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Impermeabilizzazione di un terrazzo: manutenzione ordinaria e straordinaria

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Impermeabilizzazione di un terrazzo: manutenzione ordinaria e straordinaria

Non ha mai sognato di avere una casa con un ampio terrazzo annesso? Il terrazzo è uno degli spazi preferiti durante la bella stagione per coloro i quali non possiedono un ampio giardino e godersi l’aria all’aperta. Per viversi a pieno uno spazio esterno è necessario che questo sia accogliente, curato e vivibile.

Hai mai considerato  la possibilità di poter mangiare all’aria aperta? Di stare riparato dall’ombra di un gazebo e su un grande tavolo circondato da coloratissime piante floreali e candele profumate posizionate lì per l’occasione? Di poterti semplicemente rilassare sdraiato su un’amaca dondolato da un vento leggero ed il tepore dei raggi del sole.

Spesso purtroppo la ristrutturazione o la manutenzione ordinaria e straordinaria di questi spazi comporta tanta fatica oltre ad un investimento economico. Il problema più comune per il terrazzo è la sua impermeabilizzazione.

Consigli per il rifacimento impermeabilizzazione terrazzo

Il primo problema al quale si va incontro è quello della pavimentazione. Spesso i vecchi pavimenti, solitamente rovinati,  causano soprattutto, oltre al danno estetico, numerose infiltrazioni di acqua nei piani sottostanti.

Le infiltrazioni provocano la formazione di aloni e distacchi d’intonaco, primi segni visibili di problematiche legate al fattore umidità, poi i ferri dell’armatura delle strutture cominciano a ossidarsi, si genera la ruggine, i danni diventano di entità maggiore e la necessità di ripristino è d’obbligo.
Il rifacimento della impermeabilizzazione di un terrazzo prevede la demolizione della pavimentazione e del massetto, la rimozione delle guaine, degli strati impermeabilizzanti preesistenti, il ripristino degli stessi che, nel tempo, si sono usurati perdendo la loro efficienza e funzionalità. Si procede per una nuova impermeabilizzazione.

Impermeabilizzazione terrazzo: la copertura e il sistema a tetto vetrato

Durante i lavori di impermeabilizzazione di un terrazzo, un problema da non sottovalutare è indubbiamente la copertura del terrazzo.

La paura di poter rovinare gli arredi, le piante per il troppo sole, il timore che un temporale estivo possa mandare in cortocircuito il barbecue è sempre dietro l’angolo. Per questo motivo, vi consiglio l’utilizzo del sistema a tetto vetrato, capace di proteggere dalle intemperie ma allo stesso tempo capace di far filtrare raggi solari senza alcun problema grazie all’utilizzo di ottimi materiali come appunto il vetro.

Come arredare un terrazzo dopo la ristrutturazione?

Per ammortizzare le notevoli spese di pavimento e copertura, un buon arredo potrebbe essere proposto con il riutilizzo di elementi inutili per la casa. Elementi  che se accompagnati dal giusto grado di fantasia si presenteranno come valide soluzioni low cost. Ad esempio, vecchi cestini di vimini, una volta riverniciati, possono tranquillamente diventare portariviste e portafiori,  tappeti e cuscini inutilizzati che diventano comode sedute per un completo relax.

Inoltre ciò che non può mai mancare in un terrazzo è la presenza di verde, con piante e fiori di ogni genere. Esse permetteranno di dare un fantastico colpo d’occhio ed anche di sfruttare l’ombra da esse create. Il vantaggio di avere un angolo verde è che questo potrà essere sistemato in base alle nostre esigenze ed ai nostri gusti.

Riscontri infiltrazioni d’acqua nel tuo terrazzo? Contattaci per un preventivo sui lavori di impermeabilizzazione terrazzo e sulla manutenzione ordinaria e straordinaria.

Manutenzione caldaia: procedura e tempistiche

Manutenzione caldaia: procedura e tempistiche

Avere un impianto a norma garantisce vantaggi economici ed ambientali, poichè si riducono consumi ed inquinamento.

La manutenzione della caldaia è indispensabile per il suo corretto funzionamento e la sua durata. Avere una caldaia in regola ed efficiente serve ad assicurare una temperatura calda in casa, a contenere i consumi e ad evitare multe.

Dal 2013 la manutenzione della caldaia è obbligatoria per legge ma non bisogna distinguerla dal controllo dei fumi.

Quando si parla di manutenzione della caldaia ci si riferisce:

  • al corretto funzionamento dell’impianto
  • alla pulizia del bruciatore e dello scambiatore di regolazione.

Il primo è un componente fondamentale per il funzionamento della caldaia: in questo avviene la miscelazione tra combustibile e comburente al fine di avviare la combustione e riscaldare l’acqua. Questo processo favorisce l’accumulo di scorie al suo interno le quali, se non rimosse, possono causare malfunzionamenti o una riduzione della resa dell’impianto.

Lo scambiatore è il componente della caldaia in cui l’acqua fredda proveniente dalla rete idrica viene riscaldata per essere poi immessa nel circuito dell’impianto di riscaldamento. Essendo costantemente a contatto con l’acqua, lo scambiatore è soggetto all’azione erosiva del calcare che col tempo può inficiarne il corretto funzionamento.

Il controllo periodico è importante per conservare l’efficienza dell’impianto e ridurre i costi di esercizio, allungando il ciclo di vita della caldaia ed aumentandone la sicurezza.

Le frequenze per la manutenzione di ciascun apparecchio/componente vengono riportate dai fabbricanti degli apparecchi e dei componenti dell’impianto termico nei libretti d’uso e manutenzione.

La periodicità della manutenzione è quindi fissata dal fabbricante e riportata nel libretto di istruzioni. Si deve fare normalmente ogni anno.

Il manutentore, a fine controlli, deve rilasciare obbligatoriamente un report sulle verifiche e compilare il libretto di impianto nelle parti pertinenti.

Il bollino blu o controllo dell’efficienza energetica dell’impianto

Il controllo fumi, definito anche come controllo efficienza energetica, consiste nell’analisi della combustione dei fumi. È necessario per verificare il rendimento della caldaia, la concentrazione di ossido di carbonio (CO) e l’indice di fumosità.

La normativa di riferimento per il controllo dei fumi della caldaia è il DPR 74/2013, il decreto del Presidente della Repubblica emesso per recepire la direttiva Europea 2010/31/UE.

La prova fumi, compresa la redazione del rapporto di controllo, è obbligatoria e deve essere eseguita in occasione delle operazioni di manutenzione.

L’allegato A del n.74 del 2013 stabilisce la periodicità dei controlli:

  • ogni 2 anni per impianti termici a combustibile liquido o solido con potenza inferiore o uguale a 100kw
  • ogni 4 anni per impianti a gas metano o GPL con potenza inferiore a uguale a 100kw
  • ogni anno per impianti termici a combustibile liquido o solido con potenza superiore a 100kw
  • ogni 2 anni per impianti a gas metano o GPL con potenza superiore a 100kw

Il controllo dell’efficienza energetica deve essere effettuato:

  • all’atto della prima messa in servizio dell’impianto a seguito di sostituzione degli apparecchi del sottosistema di generazione, come ad esempio la caldaia;
  • nel caso di interventi che non rientrino tra quelli periodici, ma tali da poter modificare l’efficienza energetica;

Al termine delle operazioni di controllo il manutentore deve redigere e sottoscrivere il rapporto di controllo di efficienza Energetica in tre copie di cui:

– una copia è trattenuta dal manutentore stesso;

– una copia è rilasciata al responsabile dell’impianto che la allega al libretto di impianto;

– una copia è inviata a cura del manutentore all’Autorità Competente per le ispezioni. A quest’ultima copia è allegato l’eventuale “bollino blu verde” per coprire i costi delle ispezioni degli impianti termici.

