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Ristrutturazione Casa

Ristrutturare casa: vantaggi ed incentivi

Ristrutturare casa: vantaggi ed incentivi

Ristrutturare la propria casa significa cambiare il proprio modo di vivere quotidiano, pensare agli spazi, a come renderli funzionali, a come migliorare il benessere di chi vi abita.

Ovviamente il tutto senza allontanarsi dal budget stabilito per la ristrutturazione casa.

Trasformare l’intera casa, o anche solo un ambiente della stessa, è un investimento sia in termini economici che di tempo e salute. 

La decisione di acquistare un appartamento da ristrutturare è la soluzione ideale. Vedere ogni giorno che il tuo sogno si stia avverando è qualcosa di meraviglioso.

Durante le fasi della ristrutturazione però potrebbe sorgere qualche dubbio: conviene acquistare un edificio da ristrutturare o un nuovo immobile?

RistrutturaInterni ha la soluzione al tuo problema.

Quali sono i motivi validi per acquistare un appartamento da ristrutturare?

  • Acquistare un appartamento da ristrutturare è la giusta soluzione per coloro i quali desiderano  un’abitazione unica ed inconfondibile e soprattutto che rifletta il proprio stile.
  • In questo modo si può ristrutturare casa creando ambienti dal fascino unico.
  • Le case edificate diverse anni fa con tecniche e gusti  appartenenti ad un’epoca passata suscitano interesse poiché ricoperte dall’aspetto di un tempo, il quale  non si può riprodurre in una nuova abitazione.
  • Gli appartamenti costruiti in passato godono di spazi ampi sia nei metri quadri sia nell’altezza. Sono caratterizzati da stanze e finestre più ampie, soffitti più alti. Inoltre sono dotati di spazi aggiuntivi, quali ripostigli, ingressi. Le nuove costruzioni invece sono solitamente calibrate dalle dimensioni minime di legge.

Si può ristrutturare casa così godendo di volumi e spazi più ampi.

  • Le vecchie costruzioni di solito sorgono in centri storici o in periferie cresciute con piani regolatori differenti. Un appartamento da ristrutturare normalmente si trova già in una zona ben servita della città, sia dai  mezzi pubblici sia dall’organizzazione viaria. In aggiunta, la maggior parte delle volte non sarà mai isolata, ma inserita in una vasta struttura di vie con negozi, supermercati, raggiungibili anche a piedi. Uno dei vantaggi della ristrutturazione casa è appunto sfruttare la “posizione strategica” dell’immobile.
  • Con la nuova Legge di Bilancio 2019, sono state introdotte importanti novità circa la detrazione fiscale IRPEF che spetta ai contribuenti che effettuano lavori di ristrutturazione e di risparmio energetico Ecobonus, Sismabonus e di sistemazione e recupero del verde urbano.

Motivi validi per ristrutturare casa

  1. Il valore di un immobile appena ristrutturato aumenta dal 5 al 10%. E’ possibile beneficiare del Bonus Mobili 2019 .
  2. Acquistare una casa da ristrutturare ti impegna molto meno a livello economico rispetto all’acquisto di una nuova casa. Il costo iniziale è di gran lunga inferiore rispetto al costo di un appartamento di nuova costruzione.
  3. Affidandosi ad una ditta specializzata, come Ristruttura Interni S.r.l. verrà incrementata sia la qualità dell’ambiente sia il valore della casa. Inoltre sarà alimentato l’aspetto sentimentale del legame con l’ambiente domestico, il quale si trasformerà nel luogo ideale dei proprietari.

I fattori da tenere in considerazione quando si deve ristrutturare casa

Quando si progetta una ristrutturazione completa o parziale occorre prendere in considerazione alcuni elementi fondamentali:

  • Verificare che lo spessore dei muri che separano l’appartamento da quello di eventuali vicini sia di almeno 20/25 cm. Lo spessore può essere un elemento discriminante, anche nel caso di pareti interne alla stessa abitazione, soprattutto nel caso di rumori provenienti dal bagno.

In entrambi i casi, si può intervenire inserendo materiale fonoassorbente.

  • Verificare che limpianto elettrico sia a norma richiedendo l’apposita certificazione e chiedendo ad un professionista di controllare la presenza ed il funzionamento di tutti i cavi necessari, oltre alla corrispondenza tra l’effettivo bisogno energetico dell’abitazione e la potenza dell’impianto.
  • Controllare che l’impianto idrico sia stato ristrutturato in base alla legge 46/90 richiedendo anche in questo caso la certificazione corrispondente. Nel caso in cui gli interventi non fossero a norma o fossero parziali, bisogna procedere alla ristrutturazione, ad esempio degli impianti vecchi.
  • Per quanto riguarda l’impianto di riscaldamento, effettuare un controllo sulle valvole dei radiatori al fine di verificare che possano regolarsi autonomamente. Nel caso di caldaia a gas, controllare che i fori di areazione ed i tubi di esalazione siano delle dimensioni adeguate e posizionati correttamente. Anche in questo caso è fondamentale richiedere la certificazione che ne attesti la conformità.

In base a questi elementi necessari potrai capire quali sono gli interventi essenziali per avere  una casa che rispetti tutte le norme vigenti,  considerando anche il costo da sostenere, il quale può variare in base ai lavori da effettuare, ai materiali scelti ed ai metri quadri dell’appartamento.

Ristrutturare un loft

Introduzione

Durante la ricerca di un appartamento può capitare di trovarsi di fronte a edifici industriali ristrutturati e riconvertiti in abitazioni. Si sta sempre più diffondendo la filosofia di riconvertire edifici dismessi e abbandonati in nuovi edifici che ospitino appartamenti. Questo tipo di scelta favorisce la riduzione del consumo di suolo, perché non viene costruito un edificio da zero, e allo stesso tempo permette di riutilizzare spazi e manufatti costruiti che altrimenti giacerebbero inutilizzati e abbandonati. Gli appartamenti che vengono ricavati da edifici di questo tipo, di i solito uno spazi industriali o commerciali dismessi vengono chiamati  loft.

Origini del loft

La parola loft, ormai entrata nel nostro vocabolario, in inglese significa solaio/soffitto, le prime esperienze di realizzazione di loft risalgono agli anni ’70 del Novecento e traggono origine dall’allestimento di case-atelier da parte di artisti americani nei pressi di New York. In questa città in quell’epoca abbondavano infatti edifici industriali dismessi, temporaneamente o non, e gruppi di persone iniziarono a trovare affascinante l’idea di poter abitare uno spazio industriale.

Cos’è un loft?

Il loft è un’abitazione ricavata da un ambiente unico, di solito uno spazio industriale o commerciale dismesso di notevole superficie, caratterizzato da quasi totale assenza di divisori e da altezze interne maggiori rispetto agli immobili costruiti a uso residenziale e maggiori superfici finestrate, con inserimento di soluzione di arredo particolarmente personalizzate. Comunemente si usa il termine loft anche per connotare un appartamento di metratura piuttosto ampia che segue lo stesso stile dei loft nell’utilizzo e nell’organizzazione aperta degli spazi interni.

Il progetto di un loft

Il ruolo degli esperti

È piuttosto evidente che per ristrutturare o progettare un loft è necessaria la presenza di un team di esperti, primo fra tutti un architetto di interni, che possa guidarvi nel fare le giuste scelte ed ottenere un risultato ben realizzato. Trattandosi infatti della ristrutturazione di edifici commerciali o industriali, è fondamentale affidarsi a persone competenti che possano in primis appurare la fattibilità della riconversione funzionale dell’edificio, ovvero il cosiddetto cambio di destinazione d’uso. Successivamente sarà compito del team di esperti redigere un progetto che renda lo spazio abitabile, che rispetti dunque le norme d’igiene e del regolamento edilizio riguardanti gli spazi destinati alla permanenza di persone.  Infine lo stesso gruppo di progetto dovrà espletare tutte le pratiche comunali richieste e allo stesso tempo definire un progetto esecutivo che tenga conto degli aspetti tecnico-energetici e strutturali dell’edificio. Infatti trattandosi di un edificio industriale o commerciale la sua funzione originaria non riguardava l’ospitalità di persone, dunque le sue caratteristiche prestazionali a livello energetico non è detto che soddisfino i requisiti che un’abitazione deve avere.

