Rossana Nardacci, Autore presso Ristruttura Interni – Pagina 5 di 18
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In ufficio: più spazio, più coinvolgimento e flessibilità

Il futuro dell’ufficio: modulabile ed adatto ad una comunità metà reale e metà virtuale

Parola d’ordine? Spazio. La normalità post Coronavirus sarà molto diversa rispetto a quella che abbiamo sempre conosciuto.

In ufficio: più spazio, più coinvolgimento e flessibilità

Questi concetti, se decontestualizzati, sono forse difficili da interpretare. Per questo motivo ci sarà bisogno soprattutto di una rivoluzione culturale, la quale non potrà avvenire dall’oggi al domani. Servirà del tempo, quanto basta per assimilare un nuovo sistema capace di garantire sicurezza, privacy, comunicazione ed ovviamente efficienza.

Lo spazio dovrà essere studiato seguendo le direttive di distanziamento sociale imposte dall’emergenza, da attivare regole precise all’interno degli uffici: dall’uso di mascherine alla sanificazione fino al potenziamento tecnologico degli strumenti dedicati alla collaborazione da remoto.

L’obiettivo è quello di ottenere una community reale e virtuale degli uffici.

Come sarà l’ufficio dopo la pandemia, tra relazioni e distanziamento?

Tecnologia, dunque, è l’altro elemento chiave del nuovo concetto di ufficio. Si può parlare di “Physical-smart office”, uno spazio dove la densità delle persone sarà inferiore rispetto a quella di una volta ma dove il livello di interazione, di scambio, dialogo e confronto dovrà inevitabilmente mantenersi costante.

Questo momento va visto come un’opportunità per le aziende per ripensare ed adattare la propria cultura organizzativa, mettendo al centro la flessibilità, il lavoro per obiettivi ed il bilanciamento tra casa e lavoro.

Il primo passaggio consiste nel trovare il giusto equilibrio tra il rispetto delle norme del distanziamento, la tutela della privacy e l’importanza della socializzazione. La soluzione?

Un open space o, più in generale, un ambiente che diventi rimodulabile, cioè agilmente modificabile in base alle persone presenti in ufficio. In questo senso gli arredi avranno un ruolo chiave, per la protezione individuale e la creazione degli spazi per la comunicazione virtuale con chi è in remoto. Come già anticipato, non tutti i dipendenti saranno presenti in ufficio contemporaneamente.

Proprio per questo sarà fondamentale creare momenti costanti di dialogo tra chi sarà fisicamente in ufficio e chi lavorerà da remoto: ecco che si formerà la community reale e virtuale.

Le conference rooms diventeranno necessarie per rendere fluida la comunicazione tra colleghi e con interlocutori esterni.

Discorso a parte meritano gli spazi comuni. Anche le mense diventeranno “smart”: luoghi modulari dove, finiti i pasti, si potranno riorganizzare i tavoli per garantire il distanziamento, nel caso in cui ci fossero troppe persone negli uffici.

E poi sempre più “huddle rooms”, piccole stanze separate ed attrezzate per ospitare meeting veloci, videoconferenze e brainstorming veloci, sempre sanificate dopo ogni utilizzo.

Ma dove staranno i lavoratori che, magari a turnazione, non si recheranno in ufficio?

Una delle critiche maggiori nei confronti dello smart working svolto a casa è il fatto che questo nuovo metodo avvenga a spese del lavoratore: elettricità, connessione, utilizzo del proprio computer. Una soluzione potrebbe essere lo sfruttamento degli spazi comuni condominiali: palestre, sale giochi per bambini ed altre sale possono adattarsi in modo flessibile per ospitare postazioni di coworking, permettendo così il lavoro a distanza a chi in casa non ha spazio o non dispone delle condizioni ideali per svolgerlo.

Mai come in questo periodo, lo smart working è un tema così attuale e sentito. La situazione che stiamo vivendo in queste ultime settimane ci ha costretti a cambiare radicalmente le nostre abitudini, anche lavorative.

Linee guida da adottare per ricreare a casa la postazione lavorativa ideale

Si parte dalla luce: naturale, il più possibile. Quindi limitare al massimo i colori saturi e total white. Un tocco di verde, magari qualche piantina attorno alla scrivania, potrà aiutare a rendere tutto meno asettico.

Personalizzare l’ambiente (senza esagerare) può migliorare la qualità del tempo trascorso in casa a svolgere il proprio lavoro: qualche oggetto dal significato particolare, a cui magari si è affezionati, può bastare. Non bisogna dimenticare che si tratti di una riorganizzazione degli spazi di casa per una situazione momentanea. Quindi, semplicità è la parola chiave.

La vicinanza alle prese elettriche eviterà il disordine (cavi sparsi sui pavimenti tutto il giorno? Meglio evitare!).

Anche la tranquillità è importante per mantenere la concentrazione: un semplice separè può aiutare a favorire la privacy. In alternativa, delimitare la propria area potrà essere sufficiente, magari con un tappeto.

Infine concentrazione fa rima con comodità. La seduta deve essere piacevole ma evitate il divano! Piuttosto, tenetevelo  come “tana” dove fuggire per prendervi un momento di svago, in alternativa a cinque minuti sul balcone o in terrazza.

Superbonus del 110%: i lavori in casa pagati dal Fisco

Superbonus del 110%: i lavori in casa pagati dal Fisco

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 maggio, il Decreto rilancio che prevede tra le tante misure, il Superbonus fiscale del 110% riguardante una serie di interventi edilizi.

Il Superbonus in tre punti:

Gli interventi: isolamento, caldaie ed antisismici.

  • Aumenta al 110% la detrazione fiscale per spese sostenute tra il 1 Luglio 2020 ed il 31 Dicembre 2021.
  • Agevolati i lavori di coibentazione (almeno per il 25% con classe energetica più alta) e cambio della caldaia con impianti ad alta efficienza. Escluse le seconde case monofamiliare.
  • Agevolata la messa in sicurezza sismica in zona 1, 2 e 3

I “collegati”: fotovoltaico, colonnine ed ecobonus.

Detrazione al 110% anche per l’installazione di impianti fotovoltaici, colonnine di ricarica ed altri interventi già agevolati dall’ecobonus (es. schermature solari), se abbinati ai lavori di risparmio energetico “principali” premiati dal Superbonus.

L’utilizzo: cinque rate, sconto o cessione.

  • Il Superbonus del 110% è recuperabile in cinque rate annuali.
  • In alternativa all’uso diretto come detrazione il beneficiario può scegliere la cessione del credito o lo sconto in fattura.
  • Diventano cedibili o scontabili anche gli altri bonus sui lavori ed il risparmio energetico.

