Rossana Nardacci, Autore presso Ristruttura Interni
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Doccia, elemento indispensabile in ogni bagno

Doccia, elemento indispensabile in ogni bagno

Secondo un’indagine condotta dall’Osservatorio sulla casa, il 72% degli Italiani che ha un’abitazione con meno di tre locali opta per la doccia. Tale preferenza non si lega solo a problemi di spazio: anche quando non sono costretti a scegliere in base ai mq, comunque non rinunciano ad averla.

Oggi, infatti, la pratica quotidiana di stare sotto il getto non risponde solo ad un’esigenza di igiene ma è vissuta come un momento di relax, favorito dal massaggio esercitato dall’acqua e dalla presenza di vapori caldi. Non si può comunque negare che in molte situazioni la doccia sia l’unica soluzione applicabile la dove i bagno è piccolo.

A favore della doccia depone, infine, anche una motivazione green: il consumo idrico, utilizzando rubinetteria e soffioni a risparmio, è decisamente inferiore rispetto a quello richiesto dalla vasca.

Doccia: modelli e finiture per ogni esigenza

La scelta della doccia è legata allo spazio disponibile: bisogna valutare il punto di installazione e considerare il numero dei muri per l’appoggio.

Per definire la sagoma e la modalità di apertura si possono mixare più soluzioni.

Esistono diversi modelli di doccia per ogni esigenza.

  • Walk-in: di grande impatto, la cabina senza chiusura va presa in considerazione per lati superiori a 100 cm.
  • A profondità variabile: l’irregolarità del box doccia permette di sfruttare l’angolo vicino alla porta o in un passaggio stretto.
  • A soffietto: comoda e salva spazio: si apre come un battente ma richiede la metà dei centimetri.
  • Totalmente accessibile: disegnato per essere “age friendly”, il box si apre completamente er favorire l’accesso a chi ha problemi di mobilità.
  • Con apertura mista: è un’ottima soluzione per ridurre l’ingombro dell’apertura nei box dalle dimensioni generose.

Nel caso di un budget mini, un bagno small, una doccia nella vasca o passante, è decisamente consigliabile una tenda, realizzata magari con un materiale più pesante rispetto allo standard, in modo tale che durante la doccia non si muova e non si attacchi al corpo.

Anche riguardo le cabine ne esistono diverse tipologie:

  • Con profili in nero, di gusto contemporaneo. Tutti gli elementi in metallo sono di colore nero matt.
  • Con lastre specchiate. Estremamente chic, questa finitura regala maggior profondità al bagno. Le lastre sono realizzate con un processo di cromatura sotto vuoto, per polverizzazione catodica e senza il deposito di argento o alluminio sulla superficie. Sono temprate e, se si desidera, trattate per resistere ad aloni e calcare.
  • Pareti fumè. Per proteggere la privacy, con una finitura che si abbina facilmente agli accessori.
  • Il box multifunzione, si differenzia dalle altre cabine innanzitutto per la presenza del “cielino”, ovvero il top che definisce e chiude in alto il volume. Questo particolare permette di avere un angolo wellness completo, con le stesse dimensioni di una doccia standard. In un box multifunzione, infatti, ai getti verticali provenienti dal soffione fisso si possono aggiungere quelli laterali erogati da appositi jet per il massaggio con l’acqua.

Non solo: si possono prevedere dispositivi per la diffusione di musica, colori, aromi. Serve una presa elettrica e, talvolta, una pressione idrica maggiore rispetto a quella solitamente disponibile (1,5-3 bar).

Doccia Arblu, una soluzione innovativa esclusivamente Made in Italy

Arblu è il brand da noi preferito in caso di installazione di un box doccia o piatto doccia.

Questa realtà puramente italiana si occupa della progettazione, produzione e commercializzazione di soluzioni di design innovative per il bagno. (dall’arredo bagno, ai box o piatti doccia).

Si tratta di soluzioni adatte ad essere inserite in qualsiasi contesto stilistico del bagno che ti danno la possibilità di personalizzare l’ambiente con comodi ed eleganti accessori.

I piatti doccia sono realizzati in diversi materiali: dalla ceramica tradizionale, un materiale classico di qualità unito a dimensione e forma moderne, all’innovativo e esclusivo pietra blu, un materiale pregiato ed esteticamente di impatto.

Un materiale naturale composto da minerali e resine e modellato grazie a stampi diversamente texturizzati su design esclusivo. La scelta ideale per chi ama la sensorialità tattile combinata alla resistenza.

Come installare un box doccia in piccoli ambienti di servizio?

In un bagno di circa 246x 179 cm con due pareti occupate dalle apertura, la doccia permette di mantenere agevoli i passaggi e di avere lo spazio sufficiente per una colonna di servizio dove nascondere gli elettrodomestici per fare il bucato. (una lavasciuga ad esempio profonda 45 cm).

In questi casi è consigliabile un box doccia salva spazio, pur avendo un volume interno capiente e comodo. Merito del profilo arrotondato e  di forma semicircolare.

Il piatto doccia, di tipo tradizionale ed alto 6 cm, può essere installato anche a filo pavimento, eliminando totalmente il piccolo gradino.

La colonna è una soluzione vincente sotto il profilo della praticità. Oggi è proposta con l’estetica dei soffioni fissi. I vari modelli sono disponibili con dimensioni standard, a partire da 70×70 cm per la maggior parte dei produttori, ma si possono anche far realizzare su misura, talvolta senza costi aggiuntivi. Rimane sempre fissa, invece l’altezza: tra i 190 ed i 200 cm secondo le aziende. In questo caso richieste particolari possono avere un sovraprezzo.

Se invece hai bisogno di aggiungere un bagno privato, ad esempio, all’ampia stanza dei tuoi ragazzi, allora è possibile intervenire separando la doccia in un vano indipendente. Si ricavano così due mini ambienti: un piccolo bagno con lavabo e sanitari ed un altro per la nicchia con la doccia.

Per la nicchia, la chiusura va scelta in base alla lunghezza del lato ed allo spazio esterno.

Arblu propone l’anta a bilico da 90 cm con un profilo in laccato vulcano e vetro trasparente.

Per uniformità, il piatto doccia deve coordinarsi al soffione ed al box doccia.

In termini di stabilità e resistenza, è fondamentali che le pareti in vetro abbiano spessore di almeno 6 mm. Per quanto riguarda la sicurezza, invece, è il tipo temprato termicamente a dare la giusta garanzia (se si rompe, si frantuma). Se è anche stratificato (doppia lastra con film di materiale plastico interposto), i frammenti vengono trattenuti da tale pellicola interna.

Come rendere il “cuore della casa” accessibile, sicuro e confortevole per tutti

Come rendere il “cuore della casa” accessibile, sicuro e confortevole per tutti

Secondo l’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, in Italia le persone con disabilità sono circa 4 milioni 360 mila (di cui quasi la metà con età superiore a 65 anni) e quelle con difficoltà motorie rappresentano la maggioranza.

Eppure, malgrado l’entità dei numeri, il nostro Paese non è esattamente a misura di persona diversamente abile, come sottolineato più volte dalle Nazioni Unite negli ultimi anni: l’insufficienza dei fondi erogati e la forte presenza di barriere architettoniche sono, infatti, decisamente penalizzanti.

Da questi dati emerge quanto il tema dell’accessibilità sia una vera e propria emergenza da affrontare, affinchè beni e servizi diventino fruibili da tutti. Il problema non riguarda solo l’urbanistica e le infrastrutture a livello urbano ma comprende anche la sfera del quotidiano domestico.

Muoversi ed utilizzare al meglio gli interni della propria abitazione deve essere un diritto per tutti. Al riguardo molte aziende in questi ultimi anni stanno sviluppando una maggior sensibilità e l’arredamento della cucina ne è un buon esempio.

