Rossana Nardacci, Autore presso Ristruttura Interni
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Ristrutturazione casa: permessi e documenti necessari

Ristrutturazione casa: permessi e documenti necessari

Quando si ha intenzione di ristrutturare la propria casa, al fine di avviare i lavori di ristrutturazione, sono necessari titoli abilitativi.

Sono state introdotte  misure volte alla semplificazione ed a garantire a cittadini ed imprese certezze sulle regole da seguire.

Quali sono i titoli abilitativi necessari per gli interventi edilizi più comuni?

  • Manutenzione ordinaria. Si tratta di  interventi riguardanti opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture e quelli necessari ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti. Trattandosi di attività di edilizia libera, non occorre alcun titolo abilitativo.
  • Manutenzione straordinaria pesante. Si tratta di interventi edilizi per conservare l’edificio ed assicurarne la funzionalità quali il consolidamento, il ripristino ed il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio. Per realizzare questi interventi, occorre presentare la SCIA.
  • Manutenzione straordinaria leggera. Si tratta di opere necessarie a sostituire parti di edifici non alterando però la volumetria complessiva degli edifici e senza che vi siano mutamenti urbanisticamente rilevanti delle destinazioni d’uso. Per effettuare ciò,  occorre presentare la CILA;
  • Ristrutturazione edilizia semplice o leggera riguarda opere come il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’emissione e la modifica di nuovi elementi ed impianti a patto che non si aumenti il volume complessivo, non si modifichi la sagoma di edifici vincolati, non vi siano mutamenti d’uso. Si tratta di un’attività libera e quindi non vi è bisogno di alcun titolo abilitativo.
  • Ristrutturazione pesante, la quale comporta modifiche della volumetria complessiva degli edifici e di conseguenza necessita della presentazione della Scia;
  • Restauro e risanamento conservativo leggero: comprendono interventi di ripristino e rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso. Questi interventi richiedono la presentazione della CILA.
  • Installazione di pompe di calore di potenza termina utile nominale inferiore a 12 kw. Si tratta di un’attività di edilizia libera e quindi non richiede alcun titolo abilitativo.
  • Eliminazione delle barriere architettoniche, le quali non comportano la realizzazione di ascensori esterni ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio. Si tratta di attività libera e quindi non necessita di alcun titolo abilitativo.

CILA: come funzione e come si presenta

Dal 2010 è possibile realizzare gli interventi di manutenzione straordinaria con la Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata (CILA).

Essa fu introdotta nel Testo Unico dell’Edilizia Dpr 380/01 per semplificare l’avvio di lavori edilizi da realizzare senza titolo abilitativo ma con una comunicazione inviata anche in modo telematico all’ufficio tecnico del Comune.

Per presentare una CILA è necessario l’ausilio di un tecnico abilitato, il quale deve redigere i disegni di progetto e l’asseverazione per dichiarare se gli interventi rientrano tra quelli ricadenti nella CILA e se rispettano le normative antisismiche, energetiche, antincendio, igienico-sanitarie.

CILA e Manutenzione Straordinaria

Gli interventi subordinati a Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata sono quelli ricadenti nella manutenzione straordinaria e nel restauro e risanamento conservativo senza interventi strutturali

Generalmente i lavori di manutenzione straordinaria sono quelli in cui si determina una nuova distribuzione degli spazi interni senza modifiche delle facciate o dei volumi.

Il tecnico abilitato deve dichiarare di non avere rapporti di dipendenza con l’impresa e con il committente e che gli interventi non prevedono il rilascio di un titolo abilitativo. E’ quindi il tecnico a caricarsi della responsabilità di dichiarare se i lavori possono essere realizzati solo con una semplice comunicazione CILA.

La CILA, essendo una comunicazione, non necessita dell’approvazione del Comune. Viene presentata dal proprietario  presso il Comune (Sportello Unico per l’Edilizia SUE) territorialmente competente.

Anche un professionista abilitato, (architetto, geometra, ingegnere) può presentare la CILA, se delegato da uno dei titolari. Il coinvolgimento di un professionista abilitato è necessario comunque per la compilazione delle dichiarazioni ed asseverazioni di sua competenza. Il tecnico, infatti, dichiara che le opere realizzate tramite CILA rispettano la normativa in materia e realizza gli elaborati grafici (planimetrie, sezioni, prospetti etc.).

Nei casi in cui nelle opere di manutenzione straordinaria rientrino interventi non contemplati, per la ricostruzione edilizia, risanamento conservativo e restauro, è necessario presentare una S.C.I.A. (segnalazione certificata di inizio attività).

Quali sono gli interventi sottoposti a CILA?

Devono ritenersi sottoposti a CILA:
– gli interventi di manutenzione straordinaria,  compresa l’apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne, sempre che non riguardino le parti strutturali dell’edificio;
– il restauro e risanamento conservativo leggero,  non riguardante parti strutturali dell’edificio;
– gli interventi di eliminazione delle barriere architettoniche che comportino la realizzazione di ascensori esterni ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio;
– le opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che siano eseguite in aree interne al centro edificato);
– i movimenti di terra non strettamente pertinenti all’esercizio dell’attività agricola ed alle pratiche agro-silvo-pastorali;
– la realizzazione di serre mobili stagionali funzionali allo svolgimento dell’attività agricola che presentino strutture in muratura;
– la realizzazione di pertinenze minori che le norme tecniche degli strumenti urbanistici, non qualifichino come interventi di nuova costruzione, ovvero che comportino la realizzazione di un volume inferiore al 20% del volume dell’edificio principale .

SCIA: applicazione ed attuazione di inizio attività

La SCIA è una semplice segnalazione, corredata dalla documentazione richiesta dalla normativa di settore, da parte dell’interessato all’amministrazione pubblica competente. Non può essere utilizzata nei casi in cui siano richiesti “titoli espressi” – ovvero in presenza di vincoli normativi di carattere ambientale, paesaggistico, culturale o inerenti la salute, la sicurezza pubblica, la difesa nazionale – senza che vengano preventivamente acquisiti gli atti di assenso dell’Ente preposto alla tutela del vincolo stesso (art. 22, c. 6, D.P.R. n. 380/2001, cosiddetta SCIA Condizionata).
L’innovazione più importante, rispetto alla Dia, consiste nel poter iniziare qualsiasi attività dalla data di presentazione della SCIA all’amministrazione competente, purché siano verificate due condizioni, quali:

  1. siano stati acquisiti tutti i preventivi atti di assenso, eventualmente previsti dalle leggi e norme vigenti;
  2. le attività e/o gli immobili oggetto di intervento non siano localizzati all’interno dei centri storici e nelle altre aree di particolare pregio ambientale, storico, artistico.

Quali sono gli interventi realizzabili con SCIA?

