità
  • a cura dell’installatore.

Tutte le opere sopracitate non richiedono alcun titolo edilizio.

Titoli abilitativi per interventi di manutenzione ordinaria

La manutenzione ordinaria, come prescritto dall’art.6 del Testo Unico, rientra tra gli interventi di attività edilizia libera. Per questo motivo non è soggetta a richiesta di titoli abilitativi al Comune, tranne nel caso di interventi sulla facciata, in cui bisogna verificare la presenza di vincoli paesaggistico-ambientali o di Piano del Colore. In questi casi, occorre presentare relativa comunicazione allo Sportello Unico dell’Edilizia.

Si consiglia  sempre di inviare una comunicazione in carta semplice al Comune, al momento dell’inizio dei lavori ed al termine degli stessi.

Rimane l’obbligo di rispetto delle prescrizioni in materia di sicurezza e della notifica preliminare all’ASL  nel caso in cui intervenga più di una impresa anche non contemporaneamente.

Nel caso in cui ci fosse la necessità di installare su suolo pubblico opere provvisionali, come ponteggi, sarà necessario presentare preventivamente la richiesta di Occupazione di suolo Pubblico e pagare i relativi oneri.

Sei di Milano ed hai bisogno di effettuare lavori di manutenzione in casa? Contattaci!

Ristrutturare appartamento di piccole dimensioni

Molto spesso durante l’acquisto di una casa vengono scelti appartamenti di piccolo taglio, con il modificarsi degli stili di vita e con il mutamento della grandezza del nucleo famigliare non sono infatti più molto diffusi appartamenti caratterizzati da ampie metrature.

Soprattutto nelle città, come Milano, appartamenti di grandi dimensioni sono piuttosto costosi, si opta dunque per l’acquisto di monolocali o bilocali, anche in vista del fatto che ormai si passa sempre meno tempo in casa e sempre di più nel luogo di lavoro o comunque fuori casa o ancora in viaggio.

Cerchiamo di capire assieme quali sono le buone regole per ristrutturare un appartamento di piccole dimensioni.

nelle città, come Milano, appartamenti di grandi dimensioni sono piuttosto costosi, si opta dunque per l’acquisto di monolocali o bilocali, anche in vista del fatto che ormai si passa sempre meno tempo in casa e sempre di più nel luogo di lavoro o comunque fuori casa o ancora in viaggio.

Cerchiamo di capire assieme quali sono le buone regole per ristrutturare un appartamento di piccole dimensioni.

Obiettivi

Innanzitutto, quando si possiede o si è recentemente acquistato un appartamento di dimensioni ridotte è bene individuare quali siano i nostri obiettivi.

Dunque chi abiterà la casa, se una coppia, due amici, o una coppia con un figlio. Una volta compreso lo spazio di cui necessiteranno gli inquilini dell’appartamento, ad esempio il numero delle camere e dei bagni, è il momento di cercare di sfruttare al massimo lo spazio che si ha a disposizione.

Distribuzione dei vari spazi

In una casa di questo tipo è fondamentale studiare al meglio la distribuzione dei vari spazi, in questo un architetto di interni può esservi di aiuto, fornendovi il giusto supporto per la realizzazione di un progetto pensato su misura per il vostro appartamento.

Nel predisporre una corretta distribuzione dei vari spazi bisogna ad esempio ottimizzare quelli che sono i luoghi di connessione tra una stanza e l’altra, ad esempio corridoi, disimpegni, anticamere.

In un appartamento di piccole dimensioni, questi spazi dovrebbero essere ridotti al minimo e se proprio è necessaria la loro presenza, bisognerebbe dare loro una funzione aggiuntiva a quella canonica di spazio di passaggio.

Vediamo di rendere più chiaro questo concetto fornendo un esempio pratico.

Nella maggior parte dei regolamenti edilizi e in quelli di igiene è necessaria la presenza di un antibagno tra la cucina e il bagno, dunque uno spazio filtro che faccia da mediatore tra questi due ambienti.

Essendo il disimpegno obbligatorio, si può pensare di attrezzarlo con armadiature e vani a giorno per poterlo sfruttare come dispensa o ripostiglio.

A proposito di quest’ultimo, raramente in un appartamento di piccole dimensioni avrete a disposizione una stanza dedicata a riporre gli oggetti che usate saltuariamente.

Ecco dunque che bisogna ingegnarsi per sfruttare ogni angolo della casa e per poter trovare a tutti quegli oggetti che solitamente vengono collocati in un ripostiglio un luogo adatto, ad esempio il disimpegno.

Immagine tratta da www.pixabay.com

Spazi polifunzionali

Un’altra caratteristica degli appartamenti di piccole dimensioni è quella di integrare in una stanza una o più funzioni.

Un classico esempio in questo senso è l’unione di ingresso, cucina, sala da pranzo e soggiorno in un unico ambiente. Eliminando partizioni verticali lo spazio sembrerà più grande e la distribuzione all’interno della zona giorno migliorerà notevolmente.

Nel caso di un monolocale la zona giorno comprenderà anche quella notte e magari sarà suddivisa da essa da un semplice mobile passante o da una partizione mobile, ad esempio una tenda o una parete scorrevole. Per arredare spazi polifunzionali sono molto indicati proprio i mobili passanti, di cui vi ho raccontato in maniera più approfondita qui.

Questi mobili permettono sia di suddividere lo spazio senza utilizzare muri o partizioni verticali fisse, sia essendo bifacciali di poter sfruttare il mobile in maniera diversa dai due lati.

Nel caso di un bilocale invece avremo la zona notte in una stanza dedicata, ma magari anche questa stanza potrà avere la doppia funzione di camera da letto e studio.

Nel progettare uno spazio polifunzionale ciò che è più importante è scegliere con cura l’arredo e verificare che sia funzionale e pratico nel poco spazio che abbiamo a diposizione.

