Architetto Marta Grisolia, Autore presso Ristruttura Interni
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Doccia in nicchia, una soluzione salvaspazio

Durante la ristrutturazione della propria casa, uno degli ambienti più soggetti a cambiamenti è proprio il bagno. Abbiamo trattato per voi il tema della ristrutturare il bagno senza piastrelle, il bagno è uno degli ambienti della casa che richiede maggiore personalizzazione perché deve rispettare le esigenze e le abitudini di ogni individuo.

Lo spazio della doccia è una parte del bagno che richiede particolare attenzione, deve essere comodo e pratico perché si tratta di uno degli spazi che più usiamo. È importante poi considerare che negli ultimi tempi gli ambienti delle case hanno subito una contrazione diventando sempre più piccoli, soprattutto per quanto riguarda gli appartamenti delle città, come Milano.

Spesso ci troviamo di fronte a bagni piccoli dove ogni centimetro di spazio deve essere sfruttato al meglio per poter ottenere la massima funzionalità dall’ambiente stesso.

È dunque fondamentale progettare al meglio lo spazio del bagno e in questo un architetto di interni vi può essere di grande aiuto.

Lo spazio doccia

La doccia è ormai sempre più diffusa e apprezzata rispetto alla vasca, per evidenti questioni pratiche e funzionali.

Dunque ormai quasi tutti i bagni sono dotati di doccia al posto della vasca, e se non lo sono vengono spesso ristrutturati in tale senso.

La doccia ha il grande pregio di occupare meno spazio della vasca, di essere più pratica per essere pulita e di venire utilizzata in maniera più veloce.

Tipologie di doccia

Esistono varie versioni e modelli di doccia, ad esempio la doccia walk in, la doccia semicircolare, la doccia vasca, la doccia ad angolo oppure la doccia in nicchia.

Possiamo dire che ad esclusione della doccia in nicchia, le altre tipologie sono tutte caratterizzate da un box doccia e si differenziano per il tipo di pareti vetrate e cabine che le contraddistinguono.

Immagine tratta da www.pixabay.com

La doccia in nicchia

La doccia in nicchia invece non è dotata di un box doccia, ma la sua struttura è composta da muri, dunque le pareti che delimitano lo spazio doccia sono costruite e non vetrate, ad eccezione ovviamente della parete di ingresso alla doccia.

La struttura della doccia in nicchia può essere realizzata in cartongesso, con lastre appositamente pensate per l’ambiente bagno, oppure in muratura, o ancora in altri materiali ad esempio in vetrocemento.

La parete di accesso alla doccia può essere vetrata e trasparente, con ante in cristallo o in pvc, con ante a battente o a soffietto, oppure la chiusura della doccia può essere realizzata semplicemente con una tenda da doccia e con il suo apposito sostegno.

Quando realizzare la doccia in nicchia

La doccia in nicchia viene utilizzata, come suggerisce anche il suo nome, quando vogliamo creare, per le più varie ragioni, uno spazio doccia racchiuso tra pareti, in nicchia appunto.

Cerchiamo di capire quali potrebbero essere le ragioni di questa scelta. Se per esempio abbiamo problemi di spazio può essere utile posizionare la doccia in un angolo e sfruttare lo spazio accanto ad essa per posizionare un armadio contenitore o il mobile della lavatrice sicuramente la doccia in nicchia è la soluzione più adatta.

Infatti in questo modo il muro che viene costruito può essere utilizzato come appoggio per i mobili o come supporto per mensole e acquista così una duplice funzione.

Un altro caso in cui viene utilizzata la doccia in nicchia è per esempio quando il bagno non ha una forma regolare, ad esempio quadrata o rettangolare, ma presenta un perimetro caratterizzato da sporgenze di pilastri o murature.

In questo caso si può sfruttare un apparente difetto del bagno e tramutarlo in una risorsa, costruendo parte del muro a formare una nicchia o sfruttando la nicchia che già esiste se già abbastanza spaziosa.

La doccia in nicchia viene utilizzata anche in presenza di bagni stretti e lunghi, spesso la doccia viene proprio posizionata sul lato opposto all’ingresso e va da muro a muro.

La larghezza dello spazio doccia è maggiore rispetto alla sua profondità e il suo utilizzo risulta agevole.

In alcuni casi la doccia ingloba anche la finestra del bagno, che magari ha apertura automatizzata e può essere aperta anche senza entrare nella doccia, in questo modo si sfrutta una parete che sarebbe stata poco utilizzabile con un’altra disposizione.

Vantaggi e svantaggi della doccia in nicchia

Come visto dagli esempi precedenti sicuramente la doccia in nicchia ha numerosi vantaggi, primo tra tutti quello di riuscire a sfruttare lo spazio del bagno al meglio.

Attraverso l’utilizzo di una o più pareti come lati della doccia, non solo la parte interna può delle pareti può venire scavata a creare dei contenitori per i prodotti della doccia, ma anche la parte esterna delle pareti può essere sfruttata in vari modi.

Chiaramente se le pareti della doccia fossero state vetrate o in pvc queste opportunità salvaspazio non ci sarebbero state.

Sicuramente un altro dei vantaggi della creazione della doccia in nicchia riguarda la cura della doccia, che il rivestimento delle pareti sia in piastrelle, in resina, in microcemento la pulizia e la manutenzione di questo spazio è di gran lunga più pratica e sicura di quella di un box doccia classico.

I cristalli di un box doccia vetrato, così come quelli di un box doccia in pvc sono meno facili da pulire e più fragili, inoltre con il passare degli anni accusano i segni del tempo.

Una parete è invece più duratura, e può essere personalizzata con il rivestimento che più vi ispira, tra i vari tipi sopra citati sicuramente quello ottimale sarebbe in resina, dei cui vantaggi vi ho già parlato in Pavimenti in resina.

Certamente una doccia in nicchia è meno economica di un box doccia tradizionale e una volta costruita risulta meno facile demolirla in caso di una nuova ristrutturazione del bagno.

I vantaggi di una doccia in nicchia tuttavia sono molteplici e permettono di sfruttare al meglio lo spazio, sicuramente questo tipo di soluzione ha qualche svantaggio, ma i suoi pregi superano i difetti.

Conclusione

Che il vostro bagno sia stretto e lungo, presenti una nicchia già esistente oppure semplicemente debba sfruttare al massimo ogni centimetro quadro della sua superficie, la doccia in nicchia può essere un’ottima soluzione salvaspazio, creando uno spazio raccolto e di grande effetto!

Piatti doccia: di quali materiali?

Uno degli spazi che viene più spesso ristrutturato è proprio il bagno, in questo articolo vi avevo parlato delle ragioni che ci portano a voler cambiare l’aspetto di questo ambiente.