Versabilità e trasformabilità: caratteristiche fondamentali per l’arredamento di una cucina accessibile

Lo spazio per cucina va circoscritto in un’area contenuta per ridurre gli spostamenti. Per questo motivo alle composizioni lineari talvolta sono preferibili quelle centrali. Ciò che conta davvero è l’arredamento che va studiato per caso, a partire da nozioni standard, sempre valide.

Versatilità e trasformabilità sono caratteristiche fondamentali per l’arredamento di una cucina accessibile. Cestelli estraibili dai pensili con sistema saliscendi ad esempio sono molto pratici. Come lo sono tutti quegli elementi che si muovono in senso verticale  e che permettono una più facile individuazione e presa degli oggetti.

Per una persona ipovedente avere basi e pensili con ante che si aprono a 180 ° vuol dire evitare un pericoloso ostacolo. Per un disabile con problemi di deficit muscolari avere i cestoni che si aprono elettricamente solo sfiorandoli significa poter accedere più facilmente ai contenuti.

Per un disabile costretto in carrozzina, i pensili che si abbassano e si spostano in avanti sono un prezioso aiuto.

Per una persona impossibilitata a piegarsi, lavastoviglie e forno posizionati a 30/40/50 cm da terra diventano facilmente utilizzabili.

Dettagli fondamentali per avere una efficiente cucina accessibile

E’ possibile progettare su misura una cucina accessibile il cui committente è costretto in carrozzina. Essa deve essere studiata nei minimi particolari affinchè gli spazi siano accessibili e funzionali. La parola d’ordine deve essere “personalizzazione”.

  • Basi ai lati di piano cottura e lavello con zoccoli arretrati in modo da non ostacolare il passaggio dei poggiapiedi della carrozzina.
  • Dispensa con apertura ad ante scorrevoli che consente un’ampia visibilità dell’interno senza ostacoli o sporgenze che intralcino i movimenti.
  • Piani di lavoro estraibili e cassetti ad estrazione totale. Entrambi sono sicuri e pratici.
  • Congelatore e frigorifero sono elementi separati ed indipendenti. Rialzati da terra, sono più comodi.
  • Il piano cottura angolare così da essere accessibile ed agevolare da utilizzare da seduti. La posizione consente anche di avere ai lati comode superfici d’appoggio. E’ consigliabile quello ad induzione, il quale assicura velocità di cottura, facilità di pulizia e sicurezza.

I punti di cottura in orizzontale permettono anche di ridurre la profondità dell’elettrodomestico e di favorire l’accesso al pensile.

  • Cappa che si attiva con il telecomando.
  • Pensili posti ad un’altezza comoda per l’utente. Tale misura varia a seconda del soggetto.
  • Forno con apertura a libro, in modo tale che chi è in carrozzina vi si può avvicinare facilmente. Guide con griglie estraibili per facilitare il controllo della cottura.
  • Lavello vicino alla zona cottura, ma più basso per essere accessibile.
  • Tavolo con sostegno centrale, invece delle quattro gambe. Non intralcia così gli spostamenti della carrozzina.

Cucina accessibile: modularità e design specializzato

Per realizzare una cucina accessibile è fondamentale che l’arredamento della stessa cucina consenta di svolgere in autonomia ed in sicurezza le quotidiane funzioni domestiche. La tecnologia ci offre un aiuto concreto.

La cucina accessibile si basa su un sistema di arredo modulare, decisamente flessibile, che permette di prevedere adattamenti ed integrazioni soprattutto nei punti chiave operativi della composizione, quali cottura, lavaggio e contenimento. Questo livello di customizzazione è resa possibile anche grazie a lavori specifici, in particolare cestelli estraibili, posa di meccanismi sali-scendi (che possono essere manuali o automatici) e cestelli totalmente estraibili.

Particolari accorgimenti tecnici e meccanici presenti in alcuni rubinetti sono di fondamentale aiuto per realizzare in autonomia e con grande facilità la zona lavello. Ad esempio, bocca pronunciata ed allungata, doccetta estraibile, tasto invece della manopola.

Anche l’estetica naturalmente si può conformare al gusto del committente che ha la possibilità di scegliere tra una varietà di colori e tipologie di finiture quasi “su misura”.

Detrazioni fiscali e contributi dalle Regioni

L’Agenzia delle Entrate con la guida “Le agevolazioni fiscali per le persone con disabilità”, aggiornata ad Ottobre 2019, ha specificato che sono ammesse integralmente alla detrazione Iperf del 19% le spese sostenute per l’acquisto di componenti di cucine dotate di dispositivi basati su tecnologie meccaniche, elettroniche o informatiche preposte a facilitare il controllo dell’ambiente da parte dei disabili.

Si può fruire della detrazione solo se sussiste il collegamento funzionale tra sussidio tecnico informatico acquistato ed handicap. Questo collegamento può risultare dalla certificazione rilasciata dal medico curante o dalla prescrizione autorizzata rilasciata dal medico specialista dell’Asl di appartenenza per fruire dell’iva agevolata.

Riguardo le certificazioni, per richiedere le agevolazioni fiscali, va precisato che sono considerati “disabili” le persone che hanno ottenuto le attestazioni dalla Commissione medica istituita ai sensi dell’art. 4, legge n°104 del 1992 ed anche coloro che sono stati ritenuti “invalidi” da altre Commissioni mediche pubbliche, incaricate per il riconoscimento dell’invalidità.

E’ possibile anche autocertificare il possesso della documentazione. In merito alle spese da portare in detrazione ed a quelle sanitarie deducibili dal reddito complessivo, occorre conservare il documento fiscale (fattura, ricevuta, quietanza) percè potrebbe essere richiesto.

Per gli interventi di “Adattamento domestico” ci sono vari canali di finanziamento, regionali ed in base alla legge nazionale 13/89 “Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati”.

I nostri professionisti sono in grado di stravolgere gli schemi compositivi standard arrivando alla personalizzazione vera e propria della cucina.

Per saperne di più, contattaci.

Edilizia acrobatica: normativa di riferimento e messa in sicurezza

Edilizia acrobatica: normativa di riferimento e messa in sicurezza

Alternativa, spettacolare, su fune: è la modalità di elevazione e movimentazione degli operatori edili che sostituisce l’utilizzo dei tradizionali ponteggi. Un sistema sempre più diffuso che nasce dall’intuizione di utilizzare funi e corde di sicurezza per realizzare opere di edilizia di vario tipo.

L’operatore quindi non è più appoggiato su un ponteggio ma è sospeso lungo una doppia fune di sicurezza. Niente più elevatori, telai e piattaforme: gli operai, debitamente addestrati, si calano dall’alto dell’edificio, attraverso le funi e raggiungono il punto dove operare, a qualunque altezza, realizzando l’intervento tanto sospesi. In questo modo spesso si riescono a superare anche quelle difficoltà di ordine burocratico legate all’impiego dei ponteggi che l’edilizia “tradizionale” vive quotidianamente e che allunga i tempi di un intervento su un edificio alto.

I vantaggi dell’edilizia acrobatica

  • Risparmio di tempo: assemblare le impalcature, così come rimuoverle, è un’operazione lunga.
  • Riduzione dei costi: nel settore dei lavori acrobatici c’è una grande variabilità di prezzi, a parità di intervento, dovuta al contesto in cui si opera.
  • Tempestività con cui le squadre acrobatiche possono entrare in azione anche per interventi urgenti di manutenzione straordinaria o di messa in sicurezza.