Immagine tratta da www.pixabay.com

Lo spazio interno

Lo spazio di un loft è solitamente caratterizzato da tre fattori principali, abbondanza di luce naturale, ampie altezze e ambienti connessi tra loro.

Luce

Grazie alla presenza di ampie vetrate o di lucernari, che originariamente servivano per poter garantire la corretta illuminazione a chi lavorava all’interno di questi spazi, la luce naturale permea facilmente lo spazio interno di un loft. Questa caratteristica rende questi spazi estremamente luminosi di giorno e garantisce una visuale verso l’esterno privilegiata.

Altezza

I loft hanno spesso altezze interne notevoli che superano i quattro o cinque metri, questo perché precedentemente ospitavano macchinari o attrezzature che necessitavano di spazi di manovra ampi. La notevole altezza interna può essere sfruttata in moltissimi modi, in questo articolo vi avevo già dato qualche idea in merito. E’ molto frequente che nei loft si abbiano ambienti a doppia altezza, ad esempio una zona giorno a tutta altezza all’interno del quale affaccia un soppalco che ospita le zona notte. L’ampia altezza interna conferisce all’ambiente ariosità e spaziosità e anche la luce naturale si diffonde in maniera più omogena.

Ambienti connessi tra loro

Se le altezze interne notevoli consentono di connettere in maniera fluida gli spazi in senso verticale, la riduzione al minimo delle partizioni verticali interne permette di connettere allo stesso modo gli ambienti in senso orizzontali. Gli spazi delle ex fabbriche erano infatti il più possibile libere da divisioni interne o pilastri perché magari ospitavano magazzini o locali che dovevano rimanere il più unitari possibili per poter lavorare. Il fatto che al momento di ristrutturare un loft la superficie si presenti poco frammentata è utile per poter pensare ad un progetto e ad una distribuzione che non deve tener conto di una presenza massiccia di pilastri e muri portanti. Anche il progetto del nuovo spazio spesso tende a ridurre al minimo le partizioni verticali, presenti solo dove è strettamente necessario, come negli spazi più privati. Dunque gli spazi interni fluiscono liberamente uno nell’altro, la zona giorno ospita in un unico spazio ingresso, soggiorno, sala da pranzo e cucina, e lo spazio può essere suddiviso all’occorrenza in zone separate attraverso l’uso di partizioni leggere come pareti mobili. Oppure può essere contraddistinto dalla presenza di mobili passanti, di cui vi ho già parlato in questo articolo, che suddividono solo parzialmente lo spazio. Anche la scelta dell’arredo è più libera in spazi di tali dimensioni, si può infatti optare per ampi divani o cucine ad isola o camere da letto con vasca a vista.

Le caratteristiche estetiche

Un loft può essere progettato cercando di ricreare l’atmosfera originaria, quella di una fabbrica, utilizzando ad esempio lo stile industrial, oppure la sua natura può essere reinterpretata in chiave attuale, adottando lo stile minimal-moderno. In entrambi i casi si avranno a disposizione ampie superfici sia a pavimento che a soffitto, che sarebbe ottimale trattare con continuità in modo da enfatizzare l’unitarietà dello spazio.

Conclusioni

Se vi affascinano gli spazi industriali dimessi, con le loro ampie vetrate e amate gli spazi ariosi ristrutturare un edificio dimesso e trasformarlo in un loft potrebbe essere la scelta giusta! Ricordatevi però che non potete affrontare questa operazione senza l’aiuto di un team di esperti, perché è necessario un attento controllo di tutti gli aspetti che riguardano il progetto. Alla fine dei lavori avrete uno spazio altamente personalizzato, con ambienti con caratteristiche totalmente fuori dall’ordinario. Lo spazio interno di un loft ha infatti moltissime potenzialità, grazie alla sua spazialità e alla grande presenza di luce naturale, può essere progettato con grande libertà e dare origine a risultati notevoli.

Pavimenti per interni: un volto nuovo alla tua abitazione!

Pavimenti per interni: un volto nuovo alla tua abitazione!

Durante la ristrutturazione casa,  la scelta del pavimento è una decisione fondamentale da prendere con attenzione. Non tutti i pavimenti sono uguali, né tutti si adattano alle stesse esigenze.

I pavimenti per interni sono elementi strutturali, per cui devono essere solidi e resistenti, ma hanno anche una importante funzione decorativa all’interno della casa.

Sono rivestimenti che devono essere sia funzionali e pratici da mantenere sia belli ed accoglienti per rendere piacevole e gratificante la permanenza in casa.

Tipologie di pavimenti per interni

I materiali utilizzati per realizzare i pavimenti interni sono diversi: dalla ceramica, al legno, al parquet, all’acciaio, alle pietre, resine, cemento e moquette.

  • Pavimenti in ceramica. La ceramica è una delle soluzioni ideali e più diffuse per il rivestimento del pavimento di qualsiasi locale, che sia abitazione o ufficio. 
  • Si tratta di un materiale molto resistente e soprattutto adattabile a qualsiasi ambiente perché si trova nelle più svariate colorazioni.

La ceramica è classificabile in base alla natura della pasta. Si distinguono due tipi: la ceramica a pasta compatta e la ceramica a pasta porosa.

La ceramica a pasta compatta è caratterizzata da una porosità bassa ma è molto resistente a graffi ed agli urti. Ed inoltre è impermeabile. Rientrano in questa categoria la porcellana ed il gres utilizzato come ceramica per pavimenti.

Il gres è una pasta argillosa a cui vengono incorporate specifiche sostanze le quali hanno la funzione di renderla più resistente. Prima di essere usato nella pavimentazione, deve essere sottoposto ad un trattamento di vetrificazione al fine di diventare lucido ed idoneo ad essere usato come lastra da pavimento.

La ceramica a pasta porosa ha una bassa resistenza ai grassi ed è un materiale molto duttile.

Rientrano in questa categoria maioliche e terracotta. Quest’ultima viene creata usando argilla comune.

Per cui, dopo averla cotta, diventa del caratteristico color rosso che la contraddistingue rispetto agli altri tipi di cottura. Il tipo di terracotta che viene usato per rivestire uno spazio più rustico ed intimo, viene ulteriormente ricoperto di materiale vetroso che gli fa assumere un aspetto liscio e brillante.

La lavorazione della maiolica invece è diversa. Essa viene ricavata dall’argilla di cava, la quale successivamente viene smaltata. Al fine di ottenere una buona maiolica, si deve cuocere prima l’argilla e poi il rivestimento dello smalto.

La ceramica utilizzata nei pavimenti ha caratteristiche ben precise, quali conducibilità termica bassa, durezza, resistenza all’usura, impermeabilità, facilità di rimozione delle macchie e dello sporco, nonché resistenza agli acidi.

  • Pavimenti in marmo. I pavimenti in pietre naturali rendono ogni ambiente della casa esteticamente unico.

Il marmo è una pietra naturale molto affascinante ma costoso. E’ la “pietra per eccellenza”, molto utilizzato per la pavimentazione di ogni ambiente sia interno sia esterno.

La classe e l’eleganza del marmo sono impagabili, motivo per cui resta tutt’oggi un materiale in uso nonostante sia costosissimo, non solo per gli alti costi di estrazione e trasporto ma anche per quelli necessari per la lavorazione e la posa.

Operazioni che richiedono manodopera altamente specializzata e sempre più irreperibile.

Le tonalità e le colorazioni del marmo sono svariate: dai classici bianchi, rosa ed ocra sino a colori brillanti quali il verde malakite, il blu lapislazzulo o il rosso damasco.

Le venature ineguagliabili e straordinarie contribuiscono a conferire a ciascuna lastra un aspetto particolare ed un’identità propria.

Utilizzare questo tipo di materiale per la pavimentazione della propria abitazione significa optare per un ambiente di un certo livello, raffinato e di classe.

Solitamente il marmo viene scelto come materiale per la pavimentazione di grandi saloni da pranzo o di ingresso, in abitazioni di un certo prestigio. E’ molto utilizzato anche negli ambienti comuni degli alberghi di lusso a cinque stelle, che lo prediligono anche come materiale d’arredo e pavimentazione dei bagni. Può essere utilizzato anche per pavimentazioni esterne.

La posa di un pavimento in marmo non è semplice. E’ necessario attendere per circa un mese e procedere poi con la levigatura e la lucidatura.

