Giulia Bianchi, Autore presso Ristruttura Interni
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Gres porcellanato effetto legno in bagno: i vantaggi

Il gres porcellanato per il rivestimento del bagno rappresenta una scelta sempre più diffusa.

Merito dei numerosi vantaggi che offre questo materiale, perfetto anche per ambienti umidi come, appunto, il bagno.

Scopriamo allora tutti i vantaggi del gres porcellanato effetto legno in bagno, per creare un ambiente elegante, ma anche funzionale e confortevole.

Gres porcellanato effetto legno in bagno: cos’è il gres

Prima di prendere in considerazione tutti i pro del gres porcellanato effetto legno in bagno, è doveroso aprire una breve parentesi sul gres in generale.

Diventato oggi di gran moda, si tratta di un materiale composto da una massa in ceramica non porosa, molto resistente e compatta, che si ottiene impastando sostanze di origine naturale, come sabbia e argilla.

Queste vengono pressate e cotte a una temperatura di 1200°C, procedura che dà luogo al processo della greificazione, il che significa che le molecole del materiale, compattandosi, raggiungono un altissimo grado di impermeabilità e resistenza.

Accanto a questi vantaggi, l’altra principale caratteristica che ha accresciuto ulteriormente il successo del gres è la sua estrema versatilità: grazie a specifiche lavorazioni, infatti, il gres porcellanato può imitare perfettamente qualunque altro tipo di materiale, dalla pietra al marmo, fino al legno.

Gres porcellanato effetto legno in bagno: perché sceglierlo?

Esistono molti buoni motivi per scegliere il gres porcellanato effetto legno in bagno.

Tra i principali c’è il fatto di essere un materiale perfetto per ambienti molto umidi e in cui vengono utilizzate quotidianamente o comunque molto spesso sostanze chimiche, come per esempio i detersivi per la pulizia.

Ma questa non è la sola ragione per optare per il gres porcellanato effetto legno in bagno.

Scopriamo tutti i vantaggi.

Gres porcellanato effetto legno in bagno: la robustezza

Uno dei grandi vantaggi del gres porcellanato effetto legno in bagno riguarda la sua robustezza, che si traduce in un’elevata resistenza a urti, graffi e abrasioni, accompagnata da una necessità di manutenzione pressoché nulla.

In pratica, per far splendere il vostro bagno in gres basterà semplicemente una detersione regolare con prodotti specifici o neutri, facilissimi da trovare in qualunque supermercato e anche online.

Gres porcellanato effetto legno in bagno: la resa estetica

Perché scegliere il gres porcellanato effetto legno in bagno?

Oltre all’indispensabile valutazione delle caratteristiche tecniche delle piastrelle in gres, bisogna considerare il lato squisitamente estetico della questione.

Il gres porcellanato effetto legno in bagno, infatti, permette di creare un ambiente elegante e accogliente, in un locale in cui l’utilizzo del legno vero sarebbe più problematico, in primis a causa dell’umidità.

Il gres porcellanato effetto legno in bagno, inoltre, può essere utilizzato per i pavimenti ma anche per il rivestimento delle pareti, aggiungendo raffinatezza all’ambiente e, al tempo stesso, offrendo prova di un’eccellente resistenza all’acqua e ai prodotti chimici.

Sempre dal punto di vista estetico, infine, ricordiamo che il gres porcellanato effetto legno in bagno può essere di tantissime tipologie, adattabili a qualsiasi stile d’arredo: dalle piastrelle che ricordano il parquet a quelle, invece, di ispirazione industrial style.

Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti!

Gres porcellanato effetto legno in bagno: l’idrorepellenza

Un altro grande vantaggio del gres porcellanato effetto legno in bagno consiste nella sua resistenza all’acqua, che ne fa uno dei materiali più idrorepellenti per rivestimenti disponibili sul mercato.

Questo perché una delle caratteristiche tecniche delle piastrelle in gres è loro bassa percentuale di assorbimento dei liquidi, che si attesta allo 0,5% e che le rende quindi perfette per essere posate in un ambiente dove c’è acqua, come appunto il bagno.

Gres porcellanato effetto legno in bagno: i costi

Non abbiamo ancora – volutamente – toccato l’argomento, ma ora è venuto il momento di affrontare il tema costi, che spesso rappresenta una nota dolente quando si intraprendono lavori di ristrutturazione del bagno o se ne progetta uno ex novo.

Per fortuna, anche sotto questo aspetto il gres porcellanato non riserva che piacevole sorprese: questo materiale, infatti, è molto economico e assolutamente accessibile a ogni tipo di budget.

Ovviamente bisogna considerare il tipo di lavorazione della piastrella, che inciderà più o meno sul costo finale del materiale.

Nel caso del gres porcellanato effetto legno, per esempio, più la lavorazione consentirà una somiglianza con un listone di legno autentico, con nodi e venature, più la spesa sarà elevata, pur mantenendosi decisamente più bassa rispetto ad altre tipologie di materiale utilizzate per il rivestimento del bagno.

Riscaldamento a pellet: conviene?

Con il costante aumento dei costi per l’energia, molte persone si sono interessate per cercare fonti di riscaldamento alternative, quali camini e stufe.

Tra le modalità di alimentazione di questi dispositivi, il pellet è una delle più gettonate.