Interventi fattibili con l’edilizia acrobatica

Questa tecnica è adatta per: messa in sicurezza di edifici pericolanti, tinteggiatura di facciate, opere idrauliche per proteggere i centri abitati dalla potenza dell’acqua, rimozione dell’amianto, impermeabilizzazione di terrazzi e balconi, isolamento a cappotto, pulizia dei vetri, ripristino dell’intonaco, pulizia o sostituzione delle canne fumarie, ripristino di frontalini e cornicioni, sostituzione del rivestimento esterno, potatura di alberi ad alto fusto con abbattimento controllato, pulizia di cisterne ed acquedotti.

In cantiere sono presenti due tipi di figure professionali: gli operatori su funi che svolgono il lavoro ed i preposti che sovraintendono all’esecuzione dei lavori, organizzano e dirigono le manovre.

Le dotazioni necessarie sono: punti di ancoraggio fissi e mobili, collegamenti con l’operatore (fissi, scorrevoli, regolabili o retrattili), imbracatura o cintura di posizionamento, moschettoni, elmetto, assorbitore di energia, discensore auto frenante, scarpe antinfortunistiche.

L’addetto opera sospeso su due funi: una corda principale ed una di sicurezza. Così, nel caso in cui si verifichino problemi alla prima, quella di lavoro, la seconda assicura l’operatore, impedendone la caduta. Entrambe sono fissate su ancoraggi che vengono individuati da personale qualificato.

L’edificio su cui si interviene deve essere provvisto di svariati punti di ancoraggio, solidi e robusti, ai quali saranno agganciate le corde che serviranno per calarsi fino al punto interessato.

Il sistema di fissaggio si chiama “sistema di linea vita” o anticaduta. Installato sulla copertura dell’edificio, si compone di una serie di cavi d’acciaio tesi, a loro volta, tra fissaggi collegati direttamente alla struttura dell’edificio.

L’occupazione di suolo pubblico è un’esigenza che si manifesta per l’esercizio di molte attività. Poiché il suolo pubblico è di proprietà statale, non a libera disposizione dei cittadini o degli esercizi commerciali, per poterlo utilizzare è necessario richiedere al Comune un permesso specifico.

Ogni Comune, infatti, nell’ambito del proprio regolamento, stabilisce presupposti e condizioni di autorizzazione e concessione del suolo pubblico, oltre che l’ammontare del relativo canone.

Edilizia acrobatica e normativa di riferimento

Gli strumenti di base sono le leggi statali in materia di “prevenzione degli infortuni e del lavoro” e di “dispositivi di protezione individuale”:

  • D.lgs. 9 aprile 2008, n° 81 e s.m.i., integrato dal D.lgs 106/2009 “Testo unico per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro”.
  • D.lgs. 8 luglio 2003, n° 235 “Attuazione della Direttiva 2001/45/CE relativa ai requisiti minimi di sicurezza e di salute per l’uso delle attrezzature di lavoro da parte dei lavoratori”.
  • Direttiva 2001/45/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27/06/01 che modifica la direttiva 89/655/CEE relativa ai requisiti minimi di sicurezza e di salute per l’uso delle attrezzature di lavoro da parte dei lavoratori.
  • D.M. 22 maggio 1992, n° 466 del Ministero del Lavoro e P.S. – “Regolamento recante il riconoscimento di efficacia di un sistema individuale per gli addetti al montaggio ed allo smontaggio dei ponteggi metallici”.
  • D. lgs. 4 dicembre 1992, n° 475 – “Attuazione della direttiva 89/686/CEE del Consiglio del 21 dicembre 1989, in materia di ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi di protezione individuale”.
  • D.lgs. 2 gennaio 1997, n°10 – “Attuazione delle direttive 93/68 CEE, 93/95 CEE e 96/58 relative ai dispositivi di protezione individuale”.
  • D.M. 13 Febbraio 2003 del Ministero delle attività Produttive – “Terzo elenco di norme armonizzate concernente l’attuazione della direttiva 89/686 CEE relativa ai dispositivi di protezione individuale”.
Sostenibilità degli edifici: un criterio imprescindibile di scelta

Sostenibilità degli edifici: un criterio imprescindibile di scelta

La sostenibilità degli edifici da parte dell’uomo e dell’ambiente non è argomento aleatorio privo di contenuti scientifici né rappresenta l’esigenza di una ristretta cerchia di utenti. Oggi costituisce un criterio imprescindibile di scelta, in grado di spostare l’ago della bilancia nel mercato immobiliare, sia per quanto riguarda le nuove costruzioni sia per quanto concerne il recupero del patrimonio edilizio esistente. Ed è più facile di quanto possa sembrare: è una questione di conoscenza.

L’offerta di materiali edili si è arricchita, infatti, di prodotti salubri formulati in modo mirato per contrastare l’inquinamento interno e contribuire al benessere negli ambienti domestici. Ma anche per ridurre il più possibile l’impatto che necessariamente una costruzione ha sull’ambiente.

E sono tante anche le soluzioni tecnologiche sviluppate per tenere sotto controllo in maniera costante e continua la qualità dell’aria indoor: dai dispositivi IoT a quelli che, in autonomia, attivano i sistemi di ventilazione, naturali o meccanici, per favorire il ricambio d’aria.

Certificazioni: controllo ed analisi

Il moltiplicarsi di sistemi legati a benessere e salute corrisponde all’attenzione verso l’abitare sano, motivata anche dai dati allarmanti sulle malattie legate all’inquinamento (in&out).

Ma come avere la garanzia di abitare in un involucro salubre, di essere protetti da materiali e sistemi dannosi e di aver scelto, in fase di progettazione o di ristrutturazione, le soluzioni più corrette per il proprio benessere e per rispettare l’ambiente?

Una risposta reale arriva dalle certificazioni tematiche volontarie.

CasaClima Nature certifica l’impatto ambientale dell’intero edificio

Si tratta di uno strumento introdotto dall’agenzia CasaClima per valutare e certificare un edificio, non solo dal punto di vista dell’efficienza energetica ma anche degli impatti di questo sull’ambiente e sulla salute dell’uomo.

Tale valutazione si articola nella verifica dell’impatto ambientale dei materiali utilizzati per la costruzione, di quello idrico dell’edificio, della qualità dell’aria interna, della protezione del gas radon, dell’illuminazione naturale e del comfort acustico.

Il protocollo Casaclima Nature si differenzia dagli altri protocolli di sostenibilità in quanto non prevede l’assegnazione di punteggi specifici per ogni indicatore, ma pone obiettivi minimi che gli edifici devono raggiungere per ottenere la certificazione.

Nel residenziale, per quanto riguarda la qualità dell’aria, il protocollo prevede la misura all’interno degli ambienti della concentrazione dei composti organici volatili (Voc) e di formaldeide certificati.

Qualora questi requisiti non siano soddisfatti è prevista una misurazione della qualità dell’aria interna. La verifica del requisito “illuminazione naturale” avviene mediante misurazioni in opera da parte dell’Auditore autorizzato CasaClima a edificio concluso.

I requisiti acustici si verificano attraverso misurazioni fonometriche in opera. Per gli edifici di nuova costruzione è richiesta un’analisi preventiva del rischio radon basata su una mappatura locale o un’analisi geomorfologica del sito in cui si identifichino eventuali situazioni di rischio.

La certificazione comprende anche la parte energetica. I prerequisiti minimi della certificazione CasaClima Nature sono: l’efficienza dell’involucro che deve essere in classe CasaClima A o superiore e l’efficienza complessiva in classe CasaClima A o superiore.

Può essere richiesta per edifici di nuova costruzione, anche non residenziali, escluse le tipologie per le quali esistono delle certificazioni specifiche di sostenibilità. In questi casi si fa riferimento alle Linee guida specifiche dei singoli protocolli.

CasaClima Nature è applicabile all’intero involucro edilizio e non alla singola unità abitativa.