Il marmo necessita di una costante manutenzione e cura nel prestare sempre attenzione ed evitare abrasioni e graffi causati dall’attrito con elementi metallici o comunque duri.

Inoltre si tratta di un materiale non adattissimo ai pavimenti di cucina poiché, benché la superficie venga lucidata resta comunque porosa tendendo ad assorbire i liquidi. In particolare sono proprio le sostanze acide che possono provocare seri danni perché tendono a sciogliere i sali di calcio presenti nel marmo.

  • Il pavimento alla veneziana o palladiana rientra in questa categoria. La posa avviene su una base di cemento e si conclude nell’arco di 24 ore grazie alla cosiddetta tecnica “fresco su fresco”.

Si tratta di pavimenti unici perché totalmente personalizzabili nei decori e colori. Sono adatti a qualsiasi ambiente della casa. Inoltre sono molto resistenti e capaci di assorbire grandi sollecitazioni.

  • Il travertino è un altro materiale utilizzato per realizzare una tipologia di pavimento. Si tratta di una roccia sedimentaria di origine calcarea, la quale si forma con stratificazione di carbonato di calcio unito ad ossidi. E’ un materiale resistente, poco assorbente e duraturo.

Le venature ed i tipici segni che lo contraddistinguono nascondono eventuali macchie che nel tempo e con l’uso potrebbero formarsi. È particolarmente adatto agli ambienti rustici.

  • Il granito è una pietra naturale classificata come roccia eruttiva intrusiva acida, composta essenzialmente da quarzo ed, in quantità minori, da ortoclasio e mica nera.

E’ un materiale di difficile lavorabilità e lucidabilità. Presenta una resa estetica inferiore ma caratteristiche tecniche superiori a quelle dei marmi e dei calcari; a fronte di un peso specifico piuttosto modesto ha un’elevata resistenza all’usura, alla compressione ed all’abrasione.

L’elevata presenza di quarzo lo rende adatto e durevole anche per l’applicazione in ambienti esterni.

Nell’edilizia moderna il granito trova largo impiego soprattutto nelle pavimentazioni, sia interne che esterne e nei rivestimenti esterni.

Negli ambienti domestici viene utilizzato soprattutto per la realizzazione dei piani cottura di molte cucine.

Il granito è disponibile in svariate tonalità che vanno dal bianco al grigio, fino al rosa ed al rosso a seconda della concentrazione di ossido ferrico presente nel materiale. Ogni giacimento avrà dunque una sua colorazione tipica.

  • Pavimenti in PVC: offrono numerosi vantaggi dal punto di vista della posa, dei costi contenuti e della durata.

Un pavimento in PVC è costituito da vinile, ovvero plastica che acquisisce la caratteristica flessibilitá, grazie ad additivi detti plasticizzanti.

Si divide in omogeneo (composto) ed eterogeneo (multistrato). In quest’ultima categoria di identificano tre strati principali: la copertura superficiale che aggiunge lucentezza e lo protegge dall’usura, la salvaguardia dello strato intermedio, la finitura sul retro che determina il tipo di adesivo necessario alla posa in opera e che deve garantire un’ulteriore protezione contro umiditá e muffa.

Per quanto riguarda la posa in opera, sia le lamine che i quadrati in PVC, possono essere incollati al pavimento con un adesivo speciale. Qualora il pavimento in PVC dovesse rappresentare una scelta temporanea, è tuttavia sconsigliato l’uso di adesivi sulle piastrelle poiché rimuovere la colla è piuttosto difficoltoso.

  • Pavimenti in acciaio inox.  Grazie alle caratteristiche di questo materiale, questa tipologia di pavimenti si presta ad essere usata in ambienti dove sono necessarie alte garanzie di igienicità.

La produzione di questi pavimenti è molto flessibile e permette di soddisfare le più svariate esigenze progettuali: i pavimenti inox esistono in un’ampia gamma di formati e dimensioni, che si possono accostare anche alle piastrelle in ceramica già esistenti.

  • Pavimenti in parquet. Si tratta di un’alternativa economica ai pavimenti in legno  sia nel rivestimento degli spazi commerciali, sia in ambito residenziale.

Esistono due tipologie di parquet: quello prefinito, concepito essenzialmente per la posa flottante: le tavole, con spessori tra 6 e 12 mm, sono provviste di incastri che ciascun produttore sagoma in modo diverso; quello laminato che prevede l’inserimento inclinato ed  il successivo innesto a scatto, premendo la tavola in basso.

I  parquet laminati si dividono in due categorie, contraddistinte dalle sigle HPL e DPL. I primi, di maggior pregio, si realizzano con un processo in due tempi che sottopone i materiali a pressione e temperature elevate (High Pressure Laminated), in modo che gli strati risultino indivisibili e compatti. I laminati DPL (Direct Pressure Laminated) si ottengono con pressioni inferiori che fissano gli strati sul supporto in HPL.

Esiste poi anche il finto parquet, il quale, pur essendo più economico, è in grado di durare oltre vent’anni ed è assoggettato ad una normativa europea per il controllo della qualità.

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Arredare il soggiorno

Nel corso della nostra vita ci troviamo spesso a cambiare l’arredamento o lo stile di una stanza, magari uno degli ambienti della nostra casa non ci piace più, sentiamo il bisogno di riarredarlo e di renderlo conforme a quelli che sono i nostri desideri e il nostro stato d’animo in quella particolare fase della nostra vita.

Il soggiorno, così come la camera da letto, è proprio uno degli ambienti della casa più soggetto a questo tipo di cambiamenti.

Si tratta infatti di un ambiente il cui restyling non necessita strettamente di particolari opere e lavori edili, si può cambiare l’aspetto di questa stanza semplicemente ripensando la palette di colori o rivedendo lo stile dei tessili.

Il soggiorno, rispetto ad esempio al locale bagno o cucina, non ospita solitamente particolari impianti, per questo arredare o ristrutturare questo ambiente risulta nella maggior parte dei casi un’operazione più semplice.

Le funzioni del soggiorno

Al giorno d’oggi le abitazioni in cui viviamo hanno sempre più dimensioni ridotte e gli spazi della casa tendono a restringersi rispetto a una cinquantina di anni fa.

Il soggiorno nel passato era quell’ambiente in cui si poteva conversare e accogliere gli ospiti, ma oggi ha assunto anche altri ruoli.

Il soggiorno è infatti uno di quegli ambienti all’interno della casa in cui vengono svolte una o più funzioni, è probabilmente l’ambiente più polifuzionale dell’intera abitazione, infatti spesso funge anche ingresso, sala da pranzo, ingloba anche la cucina e può ospitare anche un angolo studio.

Il soggiorno accoglie al suo interno anche la funzione di corridoio e di passaggio tra l’esterno e la zona notte.

In alcuni appartamenti il soggiorno ha anche la funzione di camera per ospiti, attraverso l’utilizzo di un divano letto.

Con il modificarsi degli stili di vita questo ambiente è profondamente mutato e di conseguenza anche il tipo di arredamento è andato modificandosi.

Conformazione del soggiorno

Per arredare il soggiorno è importante seguire alcune regole fondamentali, che sono dettate per lo più dalla conformazione di questo ambiente.

Soggiorno quadrato

 Un soggiorno di forma regolare, ad esempio quadrata, solitamente è più difficile da arredare, come abbiamo visto infatti questo ambiente spesso ospita una o più funzioni e di conseguenza ha bisogno al suo interno di una suddivisione chiara delle varie zone.

Un ambiente quadrato offre dunque minori possibilità per compiere questa operazione di differenziazione delle varie zone, poiché abbiamo a disposizione solo quattro lati, per di più tutti della stessa dimensione, per poter distribuire il nostro arredamento.

Nella maggior parte dei casi dunque in presenza di un soggiorno di forma quadrata si tende a suddividere l’ambiente ulteriormente, con partizioni mobili o leggere, ad esempio un mobile passante o una parete a mezza altezza per ottenere da un lato nuove superfici verticali che andranno ad ospitare gli arredi, dall’altro una divisione delle varie aree funzionali.

Soggiorno rettangolare

Un ambiente di forma rettangolare o con nicchie e rientranze al suo interno è invece di più facile gestione.

