Architetto Marta Grisolia, Autore presso Ristruttura Interni
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Ristrutturare appartamento di piccole dimensioni

Molto spesso durante l’acquisto di una casa vengono scelti appartamenti di piccolo taglio, con il modificarsi degli stili di vita e con il mutamento della grandezza del nucleo famigliare non sono infatti più molto diffusi appartamenti caratterizzati da ampie metrature.

Soprattutto nelle città, come Milano, appartamenti di grandi dimensioni sono piuttosto costosi, si opta dunque per l’acquisto di monolocali o bilocali, anche in vista del fatto che ormai si passa sempre meno tempo in casa e sempre di più nel luogo di lavoro o comunque fuori casa o ancora in viaggio.

Cerchiamo di capire assieme quali sono le buone regole per ristrutturare un appartamento di piccole dimensioni.

nelle città, come Milano, appartamenti di grandi dimensioni sono piuttosto costosi, si opta dunque per l’acquisto di monolocali o bilocali, anche in vista del fatto che ormai si passa sempre meno tempo in casa e sempre di più nel luogo di lavoro o comunque fuori casa o ancora in viaggio.

Cerchiamo di capire assieme quali sono le buone regole per ristrutturare un appartamento di piccole dimensioni.

Obiettivi

Innanzitutto, quando si possiede o si è recentemente acquistato un appartamento di dimensioni ridotte è bene individuare quali siano i nostri obiettivi.

Dunque chi abiterà la casa, se una coppia, due amici, o una coppia con un figlio. Una volta compreso lo spazio di cui necessiteranno gli inquilini dell’appartamento, ad esempio il numero delle camere e dei bagni, è il momento di cercare di sfruttare al massimo lo spazio che si ha a disposizione.

Distribuzione dei vari spazi

In una casa di questo tipo è fondamentale studiare al meglio la distribuzione dei vari spazi, in questo un architetto di interni può esservi di aiuto, fornendovi il giusto supporto per la realizzazione di un progetto pensato su misura per il vostro appartamento.

Nel predisporre una corretta distribuzione dei vari spazi bisogna ad esempio ottimizzare quelli che sono i luoghi di connessione tra una stanza e l’altra, ad esempio corridoi, disimpegni, anticamere.

In un appartamento di piccole dimensioni, questi spazi dovrebbero essere ridotti al minimo e se proprio è necessaria la loro presenza, bisognerebbe dare loro una funzione aggiuntiva a quella canonica di spazio di passaggio.

Vediamo di rendere più chiaro questo concetto fornendo un esempio pratico.

Nella maggior parte dei regolamenti edilizi e in quelli di igiene è necessaria la presenza di un antibagno tra la cucina e il bagno, dunque uno spazio filtro che faccia da mediatore tra questi due ambienti.

Essendo il disimpegno obbligatorio, si può pensare di attrezzarlo con armadiature e vani a giorno per poterlo sfruttare come dispensa o ripostiglio.

A proposito di quest’ultimo, raramente in un appartamento di piccole dimensioni avrete a disposizione una stanza dedicata a riporre gli oggetti che usate saltuariamente.

Ecco dunque che bisogna ingegnarsi per sfruttare ogni angolo della casa e per poter trovare a tutti quegli oggetti che solitamente vengono collocati in un ripostiglio un luogo adatto, ad esempio il disimpegno.

Immagine tratta da www.pixabay.com

Spazi polifunzionali

Un’altra caratteristica degli appartamenti di piccole dimensioni è quella di integrare in una stanza una o più funzioni.

Un classico esempio in questo senso è l’unione di ingresso, cucina, sala da pranzo e soggiorno in un unico ambiente. Eliminando partizioni verticali lo spazio sembrerà più grande e la distribuzione all’interno della zona giorno migliorerà notevolmente.

Nel caso di un monolocale la zona giorno comprenderà anche quella notte e magari sarà suddivisa da essa da un semplice mobile passante o da una partizione mobile, ad esempio una tenda o una parete scorrevole. Per arredare spazi polifunzionali sono molto indicati proprio i mobili passanti, di cui vi ho raccontato in maniera più approfondita qui.

Questi mobili permettono sia di suddividere lo spazio senza utilizzare muri o partizioni verticali fisse, sia essendo bifacciali di poter sfruttare il mobile in maniera diversa dai due lati.

Nel caso di un bilocale invece avremo la zona notte in una stanza dedicata, ma magari anche questa stanza potrà avere la doppia funzione di camera da letto e studio.

Nel progettare uno spazio polifunzionale ciò che è più importante è scegliere con cura l’arredo e verificare che sia funzionale e pratico nel poco spazio che abbiamo a diposizione.

Ad esempio per creare una piccola zona studio all’interno della camera da letto, possiamo pensare ad un tavolo a consolle allungabile all’occorrenza o ad un ripiano a ribalta, entrambi sono molto indicati anche per la creazione di una zona pranzo all’interno della zona giorno.

Vi avevo già parlato in questo articolo dei mobili salvaspazio, assolutamente necessari quando si ha un appartamento di piccole dimensioni.

Sfruttare al massimo lo spazio

Ogni centimetro quadro di spazio è importante nel vostro appartamento, dunque se per esempio avete soffitti molto alti potete pensare di sfruttare la doppia altezza del vostro ambiente creando soppalchi o pedane.

Qui trovate alcuni consigli specifici in merito. Una delle stanze la cui progettazione non va trascurata in questo senso, ovvero nell’ottica dell’ottimizzazione degli spazi è il bagno.

Questo ambiente così come disimpegni e corridoi è uno di quegli spazi che, da regolamento edilizio o di igiene, può avere un’altezza di due metri e quaranta, invece che i canonici due metri e settanta.

Perché dunque non sfruttare lo spazio in più in altezza con la creazione di un soppalco attrezzato o mensole.

In questo modo avrete a disposizione uno spazio ripostiglio in più, dove stivare tutti quegli oggetti che solitamente vengono collocati nel ripostiglio.

La consulenza di un architetto

Quando si acquista un appartamento di piccole dimensioni è importante affidarsi ad un esperto, ad esempio un architetto di interni, che grazie alla sua esperienza può realizzare un progetto che sfrutti al massimo ogni centimetro quadro di spazio.

Una delle sfide più importanti in un appartamento di piccole dimensioni, è proprio quella di far rientrare in una metratura ridotta tutte le funzioni che solitamente una casa ospita e garantire una vita agevole a chi abiterà quello spazio. Un errore comune è poi quello di pensare di riadattare tutti i mobili che si possedevano in precedenza nella nuova casa.

Ma un appartamento di piccole dimensioni ha bisogno di un arredo studiato apposta per poter esprimere tutte le sue potenzialità, dunque arredi come mobili salvaspazio o passanti, che possono essere realizzati su misura oppure ricercati in negozi di arredamento.