La tariffa per la certificazione CasaClima si calcola sulla base della superficie netta riscaldata.

Biosafe, certifica la salubrità ambientale della casa

Questa certificazione valuta una serie di parametri ambientali che determinano la percezione di benessere complessivo all’interno di uno spazio confinato. Per esempio, prende in considerazione il carico chimico, l’inquinamento da polveri sottili, la presenza di muffe, le radiazioni da gas Radon.

Tali parametri vengono considerati sia nella scelta dei materiali da utilizzare sia nella valutazione di quelli già presenti in ambiente; gli stessi parametri possono condizionare anche i crono programmi di cantiere e le modalità di posa.

L’analisi principale consiste nel prelievo di campioni d’aria, utilizzando un campionatore diffusivo a simmetria radiale con fiala assorbente ai carboni attivi.

I campioni raccolti vengono portati in laboratorio ed analizzati con protocolli internazionali standard. Dall’analisi possono essere riconosciute circa 60 sostanze chimiche potenzialmente presenti nell’ambiente misurato. Alla fine del processo viene rilasciata una relazione d’analisi e viene consegnata una targhetta ce certifica la salubrità dei luoghi.

La certificazione di salubrità è un protocollo di analisi, consulenza, posa e misurazione da applicare ad un manufatto (sia esso residenziale, scolastico o alberghiero).

Viene monitorato l’intero processo edilizio fin dalle fasi progettuali, accompagnando poi il cantiere verso obiettivi prefissati di qualità dell’aria, arrivando fino alla consegna dell’edificio.

Il sigillo di validazione Biosafe è invece un percorso certificativo dedicato ai materiali più virtuosi presenti sul mercato: essi vengono testati in laboratorio, attraverso standard Uni e selezionati in base alle loro caratteristiche emissive; gli stessi vengono poi calati nella realtà certificativa di cantiere ed analizzati all’interno dell’involucro certificato. I prodotti che superano la prova di laboratorio ed il test emissivo in cantiere possono fregiarsi del sigillo di validazione Biosafe.

Tutti possono richiedere un’analisi dell’aria per motivi precauzionali o la preparazione di un completo progetto su misura.

Certificazione Well, certifica gli effetti benefici della casa sugli abitanti

Questa certificazione nasce dalla consapevolezza che la sostenibilità può essere declinata nella salute e nel benessere delle persone che vivono gli spazi confinati ed aperti.

Gli edifici e le città influenzano significativamente la qualità della vita delle persone, la produttività sul posto di lavoro, la capacità di apprendimento, i tempi di degenza. Da queste assunzioni e dalla sinergia tra competenze diverse, quali l’ingegneria, l’architettura, la medicina, la sociologia, nasce il protocollo WELL TM, dedicato a misurare il livello di salute e benessere delle persone, negli spazi interni ed aperti.

Il protocollo considera i parametri di qualità dell’aria, dell’acqua per il consumo umano, dell’alimentazione, del fitness, del benessere psicologico, del comfort termico, fisico, acustico e dell’ergonomia.

Per ognuno dei requisiti, raggruppati nelle aree sopracitate, WELL TM evidenzia il rapporto con il corpo umano e ne definisce gli impatti.

La certificazione si basa sullo sviluppo di un progetto in coerenza con i requisiti indicati dal protocollo, rispetto ai quali, a costruzione terminata, viene eseguita una serie di test prestazionali in sito e visite ispettive, orientate a verificare la coerenza tra quanto progettato ed il risultato reale ottenuto.

Tali test e verifiche sono poi ripetuti periodicamente per dimostrare la continuità delle prestazioni nel tempo.

Lo standard WELL non include requisiti di prestazione energetica, ponendosi sul mercato come sistema orientato principalmente ai temi del benessere delle persone. Il protocollo WELL TM viene talvolta utilizzato insieme ai LEED.

WELL TM si applica a città o quartieri, edifici interi o ad interventi di fit-out, quali per esempio un piano uffici all’interno di un edificio. Esiste poi un protocollo pilota dedicato ad edifici multi-residenziali con almeno 5 appartamenti, che deve essere certificato nella sua interezza.

Non esiste al momento la possibilità di certificare il singolo appartamento.

Porta d’ingresso: guida alla scelta del modello giusto

Porta d’ingresso: guida alla scelta del modello giusto

La porta d’ingresso si differenzia da quelle interne per le dotazioni di sicurezza ed i sistemi di isolamento ma dal punto di vista estetico ne riprende design e finiture.

In passato è stata spesso trascurata per il suo scarso appeal estetico. In questi ultimi anni la porta di sicurezza per l’ingresso è un elemento a cui si presta sempre maggiore attenzione perché deve armonizzarsi alle scelte stilistiche che riguardano la casa. Questa “rinascita” nella direzione dello stile parte dall’utilizzo delle cerniere a scomparsa, che permettono di realizzare porte dalle linee pulite, come ad esempio le filo muro e quelle con telaio complanare all’anta, per un effetto boiserie.

Il primo aspetto da valutare nell’acquisto della porta blindata è dunque come coniugare design e sicurezza in termini del tutto soggettivi. Una vera sfida che trova risposta nelle numerose proposte dei produttori: così tante che ogni porta è realizzata su misura, anche per quanto riguarda la dotazione di tenuta ed antieffrazione.

Come è fatta una porta d’ingresso?

Una porta di sicurezza per l’ingresso è composta da una serie di elementi, nascosti dal rivestimento, i quali ne determinano robustezza e resistenza ai tentativi di effrazione. All’interno dell’anta, la porta contiene una lamiera di acciaio zincato (singola o doppia) ed ulteriori profili di rinforzo.

Il metallo è utilizzato anche per altri elementi che, nell’insieme, determinano l’equipaggiamento di sicurezza ed il grado di resistenza della porta.

Nel complesso la porta blindata è formata da tre parti (controtelaio, telaio e scocca), alle quali si aggiunge il rivestimento esterno presente su entrambe le facce.

Il controtelaio detto anche falso telaio riveste lo spessore della parete lungo il vano porta e viene coperto dal telaio. E’ in lamiera di acciaio zincato con spessore tra 1,5 ed i 2 mm. Viene fissato alla muratura per mezzo di robuste zanche cementate. Per velocizzare la posa, in alternativa, si possono utilizzare tasselli ad espansione o ad ancoraggio chimico.

Il telaio è importante che sia resistente soprattutto nei punti in cui può venir forzato: per garantire maggiore rigidità è meglio che sia in lamiera ripiegata.

Solitamente è verniciato in marrone scuro o grigio, ma su richiesta è possibile averlo in qualsiasi tinta Ral.

Nelle porte blindate con i migliori standard termo-acustici, anche il telaio presenta guarnizioni. Sul telaio poi sono alloggiate le cerniere: due nelle blindate standard, tre in quelle più grandi e pesanti, come quelle con il vetro blindato. Nel telaio vengono realizzati degli scassi per accogliere, in fase di chiusura, i pistoncini della serratura, i deviatori ed i rostri.

La scocca è l’anima della porta blindata nonché l’elemento mobile. Su di essa sono installate le cerniere, la serratura ed i rostri posteriori. E’ realizzata spesso con una lamiera in acciaio zincato e con profili omega di rinforzo, per conferire rigidità strutturale. Per la tenuta termo acustica, può essere riempita con materiali isolanti, in genere lana di roccia o polistirene.

Una porta blindata prevede anche una serie di altri elementi. Tra questi, una dozzina di zanche in acciaio che servono per fissare il telaio ed il controtelaio al muro. E’ preferibile che queste vengano inserite nella parete per 10-15 cm e bloccate con cemento a presa rapida. Sono poi previsti i rostri, dispositivi antiscardinamento,  posti lungo il profilo delle cerniere.

