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Porta d’ingresso: guida alla scelta del modello giusto

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Porta d’ingresso: guida alla scelta del modello giusto

Porta d’ingresso: guida alla scelta del modello giusto

La porta d’ingresso si differenzia da quelle interne per le dotazioni di sicurezza ed i sistemi di isolamento ma dal punto di vista estetico ne riprende design e finiture.

In passato è stata spesso trascurata per il suo scarso appeal estetico. In questi ultimi anni la porta di sicurezza per l’ingresso è un elemento a cui si presta sempre maggiore attenzione perché deve armonizzarsi alle scelte stilistiche che riguardano la casa. Questa “rinascita” nella direzione dello stile parte dall’utilizzo delle cerniere a scomparsa, che permettono di realizzare porte dalle linee pulite, come ad esempio le filo muro e quelle con telaio complanare all’anta, per un effetto boiserie.

Il primo aspetto da valutare nell’acquisto della porta blindata è dunque come coniugare design e sicurezza in termini del tutto soggettivi. Una vera sfida che trova risposta nelle numerose proposte dei produttori: così tante che ogni porta è realizzata su misura, anche per quanto riguarda la dotazione di tenuta ed antieffrazione.

Come è fatta una porta d’ingresso?

Una porta di sicurezza per l’ingresso è composta da una serie di elementi, nascosti dal rivestimento, i quali ne determinano robustezza e resistenza ai tentativi di effrazione. All’interno dell’anta, la porta contiene una lamiera di acciaio zincato (singola o doppia) ed ulteriori profili di rinforzo.

Il metallo è utilizzato anche per altri elementi che, nell’insieme, determinano l’equipaggiamento di sicurezza ed il grado di resistenza della porta.

Nel complesso la porta blindata è formata da tre parti (controtelaio, telaio e scocca), alle quali si aggiunge il rivestimento esterno presente su entrambe le facce.

Il controtelaio detto anche falso telaio riveste lo spessore della parete lungo il vano porta e viene coperto dal telaio. E’ in lamiera di acciaio zincato con spessore tra 1,5 ed i 2 mm. Viene fissato alla muratura per mezzo di robuste zanche cementate. Per velocizzare la posa, in alternativa, si possono utilizzare tasselli ad espansione o ad ancoraggio chimico.

Il telaio è importante che sia resistente soprattutto nei punti in cui può venir forzato: per garantire maggiore rigidità è meglio che sia in lamiera ripiegata.

Solitamente è verniciato in marrone scuro o grigio, ma su richiesta è possibile averlo in qualsiasi tinta Ral.

Nelle porte blindate con i migliori standard termo-acustici, anche il telaio presenta guarnizioni. Sul telaio poi sono alloggiate le cerniere: due nelle blindate standard, tre in quelle più grandi e pesanti, come quelle con il vetro blindato. Nel telaio vengono realizzati degli scassi per accogliere, in fase di chiusura, i pistoncini della serratura, i deviatori ed i rostri.

La scocca è l’anima della porta blindata nonché l’elemento mobile. Su di essa sono installate le cerniere, la serratura ed i rostri posteriori. E’ realizzata spesso con una lamiera in acciaio zincato e con profili omega di rinforzo, per conferire rigidità strutturale. Per la tenuta termo acustica, può essere riempita con materiali isolanti, in genere lana di roccia o polistirene.

Una porta blindata prevede anche una serie di altri elementi. Tra questi, una dozzina di zanche in acciaio che servono per fissare il telaio ed il controtelaio al muro. E’ preferibile che queste vengano inserite nella parete per 10-15 cm e bloccate con cemento a presa rapida. Sono poi previsti i rostri, dispositivi antiscardinamento,  posti lungo il profilo delle cerniere.

Infine la serratura di sicurezza che generalmente è costituita dal cilindro antistrappo ed antitrapano e protetta da un “defender”.

Rivestimento e misura di una porta di sicurezza

Se la porta è per un appartamento in condominio e non è a diretto contatto con l’ambiente esterno, il “tamponamento” estetico avviene in genere con pannelli di mdf o materiale legnoso, con spessore di 6/7 mm, rifiniti in molte versioni: laminatino con effetti diversi, legno o laccatura. Ma sono numerose le varianti possibili, per colore e stile, anche differenziando il lato interno da quello esterno. Molti produttori di porte propongono collezioni che permettono di uniformare l’estetica della porta blindata a quella delle porte interne.

Quando invece la porta è a contatto con l’esterno, occorre orientarsi su materiali più resistenti ed inalterabili, per esempio, compensato marino o rivestimenti in alluminio o pvc. Questi pannelli hanno in genere spessore maggiore e possono essere lisci o pantografati, verniciati effetto legno o laccati, esattamente come quelli per le porte che non affacciano sull’esterno. In più, prima di scegliere il modello, conviene sempre specificare se la porta è protetta o meno, per esempio da una tettoia.

Misure della porta di sicurezza: standard o personalizzate?

In genere l’altezza della porta di sicurezza è pari a 210 cm. Mentre la larghezza può essere di 80, 85 o 90 cm. Sono considerate standard: 210×80, 210×85 e 210×90 cm.

Le misure sono riferite alla luce netta e cioè al passaggio da lato a lato, con controtelaio e telaio applicati. Quindi quando si calcolano le misure bisogna tener conto che, alla luce di passaggio, occorre aggiungere l’ingombro del telaio e quello del controtelaio: generalmente si contano 14 cm in larghezza e 6 in altezza.

Le misure standard sono riscontrabili soprattutto nelle nuove costruzioni: quando si procede, invece, a sostituire una porta blindata esistente e datata, come nel corso di una ristrutturazione o di una passaggio di proprietà, può capitare di dover ricorrere ad una porta su misura. Questo può comportare una maggiorazione di prezzo, che varia dal 15% al 35% a seconda dei produttori e delle misure extra, tant’è vero che per porte molto grandi l’aumento può essere anche del 50% rispetto al costo di una porta standard.