Ad esempio per creare una piccola zona studio all’interno della camera da letto, possiamo pensare ad un tavolo a consolle allungabile all’occorrenza o ad un ripiano a ribalta, entrambi sono molto indicati anche per la creazione di una zona pranzo all’interno della zona giorno.

Vi avevo già parlato in questo articolo dei mobili salvaspazio, assolutamente necessari quando si ha un appartamento di piccole dimensioni.

Sfruttare al massimo lo spazio

Ogni centimetro quadro di spazio è importante nel vostro appartamento, dunque se per esempio avete soffitti molto alti potete pensare di sfruttare la doppia altezza del vostro ambiente creando soppalchi o pedane.

Qui trovate alcuni consigli specifici in merito. Una delle stanze la cui progettazione non va trascurata in questo senso, ovvero nell’ottica dell’ottimizzazione degli spazi è il bagno.

Questo ambiente così come disimpegni e corridoi è uno di quegli spazi che, da regolamento edilizio o di igiene, può avere un’altezza di due metri e quaranta, invece che i canonici due metri e settanta.

Perché dunque non sfruttare lo spazio in più in altezza con la creazione di un soppalco attrezzato o mensole.

In questo modo avrete a disposizione uno spazio ripostiglio in più, dove stivare tutti quegli oggetti che solitamente vengono collocati nel ripostiglio.

La consulenza di un architetto

Quando si acquista un appartamento di piccole dimensioni è importante affidarsi ad un esperto, ad esempio un architetto di interni, che grazie alla sua esperienza può realizzare un progetto che sfrutti al massimo ogni centimetro quadro di spazio.

Una delle sfide più importanti in un appartamento di piccole dimensioni, è proprio quella di far rientrare in una metratura ridotta tutte le funzioni che solitamente una casa ospita e garantire una vita agevole a chi abiterà quello spazio. Un errore comune è poi quello di pensare di riadattare tutti i mobili che si possedevano in precedenza nella nuova casa.

Ma un appartamento di piccole dimensioni ha bisogno di un arredo studiato apposta per poter esprimere tutte le sue potenzialità, dunque arredi come mobili salvaspazio o passanti, che possono essere realizzati su misura oppure ricercati in negozi di arredamento.

Anche in questa fase la presenza di un architetto di interni è fondamentale perché vi aiuterà nella scelta dell’arredo più adatto in base alle caratteristiche dell’appartamento e alle vostre esigenze.

Conclusioni

Avete un appartamento di piccole dimensioni da ristrutturare? Niente paura perché grazie a questi consigli e all’aiuto di esperti potrete ottenere grandi risultati!

Share economy in condominio: le formule di condivisione di servizi ed attività

Share economy in condominio: le formule di condivisione di servizi ed attività

Attraverso la condivisione di servizi che fanno risparmiare tempo e denaro e giovano all’ambiente, anche il condominio sperimenta le nuove formule di economia collaborativa.

Dagli asili nido condominiali, le prime attività a sperimentare tale formula, si è presto passati a baby sitter e governanti condivise, come badanti ed infermieri specializzati.

Ci sono poi realtà che usufruiscono di servizi di bike sharing, di una biblioteca comune a tutto il palazzo e di acquisti collettivi.

In ultimo, seppur ancora poco diffuso, c’è il wi-fi condominiale che con l’installazione di un’antenna sul tetto dell’edificio e la firma di un unico contratto con l’operatore di rete, consente a tutti i residenti di collegarsi ad Internet, anche negli spazi esterni come il cortile.

In quest’ultimo caso, i servizi sono quindi offerti da società terze e non coinvolgono direttamente il condominio. In altri casi, invece, per il via libera occorre raggiungere la maggioranza.

Asilo nido aperto ai condomini ed agli “esterni”

Laddove il regolamento di condominio sia di tipo assemblare e non di natura contrattuale che può vietare il servizio, ogni condominio può avviare all’interno della propria abitazione un asilo nido.

Ciò non può avvenire, per esempio, se il documento contrattuale vieta “assembramenti o passaggi” più o meno consistenti di persone che possano determinare un disturbo per la collettività condominiale.

Le “persone” sarebbero i genitori ed i parenti che accompagnano i bambini e li riprendono all’uscita. In tal caso, uno o più condomini, così come lo stesso amministratore, potrebbero opporsi.

In assenza di divieti si può dunque presentare la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) ed ottenere dal Comune, dopo l’ispezione dell’Asl, un certificato di idoneità dei locali dove si vuole svolgere l’attività.

Ogni Regione ha le sue regole ma, in generale, per il via libera serve uno spazio dedicato all’accoglienza, un’area gioco protetta ed un’altra destinata al riposo dei bambini, arredata con opportuni lettini.

E’ necessario, inoltre, un bagno con fasciatoio ed una cucina a norma.

Tutte le aree devono essere separate e pensate per non procurare rischi ai bambini: niente prese di corrente a vista, spigoli pericolosi, arredi e suppellettili, che potrebbero ferirli.

Anche il numero massimo dei piccoli dipende dai regolamenti regionali: in media se ne possono ospitare fino a sette. Ogni educatrice obbligata a seguire un corso di formazione di 250 ore per occuparsi al massimo di 5 bambini.

Un altro paletto è la metratura dell’abitazione in rapporto al numero di bambini, in media 4-10 mq per ogni piccolo ospite. Ed ancora, l’orario massimo di apertura, che non può superare le otto ore giornaliere.

Badanti e baby sitter condominiali

Si tratta di lavoratori che svolgono in appositi spazi condominiali se autorizzati, o all’interno della propria abitazione se inserita nel contesto condominiale, servizi per la prima infanzia o per persone anziane autosufficienti.

O in generale, attività relative alla vita familiare, in favore dei condomini o di una parte per loro.

Il costo è a carico dei condomini che ne usufruiscono.

La badante condominiale, in particolare, è utile in quegli edifici in cui risiedono persone anziane che necessitano di un aiuto costante. Se, invece, in uno stabile abitano molti bambini, viene assunta una baby sitter condivisa.

