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Soppalco in legno

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Soppalco in legno

Il soppalco è un ottima soluzione per chi ha bisogno di spazio. E’ l’ideale per chi vuole una casa moderna e giovanile, inoltre ti permette di recuperare parte del tuo appartamento non utilizzato ed aumentare i metri quadri calpestabili.  Scegliere di arredare la propria casa con il soppalco in legno significa donare un tocco caldo e rustico all’ambiente.

Se la tua casa è  piccola e i soffitti sono alti possiamo progettare lo sviluppo delle stanze procedendo in verticale.

Esistono due differenti tipologie di soppalco: quello ancorato a pavimento grazie a una serie di pilastri e quello ancorato alle pareti. Solitamente quest’ultima soluzione è la più consigliata perché lascia libero e fruibile l’intero spazio sottostante.

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Il soppalco può essere realizzato con diversi tipi di materiali tra i più comuni il vetro, il metallo o legno.

Nel caso di soppalco in legno, si dovrà scegliere l’essenza da adoperare per la sua realizzazione. Tra quelle disponibili sul mercato, il pino nordico è una delle migliori per le caratteristiche di particolare resistenza e per il costo.

Il legno ha il vantaggio di avere un peso considerevolmente inferiore rispetto ad altri tipi di materiali, andando in tal modo a gravare di meno sulle strutture esistenti. Il montaggio e la posa in opera non necessitano di complicate opere murarie, dunque semplice è la realizzazione e i tempi sono ridotti.

Realizzare un soppalco comporta un aumento della superficie abitabile e la legge impone che venga regolarizzato, in quanto si hanno dei millesimi in più nel locale. Dunque è obbligatorio recarsi nel Comune della propria città per verificare cosa preveda il regolamento per la realizzazione di un soppalco.

Una della prime cosa da fare è chiarire l’uso del soppalco poiché se si desidera farne un uso abitativo è necessario seguire in maniera rigorosa le norme. Quando le altezze sono al di sotto dei parametri stabiliti il soppalco non è abitabile ma può essere utilizzato come ripostiglio, libreria o simili.

L’altezza minima della zona sottostante al soppalco deve essere superiore ai due metri, mentre la superficie del soppalco non deve in genere superare 1/3 totale della casa.

Il soppalco in legno è un alternativa economica per chi ha bisogno di spazio ma non vuol rinunciare all’estetica della casa.

soppalco

Il soppalco è la soluzione al bisogno di spazio

Il bello dell’architettura è che ogni volta che si presenta un problema, si trova la soluzione. Milano è una tra le città più belle d’Europa, una città che corre verso il futuro, l’unico problema è che le case sono sempre più piccole. Da questo nasce l’esigenza di aumentare i metri quadri calpestabili.

soppalco zona notte

immagine presa da “http://www.brit.co”

L’architettura ha pensato anche a questo, prima l’uomo costruiva solo in orizzontale, nelle grandi città è nata l’esigenza di avere più abitazioni in un raggio ridotto, per questo l’uomo ha pensato bene di costruire in modo diverso, andando verso l’alto, i grattacieli sono l’emblema di questa esigenza.

Il soppalco si ispira a questa idea, aumentare i metri quadri calpestabili di una casa, ormai a Milano non se ne può più fare a meno. Per realizzare il soppalco  abitabile (destinato alla permanenza di perone) è necessaria un altezza minima sottostante del soppalco di 2.10mt, questa metratura vale anche per la parte superiore del soppalco, per un totale di 4.30mt, perché 10cm è la struttura del soppalco. Non preoccuparti se il tuo locale non ha quest’altezza, puoi realizzare un soppalco “praticabile” cioè adibito ad armadio, ripostiglio oppure lavanderia.

Ogni casa ha le sue particolarità perciò consiglio di contattare un esperto che si occupa di realizzazione di soppalchi, il professionista vi saprà dire se si può realizzare un soppalco “abitabile” o uno “praticabile”.

L’aria ricavata dal soppalco ci permette di aumentare lo spazio a disposizione, migliorando cosi la qualità della vita di chi ci abita, inoltre aumentando la superficie calpestabile aumenta anche il valore dell’immobile.  Il soppalco ospita diversi ambienti vediamo insieme qualche idea:

  • Zona notte, con un letto basso e il guardaroba su misura.
  • Zona studio, lavoro, con una scrivania, la libreria e l’archivio.
  • Palestra, con diversi attrezzi per il fitness.
  • Cabina armadio.

lo spazio sottostante può essere sfruttato in diversi modi, io personalmente consiglio di inserire la cucina e la zona pranzo, perché sono gli ambienti che frequentiamo di meno. Tu quale locale inseriresti sotto il soppalco? La tua opinione è importante.

 

L’importanza della realizzazione di una scala per il collegamento di spazi residenziali

L’importanza della realizzazione di una scala per il collegamento di spazi residenziali

La presenza di scale all’interno di un’abitazione non riguarda solo villette o abitazioni unifamiliari su più livelli. Può capitare, infatti, anche a chi abita in condominio di doverne costruire una in seguito all’acquisizione di un’unità immobiliare collocata al piano superiore o alla costruzione di un soppalco (grazie alla notevole altezza dei soffitti) o ancora al recupero ai fini abitativi di un sottotetto.

Se negli immobili di nuova costruzione la scelta è facile, non lo è in quelli esistenti che possono richiedere soluzioni su misura che si adattino a quella specifica abitazione.

Molte idee di progetto riguardano la costruzione di scale per accedere a mansarde e soppalchi, sempre che la realizzazione di questi ultimi sia consentita in base a quanto stabilito dai Regolamenti edilizi del Comune o dalle Leggi Regionali in cui è situato l’immobile.

Le principali tipologie di scale in produzione

La prima importante distinzione è tra modelli prefabbricati, pronti per la posa, e quelli su misura, realizzati sul posto. Entrambi consentono personalizzazioni, non solo per le dimensioni ma anche per quanto riguarda materiali, finiture e design. Sono inoltre strutture adattabili ad ogni tipo di situazione architettonica.

Le scale realizzate su misura o artigianali sono progettate e realizzate in base allo spazio a disposizione, seguendo il disegno di un progettista e costruite direttamente in opera. Generalmente sono in muratura, ad alzata (lo spazio in altezza tra due gradini) chiusa. Possono essere realizzate anche in legno o in metallo e con alzata aperta.

