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Come scegliere il parquet idoneo alla propria abitazione?

Risultati della ricerca per: parquet

Come scegliere il parquet idoneo alla tua abitazione?

Come scegliere il parquet idoneo alla propria abitazione?

Negli ultimi anni, il parquet è diventato il vero e proprio protagonista delle abitazioni. Grazie alle sue caratteristiche di isolante termico ed acustico, è una tipologia di pavimentazione molto apprezzata ed averlo in casa è il sogno di molte persone perché è un pavimento caldo, elegante e raffinato.

Il parquet tradizionale presenta costi non sempre accessibili sia per via dei materiali utilizzati sia per le tecniche e tempistiche di posa di listelli e doghe. Per questi motivi, negli ultimi anni, si è diffuso il parquet prefinito, caldo ed elegante come quello tradizionale ma meno costoso e più facile da mantenere.

In base all’ essenza che viene scelta, la varietà di parquet include colori, sfumature, finiture e venature in grado di adattarsi ad ogni contesto abitativo e di arredamento.

Negli ambienti poco luminosi si consigliano le essenze chiare. In presenza di riscaldamento a pavimento è consigliabile scegliere un parquet prefinito.

Una scelta attenta del parquet deve tener conto sia dei fattori estetici ed ambientali sia di quelli morfologici del legno. Si devono rispettare le condizioni di posa, prediligendo lo stile di posa più adatto all’ambiente. Inoltre si deve tener conto anche del trattamento del legno, in modo tale da garantirsi la maggior durata nel tempo con la minima manutenzione.

Tonalità di colori del legno del parquet

Tonalità di colori del legno del parquet

I legni utilizzati per il parquet offrono un’ampia gamma di scelta delle tonalità.

Si classificano legni rossi il merbau, essenza asiatica di colore bruno che con la progressiva esposizione alla luce, tende a modificarsi; il Doussiè Africa, essenza dorata-rossiccia, il quale si presta a differenti usi, anche nel caso di pavimenti con riscaldamento a pannelli.

Tra i legni chiari vi sono l’acero americano, un legno di colore beige chiaro, il quale presenta un livello di ossidazione molto basso; il faggio, essenza tipicamente europea, dalla tonalità rosata, che non sopporta gli sbalzi di temperatura e per questo motivo è inadatta a pavimentazioni con riscaldamento a pannelli; il rovere, un legno chiaro che, con il trascorrere del tempo, assume una tonalità giallo paglierino. Reagisce male all’umidità ed alle variazioni di temperatura ed è inadatto a pavimenti con riscaldamento a pannelli.

Rientrano nei legni scuri, il wengé-Panga, un’ essenza africana particolarmente scura, non soggetta a cambiamenti di colore  anche se esposta a raggi solari; il mutenye, un’ essenza africana che si presenta in tonalità di colore diverse, dal marrone tendente al giallo al grigio tendente al nero. Si tratta di un legno resistente ma meno adatto al riscaldamento a pannelli radianti.

Tra i legni bruni vi sono liroko, un’essenza proveniente dall’Africa, il cui colore giallo cambia con l’esposizione alla luce.  E’ particolarmente indicato per ambienti umidi, come bagni e cucine; il teak, un’essenza color tabacco di provenienza sia asiatica che africana, è estremamente resistente all’umidità, a tal punto da essere impiegato nel settore nautico. Infine l’Afrormosia, un’ essenza africana leggermente olivastra, resistente alle escursioni e pertanto ideale anche per pavimenti con riscaldamento a pannelli.

Quali sono le caratteristiche del parquet prefinito?

Il parquet prefinito rappresenta oggi oltre il 90% del mercato dei pavimenti in legno. Ciò è dovuto al fatto che si tratta di un materiale più resistente. A differenza del massello viene verniciato con 6/7 mani di vernice (280/350gr metro). La resistenza ai graffi è maggiore e la prima lamatura può effettuarsi anche dopo 20/25 anni contro i 10/12 di un parquet tradizionale.

Il parquet prefinito può essere in legno massello o in legno multistrato. Quest’ultimo è la soluzione più veloce ed a prezzi inferiori rispetto al tradizionale. Ha tempi brevi di posa in opera, non presenta fasi né di levigatura né di posatura.  E’ composto da due strati di legno diversi, quello di supporto in legni come il Pino di Svezia, l’Abete o la Betulla. E quello di calpestio in legno nobile, di diverse tipologie, colori e venature.

Una volta garantito il livello estetico, il parquet prefinito assorbe i movimenti naturali di assestamento del pavimento, garantendone la stabilità.

Il parquet laminato: un’alternativa economica al parquet originale

Il pavimento laminato è ottenuto attraverso un processo, detto pressofusione, che sottopone ad una forte pressione i pannelli di vari materiali (resine, carta, agglomerati di legno, ).

Ogni listone è composto da una parte inferiore che funge da supporto, da una parte centrale che è formata da un pannello di fibra di legno detto HDF (High Density Fireboard), da una parte superiore a cui viene applicato un foglio decorativo, in grado di riprodurre le venature tipiche del legno ed infine da una superficie trasparente resistente all’usura del calpestio, che permette anche a colore e finiture di non rovinarsi nel tempo.

Quali sono i vantaggi che si hanno scegliendo questa tipologia di parquet?

Il parquet laminato, rispetto alle piastrelle in grès porcellanato, le quali presentano una superficie fredda al tatto, riesce a riprodurre una sensazione di calore più simile al legno.

La tecnica di posa utilizzata è quella flottante senza colla. I listini vengono fissati tra loro attraverso un meccanismo di incastro a click e appoggiati su  un materassino fonoassorbente ed una barriera vapore (foglio di nylon).