Assistente condominiale, altra figura destinata a crescere

Si tratta di una sorta di “tata condivisa”, le cui mansioni possono essere di vario tipo: sbrigare piccole faccende domestiche (fare la spesa, pagare le bollette, ritiro ricette mediche), accudire i bambini e/o accompagnarli a scuola.

Per questa governante, lavorare in condominio significa quasi azzerare il tempo per gli spostamenti e, di conseguenza, offrire tariffe più basse agli utenti che aderiscono al servizio.

La figura dell’assistente condominiale è prevista dall’articolo 18, comma 1, punto D3 del Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti da proprietari di fabbricati che specifica come, su incarico condominiale, possa svolgere mansioni relative alla vita familiare dei condomini o di una parte degli stessi che, in tal caso, se ne assumono le spese.

Il lavoratore, come esplicitato nel contratto, deve essere in possesso delle seguenti competenze professionali:

  • Conoscere il contesto di riferimento nel quale opera il datore di lavoro e la sua struttura organizzativa specifica;
  • Conoscere la collocazione della propria area di attività nell’ambito dei servizi svolti;
  • Saper predisporre documentazione e modulistica;
  • Saper effettuare comunicazioni telefoniche, comunicazioni interne anche con strumenti telematici;
  • Conoscere la normativa di base relativa al settore di appartenenza;
  • Conoscere ed utilizzare, ove necessario, le nozioni di base di una lingua straniera;
  • Conoscere le procedure ordinarie di lavoro predeterminate dal datore di lavoro e gli applicativi specifici;
  • Conoscere le modalità di smistamento dei documenti cartacei ed informatici;
  • Conoscere le modalità di esercizio di acquisti di merce/servizi, anche attraverso i Gruppi di acquisto solidale.

Biblioteca condivisa accessibile a tutti i residenti: è possibile?

Si tratta di un’idea diventata una realtà in un palazzo milanese. Ed ora è già stata replicata in molti altri edifici.

Il locale della portineria, così come le altre parti comuni dell’edificio, appartiene a tutti i condòmini che possono servirsene senza alterarne la destinazione ed evitando di impedirne l’utilizzo agli altri partecipanti.

La scelta di posizionare i libri negli spazi che una volta ospitavano la portineria è un caso limite e non sembra presupporre un cambio di destinazione d’uso.

Se nel regolamento condominiale contrattuale è esplicitamente vietato adibire la portineria ad altre funzioni, per procedere occorrerà modificare il regolamento con il voto unanime di tutti i condòmini proprietari.

Adsl condominiale, sistema poco diffuso ma che permette di abbattere i costi

Adsl condominiale prevede l’installazione di un’antenna radio sul tetto comune che emana un segnale captato da tutti i condòmini in possesso della password.

Questo sistema, poco diffuso ancora, permette sicuramente di abbattere i costi ma può risultare lento, soprattutto nei condomini composti da molte unità abitative. E’ quindi consigliato nelle zone non coperte da adsl o fibra ottica.

Per quanto concerne il quorum da ottenere in assemblea per procedere con l’installazione dell’antenna, è necessario il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti e che rappresenti almeno i 500 millesimi dell’edificio.

Avete intenzione di risparmiare tempo e denaro e soprattutto vivere meglio con i vicini di casa?

Non esitate a contattarci per un preventivo per realizzare tutti i servizi necessari alla realizzazione di formule di condivisione di servizi ed attività.

Rinnovare gli interni: iter, pratiche e bonus

Rinnovare gli interni: iter, pratiche e bonus

Apportare qualche cambiamento agli interni della propria abitazione è un’esigenza spesso legata al deterioramento delle finiture o all’invecchiamento degli impianti. Talvolta invece è una necessità dovuta al mutamento delle abitudini domestiche o dei gusti che vengono sollecitati  dalle nuove tendenze.

Intraprendere un qualsiasi intervento di rinnovamento della casa significa operare delle scelte che, a seconda dei casi, possono essere legate all’organizzazione degli spazi o riguardare l’estetica e poi metterle in pratica. E’ proprio quest’ultimo aspetto a suscitare non pochi dubbi: a chi rivolgersi e come procedere?

Le spese sostenute si possono detrarre, usufruendo dei bonus fiscali dedicati alla casa?

Per agire a norma e nella tutela personale ed altrui, prima di dar corso a qualsiasi lavoro in casa, occorre sapere quali sono gli obblighi di legge a carico e quali gli eventuali adempimenti burocratici. Le risposte a queste domande le fornisce il Comune in cui è situato l’immobile oggetto dei lavori, attraverso l’ufficio tecnico dedicato all’edilizia privata.

Gli interventi più diffusi nel rinnovare gli interni

  1. Modificare il layout della casa procedendo con la demolizione e successiva costruzione di pareti divisorie, può sembrare un intervento di routine ed invece richiede un iter burocratico a cura di un progettista abilitato (geometra, ingegnere, architetto, iscritto al relativo ordine professionale).
  2. Qualche problema lo crea anche la sostituzione degli infissi, uno degli interventi più comuni e diffusi. Il motivo risiede nella diversa classificazione del lavoro (manutenzione ordinaria o straordinaria) a seconda che i nuovi serramenti comportino o meno la modifica di materiale o tipologia rispetto a quelli precedenti.

Demolizione e ricostruzione di pareti divisorie

E’ ciò che si fa comunemente in una ristrutturazione per modificare il layout della casa. Ad esempio, quando si aggiunge un bagno o si sposta la cucina nel living.

Quando finalizzati a modificare la distribuzione degli spazi in un appartamento, questi due interventi rientrano nella manutenzione straordinaria. Se, invece, un tramezzo viene demolito e ricostruito nella stessa posizione, senza variare il layout della casa né le dimensioni delle stanze, si parla di manutenzione ordinaria.

Normativa e pratiche amministrative

La distinzione sopracitata è fondamentale, in quanto gli interventi di manutenzione ordinaria possono essere eseguiti senza titolo abilitativo e senza comunicazione in Comune. Lo stabilisce il Glossario di edilizia libera entrato in vigore il 22/04/2018.

