Rossana Nardacci, Autore presso Ristruttura Interni – Pagina 11 di 17
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Fotovoltaico e solare termico: il futuro è green

Fotovoltaico e solare termico: il futuro è green

Il sole come fonte energetica pulita ed esauribile è un’opportunità unica e rappresenta un cardine della green economy

Sono più di 800mila, infatti, gli impianti attivi in Italia e la previsione è di una crescita ulteriore.

Quella proveniente dal sole è un’energia pulita e rinnovabile che nel corso dei secoli l’uomo ha cercato di “domare” e sfruttare nel migliore dei modi.

Risale al XIX secolo, per opera dell’inventore Charles Fritts, il primo pannello fotovoltaico, con il selenio ricoperto da una sottile pellicola che, una volta esposto al sole, produceva energia elettrica.

Nella metà del secolo successivo nasce invece la prima cella solare in silicio, capace di generare una corrente misurabile.

Per quanto riguarda il solare termico, i primi “esperimenti” risalgono addirittura all’epoca dell’Impero Romano quando, attraverso l’effetto serra creato dai vetri, si scaldavano le abitazioni. E’ tra le fine del Settecento e la metà dell’Ottocento, invece, che vengono gettate le basi per realizzare i moderni pannelli solari in grado di scaldare l’acqua sanitaria, con il primo brevetto depositato nel 1891 dall’americano Clarence Kemp.

Negli ultimi cinquant’anni le tecniche di costruzione dei pannelli fotovoltaici e di quelli per il solare termico si sono sempre più affinate, fino a raggiungere gli attuali livelli hi-tech che li rendono super affidabili ed efficienti.

Con costi ammortizzabili in tempi sempre più ridotti: oggi si parla di 3-4 anni, contro gli 8-10 di qualche anno fa.

Impianto fotovoltaico: amico dell’ambiente

Con tale impianto si produce in autonomia l’energia elettrica di cui si necessita per la propria abitazione (se non tutta, almeno una buona parte), riducendo i costi in bolletta, contribuendo alla salvaguardia dell’ambiente.

I pannelli fotovoltaici possono essere orientati verso il sole tramite aggancio su strutture fisse o su quelle “mobili” che sono in grado di girarsi per incrementare la captazione solare. Tale impianto è detto ad inseguimento.

Ogni kWp installato (il kilowatt picco è l’unità di misura della potenza erogata da un modulo fotovoltaico in condizioni standard) richiede uno spazio di circa 8/10 mq se i moduli sono a silicio cristallino complanari alle coperture degli edifici; occorre invece uno spazio maggiore se i moduli sono disposti in più file su superfici piane.

Un impianto può essere: connesso alla rete elettrica nazionale (grid-connected), isolato (stand alone), ibrido (impianto di produzione elettrica da fonti rinnovabili dotato di un sistema che fa accumulare l’energia prodotta di giorno per poi utilizzarla in qualsiasi altro momento).

Solo un esperto è in grado di dimensionare correttamente l’impianto sulla base dell’effettivo fabbisogno energetico.

Con il fotovoltaico ed un uso intelligente degli elettrodomestici, si può abbattere la spesa per l’elettricità fino al 70%. Con l’irraggiamento solare presente in Italia, un impianto fotovoltaico domestico può essere anche fonte di guadagno.

Come investimento, può ripagarsi da solo in circa 4 anni. I pannelli di ultima generazione offrono un rendimento elevato per circa 20-25 anni.

Quali sono gli elementi che costituiscono un impianto fotovoltaico?

Un impianto fotovoltaico è composto dai seguenti elementi:

  • Il modulo fotovoltaico (ovvero il pannello)
  • L’inverter (trasforma la corrente prodotta da continua ad alternata)
  • Il quadro di protezione e comando
  • Il contatore elettrico bidirezionale

I vantaggi di un impianto fotovoltaico

  • Varietà di scelta: l’energia prodotta in eccesso può essere accumulata per sé oppure ceduta alla rete elettrica nazionale.
  • Modularità: un impianto è realizzato in base alle esigenze, ma è possibile potenziarlo o depotenziarlo variando il numero di moduli.
  • Affidabilità: il ciclo di vita dei pannelli si aggira sui 20-25 anni. Gli interventi di pulizia e manutenzione sono molto semplici.
  • Assenza di combustibile fossile: non vengono rilasciate componenti nocive quali emissioni, residui o scorie. Per il fotovoltaico non si utilizzano apparecchi in movimento e non è richiesta circolazione di fluidi a temperature elevate o in pressione.

Costi ed installazione

Per porre un impianto fotovoltaico sul tetto di un’abitazione indipendente o su quello condominiale, occorre rivolgersi ad un’azienda specializzata (come Ristruttura Interni) che, dopo aver eseguito un sopralluogo ed un audit energetico, presenta al cliente un preventivo di spesa.

Un impianto da 3kW ha un costo che varia dai 7000€ ai 14.000€ ( se ci sono sistemi di accumulo) ma il prezzo varia a seconda delle caratteristiche del pannello.

L’installazione rientra tra gli interventi eseguibili in edilizia libera e non servono permessi, a patto che l’edificio sia fuori del centro storico o non sia vincolato.

E’ necessaria invece l’autorizzazione del fornitore di energia elettrica della zona, che procede alla sostituzione del contatore domestico, con un costo per l’utente di circa 250€.

Per quanto riguarda la potenza, per produrre 3 kW (fabbisogno medio di una famiglia) occorrono in media circa 10 pannelli, collegati in serie.

L’energia prodotta è immediatamente disponibile se “continua”, perché l’impianto include anche un dispositivo (inverter) che la trasforma subito in “alternata” a 220 volt per essere utilizzata in ambiente domestico.

Incentivi fiscali

Chi decide di installare un impianto fotovoltaico può beneficiare di una detrazione Irpef del 50% (prevista dal bonus ristrutturazioni) su una spesa massima di 96mila euro.

L’utente riceve il “rimborso” (o sconto fiscale) in dieci rate annuali di pari importo.

Per accedere al bonus è necessario inviare all’Enea la documentazione relativa all’intervento. Per informazioni: http://www.acs.enea.it/invio

Una seconda agevolazione per chi sceglie il fotovoltaico è il cosiddetto “scambio sul posto”, un incentivo erogato dal Gse , che paga al proprietario dei pannelli l’energia elettrica prodotta in eccesso e consumata in un secondo momento.

Il servizio di Scambio sul Posto è una particolare forma di autoconsumo in sito. Ed il sistema elettrico diviene strumento per l’immagazzinamento virtuale dell’energia elettrica prodotta e non auto consumata.

Ecco un esempio che ne chiarisce il funzionamento: un impianto di 3kW nei mesi estivi produce più energia di quanta ne occorre. Mentre in inverno avviene esattamente il contrario. L’energia “in eccesso” prodotta in estate viene immessa in rete ed utilizzata da altri utenti.

In inverno, quando l’energia prodotta non è sufficiente a coprire il fabbisogno ed occorre prelevarne dalla rete nazionale, il Gse riconosce all’utente un incentivo sull’energia immessa in precedenza. Per usufruire di questo meccanismo occorre compilare una pratica dello stesso Gse nel momento in cui l’impianto viene collegato alla rete elettrica.

Impianto solare termico: costi e funzionamento

In questo caso l’irraggiamento è utilizzato per scaldare l’acqua ad uso sanitario e, con un assetto adatto, anche quella, tutta o in parte, per il riscaldamento.

Un sistema solare termico si basa sui collettori solari, i pannelli (diversi da quelli fotovoltaici) che captano la radiazione solare.

Esistono due tipi di impianto: a circolazione naturale (per piccoli fabbisogni) e forzata (per fabbisogni più consistenti).

Nel primo tipo, i collettori contengono un fluido che, quando si scalda, sale verso un serbatoio d’accumulo (detto bollitore) d’acqua calda che è posto sul bordo superiore del collettore.

