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Ristrutturazione Casa

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Il terrazzo, una stanza in più

Nella scelta della propria futura casa è importante tenere in considerazione tutti i fattori che più sono importanti per noi, ad esempio il numero di camere da letto o il numero di bagni, oppure la disposizione su un unico piano o su più piani, oppure ancora la presenza di un giardino esterno.

Un elemento da non sottovalutare durante la scelta della futura abitazione, soprattutto se si tratta di una città come Milano, è la presenza di una terrazza. Approfondiamo insieme l’argomento per capire quali sono i vantaggi dell’averla.

Il terrazzo

È bene fare una premessa che riguarda il significato proprio del termine, per terrazzo si intende una parte lastricata che fa da copertura ad un fabbricato.

La differenza tra il balcone e la terrazza sta nel fatto che il balcone rappresenta un elemento aggiunto al corpo principale dell’edificio, che sporge, appunto, dal filo della sua superficie, mentre la terrazza è inclusa in esso.

Il terrazzo è dunque spesso prerogativa degli appartamenti che stanno agli ultimi piani di un edificio, può avere dimensioni varie che dipendono dalle scelte progettuali dello stesso edificio.

A Milano, città in cui sono molto più diffusi palazzi o edifici multipiano composti da appartamenti piuttosto che abitazioni monofamiliari con giardino, il terrazzo rappresenta una valida opportunità per poter fruire di uno spazio aperto nell’intimità della propria abitazione.

Come utilizzarlo

Che sia di piccole o grandi dimensioni il terrazzo può essere utilizzato in molteplici modi, e si configura come una vera e propria stanza in più ed accessoria all’interno della casa.

Il terrazzo può essere infatti utilizzato come sala da pranzo o come estensione del soggiorno nelle stagioni estiva, primaverile o autunnale, se le condizioni lo consentono si può anche decidere di creare una veranda, magari riscaldata, per utilizzare questo spazio anche durante l’inverno.

Prima di procedere alla creazione di una veranda, ovvero di una parte del terrazzo chiudibile con vetrate, è bene documentarsi presso il comune della propria città.

L’autorizzazione e i lavori per l’installazione di una nuova veranda sono soggetti a regole ben precise che spesso variano da comune a comune, secondo il Regolamento Edilizio specifico. Il terrazzo tipicamente viene utilizzato, come accennato in precedenza, come spazio accessorio agli ambienti giorno, tuttavia può avere anche altre funzioni.

Per esempio, si può trattare il terrazzo come un vero e proprio giardino, dunque attrezzarlo con giochi per i bambini, o con tavoli per il ping pong oppure piscine sia interrate che non, o ancora con una zona solarium o barbecue, oppure con un’area per il giardinaggio e una piccola serra o orto.

Il tutto dipende dalle dimensioni del terrazzo e dal contesto in cui ci si trova, tuttavia il terrazzo è un vero e proprio ambiente della casa, una stanza a cielo aperto possiamo dire.

Un’altra funzione del terrazzo può essere quella di avere una parte di esso dedicata al ricovero di attrezzature specifiche o oggetti particolari, in mancanza di altro spazio o di un adeguato ripostiglio all’interno della casa si può infatti creare una verandaripostiglio.

Anche in questo caso prima di iniziare i lavori di installazione sarà, necessario verificare con il proprio comune di residenza se bisogna richiedere la concessione di costruzione e, nel caso di condominio, la concessione unanime della relativa assemblea.

Come arredarlo

Sicuramente una caratteristica importante che un terrazzo deve avere è quello di essere adeguatamente protetto dal sole.

Per ovviare a questa esigenza si possono intraprendere diverse strade, ad esempio creare attraverso il progetto del verde, una zona ombreggiata con piante.

Oppure si può pensare all’inserimento di arredi specifici per l’ombreggiamento come ombrelloni o tende solari.

Molto diffusi sono anche strutture come gazebi, oppure pergolati con piante rampicanti, anche in questo caso prima dell’inizio dei lavori, trattandosi di strutture fisse è bene verificare il regolamento edilizio e, nel caso, condominiale.

Il terrazzo a seconda della sua funzione e dimensione può essere arredato in svariati modi. La prima scelta da fare è decidere il tipo di pavimentazione che vogliamo, se in legno trattato per esterni, in pietra, o in gres porcellanato, oppure decidere se posare sul terrazzo un tappeto d’erba sintetica o ancora decidere creare un vero e proprio tetto verde con erbe e arbusti autentiche.

Il primo step riguarda dunque il tipo di effetto che vogliamo per il nostro terrazzo, una volta presa questa decisione si può passare alla scelta degli arredi.

Sicuramente se vi è lo spazio necessario è bene pensare ad una zona pranzo con tavoli e sedie, ben ombreggiata, per potersi godere un pranzo o una cena in compagnia all’aria aperta. Se poi dovesse avanzare ancora superficie libera si può pensare ad una zona relax, con un’amaca oppure con divanetti e poltrone, o con sedute morbide. Qualunque sia la funzione che il vostro terrazzo assumerà non bisogna trascurare la componente green, piante e fiori aiutano a creare la giusta atmosfera per il relax, arredano il vostro ambiente, ombreggiano e schermano la vista preservando l’intimità del terrazzo.

Inoltre è possibile piantumare anche piante aromatiche o da orto creando una piccola zona dedicata.

Come manutenerlo

Sicuramente il terrazzo essendo tendenzialmente scoperto e esposto alle intemperie e agli agenti atmosferici richiede cura e manutenzione.

Se la vostra futura abitazione non è di recente costruzione e necessita di una ristrutturazione, è bene che questa coinvolga anche il terrazzo.

Uno dei problemi più diffusi per i terrazzi sono infatti le infiltrazioni di acqua. È importante dunque fare attenzione che la pavimentazione del terrazzo sia ben impermeabilizzata, per evitare che si creino infiltrazioni di acqua nei piani sottostanti e che la struttura stessa del terrazzo si deteriori.

Se il vostro terrazzo è invece dotato di veranda la manutenzione sarà sicuramente inferiore rispetto ad un terrazzo scoperto.

Conclusioni

Per tutti quelli che non possiedono un giardino, il terrazzo rappresenta una valida alternativa per godersi le stagioni più calde.

Il terrazzo, se verandato e riscaldato, rappresenta poi una vera e propria stanza in più della casa, utilizzabile durante tutto l’anno.

Se desiderate dunque uno spazio accogliente e intimo all’interno della vostra abitazione, a stretto contatto con la natura il consiglio è quello di scegliere una casa.. con terrazza!

Come sfruttare “l’altezza notevole dei soffitti”?

Come sfruttare “l’altezza notevole dei soffitti”?

L’altezza rilevante dei soffitti è una risorsa da sfruttare, con soluzioni che variano in base allo spazio.

Se nelle abitazioni di nuova costruzione l’altezza interna è in media di circa 270/300 cm, nella maggior parte di quelle che appartengono al patrimonio immobiliare esistente è decisamente superiore. Si tratta di quasi tutti gli appartamenti degli edifici civili costruiti in Italia fino all’inizio degli anni Settanta, di quelli antichi e storici e delle case singole, sia in città sia nelle zone suburbane. Spostandosi poi dai centri storici alle prime periferie, si trovano anche esempi di archeologia industriale in cui i volumi interni raggiungono altezze con valori decisamente elevati, ben oltre i 400 cm. A proposito di edilizia esistente, vanno poi considerati anche tutti gli esempi di recupero dei sottotetti ai fini abitativi, incentivato con leggi ad hoc in quasi tutte le Regioni Italiane: qui le altezze sono almeno doppie.

