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Porta d’ingresso: guida alla scelta del modello giusto

Porta d’ingresso: guida alla scelta del modello giusto

La porta d’ingresso si differenzia da quelle interne per le dotazioni di sicurezza ed i sistemi di isolamento ma dal punto di vista estetico ne riprende design e finiture.

In passato è stata spesso trascurata per il suo scarso appeal estetico. In questi ultimi anni la porta di sicurezza per l’ingresso è un elemento a cui si presta sempre maggiore attenzione perché deve armonizzarsi alle scelte stilistiche che riguardano la casa. Questa “rinascita” nella direzione dello stile parte dall’utilizzo delle cerniere a scomparsa, che permettono di realizzare porte dalle linee pulite, come ad esempio le filo muro e quelle con telaio complanare all’anta, per un effetto boiserie.

Il primo aspetto da valutare nell’acquisto della porta blindata è dunque come coniugare design e sicurezza in termini del tutto soggettivi. Una vera sfida che trova risposta nelle numerose proposte dei produttori: così tante che ogni porta è realizzata su misura, anche per quanto riguarda la dotazione di tenuta ed antieffrazione.

Come è fatta una porta d’ingresso?

Una porta di sicurezza per l’ingresso è composta da una serie di elementi, nascosti dal rivestimento, i quali ne determinano robustezza e resistenza ai tentativi di effrazione. All’interno dell’anta, la porta contiene una lamiera di acciaio zincato (singola o doppia) ed ulteriori profili di rinforzo.

Il metallo è utilizzato anche per altri elementi che, nell’insieme, determinano l’equipaggiamento di sicurezza ed il grado di resistenza della porta.

Nel complesso la porta blindata è formata da tre parti (controtelaio, telaio e scocca), alle quali si aggiunge il rivestimento esterno presente su entrambe le facce.

Il controtelaio detto anche falso telaio riveste lo spessore della parete lungo il vano porta e viene coperto dal telaio. E’ in lamiera di acciaio zincato con spessore tra 1,5 ed i 2 mm. Viene fissato alla muratura per mezzo di robuste zanche cementate. Per velocizzare la posa, in alternativa, si possono utilizzare tasselli ad espansione o ad ancoraggio chimico.

Il telaio è importante che sia resistente soprattutto nei punti in cui può venir forzato: per garantire maggiore rigidità è meglio che sia in lamiera ripiegata.

Solitamente è verniciato in marrone scuro o grigio, ma su richiesta è possibile averlo in qualsiasi tinta Ral.

Nelle porte blindate con i migliori standard termo-acustici, anche il telaio presenta guarnizioni. Sul telaio poi sono alloggiate le cerniere: due nelle blindate standard, tre in quelle più grandi e pesanti, come quelle con il vetro blindato. Nel telaio vengono realizzati degli scassi per accogliere, in fase di chiusura, i pistoncini della serratura, i deviatori ed i rostri.

La scocca è l’anima della porta blindata nonché l’elemento mobile. Su di essa sono installate le cerniere, la serratura ed i rostri posteriori. E’ realizzata spesso con una lamiera in acciaio zincato e con profili omega di rinforzo, per conferire rigidità strutturale. Per la tenuta termo acustica, può essere riempita con materiali isolanti, in genere lana di roccia o polistirene.

Una porta blindata prevede anche una serie di altri elementi. Tra questi, una dozzina di zanche in acciaio che servono per fissare il telaio ed il controtelaio al muro. E’ preferibile che queste vengano inserite nella parete per 10-15 cm e bloccate con cemento a presa rapida. Sono poi previsti i rostri, dispositivi antiscardinamento,  posti lungo il profilo delle cerniere.

Infine la serratura di sicurezza che generalmente è costituita dal cilindro antistrappo ed antitrapano e protetta da un “defender”.

Rivestimento e misura di una porta di sicurezza

Se la porta è per un appartamento in condominio e non è a diretto contatto con l’ambiente esterno, il “tamponamento” estetico avviene in genere con pannelli di mdf o materiale legnoso, con spessore di 6/7 mm, rifiniti in molte versioni: laminatino con effetti diversi, legno o laccatura. Ma sono numerose le varianti possibili, per colore e stile, anche differenziando il lato interno da quello esterno. Molti produttori di porte propongono collezioni che permettono di uniformare l’estetica della porta blindata a quella delle porte interne.

Quando invece la porta è a contatto con l’esterno, occorre orientarsi su materiali più resistenti ed inalterabili, per esempio, compensato marino o rivestimenti in alluminio o pvc. Questi pannelli hanno in genere spessore maggiore e possono essere lisci o pantografati, verniciati effetto legno o laccati, esattamente come quelli per le porte che non affacciano sull’esterno. In più, prima di scegliere il modello, conviene sempre specificare se la porta è protetta o meno, per esempio da una tettoia.

Misure della porta di sicurezza: standard o personalizzate?

In genere l’altezza della porta di sicurezza è pari a 210 cm. Mentre la larghezza può essere di 80, 85 o 90 cm. Sono considerate standard: 210×80, 210×85 e 210×90 cm.

Le misure sono riferite alla luce netta e cioè al passaggio da lato a lato, con controtelaio e telaio applicati. Quindi quando si calcolano le misure bisogna tener conto che, alla luce di passaggio, occorre aggiungere l’ingombro del telaio e quello del controtelaio: generalmente si contano 14 cm in larghezza e 6 in altezza.

Le misure standard sono riscontrabili soprattutto nelle nuove costruzioni: quando si procede, invece, a sostituire una porta blindata esistente e datata, come nel corso di una ristrutturazione o di una passaggio di proprietà, può capitare di dover ricorrere ad una porta su misura. Questo può comportare una maggiorazione di prezzo, che varia dal 15% al 35% a seconda dei produttori e delle misure extra, tant’è vero che per porte molto grandi l’aumento può essere anche del 50% rispetto al costo di una porta standard.

Detrazioni fiscali 2020: le novità nella ristrutturazione casa

Detrazioni fiscali 2020: le novità nella ristrutturazione casa

La nuova Legge di Bilancio 2020 prevede  misure ufficiali per la proroga delle detrazioni casa, relative a lavori di ristrutturazioni l’anno 2020 con una serie di conferme, proroghe e novità, quali:

  • ristrutturazioni edilizie e bonus mobili ed elettrodomestici;
  • lavori di riqualificazione energetica;
  • realizzazione di impianti di micro-cogenerazione;
  • sismabonus.

Oltre alle detrazioni casa si aggiunge anche la nuova detrazione prevista per la ristrutturazione delle facciate esterne degli edifici.

Misure ufficiali confermate relative alle detrazioni ristrutturazione casa 2020

Il testo della nuova Legge di Bilancio conferma la proroga dello sconto Irpef sui lavori di ristrutturazione edilizia, cancellando termini di scadenza e puntando a rendere la misura della detrazione al 50% invece che al 36% a regime e strutturale. Continuerà ad essere prevista una detrazione Irpef del 50% su un tetto massimo di spesa di 96.000 euro per i lavori di manutenzione straordinaria ed ordinaria di immobili per uso abitativo e ripartite in dieci quote annue di pari importo.

Possono richiedere il bonus ristrutturazioni, i proprietari dell’immobile oggetto di lavori ma affittuari, comodatari ed altri soggetti che sostengono le spese di ristrutturazione e possono dimostrare l’effettiva spesa sostenuta.

Le detrazioni fiscali, inoltre, valgono non solo per i lavori veri e propri di ristrutturazione ma anche per tutte le spese effettuate per progetti, perizie e sopralluoghi, acquisto dei materiali, per prestazioni professionali richieste dal tipo di intervento, per la messa in regola degli edifici, per gli oneri di urbanizzazione.

Bonus Facciate, la  novità della nuova Legge di Bilancio 2020

Dal 1° gennaio 2020 debutterà la nuova detrazione del 90% sulle spese sostenute per la ristrutturazione delle facciate di edifici privati e condomini. Sarà la Legge di Bilancio 2020 a rendere ufficiale la novità e successivamente spetterà all’Agenzia delle Entrate  il compito di definire le regole applicative.

Dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020 i contribuenti che effettueranno lavori di manutenzione sulle facciate degli edifici, ville, appartamenti privati o condomini, potranno accedere alla detrazione fiscale del 90% che non prevede limiti in merito al totale delle spese detraibili.

Sarà applicabile ai lavori effettuati su tutte le tipologie di edifici. Non solo condomini, ma anche appartamenti privati. Si tratterà di un “derivato” del bonus ristrutturazioni, con un’estensione dell’elenco dei lavori ammessi in detrazione fiscale.

A differenza della detrazione del 50 %, il bonus facciate riguarderà anche i lavori di manutenzione ordinaria, come la semplice tinteggiatura delle pareti esterne degli edifici. Non sono previsti, ad oggi, limiti di spesa. Il contribuente potrà detrarre il totale dell’importo sostenuto per i lavori.

Il bonus facciate completerà il quadro delle agevolazioni sui lavori in casa e, a partire dal 2020, accanto alle ristrutturazioni interne delle abitazioni, ai contribuenti verranno rimborsate anche le spese per i lavori di rifacimento esterno.

Salvo novità, il bonus facciate sarà fruibile a partire dai lavori avviati dal 1° gennaio 2020 e, come tutte le detrazioni fiscali, il rimborso del 90% sarà riconosciuto come credito d’imposta in dichiarazione dei redditi.

Bonus mobili 2020: detrazioni ufficiali ed importi

Anche per  il 2020, il Bonus mobili permetterà di avere una detrazione Irpef al 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+  per l’arredamento di un immobile oggetto di ristrutturazione.

La detrazione vale su una spesa massima di 10mila euro e viene divisa dieci quote annuali di pari importo.

Al fine di dimostrare l’avvenuta spesa di mobili ed elettrodomestici destinati all’arredo di una casa in ristrutturazione è fondamentale effettuare i dovuti pagamenti con sistemi tracciabili indicati dall’Agenzia delle Entrate  (bonifico, bancomat, carta di debito o carta di credito) e conservare

Tutte le ricevute di pagamento o altri documenti che attestino l’avvenuto pagamento.

Se si effettuano pagamenti con assegni, contanti o altri mezzi di pagamento non tracciabili, non è possibile beneficiare del bonus mobili 2020.

Con il bonus mobili 2020 è possibile acquistare ogni genere di arredamento e di mobile, oltre ad elettrodomestici aventi  un’elevata classe energetica. Si possono acquistare:

  • letti e materassi;
  • comodini;
  • armadi;
  • cassettiere;
  • librerie;
  • scrivanie;
  • divani e poltrone;
  • tavoli e sedie;
  • credenze;
  • apparecchi di illuminazione che rappresentano un importante completamento dell’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione;
  • grandi elettrodomestici, purchè dotati di etichetta energetica di classe A+ o superiore, A o superiore per i forni.

Per  l’acquisto di grandi elettrodomestici sprovvisti di etichetta energetica, è possibile usufruire del bonus solo se non è ancora previsto l’obbligo di etichetta energetica per quella tipologia di elettrodomestico.

Tra i grandi elettrodomestici rientrano lavatrici, congelatori, frigoriferi, asciugatrici, lavastoviglie, forni a microonde, stufe elettriche, ventilatori elettrici, piastre riscaldanti elettriche, apparecchi elettrici di riscaldamento, radiatori elettrici, apparecchi per il condizionamento.

Ecobonus: quali sono le novità nella Legge di Bilancio 2020?

Gli interventi di riqualificazione energetica, sarebbero dovuti essere in scadenza alla fine di quest’anno, ma è stata prevista una proroga fino al 31 dicembre 2021 alle stesse condizioni attualmente previste.

Le detrazioni restano al 65% per interventi di risparmio energetico ed al 50% per interventi relativi a installazione di nuovi infissi, sostituzione di impianti di climatizzazione con caldaie a condensazione o a pellet, per le schermature solari.

Le detrazioni dell’ecobonus valgono anche per:

  • installazione di pannelli solari;
  • lavori per riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento;
  • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale.

L’Ecobonus 2020  proroga, fino alla fine del 2020, gli incentivi fiscali per tutti coloro che effettuano interventi di miglioramento delle prestazioni energetiche su un’abitazione.

Dà diritto ad una detrazione Irpef dal 50% al 65%, incrementata fino al 75% nel caso di lavori in condominio.

Il contribuente ha diritto ad una detrazione del 50% per i seguenti lavori:

  • interventi relativi alla sostituzione di finestre comprensive d’infissi;
  • schermature solari;
  • caldaie a biomassa;
  • caldaie a condensazione( con efficienza media stagionale almeno pari a quella necessaria per appartenere alla classe A di prodotto prevista dal regolamento (UE) n.18/2013)

Le caldaie a condensazione possono, tuttavia, accedere alle detrazioni del 65% se oltre ad essere in classe A sono dotate di sistemi di termoregolazione evoluti appartenenti alle classi V, VI o VIII della comunicazione della Commissione 2014/C 207/02)

Una detrazione al 65% per i seguenti interventi:

  • interventi di coibentazione dell’involucro opaco;
  • pompe di calore;
  • sistemi di Building Automation;
  • collettori solari per produzione di acqua calda;
  • scaldacqua a pompa di calore;
  • generatori ibridi.

Una detrazione al 70% o 75% per i seguenti interventi:

Se si tratta di interventi di tipo condominiale,la detrazione vale per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 con limite di spesa di 40.000€ moltiplicato per il numero di unità immobiliari che compongono l’edificio. 

Qualora gli stessi interventi siano realizzati in edifici appartenenti alle zone sismiche 1, 2 o 3 e siano finalizzati anche alla riduzione del rischio sismico determinando il passaggio ad una classe di rischio inferiore, è prevista una detrazione dell’80%.

Con la riduzione di 2 o più classi di rischio sismico la detrazione prevista passa all’85%.

Il limite massimo di spesa consentito, in questo caso passa a 136.000€, moltiplicato per il numero di unità immobiliari che compongono l’edificio.

La legge dispone anche  la proroga al 31 dicembre 2020 per le spese sostenute per la  riqualificazione energetica e, tra il novero dei costi ammessi, rientrano anche le spese messe in atto per acquistare tende da sole, interne ed esterne all’abitazione, installate per provvedere e migliorare le schermature solari dell’edificio.

Sismabonus: detrazioni fiscali fino all’85% e proroga di tre anni

Nella nuova Legge di Bilancio è stata prevista anche una proroga di tre anni del Sismabonus, per cui la scadenza slitta dal 31 dicembre 2021 al 31 dicembre 2024, sia per gli interventi in zona sismica 1 e 2, sia per quelli in zona sismica 3 (abitazioni ed edifici produttivi).
Il Sismabonus prevede detrazioni fiscali fino all’85% per chi effettua lavori volti al risparmio energetico e di adeguamento sismico con estensione delle agevolazioni previste anche ad imprese e capannoni.

Il Sismabonus prevede una detrazione o sconto immediato in fattura per interventi di riduzione del rischio sismico effettuati sulle abitazioni ed attività produttive. 

L’incentivo fiscale è pari al 70% in caso di riduzione di 1 Classe di rischio sismico. 

La detrazione è invece pari al 75% se il miglioramento è pari a 2 classi di rischio.

Per interventi effettuati su condomini, la detrazione è pari al 75% per il miglioramento di una classe di rischio e dell’85% nel caso il miglioramento sia di 2 classi di rischio.

Materiali da costruzione, materiali naturali o artificiali fondamentali nell’edilizia

Materiali da costruzione: materiali naturali o artificiali fondamentali nell’edilizia

I materiali da costruzione si dividono in principali ed accessori. Ai primi appartengono le pietre naturali ed artificiali, gli agglomeranti, i legnami, i metalli; ai secondi invece le vernici, i vetri e tutti quei materiali che servono a preservare le opere murarie dagli attacchi degli agenti atmosferici, nocivi sia alla resistenza che alla durevolezza dell’opera.