Quali sono i requisiti per ottenere il Superbonus al 110%?

Possono godere del Superbonus i condomini e le persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività di imprese, su unità immobiliari tranne su edifici unifamiliari diversi da quello adibito ad abitazione principale.

Il testo del Decreto pubblicato in Gazzetta conferma che per avere il Superbonus al 110% bisogna realizzare uno dei seguenti interventi considerati “trainanti” quali:

  • isolamento termico delle superfici opache verticali ed orizzontali che interessano l’involucro dell’edificio per oltre il 25% della superficie disperdente lorda. Il tetto di detraibilità è di 60 mila euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio. E’ fondamentale prestare attenzione ai materiali isolanti usati, i quali devono rispettare  i criteri ambientali minimi del decreto del Ministero dell’ambiente dell’11 ottobre 2017.
  • riguardo le parti comuni in condominio, la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, con efficienza almeno pari alla classe A di prodotto prevista dal regolamento UE 811/2013, a pompa di calore, inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo o con impianti di microcogenerazione. Il limite di spesa è 30 mila euro moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio. La detrazione è riconosciuta anche per le spese relative allo smaltimento ed alla bonifica dell’impianto sostituto.
  • sugli edifici unifamiliari, la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a pompa di calore,inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo o con impianti di microcogenerazione. La detrazione è calcolata su un tetto di spesa massimo di 30.000 euro ed è riconosciuta anche per le spese relative allo smaltimento ed alla bonifica dell’impianto sostituito.

Il Decreto prevede che la maxi aliquota della detrazione fiscale al 110% si applica anche a tutti gli altri interventi di efficientamento energetico previsti attualmente. Tutto ciòa condizione che siano eseguiti congiuntamente ad almeno uno degli interventi citati precedentemente il cappotto termico dell’edificio o la sostituzione della caldaia tradizionale con una caldaia a condensazione o a pompe di calore. Ad esempio, se si procede a realizzare il cappotto termico per cui si ha diritto al bonus al 110% e contestualmente si cambiano le finestre, anche quest’ultimo lavoro godrà della detrazione al 110%.

Tra gli interventi che possono essere realizzati fruendo del bonus al 110%, oltre a tutti gli interventi già ricompresi nell’ecobonus al 50 e 65% vi sono anche i seguenti:

  • installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica. La detrazione è possibile fino ad un ammontare delle spese non superiore a 48mila euro.
  • installazione di sistemi di accumulo di energia integrati negli stessi pannelli solari  nel limite di spesa di 1000 euro per ogni kWh di capacità di accumulo del sistema di accumulo. In questi ultimi due casi per avere la detrazione occorre cedere in favore del GSE l’energia non auto- consumata.
  • installazione di colonnine per la ricarica delle batterie delle autoelettriche negli edifici.

E’ fondamentale sottolineare che tutti questi lavori devono essere realizzati congiuntamente a quelli trainanti. Quindi solo se si esegue anche il cappotto termico o si installa la caldaia nuova.

E’ possibile anche realizzare i lavori fruendo dell’attuale Ecobonus al 65% o al 50%.

Tutti i lavori devono produrre un miglioramento di due classi energetiche dimostrandolo mediante l’attestato di prestazione energetica.

Tutti questi lavori però, è bene sottolinearlo, per godere del Superbonus, devono essere realizzati congiuntamente a quelli trainanti, quindi solo se si esegue anche il cappotto termico o si installa la caldaia nuova. Resta sempre la possibilità di realizzare i lavori fruendo dell’attuale ecobonus al 65% o al 50%.

Tutti i lavori inoltre devono produrre un miglioramento di due classi energetiche ovvero, se non possibile, il conseguimento della classe energetica più alta da dimostrare mediante l’attestato di prestazione energetica.

Il Superbonus e la sicurezza sismica degli edifici

Per  gli interventi di messa in sicurezza degli immobili  realizzati tra il 1 Luglio 2020 ed il 31 Dicembre 2021 si può usufruire del Sismabonus.  Lo sconto scenderà al 90% in caso di cessione del corrispondente credito ad un’impresa di assicurazione e di contestuale stipula di una polizza che copre il rischio di eventi calamitosi.

Il Decreto conferma la possibilità per il contribuente di optare, in luogo della detrazione, ad un contributo sotto forma di sconto in fattura da parte del fornitore. Questo sconto si potrà recuperare, a sua volta, sotto forma di credito di imposta cedibile ad altri soggetti, comprese banche e intermediari finanziari.

Per poter optare per la cessione o lo sconto, il contribuente deve chiedere il visto di conformità sulla dichiarazione dei redditi e l’opzione andrà comunicata in via telematica all’Agenzia delle Entrate.

Il Decreto prevede che i tecnici abilitati ed i professionisti incaricati del progetto che rilasceranno attestazioni ed asseverazioni infedeli  rischieranno una sanzione pecuniaria da un minimo di 2mila euro fino a un massimo di 15mila euro.

Cambio destinazione d’uso: norme e procedure necessarie

Cambio destinazione d’uso: norme e procedure necessarie

Il cambio di destinazione d’uso è il mutamento della destinazione urbanistica di un determinato immobile. Si tratta di un provvedimento con il quale un appartamento viene trasformato in studio professionale o viceversa.

E’ fondamentale non confondere la destinazione urbanistica con la categoria catastale, dato che quest’ultima, sostanzialmente, serve a determinare il valore fiscale di un dato immobile.

La categoria catastale non riguarda direttamente gli aspetti urbanistici, con la conseguenza che utilizzare un immobile per un impiego differente dall’uso per il quale è accatastato, di per sé, non determina una violazione delle regole urbanistiche.

Destinazioni d’uso: quali sono?

Le destinazioni d’uso solitamente si rinvengono nelle norme di attuazione del piano regolatore generale e, di conseguenza, tendono a variare a seconda del luogo in cui sorge l’immobile.