Spesso cambiamenti nello stile di vita o modifiche al nucleo famigliare ci inducono a dover ripensare il bagno, un caso ricorrente è per esempio la sostituzione della vasca e l’installazione al suo posto della doccia.

Molti appartamenti e case di nuova costruzione vengono infatti proposti e venduti con sanitari già installati, la scelta di come disporre il bagno è però molto personale e dipende dalle abitudini di ognuno di noi.

Ecco dunque che si rende necessaria una ristrutturazione che il più delle volte parte proprio dal ripensamento dell’area doccia, magari troppo stretta e scomoda.

Altre volte capita invece che compriamo un appartamento di qualche decennio fa e come prima cosa decidiamo di rifare la doccia o cambiare i sanitari per una questione di igiene e di usura.

Qualunque sia la vostra situazione. vi trovate a dover scegliere una nuova doccia e magari una delle domande che vi ponete è proprio: di quale materiale posso realizzare il piatto doccia?

Vediamo insieme quali sono le principali soluzioni.

Piatti doccia: modelli

Grazie alle nuove tecnologie e alle sperimentazioni delle case produttrici i piatti doccia possono ormai avere svariate forme, colori, misure e stili.

Prima di parlare dei materiali di cui può essere composto un piatto doccia, è bene capire quale modello sia più adatto per voi, in base allo spazio che avete a disposizione, al tipo di struttura del vostro pavimento e al vostro budget.

Il materiale di cui è composto un piatto doccia è infatti spesso vincolato al modello che viene scelto e viceversa.

Piatti doccia in appoggio

Si tratta della tipologia più diffusa fino a qualche anno fa, è un piatto doccia che appunto viene installato sopra il pavimento e quindi forma un dislivello di qualche centimetro con il resto della pavimentazione.

Sicuramente è la soluzione più economica, ma certamente quella che a livello estetico ha meno impatto e anche la meno pratica e funzionale perché la presenza del gradino risulta scomoda, assolutamente non adatta a persone con disabilità e fonte di accumulo di più sporcizia rispetto ad una superficie piana.

Piatto doccia a filo pavimento

Si tratta di una tipologia molto apprezzata a livello estetico poiché il piatto doccia viene posato allo stesso livello del pavimento e risulta dunque in continuità con esso senza nessun dislivello.

Lo scarico della doccia viene totalmente inserito nel massetto di sottofondo, non essendo previsto alcuna vasca di raccolto e il piatto è dotato di un’inclinazione che consente all’acqua in caduta di fluire verso lo scarico. È importante sapere che nelle case di qualche decennio fa, non sempre lo spessore del massetto è sufficiente per una facile installazione dello scarico, dunque è necessaria un’attenta valutazione.

Inoltre se viene scelto questo modello è fondamentale impermeabilizzare correttamente il sottofondo per evitare perdite di acqua. Chi opta per questa soluzione spesso tratta il piatto doccia con lo stesso materiale del pavimento in modo da creare un’unica superficie priva di interruzioni.

Questa soluzione è abbinata frequentemente all’installazione di box doccia a tutto vetro o con montanti e profili di sostegno ridotti, proprio per privilegiare l’estetica minimal della soluzione.  

Piatti doccia a incasso

Si tratta di una via di mezzo rispetto alle precedenti tipologie infatti il piatto doccia non viene totalmente incassato nel pavimento, ma sporge di qualche centimetro, creando un piccolo dislivello.



Immagine tratta da www.pixabay.com

Piatti doccia: materiali

Ora che abbiamo compreso quali siano le varie tipologie di piatti doccia possiamo passare alla tipologia di materiali che possono comporli.

I piatti doccia più diffusi possono essere in ceramica, in resina, in acrilico, in acciaio e in poliuretano, vediamo quali sono pregi e difetti di ognuno.

Piatti doccia in ceramica

Sono sicuramente i più economici, sono facili da pulire e il loro colore rimane inalterato con il passare del tempo, tuttavia hanno misure standard, meno resa a livello estetico, la loro superficie è piuttosto scivolosa e possono subire rotture o crepe.

Piatti doccia in resina

Come vi ho già spiegato in questo articolo la resina ha molti pregi, i piatti doccia in questo materiale possono essere realizzati con svariate finiture, colori, misure e possono avere il trattamento antiscivolo, inoltre eventuali graffi possono essere riparati facilmente.

D’altro canto i piatti doccia in resina sono più soggetti alla formazione di macchie e sono più costosi.

Il piatto doccia in resina viene spesso utilizzato a filo pavimento, grazie al suo spessore ridotto.

Piatti doccia in acrilico

L’acrilico dona al piatto doccia elasticità e leggerezza, i piatti doccia in questo materiale sono meno fragili della ceramica, possono essere realizzati in diverse misure, con finitura antiscivolo, tuttavia hanno una bassa resistenza ad agenti chimici aggressivi.

Il piatto doccia in acrilico viene spesso utilizzato a filo pavimento, grazie al suo spessore ridotto.

Piatti doccia in acciaio

Hanno un costo similare a quello della ceramica e possono essere smaltati per ottenere la colorazione desiderata, tuttavia se si scheggia potrebbe arrugginire e con agenti chimici aggressivi potrebbe opacizzarsi.

Il piatto doccia in acciaio viene spesso utilizzato a filo pavimento, grazie al suo spessore ridotto.

Piatti doccia in poliuretano

Al tatto risultano morbidi e sono antiscivolo, possono essere realizzati in diverse misure e colori, tuttavia presenta costi elevati.

Il piatto doccia in acciaio viene spesso utilizzato a filo pavimento, grazie al suo spessore ridotto.

Oltre a questi materiali i piatti doccia, grazie alla continua sperimentazione delle case produttrici, possono essere realizzati anche in diversi materiali compositi e innovativi come il Corian (un composito ecologico formato da polimeri acrilici puri e minerali naturali) o il marmogres (un agglomerato formato da una miscela di resine con l’aggiunta di polveri di marmo).

Tutti questi materiali sono stati pensati per garantire prestazioni migliori per il piatto doccia.

Conclusioni

Siete pronti a scegliere il piatto doccia che fa per voi? Ricordatevi per prima cosa di valutare le misure che avete a disposizione e poi lo stile che volete dare al vostro bagno, in questo l’architetto di interni può esservi d’aiuto.

Potete poi sbizzarrirvi con il modello e il materiale che più vi ispira, scegliendo tra le numerose possibilità in termini di colore, finiture, forma e aspetto.