Il fluido riscaldato può essere utilizzato direttamente dall’utenza “circuito aperto” oppure circolare solo tra i collettori ed il serbatoio (“circuito chiuso”) per trasportare il calore all’acqua.

Nei sistemi a circuito chiuso, infatti, il serbatoio d’accumulo contiene uno scambiatore di calore: il calore accumulato dal fluido nei collettori viene ceduto all’acqua contenuta nel serbatoio che viene poi distribuita all’utenza finale.

Nei sistemi a circolazione forzata, invece, il bollitore è separato dal collettore ed è presente quindi una pompa che favorisce la circolazione dell’acqua.

Per fronteggiare il fabbisogno di acqua calda sanitaria nei mesi invernali, il bollitore può essere collegato alla caldaia della casa. Questo è previsto anche quando l’impianto solare deve scaldare, in più, l’acqua per il riscaldamento. In tal caso, al circuito si possono aggiungere anche altri apparecchi che producono il calore, come per esempio, un camino o una stufa.

L’impianto di riscaldamento ideale per il solare termico è quello a bassa temperatura.

I risparmi possono arrivare all’80% della spesa annuale per l’acqua calda sanitaria.

Quali sono i componenti che costituiscono un impianto solare termico?

I componenti variano secondo la tipologia del sistema:

  • A circolazione naturale: collettori (pannelli) e bollitore
  • A circolazione forzata: collettori (pannelli), bollitore, pompa di circolazione

I vantaggi di un impianto solare termico

  • Riduzione dei consumi energetici: grazie ad un impianto solare termico è possibile ridurre la bolletta del gas risparmiando anche il 60/70% (a volte l’80%) di energia per la produzione di acqua calda sanitaria ed il 30/40%  di calore per riscaldare gli ambienti. Rendendo la casa meno energivora, se ne aumenta anche il valore commerciale.
  • Vantaggi ambientali:con i pannelli solari non si ha nessuna emissione di CO2 né di altri inquinamenti atmosferici come le polveri,gli ossidi di azoto ed ossidi di zolfo.
  • Integrazione: i pannelli possono essere usati anche per integrare la caldaia a gas o lo scaldabagno di casa, con riduzioni delle emissioni del 60%.
  • Versatilità: sono adatti per ogni tipi di tetto e tipologia di edificio.
  • Affidabilità: i collettori, sebbene, sofisticati, hanno lunga durata.

Costi ed installazione

L’iter che porta all’installazione dell’impianto solare termico è simile a quello del fotovoltaico e rientra nelle opere di edilizia libera (non occorre permesso comunale).

L’impianto però è in genere più complesso. Basti pensare che nel caso di una famiglia di quattro persone occorre un serbatoio di accumulo di circa 500 litri d’acqua.

In media, per l’installazione di due pannelli solari termici (che scaldano fino a 500 litri di acqua sanitaria) si spendono circa 3mila euro.

In estate l’impianto riesce solitamente a coprire il fabbisogno giornaliero. Mentre in inverno può essere necessario utilizzare la caldaia (camino o stufa) perché si copre circa il 20-30% del fabbisogno.

Incentivi fiscali

Per quanto concerne il solare termico esistono due tipologie di incentivi, tra loro non cumulabili: l’Ecobonus al 65% ed il Conto termico.

L’Ecobonus consiste in una detrazione Irpef del 65% calcolata su una spesa massima per i collettori solari pari a 60mila euro. Anche in questo caso il rimborso Irpef è suddiviso in dieci rate annuali di pari importo e, come il bonus ristrutturazione, per poterne usufruire è obbligatorio inviare la documentazione all’Enea.

Il Conto termico, gestito dal Gse è un incentivo che varia dal 45% al 65% calcolato in funzione del numero e della tipologia dei pannelli.

Il Gse, entro 30 giorni dalla realizzazione dell’impianto, ma in pratica dopo circa tre mesi, eroga l’incentivo all’utente mediante un bonifico. In un’unica soluzione se lo stesso incentivo è inferiore o pari a 5mila euro.

Il Conto termico è liquidato più velocemente rispetto all’Ecobonus. Ma a differenza di quest’ultimo ha un importo inferiore. Di conseguenza, per chi non ha bisogno di liquidità e può attendere è consigliabile scegliere l’Ecobonus. Per tutti gli altri, il Conto termico rappresenta una valida agevolazione, con un rientro parziale dell’investimento davvero rapido.

Consigli utili su come progettare la zona cottura

Consigli utili su come progettare la zona cottura

Fornello + cappa, sono una delle “coppie” più problematiche da risolvere quando si tratta di acquistare la cucina. Ma ancora di più quando si intende cambiare la posizione del blocco operativo.

Per cucinare serve, ovviamente, un piano cottura. Ma di che tipo?

Oggi l’offerta è vasta, perché accanto ai tradizionali, ma sempre attuali, bruciatori a gas, si stanno diffondendo le piastre ad induzione. A volte, la scelta dell’una o dell’altra tipologia dipende dalla possibilità o meno di poter espellere i fumi di cottura attraverso la canna fumaria, che non è sempre presente, tramite una cappa.

Anche la posizione degli altri impianti (elettrico, gas ed idrico), se già esistenti, vincola la scelte progettuali ed il tipo di composizione.

Una zona cottura sull’ isola, in particolare, non è sempre facile da ricavare, quando sostituisce una cucina a parete. Al contrario, se l’intervento non cambia tipologia, ci saranno meno vincoli e quindi i lavori saranno semplificati.

4 tipologie di zona cottura con gli elettrodomestici più adatti per ciascuna

  • Zona cottura sull’isola da chef. Superattrezzata, è il sogno di chi nutre una vera passione per la cucina ed ama condividere il momento della preparazione. Richiede spazio, ma inserita nel living, diventa il cuore, operativo e conviviale della casa.

Libertà di movimento e possibilità di lavorare rivolgendosi ad altre persone sono le principali caratteristiche della zona cottura sull’isola. La distanza dalle pareti richiede una progettazione attenta, soprattutto quando, dovendo rinnovare i mobili della cucina, si intende cambiare sia il tipo di piano cottura, sia la sua collocazione.

Occorre perciò decidere prima l’esatta disposizione dell’isola nell’ambiente. Per evitare grossi interventi murari, la soluzione più pratica è la costruzione di una pedana in cui collocare gli impianti (idrico, elettrico ed eventualmente del gas) e di un controsoffitto, per la cappa. Per le prese degli elettrodomestici sarà utile prevedere delle “torrette” a scomparsa e barre a led sul balcone per illuminare efficacemente il top.

Anche se a vista sul soggiorno, l’isola può nascondere elettrodomestici, come il forno o la lavastoviglie, incassati nelle sue basi. Per quanto riguarda lavello e fuochi, oltre alle soluzioni filotop, si possono prevedere dei piani scorrevoli che coprono, all’occorrenza, la zona operativa. Soluzioni che permettono di aumentare la superficie di lavoro quando gli elementi sottostanti non sono utilizzati.

L’assenza di pensili, spesso considerati elementi di disturbo quando si cucina, è un tratto comune di molte zone cottura ad isola. Eppure, sono molto utili per avere gli strumenti da chef a portata di mano. In alternativa, si può pensare ad una struttura a giorno che inglobi cappa, vani di contenimento, piattaia e mensole.

La zona cottura sull’isola quali elettrodomestici richiede?

Nei numerosi programmi televisivi in cui sono protagonisti gli chef, spesso il piano cottura, anche per ragioni pratiche e di sicurezza, è ad induzione. Questo sistema innovativo ha tra i principali vantaggi l’alta efficienza energetica: il calore viene trasmesso laddove serve (sotto la pentola), senza dispersioni e con assoluta precisione. Sono però necessarie pentole con il fondo ferroso o in acciaio; lo chef dovrà perciò rinunciare ad utilizzare padelle in rame, alluminio e terracotta, talvolta suggerite per alcuni tipi di ricette.