Nel caso di manutenzione straordinaria, il riferimento è il D.P.R n°380 del 6/6/2001 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”. Riguarda “le opere e le modifiche per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, purchè non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino modifiche delle destinazioni d’uso.

Per poter effettuare lavori di manutenzione straordinaria serve la Cila, Comunicazione di inizio lavori asseverata, disciplinata dall’art. 6 bis del Testo Unico, alla quale vanno abbinati gli elaborati grafici inerenti il progetto di ristrutturazione.

Con la Cila è possibile iniziare i lavori subito dopo la presentazione della pratica presso lo “Sportello Unico per l’Edilizia” del Comune territorialmente competente.

Per la compilazione delle dichiarazioni ed asseverazioni di competenza tecnica e per la realizzazione del progetto è necessario rivolgersi ad un professionista abilitato (“progettista” o “tecnico asseverante”). Con la pratica, il tecnico dichiara che le opere realizzate tramite Cila rispettano la normativa in materia. In sostanza, è proprio lui, munito di opportuna delega o procura speciale, a presentare la Cila; tale prassi è ormai consolidata in quanto in molti Comuni sono attive procedure obbligatorie di invio online, accessibili solo a chi è dotato di firma digitale e posta elettronica certificata.

Ci sono alcuni aspetti tecnici che non vanno trascurati  quando si tratta di “spostare” le tramezze. Uno di questi riguarda la posizione: occorre rispettare i requisiti igienico-sanitari, previsti dai regolamenti edilizi comunali vigenti, per quanto concerne le dimensioni minime degli ambienti ed i rapporti di illuminazione ed aerazione dei locali.

Per questo motivo serve un tecnico che coordini le operazioni, dalla progettazione alla realizzazione. I lavori poi devono sempre essere eseguiti da maestranze qualificate ed abilitate come quelle presenti nel nostro valido team. Non bisogna dimenticare che la demolizione di un tramezzo può interessare anche gli impianti che talvolta sono in esso contenuti.

Incentivi per chi ristruttura

In caso di manutenzione straordinaria, si ha diritto alla detrazione fiscale prevista per le ristrutturazioni edilizie. Tale bonus permette di recuperare in 10 anni, con rate di uguale importo, il 50% della spesa sostenuta per un massimo detraibile di 96mila euro. Tali condizioni sono valide fino al 31/12/2019. Oltre questa data, la percentuale di sconto potrebbe essere ridotta, come pure l’importo massimo detraibile.

Per usufruire dello sconto fiscale, occorre presentare in Comune la pratica edilizia ed effettuare tutti i pagamenti tramite specifico bonifico “postale o bancario”.

La documentazione raccolta, comprese le asseverazioni a firma del tecnico incaricato, andrà poi consegnata al proprio consulente fiscale in sede di dichiarazione dei redditi.

Possono usufruire di questa detrazione tutti i contribuenti assoggettati all’imposta sul reddito delle persone fisiche, residenti o meno sul territorio dello Stato italiano.

L’agevolazione spetta non soltanto ai proprietari degli immobili, ma anche ai titolari di diritti reali/personali di godimento sugli immobili oggetto degli interventi e che ne sostengono le relative spese.

Sostituzione di infissi, uno dei lavori più effettuati, grazie anche alle agevolazioni fiscali

I motivi che portano a sostituire gli infissi sono generalmente due: rottura o ammaloramento dovuti al tempo e/o, esigenza di un maggiore isolamento termico ed acustico. In molti casi queste due motivazioni si sovrappongono.

Ci sono casi in cui un infisso danneggiato può essere riparato, ma è importante capire se ciò sia davvero conveniente, soprattutto se si tratta di infissi con trenta o più anni di vita. Infatti, in questi casi, il ripristino potrebbe trasformarsi in un’operazione molto costosa, in alcuni casi addirittura paragonabile alla sostituzione, ma senza quei benefici che, invece, gli infissi moderni garantiscono.

Un’ultima considerazione da fare è che un serramento con singola lastra di vetro risalente agli anni Settanta è al di sotto dei valori minimi di isolamento previsti attualmente per legge e risulta sei volte più dispersivo, un infisso con vetrocamera realizzato negli anni Ottanta lo è comunque tre volte. Questo riguarda la maggior parte delle abitazioni edificate tra il secondo dopoguerra e gli anni Ottanta. Ecco perché la sostituzione dei serramenti è sempre consigliabile. Passare dai vetri singoli a quelli doppi o tripli in alcune zone geografiche significa risparmiare sulla climatizzazione tutto l’anno.

Tipologie dei serramenti

I telai dei serramenti si possono dividere in due grandi famiglie: i mono materiale ed i composti.

I primi sono realizzati con un unico materiale per tutta la loro sezione, mentre i secondi prevedono due materiali diversi accoppiati, nel tentativo di sfruttare al massimo le caratteristiche di entrambi.

All’interno degli infissi mono materiale, il pvc è più diffuso, seguito dal legno, che ancora riveste un ruolo molto importante nel mercato per la sua estetica e dall’alluminio che, grazie al taglio termico, fornisce performance concorrenziali. Quest’ultimo, essendo un metallo è un buon conduttore e quindi poco isolante, e deve la sua diffusione in questo settore all’introduzione del cosiddetto “taglio termico”: il telaio in alluminio è formato da due parti separate che sono unite con un giunto isolante.

Il giunto garantisce l’isolamento necessario e l’alluminio fornisce qualità estetiche, durata, resistenza agli agenti atmosferici e bassa manutenzione.

Una delle caratteristiche apprezzate, non solo dall’alluminio ma anche del pvc, è l’ampia gamma di colorazioni possibili, anche simil legno.

Gli infissi in materiali misti si presentano con varie combinazioni: pvc-legno, alluminio-legno, pvc-alluminio. In molti di questi casi il nucleo del telaio è comunque realizzato in pvc.