Tipologie dei materiali da costruzione

  • Legno. I diversi tipi di legno differiscono tra di loro sia per la specie a cui appartengono sia dal tipo di crescita dell’albero da cui provengono. Il legno strutturale è un materiale decisamente versatile e dalla facile lavorazione, largamente impiegato nel settore edilizio per la realizzazione di strutture di diverso tipo. Esso viene impiegato principalmente per la costruzione di telai portanti e per i rivestimenti. Il principale svantaggio di questo materiale è il fatto di essere facilmente infiammabile.
  • Granito. Utilizzato soprattutto nelle pavimentazioni, è un materiale caratterizzato da una grande resistenza agli acidi.
  • Marmo. Materiale spesso utilizzato sotto forma di lastre per realizzare le finiture, come ad esempio i pavimenti o, a volte, anche le pareti. A causa della sua porosità, e di conseguenza della sua tendenza ad assorbire le sostanze oleose, a volte subisce specifici trattamenti di protezione.
  • Gesso. La sua caratteristica principale è la leggerezza, data da un peso specifico inferiore rispetto alla media degli altri materiali. Questa leggerezza però è accompagnata anche da minori, proprietà meccaniche, che lo relegano alla realizzazione di cartongesso che viene impiegato per la realizzazione di pareti divisorie e controsoffitti.
  • Tufo. Sotto forma di blocchetti, viene utilizzato principalmente per costruire i tramezzi al posto dei mattoni traforati.
  • Ardesia. Materiale ideale per essere tagliato in lastre sottili, piatte e leggere, impermeabili ed aventi una grande resistenza agli agenti atmosferici. Per questo motivo viene solitamente utilizzata per le coperture, per i tetti,  per le pavimentazioni esterne e per la realizzazione di scale e gradoni.
  • Materiali ceramici. Nell’edilizia la ceramica viene spesso impiegata per le copertura, per le piastrelle (sia per pareti che per pavimenti) e per la realizzazione dei sanitari (lavandini, WC, bidet,  piatti doccia).
  • Materiali metallici. Spesso vengono utilizzati per la realizzazione di strutture portanti, come ad esempio nei grattacieli o per il rivestimento delle pareti di alcuni edifici. Il metallo più utilizzato nelle costruzioni edilizie è l’acciaio. Esso ha una straordinaria resistenza meccanica ed una grande flessibilità, anche se è facilmente corrodibile, quindi non particolarmente longevo se utilizzato in esterno. Viene principalmente impiegato sia per realizzare telai portanti sia per la realizzazione di calcestruzzo armato. L’alluminio viene ampiamente utilizzato, in quanto più leggero e meno passibile di corrosione dovuta agli agenti atmosferici. Un altro materiale utilizzato è l’ottone. Spesso vengono utilizzati anche metalli nobili come l’argento, l’oro ed il cromo, che spesso vanno a decorare le facciate degli edifici. Anche il rame ha una sua utilità nel settore edilizio, principalmente nella costruzione delle grondaie.
  • Malta. Miscela composta caratterizzata da proprietà molto variabili a causa della natura stessa delle componenti che la compongono. Nel settore edilizio viene impiegata come materiale legante nella costruzione di sottofondi, murature, massetti ed intonaci.
  • Calcestruzzo. Materiale composito che nasce dall’unione di un materiale inerte (ghiaia, sabbia o pietrisco) ed un materiale legante (cemento). Spesso viene utilizzato nella sua forma ‘armata’, ossia con una vera e propria armatura d’acciaio inserita al suo interno.

Il calcestruzzo armato è costituito da calcestruzzo, materiale con una notevole resistenza alla compressione, ma con scarsa resistenza alla trazione e da acciaio, materiale dotato di un’ottima resistenza a trazione. Si tratta di un materiale utilizzato principalmente per la costruzione di opere civili.

  • Mattoni. Vengono prodotti dall’argilla cotta, dal cemento ed a volte anche da una miscela di sabbia e cemento. A causa della loro grande resistenza al fuoco vengono spesso utilizzati al posto del legno nella realizzazione dei tramezzi.
  • Materiali polimerici o materie plastiche. Impiegati principalmente per la creazione delle tubazioni idrauliche, delle tapparelle e spesso anche delle vasche.
  • Polistirene. Viene utilizzato nella creazione dei ‘cappotti’. È  un ottimo isolante sia acustico sia termico. Presenta il vantaggio di essere leggero e soprattutto economico.
  • Vetro. È  il più fragile dei materiali. Viene impiegato in sottilissime lastre per l’assemblaggio delle finestre. Spesso viene utilizzato anche come decorazione (nelle vetrate a mosaico). Inoltre con il vetro vengono costruiti dei veri e propri mattoni che possono essere impiegati per la costruzione di pareti o solai semi-trasparenti: il cosiddetto vetrocemento. Si tratta di un materiale da costruzione che permette il passaggio della luce, senza però compromettere la privacy di un dato ambiente.

Bioedilizia e sostenibilità ambientale

La bioedilizia è un’alternativa all’architettura tradizionale. Essa si riferisce alle regole del “costruire e vivere sano” al fine di tutelare il benessere e la salvaguardia del nostro habitat.
Costruire in Bioedilizia vuol dire rispettare lo stretto rapporto esistente tra uomo, edificio ed ambiente, riducendo il più possibile l’impatto delle costruzioni sulla salute delle persone e sull’ambiente, attraverso un limitato utilizzo di risorse, le quali non possono essere rinnovate e l’utilizzo di materiali non nocivi.

La bioedilizia utilizza materiali ecologici e non inquinanti, cercando di ridurre e limitare il più possibile il consumo di energie non rinnovabili, salvaguardando l’ambiente grazie al maggiore risparmio energetico.

L’uso di materiali eco e di fonti energetiche alternative non garantiscono sufficientemente la qualità di un progetto sostenibile. E’ necessario considerare anche gli aspetti collegati sia all’impatto sull’ambiente sia all’impatto economico. Perciò, quando viene valutata l’idoneità di un materiale, bisogna tenere conto di tutto il suo ciclo di vita e delle possibili ricadute che ogni fase, dalla produzione all’utilizzo fino allo smaltimento, determina sull’ambiente.

Nella scelta dei materiali per la bioedilizia è importante privilegiare quelli di provenienza il più possibile “locale” in modo da ridurre i costi e l’inquinamento dovuto ai mezzi che li trasportano. Si dovranno inoltre preferire quei materiali che, una volta esaurito il loro ciclo di vita, sono facilmente riutilizzabili e quelli di cui vi sia una buona disponibilità in natura. Fra le preferenze, risultano anche quei materiali che provengono da processi produttivi efficienti e che risultino privi di sostanze tossiche pericolose per l’insorgenza di contaminazioni. Infine dovranno essere scelti in base alle loro caratteristiche ed avere qualità di coibentazione, igroscopicità, isolamento ed accumulo del calore.

Quali sono i materiali maggiormente usati nella bioedilizia?