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Arredare l’ingresso di casa

Un tempo l’ingresso, anche chiamato atrio, aveva un ruolo estremamente importante, era una vera e propria stanza, formale e di rappresentanza, in cui venivano accolti gli ospiti e fatti sostare in attesa di passare ad altri ambienti della casa.

Era un luogo fondamentale perché segnava il passaggio tra l’esterno e l’interno della casa, un filtro tra lo spazio domestico e privato e quello invece pubblico e comunitario.

Con i vari cambiamenti sociali che si sono verificati, gli spazi della casa hanno subito mutamenti e l’ingresso è uno di quegli spazi che lentamente è andato modificandosi fino quasi a scomparire.

Eppure è ancora importante avere uno spazio di transizione all’interno della casa, come l’ingresso dove lasciarsi alle spalle le fatiche lavorative per entrare nella dimensione domestica o dove viceversa poter compiere gli ultimi preparativi per la nuova giornata che ci aspetta.

O ancora per poter accogliere i propri ospiti o congedarli al momento dei saluti, senza invadere altri spazi della casa come il soggiorno. L’ingresso di casa non va dunque trascurato perché assolve precise funzioni che se mancanti renderebbero lo spazio domestico incompleto.

Caratteristiche funzionali

Non è necessario avere un ingresso di grandi dimensioni o separato da muri come se fosse una vera e propria stanza, l’importante è arredare l’ingresso di casa in base ad un progetto. E’ sufficiente una piccola porzione di ambiente da dedicare a tutte quelle attività che si svolgono entrando o uscendo di casa.

Magari vi può essere una struttura che possa schermare la vista di chi entra dall’ambiente successivo, in modo da tenere in qualche modo separato l’ingresso. Per esempio esso può essere ricavato all’interno della zona giorno con l’inserimento di un mobile passante, dai un’occhiata a questo articolo per scoprire meglio di cosa sto parlando.

E’ necessario che in questa parte della casa ci siano poche e fondamentali attrezzature, che raccolgano tutti quegli oggetti che altrimenti sarebbero sparsi per casa o lasciati ogni volta in un ambiente diverso, perché appunto un posto apposito non ce l’hanno e che magari ci fanno ritardare perché non li troviamo mai.

Appendiabiti

È importante avere in ingresso un mobile guardaroba, ma anche dei semplici ganci o un attaccapanni da terra per appendere cappotto, giacche, sciarpe, cappelli, ma anche borse o zaini.

Scarpiera e seduta

È fondamentale avere una scarpiera o dei ripiani per riporre le scarpe e le ciabatte, ancora meglio se vi è una piccola seduta dove poterci sedere per indossare e allacciare le calzature con comodità.

Ripiani vari

Senza un piano da appoggio o un vano per le chiavi, gli occhiali da sole e tutti quegli accessori che quotidianamente ci portiamo dietro, l’ingresso non è completo. E’ necessario dunque che ci sia un piccolo spazio che, come uno svuotatasche, sia dedicato a questi oggetti.

Specchio

Il momento di uscire richiede sempre un ultimo controllo per sistemarci al meglio dopo aver indossato gli ultimi accessori. Lo specchio in ingresso ha inoltre l’ottimo effetto di dilatare lo spazio e farlo sembrare più grande, ed è molto adatto se l’ambiente è piccolo.

Portaombrelli

Che sia fuori dalla porta perché non vi piace portare gli ombrelli bagnati dentro casa o che sia dentro perché siete più sicuri in questo modo, il portaombrelli è un oggetto fondamentale. Spesso è integrato con l’appendiabiti in un unico arredo.

Punto luce

E’ assolutamente necessario che l’ingresso sia illuminato con una luce dedicata, preferibilmente a soffitto, ad incasso o a parete. L’importante è che i corpi illuminanti scelti risultino pratici e comodi considerando che si tratta di un’area di passaggio e di movimento.

Caratteristiche estetiche

Vi ho elencato i principali arredi necessari all’ingresso di casa, ma questo non basta. Perché l’ingresso sia arredato in maniera efficace non è sufficiente che siano presenti tutte le attrezzature necessarie, ma soprattutto che esse siano disposte in modo da formare un insieme gradevole dal punto di vista visivo.

Non bisogna dimenticare che l’ingresso è anche lo spazio dove accogliamo gli ospiti e non deve essere disordinato o spiacevole da vedersi perché è la prima cosa che incontra chi entra nella nostra casa.

C’è chi dice che l’ingresso è lo specchio delle nostre abitazioni, in ogni caso chiunque sa che la prima impressione è spesso quella più difficile da cancellare. Quali sono dunque le possibili soluzioni progettuali migliori dal punto di vista estetico?

Armadiatura

Si tratta di un armadio che può essere fissato a muro o ricavato da una nicchia. Con questa soluzione tutte le attrezzature sopra citate vengono raccolte in un unico mobile e nascoste all’interno di esso.

Molto utilizzato in questo senso è un armadio a specchio con ante scorrevoli o non, al cui interno trova posto appendiabiti, scarpiera con sgabello ripiegabile e vari ripiani. È adatto per chi per esempio vuole uno stile minimal all’interno della casa e preferisce avere un arredo che sia il più possibile discreto ed essenziale, senza rinunciare all’eleganza.

Mobile a giorno

Se invece non intendiamo nascondere i nostri oggetti, ma renderli parte dell’arredo può essere interessante utilizzare un mobile a giorno. Anch’esso come il precedente raccoglie in un unico posto tutte le attrezzature, che vengono però lasciate a vista.

Si può creare un mobile con una seduta, magari integrata con una scarpiera sottostante, e alcuni appendiabiti, specchio o ripiani sopra lo schienale.

Inoltre l’arredo può essere fissato a muro oppure essere passante, in questo caso attraverso le sue parti trasparenti e non, lascia intravedere una parte altrimenti nascosta della casa, incuriosendo la vista di chi entra.

Conclusioni

Lo spazio dell’ingresso è diventato un ambiente secondario della casa, un po’ come il corridoio o il disimpegno, come quest’ultimi è uno spazio di filtro, di passaggio ed è fondamentale all’interno di una casa.