Ristrutturare il bagno senza piastrelle

Durante la ristrutturazione di un appartamento, uno degli ambienti più spesso soggetti a cambiamenti, restyling e mutamenti è proprio il bagno.

Questo locale è una delle stanze fondamentali della casa, si tratta di un ambiente tecnico, in cui si svolgono determinate funzioni, ma anche di relax. Il bagno è strettamente legato ai gusti e alle esigenze personali di ogni individuo, per questo è soggetto ad un alto grado di personalizzazione.

Pensate a chi preferisce la doccia al posto della vasca, e viceversa, oppure chi preferisce separare la zona del wc e bidet da quella del lavabo e doccia, o chi ancora desidera avere all’interno del bagno una piccola area dedicata alla lavanderia.

Il bagno si trova a dover soddisfare questi requisiti e per questo spesso viene ristrutturato dopo l’acquisto della casa, perché magari la disposizione precedente non soddisfa il gusto delle persone, o anche nel corso del tempo dagli stessi proprietari per il modificarsi della struttura famigliare e degli stili di vita.

Proprio perché le ristrutturazioni del bagno sono piuttosto frequenti è bene cercare di ottimizzare i costi e valutare attentamente tutte le opzioni possibili, anche in vista di un futuro e nuovo cambiamento.

Uno degli aspetti più delicati da valutare in questo senso è la scelta dei pavimenti e rivestimenti, come possiamo scegliere dei materiali resistenti e duraturi per rivestire il nostro bagno che siano allo stesso tempo pratici e facili da sostituire in caso di una nuova ristrutturazione?

Una risposta sicuramente è quella di non utilizzare per il nostro bagno dei rivestimenti e dei pavimenti con piastrelle, ma optare per altre soluzioni.

Pavimenti e rivestimenti alternativi alle piastrelle

È noto che ormai esistono varie soluzioni per rivestire e pavimentare il vostro bagno, le piastrelle sono la scelta più classica, ma forse la meno pratica, veloce, economica e duratura, poiché sono poco resistenti e soggette a rottura.

Inoltre le piastrelle richiedono un lavoro di posa piuttosto lungo e di conseguenza più costoso e spesso risulta problematico, a distanza di anni, in caso di sostituzione, ritrovare la giusta continuazione del pavimento o del rivestimento ceramico.

I modelli possono non essere più in produzione, e anche se trovaste la piastrella della medesima serie, non avrebbe mai la stessa colorazione delle altre che sono state utilizzate da tempo.

Perché dunque non optare per nuovi materiali da rivestimento come la resina, le pitture, le carte da parati, le piastrelle adesive o il parquet? Vediamo quali sono nel dettaglio i pregi e i difetti di ognuno di essi.


Immagine tratta da www.pixabay.com

Pavimenti e rivestimenti in resina

Sicuramente l’utilizzo di pavimenti o rivestimenti in resina porta grandi vantaggi, questo materiale, di cui vi ho già parlato in
questo articolo , è infatti pratico, duraturo e ha un grande pregio estetico, quello di dare continuità alle superfici su cui viene applicato.

Uno dei vantaggi dei rivestimenti e dei pavimenti in resina è che si possono applicare sopra le piastrelle vecchie, dopo l’adeguata preparazione del fondo. Grazie al suo spessore ridotto, di qualche millimetro, elimina infatti il fastidioso problema di salti di quota.

Un materiale piuttosto simile alla resina, che può essere utilizzato sia come rivestimento che come pavimento, è il microcemento, risulta più resistente di essa, ma è un po’ più costoso.

Rivestimenti in pittura

L’alternativa forse più economica e immediata ad un rivestimento in piastrelle è l’utilizzo di una semplice pittura per interni nel vostro bagno. Esistono diversi tipi di pittura, quella lavabile o quella a smalto lavabile.

La prima può essere lavata con acqua con le accortezze necessarie, ed è ottimale per l’ambiente bagno così come anche per la cucina.

La seconda è ancora più adatta per il bagno perché più resistente all’acqua e conferisce un effetto speciale molto lucido alle pareti su cui viene applicato.

Rivestimenti con carta da parati

Vi sembrerà strano, ma al giorno d’oggi grazie all’utilizzo di particolari tecnologie e materiali, è possibile utilizzare la carta da parati anche in bagno.

Delle nuove caratteristiche delle attuali carte da parati vi ho già parlato in
questo articolo , entrando più nello specifico si possono catalogare quelle utilizzabili in bagno in due categorie, la carta da parati vinilica e la carta da parati in fibra di vetro.

Mentre la prima seppure impermeabile e lavabile non può essere applicata nelle parti a diretto contatto con l’acqua, la seconda è molto più resistente all’acqua.

Ovviamente bisogna optare per la carta da parati in un bagno solo se questo è correttamente ventilato. Uno dei vantaggi dei rivestimenti con carta da parati è che come con la resina si possono applicare sopra le piastrelle vecchie.

Pavimenti e rivestimenti in piastrelle adesive

Un’altra soluzione alternativa alle piastrelle classiche può essere quella di utilizzare piastrelle adesive.

Composte di materiale plastico, hanno un aspetto che può simulare sia la ceramica, che il legno o qualsiasi altra tipologia di superficie, un po’ come accade con le carte da parati.

Anche’esse come resina e carte da parati, possono essere applicate su un vecchio pavimento o rivestimento, senza causare problemi di spessori e sono, tra tutte le alternative proposte in precedenza, quelle in assoluto più facili da posare.

Sono altamente personalizzabili anche nel formato, tuttavia hanno una resistenza inferiore rispetto agli altri materiali proposti.

Pavimenti in parquet

Uno dei falsi miti sul parquet in bagno è che non sia utilizzabile per via dell’acqua.

Il nemico principale del parquet è tuttavia soprattutto l’umidità, dunque basterà garantire una corretta ventilazione nel bagno, sia con finestra sia attraverso un aspiratore meccanico, per poter ristabilire la corretta percentuale di umidità nell’aria.

Determinate specie di legno sono poi particolarmente stabili anche in ambienti piuttosto umidi, ad esempio il rovere, dunque risultano più adatti per la posa nei bagni.

Le moderne tecnologie e i trattamenti promossi dalle aziende produttrici garantiscono inoltre prodotti impermeabili. Rispetto alle precedenti proposte la scelta del parquet risulta più costosa, anche se di grande effetto estetico.

Conclusione

Se state pensando di ristrutturare il vostro bagno e cercate alternative veloci, pratiche, durature e magari meno costose delle piastrelle non avete che l’imbarazzo della scelta! Avete già deciso quale rivestimento o pavimento è più adatto per voi?