I piani a gas, soprattutto in Italia dove il costo dell’elettricità è alto, non sono affatto superati. Al contrario, sono perfetti per certi tipi di cottura, come quella alla fiamma. Una soluzione di compromesso tra i due tipi di fornelli è il piano ibrido, con zone cottura ad induzione ed almeno una a gas, con bruciatore ad alta efficienza.

E la cappa? Per chi, come uno chef, cucina tanto (ed a maggior ragione se uno dei fuochi è a gas), serve un modello aspirante, collegato ad una canna fumaria.

  • Zona cottura sulla penisola che divide. E’ una soluzione indicata per ambienti di grandi e medie dimensioni, tipica delle composizioni a L o a U. Consente di ricavare un triangolo di lavoro regolare, che facilita le operazioni in cucina.

Perfetta per definire gli spazi, la penisola “operativa” offre molti dei vantaggi dell’isola, ma richiede minori interventi murari e sugli impianti. Per assicurare l’ergonomia mentre si lavora, se la zona cottura è collocata sul balcone, l’area lavaggio dovrebbe stare sul lato adiacente (quindi perpendicolare), separata da una porzione di piano di lavoro. Questo genere di disposizione è ancora più fruibile se nello stesso ambiente viene inserito anche un tavolo da pranzo. Nel caso di una composizione ad U, se l’ambiente non è molto grande, occorre fare in modo che lo spazio risulti agevole per i movimenti. Al contrario, se la superficie abbonda, è consigliabile, per comodità, che il “triangolo di lavoro” sia raggruppato nella parte inferiore della U.

Il piano cottura a gas  è ancora il più diffuso, grazie alla facilità d’uso e di regolazione, che avviene in modo istantaneo. Va considerato sicuro perché, per legge, deve essere dotato del dispositivo di sorveglianza di fiamma (termocoppia) o che interrompe l’erogazione del gas in mancanza di fiamma. E’ dotato di bruciatori, detti “fuochi”, di diverse potenze: più bassa quella degli “ausiliari”, più alta quella dei “rapidi” e degli “ultrarapidi”. Bruciatori speciali sono quelli a doppia, tripla e quadrupla “corona” ( i cerchi intorno alla fiamma), e quelli a fiamma verticale, più efficienti e dai consumi ridotti.  

Il fornello a gas deve essere abbinato ad una cappa aspirante  (o in alternativa una filtrante abbinata ad un elettroventilatore). Se il collegamento alla canna fumaria è complicato o non si vuole il condotto a vista, la soluzione più semplice è la realizzazione di un controsoffitto in cui inserire un particolare modello di cappa da incasso, che così risulterà completamente mimetizzata.

  • Zona cottura tradizionale, a parete. E’ la più diffusa e la più facile da progettare, tipica delle composizioni lineari, affiancate dal lavello e di quelle angolari.

La sostituzione e lo spostamento del piano cottura è (quasi) sempre fattibile.

Per ragioni di spazio, è la soluzione più gettonata: la zona cottura collocata contro la parete, a sé stante (se la composizione è a L, preferibile) oppure affiancata all’area lavaggio (se è risolta in un unico blocco lineare). Questo tipo di composizione è anche il meno complesso dal punto di vista impiantistico, anche quando si tratta di cambiare la disposizione dei mobili e/o di sostituire il piano cottura (passando, per esempio, dal gas all’induzione).

Se la cucina si sviluppa su un’unica parete, come spesso succede quando è a vista sul soggiorno, la zona cottura può essere schermata da pannelli scorrevoli oppure nascosta in un’armadiatura.

Il piano cottura ad induzione è adatto sia per le nuove installazioni, sia per le sostituzioni. E’ però sconsigliato l’incasso nella base con il forno, a meno di prevedere un’adeguata intercapedine tra i due elettrodomestici. Tanti i vantaggi: rendimento energetico elevato, tempi di cottura brevi, cottura uniforme, regolazione della temperatura di cottura, programmi speciali, sicurezza d’uso e facilità di pulizia. L’induzione è particolarmente vantaggiosa nelle abitazioni dotate di pannelli fotovoltaici (è infatti energivora ed è facile oltrepassare i 3 kW della fornitura elettrica standard). I modelli più innovativi hanno zone “flessibili” (ospitano anche più di un tegame per volta) e/o “bridge” (due piastre adiacenti possono unirsi per ospitare pentole grandi). Anche se consigliabile, per questi piani non c’è l’obbligo di espellere i fumi tramite una cappa aspirante, salvo il fatto che i regolamenti locali lo prevedano.

  • Zona cottura mimetizzata nel bancone. La zona cottura sull’isola può essere invisibile: allora, non solo i fuochi, ma anche la cappa si fonde con il top. Il risultato? Un ambiente più arioso con la superficie di lavoro sfruttata al massimo.

Se la pianta è di medie dimensioni non si deve rinunciare a trasformare la vecchia cucina in una composizione con un’isola operativa. Basta fare delle scelte. Come sempre, la prima riguarda la cappa, il cui collegamento alla canna fumaria può non essere semplicissimo; lo  stesso apparecchio, poi, può risultare ingombrante. La zona cottura potrebbe essere attrezzata con una piastra ad induzione con sistema di aspirazione integrato. Come risolvere, invece, la zona pranzo? Se non c’è spazio sufficiente, si può rinunciare ad una soluzione tradizionale per un piano snack collegato al bancone, spostando il tavolo o, in alternativa, se ne può acquistare uno trasformabile.

Il piano aspirante  è una delle soluzioni idonee a questa tipologia di zona cottura. Si tratta di un piano cottura ad induzione che è anche cappa, ma con una particolarità: l’aria è aspirata non verso l’alto ma verso il basso da un apparecchio collocato al centro del fornello, sul lato corto o lungo. A vista, risulta solo una griglia. Fumi e vapori di cottura vengono convogliati all’esterno attraverso un canale collegato al foro posto alla base del piano oppure, se il sistema è filtrante, l’aria viene purificata e poi reimmessa nell’ambiente attraverso apposite griglie sotto le ante dei mobili, sulla mascherina di rialzo, collegate alla cappa tramite condotto.

Per la presenza di dispositivo di aspirazione, il piano ha un’altezza di incasso maggiore dello standard, in genere di 20 cm, che non permette di inserire il forno al di sotto. Inoltre, nella versione a 4 zone, ha una larghezza superiore ai 60 cm. Esistono poi i modelli con la cappa sul lato lungo del piano, a saliscendi o con alette apribili: l’uso ottimale si ha in cucine con “canale” retrostante o in isole e penisole a profondità maggiorata. I filtri del piano aspirante possono essere estratti dalla griglia e messi in lavastoviglie. L’interno può essere pulito, completamente in sicurezza. Una speciale valvola consente di scaricare eventuali liquidi versati.

Come eliminare i rumori in casa

Come eliminare i rumori in casa

Il comfort acustico è una condizione fondamentale per la qualità della vita domestica. Quando viene meno, si può intervenire con soluzioni mirate.

Una volta individuata la tipologia di inquinamento acustico da combattere e la causa, per esempio se proviene dall’esterno o dagli appartamenti adiacenti, resta da capire come e dove intervenire.

Le soluzioni per bloccare la propagazione delle onde sonore, o almeno per assorbirle, sono infatti numerose come l’aggiunta dell’isolamento dall’interno, la sostituzione dei vecchi infissi, la posa di materassini anticalpestio o di controsoffitti.

Il controsoffitto acustico Mono Acoustic di Rockfon è realizzato in lana di roccia e polvere di marmo. Può essere montato su una struttura sospesa (con pendinatura) o applicato direttamente sulla superficie, anche curva o inclinata. Si posa anche su pareti: nell’installazione verticale può essere usato in alternativa agli assorbitori murali a parete. A queste performance di assorbimento acustico si abbinano anche proprietà di contenimento energetico.