Dunque, l’”altezza notevole dei soffitti” rappresenta un tema diffuso più di quanto si pensi, una grande risorsa da sfruttare. Ma come fare?

In tutti i casi in cui i soffitti superano ampiamente il valore minimo stabilito dal Regolamento edilizio del Comune (o della Regione) in cui è situato l’immobile, si può, con progetti mirati, sfruttare al meglio le altezze generose degli interni.

Certamente le soluzioni sono molteplici e si differenziano per lo spazio a disposizione, per le finalità di utilizzo e per la tipologia di intervento a cui fa capo la creatività del progettista. Si passa dall’aumento della superficie della casa, sfruttando l’altezza per aggiungere un livello con un soppalco, alla creazione di controsoffitti dagli usi svariati fino al solo rialzo della quota di pavimento con una pedana.

Di qualsiasi natura e tipologia sia l’intervento per sfruttare l’altezza, è necessario verificarne prima la fattibilità, dal punto di vista normativo e tecnico.

Altezza notevole dei soffitti: tutte le soluzioni che variano in base allo spazio

Generalmente l’estensione del soppalco dipende dall’altezza del soffitto: tanto più questa cresce, quanto più il soppalco può essere ampio. Deve avere il lato maggiore aperto sugli spazi sottostanti ed essere dotato di un parapetto alto almeno 110 cm. Per la verifica dell’aeroilluminazione si deve tener conto della superficie totale (locale soppalcato+soppalco).

Le scale, modulari e componibili, sono realizzazioni custom made che possono soddisfare qualsiasi esigenza, sia di spazio sia di impatto visivo. E si possono integrare in ogni progetto di soppalco realizzato con qualsiasi materiale.

Tipologie di soppalco a confronto

  • In metallo: la struttura viene di solito ancorata alle pareti, ma a seconda di come si sviluppa e della muratura esistente, può richiedere i montanti di sostegno. Il piano di calpestio si realizza con un assito di legno o in lamiera, da rivestire con qualsiasi tipo di pavimento, persino lastre di vetro. Si può rifinire in armonia con lo stile ed i colori della casa o lasciare a vista. Garantisce stabilità ed effetto scenico.
  • In legno: autoportante o da ancorare alle pareti, il telaio ligneo è più veloce da realizzare rispetto alla altre tecniche, perché composto da elementi prefabbricati. Di grande fascino, è durevole.
  • In muratura: si può fare ricorso a tecniche costruttive diverse (per esempio travi in cemento armato + tavelle in laterizio + tamponamento in cemento o cartongesso), con i tempi richiesti dall’edilizia tradizionale. E’ stabile ed è privo dell’effetto vibrazione che talvolta si avverte nelle altre due tipologie.

Normativa ed autorizzazioni comunali

E’ convenzione ipotizzare in 450 cm l’altezza minima per inserire un soppalco praticabile. (abitabile). Ma tale valore va considerato “un’indicazione di massima”, poiché c’è una serie di norme da rispettare.

La costruzione di un soppalco per aggiungere superficie abitabile è un’opera disciplinata dalla normativa edilizia del Comune dove è situato l’immobile.

I singoli Comuni, infatti, possono redigere un proprio Regolamento edilizio sulla base di quello “tipo” predisposto dalla Regione di riferimento il quale, a sua volta, fa capo ad una disposizione nazionale unica che è il DM del 5 Luglio 1975. Oppure possono scegliere di adottare quello Regionale. Questo significa che esistono differenze a livello nazionale, da Comune a Comune, oltre che da Regione a Regione, in particolare in merito alle altezze minime necessarie sopra e sotto il soppalco, affinchè gli spazi siano abitabili.

Laddove non esistano indicazioni, resta valido il DM del 1975 che fissa a 270 cm l’altezza per gli spazi abitabili ed a 240 cm quella per i vani di servizio (come bagno e corridoio).

Un esempio. Il Regolamento edilizio di Milano prescrive che 210 cm sia l’altezza minima degli spazi sottostanti ai soppalchi ed anche quella tra il pavimento finito dei soppalchi ed il soffitto finito dei locali. Con tali caratteristiche, la superficie dei soppalchi, esclusa la scala di accesso, non deve essere superiore ad un terzo di quella del locale soppalcato.

E’ previsto infatti, un aumento della superficie dal soppalco qualora si abbinano altezze maggiori.

La sesta sezione del Consiglio di Stato, nella sentenza n. 4166/2018 pubblicata il 9 Luglio, ha confermato che la realizzazione di un soppalco rientra nel novero degli interventi di ristrutturazione edilizia, dal momento che determina un aumento della superficie utile dell’unità, con conseguente aggravio del carico urbanistico. Pertanto, è necessario presentare in Comune la relativa pratica edilizia (in genere la Scia).

In assenza di tale iter burocratico, si commette il reato di abuso edilizio che, oltre ad un procedimento penale, comporta anche l’obbligo di demolizione dell’opera realizzata in maniera illecita.

Pedana: soluzione salva spazio che permette di recuperare cm preziosi con un minimo rialzo di quota

Qualsiasi forma e dimensione abbia, la pedana non è equiparabile ad un soppalco. E’ di tutt’altra natura e va considerata piuttosto alla stregua di un elemento d’arredo. In ogni caso, si devono osservare le norme edilizie locali.

La normativa

Se non si modificano la dimensione dei locali, i rapporti di aeroilluminazione né la destinazione d’uso, non è necessario chiedere un’autorizzazione edilizia in Comune.

Non è permesso costruire pedane che riducano l’altezza del locale, anche se solo in una delle sue parti, al di sotto dei 210 cm (se l’altezza dell’ambiente è di 270 cm, la pedana non può superare quindi i 60 cm), a meno che non siano assimilabili ad elementi d’arredo (come la base del letto). Quando affiancata a parapetti o finestre, questi devono essere alzati a 110 cm.

Considerando che le pedane possono essere costruite seguendo diversi metodi, da una struttura in legno a griglie in metallo e su strutture esistenti anch’esse costruite seguendo diverse tipologie edilizie, è sempre bene richiedere la consulenza preliminare di un tecnico esperto che ne valuti il peso.

Il ripostiglio in quota

Quando il soffitto raggiunge altezze superiori al minimo richiesto, si possono creare dei ribassamenti che regalano molti vantaggi. Un esempio? Se il vano che si ricava è di almeno 50 cm, può essere sfruttato come deposito.

La normativa

Alcuni regolamenti edilizi consentono a bagni, corridoi e spazi di servizio di avere altezze inferiori rispetto alle altre stanze. Si può sfruttare questa possibilità ribassando il plafone e ricavare un vano per contenere. In molti casi, un controsoffitto di 15-20 cm è necessario per alloggiare impianti.

In genere è possibile realizzare liberamente un controsoffitto ispezionabile, che non viene aggiunto alla superficie della casa, purchè:

  • l’accesso non avvenga con scala fissa
  • abbia altezza interna inferiore a 180 cm (in edilizia esistente) o a 80 cm (nuove costruzioni)
  • sia completamente chiuso
  • visto che non si tratta di un soppalco abitabile, non è necessario richiedere l’autorizzazione edilizia comunale (quindi si cataloga come intervento edilizio minore), a meno che, per la sua realizzazione, non si intervenga sulla struttura portante.

Sconti fiscali

E’ valida fino al 31/12/2019 la detrazione Irpef pari al 50% (fino ad un massimo di 96mila euro per abitazione) dei costi sostenuti per i lavori di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia (Bonus 50%).