Nel momento in cui viene effettuato un controllo sull’efficienza energetica della caldaia viene rilasciato il bollino blu.

In base a quanto stabilito nel decreto del Ministro dello sviluppo economico 22 gennaio 2008, n. 37, solamente un tecnico specializzato può procedere alla verifica dell’impianto ed al conseguente rilascio del bollino. Il tecnico potrà consegnare il bollino solo dopo aver effettuato un controllo sui fumi di scarico ed un check sul funzionamento dell’impianto.

Per il bollino blu è previsto il rilascio del rapporto energetico dell’impianto ed il pagamento di un bollettino che varia in base alla caldaia, ma che solitamente ha un prezzo che si aggira sui 5/10€. Il bollino non si rinnova in automatico perchè dovrai sottoporre la caldaia a nuovi controlli riguardanti le emissioni di sostanze inquinanti e dei fumi. Se l’esito del controllo sarà ancora positivo, il tecnico specializzato ti consegnerà un nuovo bollino blu.

Manutenzione caldaia e controllo fumi: a chi spettano?

Sia la manutenzione caldaia sia il controllo fumi spettano all’occupante dell’immobile, che può essere lo stesso proprietario o inquilino.

Le spese e le attività che riguardano la manutenzione ordinaria sono tutti oneri a carico dell’occupante dell’immobile. Esse comprendono:

  • controllo fumi
  • pagamento delle tasse
  • pagamento del tecnico specializzato
  • spese per la fornitura di calore
  • aggiornamento del libretto

Le uniche spese a carico del proprietario dell’immobile, nel caso non sia anche l’occupante, riguardano:

  • l’installazione
  • la sostituzione
  • la manutenzione straordinaria
  • eventuali adeguamenti a norma di legge.

Per il corretto funzionamento dell’impianto la revisione periodica della caldaia ed il controllo dei fumi sono di fondamentale importanza.

LEGGI ANCHE: I migliori sistemi di riscaldamento casa

Nel caso in cui questi controlli non vengano effettuati, i rischi più frequenti che si corrono sono i seguenti:

  • perdita di gas dell’impianto: nel caso l’apparecchio sia alimentato a gas, metano oppure gpl esiste la possibilità che ci sia una fuoriuscita di gas. Quest’ultima può essere molto pericolosa poiché può causare un’intossicazione o uno scoppio della caldaia.
  • Monossido di carbonio: un incidente che può avvenire con tutti i tipi di combustibile e può derivare sia dal fatto che le fiammelle bruciano l’ossigeno, senza che nelle stanze ci sia un ricambio d’aria, sia dall’intasamento dei tubi di scarico dei fumi.
  • Incendio del combustibile: un rischio molto alto per impianti a caldaia a gasolio.
  • Fulminazioni o incendi, provocati da corto circuiti degli impianti elettrici che alimentano la caldaia.

Guida manutenzione caldaia: cosa c’è da sapere

Sono arrivati i primi freddi e, di conseguenza, è giunto anche il momento di dare un’occhiata alla propria caldaia, per controllare che funzioni correttamente.

Un guasto alla caldaia, infatti, non solo comprometterebbe il comfort domestico, ma sarebbe anche gravoso dal punto di vista economico: una caldaia efficiente significa più risparmi in bolletta.

Ecco allora la guida manutenzione caldaia completa per una caldaia a prova di inverno!

Guida manutenzione caldaia: le norme

Innanzitutto, bisogna sapere che esistono regole specifiche riguardanti la manutenzione della caldaia, disciplinate all’interno del DPR 74/2013, un provvedimento che riguarda i controlli sui sistemi di climatizzazione e l’efficienza energetica.

Nel dettaglio, gli impianti domestici che presentano una potenza inferiore a 100 kW ma superiore ai 10 kW devono essere controllati con cadenza biennale.

Se però gli impianti sono alimentati a metano o a GPL, la periodicità di controllo è quadriennale.

La cosa migliore, comunque, è consultare le normative del proprio Comune di residenza (queste informazioni ormai si trovano facilmente anche sul portale web comunale) dal momento che, da un lato, spesso sono previste eccezioni per casi particolari e, dall’altro, talvolta è specificato dettagliatamente come effettuare la manutenzione della caldaia.

Un’ulteriore alternativa per stare sicuri consiste nel contattare direttamente il produttore o l’installatore della caldaia.

Guida manutenzione caldaia: come farla per la caldaia domestica

Come abbiamo accennato, la scelta più saggia consiste nel consultare lo Sportello Energia del proprio Comune di residenza per verificare con precisione con che frequenza devono essere effettuati gli interventi di manutenzione.

Non bisogna nemmeno dimenticare le formalità burocratiche, per esempio dove conservare il libretto di manutenzione, quali bolli occorrono per attestare che è stato eseguito un intervento di manutenzione e quali sono le eventuali informazioni in proposito da comunicare al Comune.

Occorre ricordare che la manutenzione è fondamentale per garantire la massima efficienza della vostra caldaia, ma anche per evitare di incorrere in multe – anche salate – che potrebbero esservi contestate dal vostro Comune, dal momento che spesso vengono effettuati controlli a campione in proposito, durante i quali vi si chiederà di dimostrare che gli interventi di manutenzione sono stati eseguiti nei tempi e nei modi previsti, esibendo il libretto della caldaia e le fatture dei professionisti che si sono occupati del lavoro.

Guida manutenzione caldaia: i costi

Per quanto riguarda la voce dei costi – che non poteva certo non comparire all’interno di una guida manutenzione caldaia che si rispetti – è importante sottolineare che le spese relative alla manutenzione ordinaria della caldaia dipendono sia dal territorio in cui si risiede che dalla ditta cui ci si rivolge.

In generale, comunque, i costi sono compresi in un range tra i 60 e gli 80 euro, in relazione anche ai servizi erogati dal manutentore.

Per fare un esempio concreto, la spesa sarà più elevata qualora si richiedessero al manutentore interventi extra, come il controllo delle emissioni, la sostituzione di alcuni componenti o l’estensione della garanzia.

La cosa migliore, in ogni caso, è chiedere più preventivi, in modo da rendervi conto in modo facile e veloce di quale professionista sarà in grado di assicurarvi il miglior rapporto qualità-prezzo.

Guida manutenzione caldaia: gli interventi fai da te

A dispetto del titolo di questo paragrafo, è indispensabile ricordare un precetto: nei lavori di manutenzione bisogna evitare il più possibile il fai da te, soprattutto quando non si è esperti, perché in gioco c’è non solo in comfort domestico ma la sicurezza vera e propria degli abitanti di una casa.

Fatta questa premessa, è comunque possibile effettuare dei controlli riguardanti la caldaia in autonomia, come per esempio la pulizia della caldaia con prova dei fumi.