Come corridoio o disimpegno fanno da separazione tra ambiente giorno e ambiente notte, l’ingresso segna la transizione tra esterno ed interno. Pensate ad una casa senza corridoio in cui le stanze da letto diano direttamente sul soggiorno, ci sarebbe una mancanza di privacy sicuramente, la stessa cosa accade entrando in una casa senza ingresso.

Ci troviamo direttamente in soggiorno o peggio ancora in cucina, senza avere la possibilità di mediare il nostro ingresso all’abitazione. Ecco perché lo spazio dell’ingresso non è mai “spazio sprecato” ed è importante che abbia un’area dedicata all’interno della casa, ben progettata e arredata.

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Grès porcellanato: ottima soluzione per il piano di lavoro di una cucina

Il grès porcellanato, materiale dalle alte prestazioni ed estremamente resistente, entra a far parte nella gamma di finiture disponibili per le cucine. Si tratta di un materiale impiegato non solo per le superfici orizzontali dei piani di lavoro, ma anche per le ante, grazie ad uno spessore minimo dei pannelli, che consentono alle ante in grès di essere allo stesso tempo leggere e robuste.

Le caratteristiche del grès porcellanato 

 

Il grès porcellanato si ottiene mediante l’impasto di materie prime selezionate, quali sabbie quarzifere e feldspatiche, argille, cui vengono aggiunti pigmenti a base di ossidi metallici. Queste materie prime vengono poi pressate a cotte ad una temperatura di oltre 1250 C°.

Si tratta di un materiale dalle prestazioni tecniche elevate ed estremamente versatile. Oggi viene utilizzato per diverse applicazioni: dai pavimenti ai rivestimenti, dai mobili alle facciate ventilate, fino ai piani di lavoro delle cucine.

L’uso del grès porcellanato per realizzare il piano di lavoro di una cucina è una delle ultime novità del settore. Grazie alle tecnologie più recenti è stato possibile costruire un top cucina tra i più resistenti. Un prodotto che sta conquistando sempre più l’interesse dei consumatori.

Il piano di lavoro in grès porcellanato è composto da lamine di materiale ceramico incollate su un supporto in multistrati per mezzo di resine epossidiche.

Per i piani di lavoro di una cucina  si utilizzano lastre in gres porcellanato di maxi formato (100 x 300 cm e oltre) e di spessore sottilissimo (3-3,5 mm), che possono essere facilmente tagliate, sagomate e forate.  Il grès porcellanato presenta un aspetto monolitico: eventuali giunture rimangono invisibili.

A differenza dei piani realizzati con piastrelle di grandi dimensioni,le lastre in grès porcellanato non presentano fughe e di conseguenza punti in cui si possa annidare lo sporco. Sono quindi di facile pulizia e non richiedono manutenzione.

Se il materiale è  uniforme per colore in tutto lo spessore, nel raro caso in cui si scheggi, può essere facilmente riparato.

Le qualità più importanti del grès porcellanato sono la compattezza, l’ottima resistenza alle macchie, l’elevata resistenza ad urti e graffi, l’inassorbenza, l’inalterabilità al calore (+ di 210 °C), l’ottima resistenza alla corrosione da parte degli acidi, deboli e forti e la facilità della pulizia.

La posa del grès porcellanato

I piani di lavoro in grès porcellanato, prima dell’installazione, vengono tagliati e forati per predisporre i fori per la rubinetteria e per l’incasso dei lavelli.

Per fissare e movimentare in sicurezza le lastre di grandi dimensioni si utilizzano anche telai ausiliari in alluminio, dotati di ventose. Essi vengono applicati, tramite speciali adesivi, ad un supporto, il quale deve essere perfettamente asciutto, pulito, senza fessurazioni. Inoltre deve garantire stabilità nel tempo.

migliori supporti per il gres porcellanato sono i seguenti:

  • pannelli isolanti rigidi in polistirene ad alta densità: ad alte prestazioni, garantiscono stabilità dimensionale e facilità di posa.
  • pannelli di multistrato marino, composto dalla sovrapposizione di piallacci di legno nobile, molto resistente all’umidità.
  • pannelli in agglomerato di vario tipo, realizzati con materiali poveri, che vengono tritati, miscelati ed in seguito compattati tramite leganti specifici.

Il top, una volta fissato, viene rifinito sui bordi e sugli spigoli al fine di rendere invisibili i punti di giunzione tra la veletta frontale ed il piano di lavoro.

I  vantaggi di avere un piano di lavoro in grès porcellanato

Il top in grès porcellanato presenta superfici di grande effetto, grazie alla grande disponibilità di colori e texture. Come per i piani di lavoro in laminato sono disponibili effetti pietra o effetti legno, così come superfici a colore continuo.

Questo materiale non cambia colore nel tempo, neanche se scegliete colori delicati come il bianco puro. Offre la possibilità di realizzare con lo stesso materiale delle vasche integrate.

Si tratta di un materiale ecologico, poiché la sua produzione avviene con l’ausilio di una tecnologia sostenibile e rispettosa dell’ecosistema. Inoltre non rilascia alcuna sostanza nell’ ambiente e può essere facilmente riciclato.

E’ resistente agli shock termici, al calore ed alle altissime temperature. Questo è uno dei pochi top dove vi si possono realmente appoggiare pentole bollenti. E’ molto duraturo e resistente ad urti, graffi ed a qualsiasi tipo di usura. E’ inoltre resistente sia ai prodotti chimici, a tal punto che è possibile lavarlo anche con prodotti a base acida senza alcun tipo di problema, sia al vapore acqueo e particolarmente impermeabile ai liquidi.

E’ igienico e facile da pulire perché a differenza del top piastrellato, non presenta fughe.

Consigli utili su come pulire il piano cucina in grès porcellanato

La pulizia del piano cucina in grès porcellanato è molto facile. Per eliminare macchie di sostanze grasse è necessario un comune sgrassatore e l’uso di una spugnetta mediamente abrasiva.

Per evitare macchie di calcare, le quali possono apparire in maniera evidente nei colori più scuri, si consiglia di risciacquare accuratamente. Inoltre, al fine di rendere la pulizia più agevole, si consiglia la rimozione delle macchie a fresco, evitando così qualsiasi incrostazione.