La forma rettangolare infatti prevede la possibilità di avere due lati della stanza più corti e due più lunghi, e le proporzioni dell’ambiente sono più indicate per le funzioni che vi si svolgeranno. Ad esempio la distanza tra tv e divano, che è una misura fissa in base alle dimensioni dell’apparecchio televisivo, si aggira intorno ai quattro metri, facilmente si può intuire che un divano avrà anch’esso una misura compresa tra i due metri ai quattro metri.

L’area che ospiterà dunque il divano e il mobile tv sarà pressocchè un quadrato o un rettangolo con due dei lati molto simili dimensionalmente.

Ecco dunque che dividendo a metà un soggiorno rettangolare avremo ottenuto facilmente lo spazio del living, mentre per un soggiorno quadrato risulta più difficile.

Se poi all’interno dell’ambiente sono presenti nicchie o rientranze avremo a disposizione spazi perfetti per ospitare un angolo studio o una zona pranzo.

Arredi fondamentali

All’interno del soggiorno è importante scegliere con cura gli arredi e distribuirli in modo che ogni zona dell’ambiente sia in armonia con l’altra.

Zona living

La zona del living vera è propria ospita il divano e il mobile tv, può avere anche una libreria, un camino o poltroncine, questa zona è quella che viene utilizzata da un lato per vedere la tv, leggere o rilassarsi, dall’altro per conversare e chiacchierare.

Per questo motivo è fondamentale la scelta di un divano che ovvimanete permetta di vedere frontalmente la tv, ma riesca ad accogliere comodamente due persone o un gruppo di persone che conversa.

L’ideale sarebbe dunque avere un divano ad angolo o due divani posti a formare un angolo o un divano con poltroncine con il divano principale parallelo al mobile tv.

Un’altra caratteristica importante è che il divano sia posto in prossimità di una finestra, in modo che si possa fruire della luce naturale mentre si legge, preferibilmente non bisognerebbe posizionare il mobile tv di fronte alla finestra in modo da evitare riflessi spiacevoli.

Dunque la posizione ottimale del divano sarebbe con la finestra non alle spalle, ma di lato.

Zona ingresso, pranzo, studio

Le eventuali altre funzioni che il soggiorno ospita devono essere integrate con la sua funzione principale, quella di living.

La zona ingresso, che può essere anche di dimensioni molto ridotte, è quel luogo filtro tra esterno ed interno, in questo articolo vi ho già parlato di come arredarla.

Per quanto riguarda la zona pranzo che si compone essenzialmente di tavolo e sedie è consigliabile collocarla tra la cucina a vista e la zona living, sarebbe ottimale il posizionamento vicino ad una finestra o all’uscita verso il giardino o il balcone in modo di poter godere della vista esterna mentre si cena o si pranza.

La zona studio invece necessita di ancora meno spazio, in quanto si compone al minimo di una scrivania e qualche mensola, dunque può essere tranquillamente posizionata a prosecuzione del mobile tv, oppure può occupare una nicchia o uno spazio di risulta all’interno del soggiorno. Anche per questa zona la luce naturale è fondamentale, quindi è opportuno collocarla se possibile vicino ad una finestra.

Conclusioni

Il soggiorno è uno degli ambienti più versatili all’interno delle nostre case, forse per questo abbiamo sempre voglia di rinnovarlo?

Importanza manutenzione casa

L’importanza della manutenzione in una abitazione

Ogni giorno viviamo e svolgiamo numerose attività all’ interno di ambienti, come casa, ufficio, capannoni, industrie, dalle quali dipende la nostra salute e quella dei nostri familiari.

Col passare del tempo, ogni costruzione sia civile che industriale, necessita di interventi di ammodernamento e manutenzione, i quali coinvolgono le diverse aree degli edifici in questione: dalle facciate dell’abitazione agli impianti idraulici, elettrici e di riscaldamento, dalla pavimentazione ai sistemi di isolamento termico ed acustico.

Si tratta di investimenti importanti sia per le famiglie sia per le imprese edilizie perché non sempre è facile coniugare la qualità degli interventi ambiti con la necessità di ridurre i costi delle ristrutturazioni. E’ fondamentale rivolgersi alle imprese edili più efficaci affinchè l’investimento sia valido, duraturo, sostenibile e soprattutto in linea con le norma vigenti.

Quando arriva il momento dell’inizio dei lavori di ristrutturazione, è necessario prestare molta attenzione agli eventuali permessi da richiedere al proprio Comune di appartenenza. Solitamente, quando si appaltano i lavori ad un’impresa edile, quest’ultima ha le adeguate conoscenze e si avvale di professionisti in modo da eseguire tutti i lavori nel massimo rispetto delle regole.

Tuttavia, è bene conoscere quali siano le normative in vigore in modo da essere preparati.

Le maggiori opere di ristrutturazione riguardano le parti interne di una casa. Gli interventi che si possono compiere sono numerosi: dai  più semplici fino ad arrivare a vere e  proprie trasformazioni dell’assetto, modificando volume e disposizione delle stanze.

Un errore di valutazione che spesso purtroppo si compie, è quello di pensare che, dato che  un intervento riguarda l’interno di un’abitazione, si possa fare ciò che si vuole senza chiedere nessun tipo di permesso. In realtà non è affatto così.

Le normative che regolano gli interventi edilizi vengono attuate a livello locale: può capitare che per la stessa opera un Comune richieda dei permessi mentre altri invece no.
Per capire che tipo di autorizzazione richiedere è necessario individuare con esattezza l’intervento che deve essere effettuato. É la legge che differenzia le varie tipologie ed in particolare il Testo Unico dell’Edilizia (d.p.r 380/2001) all’articolo 3, suddividendo gli interventi edili in:
interventi di manutenzione ordinaria: sono tutte quelle opere di finitura interna ed esterna di un edificio (tinteggiatura, pulitura facciate, sostituzione pavimentazione, cambio infissi, ecc.), riparazione o sostituzione degli apparecchi igienico-sanitari e manutenzione per mantenere efficienti o integrare gli impianti tecnologici presenti (luce, acqua, ecc.).
interventi di manutenzione straordinaria: sono opere che hanno lo scopo di modificare o sostituire delle parti funzionali e strutturali di un immobile oppure per il frazionamento di un’unità abitativa o l’accorpamento di due strutture adiacenti.
interventi di restauro e di risanamento conservativo: opere di consolidamento e rinnovo per conservare le funzionalità dell’immobile.
interventi di ristrutturazione edilizia: sono tutte le opere di demolizioni e ricostruzione. Sono compresi anche gli interventi di ristrutturazione sia interna che esterna.

Manutenzione straordinaria

La manutenzione straordinaria, anch’essa definita nell’art. 6 del T.U. (lettera b del comma 3) riguarda le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino modifiche delle destinazioni di uso.

Questa norma è stata poi modificata ed ampliata dal Decreto legge n. 133 del 2014, il quale ha allargato la casistica degli interventi che rientrano nella cosiddetta manutenzione straordinaria, comprendendo  anche l’installazione di ascensori e  di scale di sicurezza, la realizzazione dei servizi igienici, la sostituzione di infissi esterni con la modifica dei materiali o delle tipologie di finestre.

Gli interventi, per poter essere qualificati come di manutenzione straordinaria, non devono alterare i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e  non devono comportare modifiche rispetto  alle destinazioni d’uso. Quindi non possono comportare, ad esempio, un passaggio da civile abitazione ad ufficio o viceversa.

Documentazione richiesta per interventi di manutenzione straordinaria

Per interventi di manutenzione straordinaria, i quali non prevedono modifiche della struttura, è necessario presentare la C.I.L.A. (Comunicazione Inizio Lavori Asseverata). Si tratta di una pratica introdotta nel 2010 con la Legge 73.

Essendo una comunicazione, non necessita dell’approvazione del Comune. E quindi i lavori possono iniziare da subito. Viene presentata dal proprietario  presso il Comune (Sportello Unico per l’Edilizia SUE) territorialmente competente.Può essere presentata anche dall’inquilino che utilizza l’immobile in base ad un contratto di affitto con il consenso del proprietario dell’immobile.

Anche un professionista abilitato, (architetto, geometra, ingegnere) può presentare la CILA, se delegato da uno dei titolari. Il coinvolgimento di un professionista abilitato è necessario comunque per la compilazione delle dichiarazioni ed asseverazioni di sua competenza. Il tecnico, infatti, dichiara che le opere realizzate tramite Cila rispettano la normativa in materia e realizza gli elaborati grafici (planimetrie, sezioni, prospetti etc.).