Innanzitutto, bisogna procurarsi l’occorrente per svolgere l’operazione efficacemente e in modo sicuro, e cioè:

  • Stracci
  • Un pennello di dimensioni medie
  • Alcol
  • Una bomboletta spray di aria compressa.

A questo punto occorre spegnere la caldaia, estraendo la manipola di accensione e regolazione della fiamma.

Lo step successivo consiste nello sganciare il pannello e, con la massima cautela, individuare alcuni componenti della caldaia, ossia la serpentina che permette di trasmettere l’acqua, la graticola del bruciatore e l’ugello della fiamma pilota.

Il bruciatore si può pulire utilizzando il pennello e la bomboletta di aria compressa, facendo attenzione a rimuovere lo sporco dall’interno delle cellette che lo compongono.

Per l’ugello della fiamma pilota è invece consigliabile avvalersi dell’alcol e dello straccio, concentrandosi sull’estremità del componente, dove è presente un piccolo contatto di ceramica.

È necessario tenere presente che, se la caldaia non viene pulita per molto tempo, si troverà molto sporco, quindi è meglio detergere bene con l’alcol anche le pareti interne, per rimuovere con efficacia non solo il calcare ma anche la fuliggine che si sono depositati nel corso del tempo.

Così facendo, avrete la vostra caldaia pulita: non resta che riposizionare il pannello, inserire nuovamente le manopole, accendere la fiamma e aprire il rubinetto dell’acqua calda, in modo da controllare che la caldaia funzioni correttamente.

Come abbiamo già accennato, in ogni caso, anche le operazioni di pulizia della caldaia dovrebbero essere effettuati da tecnici specializzati, quindi se non avete alcuna esperienza e temete di commettere qualche errore meglio lasciar perdere e affidarsi a un manutentore esperto.

Guida manutenzione caldaia: l’importanza della manutenzione per l’efficienza energetica

Perché la manutenzione della caldaia è così importante?

Sicuramente, come abbiamo visto, per garantire sicurezza e comfort, per non correre il rischio di incorrere in sanzioni e, in generale per rispettare la legge.

Ma c’è un altro aspetto da considerare ed è quello dell’efficienza energetica: oggi, quando si ristruttura casa o se ne costruisce una nuova, impianti come la caldaia sono progettati per assicurare la massima efficienza dal punto di vista energetico, che ha due conseguenze importanti, ossia la riduzione dei consumi da un lato (con il conseguente risparmio in bolletta) e un maggiore rispetto per l’ambiente dall’altro, nell’ottica di promuovere un nuovo modo di abitare, più sostenibile ed ecologico.

Importanza manutenzione casa

L’importanza della manutenzione in una abitazione

Ogni giorno viviamo e svolgiamo numerose attività all’ interno di ambienti, come casa, ufficio, capannoni, industrie, dalle quali dipende la nostra salute e quella dei nostri familiari.

Col passare del tempo, ogni costruzione sia civile che industriale, necessita di interventi di ammodernamento e manutenzione, i quali coinvolgono le diverse aree degli edifici in questione: dalle facciate dell’abitazione agli impianti idraulici, elettrici e di riscaldamento, dalla pavimentazione ai sistemi di isolamento termico ed acustico.

Si tratta di investimenti importanti sia per le famiglie sia per le imprese edilizie perché non sempre è facile coniugare la qualità degli interventi ambiti con la necessità di ridurre i costi delle ristrutturazioni. E’ fondamentale rivolgersi alle imprese edili più efficaci affinchè l’investimento sia valido, duraturo, sostenibile e soprattutto in linea con le norma vigenti.

Quando arriva il momento dell’inizio dei lavori di ristrutturazione, è necessario prestare molta attenzione agli eventuali permessi da richiedere al proprio Comune di appartenenza. Solitamente, quando si appaltano i lavori ad un’impresa edile, quest’ultima ha le adeguate conoscenze e si avvale di professionisti in modo da eseguire tutti i lavori nel massimo rispetto delle regole.

Tuttavia, è bene conoscere quali siano le normative in vigore in modo da essere preparati.

Le maggiori opere di ristrutturazione riguardano le parti interne di una casa. Gli interventi che si possono compiere sono numerosi: dai  più semplici fino ad arrivare a vere e  proprie trasformazioni dell’assetto, modificando volume e disposizione delle stanze.

Un errore di valutazione che spesso purtroppo si compie, è quello di pensare che, dato che  un intervento riguarda l’interno di un’abitazione, si possa fare ciò che si vuole senza chiedere nessun tipo di permesso. In realtà non è affatto così.

Le normative che regolano gli interventi edilizi vengono attuate a livello locale: può capitare che per la stessa opera un Comune richieda dei permessi mentre altri invece no.
Per capire che tipo di autorizzazione richiedere è necessario individuare con esattezza l’intervento che deve essere effettuato. É la legge che differenzia le varie tipologie ed in particolare il Testo Unico dell’Edilizia (d.p.r 380/2001) all’articolo 3, suddividendo gli interventi edili in:
interventi di manutenzione ordinaria: sono tutte quelle opere di finitura interna ed esterna di un edificio (tinteggiatura, pulitura facciate, sostituzione pavimentazione, cambio infissi, ecc.), riparazione o sostituzione degli apparecchi igienico-sanitari e manutenzione per mantenere efficienti o integrare gli impianti tecnologici presenti (luce, acqua, ecc.).
interventi di manutenzione straordinaria: sono opere che hanno lo scopo di modificare o sostituire delle parti funzionali e strutturali di un immobile oppure per il frazionamento di un’unità abitativa o l’accorpamento di due strutture adiacenti.
interventi di restauro e di risanamento conservativo: opere di consolidamento e rinnovo per conservare le funzionalità dell’immobile.
interventi di ristrutturazione edilizia: sono tutte le opere di demolizioni e ricostruzione. Sono compresi anche gli interventi di ristrutturazione sia interna che esterna.

Manutenzione straordinaria

La manutenzione straordinaria, anch’essa definita nell’art. 6 del T.U. (lettera b del comma 3) riguarda le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino modifiche delle destinazioni di uso.

Questa norma è stata poi modificata ed ampliata dal Decreto legge n. 133 del 2014, il quale ha allargato la casistica degli interventi che rientrano nella cosiddetta manutenzione straordinaria, comprendendo  anche l’installazione di ascensori e  di scale di sicurezza, la realizzazione dei servizi igienici, la sostituzione di infissi esterni con la modifica dei materiali o delle tipologie di finestre.

Gli interventi, per poter essere qualificati come di manutenzione straordinaria, non devono alterare i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e  non devono comportare modifiche rispetto  alle destinazioni d’uso. Quindi non possono comportare, ad esempio, un passaggio da civile abitazione ad ufficio o viceversa.

Documentazione richiesta per interventi di manutenzione straordinaria

Per interventi di manutenzione straordinaria, i quali non prevedono modifiche della struttura, è necessario presentare la C.I.L.A. (Comunicazione Inizio Lavori Asseverata). Si tratta di una pratica introdotta nel 2010 con la Legge 73.

Essendo una comunicazione, non necessita dell’approvazione del Comune. E quindi i lavori possono iniziare da subito. Viene presentata dal proprietario  presso il Comune (Sportello Unico per l’Edilizia SUE) territorialmente competente.Può essere presentata anche dall’inquilino che utilizza l’immobile in base ad un contratto di affitto con il consenso del proprietario dell’immobile.