Il profilo doppio permette di differenziare i colori tra interno ed esterno.

Per evitare di intervenire sulla muratura, riducendo tempi di posa e costi, si può montare una nuova finestra su un vecchio telaio, ma solo se lo stato di conservazione di questo lo consente.

Un nuovo telaio serve comunque e con tale sovrapposizione si riduce di 4-5 cm la parte vetrata, a meno che non si acquistino modelli con profili ultrasottili.

Nella scelta dei nuovi modelli, grande attenzione va prestata anche alle performance tecniche. Ad esempio, la capacità di contrastare la dispersione di energia si chiama trasmittanza termica  e deve essere certificata da istituti qualificati ed accreditati.  Quanto più il valore è basso, tanto più il serramento ha potere isolante.

Per accedere alle detrazioni fiscali sono previsti limiti di trasmittanza da rispettare per i serramenti nel complesso (telaio+vetrazioni) in funzione della zona climatica in cui è ubicato l’edificio. Vi è un’ampia gamma di vetrazioni che, combinate in vetrocamera, possono garantire prestazioni di isolamento  ma anche di sicurezza. Nella scelta, per la tenuta  termica sono utili i cosiddetti “coating” (depositi metallici basso-emissivi oppure selettivi), mentre ai fini acustici conta più lo spessore: meglio se le lastre stratificate hanno spessore differenziato.

Pratiche amministrative ed incentivi per chi cambia gli infissi

La sola sostituzione degli infissi, senza altre opere ad eccezione di quelle necessarie per eseguire la posa in opera correttamente, è qualificata come manutenzione ordinaria, per la quale non sono necessari adempimenti burocratici o pratiche edilizie.

Se l’immobile è ubicato in una zona vincolata ai fini paesaggistici, anche per la semplice sostituzione dovrà essere comunque preventivamente richiesta l’autorizzazione paesaggistica ai sensi dell’Art. 146 del D.Lgs. 42/04.

Quando invece i nuovi serramenti modificano le caratteristiche di quelli esistenti (dimensione, ripartizione e quindi numero di ante, tipologia di apertura, colore esterno) l’opera diventa classificabile come manutenzione straordinaria e, quindi, richiede una pratica. In più, i tali casi, in condominio, può servire anche il parere dell’assemblea.

Riguardo gli incentivi e fino al 31 Dicembre è possibile beneficiare della detrazione pari al 50% delle spese per la sostituzione dei serramenti con modifica di materiale o di tipologia (manutenzione straordinaria) o della sola sostituzione (manutenzione ordinaria) se rientra nel novero di una più ampia ristrutturazione della casa. Oppure, se l’acquisto delle finestre si configura in modo certificato quale intervento di miglioramento della prestazione energetica degli edifici.

Per ottenere il riconoscimento dello sconto fiscale, occorre pagare tramite bonifico bancario o postale, indicando la legge di riferimento, i dati del beneficiario e del destinatario, la causale.

Per l’ecobonus è fondamentale anche inviare un’apposita documentazione all’Enea entro 90 giorni dalla fine dei lavori.

Nel “bonus finestre 2019” rientrano anche: ampliamento finestre esterne, riparazione o sostituzione di davanzali di finestre o balconi; sostituzione senza modifica della tipologia di infissi.

Essere informati e sapere a chi affidarsi significa risparmiare su costi e tempi ed avere garanzia del risultato. Ed allora cosa aspetti? Contattaci

Ristrutturare una taverna

Durante la ristrutturazione di un appartamento può capitare di dover ripensare e riprogettare l’ambiente taverna, ovvero quello spazio seminterrato o interrato posizionato al piano inferiore della casa.

Nel secolo scorso questi spazi venivano utilizzati come cantine per conservare al meglio cibo e bevande, ma al giorno d’oggi con i cambiamenti avvenuti nella società moderna, i piani seminterrati e interrati vengono sempre più adibiti a spazi abitativi.

Così come per il progetto di un sottotetto, di cui vi avevo già parlato, anche il progetto di una taverna ha diverse sfumature in base all’utilizzo che viene fatto di questo spazio.

Cerchiamo di capire assieme quali sono gli step da seguire per riprogettare una taverna.

Che cos’è una taverna?

Comunemente si definisce taverna uno spazio abitabile, destinato dunque alla permanenza di persone, posizionato al piano interrato o seminterrato di un’abitazione e direttamente collegato ad esso tramite una scala interna.

Si differenzia da locali come il garage o box e la cantina, che sono locali di deposito e accessori, accessibili dall’abitazione, ma anche dall’esterno in cui non è prevista la permanenza di persone.

Normativa

Affinché un piano seminterrato o interrato, magari adibito a cantina o locale deposito, si trasformi in taverna è necessario che rispetti il regolamento edilizio della vostra città e le norme tecniche previste dal piano regolatore vigente.

Il vincolo più restrittivo è solitamente rappresentato dall’altezza minima che la taverna deve avere, che assieme al rispetto dei rapporti aero-illuminante stabilito dal regolamento d’igiene, le garantisce l’abitabilità.

L’altezza minima di una taverna non deve essere solitamente inferiore a due metri e settanta a volte riducibile a due metri e quaranta, fatta eccezione per i locali di servizio, come bagni, corridoi, etc. che possono avere altezza di due metri e quaranta.

Per quanto riguarda i rapporti aero-illuminanti devono essere gli stessi che servono a garantire illuminazione e ricambio d’aria a qualunque abitazione.

Se si è in presenza di un locale completamente interrato esso dovrò avere dei cavedi o bocche di lupo su cui le finestre possono affacciarsi per recepire luce e aria.

Inoltre è necessario che vi sia la presenza di un vespaio areato, perché il seminterrato o l’interrato sia abitabile.

Prima di procedere a qualunque tipo di ristrutturazione o modifica del piano seminterrato è bene accertarsi che vengano soddisfatte tutte le normative vigenti.

Come utilizzare la taverna?