Nei casi in cui nelle opere di manutenzione straordinaria rientrino interventi non contemplati, per la ricostruzione edilizia, risanamento conservativo e restauro, è necessario presentare una S.C.I.A. (segnalazione certificata di inizio attività).

La Segnalazione Certificata di Inizio Attività è entrata in vigore il 31 luglio del 2010 sostituendo la D.I.A (denuncia di inizio attività). Successivamente con il decreto legislativo 126/2016 e 222/2016 (decreto SCIA 2) il Governo ha introdotto un ulteriore snellimento burocratico con la S.C.I.A. unica e S.C.I.A. condizionata per facilitare tutte le operazioni di richiesta.
Le ultime modifiche introdotte alla nuova legislatura riguardano gli interventi realizzabili mediante la S.C.I.A.  quali:
interventi di manutenzione straordinaria delle parte strutturali dell’immobile;
interventi per il restauro e la conservazione delle parte strutturali dell’immobile;
ristrutturazione edilizia che non preveda variazioni volumetriche, cambio di sagoma o modifiche della destinazione d’uso dell’immobile.
La S.C.I.A. può essere presentata solamente da un tecnico abilitato in forma telematica presso lo sportello unico per le attività produttive (SUAP). E’ stata introdotta una standardizzazione della modulistica per tutti i comuni: le Amministrazioni sono obbligate a pubblicare sul proprio sito, sia i moduli, sia tutte le informazioni sull’eventuale documentazione da allegare. Le amministrazioni non possono pretendere dal richiedente documentazione non prevista dell’elenco pubblicato online.
La validità della S.C.I.A. prende il via dal giorno che viene protocollata ed il richiedente riceverà per via telematica una ricevuta. Anche senza ricevuta la S.C.I.A. ha comunque validità.

Il vantaggio di questo permesso è di non avere tempi di attesa: se la modulistica presentata è corretta e supera una verifica preliminare, il richiedente può iniziare subito i lavori. L’amministrazione competente ha invece 60 giorni (30 per l’edilizia) di tempo dal momento che ha ricevuto la S.C.I.A, per effettuare tutte le verifiche del caso ed accertare la regolarità della documentazione presentata. Decorso il termine, se l’Amministrazione non effettua nessun atto di sospensione, non può prendere provvedimenti tranne per il sopraggiungere di un pericolo o danno all’ambiente, alla salute, alla sicurezza pubblica o al patrimonio artistico-culturale.
Una volta che i lavori sono terminati il richiedente deve depositare la Comunicazione di Fine Lavori. È necessario anche allegare un certificato di collaudo redatto dal tecnico incaricato, per certificare la conformità dei lavori con il progetto presentato all’inizio. Nel collaudo potrà anche essere inserita la dichiarazione dell’eventuale variazione catastale oppure un documento con cui si accerta che le opere effettuate non hanno portato a nessuna modifica.

Manutenzione ordinaria

Secondo l’Art. 6 del Testo Unico sull’Edilizia (T.U.) rientrano nella manutenzione ordinaria, “gli interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici o necessari ad integrare/mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti”.

Si tratta di opereeseguite senza alcun titolo abilitativo quindi non occorre la richiesta di nessun tipo di permesso né di una comunicazione di inizio lavori. E’necessario prestare comunque attenzione perché alcuni Comuni potrebbero, anche in questi casi, richiedere una semplice comunicazione oppure pretendere l’invio della modulistica unificata C.I.L. (comunicazione di inizio lavori).

Per impianti tecnologici si intendono gli impianti di riscaldamento, di condizionamento, quello idrico-sanitario (scarichi, adduzione acqua cucina e bagno), ricambio aria, elettrico, gas cottura ed evacuazione fumi (canna fumaria o camino).

Tra le opere di manutenzione ordinaria vi sono:

  •  demolizione e ricostruzione dei pavimenti, degli intonaci dei tramezzi e degli stessi tramezzi qualora vengano demoliti per essere ricollocati esattamente allo stesso punto dell’originale;
  •  sostituzione delle porte interne e degli infissi esterni (porte, finestre e lucernari);
  •  tinteggiatura delle pareti interne ed esterne o dei soffitti. Occorre fare attenzione agli edifici vincolati dalla Soprintendenza ai beni architettonici, per i quali è richiesta una specifica autorizzazione (nullaosta), anche nel caso di ripristino delle pitture o dell’intonaco in rapporto a decorazioni ed affreschi di edifici storici.
  •  sostituzione della caldaia o dei radiatori,  riparazione della recinzione, l’installazione di tende da sole,  sostituzione o riparazione di camini,  sostituzione dei sanitari, riparazione dell’impianto elettrico, di riscaldamento o del gas;
  • installazione o sostituzione di citofoni, videocitofoni, antenne o telecamere, tende, ringhiere, parapetti, cancellate, recinzioni, muri di cinta, grondaie, davanzali, cornicioni, tegole.
  •  riparazione e/o sostituzione delle canalizzazioni fognarie senza apportare modifiche al percorso o alle dimensioni delle tubazioni.
  • interventi volti all’eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di ascensori esterni, oppure di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio; 

Essendo stata abolita la CIL, Comunicazione Inizio Lavori non occorre presentare una comunicazione neanche per:

  •  opere dirette a soddisfare obiettive esigenze temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni (ad esempio i ponteggi);
  • opere di pavimentazione e di finitura di spazi interni ed esterni (ad esempio il ripristino, rifacimento e tinteggiatura facciate), anche per aree di sosta,  realizzazione di intercapedini interamente interrate e non accessibili o vasche di raccolta delle acque;
  • trattamento dei ferri di armatura arrugginiti;
  •  montaggio di pannelli solari, impianti fotovoltaici, a servizio degli edifici al di fuori del centro storico;
  •  posa in opera di aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree degli edifici appropriate.
  •  rifacimento dell’impianto elettrico, idrico, di riscaldamento, di condizionamento e climatizzazione all’interno del singolo appartamento o anche dell’intero fabbricato. E’ fondamentale sapere che per i nuovi impianti termici è obbligatorio il deposito della legge 10 a firma di un professionista per garantire il risparmio energetico. Invece per i nuovi impianti elettrici, gas e riscaldamento occorre redigere la dichiarazione di conformità
  • a cura dell’installatore.

Tutte le opere sopracitate non richiedono alcun titolo edilizio.

Titoli abilitativi per interventi di manutenzione ordinaria

La manutenzione ordinaria, come prescritto dall’art.6 del Testo Unico, rientra tra gli interventi di attività edilizia libera. Per questo motivo non è soggetta a richiesta di titoli abilitativi al Comune, tranne nel caso di interventi sulla facciata, in cui bisogna verificare la presenza di vincoli paesaggistico-ambientali o di Piano del Colore. In questi casi, occorre presentare relativa comunicazione allo Sportello Unico dell’Edilizia.

Si consiglia  sempre di inviare una comunicazione in carta semplice al Comune, al momento dell’inizio dei lavori ed al termine degli stessi.

Rimane l’obbligo di rispetto delle prescrizioni in materia di sicurezza e della notifica preliminare all’ASL  nel caso in cui intervenga più di una impresa anche non contemporaneamente.

Nel caso in cui ci fosse la necessità di installare su suolo pubblico opere provvisionali, come ponteggi, sarà necessario presentare preventivamente la richiesta di Occupazione di suolo Pubblico e pagare i relativi oneri.

Sei di Milano ed hai bisogno di effettuare lavori di manutenzione in casa? Contattaci!

Ristrutturare appartamento di piccole dimensioni

Molto spesso durante l’acquisto di una casa vengono scelti appartamenti di piccolo taglio, con il modificarsi degli stili di vita e con il mutamento della grandezza del nucleo famigliare non sono infatti più molto diffusi appartamenti caratterizzati da ampie metrature.

Soprattutto nelle città, come Milano, appartamenti di grandi dimensioni sono piuttosto costosi, si opta dunque per l’acquisto di monolocali o bilocali, anche in vista del fatto che ormai si passa sempre meno tempo in casa e sempre di più nel luogo di lavoro o comunque fuori casa o ancora in viaggio.