Le diverse fonti

  • Le vibrazioni. I rumori generati dalle vibrazioni di corpi nell’aria (detti aerei) vengono percepiti proprio attraverso l’aria, che diventa il veicolo di trasmissione dei suoni. Tra questi rumori, ci sono anche quelli provocati dalla voce e dalle trasmissioni radio e televisive, decisamente fastidiosi.
  • Le percussioni. Sono rumori che traggono origine da una sollecitazione meccanica a cui viene sottoposta una struttura o un elemento facente parte dell’edificio, come una parete o il solaio. Alla sollecitazione (quindi al colpo) segue una vibrazione che, imposta all’elemento rigido, si ripercuote nell’aria e viene percepita dall’apparato uditivo delle persone, sempre tramite via aerea. Alcuni rumori originati da percussioni sono quelli causati dallo spostamento di mobili, da porte chiuse con forza, dalla caduta accidentale di oggetti e dai passi.
  • Gli impianti. I rumori dovuti invece agli impianti tecnologici della casa e dell’edificio in generale sono forse i più complessi da definire e circoscrivere, in quanto possono originarsi in duplice forma, area o da percussione, per essere poi percepiti in forma aerea.

E’ il caso dei rumori dovuti agli scarichi, agli ascensori, agli apparecchi di ventilazione ed a quelli originati dagli impianti di riscaldamento.

La normativa

La legge quadro, che per la prima volta affronta il tema del rumore in Italia, è relativamente recente: è la 447 del 1995. A questa sono poi seguiti, mano a mano, i decreti attuativi per i vari ambiti, tra cui anche quello sulle caratteristiche acustiche che devono avere gli edifici, il D.P. C.M. 5/12/1997 (documento di riferimento nella normativa italiana per l’acustica in edilizia. Quest’ultimo definisce le prestazioni di isolamento acustico che gli edifici devono possedere.

Il rumore proviene dall’abitazione del piano sopra: quali sono le cause ed i rimedi consigliati?

Solitamente i rumori che si avvertono dall’appartamento posto al piano superiore sono quelli relativi agli impianti e di tipo impattivo. I suoni che propagano per via aerea, come la voce delle persone o l’audio della tv sono invece avvertibili più difficilmente.

I rumori causati dagli impianti sono dovuti perlopiù agli scarichi dei bagni; quelli di tipo impattivo, invece, sono causati dal calpestio e da sorgenti che trasmettono il rumore attraverso le vibrazioni (ne è un esempio la lavatrice). Questo tipo di rumore è detto “solido”.

Ai rumori dovuti alle tubazioni ed agli scarichi idrici non c’è rimedio, a meno di intervenire direttamente (con scassi a pavimento ed a livello delle pareti) per fasciare i condotti con idonee guaine fonoassorbenti o per sostituirli con quelli di nuova generazione, che sono silenziati.

Anche i rumori impattivi richiedono lavori ingenti e non sempre “fattibili”: risolutivo sarebbe intervenire sul pavimento del piano superiore per introdurre un materassino anticalpestio.

Phonmax Bs di Primate è un materassino per l’isolamento al calpestio specifico per massetti a basso spessore. E’ composto da uno strato di Primate Phonopro (3 mm di spessore di polietilene espanso a celle chiuse reticolato, appositamente studiato per l’isolamento acustico), accoppiato termicamente con la fibra poliestere termo gelata Phonotel. L’abbinamento dei due prodotti permette di ottenere elevati valori di abbattimento acustico al calpestio.

Come risolvere i rumori dell’appartamento adiacente?

In questo caso i problemi più ricorrenti di solito sono dovuti ai suoni che si trasmettono per via aerea ed agli scarichi.

I rumori per via aerea sono dovuti ad una mancata o errata progettazione delle pareti che separano le unità abitative. In genere, si riscontra che sono sottodimensionate ed anche costruite non correttamente. Per esempio, le tracce per le forassiti (i tubi corrugati flessibili all’interno dei quali si fanno passare i cavi) ed i fori per le prese, se sono realizzati nello stesso punto da entrambe le parti del muro creano una sorta di buco acustico.

Anche gli intonaci ed i materiali scelti possono non essere adeguati o applicati male.

Per rimediare, si procede dall’interno con una controparete isolante acusticamente (tamponamento in cartongesso accoppiato ad isolante). Si tratta di una soluzione spesso risolutiva, se dimensionata ed applicata correttamente, ma occorre mettere in conto la perdita di 10-15 cm nella stanza.

Negli edifici più vecchi può capitare che il rumore prodotto in casa si propaghi attraverso la porta di ingresso non blindata (andrebbe sostituita) e si amplifichi nel vano scale.

Da applicare all’interno, a parete ma anche a soffitto, Gypsotech Duplex dB-Lignum di Fassa Bortolo è un pannello isolante studiato per garantire la massima fono assorbenza in un volume minimo. La struttura è accoppiata: alla lastra di cartongesso Gypsotech viene unito un pannello in poliuretano, riciclato, dello spessore di 10 mm, rivestito su entrambi i lati con uno strato di tessuto non tessuto. Lo spessore totale non supera i 30-40 mm.

Se il problema acustico è interno all’appartamento, come si risolve?

Ci si trova in una situazione meno seria della precedente, soprattutto perché si può risolvere autonomamente.

I disturbi più frequenti sono solitamente di tipo impiantistico (scarichi ed impianti di climatizzazione dell’aria) o aereo e di trasmissione diretta a causa dello scarso isolamento tra due camere adiacenti.

Se per gli scarichi idrici si procede analogamente a quando il fastidio è dovuto ad altri, per gli impianti di climatizzazione la cosa più semplice (ma costosa) è sostituire i vecchi dispositivi con modelli recenti. Si tenga conto che alcuni tipi di impianti anche oggi risultano più rumorosi di altri, soprattutto se il “motore” è interno all’abitazione.

L’isolamento tra due stanze si aumenta invece con una controparete. Anche le porte interne sono importanti perché, se isolanti e posate bene, fanno la differenza.

Il rimbombo: un grande fastidio

In un’abitazione, i problemi dati dalla persistenza in una stanza di un suono (dovuta al riverbero sulle pareti) sono risolti spesso con l’arredamento.

Pareti parzialmente occupate con mensole o mobili favoriscono l’acustica all’interno della stanza. E’ utile sapere poi, che le superfici porose, morbide ed imbottite, contribuiscono ad attutire il suono e sono l’ideale per contrastare il rimbombo in ambienti particolarmente ampi ed alti.

Da questo punto di vista, anche il legno (parquet e boiserie) funziona bene, meglio delle piastrelle e del marmo.

Esistono poi speciali pitture adatte a rifinire le contropareti isolanti che possono essere aggiunte negli interventi di riqualificazione acustica.

Paintlac di MaxMeyer è lo smalto murale all’acqua che si applica direttamente su cartongesso, ideale quindi negli interventi di coibentazione acustica contro pareti.

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Sicurezza in cucina: le norme da rispettare

Stile, estetica, dimensioni sono criteri di valutazione importanti ma prima della scelta degli elettrodomestici per la zona cottura è importante tener conto anche di consumi, garanzie di qualità e sicurezza.

In cucina la presenza contemporanea di acqua, gas ed elettricità impone precisi obblighi di progettazione, di installazione e di manutenzione costante.

Quali sono gli elementi che nella zona cottura devono essere a norma?

  • L’etichetta energetica. E’obbligatoria per le cappe aspiranti domestiche in tutti i Paesi UE e contiene: la classe, dalla A (massima) alla G (minima), l’indicazione del consumo annuo di energia stimato per l’utilizzo standard, in kWh/anno. Nella parte inferiore, riporta 4 parametri: la qualità e capacità di aspirazione, l’efficienza di illuminazione del piano cottura, l’efficienza di filtraggio grassi, la rumorosità, cioè il massimo livello di rumore generato nell’utilizzo normale, esclusa la funzione boost.