Il campo di applicazione SCIA riguarda:

  • gli interventi di manutenzione straordinaria (pesante) riguardanti le parti strutturali dell’edificio. Si tratta  degli interventi le cui caratteristiche non rientrano nel campo di applicazione della CILA;
  • gli interventi di restauro e di risanamento conservativo (pesante) riguardanti le parti strutturali dell’edificio;
  • gli interventi di ristrutturazione edilizia cosiddetta “semplice” o “leggera” che non presenti i caratteri né della Ristrutturazione ricostruttiva, né della Ristrutturazione pesante.
  • gli interventi edilizi attuati da proprietari di immobili finalizzati alla costruzione di parcheggi al piano terra o nel sottosuolo dei fabbricati, nonché gli interventi edilizi finalizzati alla realizzazione di parcheggi ad uso esclusivo dei residenti nel sottosuolo di aree pertinenziali esterne al fabbricato;
  • gli interventi di demolizione e ricostruzione che nel rispetto dei volumi originari comportano una variazione della sagoma;
  • l’installazione di impianti radioelettrici, con tecnologia UMTS o altre, con potenza in singola antenna uguale od inferiore ai 20 Watt, rispettando i limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità indicati nell’art. 87, D.Lgs. 1° agosto 2003, n. 259. La SCIA deve essere conforme ai modelli predisposti dagli Enti locali.
  • la costruzione, esercizio e modifica di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili al di sotto della soglia. In questo caso i lavori oggetto della segnalazione possono essere avviati decorsi 30 gg. dalla presentazione.

Può presentare la SCIA edilizia il titolare di un diritto reale sull’immobile (ad es. proprietario, usufruttuario, persona fisica o giuridica) o chiunque ne abbia titolo in base a valido negozio giuridico (es.: delega o procura, da parte del proprietario).

La SCIA edilizia va presentata su carta semplice al Comune prima dell’inizio dei lavori e va redatta compilando il modello unico semplificato apposito disponibile presso ogni Comune o scaricabile via internet.

La SCIA diventa efficace dalla data della sua protocollazione. L’attestazione di avvenuta presentazione è rappresentata da una ricevuta rilasciata immediatamente anche in via telematica. In caso di mancato rilascio della ricevuta, la SCIA presentata produce comunque i suoi effetti.

Porte, dall’acquisto alla messa in opera

Porte, dall’acquisto alla messa in opera

La scelta della porta  è determinata non solo da questioni estetiche ma anche da eventuali problemi di spazio o dalla necessità di risolvere tante situazioni particolari.

Modalità di apertura, un fattore importante nella scelta della porta

A battente, è la porta tradizionale ma anche la più comune. L’anta è fissata tramite le cerniere ad un lato del vano dell’apertura e ruota sull’asse laterale verticale per aprirsi. E’ possibile scegliere il lato di apertura, solitamente da sinistra a destra, per favorire l’impugnatura con la mano destra. Ma anche il senso, cioè la direzione di apertura: all’interno della stanza in cui ci si trova (a tirare) o verso quella in cui si entra (a spingere). Sono fattori importanti che vanno decisi prima della posa in opera.

La porta a battente è pratica da aprire e muovere, l’unico vincolo è dato dall’ingombro dell’anta, per il quale non ci possono essere ostacoli. L’ingombro richiesto per l’apertura corrisponde al raggio che l’anta traccia, con un angolo di almeno 90°.

Controtelaio e telaio sono un unico elemento che, una volta installato, va rifinito in modo da risultare invisibile: a questa struttura va agganciata l’anta con le cerniere a scomparsa.

Le porte bidirezionali sono particolari porte a battente che si aprono sia a spingere sia a tirare, quindi hanno il pregio della versatilità. Sono dotate di cerniere a pivot, che permettono l’apertura nelle due direzioni. Spesso la presenza della serratura magnetica, a filo dell’anta e del telaio, aggiunge praticità.

Scorrevoli, in due versioni. Nate come porte salva spazio per i locali di servizio, hanno un’importante valenza estetica oltre che funzionale. Due sono le tipologie: interno ed esterno muro.

  • Interno muro: sono a scomparsa. L’anta scorre all’interno di un controtelaio metallico dentro la parete che fuori rimane libera. Il controtelaio metallico è l’elemento fondamentale e sono necessari lavori di muratura per incassarlo oppure bisogna costruire un muro cavo all’interno per inserire l’apposito vano. L’elemento viene poi rifinito come la parete. Due sono i tipi di controtelai disponibili, in base a come è realizzata la parete interna: in muratura (laterizi forati) oppure in cartongesso. Al momento dell’acquisto è quindi indispensabile specificare il materiale.

Con anta singola o doppia: nel secondo caso si tratta di porte speculari, con un carrello apposito che ne può permettere l’apertura simultanea. Servono però due controtelai per ciascuna anta, da alloggiare in entrambe le pareti.

  • Esterno muro: le porte che scorrono all’esterno del muro hanno le ante che si muovono parallele alla parete, sovrapponendosi e restando a vista. Lo scorrimento avviene lungo una guida, in alluminio anodizzato o acciaio, fissata in alto a parete o soffitto, ad incasso totale o a sospensione. Sono la soluzione più semplice da installare perché non richiedono lavori sulla muratura, a meno che la guida non sia incassata, a scomparsa totale.

L’effetto visivo è molto scenografico, soprattutto quando le ante sono in vetro decorato. Inoltre, è possibile abbinare ante scorrevoli a parti fisse, aumentando la zona aperta e la luce nella zona giorno.

Mantovana: si tratta di una fascia esterna che copre il binario di scorrimento. E’ un elemento estetico, solitamente uguale al pannello della porta, in legno o laccato, che può continuare in una fascia perimetrale, nella parte superiore, per tutto l’ambiente. E’ una soluzione classica che però rimane attuale.

Senza binario: alcune porte sembrano esserne prive. Quando scorrono, mostrano solo l’anta, sia quando è aperta sia quando è chiusa. Il meccanismo è nascosto dal pannello stesso, che si muove insieme all’anta con binario e ruote montati dietro.

Filomuro, i modelli di tendenza

Una porta priva di stipiti, coprifili e cornici si definisce filo muro o raso muro. L’effetto è quello di un’anta ritagliata sulla parete, a filo, in continuità con essa, quindi senza elementi sporgenti.

Filomuro possono essere sia modelli a battente sia scorrevoli.

Le cerniere a scomparsa regolabili ed il telaio in alluminio sono fondamentali per ottenere questo risultato: si inseriscono perfettamente nella parete senza lasciare elementi tecnici a vista. La serratura magnetica garantisce una chiusura perfetta della porta.

Riguardo le finiture, dal punto di vista estetico le possibilità sono infinite e personalizzabili. Ad esempio, le ante si mimetizzano e scompaiono nella parete se rivestite con la stessa carta da parati o la stessa tinteggiatura: in questo modo gli spazi sembrano amplificati. Se si vuole invece dare un tocco di colore alla stanza o sottolineare l’accesso al locale, basta scegliere la finitura o la tinta dell’anta in contrasto con quello della parete.

Altro elemento da considerare è il zoccolino: ideale quello filo muro (altrimenti sporgerebbe rispetto alla porta). Elegante ed essenziale, da alcune aziende viene proposto anche in abbinamento alla finitura della porta e con retroilluminazione segna passo. Per la sua installazione può essere necessario realizzare una controparete.