Conclusioni:

Spesso si pensa a spostare la cucina della propria abitazione per modificare la disposizione degli ambienti, altrettanto spesso si sceglie i piano da lavoro della cucina in base alla nostra esperienza passata,a quella di amici i e parenti che spesso sconsigliano materiali nuovi come il gres porcellanato perché non ne conoscono le proprietà.

Pochi sono i top cucina resistenti e duraturi nel tempo come il top in gres porcellanato.  Il video spiega in breve tutti i vantaggi di questo magnifico materiale.

gres porcellanato effetto legno

Ristruttura la tua casa con gres porcellanato effetto legno

Il gres porcellanato effetto legno è un’alternativa al parquet, utilizzato per pavimenti moderni e raffinati adatti ad ogni tipo di spazio.

Un nuovo grande formato ideato per definire personalità e stile di qualunque spazio

Bellezza e praticità sono le caratteristiche di piastrelle effetto legno.

Qualche anno fa, pur di avere il parquet, si era disposti a fare qualche sacrificio in termini pratici nella quotidianità. Oggi, con l’avvento del gres porcellanato effetto legno, tutto è cambiato.

E sono aumentate soprattutto le persone che optano per la ceramica. Il gres porcellanato è un materiale ceramico che può imitare qualsiasi tipo di superficie naturale.

Facile da pulire, resistente agli urti, alle macchie ed in grado di sopportare il contatto con sostanze aggressive. Perfette per ambienti come la cucina.

La miscela di materie prime (argilla, sabbia e terre naturali) di cui è composto viene cotta ad altissime temperature (1200- 1400 °C) fino a raggiungere uno stato di vetrificazione non porosa e d’impermeabilità. Si tratta di un materiale avente un basso valore di assorbimento d’acqua ed un alto grado di resistenza alla flessione.

È inoltre molto resistente all’abrasione ed alle sostanze aggressive contenute in alcuni alimenti o nei detergenti. Inoltre lo smalto in superficie facilita la pulizia, assicurando una perfetta igiene del pavimento. Nel caso di macchie di oli e grassi, di bevande come birra, vino, caffè e tè, di residui alimentari o nicotina, è consigliabile utilizzare detergenti specifici.

Il gres porcellanato: colori, stili, formati, decori e “texture”

Già da diversi anni, per decorare le piastrelle, si utilizza la tecnologia di stampa digitale inkjet, ovvero a getto d’inchiostro. Si tratta di una tecnologia che consente di riprodurre tonalità, gradazioni e sfumature di colore in moltissime finiture ed estetiche.

L’estetica “effetto legno” riscontra da tempo grande successo soprattutto per  ambienti, come la cucina, in cui molti preferiscono evitare la posa di un pavimento in vero legno.

Le piastrelle in gres porcellanato effetto legno si trovano in diversi formati.  Anche a “doghe” lunghe fino a 20/30 x 120 cm, che imitano il pavimento in essenza anche nei formati.

L’effetto estetico di queste piastrelle è sorprendente. La tecnologia inkjet consente di riprodurre alla perfezione le venature e le trame del legno, offrendo anche una vastissima gamma di colori e tonalità propri del materiale naturale: dal rovere, all’ulivo, al noce.

Si tratta di piastrelle rettificate,  perfettamente squadrate per permettere una posa con fughe quasi impercettibili. Esse vengono rifinite con stucchi tono su tono. Per la posa sono utilizzati anche sistemi a secco che non richiedono collanti o sigillanti.

L’effetto legno è la nuova tendenza del gres

Il legno è un materiale vivo, che muta nel tempo, modificando il suo aspetto e qualche volta anche le sue qualità. Riprodurlo sulla ceramica è un processo che necessita la padronanza di tutte le tecnologie produttive più avanzate ma anche una progettualità precisa, che possa esprimersi nella definizione di superfici particolari, che siano allo stesso tempo attuali ed esclusive senza essere artificiose.

Il legno ci racconta la memoria del tempo che passa, il variegato vissuto dell’uomo, la preziosità dei saperi artigianali, il valore della tradizione, il gusto per gli ambienti ricchi di storia.

Ristruttura Interni, ispirandosi a tutto ciò ed utilizzando gres porcellanato effetto legno, vuole evocare una sensazione, restituire un’atmosfera antica a chi intende ristrutturare casa con questi materiali. La ceramica viene trasformata così in una vera e propria materia più calda, imperfetta e quasi “reale”.

 

Pavimenti e rivestimenti d'interni in ceramica: le migliori soluzioni

Pavimenti e rivestimenti d’interni in ceramica: le migliori soluzioni

Durante una ristrutturazione, quando arriva il momento di scegliere come saranno rivestite pareti e pavimenti, ci si può esprimere con creatività, definendo la carta d’identità della casa, la cornice che creerà continuità o caratterizzerà ogni stanza, con soluzioni decorative coniugate a prestazioni tecniche in grado di offrire effetti inaspettati.

I mille volti della ceramica

In un mercato sempre più esigente, la ceramica risponde bene a tante necessità, quali:

  • estetiche: amplia la scelta di formati, colori, finiture e decori per composizioni personalizzate e mai monotone, con collezioni che possono essere mixate tra loro;
  • pratiche: facilità di pulizia, bassa manutenzione, igienicità e durevolezza;
  • ecologiche: completamente riciclabile, la ceramica è prodotta nel rispetto dell’ambiente. Numerose sono le certificazioni internazionali ottenute dai produttori;
  • sicurezza: realizzata con materie prime naturali, è atossica, anallergica ed ignifuga;
  • versatilità: il gres porcellanato, in particolare, può essere utilizzato per ambienti interni, esterni, per pareti, pavimenti, piani di lavoro, top di bagni e facciate ventilate.

I prodotti attuali, a partire dal gres porcellanato, sono frutto di innovazioni tecnologiche che hanno migliorato performance e possibilità espressive.

Giocando con i formati ed alternando fondi in tinta unita e decori, si possono creare composizioni uniche e customizzate. Per ogni ambiente della casa.