Dei casi analizzati in questo servizio, il soppalco abitabile è sicuramente agevolato fiscalmente.

Le altre due soluzioni (pedana e ripostiglio) lo possono essere solo se fanno parte di un più ampio intervento classificato in una delle tre categorie sopra citate.

Cappotto termico: tutte le soluzioni high quality

Cappotto termico: tutte le soluzioni high quality

Il cappotto termico è una soluzione tecnica di efficienza energetica applicata alle pareti esterne dell’edificio per frenare, in tutte le stagioni, il flusso termico (dall’ambiente a temperatura più alta a quello a temperatura più bassa). C

L’installazione a regola d’arte del sistema cappotto consente di risolvere gran parte dei ponti termici, che sono punti critici dove si registra la dispersione termica.

Il mercato offre diverse soluzioni, spaziando tra sistemi basati sull’uso di materiali di sintesi, come l’EPS o naturali (cellulosa, canapa, sughero).

L’efficacia del cappotto non è da attribuire al solo isolante scelto; essendo una tecnologia composta da diversi elementi e procedure applicative, funziona come un sistema che va progettato e realizzato con le specifiche regole, che per ogni materiale possono essere diverse, per non rischiare problematiche quali, per esempio, le infiltrazioni d’acqua.

Per quanto riguarda le performance dell’isolamento termico, tutti i materiali che minimizzino il passaggio di energia termica tra due corpi a differenti temperature, che hanno cioè una conducibilità termica molto bassa, di provenienza naturale o sintetica, sono assolutamente confrontabili.

Quali sono i materiali più diffusi per il cappotto?

Il cappotto termico si presta ad essere “interpretato” con molti materiali isolanti diversi: in linea di principio ogni tipo di isolante può essere adatto, purchè risponda al requisito di idoneo all’uso nei sistemi ETICS.

Il materiale più diffuso, per motivi economici e per facilità di posa, è senza dubbio il polistirene espanso sintetizzato (EPS), ma stanno aumentando sensibilmente le richieste di pannelli in fibra di legno, sughero ed altro. Mentre le fibre minerali continuano a crescere costantemente.

La scelta dei materiali: le novità del mercato per soluzioni high quality

Che si tratti di palazzo o casa indipendente, solo un tecnico esperto e certificato saprà consigliare sistema e materiali adatti a raggiungere l’efficienza prefissata dal proprio progetto per quell’edificio.

A partire dagli obiettivi (contenimento energetico e benessere termico indoor), per poter stabilire il miglior “sistema cappotto”, caso per caso, entrano in gioco orientamento dell’edificio, materiale delle pareti, quantità e posizione dei ponti termici, ovvero i punti di discontinuità del materiale, attraverso i quali si verificano le dispersioni termiche e che, in generale, costituiscono una criticità per la salubrità degli ambienti interni. Ed, infine, la finitura. Oggi sempre più produttori sono in grado di offrire sistemi completi, ma può anche capitare che si utilizzino più fornitori, purchè i vari elementi siano tra loro compatibili.

Le regole per l’isolante

Sottoposto ad un carico, il materiale coibentante si riduce di spessore; ne consegue una diminuzione del potere isolante.

Per le applicazioni edili che sono soggette a regole sulla reazione al fuoco, è importante verificare l’Euroclasse di reazione al fuoco del prodotto isolante. I pannelli devono essere posati in modo continuo senza spazi vuoti. Per i materiali soggetti a variazioni dimensionali esistono specifici sistemi di posa. Per applicare in continuità isolanti diversi occorre seguire le indicazioni dei produttori.

I ponti termici, come il mancato isolamento di travi e pilastri, comportano il rischio di danni ed ammaloramenti da condensa.

Dagli elementi base del cappotto ai pacchetti termici completi e brevettati

Al momento dell’acquisto, oltre alle performance del cappotto, entra in gioco anche la necessità di non eccedere con l’aumento di spessore in facciata.

  • Ad alte performance. Della gamma di sistemi per cappotto Fassatherm di Fassa Bortolo, Silver Classic è specifico per ridurre le tensioni indotte dai cicli termici.

La prerogativa si deve all’innovativo design della lastra isolante, combinato con le prestazioni di un rasante fibrorinforzato ed una rete d’armatura ad alte performance.

L’addizione della polvere di grafite nella forgiatura della lastra permette al sistema di raggiungere elevate prestazioni termiche con spessori ridotti.

Appartiene alla gamma anche il versatile collante/rasante in più colori. (grigio, bianco, ed extra bianco).

  • Per le strutture in legno. Il sistema Wood-Smart di Knauf è un sistema testato e garantito per la posa su strutture in legno di isolanti in EPS e lana minerale.

E’ disponibile con EPS bianco, grigio e, nella versione Smart, con lana di roccia.

In questa versione, la lana di roccia utilizzata è incombustibile (Euroclasse di reazione al fuoco A1) ed assicura anche isolamento acustico.

Questo sistema, innovativo per il settore, ha ottenuto il benestare tecnico tedesco in riferimento all’applicazione su supporti lignei (Z-33.47-889).

Il sistema è indicato anche per l’applicazione su strutture X-LAM.

  • Come una muratura. Weber.Therm Robusto Universal di Weber Saint Gobain è un sistema di isolamento termico esterno che coniuga le prestazioni di un sistema a cappotto con la robustezza e la solidità di una muratura tradizionale.

Solido, utilizza intonaci speciali applicati nello spessore di 2 cm, lasciando poi grande libertà estetica per il rivestimento finale.

Garantisce prestazioni di isolamento acustico, traspirabilità, la migliore reazione al fuoco e la possibilità di rinnovo degli elementi nel tempo.

Oltre che nella versione a pittura, il sistema è declinabile anche in altre tipologie di finitura, tra cui la pietra.

  • Super impermeabile. Il sistema Renovatherm di Sikkens, in collaborazione con BASF, punta sulle performance dei prodotti di finitura, che svolgono una funzione estremamente importante: oltre a creare un effetto estetico gradevole, assicurano una protezione agli strati sottostanti, creandone uno impermeabile all’acqua piovana.

In questo modo si preservano i componenti del cappotto e si garantisce al tempo stesso un’elevata permeabilità al vapore acqueo, responsabile del fenomeno della condensa.

La gamma completa comprende pannelli in EPS ad elevate prestazioni.

  • L’intercapedine d’aria. Isotec Parete di Brianza Plastica propone un sistema di facciata ventilata che, in un’unica soluzione tecnica, forma il cappotto termoisolante e fornisce la struttura di supporto per la finitura esterna di rivestimento.

Il pannello isolante, infatti, è dotato di correntino portante forato che crea una camera d’aria ventilata tra pannello isolante e finitura.

La parte ventilata è una versione del “cappotto”, che in più prevede un’intercapedine di aria tra isolante e  rivestimento. Tale lamina d’aria serve ad evitare la condensa tra gli strati.

Il pannello isolante è protetto da una lamina di alluminio impermeabile.

  • In lana di roccia. REDart di Rockwool si basa sull’uso di un pannello in lana di roccia a doppia densità, materiale formato al 97% da materiali minerali (basalto, gabbro) e riciclati.

Assicura comfort abitativo invernale ed estivo, traspirabilità della facciata, protezione dell’edificio dal fuoco e durabilità, con possibilità di applicazione su molte tipologie di supporto.

E’ un sistema completo che comprende anche il collante, i fissaggi meccanici, il rasante, la rete di armatura e numerosi tipi di finitura.

Questo materiale è adatto anche per edifici con volumi irregolari.