Inoltre il laminato può essere  posato su una pavimentazione già esistente, purché livellata, regolare ed asciutta. Una volta posato, non richiede particolari trattamenti.

Grazie ai processi con cui viene prodotto ed alle caratteristiche del film con cui si realizzano le finiture, il parquet laminato è un pavimento resistente sia al calpestio, sia alle grandi sollecitazioni, sia  all’ azione dei raggi UV ed all’ ossidazione. Nelle versioni top di gamma, è idrorepellente e non assorbe l’umidità. Prende fuoco solamente quando è in contatto diretto con la fiamma.

Per la pulizia ordinaria sono necessari un panno bagnato ed un detergente apposito. Si tratta di un pavimento facile da pulire grazie anche alla sua caratteristica di antistaticità (attira poco la polvere) ed al suo strato protettivo che lo protegge da macchie, urti e graffi.

Rispetto ad un pavimento in legno, il costo del laminato può essere inferiore avendo comunque una pavimentazione in grado di riprodurre fedelmente gli effetti del legno e non solo.

Al fine di  avere un buon prodotto ed un’ottima resa estetica è necessario affidarsi a ditte specializzate come noi di Ristruttura Interni che forniamo materiale di prima scelta e di ottima qualità.

Il parquet in legno massello o tradizionale

Il parquet massello viene fornito grezzo e da levigare ed asciugare dopo la posa. Negli anni questa tipologia di parquet mantiene intatta la sua bellezza.

Presenta una composizione in puro legno nobile con spessori che variano da 12 a 22 mm. Le liste, in una vasta gamma di dimensioni e di specie legnose, vengono fornite allo stato grezzo, ossia da levigare e lucidare dopo la posa e prima di essere calpestate.

prezzi del parquet massello ed i tempi per la posa, la levigatura e la verniciatura sono maggiori rispetto ad un parquet prefinito. Prima dell’utilizzo del pavimento,  occorre attendere almeno 40 giorni.

Vuoi realizzare un pavimento in parquet nella tua nuova abitazione? Questa soluzione è pratica, elegante ed adatta ad ogni tipologia di interni.

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Levigatura-Parquet

Quanto costa la levigatura del parquet

Lo scopo della levigatura del parquet,  ha come obiettivo quello di riportare la pavimentazione ad uno stato originario, pregiudicato dall’usura e dal tempo. 
Dunque la levigatura deve essere effettuata solo saltuariamente, con una distanza di almeno 8/12 mesi tra l’ una e l’ altra. Per intervenire ordinariamente sul parquet è sufficiente impiegare prodotti, come ad esempio le cere.

Quanto costa la Levigatura del parquet?

Per procedere con la levigatura di un parquet è assolutamente consigliabile affidarsi a mani esperte e non provare con tentativi fai da te che potrebbero portare all‘inevitabile danneggiamento della superficie in legno.

Per lucidare il parquet serve l’attrezzature adeguate e tanta esperienza nel settore, queste sono dunque, le due caratteristiche da ricercare in un’azienda che opera nel settore. Inoltre, i costi, per niente elevati, variabili a seconda della ditta scelta, si aggirano tra i 20 e i 45 € al mq: questa rappresenta una spesa irrisoria se si considera l’ottimo risultato che raggiungerà il parquet, anche quello più rovinato, dopo il trattamento diventa nuovo e luccicante.

levigatura-parquet-milano

7 passi della Levigatura del parquet

  1. Fase preliminare consiste nel controllare accuratamente il pavimento che deve essere sottoposto a levigatura, al fine di valutare l’eventuale presenza di elementi non ben fissati o rotti, in questo caso si interviene sistemando le doghe o i listelli di parquet prima di procedere alla levigatura.
    Inoltre è indispensabile che la superficie sia sgombra di mobili o di qualsiasi altra tipologia di ostacolo, in caso contrario l’impresa aggiungerà al preventivo al prezzo della levigatura a mq anche lo spostamento dei mobili.
  2. La Sgrassatura la macchina levigatrice  tratta la superficie passando un abrasivo per fasce parallele,  i bordi e gli angolo vengono levigati tramite una levigatrice a rullo o a nastro.
    La prima lamatura si effettua con grana 35/50 per eliminare i vecchi trattamenti e migliorare la superficie del pavimento in parquet; una seconda passata viene eseguita in maniera incrociata rispetto alla prima.
  3. Durante la levigatura si utilizzano abrasivi differenti, di grana più fine (da 80 a 120). Questa è la fase più importante perché in questa fare viene effettuata due/tre volte al fine di avere una superficie perfettamente liscia.
  4. La stuccatura serve a chiudere i pori e le fessure fra i listelli del parquet,queste vengono chiuse con un legante misto a polvere di legno, passato con una semplice spazzola.
  5. la carteggiatura viene eseguita seguendo rigorosamente parallelamente le fibre del legno, in questo caso si utilizza un abrasivo fine al fine di ottenere una superficie ancora più liscia.
  6. La pulizia profonda della superficie in parquet, per mezzo di una levigatura con grana 220;
  7. la finitura del parquet è l’ultima fase, può avvenire per mezzo di vernici, di cera o di oli; i primi serviranno a garantire le caratteristiche di impermeabilità, la seconda di traspirazione, nonostante la manutenzione sarà richiesta più frequentemente, i terzi, oltre ad assicurare la traspirabilità del legno e a richiedere una manutenzione continua, ne valorizzeranno le tinte naturali.
    Abbiamo trattato l’argomento della finitura del parquet in questo articolo: “Finitura a olio, finitura a vernice per il parquet

Conclusioni:

Il parquet è un materiale eterno, solo con la manutenzione ordinaria tramite la cera da farsi una volta al mese e la levigatura parquet da realizzarsi ogni 8/10 anni questo materiale rimane quotidianamente nuovo e caldo, come solo il legno sa essere.
È consigliabile levigare il parquet quando la casa è libera da persone e cose, in questo modo il prezzo della levigatura sara piu basso rispetto allo stesso ambiente ammobiliato.