Anche un professionista abilitato, (architetto, geometra, ingegnere) può presentare la CILA, se delegato da uno dei titolari. Il coinvolgimento di un professionista abilitato è necessario comunque per la compilazione delle dichiarazioni ed asseverazioni di sua competenza. Il tecnico, infatti, dichiara che le opere realizzate tramite Cila rispettano la normativa in materia e realizza gli elaborati grafici (planimetrie, sezioni, prospetti etc.).

Nei casi in cui nelle opere di manutenzione straordinaria rientrino interventi non contemplati, per la ricostruzione edilizia, risanamento conservativo e restauro, è necessario presentare una S.C.I.A. (segnalazione certificata di inizio attività).

La Segnalazione Certificata di Inizio Attività è entrata in vigore il 31 luglio del 2010 sostituendo la D.I.A (denuncia di inizio attività). Successivamente con il decreto legislativo 126/2016 e 222/2016 (decreto SCIA 2) il Governo ha introdotto un ulteriore snellimento burocratico con la S.C.I.A. unica e S.C.I.A. condizionata per facilitare tutte le operazioni di richiesta.
Le ultime modifiche introdotte alla nuova legislatura riguardano gli interventi realizzabili mediante la S.C.I.A.  quali:
interventi di manutenzione straordinaria delle parte strutturali dell’immobile;
interventi per il restauro e la conservazione delle parte strutturali dell’immobile;
ristrutturazione edilizia che non preveda variazioni volumetriche, cambio di sagoma o modifiche della destinazione d’uso dell’immobile.
La S.C.I.A. può essere presentata solamente da un tecnico abilitato in forma telematica presso lo sportello unico per le attività produttive (SUAP). E’ stata introdotta una standardizzazione della modulistica per tutti i comuni: le Amministrazioni sono obbligate a pubblicare sul proprio sito, sia i moduli, sia tutte le informazioni sull’eventuale documentazione da allegare. Le amministrazioni non possono pretendere dal richiedente documentazione non prevista dell’elenco pubblicato online.
La validità della S.C.I.A. prende il via dal giorno che viene protocollata ed il richiedente riceverà per via telematica una ricevuta. Anche senza ricevuta la S.C.I.A. ha comunque validità.

Il vantaggio di questo permesso è di non avere tempi di attesa: se la modulistica presentata è corretta e supera una verifica preliminare, il richiedente può iniziare subito i lavori. L’amministrazione competente ha invece 60 giorni (30 per l’edilizia) di tempo dal momento che ha ricevuto la S.C.I.A, per effettuare tutte le verifiche del caso ed accertare la regolarità della documentazione presentata. Decorso il termine, se l’Amministrazione non effettua nessun atto di sospensione, non può prendere provvedimenti tranne per il sopraggiungere di un pericolo o danno all’ambiente, alla salute, alla sicurezza pubblica o al patrimonio artistico-culturale.
Una volta che i lavori sono terminati il richiedente deve depositare la Comunicazione di Fine Lavori. È necessario anche allegare un certificato di collaudo redatto dal tecnico incaricato, per certificare la conformità dei lavori con il progetto presentato all’inizio. Nel collaudo potrà anche essere inserita la dichiarazione dell’eventuale variazione catastale oppure un documento con cui si accerta che le opere effettuate non hanno portato a nessuna modifica.

Manutenzione ordinaria

Secondo l’Art. 6 del Testo Unico sull’Edilizia (T.U.) rientrano nella manutenzione ordinaria, “gli interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici o necessari ad integrare/mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti”.

Si tratta di opereeseguite senza alcun titolo abilitativo quindi non occorre la richiesta di nessun tipo di permesso né di una comunicazione di inizio lavori. E’necessario prestare comunque attenzione perché alcuni Comuni potrebbero, anche in questi casi, richiedere una semplice comunicazione oppure pretendere l’invio della modulistica unificata C.I.L. (comunicazione di inizio lavori).

Per impianti tecnologici si intendono gli impianti di riscaldamento, di condizionamento, quello idrico-sanitario (scarichi, adduzione acqua cucina e bagno), ricambio aria, elettrico, gas cottura ed evacuazione fumi (canna fumaria o camino).

Tra le opere di manutenzione ordinaria vi sono:

  •  demolizione e ricostruzione dei pavimenti, degli intonaci dei tramezzi e degli stessi tramezzi qualora vengano demoliti per essere ricollocati esattamente allo stesso punto dell’originale;
  •  sostituzione delle porte interne e degli infissi esterni (porte, finestre e lucernari);
  •  tinteggiatura delle pareti interne ed esterne o dei soffitti. Occorre fare attenzione agli edifici vincolati dalla Soprintendenza ai beni architettonici, per i quali è richiesta una specifica autorizzazione (nullaosta), anche nel caso di ripristino delle pitture o dell’intonaco in rapporto a decorazioni ed affreschi di edifici storici.
  •  sostituzione della caldaia o dei radiatori,  riparazione della recinzione, l’installazione di tende da sole,  sostituzione o riparazione di camini,  sostituzione dei sanitari, riparazione dell’impianto elettrico, di riscaldamento o del gas;
  • installazione o sostituzione di citofoni, videocitofoni, antenne o telecamere, tende, ringhiere, parapetti, cancellate, recinzioni, muri di cinta, grondaie, davanzali, cornicioni, tegole.
  •  riparazione e/o sostituzione delle canalizzazioni fognarie senza apportare modifiche al percorso o alle dimensioni delle tubazioni.
  • interventi volti all’eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di ascensori esterni, oppure di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio; 

Essendo stata abolita la CIL, Comunicazione Inizio Lavori non occorre presentare una comunicazione neanche per:

  •  opere dirette a soddisfare obiettive esigenze temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni (ad esempio i ponteggi);
  • opere di pavimentazione e di finitura di spazi interni ed esterni (ad esempio il ripristino, rifacimento e tinteggiatura facciate), anche per aree di sosta,  realizzazione di intercapedini interamente interrate e non accessibili o vasche di raccolta delle acque;
  • trattamento dei ferri di armatura arrugginiti;
  •  montaggio di pannelli solari, impianti fotovoltaici, a servizio degli edifici al di fuori del centro storico;
  •  posa in opera di aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree degli edifici appropriate.
  •  rifacimento dell’impianto elettrico, idrico, di riscaldamento, di condizionamento e climatizzazione all’interno del singolo appartamento o anche dell’intero fabbricato. E’ fondamentale sapere che per i nuovi impianti termici è obbligatorio il deposito della legge 10 a firma di un professionista per garantire il risparmio energetico. Invece per i nuovi impianti elettrici, gas e riscaldamento occorre redigere la dichiarazione di conformità
  • a cura dell’installatore.

Tutte le opere sopracitate non richiedono alcun titolo edilizio.

Titoli abilitativi per interventi di manutenzione ordinaria

La manutenzione ordinaria, come prescritto dall’art.6 del Testo Unico, rientra tra gli interventi di attività edilizia libera. Per questo motivo non è soggetta a richiesta di titoli abilitativi al Comune, tranne nel caso di interventi sulla facciata, in cui bisogna verificare la presenza di vincoli paesaggistico-ambientali o di Piano del Colore. In questi casi, occorre presentare relativa comunicazione allo Sportello Unico dell’Edilizia.