  • Lana di vetro: riciclata e riciclabile. Isover Clima34 G3 di Isover Saint Gobain è un pannello in lana minerale, con un indice di conducibilità termica pari a 0.034, valore molto basso.

La struttura a celle aperte della lana di vetro gli conferisce particolari prestazioni di isolamento termico e traspirabilità; mentre l’intreccio delle fibre di cui è composta crea una moltitudine di pori che trattengono l’aria, impedendo al calore di passare attraverso il muro.

  • Un pannello sandwich. Il pannello Classe SK di Stiferite è in schiuma polyiso espansa senza l’impiego di CFC o HCFC, rivestito su entrambe le facce con velo vetro saturato, specifico per le applicazioni dall’esterno. Stabile e compatibile (aderisce a rasanti, intonaci e collanti) viene usato per le applicazioni del cappotto sotto intonaco sottile, oltre che per la correzione di ponti termici.

Per una posa corretta, questi sono gli step da seguire:

  1. Partenza a terra. In corrispondenza della quota “0” del sistema, occorre posare in bolla un profilo di partenza. Qualora questo punto risultasse in corrispondenza del marciapiede, il profilo va fissato ad almeno un cm dal piano di calpestio.
  2. Posa e fissaggio. I pannelli vanno posati formando file orizzontali, dal basso verso l’alto, con giunti sfalsati. In corrispondenza degli spigoli le teste  dei pannelli dovranno essere alternate.
  3. Spigoli, rientranze. Sono da proteggere con appositi profili in lega di alluminio, a loro volta rinforzati con strisce di rete in fibra di vetro.
  4. Armatura e finitura. L’intonaco armato va realizzato sull’isolante mediante applicazione di un primo strato di rasante. Su questo, ancora fresco, va poi posizionata ed annegata la rete di armatura in fibra di vetro.

Nei sistemi a cappotto la base è fondamentale. Un corretto raccordo tra isolante e terreno evita di esporre il materiale a rischi derivanti per esempio dall’umidità da risalita, garantendone la stabilità dimensionale e la durata.

Allo scopo si possono utilizzare pannelli di diverso tipo. Tra quelli messi a punto in modo specifico, spesso si ricorre a quelli in polistirene espanso sinterizzato, che offrono garanzia di stabilità dimensionale, particolarmente importante nel sistema cappotto.

In genere questi hanno sulla superficie una particolare “pelle” per impedire l’assorbimento dell’acqua e limitare la risalita dell’umidità dal suolo.

Ve ne sono alcuni che presentano una serie di incisioni per indicare e limitare l’area nella quale applicare il collante, dalla posa facilitata e velocizzata.

I riferimenti normativi da tener presente per il sistema cappotto

  • ETAG 004: linee guida tecniche europee per sistemi isolanti  a cappotto e per esterni con intonaco.
  • ETAG 014: linee guida tecniche europee per tasselli in materiale plastico per sistemi isolanti a cappotto.
  • EN 13162: isolanti termici per edilizia- Prodotti di lana minerale (MW).
  • EN 13163: isolanti termici per edilizia- Prodotti di Polistirene Espanso Sinterizzato (EPS)
  • UNI EN 13499: isolanti termici per edilizia. Sistemi compositi di isolamento termico per l’esterno (ETICS) a base di polistirene espanso.
  • UNI EN 13500: isolanti termici per edilizia. Sistemi compositi di isolamento termico per l’esterno (ETICS) a base di lana minerale.

Arredare in stile vintage

Qualche tempo fa vi ho parlato dell’arredamento in stile moderno e minimal, citandolo tra uno degli stili più in voga del momento. Esistono tuttavia altri stili spesso utilizzati nell’arredo di case da ristrutturare, uno di questi è l’arredo vintage. Come si caratterizza questo modo di arredare e progettare gli spazi? Vediamo di analizzare i suoi tratti tipici.

Che cos’e’ il Vintage?

Gli arredi identificati con l’aggettivo “vintage” sono strettamente legati ad un preciso arco temporale, sono tutti quei pezzi di arredamento che sono vecchi almeno 10-20 anni e fino ad un massimo di 90 anni.

Gli oggetti vintage si devono differenziare da quelli antichi, che hanno almeno 100 anni. Il termine “antico” si può poi applicare fino ad oggetti fino all’800 AC. E’ importante dunque sottolineare quali oggetti possono essere definiti vintage, e quali no.

Ad esempio oggetti come mobili d’antiquariato possono sembrare vintage ma in realtà non lo sono, perché non si tratta di pezzi unici arrivati fino ai giorni nostri, ma piuttosto di oggetti di nuova produzione che assomigliano (o per lo meno tentano di farlo) a quelli originali.

Il termine “retrò” descrive proprio oggetti come questi, ovvero qualcosa che è nuovo, ma si basa su un design già esistente.

Arredo, il protagonista indiscusso

Sicuramente un ruolo chiave nelle case in stile vintage, lo gioca proprio l’arredo, sia fisso che non. Il materiale prediletto per gli arredi vintage è il legno, con le sue tonalità calde.

Un pezzo che non può mancare nell’arredo vintage è per esempio la classica credenza, che può essere utilizzata in svariati modi, in soggiorno come mobile tv o d’appoggio oppure in camera da letto come cassettiera. Un altro mobile piuttosto utilizzato è la libreria a tutta altezza, di cui vi ho già parlato nell’articolo dedicato ai mobili passanti.

Si tratta di una libreria che va da terra a soffitto, costituita da montanti fissati a pavimento e a soffitto e con mensole e vani che possono essere a giorno ovvero aperti e senza fondo oppure invece chiusi. Una libreria di questo tipo può essere fissata a muro oppure dividere uno o più spazi ad esempio il soggiorno dalla cucina, o la sala da pranzo dal soggiorno.

Altri complementi d’arredo usati di frequente nelle case in stile vintage sono ad esempio scrittoi o tavolini bassi da salotto, ma l’arredo in stile vintage coinvolge ad esempio anche i radiatori. Chi di voi non ha in mente nelle case di una volta i vecchi caloriferi in ghisa con i piedini dalle linee pulite essenziali?

Anch’essi sono un must dell’arredamento in stile vintage. Gran parte dell’atmosfera vintage è data poi dalla scelta sapiente degli accessori, uno specchio, una stampa incorniciata, un vaso e qualche pianta che dona il tocco green alla casa.

Illuminazione, creare la giusta atmosfera

Un’altra caratteristica importante delle case arredare in stile vintage viene data dai corpi illuminanti, ovvero le lampade che danno luce alle varie stanze. Una luce gialla e intensa è tipica dello stile vintage, magari non illumina l’intero ambiente, altrimenti risulterebbe veramente troppo presente, ma piuttosto una zona particolare della stanza.

Le lampade da terra o quelle da lettura, da posizionare su un tavolino o comodino, sono molto indicate per creare un’atmosfera fortemente suggestiva e che richiama un mondo di altri tempi.

Colori, osare con eleganza

Una componente fondamentale dello stile vintage e delle case arredate con questo stile è il sapiente utilizzo dei colori. Si tratta per lo più di colori dai toni decisi e brillanti, non di rado vengono utilizzati anche toni scuri che mettono in risalto gli arredi e creano un piacevole contrasto cromatico.

La palette di colori utilizzata è molto varia e predilige toni caldi, accostati a qualche tono freddo, piuttosto che neutri; è importante ricordare che questo tipo di toni hanno il potere di riempire visivamente la stanza e di caricarla di accenti cromatici molto forti. Bisogna dunque scegliere con cura la palette colori senza esagerare, per non sovraccaricare l’ambiente.

