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Come ristrutturare casa in modo ecosostenibile

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Come ristrutturare casa in modo ecosostenibile

I cambiamenti climatici hanno trasformato molte aree del pianeta e i loro effetti si ripercuotono sulla nostra quotidianità: sempre più spesso abbiamo a che fare con estati troppo calde o siccitose, inverni miti o periodi alluvionali.

L’impatto dell’uomo sull’ambiente è molto forte e le attività antropiche sono ritenute dagli scienziati di tutto il mondo le principali responsabili del global warming.

Negli ultimi anni, tuttavia, il tema della sostenibilità ambientale è tornato alla ribalta e sono sempre di più le persone che scelgono di sposare uno stile di vita eco-friendly. Parallelamente, in tutti i campi dell’industria la tendenza è quella di virare con decisione verso una direzione più green, con interventi concreti che possano effettivamente avere un impatto ambientale minore.

Oggi, anche chi decide di ristrutturare casa può farlo in maniera ecosostenibile. Ecco alcuni consigli utili.

Viva il riciclo

Ogni giorno, produciamo tonnellate e tonnellate di rifiuti. Con la maggiore diffusione della raccolta differenziata, fortunatamente, una gran parte viene recuperata e restituita a nuova vita. Anche quando si ristruttura casa, è possibile puntare su materiali di riciclo.

Un esempio classico è il legno, che, opportunamente trattato e lavorato, può ritornare a essere un importante elemento sia dal punto di vista strutturale, per la realizzazione di travi o pannelli, che dell’arredamento: con il legno riciclato, infatti, possono essere realizzati mobili e complementi d’arredo che nulla hanno da invidiare a quelli costruiti con materiali nuovi di zecca.

Ri-costruire anziché demolire

Un altro consiglio utile per chi vuole scoprire come ristrutturare casa in modo eco-sostenibile consiste nel fare una dettagliata analisi di ciò che si può modificare, riparare o trasformare anziché buttare via.

Prima di avviare i lavori di ristrutturazione, dunque, è buona norma effettuare un check di cosa può essere recuperato: piastrelle, rivestimenti, lampadari o appliques ancora in buono stato, cornici e modanature. Si tratta di un accorgimento molto importante non solo per sprecare di meno – e, di conseguenza, essere più ecologici – ma anche per risparmiare denaro. In fondo, se tanti oggetti e materiali si possono ancora riutilizzare, perché buttarli via solo in vista di una ristrutturazione?

La generosità è green

Come ristrutturare casa in modo ecosostenibile e, nel contempo, offrire un aiuto concreto a chi ne ha più bisogno? Un’ottima idea per farlo consiste, per esempio, nella scelta di donare ciò che altrimenti verrebbe gettato via. In tutta Italia esistono moltissime realtà che si occupano delle persone più fragili e svantaggiate come la caritas e alle quali ci si può rivolgere per regalare mobili e suppellettili che non si utilizzeranno più una volta che la casa avrà cambiato look.

Scegliere gli elettrodomestici giusti

Negli ultimi anni si sente sempre più spesso parlare di efficienza energetica, indicando con questa espressione tutto ciò che permette di avere un ridotto impatto ambientale attraverso una diminuzione dei consumi. Una delle modalità più diffuse per essere efficienti dal punto di vista energetico, soprattutto nel momento in cui si sceglie di ristrutturare casa, consiste nell’optare per elettrodomestici di classe A+++, che nella scala dei consumi energetici condivisa da tutti i Paesi UE rappresenta quella più virtuosa.

Le classi energetiche, infatti, esprimono i consumi annuali in kW e ordinano i prodotti secondo una gerarchia che va dalla lettera A+++ (che indica, appunto, apparecchi con consumi minimi) alla lettera G, che denota invece i dispositivi più dispendiosi in termini di consumi energetici.

La suddivisione viene fatta anche per colori, passando dal verde scuro per i prodotti con la massima efficienza al rosso per quelli con un consumo più elevato. Se si vuole ristrutturare casa in modo ecosostenibile, quindi, occorre prestare attenzione all’etichetta energetica che, in base alle disposizioni di legge in materia, deve essere apposta sugli elettrodomestici in modo ben visibile, scegliendo gli apparecchi che presentano una classe energetica elevata, come appunto la A+++.

Vernici ecologiche, una  realtà tutta da scoprire

Quando si intraprendono dei lavori di ristrutturazione una delle voci più importanti consiste nei colori: basta dare una rapida occhiata alle diverse stanze della propria casa per rendersi immediatamente conto di quanti elementi siano verniciati: pareti, mobili, serramenti, caloriferi e tanto altro ancora. Occorre tuttavia ricordare che la vernice è pur sempre un composto chimico e, in quanto tale, un prodotto poco ecologico.