Si consiglia  sempre di inviare una comunicazione in carta semplice al Comune, al momento dell’inizio dei lavori ed al termine degli stessi.

Rimane l’obbligo di rispetto delle prescrizioni in materia di sicurezza e della notifica preliminare all’ASL  nel caso in cui intervenga più di una impresa anche non contemporaneamente.

Nel caso in cui ci fosse la necessità di installare su suolo pubblico opere provvisionali, come ponteggi, sarà necessario presentare preventivamente la richiesta di Occupazione di suolo Pubblico e pagare i relativi oneri.

Sei di Milano ed hai bisogno di effettuare lavori di manutenzione in casa? Contattaci!

Ristrutturazione casa: 5 cose fondamentali da sapere

Ristrutturazione casa: 5 cose fondamentali da sapere

Effettuare una ristrutturazione casa vuol dire stravolgere uno spazio abitativo. Si parte da un ambiente per ottenerne un altro diverso. Nella maggior parte dei casi non si ha davvero in mente il risultato finale del progetto di ristrutturazione della casa.

5 cose fondamentali da sapere prima di ristrutturare casa

Prima di ristrutturare casa è fondamentale:

  1. Avere un progetto chiaro in mente. Prima di eseguire lavori di ristrutturazione casa bisogna aver ben chiaro in mente cosa si vuole realizzare. Ci si lascia spesso prendere da ciò che si vede in tv o sulle riviste per riprodurlo esattamente nel proprio appartamento.

Meglio tenere quelle foto (quasi tutte provenienti da showroom o da rendering) solo come spunto e concentrarsi sulla realtà della propria ristrutturazione.

Rivolgiti ad un unico professionista in grado di coordinare l’intero progetto. Un referente unico che sia in grado di recepire le tue esigenze ed i tuoi desideri, che sappia tradurli in proposte realistiche e quantificabili, che possa interfacciarsi con diversi professionisti evitando sovrapposizioni o scavalcamenti di competenza. Egli deve essere in grado di  occuparsi al tuo posto delle mille magagne ed incombenze che capitano ogni giorno in un cantiere aperto

2. Stabilisci un budget per i lavori di ristrutturazione casa. Hai intenzione di commissionare i lavori ad una ditta specializzata? Tieni in mente la cifra massima che puoi permetterti di spendere. Spesso si commette l’errore di iniziare la ristrutturazione e sforare di tanto il budget iniziale, perché, ad esempio, non si è valutato prima il costo degli arredi.

La soluzione ideale è quella di affidarti ad un’impresa che fornisca un servizio completo.

3. Controlla lo stato della struttura da ristrutturare.  Se vuoi acquistare un immobile vecchio, per evitare brutte sorprese rivolgiti ad un ingegnere in grado di verificare se la struttura sia portante o meno.

Il professionista incaricato farà una diagnosi per accertarsi che non ci siano crepe o altre fessure anomale. Nel caso in cui lo stabile necessiti di interventi, è bene far redigere un preventivo, così da valutare se conviene investire nell’acquisto oppure è meglio demolire e ricostruire.

Quando si decide di ristrutturare casa, bisogna pensare anche ai fenomeni sismici che si sono verificati, con una certa frequenza, negli ultimi anni. Per questa ragione è importante effettuare tutti gli interventi necessari per consolidare la struttura da questo punto di vista: ad esempio, rinforzare i muri attraverso sostegni in cemento armato, ridurre la deformabilità dei solai, introdurre dissipatori in grado di dissipare l’energia sismica che attraversa la struttura.

Controlla sempre che nell’immobile non siano presenti tracce di umidità o di muffa. Si tratta di un inconveniente frequente dovuto, nella maggior parte dei casi, ad infiltrazioni che, a lungo andare, potrebbero causare danni molto seri. In casi del genere, si procede, ad esempio, con un intervento di impermeabilizzazione.

Per effettuare lavori di ristrutturazione simili è necessario affidarsi a personale qualificato ed esperto.

4. Verifica i permessi. Prima di iniziare i lavori è necessario richiedere al Comune alcuni permessi che variano in base alla tipologia di ristrutturazione che si intende realizzare:

  • per gli interventi di manutenzione ordinaria relativi, ad esempio, a sostituzione o riparazione di finiture già esistenti non è necessario alcun tipo di permesso;
  • per i lavori di manutenzione straordinaria leggera, ovvero spostamenti di muri non portanti, sostituzione di fognature, frazionamento di unità immobiliari, ecc. (a patto di non modificare il volume totale e la destinazione d’uso) il tecnico professionista dovrà richiedere la Cila (comunicazione di inizio lavori asseverata);
  • per interventi su parti strutturali portanti dell’edificio, ad esempio l’abbattimento di pilastri, travi e solai, il rifacimento del tetto, bisogna richiedere il permesso di costruire o la Scia (segnalazione certificata di inizio attività).

In caso di omessa Comunicazione preventiva si incorre in una sanzione pecuniaria di 1000 euro da corrispondere insieme alla relativa CILA o SCIA in sanatoria (o accertamento di conformità).

Nel caso di Comunicazione inviata con i lavori ancora in corso (CILA o SCIA tardiva) si ricorre ad una sanzione ridotta di 333 euro.

Se i lavori effettuati non rispettano le conformità urbanistiche o catastali, la sanzione può aumentare di molto e si può incorrere anche nell’obbligo di demolire/risanare quanto fatto.

5. Usufruire degli incentivi messi a disposizione dallo Stato. Clicca quì.

Hai deciso di ristrutturare casa? Contattaci e ti seguiremo passo dopo passo!

Bonus ristrutturazione: le novità della Legge di Bilancio 2022

Bonus ristrutturazione: le novità della Legge di Bilancio 2022

La manovra 2022 proroga il pacchetto delle agevolazioni per i lavori edilizi fino al 31 Dicembre 2024.

Le novità per i bonus casa sono diverse. Vediamole insieme.

Quali sono le novità previste dal bonus ristrutturazione 2022?

La Legge di Bilancio 2022 proroga tutte le agevolazioni per la casa, senza novità per quanto riguarda il bonus ristrutturazioni: non cambia il meccanismo di funzionamento né l’aliquota di detrazione o le spese ammesse all’agevolazione.

Il bonus ristrutturazione viene prorogato per fino al 31 Dicembre 2024 senza modifiche corpose rispetto al 2021: fino al 31 Dicembre è possibile fare i lavori di recupero edilizio usufruendo della detrazione IRPEF al 50%.

I seguenti Bonus sono stati prorogati senza modifiche:

LEGGI ANCHE: Bonus idrico 2021, in attesa della piattaforma

Interventi ad hoc sono stati fatti invece sul:

  • Bonus Mobili, il cui tetto di spesa massima scende a 10.000 euro per il 2022,
  • sul Bonus Facciate, il qualepasserà da una detrazione del 90 ad una del 60% sulle spese sostenute.
  • sul Superbonus 110%

Il Bonus ristrutturazione invece è una delle agevolazioni più richieste dai cittadini che decidono di fare i lavori in casa. E’ stato prorogato fino al 31 Dicembre 2024 senza sostanziali modifiche rispetto alla normativa attuale. E’ valido per le spese sostenute dal 26 Giugno 2012 e fino al 31 Dicembre 2024. Fino al 2024 quindi è possibile beneficiare della detrazione fiscale del 50% ed entro il limite di 96.000 euro di spesa (a meno che non ci siano modifiche con le future Leggi di Bilancio).