Se il vantaggio è la massima personalizzazione, tuttavia, i costi ed i lavori necessari per la costruzione di questo tipo di scale sono superiori rispetto a quelli dei modelli prefabbricati. Questi ultimi sono invece realizzati con elementi modulari, cioè struttura, gradini, balaustra e corrimano, già pronti per la posa. Possono essere montati, rimontati e riadattati in caso di trasloco. Esistono sia in versione autoportante sia con gradini a sbalzo, da fissare a parete.

Il primo aspetto da considerare prima di fare un acquisto simile è il dislivello da collegare, cioè la distanza tra il piano di partenza e quello di arrivo (se è basso, per esempio, basterà una sola rampa rettilinea).

Altre valutazioni prima dell’acquisto sono:

  • lo spazio a disposizione per inserire un vano scala e la superficie (cioè l’area) che la struttura dovrà occupare a terra;
  • il suo peso e quello che dovrà sostenere;
  • la sua posizione all’interno dell’ambiente in cui verrà inserita: al centro della stanza, nell’angolo, addossata alla parete.
  • la scelta dei materiali, finiture ed elementi accessori (come le luci)

Le principali classi di modelli di scala: dalla rampa, alla chiocciola, all’elicoidale

In base allo sviluppo nello spazio della scala, prefabbricata o realizzata su misura, ed alla conformazione della struttura, si possono distinguere tre principali classi di modelli. Le differenze riguardano il numero e la tipologia delle rampe, il tipo di alzata, nonché la presenza o meno di pianerottoli intermedi.

Oltre allo spazio a disposizione ed all’altezza, anche il tipo di utilizzo è un fattore che rientra nella scelta. Se limitato e lo spazio è scarso, si può optare per un modello a chiocciola. Più comoda ma anche più ingombrante, quella elicoidale. Per un uso frequente, per esempio in una casa su due piani con le camere da letto al piano superiore o per accedere ad un soppalco, una scala a rampa rettilinea, con gradini larghi (almeno 80 cm) è indubbiamente più facile da percorrere. Bene anche i modelli a L.

In ogni modo, anche quando lo spazio è poco, i gradini devono essere comodi da percorrere, sicuri e rispettare le normative.

La scala a rampa o a giorno si caratterizza per un’ossatura portante, sopra la quale sono fissati i singoli gradini, che nel caso delle scale prefabbricate è generalmente a vista (e definita “a giorno”).

La struttura può trovarsi in posizione centrale rispetto ai gradini o essere composta da due travi laterali (i “cosciali”) che li contengono. Vi sono poi la ringhiera ed il corrimano.

Sono quattro le tipologie principali di scala a rampa:

  • il modello rettilineo, formato da una sola rampa, richiede una parete lunga (circa 375 cm per 15 gradini con pedata di 25 cm);
  • il modello a L, il quale ha due rampe che formano un angolo di 90° e che sono separate da un pianerottolo o da gradini a ventaglio, sagomati.
  • I modelli ad U e a C, rispettivamente con 2/3 rampe che ruotano tramite due giri a 90° (contigui nel primo caso, non contigui nel secondo).

La scala a chiocciola si sviluppa su se stessa in verticale, attorno ad un palo centrale a cui sono collegati i gradini a spicchio, più stretti verso il centro. Elementi indispensabili, per motivi di sicurezza, sono poi la ringhiera e la balaustra che chiude il vano scala all’arrivo al piano.

Questo modello di scale è ideale in tutti i casi in cui lo spazio è ridotto, per esempio per collegare un soppalco al livello sottostante. E’ però più difficile da percorrere rispetto ad un modello a rampa.

Esistono due modelli di scala a chiocciola:

  • Il modello a pianta tonda, il quale ha ingombro ridotto e gradini di forma arrotondata.
  • Il modello a pianta quadrata, avente i gradini squadrati.

Entrambi i modelli per essere facilmente percorribili, il diametro non dev’essere inferiore ai 100 cm nel primo modello ed a 110 cm nel secondo modello.

All’interno del palo centrale dei modelli a chiocciola, i gradini angolari detti anche “a piè d’oca” o “ a ventaglio”, sono alternati a speciali distanziatori, aventi una funzione anche di sostegno.

La scala elicoidale è simile al modello a chiocciola, con cui ha in comune la pianta tonda ma è priva di palo centrale. I gradini sono fissati al centro della struttura, avente una conformazione ad elica, da cui prende il nome. Per la precisione, le eliche sono due: una interna ed una esterna.

Dal punto di vista estetico, si tratta di scale di grande impatto, spesso molto scenografiche.

Rispetto ai modelli a chiocciola, questo tipo di scala, a parità di diametro (che per la normative dev’essere di almeno 120 cm), ha gradini più ampi. Di conseguenza, è più comoda da percorrere.

I requisiti di sicurezza, strutturali e di rispetto dell’ergonomia

Oltre a garantire l’incolumità delle persone, ogni scala dev’essere sempre comoda da percorrere, anche quando lo spazio è poco. Per questo motivo, bisogna rispettare determinate proporzioni tra gli elementi che la compongono.

Misure e proporzioni di una scala sono stabilite dalla Legge 13/1989 e dal DM 236/1989. Bisogna poi considerare i Regolamenti Edilizi Comunali, che possono essere più restrittivi. Oltre che per una perfetta ergonomia, è importante rivolgersi a professionisti qualificati anche per considerare le proporzioni tra l’alzata (distanza perpendicolare tra le superfici di due gradini consecutivi) e la pedata (profondità del gradino).

Una scala è comoda quando le dimensioni della pedata sommate a due volte quelle dell’alzata forniscono un valore compreso tra 62 e 65. Ogni rampa dovrebbe prevedere non più di 15 gradini.

Per inserire una nuova scala nell’abitazione, occorre rivolgersi ad un tecnico strutturista, in grado di valutare se occorra rinforzare il solaio o meno e la zona in cui demolirlo: per questo bisogna tener conto della presenza di impianti (come il riscaldamento a pavimento) e di elementi strutturali.

Se si intende ricavare un soppalco, il tecnico dovrà valutare dove (e se possibile) praticare il foro per inserire le rampe.