  • Il legno in bioedilizia è il materiale più largamente usato poiché possiede numerose qualità oltre ad essere rinnovabile, riciclabile e biodegradabile. Ha ottime caratteristiche di isolamento termico, acustico, elasticità, flessibilità, resistenza alle sollecitazioni termiche e meccaniche, resistenza all’usura. Inoltre le sue caratteristiche fisiche lo rendono adatto a creare spazi abitativi caldi ed accoglienti procurando effetti benefici a livello psicologico quali benessere e rilassamento. La sostenibilità si ottiene con legname proveniente da boschi gestiti correttamente tramite ricrescita programmata, presenti nella zona di costruzione.
  • Il sughero proviene dal fulcro della corteccia della quercia da sughero, il quale, una volta prelevato, si rigenera naturalmente. Si tratta di un materiale che, oltre ad avere ottime qualità isolanti, è idrorepellente, atossico, traspirante, ininfiammabile, anallergico, resistente all’azione degli insetti e dei roditori, biologicamente puro e durevole nel tempo.
  • La fibra di cellulosa è un materiale ottenuto dal riciclo e dalla trasformazione della carta. Presenta  buone capacità coibentanti perché può essere usata sia come isolante acustico sia termico. Non contiene sostanze tossiche ed è nuovamente riciclabile.
  • laterizi sono costituiti da un impasto di argilla, sabbia ed acqua. Vengono utilizzati per la costruzione di elementi strutturali e tamponature. Occorre fare attenzione alla scelta dei laterizi prodotti con argille la cui radioattività sia inferiore ai limiti prefissati. E’ fondamentale che il produttore certifichi provenienza, qualità e livello di radioattività di questo materiale.
  • I blocchi in calcestruzzo ed argilla espansa sono utilizzati per la costruzione di parti strutturali. Possiedono buone caratteristiche meccaniche e di isolamento termico ed acustico, resistenza all’acqua, al fuoco, facilità ed economicità di posa in opera, unite ad una relativa leggerezza. Anche in questo caso è importante controllare i livelli di radioattività.
  • I blocchi cassero in legno cemento sono usati per la costruzione di murature portanti, posati in opera a secco e successivamente riempiti in calcestruzzo. Le armature sono efficacemente collegate a terra.  Invece il cemento utilizzato deve essere puro e privo di additivi di sintesi. Essi permettono di realizzare edifici in classe A, acusticamente a norma, ecologici, antisismici, riducendo tempi e costi di realizzazione.
Ristrutturazione casa: permessi e documenti necessari

Ristrutturazione casa: permessi e documenti necessari

Quando si ha intenzione di ristrutturare la propria casa, al fine di avviare i lavori di ristrutturazione, sono necessari titoli abilitativi.

Sono state introdotte  misure volte alla semplificazione ed a garantire a cittadini ed imprese certezze sulle regole da seguire.

Quali sono i titoli abilitativi necessari per gli interventi edilizi più comuni?

  • Manutenzione ordinaria. Si tratta di  interventi riguardanti opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture e quelli necessari ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti. Trattandosi di attività di edilizia libera, non occorre alcun titolo abilitativo.
  • Manutenzione straordinaria pesante. Si tratta di interventi edilizi per conservare l’edificio ed assicurarne la funzionalità quali il consolidamento, il ripristino ed il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio. Per realizzare questi interventi, occorre presentare la SCIA.
  • Manutenzione straordinaria leggera. Si tratta di opere necessarie a sostituire parti di edifici non alterando però la volumetria complessiva degli edifici e senza che vi siano mutamenti urbanisticamente rilevanti delle destinazioni d’uso. Per effettuare ciò,  occorre presentare la CILA;
  • Ristrutturazione edilizia semplice o leggera riguarda opere come il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’emissione e la modifica di nuovi elementi ed impianti a patto che non si aumenti il volume complessivo, non si modifichi la sagoma di edifici vincolati, non vi siano mutamenti d’uso. Si tratta di un’attività libera e quindi non vi è bisogno di alcun titolo abilitativo.
  • Ristrutturazione pesante, la quale comporta modifiche della volumetria complessiva degli edifici e di conseguenza necessita della presentazione della Scia;
  • Restauro e risanamento conservativo leggero: comprendono interventi di ripristino e rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso. Questi interventi richiedono la presentazione della CILA.
  • Installazione di pompe di calore di potenza termina utile nominale inferiore a 12 kw. Si tratta di un’attività di edilizia libera e quindi non richiede alcun titolo abilitativo.
  • Eliminazione delle barriere architettoniche, le quali non comportano la realizzazione di ascensori esterni ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio. Si tratta di attività libera e quindi non necessita di alcun titolo abilitativo.

CILA: come funzione e come si presenta

Dal 2010 è possibile realizzare gli interventi di manutenzione straordinaria con la Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata (CILA).

Essa fu introdotta nel Testo Unico dell’Edilizia Dpr 380/01 per semplificare l’avvio di lavori edilizi da realizzare senza titolo abilitativo ma con una comunicazione inviata anche in modo telematico all’ufficio tecnico del Comune.

Per presentare una CILA è necessario l’ausilio di un tecnico abilitato, il quale deve redigere i disegni di progetto e l’asseverazione per dichiarare se gli interventi rientrano tra quelli ricadenti nella CILA e se rispettano le normative antisismiche, energetiche, antincendio, igienico-sanitarie.

CILA e Manutenzione Straordinaria

Gli interventi subordinati a Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata sono quelli ricadenti nella manutenzione straordinaria e nel restauro e risanamento conservativo senza interventi strutturali

Generalmente i lavori di manutenzione straordinaria sono quelli in cui si determina una nuova distribuzione degli spazi interni senza modifiche delle facciate o dei volumi.

Il tecnico abilitato deve dichiarare di non avere rapporti di dipendenza con l’impresa e con il committente e che gli interventi non prevedono il rilascio di un titolo abilitativo. E’ quindi il tecnico a caricarsi della responsabilità di dichiarare se i lavori possono essere realizzati solo con una semplice comunicazione CILA.

La CILA, essendo una comunicazione, non necessita dell’approvazione del Comune. Viene presentata dal proprietario  presso il Comune (Sportello Unico per l’Edilizia SUE) territorialmente competente.

Anche un professionista abilitato, (architetto, geometra, ingegnere) può presentare la CILA, se delegato da uno dei titolari. Il coinvolgimento di un professionista abilitato è necessario comunque per la compilazione delle dichiarazioni ed asseverazioni di sua competenza. Il tecnico, infatti, dichiara che le opere realizzate tramite CILA rispettano la normativa in materia e realizza gli elaborati grafici (planimetrie, sezioni, prospetti etc.).

Nei casi in cui nelle opere di manutenzione straordinaria rientrino interventi non contemplati, per la ricostruzione edilizia, risanamento conservativo e restauro, è necessario presentare una S.C.I.A. (segnalazione certificata di inizio attività).

Quali sono gli interventi sottoposti a CILA?

Devono ritenersi sottoposti a CILA:
– gli interventi di manutenzione straordinaria,  compresa l’apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne, sempre che non riguardino le parti strutturali dell’edificio;
– il restauro e risanamento conservativo leggero,  non riguardante parti strutturali dell’edificio;
– gli interventi di eliminazione delle barriere architettoniche che comportino la realizzazione di ascensori esterni ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio;
– le opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che siano eseguite in aree interne al centro edificato);
– i movimenti di terra non strettamente pertinenti all’esercizio dell’attività agricola ed alle pratiche agro-silvo-pastorali;
– la realizzazione di serre mobili stagionali funzionali allo svolgimento dell’attività agricola che presentino strutture in muratura;
– la realizzazione di pertinenze minori che le norme tecniche degli strumenti urbanistici, non qualifichino come interventi di nuova costruzione, ovvero che comportino la realizzazione di un volume inferiore al 20% del volume dell’edificio principale .

SCIA: applicazione ed attuazione di inizio attività

La SCIA è una semplice segnalazione, corredata dalla documentazione richiesta dalla normativa di settore, da parte dell’interessato all’amministrazione pubblica competente. Non può essere utilizzata nei casi in cui siano richiesti “titoli espressi” – ovvero in presenza di vincoli normativi di carattere ambientale, paesaggistico, culturale o inerenti la salute, la sicurezza pubblica, la difesa nazionale – senza che vengano preventivamente acquisiti gli atti di assenso dell’Ente preposto alla tutela del vincolo stesso (art. 22, c. 6, D.P.R. n. 380/2001, cosiddetta SCIA Condizionata).
L’innovazione più importante, rispetto alla Dia, consiste nel poter iniziare qualsiasi attività dalla data di presentazione della SCIA all’amministrazione competente, purché siano verificate due condizioni, quali:

  1. siano stati acquisiti tutti i preventivi atti di assenso, eventualmente previsti dalle leggi e norme vigenti;
  2. le attività e/o gli immobili oggetto di intervento non siano localizzati all’interno dei centri storici e nelle altre aree di particolare pregio ambientale, storico, artistico.

Quali sono gli interventi realizzabili con SCIA?