Tappezzerie e carte da parati

Una casa in stile vintage che si rispetti non può fare a meno di pareti tappezzate o ricoperte di carta da parati. Ormai sono diffusissime le carte da parati o le tappezzerie retrò, che ripropongono le tanto originali fantasie degli anni Cinquanta e Settanta, con i loro motivi geometrici e optical dai colori decisi e caldi.

In questo caso è meglio utilizzare carte da parati retrò piuttosto che le originali vintage che potrebbero essersi usurate con il passare del tempo e che di certo non hanno le stesse caratteristiche fisiche dei prodotti moderni.

Pavimenti e rivestimenti

Oltre alle tappezzerie e alle carte da parati, un ruolo importante per creare un’atmosfera vintage o da casa di una volta è dato dalla scelta del pavimento o dei rivestimenti murari di bagni o cucina.

Sicuramente le indiscusse protagoniste dei rivestimento vintage sono le cementine, piastrelle esagonali tipiche dell’Ottocento che erano fatte in cemento e sabbia e venivano usate per rivestire pavimenti dei palazzi storici.

Oggi le cementine, tornate di moda, sono state rimesse in produzione, ma accanto ad esse sono comparse anche piastrelle esagonali in gres porcellanato che possono essere ugualmente utilizzate nell’arredamento vintage. Possono essere utilizzate sia a parete che a pavimento, e donano agli ambienti in cui sono collocati una forte caratterizzazione, con la loro particolare forma.

Un altro tipo di rivestimento perfetto per le case vintage sono le piastrelle diamantate, chiamate anche subway tiles perché erano utilizzate nelle stazioni metropolitane, ad esempio quelle di Londra o di Budapest. Il nome è legato alla loro forma, infatti non sono piatte come le comuni piastrelle, ma hanno i bordi sfaccettati. Sono utilizzate a parete, principalmente in bagno, con la loro finitura lucida, con posa a correre, in orizzontale con fuga non in tinta posate fino a metà parete sono perfette per creare una sala da bagno d’altri tempi. Ecco un articolo in cui vi parlavo di questi due tipi di rivestimenti dal sapore vintage.

Conclusioni

L’arredamento in stile vintage ricorda le case di una volta, si ottiene dosando l’intensità dei colori e scegliendo con cura gli arredi, gli accessori e i pavimenti/rivestimenti.

Fondamentale è trovare il giusto equilibrio tra essi, in questo un architetto di interni può aiutarti e guidarti per creare quell’atmosfera elegante e raffinata tipica dello stile.

Come rinnovare visivamente la zona notte

Come rinnovare visivamente la zona notte

La parete dietro il letto è il punto focale della camera, quello che per prima attira lo sguardo: cambiarne l’aspetto significa rinnovare visivamente l’intera stanza.

Consigli utili per interpretare la stanza con creatività

Mensole, oggetti, quadri, pittura, tappezzeria e boiserie possono caratterizzare la camera senza dimenticare equilibrio ed armonia.

  • Mensole. Una o più arredano e sono funzionali allo stesso tempo: utili piani d’appoggio, possono sostituire i comodini e, nelle versioni più hi tech, anche le lampade da lettura (perché sono integrate).

I sostegni in stile rètro, lasciati a vista, diventano il motivo decorativo della composizione di mensole perfettamente simmetrica. Di una tonalità più chiara rispetto alla parete, dialoga con la sfumatura della testa e del giroletto per un gradevole insieme.

Se la camera è arredata con mobili coordinati, va personalizzata con i complementi tessili.

Come si fissano le mensole al muro?

Il primo step è valutare se utilizzare sostegni a scomparsa o a vista. Nel primo caso, sono necessarie staffe ad incasso nascosto che si inseriscono nello spessore della mensola stessa; questo esclude quindi modelli particolarmente sottili. In entrambi i casi, per essere sicuri che sia montata dritta serve una livella a bolla e, per forare il muro, un trapano.

E’ sempre meglio fare un primo foro con una punta di un diametro inferiore rispetto a quella richiesta, per poi ripassare nel buco, allargandolo, con la punta richiesta nel tassello.

La mensola può essere ricavata da una struttura in cartongesso con funzione isolante. Solitamente mantiene la stessa altezza della testata del letto, scelto in un colore che stacca completamente dallo sfondo neutro.

Superpratica e moderna, la barra pensile si presta a molteplici usi: ha luce incorporata, diversi ganci ed offre un piano d’appoggio per piccoli oggetti. Ha una larghezza superiore al letto e, per un risultato simmetrico, deve arrivare a filo con i comodini.

Aumentando la profondità della controparete si può ottenere anche un vano contenitore.

  • Oggetti: si può trasformare un semplice sommier nel più originale dei letti?

E’ facile ed economico. Basta osare un po’ e qualsiasi elemento può diventare originale: da un arazzo ai vecchi dischi in vinile.

Come creare una composizione in dischi?

Valgono le stesse “regole” valide per i quadri: provare a pavimento prima di procedere in via definitiva sul muro. La composizione prevede una linea continua sopra la testata del letto che prosegue sulla parete accanto. Le dimensioni compatte e sferiche invitano a provare disposizioni diverse.

Si possono anche realizzare sagome in carta da attaccare per vedere l’effetto che farà. Molti sono gli oggetti che si prestano a questo scopo, come piccole collezioni di cappelli o ventagli, fodere di cuscini: l’importante è che siano abbastanza leggeri e poco ingombranti.

Inoltre si consiglia si usare nastri adesivi ad hoc, invece di fare con i chiodi fori di cui poi ci si potrebbe pentire.

Il sommier in legno massello di faggio, Tatami Bed di Cinius è completamente ad incastro e senza parti metalliche. Disponibile su misura sia in altezza sia in dimensioni. E’ abbinato alla testata futon, imbottita in puro cotone e sfoderabile.

  • Quadri. Una composizione formata da tante tele simmetriche o diverse per soggetto e dimensioni oppure una sola formato maxi? Visivamente più leggera la prima opzione, di maggiore impatto la seconda.

Per quanto riguarda la disposizione dei quadri, calcolare non più di 25 cm sopra la testata, per evitare la sensazione che le tele “galleggino”. Se sono tante, di misure diverse, provare prima sul pavimento. Poi segnare a matita il punto di fissaggio di ognuna, tenendo conto dell’ingombro della cornice. Se il quadro non è troppo pesante, basta un chiodo e quindi un martello, altrimenti servono tasselli e trapano.

Una tendenza ormai consolidata prevede di fissare sul muro una piccola mensola come supporto a cui appoggiare le tele, per cambiare layout tutte le volte che si desidera.

Se le cornici sono di forma diversa, meglio allinearne la base, alla stessa distanza della testiera.

Un quadro di grandi dimensioni si può anche poggiare alla parete. In questo modo può cambiare posizione con facilità.

  • Pittura murale. Resta una soluzione di sicuro effetto, basta interrompere il monocolore con qualche tocco studiato.

Tre modi diversi di interpretarla: dalla fascia bassa alla nicchia, alla quinta dark.

Una fascia colorata, alta circa 100 cm, riproporziona la stanza dal soffitto alto. Della stessa tinta del letto tessile, stacca invece completamente rispetto magari al colore diverso di una tenda.

Una nicchia in cartongesso è già di per sé un’idea: in più, se dipinta in un colore più scuro rispetto alla parete di fondo. Così aumenta la sensazione di profondità.