Anche in questa fase la presenza di un architetto di interni è fondamentale perché vi aiuterà nella scelta dell’arredo più adatto in base alle caratteristiche dell’appartamento e alle vostre esigenze.

Conclusioni

Avete un appartamento di piccole dimensioni da ristrutturare? Niente paura perché grazie a questi consigli e all’aiuto di esperti potrete ottenere grandi risultati!

Come scegliere la vasca da bagno

Una delle fasi più delicate durante la ristrutturazione di un appartamento è l’insieme di interventi che riguardano il locale del bagno.

Questa stanza è, come abbiamo visto negli articoli precedenti, uno degli ambienti più soggetti a cambiamenti. Durante la ristrutturazione del bagno si possono affrontare diversi step, dal cambio di pavimentazione, alla scelta di nuovi sanitari, o ancora dalla sostituzione della vasca con una doccia o al contrario la decisione di installare una vasca.

Una scelta importante è quella della tipologia di vasca da installare, dovrà essere una decisione accurata perché la vasca è ormai utilizzata sopratutto per soddisfare le nostre esigenze personali di relax e riposo.

Dove posizionare la vasca da bagno

Prima di affrontare l’argomento che riguarda la scelta della vasca da bagno è bene fare una premessa, la vasca da bagno non è più legata soltanto all’ambiente bagno come in passato, ma sta iniziando a venire abbinata anche alla camera da letto.

L’oggetto della vasca sta diventando sempre di più simbolo del relax e spesso viene posizionata proprio nel luogo di riposo, dove ci rilassiamo quotidianamente, ovvero la stanza da letto.

Rispetto dunque a qualche decennio fa la vasca da bagno diventa un vero complemento d’arredo, non solo un mero oggetto funzionale, può essere installata non più in un unico luogo e il suo stesso design viene ripensato in base alla sua collocazione.

Tipi di vasca da bagno

I tipi di vasca da bagno sono svariati e si possono classificare in parte in base alle loro caratteristiche funzionali, in parte in base all’estetica e al design che le contraddistingue.

Le vasche da bagno possono essere di varie dimensioni, da quelle minime per bagni di dimensioni ridotte, a quelle standard a quelle che sfiorano i due metri di lunghezza per stare comodamente sdraiati.

Hanno varie forme, rettangolari, quadrate, tonde, ellittiche, possono essere standard o idromassaggio, o ancora integrate con la doccia. Inoltre possono essere posizionate in nicchia, ad angolo, oppure essere freestanding, libere all’interno dello spazio.

Le vasche da bagno possono essere rialzate su piedini, oppure appoggiate a terra, o ancora su una pedana rialzata, possono essere rivestite oppure no, ed avere rubinetteria a muro oppure integrata nel bordo della vasca.

Vediamo di analizzare le varie tipologie per capire quale sia la più adatta per ogni esigenza.

Caratteristiche funzionali

Vasca standard

Si tratta del tipo di vasca più comune può avere svariate forme ed essere posizionata in qualunque posizione all’interno del bagno.

Vasca idromassaggio

Si tratta di una vasca che oltre alle funzionalità base, ha getti e bocchette disposte lungo tutto il suo perimetro interno per favorire il massaggio e il rilassamento del corpo.

Questo tipo di vasca può avere svariate forme, ma generalmente necessita di maggiore spazio rispetto ad una vasca standard.

Può essere collocata in qualunque posizione all’interno del bagno ed essere posta su una pedana rialzata per darle maggiore importanza.

Vasca integrata con doccia

Si tratta di una vasca dotata di pareti vetrate apribili che può essere utilizzata sia come vasca che come doccia.

Si tratta di una valida soluzione per chi vuole ottimizzare lo spazio ed i costi, infatti con un unico oggetto abbiamo a disposizione due differenti modalità di utilizzo dello stesso.

Nella maggior parte dei casi la vasca integrata con doccia ha forma rettangolare, o quadrata ed è posizionata in nicchia o ad angolo.

Immagine tratta da www.pixabay,com

Caratteristiche estetiche

Vasca in nicchia

La vasca in nicchia, che sia idromassaggio, standard o integrata con doccia, viene posizionata tra due pareti.

La sua lunghezza copre dunque la totalità della lunghezza della parete e la vasca risulta incassata tra i due muri. Ha solitamente forma rettangolare, ma può essere anche quadrata.

Questa tipologia di vasca consente di sfruttare al massimo lo spazio, è infatti la tipologia più diffusa. La vasca in nicchia risulta particolarmente accattivante dal punto di vista estetico quando il suo unico lato a vista viene rivestito con lo stesso materiale del pavimento, in continuità con esso.

L’effetto estetico che si ottiene è quello di un oggetto, la vasca appunto, completamente integrato con la superficie su cui appoggia, quasi fosse un tutt’uno con essa.

Vasca ad angolo

La vasca ad angolo, che sia idromassaggio o standard, ha una forma piuttosto particolare, che ricorda un triangolo rettangolo, con il lato più lungo semicircolare.

È posizionata all’incontro tra due pareti, sfrutta infatti l’angolo tra di esse, e la forma interna della vasca può seguire quella esterna oppure essere ellittica.

La vasca ad angolo è particolarmente adatta a chi ha un bagno di notevoli dimensioni, preferibilmente di forma quadrata, poiché è piuttosto ampia e spesso viene scelta nella versione idromassaggio.

Vasca freestanding

La vasca freestanding è forse la tipologia più affascinante tra tutte quelle sopradescritte, viene posizionata liberamente nello spazio e in questo modo acquista valore ed importanza.

Può avere forma quadrata, rettangolare o tonda, ma anche sagome e profili sinuosi che la rendono simile ad una scultura vera e propria. Può di tipo standard o idromassaggio. È particolarmente adatta per bagni di dimensioni ampie, infatti necessita di spazio attorno per potersi muovere liberamente e per poter apprezzare a pieno le sue qualità estetiche.

Questa tipologia si sta sempre più diffondendo perché, sia che venga posizionata in bagno che in camera da letto, il suo design la rende simile ad un vero e proprio oggetto d’arte o pezzo di arredamento.

La vasca freestanding può essere posizionata su una pedana per enfatizzare ancora di più il suo valore, oppure essere rialzata su piedini e generalmente questo tipo di vasca da bagno non viene mai rivestita.

Conclusioni

La scelta di una vasca da bagno è importante perché riguarda un oggetto che dovrà favorire il nostro relax e riposo.

È importante in primo luogo definire dove sarà posizionata la vasca, se in bagno o in camera da letto, in seconda battuta bisogna valutare quanto spazio si ha a disposizione e scegliere di conseguenza il modello, in nicchia, ad angolo o free standing.

