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Mutuo per la casa: tassi di interesse ed agevolazioni fiscali

Mutuo per la casa: tassi di interesse ed agevolazioni fiscali

E’ senz’altro il finanziamento più diffuso,  con i tassi di interesse ai minimi storici risultata particolarmente conveniente

Dai dati diffusi da ABI (Associazione Bancaria Italiana) emerge che i prestiti a famiglie ed imprese registrano una crescita su base annua pari allo 0,5%.

In particolare, l’ammontare totale dei mutui delle famiglie registra una variazione positiva del +2,4% su base annua.

Questo è spiegato anche dai tassi di interesse sulle nuove operazioni di finanziamento che permangono su livelli particolarmente bassi: il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni è infatti risultato pari all’1,85%.

Ecco perché il tema “mutuo” resta uno dei più sentiti, in particolare quello che rende possibile l’acquisto della prima casa, ancora è il maggior investimento della maggior parte degli Italiani.

Spread e TAEG: due valori importanti

Qualunque sia il tasso scelto, lo Spread è un dato fondamentale di cui tener conto: più sarà basso, minori saranno gli interessi da restituire.

Il TAEG invece rappresenta il costo finito del finanziamento. Vale a dire: tasso, spread e spese accessorie, di perizia e l’istruttoria, previste per la sottoscrizione del mutuo.

Conoscere questo valore equivale quindi a conoscere il costo reale del mutuo.

Le variabili da considerare

Disciplinato dall’Art. 1813 del Codice Civile, il mutuo è un tipo di contratto tra due soggetti: il mutuante, vale a dire chi eroga una somma di denaro o altri beni economici, ed il mutuario, chi si impegna a restituire quanto ha preso in prestito entro un determinato lasso di tempo.

Può essere anche a titolo gratuito (senza alcun interesse), mentre la stragrande maggioranza delle volte è a titolo oneroso.

Oltre alla cifra di partenza, occorrerà aggiungere un corrispettivo (l’interesse), maturato nel tempo che intercorre tra il prestito ed il saldo totale del debito.

E’ proprio il caso del mutuo bancario richiesto per la compravendita di immobili o di ristrutturazioni di edifici.

Oppure quello richiesto da un imprenditore per attività commerciali (sviluppo ed ampliamento, ricerca, ecc).

Esiste più di un mutuo, ognuno diverso dall’altro, con caratteristiche stabilite da ciascun istituto di  credito per tentare di personalizzare il più possibile il servizio al cliente.

  • Finalità. Il primo punto distintivo di questo particolare tipo di contratto è lo scopo per cui viene richiesto. Il più frequente è l’acquisto di un immobile, seguono la costruzione di una casa o la sua ristrutturazione.
  • Tasso d’interesse. Questo valore, che dovrà essere corrisposto a chi presta il denaro, è sempre espresso in percentuale.
  • Tutti i tassi possono essere controllati ogni giorno sui quotidiani finanziari ed online. Mentre ogni trimestre la Banca D’Italia pubblica i tassi medi delle operazioni di finanziamento per la definizione del tasso usuraio.
  • Durata. Anche il tempo concordato per la restituzione entra a far parte dei parametri da considerare. Può essere da 5, 10, 15, 20, 25 o 30 anni. Raramente supera quest’ultima dilazione.
  • Rimborso. Si possono avere durata e rata costanti, durata costante ma rata variabile o durata variabile e rata costante. Quest’ultimo è detto anche rimborso flessibile, poiché permette al debitore di avvantaggiarsi dell’elasticità del tempo di restituzione.

Tipologie di mutuo per la casa

Tra le varie tipologie di mutuo per la casa vi sono il mutuo immobiliare, finalizzato all’acquisto della casa.

Si tratta di un prestito ipotecario per cui l’immobile fa da garanzia. Dal punto di vista del fisco, una parte degli interessi e delle spese accessorio si detrae dalle tasse.

E chi acquista case in regola con le più nuove indicazioni ecologiche, può ottenere un prestito agevolato.

Può essere fondiario o ipotecario: entrambi si fanno forti dell’ipoteca della casa.

Il primo è un finanziamento a medio e lungo termine (minimo 18 mesi, massimo 30 anni) che può essere acceso soltanto se si ha una di queste tre esigenze:

  • Acquisto di una prima casa, l’abitazione principale;
  • Costruzione della prima casa;
  • Ristrutturazione di quell’abitazione che diventerà la principale.

Inoltre il finanziamento non deve superare l’80% del valore dell’abitazione.

Il mutuo ipotecario è un finanziamento che prevede la restituzione della cifra finanziata non prima dei 5 anni. Oltre che per l’acquisto di una casa, può avere altre finalità.

Non ha limiti particolari, se non quelli dettati dalla banca per quanto riguarda la solvibilità del singolo cliente. Inoltre, può essere erogato anche per somme superiori all’80% del valore dell’immobile.

Mutuo per la casa: costi da sostenere ed agevolazioni previste dalla legge

Per l’istruttoria della pratica si versa in banca una cifra pari fino allo 0,5% dell’importo finanziato, oltre al pagamento della perizia sull’immobile, per accertarne il valore.

Obbligatoria anche l’assicurazione della casa per incendio e scoppio, il cui costo dipende dal valore dell’immobile e dalla durata del mutuo. Si paga in un’unica soluzione al momento del rogito oppure in quote mensili accorpate alla rata del finanziamento.

Talvolta è richiesta un’assicurazione sulla vita del cliente che però non è obbligatoria.

Ci sono inoltre altre spese del notaio che variano da professionista a professionista. La sua fattura, se si tratta della prima casa, è detraibile al 19%.

Gli altri oneri accessori al mutuo detraibili sempre al 19% per l’abitazione principale sono: le spese di perizia e di istruttoria, la commissione richiesta dagli istituti di credito per la loro attività di intermediazione, la provvigione per scarto rateizzato nei mutui in contanti, la penalità per anticipata estinzione, le quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione, le perdite su cambio per i mutui contratti in valuta estera, l’imposta per l’iscrizione o la cancellazione di ipoteca e l’imposta sostitutiva sul capitale prestato.

Anche per il 2019 sono state confermate le agevolazioni fiscali in vigore l’anno scorso per chi acquista un immobile, in particolare se si tratta della prima casa. Anche alcune spese legate al mutuo si possono detrarre.

Il vetro è un materiale versatile ed oggetto di grande ricerca

Vetro passepartout, un materiale dalla resistenza insospettabile

Il vetro è un materiale versatile ed oggetto di grande ricerca

Si tratta di un materiale in grado di assolvere la funzione di protezione senza interferire né con la diffusione della luce naturale né con lo stile della casa. Può essere addirittura impiegato per comporre pareti modulari, delimitare porzioni o definire ambienti.

Può essere utilizzato anche per balaustre e parapetti di scale e soppalchi. Oppure applicato all’aperto, può delimitare i balconi e dare carattere all’intero prospetto dell’edificio.

Le costanti innovazioni della filiera produttiva consentono oggi di superare tutti i pregiudizi legati al vetro: è sicuro, resistente ed assolutamente non pericoloso.

Le varianti sono molteplici, in modo da garantire l’attuazione di ogni progetto, per ristrutturazioni e nuove costruzioni.

Le applicazioni del vetro

Per ogni destinazione d’uso si deve scegliere il vetro adatto, testato apposta per quell’impiego.

Se si tratta di pareti in vetro utilizzate come divisori interni o di parapetti per scale interne, (in sostituzione all’esistente), non servono particolari autorizzazioni.

Se invece si tratta di protezione su balconi esterni, in quanto facenti parte della facciata, occorre avere il parere favorevole dalla Commissione Paesaggio del Comune di competenza.

In tutti i casi in cui è prevista una pratica edilizia, le varie autorizzazioni in merito allo sviluppo dell’eventuale scala ed alla tipologia dei parapetti, sia interni sia esterni, vengono rilasciate insieme all’approvazione del progetto nel suo complesso.