Per installare una porta filo muro è necessario eseguire dei lavori sulla muratura: questo consente di inserire uno specifico controtelaio.

In caso di ristrutturazione, se si desiderasse avere questo tipo di porte, non è possibile conservare i controtelai già installati, anche se in buone condizioni.

Le misure delle porte: dallo standard alle porte a tutta altezza

Da catalogo, le porte a battente misurano 80 cm di larghezza e 200/210 cm di altezza: ideali per un passaggio agevole. Queste misure sono al netto del telaio, quindi in genere bisogna aggiungere 4 cm su entrambi i lati e sulla parte superiore, per un totale di 88 x 204/214.

Spesso le porte sono disponibili anche in altre dimensioni, fino a 100 cm di larghezza e con altezze fino a 270 cm. Va tenuto presente che il costo aumenta per il fuori standard, anche fino al 30%.

Per le porte a battente è meglio non superare la larghezza di 80 cm, altrimenti è meglio optare per un serramento a doppia anta. Infine 60 cm è la larghezza minima consentita per una porta adatta per un ripostiglio o una cabina armadio.

Una tendenza è quella delle porte a tutta altezza, da 240 a 270 cm, che possono arrivare fino al soffitto della stanza. Se a battente, in genere sono filomuro, quindi hanno design minimale, ma il loro impatto estetico è molto forte e deciso e diventano un elemento architettonico. Disponibili anche scorrevoli, sono porte adatte soprattutto per la zona giorno.

Se in vetro, aggiungono luminosità agli ambienti.

Quali documenti garantiscono qualità e caratteristiche del prodotto?

  • Scheda prodotto. Il Decreto Legge 206/2005 stabilisce che ogni porta deve essere corredata da una scheda prodotto che ne riporti le caratteristiche. In particolare: la denominazione commerciale e la tipologia, i materiali impiegati e le tecniche di fabbricazione, la modalità di pulizia e manutenzione, le precauzioni d’uso e le modalità di smaltimento. E’ diritto dell’acquirente prendere visione della scheda prodotto.
  • Manuale d’uso e manutenzione. Deve essere abbinato alla porta ed, in particolare, devono essere specificati: modalità di apertura e chiusura, consegna ed illustrazione delle modalità di funzionamento delle chiavi, indicazioni sullo stato di porta chiusa in sicurezza e di porta accostata, indicazioni sul divieto di manomettere e/o sostituire parti del prodotto se non a cura di personale specializzato e con l’autorizzazione del fabbricante.
  • Garanzia. Prima dell’acquisto è necessario informarsi sulla sua durata, che non può essere inferiore a 2 anni. La garanzia copre i difetti di fabbricazione, ma decade per uso improprio o difetti di installazione.

L’acquisizione di questi documenti è una tutela per l’acquirente, nonché per chi si occuperà di mettere in opera la porta. Sono inoltre necessari per contestazioni o per un’eventuale richiesta di detrazioni fiscali.

Le spese per l’acquisto, fornitura e posa delle porte possono essere detratte al 50% nell’ambito del Bonus Ristrutturazione ma solo se comprese in un più ampio lavoro di ristrutturazione, manutenzione straordinaria e risanamento conservativo dell’abitazione.  Per esempio, nel caso in cui venga modificato il foro porta, con un suo allargamento o con demolizioni di “modesta entità”. Ma è possibile ottenerle anche sostituendo una porta a battente con una scorrevole dotata di controtelaio interno alla muratura. Il pagamento deve sempre avvenire con bonifico bancario “parlante”.

Vuoi scoprire quali sono le tipologie di porte adatte alle tue esigenze? Clicca quì.

Serramenti, tutte le tipologie per soddisfare ogni esigenza estetica

Serramenti, tutte le tipologie per soddisfare ogni esigenza estetica

Classici o contemporanee, lineari o particolari, i serramenti non sono assolutamente secondari nel definire lo stile dell’abitazione.

Veri e propri complementi d’arredo che non perdono il ruolo elettivo di separazione degli ambienti, possono essere invisibili per creare scenari omogenei e lineari oppure essere impattanti per diventare fulcro dell’ambiente.

Meglio comunque scegliere un filo conduttore di stile e colore per evitare nella casa contrasti non armoniosi. Al momento dell’acquisto delle porte vanno valutati vari aspetti, oltre ovviamente ad estetica e funzionalità: devono attutire i rumori ed isolare termicamente. Vanno anche considerati lo spazio a disposizione, la modalità di apertura e, non meno importante, il prezzo, influenzato da materiali, dimensioni e finiture, soprattutto in caso di soluzioni realizzare su misura.

Quali sono i criteri da considerare nell’acquisto di una porta?

In primo luogo è bene conoscere la terminologia che riguarda i suoi componenti. Quindi si parte dai materiali ed infine si scelgono le finiture.

Le soluzioni sono infinite e risolvono qualunque esigenza di stile, grazie a lavorazioni hi-tech sempre in progress.

I componenti che costituiscono i serramenti

  • Anta: è il pannello che si apre e si chiude e che comunemente chiamiamo porta
  • Controtelaio: è detto anche falso telaio ed assume configurazioni diverse in base al tipo di porta. In quelle a battente serve ad assicurarla alla parete ed è un riquadro in legno applicato al vano porta, che fodera il muro lungo lo spessore. In una scorrevole è un elemento scatolare posto all’interno del muro ce accoglie l’anta mobile.
  • Telaio fisso: è la struttura che copre il controtelaio e crea una cornice rifinita intorno al vano. E’ formato dal traverso (in alto) e dai montanti (ai lati). I tre pezzi sono uniti agli angoli con giunti ad incastro.
  • Coprifili: sono detti ance stipiti e sono gli elementi longitudinali usati per coprire le interruzioni tra telaio, controtelaio e muro.
  • Cerniere: collegano il telaio con l’anta stabilendone il senso di rotazione. Possono essere visibili o a scomparsa e sono importanti per e caratteristiche di resistenza, durata e qualità estetica.
  • Guarnizioni: sono costituite da materiale comprimibile che assicura la tenuta della porta. Poste tra anta e telaio, sono importanti per isolare ed attutire gli urti del pannello.
  • Maniglia: è l’elemento che permette di aprire la porta ed è spesso completa di placca, fissata all’anta con viti.

Va scelta insieme alla porta, coordinata oppure a creare un contrasto. Realizzata in metallo, soprattutto ottone, deve essere pratiche da afferrare e con qualche dettaglio di stile, come forma o finitura.

Linee stilizzare e quadrate sono adatte per porte moderne, mentre forme più sagomate ed arrotondate si abbinano a modelli più classici.

Oltre al cromato lucido o satinato, molto attuali sono le finiture bronzo, brunito, rame o antracite; ideali da abbinare al legno ed ai laccati chiari. Classico è l’oro satinato.

Importante è il trattamento superficiale che, abbinato ad alcune finiture, ne aumenta la resistenza nel corso del tempo.