Il campo di applicazione SCIA riguarda:

  • gli interventi di manutenzione straordinaria (pesante) riguardanti le parti strutturali dell’edificio. Si tratta  degli interventi le cui caratteristiche non rientrano nel campo di applicazione della CILA;
  • gli interventi di restauro e di risanamento conservativo (pesante) riguardanti le parti strutturali dell’edificio;
  • gli interventi di ristrutturazione edilizia cosiddetta “semplice” o “leggera” che non presenti i caratteri né della Ristrutturazione ricostruttiva, né della Ristrutturazione pesante.
  • gli interventi edilizi attuati da proprietari di immobili finalizzati alla costruzione di parcheggi al piano terra o nel sottosuolo dei fabbricati, nonché gli interventi edilizi finalizzati alla realizzazione di parcheggi ad uso esclusivo dei residenti nel sottosuolo di aree pertinenziali esterne al fabbricato;
  • gli interventi di demolizione e ricostruzione che nel rispetto dei volumi originari comportano una variazione della sagoma;
  • l’installazione di impianti radioelettrici, con tecnologia UMTS o altre, con potenza in singola antenna uguale od inferiore ai 20 Watt, rispettando i limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità indicati nell’art. 87, D.Lgs. 1° agosto 2003, n. 259. La SCIA deve essere conforme ai modelli predisposti dagli Enti locali.
  • la costruzione, esercizio e modifica di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili al di sotto della soglia. In questo caso i lavori oggetto della segnalazione possono essere avviati decorsi 30 gg. dalla presentazione.

Può presentare la SCIA edilizia il titolare di un diritto reale sull’immobile (ad es. proprietario, usufruttuario, persona fisica o giuridica) o chiunque ne abbia titolo in base a valido negozio giuridico (es.: delega o procura, da parte del proprietario).

La SCIA edilizia va presentata su carta semplice al Comune prima dell’inizio dei lavori e va redatta compilando il modello unico semplificato apposito disponibile presso ogni Comune o scaricabile via internet.

La SCIA diventa efficace dalla data della sua protocollazione. L’attestazione di avvenuta presentazione è rappresentata da una ricevuta rilasciata immediatamente anche in via telematica. In caso di mancato rilascio della ricevuta, la SCIA presentata produce comunque i suoi effetti.

Porte, dall’acquisto alla messa in opera

Porte, dall’acquisto alla messa in opera

La scelta della porta  è determinata non solo da questioni estetiche ma anche da eventuali problemi di spazio o dalla necessità di risolvere tante situazioni particolari.

Modalità di apertura, un fattore importante nella scelta della porta

A battente, è la porta tradizionale ma anche la più comune. L’anta è fissata tramite le cerniere ad un lato del vano dell’apertura e ruota sull’asse laterale verticale per aprirsi. E’ possibile scegliere il lato di apertura, solitamente da sinistra a destra, per favorire l’impugnatura con la mano destra. Ma anche il senso, cioè la direzione di apertura: all’interno della stanza in cui ci si trova (a tirare) o verso quella in cui si entra (a spingere). Sono fattori importanti che vanno decisi prima della posa in opera.

La porta a battente è pratica da aprire e muovere, l’unico vincolo è dato dall’ingombro dell’anta, per il quale non ci possono essere ostacoli. L’ingombro richiesto per l’apertura corrisponde al raggio che l’anta traccia, con un angolo di almeno 90°.

Controtelaio e telaio sono un unico elemento che, una volta installato, va rifinito in modo da risultare invisibile: a questa struttura va agganciata l’anta con le cerniere a scomparsa.

Le porte bidirezionali sono particolari porte a battente che si aprono sia a spingere sia a tirare, quindi hanno il pregio della versatilità. Sono dotate di cerniere a pivot, che permettono l’apertura nelle due direzioni. Spesso la presenza della serratura magnetica, a filo dell’anta e del telaio, aggiunge praticità.

Scorrevoli, in due versioni. Nate come porte salva spazio per i locali di servizio, hanno un’importante valenza estetica oltre che funzionale. Due sono le tipologie: interno ed esterno muro.

  • Interno muro: sono a scomparsa. L’anta scorre all’interno di un controtelaio metallico dentro la parete che fuori rimane libera. Il controtelaio metallico è l’elemento fondamentale e sono necessari lavori di muratura per incassarlo oppure bisogna costruire un muro cavo all’interno per inserire l’apposito vano. L’elemento viene poi rifinito come la parete. Due sono i tipi di controtelai disponibili, in base a come è realizzata la parete interna: in muratura (laterizi forati) oppure in cartongesso. Al momento dell’acquisto è quindi indispensabile specificare il materiale.

Con anta singola o doppia: nel secondo caso si tratta di porte speculari, con un carrello apposito che ne può permettere l’apertura simultanea. Servono però due controtelai per ciascuna anta, da alloggiare in entrambe le pareti.

  • Esterno muro: le porte che scorrono all’esterno del muro hanno le ante che si muovono parallele alla parete, sovrapponendosi e restando a vista. Lo scorrimento avviene lungo una guida, in alluminio anodizzato o acciaio, fissata in alto a parete o soffitto, ad incasso totale o a sospensione. Sono la soluzione più semplice da installare perché non richiedono lavori sulla muratura, a meno che la guida non sia incassata, a scomparsa totale.

L’effetto visivo è molto scenografico, soprattutto quando le ante sono in vetro decorato. Inoltre, è possibile abbinare ante scorrevoli a parti fisse, aumentando la zona aperta e la luce nella zona giorno.

Mantovana: si tratta di una fascia esterna che copre il binario di scorrimento. E’ un elemento estetico, solitamente uguale al pannello della porta, in legno o laccato, che può continuare in una fascia perimetrale, nella parte superiore, per tutto l’ambiente. E’ una soluzione classica che però rimane attuale.

Senza binario: alcune porte sembrano esserne prive. Quando scorrono, mostrano solo l’anta, sia quando è aperta sia quando è chiusa. Il meccanismo è nascosto dal pannello stesso, che si muove insieme all’anta con binario e ruote montati dietro.

Filomuro, i modelli di tendenza

Una porta priva di stipiti, coprifili e cornici si definisce filo muro o raso muro. L’effetto è quello di un’anta ritagliata sulla parete, a filo, in continuità con essa, quindi senza elementi sporgenti.

Filomuro possono essere sia modelli a battente sia scorrevoli.

Le cerniere a scomparsa regolabili ed il telaio in alluminio sono fondamentali per ottenere questo risultato: si inseriscono perfettamente nella parete senza lasciare elementi tecnici a vista. La serratura magnetica garantisce una chiusura perfetta della porta.

Riguardo le finiture, dal punto di vista estetico le possibilità sono infinite e personalizzabili. Ad esempio, le ante si mimetizzano e scompaiono nella parete se rivestite con la stessa carta da parati o la stessa tinteggiatura: in questo modo gli spazi sembrano amplificati. Se si vuole invece dare un tocco di colore alla stanza o sottolineare l’accesso al locale, basta scegliere la finitura o la tinta dell’anta in contrasto con quello della parete.

Altro elemento da considerare è il zoccolino: ideale quello filo muro (altrimenti sporgerebbe rispetto alla porta). Elegante ed essenziale, da alcune aziende viene proposto anche in abbinamento alla finitura della porta e con retroilluminazione segna passo. Per la sua installazione può essere necessario realizzare una controparete.

Per installare una porta filo muro è necessario eseguire dei lavori sulla muratura: questo consente di inserire uno specifico controtelaio.

In caso di ristrutturazione, se si desiderasse avere questo tipo di porte, non è possibile conservare i controtelai già installati, anche se in buone condizioni.

Le misure delle porte: dallo standard alle porte a tutta altezza

Da catalogo, le porte a battente misurano 80 cm di larghezza e 200/210 cm di altezza: ideali per un passaggio agevole. Queste misure sono al netto del telaio, quindi in genere bisogna aggiungere 4 cm su entrambi i lati e sulla parte superiore, per un totale di 88 x 204/214.

Spesso le porte sono disponibili anche in altre dimensioni, fino a 100 cm di larghezza e con altezze fino a 270 cm. Va tenuto presente che il costo aumenta per il fuori standard, anche fino al 30%.