Le principali destinazioni d’uso, tuttavia, sono le seguenti:

–  Residenziale: abitazioni di qualsiasi genere e natura. Sono comprese quelle utilizzate in modo promiscuo (abitazione – studio professionale o abitazione – affittacamere) quando la prevalente superficie dell’unità sia adibita ad uso abitativo;

–  Industriale ed artigianale: industrie, laboratori artigiani, corrieri, magazzini ed imprese edili, laboratori di riparazione e simili, officine e carrozzerie ed in genere ogni attività finalizzata alla produzione di beni o servizi, oppure alla trasformazione di beni o materiali, anche quando comprendono, nella stessa unità, spazi destinati alla commercializzazione dei beni prodotti dall’azienda;

Commerciale al dettaglionegozi di vicinato, media distribuzione, le attività commerciali di grande distribuzione, le attività commerciali all’ingrosso, i mercati, le esposizioni merceologiche e le attività di somministrazione di alimenti e bevande come ristoranti, bar, pub ecc;

Turistico-ricettivaalberghi, residenze turistico-alberghiere, campeggi ed aree di sosta, nonché le altre attività a carattere essenzialmente ricettivo, come ostelli, e le altre attività extra-alberghiere; 

– Direzionale e di serviziobanche, assicurazioni, sedi preposte alla direzione ed organizzazione di enti e società fornitrici di servizi, centri di ricerca, uffici privati e studi professionali in genere, fiere;

Commerciale all’ingrosso e depositi;

Agricola e funzioni connesse ai sensi di legge: produzione agraria, allevamento e forestazione, attività e servizi connessi e compatibili, campi coltivati, colture floro-vivaistiche, boschi, pascoli, abitazioni rurali, annessi agricoli e serre, costruzioni per allevamenti zootecnici, agriturismi, agri-campeggi.

In caso di diverse destinazioni d’uso di un’unità immobiliare, si assegna quella prevalente in termini di superficie utile. Ciò significa che, se una unità è residenziale al 50,01% ed al 49,09 è commerciale, allora trattasi di residenziale.

Cambio di destinazione d’uso: quali sono i passi da fare?

Quando è necessario ottenere l’autorizzazione per il cambio di destinazione d’uso, per comprendere di quale titolo si ha bisogno occorre tuttavia considerare la necessità o meno di eseguire opere.

Se queste non sono necessarie, infatti, è sufficiente recarsi presso lo Sportello Unico per l’edilizia del Comune di riferimento e presentare una SCIA – Segnalazione Certificata di Inizio Attività, con l’asseverazione di un tecnico abilitato.

Una volta presentato tale documento, non occorre attendere oltre e si può provvedere subito alla modifica.

Se, invece, il cambio di destinazione d’uso richiede l’esecuzione di lavori, occorre domandare al Comune il rilascio del Permesso di Costruire, che è subordinato alla previa esecuzione dei controlli necessari e all’attestazione della congruità del piano di lavori ipotizzato con gli strumenti urbanistici in vigore. Prima di tale concessione, non si può procedere con le opere richieste.

In ogni caso, è opportuno precisare che su quale sia il titolo abilitativo effettivamente necessario per il cambio di destinazione d’uso non vi è piena uniformità di vedute.  E’ sempre bene informarsi preliminarmente presso il proprio Comune per evitare di commettere errori.

Cambio destinazione d’uso: quando serve l’autorizzazione?

Non sempre il cambio di destinazione d’uso prevede il rilascio di un’autorizzazione urbanistica, che è richiesta solo quando da tale operazione derivi il passaggio ad una categoria funzionale diversa, rientrante nelle seguenti:

  • residenziale
  • turistico-ricettiva
  • produttiva e direzionale
  • commerciale
  • rurale

A tal fine, occorre considerare la destinazione d’uso prevalente in termini di superficie utile.

Di conseguenza, se il mutamento di destinazione determina un passaggio all’interno della medesima categoria funzionale, non serve alcun titolo autorizzativo, salvo che la legge regionale o lo strumento urbanistico applicabile non dispongano diversamente.

Il cambio di destinazione d’uso, anche se attuato con lavori di modesta entità o senza opere, si configura come una ristrutturazione edilizia soggetta a Permesso di costruire, in quanto, alla fine dell’intervento, l’organismo edilizio è diverso dal precedente.

Il cambio d’uso, qualunque sia l’entità dei lavori, porta sempre alla ristrutturazione edilizia pesante.

Il cambio di destinazione d’uso, quindi,  ricade in RISTRUTTURAZIONE per cui occorre presentare in Comune un Permesso a costruire. Ciò avviene a meno che il cambio avvenga nella stessa categoria. Ad esempio, da abitazione a studio professionale, per cui è possibile utilizzare la Segnalazione Certificata di Inizio Attività edilizia SCIA.  

Il cambio d’uso all’interno della stessa categoria è invece sempre ammesso. Ad esempio, si può sempre trasformare un affittacamere in abitazione, caratteristiche intrinseche permettendo.

Questi sono i passaggi da fare, per quanto riguarda il cambio d’uso dal punto di vista urbanistico. successivamente sarà necessario effettuare una comunicazione di variazione anche dal punto di vista catastale.  Tutto questo comporterà una modifica della rendita e della categoria, quindi differenti tasse da pagare (Imu, Tari, etc.)

Prima di passare al nuovo utilizzo dell’immobile, bisognerà depositare al Comune il Certificato di agibilità, a cui andranno allegati i certificati d’impianto etc. Quindi, per ottenere il passaggio, tutti gli impianti dovranno essere conformi alle normative in vigore.

Quali sono i costi previsti per il cambio di destinazione d’uso?

I costi necessari per il cambio di destinazione d’uso comprendono, oltre alle spese necessarie per effettuare gli eventuali lavori, anche:

  • il compenso per il tecnico incaricato di realizzare il progetto e per quello al quale è eventualmente affidata la direzione dei lavori;
  • le spese di segreteria per il rilascio delle autorizzazioni richieste;
  • le spese per gli oneri di urbanizzazione, che variano da Comune a Comune.

Hai intenzione di effettuare un cambio di destinazione d’uso? Contattaci.

Smart Working: che cos’è e come funziona il lavoro da remoto

Smart Working: che cos’è e come funziona il lavoro da remoto

In una situazione di crisi come quella che stiamo vivendo attualmente con l’emergenza Coronavirus, nelle aziende italiane si sta sviluppando sempre di più la pratica dello Smart Working. Si tratta di una tra le modalità lavorative più innovative, un’organizzazione del lavoro flessibile e moderna. Ma che cosa è, come funziona e quali sono i vantaggi?

Smart Working: che cosa si intende per “lavoro da remoto”

L’Osservatorio del Politecnico di Milano definisce lo Smart Working come “una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.

Il lavoro da remoto non è altro che un modello organizzativo che si instaura nel rapporto tra l’individuo e l’azienda. Alla base dello Smart Working c’è la piena autonomia di svolgimento della professione a fronte del raggiungimento degli obiettivi.