Oltre ai modelli con impugnatura, per le porte a battente, ci sono quelli specifici per le scorrevoli: ad incasso, con una vaschetta in cui inserire le dita per spostare l’anta o i maniglioni sporgenti per quelle esterno muro.

  • Serratura: non sempre è presente, ma può essere utile per garantire una maggiore privacy.

I materiali dei serramenti

Il legno ed il vetro sono i materiali privilegiati, a cui si aggiunge l’alluminio, soprattutto in combinazione con uno degli altri due.

Legno, un classico sempre attuale

Il legno sta bene in tutti i contesti e dona calore agli ambienti. Il telaio fisso può essere costituito da diversi materiali in funzione dell’impiego e della finitura: legno li stellare, multistrato di pioppo e pannelli mdf (medium density fibreboard).

Il telaio può essere rivestito con tranciati di varie specie legnose o laccato con speciali vernici.

Le ante non sono tutte uguali. Possono essere realizzate in tre diverse tipologie: tamburata, listellare o piena.

  • Anta tamburata: è composta da una struttura, in genere di abete, che funge da ossatura esterna ed all’interno da una struttura alveolare a nido d’ape che contribuisce a dare rigidità.

L’insieme viene poi inserito tra due pannelli di derivati del legno e finito in vari modi, sia in legno sia in laminato.

  • Anta listellare: è costituita da una struttura realizzata interamente con legno listellare e rivestita in laminato in legno.
  • Anta con anima piena: è formata da pannelli di materiale omogeneo composto da frammenti di legno o da multistrato di sfogliati di legno.

Vetro, in tutta sicurezza

Le porte di vetro possono essere con o senza telaio fisso di legno o metallico. Per il pannello anta può essere impiegato vetro temperato, stratificato o stratificato temperato (unisce le due lavorazioni): tutte soluzioni che garantiscono sicurezza.

Il vetro temperato viene trattato termicamente a 640 ° C con un processo di tempra e poi sottoposto ad un veloce raffreddamento che provoca uno shock termico che ne irrobustisce la struttura. In caso di rottura, i frammenti sono di piccole dimensioni e con bordi non taglienti, in modo da non presentare rischi per le persone.

Il vetro stratificato è ottenuto dall’unione di due o più lastre di vetro 3 mm, incollate su una pellicola di materiale plastico trasparente, il pvb (polivinilbutirrale). In caso di rottura, i frammenti restano attaccati a questo strato, senza frantumarsi in schegge pericolose.

Metallo, utilizzato per le parti strutturali

In genere si tratta di alluminio, materiale leggero e riciclabile che viene utilizzato per le parti strutturali, ovvero telaio e controtelaio, in abbinamento a porte in vetro oppure in legno.

Meno frequenti le versioni con anta piena in alluminio o acciaio, adatte per chi preferisce qualcosa di tecnologico e soprattutto per vani di collegamento con box auto, cantina, ripostiglio.

Finiture: dalla classica a quella laccata

La scelta delle estetiche è molto ampia per qualsiasi modello di porta, tanto che può cambiarne completamente l’aspetto: per esempio, una con finitura in legno può apparire più classica, se laccata in un colore vivace può sembrare più moderna e pop.

Per quanto riguarda il legno vengono proposte essenze di ogni tipo, lisce e con una o più bugne, una sorta di scanalatura che crea una cornice intorno ad una parte più aggettante.

Da elemento molto classico, le bugne sono un modo per caratterizzare l’anta, più contemporanee se l’anta è laccata.

L’anta non risulta liscia anche in caso di decori ad intaglio o di pantografature, eseguite con macchinari che creano differenze di spessore. Soluzioni che rendono particolare la porta ma che ne aumentano il prezzo.

La laccatura opaca, più di tendenza o lucida, offe un’ampia gamma cromatica per abbinare la porta ad ogni stile di arredo. Laccata può essere un’anta sia in legno sia in vetro, aumentandone il livello di privacy.

Il vetro è anch’esso disponibile in una vasta gamma di finiture, dal trasparente al satinato opaco, al sabbiato con effetto opalescente, fino ad arrivare a sottili tessuti inseriti tra le due lastre dell’anta. Anche in questo caso, più è particolare e più il costo aumenta.

Molte sono le proposte del mercato in melamminico, materiale sintetico che crea una superficie decorativa sulla porta e che può ricreare qualsiasi finitura, anche il legno con un effetto molto realistico. Il costo inferiore, con un buon rapporto qualità e prezzo.

Come combattere l’inquinamento indoor con nuove soluzioni hi-tech

Come combattere l’inquinamento indoor con nuove soluzioni hi-tech

Aerare gli ambienti aiuta a migliorarne il microclima ma, sovente, si agisce in modo efficace.

Con le nuove soluzioni hi-tech si riesce a combattere l’inquinamento indoor.

E’ stato stimato che si trascorre il 90% del tempo in ambienti chiusi e che l’aria che si respira può essere fino a cinque volte più inquinata rispetto a quella degli spazi all’aperto. Queste informazioni, decisamente allarmanti, sono state raccolte negli anni in numerose inchieste sull’inquinamento indoor e sulla necessità di combatterlo. (la più completa è la “The National Human Activity Pattern Survey).

E’ chiaro quindi che ventilare gli spazi residenziali aiuta ad abbattere i livelli di inquinamento per respirare aria più pulita. Ma, nella frenesia delle attività quotidiane, può capitare di fare arieggiare in modo insufficiente o di dimenticarsene. Oppure di non riflettere abbastanza sull’importanza di tale azione.

Rinnovare l’aria è un’operazione smart

Negli ultimi anni sono stati messi a punto sistemi ed apparecchi smart in grado di garantire autonomamente il giusto ricambio d’aria agli ambienti, senza che ci si debba preoccupare di farlo.

Grazie all’evoluzione dei sistemi IoT (Internet of Things) sviluppati per rendere la casa intelligente ed autonoma o gestibile da remoto, anche la purificazione dell’aria può essere tolta dagli impegni quotidiani. Come? Con i sistemi di ventilazione meccanica controllata, per esempio, che affiancati a sensori di analisi ed a purificatori d’aria, si attivano autonomamente per rinnovare l’aria, senza dover aprire le finestre. Ma ci sono anche i meccanismi IoT installati nei serramenti, che possono “analizzare” la qualità dell’aria e segnalare all’utente la necessità di aprire le finestre o farlo autonomamente .

Infine, la soluzione più semplice perché a portata di mano, è costituita dai purificatori d’aria stand alone.

Che cosa inquina gli ambienti?

Le fonti sono diverse e la concentrazione di inquinanti può variare nel tempo, in base a natura della sorgente, efficacia della ventilazione, abitudini ed attività svolte dagli occupanti.

La composizione dell’aria indoor è spesso caratterizzata da una miscela molto variabile di composti rispetto a quella dell’aria esterna. Talvolta, infatti, all’interno di un ambiente si registra una concentrazione di inquinanti superiore a quella presente, nello stesso momento all’esterno. Oppure può capitare, più facilmente, che all’interno si riscontrino sostanze inquinanti che non rilevabili all’esterno.