Per le porte a battente è meglio non superare la larghezza di 80 cm, altrimenti è meglio optare per un serramento a doppia anta. Infine 60 cm è la larghezza minima consentita per una porta adatta per un ripostiglio o una cabina armadio.

Una tendenza è quella delle porte a tutta altezza, da 240 a 270 cm, che possono arrivare fino al soffitto della stanza. Se a battente, in genere sono filomuro, quindi hanno design minimale, ma il loro impatto estetico è molto forte e deciso e diventano un elemento architettonico. Disponibili anche scorrevoli, sono porte adatte soprattutto per la zona giorno.

Se in vetro, aggiungono luminosità agli ambienti.

Quali documenti garantiscono qualità e caratteristiche del prodotto?

  • Scheda prodotto. Il Decreto Legge 206/2005 stabilisce che ogni porta deve essere corredata da una scheda prodotto che ne riporti le caratteristiche. In particolare: la denominazione commerciale e la tipologia, i materiali impiegati e le tecniche di fabbricazione, la modalità di pulizia e manutenzione, le precauzioni d’uso e le modalità di smaltimento. E’ diritto dell’acquirente prendere visione della scheda prodotto.
  • Manuale d’uso e manutenzione. Deve essere abbinato alla porta ed, in particolare, devono essere specificati: modalità di apertura e chiusura, consegna ed illustrazione delle modalità di funzionamento delle chiavi, indicazioni sullo stato di porta chiusa in sicurezza e di porta accostata, indicazioni sul divieto di manomettere e/o sostituire parti del prodotto se non a cura di personale specializzato e con l’autorizzazione del fabbricante.
  • Garanzia. Prima dell’acquisto è necessario informarsi sulla sua durata, che non può essere inferiore a 2 anni. La garanzia copre i difetti di fabbricazione, ma decade per uso improprio o difetti di installazione.

L’acquisizione di questi documenti è una tutela per l’acquirente, nonché per chi si occuperà di mettere in opera la porta. Sono inoltre necessari per contestazioni o per un’eventuale richiesta di detrazioni fiscali.

Le spese per l’acquisto, fornitura e posa delle porte possono essere detratte al 50% nell’ambito del Bonus Ristrutturazione ma solo se comprese in un più ampio lavoro di ristrutturazione, manutenzione straordinaria e risanamento conservativo dell’abitazione.  Per esempio, nel caso in cui venga modificato il foro porta, con un suo allargamento o con demolizioni di “modesta entità”. Ma è possibile ottenerle anche sostituendo una porta a battente con una scorrevole dotata di controtelaio interno alla muratura. Il pagamento deve sempre avvenire con bonifico bancario “parlante”.

Vuoi scoprire quali sono le tipologie di porte adatte alle tue esigenze? Clicca quì.

Serramenti, tutte le tipologie per soddisfare ogni esigenza estetica

Serramenti, tutte le tipologie per soddisfare ogni esigenza estetica

Classici o contemporanee, lineari o particolari, i serramenti non sono assolutamente secondari nel definire lo stile dell’abitazione.

Veri e propri complementi d’arredo che non perdono il ruolo elettivo di separazione degli ambienti, possono essere invisibili per creare scenari omogenei e lineari oppure essere impattanti per diventare fulcro dell’ambiente.

Meglio comunque scegliere un filo conduttore di stile e colore per evitare nella casa contrasti non armoniosi. Al momento dell’acquisto delle porte vanno valutati vari aspetti, oltre ovviamente ad estetica e funzionalità: devono attutire i rumori ed isolare termicamente. Vanno anche considerati lo spazio a disposizione, la modalità di apertura e, non meno importante, il prezzo, influenzato da materiali, dimensioni e finiture, soprattutto in caso di soluzioni realizzare su misura.

Quali sono i criteri da considerare nell’acquisto di una porta?

In primo luogo è bene conoscere la terminologia che riguarda i suoi componenti. Quindi si parte dai materiali ed infine si scelgono le finiture.

Le soluzioni sono infinite e risolvono qualunque esigenza di stile, grazie a lavorazioni hi-tech sempre in progress.

I componenti che costituiscono i serramenti

  • Anta: è il pannello che si apre e si chiude e che comunemente chiamiamo porta
  • Controtelaio: è detto anche falso telaio ed assume configurazioni diverse in base al tipo di porta. In quelle a battente serve ad assicurarla alla parete ed è un riquadro in legno applicato al vano porta, che fodera il muro lungo lo spessore. In una scorrevole è un elemento scatolare posto all’interno del muro ce accoglie l’anta mobile.
  • Telaio fisso: è la struttura che copre il controtelaio e crea una cornice rifinita intorno al vano. E’ formato dal traverso (in alto) e dai montanti (ai lati). I tre pezzi sono uniti agli angoli con giunti ad incastro.
  • Coprifili: sono detti ance stipiti e sono gli elementi longitudinali usati per coprire le interruzioni tra telaio, controtelaio e muro.
  • Cerniere: collegano il telaio con l’anta stabilendone il senso di rotazione. Possono essere visibili o a scomparsa e sono importanti per e caratteristiche di resistenza, durata e qualità estetica.
  • Guarnizioni: sono costituite da materiale comprimibile che assicura la tenuta della porta. Poste tra anta e telaio, sono importanti per isolare ed attutire gli urti del pannello.
  • Maniglia: è l’elemento che permette di aprire la porta ed è spesso completa di placca, fissata all’anta con viti.

Va scelta insieme alla porta, coordinata oppure a creare un contrasto. Realizzata in metallo, soprattutto ottone, deve essere pratiche da afferrare e con qualche dettaglio di stile, come forma o finitura.

Linee stilizzare e quadrate sono adatte per porte moderne, mentre forme più sagomate ed arrotondate si abbinano a modelli più classici.

Oltre al cromato lucido o satinato, molto attuali sono le finiture bronzo, brunito, rame o antracite; ideali da abbinare al legno ed ai laccati chiari. Classico è l’oro satinato.

Importante è il trattamento superficiale che, abbinato ad alcune finiture, ne aumenta la resistenza nel corso del tempo.

Oltre ai modelli con impugnatura, per le porte a battente, ci sono quelli specifici per le scorrevoli: ad incasso, con una vaschetta in cui inserire le dita per spostare l’anta o i maniglioni sporgenti per quelle esterno muro.

  • Serratura: non sempre è presente, ma può essere utile per garantire una maggiore privacy.

I materiali dei serramenti

Il legno ed il vetro sono i materiali privilegiati, a cui si aggiunge l’alluminio, soprattutto in combinazione con uno degli altri due.

Legno, un classico sempre attuale

Il legno sta bene in tutti i contesti e dona calore agli ambienti. Il telaio fisso può essere costituito da diversi materiali in funzione dell’impiego e della finitura: legno li stellare, multistrato di pioppo e pannelli mdf (medium density fibreboard).

Il telaio può essere rivestito con tranciati di varie specie legnose o laccato con speciali vernici.

Le ante non sono tutte uguali. Possono essere realizzate in tre diverse tipologie: tamburata, listellare o piena.

  • Anta tamburata: è composta da una struttura, in genere di abete, che funge da ossatura esterna ed all’interno da una struttura alveolare a nido d’ape che contribuisce a dare rigidità.

L’insieme viene poi inserito tra due pannelli di derivati del legno e finito in vari modi, sia in legno sia in laminato.

  • Anta listellare: è costituita da una struttura realizzata interamente con legno listellare e rivestita in laminato in legno.
  • Anta con anima piena: è formata da pannelli di materiale omogeneo composto da frammenti di legno o da multistrato di sfogliati di legno.

Vetro, in tutta sicurezza

Le porte di vetro possono essere con o senza telaio fisso di legno o metallico. Per il pannello anta può essere impiegato vetro temperato, stratificato o stratificato temperato (unisce le due lavorazioni): tutte soluzioni che garantiscono sicurezza.