Cerchiamo di capire assieme quali sono le buone regole per ristrutturare un appartamento di piccole dimensioni.

nelle città, come Milano, appartamenti di grandi dimensioni sono piuttosto costosi, si opta dunque per l’acquisto di monolocali o bilocali, anche in vista del fatto che ormai si passa sempre meno tempo in casa e sempre di più nel luogo di lavoro o comunque fuori casa o ancora in viaggio.

Cerchiamo di capire assieme quali sono le buone regole per ristrutturare un appartamento di piccole dimensioni.

Obiettivi

Innanzitutto, quando si possiede o si è recentemente acquistato un appartamento di dimensioni ridotte è bene individuare quali siano i nostri obiettivi.

Dunque chi abiterà la casa, se una coppia, due amici, o una coppia con un figlio. Una volta compreso lo spazio di cui necessiteranno gli inquilini dell’appartamento, ad esempio il numero delle camere e dei bagni, è il momento di cercare di sfruttare al massimo lo spazio che si ha a disposizione.

Distribuzione dei vari spazi

In una casa di questo tipo è fondamentale studiare al meglio la distribuzione dei vari spazi, in questo un architetto di interni può esservi di aiuto, fornendovi il giusto supporto per la realizzazione di un progetto pensato su misura per il vostro appartamento.

Nel predisporre una corretta distribuzione dei vari spazi bisogna ad esempio ottimizzare quelli che sono i luoghi di connessione tra una stanza e l’altra, ad esempio corridoi, disimpegni, anticamere.

In un appartamento di piccole dimensioni, questi spazi dovrebbero essere ridotti al minimo e se proprio è necessaria la loro presenza, bisognerebbe dare loro una funzione aggiuntiva a quella canonica di spazio di passaggio.

Vediamo di rendere più chiaro questo concetto fornendo un esempio pratico.

Nella maggior parte dei regolamenti edilizi e in quelli di igiene è necessaria la presenza di un antibagno tra la cucina e il bagno, dunque uno spazio filtro che faccia da mediatore tra questi due ambienti.

Essendo il disimpegno obbligatorio, si può pensare di attrezzarlo con armadiature e vani a giorno per poterlo sfruttare come dispensa o ripostiglio.

A proposito di quest’ultimo, raramente in un appartamento di piccole dimensioni avrete a disposizione una stanza dedicata a riporre gli oggetti che usate saltuariamente.

Ecco dunque che bisogna ingegnarsi per sfruttare ogni angolo della casa e per poter trovare a tutti quegli oggetti che solitamente vengono collocati in un ripostiglio un luogo adatto, ad esempio il disimpegno.

Immagine tratta da www.pixabay.com

Spazi polifunzionali

Un’altra caratteristica degli appartamenti di piccole dimensioni è quella di integrare in una stanza una o più funzioni.

Un classico esempio in questo senso è l’unione di ingresso, cucina, sala da pranzo e soggiorno in un unico ambiente. Eliminando partizioni verticali lo spazio sembrerà più grande e la distribuzione all’interno della zona giorno migliorerà notevolmente.

Nel caso di un monolocale la zona giorno comprenderà anche quella notte e magari sarà suddivisa da essa da un semplice mobile passante o da una partizione mobile, ad esempio una tenda o una parete scorrevole. Per arredare spazi polifunzionali sono molto indicati proprio i mobili passanti, di cui vi ho raccontato in maniera più approfondita qui.

Questi mobili permettono sia di suddividere lo spazio senza utilizzare muri o partizioni verticali fisse, sia essendo bifacciali di poter sfruttare il mobile in maniera diversa dai due lati.

Nel caso di un bilocale invece avremo la zona notte in una stanza dedicata, ma magari anche questa stanza potrà avere la doppia funzione di camera da letto e studio.

Nel progettare uno spazio polifunzionale ciò che è più importante è scegliere con cura l’arredo e verificare che sia funzionale e pratico nel poco spazio che abbiamo a diposizione.

Ad esempio per creare una piccola zona studio all’interno della camera da letto, possiamo pensare ad un tavolo a consolle allungabile all’occorrenza o ad un ripiano a ribalta, entrambi sono molto indicati anche per la creazione di una zona pranzo all’interno della zona giorno.

Vi avevo già parlato in questo articolo dei mobili salvaspazio, assolutamente necessari quando si ha un appartamento di piccole dimensioni.

Sfruttare al massimo lo spazio

Ogni centimetro quadro di spazio è importante nel vostro appartamento, dunque se per esempio avete soffitti molto alti potete pensare di sfruttare la doppia altezza del vostro ambiente creando soppalchi o pedane.

Qui trovate alcuni consigli specifici in merito. Una delle stanze la cui progettazione non va trascurata in questo senso, ovvero nell’ottica dell’ottimizzazione degli spazi è il bagno.

Questo ambiente così come disimpegni e corridoi è uno di quegli spazi che, da regolamento edilizio o di igiene, può avere un’altezza di due metri e quaranta, invece che i canonici due metri e settanta.

Perché dunque non sfruttare lo spazio in più in altezza con la creazione di un soppalco attrezzato o mensole.

In questo modo avrete a disposizione uno spazio ripostiglio in più, dove stivare tutti quegli oggetti che solitamente vengono collocati nel ripostiglio.

La consulenza di un architetto

Quando si acquista un appartamento di piccole dimensioni è importante affidarsi ad un esperto, ad esempio un architetto di interni, che grazie alla sua esperienza può realizzare un progetto che sfrutti al massimo ogni centimetro quadro di spazio.

Una delle sfide più importanti in un appartamento di piccole dimensioni, è proprio quella di far rientrare in una metratura ridotta tutte le funzioni che solitamente una casa ospita e garantire una vita agevole a chi abiterà quello spazio. Un errore comune è poi quello di pensare di riadattare tutti i mobili che si possedevano in precedenza nella nuova casa.

Ma un appartamento di piccole dimensioni ha bisogno di un arredo studiato apposta per poter esprimere tutte le sue potenzialità, dunque arredi come mobili salvaspazio o passanti, che possono essere realizzati su misura oppure ricercati in negozi di arredamento.

Anche in questa fase la presenza di un architetto di interni è fondamentale perché vi aiuterà nella scelta dell’arredo più adatto in base alle caratteristiche dell’appartamento e alle vostre esigenze.

Conclusioni

Avete un appartamento di piccole dimensioni da ristrutturare? Niente paura perché grazie a questi consigli e all’aiuto di esperti potrete ottenere grandi risultati!

Share economy in condominio: le formule di condivisione di servizi ed attività

Share economy in condominio: le formule di condivisione di servizi ed attività

Attraverso la condivisione di servizi che fanno risparmiare tempo e denaro e giovano all’ambiente, anche il condominio sperimenta le nuove formule di economia collaborativa.

Dagli asili nido condominiali, le prime attività a sperimentare tale formula, si è presto passati a baby sitter e governanti condivise, come badanti ed infermieri specializzati.

Ci sono poi realtà che usufruiscono di servizi di bike sharing, di una biblioteca comune a tutto il palazzo e di acquisti collettivi.

In ultimo, seppur ancora poco diffuso, c’è il wi-fi condominiale che con l’installazione di un’antenna sul tetto dell’edificio e la firma di un unico contratto con l’operatore di rete, consente a tutti i residenti di collegarsi ad Internet, anche negli spazi esterni come il cortile.

In quest’ultimo caso, i servizi sono quindi offerti da società terze e non coinvolgono direttamente il condominio. In altri casi, invece, per il via libera occorre raggiungere la maggioranza.

Asilo nido aperto ai condomini ed agli “esterni”

Laddove il regolamento di condominio sia di tipo assemblare e non di natura contrattuale che può vietare il servizio, ogni condominio può avviare all’interno della propria abitazione un asilo nido.

Ciò non può avvenire, per esempio, se il documento contrattuale vieta “assembramenti o passaggi” più o meno consistenti di persone che possano determinare un disturbo per la collettività condominiale.

Le “persone” sarebbero i genitori ed i parenti che accompagnano i bambini e li riprendono all’uscita. In tal caso, uno o più condomini, così come lo stesso amministratore, potrebbero opporsi.

In assenza di divieti si può dunque presentare la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) ed ottenere dal Comune, dopo l’ispezione dell’Asl, un certificato di idoneità dei locali dove si vuole svolgere l’attività.

Ogni Regione ha le sue regole ma, in generale, per il via libera serve uno spazio dedicato all’accoglienza, un’area gioco protetta ed un’altra destinata al riposo dei bambini, arredata con opportuni lettini.