Una rivisitazione “dinamica” della prassi con cui si svolgono le attività aziendali, superando ogni vincolo spazio-temporale e integrando i principi di personalizzazioneflessibilità e virtualità in ambito lavorativo.

Per il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, lo Smart Working, che letteralmente significa “lavoro agile“, è: «una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali ed un’organizzazione per fasi, cicli ed obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività».

Il  lavoro agile, infatti, prende le distanze dalla tradizionale concezione dell’attività lavorativa svolta per un numero di ore prestabilite ed all’interno di spazi aziendali specifici.

Lo Smart Working si configura come una nuova filosofia manageriale con lo scopo di ottimizzare il rendimento individuale ed aziendale tramite il processo del Work-life balance, il quale rappresenta l’equilibrio perfetto tra la produttività del singolo lavoratore e la qualità di vita dello stesso.

Pertanto, adottando questa strategia lavorativa Smart, il dipendente può svolgere la propria professione in qualsiasi luogo e a qualsiasi orario perché ciò che conta non è quanto lavora, ma come lavora a fronte del raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Il lavoro da remoto non è però solo una misura mirata al miglioramento del Welfare aziendale. Questa pratica si può collocare all’interno del costante cambiamento culturale degli ultimi anni. Non a caso, l’evoluzione tecnologica ha aperto le porte al mondo lavorativo 4.0 costantemente connesso.

La Digital Transformation permette di creare network professionali e di svolgere attività lavorative a distanza.

Partendo da questo presupposto, è evidente che il luogo fisico dell’ufficio e la cosiddetta “postazione fissa” non risultano più indispensabili per lavorare: basta possedere un portatile o uno smartphone ed avere a disposizione una connessione ad Internet (requisiti che nel 2020 sono ormai alla portata di tutti) per lavorare ovunque.

Come funziona lo Smart Working?

In Italia lo Smart Working è regolamentato dalla Legge 81/2017 la quale, oltre a definirne il funzionamento, si concentra nello specifico sul cambiamento dei modelli organizzativi aziendali. Tutte le attività che desiderano intraprendere la via dello Smart Working dovranno rivedere e rivoluzionare la propria struttura. È necessario definire obiettivi dinamici ed investire nella formazione del personale e nelle risorse per lavorare a distanza, come i dispositivi tecnologici.

Ogni azienda deve organizzare spazi di condivisione per sviluppare creatività, Team Working e collaborazione.

A livello burocratico, la Legge 81 del 2017 afferma che la modalità lavorativa Smart può essere avviata mediante un accordo individuale scritto tra datore di lavoro e lavoratore. A partire dal 15 Novembre 2017, l’accordo deve essere inviato telematicamente mediante la specifica piattaforma online messa a disposizione sul portale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

L’accordo, per essere valido, dovrà contenere le seguenti informazioni:

·         Dati generali del datore di lavoro;

·         Dati generali del dipendente;

·         Durata dell’accordo: può essere a tempo determinato o indeterminato;

·         Modalità di recesso: in caso di contratto a tempo indeterminato, ognuna delle parti può esercitare il recesso con un preavviso di 30 giorni (90 per i lavoratori disabili);

·         Diritto di disconnessione del lavoratore: dovranno essere specificate le modalità con le quali il dipendente lavorerà, soprattutto riguardo le ore lavorative. Lo Smart Working non deve tramutarsi in un lavoro senza orari che supera il limite concesso dalla normativa vigente;

·         Modalità di registro presenze;

·         Modalità di controllo disciplinare: devono essere specificate le modalità di monitoraggio dell’operato del lavoratore al di fuori dell’area aziendale.

La normativa riserva particolare attenzione ai diritti dello «Smart Worker». Ai lavoratori agili deve essere garantito un trattamento di parità rispetto agli altri colleghi. Quindi il trattamento deve essere lo stesso sia in termini economici che di sicurezza.

Gli Smart Worker hanno diritto alle misure di tutela previste in caso di infortuni anche se le prestazioni di lavoro vengono svolte al di fuori dell’area aziendale.

Quali sono i maggiori vantaggi che il lavoro da remoto offre alle aziende?

1.    Ottimizzazione della produttività

Uno Smart Working ben strutturato può aumentare notevolmente la produttività di un’azienda, grazie alla perfetta conciliazione tra le sfere della vita privata e di quella lavorativa dei singoli dipendenti. Adottando questa misura lavorativa, l’imprenditore ha la facoltà di responsabilizzare i propri dipendenti e di  valorizzarne l’operato.

Ore e  luogo di lavoro passano in secondo piano, lasciando spazio a strategie di lavoro intelligente ed obiettivi aziendali concreti. A prova di ciò, i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano segnalano un aumento produttivo del 15% per le realtà che scelgono il lavoro agile.

2.    Riduzione dei costi

A fronte degli investimenti sostenuti dal datore di lavoro per garantire ai propri dipendenti una corretta attrezzatura tecnologica, ogni azienda potrà riscontrare un risparmio significativo.

In questo modo vengono minimizzati tutti i costi legati all’utilizzo degli spazi d’ufficio per infinite ore di lavoro (spesso poco produttive). Il lavoro smart, inoltre, comporta una razionalizzazione delle risorse, volte esclusivamente al raggiungimento degli obiettivi aziendali.

3.    Creazione di un ambiente lavorativo dinamico

Lo Smart Office non è esclusivamente un luogo tecnologico. È uno spazio creativo e dinamico, caratterizzato da valori essenziali, quali la collaborazione, l’innovazione e la condivisione perché migliorare il welfare dei dipendenti significa migliorare il rendimento aziendale.

Quali sono i vantaggi dello Smart Working per i lavoratori?

Il lavoro agile migliora anche l’attività dei dipendenti. In che modo?

1.    Equilibrio ottimale tra sfera lavorativa e sfera privata

Lo scopo primario dello Smart Working è il raggiungimento del Work-life balance, l’equilibrio perfetto tra lavoro e tempo libero. L’assenza di orari rigidi e di spostamenti scomodi per raggiungere l’ufficio sono benefici importanti per ogni lavoratore. Poter lavorare a casa propria o in spazi particolarmente creativi garantisce un aumento della produttività individuale non indifferente.

2.    Flessibilità

La mancanza di orari rigidi e di postazioni statiche durante l’attività lavorativa garantisce flessibilità e favorisce la migliore organizzazione del tempo. Spesso l’attività lavorativa non rende le persone padrone del proprio tempo: con il lavoro Smart è possibile svolgere al meglio il proprio impiego senza trascurare la vita privata.