Parallelamente si sceglierà il tipo di funzione che la vasca dovrà avere, se standard, idromassaggio o integrata con la doccia. A questo punto rimane soltanto da scegliere se rivestirla, rialzarla su piedini o pedana e quale rubinetteria installare… siete pronti?

Ristrutturare una taverna

Durante la ristrutturazione di un appartamento può capitare di dover ripensare e riprogettare l’ambiente taverna, ovvero quello spazio seminterrato o interrato posizionato al piano inferiore della casa.

Nel secolo scorso questi spazi venivano utilizzati come cantine per conservare al meglio cibo e bevande, ma al giorno d’oggi con i cambiamenti avvenuti nella società moderna, i piani seminterrati e interrati vengono sempre più adibiti a spazi abitativi.

Così come per il progetto di un sottotetto, di cui vi avevo già parlato, anche il progetto di una taverna ha diverse sfumature in base all’utilizzo che viene fatto di questo spazio.

Cerchiamo di capire assieme quali sono gli step da seguire per riprogettare una taverna.

Che cos’è una taverna?

Comunemente si definisce taverna uno spazio abitabile, destinato dunque alla permanenza di persone, posizionato al piano interrato o seminterrato di un’abitazione e direttamente collegato ad esso tramite una scala interna.

Si differenzia da locali come il garage o box e la cantina, che sono locali di deposito e accessori, accessibili dall’abitazione, ma anche dall’esterno in cui non è prevista la permanenza di persone.

Normativa

Affinché un piano seminterrato o interrato, magari adibito a cantina o locale deposito, si trasformi in taverna è necessario che rispetti il regolamento edilizio della vostra città e le norme tecniche previste dal piano regolatore vigente.

Il vincolo più restrittivo è solitamente rappresentato dall’altezza minima che la taverna deve avere, che assieme al rispetto dei rapporti aero-illuminante stabilito dal regolamento d’igiene, le garantisce l’abitabilità.

L’altezza minima di una taverna non deve essere solitamente inferiore a due metri e settanta a volte riducibile a due metri e quaranta, fatta eccezione per i locali di servizio, come bagni, corridoi, etc. che possono avere altezza di due metri e quaranta.

Per quanto riguarda i rapporti aero-illuminanti devono essere gli stessi che servono a garantire illuminazione e ricambio d’aria a qualunque abitazione.

Se si è in presenza di un locale completamente interrato esso dovrò avere dei cavedi o bocche di lupo su cui le finestre possono affacciarsi per recepire luce e aria.

Inoltre è necessario che vi sia la presenza di un vespaio areato, perché il seminterrato o l’interrato sia abitabile.

Prima di procedere a qualunque tipo di ristrutturazione o modifica del piano seminterrato è bene accertarsi che vengano soddisfatte tutte le normative vigenti.

Come utilizzare la taverna?

Una volta verificata l’abitabilità dello spazio si può decidere il suo utilizzo, se si tratta di una taverna recuperata da un ex garage magari avrà una funzione non strettamente legata a quella dell’abitazione, potrebbe diventare ad esempio uno studio o un appartamento per gli ospiti grazie all’accesso diretto verso l’esterno.

Se invece si tratta di una taverna direttamente collegata all’appartamento essa potrà ospitare uno spazio per il relax personale, ad esempio una sala lettura, uno spazio fitness, una stanza cinema magari dotata di un camino o di una stufa, una seconda camera da letto o una seconda cucina con sala da pranzo utilizzabile per cene o pranzi numerosi.

In entrambi i casi dopo la ristrutturazione di uno spazio seminterrato o interrato in taverna si avrà a disposizione un ambiente in più all’interno dell’appartamento.

La scelta di una funzione rispetto ad un’altra dipende ovviamente dalle dimensioni dello spazio che abbiamo a disposizione e dalla quantità di luce.

Se la taverna è di dimensioni ridotte potremmo pensare ad una piccolo angolo lettura, o uno spazio per hobby personali, se invece le dimensioni sono più generose si può pensare a una seconda cucina con sala pranzo o una camera da letto con bagno privato annesso.


Immagine tratta da www.pixabay,com

Come progettare al meglio una taverna?

Se avete scelto che funzione dare al vostro ambiente interrato o seminterrato è venuto il momento di pensare come renderlo a tutti gli effetti sicuro per il suo successivo utilizzo.

Affidati ad un architetto per avere un progetto e per aiutarti ad arredare e a progettare questo ambiente.

Aspetti funzionali

Alcuni degli aspetti più delicati che riguardano questi spazi sono il loro isolamento e impermeabilizzazione, è fondamentale che quest’ultimi vengano attentamente considerati per evitare spiacevoli effetti indesiderati.

Proliferazione di muffe, umidità e infiltrazioni di acqua sono i principali problemi che riguardano locali seminterrati e interrati, per contrastarli è bene affidarsi ad un esperto che possa progettare un corretto isolamento e un’adeguata impermeabilizzazione delle pareti del vostro ambiente.

Allo stesso modo è fondamentale progettare un sistema di riscaldamento efficiente, che sia a pavimento, oppure tramite termosifoni o ancora con una stufa o camino.

In base alla frequenza di utilizzo della taverna è bene pensare a che tipo di riscaldamento usare, per evitare inutile spreco di energia e di soldi.

Durante la stagione invernale una taverna se ben isolata e ha una temperatura calda ottimale, e allo stesso modo anche d’estate riesce a garantire un microclima fresco.

Aspetti estetici

Una volta analizzati gli aspetti funzionali che garantiscono il futuro corretto utilizzo dell’ambiente taverna si può passare a quelli estetici.

Sicuramente la taverna non è uno spazio luminoso, sia che le finestre siano posizionate in alto perché si tratta di un seminterrato, sia che siano di dimensioni e posizionamento usuale perché si tratta di un interrato con bocche di lupo e cavedi, la luce che entra in tale ambiente è comunque ridotta.

Per ovviare a questo apparente difetto si può pensare ad una palette colori che verta su toni chiari per pavimenti, finiture delle pareti e arredi e su un’illuminazione artificiale ben calibrata.

Per massimizzare la diffusione della fonte luminosa naturale è consigliabile pensare ad un unico locale, con poche partizioni opache.

In questo modo la luce riesce a distribuirsi meglio evitando la formazione di angoli bui e poco illuminati, inoltre gli spazi vengono percepiti come più ampi, compensando le altezze ridotte che potrebbero esserci nell’ambiente.

Conclusioni

Come avete visto il progetto di una taverna è un procedimento piuttosto articolato, se siete in possesso di un seminterrato o di un interrato magari ora adibito soltanto a deposito e magazzino e volete recuperarlo a fini abitativi è necessario dunque affidarsi ad un team esperto di professionisti.