Finitura-olio-finitura-vernice-parquet

Finitura a olio, finitura a vernice per il parquet

Nella finiture di pavimenti in legno ci sono due grandi categorie di prodotti: la prima sono gli olii e la seconda sono le vernici. Ognuna di queste categorie ha poi delle sottodivisioni che non vanno confuse perchè c’è una enorme differenza in termini di naturalezza dell’aspetto e di resistenza al calpestio, all’abrasione e alla macchia del pavimento in legno.

immagine presa da: “http://cdn-2.tuttopercasa.it”

Ovviamente bellezza e resistenza sono una coperta che se tirata da un lato scopre dall’altra….quindi cercheremo di fare chiarezza in merito a quale finitura sia auspicabile tenendo conto anche della minore manutenzione possibile del parquet: argomento che piace molto alle casalinghe che si apprestano a decidere per quale pavimento optare quale suolo della propria casa.

Finitura a olio

Innanzi tutto gli olii hanno per definizione un aspetto più naturale, sono normalmente impregnanti, ossia penetrano nella fibra del legno, mentre le vernici si dice che “filmano”, ossia formano una pellicola colorata (o trasparente secondo la necessità estetica) sulle plance di legno.

Come produttore di pavimenti prefiniti in rovere il sottoscritto ha una preferenza che accorda le due strade, ossia colorazione ad olio di ultima generazione e poi una finitura a vernice trasparente. Infatti gli olii di ultima generazione sono modificati in modo da essere sovra verniciabili e rifiniti con una pellicola invisibile che conferisce loro una resistenza assoluta. Questa pellicola può essere calibrata in lucentezza o opacità.

pavimor
immagine presa da: “Pavimor Parquet”

Tra gli olii ci sono quelli naturali che si possono rifinire e proteggere con una doppia mano di olio (molto labili), oppure con delle cere (più resistenti) o con una speciale finitura bicomponente che aggiunta all’olio ne indurisce la superficie.

Alcuni prodotti sono olio-cerati, ossia hanno già incorporata nella parte pigmentata del prodotto una quantità di cera liquida che si solidifica in superficie. Infine ci sono vernici olio uretaniche che però conoscono sempre meno successo per via della componente volatile (solvente). In ogni caso sono soluzioni che vanno manutenzionate e ripresi nel tempo e periodicamente (da una volta al mese a una ogni trimestre) con prodotti specifici di manutenzione.

Finitura a vernice

parquet vernciato
immagine presa da: “www.pavimentisulweb.it”

Tra le vernici, finitura che non necessità di manutenzione e si pulisce come una normale pavimentazion, ci sono poi quelle monocomponente e quelle a due componenti…si possono praticamente ottenere colori specifici fino a replicare qualunque tinta della scala Ral….e se diluiti possono avere anche un gradevole aspetto naturale mostrando in trasparenza le venature e le fiamme e i nodi del legno.

Ma solo gli olii enfatizzeranno e mostreranno in tutta la loro naturale spontaneità i disegni che la natura crea in maniera fantasiosa e sempre diversa su ogni plancia del vostro futuro pavimento in legno.

Autore: Parquet Sartoriale

Pavimento in parquet Vs pavimento in laminato

La settimana scorsa abbiamo parlato dei pro e dei contro dei diversi materiali per il pavimento nel nostro articolo “Come scegliere il pavimento per la casa”, oggi approfondiamo il pavimento in legno che contribuisce a conferire agli ambienti un particolare senso di:

• ampiezza;

• raffinatezza;

• calore;

• robustezza,

rendendo gli ambienti accoglienti, con le mille sfumature del legno stesso.

 
pavimento-parquet-milano
immagine presa da: “www.unikolegno.it”

I processi di stagionatura, in particolare, garantiscono l’inalterabilità, l’esaltazione dei colori, venature e matericità delle singole essenze. Con il parquet si ottengono i migliori risultati in termini di:

• praticità;

• indeformabilità;

• durata nel tempo.

• bellezza;

Finiture per il parquet.

1) La finitura ad olio è quella, solitamente, tradizionale, elastica, resistente e trasparente, realizzando il compromesso ideale tra funzionalità ed estetica.

2) La finitura a cera è quella, invece, che lascia intatto il colore naturale del legno, conservando l’aspetto opaco ed originario della materia utilizzata.

3) La finitura con vernici ecologiche, ed in modo particolare con finitura industriale ad alta resistenza è quella particolarmente indicata per ambienti intensamente trafficati, come uffici a pianta aperta, negozi, corridoi, hall di alberghi e quindi locali pubblici.

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immagine presa da: “encrypted-tbn3.gstatic.com”

E’ ovvio, che nel tempo, occorre affidarsi ad una linea di prodotti specifici per la pulizia e la manutenzione di questi pavimenti.

Tecniche di posa del pavimento.

Pavimentazione sopraelevata, con struttura di sottofondo: questa tecnica è quella classica, dove la struttura di sottofondo può essere flottante o fissata sul supporto, ovvero con o senza incollaggio al sottofondo stesso;

Pavimentazione diretta, posata mediante incollaggio al sottofondo: questa tecnica è molto recente poiché è nata nel 1984, basata sul concetto di supporto a fibre compensate.