Infine la serratura di sicurezza che generalmente è costituita dal cilindro antistrappo ed antitrapano e protetta da un “defender”.

Rivestimento e misura di una porta di sicurezza

Se la porta è per un appartamento in condominio e non è a diretto contatto con l’ambiente esterno, il “tamponamento” estetico avviene in genere con pannelli di mdf o materiale legnoso, con spessore di 6/7 mm, rifiniti in molte versioni: laminatino con effetti diversi, legno o laccatura. Ma sono numerose le varianti possibili, per colore e stile, anche differenziando il lato interno da quello esterno. Molti produttori di porte propongono collezioni che permettono di uniformare l’estetica della porta blindata a quella delle porte interne.

Quando invece la porta è a contatto con l’esterno, occorre orientarsi su materiali più resistenti ed inalterabili, per esempio, compensato marino o rivestimenti in alluminio o pvc. Questi pannelli hanno in genere spessore maggiore e possono essere lisci o pantografati, verniciati effetto legno o laccati, esattamente come quelli per le porte che non affacciano sull’esterno. In più, prima di scegliere il modello, conviene sempre specificare se la porta è protetta o meno, per esempio da una tettoia.

Misure della porta di sicurezza: standard o personalizzate?

In genere l’altezza della porta di sicurezza è pari a 210 cm. Mentre la larghezza può essere di 80, 85 o 90 cm. Sono considerate standard: 210×80, 210×85 e 210×90 cm.

Le misure sono riferite alla luce netta e cioè al passaggio da lato a lato, con controtelaio e telaio applicati. Quindi quando si calcolano le misure bisogna tener conto che, alla luce di passaggio, occorre aggiungere l’ingombro del telaio e quello del controtelaio: generalmente si contano 14 cm in larghezza e 6 in altezza.

Le misure standard sono riscontrabili soprattutto nelle nuove costruzioni: quando si procede, invece, a sostituire una porta blindata esistente e datata, come nel corso di una ristrutturazione o di una passaggio di proprietà, può capitare di dover ricorrere ad una porta su misura. Questo può comportare una maggiorazione di prezzo, che varia dal 15% al 35% a seconda dei produttori e delle misure extra, tant’è vero che per porte molto grandi l’aumento può essere anche del 50% rispetto al costo di una porta standard.

Detrazioni fiscali 2020: le novità nella ristrutturazione casa

Detrazioni fiscali 2020: le novità nella ristrutturazione casa

La nuova Legge di Bilancio 2020 prevede  misure ufficiali per la proroga delle detrazioni casa, relative a lavori di ristrutturazioni l’anno 2020 con una serie di conferme, proroghe e novità, quali:

  • ristrutturazioni edilizie e bonus mobili ed elettrodomestici;
  • lavori di riqualificazione energetica;
  • realizzazione di impianti di micro-cogenerazione;
  • sismabonus.

Oltre alle detrazioni casa si aggiunge anche la nuova detrazione prevista per la ristrutturazione delle facciate esterne degli edifici.

Misure ufficiali confermate relative alle detrazioni ristrutturazione casa 2020

Il testo della nuova Legge di Bilancio conferma la proroga dello sconto Irpef sui lavori di ristrutturazione edilizia, cancellando termini di scadenza e puntando a rendere la misura della detrazione al 50% invece che al 36% a regime e strutturale. Continuerà ad essere prevista una detrazione Irpef del 50% su un tetto massimo di spesa di 96.000 euro per i lavori di manutenzione straordinaria ed ordinaria di immobili per uso abitativo e ripartite in dieci quote annue di pari importo.

Possono richiedere il bonus ristrutturazioni, i proprietari dell’immobile oggetto di lavori ma affittuari, comodatari ed altri soggetti che sostengono le spese di ristrutturazione e possono dimostrare l’effettiva spesa sostenuta.

Le detrazioni fiscali, inoltre, valgono non solo per i lavori veri e propri di ristrutturazione ma anche per tutte le spese effettuate per progetti, perizie e sopralluoghi, acquisto dei materiali, per prestazioni professionali richieste dal tipo di intervento, per la messa in regola degli edifici, per gli oneri di urbanizzazione.

Bonus Facciate, la  novità della nuova Legge di Bilancio 2020

Dal 1° gennaio 2020 debutterà la nuova detrazione del 90% sulle spese sostenute per la ristrutturazione delle facciate di edifici privati e condomini. Sarà la Legge di Bilancio 2020 a rendere ufficiale la novità e successivamente spetterà all’Agenzia delle Entrate  il compito di definire le regole applicative.

Dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020 i contribuenti che effettueranno lavori di manutenzione sulle facciate degli edifici, ville, appartamenti privati o condomini, potranno accedere alla detrazione fiscale del 90% che non prevede limiti in merito al totale delle spese detraibili.

Sarà applicabile ai lavori effettuati su tutte le tipologie di edifici. Non solo condomini, ma anche appartamenti privati. Si tratterà di un “derivato” del bonus ristrutturazioni, con un’estensione dell’elenco dei lavori ammessi in detrazione fiscale.

A differenza della detrazione del 50 %, il bonus facciate riguarderà anche i lavori di manutenzione ordinaria, come la semplice tinteggiatura delle pareti esterne degli edifici. Non sono previsti, ad oggi, limiti di spesa. Il contribuente potrà detrarre il totale dell’importo sostenuto per i lavori.

Il bonus facciate completerà il quadro delle agevolazioni sui lavori in casa e, a partire dal 2020, accanto alle ristrutturazioni interne delle abitazioni, ai contribuenti verranno rimborsate anche le spese per i lavori di rifacimento esterno.

Salvo novità, il bonus facciate sarà fruibile a partire dai lavori avviati dal 1° gennaio 2020 e, come tutte le detrazioni fiscali, il rimborso del 90% sarà riconosciuto come credito d’imposta in dichiarazione dei redditi.

Bonus mobili 2020: detrazioni ufficiali ed importi

Anche per  il 2020, il Bonus mobili permetterà di avere una detrazione Irpef al 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+  per l’arredamento di un immobile oggetto di ristrutturazione.

La detrazione vale su una spesa massima di 10mila euro e viene divisa dieci quote annuali di pari importo.

Al fine di dimostrare l’avvenuta spesa di mobili ed elettrodomestici destinati all’arredo di una casa in ristrutturazione è fondamentale effettuare i dovuti pagamenti con sistemi tracciabili indicati dall’Agenzia delle Entrate  (bonifico, bancomat, carta di debito o carta di credito) e conservare

Tutte le ricevute di pagamento o altri documenti che attestino l’avvenuto pagamento.

Se si effettuano pagamenti con assegni, contanti o altri mezzi di pagamento non tracciabili, non è possibile beneficiare del bonus mobili 2020.

Con il bonus mobili 2020 è possibile acquistare ogni genere di arredamento e di mobile, oltre ad elettrodomestici aventi  un’elevata classe energetica. Si possono acquistare:

  • letti e materassi;
  • comodini;
  • armadi;
  • cassettiere;
  • librerie;
  • scrivanie;
  • divani e poltrone;
  • tavoli e sedie;
  • credenze;
  • apparecchi di illuminazione che rappresentano un importante completamento dell’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione;
  • grandi elettrodomestici, purchè dotati di etichetta energetica di classe A+ o superiore, A o superiore per i forni.

Per  l’acquisto di grandi elettrodomestici sprovvisti di etichetta energetica, è possibile usufruire del bonus solo se non è ancora previsto l’obbligo di etichetta energetica per quella tipologia di elettrodomestico.