Anche se a basse concentrazioni, la presenza di contaminanti negli ambienti confinati può avere un impatto significativo sulla salute e sul benessere delle persone, a causa di esposizioni di lunga durata. Il rischio, più che alla sola concentrazione di inquinanti, è legato all’esposizione ovvero alla concentrazione integrata nel tempo.

Ricordando che il tempo di permanenza medio in un ambiente confinato raggiunge l’80-90% del tempo giornaliero disponibile, si comprende bene come questo costituisca un aspetto chiave nella valutazione degli effetti dell’inquinamento indoor.

Tra le fonti inquinanti più comuni troviamo il fumo di sigaretta, i prodotti conseguenti alle combustioni, alcuni detergenti e solventi per la pulizia e la manutenzione della casa, gli antiparassitari, determinati adesivi, l’utilizzo di stampanti, plotter e fotocopiatrici ed alcuni prodotti per l’hobbistica quali colle e vernici.

Anche le emissioni delle colle impiegate per la posa della moquette e di altri rivestimenti e per la realizzazione di mobili (in particolare di quelli composti da legno truciolare, compensato o pannelli di fibre di legno di media densità, se non in classe E1 o trattati con antiparassitari), possono contribuire alla miscela di inquinanti indoor. Infine, il malfunzionamento del sistema di ventilazione o un’errata collocazione delle prese d’aria (per esempio se poste in prossimità di aree ad elevato inquinamento, come le vie ad alto traffico, i parcheggi sotterranei o le autofficine) possono determinare un importante immissione di inquinanti dall’esterno.

Se non soggetti a manutenzione, i sistemi di condizionamento dell’aria possono diventare terreno di coltura e di diffusione per muffe e per altri contaminanti biologici.

VMC, sistema canalizzato centralizzato presente nelle nuove costruzioni

Si tratta di un sistema che si declina in versione individuale per le singole abitazioni. Il funzionamento è elettrico.

L’impianto è composto da un apparecchio (che varia secondo potenza e processo di funzionamento) ed un sistema di condotti.

Questi impianti sono composti da sistemi (con apparecchi specifici) che permettono all’aria proveniente dall’esterno di entrare nelle abitazioni senza aprire le finestre, per il ricambio del microclima; spesso, controllano specifici parametri di qualità, tra cui l’umidità e la presenza di CO2.

E’ in crescita, anche per questi impianti, la proposta di versioni in grado di interagire con la rete Internet e di trasferire dati ed informazioni che, acquisiti dal sistema, possono essere interpretati per fornire il massimo comfort abitativo. Come? Regolando la ventilazione al momento del bisogno o con tempistica prestabilita. Tutto ciò può avvenire anche con il controllo da remoto, sempre grazie alla rete: da smartphone, tablet o pc è possibile coordinare la ventilazione meccanica e controllare la qualità dell’aria dentro casa.

Serramenti con aperture hi-tech

Ci sono serramenti equipaggiati con sensori e con dispositivi motorizzati che segnalano la necessità di un ricambio d’aria e che possono aprirsi automaticamente.

Aprire la finestra è il modo più semplice per arieggiare e disperdere le sostanze inquinanti. Per avere sempre sotto controllo la qualità dell’aria indoor, anche se si è fuori casa, sono stati messi a punto infissi di nuova generazione che, in modi e con sistemi diversi, rinnovando il microclima degli ambienti domestici.

Alcuni sono equipaggiati con sistemi IoT evoluti in grado di monitorare costantemente la qualità dell’aria e di azionare l’apertura della finestra, se necessario; altri, invece, sono progettati per fare affluire l’aria anche se le ante sono chiuse.

Apertura e chiusura automatiche del serramento avvengono in totale sicurezza e per il tempo strettamente necessario.

Migliorare l’aria degli ambienti con apparecchi intelligenti

Si tratta di una soluzione più semplice ed a portata di mano per migliorare l’aria degli ambienti.

Le versioni più sofisticate, quelle IoT, permettono di intervenire al momento giusto.

Riescono ad intercettare particelle inquinanti fino a 0,3 micron e garantiscono ottimi livelli di purificazione dell’aria, salendo sul podio dei più importanti alleati nella lotta contro l’inquinamento indoor.

Ma non solo: i purificatori d’aria di nuova generazione sono anche intelligenti. Quando equipaggiati con sistemi IoT, sono in grado di monitorare la qualità dell’aria e mandare le informazioni direttamente allo smartphone dell’utente per poi rispondere ai comandi di “risposta”: se i livelli di umidità, allergeni, CO2 o altri elementi inquinanti sono troppo alti, basterà selezionare il comando dedicato e le operazioni di purificazione avranno inizio. Anche quando l’utente sarà lontano da casa.

Come trasformare l’area lavaggio in una postazione bella ed efficiente

Come trasformare l’area lavaggio in una postazione bella ed efficiente

Spesso sottovalutata, causa il maggior interesse che oggi riveste tutto ciò che riguarda la cottura, la zona lavaggio è invece di grande importanza, al pari di tutte le altre funzioni che si svolgono in cucina.

Protagonista indiscusso è il lavello, generalmente incassato nel piano di lavoro o totalmente integrato. Dimensioni, funzionalità e facilità di pulizia sono i fattori che devono guidare nella scelta. Non ultima poi la lavastoviglie, sempre più presente nelle nostre case e sempre più attenta al risparmio, in termini di consumi energetici ed idrici. Anche i rubinetti, funzionali e di design, grazie alla crescente sensibilità ecologica, vengono fabbricati con tecnologie per limitare l’impiego d’acqua, evitando inutili sprechi.

In base alla composizione del nucleo familiare ed alle nostre abitudini, si deciderà infine se privilegiare lo spazio da dare all’una ed all’altro.

Disposizione e sicurezza della zona lavaggio

Fondamentale nella progettazione della zona lavaggio è distanziare sufficientemente il lavello dal piano cottura, per un comodo utilizzo di entrambi in tutta sicurezza.

Anche lo spazio minimo potrebbe essere 30 cm, è consigliabile lasciarne 60, da destinarsi all’incasso della lavastoviglie, ad area di preparazione dei cibi, per agevolare le operazioni di carico e scarico della lavastoviglie ed il prerisciacquo dei piatti sporchi.

L’utilizzo contemporaneo di lavello e piano cottura, se troppo vicini, può intralciare il lavoro o, peggio ancora, causare incidenti.

Per quanto riguarda gli impianti, proprio sotto la base con lavello, essendo priva di schienale, è consigliabile prevedere scarichi ed allacciamenti idraulici, nonché la presa della lavastoviglie.

Anche se c’è la lavastoviglie è consigliabile avere uno scolapiatti, all’interno di un pensile o vicino al lavello, sul gocciolatoio. In alternativa, si può prevedere un “canale attrezzato”, struttura profonda circa 20 cm da collocare tra le basi e lo schienale della cucina. Perfetto per isole, può avere scolapiatti o scola bicchieri collegati direttamente al sifone, vani per prese elettriche, interruttori per elettrodomestici e rubinetto del gas.