3.    Maggiore soddisfazione personale

Il lavoro da remoto presuppone che il lavoratore conosca quali siano gli obiettivi aziendali da raggiungere e svolga la propria attività nel modo che egli stesso ritiene migliore. La responsabilizzazione e l’autoconsapevolezza derivanti dallo Smart Working consentono al dipendente di ottimizzare tutte le ore lavorative per raggiungere l’obiettivo finale. Questa modalità di lavoro garantisce al lavoratore una maggiore soddisfazione personale, derivante dal raggiungimento degli obiettivi prefissati e dalla perfetta armonia tra il proprio lavoro e la sfera privata.

Oltre ai vantaggi descritti nei paragrafi precedenti, il lavoro agile si configura come strategia lavorativa ottimale da adottare anche in situazioni di emergenza, come quella del Covid-19 che stiamo vivendo in questo periodo. Se ti stai chiedendo come portare avanti i tuoi obiettivi di business in queste circostanze, la risposta è senz’altro: Smart working!

Come scegliere i sanitari bagno

Sanitari bagno: caratteristiche, funzioni e stile

Il bagno, tra i vari ambienti di un appartamento, è quello in cima alle priorità di chi ha appena acquistato una casa, quello su cui si concentrano maggiormente gli interventi di ristrutturazione dei nuovi proprietari.

Il motivo? Il bagno non è più semplice spazio di servizio, ma un luogo di benessere in cui trascorriamo dai 30 ai 60 minuti al giorno, magari in compagnia dei device mobili.

La ristrutturazione del bagno riveste una particolare importanza nell’azione generale di una ristrutturazione edile sia un appartamento sia di una villa.

Secondo i vigenti Regolamenti Edilizi, ogni unità immobiliare adibita ad abitazione deve disporre di almeno un bagno completo di doccia o vasca, tazza wc, lavandino e bidet. Ma come scegliere i sanitari giusti?

Guida pratica alla scelta dei giusti sanitari: dalla tipologia alle misure

Esistono tre tipologie sanitari bagno:

  • Sanitari bagno sospesi: sono i più leggeri ma anche i più pratici perché, essendo liberi nella parte inferiore, possono essere puliti facilmente. Vengono fissati alla parete di appoggio mediante apposite staffe in acciaio tassellate al muro. E’ fondamentale che siano fissate adeguatamente, poiché su di essere grava il peso dell’intero elemento. Questa tipologia di sanitari sono installabili sono nel caso di scarico a parete e non a terra.
  • Sanitari da appoggio a terra: sono i classici elementi da bagno, presentano una base che li collega allo scarico a terra nel pavimento, qualora così sia predisposto l’impianto. Possono essere addossati alla parete o collegati ad essa mediante una tubatura a vista. In questa tipologia di sanitari rientrano la maggior parte dei sanitari economici.
  • Sanitari bagno filo muro: si adattano a qualsiasi posizione dello scarico e rappresentano il giusto compromesso tra i design dei sanitari sospesi e l’ingombro di quelli standard da appoggio.

Nella scelta del wc e del bidet le dimensioni sono vincolanti, almeno quanto lo è stile. Sempre realizzati in ceramica, sono preferiti soprattutto nel classico bianco, vero passepartout.

Quanto è importante la misura nella scelta dei sanitari?

Sia per la versione dei sanitari filo muro a pavimento che per la versione da terra le misura sono fondamentali. La misura standard rispetta le seguenti caratteristiche: L 36 X P 55 X H 40 cm.

Anche nella versione da terra, wc e bidet sono proposti soprattutto filo muro (back to wall), perché garantiscono un’estetica migliore, nascondendo l’attacco agli impianti. E se questi sono datati, con tubi molto sporgenti dal muro, ci sono sanitari “specifici”, ovvero molto cavi nella parte posteriore.

Visivamente leggeri, facilitano la pulizia e permettono di apprezzare appieno una pavimentazione decorata: ecco i plus dei sanitari sospesi, versatili anche dal punto di vista estetico.

Ne è un esempio, Strada II di Ideal Standard, il bidet con la copripiletta in ceramica ed il vaso dotato di tecnologia AquaBlade per il sistema scarico.

Gli shower toilet, ovvero il WC più Bidet, due in uno, sono una soluzione salva spazio e di grande comfort per tutti. Il costo elevato, dovuto alla tecnologia sofisticata e qualche pregiudizio persistente pongono il freno alla diffusione di questi modelli. Eppure molti Regolamenti edilizi li prevedono quale alternativa ai sanitari in coppia, obbligatori almeno in un bagno in ogni casa. Richiedono anche una presa elettrica.

Sanitari in versione compatta: meno spazio e più comodità

Definire i sanitari “mini” non è appropriato perché questi modelli occupano meno spazio solo in profondità e sono comodi al pari degli altri.

Il coprivaso incide su comfort ed estetica del wc e si acquista separatamente.

Nella versione sospesa, i sanitari salva spazio danno il meglio perché la sensazione di maggiore ampiezza ed ariosità è decisamente amplificata. Anche se di peso inferiore, per l’installazione richiedono alcuni accorgimenti.

Della serie Forty 3 di ceramica Globo, il wc è disponibile con o senza brida. I sanitari misurano L 36 X P 43 cm, sono caratterizzati da un colore bianco e da un coprivaso con sedile rallentato.

Alcuni modelli, pur essendo meno sporgenti, sono invece più larghi di qualche centimetro. Ciò è dovuto ad esigenze legate al rapporto design/comfort.

La posizione dei sanitari: lo schema vincente

La posizione dei sanitari all’interno della stanza risponde a criteri consolidati di buona progettazione, messi a punto per garantire il comfort. In un bagno difficile, però, sono ammesse eccezioni.

Di solito vaso e bidet sono affiancati. Si tratta di una sistemazione decisamente pratica e confortevole ma anche gradevole esteticamente. Convenzionalmente servono 120 cm, misure a cui idraulici ed installatori si attengono nella maggioranza dei casi. Ogni variazione, dunque, va comunicata per tempo.

E’ meno usuale, invece, posizionare i due sanitari uno di fronte all’altro anche se, talvolta, è l’unica possibilità: in tal caso, si devono calcolare almeno 60 cm di spazio tra i due. Questa stessa misura è il minimo da lasciare sempre di fronte ai due elementi, anche quando sono allineati.