Tra i grandi elettrodomestici rientrano lavatrici, congelatori, frigoriferi, asciugatrici, lavastoviglie, forni a microonde, stufe elettriche, ventilatori elettrici, piastre riscaldanti elettriche, apparecchi elettrici di riscaldamento, radiatori elettrici, apparecchi per il condizionamento.

Ecobonus: quali sono le novità nella Legge di Bilancio 2020?

Gli interventi di riqualificazione energetica, sarebbero dovuti essere in scadenza alla fine di quest’anno, ma è stata prevista una proroga fino al 31 dicembre 2021 alle stesse condizioni attualmente previste.

Le detrazioni restano al 65% per interventi di risparmio energetico ed al 50% per interventi relativi a installazione di nuovi infissi, sostituzione di impianti di climatizzazione con caldaie a condensazione o a pellet, per le schermature solari.

Le detrazioni dell’ecobonus valgono anche per:

  • installazione di pannelli solari;
  • lavori per riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento;
  • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale.

L’Ecobonus 2020  proroga, fino alla fine del 2020, gli incentivi fiscali per tutti coloro che effettuano interventi di miglioramento delle prestazioni energetiche su un’abitazione.

Dà diritto ad una detrazione Irpef dal 50% al 65%, incrementata fino al 75% nel caso di lavori in condominio.

Il contribuente ha diritto ad una detrazione del 50% per i seguenti lavori:

  • interventi relativi alla sostituzione di finestre comprensive d’infissi;
  • schermature solari;
  • caldaie a biomassa;
  • caldaie a condensazione( con efficienza media stagionale almeno pari a quella necessaria per appartenere alla classe A di prodotto prevista dal regolamento (UE) n.18/2013)

Le caldaie a condensazione possono, tuttavia, accedere alle detrazioni del 65% se oltre ad essere in classe A sono dotate di sistemi di termoregolazione evoluti appartenenti alle classi V, VI o VIII della comunicazione della Commissione 2014/C 207/02)

Una detrazione al 65% per i seguenti interventi:

  • interventi di coibentazione dell’involucro opaco;
  • pompe di calore;
  • sistemi di Building Automation;
  • collettori solari per produzione di acqua calda;
  • scaldacqua a pompa di calore;
  • generatori ibridi.

Una detrazione al 70% o 75% per i seguenti interventi:

Se si tratta di interventi di tipo condominiale,la detrazione vale per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 con limite di spesa di 40.000€ moltiplicato per il numero di unità immobiliari che compongono l’edificio. 

Qualora gli stessi interventi siano realizzati in edifici appartenenti alle zone sismiche 1, 2 o 3 e siano finalizzati anche alla riduzione del rischio sismico determinando il passaggio ad una classe di rischio inferiore, è prevista una detrazione dell’80%.

Con la riduzione di 2 o più classi di rischio sismico la detrazione prevista passa all’85%.

Il limite massimo di spesa consentito, in questo caso passa a 136.000€, moltiplicato per il numero di unità immobiliari che compongono l’edificio.

La legge dispone anche  la proroga al 31 dicembre 2020 per le spese sostenute per la  riqualificazione energetica e, tra il novero dei costi ammessi, rientrano anche le spese messe in atto per acquistare tende da sole, interne ed esterne all’abitazione, installate per provvedere e migliorare le schermature solari dell’edificio.

Sismabonus: detrazioni fiscali fino all’85% e proroga di tre anni

Nella nuova Legge di Bilancio è stata prevista anche una proroga di tre anni del Sismabonus, per cui la scadenza slitta dal 31 dicembre 2021 al 31 dicembre 2024, sia per gli interventi in zona sismica 1 e 2, sia per quelli in zona sismica 3 (abitazioni ed edifici produttivi).
Il Sismabonus prevede detrazioni fiscali fino all’85% per chi effettua lavori volti al risparmio energetico e di adeguamento sismico con estensione delle agevolazioni previste anche ad imprese e capannoni.

Il Sismabonus prevede una detrazione o sconto immediato in fattura per interventi di riduzione del rischio sismico effettuati sulle abitazioni ed attività produttive. 

L’incentivo fiscale è pari al 70% in caso di riduzione di 1 Classe di rischio sismico. 

La detrazione è invece pari al 75% se il miglioramento è pari a 2 classi di rischio.

Per interventi effettuati su condomini, la detrazione è pari al 75% per il miglioramento di una classe di rischio e dell’85% nel caso il miglioramento sia di 2 classi di rischio.

Materiali da costruzione, materiali naturali o artificiali fondamentali nell’edilizia

Materiali da costruzione: materiali naturali o artificiali fondamentali nell’edilizia

I materiali da costruzione si dividono in principali ed accessori. Ai primi appartengono le pietre naturali ed artificiali, gli agglomeranti, i legnami, i metalli; ai secondi invece le vernici, i vetri e tutti quei materiali che servono a preservare le opere murarie dagli attacchi degli agenti atmosferici, nocivi sia alla resistenza che alla durevolezza dell’opera.

Tipologie dei materiali da costruzione

  • Legno. I diversi tipi di legno differiscono tra di loro sia per la specie a cui appartengono sia dal tipo di crescita dell’albero da cui provengono. Il legno strutturale è un materiale decisamente versatile e dalla facile lavorazione, largamente impiegato nel settore edilizio per la realizzazione di strutture di diverso tipo. Esso viene impiegato principalmente per la costruzione di telai portanti e per i rivestimenti. Il principale svantaggio di questo materiale è il fatto di essere facilmente infiammabile.
  • Granito. Utilizzato soprattutto nelle pavimentazioni, è un materiale caratterizzato da una grande resistenza agli acidi.
  • Marmo. Materiale spesso utilizzato sotto forma di lastre per realizzare le finiture, come ad esempio i pavimenti o, a volte, anche le pareti. A causa della sua porosità, e di conseguenza della sua tendenza ad assorbire le sostanze oleose, a volte subisce specifici trattamenti di protezione.
  • Gesso. La sua caratteristica principale è la leggerezza, data da un peso specifico inferiore rispetto alla media degli altri materiali. Questa leggerezza però è accompagnata anche da minori, proprietà meccaniche, che lo relegano alla realizzazione di cartongesso che viene impiegato per la realizzazione di pareti divisorie e controsoffitti.
  • Tufo. Sotto forma di blocchetti, viene utilizzato principalmente per costruire i tramezzi al posto dei mattoni traforati.
  • Ardesia. Materiale ideale per essere tagliato in lastre sottili, piatte e leggere, impermeabili ed aventi una grande resistenza agli agenti atmosferici. Per questo motivo viene solitamente utilizzata per le coperture, per i tetti,  per le pavimentazioni esterne e per la realizzazione di scale e gradoni.
  • Materiali ceramici. Nell’edilizia la ceramica viene spesso impiegata per le copertura, per le piastrelle (sia per pareti che per pavimenti) e per la realizzazione dei sanitari (lavandini, WC, bidet,  piatti doccia).
  • Materiali metallici. Spesso vengono utilizzati per la realizzazione di strutture portanti, come ad esempio nei grattacieli o per il rivestimento delle pareti di alcuni edifici. Il metallo più utilizzato nelle costruzioni edilizie è l’acciaio. Esso ha una straordinaria resistenza meccanica ed una grande flessibilità, anche se è facilmente corrodibile, quindi non particolarmente longevo se utilizzato in esterno. Viene principalmente impiegato sia per realizzare telai portanti sia per la realizzazione di calcestruzzo armato. L’alluminio viene ampiamente utilizzato, in quanto più leggero e meno passibile di corrosione dovuta agli agenti atmosferici. Un altro materiale utilizzato è l’ottone. Spesso vengono utilizzati anche metalli nobili come l’argento, l’oro ed il cromo, che spesso vanno a decorare le facciate degli edifici. Anche il rame ha una sua utilità nel settore edilizio, principalmente nella costruzione delle grondaie.
  • Malta. Miscela composta caratterizzata da proprietà molto variabili a causa della natura stessa delle componenti che la compongono. Nel settore edilizio viene impiegata come materiale legante nella costruzione di sottofondi, murature, massetti ed intonaci.
  • Calcestruzzo. Materiale composito che nasce dall’unione di un materiale inerte (ghiaia, sabbia o pietrisco) ed un materiale legante (cemento). Spesso viene utilizzato nella sua forma ‘armata’, ossia con una vera e propria armatura d’acciaio inserita al suo interno.