Ed è proprio a questo punto che sorge la fatidica domanda: il riscaldamento a pellet conviene?

Scopriamone di più.

Riscaldamento a pellet: conviene? Cos’è il pellet

Prima di capire se il riscaldamento a pellet conviene effettivamente da un punto di vista sia funzionale che economico, è bene fare una premessa su cos’è il pellet e quali tipologie sono disponibili sul mercato.

Il pellet è un materiale ricavato dagli scarti del legno provenienti da diverse lavorazioni, che si trova in commercio sotto forma di palline o, più comunemente, di cilindretti di lunghezza non superiore ai 3 cm.

Questi, a propria volta, vengono raccolti in sacchi che possono variare dai 15 kg alla tonnellata e quindi messi in vendita.

Il pellet può essere di diverso tipo, a seconda del legno da cui viene ricavato: ci sarà così pellet di abete, di faggio, misto ecc.

La cosa importante, quando si acquista il pellet, è verificarne la qualità.

Per farlo, bisogna leggere l’etichetta presente sulla confezione del prodotto, dove vengono riportate le certificazioni necessarie e indicata la provenienza del pellet.

Riscaldamento a pellet: conviene? Stufe e caldaie a pellet

Il riscaldamento a pellet conviene e, cosa fondamentale, può funzionare sia con stufe che con caldaie.

Nel primo caso, oltre che da un punto di vista funzionale, il pellet può offrire un plus anche a livello estetico: esistono infatti stufe dal design molto gradevole, che possono dare valore aggiunto all’arredamento, per esempio in soggiorno o in sala da pranzo.

Per quanto riguarda le caldaie a pellet, invece, il discorso cambia un po’, nella misura in cui solitamente vengono usate per riscaldare strutture di grandi dimensioni e quindi hanno bisogno di essere collocate in un locale dedicato.

Sia stufe che caldaie a pellet, inoltre, possono essere integrate all’impianto di riscaldamento esistente, riscaldando così l’intera abitazione; si tratta comunque di un lavoro piuttosto complesso, per il quale occorre necessariamente rivolgersi a un professionista qualificato o comunque a una ditta specializzata, evitando assolutamente il fai da te.

Riscaldamento a pellet: conviene? I vantaggi del pellet

Il riscaldamento a pellet conviene? La risposta, in sintesi, è sì.

Il pellet, infatti, presenta numerosi vantaggi:

  • Consente di ottimizzare i consumi: stufe e camini a pellet utilizzano solo il materiale necessario per portare la temperatura al livello desiderato, permettendo così di consumare solo la quantità di materiale che effettivamente serve;
  • Assicura una resa elevata, a fronte di una ridotta emissione di ceneri;
  • L’impianto può essere pulito facilmente e, sempre dal punto di vista della pulizia, i sacchi di pellet sporcano meno rispetto, per esempio, a una catasta di legna;
  • Il riscaldamento a pellet conviene anche sul piano pratico: i modelli di stufe a pellet più recenti sono muniti di telecomando e collegabili anche alla rete wireless, quindi il riscaldamento può essere gestito direttamente dallo smartphone. La praticità del pellet sta anche nel suo formato: i sacchi, infatti, possono essere comodamente stoccati senza che vengano intaccati dall’umidità e si può prendere solo la quantità di prodotto di cui si ha bisogno;
  • Il pellet è economico, perché permette di risparmiare quasi il 20% rispetto al metano. Di conseguenza, se la spesa media in Italia si aggira intorno ai 980 euro all’anno, optare per il riscaldamento a pellet conviene, in quanto garantisce un risparmio di circa 165 euro;
  • Il pellet consente di usufruire di detrazioni fiscali. Se si intraprendono lavori di ristrutturazione edilizia, il riscaldamento a pellet è compreso tra le categorie per cui si può godere di agevolazioni fiscali, dal momento che, con la sua installazione, si persegue l’obiettivo di migliorare l’efficienza energetica dell’abitazione.

Riscaldamento a pellet: conviene? Gli svantaggi

È importante sottolineare che i pro del riscaldamento a pellet superano di molto i contro.

Tuttavia, è bene considerare anche questi ultimi, che possono essere ridotti a due principali:

  • La necessità di collegamento alla rete elettrica per stufe, camini e caldaie a pellet, il che significa che, in caso di blackout, smette di funzionare anche il dispositivo, cessando l’erogazione di calore;
  • I costi: il pellet ha costi abbastanza elevati, anche se bisogna considerare che la spesa per il materiale viene assorbita dal risparmio energetico che questo sistema di riscaldamento assicura. Per ovviare al problema del costo, inoltre, è possibile approfittare delle offerte del prestagionale, che solitamente le aziende specializzate propongono durante il periodo primaverile-estivo e che consentono un bel risparmio sulla quantità di prodotto acquistato.

Come far diventare autosufficiente la tua casa

Scoprire come far diventare autosufficiente la tua casa e – se non eliminare – quantomeno ridurre le bollette è una curiosità comune a molte persone, stanche delle spese eccessive dovute ai consumi energetici.

Ecco allora un breve vademecum su come far diventare autosufficiente la tua casa e risparmiare in bolletta.

Come far diventare autosufficiente la tua casa producendo energia

Prima di imparare come far diventare autosufficiente la tua casa, è bene avere chiaro in mente che cos’è una casa autosufficiente.