Come realizzare l’ufficio… in casa

Con il modificarsi delle abitudini e degli stili di vita, si sta sempre più diffondendo lo smart working e in generale un tipo di lavoro gestito autonomamente dal lavoratore, con ritmi, orari e modalità molto diversi da quelli canonici.

Questo nuovo approccio nel modo di lavorare si riflette anche sugli spazi domestici, sempre più spesso infatti è necessario all’interno della propria casa un ambiente o semplicemente un piccolo angolo dove potersi dedicare all’attività lavorativa.

Che siate libero professionisti, lavoriate da remoto o in smart working, o semplicemente abbiate bisogno di realizzare un ufficio in casa ecco alcuni consigli utili.

Stanza o angolo ufficio?

Sicuramente il primo step da fare per realizzare uno spazio dedicato al lavoro nella propria abitazione è definire di quanto spazio si ha bisogno.

In base dunque all’attività che si svolge è necessario capire se il nostro ufficio occuperà un semplice angolo della casa oppure se vogliamo dedicargli un interno ambiente.

Ovviamente questa decisione va presa anche in base allo spazio fisico che abbiamo a disposizione nella nostra casa, vediamo assieme come gestire entrambe le soluzioni.

Angolo ufficio

Se si opta per questa soluzione, bisogna innanzitutto scegliere in quale ambiente della casa collocare la postazione ufficio. È una scelta piuttosto soggettiva, la più gettonata è sicuramente quella di posizionare l’office corner nella zona giorno, tipicamente nel living.

Si può decidere però di creare un angolo ufficio anche in camera da letto, se abbiamo per esempio una stanza piuttosto grande. Oppure si può optare per una soluzione che sfrutta tutti quegli ambienti secondari della casa, ad esempio un corridoio troppo largo o un’anticamera poco utilizzata.

In mancanza di spazio in altre stanze o per massimizzare l’utilizzo di tutti i metri quadrati della vostra casa, si può infatti allestire l’angolo ufficio in questi spazi poco sfruttati o magari in quella nicchia tra due muri che non sappiamo come arredare o quell’angolo lasciato vuoto.

Infine come vi ho anticipato in questo articolo, se abbiamo a disposizione soffitti di notevole altezza possiamo creare un soppalco ad uso ufficio.

Privacy

Un elemento da considerare per l’angolo ufficio è il fatto che deve essere raccolto e creare le giuste condizioni per potersi concentrare e lavorare al meglio.

Dunque una soluzione potrebbe essere quella di aumentare la sua privacy creando una separazione dall’ambiente in cui è collocato con un mobile passante, di cui vi ho già parlato in questo articolo.

Oppure creando una sorta di pedana che si distacchi anche solo di qualche decina di centimetri da terra, ma che percettivamente renderà l’angolo ufficio un’ambiente separato dal resto della stanza.

Arredi fondamentali per l’angolo ufficio

Cosa non deve assolutamente mancare nel vostro angolo ufficio? Trattandosi di una piccola stanza nella stanza è importante che l’angolo ufficio abbia una propria identità e sia ben organizzato con tutto ciò che di cui si ha bisogno in poco spazio.

Punto luce

Sicuramente la fonte di luce è di assoluta importanza per non rischiare di sforzare troppo gli occhi mentre si lavora.

Meglio se si tratta di luce naturale, quindi il mio consiglio è quello di posizionare l’angolo ufficio vicino ad una finestra, una portafinestra o anche sotto un lucernario.

In ogni caso sarà comunque necessaria una lampada da tavolo o a terra che possa illuminare l’angolo ufficio in mancanza di luce naturale diretta.

Piano d’appoggio e seduta

Elemento fondamentale è ovviamente un piano d’appoggio, che si tratti di una scrivania ampia, di una mensola ancorata al muro poco profonda, di un piccolo tavolino, ed assieme ad esso anche una seduta, che sia una sedia, una poltroncina o uno sgabello alto.

La scelta della coppia piano d’appoggio-seduta è piuttosto soggettiva e dipende dal tipo di lavoro che svolgiamo, dalla frequenza e da quanto spazio abbiamo a disposizione.

Se di base lavoriamo con un pc portatile lo spazio di cui abbiamo bisogno si riduce e possiamo utilizzare sia una mensola sia un piccolo tavolino e stare anche comodamente seduti su una poltrona con un tavolino portatile pieghevole.

Se invece lavoriamo con altre attrezzature o semplicemente con un pc opteremo per una scrivania più ampia.

Mensole, cassetti e ripiani

Risulta molto utile avere a disposizione nel proprio angolo ufficio, qualche mensola sopra il piano d’appoggio o magari dei cassetti integrati ad esso dove riporre tutti gli accessori necessari per il nostro lavoro.

È importante infatti che il nostro piano d’appoggio resti il più libero possibile per consentirci di lavorare al meglio e che gli oggetti che necessitiamo occasionalmente vengano riposti in un altro spazio ad essi dedicato.

Se abbiamo poi a disposizione più spazio possiamo pensare ad un vero e proprio mobile – libreria, magari in parte dotato di mensole e in parte di vani chiusi con ante dove riporre il materiale più privato.

Stanza ufficio

Se invece optate per un ufficio che occupa interamente una vera e propria stanza della casa, o anche magari metà di essa e l’altra metà può essere per esempio dedicata alla lettura, ci si può sbizzarrire nella scelta non solo di arredi, ma anche di finiture, colori, materiali, luci per l’intero ambiente. In generale si può dire che la scelta dello stile della stanza ufficio è piuttosto soggettivo e strettamente collegato al tipo di lavoro che si svolge. Se si tratta di una professione piuttosto creativa, si opterà per uno stile che la rispecchi e che favorisca il processo artistico, se invece questo non è il vostro caso opterei per uno stile sobrio che aiuti a favorire la concentrazione. Se avete la possibilità di scegliere, sarebbe bene che la stanza ufficio fosse disposta a ovest o a est, non a nord perché sarebbe poco illuminata.

Arredi fondamentali per la stanza ufficio

Per quanto riguarda gli arredi, valgono le considerazioni fatte per l’angolo ufficio, tenendo però in conto che abbiamo a disposizione più spazio.

Si può optare per una scrivania ampia con relativa seduta, magari una poltrona con tavolino pieghevole per le attività lavorative più leggere.

Sempre fondamentale è la presenza di luce naturale e artificiale, così come quella di mensole, cassetti e ripiani in prossimità della scrivania.

Sicuramente non può mancare una libreria, che sia appoggiata alla parete o passante, se per esempio dobbiamo dividere la stanza in due parti.

Terrazzo-milano

Il terrazzo, una stanza in più

Nella scelta della propria futura casa è importante tenere in considerazione tutti i fattori che più sono importanti per noi, ad esempio il numero di camere da letto o il numero di bagni, oppure la disposizione su un unico piano o su più piani, oppure ancora la presenza di un giardino esterno.