Il vetro temperato viene trattato termicamente a 640 ° C con un processo di tempra e poi sottoposto ad un veloce raffreddamento che provoca uno shock termico che ne irrobustisce la struttura. In caso di rottura, i frammenti sono di piccole dimensioni e con bordi non taglienti, in modo da non presentare rischi per le persone.

Il vetro stratificato è ottenuto dall’unione di due o più lastre di vetro 3 mm, incollate su una pellicola di materiale plastico trasparente, il pvb (polivinilbutirrale). In caso di rottura, i frammenti restano attaccati a questo strato, senza frantumarsi in schegge pericolose.

Metallo, utilizzato per le parti strutturali

In genere si tratta di alluminio, materiale leggero e riciclabile che viene utilizzato per le parti strutturali, ovvero telaio e controtelaio, in abbinamento a porte in vetro oppure in legno.

Meno frequenti le versioni con anta piena in alluminio o acciaio, adatte per chi preferisce qualcosa di tecnologico e soprattutto per vani di collegamento con box auto, cantina, ripostiglio.

Finiture: dalla classica a quella laccata

La scelta delle estetiche è molto ampia per qualsiasi modello di porta, tanto che può cambiarne completamente l’aspetto: per esempio, una con finitura in legno può apparire più classica, se laccata in un colore vivace può sembrare più moderna e pop.

Per quanto riguarda il legno vengono proposte essenze di ogni tipo, lisce e con una o più bugne, una sorta di scanalatura che crea una cornice intorno ad una parte più aggettante.

Da elemento molto classico, le bugne sono un modo per caratterizzare l’anta, più contemporanee se l’anta è laccata.

L’anta non risulta liscia anche in caso di decori ad intaglio o di pantografature, eseguite con macchinari che creano differenze di spessore. Soluzioni che rendono particolare la porta ma che ne aumentano il prezzo.

La laccatura opaca, più di tendenza o lucida, offe un’ampia gamma cromatica per abbinare la porta ad ogni stile di arredo. Laccata può essere un’anta sia in legno sia in vetro, aumentandone il livello di privacy.

Il vetro è anch’esso disponibile in una vasta gamma di finiture, dal trasparente al satinato opaco, al sabbiato con effetto opalescente, fino ad arrivare a sottili tessuti inseriti tra le due lastre dell’anta. Anche in questo caso, più è particolare e più il costo aumenta.

Molte sono le proposte del mercato in melamminico, materiale sintetico che crea una superficie decorativa sulla porta e che può ricreare qualsiasi finitura, anche il legno con un effetto molto realistico. Il costo inferiore, con un buon rapporto qualità e prezzo.

Come combattere l’inquinamento indoor con nuove soluzioni hi-tech

Come combattere l’inquinamento indoor con nuove soluzioni hi-tech

Aerare gli ambienti aiuta a migliorarne il microclima ma, sovente, si agisce in modo efficace.

Con le nuove soluzioni hi-tech si riesce a combattere l’inquinamento indoor.

E’ stato stimato che si trascorre il 90% del tempo in ambienti chiusi e che l’aria che si respira può essere fino a cinque volte più inquinata rispetto a quella degli spazi all’aperto. Queste informazioni, decisamente allarmanti, sono state raccolte negli anni in numerose inchieste sull’inquinamento indoor e sulla necessità di combatterlo. (la più completa è la “The National Human Activity Pattern Survey).

E’ chiaro quindi che ventilare gli spazi residenziali aiuta ad abbattere i livelli di inquinamento per respirare aria più pulita. Ma, nella frenesia delle attività quotidiane, può capitare di fare arieggiare in modo insufficiente o di dimenticarsene. Oppure di non riflettere abbastanza sull’importanza di tale azione.

Rinnovare l’aria è un’operazione smart

Negli ultimi anni sono stati messi a punto sistemi ed apparecchi smart in grado di garantire autonomamente il giusto ricambio d’aria agli ambienti, senza che ci si debba preoccupare di farlo.

Grazie all’evoluzione dei sistemi IoT (Internet of Things) sviluppati per rendere la casa intelligente ed autonoma o gestibile da remoto, anche la purificazione dell’aria può essere tolta dagli impegni quotidiani. Come? Con i sistemi di ventilazione meccanica controllata, per esempio, che affiancati a sensori di analisi ed a purificatori d’aria, si attivano autonomamente per rinnovare l’aria, senza dover aprire le finestre. Ma ci sono anche i meccanismi IoT installati nei serramenti, che possono “analizzare” la qualità dell’aria e segnalare all’utente la necessità di aprire le finestre o farlo autonomamente .

Infine, la soluzione più semplice perché a portata di mano, è costituita dai purificatori d’aria stand alone.

Che cosa inquina gli ambienti?

Le fonti sono diverse e la concentrazione di inquinanti può variare nel tempo, in base a natura della sorgente, efficacia della ventilazione, abitudini ed attività svolte dagli occupanti.

La composizione dell’aria indoor è spesso caratterizzata da una miscela molto variabile di composti rispetto a quella dell’aria esterna. Talvolta, infatti, all’interno di un ambiente si registra una concentrazione di inquinanti superiore a quella presente, nello stesso momento all’esterno. Oppure può capitare, più facilmente, che all’interno si riscontrino sostanze inquinanti che non rilevabili all’esterno.

Anche se a basse concentrazioni, la presenza di contaminanti negli ambienti confinati può avere un impatto significativo sulla salute e sul benessere delle persone, a causa di esposizioni di lunga durata. Il rischio, più che alla sola concentrazione di inquinanti, è legato all’esposizione ovvero alla concentrazione integrata nel tempo.

Ricordando che il tempo di permanenza medio in un ambiente confinato raggiunge l’80-90% del tempo giornaliero disponibile, si comprende bene come questo costituisca un aspetto chiave nella valutazione degli effetti dell’inquinamento indoor.

Tra le fonti inquinanti più comuni troviamo il fumo di sigaretta, i prodotti conseguenti alle combustioni, alcuni detergenti e solventi per la pulizia e la manutenzione della casa, gli antiparassitari, determinati adesivi, l’utilizzo di stampanti, plotter e fotocopiatrici ed alcuni prodotti per l’hobbistica quali colle e vernici.

Anche le emissioni delle colle impiegate per la posa della moquette e di altri rivestimenti e per la realizzazione di mobili (in particolare di quelli composti da legno truciolare, compensato o pannelli di fibre di legno di media densità, se non in classe E1 o trattati con antiparassitari), possono contribuire alla miscela di inquinanti indoor. Infine, il malfunzionamento del sistema di ventilazione o un’errata collocazione delle prese d’aria (per esempio se poste in prossimità di aree ad elevato inquinamento, come le vie ad alto traffico, i parcheggi sotterranei o le autofficine) possono determinare un importante immissione di inquinanti dall’esterno.

Se non soggetti a manutenzione, i sistemi di condizionamento dell’aria possono diventare terreno di coltura e di diffusione per muffe e per altri contaminanti biologici.

VMC, sistema canalizzato centralizzato presente nelle nuove costruzioni

Si tratta di un sistema che si declina in versione individuale per le singole abitazioni. Il funzionamento è elettrico.

L’impianto è composto da un apparecchio (che varia secondo potenza e processo di funzionamento) ed un sistema di condotti.

Questi impianti sono composti da sistemi (con apparecchi specifici) che permettono all’aria proveniente dall’esterno di entrare nelle abitazioni senza aprire le finestre, per il ricambio del microclima; spesso, controllano specifici parametri di qualità, tra cui l’umidità e la presenza di CO2.

E’ in crescita, anche per questi impianti, la proposta di versioni in grado di interagire con la rete Internet e di trasferire dati ed informazioni che, acquisiti dal sistema, possono essere interpretati per fornire il massimo comfort abitativo. Come? Regolando la ventilazione al momento del bisogno o con tempistica prestabilita. Tutto ciò può avvenire anche con il controllo da remoto, sempre grazie alla rete: da smartphone, tablet o pc è possibile coordinare la ventilazione meccanica e controllare la qualità dell’aria dentro casa.

Serramenti con aperture hi-tech

Ci sono serramenti equipaggiati con sensori e con dispositivi motorizzati che segnalano la necessità di un ricambio d’aria e che possono aprirsi automaticamente.