Si tratta infatti di un’abitazione in cui si genera energia termica ed elettrica in modo autonomo, facendo così funzionare senza bisogno di allacciarsi alle utenze gli impianti di riscaldamento/raffreddamento, le luci e gli elettrodomestici.

Ovviamente, senza contatori e utenze, i costi relativi ai consumi energetici vengono meno del tutto. E il portafogli ringrazia.

Non solo: con una casa autosufficiente si fa un favore anche all’ambiente, perché si sfruttano le energie rinnovabili e, di conseguenza, si riducono inquinamento e impatto ambientale.

Come far diventare autosufficiente la tua casa con l’efficienza energetica

Come far diventare autosufficiente la tua casa?

Il primo passo da compiere consiste nel ridurre il più possibili i consumi domestici, scegliendo la strada dell’efficienza energetica.

Per farlo, bastano alcuni semplici accorgimenti, tra cui:

  • Sostituire le lampadine tradizionali con quelle a led;
  • Spegnere le luci nelle stanze dove non si è presenti;
  • Acquistare elettrodomestici di classe energetica elevata;
  • Investire sull’isolamento termico della casa (per esempio attraverso l’applicazione del cappotto termico);
  • Investire anche sugli impianti, optando per esempio per un sistema di pompe di calore per il riscaldamento o il raffreddamento dell’abitazione.

Come far diventare autosufficiente la tua casa: il calcolo del peso energetico

Un’altra semplice mossa per scoprire come far diventare autosufficiente la tua casa consiste nel calcolare il suo peso energetico, che equivale al totale dei consumi della tua abitazione.

Per effettuare questa operazione è sufficiente tenere a mano le bollette e fare un computo dell’energia elettrica necessaria per gli elettrodomestici e l’illuminazione e di quella termica che serve per produrre acqua calda e per il riscaldamento durante i mesi freddi.

Una volta che si ha un quadro chiaro e preciso del peso energetico della propria casa, si potrà stimare la quantità di energia che bisogna generare autonomamente per garantire la completa autosufficienza alla tua abitazione.

Come far diventare autosufficiente la tua casa: le energie rinnovabili

Un’altra regola da seguire su come far diventare la tua casa autosufficiente riguarda l’auto-produzione di energia elettrica. Per raggiungere la completa autosufficienza ed eliminare le bollette, è infatti necessario convertirsi al 100% all’energia rinnovabile.

Esistono diversi tipi di energie rinnovabili. Una delle più utilizzate è senza dubbio il fotovoltaico, un sistema che permette di generare energia sfruttando il calore dei raggi solari.

Il sole come fonte di energia costituisce il fulcro anche dell’energia solare termica, mentre quella eolica si basa sulla forza del vento e quella geotermica sul calore prodotto nel sottosuolo.

Per scegliere la fonte di energia rinnovabile più adatta è necessario contestualizzarla in base a fattori come il luogo in cui si trova l’abitazione e la sua esposizione.

Per esempio, se si vive in una zona molto fredda, con inverni lunghi e con esposizione solare scarsa, scegliere il fotovoltaico o il solare termico non permetterà di far diventare completamente autosufficiente la tua casa.

Per contro, un’abitazione ubicata in un punto particolarmente ventoso potrà utilizzare un sistema eolico per produrre l’energia di cui hanno bisogno i suoi abitanti.

In ogni caso, tutti i tipi di impianti di energia rinnovabile che abbiamo considerato, per permettere l’autosufficienza della casa, devono essere dotati di sistemi di accumulo, che consentono di stoccare l’energia immagazzinata e utilizzarla in modo graduale.

Per fare un esempio concreto, se si utilizza il sistema fotovoltaico, l’energia che viene prodotta durante il giorno grazie ai raggi solari viene immagazzinata e rilasciata anche durante la notte, in modo che, anche quando fa buio, si possa utilizzare l’energia di cui si ha bisogno.

Arredare il bagno in stile shabby

Relax e benessere: queste sono le parole d’ordine per arredare il bagno in stile shabby.

Sfumature delicate, linee morbide ed eleganti e un’atmosfera di calore e armonia sono gli ingredienti giusti per un bagno confortevole e rilassante.

Arredare il bagno in stile shabby: le soluzioni fai da te

Trovare mobili in stile shabby è facile: basta rivolgersi a negozi specializzati o passare in rassegna i siti web dedicati.

Tuttavia, chi desidera personalizzare il proprio bagno e ha tempo, fantasia e manualità può ricorrere anche a interessanti soluzioni fai da te.

In questo modo, arredare il bagno in stile shabby sarà un’impresa divertente e in cui coinvolgere tutta la famiglia.

Scopriamo allora cosa si può fare per rendere il bagno un ambiente unico e originale.

Arredare il bagno in stile shabby recuperando mobili vecchi

Appassionati di mercatini di antiquariato, ecco una ghiotta occasione per voi!

Una delle peculiarità dello stile shabby, infatti, consiste nel recupero dei mobili vecchi, trasformati e riportati a nuova vita.

Chi ha in mente di arredare il bagno in stile shabby, dunque, può dare un’occhiata al mobilio vecchio che ha in cantina oppure fare un salto nei mercati delle pulci e scegliere il pezzo (o i pezzi) che meglio si adattano al locale.