Sicuramente un architetto e tecnici esperti di aspetti energetici potranno aiutarvi e assicurarvi un risultato soddisfacente per uno spazio in più all’interno della vostra abitazione che potrete sfruttare in moltissimi modi!

Riprogettare un sottotetto

Moltissimi appartamenti agli ultimi piani di fabbricati e numerose abitazioni mono o bi-familiari sono dotate del cosiddetto piano sottotetto.

Negli ultimi tempi è diventata piuttosto frequente la ristrutturazione di queste porzioni di abitazione, un tempo utilizzate più che altro come spazio accessorio o di deposito.

L’aumento della popolazione in città e la sempre più crescente domanda di abitazioni, assieme alla consapevolezza degli effetti negativi del consumo di suolo causato dalle nuove costruzioni, ha aperto la strada verso il recupero dei sottotetti come spazi abitativi.

Cerchiamo di capire assieme quali sono gli step da seguire per riprogettare un sottotetto.

Cos’è il sottotetto?

Si tratta di quello spazio non abitabile chiamato comunemente soffitta, tra il tetto dell’abitazione e il solaio di copertura dell’unità immobiliare posta all’ultimo piano di un’abitazione. 

Quando il sottotetto viene reso abitabile e atto a consentirne la permanenza prolungata di persone, si viene a chiamare mansarda.

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Normativa

Prima di procedere a qualunque tipo di ristrutturazione o modifica del sottotetto è bene accertarsi di quali norme imponga il regolamento edilizio della vostra città e le norme tecniche previste dal piano regolatore vigente.

Il vincolo più restrittivo è solitamente rappresentato dall’altezza minima che il sottotetto deve avere, che assieme al rispetto dei rapporti aero-illuminante stabilito dal regolamento d’igiene, garantisce l’abitabilità al sottotetto.

In Lombardia il recupero del sottotetto ai fini abitativi è consentito se viene rispettata l’altezza media ponderale di due metri e settanta per i locali ad uso soggiorno e di due metri e quaranta per i locali di servizio, come bagni, corridoi, etc. 

I vantaggi

Riprogettare un sottotetto comporta moltissimi vantaggi, in presenza di un appartamento di dimensioni ridotte il recupero del sottotetto garantisce la presenza di uno spazio accessorio in più.

Quest’ultimo può diventare una camera da letto per gli ospiti, uno studio, magari uno spazio gioco per i bambini o un’area fitness, qualunque sia la sua destinazione, se ben progettato rappresenterà anche un aumento del valore dell’immobile.

Inoltre, le spese per realizzare le opere di ristrutturazione di un sottotetto rientrano in quella categoria di spese che possono essere detratte a livello fiscale.

I vantaggi del recupero di un sottotetto a fini abitativi spaziano dunque dall’aumento di spazio all’interno dell’abitazione, all’aumento di valore dell’abitazione stessa, fino al rimborso parziale delle spese sostenute per realizzarlo.

Il progetto

È importante, nel riprogettare un sottotetto, affidarsi ad un professionista, come abbiamo visto i regolamenti da seguire sono piuttosto complessi e l’operazione di recupero del sottotetto necessita della presenza di uno o più esperti in materia.

Uno dei primi step è quello di valutare l’accesso al sottotetto, dunque dove posizionare la scala di accesso se non presente, in modo che non comprometta la disposizione del piano inferiore.

Un altro aspetto importante è quello che riguarda la situazione del tetto presente, è importante stabilire se è ben isolato a livello energetico in modo che garantisca la giusta temperatura interna sia nella stagione più calda che in quella più fredda.

Per arredare questo spazio sicuramente è necessario seguire la conformazione del tetto, qualunque sia la sua inclinazione, sfruttando gli spazi più bassi con mobili contenitori o armadi e lasciando le parti con altezza maggiore per le zone più sfruttate.

Inoltre è fondamentale posizionare correttamente lucernari o finestre in modo da illuminare correttamente l’ambiente e renderlo sufficientemente luminoso.

Quali spazi può ospitare?

Come già detto le destinazioni che può ospitare una mansarda sono numerose, la scelta su una o più funzioni dipende dalla conformazione della mansarda e dell’appartamento stesso.

Se per esempio lo spazio mansardato è piuttosto piccolo, si può pensare di creare un angolo lettura, un piccolo studio o magari uno spazio giochi per i bambini, soprattutto se le loro camere sono di dimensioni ridotte.

Se invece le dimensioni della mansarda sono più generose si può pensare di posizionare qui una camera degli ospiti con bagno privato, o un’area fitness.

Ci sono poi casi particolari in cui l’intero appartamento è mansardato, in questo caso deve essere redatto un progetto accurato che sfrutti ogni singolo spazio.

Solitamente gli appartamenti mansardati devono avere una disposizione fluida tra le varie stanze, con poche partizioni verticali fisse. Soggiorno, ingresso, cucina e sala da pranzo dovranno essere connessi tra di loro, i corridoi saranno aboliti e verranno create pareti per gli unici spazi che hanno bisogno di privacy, come bagno e camera.

In questo modo anche la luce si distribuisce in maniera più uniforme e gli spazi vengono percepiti come più ampi, compensando le basse altezze che si vengono a creare.

Il fascino della mansarda

Nonostante le dimensioni ridotte che può avere una mansarda il suo fascino è innegabile,

perché avere una mansarda in un’abitazione ci affascina così tanto? Le motivazioni sono molteplici e legate alla conformazione di questo spazio.

La presenza spesso frequente di travature a vista, in legno naturale o sbiancate rende lo spazio dinamico e caratteristico, il soffitto non è un semplice rettangolo bianco, ma acquista personalità.

I lucernari, che sia di giorno che di notte permettono di vedere il cielo, forniscono poi una luce zenitale, che illumina in maniera più corretta gli spazi rispetto ad una finestra verticale, poiché raccoglie maggiormente la luce solare. Inoltre gli spazi di una mansarda sono raccolti, intimi, accoglienti e a misura d’uomo, queste caratteristiche influiscono positivamente sulla percezione dello spazio, poiché l’individuo si sente protetto in questo tipo di ambiente.

Queste sono alcune delle motivazioni che spiegano l’attrattiva degli spazi mansardati.

Conclusioni

Dopo avere analizzato normativa e vantaggi riguardanti il recupero di sottotetto, inizia la fase di progetto di questo spazio.

Non dimenticate che per riprogettare un sottotetto è necessario affidarsi a professionisti, sicuramente un architetto e tecnici esperti di strutture e di aspetti energetici per potervi assicurare un progetto fatto a regola d’arte e un risultato soddisfacente.