Non sono ancora coperti dall’obbligo dell’etichetta energetica le piastre ad induzione. I piani a gas, ad induzione, i forni e le cappe devono rispettare il Regolamento UE per la progettazione ecocompatibile, che stabilisce i limiti massimi di consumo energetico per i piani cottura elettrici e l’obbligo di indicare la potenza massima assorbita ed i limiti minimi di efficienza energetica per quelli a gas. Per questi ultimi, la scheda di prodotto riporta anche il valore dell’efficienza energetica EE dei singoli bruciatori e quella del piano calcolato per kg.

  • Marcature. Esistono due tipologie, quella obbligatoria, conosciuta come CE, riguarda gli apparecchi elettrici e tutti i prodotti disciplinati dalle direttive comunitarie e circolanti in Europa. Non prevede controlli da parte di organismi indipendenti, ma si basa su un’autodichiarazione di conformità resa dal fabbricante circa la rispondenza ai requisiti di sicurezza fissati per legge. Comprende il fascicolo tecnico ed il manuale di installazione, uso e manutenzione.

La seconda tipologia di marcatura è quella volontaria. Esistono altri marchi, da quelli di qualità a quelli commerciali ed ambientali, utili soprattutto per il consumatore, perché garantiscono che il prodotto finale abbia superato determinate prove e controlli da parte di un ente certificatore terzo e risponda ai requisiti di sicurezza. In Italia i più diffusi sono IMQ (rilasciato dall’Istituto Italiano del Marchio di qualità), NF (marchio di qualità francese) e DVE (tedesco). Riguardano il settore elettrico.

Tra i marchi ambientali, ISO14001 attesta che l’azienda rispetta tutte le leggi ambientali, sul rumore, sulle emissioni tossiche e di polveri, sullo smaltimento rifiuti, riduzione dei consumi energetici e che la stessa si impegna in progetti ambientali. L’Ecolabel assicura che il prodotto ha un ridotto impatto ambientale, mentre l’FSC garantisce l’uso di legno da foreste gestite in modo responsabile.

  • L’installazione per i piani a gas. Oltre all’obbligo della termocoppia, la norma UNI 7129-2015, stabilisce che il piano cottura a gas debba essere installato in un locale dotato di aperture permanenti di ventilazione verso l’esterno o di condotti di ventilazione, al fine di garantire il flusso d’aria adeguato.

L’espulsione dei fumi di combustione deve avvenire per mezzo di una cappa collegata ad un camino, ad una canna fumaria o scaricare direttamente all’esterno. Il tubo di collegamento alla conduttura del gas per i modelli ad incasso deve essere in metallo flessibile di lunghezza non superiore ai 2 m o rigido, in rame, con guarnizione in elastomero. Nelle cucine a libera installazione il tubo può essere in gomma (a norma UNI 7140) lungo massimo 1,5 m, da sostituire ogni 5 anni.

Le tubazioni non devono essere in contatto con quelle d’acqua; se sono vicine, devono essere protette da guaina impermeabile polimerica. In alternativa, si utilizzano tubi in rame o acciaio rivestito.

Il tubo non deve passare dietro il forno sottostante, né entrare in contatto con le pareti laterali di questo. Nel caso di nuova installazione del piano cottura a gas sull’isola è conveniente far predisporre la valvola di intercettazione sulla parete più vicina per poter scegliere in futuro di modificare la posizione del piano spostandolo sulle basi in linea addossate alla parete.

  • Piastre ad induzione. Come per il gas, l’allacciamento deve essere effettuato esclusivamente da un tecnico qualificato ed in base allo schema fornito dal produttore, che indica anche la tensione consentita per lo specifico apparecchio ed il relativo valore. Lo stesso vale il montaggio, perché una posa errata potrebbe danneggiare il piano (che comunque si consiglia di installare dopo gli arredi superiori, come pensili e/o cappa).

Occorre realizzare una linea di alimentazione dedicata, ad opera di un elettricista qualificato, da dimensionare in base alla potenza nominale del piano. La derivazione deve essere isolata e protetta contro le sovratensioni con un interruttore magno termico di protezione, a vista ed accessibile, da poter staccare all’occorrenza.

Per motivi di sicurezza è vietato utilizzare coperture sul piano ad induzione. Bisogna tenere sempre asciutte le zone cottura ed il fondo delle pentole ed è molto importante rispettare le avvertenze riportate nella documentazione tecnica allegata al prodotto.

I piani ad induzione sono generalmente dotati di dispositivo di disinserimento nel caso in cui una zona risulti in funzione da tempo prolungato, senza che siano state modificate le impostazioni.

Attenzione! Chi è portatore di un apparecchio medico attivo (pacemaker o defibrillatore) deve consultare un medico prima dell’acquisto perché potrebbe subire l’interferenza del campo magnetico.

Vetrocamera: caratteristiche e vantaggi

Vetrocamera: caratteristiche e vantaggi

La vetrocamera è l’insieme di due o più lastre di vetro, separate tra loro da un’intercapedine di aria disidratata o di gas nobile (generalmente Argon o Kripton) che, caratterizzata da un minore coefficiente di scambio termico rispetto all’aria, aumenta notevolmente l’isolamento termico dell’infisso.

L’impiego di gas nobili migliora la resa energetica della vetrocamera. Ma non è l’unico sistema finalizzato a questo obiettivo. E’ possibile infatti distanziare maggiormente le due o più lastre presenti nell’infisso, in modo da renderlo ancora più efficiente per quanto riguarda l’isolamento termico.

Un altro accorgimento, è l’aumento dello spessore delle lastre di vetro.

La composizione standard prevede una proporzione 4-9-4. Ciò significa che le lastre di vetro hanno uno spessore di 4 mm mentre l’intercapedine è di 9 mm.

Esistono, tuttavia, numerose altre soluzioni, che vengono impiegate in diversi contesti a seconda della destinazione d’uso, della tipologia di infisso installato e degli obiettivi finali in termini di sicurezza e isolamento termico ed acustico.

Il perimetro della vetrocamera si compone di un leggero telaio, il quale inizialmente in alluminio, è oggi sempre più spesso realizzato in acciaio inox o con materiali compositi, con l’obiettivo di minimizzare il ponte termico tra il vetro interno e quello esterno.

Quando si acquista una nuova casa o quando quest’ultima viene ristrutturata, le finestre svolgono un ruolo fondamentale. Esse devono essere sicure e favorire l’isolamento sia termico sia acustico dell’ambiente. Da questa esigenza nasce la vetrocamera basso emissivo.

Caratteristiche principali della vetrocamera: selettività e trasmittanza termica

Le prestazioni di una vetrocamera sono determinate dalla tipologia di vetri utilizzati, da quanto questi siano basso emissivi e selettivi.

Cos’è la selettività (IS)? Per selettività si intende la capacità del vetro di filtrare le diverse lunghezze d’onda emesse dal sole, lasciando passare la maggior parte della luce ma impedendo di entrare alla maggior parte dell’energia che genera calore. Più il valore si avvicina al 2 (in genere si attesta attorno l’1.6 / 1.7) più selettivo è il vetro

Quando si parla di vetrocamera basso emissivo, invece, si prende in considerazione il valore Ug, ovvero quello della trasmittanza termica: più il valore è basso, più il vetro isola.

Attualmente, il più performante coefficiente, si ottiene combinando tre vetri, due dei quali basso emissivi. Se il valore di una singola vetrata isolante è di Ug 1,0 W/(m2K), quello di una tripla vetrata è di 0,5: l’isolamento termico migliora di oltre 10 volte e si riducono di 10 volte le spese di riscaldamento necessarie alla copertura delle dispersioni.

Al fine di scegliere un prodotto di qualità, bisogna considerare il coefficiente di trasmittanza termica, il quale indica quanto il materiale consente la fuoriuscita del calore dall’interno all’esterno

dell’edificio, e fornisce quindi una precisa idea del grado di isolamento. Misurato in W/m2K , più basso è il suo valore, migliore è l’isolamento, e quindi la capacità della vetrocamera di trattenere il

calore all’interno della stanza riscaldata (o il fresco all’interno della stanza raffreddata).