A questo punto non bisogna fare altro che procurarsi i materiali adatti – carta abrasiva, vernice, pennelli e cera – e mettersi all’opera.

Dopo aver carteggiato il mobile, si può dipingere con i colori o, se si ha abbastanza talento, con le fantasie desiderate; da ultimo, si può ripassare con una candela di cera i punti in cui si vuole creare un effetto “anticato”.

Arredare il bagno in stile shabby con le vecchie scale

Avete trovato in cantina una vecchia scala a pioli in legno e non sapete cosa farvene?

Ecco un’idea per voi: trasformarla in un pratico portasciugamani (o, comunque, portaoggetti) per il vostro bagno shabby.

Arredare il bagno in stile shabby, del resto, significa anche lasciare a briglie sciolte fantasia e creatività.

Per un effetto “wow” il nostro consiglio è, dopo aver pulito per bene la scala, di riverniciarla con il colore che si preferisce, tenendo presente che alcune tonalità sono particolarmente di moda negli ambienti shabby, primo fra tutti il bianco.

Se poi volete accentuare l’aspetto vintage, potete passare una mano di carta vetrata e il gioco è fatto!

Arredare il bagno in stile shabby: l’importanza degli specchi

Gli specchi sono complementi d’arredo molto importanti per la casa.

Soprattutto in un’abitazione di piccole dimensioni, le superfici riflettenti hanno il grande pregio di dare l’impressione di maggiore spazio, soprattutto se accompagnate da tonalità chiare, come bianco, ecru, grigio perla o colori pastello.

Gli specchi sono fondamentali anche in bagno, non soltanto dal punto di vista funzionale, ma anche a livello estetico.

Per arredare il bagno in stile shabby chic, dunque, gli specchi non possono mancare, ma bisogna fare attenzione a scegliere quelli giusti!

A questo proposito esistono due principali opzioni: da un lato, acquistare specchi adatti all’arredamento, dall’altro, crearli con le proprie mani.

Se si decide per questa seconda soluzione, suggeriamo di lavorare con specchi dalla cornice in legno: attraverso un’accurata verniciatura decapé è possibile ottenere l’effetto sperato risparmiando e, al tempo stesso, mettendo alla prova la propria creatività.

Arredare il bagno in stile shabby: spazio al vimini!

Per arredare il bagno in stile shabby anche gli accessori giocano un ruolo molto importante.

Da questo punto di vista, una delle tendenze più in voga consiste nell’abbellire l’ambiente con cesti in vimini di dimensioni diverse, il cui colore si sposa molto bene con le nuance delicate proprie dello stile shabby.

Cesti e cestini in vimini possono diventare pratici portabiancheria oppure portasaponette, mentre in quelli di medie dimensioni possono trovare posto piante con cui dare un tocco di verde al vostro bagno.

Se si desidera, si possono arricchire i cesti con orli e merletti, rendendo così l’ambiente ancora più accogliente.

Arredare il bagno in stile shabby: la scelta della vasca

Un dettaglio che non deve mancare se si vuole arredare il bagno in stile shabby è la vasca da bagno.

Non importa di che dimensioni sia il locale: la vasca ci vuole, anche di piccole dimensioni.

Le più gettonate sono quelle freestanding dotate di piedini d’appoggio, che ricordano l’âge d’or in cui le nobildonne più raffinate vi si immergevano per godersi i loro momenti di relax.

Arredare il bagno in stile shabby: minimal ma accogliente

Per arredare il bagno in stile shabby bisogna tenere presente un principio: l’ambiente dev’essere caldo e accogliente, ma non barocco.

Ciò significa che, anche se si sceglieranno mobili e accessori dalle linee morbide e delicate, non bisogna mai strafare, puntando sulla massima less is more.

Attenzione anche alla scelta delle piastrelle, che devono rispecchiare lo stile del bagno.

A questo proposito, il nostro consiglio è optare per piastrelle dal colore chiaro per le pareti (anche se le possibilità per un rivestimento adatto allo stile shabby sono molteplici) e scegliere invece piastrelle in gres porcellanato effetto legno per il pavimento, che contribuiranno a rendere il locale elegante e accogliente.

Umidità in casa: cosa fare

Con l’arrivo della stagione fredda (anche se il problema spesso si presenta anche in estate) in molte case ci si trova a combattere un nemico subdolo e fastidioso: l’umidità.

Le cause che la originano possono essere molteplici: dai materiali utilizzati in sede di costruzione dell’edificio all’insufficiente areazione degli ambienti.

Per combatterla, è possibile ricorrere a diversi rimedi, molti dei quali sono naturali e possono essere messi in atto in autonomia.

Scopriamo quali sono per capire, se c’è umidità in casa, cosa fare per eliminarla definitivamente.

Umidità in casa: cosa fare e quali danni può creare

Un eccesso di umidità in casa – generalmente superiore al 50-60% – significa che l’ambiente è poco salubre, il che ha diverse conseguenze.

Innanzitutto sulla salute umana, con possibile insorgenza di allergie e problemi respiratori, che colpiscono in particolare le categorie più fragili e cioè anziani e bambini; in secondo luogo sulla struttura stessa della casa, dando origine a muffe e funghi che, a propria volta, alla lunga provocano danni strutturali all’edificio.