C’è chi la considera superata, in realtà vale ancora come guida. Per lavorare comodamente, la linea immaginaria che unisce lavello, piano cottura e frigorifero non dovrebbe mai essere lunga, perché costringerebbe a movimenti continui tra una zona e l’altra; ma nemmeno troppo corta, anche per una questione di sicurezza.

Il ruolo centrale del lavello nella progettazione della cucina

Nelle cucine componibili, il lavello viene inserito in una base appositamente forata nella parte superiore. Fanno eccezione i modelli in materiali a base di resine, che sono totalmente integrati nel piano di lavoro, senza giunture o con giunture rese invisibili da particolari tecnologie.

Il lavello andrebbe collocato nella zona più luminosa della cucina, anche se la sua posizione è sempre vincolata a quella degli impianti.

I modelli da incasso, possono essere a filo, sotto o sopra il top. I primi non sporgono sul piano di lavoro, facilitando la pulizia. I secondi invece trattengono più facilmente gli schizzi d’acqua.

A seconda del tipo e del numero di vasche, una, una e mezza o due, il lavello può essere incassato in vari tipi di basi. I più piccoli sono di circa 40 cm e sono pensati per l’incasso in moduli di 45 cm.

I più grandi sono di circa 120 cm e sono attrezzati con 2 vasche più gocciolatoio (per basi di 80 e 90 cm).

L’acciaio inox è sempre tra i materiali più utilizzati, meglio se del tipo AISI 304 e 316, i più adatti al contatto con gli alimenti. E’ però soggetto a macchie di calcare (facilmente eliminabili) ed a piccoli graffi (donano un aspetto vissuto).

Meglio preferire le finiture satinate.

Le alternative più attuali sono i materiali acrilici ed i conglomerati di quarzo ad alte prestazioni, in assorbenti ed altamente resistenti. Sono indicati se si vuole ottenere la perfetta integrazione tra lavello e top.

Cosa comprende anche la zona lavaggio?

Non solo vasche o cestelli: la zona lavaggio comprende anche tutto ciò che sta al di sotto della base con il lavello. Innanzitutto il sifone, che oggi occupa sempre meno spazio e consente di alloggiare anche due cestoni, di cui uno può accogliere i contenitori della raccolta differenziata.

Quando lo spazio è poco, meglio non sprecare centimetri preziosi.

Per poter utilizzare al meglio il sottolavello, è consigliabile scegliere sifoni compatti, che aderiscono alle pareti di fondo della base.

Intorno alla zona lavaggio, ma non solo, il piano di lavoro deve essere salvaguardato da possibili infiltrazioni. Molti lavelli dispongono per questo di profili salvagocce, ma è preferibile prevedere anche protezioni laterali e frontali.

Con le prime soprattutto se il lavello è installato in una base terminale, si impedisce che l’acqua scivoli lungo il fianco della cucina, rovinandolo e diventando un potenziale pericolo.

Le cosiddette “alzatine”, meglio se in alluminio, devono avere il bordo rialzato e sigillato con gomme siliconiche.

Rubinetti, originalità dei modelli e varietà delle finiture

I rubinetti per cucina sono realizzati in ottone o in acciaio inox. Entrambi in numerose finiture, dalla cromata alla satinata, coordinate a quella del lavello.

Oggi la maggior parte è del tipo monocomando: con un’unica leva si gestiscono temperatura e flusso dell’acqua.

Molto utile la doccetta estraibile, con cui è possibile pulire ogni angolo della vasca o riempire d’acqua le pentole più comodamente.

I modelli semi professionali sono alti e con corpo sinuoso; in presenza di pensili, occorre assicurarsi  che vi sia abbastanza spazio per l’installazione. Sono pensati soprattutto per isole e penisole.

Se lo spazio è poco, preferire rubinetti bassi e con bocca d’erogazione sporgente.

Rubinetti particolari sono quelli con corpo “abbattibile” per il sottofinestra oppure adatti per essere nascosti, insieme al lavello, sotto il top della cucina.

Una casa, per essere un luogo comodo e confortevole, deve essere dotata di un buon isolamento. La soluzione? Una controparete in cartongesso

Controparete in cartongesso per isolamento termico

Stai ristrutturando la tua casa? Vuoi risparmiare sui costi dell’energia per i riscaldamento? Cerchi una soluzione di isolamento termico per gli interni?

La soluzione ai tuoi problemi potrebbe essere  il cartongesso che può essere utilizzato per isolare termicamente le pareti interne della tua abitazione.

Oltre al comfort termico, questo materiale, ti garantisce anche un buon isolamento acustico. L’installazione è facile e veloce, basta applicarlo su un muro esistente (realizzato con i classici mattoncini e cemento) realizzando una controparete ad isolamento termico ed acustico.

Cartongesso: isolante termico ad alte prestazioni

Il cartongesso è un ottimo isolante termico molto utile per migliorare l’efficienza energetica della tua abitazione. Se ci tieni al risparmio e alla sostenibilità ambientale questo materiale ti permette di consumare meno energia e ridurre le emissioni di gas serra nell’ambiente. Puoi utilizzarlo sia in fase di ristrutturazione che per nuove costruzioni. Il prodotto, combinato con una finitura da rivestimento, può aumentare il suo potere isolante. In questo modo ti  garantirà il mantenimento di una temperatura ideale all’interno della tua casa.

Installazione delle contropareti interne in cartongesso

L‘installazione del cartongesso è molto rapida. Bastano poche ore per tirare su contropareti interne utilizzando dei telai assemblati. Questo ti garantisce un risparmio di tempo maggiore, rispetto alla realizzazione delle classiche intonacature, per la ristrutturazione della tua abitazione.

I pannelli termici hanno diversi spessori  e varie proprietà per prevenire la dispersione del calore attraverso le pareti. Per un efficientamento energetico migliore puoi scegliere pannelli più spessi. Ciò si traduce in una riduzione maggiore dei costi energetici per mantenere una temperatura più calda in inverno e più fresca in estate.

Lo spessore dei pannelli per le contropareti in cartongesso va dai 10 mm agli 80 mm. La misura degli spessori verrà decisa prima dell’inizio dei lavori grazie alla consulenza dell’installatore che, in base alla tipologia della tua abitazione e alla grandezza delle pareti, saprà consigliarti la migliore soluzione.

Ogni pannello va assemblato su una struttura metallica. I pannelli per interni sono coibentati per garantire un miglior isolamento termico e acustico. I materiali di costruzione dei pannelli sono una combinazione di gesso e di solito polistirene (polistirolo) anche se possono avere anche una coibentazione in lana di vetro o cartone compresso.

Il pannello coibente ha una densità molto alta ed ha una bassissima conduttività termica. Le lastre in gesso e coibente sono una perfetta composizione di materiali compatibili con la salute dell’uomo. Le contropareti in cartongesso non rilasciano sostanze nocive e possono, per questo motivo, essere utilizzate in ogni ambiente della casa.        

Quanto costa realizzare delle pareti in cartongesso?