La scelta della tecnica di posa in opera più opportuna per l’ambiente che si vuole pavimentare è essenziale, poiché si ottengono:

• elevata stabilità dimensionale dei pannelli;

• riduzione dei giunti di dilatazione;

• tempi di posa in opera più ridotti;

• migliori risultati estetici.

Pavimento in laminato.

 

Il laminato è un prodotto in doghe da posare con semplice incastro, anche sopra ad una pavimentazione pre-esistente.

E’ un prodotto realizzato sempre con materie prime ad alta qualità, ed è resistente all’abrasione, agli urti, all’umidità, alle macchie, alla luce ed alle bruciature di sigaretta.

E’, inoltre, inattaccabile da qualsiasi micro-organismo, non contiene sostanze nocive, ed è facile da pulire e non richiede manutenzione.

Il risultato finale, infine, che scaturisce dall’utilizzo di tutti questi materiali, si ottiene ovviamente:

1. con operai specializzati,

2. con materiali certificati,

ottenendo sensazioni antiche, senza rinunciare alla sicurezza di un materiale di avanguardia.

Abbiamo visto il pavimento in parquet e il pavimento in laminato, anche tu hai scelto come il pavimento il parquet per le camera da letto?

 

Autore: Architetto Daniela Santagata

Pavimenti e rivestimenti d'interni in ceramica: le migliori soluzioni

Pavimenti e rivestimenti d’interni in ceramica: le migliori soluzioni

Durante una ristrutturazione, quando arriva il momento di scegliere come saranno rivestite pareti e pavimenti, ci si può esprimere con creatività, definendo la carta d’identità della casa, la cornice che creerà continuità o caratterizzerà ogni stanza, con soluzioni decorative coniugate a prestazioni tecniche in grado di offrire effetti inaspettati.

I mille volti della ceramica

In un mercato sempre più esigente, la ceramica risponde bene a tante necessità, quali:

  • estetiche: amplia la scelta di formati, colori, finiture e decori per composizioni personalizzate e mai monotone, con collezioni che possono essere mixate tra loro;
  • pratiche: facilità di pulizia, bassa manutenzione, igienicità e durevolezza;
  • ecologiche: completamente riciclabile, la ceramica è prodotta nel rispetto dell’ambiente. Numerose sono le certificazioni internazionali ottenute dai produttori;
  • sicurezza: realizzata con materie prime naturali, è atossica, anallergica ed ignifuga;
  • versatilità: il gres porcellanato, in particolare, può essere utilizzato per ambienti interni, esterni, per pareti, pavimenti, piani di lavoro, top di bagni e facciate ventilate.

I prodotti attuali, a partire dal gres porcellanato, sono frutto di innovazioni tecnologiche che hanno migliorato performance e possibilità espressive.

Giocando con i formati ed alternando fondi in tinta unita e decori, si possono creare composizioni uniche e customizzate. Per ogni ambiente della casa.

Le caratteristiche delle piastrelle in ceramica

Argille, feldspati, sabbie quarzifere, pigmenti naturali: sono le principali materie prime utilizzate nella produzione delle ceramiche, che però non sono tutte uguali.

Dal punto di vista tecnico le piastrelle in ceramica si distinguono in base a:

  • metodo di formatura: tramite pressatura, la maggior parte oppure per “estrusione” (il cotto ed il klinker, oggi soppiantato dal gres porcellanato).
  • colore del supporto: a pasta chiara o bianca, considerate più pregiate, o a pasta rossa, per il più alto contenuto di ferro.
  • porosità: se il gres porcellanato è praticamente è praticamente inassorbente, per le monocotture il dato da controllare è il valore di assorbimento d’acqua. Il più basso è quello della monoporosa, che può essere utilizzata solo negli ambienti interni.
  • destinazione d’uso prevalente: tutte le piastrelle sono adatte per gli ambienti interni e per applicazioni a parete. Pasta bianca, grès smaltato e bicottura garantiscano risultati molto decorativi. Per i pavimenti, le più indicate sono quelle in grès porcellato ed in monocottura.

Tutta la produzione è classificata secondo la normativa europea EN 14411. Stabilisce i requisiti che le piastrelle di prima scelta devono soddisfare quanto a dimensioni, tolleranze dimensionali, caratteristiche meccaniche, chimiche e fisiche.

Pavimento in piastrelle: fughe si o no?

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: non è possibile posare le piastrelle senza fughe. In base alle norme non è più ammessa la possibilità di posa “a giunto unito”, cioè minore di 2 mm.

Le fughe non sono altro che gli spazi tra una mattonella ed un’altra. Esse consentono di assorbire le tensioni a cui, essendo rigide, le piastrelle vengono normalmente sottoposte nel tempo a causa, ad esempio, di cambi di temperatura o assestamenti strutturali dell’edificio. Sono quindi indispensabili.

La loro larghezza non è standard, deve invece essere stabilita nel progetto considerando soprattutto il tipo di piastrella. Da esse dipenderà sia il risultato estetico che tecnico della pavimentazione o del rivestimento a parete.

A titolo indicativo, l’ampiezza delle fughe può essere minima, di 2-3 mm, se le lastre sono ottenute per pressatura, sono rettificate (cioè con bordi perfettamente squadrati), da posare in ambienti interni e su supporti rigidi e regolari. Negli altri casi, possono arrivare fino a 6-8 mm.

In tutti i casi, gli spazi (le fughe, appunto), vengono riempiti con sigillanti cementizi o a base di resine reattive.

Per uniformità cromatica, possono essere colorate nella stessa tinta delle piastrelle oppure a contrasto, per risultati estetici di grande effetto.

La posa delle piastrelle a parete in bagno

Nella posa delle piastrelle a parete, in particolare in bagno, una questione dibattuta è l’altezza del rivestimento da terra.