Quando c’è umidità in casa, cosa fare rappresenta dunque una delle questioni più importanti che devono porsi i residenti, soprattutto se si ha in programma un intervento di ristrutturazione.

Umidità in casa: cosa fare. Un aiuto naturale dalle piante

Umidità in casa: cosa fare? Tra le soluzioni più green e sostenibili, una delle migliori consiste nello sfruttare la capacità deumidificante delle piante: foglie e radici, infatti, captano le particelle d’acqua in eccesso, riequilibrando il tasso di umidità presente nell’ambiente.

Attenzione però: non tutte le piante sono adatte allo scopo. Anzi, alcune specie potrebbero addirittura risentire dell’eccesso di umidità in casa e marcire a propria volta.

Per fortuna, esistono invece alcune piante che hanno il duplice vantaggio di essere molto decorative e, parallelamente, di assorbire efficacemente un eventuale plus di umidità domestica. Tra le specie più adatte allo scopo figurano, per esempio, l’aloe vera, le orchidee, le felci, il bambù e l’aspargina, perfette soprattutto da collocare in ambienti molto umidi, come il bagno, dove l’umidità può essere contrastata anche ricorrendo a specifiche carte da parati.

Umidità in casa: cosa fare. Accorgimenti utili

Quando si è di fronte al dilemma: umidità in casa, cosa fare, a volte il rimedio più semplice e apparentemente banale può rivelarsi più efficace di qualsiasi prodotto da acquistare in commercio.

Per esempio, molto spesso per eliminare l’umidità domestica basta adottare alcuni utili accorgimenti casalinghi, tra cui:

  • Aprire le finestre regolarmente: si tratta di una buona pratica da adottare soprattutto se si abita in una zona particolarmente umida oppure nei pressi di un corso d’acqua. Attraverso una frequente areazione degli ambienti, infatti, è possibile eliminare l’umidità in eccesso, evitando così la formazione di muffe e cattivi odori;
  • Non stendere il bucato in casa. In inverno, molte persone preferiscono sistemare lo stendibiancheria in casa; in realtà si tratta di un’abitudine sbagliata, prima di tutto perché al chiuso i panni asciugano più lentamente e secondariamente perché le particelle d’acqua presenti nei tessuti evaporano e si disperdono per l’ambiente, accentuando così il problema umidità;
  • Non nascondere le macchie. Diciamo la verità: quanti, dopo aver scorto una macchia di umidità in casa, hanno ceduto alla tentazione di coprirla con un quadro, un mobile o una mano di pittura? Queste soluzioni, tuttavia, non eliminano il problema alla radice; semplicemente, lo nascondono agli occhi. Ma l’umidità continuerà a proliferare se non si prendono provvedimenti. E non solo: impedendo ancora di più l’areazione e la traspirazione dei materiali, funghi e muffe potrebbero diffondersi con maggiore rapidità.

Umidità in casa: cosa fare. Intonaci e deumidificatori

Il problema relativo a umidità in casa: cosa fare può essere risolto efficacemente anche attraverso l’utilizzo di prodotti specifici, come per esempio intonaci realizzati appositamente per trattare e risanare muri soggetti a muffe.

Nel caso di danni derivanti in particolare da umidità di risalita, un metodo molto valido consiste nell’utilizzare resine impermeabilizzanti che formano una vera e propria barriera chimica contro muffa e funghi.

In alternativa, è possibile ricorrere alla deumidificazione elettrofisica, una soluzione non invasiva basata sull’utilizzo di appositi dispositivi che generano impulsi elettromagnetici, in modo da introdurre nella parete un campo elettromagnetico che interagisce con le molecole d’acqua, impedendone la risalita sulle pareti.

Uno dei rimedi più semplici contro l’umidità in casa, infine, consiste nell’acquistare un deumidificatore. In commercio è possibile trovarne diversi modelli, sia fissi che portatili, adatti a ogni esigenza. Si tratta di dispositivi efficaci e versatili, che aiutano a contrastare l’umidità e a migliorare il comfort domestico.

Detrazioni casa: proroghe e limitazioni

Le ultime novità circa le detrazioni casa per il 2022 confermano quanto già delineato dalla prima bozza del disegno di legge della manovra di Bilancio 2022: dal 1 gennaio dell’anno prossimo ci saranno sia proroghe delle misure attuali che importanti cambiamenti.

Scopriamo insieme quali.

Detrazioni casa: i bonus prorogati fino al 2024

Per quanto riguarda le detrazioni casa che sono state prorogate senza l’attuazione di modifiche, tra queste rientrano:

  • L’Ecobonus 50%-85%
  • Il Sismabonus 50%-85% e il Sismabonus Aquisti 50%-85%
  • Il Bonus Ristrutturazioni 50%
  • Il Bonus Verde 36%

Approfondiamoli uno per uno per capire con maggiore chiarezza di quali argomenti trattano e quali saranno, pertanto, gli interventi fattibili per i prossimi due anni.

Detrazioni casa: Ecobonus e Sismabonus

Consideriamo innanzitutto l’Ecobonus, che prevede agevolazioni fiscali che variano da una percentuale dal 50% all’85%, a seconda dei lavori da effettuare.

È importante sottolineare che per le abitazioni singole, per esempio, questo tipo di detrazioni casa è compreso in un range che va dal 50% al 65%, mentre per i condomini può arrivare fino al 75%-85%.