Il nuovo ambiente che avrete a disposizione aumenterà la superficie della vostra abitazione, garantendovi uno spazio abitabile in più che potete sfruttare in moltissimi modi.

Che la vostra mansarda ospiti un piccolo studio, uno spazio giochi per i bambini, una camera degli ospiti o un’area relax o per il fitness, sicuramente chiunque la utilizzerà resterà affascinato dalle potenzialità e dall’estetica di questo spazio prima dimenticato!

Controsoffitti, soluzioni progettuali

Durante la ristrutturazione di un appartamento si può avere l’esigenza di realizzare dei controsoffitti, ovvero degli abbassamenti all’interno di un locale.

Le ragioni che portano alla creazione di un controsoffitto possono essere le più varie, ma solitamente sono di carattere estetico o di carattere funzionale, oppure di entrambi.

Vediamo di capire quali sono le soluzioni progettuali più interessanti per la creazione di un controsoffitto.

Normativa

Prima di approfondire l’argomento è bene ricordare che la creazione di controsoffitti o abbassamenti deve rispettare il regolamento edilizio e quello di igiene del comune in cui ci si trova ad operare.

Generalmente l’altezza interna di un appartamento non deve mai scendere sotto i due metri e settanta, fanno eccezione alcuni ambienti secondari, come corridoi, disimpegni e bagni che possono avere un’altezza minima di due metri e quaranta.

Prima di prendere qualsiasi decisione su abbassamenti o controsoffitti è bene dunque verificare che i requisiti e le altezze minime degli ambienti siano soddisfatte.

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Creare un controsoffitto, motivazioni estetiche

Come abbiamo visto si può decidere di creare un controsoffitto per migliorare esteticamente un ambiente, questo accade ad esempio se abbiamo una zona giorno ampia che comprende sia l’ingresso, che la zona del soggiorno e magari anche la cucina.

In questo caso per differenziare le varie zone funzionali della nostra zona giorno possiamo appunto ricorrere all’utilizzo di un controsoffitto.

Creando un abbassamento nella zona dell’ingresso possiamo connotare in maniera specifica quella particolare area, i nostri ospiti entreranno dunque in una zona più raccolta, per poi passare nella zona giorno in cui l’altezza dell’ambiente tornerà quella usuale.

La zona della cucina può essere nuovamente ribassata, per evidenziare ancora una volta il cambio di area funzionale all’interno dello stesso ambiente.

Un altro caso piuttosto frequente riguarda la creazione di controsoffitti in un bagno di notevoli dimensioni, anche in questo caso l’abbassamento viene creato per differenziare le varie zone dell’ambiente.

Se siamo in presenza di un bagno stretto e lungo con la prima parte dedicata alla zona lavanderia si può pensare di creare un abbassamento in questa area, per poi tornare all’altezza usuale per la restante parte del bagno.

Creare un controsoffitto, motivazioni funzionali

Un controsoffitto può essere creato anche sulla base di esigenze funzionali, ad esempio per nascondere degli impianti o dei vani tecnici.

Se per esempio in una parte di corridoio o magari nella zona del bagno sopra la doccia vogliamo creare un’illuminazione con faretti o con strisce led incassati per avere un effetto scenografico dovremo per forza di cose creare un abbassamento, anche minimo, per poter incassare i corpi illuminanti.

Un controsoffitto può essere realizzato anche per poter mascherare impianti di condizionamento, riscaldamento o di ventilazione meccanica controllata, ed evitare che siano a vista. Oppure può essere realizzato per isolare acusticamente o termicamente un determinato ambiente.

Inoltre se abbiamo un appartamento di dimensioni ridotte e magari privo di ripostiglio, si possono creare degli abbassamenti per creare dei vani ripostiglio.

Sfruttando infatti l’altezza minima di corridoi, disimpegni o parti di bagno si può decidere di creare un controsoffitto aperto oppure interamente chiuso e dotato di una botola apribile per ottenere uno spazio in più all’interno del vostro appartamento, utilizzabile appunto come ripostiglio.

Controsoffitto, quali materiali?

Il materiale che viene più utilizzato per la creazione di controsoffitti e abbassamenti è il cartongesso, si tratta di un prodotto molto versatile, con tempi di realizzazioni rapidi e facilità di montaggio, che viene ormai ampiamente utilizzato anche per realizzare le partizioni interne, in sostituzioni ai vecchi tavolati in mattoni.

Il controsoffitto in cartongesso è composto da una struttura metallica che sostiene i pannelli di cartongesso, composta da un’orditura primaria e una secondaria.

La struttura del pannello in cartongesso è composta esternamente da una o due lastre per lato e all’interno può avere un isolamento termico o acustico.

L’ultima lastra esterna, quella a vista, una volta completata la posa in opera viene tinteggiata a piacere con la colorazione scelta, come una qualsiasi parete.

Altri materiali utilizzati per realizzare controsoffitti sono pannelli modulari fonoassorbenti o acustici, più spesso utilizzati per uffici o locali.

Quest’ultimi possono essere pendinati e appesi al controsoffitto a diverse altezze e leggermente distanziati l’uno dall’altro in modo che il soffitto non venga coperto totalmente, creando un effetto di movimento all’interno dell’ambiente in cui sono collocati.

In altri casi sono posati l’uno a fianco all’altro creando un controsoffitto modulare e possono avere struttura a vista oppure nascosta.

Vi sono poi controsoffitti realizzati in legno con lamelle distanziate, anch’essi con funzione acustica o fonoassorbente, che rappresentano una soluzione più ricercata rispetto ai modelli sopra esposti.

Soluzioni progettuali

Nella realizzazione di controsoffitti e abbassamenti ci si può veramente sbizzarrire, usando il cartongesso le possibilità di forme e dimensioni sono veramente infinite.

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Il mio consiglio è quello di puntare ad un’estetica sobria per abbassamenti e controsoffitti, che rispecchi lo stile dell’appartamento.

Se ad esempio abbiamo optato per uno stile minimale e moderno potremmo utilizzare per il controsoffitto forme essenziali e squadrate, non tonde, che puntino alla semplicità, ma all’eleganza allo stesso tempo, con binari e faretti incassati.

Una soluzione spesso adottata è quella di non fare arrivare il controsoffitto contro le pareti, ma lasciarlo leggermente staccato. L’effetto sarò quello di vedere galleggiare l’abbassamento sul soffitto, ai lati si possono creare gole a led luminose, che creano un effetto di luce diffusa nel taglio che rimane tra la parete e il controsoffitto e nascondono allo stesso tempo il corpo illuminante.

Una soluzione spesso adottata è quella di giocare con la tinteggiatura del controsoffitto per ottenere diversi effetti estetici, si può ad esempio optare per una tinta diversa per il bordo, o veletta, del controsoffitto rispetto a quella del soffitto dello stesso.