Un elemento da non sottovalutare durante la scelta della futura abitazione, soprattutto se si tratta di una città come Milano, è la presenza di una terrazza. Approfondiamo insieme l’argomento per capire quali sono i vantaggi dell’averla.

Il terrazzo

È bene fare una premessa che riguarda il significato proprio del termine, per terrazzo si intende una parte lastricata che fa da copertura ad un fabbricato.

La differenza tra il balcone e la terrazza sta nel fatto che il balcone rappresenta un elemento aggiunto al corpo principale dell’edificio, che sporge, appunto, dal filo della sua superficie, mentre la terrazza è inclusa in esso.

Il terrazzo è dunque spesso prerogativa degli appartamenti che stanno agli ultimi piani di un edificio, può avere dimensioni varie che dipendono dalle scelte progettuali dello stesso edificio.

A Milano, città in cui sono molto più diffusi palazzi o edifici multipiano composti da appartamenti piuttosto che abitazioni monofamiliari con giardino, il terrazzo rappresenta una valida opportunità per poter fruire di uno spazio aperto nell’intimità della propria abitazione.

Come utilizzarlo

Che sia di piccole o grandi dimensioni il terrazzo può essere utilizzato in molteplici modi, e si configura come una vera e propria stanza in più ed accessoria all’interno della casa.

Il terrazzo può essere infatti utilizzato come sala da pranzo o come estensione del soggiorno nelle stagioni estiva, primaverile o autunnale, se le condizioni lo consentono si può anche decidere di creare una veranda, magari riscaldata, per utilizzare questo spazio anche durante l’inverno.

Prima di procedere alla creazione di una veranda, ovvero di una parte del terrazzo chiudibile con vetrate, è bene documentarsi presso il comune della propria città.

L’autorizzazione e i lavori per l’installazione di una nuova veranda sono soggetti a regole ben precise che spesso variano da comune a comune, secondo il Regolamento Edilizio specifico. Il terrazzo tipicamente viene utilizzato, come accennato in precedenza, come spazio accessorio agli ambienti giorno, tuttavia può avere anche altre funzioni.

Per esempio, si può trattare il terrazzo come un vero e proprio giardino, dunque attrezzarlo con giochi per i bambini, o con tavoli per il ping pong oppure piscine sia interrate che non, o ancora con una zona solarium o barbecue, oppure con un’area per il giardinaggio e una piccola serra o orto.

Il tutto dipende dalle dimensioni del terrazzo e dal contesto in cui ci si trova, tuttavia il terrazzo è un vero e proprio ambiente della casa, una stanza a cielo aperto possiamo dire.

Un’altra funzione del terrazzo può essere quella di avere una parte di esso dedicata al ricovero di attrezzature specifiche o oggetti particolari, in mancanza di altro spazio o di un adeguato ripostiglio all’interno della casa si può infatti creare una verandaripostiglio.

Anche in questo caso prima di iniziare i lavori di installazione sarà, necessario verificare con il proprio comune di residenza se bisogna richiedere la concessione di costruzione e, nel caso di condominio, la concessione unanime della relativa assemblea.

Come arredarlo

Sicuramente una caratteristica importante che un terrazzo deve avere è quello di essere adeguatamente protetto dal sole.

Per ovviare a questa esigenza si possono intraprendere diverse strade, ad esempio creare attraverso il progetto del verde, una zona ombreggiata con piante.

Oppure si può pensare all’inserimento di arredi specifici per l’ombreggiamento come ombrelloni o tende solari.

Molto diffusi sono anche strutture come gazebi, oppure pergolati con piante rampicanti, anche in questo caso prima dell’inizio dei lavori, trattandosi di strutture fisse è bene verificare il regolamento edilizio e, nel caso, condominiale.

Il terrazzo a seconda della sua funzione e dimensione può essere arredato in svariati modi. La prima scelta da fare è decidere il tipo di pavimentazione che vogliamo, se in legno trattato per esterni, in pietra, o in gres porcellanato, oppure decidere se posare sul terrazzo un tappeto d’erba sintetica o ancora decidere creare un vero e proprio tetto verde con erbe e arbusti autentiche.

Il primo step riguarda dunque il tipo di effetto che vogliamo per il nostro terrazzo, una volta presa questa decisione si può passare alla scelta degli arredi.

Sicuramente se vi è lo spazio necessario è bene pensare ad una zona pranzo con tavoli e sedie, ben ombreggiata, per potersi godere un pranzo o una cena in compagnia all’aria aperta. Se poi dovesse avanzare ancora superficie libera si può pensare ad una zona relax, con un’amaca oppure con divanetti e poltrone, o con sedute morbide. Qualunque sia la funzione che il vostro terrazzo assumerà non bisogna trascurare la componente green, piante e fiori aiutano a creare la giusta atmosfera per il relax, arredano il vostro ambiente, ombreggiano e schermano la vista preservando l’intimità del terrazzo.

Inoltre è possibile piantumare anche piante aromatiche o da orto creando una piccola zona dedicata.

Come manutenerlo

Sicuramente il terrazzo essendo tendenzialmente scoperto e esposto alle intemperie e agli agenti atmosferici richiede cura e manutenzione.

Se la vostra futura abitazione non è di recente costruzione e necessita di una ristrutturazione, è bene che questa coinvolga anche il terrazzo.

Uno dei problemi più diffusi per i terrazzi sono infatti le infiltrazioni di acqua. È importante dunque fare attenzione che la pavimentazione del terrazzo sia ben impermeabilizzata, per evitare che si creino infiltrazioni di acqua nei piani sottostanti e che la struttura stessa del terrazzo si deteriori.

Se il vostro terrazzo è invece dotato di veranda la manutenzione sarà sicuramente inferiore rispetto ad un terrazzo scoperto.

Conclusioni

Per tutti quelli che non possiedono un giardino, il terrazzo rappresenta una valida alternativa per godersi le stagioni più calde.

Il terrazzo, se verandato e riscaldato, rappresenta poi una vera e propria stanza in più della casa, utilizzabile durante tutto l’anno.

Se desiderate dunque uno spazio accogliente e intimo all’interno della vostra abitazione, a stretto contatto con la natura il consiglio è quello di scegliere una casa.. con terrazza!

termoarredi

Come scegliere il termoarredo

Nella fase di ristrutturazione di un appartamento una fase molto importante è quella che riguarda la scelta del tipo di riscaldamento da scegliere.