L’Ecobonus è un incentivo pensato per incentivare gli interventi che riguardano l’attuazione di miglioramenti nell’ambito dell’efficienza energetica.

Il tetto massimo di spesa per godere della detrazione è di 100.000 euro.

Il Sismabonus prevede invece agevolazioni fiscali per lavori di miglioramento strutturale degli edifici, in modo che possano essere più resilienti a eventuali danni provocati da un terremoto.

Si tratta di un incentivo applicabile solo in determinate zone del territorio nazionale, e cioè in quelle a maggiore rischio sismico.

Nel caso del Sismabonus, il tetto massimo di spesa per usufruirne è stato fissato a 96.000 euro.

Nessuna modifica prevista nemmeno per il Sismabonus Acquisti, la declinazione del Sismabonus che prevede detrazioni per chi acquista immobili progettati e costruiti secondo criteri antisismici e venduti direttamente da imprese edili.

Detrazioni casa: Bonus Ristrutturazioni e Bonus Verde

Prorogati fino al 2024 anche il Bonus Ristrutturazioni e il Bonus Verde.

Il primo è forse l’incentivo più versatile di tutti, dal momento che si tratta di un’agevolazione che riguarda tutti gli interventi di manutenzione straordinaria degli edifici: dalla ristrutturazione edilizia al recupero patrimoniale, dall’abbattimento delle barriere architettoniche agli interventi volti a migliorare l’efficientamento energetico dell’immobile (in questo caso si intende, naturalmente, quelli che esulano dall’Ecobonus), passando per la bonifica dell’amianto.

Le detrazioni casa per il Bonus Ristrutturazioni hanno un’aliquota pari al 50%, per una spesa massima di 96.000 euro.

Il Bonus Verde – che prevede agevolazioni fiscali fino al 36% delle spese sostenute, per 5.000 euro massimi per unità immobiliare – è invece un incentivo per realizzare ex novo oppure per risistemare le aree verdi, quali giardini, balconi, terrazzi e prati.

Detrazioni casa: cosa cambia per il Superbonus 110%

Il Superbonus 110% è, tra le detrazioni casa, quella sicuramente più vantaggiosa e, per tutto il 2021, ha permesso a molte persone di intraprendere importanti lavori di ristrutturazione praticamente a costo zero.

Un maxi bonus la cui natura, per forza di cose, doveva essere temporanea; e, infatti, per il 2022 sono in programma cambiamenti significativi in merito.

Innanzitutto rispetto ai tempi: per le persone fisiche che intendono effettuare interventi sulle singole unità immobiliari, il bonus sarà valido per tutto il prossimo anno, cioè fino al 31 dicembre 2022, a patto che la richiesta fosse stata presentata entro il 31 settembre 2021.

Dal 1 gennaio 2022, inoltre, per questa categoria di beneficiari l’incentivo sarà concesso solo per le prime case e a fronte della presentazione di un ISEE massimo di 25.000 euro annui.

La situazione è un po’ diversa per condomini, plurifamiliari e IACP. Per le prime due realtà, si potrà usufruire del Superbonus 110% fino al 2025, ma con il decrescere delle aliquote con il passare degli anni; di conseguenza, le detrazioni casa saranno del 110% fino al 31 dicembre 2023, del 70% per il 2024 e del 65% per il 2025.

Per quanto riguarda invece gli IACP, la data limite fissata per godere del bonus è il 31 dicembre 2023, ma solo se entro il 30 giugno dello stesso anno lo stato di avanzamento dei lavori è pari al 60%.

Detrazioni casa: cosa cambia con la nuova Legge di Bilancio

Secondo la bozza della nuova Legge di Bilancio 2022, per quanto riguarda le detrazioni casa saranno due gli incentivi che verranno modificati in modo sostanziale: il Bonus Facciate e il Bonus Mobili.

Per quanto riguarda il Bonus Facciate – mirato a promuovere il rifacimento delle facciate esterne di edifici visibili dalla strada o, comunque, dal suolo pubblico –  sarà previsto anche per il prossimo anno, ma con un importante abbassamento dell’aliquota, che scenderà dal 90% attuale al 60%.

Il Bonus Mobili è direttamente legato al Bonus Ristrutturazioni e prevede un’ulteriore detrazione del 50% per chi, nell’ambito di interventi di ristrutturazione già in essere, ha in programma l’acquisto di nuovi elementi d’arredo o elettrodomestici.

In questo caso le modifiche riguarderanno il tetto massimo di spesa prevista, che per il 2021 è stata di 16.000 euro, mentre dal 1 gennaio 2022 sarà ridotta a 5.000.

Bonus casa 2022: tutte le novità

È in via di approvazione la nuova Legge di Bilancio  e, tra le tante novità, ci sono quelle relative al bonus casa 2022.

Ecco allora una breve guida per capire quali agevolazioni fiscali rimangono per il 2022 e quali, invece, sono state eliminate.

Bonus casa 2022: le detrazioni confermate

Tra le detrazioni fiscali confermate nella nuova legge di bilancio rimangono quelle relative agli interventi di edilizia: obiettivo del Governo tramite il bonus casa 2022, infatti, è incentivare lavori che portino le abitazioni a essere maggiormente efficienti dal punto di vista energetico.

Previste agevolazioni anche per chi desidera acquistare un nuovo immobile oppure ristrutturarlo.