Tipologie di vetro

Un elemento da valutare nella scelta della vetrocamera è la tipologia di vetro impiegato nella realizzazione dell’infisso.

Il vetro “standard” è definito anche float, ed è quello più utilizzato in generale, a prescindere dalla destinazione d’uso.

I vetri che compongono la vetrocamera possono essere di varia tipologia.

Solitamente vengono utilizzati vetri ”selettivi” e “basso emissivi” (vetro basso emissivo) che hanno la caratteristica di lasciar passare le radiazioni luminose e contrastare il passaggio delle radiazioni infrarosse, a frequenza minore, responsabili della trasmissione di calore, sia esterno-interno che interno-esterno.

Da anni, ormai, è obbligatorio che il vetro più interno sia un vetro stratificato antinfortunistico composto da due lastre intimamente accoppiate tra cui è inserito un film di materiale plastico trasparente per evitare che, in caso di urto o rottura, le lastre si rompano in pezzi che possono essere pericolosi. Nei vetri stratificati i frammenti di vetro rimangono solidali tra loro grazie alla pellicola.

Vetrocamera con “inglesine” e “veneziane”

Alcuni tipi di vetrocamera vengono prodotti con inserti interni all’intercapedine (in genere in alluminio) che simulano le classiche finestre all’inglese con tanti piccoli vetri.

Altre versioni presentano, sempre nell’intercapedine, una tendina alla veneziana (vetrocamera con veneziana) che può essere azionata dall’esterno per modulare ulteriormente il passaggio della luce.

Vetrocamera: la normativa di riferimento

La produzione di vetri per infissi è regolamentata dalla norma UNI 7697:2014, entrata in vigore il 22 maggio 2014, periodicamente aggiornata dagli enti preposti.

La norma classifica le vetrate per gli infissi, stabilendo come vanno montate, i materiali da utilizzare, la composizione, il modo in cui devono rispondere a sollecitazioni varie, le prestazioni minime da garantire e i criteri di scelta.

Secondo quanto indicato nella norma, esistono diverse tipologie di vetro:

  • Vetrate isolanti (UNI EN 1279-1);
  • Vetro stratificato (UNI EN 12543-1);
  • Vetro Temprato Termicamente (UNI EN 12150-1);
  • Lastra: elemento vetrato monolitico o stratificato;
  • Vetrata isolante (IGU);
  • Vetrata;
  • Vetro di sicurezza: in conformità all’Appendice C della UNI EN 12600.

Devi ristrutturare casa e non sai come scegliere la vetrocamera per le finestre? Contattaci

Investimenti immobiliari: conviene investire contro la crisi?

Investimenti immobiliari: conviene investire contro la crisi?

La casa,  sia prima che seconda, viene considerata un ottimo investimento. Per questo motivo l’87% dei beni reali detenuti dalle famiglie italiane è rappresentato da immobili aventi un valore di circa 5 miliardi di euro.

Tre Italiani su quattro abitano in una casa di proprietà. Tra abitazioni di vacanza, immobili in affitto o sfitti esistono nove milioni di “seconde case”.

Il 73% della popolazione possiede almeno una casa di proprietà. Si tratta di una statistica positiva per quanto riguarda le ripercussioni sul tessuto sociale del Paese.

In Italia l’immobile ha un ”valore particolare” sia per motivi culturali sia per la grande disponibilità di immobili a disposizione.

Vi è un atavico pragmatismo che non è stato scalfito dall’era moderna e che spinge l’Italiano medio ad  effettuare investimenti solidi e tangibili al posto di una ricchezza spesso virtuale e pronta a scomparire al primo crollo dei mercati azionari. Per questi motivi, si è convinti che un immobile regga di valore nel tempo e tende ad incrementarlo, proteggendo il proprietario dal rischio di inflazione.

Possedere un’abitazione è un elemento sia di sicurezza sia di stabilità.

Ma la grande propensione degli Italiani ad investire nel mattone non si è fermata alla prima casa.

Investire in un appartamento è sicuramente un investimento sicuro. Si tratta di un bene rifugio sul quale investire anche la maggior parte dei propri risparmi.

Esiste però un enorme patrimonio immobiliare inutilizzato. Molte persone, in seguito a delle eredità ricevute, possiedono una o più case. Vendere questi immobili può risultare abbastanza complesso.

L’acquisto di un immobile è uno dei tanti modi per investire i tuoi risparmi. Negli ultimi anni, si tende ad attribuire alla casa uno status speciale. L’asset immobiliare, in realtà, eccetto la prima casa, dovrebbe essere trattato come un qualsiasi altro asset finanziario.

Quali sono gli elementi da tenere in considerazione prima di fare un investimento immobiliare?

  • La valutazione: se si guarda al valore reale degli immobili, negli ultimi 25 anni, si può notare come quest’ultimo sia sceso mediamente del 15%. Ciò significa che coloro che avessero investito in immobili, non sarebbero riusciti a proteggere  dall’inflazione il valore del proprio capitale. L’ubicazione geografica del tuo investimento è fondamentale. Se il valore immobiliare è rimasto costante, in grandi città, come Roma e Milano, è crollato di conseguenza in altre aree del Paese.
  • Le tasse: stai valutando la possibilità di fare un investimento immobiliare? Uno degli elementi da considerare è il fattore fiscale. L’Imu è stata abolita per la prima casa non di lusso sia per i proprietari di immobili adibiti ad abitazione principale sia per i detentori di immobili. (per coloro che vivono in una casa in affitto detenuta a titolo di abitazione principale). Non si può dire lo stesso per le seconde case. E poi ci sono anche le tasse locali.
  • L’affitto: il mercato degli affitti in Italia non è reattivo, in alcune aree geografiche e come conseguenza dell’elevato tasso di proprietà immobiliare. Il tasso di morosità da parte degli inquilini è molto elevato e gli strumenti legali a disposizione dei proprietari sono limitati.
  • La liquidità: vendere la propria casa richiede molto tempo ed in costi di intermediazione possono essere molto onerosi. Un investimento immobiliare è per definizione poco liquido.
  • La diversificazione: possiedi già una prima casa? Allora sei probabilmente molto esposto al rischio legato al settore immobiliare. In caso di crisi specifica del settore, per evitare di essere troppo esposti al rischio, è fondamentale diversificare i propri asset tra diverse asset class.

Conviene ancora investire in un immobile?

In linea generale, l’attuale contesto sia economico sia finanziario dell’Italia potrebbe rendere sensata la scelta di investire nel mattone. Molti osservatori hanno sottolineato che i tassi di interesse ancora bassi e la ripresa dell’economia, potrebbero continuare almeno per il momento a fornire supporto al mercato immobiliare.

Chi deve fare un acquisto immobiliare come investimento per cambiare casa o per scelta di vita diversa, è consigliabile che approfitti di una fase che può essere sicuramente considerata adatta e positiva da “sfruttare” per queste motivazioni. 

Coloro i quali intendono vendere tanto per vendere, senza un programma ancora ben definito, possono anche aspettare un attimo, perché dovrebbe arrivare gradualmente, una fase in cui ci potrà essere un lieve aumento dei prezzi.

Queste analisi hanno evidenziato i due trend che oggi caratterizzano il mercato immobiliare ovvero l’ attività di compravendita in crescita ed i prezzi in fase di stabilizzazione. È proprio sulla base di questi due elementi, una parte degli osservatori di mercato, ha sottolineato la necessità di investire adesso e di comprare casa prima che i prezzi riprendano a salire.

Investire per rivendere o affittare casa da privato

Perchè è importante investire nell’acquisto di un immobile per affittare casa da privato? Quali profitti potresti generare? A seguire 3 motivi per cui dovresti pensarci.