Normativa e pratiche amministrative

A seconda delle diverse tipologie di intervento si segue un iter burocratico differente; tutto è legato alla funzione che il nuovo elemento in vetro avrà all’interno dell’edificio, ma anche alle sue dimensioni.

Gli interventi che ricadono in attività di edilizia libera (tutti quelli di manutenzione ordinaria) non richiedono alcun titolo abilitativo e dunque possono essere realizzati senza permesso.

Per tutti gli altri, invece, la scelta è tra CILA, SCIA o PdC secondo entità e tipo di intervento (e quindi di classificazione). In tali casi è richiesta l’asseverazione e/o il calcolo strutturale di un tecnico abilitato da allegare al titolo abilitativo stesso (il quale può essere, o meno, soggetto ad autorizzazione sismica).

Se l’intervento da realizzare richiede la valutazione dell’adeguatezza dei nuovi elementi vetrati, saranno l’ingegnere o l’architetto coinvolti a garantire che questi rispettino le normative vigenti in materia.

Per quanto riguarda la scelta della tipologia di vetro, il riferimento è la norma Uni 7697 (Criteri di sicurezza nelle applicazioni vetrarie), in cui nei prospetti 1 e 2 vengono prescritte la composizione e le caratteristiche (ma non gli spessori) che i vetri devono avere in funzione della categoria di utilizzo e della sussistenza, o meno, del pericolo di caduta nel vuoto. Questa norma indica le modalità di prova ed i requisiti di validazione per il test di impatto dinamico sul vetro.

Il test prevede l’uso di un corpo semirigido costituito da un sistema sospeso di massa pari a 50 kg, lasciato cadere contro l’elemento vetrato da un’altezza che dipende dal requisito da rispettare. Ecco, per esempio, quanto previsto per una parete: in funzione delle dimensioni di questa, spessore e caratteristiche del vetro da utilizzare devono essere adeguati al fine di resistere alla prova dinamica appena descritta, ma anche al carico statico lineare prescritto per le pareti dalle più recenti Norme Tecniche per le Costruzioni. (NTC 2018).

Parapetti di scale, balconi e terrazzi: è del 2017 la norma nazionale Uni 11678, specifica per questo tipo di prodotti. Identifica i metodi di prova per la verifica dei parapetti vetrati nelle varie tipologie costruttive, definendo, tra le altre cose, i nuovi requisiti per la resistenza al test dinamico dell’impatto in funzione della categoria di utilizzo degli ambienti dove i parapetti vengono installati.

Il parapetto, per ulteriore sicurezza, deve assicurare una resistenza alla spinta pari al 30% del carico di esercizio anche con una delle 2 lastre in vetro rotte.

Tipologie di vetro

  • Stratificato di sicurezza. Di sicurezza e protezione, è ottenuto inserendo un foglio di PVB o altri materiali plastici, tra due lastre. In caso di rottura accidentale del vetro, il foglio in materiale plastico tiene uniti i pezzi ed evita il distacco di schegge grosse o di frammenti taglienti, quindi pericolosi. Questo tipo di vetro viene usato in numerose applicazioni, come le facciate continue, i parapetti o le pareti vetrate.
  • Temprato di sicurezza. E’ composto da un’unica lastra sottoposta ad un trattamento termico che le conferisce particolari proprietà di resistenza alla rottura. La lastra viene portata a circa 600° e raffreddata bruscamente. Tecnicamente, quindi, in caso di rottura il vetro si frantuma in piccoli frammenti non taglienti. E’ usato per i serramenti, per gli elementi di arredo e per le porte interne.
  • Extrachiaro. Ha un aspetto estetico estremamente neutro, un’elevatissima trasmissione luminosa ed un’eccezionale resa di colore. I vantaggi dell’extrachiaro rispetto ad un comune float sono:
  • Trasparenza: la trasmissione luminosa è superiore soprattutto se lo spessore è elevato;
  • Neutralità in trasmissione: la resa dei colori ed il contrasto sono ottimizzati. I colori degli oggetti restano vivi e naturali.
  • Colorazione molto tenue: nel caso di vetro spesso, l’impiego di extrachiaro consente di ottenere una vetrata pressoché incolore. La colorazione verdastra propria dei vetri molto spessi viene notevolmente attenuata.
  • Brillantezza e profondità: nelle vetrate smaltate o laccate l’assenza di riflesso verde sulla lastra del vetro garantisce un colore particolarmente brillante.

Caratteristiche e vantaggi delle pareti trasparenti e delle balaustre

Le pareti trasparenti sono utili perché non interrompono la diffusione di luce naturale e sono indispensabili in uno spazio ridotto, quando, un “classico” tramezzo in cartongesso restringerebbe lo spazio a disposizione. Nate inizialmente per dividere gli spazi di lavoro, trovano applicazione pratica nell’interior design residenziale grazie anche alla possibilità di avere realizzazioni su misura.

Alcuni esempi? Dalla cucina in “scatola” nel living alla cabina armadio, fino alla sostituzione di pareti o porzioni di queste anche nei corridoi contigui alla zona giorno.

Le balaustre per interni, indispensabili a protezione delle scale di collegamento tra piani o come chiusura perimetrale per i soppalchi.

Per esterni, soprattutto come barriera su balconi e terrazze. In ogni applicazione, le balaustre in vetro rispondono all’esigenza di avere “leggerezza visiva”. Senza ovviamente rinunciare a nessun parametro di massima sicurezza.

Le lastre di vetro dei parapetti, forate in vetreria, vengono ancorate ai gradini con borchie in acciaio. Tra le lastre e l’acciaio è fondamentale utilizzare rondelle in nylon per evitare punti di rottura nella lastra.

Per una migliore estetica, le borchie si possono mascherare con placchette coordinate ai gradini.

La presenza del vetro ancorato a tutti i gradini, ed in appoggio anche a terra, garantisce stabilità alla scala in quanto il gradino risulta ancorato su due lati mediante barre filettate che lavorano a taglio e permettono di rispettare la portata al mq, prevista nella normativa di riferimento.

Le scale a sbalzo che non presentano ancoraggi tra gradino e vetro richiedono una struttura metallica, tassellata alla muratura portante. Alla struttura vengono saldati dei tubolari con funzione di mensola di sostegno dei gradini: tutto deve essere studiato, calcolato e verificato. In questo modo la scala è staccata ed indipendente dalle lastre di vetro che fanno da parapetto.

Per collegare le lastre di vetro nella parte superiore si utilizzano dei “pointer” ossia rondelle in acciaio che, accoppiate tra loro mediante una barra filettata, permettono al posatore di allineare i vetri in maniera perfetta.

Fibra ottica in condominio: una risorsa destinata a tutti

Fibra ottica in condominio: una risorsa destinata a tutti

E’ obbligatoria nelle nuove costruzioni e quando c’è una ristrutturazione profonda

La fibra ottica in condominio è una dotazione obbligatoria per tutti i nuovi edifici. Il decreto Sblocca Italia 133/2014, infatti, ha introdotto l’articolo 135 bis nel Testo unico sull’edilizia che ha disposto come gli edifici di nuova costruzione, “per i quali le domande di autorizzazione edilizia sono presentate dopo il 1 Luglio 2015, devono essere equipaggiati con un’infrastruttura fisica multi servizio passiva, interna all’edificio, costituita da adeguati spazi installativi e da impianti di comunicazione ad alta velocità in fibra ottica, fino ai punti terminali di rete”.

Ed ancora: “tutti gli edifici di nuova costruzione, per i quali le domande di autorizzazione edilizia sono presentate dopo il 1 Luglio 2015, devono essere equipaggiati di un punto di accesso.

Lo stesso obbligo si applica, a decorrere dal 1 Luglio 2015, in caso di opere di ristrutturazione profonda che richiedano il rilascio di un permesso di costruire”.