Per quanto riguarda l’altezza, invece, un po’ di attenzione va posta all’installazione dei modelli sospesi anche se, per questo aspetto, i professionisti si muovono in autonomia: si tenga conto che la seduta deve essere a circa 40 cm da terra (47 cm per anziani e disabili).

Per garantire massima sicurezza d’uso e praticità alle persone con difficoltà motoria, basta rispettare le semplici regole previste dalla normativa di riferimento (legge 13/1989 e Dm 14/6/1989 n°236) per la progettazione degli spazi domestici. Per quanto riguarda il wc, vanno previste barre di sicurezza (per esempio una fissa ed una ribaltabile) su entrambi i lati.

Mutui, prestiti e finanziamenti per la ristrutturazione della tua casa

Mutui, prestiti e finanziamenti per la ristrutturazione della tua casa

La ristrutturazione di una casa richiede una serie di valutazioni preliminari ed un’attenta pianificazione del budget. E’ fondamentale valutare l’investimento per richiedere un mutuo, un prestito o un finanziamento utile a coprire completamente le spese di ristrutturazione.

I mutui per ristrutturare casa hanno lo scopo di finanziare esclusivamente l’ammodernamento di un immobile. In questa tipologia di finanziamento rientrano anche i lavori per migliorare l’efficienza energetica, i quali prevedono solitamente ulteriori agevolazioni.

Quali sono le differenze principali tra un mutuo ed un prestito?

La differenza di base tra un mutuo ed un prestito sta nei tempi di restituzione del capitale prestato dall’ente erogatore.

Il mutuo, che è un finanziamento di lungo periodo, prevede l’erogazione di cifre più alte rispetto ai prestiti. Inoltre per stipulare un mutuo per la ristrutturazione bisogna mettere in conto le spese di un perito, le spese notarili ed il costo di un’assicurazione obbligatoria scoppio/incendio per l’importo richiesto.

I prestiti solitamente prevedono un processo burocratico più snello. Dalla richiesta di prestito all’erogazione possono bastare 24 ore. Nei casi più complessi il prestito verrà erogato entro 15 giorni dalla richiesta. Le garanzie richieste per un prestito sono di solito minori rispetto ai mutui. Questo accade perchè le cifre richieste per un mutuo sono di solito più alte.

I prestiti vengono erogati in un’unica soluzione. I mutui invece hanno diverse modalità di erogazione:

1. in un’unica soluzione

2. con SAL (stato avanzamento lavori) che prevede una serie di tranches erogate dalla banca a seguito di una perizia sullo stato di avanzamento dei lavori.

I tassi finanziari da valutare sono:

– il TAN – tasso di interesse puro ovvero l’interesse annuo calcolato sul prestito. Si tratta della somma in più che va riconosciuta all’ente erogatore al termine dell’anno maturata sull’importo erogato.

In caso di rimborso rateale il Tan andrà calcolato come “mensile”. Ad esempio: Tan 20% annuale significa che si pagherà in realtà il 22% di interessi in conseguenza della rateizzazione mensile. Questa è la forma più utilizzata di TAN. 

– il TAEG Indice sintetico di costo, ovvero il tasso annuo effettivo globale che determina il costo effettivo del mutuo in percentuale. Nel TAEG sono comprese tutte le spese obbligatorie sostenute per la stipula del contratto. 

Prima di stipulare un mutuo, un prestito o un finanziamento valuta bene gli indicatori finanziari Tan e Taeg. Fatti consigliare dai nostri esperti. Per i mutui collaboriamo con Unicredit ed Intesa San Paolo.

Unicredit ed Intesa San Paolo: Istituti di credito con i migliori servizi finanziari

La Banca Unicredit con l’opzione CreditExpress Rinnova eroga finanziamenti fino a 100000€ a tan del 6,5% e taeg 7,01% per la ristrutturazione casa. Ma quali sono le caratteristiche principali di CreditExpress Rinnova?

Il prestito CreditExpress Rinnova è la soluzione idonea per ristrutturare la tua casa attraverso miglioramenti all’abitazione, ristrutturazione edilizia, restauro e manutenzione sia ordinaria che straordinaria.

Il finanziamento con tasso fisso del 6,50% è destinato a coloro che ristrutturano un immobile su territorio dello Stato sottoscrivendo l’apposita dichiarazione nella quale ci si impegna ad utilizzare il finanziamento per lavori di ristrutturazione che rientrino nella tipologia ammessa alle agevolazioni fiscali dal D.L. n. 63 del 04.06.2013 e prorogate dalla Legge di Stabilità vigente.

Si possono richiedere dai 5000 ai 1000 euro ed il finanziamento ha una durata che va dai 3 ai 10 anni. Tra i vantaggi è che non bisogna rilasciare garanzie reali.

Mutuo Domus Intesa San Paolo: in cosa consiste?

Con Intesa San Paolo è possibile richiedere mutui per la ristrutturazione anche oltre 100.000€, restituibili fino a 30 anni. E’ possibile scegliere un tasso fisso oppure un tasso variabile.

Se preferisci la stabilità della rata avrai a disposizione:

  • Piano Base: il tasso e l’importo della rata sono definiti all’erogazione del mutuo e rimangono invariati per tutta la durata del finanziamento
  • Multiopzione: il mutuo inizia a tasso fisso e prevede la possibilità di scegliere, ogni 3 o 5 anni, il tipo di tasso da applicare al periodo successivo (scegliendo tra fisso o variabile)
  • Bilanciato: alla richiesta puoi scegliere la quota del mutuo finanziata a tasso fisso (70%, 60%, 50%) e quella finanziata a tasso variabile (30%, 40%, 50%)

Se invece vuoi beneficiare di eventuali riduzioni dei tassi di interesse, assumendo il rischio di un aumento delle condizioni di tasso avrai a dispozione:

  • Piano Base: il tasso e la rata variano periodicamente in funzione dell’andamento dell’indice di riferimento (Euribor 1M o MRO della BCE)
  • Multiopzione: il mutuo inizia a tasso variabile e prevede la possibilità di scegliere, ogni 3 o 5 anni, il tipo di tasso da applicare al periodo successivo (scegliendo tra fisso o variabile)
  • Bilanciato: alla richiesta del mutuo puoi scegliere la quota del mutuo finanziata a tasso variabile (70%, 60%) e quella finanziata a tasso fisso (30%, 40%)
  • CAP di tasso: fissi un tetto massimo (CAP) sul tasso di interesse variabile per l’intero piano di rimborso o solo per la prima metà della durata

Mutuo Domus Intesa San Paolo è il finanziamento che più si adatta alle tue esigenze aiutandoti a realizzare la casa dei tuoi sogni!