Le caratteristiche delle piastrelle in ceramica

Argille, feldspati, sabbie quarzifere, pigmenti naturali: sono le principali materie prime utilizzate nella produzione delle ceramiche, che però non sono tutte uguali.

Dal punto di vista tecnico le piastrelle in ceramica si distinguono in base a:

  • metodo di formatura: tramite pressatura, la maggior parte oppure per “estrusione” (il cotto ed il klinker, oggi soppiantato dal gres porcellanato).
  • colore del supporto: a pasta chiara o bianca, considerate più pregiate, o a pasta rossa, per il più alto contenuto di ferro.
  • porosità: se il gres porcellanato è praticamente è praticamente inassorbente, per le monocotture il dato da controllare è il valore di assorbimento d’acqua. Il più basso è quello della monoporosa, che può essere utilizzata solo negli ambienti interni.
  • destinazione d’uso prevalente: tutte le piastrelle sono adatte per gli ambienti interni e per applicazioni a parete. Pasta bianca, grès smaltato e bicottura garantiscano risultati molto decorativi. Per i pavimenti, le più indicate sono quelle in grès porcellato ed in monocottura.

Tutta la produzione è classificata secondo la normativa europea EN 14411. Stabilisce i requisiti che le piastrelle di prima scelta devono soddisfare quanto a dimensioni, tolleranze dimensionali, caratteristiche meccaniche, chimiche e fisiche.

Pavimento in piastrelle: fughe si o no?

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: non è possibile posare le piastrelle senza fughe. In base alle norme non è più ammessa la possibilità di posa “a giunto unito”, cioè minore di 2 mm.

Le fughe non sono altro che gli spazi tra una mattonella ed un’altra. Esse consentono di assorbire le tensioni a cui, essendo rigide, le piastrelle vengono normalmente sottoposte nel tempo a causa, ad esempio, di cambi di temperatura o assestamenti strutturali dell’edificio. Sono quindi indispensabili.

La loro larghezza non è standard, deve invece essere stabilita nel progetto considerando soprattutto il tipo di piastrella. Da esse dipenderà sia il risultato estetico che tecnico della pavimentazione o del rivestimento a parete.

A titolo indicativo, l’ampiezza delle fughe può essere minima, di 2-3 mm, se le lastre sono ottenute per pressatura, sono rettificate (cioè con bordi perfettamente squadrati), da posare in ambienti interni e su supporti rigidi e regolari. Negli altri casi, possono arrivare fino a 6-8 mm.

In tutti i casi, gli spazi (le fughe, appunto), vengono riempiti con sigillanti cementizi o a base di resine reattive.

Per uniformità cromatica, possono essere colorate nella stessa tinta delle piastrelle oppure a contrasto, per risultati estetici di grande effetto.

La posa delle piastrelle a parete in bagno

Nella posa delle piastrelle a parete, in particolare in bagno, una questione dibattuta è l’altezza del rivestimento da terra.

Non c’è un obbligo di legge, se non per locali pubblici. In base alle norme di igiene, pareti e pavimento del bagno e della cucina le piastrelle devono essere “facilmente lavabili e sanificabili”.

Stabilito questo punto fermo, per quanto riguarda l’altezza di posa delle piastrelle, un punto di riferimento può essere l’altezza della porta: significa quindi arrivare fino a 2 metri circa.

Lo schema di posa può essere vivacizzato inserendo piastrelle colorate e/o pattern decorativi.

La posa fino a metà parete lascia scoperta una porzione di muro, che può essere tinteggiata a smalto o con una pittura super-lavabile.

Se il soffitto non è in cartongesso, una proposta attuale sono le piastrelle posate fino a 2,70-3 metri. Per questo sono perfette le maxi lastre, che potranno essere applicate senza tagli e con poche fughe. Non bisogna però pensare di adottare questa soluzione per evitare l’insorgere di muffe, le quali invece si prevengono in primo luogo con una corretta aerazione.

L’importanza del piano di posa in una nuova pavimentazione

Per una buona riuscita di una nuova pavimentazione, è necessario preparare bene il piano di posa, ovvero il massetto.

Per un risultato a regola d’arte sono fondamentali la stagionatura e l’asciugatura.

I massetti cementizi tradizionali, ad esempio, necessitano di una stagionatura di circa 7-10 giorni per ogni cm di spessore, affinchè esaurisca il ritiro igrometrico cui può essere soggetto.

Tempi più ristretti sono consentiti solo utilizzando malte premiscelate o leganti speciali a ritiro controllato.

Dopo aver controllato, con specifici strumenti, che il sottofondo sia compatto ed omogeneo, bisognerà attendere la completa asciugatura.

Per la posa del rivestimento ceramico, l’umidità residua, misurata con igrometro a carburo o elettronico, dovrà essere inferiore al 3% (in base alla norma UNI 11493-1).

Il rispetto dei tempi è importante anche dopo la posa delle piastrelle. E’ necessario infatti che i leganti utilizzati per la messa in opera induriscano in modo adeguato.

Se nell’ambiente devono essere eseguiti altri lavori, meglio che la superficie sia protetta per prevenire danneggiamenti.

Se nell’ambiente devono essere eseguiti altri lavori, meglio che la superficie sia protetta per prevenire danneggiamenti.

Tra i brand trattati vi sono i seguenti:

  • Marazzi Ceramiche, piastrelle in grès porcellanato, indicate sia per pavimenti sia per rivestimenti.

Una peculiarità delle piastrelle, in grès e non solo, è quella di riuscire a riprodurre con estrema verosimiglianza molti materiali naturali, tra i quali il legno. Merito del processo di stampa digitale con tecnologia ink-jet (a getto d’inchiostro).

Prodotti di questo tipo vengono proposti in formati prima inconsueti, quelli del listone o della doga, tipiche del parquet.

Per rendere realistico il risultato, le piastrelle, già caratterizzate da texture in rilievo, vengono realizzate con diverse grafiche, proprio come differenti sono le venature ed i nodi delle essenze.