Questa variazione cromatica mette in evidenza il volume del controsoffitto, creando maggiore movimento nella percezione dell’ambiente.

Conclusioni

Come abbiamo visto le motivazioni che portano alla creazione di controsoffitti e abbassamenti sono molteplici, possono essere di carattere estetico, funzionale o di entrambi.

Qualunque sia l’esigenza che porta alla creazione di tali accorgimenti, le soluzioni progettuali sono svariate, anche grazie all’utilizzo di materiali versatili come il cartongesso. Non resta che sbizzarrirsi!

Consulenza architetto per la scelta dei materiali

Durante la ristrutturazione di un appartamento le fasi da gestire sono molteplici, sia che si tratti del semplice rifacimento del bagno sia che si tratti dell’intera abitazione.

E’ fondamentale avere sotto controllo ogni fase del processo di ristrutturazione, e in questo un architetto può esservi di grande aiuto.

La prima fase è quella che riguarda il progetto preliminare, si stabilisce il budget e l’entità del progetto, successivamente, una volta approvata dai clienti la soluzione progettuale e la stima dei costi si procede alla fase successiva.

Se sono necessari permessi o documenti da richiedere o presentare in comune inizia la fase burocratica, quella che riguarda le pratiche edilizie.

Se invece non dovessero essere necessarie si passa direttamente alla fase esecutiva del progetto, questo è lo step più importante perché traduce in realtà il progetto preliminare.

Una delle parti sicuramente più interessanti immediatamente precedenti al progetto esecutivo è la scelta dei materiali che comporranno il vostro nuovo ambiente o la vostra nuova casa.

Cerchiamo di approfondire il tema e capire perché questa fase è fondamentale.

La scelta dei materiali

Durante la stesura del progetto preliminare i dettagli del progetto, tra cui anche la scelta dei materiali, vengono solo abbozzati, è invece con la redazione del progetto esecutivo che ogni aspetto del progetto viene definito e valutato attentamente.

La scelta dei materiali viene portata avanti dall’architetto che interpreta le esigenze dei clienti e sottopone loro una proposta.

Presentazione di una Mood board

Per proporre le varie soluzioni e alternative possibili vengono solitamente presentate ai clienti delle mood board ovvero degli accostamenti tra i vari campioni dei materiali scelti.

I campioni sono di solito di formati di piccole dimensioni della superficie del materiale scelto, che sia una piastrella, una tappezzeria, una carta da parati, e così via.

I campioni vengono affiancati l’uno all’altro per verificare e presentare l’effettiva correttezza dell’abbinamento di un dato materiale rispetto ad un altro.

Questa è la prima fase della scelta dei materiali e risulta molto importante perché fornisce ai clienti un modo concreto per visualizzare l’aspetto che assumeranno le pareti, i piani della cucina o quelli del bagno, le superfici del piatto doccia o qualsiasi altro dettaglio che è oggetto del progetto.

La mood board prima di essere “fisica” può essere anche virtuale utilizzando le foto dei materiali proposti ed accostandoli in maniera simile ai campioni.

Visite in showrooom

La seconda fase della scelta dei materiali si concretizza in appuntamenti e visite presso showroom delle case produttrici o dei rivenditori dei materiali proposti.

Questa fase è molto importante perché i clienti hanno la possibilità di vedere i materiali precedentemente visti con la moodboard nelle loro dimensioni reali e magari applicati ad ambienti o a mobili.

Negli showroom vengono infatti ricreati piccole porzioni di appartamenti o di ambienti della casa in cui vengono esposti i materiali nel contesto in cui poi saranno applicati.

Risulta molto utile per i clienti vedere ad esempio la piastrella scelta inserita nel pavimento, piuttosto che la finitura scelta per il top della cucina applicata su una cucina vera e propria.

Nello showroom grazie alle ambientazioni e simulazioni, si ha modo di approfondire dunque la scelta dei materiali, di valutarne le prestazioni e di verificare se il materiale scelto è effettivamente quello più adatto.

Immagine tratta da www. pixabay.com

Prove e controlli in cantiere

Non tutti i materiali si possono esaminare in showroom, si pensi ad esempio alla tinteggiatura delle pareti, il controllo di questo tipo di dettaglio viene effettuato dall’architetto durante la direzione dei lavori.

Vengono fatte prove colori sulle pareti in costruzione per verificare che il colore scelto sia della tonalità giusta.

La presenza dell’architetto durante la fase di esecuzione dei lavori è dunque fondamentale per verificare e prendere la decisione definitiva su alcuni di quei dettagli che non possono essere decisi preventivamente.

Durante la fase di direzione lavori l’architetto verifica anche che i materiali scelti vengano portati in cantiere e montati e assemblati nella maniera corretta, senza che si rovinino o vengano posati in modo errato.

Perché affidarsi ad un architetto per la scelta dei materiali

Come abbiamo visto in precedenza l’architetto interviene nella scelta dei materiali attraverso tre step: presentazione di una mood board virtuale o fisica, visita in showroom e prove e controlli in cantiere.

Ma perché affidarsi ad un architetto? Le ragioni sono molteplici. La scelta dei materiali è una fase delicata che tiene conto sia dell’aspetto estetico che di quello funzionale del materiale.

Oltre dunque a verificare che il materiale si abbini in maniera corretta con gli altri scelti e con lo stile del progetto, l’architetto ha le competenze per riconoscere i pregi e i difetti di ogni tipologia, valutarne le prestazioni, individuare i materiali di qualità o quelli particolarmente innovativi e riconoscere se il prezzo proposto è commisurato al materiale.

Inoltre, grazie alla sua esperienza, l’architetto sa a chi rivolgersi per la fornitura del materiale stesso e può indirizzarvi verso gli showroom o i rivenditori più affidabili.

La presenza di un architetto durante la scelta dei materiali è perciò fondamentale per realizzare un progetto al meglio e per rendere più duratura, più funzionale ed esteticamente più gradevole l’area su cui si va ad intervenire.

Il progetto di una stanza o un appartamento può essere infatti bellissimo a livello formale, ed essere poi rovinati esteticamente e magari anche funzionalmente dalla scelta di materiali sbagliati e inadatti.

E a quel punto il progetto sarebbe da rifare parzialmente sostituendo i materiali non adatti, se non addirittura completamente.

Conclusioni

È importante dunque, sia che si tratti del semplice rifacimento di una porzione del vostro appartamento o dell’intera abitazione, affidarsi all’aiuto di un professionista.

Nonostante possa sembrare facile scegliere un materiale, in realtà è una procedura piuttosto complessa che deve essere trattata assieme a chi ha la visione complessiva del progetto, l’architetto appunto.