L’installazione di una nuova scala o il suo rifacimento è un intervento di manutenzione straordinaria. Se richiede una modifica strutturale o demolizione di parte del solaio, il professionista deve presentare una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Se la sostituzione non comporta modifiche strutturali, i lavori sono più semplici ed è sufficiente presentare la CILA (Comunicazione di inizio lavori asseverata).

Bonus fiscale del 50% ed agevolazioni: cosa prevedono?

Fino al 31 Dicembre 2020, la costruzione di scale interne e di soppalchi, il rifacimento di rampe ed il recupero del sottotetto, possono beneficiare della detrazione fiscale del 50% sulle spese ottenute, per un importo massimo di 96mila euro.

Ne possono usufruire tutti i contribuenti assoggettati all’Irpef, residenti o meno nel territorio dello Stato. Tra questi, non solo il proprietario dell’immobile, ma anche il locatario o chi ne ha il godimento o l’usufrutto.

Bisogna essere in possesso, se richieste, delle autorizzazioni in relazione alla tipologia di lavori. Tutti i pagamenti inoltre devono essere effettuati con bonifico bancario o postale parlante, che indichi la causale del versamento, il codice fiscale di chi fa il pagamento e la partita Iva del beneficiario. La detrazione ripartita in 10 anni con rate di eguale importo, verrà applicata sulla dichiarazione dei redditi.

Ristrutturare un loft

Introduzione

Durante la ricerca di un appartamento può capitare di trovarsi di fronte a edifici industriali ristrutturati e riconvertiti in abitazioni. Si sta sempre più diffondendo la filosofia di riconvertire edifici dismessi e abbandonati in nuovi edifici che ospitino appartamenti. Questo tipo di scelta favorisce la riduzione del consumo di suolo, perché non viene costruito un edificio da zero, e allo stesso tempo permette di riutilizzare spazi e manufatti costruiti che altrimenti giacerebbero inutilizzati e abbandonati. Gli appartamenti che vengono ricavati da edifici di questo tipo, di i solito uno spazi industriali o commerciali dismessi vengono chiamati  loft.

Origini del loft

La parola loft, ormai entrata nel nostro vocabolario, in inglese significa solaio/soffitto, le prime esperienze di realizzazione di loft risalgono agli anni ’70 del Novecento e traggono origine dall’allestimento di case-atelier da parte di artisti americani nei pressi di New York. In questa città in quell’epoca abbondavano infatti edifici industriali dismessi, temporaneamente o non, e gruppi di persone iniziarono a trovare affascinante l’idea di poter abitare uno spazio industriale.

Cos’è un loft?

Il loft è un’abitazione ricavata da un ambiente unico, di solito uno spazio industriale o commerciale dismesso di notevole superficie, caratterizzato da quasi totale assenza di divisori e da altezze interne maggiori rispetto agli immobili costruiti a uso residenziale e maggiori superfici finestrate, con inserimento di soluzione di arredo particolarmente personalizzate. Comunemente si usa il termine loft anche per connotare un appartamento di metratura piuttosto ampia che segue lo stesso stile dei loft nell’utilizzo e nell’organizzazione aperta degli spazi interni.

Il progetto di un loft

Il ruolo degli esperti

È piuttosto evidente che per ristrutturare o progettare un loft è necessaria la presenza di un team di esperti, primo fra tutti un architetto di interni, che possa guidarvi nel fare le giuste scelte ed ottenere un risultato ben realizzato. Trattandosi infatti della ristrutturazione di edifici commerciali o industriali, è fondamentale affidarsi a persone competenti che possano in primis appurare la fattibilità della riconversione funzionale dell’edificio, ovvero il cosiddetto cambio di destinazione d’uso. Successivamente sarà compito del team di esperti redigere un progetto che renda lo spazio abitabile, che rispetti dunque le norme d’igiene e del regolamento edilizio riguardanti gli spazi destinati alla permanenza di persone.  Infine lo stesso gruppo di progetto dovrà espletare tutte le pratiche comunali richieste e allo stesso tempo definire un progetto esecutivo che tenga conto degli aspetti tecnico-energetici e strutturali dell’edificio. Infatti trattandosi di un edificio industriale o commerciale la sua funzione originaria non riguardava l’ospitalità di persone, dunque le sue caratteristiche prestazionali a livello energetico non è detto che soddisfino i requisiti che un’abitazione deve avere.

Immagine tratta da www.pixabay.com

Lo spazio interno

Lo spazio di un loft è solitamente caratterizzato da tre fattori principali, abbondanza di luce naturale, ampie altezze e ambienti connessi tra loro.

Luce

Grazie alla presenza di ampie vetrate o di lucernari, che originariamente servivano per poter garantire la corretta illuminazione a chi lavorava all’interno di questi spazi, la luce naturale permea facilmente lo spazio interno di un loft. Questa caratteristica rende questi spazi estremamente luminosi di giorno e garantisce una visuale verso l’esterno privilegiata.

Altezza

I loft hanno spesso altezze interne notevoli che superano i quattro o cinque metri, questo perché precedentemente ospitavano macchinari o attrezzature che necessitavano di spazi di manovra ampi. La notevole altezza interna può essere sfruttata in moltissimi modi, in questo articolo vi avevo già dato qualche idea in merito. E’ molto frequente che nei loft si abbiano ambienti a doppia altezza, ad esempio una zona giorno a tutta altezza all’interno del quale affaccia un soppalco che ospita le zona notte. L’ampia altezza interna conferisce all’ambiente ariosità e spaziosità e anche la luce naturale si diffonde in maniera più omogena.