Il calcestruzzo armato è costituito da calcestruzzo, materiale con una notevole resistenza alla compressione, ma con scarsa resistenza alla trazione e da acciaio, materiale dotato di un’ottima resistenza a trazione. Si tratta di un materiale utilizzato principalmente per la costruzione di opere civili.

  • Mattoni. Vengono prodotti dall’argilla cotta, dal cemento ed a volte anche da una miscela di sabbia e cemento. A causa della loro grande resistenza al fuoco vengono spesso utilizzati al posto del legno nella realizzazione dei tramezzi.
  • Materiali polimerici o materie plastiche. Impiegati principalmente per la creazione delle tubazioni idrauliche, delle tapparelle e spesso anche delle vasche.
  • Polistirene. Viene utilizzato nella creazione dei ‘cappotti’. È  un ottimo isolante sia acustico sia termico. Presenta il vantaggio di essere leggero e soprattutto economico.
  • Vetro. È  il più fragile dei materiali. Viene impiegato in sottilissime lastre per l’assemblaggio delle finestre. Spesso viene utilizzato anche come decorazione (nelle vetrate a mosaico). Inoltre con il vetro vengono costruiti dei veri e propri mattoni che possono essere impiegati per la costruzione di pareti o solai semi-trasparenti: il cosiddetto vetrocemento. Si tratta di un materiale da costruzione che permette il passaggio della luce, senza però compromettere la privacy di un dato ambiente.

Bioedilizia e sostenibilità ambientale

La bioedilizia è un’alternativa all’architettura tradizionale. Essa si riferisce alle regole del “costruire e vivere sano” al fine di tutelare il benessere e la salvaguardia del nostro habitat.
Costruire in Bioedilizia vuol dire rispettare lo stretto rapporto esistente tra uomo, edificio ed ambiente, riducendo il più possibile l’impatto delle costruzioni sulla salute delle persone e sull’ambiente, attraverso un limitato utilizzo di risorse, le quali non possono essere rinnovate e l’utilizzo di materiali non nocivi.

La bioedilizia utilizza materiali ecologici e non inquinanti, cercando di ridurre e limitare il più possibile il consumo di energie non rinnovabili, salvaguardando l’ambiente grazie al maggiore risparmio energetico.

L’uso di materiali eco e di fonti energetiche alternative non garantiscono sufficientemente la qualità di un progetto sostenibile. E’ necessario considerare anche gli aspetti collegati sia all’impatto sull’ambiente sia all’impatto economico. Perciò, quando viene valutata l’idoneità di un materiale, bisogna tenere conto di tutto il suo ciclo di vita e delle possibili ricadute che ogni fase, dalla produzione all’utilizzo fino allo smaltimento, determina sull’ambiente.

Nella scelta dei materiali per la bioedilizia è importante privilegiare quelli di provenienza il più possibile “locale” in modo da ridurre i costi e l’inquinamento dovuto ai mezzi che li trasportano. Si dovranno inoltre preferire quei materiali che, una volta esaurito il loro ciclo di vita, sono facilmente riutilizzabili e quelli di cui vi sia una buona disponibilità in natura. Fra le preferenze, risultano anche quei materiali che provengono da processi produttivi efficienti e che risultino privi di sostanze tossiche pericolose per l’insorgenza di contaminazioni. Infine dovranno essere scelti in base alle loro caratteristiche ed avere qualità di coibentazione, igroscopicità, isolamento ed accumulo del calore.

Quali sono i materiali maggiormente usati nella bioedilizia?

  • Il legno in bioedilizia è il materiale più largamente usato poiché possiede numerose qualità oltre ad essere rinnovabile, riciclabile e biodegradabile. Ha ottime caratteristiche di isolamento termico, acustico, elasticità, flessibilità, resistenza alle sollecitazioni termiche e meccaniche, resistenza all’usura. Inoltre le sue caratteristiche fisiche lo rendono adatto a creare spazi abitativi caldi ed accoglienti procurando effetti benefici a livello psicologico quali benessere e rilassamento. La sostenibilità si ottiene con legname proveniente da boschi gestiti correttamente tramite ricrescita programmata, presenti nella zona di costruzione.
  • Il sughero proviene dal fulcro della corteccia della quercia da sughero, il quale, una volta prelevato, si rigenera naturalmente. Si tratta di un materiale che, oltre ad avere ottime qualità isolanti, è idrorepellente, atossico, traspirante, ininfiammabile, anallergico, resistente all’azione degli insetti e dei roditori, biologicamente puro e durevole nel tempo.
  • La fibra di cellulosa è un materiale ottenuto dal riciclo e dalla trasformazione della carta. Presenta  buone capacità coibentanti perché può essere usata sia come isolante acustico sia termico. Non contiene sostanze tossiche ed è nuovamente riciclabile.
  • laterizi sono costituiti da un impasto di argilla, sabbia ed acqua. Vengono utilizzati per la costruzione di elementi strutturali e tamponature. Occorre fare attenzione alla scelta dei laterizi prodotti con argille la cui radioattività sia inferiore ai limiti prefissati. E’ fondamentale che il produttore certifichi provenienza, qualità e livello di radioattività di questo materiale.
  • I blocchi in calcestruzzo ed argilla espansa sono utilizzati per la costruzione di parti strutturali. Possiedono buone caratteristiche meccaniche e di isolamento termico ed acustico, resistenza all’acqua, al fuoco, facilità ed economicità di posa in opera, unite ad una relativa leggerezza. Anche in questo caso è importante controllare i livelli di radioattività.
  • I blocchi cassero in legno cemento sono usati per la costruzione di murature portanti, posati in opera a secco e successivamente riempiti in calcestruzzo. Le armature sono efficacemente collegate a terra.  Invece il cemento utilizzato deve essere puro e privo di additivi di sintesi. Essi permettono di realizzare edifici in classe A, acusticamente a norma, ecologici, antisismici, riducendo tempi e costi di realizzazione.
Ristrutturazione casa: permessi e documenti necessari

Ristrutturazione casa: permessi e documenti necessari

Quando si ha intenzione di ristrutturare la propria casa, al fine di avviare i lavori di ristrutturazione, sono necessari titoli abilitativi.

Sono state introdotte  misure volte alla semplificazione ed a garantire a cittadini ed imprese certezze sulle regole da seguire.

Quali sono i titoli abilitativi necessari per gli interventi edilizi più comuni?