Il decreto 33/2016, conosciuto anche come “banda larga” o “fibra ottica”, a sua volta ha introdotto norme che puntano a favorire l’installazione di reti Internet ad alta velocità, semplificando la procedura di scavo e posa della fibra ottica, nonché incentivando l’utilizzo condiviso delle infrastrutture esistenti.

Connessione ad alta velocità

La volontà dell’Unione Europea in tema di connessione Internet ad alta velocità è chiara da tempo: favorire la diffusione di reti performanti e consentire al maggior numero possibile di cittadini residenti negli stati membri di connettersi ed accedere alle informazioni del web.

In particolare, entro il 2020 l’Unione Europea intende assicurare la banda larga veloce (pari o superiore a 30 Megabyte per secondo) a tutti i cittadini e la banda larga ultraveloce (più di 100 Mbps) ed almeno il 50% degli utenti “domestici” europei.

Per raggiungere questi obiettivi, il decreto legge 135/2018 ha introdotto alcune disposizioni che semplificano le procedure di rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione delle opere civili necessarie alla posa dei cavi delle reti ultraveloci.

Così, per esempio, purchè si utilizzino tecnologie a basso impatto, è possibile fare a meno della procedura di verifica preventiva dell’impatto archeologico.

Inoltre, negli edifici privati (ad accessione degli stabili tutelati come beni culturali), i lavori di posa dei cavi Internet sono equiparati ai lavori di manutenzione straordinaria urgente previsti dall’articolo 1135 del Codice civile. Di conseguenza, l’amministratore di condominio può disporre gli interventi necessari alla realizzazione di infrastrutture interne ed esterne all’edificio, finalizzate a portare la rete fino alle abitazioni degli abbonati (anche ad un unico condomino), senza il parere dell’assemblea.

Non ci si può opporre

In sostanza, la legge obbliga il condominio, in quanto gestore dell’infrastruttura fisica, a consentire agli operatori di rete (chi vende la connessione Internet) di accedere allo stabile. A meno che non si verifichino le seguenti condizioni:

  • L’infrastruttura fisica non è idonea ad ospitare elementi di reti ad alta velocità
  • Assenza di spazio
  • Possibile rischio per l’incolumità, la sicurezza e la sanità pubblica, nonché rischio per l’integrità e la sicurezza delle reti e delle infrastrutture critiche nazionali o, ancora, rischio di grave interferenza dei servizi di comunicazione erogati mediante la stessa infrastruttura fisica.
  • Possibilità di installare, a condizioni più favorevoli, mezzi alternativi di accesso all’infrastruttura fisica, adatti all’alta velocità

Accesso alle proprietà private

Il dlgs 22/2016, all’articolo 8, prevede che “in assenza di un’infrastruttura interna all’edificio predisposta per l’alta velocità, gli operatori di rete hanno il diritto di far terminare la propria rete nella sede dell’abbonato, a condizione di aver ottenuto l’accordo dell’abbonato e purchè provvedano a ridurre al minimo l’impatto sulla proprietà privata di terzi”.

Di conseguenza, il singolo utente condominiale che ha intenzione di installare la fibra ottica all’interno del proprio appartamento può iniziare l’iter senza il necessario permesso dell’assemblea o dell’amministratore, che è sempre preferibile informare in quanto i lavori potrebbero arrecare disagi agli altri residenti.

Il vero problema, però, si pone quando per arrivare all’appartamento del condomino i cavi della fibra ottica devono obbligatoriamente transitare da proprietà altrui.

Sul punto valgono le disposizione degli articoli 90, 91 e 92 del Codice delle comunicazioni elettroniche (dlgs 259/2003), secondo cui gli impianti di rete di comunicazione elettronica ad uso pubblico hanno carattere di pubblica utilità.

In particolare, l’articolo 90 prevede che “gli impianti di rete elettronica e le opere accessorie, di uso esclusivamente privato, possono essere dichiarati di pubblica utilità con decreto del Ministro dello sviluppo economico, ove concorrano motivi di pubblico interesse”.

Il successivo articolo 91, oltre a disporre che i fili o cavi senza appoggio possono passare, anche senza il consenso del proprietario, sia al di sopra delle proprietà pubbliche o private, sia dinanzi a quei lati di edifici ove non vi siano finestre od altre aperture praticabili a prospetto”, aggiunge che “il proprietario o il condominio, non può opporsi all’appoggio nell’immobile di sua proprietà di antenne, di sostegni nonché al passaggio di condutture, fili o qualsiasi altro impianto occorrente per soddisfare le richieste di utenza degli inquilini o dei condomini”, a condizione che fili e cavi siano collocati in modo tale da non impedire “il libero uso della cose secondo la sua destinazione”.

Contratto d’appalto: funzione e tipologia

Contratto d’appalto: funzione e tipologia

Quando ci si appresta a comprare o a prendere in affitto un’immobile, sono spesso necessari dei lavori di ristrutturazione fondamentali ai fini dell’abitabilità stessa della casa. Così è necessaria la stipula di un contratto con una determinata impresa edile, la quale si occuperà delle opere dello stesso recupero.

In questi casi è fondamentale sapere come muoversi, al fine di stipulare un contratto con l’impresa edile definendo bene sia costi sia il tipo di lavoro che si verrà ad instaurare, al fine di evitare spiacevoli sorprese ed inconvenienti futuri.

Quando si ha la necessità di far eseguire dei lavori in casa è importante chiedere l’aiuto di un esperto e stipulare un contratto edile con l’impresa che si occuperà di fare i lavori.

Se si incarica un semplice artigiano, abile nella realizzazione di determinati tipi di lavori di ristrutturazione soprattutto nei casi di piccole riparazioni, si parla di “contratto di prestazione d’opera”.

Nel caso di opere di ristrutturazione più importanti ed ingenti, che necessitano di una vera e propria impresa edile, sarà necessario stipulare un contratto d’appalto vero e proprio.

Quali sono le caratteristiche di un contratto d’appalto?

La disciplina giuridica dell’appalto è contenuta al capo VII “dell’appalto”, del titolo III “dei singoli contratti”, del libro IV “delle obbligazioni” del codice civile dall’articolo 1655 all’articolo 1677.

L’articolo 1655 del codice civile rubricato “nozione” definisce il contratto di appalto e recita testualmente: “l’appalto è il contratto con il quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un’opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro”.

Dall’articolo si evince che l’appalto è un contratto bilaterale, consensuale ed a titolo oneroso, con il quale una parte chiamata appaltatore, si impegna nei confronti di un’altra parte denominata appaltante o committente.

Stando al tenore dell’articolo, l’oggetto dell’appalto, può essere sia il compimento di un’opera, sia il compimento di un servizio.

Un esempio di appalto d’opera è il contratto con il quale un’impresa edile si obbliga a costruire un palazzo. Un esempio, invece, di appalto di servizi è il contratto che si stipula con un’impresa di pulizie.

Affinchè un contratto avente per oggetto il compimento di un’opera o di un servizio dia origine al contratto di appalto, è necessario che l’attività svolta dall’appaltante sia un’attività rivolta all’organizzazione dei mezzi ed alla gestione a proprio rischio.

Si deve trattare di un’attività organizzata in forma di impresa e l’appaltatore deve essere un imprenditore (con le caratteristiche illustrate dall’articolo 2082 del codice civile).

Il contratto di appalto si perfeziona con il pagamento di un corrispettivo in danaro da parte del committente.

Il committente dell’opera o del servizio può essere sia un soggetto privato sia lo Stato oppure un ente pubblico, anche se la disciplina che detta il codice civile può essere applicata solo agli appalti privati.

Se il committente è un ente pubblico, la disciplina stessa è in più punti integrata o sostituita da una legislazione speciale che interessa l’intero svolgimento del rapporto è che è stata di recente raccolta nel codice degli appalti pubblici (decreto legislativo 12 aprile 2006 n.163).