Ambienti connessi tra loro

Se le altezze interne notevoli consentono di connettere in maniera fluida gli spazi in senso verticale, la riduzione al minimo delle partizioni verticali interne permette di connettere allo stesso modo gli ambienti in senso orizzontali. Gli spazi delle ex fabbriche erano infatti il più possibile libere da divisioni interne o pilastri perché magari ospitavano magazzini o locali che dovevano rimanere il più unitari possibili per poter lavorare. Il fatto che al momento di ristrutturare un loft la superficie si presenti poco frammentata è utile per poter pensare ad un progetto e ad una distribuzione che non deve tener conto di una presenza massiccia di pilastri e muri portanti. Anche il progetto del nuovo spazio spesso tende a ridurre al minimo le partizioni verticali, presenti solo dove è strettamente necessario, come negli spazi più privati. Dunque gli spazi interni fluiscono liberamente uno nell’altro, la zona giorno ospita in un unico spazio ingresso, soggiorno, sala da pranzo e cucina, e lo spazio può essere suddiviso all’occorrenza in zone separate attraverso l’uso di partizioni leggere come pareti mobili. Oppure può essere contraddistinto dalla presenza di mobili passanti, di cui vi ho già parlato in questo articolo, che suddividono solo parzialmente lo spazio. Anche la scelta dell’arredo è più libera in spazi di tali dimensioni, si può infatti optare per ampi divani o cucine ad isola o camere da letto con vasca a vista.

Le caratteristiche estetiche

Un loft può essere progettato cercando di ricreare l’atmosfera originaria, quella di una fabbrica, utilizzando ad esempio lo stile industrial, oppure la sua natura può essere reinterpretata in chiave attuale, adottando lo stile minimal-moderno. In entrambi i casi si avranno a disposizione ampie superfici sia a pavimento che a soffitto, che sarebbe ottimale trattare con continuità in modo da enfatizzare l’unitarietà dello spazio.

Conclusioni

Se vi affascinano gli spazi industriali dimessi, con le loro ampie vetrate e amate gli spazi ariosi ristrutturare un edificio dimesso e trasformarlo in un loft potrebbe essere la scelta giusta! Ricordatevi però che non potete affrontare questa operazione senza l’aiuto di un team di esperti, perché è necessario un attento controllo di tutti gli aspetti che riguardano il progetto. Alla fine dei lavori avrete uno spazio altamente personalizzato, con ambienti con caratteristiche totalmente fuori dall’ordinario. Lo spazio interno di un loft ha infatti moltissime potenzialità, grazie alla sua spazialità e alla grande presenza di luce naturale, può essere progettato con grande libertà e dare origine a risultati notevoli.

Ristrutturare appartamento di piccole dimensioni

Molto spesso durante l’acquisto di una casa vengono scelti appartamenti di piccolo taglio, con il modificarsi degli stili di vita e con il mutamento della grandezza del nucleo famigliare non sono infatti più molto diffusi appartamenti caratterizzati da ampie metrature.

Soprattutto nelle città, come Milano, appartamenti di grandi dimensioni sono piuttosto costosi, si opta dunque per l’acquisto di monolocali o bilocali, anche in vista del fatto che ormai si passa sempre meno tempo in casa e sempre di più nel luogo di lavoro o comunque fuori casa o ancora in viaggio.

Cerchiamo di capire assieme quali sono le buone regole per ristrutturare un appartamento di piccole dimensioni.

nelle città, come Milano, appartamenti di grandi dimensioni sono piuttosto costosi, si opta dunque per l’acquisto di monolocali o bilocali, anche in vista del fatto che ormai si passa sempre meno tempo in casa e sempre di più nel luogo di lavoro o comunque fuori casa o ancora in viaggio.

Cerchiamo di capire assieme quali sono le buone regole per ristrutturare un appartamento di piccole dimensioni.

Obiettivi

Innanzitutto, quando si possiede o si è recentemente acquistato un appartamento di dimensioni ridotte è bene individuare quali siano i nostri obiettivi.

Dunque chi abiterà la casa, se una coppia, due amici, o una coppia con un figlio. Una volta compreso lo spazio di cui necessiteranno gli inquilini dell’appartamento, ad esempio il numero delle camere e dei bagni, è il momento di cercare di sfruttare al massimo lo spazio che si ha a disposizione.

Distribuzione dei vari spazi

In una casa di questo tipo è fondamentale studiare al meglio la distribuzione dei vari spazi, in questo un architetto di interni può esservi di aiuto, fornendovi il giusto supporto per la realizzazione di un progetto pensato su misura per il vostro appartamento.

Nel predisporre una corretta distribuzione dei vari spazi bisogna ad esempio ottimizzare quelli che sono i luoghi di connessione tra una stanza e l’altra, ad esempio corridoi, disimpegni, anticamere.

In un appartamento di piccole dimensioni, questi spazi dovrebbero essere ridotti al minimo e se proprio è necessaria la loro presenza, bisognerebbe dare loro una funzione aggiuntiva a quella canonica di spazio di passaggio.

Vediamo di rendere più chiaro questo concetto fornendo un esempio pratico.

Nella maggior parte dei regolamenti edilizi e in quelli di igiene è necessaria la presenza di un antibagno tra la cucina e il bagno, dunque uno spazio filtro che faccia da mediatore tra questi due ambienti.

Essendo il disimpegno obbligatorio, si può pensare di attrezzarlo con armadiature e vani a giorno per poterlo sfruttare come dispensa o ripostiglio.

A proposito di quest’ultimo, raramente in un appartamento di piccole dimensioni avrete a disposizione una stanza dedicata a riporre gli oggetti che usate saltuariamente.

Ecco dunque che bisogna ingegnarsi per sfruttare ogni angolo della casa e per poter trovare a tutti quegli oggetti che solitamente vengono collocati in un ripostiglio un luogo adatto, ad esempio il disimpegno.

Immagine tratta da www.pixabay.com

Spazi polifunzionali

Un’altra caratteristica degli appartamenti di piccole dimensioni è quella di integrare in una stanza una o più funzioni.

Un classico esempio in questo senso è l’unione di ingresso, cucina, sala da pranzo e soggiorno in un unico ambiente. Eliminando partizioni verticali lo spazio sembrerà più grande e la distribuzione all’interno della zona giorno migliorerà notevolmente.

Nel caso di un monolocale la zona giorno comprenderà anche quella notte e magari sarà suddivisa da essa da un semplice mobile passante o da una partizione mobile, ad esempio una tenda o una parete scorrevole. Per arredare spazi polifunzionali sono molto indicati proprio i mobili passanti, di cui vi ho raccontato in maniera più approfondita qui.

Questi mobili permettono sia di suddividere lo spazio senza utilizzare muri o partizioni verticali fisse, sia essendo bifacciali di poter sfruttare il mobile in maniera diversa dai due lati.