Tra le regole riguardo gli adempimenti, rimane obbligatoria la comunicazione all’ENEA entro 90 giorni dalla data in cui si sono conclusi i lavori per gli interventi che comportano un risparmio energetico.

Rimane la possibilità di usufruire del Bonus Ristrutturazione in tre modi, quali:

  • detrazione in 10 anni nella propria dichiarazione dei redditi;
  • cessione del credito a terzi, banche comprese;
  • sconto in fattura, se l’impresa che ha effettuato i lavori è d’accordo.

Ci sono anche nuovi adempimenti per chi opta per la cessione del credito e lo sconto in fattura: il decreto Anti-frode (DL 157/2021) ha esteso l’obbligo di visto di conformità ed asseverazione della congruità dei prezzi a tutti i bonus edilizi usufruiti nelle modalità alternative alla detrazione.

Quali spese sono ammesse con il Bonus Ristrutturazione 2022?

Con il Bonus Ristrutturazione 2022 sono ammesse le spese per effettuare:

  • interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, effettuati su tutte le parti comuni degli edifici residenziali o sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali e sulle loro pertinenze;
  • interventi necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi;
  • interventi relativi alla realizzazione di autorimesse o posti auto;
  • lavori finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche (ascensori o montacarichi, installazione di strumenti idonei alla mobilità interna ed esterna di portatori di handicap gravi);
  • interventi relativi all’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi (cancelli, grate, porte blindate, casseforti, fotocamere collegate a vigilanza privata, );
  • interventi finalizzati alla cablatura degli edifici ed al contenimento dell’inquinamento acustico;
  • interventi effettuati per il conseguimento di risparmi energetici;
  • interventi per l’adozione di misure antisismiche come opere per la messa in sicurezza statica;
  • interventi di bonifica dall’amianto ed opere per evitare gli infortuni domestici;
  • riparazione di impianti per la sicurezza domestica (ad esempio, la sostituzione del tubo del gas o la riparazione di una presa malfunzionante);
  • installazione di apparecchi di rilevazione di gas;
  • monitoraggio di vetri anti-infortunio;
  • installazione di corrimano;
  • sostituzione di porte interne.

Tra le spese detraibili rientrano anche:

  • le spese per la progettazione e le altre prestazioni professionali connesse;
  • le spese per prestazioni professionali comunque richieste dal tipo di intervento;
  • le spese per la messa in regola degli edifici ai sensi del DM 37/2008 – ex legge 46/90 (impianti elettrici) e delle norme Unicig per gli impianti a metano (legge 1083/71);
  • le spese per l’acquisto dei materiali;
  • il compenso corrisposto per la relazione di conformità dei lavori alle leggi vigenti;
  • le spese per l’effettuazione di perizie e sopralluoghi;
  • l’imposta sul valore aggiunto, l’imposta di bollo e i diritti pagati per le concessioni, le autorizzazioni e le denunzie di inizio lavori;
  • gli oneri di urbanizzazione;
  • gli altri eventuali costi strettamente collegati alla realizzazione degli interventi nonché agli adempimenti stabiliti dal regolamento di attuazione degli interventi agevolati (decreto n. 41 del 18 febbraio 1998).

Chi può richiedere il Bonus Ristrutturazioni 2022?

Non ci sono sostanziali novità in merito ai soggetti che possono richiedere il Bonus Ristrutturazioni 2022.

L’agevolazione fiscale può essere richiesta da tutti i contribuenti soggetti al pagamento delle imposte sui redditi, residenti o non residenti in Italia.

La detrazione del 50% sull’IRPEF può essere richiesta sia dal proprietario dell’immobile sia dal titolare dei diritti di godimento e da coloro che ne sosterranno le spese.

I beneficiari della detrazione fiscale 2022 sono:

  • proprietari o nudi proprietari;
  • titolari di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);
  • locatari o comodatari;
  • soci di cooperative divise e indivise;
  • imprenditori individuali, per gli immobili non rientranti fra i beni strumentali o merce;
  • soggetti che producono redditi in forma associata (società semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice e soggetti a questi equiparati, imprese familiari), alle stesse condizioni previste per gli imprenditori individuali.

Se è stato stipulato un contratto preliminare di vendita – compromesso – chi ha comprato l’immobile può usufruire del Bonus nei seguenti casi:

  • è stato immesso nel possesso dell’immobile;
  • esegue i lavori di ristrutturazione a proprio carico;
  • è stato regolarmente registrato il compromesso.

L’agevolazione fiscale sui lavori di ristrutturazione può essere richiesta anche da chi esegue lavori in proprio sull’immobile relativamente alle spese sostenute per l’acquisto del materiale.

Quali sono i documenti da conservare?

Per richiedere la detrazione fiscale bisogna indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali dell’immobile.

Nello specifico, i documenti relativi all’immobile che il contribuente dovrà conservare per presentare facendo richiesta presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate sono:

  • domanda di accatastamento;
  • ricevute di pagamento dell’imposta comunale ICI-IMU;
  • delibera dell’assemblea per l’esecuzione dei lavori (parti comuni edifici residenziali) e tabella della ripartizione delle spese;
  • dichiarazione di consenso all’esecuzione dei lavori;
  • concessioni, autorizzazioni allo svolgimento dei lavori o dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà indicante data di inizio dei lavori e compatibilità con le spese ammesse al Bonus Ristrutturazioni.

Per poter usufruire del Bonus Ristrutturazione è necessario che i pagamenti siano effettuati con bonifico bancario o postale. Nel bonifico dovranno essere indicati i seguenti dati:

  • causale del versamento: Bonifico relativo a lavori edilizi che danno diritto alla detrazione prevista dall’articolo 16-bis del Dpr 917/1986;
  • codice fiscale del beneficiario della detrazione;
  • codice fiscale o Partita IVA del beneficiario del pagamento.

Il Bonus Ristrutturazioni può essere richiesto anche se i lavori sono stati pagati con un finanziamento. Il contribuente in questo caso può richiedere lo sconto IRPEF del 50% ma la società finanziaria dovrà pagare tramite bonifico, seguendo tutte le indicazioni per la compilazione (indicando il CF del soggetto per il quale si effettua il pagamento) e il titolare dell’agevolazione fiscale dovrà conservare la ricevuta del bonifico.

Sei di Milano e vuoi ristrutturare casa usufruendo dei Bonus sopra indicati? CONTATTACI.

Sconto in fattura e Cessione del credito: vantaggi e differenze

Sconto in fattura e Cessione del credito: vantaggi e differenze

Il Decreto Rilancio, oltre all’Ecobonus ed al Superbonus al 110%, ha introdotto lo sconto in fattura e/o la cessione del credito agli istituti di credito o altri intermediari finanziari.

Sconto in fattura: di cosa si tratta?

Tramite i classici bonus puoi portare in detrazione parte o tutte le spese sostenute per differenti interventi edili ed impiantistici. In pratica, recuperi in più anni, parte o tutte le spese sostenute tramite degli “sconti” sulle tasse.

Facciamo un esempio di detrazione priva di sconto in fattura e cessione del credito.