L’obbligazione fondamentale dell’appaltatore è quella di compiere l’opera o il servizio che è stato ordinato dal committente, il quale deve fornire anche la materia prima necessaria al compimento dell’opera.

Allo scopo di esonerarsi da responsabilità per vizi e difformità dell’opera dovuti a difetto di materiali, l’appaltatore, se la materia è fornita in tutto oppure in parte dal committente, deve denunciare subito i difetti che possono compromettere la regolare esecuzione dell’opera, la quale deve essere eseguita dall’appaltatore secondo le modalità tecniche concordate con il committente, di solito descritti in un apposito documento che prende il nome di “capitolato”.

L’appaltatore non può cambiare le modalità di esecuzione stabilita senza l’autorizzazione del committente e deve essere approvata per iscritto.

E se il prezzo dell’opera è stato determinato globalmente, l’appaltatore ha diritto ad un compenso aggiuntivo solo se quest’ultimo è espressamente stabilito.

Il committente ha diritto di controllare lo svolgimento dei lavori e di verificarne a proprie spese lo stato dei lavori.

Obbligazione fondamentale del committente è il pagamento del corrispettivo in denaro.

Il prezzo può essere determinato globalmente per tutta l’opera oppure a forfait. L’appaltatore non ha diritto ad un compenso integrativo per le variazioni oppure le aggiunte da lui apportate anche se queste sono state autorizzate dal committente.

Il prezzo può essere stabilito anche per ogni unità di misura dell’opera, ad esempio per ogni metro cubo costruito, ma sono ammesse anche le forme miste di determinazione del prezzo.

Caratteristiche del contratto d’appalto: tre documenti

Per ottenere la concessione alle opere di ristrutturazione servono diverse autorizzazioni, oltre che progetti elaborati da un progettista abilitato, il capitolato ed il contratto d’appalto.

Il contratto d’appalto si stila tra un soggetto appaltante (o committente – il proprietario della casa) e un appaltatore (la ditta o il singolo, che dovranno occuparsi delle opere di ristrutturazione).

Il contratto d’appalto consta di tre documenti ben distinti e delinea il tipo di opere che l’appaltatore dovrà compiere, il suo compenso e i mezzi necessari da utilizzare per la ristrutturazione stessa.

Il primo documento contenuto all’interno del contratto d’appalto contiene le condizioni generali dello stesso, delineando le reciproche responsabilità tra committente e appaltatore.

Il secondo modulo necessario è il contratto vero e proprio contenente il compenso in termini economici, i tempi di esecuzione, le possibili penali, le modalità del pagamento alla ditta o al singolo appaltatore.

Il terzo documento è il capitolato d’appalto vero e proprio nel quale andranno riportati esattamente i lavori che dovranno essere effettuati, compresi i costi necessari per gli stessi.

Nei casi di ristrutturazioni di immobili di una certa importanza, il capitolato d’appalto viene suddiviso in ulteriori documenti distinti e più precisi.

Esistono infatti: capitolati delle strutture, relativi alle opere edili in senso stretto; capitolati degli impianti; capitolati dei materiali; capitolati delle finiture.

Se le opere di ristrutturazione riguardano infine un appalto condominiale, è meglio stipulare due contratti d’appalto differenti, uno personale e uno legato al condominio e ai singoli condomini abitanti del palazzo in questione.

Devi ristrutturare il tuo appartamento? Contattaci. Ti metteremo a disposizione i nostri professionisti e ti forniremo tutta l’assistenza tecnica e burocratica necessaria.

Come sorvegliare casa anche durante le vacanze estive

Come sorvegliare casa anche durante le vacanze estive

Un impianto elettrico antifurto ha la funzione di rilevare i tentativi di intrusione e di segnalarli in tempo reale. Ma in che modo?

Tempo di vacanze per molti: le città si svuotano e le abitazioni restano esposte ad un crimine estivo diffuso nel nostro Paese, ovvero il furto.

In realtà, la percezione dell’entità di questo tipo di azioni delittuose è maggiore del rischio reale: sono 36.543 furti in casa dichiarati nel nostro Paese nel corso dello scorso anno, per i quali sono state denunciate 11.727 persone e 1.794 sono state arrestate, secondo il rapporto annuale fornito dalla Polizia di Stato.

Una percentuale in calo dell’8,52 rispetto all’anno precedente, secondo l’ufficio Centrale di Statistica del Ministero dell’Interno.

Ma questo dato, seppure parzialmente confortante, non serve a rassicurare le migliaia di persone che, nella loro abitazione, lasciano ad ogni partenza, oltre a beni di pregio anche oggetti di valore affettivo che sperano di ritrovare al loro posto senza correre il rischio di spiacevoli intrusioni.

Chi non ha pensato per tempo a proteggere la casa con sistemi adeguati, ma vuole partire tranquillo, può orientarsi sulle soluzioni rapide da installare ed, in alcuni casi, con posa fai da te, che si traducono in sistemi di allarme e dispositivi di sorveglianza.

Detto questo, non bisognerebbe dimenticare, però, che una protezione efficace richiede rimedi specifici e tempi adeguati.

Il rischio non è lo stesso per tutti

Una casa singola è più esposta al rischio di intrusione di quanto non lo sia un appartamento in condominio.

I motivi sono la posizione isolata, la maggior semplicità di accesso agli interni ed il numero superiore di aperture soggette ad effrazione. Per gli stessi motivi, in un palazzo sono le abitazioni situate ai piani bassi ed a quelli più alti ad essere maggiormente esposte ai tentativi di intrusione rispetto a quelle dei piani intermedi.

Per trovare la soluzione adatta è necessario avvalersi della consulenza di esperti o di rivenditori di fiducia, d’accordo nel consigliare di abbinare sistemi di “sicurezza passiva” (serramenti) a quelli di “sicurezza attiva” (impianti antifurto). 

Dovendo intervenire all’ultimo minuto, la scelta è obbligata e cade esclusivamente su prodotti di protezione attiva, poiché gli altri richiedono solitamente tempi più lunghi di consegna e di posa in opera.

Impianto elettrico antifurto senza fili: come funziona?

In questo tipo di impianto i componenti sono collegati tra loro non tramite cavi, ma sfruttando le onde radio a bassa potenza.

Funzionano con batterie di lunga durata, si possono aggiungere all’abitazione in qualsiasi momento, dato che non richiedono lavori di muratura e possono aumentare di numero, con l’estensione dell’impianto nel tempo.

Per un funzionamento ottimale sono consigliati quelli a doppia frequenza di onde radio, anziché ad una, che prevedono l’invio dei segnali su due frequenze contemporaneamente. 

Rispetto al passato, grazie ai sofisticati sistemi di trasmissione dei dati, oggi gli impianti wireless presentano molti meno problemi di disturbi del segnale.

Addirittura alcuni rilevatori hanno un codice che va programmato durante l’installazione, grazie al quale vengono riconosciuti dalla centrale dell’impianto che accetta così il segnale da essi inviato ed evitando interferenze.

Pro e contro dell’impianto elettrico antifurto senza fili

Questa tipologia di impianto si installa senza opere murarie, molto velocemente, richiedendo solo l’intervento dell’installatore. Si può mixare con dispositivi wired (cablati).

Va prevista la sostituzione delle batterie (ogni due anni circa) ed è necessario rispettare una determinata distanza tra i vari componenti, variabile secondo le tipologie ed i produttori.

Affinchè siano sicuri, i componenti dell’impianto, come tutti i prodotti, devono avere l’obbligatorio marchio CE, che attesta la conformità alle norme vigenti nel mercato europeo.

E’ volontario invece il marchio Imq-Sistemi di Sicurezza (Istituto marchio di qualità)

Videosorveglianza in casa: tipologie di videocamere esistenti

Vi sono molti tipi di videocamere, quelle per interni e quelle per esterni. Le tradizionali a circuito chiuso e le IP che si connettono ad Internet tramite wi-fi o Sim card e quindi si possono gestire da remoto.