Anche una sola parete o addirittura una porzione di essa, colorata in una tinta a contrasto rispetto al resto, è in grado di produrre diversi effetti visivi.

Se le tinte chiare dilatano, quelle scure aumentano la profondità ed in ogni caso lo stacco serve a definire una zona precisa all’interno della stanza. Il passaggio tra cromie diverse deve risultare netto e senza sbavature: occorre prendere le misure e delimitare le differenti aree da colorare con nastro di scotch rimovibile. (H 5 cm).

Per la quantità di vernice calcolare che 5 litri coprono circa 70 mq (se si dà una mano unica).

  • Tappezzeria. A tutta parete o riservata ad una porzione? Una scelta ad alto valore decorativo che enfatizza anche lo stile del letto, si tratti di un modello minimal o di uno più ricco con testata decor.

E’ ormai da qualche anno che la carta da parati è tornata ad abbellire le nostre case e tutti gli ambienti, compresi bagni, cucine e camere da letto.

Le aziende hanno risposto a questo trend proponendo modelli personalizzabili per dimensioni, colori e motivi e con sistemi di posa semplificati: la colla si mette al muro invece che sulla carta oppure i rotoli di carta sono già adesivi.

Per far durare più a lungo a la carta da parati, va passata con una mano di smalto, opaco o lucido.

Disponibile in due sfumature su toni del rosa o del lilla, la tappezzeria Diana collezione Jwal #one di Jannelli&Volpi è stampata su resina vinilica a basso spessore che offre molte prestazioni tecniche. E’ proposta la metro lineare con larghezza max di 68 cm.

  • Boiserie. Crea una sensazione di nido, calda ed avvolgente che non ha uguali, sia che si tratti di legno, come da tradizione, oppure di pannelli tessili, adatti a camere più contemporanee.

Posare autentiche boiserie lignee è un lavoro per professionisti. Si può, però, ricrearne l’effetto decorativo attraverso cornici e bordi pronti all’uso. In materiale plastico della famiglia del polistirolo, si incollano alla parete e possono poi essere dipinti con normali idropitture.

I pannelli in legno possono essere arricchiti da una semplice modanatura che crea una cornice in corrispondenza della testata del letto.

I pannelli, che fungono da testata, come i Tetris, possono essere rivestiti con ecopelle o tessuto, in un’ampia gamma di colori e trame.

Letti di linea slim si adattano meglio a pareti riccamente rivestite.

Iko di Flou ha la struttura in tubolare di acciaio disponibile nelle finiture nero e beige lucidi e brunito opaco con dettagli in oro o in nickel nero lucido; la testata è in cuoio.

Il letto Onda di Altrenotti con base in multistrato, ha la testiera in legno rivestita in tessuto sfoderabile; i piedi sono in legno vintage.

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Ad ogni ambiente il suo colore

Durante la ristrutturazione di un appartamento, una fase senz’altro importante è la scelta dei colori. Il colore di una stanza influenza la nostra percezione di quel determinato ambiente, la psicologia dei colori può aiutarci nel capire quali tonalità sono più adatte per quella specifica stanza.

La scelta dei colori dipende però anche dalle caratteristiche del locale, ad esempio le sue proporzioni, ovvero se è un ambiente ampio o stretto e lungo, oppure piccolo oppure con un soffitto molto alto.

Oppure ancora dalla sua esposizione e da come viene illuminato dalla luce solare. E’ importante considerare inoltre che quando si parla della scelta di toni per una determinata stanza della casa, viene subito in mente la tinta delle pareti, in realtà il colore di un ambiente è definito da una pluralità di fattori, ad esempio la scelta della tonalità dei complementi di arredo, dei tessili, del pavimento e persino del tipo di illuminazione.

Psicologia dei colori

È scientificamente provato che I colori ci trasmettono effetti psicologici ed emotivi, la psicologia dei colori studia proprio questo fenomeno.

Ampiamente utilizzata nel mondo del marketing, questa disciplina è stata con profitto applicata anche nel campo dell’architettura e del design d’interni, per progettare al meglio un determinato ambiente.

I colori si dividono in tre grandi categorie, colori caldi , colori freddi e colori neutri, vediamo assieme quali sono le tonalità più adatte per ogni singolo ambiente della casa.

Colori caldi

I toni caldi sono in grado di far scattare una serie di effetti emotivi, hanno un’azione stimolante in grado di accelerare l’attività cardiaca e quella respiratoria. Stimolano l’allegria, l’attività mentale e la concentrazione. Sono indicati quindi in ambienti come cucina, studio e in soggiorno.

Rosso

E’ il colore della passione e dell’amore e simboleggia una sensazione di calore. Questo colore stimola inoltre l’alimentazione e viene frequentemente utilizzato in cucina, ad esempio per il rivestimento dei mobili.

Giallo

E’ il colore associato alla luce e simboleggia energia e vitalità. Stimola l’alimentazione e viene frequentemente utilizzato in ambienti che necessitano di stimolare la creatività, come possono essere le camere dei bambini o studi.

Colori freddi

Le tonalità di colore freddo sono ideali per creare ambienti rilassanti, dove potersi distendere e dove riposare lontano dallo stress. Creano ambienti intimi e sono indicati per ambienti come la camera da letto o per una sala relax.

Blu

È il colore del cielo e dell’acqua e simboleggia l’infinito e la calma. Rimanda ad una sensazione di tranquillità e di relax, viene spesso utilizzato per la camera da letto o per la parte benessere del bagno, ovvero vasca o doccia.

Verde

È il colore della natura e simboleggia la forza del suo elemento. Rimanda comunque ad una sensazione di relax e tranquillità come il blu, viene utilizzato frequentemente per il bagno.

Colori Neutri

Si tratta di tutte quelle tonalità che vanno dal bianco al nero e che comprendono quindi i grigi. Sono parte delle tonalità fredde e rimandano a sensazioni assolute e opposte. Proprio per queste caratteristiche vengono utilizzate in maniera ponderata, ma sono adatti per qualsiasi ambiente della casa.

Bianco

Spesso definito un non colore, è il colore dell’essenzialità e rimanda alla purezza e all’ordine. Viene utilizzato in ambienti che necessitano di essere più luminosi possibile oppure ambienti in cui si vuole esprimere una sensazione pulizia.

Nero

È il colore dell’oscurità e del buio, rimanda a una sensazione di potere e di maestosità. Viene utilizzato in ambienti già luminosi e ampi, raramente a parete o a pavimento, piuttosto per complementi di arredo o per gli arredi.

Caratteristiche del locale

Come già accennato in precedenza la scelta del colore per una stanza non può basarsi esclusivamente sulle indicazioni che la psicologia dei colori ci fornisce, dobbiamo infatti valutare attentamente anche le caratteristiche fisiche del locale per ottenere uno spazio ben progettato.

Colori scuri e vividi

Queste tonalità tendono a rimpicciolire una stanza e a renderla meno luminosa, sono adatte se abbiamo un ambiente ampio, magari anche con un soffitto alto, esposto per esempio a sud o a sud ovest, in questo caso possiamo tranquillamente usarle senza temere che l’ambiente risulti più piccolo.

Colori chiari o opachi

Queste tonalità tendono ad allargare una stanza e a renderla più luminosa, sono adatte se abbiamo spazi piccoli o di dimensioni ridotte, oppure esposte a nord o a nord est, in questo caso utilizzando queste tonalità renderemo l’ambiente più ampio di quello che in realtà è.