Immagina di ristrutturare casa e di spendere 10.000 €. Sfruttando, ad esempio il bonus ristrutturazioni al 50%, l’Agenzia delle Entrate ti restituirà il 50% di quanto hai speso in 10 anni, tramite le detrazioni sulle tasse IRPEF che verserai allo Stato.

Quindi, per i 10 anni successivi all’intervento, pagherai 500 € di tasse in meno ogni anno: 500 € x 10 anni= 5.000 € (il 50 % di 10.000 €). In questo caso, dovrai pagare il tutto entro la fine dei lavori e in seguito i soldi ti verranno restituiti scalandoli dalle tasse.

Grazie allo sconto in fattura, spenderesti soltanto 5.000 €. Il restante 50% dei 10.000 € ti verranno anticipati dall’impresa che a sua volta li riprenderà dalla banca.
Il credito si puo anche “vendere” agli istituti bancari, che pero non lo acquista in parità, ma con percentuali diverse da istituto ad istituto.

Vale lo stesso nel caso del Superbonus al 110%. Ma in questo caso puoi decidere la restituzione del 110% di quanto hai speso in soli 5 anni, oppure farti anticipare il 100% dall’impresa.

Il Decreto ti permette di beneficiare dello sconto in fattura per le spese sostenute da luglio 2020 fino a dicembre 2021. Quindi di deve far riferimento al criterio di cassa: non conta la data di inizio dei lavori, ma è importante la data del pagamento della prestazione.

Ad esempio, i pagamenti effettuati a dicembre 2020 per un intervento iniziato a febbraio 2020, potranno fruire dello sconto in fattura e della cessione del credito. Questo nel caso di privati.

Le imprese individuali, le società e gli enti commerciali, dovranno far riferimento al criterio di competenza: farà fede la data di fine lavori, indipendentemente dall’avvio e dalla data dei pagamenti.

Sconto in fattura e/o cessione del credito?

Secondo l’art. 121, comma 1 del Decreto Rilancio, in alternativa alla detrazione, potrai optare:

–  Contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto fino ad un importo massimo pari al corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore, il quale ha effettuato gli interventi e da quest’ultimo recuperato sotto forma di credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari;

–  Trasformazione del corrispondente importo in credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari.”

Qual è la differenza tra sconto in fattura e cessione del credito?

Tramite lo sconto in fattura, l’impresa che ti realizzerà i lavori ti anticiperà la spesa detraibile, quindi non dovrai versare granchè. A sua volta, l’impresa potrà cedere o meno il credito alle banche o ad altri intermediari.

Nel secondo caso potrai cedere direttamente il tuo credito a terzi, quindi oltrepassando le imprese ed i fornitori.

Questo credito potrà essere ceduto illimitatamente a qualsiasi soggetto.

La vera forza dell’iniziativa sta nella possibilità di cedere il credito agli intermediari finanziari. Potrai realizzare alcuni interventi con limitati impieghi di denaro ed altri, addirittura, “gratis“. Questo meccanismo era già presente, ma in passato non si poteva cedere il credito agli istituti  e poche imprese potevano permettersi di anticipare i soldi ai clienti.

Potranno sfruttare lo sconto in fattura anche coloro che non sono tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi o che comunque versano poche imposte IRPEF.

Potresti richiedere anche uno sconto “parziale”. In pratica, a fronte di una spesa di 30.000 euro, potresti chiedere al fornitore uno sconto di una sola quota, ad esempio pari a 10.000 euro.

Il fornitore maturerà un credito d’imposta pari a 11.000 euro. Tu potrai far valere in dichiarazione una detrazione pari a 22.000 euro (110 per cento di 20.000 euro rimasti a tuo carico).

Nel caso in cui più soggetti sostengano delle spese riguardanti interventi realizzati sul medesimo immobile, ciascuno potrà decidere se fruire direttamente della detrazione o esercitare le opzioni previste, indipendentemente dalla scelta operata dagli altri.

Sconto in fattura: a quali interventi si può applicare?

L’articolo 121, stavolta al comma 2, elenca gli interventi che beneficiano dello sconto in fattura e della cessione del credito:

a) Recupero del patrimonio edilizio di cui all’articolo 16-bis, comma 1, lettere a) e b), del testo unico a) recupero del patrimonio edilizio di cui all’articolo 16-bis, comma 1, lettere a) e b), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;

b) efficienza energetica di cui all’articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90 e di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 119;

c) Adozione di misure antisismiche di cui all’articolo 16, commi da 1-bis a 1-septies del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, e di cui al comma 4 dell’articolo 119;

d) Recupero o restauro della facciata degli edifici esistenti, ivi inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna, di cui all’articolo 1, comma 219, della legge 27 dicembre 2019, n. 160;

e) Impianti fotovoltaici di cui all’articolo 16-bis, comma 1, lettera h) del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ivi compresi gli interventi di cui ai commi 5 e 6 dell’articolo 119 del presente decreto;

f) Colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici di cui all’articolo 16-ter del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, e di cui al comma 8 dell’articolo 119;

Potrai sfruttare lo sconto in fattura per:

  • Bonus Ristrutturazioni, destinato agli interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia. Rientrano in questo bonus, anche le spese relative ad interventi di manutenzione ordinaria sulle sole parti comuni condominiali.
  • Ecobonus al 110%
  • Ecobonus al 50%, 65%: sostituzione degli infissi, della caldaia a condensazione, installazione del cappotto, dei pannelli solari.
  • Sismabonus, sugli edifici edificati nelle zone sismiche 1, 2 e 3
  • Bonus Facciate
  • Sostituzione o nuova installazione di impianti fotovoltaici e relativi accumuli
  • Posa di colonnine per la ricarica delle auto elettriche, le quali beneficiano delle detrazioni al 110 % se installate contestualmente ad uno dei tre interventi trainanti dell’Eco-bonus al 110%.

Sono esclusi dallo sconto in fattura, il bonus mobili ed il bonus verde.

Hai intenzione di usufruire dello sconto in fattura? Uno dei nostri tecnici, redigerà le pratiche edilizie, quelle energetiche, quelle strutturali oltre alle varie asseverazioni tecniche:

  • l’attestato di prestazione energetica APE ante e post intervento, asseverando il salto di due classi sotto forma di dichiarazione asseverata;
  • dichiarazione che le opere realizzate ricadono tra quelle agevolabili
  • verifica della congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati

Quando il professionista avrà raccolto tutti questi documenti,  nel caso di sconto in fattura e/o cessione del credito, dovrai ottenere un visto di conformità rilasciato da un intermediario abilitato: commercialista, esperto contabile, consulente del lavoro, responsabile del Caf .

Tramite questo visto, l’intermediario verificherà che il tecnico abbia prodotto tutte le asseverazioni, le attestazioni e che possieda la polizza assicurativa obbligatoria.

La volontà di utilizzare questi strumenti deve essere trasmessa entro il 16 marzo dell’anno successivo a quello in cui sono state sostenute le spese.

Nel caso avessi della cessione del credito in prima persona, dovrai valutare le varie proposte delle banche o di quelle aziende che, avendo grossi fatturati, intendono aderire all’iniziativa.