Infine, quelle che vanno collegate alla rete elettrica della casa e quelle che funzionano a batteria.

Che cosa valutare per scegliere bene una videocamere?

Il punto di installazione è un criterio di scelta. Quelle per esterni, oltre ad essere resistenti alle intemperie ed all’acqua (IP 65), hanno di solito una staffa di sostegno che permette di fissarle a muro.

Quelle per interni, invece, non sempre hanno in dotazione un supporto per l’aggancio a muro o a soffitto, perché in genere si appoggiano sulle superfici piane.

La maggior parte delle videocamere di sorveglianza trasmette i dati, al router di casa o alla centralina, attraverso un collegamento wi-fi, quindi senza fili; sono poche, oggi, quelle che richiedono l’utilizzo di cavi video.

Diverso invece è l’utilizzo di cavi elettrici per il funzionamento, ovvero per collegare le videocamere alla rete elettrica domestica, richiesto da molti modelli; infatti, sono pochi e costosi quelli dotati di batteria. 

Questi ultimi, però, sono i più semplici e veloci da installare.

Ci sono modelli in grado di variare l’ampiezza dei movimenti, caratteristica che determina anche l’estensione della superficie controllata, offrendo un’azione più performante.

Alcuni tipi possono essere attivati o disattivati da remoto e l’utente può esercitare un certo livello di controllo sul tipo di riprese da effettuare.

Una funzione importante prevista da molte videocamere è l’attivazione automatica delle riprese nel momento in cui viene rilevato un movimento all’interno dell’inquadratura; alcuni modelli possono anche essere programmati per attivarsi in determinati orari.

Un altro fattore da valutare è la qualità delle riprese che, però, va anche rapportata al tipo di connessione di cui di dispone, nel caso di videocamera IP.

In riferimento alla sola risoluzione delle immagini, si può definire la seguente scala:

  • Risoluzione VGA 640 x 480 p, ha il vantaggio che le immagini richiedono meno banda per essere trasmesse in remoto;
  • Risoluzione 1280 x 720 p, maggior nitidezza ma le immagini richiedono velocità di linea Adsl.
  • Risoluzione Full HD 1920 x 1080 p. , decisamente eccellente ma occorre un collegamento hi.

Anche il formato in cui vengono riprese le immagini può essere importante. Gli esperti dicono che il miglior rapporto tra peso e qualità dei file è quello H.264.

Le videocamere IP sono quelle che inviano e ricevono dati ad un computer e sono gestibili anche da remoto grazie alla connessione ad Internet.

Le videocamere tradizionali, invece, sono a circuito chiuso ed inviano le riprese sono a tale circuito locale.

Alcuni modelli di IP, per connettersi ad Internet richiedono un collegamento diretto (detto Ethernet) al router domestico.

Se si opta per questa scelta, è consigliabile orientarsi sui tipi detti PoE (Power over Ethernet): sono quelle videocamere che, per tale collegamento, utilizzano il cavo dell’alimentazione elettrica, con l’aggiunta solo di uno specifico adattatore.

Tutte le altre videocamere IP usano invece la rete wi-fi. Tra i modelli che utilizzano la rete Internet ve ne sono alcuni basic, anche come costo, altri decisamente performanti e quindi con un prezzo più elevato.

Di solito quanto ripreso da una videocamera IP viene inviato al computer grazie ai software specifici forniti con il dispositivo stesso. Ma ci sono anche modelli che, invece, sono dotati di slot SD per poter registrare i video direttamente su una memory card.

Esistono però anche per queste videocamere i pro ed i contro. Permettono la gestione da remoto.

L’utilizzo di Internet per molte delle funzioni fondamentali, come il salvataggio in remoto dei filmati registrati e la gestione della telecamera, che in precedenza erano affidate a videoregistratori e centraline di controllo, potenzia e rende più motivata la presenza di una videocamera.

Se non vengono configurate perfettamente, possono essere vulnerabili ed esposte a “manomissioni” da parte di hacker e quindi risultare meno sicure.

Siete pronti per partire per le vacanze ed avete paura di lasciare la vostra abitazione incustodita? Non vi preoccupate. Abbiamo la soluzione che fa per voi!

Ristrutturare casa: vantaggi ed incentivi

Ristrutturare casa: vantaggi ed incentivi

Ristrutturare la propria casa significa cambiare il proprio modo di vivere quotidiano, pensare agli spazi, a come renderli funzionali, a come migliorare il benessere di chi vi abita.

Ovviamente il tutto senza allontanarsi dal budget stabilito per la ristrutturazione casa.

Trasformare l’intera casa, o anche solo un ambiente della stessa, è un investimento sia in termini economici che di tempo e salute. 

La decisione di acquistare un appartamento da ristrutturare è la soluzione ideale. Vedere ogni giorno che il tuo sogno si stia avverando è qualcosa di meraviglioso.

Durante le fasi della ristrutturazione però potrebbe sorgere qualche dubbio: conviene acquistare un edificio da ristrutturare o un nuovo immobile?

RistrutturaInterni ha la soluzione al tuo problema.

Quali sono i motivi validi per acquistare un appartamento da ristrutturare?

  • Acquistare un appartamento da ristrutturare è la giusta soluzione per coloro i quali desiderano  un’abitazione unica ed inconfondibile e soprattutto che rifletta il proprio stile.
  • In questo modo si può ristrutturare casa creando ambienti dal fascino unico.
  • Le case edificate diverse anni fa con tecniche e gusti  appartenenti ad un’epoca passata suscitano interesse poiché ricoperte dall’aspetto di un tempo, il quale  non si può riprodurre in una nuova abitazione.
  • Gli appartamenti costruiti in passato godono di spazi ampi sia nei metri quadri sia nell’altezza. Sono caratterizzati da stanze e finestre più ampie, soffitti più alti. Inoltre sono dotati di spazi aggiuntivi, quali ripostigli, ingressi. Le nuove costruzioni invece sono solitamente calibrate dalle dimensioni minime di legge.

Si può ristrutturare casa così godendo di volumi e spazi più ampi.

  • Le vecchie costruzioni di solito sorgono in centri storici o in periferie cresciute con piani regolatori differenti. Un appartamento da ristrutturare normalmente si trova già in una zona ben servita della città, sia dai  mezzi pubblici sia dall’organizzazione viaria. In aggiunta, la maggior parte delle volte non sarà mai isolata, ma inserita in una vasta struttura di vie con negozi, supermercati, raggiungibili anche a piedi. Uno dei vantaggi della ristrutturazione casa è appunto sfruttare la “posizione strategica” dell’immobile.
  • Con la nuova Legge di Bilancio 2019, sono state introdotte importanti novità circa la detrazione fiscale IRPEF che spetta ai contribuenti che effettuano lavori di ristrutturazione e di risparmio energetico Ecobonus, Sismabonus e di sistemazione e recupero del verde urbano.

Motivi validi per ristrutturare casa

  1. Il valore di un immobile appena ristrutturato aumenta dal 5 al 10%. E’ possibile beneficiare del Bonus Mobili 2019 .
  2. Acquistare una casa da ristrutturare ti impegna molto meno a livello economico rispetto all’acquisto di una nuova casa. Il costo iniziale è di gran lunga inferiore rispetto al costo di un appartamento di nuova costruzione.
  3. Affidandosi ad una ditta specializzata, come Ristruttura Interni S.r.l. verrà incrementata sia la qualità dell’ambiente sia il valore della casa. Inoltre sarà alimentato l’aspetto sentimentale del legame con l’ambiente domestico, il quale si trasformerà nel luogo ideale dei proprietari.

I fattori da tenere in considerazione quando si deve ristrutturare casa

Quando si progetta una ristrutturazione completa o parziale occorre prendere in considerazione alcuni elementi fondamentali:

  • Verificare che lo spessore dei muri che separano l’appartamento da quello di eventuali vicini sia di almeno 20/25 cm. Lo spessore può essere un elemento discriminante, anche nel caso di pareti interne alla stessa abitazione, soprattutto nel caso di rumori provenienti dal bagno.