Dipende dal tipo di abitazione e dalla grandezza delle pareti. Per le nuove costruzioni con una buona resa energetica l’installazione potrebbe essere più economica perché potrebbero bastare pannelli meno spessi. Per le abitazioni datate sicuramente la spesa aumenta perché i pannelli da utilizzare devono avere una profondità maggiore.

Vantaggi dell’installazione delle contropareti in cartongesso

Il cartongesso è diventato così popolare negli ultimi anni perché, rispetto al classico intonaco, offre numerosi vantaggi:

1. Convenienza e risparmio sui materiali inerti di costruzione

Il cartongesso, in termini di materiali e di costo del lavoro, prevede un investimento minore  rispetto alla classica intonacatura.

2. Velocità di applicazione dei pannelli in cartongesso per le contropareti

Grazie alle strutture metalliche i pannelli possono essere installati rapidamente permettendoti un risparmio sui tempi di manodopera.

3. Materiale bello, versatile e facilmente riparabile

Le contropareti in cartongesso non hanno bisogno di asciugatura, possono essere verniciate immediatamente ed hanno un aspetto più bello ed ordinato non mostrando le tipiche deformazioni causate dall’intonaco. Inoltre, in caso di danni accidentali al muro, questo materiale può essere facilmente riparato permettendoti di risparmiare sulla manutenzione. Se desideri muri perfettamente lisci e senza imperfezioni questo materiale potrebbe fare al caso tuo.

4. Traspirabilità e nessun effetto condensa sui muri

Questa tipologia di controparete permette ai muri di respirare. In alcune abitazioni il problema dell’umidità è molto difficile da risolvere ma il cartongesso può rappresentare una buona soluzione contro la condensa.

Conclusioni e considerazioni finali

Ci teniamo a consigliare l’installazione delle contropareti in cartongesso soprattutto ai proprietari di abitazioni più datate che hanno bisogno di un migliore efficientamento energetico ed una minore dispersione di calore.

Se stai ristrutturando la tua casa e hai ritenuto interessante questo articolo, contattaci per un preventivo personalizzato per la realizzazione delle contropareti in cartongesso. Adottando questo sistema potresti risparmiare sulle bollette energetiche e risolvere altri problemi funzionali ed estetici della tua abitazione.

4 ispirazioni per una camera da letto dall’anima green

4 ispirazioni per una camera da letto dall’anima green

I letti ed i complementi in legno o realizzati con fibre vegetali esprimono la vocazione contemporanea più sentita e diffusa perché hanno un’anima green ed uno stile semplice e leggero che può caratterizzarsi, in modo molto definito, con i giusti abbinamenti.

Camera da letto in stile Jungle metropolitano

Testata e giroletto in essenze chiare, finiture neutre e linee essenziali; comodino in rattan e poltrona a dondolo intrecciata: questo è l’alfabeto di una camera di gusto “tropical” in città. Per arricchirla, basta un tendaggio con tende e sovra tende in lino bicolore.

I letti in legno in questa versione hanno il pregio dell’essenzialità e della praticità. Sono stilisticamente versatili, di facile manutenzione ed, in alcuni casi, sono anche considerati ecologici perché costruiti ad incastro senza collanti né parti metalliche e rifiniti con prodotti ecocompatibili.

Linee nette, mancanza di elementi ornamentali e finiture spesso grezze possono farli sembrare un po’ “spigolosi”. Ma bastano pochi accorgimenti per addolcirne la presenza e renderli più consoni ad ambienti confortevoli.

L’idea in più? I cesti usati come comodini oltre ad essere utili contenitori, sono economici, leggeri e soprattutto rappresentano una soluzione meno convenzionale.

Lo stesso vale per la lampada con il paralume in carta di riso mino-washi, ricavata dall’albero di gelso: malgrado le dimensioni, risulta una presenza discreta di diffonde una luce morbida, perfetta per creare una piacevole atmosfera.

Decisiva anche la scelta del bianco che esalta la luminosità della stanza. Il tocco decorativo?

Le carte da parati offrono sempre una chance di buona riuscita. Come sceglierle? Puntando sull’abbinamento dei colori e con fantasie non troppo macro.

La parte dietro il letto? C’è chi la preferisce spoglia, soprattutto quando la testata è importante e chi invece ama decorarla. Alla più tradizionale scelta di un quadro, si può puntare, come in questo caso, su soluzioni creative a tema. Oppure scegliere la giusta carta da parati in grado, con le tante fantasie a disposizione, di dare il carattere desiderato alla stanza.

Camera da letto in stile country misurato

Le strutture di questi letti, spesso a filo del materasso, hanno una linea rigorosa che si concilia bene con accessori e tonalità morbide. Come la lampada in bambù ed il comodino in rattan, anche ecosostenibili, ed un’elegante biancheria in tonalità grigio azzurre.

Se ci si sofferma sulla struttura, i tratti distintivi di questi modelli di letti sono: testata liscia, giroletto formato da semplici longheroni laterali, pediera assente o al più limitata ad un’asse orizzontale. Sono presenti a volte anche i piedini sottili, che visivamente slanciano il mobile e permettono di pulire agevolmente il letto.

Esistono però anche modelli più articolati, con basi contenitore dotate di cassettoni o organizzate in scomparti a giorno; oppure impreziositi da testate-libreria che sostituiscono anche i comodini.

L’elemento che determina il mood complessivo di un ambiente è quello cromatico: a partire dalle pareti (tutte o solo una oppure una porzione per definire ad esempio una nicchia o l’appoggio della testata del letto), per non sbagliare toni e nuance il modo più semplice è comporre il cosiddetto moodboard, tavola riassuntiva che accosta tinte e finiture dei diversi elementi d’arredo, magari consultando esperti nel campo, come i nostri professionisti.

Per mantenere l’uniformità d’insieme puntare anche su essenze nella stessa tonalità.

Le tinte pastello regalano sfumature dorate al legno. In particolare, l’azzurro chiaro sulla parte illumina la stanza ed esalta la tonalità rossastra della struttura del letto. In scala di colore, una piccola vetrina in stile shabby chic aggiunge un tocco dolce e romantico.

Camera da letto in stile coloniale

Ecco uno stile che non teme le mode per la semplicità e la raffinatezza degli intrecci, l’autenticità delle lavorazioni e l’eleganza delle essenze vegetali. Adatto a chi ama interni dal sapore esotico.

Tra le più utilizzate per la produzione di mobili, in&outdoor, il rattan ed il midollino, in realtà, derivano entrambe dalla canna d’India (o canna di rattan): il midollino è più pregiato, perché si ricava dalla parte più interna della canna suddividendola in listelli molto sottili, in grado di intrecciarsi tra loro con effetti decorativi incantevoli.

Intrecci che si accordano bene tra loro anche quando hanno lavorazioni e finiture differenti. Sono valorizzati da ambienti chiari, tessuti leggeri in tinte pastello e fantasie etniche.

Come valorizzare questo stile? Già da qualche anno quelli che un tempo venivano considerati arredi esclusivamente per le case di vacanza sono rientrati a pieno titolo nelle nostre abitazioni di città, anche per la loro capacità di evocare atmosfere leggere e rilassanti di paesi lontani.