È importante sottolineare che, a oggi, la Legge di Bilancio 2022 deve essere ancora approvata in via definitiva, quindi potrebbe subire delle modifiche dovute a eventuali emendamenti; tuttavia, la struttura della normativa è già delineata e, di conseguenza, è possibile scoprire quali bonus del 2021 saranno riconfermati anche per il prossimo anno.

Bonus casa 2022: confermato il Superbonus 110%

Il Governo ha optato per la proroga del Superbonus 110%, anche se rispetto al 2021 ci saranno dei cambiamenti nelle regole dell’applicazione di questa agevolazione: il Superbonus 110%, infatti, potrà essere ancora applicato per interventi di efficientamento energetico, tra cui anche l’installazione di impianti fotovoltaici, colonnine per la ricarica di auto elettriche o applicazione del cappotto termico alle abitazioni.

Quel che invece non è ancora certo è l’importo del Superbonus, per cui ci potrebbero essere delle limitazioni in base ai redditi del richiedente: più sono alti, minore sarà la percentuale per le detrazioni, che partirà da una soglia base del 65% per arrivare al 110% solo per i meno abbienti.

Il Superbonus dovrebbe essere confermato anche per le abitazioni singole, ma, anche in questo caso, con limitazioni in base al reddito (l’ISEE dei proprietari non deve superare i 25mila euro) e alle prime case. Per i condomini, invece, il Superbonus è prorogato anche per il 2023.

Bonus casa 2022: sì anche all’Ecobonus

Confermato nel bonus casa 2022 anche l’Ecobonus, con proroga fino al 2024, con l’obiettivo di incentivare l’efficienza energetica degli edifici tramite una detrazione dal 50% al 65% per interventi che esulano da quelli contemplati nel Superbonus.

Per quanto riguarda l’Ecobonus, tuttavia, sono al vaglio possibili modifiche.

Bonus casa 2022: Sismabonus ancora attivo per il prossimo anno

Tra le agevolazioni fiscali previste per il 2022 rimane anche il Sismabonus, legato a tutti i lavori che prevedono la messa in sicurezza degli edifici, in particolare nelle aree a maggiore rischio sismico.

Per le abitazioni unifamiliari, il bonus va dal 50% al 70%, mentre per i condomini arriva fino all’85%.

Bonus casa 2022: rinnovato anche il bonus ristrutturazioni

Nell’ambito del Bonus casa 2022 è stato riconfermato anche il Bonus ristrutturazioni, che concerne tutti gli interventi riguardanti la ristrutturazione degli edifici.

Il bonus prevede una detrazione IRPEF del 50% delle spese sostenute per gli interventi, fino a un tetto massimo di 96.000 euro per unità immobiliare.

In alternativa alla detrazione, come previsto dal Decreto Rilancio, è possibile optare per lo sconto in fattura o per la cessione del credito.

Rinnovato anche il bonus facciate, con l’unico cambiamento dell’abbassamento della percentuale (60% rispetto al 90% del 2021).

Bonus casa 2022: proseguono le agevolazioni per giovani, mobili e ambiente

Come per l’anno che sta per concludersi, anche nel 2022 si potrà godere di agevolazioni fiscali rispettivamente per:

  • L’acquisto di mobili ed elettrodomestici di classe energetica A o superiori. Attenzione però: il bonus mobili è valido solo per le abitazioni in cui già si stanno effettuando lavori di ristrutturazione;
  • Le spese riguardanti la sistemazione di giardini e, in generale, aree verdi sia private che condominiali. In questo caso la detrazione IRPEF è prevista al 36%, per un massimo di 5.00 euro e suddivisa in 10 quote spalmate annualmente;
  • L’acquisto di una prima casa nel periodo compreso tra il 26 maggio 2021 e il 30 giugno 2022 per gli under 36 con ISEE inferiore o pari a 40.000 euro.

Bonus casa 2022: le detrazioni per acqua e restauro

Nel Bonus casa 2022 rientrano anche le agevolazioni per:

  • Il bonus idrico, con un rimborso fino a 1.000 euro – indipendentemente dall’ISEE – sulle spese sostenute per la sostituzione dei sanitari con nuovi prodotti a scarico ridotto. Il bonus è stato prorogato fino al 2024;
  • Il bonus acqua potabile, che prevede un rimborso fino a 500 euro per chi sostiene spese volte alla razionalizzazione dell’acqua potabile tramite l’installazione di sistemi di filtraggio o mineralizzazione delle acque;
  • Il bonus restauro, che consiste in un credito d’imposta pari al 50% delle spese riguardanti gli interventi di restauro effettuati nel 2021 e nel 2022 su immobili di valore storico o artistico e ha una validità fino a 1.000 euro.

Bonus casa 2022: cosa è cambiato

Rispetto al 2021, nella nuova Legge di Bilancio riguardante il bonus casa 2022 sono state soppresse alcune agevolazioni, tra cui il bonus affitti Covid – rivolto a imprese e professionisti – e il bonus affitti, che prevedeva un contributo a fondo perduto ai locatori che, tra il 2020 e il 2021, hanno ridotto i canoni d’affitto per i propri inquilini.

Inoltre, è probabile che con il testo definitivo della Legge di Bilancio alcune agevolazioni previste per il 2021 saranno integrate nel bonus casa 2022.