Una volta verificata l’abitabilità dello spazio si può decidere il suo utilizzo, se si tratta di una taverna recuperata da un ex garage magari avrà una funzione non strettamente legata a quella dell’abitazione, potrebbe diventare ad esempio uno studio o un appartamento per gli ospiti grazie all’accesso diretto verso l’esterno.

Se invece si tratta di una taverna direttamente collegata all’appartamento essa potrà ospitare uno spazio per il relax personale, ad esempio una sala lettura, uno spazio fitness, una stanza cinema magari dotata di un camino o di una stufa, una seconda camera da letto o una seconda cucina con sala da pranzo utilizzabile per cene o pranzi numerosi.

In entrambi i casi dopo la ristrutturazione di uno spazio seminterrato o interrato in taverna si avrà a disposizione un ambiente in più all’interno dell’appartamento.

La scelta di una funzione rispetto ad un’altra dipende ovviamente dalle dimensioni dello spazio che abbiamo a disposizione e dalla quantità di luce.

Se la taverna è di dimensioni ridotte potremmo pensare ad una piccolo angolo lettura, o uno spazio per hobby personali, se invece le dimensioni sono più generose si può pensare a una seconda cucina con sala pranzo o una camera da letto con bagno privato annesso.


Immagine tratta da www.pixabay,com

Come progettare al meglio una taverna?

Se avete scelto che funzione dare al vostro ambiente interrato o seminterrato è venuto il momento di pensare come renderlo a tutti gli effetti sicuro per il suo successivo utilizzo.

Affidati ad un architetto per avere un progetto e per aiutarti ad arredare e a progettare questo ambiente.

Aspetti funzionali

Alcuni degli aspetti più delicati che riguardano questi spazi sono il loro isolamento e impermeabilizzazione, è fondamentale che quest’ultimi vengano attentamente considerati per evitare spiacevoli effetti indesiderati.

Proliferazione di muffe, umidità e infiltrazioni di acqua sono i principali problemi che riguardano locali seminterrati e interrati, per contrastarli è bene affidarsi ad un esperto che possa progettare un corretto isolamento e un’adeguata impermeabilizzazione delle pareti del vostro ambiente.

Allo stesso modo è fondamentale progettare un sistema di riscaldamento efficiente, che sia a pavimento, oppure tramite termosifoni o ancora con una stufa o camino.

In base alla frequenza di utilizzo della taverna è bene pensare a che tipo di riscaldamento usare, per evitare inutile spreco di energia e di soldi.

Durante la stagione invernale una taverna se ben isolata e ha una temperatura calda ottimale, e allo stesso modo anche d’estate riesce a garantire un microclima fresco.

Aspetti estetici

Una volta analizzati gli aspetti funzionali che garantiscono il futuro corretto utilizzo dell’ambiente taverna si può passare a quelli estetici.

Sicuramente la taverna non è uno spazio luminoso, sia che le finestre siano posizionate in alto perché si tratta di un seminterrato, sia che siano di dimensioni e posizionamento usuale perché si tratta di un interrato con bocche di lupo e cavedi, la luce che entra in tale ambiente è comunque ridotta.

Per ovviare a questo apparente difetto si può pensare ad una palette colori che verta su toni chiari per pavimenti, finiture delle pareti e arredi e su un’illuminazione artificiale ben calibrata.

Per massimizzare la diffusione della fonte luminosa naturale è consigliabile pensare ad un unico locale, con poche partizioni opache.

In questo modo la luce riesce a distribuirsi meglio evitando la formazione di angoli bui e poco illuminati, inoltre gli spazi vengono percepiti come più ampi, compensando le altezze ridotte che potrebbero esserci nell’ambiente.

Conclusioni

Come avete visto il progetto di una taverna è un procedimento piuttosto articolato, se siete in possesso di un seminterrato o di un interrato magari ora adibito soltanto a deposito e magazzino e volete recuperarlo a fini abitativi è necessario dunque affidarsi ad un team esperto di professionisti.

Sicuramente un architetto e tecnici esperti di aspetti energetici potranno aiutarvi e assicurarvi un risultato soddisfacente per uno spazio in più all’interno della vostra abitazione che potrete sfruttare in moltissimi modi!

Riprogettare un sottotetto

Moltissimi appartamenti agli ultimi piani di fabbricati e numerose abitazioni mono o bi-familiari sono dotate del cosiddetto piano sottotetto.

Negli ultimi tempi è diventata piuttosto frequente la ristrutturazione di queste porzioni di abitazione, un tempo utilizzate più che altro come spazio accessorio o di deposito.

L’aumento della popolazione in città e la sempre più crescente domanda di abitazioni, assieme alla consapevolezza degli effetti negativi del consumo di suolo causato dalle nuove costruzioni, ha aperto la strada verso il recupero dei sottotetti come spazi abitativi.

Cerchiamo di capire assieme quali sono gli step da seguire per riprogettare un sottotetto.

Cos’è il sottotetto?

Si tratta di quello spazio non abitabile chiamato comunemente soffitta, tra il tetto dell’abitazione e il solaio di copertura dell’unità immobiliare posta all’ultimo piano di un’abitazione. 

Quando il sottotetto viene reso abitabile e atto a consentirne la permanenza prolungata di persone, si viene a chiamare mansarda.

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Normativa

Prima di procedere a qualunque tipo di ristrutturazione o modifica del sottotetto è bene accertarsi di quali norme imponga il regolamento edilizio della vostra città e le norme tecniche previste dal piano regolatore vigente.

Il vincolo più restrittivo è solitamente rappresentato dall’altezza minima che il sottotetto deve avere, che assieme al rispetto dei rapporti aero-illuminante stabilito dal regolamento d’igiene, garantisce l’abitabilità al sottotetto.

In Lombardia il recupero del sottotetto ai fini abitativi è consentito se viene rispettata l’altezza media ponderale di due metri e settanta per i locali ad uso soggiorno e di due metri e quaranta per i locali di servizio, come bagni, corridoi, etc. 