Non c’è un obbligo di legge, se non per locali pubblici. In base alle norme di igiene, pareti e pavimento del bagno e della cucina le piastrelle devono essere “facilmente lavabili e sanificabili”.

Stabilito questo punto fermo, per quanto riguarda l’altezza di posa delle piastrelle, un punto di riferimento può essere l’altezza della porta: significa quindi arrivare fino a 2 metri circa.

Lo schema di posa può essere vivacizzato inserendo piastrelle colorate e/o pattern decorativi.

La posa fino a metà parete lascia scoperta una porzione di muro, che può essere tinteggiata a smalto o con una pittura super-lavabile.

Se il soffitto non è in cartongesso, una proposta attuale sono le piastrelle posate fino a 2,70-3 metri. Per questo sono perfette le maxi lastre, che potranno essere applicate senza tagli e con poche fughe. Non bisogna però pensare di adottare questa soluzione per evitare l’insorgere di muffe, le quali invece si prevengono in primo luogo con una corretta aerazione.

L’importanza del piano di posa in una nuova pavimentazione

Per una buona riuscita di una nuova pavimentazione, è necessario preparare bene il piano di posa, ovvero il massetto.

Per un risultato a regola d’arte sono fondamentali la stagionatura e l’asciugatura.

I massetti cementizi tradizionali, ad esempio, necessitano di una stagionatura di circa 7-10 giorni per ogni cm di spessore, affinchè esaurisca il ritiro igrometrico cui può essere soggetto.

Tempi più ristretti sono consentiti solo utilizzando malte premiscelate o leganti speciali a ritiro controllato.

Dopo aver controllato, con specifici strumenti, che il sottofondo sia compatto ed omogeneo, bisognerà attendere la completa asciugatura.

Per la posa del rivestimento ceramico, l’umidità residua, misurata con igrometro a carburo o elettronico, dovrà essere inferiore al 3% (in base alla norma UNI 11493-1).

Il rispetto dei tempi è importante anche dopo la posa delle piastrelle. E’ necessario infatti che i leganti utilizzati per la messa in opera induriscano in modo adeguato.

Se nell’ambiente devono essere eseguiti altri lavori, meglio che la superficie sia protetta per prevenire danneggiamenti.

Se nell’ambiente devono essere eseguiti altri lavori, meglio che la superficie sia protetta per prevenire danneggiamenti.

Tra i brand trattati vi sono i seguenti:

  • Marazzi Ceramiche, piastrelle in grès porcellanato, indicate sia per pavimenti sia per rivestimenti.

Una peculiarità delle piastrelle, in grès e non solo, è quella di riuscire a riprodurre con estrema verosimiglianza molti materiali naturali, tra i quali il legno. Merito del processo di stampa digitale con tecnologia ink-jet (a getto d’inchiostro).

Prodotti di questo tipo vengono proposti in formati prima inconsueti, quelli del listone o della doga, tipiche del parquet.

Per rendere realistico il risultato, le piastrelle, già caratterizzate da texture in rilievo, vengono realizzate con diverse grafiche, proprio come differenti sono le venature ed i nodi delle essenze.

La collezione Vero di Marazzi si ispira a doghe in legno, ricche di nodi ed imperfezioni.

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Rivestimenti pareti e pavimenti: le migliori soluzioni decorative

Rivestimenti pareti e pavimenti: le migliori soluzioni decorative

Cercare combinazioni dècor originali e personalizzate per la propria casa è divertente e regala grandi soddisfazioni. Si tratta di un vero esercizio di stile che diventa anche molto interessante perchè permette di approfondire le proprie conoscenze su materiali e rivestimenti, da scegliere non solo in base ai propri gusti ma considerando le caratteristiche architettoniche della stanza da arredare, la luce, le dimensioni. Quando si tratta del bagno poi di devono fare delle scelte ancor più consapevoli per la presenza di acqua e vapori.

Le migliori soluzioni decorative a cui ispirarsi

  • il mosaico: un rivestimento senza tempo proposto, oltre che in vetro, in infinite miscele cromatiche dalla superficie bright e riflettente, anche in gres colorato o ad imitazione di materiali nobili (come marmo e pietre), più in linea con le attuali tendenze di interior decoration. In ogni versione, garantisce sia la caratteristica che lo contraddistingue, ovvero comporre superfici “quadrettate”, sia la praticità, perchè le tesserine sono premontate su rete.
    Una modalità che semplifica la posa persino su supporti irregolari o curvi. Per lo stesso motivo, il mosaico è indicato anche per piccole porzioni di pareti, essendo facile da tagliare a misura direttamente in opera. Le tesserine del mosaico a toni cangianti, sono ideali per creare profondità e dare luce valorizzando, ad esempio, la vasca o la doccia.
  • la cementine. Da qualche anno la ceramica ha saputo reinterpretare pattern decorativi tradizionali come le tipiche piastrelle decorate in pastina colorata di cemento. Al punto che, per quanti non abbiano la fortuna di rinvenirle durante una ristrutturazione o di acquistarle presso rivenditori che trattano materiali d’epoca, molte aziende del settore ne hanno previsto in catalogo molteplici versioni di produzione industriale, che vanno ad affiancarsi a quelle di fattura artigianale. La differenza tra le due tipologie sta nella possibilità di personalizzazione. Anche questo materiale può essere utilizzato per valorizzare la vasca o la doccia, magari creando sulla parete della vasca, un arazzo d’effetto creato con cementine in gres.
  • carta da parati. Concepire il bagno come “ambiente wellness” ha rivoluzionato il modo di progettarlo. Il mondo delle finiture, per esempio, ha visto affinarsi le tecniche produttive consentendo proposte decorative che non pongono limiti alla creatività. Tra queste, la carta da parati può essere presa in considerazione senza alcuna perplessità grazie a supporti e superfici tecniche performanti, ma assimilabile alle tappezzerie tradizionali per quanto riguarda l’estetica. I prodotti però non sono tutti uguali: per il bagno ci sono quelli in tnt, fibra di vetro o vinilici che non temono l’acqua ma possono richiedere una vernice protettiva.