Aprire la finestra è il modo più semplice per arieggiare e disperdere le sostanze inquinanti. Per avere sempre sotto controllo la qualità dell’aria indoor, anche se si è fuori casa, sono stati messi a punto infissi di nuova generazione che, in modi e con sistemi diversi, rinnovando il microclima degli ambienti domestici.

Alcuni sono equipaggiati con sistemi IoT evoluti in grado di monitorare costantemente la qualità dell’aria e di azionare l’apertura della finestra, se necessario; altri, invece, sono progettati per fare affluire l’aria anche se le ante sono chiuse.

Apertura e chiusura automatiche del serramento avvengono in totale sicurezza e per il tempo strettamente necessario.

Migliorare l’aria degli ambienti con apparecchi intelligenti

Si tratta di una soluzione più semplice ed a portata di mano per migliorare l’aria degli ambienti.

Le versioni più sofisticate, quelle IoT, permettono di intervenire al momento giusto.

Riescono ad intercettare particelle inquinanti fino a 0,3 micron e garantiscono ottimi livelli di purificazione dell’aria, salendo sul podio dei più importanti alleati nella lotta contro l’inquinamento indoor.

Ma non solo: i purificatori d’aria di nuova generazione sono anche intelligenti. Quando equipaggiati con sistemi IoT, sono in grado di monitorare la qualità dell’aria e mandare le informazioni direttamente allo smartphone dell’utente per poi rispondere ai comandi di “risposta”: se i livelli di umidità, allergeni, CO2 o altri elementi inquinanti sono troppo alti, basterà selezionare il comando dedicato e le operazioni di purificazione avranno inizio. Anche quando l’utente sarà lontano da casa.

Come trasformare l’area lavaggio in una postazione bella ed efficiente

Come trasformare l’area lavaggio in una postazione bella ed efficiente

Spesso sottovalutata, causa il maggior interesse che oggi riveste tutto ciò che riguarda la cottura, la zona lavaggio è invece di grande importanza, al pari di tutte le altre funzioni che si svolgono in cucina.

Protagonista indiscusso è il lavello, generalmente incassato nel piano di lavoro o totalmente integrato. Dimensioni, funzionalità e facilità di pulizia sono i fattori che devono guidare nella scelta. Non ultima poi la lavastoviglie, sempre più presente nelle nostre case e sempre più attenta al risparmio, in termini di consumi energetici ed idrici. Anche i rubinetti, funzionali e di design, grazie alla crescente sensibilità ecologica, vengono fabbricati con tecnologie per limitare l’impiego d’acqua, evitando inutili sprechi.

In base alla composizione del nucleo familiare ed alle nostre abitudini, si deciderà infine se privilegiare lo spazio da dare all’una ed all’altro.

Disposizione e sicurezza della zona lavaggio

Fondamentale nella progettazione della zona lavaggio è distanziare sufficientemente il lavello dal piano cottura, per un comodo utilizzo di entrambi in tutta sicurezza.

Anche lo spazio minimo potrebbe essere 30 cm, è consigliabile lasciarne 60, da destinarsi all’incasso della lavastoviglie, ad area di preparazione dei cibi, per agevolare le operazioni di carico e scarico della lavastoviglie ed il prerisciacquo dei piatti sporchi.

L’utilizzo contemporaneo di lavello e piano cottura, se troppo vicini, può intralciare il lavoro o, peggio ancora, causare incidenti.

Per quanto riguarda gli impianti, proprio sotto la base con lavello, essendo priva di schienale, è consigliabile prevedere scarichi ed allacciamenti idraulici, nonché la presa della lavastoviglie.

Anche se c’è la lavastoviglie è consigliabile avere uno scolapiatti, all’interno di un pensile o vicino al lavello, sul gocciolatoio. In alternativa, si può prevedere un “canale attrezzato”, struttura profonda circa 20 cm da collocare tra le basi e lo schienale della cucina. Perfetto per isole, può avere scolapiatti o scola bicchieri collegati direttamente al sifone, vani per prese elettriche, interruttori per elettrodomestici e rubinetto del gas.

C’è chi la considera superata, in realtà vale ancora come guida. Per lavorare comodamente, la linea immaginaria che unisce lavello, piano cottura e frigorifero non dovrebbe mai essere lunga, perché costringerebbe a movimenti continui tra una zona e l’altra; ma nemmeno troppo corta, anche per una questione di sicurezza.

Il ruolo centrale del lavello nella progettazione della cucina

Nelle cucine componibili, il lavello viene inserito in una base appositamente forata nella parte superiore. Fanno eccezione i modelli in materiali a base di resine, che sono totalmente integrati nel piano di lavoro, senza giunture o con giunture rese invisibili da particolari tecnologie.

Il lavello andrebbe collocato nella zona più luminosa della cucina, anche se la sua posizione è sempre vincolata a quella degli impianti.

I modelli da incasso, possono essere a filo, sotto o sopra il top. I primi non sporgono sul piano di lavoro, facilitando la pulizia. I secondi invece trattengono più facilmente gli schizzi d’acqua.

A seconda del tipo e del numero di vasche, una, una e mezza o due, il lavello può essere incassato in vari tipi di basi. I più piccoli sono di circa 40 cm e sono pensati per l’incasso in moduli di 45 cm.

I più grandi sono di circa 120 cm e sono attrezzati con 2 vasche più gocciolatoio (per basi di 80 e 90 cm).

L’acciaio inox è sempre tra i materiali più utilizzati, meglio se del tipo AISI 304 e 316, i più adatti al contatto con gli alimenti. E’ però soggetto a macchie di calcare (facilmente eliminabili) ed a piccoli graffi (donano un aspetto vissuto).

Meglio preferire le finiture satinate.

Le alternative più attuali sono i materiali acrilici ed i conglomerati di quarzo ad alte prestazioni, in assorbenti ed altamente resistenti. Sono indicati se si vuole ottenere la perfetta integrazione tra lavello e top.

Cosa comprende anche la zona lavaggio?

Non solo vasche o cestelli: la zona lavaggio comprende anche tutto ciò che sta al di sotto della base con il lavello. Innanzitutto il sifone, che oggi occupa sempre meno spazio e consente di alloggiare anche due cestoni, di cui uno può accogliere i contenitori della raccolta differenziata.

Quando lo spazio è poco, meglio non sprecare centimetri preziosi.

Per poter utilizzare al meglio il sottolavello, è consigliabile scegliere sifoni compatti, che aderiscono alle pareti di fondo della base.

Intorno alla zona lavaggio, ma non solo, il piano di lavoro deve essere salvaguardato da possibili infiltrazioni. Molti lavelli dispongono per questo di profili salvagocce, ma è preferibile prevedere anche protezioni laterali e frontali.

Con le prime soprattutto se il lavello è installato in una base terminale, si impedisce che l’acqua scivoli lungo il fianco della cucina, rovinandolo e diventando un potenziale pericolo.

Le cosiddette “alzatine”, meglio se in alluminio, devono avere il bordo rialzato e sigillato con gomme siliconiche.

Rubinetti, originalità dei modelli e varietà delle finiture

I rubinetti per cucina sono realizzati in ottone o in acciaio inox. Entrambi in numerose finiture, dalla cromata alla satinata, coordinate a quella del lavello.

Oggi la maggior parte è del tipo monocomando: con un’unica leva si gestiscono temperatura e flusso dell’acqua.

Molto utile la doccetta estraibile, con cui è possibile pulire ogni angolo della vasca o riempire d’acqua le pentole più comodamente.

I modelli semi professionali sono alti e con corpo sinuoso; in presenza di pensili, occorre assicurarsi  che vi sia abbastanza spazio per l’installazione. Sono pensati soprattutto per isole e penisole.

Se lo spazio è poco, preferire rubinetti bassi e con bocca d’erogazione sporgente.

Rubinetti particolari sono quelli con corpo “abbattibile” per il sottofinestra oppure adatti per essere nascosti, insieme al lavello, sotto il top della cucina.