 E’ importante considerare che mixando e giocando sull’alternanza di colori chiari e colori scuri si ottengono determinati effetti di alterazione della percezione spaziale. Ad esempio se abbiamo un soffitto basso basterà  optare per una colorazione fredda o neutra leggermente più chiara di quella scelta per i muri per rendere percettivamente più ampio l’ambiente.

Oppure se abbiamo una stanza di dimensioni ridotte e tinteggiamo unicamente la parete di fronte all’ingresso di una tonalità scura e le restanti in tonalità chiara, avremo l’effetto di “sfondamento” di quella parete e l’ambiente sembrerà più grande.

Conclusioni

Abbiamo visto che il tono di una stanza va scelto sia in base alla psicologia dei colori, ma soprattutto in base alle caratteristiche del locale.

Fondamentale in ogni caso è che quando si accostano tonalità chiare e scure, così come colori freddi, caldi o neutri, bisogna usarne due al massimo tre, combinandoli in modo equilibrato.

Se si saturano gli ambienti con troppe tonalità si ha lo spiacevole effetto di rendere più piccolo l’ambiente e percettivamente più caotico. Per questo nella scelta dei colori per una stanza bisognerebbe sempre partire con colori uniformi che di per sé allargano l’ambiente, e poi valutare se introdurre una tonalità a contrasto.

E’ inoltre importante accanto alle valutazioni oggettive sopra esposte, fare anche valutazioni soggettive che tiene conto delle nostre personali affinità cromatiche e delle nostre preferenze sui colori.

La scelta delle tonalità in una casa è infatti delicata e va effettuata ad hoc e su misura per le persone che abiteranno quella casa, l’architetto di interni può aiutarti in questa operazione, interpretando i tuoi desideri e le tue necessità e facendole collimare con i dati oggettivi e concreti che gli ambienti della tua casa riportano.

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Arredamento in stile moderno

Come si è modificato il modo di arredare le nostre case? Possiamo identificare uno o più stili di tendenza? E se si, qual è quello più diffuso al giorno d’oggi?

Le riflessioni in questo campo sono molteplici, ma si può certamente affermare che lo stile moderno o minimal è uno dei più in voga al momento. Come si caratterizza questo modo di arredare e progettare gli spazi? Vediamo di analizzare i suoi tratti tipici.

1) Colori chiari

Sicuramente una costante di questo stile è l’utilizzo di colori chiari e neutri, il più delle volte è proprio il bianco ad essere il protagonista della palette colori dello stile moderno.

Questo perché i colori chiari e neutri rimandano ad una sensazione di pulizia, di ordine e di essenzialità. Evitando ogni rimando all’eccesso.

2) Superfici continue

Un’altra caratteristica dello stile moderno e minimal è la predilezione per superfici senza soluzione di continuità.

Si utilizzano infatti per questo stile pavimenti o rivestimenti che siano il meno possibile interrotti da fughe. Ad esempio vengono favoriti pavimenti e rivestimenti in resina o cemento che hanno il meraviglioso pregio di rendere completamente omogenea una superficie.

Oppure vengono utilizzati carte da parati, tappezzerie o pitturazioni prive di decorazioni e il più neutre possibili, per preservare appunto questa sensazione di continuità.

3) Linearità delle forme

Un aspetto altrettanto importante dello stile minimal o moderno è il modo in cui influenza la progettazione formale degli spazi e degli ambienti della casa.

Sicuramente è cruciale la creazione di spazi ampi e ariosi, che si fondono in maniera fluida l’uno con l’altro. Spesso le case in stile moderno o minimal sono dei veri e propri open space, in cui pochi elementi lineari, come un setto o una parete, dividono e separano le funzioni più private da quelle più pubbliche della casa.

Le forme che caratterizzano gli ambienti interni sono regolari ed essenziali e non sconfinano mai nell’eccesso.

4) Materiali sobri ed eleganti

L’essenzialità è la parola d’ordine di questo stile, ed è una caratteristica molto importante anche per i materiali che vengono usati per questo tipo di arredamento.

Non vi saranno mai superfici o arredi messi in evidenza per la ricchezza o l’estro dei materiali che lo compongono. Piuttosto l’intera scatola e lo stesso contenuto di una casa in stile minimal o moderno, saranno caratterizzati da materiali sobri, eleganti, essenziali e che rimandano ad un ‘idea di pulizia.

Protagonisti dello stile minimal sono dunque il vetro, i metalli, come l’acciaio, superfici laccate lucide e opache, insomma tutti materiali in cui l’imperfezione, il difetto o la disomogeneità sono praticamente ridotti al minimo per via dell’essenza e della natura del materiale stesso.

5) Assenza di imprecisione

Facendo riferimento a quest’ultima considerazione, nello stile moderno o minimal si “combatte” in maniera piuttosto sentita qualsiasi episodio che può contribuire a interrompere la linearità dello stile.

Un esempio piuttosto efficace è dato dall’utilizzo piuttosto frequente di porte, battiscopa e armadi filo muro, prese e interruttori incassati, maniglie a scomparsa e così via.

Che cosa hanno in comune tutti questi tipi di soluzioni per l’arredamento? La caratteristica di essere essenziali e quasi invisibili, di fondersi il più possibile con l’ambiente in cui sono collocate e di preservarne la continuità e la perfezione.

Dunque sono “banditi” i coprifili delle porte e le stesse diventano complanari alla parete, il medesimo concetto vale per i battiscopa che vengono incassati nel muro. Così anche le prese e gli interruttori, che non sporgono più, ma restano perfettamente a filo della parete.  E così anche per le maniglie di armadi, porte, dispense, tutte sono integrate il più possibile nell’arredo che le ospita. Dunque si utilizzano ante push-pull, prive di maniglie oppure vengono progettate invece con gole che servono per aprirle.

6) Domotica

Una caratteristica sempre più presente nelle case con un arredo minimal o moderno, è l’utilizzo della domotica.

Ovvero quell’insieme di soluzioni che ancora una volta puntano, attraverso l’utilizzo della tecnologia, alla riduzione ai minimi termini di ciò che è superfluo per il corretto funzionamento della casa. Dunque si possono trovare, interruttori touch che regolano le luci degli ambienti, oppure elettrodomestici a controllo vocale, o ancora apertura di porte e cancelli automatica. Che cosa c’entra tutto questo con lo stile moderno o minimal? C’entra perché elimina, semplifica, rende essenziale ciò che sta nelle nostre case.

7) Arredo minimo

Sicuramente fondamentale per arredare una casa in stile moderno e minimal, è la scelta dell’arredo. Una volta infatti definite forme, texture, materiali, colori, accorgimenti tecnici e nel caso anche domotici per far sembrare la scatola interna della nostra casa il più essenziale, neutra e pulita possibile è il momento di passare all’arredamento.

Possiamo dire che anche in questo campo valgono le stesse “regole”, dunque gli arredi saranno ridotti al minimo, cercando di scegliere solo quelli veramente necessari e lasciando lo spazio il più possibile libero.

I colori saranno chiari, le texture e i materiali essenziali, e anche gli accessori dovranno essere sobri e privi di decorazioni.

Pregi e difetti dello stile minimal

Ora che abbiamo elencato tutte le caratteristiche dello stile moderno e minimal, ci possiamo concentrare sui pro e contro di questo stile.

Pregi

Sicuramente uno dei pregi è il fatto che questo stile rimanda ad un’idea di pulizia e di essenzialità, dunque entrando in un ambiente moderno e minimal proviamo una sensazione di ordine e di perfezione.