La collezione Vero di Marazzi si ispira a doghe in legno, ricche di nodi ed imperfezioni.

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Consigli utili su come ampliare la casa sia in orizzontale sia in verticale

Consigli utili su come ampliare la casa sia in orizzontale sia in verticale

Una necessità di molti, un’occasione per tanti: la disponibilità di locali da aggiungere alla propria abitazione può essere un’occasione quantomeno da valutare. I costi necessari si possono in parte recuperare, grazie alle detrazioni fiscali previste per alcuni lavori della casa, compresi quelli per l’annessione di spazi attui o soprastanti.

In questo articolo verranno analizzati alcuni casi esemplificativi, come annettere un appartamento adiacente, sottostante o la mansarda di pertinenza. Si tratta di soluzioni non troppo complicate, se non vi sono problemi dal punto di vista strutturale e, solitamente, più agili rispetto al trasloco in un altro immobile, anche perchè in molti casi i lavori si possono portare a termine continuando ad occupare l’abitazione.

Incremento in orizzontale: un’operazione relativamente semplice

Annettere al proprio l’appartamento adiacente è, sulla carta, la situazione più favorevole. Questo perchè spesso non ci sono molti lavori strutturali da affrontare e l’impegno maggiore riguarda la riorganizzazione degli ambienti in pianta e la ricerca di una soluzione stilistica volta a rendere omogenei spazi prima distinti.

Verranno inserite nuove pareti divisorie, magari in cartongesso, oppure vetrate scorrevoli. Sicuramente sarà tamponato uno dei due ingressi e probabilmente sostituiti i rivestimenti esistenti anche per eliminare eventuali differenze di quota tra i pavimenti.

Tra gli interventi da prevedere ci saranno certamente quelli sugli impianti, che andranno messi a norma ed unificati sotto la stessa utenza, a meno che non vi siano esigenze diverse.

Decisamente obbligatorio un progetto e la relativa pratica edilizia.

Normativa, pratiche e permessi necessari per ampliare casa in orizzontale

In fatto di interventi edilizi la norma principe, a livello nazionale, è il DPR 380/2001 (nella versione aggiornata e cogente) che, all’art.3, elenca e definisce le tipologie di interventi edilizi.

In fatto di unione di due appartamenti, il DPR indica che se si tratta di unità abitative già esistenti e non si prevedono ampliamenti di volume, l’intervento è classificabile come “manutenzione straordinaria”. Diverso è se ad un appartamento si annette ad esempio un garage per ricavare un’unica abitazione: in questo caso si è di fronte ad una ristrutturazione. Occorre poi prendere in esame anche la normativa comunale e verificare che in ambito urbanistico e da Piano Regolatore Comunale o, a seconda delle Regioni, del Piano Operativo Comunale, l’unione di appartamenti sia consentita in quella zona (come di solito accade).

Per unire due appartamenti esistenti, senza esecuzione di opere sulle strutture portanti nè aumenti di volume, è possibile presentare una CILA (Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata). Altrimenti, in caso di ristrutturazione o manutenzione straordinaria con opere strutturali o aumenti di volume residenziale, occorrerà presentare una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività).

Nel caso siano necessarie opere edilizie esterne, come l’apertura o la chiusura di finestre e l’immobile sia ubicato in area a vincolo paesaggistico, ai sensi del Codice Beni Culturali D.lgs. 42/2004, occorrerà acquisire anche l’Autorizzazione Paesaggistica. Se invece è l’edificio stesso ad essere classificato come Bene Culturale ai sensi degli articoli 10-11 del D.lgs, 42/2004 occorrerà il preventivo assenso delle Belle Arti all’esecuzione delle opere.

Nel caso siano necessarie opere alle strutture, occorrerà redigere anche i calcoli strutturali e presentare la pratica al Genio Civile o, nel caso non vi siano uffici territoriali decentrati, presso il Comune stesso. In tutti i casi, a lavori ultimati, è poi necessario presentare in Catasto la pratica DOCFA per la fusione delle unità immobiliari in precedenza separate.

Le spese maggiori sono quelle relative alla riorganizzazione degli impianti. Spesso incidono anche i contributi sul costo di costruzione da corrispondere al Comune.

Non è invece richiesto, per la fusione di abitazioni esistenti senza aumento di volume, il pagamento di oneri di urbanizzazione al Comune.

Le opere di manutenzione straordinaria e di ristrutturazione rientrano tra quelle agevolabili, almeno fino al 31/12/2020, con una detrazione pari al 50% della spesa sostenuta (per un massimo di spesa detraibile di 96mila euro), recuperabile in dieci rate annuali di pari importo.

Incremento in verticale: un’operazione più complessa ed articolata

Nel caso dell’unione di unità posizionate su livelli diversi, il ventaglio di possibilità si amplia sia per la varietà di casi, come l’aggiunta di seminterrati o quella dei sottotetti, sia per i possibili diversi vincoli strutturali da affrontare, che influenzano la nuova organizzazione degli spazi ed incidono su costi e tempi.

In questo ambito, rientrano anche quegli interventi di recupero di mansarde magari già collegate al piano inferiore, ma talvolta non utilizzate a fini abitativi.

In tutti i casi sono soprattutto tre gli interventi più impegnativi:

  • l’inserimento della scala di collegamento
  • l’unificazione degli impianti
  • l’apertura di nuove finestre sul tetto per garantire l’apporto corretto di luce ed aria naturali

Considerando che gli ampliamenti verticali sono operazioni che riguardano la struttura dell’edificio, le normative a cui far riferimento saranno più numerose, la progettazione più articolata ed ampia ed anche il percorso burocratico più complesso.

Una volta risolte le questioni tecniche, l’obiettivo sarà poi quello di cercare una coerenza estetica tra le due unità, con un progetto di interior che le armonizzi.

Normativa, pratiche e permessi necessari per ampliare casa in verticale

Fatta salva la norma principale costituita, come già detto, dal DPR 380/2001, in questi casi occorre aggiungere altre specifiche.