I vantaggi

Riprogettare un sottotetto comporta moltissimi vantaggi, in presenza di un appartamento di dimensioni ridotte il recupero del sottotetto garantisce la presenza di uno spazio accessorio in più.

Quest’ultimo può diventare una camera da letto per gli ospiti, uno studio, magari uno spazio gioco per i bambini o un’area fitness, qualunque sia la sua destinazione, se ben progettato rappresenterà anche un aumento del valore dell’immobile.

Inoltre, le spese per realizzare le opere di ristrutturazione di un sottotetto rientrano in quella categoria di spese che possono essere detratte a livello fiscale.

I vantaggi del recupero di un sottotetto a fini abitativi spaziano dunque dall’aumento di spazio all’interno dell’abitazione, all’aumento di valore dell’abitazione stessa, fino al rimborso parziale delle spese sostenute per realizzarlo.

Il progetto

È importante, nel riprogettare un sottotetto, affidarsi ad un professionista, come abbiamo visto i regolamenti da seguire sono piuttosto complessi e l’operazione di recupero del sottotetto necessita della presenza di uno o più esperti in materia.

Uno dei primi step è quello di valutare l’accesso al sottotetto, dunque dove posizionare la scala di accesso se non presente, in modo che non comprometta la disposizione del piano inferiore.

Un altro aspetto importante è quello che riguarda la situazione del tetto presente, è importante stabilire se è ben isolato a livello energetico in modo che garantisca la giusta temperatura interna sia nella stagione più calda che in quella più fredda.

Per arredare questo spazio sicuramente è necessario seguire la conformazione del tetto, qualunque sia la sua inclinazione, sfruttando gli spazi più bassi con mobili contenitori o armadi e lasciando le parti con altezza maggiore per le zone più sfruttate.

Inoltre è fondamentale posizionare correttamente lucernari o finestre in modo da illuminare correttamente l’ambiente e renderlo sufficientemente luminoso.

Quali spazi può ospitare?

Come già detto le destinazioni che può ospitare una mansarda sono numerose, la scelta su una o più funzioni dipende dalla conformazione della mansarda e dell’appartamento stesso.

Se per esempio lo spazio mansardato è piuttosto piccolo, si può pensare di creare un angolo lettura, un piccolo studio o magari uno spazio giochi per i bambini, soprattutto se le loro camere sono di dimensioni ridotte.

Se invece le dimensioni della mansarda sono più generose si può pensare di posizionare qui una camera degli ospiti con bagno privato, o un’area fitness.

Ci sono poi casi particolari in cui l’intero appartamento è mansardato, in questo caso deve essere redatto un progetto accurato che sfrutti ogni singolo spazio.

Solitamente gli appartamenti mansardati devono avere una disposizione fluida tra le varie stanze, con poche partizioni verticali fisse. Soggiorno, ingresso, cucina e sala da pranzo dovranno essere connessi tra di loro, i corridoi saranno aboliti e verranno create pareti per gli unici spazi che hanno bisogno di privacy, come bagno e camera.

In questo modo anche la luce si distribuisce in maniera più uniforme e gli spazi vengono percepiti come più ampi, compensando le basse altezze che si vengono a creare.

Il fascino della mansarda

Nonostante le dimensioni ridotte che può avere una mansarda il suo fascino è innegabile,

perché avere una mansarda in un’abitazione ci affascina così tanto? Le motivazioni sono molteplici e legate alla conformazione di questo spazio.

La presenza spesso frequente di travature a vista, in legno naturale o sbiancate rende lo spazio dinamico e caratteristico, il soffitto non è un semplice rettangolo bianco, ma acquista personalità.

I lucernari, che sia di giorno che di notte permettono di vedere il cielo, forniscono poi una luce zenitale, che illumina in maniera più corretta gli spazi rispetto ad una finestra verticale, poiché raccoglie maggiormente la luce solare. Inoltre gli spazi di una mansarda sono raccolti, intimi, accoglienti e a misura d’uomo, queste caratteristiche influiscono positivamente sulla percezione dello spazio, poiché l’individuo si sente protetto in questo tipo di ambiente.

Queste sono alcune delle motivazioni che spiegano l’attrattiva degli spazi mansardati.

Conclusioni

Dopo avere analizzato normativa e vantaggi riguardanti il recupero di sottotetto, inizia la fase di progetto di questo spazio.

Non dimenticate che per riprogettare un sottotetto è necessario affidarsi a professionisti, sicuramente un architetto e tecnici esperti di strutture e di aspetti energetici per potervi assicurare un progetto fatto a regola d’arte e un risultato soddisfacente.

Il nuovo ambiente che avrete a disposizione aumenterà la superficie della vostra abitazione, garantendovi uno spazio abitabile in più che potete sfruttare in moltissimi modi.

Che la vostra mansarda ospiti un piccolo studio, uno spazio giochi per i bambini, una camera degli ospiti o un’area relax o per il fitness, sicuramente chiunque la utilizzerà resterà affascinato dalle potenzialità e dall’estetica di questo spazio prima dimenticato!

Controsoffitti, soluzioni progettuali

Durante la ristrutturazione di un appartamento si può avere l’esigenza di realizzare dei controsoffitti, ovvero degli abbassamenti all’interno di un locale.

Le ragioni che portano alla creazione di un controsoffitto possono essere le più varie, ma solitamente sono di carattere estetico o di carattere funzionale, oppure di entrambi.

Vediamo di capire quali sono le soluzioni progettuali più interessanti per la creazione di un controsoffitto.

Normativa

Prima di approfondire l’argomento è bene ricordare che la creazione di controsoffitti o abbassamenti deve rispettare il regolamento edilizio e quello di igiene del comune in cui ci si trova ad operare.

Generalmente l’altezza interna di un appartamento non deve mai scendere sotto i due metri e settanta, fanno eccezione alcuni ambienti secondari, come corridoi, disimpegni e bagni che possono avere un’altezza minima di due metri e quaranta.