L’importo, oltre 100.000 euro, è coperto dal finanziamento che puoi ottenere in base all’entità dei lavori.

La percentuale dei costi dei lavori è coperta dal finanziamento per ristrutturazioni che richiedono concessione edilizia.

In caso di piccole ristrutturazioni, l’Erogazione dell’intera somma richiesta avverrà al momento della sottoscrizione del mutuo.

Se hai acquistato le opzioni di flessibilità ed hai pagato 12 rate mensili, puoi richiedere la sospensione di una o più rate per 3 volte per le piccole ristrutturazioni.

Living Now, la nuova serie per la Smart Home

La nuova serie BTicino è stata completamente rinnovata nell’estetica e nelle funzioni. Living Now, ideata per adattarsi a tutte le case, può essere utilizzata negli impianti tradizionali oppure può esprimere tutte le sue innovative potenzialità negli impianti Smart connessi.

Con i dispositivi Living Now with Netatmo puoi realizzare l’impianto elettrico Smart per la Smart Home senza cambiare le tue abitudini perché si installano con le regole dell’impianto tradizionale.

Quali sono le azioni che puoi fare con Living Now?

a) Gestire l’illuminazione

b) Gestire le tapparelle/serrande motorizzate

c) Visualizzare i consumi di corrente ed evitare il black out

d) Creare e gestire scenari (ON/OFF generale, ingresso, uscita ecc.)

Living Now Connesso: come funziona e come integrarlo in un sistema più ampio prima di passare ai test?

Living Now Connesso, il sistema realizzato da Btcino Legrand in collaborazione con Netatmo, in realtà, una volta installato,  non ha neanche bisogno di un sistema Wi-Fi o di una connessione ad Internet per far comunicare tra loro i moduli connessi: essendo basato su Zigbee i vari componenti possono scambiarsi comandi senza bisogno di accedere al Web,  come accade per le periferiche Homekit e nei sistemi domotici tradizionali.

Il collegamento al router di casa via Wi-Fi ti permetterà il controllo con lo smartphone e poi da fuori casa. 

Asssistente Google, Alexa e il controllo da remoto anche da Homekit sono delle opzioni aggiuntive che rendono il tutto più comodo ma possono essere tutte calibrate in funzione del miglior bilanciamento tra comodità e privacy.

Il principio di funzionamento di Living Now connesso è molto semplice: c’è un cervello centrale del sistema che è il Gateway (o Hub) che si collega da una parte alla rete principale di casa (Wi-Fi – al tuo router che fa da tramite anche per il telefono e/o per Internet) e dall’altra parte si collega alle periferiche attraverso il protocollo domotico Zigbee.

Il protocollo Zigbee funziona con un rete “mesh” (a maglia) e permette di:

  • utilizzare meno corrente,
  • avere batterie di lunga durata nei dispositivi
  • di utilizzare tutti i relais/interruttori come ripetitori del segnale, nel caso di un impianto domotico casalingo

Nel caso di Living Now, il Gateway viene venduto nel pacchetto Gateway e Tasto Entra/Esci ed è fornito integrale oppure in tre diversi kit di base.

Abbinato al Gateway c’è sempre un interruttore particolare, Tasto Entra/Esci, il quale ha una duplice funzione: serve ad abbinare interruttori, prese e accessori (attraverso un triplo tap sul dispositivo) con il gateway principale e  ad attivare due diversi tipi di scenari: l’ingresso in casa e l’uscita da casa. Solitamente spegne tutte le luci,  chiude le tapparelle all’uscita ed apre le tapparelle all’ingresso.

Ogni tipo di impianto che vuoi costruire con Living Now Connesso non può prescindere da queste due componenti: sia che vuoi semplicemente connettere delle tapparelle ed installare interruttori, sia che vuoi controllare i consumi di tutte le prese, di tutta la casa o di una parte di essa.

Il tutto viene gestito da una App che si chiama Home + Control, la quale permette di gestire i dispositivi, assegnarli alle stanze, controllare i consumi, attivare gli interruttori in remoto, creare scene etc. Abilita inoltre l’uso con Homekit e con Assistente Google.

Bticino Living Now, una nuova linea civile unica, rivoluzionaria e connessa

La struttura delle nuove placche è diversa dalle vecchie. Ora il punto luce è diviso in due parti:

  1. parte funzionale: costituita da scatola, supporto e moduli;
  2. parte estetica, placca e cover (che sostituiscono i copritasti) che possono essere color bianco, sabbia o nero.

Questa divisione della parte estetica da quella installativa porta numerosi vantaggi rispetto all’impianto tradizionale. Immagina che stai facendo i lavori nella tua abitazione:

  • il tuo elettricista realizza l’impianto elettrico funzionante;
  • proteggi il tuo punto luce con la valva protettiva che esce a corredo del supporto;
  • l’imbianchino può effettuare le opere murarie in completa sicurezza senza correre il rischio di sporcare nulla della parte esterna;
  • togli la valva protettiva e completa le placche con placca e cover installate sulla stessa

Perchè si parla di Bticino Linving Now Connesso?

Con la sorprendente tecnologia Now puoi anche controllare la tua casa con la massima semplicità tramite un’app facile ed intuitiva. In che modo?

  • puoi controllare ovunque ti trovi lo stato delle luci, tapparelle e prese elettriche
  • puoi controllare il tuo impianto con la voce grazie al tuo assistente vocale preferito (Es. Assistente Google)
  • puoi controllare i consumi energetici della tua abitazione,
  • puoi ricevere una notifica di allarme per evitare il BlackOut in caso di superamento di energia;
  • puoi ricevere notifiche in caso di malfunzionamento dei carichi

Come installare il Gateway di base  senza l’intera serie Living Now?

Se vuoi usare l’impianto solo per le tapparelle e solo per i consumi oppure per un impianto globale, hai bisogno dei due dispositivi. E se non vuoi installare la serie civile completa Living Now perché non sei in fase di ristrutturazione casa, devi impegnare almeno una scatola a muro di tipo 503 (tre moduli) o 502 (due moduli)  da ricavare nel cartongesso o nella muratura con un cavo di alimentazione in arrivo oppure un box isolato autosufficiente e alimentato. 

Devi poi aggiungere la placca a muro Living Now, da due o 3 moduli, una cover per il Gateway o un modulo aggiuntivo di chiusura (se avete un 3 moduli).

Per quanto riguarda l’attuattore a batteria non serve una specifica scatola dato che verrà montato in superficie ma occorre comunque una “placca” Living Now ed una cover.