  • Se l’edificio è un bene culturale, le Belle Arti potrebbero negare la fusione, se con la costruzione della scala di collegamento tra i due piani si andasse ad eliminare superfici affrescate o volte antiche.
  • Se è un sottotetto. Tutte le Regioni italiane sono attualmente provviste di normative per il recupero dei sottotetti, incluse le province autonome di Trento e di Bolzano, con differenze rispetto ai parametri urbanistici ed ai requisiti richiesti dai singoli Regolamenti edilizi. Tra questi in particolare: l’anno di realizzazione del fabbricato, le altezze minime e medie da rispettare, i rapporti aeroilluminanti, la possibilità di apportare modifiche alla sagoma del tetto.

Per unire due abitazioni esistenti senza esecuzione di opere sulle strutture portanti nè aumenti di volume è possibile presentare una CILA. Altrimenti, in caso di ristrutturazione o manutenzione straordinaria con opere strutturali o aumenti di volume residenziale, occorrerà presentare una SCIA.

Nel caso siano necessarie opere edilizie esterne, come l’apertura o la chiusura di finestre e l’immobile sia ubicato in area a vincolo paesaggistico ai sensi del Codice Beni Culturali D.lgs 42/2004, occorrerà acquisire anche l’Autorizzazione Paesaggistica.

A lavori ultimati è necessario presentare la pratica DOCFA per la fusione delle unità immobiliari in Catasto.

I costi maggiori sono dovuti al collegamento verticale: demolizione di una porzione di solaio (e conseguenti opere strutturali di rinforzo), inserimento di strutture di appoggio della scale, fornitura e posa o realizzazione in opera di questa.

Le spese di manutenzione straordinaria e la ristrutturazione rientrano tra quelle agevolabili.

Rivestimenti pareti e pavimenti: le migliori soluzioni decorative

Rivestimenti pareti e pavimenti: le migliori soluzioni decorative

Cercare combinazioni dècor originali e personalizzate per la propria casa è divertente e regala grandi soddisfazioni. Si tratta di un vero esercizio di stile che diventa anche molto interessante perchè permette di approfondire le proprie conoscenze su materiali e rivestimenti, da scegliere non solo in base ai propri gusti ma considerando le caratteristiche architettoniche della stanza da arredare, la luce, le dimensioni. Quando si tratta del bagno poi di devono fare delle scelte ancor più consapevoli per la presenza di acqua e vapori.

Le migliori soluzioni decorative a cui ispirarsi

  • il mosaico: un rivestimento senza tempo proposto, oltre che in vetro, in infinite miscele cromatiche dalla superficie bright e riflettente, anche in gres colorato o ad imitazione di materiali nobili (come marmo e pietre), più in linea con le attuali tendenze di interior decoration. In ogni versione, garantisce sia la caratteristica che lo contraddistingue, ovvero comporre superfici “quadrettate”, sia la praticità, perchè le tesserine sono premontate su rete.
    Una modalità che semplifica la posa persino su supporti irregolari o curvi. Per lo stesso motivo, il mosaico è indicato anche per piccole porzioni di pareti, essendo facile da tagliare a misura direttamente in opera. Le tesserine del mosaico a toni cangianti, sono ideali per creare profondità e dare luce valorizzando, ad esempio, la vasca o la doccia.
  • la cementine. Da qualche anno la ceramica ha saputo reinterpretare pattern decorativi tradizionali come le tipiche piastrelle decorate in pastina colorata di cemento. Al punto che, per quanti non abbiano la fortuna di rinvenirle durante una ristrutturazione o di acquistarle presso rivenditori che trattano materiali d’epoca, molte aziende del settore ne hanno previsto in catalogo molteplici versioni di produzione industriale, che vanno ad affiancarsi a quelle di fattura artigianale. La differenza tra le due tipologie sta nella possibilità di personalizzazione. Anche questo materiale può essere utilizzato per valorizzare la vasca o la doccia, magari creando sulla parete della vasca, un arazzo d’effetto creato con cementine in gres.
  • carta da parati. Concepire il bagno come “ambiente wellness” ha rivoluzionato il modo di progettarlo. Il mondo delle finiture, per esempio, ha visto affinarsi le tecniche produttive consentendo proposte decorative che non pongono limiti alla creatività. Tra queste, la carta da parati può essere presa in considerazione senza alcuna perplessità grazie a supporti e superfici tecniche performanti, ma assimilabile alle tappezzerie tradizionali per quanto riguarda l’estetica. I prodotti però non sono tutti uguali: per il bagno ci sono quelli in tnt, fibra di vetro o vinilici che non temono l’acqua ma possono richiedere una vernice protettiva.

Con la carta da parati si può realizzare anche una vasca freestanding. E’ il sogno di molti, ma talvolta la possibilità non viene presa in considerazione per timore di non avere spazio a sufficienza o di dover affrontare lavori invasivi e costosi.

Invece anche se per definizione è svincolata dalle pareti, una vasca freestanding non deve necessariamente stare al centro della stanza. Risulta altrettanto originale e d’impatto anche se accostata al muro, modalità d’installazione che permette di utilizzare gli attacchi idrici standard, come lo scarico a pavimento.

Qualche attenzione in più va posta solo alla rubinetteria: si può utilizzare quella a parete, in alternativa a quella a colonna da terra, purchè la bocca sia sufficientemente lunga.

  • rivestimento all over. Richiede una posa accurata, a disegni animalier e geometrie di grande impatto, va abbinato a lavabo ed arredi “neutri” e coordinati, dalle linee semplici, al fine di non creare un eccesso visivo.
  • rivestimento ton sur ton. I formati delle piastrelle vanno variati per determinare la suddivisione degli spazi e dare movimento (30×60 cm) e le macro tessere (3×3 cm) nella doccia.
  • personalizzazione dei servizi in camera: anche se piccolo, il bagno privato permette qualche audacia, come quella di combinare forme geometriche ed elementi di stile differenti come motivi etnici, uno specchio d’epoca con finitura foglia oro, il lavabo in pietra bicolor, rubinetteria e sifone in ottone.