E’ necessario, inoltre, un bagno con fasciatoio ed una cucina a norma.

Tutte le aree devono essere separate e pensate per non procurare rischi ai bambini: niente prese di corrente a vista, spigoli pericolosi, arredi e suppellettili, che potrebbero ferirli.

Anche il numero massimo dei piccoli dipende dai regolamenti regionali: in media se ne possono ospitare fino a sette. Ogni educatrice obbligata a seguire un corso di formazione di 250 ore per occuparsi al massimo di 5 bambini.

Un altro paletto è la metratura dell’abitazione in rapporto al numero di bambini, in media 4-10 mq per ogni piccolo ospite. Ed ancora, l’orario massimo di apertura, che non può superare le otto ore giornaliere.

Badanti e baby sitter condominiali

Si tratta di lavoratori che svolgono in appositi spazi condominiali se autorizzati, o all’interno della propria abitazione se inserita nel contesto condominiale, servizi per la prima infanzia o per persone anziane autosufficienti.

O in generale, attività relative alla vita familiare, in favore dei condomini o di una parte per loro.

Il costo è a carico dei condomini che ne usufruiscono.

La badante condominiale, in particolare, è utile in quegli edifici in cui risiedono persone anziane che necessitano di un aiuto costante. Se, invece, in uno stabile abitano molti bambini, viene assunta una baby sitter condivisa.

Assistente condominiale, altra figura destinata a crescere

Si tratta di una sorta di “tata condivisa”, le cui mansioni possono essere di vario tipo: sbrigare piccole faccende domestiche (fare la spesa, pagare le bollette, ritiro ricette mediche), accudire i bambini e/o accompagnarli a scuola.

Per questa governante, lavorare in condominio significa quasi azzerare il tempo per gli spostamenti e, di conseguenza, offrire tariffe più basse agli utenti che aderiscono al servizio.

La figura dell’assistente condominiale è prevista dall’articolo 18, comma 1, punto D3 del Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti da proprietari di fabbricati che specifica come, su incarico condominiale, possa svolgere mansioni relative alla vita familiare dei condomini o di una parte degli stessi che, in tal caso, se ne assumono le spese.

Il lavoratore, come esplicitato nel contratto, deve essere in possesso delle seguenti competenze professionali:

  • Conoscere il contesto di riferimento nel quale opera il datore di lavoro e la sua struttura organizzativa specifica;
  • Conoscere la collocazione della propria area di attività nell’ambito dei servizi svolti;
  • Saper predisporre documentazione e modulistica;
  • Saper effettuare comunicazioni telefoniche, comunicazioni interne anche con strumenti telematici;
  • Conoscere la normativa di base relativa al settore di appartenenza;
  • Conoscere ed utilizzare, ove necessario, le nozioni di base di una lingua straniera;
  • Conoscere le procedure ordinarie di lavoro predeterminate dal datore di lavoro e gli applicativi specifici;
  • Conoscere le modalità di smistamento dei documenti cartacei ed informatici;
  • Conoscere le modalità di esercizio di acquisti di merce/servizi, anche attraverso i Gruppi di acquisto solidale.

Biblioteca condivisa accessibile a tutti i residenti: è possibile?

Si tratta di un’idea diventata una realtà in un palazzo milanese. Ed ora è già stata replicata in molti altri edifici.

Il locale della portineria, così come le altre parti comuni dell’edificio, appartiene a tutti i condòmini che possono servirsene senza alterarne la destinazione ed evitando di impedirne l’utilizzo agli altri partecipanti.

La scelta di posizionare i libri negli spazi che una volta ospitavano la portineria è un caso limite e non sembra presupporre un cambio di destinazione d’uso.

Se nel regolamento condominiale contrattuale è esplicitamente vietato adibire la portineria ad altre funzioni, per procedere occorrerà modificare il regolamento con il voto unanime di tutti i condòmini proprietari.

Adsl condominiale, sistema poco diffuso ma che permette di abbattere i costi

Adsl condominiale prevede l’installazione di un’antenna radio sul tetto comune che emana un segnale captato da tutti i condòmini in possesso della password.

Questo sistema, poco diffuso ancora, permette sicuramente di abbattere i costi ma può risultare lento, soprattutto nei condomini composti da molte unità abitative. E’ quindi consigliato nelle zone non coperte da adsl o fibra ottica.

Per quanto concerne il quorum da ottenere in assemblea per procedere con l’installazione dell’antenna, è necessario il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti e che rappresenti almeno i 500 millesimi dell’edificio.

Avete intenzione di risparmiare tempo e denaro e soprattutto vivere meglio con i vicini di casa?

Non esitate a contattarci per un preventivo per realizzare tutti i servizi necessari alla realizzazione di formule di condivisione di servizi ed attività.

Rinnovare gli interni: iter, pratiche e bonus

Rinnovare gli interni: iter, pratiche e bonus

Apportare qualche cambiamento agli interni della propria abitazione è un’esigenza spesso legata al deterioramento delle finiture o all’invecchiamento degli impianti. Talvolta invece è una necessità dovuta al mutamento delle abitudini domestiche o dei gusti che vengono sollecitati  dalle nuove tendenze.

Intraprendere un qualsiasi intervento di rinnovamento della casa significa operare delle scelte che, a seconda dei casi, possono essere legate all’organizzazione degli spazi o riguardare l’estetica e poi metterle in pratica. E’ proprio quest’ultimo aspetto a suscitare non pochi dubbi: a chi rivolgersi e come procedere?

Le spese sostenute si possono detrarre, usufruendo dei bonus fiscali dedicati alla casa?

Per agire a norma e nella tutela personale ed altrui, prima di dar corso a qualsiasi lavoro in casa, occorre sapere quali sono gli obblighi di legge a carico e quali gli eventuali adempimenti burocratici. Le risposte a queste domande le fornisce il Comune in cui è situato l’immobile oggetto dei lavori, attraverso l’ufficio tecnico dedicato all’edilizia privata.

Gli interventi più diffusi nel rinnovare gli interni

  1. Modificare il layout della casa procedendo con la demolizione e successiva costruzione di pareti divisorie, può sembrare un intervento di routine ed invece richiede un iter burocratico a cura di un progettista abilitato (geometra, ingegnere, architetto, iscritto al relativo ordine professionale).
  2. Qualche problema lo crea anche la sostituzione degli infissi, uno degli interventi più comuni e diffusi. Il motivo risiede nella diversa classificazione del lavoro (manutenzione ordinaria o straordinaria) a seconda che i nuovi serramenti comportino o meno la modifica di materiale o tipologia rispetto a quelli precedenti.

Demolizione e ricostruzione di pareti divisorie

E’ ciò che si fa comunemente in una ristrutturazione per modificare il layout della casa. Ad esempio, quando si aggiunge un bagno o si sposta la cucina nel living.

Quando finalizzati a modificare la distribuzione degli spazi in un appartamento, questi due interventi rientrano nella manutenzione straordinaria. Se, invece, un tramezzo viene demolito e ricostruito nella stessa posizione, senza variare il layout della casa né le dimensioni delle stanze, si parla di manutenzione ordinaria.

Normativa e pratiche amministrative

La distinzione sopracitata è fondamentale, in quanto gli interventi di manutenzione ordinaria possono essere eseguiti senza titolo abilitativo e senza comunicazione in Comune. Lo stabilisce il Glossario di edilizia libera entrato in vigore il 22/04/2018.

Nel caso di manutenzione straordinaria, il riferimento è il D.P.R n°380 del 6/6/2001 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”. Riguarda “le opere e le modifiche per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, purchè non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino modifiche delle destinazioni d’uso.

Per poter effettuare lavori di manutenzione straordinaria serve la Cila, Comunicazione di inizio lavori asseverata, disciplinata dall’art. 6 bis del Testo Unico, alla quale vanno abbinati gli elaborati grafici inerenti il progetto di ristrutturazione.

Con la Cila è possibile iniziare i lavori subito dopo la presentazione della pratica presso lo “Sportello Unico per l’Edilizia” del Comune territorialmente competente.