È ormai molto diffuso il riscaldamento a pavimento che consente notevoli risparmi, l’eliminazione dei termosifoni e un’efficienza migliore. Chi fa questo tipo di scelta è sicuramente attratto dai benefici anche estetici che il riscaldamento a pavimento comporta.

Non essendo più necessari radiatori o termosifoni le pareti vengono liberate dal loro ingombro e anche la scelta dell’arredo resta meno vincolato dalla loro presenza.

Spesso in abbinamento al riscaldamento a pavimento si opta per la scelta di termoarredi, magari per quegli ambienti, come il bagno, che necessitano di un’altra fonte di calore.

Vediamo assieme cosa sono i termoarredi e come sceglierli.

Termoarredi: cosa sono?

Si tratta di veri e propri arredi dotati di una tecnologia che permette loro di produrre calore, per queste loro caratteristiche stanno a metà tra la categoria degli arredi e quella dei dispositivi tecnici e funzionali.

Di fatto rivestono la funzione che hanno sempre avuto i temosifoni o i radiatori, a cui si aggiunge la funzione estetica.

Dove utilizzarli

I termoarredi possono essere utilizzati in tutti gli ambienti della casa, solitamente vengono usati soprattutto in bagno o magari in un ambiente che necessita di una fonte di calore aggiuntiva e di design.

Bagno

In tale ambiente risultano utili per appendere le salviette o gli accappatoi, in questo modo rimangono ben caldi prima di essere usati, e allo stesso tempo si asciugano in fretta dopo l’utilizzo.

Dunque oltre alla piacevole sensazione di avere sempre asciugamani e salviette alla giusta temperatura, si ottiene anche un beneficio in termini di controllo dell’umidità e della stessa temperatura dell’ambiente.

Molto spesso i termoarredi vengono posizionati sopra il bidet e in mezzo tra wc e lavabo, e magari di fronte alla vasca o doccia in tal modo sono facilmente accessibili da tutte le aree funzionali del bagno.

Venendo usati come veri e propri portasalviette, si elimina qualsiasi tipo di gancio o supporto per le salviette, asciugamani,.. che spesso occupa parte del muro o del mobile lavabo.

Cucina

Anche in questo ambiente i termoarredi risultano utili per appendere gli asciugamani o gli asciugapiatti che vengono utilizzati mentre si usa la cucina, in questo modo asciugano in fretta e sono pronti in poco tempo per essere riutilizzati.

I termoarredi vengono posizionati solitamente vicino al lavello per essere a portata di mano e inoltre grazie ad essi, come per il bagno si elimina qualsiasi supporto o gancio a muro.

Solitamente vengono scelti modelli verticali, magari a tutta a altezza, che occupano poco spazio in larghezza e lasciano libera la restante porzione di parete per poter essere utilizzata in altro modo.

Il loro utilizzo in cucina presenta dunque il notevole vantaggio di poter progettare in maniera più flessibile i mobili della cucina e lo sitle di tale ambiente, grazie all’ampia scelta di modelli e forme che i termoarredi presentano.

Caratteristiche funzionali

I termoarredi possono essere di varie tipologie, elettrici, ad acqua o con azionamento misto, vediamo quali sono i vantaggi e gli svantaggi di ognuna di esse.

Termoarredi elettrici

Questa tipologia funziona come qualsiasi dispositivo elettrico, necessita quindi di una presa dedicata e può venire facilmente acceso o spento in base alle proprie necessità.

E’ la tipologia forse più diffusa perché non ha bisogno di particolari accorgimenti in fase di installazione. Viene utilizzata in abbinamento ad impianti di riscaldamento a pavimento.

Termoarredi ad acqua

Questa tipologia ha invece come principale fonte di energia il riscaldamento dell’acqua calda, funzionano quindi con lo stesso principio dei caloriferi.

Rispetto al precedente questo termoarredo richiede la progettazione di un impianto idrico, dunque la fase di installazione richiede qualche passaggio in più. Viene utilizzata in abbinamento ad impianti di riscaldamento tradizionali.

Termoarredi con azionamento misto

Questa tipologia uitlizza il funzionamento combinato delle due precedenti, dunque oltre all’impianto di riscaldamento, ha una resistenza elettrica.

Durante l’inverno può essere utilizzato con il riscaldamento dell’acqua calda, mentre durante le stagioni meno fredde si utilizza il funzionamento elettrico, utilizzabile all’occorrenza.

Caratteristiche estetiche

Esistono in commercio le più svariate tipologie di termoarredi, per soddisfare al meglio qualsiasi esigenza estetica. Il termoarredo come abbiamo visto oltre a riscaldare la casa, viene utilizzato come un vero e proprio pezzo di arredamento.

Materiali

I materiali di cui possono essere composti sono molto vari, i più diffusi sono quelli in metallo, dall’acciaio, all’alluminio, dalla ghisa all’ottone, dall’inox alla lamiera, ma esistono anche termoarredi in vetro temperato o in pietra acrilica.

Se si tratta di metallo, le colorazioni possono essere di qualsiasi tonalità, e si possono dunque facilmente abbinare alla palette colori dell’ambiente in cui si trovano.

Forme

Anche per quanto riguarda la forma o l’aspetto c’è un ampio ventaglio di scelta, i termoarredi possono essere di forma tubolare, orizzontale o verticale, a profili circolari o quadrati.

Ma possono essere anche composti da un unico pezzo, dunque a forma di cerchio, di rettangolo, o quadrato, o persino a forma di oggetti reali, come scale, cornici, o ancora con forme astratte che ricordano l’arte contemporanea.

Sull’aspetto estetico case produttrici e designer si sono veramente sbizzarriti tanto che spesso si fa fatica a riconoscere un termoarredo, che sembra piuttosto un quadro, un pezzo d’arte, o un elemento d’arredo ricercato.

Uno dei grandi vantaggi dei termoarredi è proprio la peculiarità di poter essere sfruttati come elementi per completare al meglio l’arredamento di una stanza o per caratterizzare un determinato ambiente con una scelta estetica particolare.

Conclusioni

Rispetto ai tradizionali termosifoni e radiatori, i termoarredi forniscono sicuramente prestazioni migliori e una maggiore possibilità di personalizzazione. Grazie ad essi, l’elemento che riscalda le nostre abitazioni non è più soltanto un oggetto tecnico e funzionale, ma diventa un vero e proprio pezzo di arredo, parte integrante e determinante della scelta estetica che facciamo per gli ambienti della nostra casa.

Dunque è importante sceglierlo con la cura che si riserverebbe alla scelta di un tavolo, del divano, del letto o di qualsiasi altro arredo che ci accingiamo a comprare durante la ristrutturazione di casa.. avete già qualche idea per il modello che fa al caso vostro?