    Per uno stile informale, ci si affida a collaudati pezzi semplici e low cost per giocare invece con i colori. Ad esempio grigio e giallo, un accostamento tra i più riusciti: un rivestimento cenerino si illumina con complementi “vitaminici”.
  • pavimento dècor che mette in risalto il lavabo d’appoggio nel bagno. Questo elemento permette di giocare con forme e colori riuscendo, più di altri modelli, a “rubare la scena”anche quando è di dimensioni talmente mini da essere definito “lavamani”. Facile da installare, richiede solo un foro nel supporto per l’aggancio del sifone. Sagoma e materiale ne definiscono i tratti ma sono importanti anche lo spessore e l’altezza dei bordi.
    Proprio quest’ultimo aspetto è determinante per stabilire sia l’altezza del piano di sostegno sia quella della rubinetteria, nel caso sia a parete. Se invece questa è da appoggio, allora il lavabo deve avere almeno un lato con bordo di forte spessore e la predisposizione della sede di installazione.
  • pavimento in parquet. Si può sfatare il luogo comune che penalizza la posa del parquet anche in bagno e porta a rinunciare a quella continuità in casa che per molti è invece importante. Il legno infatti teme solo il contatto prolungato con l’acqua e con le sostanze che lo possono rovinare e richiede ambienti aerati.
    Appurato che il rovere è tra le essenze più resistenti, sono poi le lavorazioni come la spazzolatura, il taglio sega e la piallatura a mano ad aumentare tale caratteristica, perchè asportano la parte superficiale (più debole) facendo emergere quella più resistente. Come anche le finiture ad olio ed a vernice che oggi sono vere e proprie barriere e sono sempre più Voc free.

La composizione che osa senza eccedere e contiene i costi è quella che consiste nell’abbinare il gres effetto parquet a mini piastrelle dalla palette armoniosa su fondo bianco.

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Biophilic design: come realizzare ambienti artificiali

Biophilic design: come realizzare ambienti artificiali

Connettere gli ambienti domestici ad una dimensione naturale, per trarne il maggior beneficio possibile. Questa è la nuova frontiera dell’interior design, che trova nell’innata tendenza dell’essere umano a concentrare grande attenzione su ogni forma di vita e ad affiliarvisi emotivamente.

Un modo innovativo per progettare interni che utilizza le più recenti scoperte sulla relazione “Uomo e Natura” per definire ambienti salubri, piacevoli e rigeneranti. Non si tratta di una semplice passione per il verde ma di un sistema progettuale capace di portare risultati concreti. Ne è un esempio la scuola materna di Gressoney- La- Trinitè in Val d’Aosta, progettata secondo questa filosofia con risultati incoraggianti. In una scuola biofilica i bambini riducono di oltre il 30% i loro tempi di recupero dell’attenzione diretta e sostenuta, dopo una fatica mentale. La riduzione dei tempi di rigenerazione dalla fatica mentale e di recupero dallo stress si traduce, su un piano didattico, in un aumento del “tempo utile” per le attività scolastiche, stimato in 30-35 giorni in più. Senza contare che un ambiente biofilico è sicuramente più sano e più adatto alla crescita dei bambini.

Biophilic design: obiettivi e caratteristiche di questa nuova tendenza

La progettazione biofilica e la bioarchitettura sono complementari. Quest’ultima ha sviluppato un interesse per la sostenibilità verso l’esterno. In termini strettamente tecnici, si può dire che la bioarchitettura è interessata a prodotti e processi che siano il più possibile rispettosi dei cicli biogeochimici di “Gaia”.

La progettazione biofilica ha sviluppato un interesse per la sostenibilità verso l’interno, verso coloro che abitano gli ambienti. In particolare, è interessata a prodotti e processi che siano il più possibile rigenerativi delle capacità di attenzione, che facilitino il recupero dallo stress e che rispettino la cronofisiologia umana.

L’obiettivo della progettazione biolifica è quello di realizzare ambienti artificiali inserendo nel progetto alcune caratteristiche della natura, per renderli il più possibile simili ad essa.

Il biophilic design gode di un crescente interesse, non solo da parte dei professionisti della filiera dell’edilizia ma anche da parte di un pubblico sempre più sensibile ai temi legati alla natura ed alla salute psicofisica negli spazi in cui si vive, si lavora, si impara e ci si cura e dove si trascorre fino al 90% della vita.

Parlando di benefici, un ambiente biofilico corretto, sul piano cognitivo accelera il processo di rigenerazione dell’attenzione e rende il pensiero delle persone più chiaro; sul piano emotivo, favorisce il recupero dello stress. Questi benefici, già noti, oggi si possono misurare.

Il committente che desidera creare intorno a sè un ambiente biofilico, solitamente è una persona già predisposta alla connessione con la natura. Ha sperimentato l’effetto benefico degli ambienti naturali ed apprezza trascorrere del tempo a stretto contatto con paesaggi non urbani oppure nel proprio piccolo giardino o terrazzo ricco di piante.

Caratteristiche che spesso si riscontra è un forte senso di responsabilità verso tutto quello che è vivo e verso il mondo in generale, con atteggiamenti molto attenti e sensibili all’ecologia ed alla salvaguardia dell’ambiente. Si tratta di persone a cui non basta avere una casa sostenibile: sentono la necessità di ricreare un legame forte con la natura attraverso un progetto che soddisfi la loro innata biofilia.

5 scelte di base per rendere un ambiente salubre con il biophilic design

  1. Privilegiare materiali naturali che si integrano facilmente con l’ambiente circostante. In Italia, puntare su legno nazionale, pietra o uno dei tanti tipi di marmi presenti nel nostro Paese.
  2. Ricorrere alle tante specie di piante per interni ed a fiori freschi, meglio se autoctoni, per portare la natura in casa, in ogni ambiente.
  3. Valorizzare la luce naturale: laddove non vi siano finestre ampie, organizzare il layout della casa e disporre l’arredamento in modo che non ostacoli la luminosità o i raggi del sole.
  4. Puntare molto su elementi d’arredo dalle linee morbide.
  5. Optare per colori naturali che richiamino un ambiente incontaminato: sì a palette cromatiche con marrone, verde ed azzurro, in tutte le loro sfumature.