  • Manutenzione ordinaria. Si tratta di  interventi riguardanti opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture e quelli necessari ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti. Trattandosi di attività di edilizia libera, non occorre alcun titolo abilitativo.
  • Manutenzione straordinaria pesante. Si tratta di interventi edilizi per conservare l’edificio ed assicurarne la funzionalità quali il consolidamento, il ripristino ed il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio. Per realizzare questi interventi, occorre presentare la SCIA.
  • Manutenzione straordinaria leggera. Si tratta di opere necessarie a sostituire parti di edifici non alterando però la volumetria complessiva degli edifici e senza che vi siano mutamenti urbanisticamente rilevanti delle destinazioni d’uso. Per effettuare ciò,  occorre presentare la CILA;
  • Ristrutturazione edilizia semplice o leggera riguarda opere come il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’emissione e la modifica di nuovi elementi ed impianti a patto che non si aumenti il volume complessivo, non si modifichi la sagoma di edifici vincolati, non vi siano mutamenti d’uso. Si tratta di un’attività libera e quindi non vi è bisogno di alcun titolo abilitativo.
  • Ristrutturazione pesante, la quale comporta modifiche della volumetria complessiva degli edifici e di conseguenza necessita della presentazione della Scia;
  • Restauro e risanamento conservativo leggero: comprendono interventi di ripristino e rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso. Questi interventi richiedono la presentazione della CILA.
  • Installazione di pompe di calore di potenza termina utile nominale inferiore a 12 kw. Si tratta di un’attività di edilizia libera e quindi non richiede alcun titolo abilitativo.
  • Eliminazione delle barriere architettoniche, le quali non comportano la realizzazione di ascensori esterni ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio. Si tratta di attività libera e quindi non necessita di alcun titolo abilitativo.

CILA: come funzione e come si presenta

Dal 2010 è possibile realizzare gli interventi di manutenzione straordinaria con la Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata (CILA).

Essa fu introdotta nel Testo Unico dell’Edilizia Dpr 380/01 per semplificare l’avvio di lavori edilizi da realizzare senza titolo abilitativo ma con una comunicazione inviata anche in modo telematico all’ufficio tecnico del Comune.

Per presentare una CILA è necessario l’ausilio di un tecnico abilitato, il quale deve redigere i disegni di progetto e l’asseverazione per dichiarare se gli interventi rientrano tra quelli ricadenti nella CILA e se rispettano le normative antisismiche, energetiche, antincendio, igienico-sanitarie.

CILA e Manutenzione Straordinaria

Gli interventi subordinati a Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata sono quelli ricadenti nella manutenzione straordinaria e nel restauro e risanamento conservativo senza interventi strutturali

Generalmente i lavori di manutenzione straordinaria sono quelli in cui si determina una nuova distribuzione degli spazi interni senza modifiche delle facciate o dei volumi.

Il tecnico abilitato deve dichiarare di non avere rapporti di dipendenza con l’impresa e con il committente e che gli interventi non prevedono il rilascio di un titolo abilitativo. E’ quindi il tecnico a caricarsi della responsabilità di dichiarare se i lavori possono essere realizzati solo con una semplice comunicazione CILA.

La CILA, essendo una comunicazione, non necessita dell’approvazione del Comune. Viene presentata dal proprietario  presso il Comune (Sportello Unico per l’Edilizia SUE) territorialmente competente.

Anche un professionista abilitato, (architetto, geometra, ingegnere) può presentare la CILA, se delegato da uno dei titolari. Il coinvolgimento di un professionista abilitato è necessario comunque per la compilazione delle dichiarazioni ed asseverazioni di sua competenza. Il tecnico, infatti, dichiara che le opere realizzate tramite CILA rispettano la normativa in materia e realizza gli elaborati grafici (planimetrie, sezioni, prospetti etc.).

Nei casi in cui nelle opere di manutenzione straordinaria rientrino interventi non contemplati, per la ricostruzione edilizia, risanamento conservativo e restauro, è necessario presentare una S.C.I.A. (segnalazione certificata di inizio attività).

Quali sono gli interventi sottoposti a CILA?

Devono ritenersi sottoposti a CILA:
– gli interventi di manutenzione straordinaria,  compresa l’apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne, sempre che non riguardino le parti strutturali dell’edificio;
– il restauro e risanamento conservativo leggero,  non riguardante parti strutturali dell’edificio;
– gli interventi di eliminazione delle barriere architettoniche che comportino la realizzazione di ascensori esterni ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio;
– le opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che siano eseguite in aree interne al centro edificato);
– i movimenti di terra non strettamente pertinenti all’esercizio dell’attività agricola ed alle pratiche agro-silvo-pastorali;
– la realizzazione di serre mobili stagionali funzionali allo svolgimento dell’attività agricola che presentino strutture in muratura;
– la realizzazione di pertinenze minori che le norme tecniche degli strumenti urbanistici, non qualifichino come interventi di nuova costruzione, ovvero che comportino la realizzazione di un volume inferiore al 20% del volume dell’edificio principale .

SCIA: applicazione ed attuazione di inizio attività

La SCIA è una semplice segnalazione, corredata dalla documentazione richiesta dalla normativa di settore, da parte dell’interessato all’amministrazione pubblica competente. Non può essere utilizzata nei casi in cui siano richiesti “titoli espressi” – ovvero in presenza di vincoli normativi di carattere ambientale, paesaggistico, culturale o inerenti la salute, la sicurezza pubblica, la difesa nazionale – senza che vengano preventivamente acquisiti gli atti di assenso dell’Ente preposto alla tutela del vincolo stesso (art. 22, c. 6, D.P.R. n. 380/2001, cosiddetta SCIA Condizionata).
L’innovazione più importante, rispetto alla Dia, consiste nel poter iniziare qualsiasi attività dalla data di presentazione della SCIA all’amministrazione competente, purché siano verificate due condizioni, quali:

  1. siano stati acquisiti tutti i preventivi atti di assenso, eventualmente previsti dalle leggi e norme vigenti;
  2. le attività e/o gli immobili oggetto di intervento non siano localizzati all’interno dei centri storici e nelle altre aree di particolare pregio ambientale, storico, artistico.

Quali sono gli interventi realizzabili con SCIA?

Il campo di applicazione SCIA riguarda:

  • gli interventi di manutenzione straordinaria (pesante) riguardanti le parti strutturali dell’edificio. Si tratta  degli interventi le cui caratteristiche non rientrano nel campo di applicazione della CILA;
  • gli interventi di restauro e di risanamento conservativo (pesante) riguardanti le parti strutturali dell’edificio;
  • gli interventi di ristrutturazione edilizia cosiddetta “semplice” o “leggera” che non presenti i caratteri né della Ristrutturazione ricostruttiva, né della Ristrutturazione pesante.
  • gli interventi edilizi attuati da proprietari di immobili finalizzati alla costruzione di parcheggi al piano terra o nel sottosuolo dei fabbricati, nonché gli interventi edilizi finalizzati alla realizzazione di parcheggi ad uso esclusivo dei residenti nel sottosuolo di aree pertinenziali esterne al fabbricato;
  • gli interventi di demolizione e ricostruzione che nel rispetto dei volumi originari comportano una variazione della sagoma;
  • l’installazione di impianti radioelettrici, con tecnologia UMTS o altre, con potenza in singola antenna uguale od inferiore ai 20 Watt, rispettando i limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità indicati nell’art. 87, D.Lgs. 1° agosto 2003, n. 259. La SCIA deve essere conforme ai modelli predisposti dagli Enti locali.
  • la costruzione, esercizio e modifica di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili al di sotto della soglia. In questo caso i lavori oggetto della segnalazione possono essere avviati decorsi 30 gg. dalla presentazione.

Può presentare la SCIA edilizia il titolare di un diritto reale sull’immobile (ad es. proprietario, usufruttuario, persona fisica o giuridica) o chiunque ne abbia titolo in base a valido negozio giuridico (es.: delega o procura, da parte del proprietario).

La SCIA edilizia va presentata su carta semplice al Comune prima dell’inizio dei lavori e va redatta compilando il modello unico semplificato apposito disponibile presso ogni Comune o scaricabile via internet.

La SCIA diventa efficace dalla data della sua protocollazione. L’attestazione di avvenuta presentazione è rappresentata da una ricevuta rilasciata immediatamente anche in via telematica. In caso di mancato rilascio della ricevuta, la SCIA presentata produce comunque i suoi effetti.