Oggi, però, stiamo assistendo a una vera e propria rivoluzione in quest’ambito, perché sono sempre più numerose le aziende produttrici di vernici che scelgono di implementare la ricerca e lo sviluppo di soluzioni eco-friendly. Ecco allora che, tanto per la laccatura dei mobili quanto per l’imbiancatura delle pareti, è facile trovare sul mercato prodotti con un ridotto impatto ambientale, che presentano una bassa percentuale di VOC (composti organici volanti) e di formaldeide. Le vernici ecologiche possono essere realizzate con materie prime di origine rinnovabile e, oltre a rappresentare un’opzione green per la propria casa, sono anche sicure dal punto di vista della salute.

Isolare per non consumare

Come ristrutturare casa in modo ecosostenibile? Tra le tante opzioni che abbiamo elencato non possiamo dimenticare anche un aspetto fondamentale, ossia quello dell’isolamento termico: è bene ricordare, infatti, che più una casa è protetta da spifferi, freddo e umidità, minori saranno i consumi e, di conseguenza, ridotto sarà l’impatto ambientale.

Per assicurare alla propria abitazione un ottimo isolamento termico esistono numerose possibilità, dall’applicazione di un cappotto alla scelta di infissi e serramenti di qualità, resistenti all’azione degli agenti atmosferici e in grado di proteggere adeguatamente gli ambienti domestici da caldo e freddo.

Le potenzialità della luce solare

Per ristrutturare casa in chiave green un’interessante soluzione consiste nell’installare pannelli solari, che garantiscono ottime performance e allo stesso tempo possono avere un impatto determinante sui consumi (e, dunque, anche sulle bollette dell’energia).

Cucina personalizzata su misura

Come personalizzare una cucina contemporanea indipendente

La cucina oggi è uno spazio tutto da vivere, dove la preparazione del cibo è solo una delle vocazioni.

Ampia o piccola in un locale dedicato o aperta ed integrata nel living, la cucina contemporanea punta su tecnologia e comfort. Come personalizzarla? Segui le seguenti idee.

Idee da copiare per personalizzare una cucina contemporanea

  1. In un open space che comprende cucina, pranzo e living, la penisola svolge una funzione di arredo precisa: l’alzata, di circa 25 cm che prolunga in altezza lo schienale del mobile, nasconde alla vista, una volta seduti intorno al tavolo, piano di cottura e zona di lavoro, creando una separazione visiva ma efficace.
  2. Cucina posizionata in una pianta lunga e stretta. La grande modularità offerta dai mobili permette di creare una composizione in cui ogni cm è sfruttato. La vista dalla parete-finestra amplia lo spazio.
  3. Cucina attrezzata su tre lati, uno dei quali accoglie armadiature a tutt’altezza. Può acquistare maggiore profondità visiva grazie all’intensa tonalità di colore che sceglierai per tinteggiare le pareti con ripiani e pensili.
  4. Cucina contemporanea bianca. La scelta del colore fa di leggerezza e luminosità la propria cifra stilistica: una cucina open, in dialogo con il soggiorno anche per l’utilizzo di elementi come la lampada a parete con braccio mobile. L’isola può ospitare piano cottura e postazioni snack.
  5. Cucina caratterizzata da pezzi vintage abbinati a finiture in stile industrial, mobile con dispensa mimetizzata ed isola centrale. Quest’ultima fa allo stesso tempo da elemento divisorio e di raccordo con il living. Un mobile dispensa in noce può contenere anche il frigorifero. Inoltre può fare da sfondo all’isola con top in acciaio scaldandone il riverbero. I faretti a soffitto su binario metallico hanno la doppia funzione di illuminare e valorizzare l’opera a parete
  6. Il locale dedicato alla cucina è ampio? Puoi attrezzarlo su due lati paralleli. Lo spazio al centro ospiterà comodamente tavolo e sedie. Inoltre puoi optare per il parquet a pavimento, il quale potrà addolcire la finitura effetto cemento delle ante e gli arredi contemporanei.
  7. Hai uno spazio limitato? Se l’angolo pranzo-cottura si sviluppa in meno di due metri, dovrai concentrarti sulle funzioni indispensabili prediligendo magari uno stile industrial, il quale coniuga legno chiaro ed arredi in nero.
  8. Cucina in legno chiaro e grigio scuro. Un ambiente dall’impronta factory, può essere arredato con una parete attrezzata, scaffale a giorno, isola centrale con piano snack e tavolo, pezzi vintage che si alternano ad elementi hi-tech (come la cappa in acciaio, ad esempio).
  9. Cucina con isola con banco snack ed area cottura, disposti in linea, uniti al tavolo da pranzo separano la cucina aperta sul living dalla zona conversazione. La composizione con basi e pensili, appoggiata alla parete, fa da sfondo a cappa e lampada a sospensione.
  10. Cucina con mensola in legno sulla quale si innesta la cappa. Si tratta di una soluzione alternativa ai pensili e che diventa un vero e proprio elemento d’arredo. La zona pranzo, con tavolo a penisola e sedie avvolgenti, si armonizza con il colore della parete. (un grigio ad esempio).
  11. Cucina con volume a centro stanza, il quale comprende anche elettrodomestici come il piano ed induzione ed una torretta estraibile con prese elettriche “a scomparsa”, utili per collegare i piccoli apparecchi.
  12. Cucina organizzata a ferro di cavallo, in comunicazione con il tavolo da pranzo, grazie ad una porta scorrevole che separa ma non divide. Una soluzione efficace che chiude alla vista degli ospiti la zona operativa permettendo anche convivialità.
  13. Cucina total white con dettagli in legno, come il banco snack e le gambe degli sgabelli. Top in quarzite e piano snack della penisola in rovere scuro.
  14. Cucina collegata con la zona giorno, occupa un locale suddiviso all’interno tra spazi operativi ed un’area pranzo definita da un “tappeto” grigio-nero in piastrelle a disegno geometrico. Puoi valorizzare lo stile dell’ambiente accostando materiali molto diversi tra loro, come ad esempio, resina e pietra lavica a terra e marmo bianco invece per i piani di lavoro.