1. Costruisci la tua rendita mensile

Il mattone è ancora un valido investimento. Facendo un paragone con altre tipologie di investimento finanziario, che rendono al massimo il 2%, l’acquisto di una casa da mettere in affitto rende molto di più. In particolare se l’immobile acquistato si trova nella zona centrale di una grande città come Milano o Roma. Il costo iniziale sarà elevato ma sarà molto più facile affittare a prezzi più alti. Facciamo un ipotesi e un po’ di conti:

Investimento iniziale La quota per l’acquisto di un immobile varia molto da città a città e in base ad altri fattori come la metratura, la vicinanza dal centro, ecc. Facciamo un esempio a Milano. Il prezzo medio al mq a Milano è di 3600,00€. Prendiamo una casa di 70 mq a 252000,00€. Bisogna aggiungere un 10% tra burocrazia, notaio e spese accessorie. In definitiva avremo speso 277000,00€.

Affitto dell’immobile

Il prezzo medio al mq per l’affitto a Milano città è di 23,00€. Per un’abitazione di 70 mq l’affitto sarà di 1610,00€. Il reddito lordo annuo sarà:

1610€/mese per 12 mesi ossia 19320,00€ lordi.

Ai 19320€ vanno sottratti i costi di manutenzione straordinaria ( la manutenzione ordinaria è a carico dell’inquilino) e i costi di cedolare secca, IMU e altre tasse per un totale di circa 2300€.

Reddito netto

Possiamo calcolare il reddito netto per l’affitto di una casa da privato a Milano:

  • Reddito lordo: 19320,00€
  • Spese di gestione e tasse: 2300,00€
  • Investimento iniziale: 252000,00€

Il rendimento netto annuale può essere calcolato sottraendo al reddito lordo le spese e dividendo il totale per l’investimento iniziale.

(19320 – 2300)/252000= 0,068 ossia il 6,8% annuo!!!

2. Acquistare monolocali da affittare

L’acquisto di un monolocale in una grande città come Roma o Milano può rappresentare un buon investimento a lungo termine. Negli ultimi anni i prezzi per le case sono diminuiti fino al 30% rispetto al periodo pre crisi del 2008. I prezzi per gli affitti invece continuano a salire.

Perchè acquistare un monolocale a Milano?

Hai almeno due validi motivi:

  1. Prezzo di acquisto fino al 30% in meno rispetto al periodo pre crisi
  2. Il prezzo degli affitti è in continua ascesa.

Dobbiamo dire che purtroppo l’aumento dei prezzi degli affitti è un sintomo della condizione economica non troppo rosea degli italiani che non possono acquistare casa.

Aggiungo un terzo motivo per cui dovresti acquistare un monolocale da affittare: affittare un appartamento di piccole dimensioni è più facile! Il target di pubblico si estende, oltre che ai piccoli nuclei famigliari, anche agli studenti o ai single che intendono lasciare la casa dei genitori.

3. Acquistare immobili da ristrutturare per rivenderli

Comprare un immobile, ristrutturarlo, rivenderlo e guadagnarci? Questo è il momento giusto. Con i prezzi delle case che sono scesi fino al 30% negli ultimi anni puoi pensare di acquistare una casa da ristrutturare per rivenderla. Vediamo quali sono gli aspetti da valutare:

  1. Acquistare in una zona della città dove la domanda da parte dei consumatori è forte. Di solito, per investimenti di questo genere, devi puntare a zone della città o ai quartieri dove la rivendita è facilitata dalla domanda di acquisto. Scegli i centri storici.
  2. Ci sono alcune tipologie di abitazione più facili da vendere dopo una ristrutturazione: i monolocali e i bilocali. Queste due tipologie di immobili sono molto richieste nel mercato immobiliare, soprattutto se presenti in zone in cui sono presenti nelle vicinanze servizi e collegamenti con i mezzi pubblici.
  3. Da valutare bene il costo della ristrutturazione. Se l’immobile è da ristrutturare con piccoli lavori non strutturali puoi generare dei profitti fino al 12% sull’investimento iniziale. Per conoscere i costi devi chiedere un preventivo ad una società edile e valutare preventivamente l’entità dei lavori da effettuare e quali sono le tempistiche. Se i costi di acquisto/ristrutturazione sono bassi e i tempi dei lavori di breve durata puoi fare un affare!

Intendi fare un investimento immobiliare acquistando una casa da ristrutturare? Contattaci

Piastrelle di grande formato: un’evoluzione per l’industria del settore

Piastrelle di grande formato: un’evoluzione per l’industria del settore

Negli ultimi anni, l’industria della ceramica ha immesso sul mercato piastrelle per pavimenti e rivestimenti in formati sempre più grandi. Una vera e propria evoluzione per l’industria del settore.

L’ampliamento dei formati è stato portato a termine mantenendo inalterate le caratteristiche prestazionali del materiale e gli spessori estremamente ridotti (da 3 a 6 mm).

Quali sono le caratteristiche delle piastrelle di  grande formato?

Le piastrelle di grande formato consentono la riduzione al minimo della presenza delle fughe,  presentano superfici levigate e mostrano una certa “leggerezza” complessiva.

Tutte queste caratteristiche contribuiscono a creare quell’effetto di continuità della superficie del pavimento che conferisce grande forza espressiva a qualunque tipo di ambiente, da quelli residenziali a quelli degli spazi commerciali.

Le collezioni di maxi piastrelle

A parte l’estetica, uno dei vantaggi pratici più immediati delle maxi piastrelle è la maggiore facilità di pulizia e manutenzione che si rivela particolarmente utile nei luoghi pubblici di passaggio, di sosta prolungata e di forte calpestio.

L’uso di piastrelle di grande formato oggi viene apprezzato anche in ambito domestico. Non solo in case aventi a disposizione vasti spazi ma anche in case aventi  pavimentazioni di dimensioni più ridotte, come, ad esempio, i bagni, in cui l’impiego di un numero ridottissimo di maxi piastrelle permette di ottenere quell’effetto di continuità tanto ricercato.

Cotto d’Este, con le collezioni della serie Kerlite  ha rivoluzionato il mondo della piastrella in gres porcellanato, condensando in soli 3 mm di spessore le qualità del materiale tradizionale ed introducendo anche un nuovo concetto di posa in opera senza la demolizione dell’esistente.

Gli studi e l’evoluzione tecnologica si sono spinti oltre, permettendo, anche per questi prodotti la produzione di lastre di grandi dimensioni, le quali si sono concretizzate nelle collezioni Kerlite Exedra e Kerlite Global Surface.

La passione dell’azienda per il marmo ed un’accurata ricerca condotta presso le cave più note al mondo del pregiato materiale,  hanno portato alla realizzazione di lastre che ne riproducono ben sei differenti varietà e sono realizzate in gres porcellanato o in gres laminato (Kerlite Plus, di spessore 3,5 mm).

I marmi riprodotti sono Travertino, Marfil, Calacatta, Estremoz, Pulpis ed Amadeus. Tutti ricreati con un senso di grande naturalezza. Le lastre sono realizzate con l’innovativa tecnologia inkjet che permette di ottenere l’assoluta fedeltà all’originale.

Le finiture superficiali disponibili sono tre: Naturale, Soft e Lux.

La finitura Soft si caratterizza per il suo aspetto setoso, dai riflessi opalescenti;  la finitura Lux spicca per il riflesso semi-lucido.
Oltre alle grandi lastre da 300×100 cm, sono disponibili due sottoformati: quello da 100×100 cm e quello da 100×33,3 cm.

Inoltre la collezione è disponibile anche in gres porcellanato da 14 mm di spessore.

I marmi della Collezione Exedra  sono sia belli esteticamente sia sicuri, perché grazie alla tecnologia antibatterica Microban®, sono protetti dalla proliferazione dei batteri.
Si tratta di una tecnologia a base di argento, grazie alla quale le piastrelle di Cotto d’Este sono protette da un innovativo scudo antibatterico. Quest’ultimo elimina fino al 99,9% dei batteri dalla superficie garantendo una protezione inalterabile da usura, condizioni climatiche e ripetute pulizie in qualsiasi ambiente di utilizzo.