Per la compilazione delle dichiarazioni ed asseverazioni di competenza tecnica e per la realizzazione del progetto è necessario rivolgersi ad un professionista abilitato (“progettista” o “tecnico asseverante”). Con la pratica, il tecnico dichiara che le opere realizzate tramite Cila rispettano la normativa in materia. In sostanza, è proprio lui, munito di opportuna delega o procura speciale, a presentare la Cila; tale prassi è ormai consolidata in quanto in molti Comuni sono attive procedure obbligatorie di invio online, accessibili solo a chi è dotato di firma digitale e posta elettronica certificata.

Ci sono alcuni aspetti tecnici che non vanno trascurati  quando si tratta di “spostare” le tramezze. Uno di questi riguarda la posizione: occorre rispettare i requisiti igienico-sanitari, previsti dai regolamenti edilizi comunali vigenti, per quanto concerne le dimensioni minime degli ambienti ed i rapporti di illuminazione ed aerazione dei locali.

Per questo motivo serve un tecnico che coordini le operazioni, dalla progettazione alla realizzazione. I lavori poi devono sempre essere eseguiti da maestranze qualificate ed abilitate come quelle presenti nel nostro valido team. Non bisogna dimenticare che la demolizione di un tramezzo può interessare anche gli impianti che talvolta sono in esso contenuti.

Incentivi per chi ristruttura

In caso di manutenzione straordinaria, si ha diritto alla detrazione fiscale prevista per le ristrutturazioni edilizie. Tale bonus permette di recuperare in 10 anni, con rate di uguale importo, il 50% della spesa sostenuta per un massimo detraibile di 96mila euro. Tali condizioni sono valide fino al 31/12/2019. Oltre questa data, la percentuale di sconto potrebbe essere ridotta, come pure l’importo massimo detraibile.

Per usufruire dello sconto fiscale, occorre presentare in Comune la pratica edilizia ed effettuare tutti i pagamenti tramite specifico bonifico “postale o bancario”.

La documentazione raccolta, comprese le asseverazioni a firma del tecnico incaricato, andrà poi consegnata al proprio consulente fiscale in sede di dichiarazione dei redditi.

Possono usufruire di questa detrazione tutti i contribuenti assoggettati all’imposta sul reddito delle persone fisiche, residenti o meno sul territorio dello Stato italiano.

L’agevolazione spetta non soltanto ai proprietari degli immobili, ma anche ai titolari di diritti reali/personali di godimento sugli immobili oggetto degli interventi e che ne sostengono le relative spese.

Sostituzione di infissi, uno dei lavori più effettuati, grazie anche alle agevolazioni fiscali

I motivi che portano a sostituire gli infissi sono generalmente due: rottura o ammaloramento dovuti al tempo e/o, esigenza di un maggiore isolamento termico ed acustico. In molti casi queste due motivazioni si sovrappongono.

Ci sono casi in cui un infisso danneggiato può essere riparato, ma è importante capire se ciò sia davvero conveniente, soprattutto se si tratta di infissi con trenta o più anni di vita. Infatti, in questi casi, il ripristino potrebbe trasformarsi in un’operazione molto costosa, in alcuni casi addirittura paragonabile alla sostituzione, ma senza quei benefici che, invece, gli infissi moderni garantiscono.

Un’ultima considerazione da fare è che un serramento con singola lastra di vetro risalente agli anni Settanta è al di sotto dei valori minimi di isolamento previsti attualmente per legge e risulta sei volte più dispersivo, un infisso con vetrocamera realizzato negli anni Ottanta lo è comunque tre volte. Questo riguarda la maggior parte delle abitazioni edificate tra il secondo dopoguerra e gli anni Ottanta. Ecco perché la sostituzione dei serramenti è sempre consigliabile. Passare dai vetri singoli a quelli doppi o tripli in alcune zone geografiche significa risparmiare sulla climatizzazione tutto l’anno.

Tipologie dei serramenti

I telai dei serramenti si possono dividere in due grandi famiglie: i mono materiale ed i composti.

I primi sono realizzati con un unico materiale per tutta la loro sezione, mentre i secondi prevedono due materiali diversi accoppiati, nel tentativo di sfruttare al massimo le caratteristiche di entrambi.

All’interno degli infissi mono materiale, il pvc è più diffuso, seguito dal legno, che ancora riveste un ruolo molto importante nel mercato per la sua estetica e dall’alluminio che, grazie al taglio termico, fornisce performance concorrenziali. Quest’ultimo, essendo un metallo è un buon conduttore e quindi poco isolante, e deve la sua diffusione in questo settore all’introduzione del cosiddetto “taglio termico”: il telaio in alluminio è formato da due parti separate che sono unite con un giunto isolante.

Il giunto garantisce l’isolamento necessario e l’alluminio fornisce qualità estetiche, durata, resistenza agli agenti atmosferici e bassa manutenzione.

Una delle caratteristiche apprezzate, non solo dall’alluminio ma anche del pvc, è l’ampia gamma di colorazioni possibili, anche simil legno.

Gli infissi in materiali misti si presentano con varie combinazioni: pvc-legno, alluminio-legno, pvc-alluminio. In molti di questi casi il nucleo del telaio è comunque realizzato in pvc.

Il profilo doppio permette di differenziare i colori tra interno ed esterno.

Per evitare di intervenire sulla muratura, riducendo tempi di posa e costi, si può montare una nuova finestra su un vecchio telaio, ma solo se lo stato di conservazione di questo lo consente.

Un nuovo telaio serve comunque e con tale sovrapposizione si riduce di 4-5 cm la parte vetrata, a meno che non si acquistino modelli con profili ultrasottili.

Nella scelta dei nuovi modelli, grande attenzione va prestata anche alle performance tecniche. Ad esempio, la capacità di contrastare la dispersione di energia si chiama trasmittanza termica  e deve essere certificata da istituti qualificati ed accreditati.  Quanto più il valore è basso, tanto più il serramento ha potere isolante.

Per accedere alle detrazioni fiscali sono previsti limiti di trasmittanza da rispettare per i serramenti nel complesso (telaio+vetrazioni) in funzione della zona climatica in cui è ubicato l’edificio. Vi è un’ampia gamma di vetrazioni che, combinate in vetrocamera, possono garantire prestazioni di isolamento  ma anche di sicurezza. Nella scelta, per la tenuta  termica sono utili i cosiddetti “coating” (depositi metallici basso-emissivi oppure selettivi), mentre ai fini acustici conta più lo spessore: meglio se le lastre stratificate hanno spessore differenziato.

Pratiche amministrative ed incentivi per chi cambia gli infissi

La sola sostituzione degli infissi, senza altre opere ad eccezione di quelle necessarie per eseguire la posa in opera correttamente, è qualificata come manutenzione ordinaria, per la quale non sono necessari adempimenti burocratici o pratiche edilizie.

Se l’immobile è ubicato in una zona vincolata ai fini paesaggistici, anche per la semplice sostituzione dovrà essere comunque preventivamente richiesta l’autorizzazione paesaggistica ai sensi dell’Art. 146 del D.Lgs. 42/04.

Quando invece i nuovi serramenti modificano le caratteristiche di quelli esistenti (dimensione, ripartizione e quindi numero di ante, tipologia di apertura, colore esterno) l’opera diventa classificabile come manutenzione straordinaria e, quindi, richiede una pratica. In più, i tali casi, in condominio, può servire anche il parere dell’assemblea.

Riguardo gli incentivi e fino al 31 Dicembre è possibile beneficiare della detrazione pari al 50% delle spese per la sostituzione dei serramenti con modifica di materiale o di tipologia (manutenzione straordinaria) o della sola sostituzione (manutenzione ordinaria) se rientra nel novero di una più ampia ristrutturazione della casa. Oppure, se l’acquisto delle finestre si configura in modo certificato quale intervento di miglioramento della prestazione energetica degli edifici.

Per ottenere il riconoscimento dello sconto fiscale, occorre pagare tramite bonifico bancario o postale, indicando la legge di riferimento, i dati del beneficiario e del destinatario, la causale.

Per l’ecobonus è fondamentale anche inviare un’apposita documentazione all’Enea entro 90 giorni dalla fine dei lavori.

Nel “bonus finestre 2019” rientrano anche: ampliamento finestre esterne, riparazione o sostituzione di davanzali di finestre o balconi; sostituzione senza modifica della tipologia di infissi.

Essere informati e sapere a chi affidarsi significa risparmiare su costi e tempi ed avere garanzia del risultato. Ed allora cosa aspetti? Contattaci