L’utilizzo degli accorgimenti descritti inoltre sopra contribuisce a rendere più luminosi e anche più ampi gli ambienti. In aggiunta a ciò gli spazi, gli arredi e le superfici essendo essenziali e minimal, risultano più facili da pulire e più funzionali.

Difetti

Uno dei difetti dello stile minimal e moderno è che spesso proprio per la sua essenzialità e “perfezione” può risultare un po’ freddo e poco confortevole.

Colori bianchi e materiali come vetro, acciaio e laccati, non comunicano calore e familiarità, e se non usati nella giusta dose possono risultare un po’ asettici. Inoltre la sensazione di “perfezione” che ci comunica questo stile è piuttosto delicata da mantenere costante, perché necessita di cure e di accorgimenti dedicati, in primis pulizia e manutenzione.

Ecco conclusa la panoramica sullo stile Moderno e Minimal? Avete scelto se fa per voi?

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Arredare l’ingresso di casa

Un tempo l’ingresso, anche chiamato atrio, aveva un ruolo estremamente importante, era una vera e propria stanza, formale e di rappresentanza, in cui venivano accolti gli ospiti e fatti sostare in attesa di passare ad altri ambienti della casa.

Era un luogo fondamentale perché segnava il passaggio tra l’esterno e l’interno della casa, un filtro tra lo spazio domestico e privato e quello invece pubblico e comunitario.

Con i vari cambiamenti sociali che si sono verificati, gli spazi della casa hanno subito mutamenti e l’ingresso è uno di quegli spazi che lentamente è andato modificandosi fino quasi a scomparire.

Eppure è ancora importante avere uno spazio di transizione all’interno della casa, come l’ingresso dove lasciarsi alle spalle le fatiche lavorative per entrare nella dimensione domestica o dove viceversa poter compiere gli ultimi preparativi per la nuova giornata che ci aspetta.

O ancora per poter accogliere i propri ospiti o congedarli al momento dei saluti, senza invadere altri spazi della casa come il soggiorno. L’ingresso di casa non va dunque trascurato perché assolve precise funzioni che se mancanti renderebbero lo spazio domestico incompleto.

Caratteristiche funzionali

Non è necessario avere un ingresso di grandi dimensioni o separato da muri come se fosse una vera e propria stanza, l’importante è arredare l’ingresso di casa in base ad un progetto. E’ sufficiente una piccola porzione di ambiente da dedicare a tutte quelle attività che si svolgono entrando o uscendo di casa.

Magari vi può essere una struttura che possa schermare la vista di chi entra dall’ambiente successivo, in modo da tenere in qualche modo separato l’ingresso. Per esempio esso può essere ricavato all’interno della zona giorno con l’inserimento di un mobile passante, dai un’occhiata a questo articolo per scoprire meglio di cosa sto parlando.

E’ necessario che in questa parte della casa ci siano poche e fondamentali attrezzature, che raccolgano tutti quegli oggetti che altrimenti sarebbero sparsi per casa o lasciati ogni volta in un ambiente diverso, perché appunto un posto apposito non ce l’hanno e che magari ci fanno ritardare perché non li troviamo mai.

Appendiabiti

È importante avere in ingresso un mobile guardaroba, ma anche dei semplici ganci o un attaccapanni da terra per appendere cappotto, giacche, sciarpe, cappelli, ma anche borse o zaini.

Scarpiera e seduta

È fondamentale avere una scarpiera o dei ripiani per riporre le scarpe e le ciabatte, ancora meglio se vi è una piccola seduta dove poterci sedere per indossare e allacciare le calzature con comodità.

Ripiani vari

Senza un piano da appoggio o un vano per le chiavi, gli occhiali da sole e tutti quegli accessori che quotidianamente ci portiamo dietro, l’ingresso non è completo. E’ necessario dunque che ci sia un piccolo spazio che, come uno svuotatasche, sia dedicato a questi oggetti.

Specchio

Il momento di uscire richiede sempre un ultimo controllo per sistemarci al meglio dopo aver indossato gli ultimi accessori. Lo specchio in ingresso ha inoltre l’ottimo effetto di dilatare lo spazio e farlo sembrare più grande, ed è molto adatto se l’ambiente è piccolo.

Portaombrelli

Che sia fuori dalla porta perché non vi piace portare gli ombrelli bagnati dentro casa o che sia dentro perché siete più sicuri in questo modo, il portaombrelli è un oggetto fondamentale. Spesso è integrato con l’appendiabiti in un unico arredo.

Punto luce

E’ assolutamente necessario che l’ingresso sia illuminato con una luce dedicata, preferibilmente a soffitto, ad incasso o a parete. L’importante è che i corpi illuminanti scelti risultino pratici e comodi considerando che si tratta di un’area di passaggio e di movimento.

Caratteristiche estetiche

Vi ho elencato i principali arredi necessari all’ingresso di casa, ma questo non basta. Perché l’ingresso sia arredato in maniera efficace non è sufficiente che siano presenti tutte le attrezzature necessarie, ma soprattutto che esse siano disposte in modo da formare un insieme gradevole dal punto di vista visivo.

Non bisogna dimenticare che l’ingresso è anche lo spazio dove accogliamo gli ospiti e non deve essere disordinato o spiacevole da vedersi perché è la prima cosa che incontra chi entra nella nostra casa.

C’è chi dice che l’ingresso è lo specchio delle nostre abitazioni, in ogni caso chiunque sa che la prima impressione è spesso quella più difficile da cancellare. Quali sono dunque le possibili soluzioni progettuali migliori dal punto di vista estetico?

Armadiatura

Si tratta di un armadio che può essere fissato a muro o ricavato da una nicchia. Con questa soluzione tutte le attrezzature sopra citate vengono raccolte in un unico mobile e nascoste all’interno di esso.

Molto utilizzato in questo senso è un armadio a specchio con ante scorrevoli o non, al cui interno trova posto appendiabiti, scarpiera con sgabello ripiegabile e vari ripiani. È adatto per chi per esempio vuole uno stile minimal all’interno della casa e preferisce avere un arredo che sia il più possibile discreto ed essenziale, senza rinunciare all’eleganza.

Mobile a giorno

Se invece non intendiamo nascondere i nostri oggetti, ma renderli parte dell’arredo può essere interessante utilizzare un mobile a giorno. Anch’esso come il precedente raccoglie in un unico posto tutte le attrezzature, che vengono però lasciate a vista.

Si può creare un mobile con una seduta, magari integrata con una scarpiera sottostante, e alcuni appendiabiti, specchio o ripiani sopra lo schienale.

Inoltre l’arredo può essere fissato a muro oppure essere passante, in questo caso attraverso le sue parti trasparenti e non, lascia intravedere una parte altrimenti nascosta della casa, incuriosendo la vista di chi entra.

Conclusioni

Lo spazio dell’ingresso è diventato un ambiente secondario della casa, un po’ come il corridoio o il disimpegno, come quest’ultimi è uno spazio di filtro, di passaggio ed è fondamentale all’interno di una casa.

Come corridoio o disimpegno fanno da separazione tra ambiente giorno e ambiente notte, l’ingresso segna la transizione tra esterno ed interno. Pensate ad una casa senza corridoio in cui le stanze da letto diano direttamente sul soggiorno, ci sarebbe una mancanza di privacy sicuramente, la stessa cosa accade entrando in una casa senza ingresso.

Ci troviamo direttamente in soggiorno o peggio ancora in cucina, senza avere la possibilità di mediare il nostro ingresso all’abitazione. Ecco perché lo spazio dell’ingresso non è mai “spazio sprecato” ed è importante che abbia un’area dedicata all’interno della casa, ben progettata e arredata.

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