L’importante è, come sempre, non eccedere: basteranno uno o due pezzi giocati, ad esempio, con tessuti da disegni tribali se si vorrà rafforzare un mood etnico oppure si potrà provare ad abbinarli a complementi in metallo per ottenere invece una versione più contemporanea.

Una boiserie a parete, in legno, marmo, gesso o materiali di nuova generazione, veste l’ambiente e ne connota fortemente lo stile. Dietro la testiera del letto ne sottolinea i profili e la sua finitura anticata dà un tocco di vissuto alla stanza.

Camera da letto in stile eclettico a colori

Il legno è un materiale vivo e versatile, oggetto di trattamenti innovativi che modellano ogni essenza con risultati estetici interessanti. Chiaro e leggero o denso e scuro, trasmette calore in ogni sua tonalità.

Quando si scelgono letti con testate importanti, semplicemente larghe o formate da vere e proprie strutture contenitive, bisogna considerare che nella loro sistemazione esiste il rischio di coprire le prese sul muro per le lampade da lettura.

Oggi, per risolvere il problema la soluzione c’è: basta scegliere apparecchi wirelles ricaricabili d’appoggio, da appendere alla parete o da terra, che hanno anche il vantaggio di contenere i consumi, in un’ottica di salvaguardia dell’ambiente.

I complementi tessili, dai tappeti ai copriletti  ed alle tende, sono un elemento da non trascurare nel definire lo stile degli ambienti. Colori, texture e fantasie contribuiscono a stabilire il giusto equilibrio tra i diversi elementi d’arredo.

Hai in mente di ristrutturare la tua camera da letto? Contattaci

Come trasformare il bagno in una comfort zone

Come trasformare il bagno in una comfort zone

Iniziare la giornata con 15 minuti di esercizi mirati per rimanere in forma oppure arrivare a casa dopo una giornata di lavoro e rilassarsi con un bagno turco o con una sauna che elimina la stanchezze e rigenera.

Ma ci si riesce? Sì, se il bagno si trasforma in comfort zone, grazie alle sue mille insospettabili possibilità e potenzialità di utilizzo. Tutto dipende da due fattori: un progetto anticonvenzionale, che sfrutta bene i metri quadrati disponibili, in genere davvero pochi ed un arredamento adatto. Se ci si chiede se ne valga la pena, la risposta è sicuramente sì, soprattutto se lo spazio wellness o fitness è un desiderio mai realizzato e per vederlo concretizzarsi non è necessario stravolgere l’abitazione nè rinunciare ad un altro locale. Si tratta solo di ristrutturare il bagno, con un investimento economico non trascurabile.

Tre soluzioni possibili per trasformare il bagno in una comfort zone

  1. 3,5 mq con il bagno turco

In una superficie così contenuta e volendo una dotazione completa, è il vano doccia ad ospitare anche il bagno turco. Un ottimo compromesso, senza rinunce. Ampio spazio è dunque destinato alla nicchia da attrezzare, che misura 170×75 cm.

Per la parte con il lavabo in pietra ed i sanitari bastano quindi 170×125 cm.

L’effetto pietra è indicato per riproporre a casa la suggestione dell’hammam. Nel colore grigio venato è di tendenza, non particolarmente vincolante e si sposa bene con il colore bianco dei sanitari e della porta (necessariamente salva spazio).

Ci sono due possibilità per realizzare il bagno turco. A seconda dello spazio disponibile si può scegliere tra una cabina dedicata, già equipaggiata e pronta da installare, ed un allestimento da applicare al vano doccia: pareti coibentate, cielino (anche quelli a volta), porta a tenuta stagna e generatore di vapore.

All’interno della cabina la temperatura raggiunge 40/45° C, con umidità compresa tra il 90 ed il 100%. La fonte di acqua aiuta a sopportare tale condizioni, ma per un uso ottimale e sicuro, è bene informarsi bene sulle procedure e sui tempi di permanenza.

Per ampliare lo spazio della nicchia da attrezzare si suggerisce un frontale vetro, con porta centrale di accesso. La cabina diventa così di 160×80 cm.

L’interno può essere rivestito in Crystal white ed attrezzato con una seduta in solid surface di 40×65 cm (a destra) ed un soffione di 37×37 cm (in alto a destra). Il generatore è un pannello da posizionare all’esterno del box.

2. 4,6 mq con la mini palestra

Si può organizzare in due aree laterali il bagno di 178×262 cm, lasciando spazio libero in mezzo. A destra della porta, la zona lavabo attrezzato anche come spazio fitness, con una soluzione di arredo bagno particolarmente creativa e funzionale. A sinistra, la zona con vado bidet, dalla quale si accede alla doccia. Questa è delimitata da una spalletta in muratura e da un sistema di ante in vetro scorrevoli.

Affinchè si possa dedicare alla zona fitness quanto più spazio possibile, il bagno va completato con arredi compatti. Ciò significa orientarsi su quei pezzi poco ingombranti ma, allo stesso tempo, in grado di garantire comfort. Come ad esempio, un sistema doccia con ante scorrevoli e guida di scorrimento nascosta. Dotata di soft-close per un movimento morbido e di funzione push&clear per alzare le porte verso l’esterno e facilitare la pulizia.

E’sempre più diffuso il desiderio di allestire una zona fitness in bagno, la quale è realizzabile, a patto che ci siano lo spazio per svolgere in sicurezza gli esercizi e la finestra per avere aria e luce naturali.

Per rendere ancora più accogliente l’ambiente, si può optare per un pavimento in legno.

Anche se molto limitata, l’area fitness può essere risolta con una panca, un attrezzo che permette una varietà di esercizi di allenamento per vari gruppi muscolari, grazie alla possibilità di regolarne l’inclinazione. Con gli anelli si completa il workout domestico.

3. 5,5 mq con la sauna separata

Per il bagno abbastanza ampio ed agevole si può ipotizzare una dotazione wellness più complessa. Tenendo conto della posizione della porta e di quella della finestra, l’ambiente è stato organizzato come se fosse diviso in due. La parte verso il fondo è dedicata alle cabine doccia e sauna. Nell’altra invece, trovano posto sanitari e lavabo.

Quello in legno della sauna è un volume da valorizzare, abbinando arredi total white. Quelli di recente produzione, ad esempio, puntano su materiali soft-touch, decisamente adatti ad un ambiente wellness.

Alla sauna serve una cabina dedicata, di poco più di 1 mq e collegata all’impianto elettrico. I produttori propongono modelli pronti da installare, personalizzabili per finiture e dotazioni, ma anche soluzioni su misura. L’ampiezza del volume determina poi la potenza del generatore di calore.

La sauna consiste in un’immersione in aria calda e secca, all’interno di una cabina in legno. Il calore viene fornito da un apposito dispositivo, sul quale vengono appoggiate delle pietre.

Esistono due tipi di sauna: tradizionale finlandese ed a infrarossi. La prima è dotata di stufa e raggiunge la temperatura di 75-90° C. La seconda utilizza invece un radiatore di raggi infrarossi e raggiunge la temperatura di 30-55°C.