Il mio consiglio è dunque quello di non procedere in maniera autonoma nella scelta dei materiali, magari affascinati dall’estetica di una tappezzeria o da un pavimento che poi si rivela di mediocre qualità, si rovina facilmente e magari non si pulisce con facilità e che potrebbe essere anche costato parecchio!

Perché bisogna fare il progetto della cucina

Durante la ristrutturazione di un appartamento una delle fasi più delicate, è il progetto della cucina, questo ambiente è infatti forse il più complesso all’interno di una casa.

La cucina, come il bagno, richiede una scelta accurata dei vari accessori che la compongono e una analisi precisa di ciò di cui abbiamo bisogno.

E’ uno degli ambienti che più cambia in base ai bisogni di ogni individuo, può essere una stanza a sé, inglobare anche la zona pranzo o venire inglobato nella zona giorno.

Gli aspetti da considerare durante il progetto della cucina sono dunque molteplici, vediamo di analizzarli con ordine.

Disposizione

La cucina può occupare una stanza dedicata oppure essere separata dal soggiorno o dalla zona pranzo semplicemente con divisori parziali, come un mobile passante, di cui vi ho parlato in questo articolo oppure un muro basso o una vetrata.

Per quanto riguarda la disposizione della cucina è fondamentale affidarsi ad un esperto, come un architetto di interni, grazie al quale potrete ottenere un ambiente gradevole e funzionale sotto ogni aspetto.

Il progetto della cucina parte appunto proprio dalla disposizione, si può avere una cucina in linea, una cucina con isola centrale o una cucina con penisola.

La scelta di una di queste tipologie dipende, oltre che dal gusto estetico di ogni individuo, soprattutto dallo spazio che si ha a disposizione. Cerchiamo di capire quale tipologia è più adatta ad ogni ambiente.

Cucina in linea

È sicuramente la tipologia più diffusa, consiste nella disposizione dei mobili della cucina lungo un’intera parete o lungo due pareti adiacenti o frontali. Il tavolo viene solitamente posizionato al centro della stanza oppure adiacente al muro opposto alla cucina.

Questa tipologia di cucina è molto adatta per ambienti stretti e lunghi oppure per ambienti quadrati dalle dimensioni ridotte.

Cucina con isola centrale

Questa tipologia è quella che più affascina per la sua disposizione particolare, ma anche quella meno diffusa perché richiede ambienti di grandi dimensioni e non è adatta per spazi ristretti.

La parte del piano di cottura, del lavabo e del piano di lavoro viene posizionata su un mobile centrale, rettangolare, mentre la parte della dispensa e del frigorifero viene addossata ad una parete.

Questa disposizione concentra l’area di lavoro nella zona centrale, a cui si è liberi di girare attorno, spesso questa zona accoglie anche una zona pranzo che può essere un bancone alto con sgabelli o un vero e proprio tavolo.

È chiaro che la zona centrale ha una profondità superiore a quella dei mobili standard da cucina e necessita inoltre di uno spazio di “manovra” adeguato per poter operare e muoversi con facilità.

Per questi motivi è adatta a spazi di dimensioni ampie, magari proprio ad appartamenti in cui la cucina è completamente integrata con la zona giorno.

Cucina a penisola

Questa tipologia si discosta dalla classica cucina in linea e assume alcune caratteristiche della cucina a isola, i mobili della cucina sono infatti disposti lungo una parete e lungo quella ad essa adiacente, formando un angolo.

La parte della zona pranzo viene disposta in posizione parallela ai mobili e collegata all’angolo creando una disposizione a C. Si crea dunque un unico piano continuo che nell’ultima sua parte diventa un tavolo o un bancone alto con sgabelli, schermando in parte la zona di lavoro.

Questa disposizione è particolarmente adatta per ambienti di dimensioni ridotte e magari in cui non c’è separazione tra cucina e soggiorno.

La disposizione compatta consente infatti di ottimizzare lo spazio creando attraverso la zona pranzo una sorta di filtro tra il soggiorno e la parte più tecnica della cucina.

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Scelta degli elementi che compongono la cucina

Una volta individuata la tipologia che più si adatta allo spazio che avete a disposizione è fondamentale passare all’aspetto estetico e funzionale.

Pavimenti e rivestimenti

Sicuramente nel progetto della cucina è necessario porre attenzione alla scelta di pavimenti e rivestimenti, che devono essere in armonia con le finiture che verranno scelte per i mobili della cucina e devono essere ovviamente funzionali e pratiche.

Vi ho già parlato in questo articolo di alcuni dei rivestimenti e pavimenti più di tendenza negli ultimi anni, sicuramente sarebbe ottimale optare per il gres porcellanato o per pavimenti in pietra o resina, mentre sconsiglierei il parquet, più delicato.

Mobili e accessori

Scelti pavimenti e rivestimenti si può passare all’aspetto più cruciale, quello che riguarda i mobili e gli accessori della cucina.

Per quanto riguarda l’aspetto estetico gli elementi da valutare sono due, il tipo di materiale di rivestimento del piano di lavoro e quello che invece riveste le parti frontali delle basi e dei pensili.

La scelta del materiale per il piano di lavoro, anche chiamato top, è veramente vasta, può essere in laminato, o in materiali compositi fenix, in dekton o in corian, o ancora in pietra o in metallo.

Anche per il rivestimento delle basi e i pensili c’è un ampio ventaglio di opzioni. Per quanto riguarda l’aspetto funzionale, la valutazione da fare riguarda la tipologia di attrezzature e accessori da installare, come piano cottura, lavello e cappa.

Il piano cottura può essere ad induzione oppure a gas, ormai la prima tipologia sta iniziando a diffondersi sempre di più per il suo gradevole aspetto estetico, la maggiore sicurezza, facilità di pulizia e il risparmio energetico che comporta rispetto alla seconda.

Il lavello può essere quadrato, tondo o rettangolare, a una o due vasche, con sgocciolatoio laterale e può essere installato a filo top, sopra top o sotto top, e anche la scelta della rubinetteria è molto ampia.

La cappa può essere aspirante o filtrante, da piano o sospesa o ancora incassata. Sicuramente la scelta di alcuni elementi della cucina è vincolata alla disposizione che abbiamo scelto, se per esempio abbiamo optato per la cucina a isola sarà più adatta una cappa con aspirazione da piano o una sospesa dal design particolarmente accattivante.

Conclusioni

Il progetto della cucina è molto importante poiché esamina tutti gli aspetti che questo ambiente racchiude, dalla disposizione alla scelta di pavimenti e rivestimenti, fino a quella di mobili e accessori, senza dimenticare la messa a norma degli impianti in esso presenti.