Nel caso di un bilocale invece avremo la zona notte in una stanza dedicata, ma magari anche questa stanza potrà avere la doppia funzione di camera da letto e studio.

Nel progettare uno spazio polifunzionale ciò che è più importante è scegliere con cura l’arredo e verificare che sia funzionale e pratico nel poco spazio che abbiamo a diposizione.

Ad esempio per creare una piccola zona studio all’interno della camera da letto, possiamo pensare ad un tavolo a consolle allungabile all’occorrenza o ad un ripiano a ribalta, entrambi sono molto indicati anche per la creazione di una zona pranzo all’interno della zona giorno.

Vi avevo già parlato in questo articolo dei mobili salvaspazio, assolutamente necessari quando si ha un appartamento di piccole dimensioni.

Sfruttare al massimo lo spazio

Ogni centimetro quadro di spazio è importante nel vostro appartamento, dunque se per esempio avete soffitti molto alti potete pensare di sfruttare la doppia altezza del vostro ambiente creando soppalchi o pedane.

Qui trovate alcuni consigli specifici in merito. Una delle stanze la cui progettazione non va trascurata in questo senso, ovvero nell’ottica dell’ottimizzazione degli spazi è il bagno.

Questo ambiente così come disimpegni e corridoi è uno di quegli spazi che, da regolamento edilizio o di igiene, può avere un’altezza di due metri e quaranta, invece che i canonici due metri e settanta.

Perché dunque non sfruttare lo spazio in più in altezza con la creazione di un soppalco attrezzato o mensole.

In questo modo avrete a disposizione uno spazio ripostiglio in più, dove stivare tutti quegli oggetti che solitamente vengono collocati nel ripostiglio.

La consulenza di un architetto

Quando si acquista un appartamento di piccole dimensioni è importante affidarsi ad un esperto, ad esempio un architetto di interni, che grazie alla sua esperienza può realizzare un progetto che sfrutti al massimo ogni centimetro quadro di spazio.

Una delle sfide più importanti in un appartamento di piccole dimensioni, è proprio quella di far rientrare in una metratura ridotta tutte le funzioni che solitamente una casa ospita e garantire una vita agevole a chi abiterà quello spazio. Un errore comune è poi quello di pensare di riadattare tutti i mobili che si possedevano in precedenza nella nuova casa.

Ma un appartamento di piccole dimensioni ha bisogno di un arredo studiato apposta per poter esprimere tutte le sue potenzialità, dunque arredi come mobili salvaspazio o passanti, che possono essere realizzati su misura oppure ricercati in negozi di arredamento.

Anche in questa fase la presenza di un architetto di interni è fondamentale perché vi aiuterà nella scelta dell’arredo più adatto in base alle caratteristiche dell’appartamento e alle vostre esigenze.

Conclusioni

Avete un appartamento di piccole dimensioni da ristrutturare? Niente paura perché grazie a questi consigli e all’aiuto di esperti potrete ottenere grandi risultati!

Come realizzare l’ufficio… in casa

Con il modificarsi delle abitudini e degli stili di vita, si sta sempre più diffondendo lo smart working e in generale un tipo di lavoro gestito autonomamente dal lavoratore, con ritmi, orari e modalità molto diversi da quelli canonici.

Questo nuovo approccio nel modo di lavorare si riflette anche sugli spazi domestici, sempre più spesso infatti è necessario all’interno della propria casa un ambiente o semplicemente un piccolo angolo dove potersi dedicare all’attività lavorativa.

Che siate libero professionisti, lavoriate da remoto o in smart working, o semplicemente abbiate bisogno di realizzare un ufficio in casa ecco alcuni consigli utili.

Stanza o angolo ufficio?

Sicuramente il primo step da fare per realizzare uno spazio dedicato al lavoro nella propria abitazione è definire di quanto spazio si ha bisogno.

In base dunque all’attività che si svolge è necessario capire se il nostro ufficio occuperà un semplice angolo della casa oppure se vogliamo dedicargli un interno ambiente.

Ovviamente questa decisione va presa anche in base allo spazio fisico che abbiamo a disposizione nella nostra casa, vediamo assieme come gestire entrambe le soluzioni.

Angolo ufficio

Se si opta per questa soluzione, bisogna innanzitutto scegliere in quale ambiente della casa collocare la postazione ufficio. È una scelta piuttosto soggettiva, la più gettonata è sicuramente quella di posizionare l’office corner nella zona giorno, tipicamente nel living.

Si può decidere però di creare un angolo ufficio anche in camera da letto, se abbiamo per esempio una stanza piuttosto grande. Oppure si può optare per una soluzione che sfrutta tutti quegli ambienti secondari della casa, ad esempio un corridoio troppo largo o un’anticamera poco utilizzata.

In mancanza di spazio in altre stanze o per massimizzare l’utilizzo di tutti i metri quadrati della vostra casa, si può infatti allestire l’angolo ufficio in questi spazi poco sfruttati o magari in quella nicchia tra due muri che non sappiamo come arredare o quell’angolo lasciato vuoto.

Infine come vi ho anticipato in questo articolo, se abbiamo a disposizione soffitti di notevole altezza possiamo creare un soppalco ad uso ufficio.

Privacy

Un elemento da considerare per l’angolo ufficio è il fatto che deve essere raccolto e creare le giuste condizioni per potersi concentrare e lavorare al meglio.

Dunque una soluzione potrebbe essere quella di aumentare la sua privacy creando una separazione dall’ambiente in cui è collocato con un mobile passante, di cui vi ho già parlato in questo articolo.

Oppure creando una sorta di pedana che si distacchi anche solo di qualche decina di centimetri da terra, ma che percettivamente renderà l’angolo ufficio un’ambiente separato dal resto della stanza.

Arredi fondamentali per l’angolo ufficio

Cosa non deve assolutamente mancare nel vostro angolo ufficio? Trattandosi di una piccola stanza nella stanza è importante che l’angolo ufficio abbia una propria identità e sia ben organizzato con tutto ciò che di cui si ha bisogno in poco spazio.

Punto luce

Sicuramente la fonte di luce è di assoluta importanza per non rischiare di sforzare troppo gli occhi mentre si lavora.