Con la carta da parati si può realizzare anche una vasca freestanding. E’ il sogno di molti, ma talvolta la possibilità non viene presa in considerazione per timore di non avere spazio a sufficienza o di dover affrontare lavori invasivi e costosi.

Invece anche se per definizione è svincolata dalle pareti, una vasca freestanding non deve necessariamente stare al centro della stanza. Risulta altrettanto originale e d’impatto anche se accostata al muro, modalità d’installazione che permette di utilizzare gli attacchi idrici standard, come lo scarico a pavimento.

Qualche attenzione in più va posta solo alla rubinetteria: si può utilizzare quella a parete, in alternativa a quella a colonna da terra, purchè la bocca sia sufficientemente lunga.

  • rivestimento all over. Richiede una posa accurata, a disegni animalier e geometrie di grande impatto, va abbinato a lavabo ed arredi “neutri” e coordinati, dalle linee semplici, al fine di non creare un eccesso visivo.
  • rivestimento ton sur ton. I formati delle piastrelle vanno variati per determinare la suddivisione degli spazi e dare movimento (30×60 cm) e le macro tessere (3×3 cm) nella doccia.
  • personalizzazione dei servizi in camera: anche se piccolo, il bagno privato permette qualche audacia, come quella di combinare forme geometriche ed elementi di stile differenti come motivi etnici, uno specchio d’epoca con finitura foglia oro, il lavabo in pietra bicolor, rubinetteria e sifone in ottone.

    Per uno stile informale, ci si affida a collaudati pezzi semplici e low cost per giocare invece con i colori. Ad esempio grigio e giallo, un accostamento tra i più riusciti: un rivestimento cenerino si illumina con complementi “vitaminici”.
  • pavimento dècor che mette in risalto il lavabo d’appoggio nel bagno. Questo elemento permette di giocare con forme e colori riuscendo, più di altri modelli, a “rubare la scena”anche quando è di dimensioni talmente mini da essere definito “lavamani”. Facile da installare, richiede solo un foro nel supporto per l’aggancio del sifone. Sagoma e materiale ne definiscono i tratti ma sono importanti anche lo spessore e l’altezza dei bordi.
    Proprio quest’ultimo aspetto è determinante per stabilire sia l’altezza del piano di sostegno sia quella della rubinetteria, nel caso sia a parete. Se invece questa è da appoggio, allora il lavabo deve avere almeno un lato con bordo di forte spessore e la predisposizione della sede di installazione.
  • pavimento in parquet. Si può sfatare il luogo comune che penalizza la posa del parquet anche in bagno e porta a rinunciare a quella continuità in casa che per molti è invece importante. Il legno infatti teme solo il contatto prolungato con l’acqua e con le sostanze che lo possono rovinare e richiede ambienti aerati.
    Appurato che il rovere è tra le essenze più resistenti, sono poi le lavorazioni come la spazzolatura, il taglio sega e la piallatura a mano ad aumentare tale caratteristica, perchè asportano la parte superficiale (più debole) facendo emergere quella più resistente. Come anche le finiture ad olio ed a vernice che oggi sono vere e proprie barriere e sono sempre più Voc free.

La composizione che osa senza eccedere e contiene i costi è quella che consiste nell’abbinare il gres effetto parquet a mini piastrelle dalla palette armoniosa su fondo bianco.

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pittura casa antismog

Caratteristiche e vantaggi delle pitture antismog

E’ decisamente aumentato il numero di persone che oggi riservano particolare attenzione alla qualità dell’aria. Questo perchè vi è una maggiore esposizione mediatica del problema ambientale ed anche perchè si è ben radicata la consapevolezza dei problemi per la salute causati dall’inquinamento.

Di pari passo, ha assunto sempre più rilevanza anche la problematica relativa alla salubrità dell’aria indoor, facendo riflettere un pò tutti sul microclima malsano che caratterizza le case, sempre più a tenuta ermetica e poco aerate, provocato anche da scelte talvolta poco attente alla qualità. Anche in questo caso, il merito della maggiore consapevolezza dei rischi per la salute va attribuito ad una più capillare veicolazione di informazioni, grazie a campagna di sensibilizzazione, non di rado promosse da aziende del settore edile. Si sta diffondendo quindi un senso di responsabilità rispetto a nuovi contributi che ciascuno può fornire per migliorare i parametri di qualità dell’aria, della propria città e della propria casa. E l’edilizia può giocare in prima linea.

Le pitture di nuova concezione: caratteristiche e vantaggi

Per quanto riguarda l’impatto sulla qualità dell’aria outdoor, le possibilità per i materiali dell’involucro edilizio di giocare un ruolo fondamentale sono numerose. Vi possono partecipare quelli strutturali, se certificati e realizzati usando elementi naturali o provenienti da filiere di recupero ma persino le finiture esterne. E tra queste sicuramente ci sono le pitture. Anzi proprio il rivestimento che è a contatto con l’aria e chiamato in causa.

Le pitture di nuova concezione possono:

  • avere un comportamento attivo nel processo di riduzione delle sostanze nocive
  • possono “mangiare” lo smog
  • possono proteggere le facciate dagli agenti inquinanti
  • possono autopulirsi contribuendo così alla lotta all’inquinamento ed allo stesso tempo preservando le strutture.