Arredare in stile Industrial

Quali sono gli stili di arredamento più in voga al momento? Qualche tempo fa vi avevo parlato dell’arredamento in stile minimal-moderno e dell’arredamento in stile vintage, due delle tendenze più gettonate in termini di decorazione di interni.

Un altro stile che ha avuto successo negli ultimi tempi è lo stile industrial, cerchiamo di capire insieme quali sono le sue caratteristiche principali e perché viene così apprezzato.

Che cos’è lo stile Industrial?

Una casa o una stanza arredata con questo stile è caratterizzata da pavimenti, rivestimenti, arredi, complementi che ricordano un’ambientazione industriale.

Gli elementi che compongono lo spazio rimandano dunque all’atmosfera rustica e grezza di una vecchia fabbrica.

Origini

Come nasce lo stile industrial? Per comprendere al meglio questo stile, è bene fare una premessa che riguarda le sue origini: nasce in America nella metà degli anni Cinquanta da un’esigenza di creativi ed artisti che cercavano spazi dove poter esprimere la propria arte.

Ecco dunque che spazi industriali dismessi e vecchie fabbriche diventano la location perfetta lavori di questo genere, grandi scatole vuote di cui rimane solamente lo scheletro con luminose finestre vetrate in cui il gesto creativo può esprimersi con tutta la sua forza.

Caratteristiche dello stile Industrial

Gran parte delle peculiarità di questo stile venivano in origine espresse dall’edificio stesso, gli interni delle vecchie fabbriche erano infatti caratterizzate da pareti in mattoni, pavimenti in cemento grezzo o in legno non trattato, grandi finestre con intelaiature in ferro, intonaci un po’ scrostati dal passare del tempo, struttura portante, impianti elettrici e idrici a vista, con travature, pilastri, tubature e cavi che diventavano parte integrante dell’arredamento.

L’atmosfera industriale era dunque creata dall’involucro interno dell’edificio e bastava aggiungere qualche pezzo di arredamento essenziale per completare il tutto.

Al giorno d’oggi ad optare per questo stile è sia chi è in possesso di un’abitazione ricavata da ex spazi industriali, officine, fabbriche, magazzini, sia chi invece possiede un appartamento in un edificio qualsiasi.

Mentre nel primo caso si può pensare di sfruttare le caratteristiche dell’ambiente come si faceva in passato, nel secondo caso sarà necessario simulare alcuni tratti dello stile industriale sull’involucro interno e lavorare poi con arredi e complementi.

Lo stile industrial tende a creare un’atmosfera con toni caldi, caratterizzata dall’uso di materiali che mostrano i loro difetti e le loro imperfezioni, come bulloni o chiodi, i segni delle saldature sul metallo, i graffi sulle superfici, i nodi del legno, persino la ruggine con una palette di colori neutri, ma naturali e non freddi o l’uso di qualche punta di colore piuttosto carico, come il rosso.

Questo stile vive sul contrasto tra un materiale e l’altro, su pezzi di arredamento vistosi, su un concetto di semplicità generale e un’eleganza mostrata dall’azione del passare del tempo.

Vediamo di capire assieme quali sono gli step per creare un appartamento dallo stile industrial.

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Ambienti interni

Uno spazio in stile industrial è caratterizzato da ambienti open space, con soffitti alti e grandi finestrature.

Dunque è necessario pensare di unire il più possibile gli ambienti della casa e ridurre la presenza di parete interne divisorie, ad esempio concependo la zona giorno come un unico spazio, con cucina, soggiorno e sala da pranzo assieme.

È importante poi evitare abbassamenti o controsoffitti creati per dissimulare gli impianti, le altezze interne devono rimanere tali e le sue strutture tecniche rigorosamente a vista.

Pavimenti e rivestimenti

Come abbiamo visto gli interni di un ambiente in stile industrial sono rustici e grezzi, non rimandano ad un’idea di pulizia e perfezione come nello stile minimal-moderno, ma tutto il contrario, devono mostrare i segni del tempo.

Dunque è importante optare per pavimenti che simulino questa caratteristica, che siano in assi di legno, in gres effetto legno o effetto cemento, in resina.

Per quanto riguarda i rivestimenti vale la stessa regola, se siete fortunati e le pareti della vostra casa o stanza sono realizzate in mattoni potete deciderli se scrostarli dall’intonaco e lasciarli a vista, oppure verniciarli di bianco per un effetto più moderno.

Ma non avete una parete realizzata in mattoni, optate per una semplice verniciatura bianca delle pareti e dei soffitti, oppure di un tono leggermente caldo, o ancora un effetto spatolato tipo cemento.

Per gli ambienti come bagno e cucina potete scegliere rivestimenti in piastrelle diamantate, di cui vi ho già parlato in “pavimenti di tendenza , che ricordano le pareti delle vecchie metropolitane.


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Impianti a vista

Una caratteristica delle case in stile industriale è avere elementi che di solito vengono nascosti che diventano parte integrante dell’arredamento di interni.

Dunque se dovete rifare impianti elettrici ed idraulici, optate per soluzioni a vista, ad esempio corpi illuminanti con cavi che attraversano il soffitto, riscaldamento non a pavimento ma con termosifoni in stile, tubazioni in rame.

Arredamento e complementi

Una volta definito lo stile dell’involucro interno bastano pochi elementi di arredo per completare l’opera, che possono essere scovati in qualche mercatino dell’usato, se siete in cerca di arredi industriali originali che erano presenti in qualche fabbrica o magazzino, oppure nei negozi di arredamento. Quali sono gli arredi industrial?

Sicuramente divani in pelle dai toni scuri, tavoli e sedie in legno o ferro, grandi lampade in alluminio, librerie con telai in ferro e cassetti stile inventario, contenitori stile armadietti, insegne luminose o orologi con ingranaggi a vista, mobili su ruote che sia il letto o magari tavolini bassi da salotto.

I materiali di questi arredi sono ancora una volta materiali industriali, la pelle e il cuoio, il legno grezzo e non lavorato, il ferro, l’acciaio e l’alluminio (o i metalli in generale).

Se siete appassionati di arredamento homemade potete sbizzarrirvi con complementi ricavati da pallet industriali, cassette in legno o pannelli in osb, oppure specchi o quadri ricavati dall’intelaiatura di vecchi infissi.

Per arredare una stanza o un appartamento in stile industriale è sempre importante non esagerare, non caricare troppo l’ambiente, ma trovare il giusto equilibrio tra ogni elemento presente.

Conclusioni

Se siete affascinati dall’atmosfera dei vecchi magazzini e spazi industriali e siete in cerca di uno stile semplice, rustico e con una forte identità, lo stile industriale è ciò che fa per voi! Siete pronti a scegliere il primo pezzo del vostro arredamento?