Meglio se si tratta di luce naturale, quindi il mio consiglio è quello di posizionare l’angolo ufficio vicino ad una finestra, una portafinestra o anche sotto un lucernario.

In ogni caso sarà comunque necessaria una lampada da tavolo o a terra che possa illuminare l’angolo ufficio in mancanza di luce naturale diretta.

Piano d’appoggio e seduta

Elemento fondamentale è ovviamente un piano d’appoggio, che si tratti di una scrivania ampia, di una mensola ancorata al muro poco profonda, di un piccolo tavolino, ed assieme ad esso anche una seduta, che sia una sedia, una poltroncina o uno sgabello alto.

La scelta della coppia piano d’appoggio-seduta è piuttosto soggettiva e dipende dal tipo di lavoro che svolgiamo, dalla frequenza e da quanto spazio abbiamo a disposizione.

Se di base lavoriamo con un pc portatile lo spazio di cui abbiamo bisogno si riduce e possiamo utilizzare sia una mensola sia un piccolo tavolino e stare anche comodamente seduti su una poltrona con un tavolino portatile pieghevole.

Se invece lavoriamo con altre attrezzature o semplicemente con un pc opteremo per una scrivania più ampia.

Mensole, cassetti e ripiani

Risulta molto utile avere a disposizione nel proprio angolo ufficio, qualche mensola sopra il piano d’appoggio o magari dei cassetti integrati ad esso dove riporre tutti gli accessori necessari per il nostro lavoro.

È importante infatti che il nostro piano d’appoggio resti il più libero possibile per consentirci di lavorare al meglio e che gli oggetti che necessitiamo occasionalmente vengano riposti in un altro spazio ad essi dedicato.

Se abbiamo poi a disposizione più spazio possiamo pensare ad un vero e proprio mobile – libreria, magari in parte dotato di mensole e in parte di vani chiusi con ante dove riporre il materiale più privato.

Stanza ufficio

Se invece optate per un ufficio che occupa interamente una vera e propria stanza della casa, o anche magari metà di essa e l’altra metà può essere per esempio dedicata alla lettura, ci si può sbizzarrire nella scelta non solo di arredi, ma anche di finiture, colori, materiali, luci per l’intero ambiente. In generale si può dire che la scelta dello stile della stanza ufficio è piuttosto soggettivo e strettamente collegato al tipo di lavoro che si svolge. Se si tratta di una professione piuttosto creativa, si opterà per uno stile che la rispecchi e che favorisca il processo artistico, se invece questo non è il vostro caso opterei per uno stile sobrio che aiuti a favorire la concentrazione. Se avete la possibilità di scegliere, sarebbe bene che la stanza ufficio fosse disposta a ovest o a est, non a nord perché sarebbe poco illuminata.

Arredi fondamentali per la stanza ufficio

Per quanto riguarda gli arredi, valgono le considerazioni fatte per l’angolo ufficio, tenendo però in conto che abbiamo a disposizione più spazio.

Si può optare per una scrivania ampia con relativa seduta, magari una poltrona con tavolino pieghevole per le attività lavorative più leggere.

Sempre fondamentale è la presenza di luce naturale e artificiale, così come quella di mensole, cassetti e ripiani in prossimità della scrivania.

Sicuramente non può mancare una libreria, che sia appoggiata alla parete o passante, se per esempio dobbiamo dividere la stanza in due parti.

Come sfruttare “l’altezza notevole dei soffitti”?

Come sfruttare “l’altezza notevole dei soffitti”?

L’altezza rilevante dei soffitti è una risorsa da sfruttare, con soluzioni che variano in base allo spazio.

Se nelle abitazioni di nuova costruzione l’altezza interna è in media di circa 270/300 cm, nella maggior parte di quelle che appartengono al patrimonio immobiliare esistente è decisamente superiore. Si tratta di quasi tutti gli appartamenti degli edifici civili costruiti in Italia fino all’inizio degli anni Settanta, di quelli antichi e storici e delle case singole, sia in città sia nelle zone suburbane. Spostandosi poi dai centri storici alle prime periferie, si trovano anche esempi di archeologia industriale in cui i volumi interni raggiungono altezze con valori decisamente elevati, ben oltre i 400 cm. A proposito di edilizia esistente, vanno poi considerati anche tutti gli esempi di recupero dei sottotetti ai fini abitativi, incentivato con leggi ad hoc in quasi tutte le Regioni Italiane: qui le altezze sono almeno doppie.

Dunque, l’”altezza notevole dei soffitti” rappresenta un tema diffuso più di quanto si pensi, una grande risorsa da sfruttare. Ma come fare?

In tutti i casi in cui i soffitti superano ampiamente il valore minimo stabilito dal Regolamento edilizio del Comune (o della Regione) in cui è situato l’immobile, si può, con progetti mirati, sfruttare al meglio le altezze generose degli interni.

Certamente le soluzioni sono molteplici e si differenziano per lo spazio a disposizione, per le finalità di utilizzo e per la tipologia di intervento a cui fa capo la creatività del progettista. Si passa dall’aumento della superficie della casa, sfruttando l’altezza per aggiungere un livello con un soppalco, alla creazione di controsoffitti dagli usi svariati fino al solo rialzo della quota di pavimento con una pedana.

Di qualsiasi natura e tipologia sia l’intervento per sfruttare l’altezza, è necessario verificarne prima la fattibilità, dal punto di vista normativo e tecnico.

Altezza notevole dei soffitti: tutte le soluzioni che variano in base allo spazio

Generalmente l’estensione del soppalco dipende dall’altezza del soffitto: tanto più questa cresce, quanto più il soppalco può essere ampio. Deve avere il lato maggiore aperto sugli spazi sottostanti ed essere dotato di un parapetto alto almeno 110 cm. Per la verifica dell’aeroilluminazione si deve tener conto della superficie totale (locale soppalcato+soppalco).

Le scale, modulari e componibili, sono realizzazioni custom made che possono soddisfare qualsiasi esigenza, sia di spazio sia di impatto visivo. E si possono integrare in ogni progetto di soppalco realizzato con qualsiasi materiale.