Le pitture antismog si applicano esattamente come quelle “tradizionali” e solo in alcuni casi hanno un costo più alto, giustificato peraltro dal percorso di innovazione e ricerca seguito per arrivare alla loro formulazione ed alle certificazioni presso enti terzi accreditati.

Anche per gli ambienti domestici, dove è più semplice agire in autonomia ed in tempi ridotti con risultati immediati, sono state messe a punto pitture “virtuose”. Ci sono quelle che permettono di combattere l’inquinamento indoor già presente, grazie ai loro componenti attivi ed altre che aiutano a non aggiungere sostanze nocive, perchè totalmente neutre.

Le tecnologie che permettono di formulare pitture attive

Le più diffuse tecnologie mettono in relazione fotocatalisi e nanoparticelle.

La reazione chimica su cui si basa gran parte delle pitture anti-smog, è attivata dalla luce e permette, grazie alla presenza nel prodotto di particelle nanometriche al titanio, di trasformare gli elementi inquinanti in sostanze innocue. Quando le pitture fotocatalitiche vengono utilizzare per gli esterni, le sostanze organiche, decomposte grazie al processo legato alla luce, addirittura diventano autopulenti: con la pioggia vengono lavate via dalle facciate.

Le nanoparticelle si possono attivare sia con la luce naturale sia con quella artificiale. Rappresentano una buona soluzione tanto per gli interni quanto per gli esterni. La posa di questa pittura attiva non si differenzia da quella dei prodotti “tradizionali”.

Le pitture attive con nanoparticelle per esterni sono disponibili nei colori neutri, a partire dal bianco ed in quelle pastello. In queste tonalità possono garantire la resistenza cromatica alle continue trasformazioni chimiche mangia-smog.

Ci sono anche specifici brevetti aziendali che, attraverso altri percorsi chimici, arricchiscono le proprie pitture di proprietà anti-inquinanti. Ne dà conferma la Sezione Valutazione Ambiente Urbano di ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, secondo cui esistono diverse tipologie di pitture denominate “anti-inquinamento”.

Una di queste è costituita dalle vernici fotocatalitiche che utilizzano catalizzatori a base di biossido di titanio. Queste vernici, in presenza di aria e luce, attivano un processo ossidativo che trasforma in inerti (nitrati di sodio, carbonati di sodio e calcare) le sostanze organiche ed inorganiche inquinanti con cui entrano in contatto. Tali reazioni chimiche offrono anche funzioni antinquinamento, antisporcamento (self cleaning) ed antibattericida.

Dall’analisi del settore emergono dati confortanti sull’utilizzo all’esterno di questi prodotti e risulterebbe chiaro anche quanto i risultati positivi ottenuti dalla pitture mangia-smog siano ulteriormente migliorabili.

Per quanto riguarda le pitture per interni, invece, è più controversa la questione della fotocatalisi. Ma il percorso di ricerca è in continua evoluzione, per far sì che l’efficacia di questi prodotti “salva-aria” cresca nel tempo, contribuendo sempre più all’abbattimento dell’inquinamento, senza controindicazioni di alcun tipo.

Regole d’oro indoor: cosa prevedono?

Insieme ai Voc, il più comune inquinamento indoor è la formaldeide, un composto organico in fase di vapore (gas), incolore, di odore pungente, solubile in acqua. E’ prodotto da processi di combustione ed è emesso da resine usate per l’isolamento e da quelle impiegate nella produzione di alcuni pannelli legnosi (truciolare e compensato), di tappezzerie, moquette, tendaggi ed altri tessili sottoposti a trattamenti antipiega, oltre che di altro materiale da arredamento. Ma purtroppo è presente anche in molti collanti edilizi, detergenti per la casa e, soprattutto, in vernici e prodotti di finitura.

Nelle abitazioni infatti i livelli di formaldeide sono generalmente compresi tra 0,01 e 0,05 mg/metri cubi, superiori rispetto a quelli outdoor. Per questo, l’OMS, ha fissato il valore massimo di esposizione a 0,1 mg/metri cubi.

Non è un caso che le maggiori concentrazioni si registrino dopo un intervento edilizio o di finitura o a seguito dell’inserimento di nuovi mobili in truciolare, di parquet o moquette di scarsa qualità.

Non dimentichiamo che la formaldeide è sospettata di essere uno degli agenti maggiormente implicati nella Sindrome dell’edificio malato (Sick Building Syndrome), tanto da essere utilizzata come unità di riferimento per esprimere la contaminazione di un ambiente.

Le pareti interne dunque costituiscono una sorgente emissiva continuairregolare di sostanze nocive, i cui flussi però diminuiscono nel tempo anche in relazione alle variazioni microclimatiche (velocità dell’aria, umidità e temperatura). Come buona prassi, è opportuno, per alcuni giorni, ventilare i locali sottoposti ad una nuova verniciatura prima di soggiornarvi, in modo che gli inquinanti possano disperdersi. Ma per minimizzare i rischi legati all’uso delle vernici indoor sono stati messi a punto prodotti a bassa emissione di inquinanti, certificati dai marchi cosiddetti ecologici. Quello Ecolabel UE, ad esempio, si fonda su criteri scientifici in relazione all’intero ciclo di vita dei prodotti testati.

La lotta all’inquinamento indoor, quindi, trova nell’edilizia un alleato fondamentale anche per rendere tutte le camere della tua abitazione un ambiente sicuro e salubre. Cosa aspetti a richiedere un preventivo? Clicca quì!