Prima di prendere qualsiasi decisione su abbassamenti o controsoffitti è bene dunque verificare che i requisiti e le altezze minime degli ambienti siano soddisfatte.

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Creare un controsoffitto, motivazioni estetiche

Come abbiamo visto si può decidere di creare un controsoffitto per migliorare esteticamente un ambiente, questo accade ad esempio se abbiamo una zona giorno ampia che comprende sia l’ingresso, che la zona del soggiorno e magari anche la cucina.

In questo caso per differenziare le varie zone funzionali della nostra zona giorno possiamo appunto ricorrere all’utilizzo di un controsoffitto.

Creando un abbassamento nella zona dell’ingresso possiamo connotare in maniera specifica quella particolare area, i nostri ospiti entreranno dunque in una zona più raccolta, per poi passare nella zona giorno in cui l’altezza dell’ambiente tornerà quella usuale.

La zona della cucina può essere nuovamente ribassata, per evidenziare ancora una volta il cambio di area funzionale all’interno dello stesso ambiente.

Un altro caso piuttosto frequente riguarda la creazione di controsoffitti in un bagno di notevoli dimensioni, anche in questo caso l’abbassamento viene creato per differenziare le varie zone dell’ambiente.

Se siamo in presenza di un bagno stretto e lungo con la prima parte dedicata alla zona lavanderia si può pensare di creare un abbassamento in questa area, per poi tornare all’altezza usuale per la restante parte del bagno.

Creare un controsoffitto, motivazioni funzionali

Un controsoffitto può essere creato anche sulla base di esigenze funzionali, ad esempio per nascondere degli impianti o dei vani tecnici.

Se per esempio in una parte di corridoio o magari nella zona del bagno sopra la doccia vogliamo creare un’illuminazione con faretti o con strisce led incassati per avere un effetto scenografico dovremo per forza di cose creare un abbassamento, anche minimo, per poter incassare i corpi illuminanti.

Un controsoffitto può essere realizzato anche per poter mascherare impianti di condizionamento, riscaldamento o di ventilazione meccanica controllata, ed evitare che siano a vista. Oppure può essere realizzato per isolare acusticamente o termicamente un determinato ambiente.

Inoltre se abbiamo un appartamento di dimensioni ridotte e magari privo di ripostiglio, si possono creare degli abbassamenti per creare dei vani ripostiglio.

Sfruttando infatti l’altezza minima di corridoi, disimpegni o parti di bagno si può decidere di creare un controsoffitto aperto oppure interamente chiuso e dotato di una botola apribile per ottenere uno spazio in più all’interno del vostro appartamento, utilizzabile appunto come ripostiglio.

Controsoffitto, quali materiali?

Il materiale che viene più utilizzato per la creazione di controsoffitti e abbassamenti è il cartongesso, si tratta di un prodotto molto versatile, con tempi di realizzazioni rapidi e facilità di montaggio, che viene ormai ampiamente utilizzato anche per realizzare le partizioni interne, in sostituzioni ai vecchi tavolati in mattoni.

Il controsoffitto in cartongesso è composto da una struttura metallica che sostiene i pannelli di cartongesso, composta da un’orditura primaria e una secondaria.

La struttura del pannello in cartongesso è composta esternamente da una o due lastre per lato e all’interno può avere un isolamento termico o acustico.

L’ultima lastra esterna, quella a vista, una volta completata la posa in opera viene tinteggiata a piacere con la colorazione scelta, come una qualsiasi parete.

Altri materiali utilizzati per realizzare controsoffitti sono pannelli modulari fonoassorbenti o acustici, più spesso utilizzati per uffici o locali.

Quest’ultimi possono essere pendinati e appesi al controsoffitto a diverse altezze e leggermente distanziati l’uno dall’altro in modo che il soffitto non venga coperto totalmente, creando un effetto di movimento all’interno dell’ambiente in cui sono collocati.

In altri casi sono posati l’uno a fianco all’altro creando un controsoffitto modulare e possono avere struttura a vista oppure nascosta.

Vi sono poi controsoffitti realizzati in legno con lamelle distanziate, anch’essi con funzione acustica o fonoassorbente, che rappresentano una soluzione più ricercata rispetto ai modelli sopra esposti.

Soluzioni progettuali

Nella realizzazione di controsoffitti e abbassamenti ci si può veramente sbizzarrire, usando il cartongesso le possibilità di forme e dimensioni sono veramente infinite.

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Il mio consiglio è quello di puntare ad un’estetica sobria per abbassamenti e controsoffitti, che rispecchi lo stile dell’appartamento.

Se ad esempio abbiamo optato per uno stile minimale e moderno potremmo utilizzare per il controsoffitto forme essenziali e squadrate, non tonde, che puntino alla semplicità, ma all’eleganza allo stesso tempo, con binari e faretti incassati.

Una soluzione spesso adottata è quella di non fare arrivare il controsoffitto contro le pareti, ma lasciarlo leggermente staccato. L’effetto sarò quello di vedere galleggiare l’abbassamento sul soffitto, ai lati si possono creare gole a led luminose, che creano un effetto di luce diffusa nel taglio che rimane tra la parete e il controsoffitto e nascondono allo stesso tempo il corpo illuminante.

Una soluzione spesso adottata è quella di giocare con la tinteggiatura del controsoffitto per ottenere diversi effetti estetici, si può ad esempio optare per una tinta diversa per il bordo, o veletta, del controsoffitto rispetto a quella del soffitto dello stesso.

Questa variazione cromatica mette in evidenza il volume del controsoffitto, creando maggiore movimento nella percezione dell’ambiente.

Conclusioni

Come abbiamo visto le motivazioni che portano alla creazione di controsoffitti e abbassamenti sono molteplici, possono essere di carattere estetico, funzionale o di entrambi.

Qualunque sia l’esigenza che porta alla creazione di tali accorgimenti, le soluzioni progettuali sono svariate, anche grazie all’utilizzo di materiali versatili come il cartongesso. Non resta che sbizzarrirsi!