Tipologie di soppalco a confronto

  • In metallo: la struttura viene di solito ancorata alle pareti, ma a seconda di come si sviluppa e della muratura esistente, può richiedere i montanti di sostegno. Il piano di calpestio si realizza con un assito di legno o in lamiera, da rivestire con qualsiasi tipo di pavimento, persino lastre di vetro. Si può rifinire in armonia con lo stile ed i colori della casa o lasciare a vista. Garantisce stabilità ed effetto scenico.
  • In legno: autoportante o da ancorare alle pareti, il telaio ligneo è più veloce da realizzare rispetto alla altre tecniche, perché composto da elementi prefabbricati. Di grande fascino, è durevole.
  • In muratura: si può fare ricorso a tecniche costruttive diverse (per esempio travi in cemento armato + tavelle in laterizio + tamponamento in cemento o cartongesso), con i tempi richiesti dall’edilizia tradizionale. E’ stabile ed è privo dell’effetto vibrazione che talvolta si avverte nelle altre due tipologie.

Normativa ed autorizzazioni comunali

E’ convenzione ipotizzare in 450 cm l’altezza minima per inserire un soppalco praticabile. (abitabile). Ma tale valore va considerato “un’indicazione di massima”, poiché c’è una serie di norme da rispettare.

La costruzione di un soppalco per aggiungere superficie abitabile è un’opera disciplinata dalla normativa edilizia del Comune dove è situato l’immobile.

I singoli Comuni, infatti, possono redigere un proprio Regolamento edilizio sulla base di quello “tipo” predisposto dalla Regione di riferimento il quale, a sua volta, fa capo ad una disposizione nazionale unica che è il DM del 5 Luglio 1975. Oppure possono scegliere di adottare quello Regionale. Questo significa che esistono differenze a livello nazionale, da Comune a Comune, oltre che da Regione a Regione, in particolare in merito alle altezze minime necessarie sopra e sotto il soppalco, affinchè gli spazi siano abitabili.

Laddove non esistano indicazioni, resta valido il DM del 1975 che fissa a 270 cm l’altezza per gli spazi abitabili ed a 240 cm quella per i vani di servizio (come bagno e corridoio).

Un esempio. Il Regolamento edilizio di Milano prescrive che 210 cm sia l’altezza minima degli spazi sottostanti ai soppalchi ed anche quella tra il pavimento finito dei soppalchi ed il soffitto finito dei locali. Con tali caratteristiche, la superficie dei soppalchi, esclusa la scala di accesso, non deve essere superiore ad un terzo di quella del locale soppalcato.

E’ previsto infatti, un aumento della superficie dal soppalco qualora si abbinano altezze maggiori.

La sesta sezione del Consiglio di Stato, nella sentenza n. 4166/2018 pubblicata il 9 Luglio, ha confermato che la realizzazione di un soppalco rientra nel novero degli interventi di ristrutturazione edilizia, dal momento che determina un aumento della superficie utile dell’unità, con conseguente aggravio del carico urbanistico. Pertanto, è necessario presentare in Comune la relativa pratica edilizia (in genere la Scia).

In assenza di tale iter burocratico, si commette il reato di abuso edilizio che, oltre ad un procedimento penale, comporta anche l’obbligo di demolizione dell’opera realizzata in maniera illecita.

Pedana: soluzione salva spazio che permette di recuperare cm preziosi con un minimo rialzo di quota

Qualsiasi forma e dimensione abbia, la pedana non è equiparabile ad un soppalco. E’ di tutt’altra natura e va considerata piuttosto alla stregua di un elemento d’arredo. In ogni caso, si devono osservare le norme edilizie locali.

La normativa

Se non si modificano la dimensione dei locali, i rapporti di aeroilluminazione né la destinazione d’uso, non è necessario chiedere un’autorizzazione edilizia in Comune.

Non è permesso costruire pedane che riducano l’altezza del locale, anche se solo in una delle sue parti, al di sotto dei 210 cm (se l’altezza dell’ambiente è di 270 cm, la pedana non può superare quindi i 60 cm), a meno che non siano assimilabili ad elementi d’arredo (come la base del letto). Quando affiancata a parapetti o finestre, questi devono essere alzati a 110 cm.

Considerando che le pedane possono essere costruite seguendo diversi metodi, da una struttura in legno a griglie in metallo e su strutture esistenti anch’esse costruite seguendo diverse tipologie edilizie, è sempre bene richiedere la consulenza preliminare di un tecnico esperto che ne valuti il peso.

Il ripostiglio in quota

Quando il soffitto raggiunge altezze superiori al minimo richiesto, si possono creare dei ribassamenti che regalano molti vantaggi. Un esempio? Se il vano che si ricava è di almeno 50 cm, può essere sfruttato come deposito.

La normativa

Alcuni regolamenti edilizi consentono a bagni, corridoi e spazi di servizio di avere altezze inferiori rispetto alle altre stanze. Si può sfruttare questa possibilità ribassando il plafone e ricavare un vano per contenere. In molti casi, un controsoffitto di 15-20 cm è necessario per alloggiare impianti.

In genere è possibile realizzare liberamente un controsoffitto ispezionabile, che non viene aggiunto alla superficie della casa, purchè:

  • l’accesso non avvenga con scala fissa
  • abbia altezza interna inferiore a 180 cm (in edilizia esistente) o a 80 cm (nuove costruzioni)
  • sia completamente chiuso
  • visto che non si tratta di un soppalco abitabile, non è necessario richiedere l’autorizzazione edilizia comunale (quindi si cataloga come intervento edilizio minore), a meno che, per la sua realizzazione, non si intervenga sulla struttura portante.

Sconti fiscali

E’ valida fino al 31/12/2019 la detrazione Irpef pari al 50% (fino ad un massimo di 96mila euro per abitazione) dei costi sostenuti per i lavori di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia (Bonus 50%).

Dei casi analizzati in questo servizio, il soppalco abitabile è sicuramente agevolato fiscalmente.

Le altre due soluzioni (pedana e ripostiglio) lo possono essere solo se fanno parte di un più ampio intervento classificato in una delle tre categorie sopra citate.

Come sfruttare la doppia altezza dei vostri ambienti

Spesso capita che alcuni appartamenti, soprattutto a Milano, siano di dimensioni ridotte, magari manca il ripostiglio, la dispensa, la cantina, come possiamo ricavare degli spazi di deposito in più? Sicuramente sfruttando l’altezza di alcuni locali che da normativa possono essere più bassi dell’altezza standard.