Cucine su misura total white declinato in tutta la gamma di sfumature

Cucine su misura total white declinato in tutta la gamma di sfumature

Per quanto la produzione in fatto di cucine comprenda proposte sempre più interessanti, la scelta si orienta nella maggior parte dei casi proprio sul bianco, declinato in tutta la gamma di sfumature: dal ghiaccio all’avorio, dal perla al panna, al bianco latte e non solo.

Composizioni candide, ma arricchite da finiture metalliche, vetro, inserti in legno, materiali hi tech: ingredienti indispensabili per comporre uno stile quasi “su misura” ed in combinazioni pressochè infinite.

Cucine su misura scaldate dal legno

Le superfici bianche e lisce interpretano un gusto essenziale che si addice bene agli open space. Per ammorbidire l’insieme, basta introdurre qualche elemento in essenza, con venature a vista che ne esaltano l’aspetto materico.

L’accostamento di bianco e legno dà vita ad ambienti discreti ed al tempo stesso sofisticati. Le ultime tendenze vedono protagonista il rovere naturale, un’essenza pregiata dalla tonalità giallo miele, che non appesantisce le composizioni e si accosta con facilità a diverse nuance.

E’ un legno che viene spesso impiegato anche per i rivestimenti a pavimento: un altro punto a suo favore, perchè permette di realizzare soluzioni d’arredo stilisticamente e cromaticamente equilibrate. Materiale “vivo” e super-ecologico, nel tempo, se esposto alla luce del sole, può cambiare colore. Ma esiste anche l’alternativa dècor, inalterabile e più economica, che si ottiene con diversi tipi di laminato.

Nelle cucina su misura è possibile anche avere il piano snack, il “pezzo forte” delle cucine open perchè raccorda living e zona pranzo rispondendo al meglio ai nuovi stili di vita che puntano su una convivialità meno formale. Se è in legno o effetto legno, va privilegiato il forte spessore che valorizza le caratteristiche del materiale.

Alleati del piano snack sono indubbiamente gli sgabelli, comodi, pratici e della giusta altezza. Ideali per consumare un pasto veloce!

Si consiglia di puntare su modelli con lo schienale (anche mini), leggeri e maneggevoli. Se l’altezza è fissa, la seduta deve essere 25-35 cm più bassa del piano.

Cucine su misura: dalle sfumature candide ad altre tonalità

Esiste un’intera palette di bianco e le diverse tonalità possono variare a seconda del materiale e della finitura del mobile. La tendenza è proprio quella di mixarle, alternando anche elementi lucidi ed opachi per ottenere un particolare gioco di volumi.

Nella scelta del rivestimento per la cucina conta soprattutto l’aspetto pratico: serve un materiale resistente e facile da pulire. Se la cucina è aperta sul soggiorno, nasce poi la necessità di coniugare praticità ed estetica.

Una buona soluzione sono le piastrelle in gres, che hanno alte prestazioni tecniche e sono in grado di riprodurre l’aspetto di materiali naturali come marmo e legno. In grande formato limitano i segni delle fughe, così si ottengono piani uniformi, ideali nelle zone giorno.

Per chi non vuole rinunciare al parquet, sono consigliati legni duri e resistenti a calpestìo, urto ed umidità. Tra questi, teak e merbau (utilizzati anche per arredi nautici) ed il più comune rovere. Perfette anche le resine, in tante varianti di colore ed adatte in ambienti umidi.

Inserire moduli a giorno contribuisce ad alleggerire visivamente le composizioni di grandi dimensioni. Così come l’utilizzo di ante di vetro che riparano il contenuto lasciando però gli oggetti più belli a vista.

Quando la zona cottura è collocata su un’isola o una penisola, la cappa può essere anche un vero e proprio punto luce a soffitto. Ci sono infatti apparecchi doppia funzione che, alle elevate performance tecniche (sia come lampade sia come aspiratori), uniscono un design di alto livello.

Consigli utili su come personalizzare cucina su misura

Per personalizzare composizioni su misura, se il tuo obiettivo è quello di vivacizzare, occorre puntare su dettagli mirati, come moduli cromaticamente a contrasto. Oppure semplici profili neri per enfatizzare stile rigoroso e gioco grafico.

La scelta del bianco amplifica la luminosità degli ambienti e tra l’altro trasmette un senso di pulizia ed igiene. Ma affinchè la cucina risulti funzionale ed armoniosa, è necessaria un’illuminazione artificiale strategica, che risponda ad una pluralità di esigenze.

Prima di tutto bisogna pensare a quella generale: servono uno o più punti luce centrali, da abbinare a piantane ed applique nel caso di cucine a vista. Per quanto riguarda la zona operativa, invece, è fondamentale illuminare bene il piano di lavoro: per le composizioni in linea, sono ideali le strisce a led sottopensile, mentre sopra isola e penisole vanno previste lampade a sospensione. Stesso tipo di illuminazione anche per il tavolo, possibilmente con una fonte di luce diretta.

Sul piano cottura, in genere, è sufficiente quella fornita dalla cappa, ma se ne dovesse servire un’aggiuntiva, la soluzione più immediata sono le strisce a led a batteria.

Riguardo i pensili, se hanno dimensioni, formato e finiture differenti, rispondono meglio alle diverse esigenze di contenimento. Regalano inoltre alla composizioni un aspetto più vario e dinamico che ben si accorda ai nuovi living.

Per inserire una nota cromatica, anche in una cucina già esistente, basta aggiungere uno o più scaffali. Vanno bene anche small size: trovano facilmente posto su una piccola porzione di muro e si possono integrare nel tempo. Per quanto sono piccoli, sono sempre utili per riporre barattoli, tazze, bicchieri e libri.

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