Hai intenzione di controllare la tua casa direttamente da interruttori e prese rendendola una vera e propria Smart Home? Contattaci.

Consigli utili su come smaltire i rifiuti speciali

La sostituzione di un elettrodomestico o i lavori di ristrutturazione in casa comportano inevitabilmente anche la fatidica domanda: dove si butta ciò che si elimina? In realtà, sarebbe più corretto chiedersi: come e soprattutto dove smaltire correttamente il tutto?

La risposta a queste domande risiede nelle norme emanate appositamente a cui è obbligatorio attenersi, tanto per ciò che attiene i rifiuti elettrici ed elettronici (detti RAEE), quanto per quelli legati al mondo dell’edilizia, sia speciali non pericolosi, sia speciali, cioè pericolosi.

Il problema invece soprattutto i prodotti tecnologici grandi e piccoli con un ciclo di vita ormai relativamente breve, sia per un calcolo preciso dei produttori (la cosiddetta obsolescenza programmata), sia perché l’evoluzione della tecnologia spinge ad acquisire nuovi modelli con una certa frequenza, quelli dismessi costituiscono rifiuti che devono essere smaltiti in modo corretto.

Pena gravi danni all’ambiente ed alla salute delle persone.

Nel nostro Paese, il sistema di gestione dei RAEE è stato avviato ufficialmente nel 2008, sulla base dapprima del decreto legislativo 125 del 25 novembre 2005, che recepiva la prima direttiva europea in materia dei Rifiuti Elettrici ed Elettronici e poi del decreto 49 del 14 Marzo 2014.

Secondo i dati forniti dal Centro di Coordinamento RAEE, nel corso del 2018 in Italia sono state gestite 310.610 tonnellate di RAEE.

RAEE: che cosa sono e come vengono classificati

La sigla RAEE accomuna gli apparecchi elettrici ed elettronici (AEE) alimentati con corrente elettrica tramite presa o batterie, giunti a fine vita e quindi pronti per lo smaltimento.

Il simbolo del bidone barrato, presente su questi prodotti, indica che possono essere riciclati e quindi vanno raccolti come rifiuti differenziati.

Esistono diverse categorie di RAEE e, per ciascuna, sono previsti distinti contenitori per il corretto conferimento e la successiva raccolta.

I rifiuti di ogni raggruppamento vengono trattati in impianti specifici che consentono il recupero delle diverse materie.

Classificazione delle RAEE:

R1: apparecchi dell’area “freddo e clima” (deumidificatori e condizionatori

R2: grandi bianchi (lavatrice e stoviglie)

R3: tv e monitor

R4: categoria generale per tutte le apparecchiature escluse dalla precedenti

R5: sorgenti luminose (lampadine ed affini)

I rifiuti sono classificati, secondo l’origine, in rifiuti urbani e, secondo le caratteristiche, in rifiuti speciali pericolosi e rifiuti speciali non pericolosi.

I rifiuti speciali non pericolosi sono quelli derivanti dalle attività di:

  • Demolizione
  • Costruzione
  • Scavo, laddove non presenti materiali contaminati.

Sono invece rifiuti speciali pericolosi:

  • Materiali isolanti contenenti amianto
  • Materiali da costruzione contenenti amianto
  • Rifiuti da demolizione e costruzione contenenti mercurio
  • Rifiuti contenenti olio
  • Pastiglie per freni contenenti amianto
  • Batterie al piombo
  • Miscugli o scorie di cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche, contenenti sostanze pericolose
  • Vetro, plastica e legno contenenti sostanze pericolose o da esse contaminati
  • Catrame di carbone e prodotti contenenti catrame
  • Rifiuti metallici contaminati da sostanze pericolose

Come funziona la raccolta del sistema RAEE

Grazie all’utilizzo di un algoritmo matematico, il Centro di Coordinamento RAEE assegna annualmente ai Sistemi Collettivi (che hanno il compito primario di gestire il trasporto, il trattamento ed il recupero dei RAEE) i singoli raggruppamenti presso i Centri di raccolta dei Comuni e presso gli altri centri di conferimento.

L’assegnazione dei Centri di raccolta viene fatta in modo da garantire una distribuzione degli obblighi di gestione proporzionale alla quota di mercato rappresentata da ogni singolo Sistema Collettivo che assolve alle obbligazioni dei Produttori di AEE (apparecchi elettrici ed elettronici= di gestione dei prodotti a fine vita.

I Sistemi Collettivi effettuano il trasporto dei RAEE dai luoghi assegnati e si occupano del loro trattamento presso impianti specializzati ed screditati al Centro di Coordinamento RAEE.

Come realizzare correttamente la raccolta differenziata dei RAEE

I cittadini hanno a disposizione diversi luoghi dove conferire i propri RAEE.

  • Nei centri di raccolta comunali sono presenti grandi contenitori dedicati a questo tipo di rifiuti. I centri di raccolta vengono anche chiamati Riciclerie o Isole Ecologiche e sono normalmente i luoghi dove vengono smaltiti anche i rifiuti ingombranti.
  • Nei punti vendita della Grande Distribuzione è possibile restituire il proprio RAEE con modalità 1 contro 1: al momento dell’acquisto di un prodotto nuovo equivalente si può consegnare l’apparecchiatura elettrica o elettronica da buttare.
    Per esempio: si deposita una lampadina non più funzionante a fronte dell’acquisto di una nuova oppure una stampante di cui disfarsi nel caso se ne compri una. Per questo servizio non vi è alcun costo supplementare.
  • In alcuni punti vendita della Grande Distribuzione è possibile restituire il proprio piccolo RAEE anche con modalità 1contro0: se si tratta di un grande negozio ed il RAEE da buttare è di piccole dimensioni, il negoziante è obbligato, per legge, a ritirare gratuitamente il “rifiuto” anche se non si acquista nulla.
    Questa modalità di conferimento può essere applicata, volontariamente, anche da punti vendita più piccoli.
  • In alcuni Comuni sono disponibili servizi dedicati, come ad esempio il recupero gratuito a domicilio dei RAEE ingombranti o la disponibilità di mezzi mobili che, a date prestabilite, sostano in alcune zone della città per la raccolta di quelli di piccole dimensioni.

Quali sono le azioni da non fare?

  • Gettare i RAEE nei rifiuti indifferenziati
  • Ammassare i RAEE in cantina o dimenticarli nei cassetti
  • Mescolare i RAEE con altri rifiuti (ad esempio, mai gettare le lampadine nei contenitori per la raccolta del vetro).