In entrambi i casi, si può intervenire inserendo materiale fonoassorbente.

  • Verificare che limpianto elettrico sia a norma richiedendo l’apposita certificazione e chiedendo ad un professionista di controllare la presenza ed il funzionamento di tutti i cavi necessari, oltre alla corrispondenza tra l’effettivo bisogno energetico dell’abitazione e la potenza dell’impianto.
  • Controllare che l’impianto idrico sia stato ristrutturato in base alla legge 46/90 richiedendo anche in questo caso la certificazione corrispondente. Nel caso in cui gli interventi non fossero a norma o fossero parziali, bisogna procedere alla ristrutturazione, ad esempio degli impianti vecchi.
  • Per quanto riguarda l’impianto di riscaldamento, effettuare un controllo sulle valvole dei radiatori al fine di verificare che possano regolarsi autonomamente. Nel caso di caldaia a gas, controllare che i fori di areazione ed i tubi di esalazione siano delle dimensioni adeguate e posizionati correttamente. Anche in questo caso è fondamentale richiedere la certificazione che ne attesti la conformità.

In base a questi elementi necessari potrai capire quali sono gli interventi essenziali per avere  una casa che rispetti tutte le norme vigenti,  considerando anche il costo da sostenere, il quale può variare in base ai lavori da effettuare, ai materiali scelti ed ai metri quadri dell’appartamento.

Pavimenti per interni: un volto nuovo alla tua abitazione!

Pavimenti per interni: un volto nuovo alla tua abitazione!

Durante la ristrutturazione casa,  la scelta del pavimento è una decisione fondamentale da prendere con attenzione. Non tutti i pavimenti sono uguali, né tutti si adattano alle stesse esigenze.

I pavimenti per interni sono elementi strutturali, per cui devono essere solidi e resistenti, ma hanno anche una importante funzione decorativa all’interno della casa.

Sono rivestimenti che devono essere sia funzionali e pratici da mantenere sia belli ed accoglienti per rendere piacevole e gratificante la permanenza in casa.

Tipologie di pavimenti per interni

I materiali utilizzati per realizzare i pavimenti interni sono diversi: dalla ceramica, al legno, al parquet, all’acciaio, alle pietre, resine, cemento e moquette.

  • Pavimenti in ceramica. La ceramica è una delle soluzioni ideali e più diffuse per il rivestimento del pavimento di qualsiasi locale, che sia abitazione o ufficio. 
  • Si tratta di un materiale molto resistente e soprattutto adattabile a qualsiasi ambiente perché si trova nelle più svariate colorazioni.

La ceramica è classificabile in base alla natura della pasta. Si distinguono due tipi: la ceramica a pasta compatta e la ceramica a pasta porosa.

La ceramica a pasta compatta è caratterizzata da una porosità bassa ma è molto resistente a graffi ed agli urti. Ed inoltre è impermeabile. Rientrano in questa categoria la porcellana ed il gres utilizzato come ceramica per pavimenti.

Il gres è una pasta argillosa a cui vengono incorporate specifiche sostanze le quali hanno la funzione di renderla più resistente. Prima di essere usato nella pavimentazione, deve essere sottoposto ad un trattamento di vetrificazione al fine di diventare lucido ed idoneo ad essere usato come lastra da pavimento.

La ceramica a pasta porosa ha una bassa resistenza ai grassi ed è un materiale molto duttile.

Rientrano in questa categoria maioliche e terracotta. Quest’ultima viene creata usando argilla comune.

Per cui, dopo averla cotta, diventa del caratteristico color rosso che la contraddistingue rispetto agli altri tipi di cottura. Il tipo di terracotta che viene usato per rivestire uno spazio più rustico ed intimo, viene ulteriormente ricoperto di materiale vetroso che gli fa assumere un aspetto liscio e brillante.

La lavorazione della maiolica invece è diversa. Essa viene ricavata dall’argilla di cava, la quale successivamente viene smaltata. Al fine di ottenere una buona maiolica, si deve cuocere prima l’argilla e poi il rivestimento dello smalto.

La ceramica utilizzata nei pavimenti ha caratteristiche ben precise, quali conducibilità termica bassa, durezza, resistenza all’usura, impermeabilità, facilità di rimozione delle macchie e dello sporco, nonché resistenza agli acidi.

  • Pavimenti in marmo. I pavimenti in pietre naturali rendono ogni ambiente della casa esteticamente unico.

Il marmo è una pietra naturale molto affascinante ma costoso. E’ la “pietra per eccellenza”, molto utilizzato per la pavimentazione di ogni ambiente sia interno sia esterno.

La classe e l’eleganza del marmo sono impagabili, motivo per cui resta tutt’oggi un materiale in uso nonostante sia costosissimo, non solo per gli alti costi di estrazione e trasporto ma anche per quelli necessari per la lavorazione e la posa.

Operazioni che richiedono manodopera altamente specializzata e sempre più irreperibile.

Le tonalità e le colorazioni del marmo sono svariate: dai classici bianchi, rosa ed ocra sino a colori brillanti quali il verde malakite, il blu lapislazzulo o il rosso damasco.

Le venature ineguagliabili e straordinarie contribuiscono a conferire a ciascuna lastra un aspetto particolare ed un’identità propria.

Utilizzare questo tipo di materiale per la pavimentazione della propria abitazione significa optare per un ambiente di un certo livello, raffinato e di classe.

Solitamente il marmo viene scelto come materiale per la pavimentazione di grandi saloni da pranzo o di ingresso, in abitazioni di un certo prestigio. E’ molto utilizzato anche negli ambienti comuni degli alberghi di lusso a cinque stelle, che lo prediligono anche come materiale d’arredo e pavimentazione dei bagni. Può essere utilizzato anche per pavimentazioni esterne.

La posa di un pavimento in marmo non è semplice. E’ necessario attendere per circa un mese e procedere poi con la levigatura e la lucidatura.

Il marmo necessita di una costante manutenzione e cura nel prestare sempre attenzione ed evitare abrasioni e graffi causati dall’attrito con elementi metallici o comunque duri.

Inoltre si tratta di un materiale non adattissimo ai pavimenti di cucina poiché, benché la superficie venga lucidata resta comunque porosa tendendo ad assorbire i liquidi. In particolare sono proprio le sostanze acide che possono provocare seri danni perché tendono a sciogliere i sali di calcio presenti nel marmo.

  • Il pavimento alla veneziana o palladiana rientra in questa categoria. La posa avviene su una base di cemento e si conclude nell’arco di 24 ore grazie alla cosiddetta tecnica “fresco su fresco”.

Si tratta di pavimenti unici perché totalmente personalizzabili nei decori e colori. Sono adatti a qualsiasi ambiente della casa. Inoltre sono molto resistenti e capaci di assorbire grandi sollecitazioni.

  • Il travertino è un altro materiale utilizzato per realizzare una tipologia di pavimento. Si tratta di una roccia sedimentaria di origine calcarea, la quale si forma con stratificazione di carbonato di calcio unito ad ossidi. E’ un materiale resistente, poco assorbente e duraturo.

Le venature ed i tipici segni che lo contraddistinguono nascondono eventuali macchie che nel tempo e con l’uso potrebbero formarsi. È particolarmente adatto agli ambienti rustici.

  • Il granito è una pietra naturale classificata come roccia eruttiva intrusiva acida, composta essenzialmente da quarzo ed, in quantità minori, da ortoclasio e mica nera.

E’ un materiale di difficile lavorabilità e lucidabilità. Presenta una resa estetica inferiore ma caratteristiche tecniche superiori a quelle dei marmi e dei calcari; a fronte di un peso specifico piuttosto modesto ha un’elevata resistenza all’usura, alla compressione ed all’abrasione.

L’elevata presenza di quarzo lo rende adatto e durevole anche per l’applicazione in ambienti esterni.