Per validare la cessione del credito dovrai comunicare annualmente all’Agenzia delle Entrate:

  •  i dati del cessionario (impresa o fornitore a cui hai ceduto il credito),
  •  l’accettazione da parte di quest’ultimo del credito ceduto
  •  l’importo del credito, spettante sulla base delle spese sostenute entro il 31 dicembre dell’anno precedente. In mancanza di questa comunicazione, la cessione del credito è inefficace.

Tale credito potrà essere utilizzato dal cessionario solo dopo la relativa accettazione, che deve avvenire attraverso il “cassetto fiscale”. L’accettazione ed il rifiuto non possono essere parziali e sono irreversibili. Il cessionario potrà utilizzarli in compensazione tramite modello F24.

A sua volta, se il cessionario volesse cedere il credito ricevuto, dovrà comunicarlo all’Agenzia delle Entrate utilizzando la stessa procedura.

Anche in questo caso dovrai inviare un’apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate. Il fornitore, impresa o intermediario recupererà lo sconto come credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione tramite modello F24, in cinque quote annuali.

Hai intenzione di effettuare uno dei seguenti interventi? Richiedi subito un preventivo gratuito ed i nostri tecnici specializzati ti seguiranno passo dopo passo.

  • Manutenzione edilizia degli edifici
  • soluzioni per l’efficienza energetica
  • Tecniche di demolizione e sicurezza
  • Riorganizzazione spazi architettonici
  • Normativa e redazione SCIA
I lavori senza burocrazia: le novità del Glossario Unico di edilizia libera

I lavori senza burocrazia: le novità del Glossario Unico di edilizia libera

Grazie al nuovo Glossario Unico delle opere di edilizia libera (entrato in vigore il 7 Aprile 2018), gli interventi che non hanno bisogno di autorizzazioni sono stati finalmente elencati.

Si tratta di uno strumento normativo che ha permesso di chiarire molti dubbi e di sciogliere ostacoli burocratici attraverso l’organizzazione dei lavori in 12 specifiche categorie.

La redazione del Glossario Unico rappresenta il primo capitolo di una serie di iniziative simili, attualmente in lavorazione, dedicate rispettivamente alle opere edilizie realizzabili mediante CILA, SCIA, Permessi di costruire e SCIA alternativa al Permesso di costruire.

Non è necessario richiedere titoli abitativi al comune di residenza per intraprendere uno dei lavori compresi nelle categorie di interventi ma rimane ferma la necessità di rispettare le regole e le norme previste dagli strumenti urbanistici, dalle normative antisismiche, di sicurezza e di risparmio energetico, solo per citarne alcune.

I vantaggi sono evidenti soprattutto per quanto riguarda gli interessi del committente, che vede semplificare tutto il processo di realizzazione di un lavoro, con una riduzione dei costi.

Con il Glossario risulta anche più facile mettere in relazione i bonus fiscali dedicati alle ristrutturazioni ed alle riqualificazioni.

Quali sono i vantaggi per il committente?

Il cosiddetto “Glossario per l’edilizia” ha l’indubbio vantaggio di elencare in maniera piuttosto chiara, anche per i non addetti ai lavori, le opere non soggette a pratica edilizia e quelle soggette a semplice CIL o CILA.

Altro aspetto positivo è che unifica le regole in tutta Italia, cosicchè i Comuni non potranno imporre localmente aggravi burocratici alle procedure, con indubbio risparmio di tempo e costi per la presentazione delle pratiche.

Quali sono i vantaggi per il progettista?

Grazie al Glossario, il progettista ha un utile e definito riferimento normativo. Infatti salvo alcuni casi limitati, che sono oggetto di sentenze e ricorsi al Tar, vi è una maggior certezza della norma rispetto al passato, condizione indispensabile per lavorare con serenità.

Il Glossario non ha stravolto le categorie di opere ricadenti o meno in attività di edilizia libera, quanto, piuttosto, ha semplificato le interpretazioni. Adesso, per molti piccoli interventi, si ha la certezza della non necessità di permessi.

Da non sottovalutare anche come la diminuzione della burocrazia si rifletta positivamente sul lavoro del progettista, perché possibile concentrarsi a tempo pieno sul progetto anziché sulla “scartoffie inutili”.

Quali sono le opere realizzabili in regime di attività di edilizia libera?

Il nuovo Glossario Unico di Edilizia libera comprende 58 tipologie di intervento, classificate in 12 categorie di lavori:

  1. Manutenzione ordinaria
  2. Pompe di calore di potenza termica utile nominabile inferiore a 12 kW
  3. Depositi di gas di petrolio liquefatti di capacità complessiva non superiore a 13 mc
  4. Eliminazione delle barriere architettoniche
  5. Attività di ricerca nel sottosuolo
  6. Movimenti di terra
  7. Serre mobili stagionali
  8. Pavimentazione di aree pertinenziali
  9. Pannelli fotovoltaici a servizio degli edifici
  10. Aree ludiche ed elementi di arredo delle aree di pertinenza
  11. Manufatti leggeri in strutture ricettive
  12. Opere contingenti temporanee

Tra gli interventi in edilizia libera i più diffusi sono la sistemazione degli spazi esterni, con arredi da giardino e per il tempo libero (per esempio, barbecue, cucce per cani, pavimentazioni nel rispetto dell’indice di permeabilità, gazebo e pergolati di limitate dimensioni); il rinnovamento di pavimentazioni e rivestimenti interni e l’installazione di alcuni nuovi impianti (ad esempio, quello solare e con pompe di calore aria-aria sino a 12 kW).

In aree vincolate per notevole interesse pubblico come bellezza panoramica, oggi è possibile aprire un lucernario sul tetto senza opere strutturali, installare tende parasole in facciate e spazi pertinenziali, collocare in giardino una serra ad uso domestico di massimo 20 mq, installare pannelli solari o fotovoltaici non visibili dagli spazi pubblici, montare piccoli impianti tecnologici (come climatizzatori, caldaie, antenne e parabole), purchè in posizione non visibile dallo spazio pubblico.

Per gli interventi di edilizia libera che godono dei bonus casa, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che occorre presentare una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui indicare la data di inizio dei lavori.

Per saperne di più:

Manutenzione ordinaria: interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti (pavimentazioni interne ed esterne, intonaci interni ed esterni, elementi decorativi delle facciate, serramenti interni ed esterni, inferriate, elementi di rifinitura delle scale, parapetti, manti di copertura, impianti elettrici, igienici, idrosanitari, di illuminazione, protezione antincendio, climatizzazione, estrazione fumi).

Pompe di calore: interventi di installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento e(o messa a norma delle pompe di calore aria-aria di potenza termica utile nominale inferiore a 12 kW.

Eliminazione delle barriere architettoniche: interventi volti all’eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di ascensori esterni o di manufatti che alternino la sagoma dell’edificio.

Questo significa che ascensori e montacarichi, in regime di edilizia libera, possono essere installati, riparati, sostituiti, rinnovati o messi a norma purchè il lavoro non incida sulla struttura portante dell’edificio.

Pavimentazione di aree pertinenziali: opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta, che siano contenute entro l’indice di permeabilità, ove stabilito dallo strumento urbanistico comunale, ivi compresa la realizzazione di intercapedini interamente interrate e non accessibili, vasche di raccolta delle acque, locali tombati.

Pannelli fotovoltaici: a servizio degli edifici, da realizzare al di fuori della zona A di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n°1444.