Alcune volte capita poi, soprattutto negli edifici storici, di avere ambienti con una notevole altezza interna. La misura standard per le abitazioni comuni è di due metri e settanta, ma magari le vostre stanze hanno altezze di quattro metri, come possiamo dunque sfruttare questo spazio in più?

I metri in surplus in altezza hanno il loro valore e permettono di creare soluzioni salvaspazio notevoli. Vediamo quali sono le strategie progettuali utilizzabili in base alle vostre esigenze e al tipo di spazio che avete nelle vostre case.

Soppalchi non abitabili

Se quello di cui avete bisogno non è uno spazio abitabile, ma un deposito o un luogo per oggetti che usate più o meno quotidianamente potete pensare ad un soppalco non praticabile.

Si tratta di un vano tecnico posizionato per esempio in bagno, in corridoio, ma anche in camera e in soggiorno, di altezza ridotta, accessibile tramite una scala fissa o mobile o tramite una botola.

In questo caso la normativa edilizia comunale non pone particolari prescrizioni sull’altezza soprastante o sottostante il soppalco, poiché non è prevista su di esso la permanenza di persone.

Nei bagni o in corridoio può venire utilizzato come ripostiglio in quota, l’altezza di questi locali può essere inferiore a quella standard, quindi il soppalco potrebbe occupare l’intera superficie del locale.

In camera da letto o in soggiorno il soppalco può venire invece utilizzato attraverso armadiature o semplici ripiani come armadio o libreria aggiuntiva.

Pedane

Se invece cercate uno spazio abitabile, ma non avete l’altezza necessaria per creare un soppalco praticabile, potete pensare ad una pedana rialzata e attrezzata.

Con questa soluzione lavoriamo creando un dislivello sul pavimento di altezza inferiore ad un metro, una pedana appunto, che può essere utile sia per separare due zone funzionali della casa, sia per sfruttare lo spazio al di sotto di esso come deposito o ripostiglio.

La pedana viene creata con una struttura in legno oppure in metallo e dotata di due o tre gradini per renderla accessibile, lo spazio che si viene a generare può anche essere delimitato da pareti o simili, se la funzione ad esso destinata richiede più privacy.

Vediamo quali possono essere i campi di applicazione di una pedana di questo tipo, può essere utilizzata sia per la zona notte sia per la zona giorno.

Per esempio se abbiamo un monolocale o un bilocale con uno dei due locali molto ampio può essere utile creare una pedana rialzata per ottenere uno spazio in più.

Con questa scelta il nostro appartamento, magari dalle dimensioni ridotte, acquista un’area distinta e separabile dal resto dell’ambiente e anche uno spazio di deposito.

Ciò che possiamo posizionare sopra la pedana potrebbe essere il nostro letto, aggiungendo dei pannelli mobili, o una tenda o un semplice mobile passante, garantiamo a questo spazio la sua privacy e la sua identità.

Oppure lo spazio della pedana potrebbe essere utilizzato per collocare la zona pranzo del soggiorno, o ancora la zona studio, in questo caso si creerebbero due zone funzionali distinte all’interno della nostra zona giorno.

Come sfruttare lo spazio di deposito? La base della pedana può avere un sistema di mensole per creare una libreria o vani apribili dotati di ante per essere usato come armadio.

Oppure l’intera superficie al di sotto della pedana, può essere utilizzata per riporre tutto quello che normalmente viene riposto nelle cantine e nei ripostigli, valige, scatole di scarpe, attrezzatura varia per pulire la casa.

Pedana in bilocale

Soppalchi abitabili

Alcuni di voi avranno appartamenti con un‘altezza interna notevole, superiore ai quattro metri, ad esempio collocati ai piani terra di alcuni edifici storici che un tempo ospitavano la portineria del palazzo, oppure invece situati ai piani nobili dove ambienti con altezze notevoli erano segno di ricchezza e benessere.

Nei locali di queste case si possono creare, oltre a pedane e soppalchi non praticabili, anche dei soppalchi abitabili ancorati ai muri o su pilastri.

Con questa soluzione lavoriamo utilizzando lo spazio subito sotto il nostro soffitto creando un piano calpestabile, ad un’altezza maggiore di due metri, tra soffitto e pavimento. Il soppalco viene reso accessibile attraverso una scala e dovrà essere dotato di un parapetto.

Rispetto alla pedana il soppalco ha un grado di privacy maggiore perché collocato ad un’altezza superiore, e lo spazio sottostante ad esso può essere utilizzato non solo come deposito, vista la sua altezza, ma come una vera e propria stanza della casa.

Il soppalco può essere creato con diversi materiali legno, metallo o vetro, la sua struttura può essere composta da pilastri su cui appoggia il piano del soppalco oppure quest’ultimo può venire direttamente ancorato ai muri.

E’ importante considerare che per realizzare un soppalco abitabile (destinato alla permanenza di persone) bisogna tenere conto dei regolamenti edilizi e d’igiene del comune in cui l’appartamento si trova.

Bisogna infatti rispettare un’altezza minima sia per la zona sottostante al soppalco sia per quella soprastante, di solito superiore ai due metri. Inoltre la superficie del soppalco non deve in genere superare un terzo della superficie totale della casa.

Vediamo quali possono essere i campi di applicazione di un soppalco di questo tipo, può essere utilizzato come la pedana sia per la zona notte sia per la zona giorno.

Per esempio se abbiamo una sola stanza da letto per i bambini possiamo creare due zone separate, una sul soppalco e l’altra al di sotto di essa, in questo modo ognuno dei due avrà la sua area con letto, scrivania ed armadio.

O come per la pedana può essere utilizzato in un monolocale o bilocale, come camera da letto e lo spazio al di sotto di esso può venire utilizzato per posizionare bagno, cucina, oppure zona giorno.

Oppure può essere utilizzato all’interno della zona giorno per creare un ambiente studio, se abbiamo bisogno di uno spazio di lavoro con la sua privacy e non vogliamo invadere il soggiorno con pc, stampante e tutto il materiale che ci serve.

Soppalco con zona notte

Siete pronti a aumentare lo spazio delle vostre stanze e realizzare uno spazio su misura per voi? Avete scelto quale fa al caso vostro?