Arredare in stile vintage

Qualche tempo fa vi ho parlato dell’arredamento in stile moderno e minimal, citandolo tra uno degli stili più in voga del momento. Esistono tuttavia altri stili spesso utilizzati nell’arredo di case da ristrutturare, uno di questi è l’arredo vintage. Come si caratterizza questo modo di arredare e progettare gli spazi? Vediamo di analizzare i suoi tratti tipici.

Che cos’e’ il Vintage?

Gli arredi identificati con l’aggettivo “vintage” sono strettamente legati ad un preciso arco temporale, sono tutti quei pezzi di arredamento che sono vecchi almeno 10-20 anni e fino ad un massimo di 90 anni.

Gli oggetti vintage si devono differenziare da quelli antichi, che hanno almeno 100 anni. Il termine “antico” si può poi applicare fino ad oggetti fino all’800 AC. E’ importante dunque sottolineare quali oggetti possono essere definiti vintage, e quali no.

Ad esempio oggetti come mobili d’antiquariato possono sembrare vintage ma in realtà non lo sono, perché non si tratta di pezzi unici arrivati fino ai giorni nostri, ma piuttosto di oggetti di nuova produzione che assomigliano (o per lo meno tentano di farlo) a quelli originali.

Il termine “retrò” descrive proprio oggetti come questi, ovvero qualcosa che è nuovo, ma si basa su un design già esistente.

Arredo, il protagonista indiscusso

Sicuramente un ruolo chiave nelle case in stile vintage, lo gioca proprio l’arredo, sia fisso che non. Il materiale prediletto per gli arredi vintage è il legno, con le sue tonalità calde.

Un pezzo che non può mancare nell’arredo vintage è per esempio la classica credenza, che può essere utilizzata in svariati modi, in soggiorno come mobile tv o d’appoggio oppure in camera da letto come cassettiera. Un altro mobile piuttosto utilizzato è la libreria a tutta altezza, di cui vi ho già parlato nell’articolo dedicato ai mobili passanti.

Si tratta di una libreria che va da terra a soffitto, costituita da montanti fissati a pavimento e a soffitto e con mensole e vani che possono essere a giorno ovvero aperti e senza fondo oppure invece chiusi. Una libreria di questo tipo può essere fissata a muro oppure dividere uno o più spazi ad esempio il soggiorno dalla cucina, o la sala da pranzo dal soggiorno.

Altri complementi d’arredo usati di frequente nelle case in stile vintage sono ad esempio scrittoi o tavolini bassi da salotto, ma l’arredo in stile vintage coinvolge ad esempio anche i radiatori. Chi di voi non ha in mente nelle case di una volta i vecchi caloriferi in ghisa con i piedini dalle linee pulite essenziali?

Anch’essi sono un must dell’arredamento in stile vintage. Gran parte dell’atmosfera vintage è data poi dalla scelta sapiente degli accessori, uno specchio, una stampa incorniciata, un vaso e qualche pianta che dona il tocco green alla casa.

Illuminazione, creare la giusta atmosfera

Un’altra caratteristica importante delle case arredare in stile vintage viene data dai corpi illuminanti, ovvero le lampade che danno luce alle varie stanze. Una luce gialla e intensa è tipica dello stile vintage, magari non illumina l’intero ambiente, altrimenti risulterebbe veramente troppo presente, ma piuttosto una zona particolare della stanza.

Le lampade da terra o quelle da lettura, da posizionare su un tavolino o comodino, sono molto indicate per creare un’atmosfera fortemente suggestiva e che richiama un mondo di altri tempi.

Colori, osare con eleganza

Una componente fondamentale dello stile vintage e delle case arredate con questo stile è il sapiente utilizzo dei colori. Si tratta per lo più di colori dai toni decisi e brillanti, non di rado vengono utilizzati anche toni scuri che mettono in risalto gli arredi e creano un piacevole contrasto cromatico.

La palette di colori utilizzata è molto varia e predilige toni caldi, accostati a qualche tono freddo, piuttosto che neutri; è importante ricordare che questo tipo di toni hanno il potere di riempire visivamente la stanza e di caricarla di accenti cromatici molto forti. Bisogna dunque scegliere con cura la palette colori senza esagerare, per non sovraccaricare l’ambiente.

Tappezzerie e carte da parati

Una casa in stile vintage che si rispetti non può fare a meno di pareti tappezzate o ricoperte di carta da parati. Ormai sono diffusissime le carte da parati o le tappezzerie retrò, che ripropongono le tanto originali fantasie degli anni Cinquanta e Settanta, con i loro motivi geometrici e optical dai colori decisi e caldi.

In questo caso è meglio utilizzare carte da parati retrò piuttosto che le originali vintage che potrebbero essersi usurate con il passare del tempo e che di certo non hanno le stesse caratteristiche fisiche dei prodotti moderni.

Pavimenti e rivestimenti

Oltre alle tappezzerie e alle carte da parati, un ruolo importante per creare un’atmosfera vintage o da casa di una volta è dato dalla scelta del pavimento o dei rivestimenti murari di bagni o cucina.

Sicuramente le indiscusse protagoniste dei rivestimento vintage sono le cementine, piastrelle esagonali tipiche dell’Ottocento che erano fatte in cemento e sabbia e venivano usate per rivestire pavimenti dei palazzi storici.

Oggi le cementine, tornate di moda, sono state rimesse in produzione, ma accanto ad esse sono comparse anche piastrelle esagonali in gres porcellanato che possono essere ugualmente utilizzate nell’arredamento vintage. Possono essere utilizzate sia a parete che a pavimento, e donano agli ambienti in cui sono collocati una forte caratterizzazione, con la loro particolare forma.

Un altro tipo di rivestimento perfetto per le case vintage sono le piastrelle diamantate, chiamate anche subway tiles perché erano utilizzate nelle stazioni metropolitane, ad esempio quelle di Londra o di Budapest. Il nome è legato alla loro forma, infatti non sono piatte come le comuni piastrelle, ma hanno i bordi sfaccettati. Sono utilizzate a parete, principalmente in bagno, con la loro finitura lucida, con posa a correre, in orizzontale con fuga non in tinta posate fino a metà parete sono perfette per creare una sala da bagno d’altri tempi. Ecco un articolo in cui vi parlavo di questi due tipi di rivestimenti dal sapore vintage.

Conclusioni

L’arredamento in stile vintage ricorda le case di una volta, si ottiene dosando l’intensità dei colori e scegliendo con cura gli arredi, gli accessori e i pavimenti/rivestimenti.