Nell’edilizia moderna il granito trova largo impiego soprattutto nelle pavimentazioni, sia interne che esterne e nei rivestimenti esterni.

Negli ambienti domestici viene utilizzato soprattutto per la realizzazione dei piani cottura di molte cucine.

Il granito è disponibile in svariate tonalità che vanno dal bianco al grigio, fino al rosa ed al rosso a seconda della concentrazione di ossido ferrico presente nel materiale. Ogni giacimento avrà dunque una sua colorazione tipica.

  • Pavimenti in PVC: offrono numerosi vantaggi dal punto di vista della posa, dei costi contenuti e della durata.

Un pavimento in PVC è costituito da vinile, ovvero plastica che acquisisce la caratteristica flessibilitá, grazie ad additivi detti plasticizzanti.

Si divide in omogeneo (composto) ed eterogeneo (multistrato). In quest’ultima categoria di identificano tre strati principali: la copertura superficiale che aggiunge lucentezza e lo protegge dall’usura, la salvaguardia dello strato intermedio, la finitura sul retro che determina il tipo di adesivo necessario alla posa in opera e che deve garantire un’ulteriore protezione contro umiditá e muffa.

Per quanto riguarda la posa in opera, sia le lamine che i quadrati in PVC, possono essere incollati al pavimento con un adesivo speciale. Qualora il pavimento in PVC dovesse rappresentare una scelta temporanea, è tuttavia sconsigliato l’uso di adesivi sulle piastrelle poiché rimuovere la colla è piuttosto difficoltoso.

  • Pavimenti in acciaio inox.  Grazie alle caratteristiche di questo materiale, questa tipologia di pavimenti si presta ad essere usata in ambienti dove sono necessarie alte garanzie di igienicità.

La produzione di questi pavimenti è molto flessibile e permette di soddisfare le più svariate esigenze progettuali: i pavimenti inox esistono in un’ampia gamma di formati e dimensioni, che si possono accostare anche alle piastrelle in ceramica già esistenti.

  • Pavimenti in parquet. Si tratta di un’alternativa economica ai pavimenti in legno  sia nel rivestimento degli spazi commerciali, sia in ambito residenziale.

Esistono due tipologie di parquet: quello prefinito, concepito essenzialmente per la posa flottante: le tavole, con spessori tra 6 e 12 mm, sono provviste di incastri che ciascun produttore sagoma in modo diverso; quello laminato che prevede l’inserimento inclinato ed  il successivo innesto a scatto, premendo la tavola in basso.

I  parquet laminati si dividono in due categorie, contraddistinte dalle sigle HPL e DPL. I primi, di maggior pregio, si realizzano con un processo in due tempi che sottopone i materiali a pressione e temperature elevate (High Pressure Laminated), in modo che gli strati risultino indivisibili e compatti. I laminati DPL (Direct Pressure Laminated) si ottengono con pressioni inferiori che fissano gli strati sul supporto in HPL.

Esiste poi anche il finto parquet, il quale, pur essendo più economico, è in grado di durare oltre vent’anni ed è assoggettato ad una normativa europea per il controllo della qualità.

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Importanza manutenzione casa

L’importanza della manutenzione in una abitazione

Ogni giorno viviamo e svolgiamo numerose attività all’ interno di ambienti, come casa, ufficio, capannoni, industrie, dalle quali dipende la nostra salute e quella dei nostri familiari.

Col passare del tempo, ogni costruzione sia civile che industriale, necessita di interventi di ammodernamento e manutenzione, i quali coinvolgono le diverse aree degli edifici in questione: dalle facciate dell’abitazione agli impianti idraulici, elettrici e di riscaldamento, dalla pavimentazione ai sistemi di isolamento termico ed acustico.

Si tratta di investimenti importanti sia per le famiglie sia per le imprese edilizie perché non sempre è facile coniugare la qualità degli interventi ambiti con la necessità di ridurre i costi delle ristrutturazioni. E’ fondamentale rivolgersi alle imprese edili più efficaci affinchè l’investimento sia valido, duraturo, sostenibile e soprattutto in linea con le norma vigenti.

Quando arriva il momento dell’inizio dei lavori di ristrutturazione, è necessario prestare molta attenzione agli eventuali permessi da richiedere al proprio Comune di appartenenza. Solitamente, quando si appaltano i lavori ad un’impresa edile, quest’ultima ha le adeguate conoscenze e si avvale di professionisti in modo da eseguire tutti i lavori nel massimo rispetto delle regole.

Tuttavia, è bene conoscere quali siano le normative in vigore in modo da essere preparati.

Le maggiori opere di ristrutturazione riguardano le parti interne di una casa. Gli interventi che si possono compiere sono numerosi: dai  più semplici fino ad arrivare a vere e  proprie trasformazioni dell’assetto, modificando volume e disposizione delle stanze.

Un errore di valutazione che spesso purtroppo si compie, è quello di pensare che, dato che  un intervento riguarda l’interno di un’abitazione, si possa fare ciò che si vuole senza chiedere nessun tipo di permesso. In realtà non è affatto così.

Le normative che regolano gli interventi edilizi vengono attuate a livello locale: può capitare che per la stessa opera un Comune richieda dei permessi mentre altri invece no.
Per capire che tipo di autorizzazione richiedere è necessario individuare con esattezza l’intervento che deve essere effettuato. É la legge che differenzia le varie tipologie ed in particolare il Testo Unico dell’Edilizia (d.p.r 380/2001) all’articolo 3, suddividendo gli interventi edili in:
interventi di manutenzione ordinaria: sono tutte quelle opere di finitura interna ed esterna di un edificio (tinteggiatura, pulitura facciate, sostituzione pavimentazione, cambio infissi, ecc.), riparazione o sostituzione degli apparecchi igienico-sanitari e manutenzione per mantenere efficienti o integrare gli impianti tecnologici presenti (luce, acqua, ecc.).
interventi di manutenzione straordinaria: sono opere che hanno lo scopo di modificare o sostituire delle parti funzionali e strutturali di un immobile oppure per il frazionamento di un’unità abitativa o l’accorpamento di due strutture adiacenti.
interventi di restauro e di risanamento conservativo: opere di consolidamento e rinnovo per conservare le funzionalità dell’immobile.
interventi di ristrutturazione edilizia: sono tutte le opere di demolizioni e ricostruzione. Sono compresi anche gli interventi di ristrutturazione sia interna che esterna.

Manutenzione straordinaria

La manutenzione straordinaria, anch’essa definita nell’art. 6 del T.U. (lettera b del comma 3) riguarda le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino modifiche delle destinazioni di uso.

Questa norma è stata poi modificata ed ampliata dal Decreto legge n. 133 del 2014, il quale ha allargato la casistica degli interventi che rientrano nella cosiddetta manutenzione straordinaria, comprendendo  anche l’installazione di ascensori e  di scale di sicurezza, la realizzazione dei servizi igienici, la sostituzione di infissi esterni con la modifica dei materiali o delle tipologie di finestre.

Gli interventi, per poter essere qualificati come di manutenzione straordinaria, non devono alterare i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e  non devono comportare modifiche rispetto  alle destinazioni d’uso. Quindi non possono comportare, ad esempio, un passaggio da civile abitazione ad ufficio o viceversa.

Documentazione richiesta per interventi di manutenzione straordinaria

Per interventi di manutenzione straordinaria, i quali non prevedono modifiche della struttura, è necessario presentare la C.I.L.A. (Comunicazione Inizio Lavori Asseverata). Si tratta di una pratica introdotta nel 2010 con la Legge 73.

Essendo una comunicazione, non necessita dell’approvazione del Comune. E quindi i lavori possono iniziare da subito. Viene presentata dal proprietario  presso il Comune (Sportello Unico per l’Edilizia SUE) territorialmente competente.Può essere presentata anche dall’inquilino che utilizza l’immobile in base ad un contratto di affitto con il consenso del proprietario dell’immobile.