La protezione viene integrata direttamente nelle piastrelle durante il processo produttivo: quando i batteri entrano in contatto con la superficie trattata, la tecnologia Microban® agisce bloccandone il metabolismo, interrompendo così il ciclo vitale dei batteri, i quali non sono più in grado di proliferare e sopravvivere.

Inoltre l’azione antibatterica previene anche la formazione di biopellicole o biofilm,  colonie di batteri che costituiscono una vera e propria copertura sulla superficie e che possono danneggiare la superficie che rivestono, come ad esempio le piastrelle.

La collezione Aster Maximum di Graniti Fiandre si presenta innovativa dal punto di vista del design, ispirato all’effetto spazzolato del cemento. Essa si spinge oltre i confini delle tradizionali dimensioni di un prodotto ceramico.


Oltre al formato fuori dal consueto, le lastre offrono anche il pregio di uno spessore davvero minimo (tra i 3 e i 6 mm) ed una superficie luminosa e levigata. Questo grazie alle tecnologie attualmente disponibili, le quali hanno permesso di coniugare il formato di notevoli dimensioni con lo spessore estremamente sottile ed eliminare ogni asperità di superficie.

La varietà di proposte cromatiche della collezione, studiata per dare risalto alle superfici realizzate in gres porcellanato a tutta massa, spazia dalle sfumature dell’antracite della linea Moon, fino al pallore diafano della linea Uranus.
La scelta si completa con Venus, che evoca i colori del più luminoso dei pianeti notturni e Mercury, ispirata dai crateri del pianeta roccioso.

Le caratteristiche di questo prodotto rendono particolarmente delicato il lavoro di posa in opera, il quale deve essere realizzato da manodopera esperta e qualificata, come quella offerta da Ristruttura Interni.

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rubinetteria

L’importanza della scelta della rubinetteria bagno

Progettare il bagno sia che si tratti di una stanza ex novo sia di una ristrutturazione del bagno, richiede una serie di passaggi fondamentali. Scegliere la giusta rubinetteria rientra in questa categoria e la scelta è una decisione importante sia dal punto di vista stilistico che pratico.

La rubinetteria può anche essere considerata come un accessorio secondario, ma ha certamente un ruolo fondamentale nella stanza da bagno. Provate ad immaginare lavabi, bidet, docce e vasche da bagno senza rubinetteria: diventano tutti degli accessori inutilizzabili altamente scomodi.

La scelta dei rubinetti va fatta nei minimi dettagli, prendendo in considerazione diverse variabili come i sanitari e gli accessori sui quali andremo ad installarli, le dovute distanze tra le superfici e l’utilizzo che ne vogliamo fare.

Nella scelta di ogni elemento vanno valutati anche praticità ed ergonomia.

E’ fondamentale  tenere sempre in mente chi sarà l’utilizzatore principale della stanza, valutando così anche le sue esigenze specifiche, come l’altezza di installazione.

Il tipo di installazione si rifà soprattutto alla struttura delle tubature ed all’estetica dell’arredo bagno: potete scegliere tra incastri sul top, a muro o addirittura a pavimento nel caso di lavabi monoblocco.

Le tipologie di rubinetto

Per chi ama il bagno in stile, ogni dettaglio deve essere scelto in linea, anche i rubinetti.

Se i modelli moderni sono quasi sempre monoforo (detti anche miscelatori monocomando), quelli tradizionali prevedono invece 3 elementi (da cui il termine rubinetteria “a tre fori”): la bocca d’erogazione più le due manopole.

Quest’ultime risultano fortemente connotate: le più diffuse sono quelle “a croce”. Ma ancora più caratteristiche sono le eleganti leve in porcellana, bianca o nera, oppure in metallo, in finitura cromata lucida oppure color oro, bronzo e ottone, anche abbinate tra loro.

I modello più preziosi, ancora prodotti a partire dagli stampi originali, possono avere intarsi in cristallo.

Staffordshire 9 di Victoria + Albert si distingue per le maniglie in ceramica e la bocca d’erogazione in stile tradizionale. E’ disponibile in finitura cromo lucido, nichel spazzolato e nichel lucido.

Antique Precious Lever di Devon&Devon è realizzato con stampi datati 1922 ed è impreziosito da leve in cristallo nero ed ottone. Disponibile nelle finiture cromo, oro chiaro e nichel lucido.

La scelta del materiale

  • Acciaio inox,  indiscutibilmente è la scelta più comune. Si tratti di una finitura cromata o nella più moderna satinatura. La ragione va ricercata nella sua alta resistenza, collegata ad una pulizia veloce e semplice.
  • Ottone,  ha le stesse caratteristiche. Ma trova meno riscontro negli ultimi anni, in quanto più adatto ad un’estetica classica o ad elementi d’arredo particolari.

Non mancano versioni colorate, spesso utilizzate in bagni dedicati ai bambini o in progetti contract come bar, ristoranti ed alberghi.

  • Oro, argento e pietre pregiate, adatti a realizzare una stanza da bagno di lusso

Sono tornati in voga i miscelatori con cartuccia-Joystick, ispirata in un certo senso al Joystick delle consolle. Essi  offrono indubbiamente uno stile minimale e pulito.

Da non sottovalutare anche la rubinetteria con installazione a parete, utilizzata principalmente su bacinelle o su lavabi con installazione sopra piano.
Grandi novità anche sul lato finiture. Se prima la finitura di tendenza era quella “classica” cromata, negli ultimi anni finiture come il bronzo e l’oro stanno avendo un discreto successo. Questo anche grazie alle diverse tipologie di sanitari, che richiamano in qualche modo stili vintageretrò.

Comandi digitali, risparmio idrico, finiture preziose. Sono queste le caratteristiche  principali che i nuovi miscelatori portano con loro.

La rubinetteria bagno sta subendo una forte modernizzazione, acquisendo un design ed un automatismo sempre più avanzato.

Il dettaglio da non trascurare, che sia minimale o meno, è proprio l’abbinamento della rubinetteria con l’ambiente bagno in generale. Se prima  l’abbinamento andava fatto solamente per i tre sanitari principali, oggi, si aggiungono cascate d’acqua, getti per massaggi rigenerantisoffioni con effetto pioggia e tanti altri accessori. Tutti rigorosamente appartenenti alla medesima collezione, con forme dimensioni identiche.

Rubinetti: attenti ai consumi

Se il design è l’aspetto che più colpisce, non si può trascurare l’aspetto green di prodotti sempre più ecosostenibili e che prevedono dispositivi in grado di aiutarci ad evitare sprechi idrici.

Al contrario di quanto non si creda, per lavarsi non è necessaria tanta acqua ma un getto confortevole. Esso si può ottenere limitando la prima perché mescolata con l’aria, grazie a due semplici dispositivi. 

Con i limitatori di portata si blocca la leva del rubinetto ad un primo livello, facendo così uscire meno acqua.

L’aeratore, poi, miscela l’aria con l’acqua, rendendone più potente il getto.

Risultato: il consumo d’acqua diminuisce fino al 50%, attestandosi intorno ai 5/6 litri al minuto dei rubinetti attuali (rispetto ai 12 di un tempo).

Il miscelatore Synergy Stone 95 di Fir Italia, con maniglia in Corian, prevede un aeratore che riduce la portata dell’acqua a 6 litri al minuto.

Per risparmiare anche energia, alcuni modelli prevedono il limitatore di temperatura e sistemi che tecnologie che impediscono l’accensione dello scaldabagno se si vuole solo acqua fredda.

Ceramix di Ideal Standard (www.idealstandard.it) è in grado di erogare acqua fredda senza attivare inutilmente la caldaia. Il consumo d’acqua è di 5 litri al minuto.

Essense SuperSteel di Grohe (www.grohe.it) assicura un controllo preciso e graduale del getto e della temperatura dell’acqua.

Hai intenzione di ristrutturare il bagno? Sei nel luogo giusto per avere tutte le dritte possibili sia sui lavori da effettuare sia anche sul design da rispettare. Contattaci