Fondamentale è trovare il giusto equilibrio tra essi, in questo un architetto di interni può aiutarti e guidarti per creare quell’atmosfera elegante e raffinata tipica dello stile.

colore-ambiente

Ad ogni ambiente il suo colore

Durante la ristrutturazione di un appartamento, una fase senz’altro importante è la scelta dei colori. Il colore di una stanza influenza la nostra percezione di quel determinato ambiente, la psicologia dei colori può aiutarci nel capire quali tonalità sono più adatte per quella specifica stanza.

La scelta dei colori dipende però anche dalle caratteristiche del locale, ad esempio le sue proporzioni, ovvero se è un ambiente ampio o stretto e lungo, oppure piccolo oppure con un soffitto molto alto.

Oppure ancora dalla sua esposizione e da come viene illuminato dalla luce solare. E’ importante considerare inoltre che quando si parla della scelta di toni per una determinata stanza della casa, viene subito in mente la tinta delle pareti, in realtà il colore di un ambiente è definito da una pluralità di fattori, ad esempio la scelta della tonalità dei complementi di arredo, dei tessili, del pavimento e persino del tipo di illuminazione.

Psicologia dei colori

È scientificamente provato che I colori ci trasmettono effetti psicologici ed emotivi, la psicologia dei colori studia proprio questo fenomeno.

Ampiamente utilizzata nel mondo del marketing, questa disciplina è stata con profitto applicata anche nel campo dell’architettura e del design d’interni, per progettare al meglio un determinato ambiente.

I colori si dividono in tre grandi categorie, colori caldi , colori freddi e colori neutri, vediamo assieme quali sono le tonalità più adatte per ogni singolo ambiente della casa.

Colori caldi

I toni caldi sono in grado di far scattare una serie di effetti emotivi, hanno un’azione stimolante in grado di accelerare l’attività cardiaca e quella respiratoria. Stimolano l’allegria, l’attività mentale e la concentrazione. Sono indicati quindi in ambienti come cucina, studio e in soggiorno.

Rosso

E’ il colore della passione e dell’amore e simboleggia una sensazione di calore. Questo colore stimola inoltre l’alimentazione e viene frequentemente utilizzato in cucina, ad esempio per il rivestimento dei mobili.

Giallo

E’ il colore associato alla luce e simboleggia energia e vitalità. Stimola l’alimentazione e viene frequentemente utilizzato in ambienti che necessitano di stimolare la creatività, come possono essere le camere dei bambini o studi.

Colori freddi

Le tonalità di colore freddo sono ideali per creare ambienti rilassanti, dove potersi distendere e dove riposare lontano dallo stress. Creano ambienti intimi e sono indicati per ambienti come la camera da letto o per una sala relax.

Blu

È il colore del cielo e dell’acqua e simboleggia l’infinito e la calma. Rimanda ad una sensazione di tranquillità e di relax, viene spesso utilizzato per la camera da letto o per la parte benessere del bagno, ovvero vasca o doccia.

Verde

È il colore della natura e simboleggia la forza del suo elemento. Rimanda comunque ad una sensazione di relax e tranquillità come il blu, viene utilizzato frequentemente per il bagno.

Colori Neutri

Si tratta di tutte quelle tonalità che vanno dal bianco al nero e che comprendono quindi i grigi. Sono parte delle tonalità fredde e rimandano a sensazioni assolute e opposte. Proprio per queste caratteristiche vengono utilizzate in maniera ponderata, ma sono adatti per qualsiasi ambiente della casa.

Bianco

Spesso definito un non colore, è il colore dell’essenzialità e rimanda alla purezza e all’ordine. Viene utilizzato in ambienti che necessitano di essere più luminosi possibile oppure ambienti in cui si vuole esprimere una sensazione pulizia.

Nero

È il colore dell’oscurità e del buio, rimanda a una sensazione di potere e di maestosità. Viene utilizzato in ambienti già luminosi e ampi, raramente a parete o a pavimento, piuttosto per complementi di arredo o per gli arredi.

Caratteristiche del locale

Come già accennato in precedenza la scelta del colore per una stanza non può basarsi esclusivamente sulle indicazioni che la psicologia dei colori ci fornisce, dobbiamo infatti valutare attentamente anche le caratteristiche fisiche del locale per ottenere uno spazio ben progettato.

Colori scuri e vividi

Queste tonalità tendono a rimpicciolire una stanza e a renderla meno luminosa, sono adatte se abbiamo un ambiente ampio, magari anche con un soffitto alto, esposto per esempio a sud o a sud ovest, in questo caso possiamo tranquillamente usarle senza temere che l’ambiente risulti più piccolo.

Colori chiari o opachi

Queste tonalità tendono ad allargare una stanza e a renderla più luminosa, sono adatte se abbiamo spazi piccoli o di dimensioni ridotte, oppure esposte a nord o a nord est, in questo caso utilizzando queste tonalità renderemo l’ambiente più ampio di quello che in realtà è.

 E’ importante considerare che mixando e giocando sull’alternanza di colori chiari e colori scuri si ottengono determinati effetti di alterazione della percezione spaziale. Ad esempio se abbiamo un soffitto basso basterà  optare per una colorazione fredda o neutra leggermente più chiara di quella scelta per i muri per rendere percettivamente più ampio l’ambiente.

Oppure se abbiamo una stanza di dimensioni ridotte e tinteggiamo unicamente la parete di fronte all’ingresso di una tonalità scura e le restanti in tonalità chiara, avremo l’effetto di “sfondamento” di quella parete e l’ambiente sembrerà più grande.

Conclusioni

Abbiamo visto che il tono di una stanza va scelto sia in base alla psicologia dei colori, ma soprattutto in base alle caratteristiche del locale.

Fondamentale in ogni caso è che quando si accostano tonalità chiare e scure, così come colori freddi, caldi o neutri, bisogna usarne due al massimo tre, combinandoli in modo equilibrato.

Se si saturano gli ambienti con troppe tonalità si ha lo spiacevole effetto di rendere più piccolo l’ambiente e percettivamente più caotico. Per questo nella scelta dei colori per una stanza bisognerebbe sempre partire con colori uniformi che di per sé allargano l’ambiente, e poi valutare se introdurre una tonalità a contrasto.

E’ inoltre importante accanto alle valutazioni oggettive sopra esposte, fare anche valutazioni soggettive che tiene conto delle nostre personali affinità cromatiche e delle nostre preferenze sui colori.

La scelta delle tonalità in una casa è infatti delicata e va effettuata ad hoc e su misura per le persone che abiteranno quella casa, l’architetto di interni può aiutarti in questa operazione, interpretando i tuoi desideri e le tue necessità e facendole collimare con i dati oggettivi e concreti che gli ambienti della tua casa riportano.

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