Rifare l’impianto elettrico: tutto quello che c’è da sapere

Rifare l’impianto elettrico è un intervento necessario soprattutto se si deve ristrutturare casa.

Altri motivi per cui si effettua il lavoro sono riconducibili all’eventuale pericolosità del vecchio impianto, che può mettere a rischio la sicurezza e la salute di chi vive in casa e la scarsa efficienza energetica, che non solo può essere nociva dal punto di vista ambientale (più consumi significano maggiore inquinamento) ma anche deleteria per il portafogli, con bollette più salate dovute all’eccessivo consumo di energia elettrica.

Perché rifare l’impianto elettrico

Secondo energy manager, elettricisti e operatori del settore, dunque, sono due i motivi principali per cui si deve rifare l’impianto elettrico:

  1. L’impianto è stato realizzato molto tempo fa e non è più conforme (o, addirittura non lo è mai stato) alle norme di sicurezza che prevede la legge; per questo, ancora oggi, in tutta Italia esistono abitazioni il cui impianto elettrico è privo di qualsiasi certificazione e dichiarazione di conformità;
  2. L’impianto è stato realizzato senza tener conto dell’aspetto relativo all’efficienza energetica, classificandosi così in classi energetiche di basso livello (E, F, G) e dando luogo a molta dispersione di energia.

Nel momento in cui si rende necessario rifare l’impianto elettrico, occorre che venga realizzato nel rispetto delle normative previste dalla legge e dal Comitato Elettrotecnico Italiano.

Rifare l’impianto elettrico: gli interventi indispensabili

Nel momento in cui si decide di rifare l’impianto elettrico, bisogna tenere conto che questo lavoro comporta tutta una serie di interventi correlati, tra cui in primis quelli relativi alle opere murarie: il rifacimento di un impianto elettrico, infatti, prevede l’apertura (e la successiva chiusura) di tracce sui muri, sui pavimenti o sui soffitti, in modo da poter innestare i corrugati all’interno dei quali scorrono i fili elettrici.

Anche per quanto riguarda i costi finali, quindi, è necessario calcolare le spese legate alla manodopera muraria, oltre a quelle relative alla certificazione di conformità del nuovo impianto.

Rifare l’impianto elettrico o investire sulla manutenzione?

Talvolta gli interventi strutturali all’interno di un’abitazione – come può essere, appunto, la necessità di rifare l’impianto elettrico – possono creare un po’ di confusione, nella misura in cui ci si può chiedere se siano veramente indispensabili.

Nel caso dell’impianto elettrico, per esempio, occorre conoscere la differenza tra i lavori di rifacimento veri e propri e quelli che invece sono gli interventi di manutenzione. In quest’ultimo caso, infatti, non è necessario rifare completamente l’impianto ma solo migliorarlo, per esempio spostando prese o interruttori.

Per quanto in questo modo l’impianto elettrico possa risultare più funzionale, bisogna tenere presente che potrebbe comunque non essere abbastanza sicuro e non ottenere quindi la dichiarazione di conformità.

Rifare l’impianto elettrico: la dichiarazione di conformità

Ne abbiamo già accennato, ma ora è venuto il momento di approfondire l’argomento: cos’è la dichiarazione di conformità?

Conosciuta anche come Di.Co, si tratta di un documento che deve essere rilasciato nel momento in cui si interviene su un impianto elettrico, installandone uno nuovo, modificandolo o rifacendolo completamente.

La Di.Co certifica che quell’impianto è stato realizzato a norma di legge e può essere rilasciata solo da imprese edili abilitate, come previsto dall’art. 4 del D.M 37/2008.

Nel momento in cui il tecnico preposto presenta la Di.Co, deve anche rilasciare una relazione nella quale sono elencati i materiali che sono stati impiegati per la realizzazione dell’impianto, oltre che lo schema di quest’ultimo, inserito nella planimetria dell’abitazione.

Per certificare invece la conformità di un impianto già esistente, ma installato prima del 2008, bisogna richiedere il Di.Ri, ossia il certificato di rispondenza.

Una nota importante: nonostante non sia obbligatorio effettuare un controllo dell’impianto elettrico nel momento in cui si affitta o si vende una casa, in molte situazioni i contraenti (affittuari o nuovi proprietari) lo richiedono, quindi è fondamentale che l’impianto risulti a norma di legge.

Rifare l’impianto elettrico: come deve essere un impianto a norma

Quando si rifà l’impianto elettrico, è indispensabile che tutti gli interventi effettuati siano conformi alla normativa vigente in materia.

Di conseguenza, un impianto elettrico a norma deve possedere determinate caratteristiche:

  • Essere realizzato da professionisti verificati, registrati nella Camera di Commercio;
  • Garantire la presenza di un salvavita, che, qualora dovesse esserci un guasto (per esempio, una folgorazione), interrompe l’afflusso di energia elettrica;
  • Avere interruttori magnetotermici e differenziali, la cui funzione è quella di proteggere l’edificio in caso, per esempio, di cortocircuito;
  • Presentare cavi di dimensioni proporzionali alla portata dell’impianto;
  • Essere dotato di messa a terra, in modo che il flusso di elettricità venga disperso nel terreno;
  • Avere un cavo elettrico con moduli all’interno dei quali le diverse utenze risultino diversificate.