Anche un professionista abilitato, (architetto, geometra, ingegnere) può presentare la CILA, se delegato da uno dei titolari. Il coinvolgimento di un professionista abilitato è necessario comunque per la compilazione delle dichiarazioni ed asseverazioni di sua competenza. Il tecnico, infatti, dichiara che le opere realizzate tramite Cila rispettano la normativa in materia e realizza gli elaborati grafici (planimetrie, sezioni, prospetti etc.).

Nei casi in cui nelle opere di manutenzione straordinaria rientrino interventi non contemplati, per la ricostruzione edilizia, risanamento conservativo e restauro, è necessario presentare una S.C.I.A. (segnalazione certificata di inizio attività).

La Segnalazione Certificata di Inizio Attività è entrata in vigore il 31 luglio del 2010 sostituendo la D.I.A (denuncia di inizio attività). Successivamente con il decreto legislativo 126/2016 e 222/2016 (decreto SCIA 2) il Governo ha introdotto un ulteriore snellimento burocratico con la S.C.I.A. unica e S.C.I.A. condizionata per facilitare tutte le operazioni di richiesta.
Le ultime modifiche introdotte alla nuova legislatura riguardano gli interventi realizzabili mediante la S.C.I.A.  quali:
interventi di manutenzione straordinaria delle parte strutturali dell’immobile;
interventi per il restauro e la conservazione delle parte strutturali dell’immobile;
ristrutturazione edilizia che non preveda variazioni volumetriche, cambio di sagoma o modifiche della destinazione d’uso dell’immobile.
La S.C.I.A. può essere presentata solamente da un tecnico abilitato in forma telematica presso lo sportello unico per le attività produttive (SUAP). E’ stata introdotta una standardizzazione della modulistica per tutti i comuni: le Amministrazioni sono obbligate a pubblicare sul proprio sito, sia i moduli, sia tutte le informazioni sull’eventuale documentazione da allegare. Le amministrazioni non possono pretendere dal richiedente documentazione non prevista dell’elenco pubblicato online.
La validità della S.C.I.A. prende il via dal giorno che viene protocollata ed il richiedente riceverà per via telematica una ricevuta. Anche senza ricevuta la S.C.I.A. ha comunque validità.

Il vantaggio di questo permesso è di non avere tempi di attesa: se la modulistica presentata è corretta e supera una verifica preliminare, il richiedente può iniziare subito i lavori. L’amministrazione competente ha invece 60 giorni (30 per l’edilizia) di tempo dal momento che ha ricevuto la S.C.I.A, per effettuare tutte le verifiche del caso ed accertare la regolarità della documentazione presentata. Decorso il termine, se l’Amministrazione non effettua nessun atto di sospensione, non può prendere provvedimenti tranne per il sopraggiungere di un pericolo o danno all’ambiente, alla salute, alla sicurezza pubblica o al patrimonio artistico-culturale.
Una volta che i lavori sono terminati il richiedente deve depositare la Comunicazione di Fine Lavori. È necessario anche allegare un certificato di collaudo redatto dal tecnico incaricato, per certificare la conformità dei lavori con il progetto presentato all’inizio. Nel collaudo potrà anche essere inserita la dichiarazione dell’eventuale variazione catastale oppure un documento con cui si accerta che le opere effettuate non hanno portato a nessuna modifica.

Manutenzione ordinaria

Secondo l’Art. 6 del Testo Unico sull’Edilizia (T.U.) rientrano nella manutenzione ordinaria, “gli interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici o necessari ad integrare/mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti”.

Si tratta di opereeseguite senza alcun titolo abilitativo quindi non occorre la richiesta di nessun tipo di permesso né di una comunicazione di inizio lavori. E’necessario prestare comunque attenzione perché alcuni Comuni potrebbero, anche in questi casi, richiedere una semplice comunicazione oppure pretendere l’invio della modulistica unificata C.I.L. (comunicazione di inizio lavori).

Per impianti tecnologici si intendono gli impianti di riscaldamento, di condizionamento, quello idrico-sanitario (scarichi, adduzione acqua cucina e bagno), ricambio aria, elettrico, gas cottura ed evacuazione fumi (canna fumaria o camino).

Tra le opere di manutenzione ordinaria vi sono:

  •  demolizione e ricostruzione dei pavimenti, degli intonaci dei tramezzi e degli stessi tramezzi qualora vengano demoliti per essere ricollocati esattamente allo stesso punto dell’originale;
  •  sostituzione delle porte interne e degli infissi esterni (porte, finestre e lucernari);
  •  tinteggiatura delle pareti interne ed esterne o dei soffitti. Occorre fare attenzione agli edifici vincolati dalla Soprintendenza ai beni architettonici, per i quali è richiesta una specifica autorizzazione (nullaosta), anche nel caso di ripristino delle pitture o dell’intonaco in rapporto a decorazioni ed affreschi di edifici storici.
  •  sostituzione della caldaia o dei radiatori,  riparazione della recinzione, l’installazione di tende da sole,  sostituzione o riparazione di camini,  sostituzione dei sanitari, riparazione dell’impianto elettrico, di riscaldamento o del gas;
  • installazione o sostituzione di citofoni, videocitofoni, antenne o telecamere, tende, ringhiere, parapetti, cancellate, recinzioni, muri di cinta, grondaie, davanzali, cornicioni, tegole.
  •  riparazione e/o sostituzione delle canalizzazioni fognarie senza apportare modifiche al percorso o alle dimensioni delle tubazioni.
  • interventi volti all’eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di ascensori esterni, oppure di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio; 

Essendo stata abolita la CIL, Comunicazione Inizio Lavori non occorre presentare una comunicazione neanche per:

  •  opere dirette a soddisfare obiettive esigenze temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni (ad esempio i ponteggi);
  • opere di pavimentazione e di finitura di spazi interni ed esterni (ad esempio il ripristino, rifacimento e tinteggiatura facciate), anche per aree di sosta,  realizzazione di intercapedini interamente interrate e non accessibili o vasche di raccolta delle acque;
  • trattamento dei ferri di armatura arrugginiti;
  •  montaggio di pannelli solari, impianti fotovoltaici, a servizio degli edifici al di fuori del centro storico;
  •  posa in opera di aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree degli edifici appropriate.
  •  rifacimento dell’impianto elettrico, idrico, di riscaldamento, di condizionamento e climatizzazione all’interno del singolo appartamento o anche dell’intero fabbricato. E’ fondamentale sapere che per i nuovi impianti termici è obbligatorio il deposito della legge 10 a firma di un professionista per garantire il risparmio energetico. Invece per i nuovi impianti elettrici, gas e riscaldamento occorre redigere la dichiarazione di conformità
  • a cura dell’installatore.

Tutte le opere sopracitate non richiedono alcun titolo edilizio.

Titoli abilitativi per interventi di manutenzione ordinaria

La manutenzione ordinaria, come prescritto dall’art.6 del Testo Unico, rientra tra gli interventi di attività edilizia libera. Per questo motivo non è soggetta a richiesta di titoli abilitativi al Comune, tranne nel caso di interventi sulla facciata, in cui bisogna verificare la presenza di vincoli paesaggistico-ambientali o di Piano del Colore. In questi casi, occorre presentare relativa comunicazione allo Sportello Unico dell’Edilizia.

Si consiglia  sempre di inviare una comunicazione in carta semplice al Comune, al momento dell’inizio dei lavori ed al termine degli stessi.

Rimane l’obbligo di rispetto delle prescrizioni in materia di sicurezza e della notifica preliminare all’ASL  nel caso in cui intervenga più di una impresa anche non contemporaneamente.

Nel caso in cui ci fosse la necessità di installare su suolo pubblico opere provvisionali, come ponteggi, sarà necessario presentare preventivamente la richiesta di Occupazione di suolo Pubblico e pagare i relativi oneri.

Sei di Milano ed hai bisogno di effettuare lavori di manutenzione in casa? Contattaci!