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Penisola, protagonista nelle soluzioni a vista sul soggiorno

Penisola, protagonista nelle soluzioni a vista sul soggiorno

La penisola permette di articolare in modo ottimale gli spazi. Le funzioni di questo elemento che “sporge” da composizioni lineari o angolari sono diverse: da piano di lavoro ad area operativa attrezzata o banco snack.

Contrariamente a quanto si pensi, la penisola è adatta anche in ambienti di medie dimensioni ed in tutte quelle situazioni in cui si voglia demarcazione tra le zone funzionali mantenendole comunicanti.

Penisola: la soluzione ideale per ambienti open

La cucina a vista non è sempre dettata dalla necessità, cioè dalle esigenze di spazio. Risponde infatti a stili di vita più contemporanei ed è molto amata dai più giovani perché favorisce la convivialità ed il piacere di stare insieme. Sia che si tratti di ambienti ampi o con dimensioni più contenute, è necessario articolare bene le varie zone funzionali laddove mancano le pareti. Proprio per questo le composizioni a penisola sono quelle che più si adattano ad essere inserite in un ambiente open, come un monolocale o un living multifunzione di una grande abitazione.

La versatilità di programmi oggi proposta dai maggiori produttori, andando oltre il concetto tradizionale di modularità, consente la massima personalizzazione nell’arredo e di distribuire bene, con i tanti elementi a disposizione, gli spazi all’interno del living, integrando così più funzioni: cucina, pranzo e relax.

Un esempio?

La penisola, insieme a boiserie e librerie, un tempo elementi tipici del soggiorno, può fare da trait d’union tra i diversi ambienti della casa, che avranno un’estetica coordinata ed armoniosa. Progettare un ambiente di questo tipo è complesso, perciò occorrerà studiare bene ogni dettaglio, dall’ergonomia agli impianti.

Un’unica composizione occupa tutta una parete del grande ambiente open dove, al posto di tradizionali pareti, è la penisola a scandire gli spazi.

La grande cappa a soffitto, invece di essere mimetizzata, segna un’ulteriore demarcazione tra le due zone. E come in molti casi, la penisola è uno spazio “operativo”, attrezzato con piano cottura e lavello. Tanto lo spazio per lavorare, ma anche per contenere, grazie alle basi disposte su due lati opposti.

Gli ambienti comunicano tra loro attraverso gli arredi e le finiture. Ne sono un esempio i vani a giorno, che rifiniscono il lato della penisola che si apre verso la zona giorno ed i montanti della libreria. Così la cucina diventa un tutt’uno con il living.

Spesso le librerie bifacciali vengono utilizzate nel progetto architettonico per schermare la zona operativa dal soggiorno, mantenendo però i due ambienti in comunicazione. In alternativa, vanno bene anche porte scorrevoli in vetro.

L’importanza della tecnologia in una penisola multitasking

Spesso la penisola ospita l’area operativa, a partire dal piano cottura: non c’è posto migliore per installare attrezzature di lavoro ed elettrodomestici di nuova generazione.

La penisola può essere rappresentata da un “bancone”, proprio come quello delle cucine “a isola”. Come quest’ultimo, può essere attrezzato per molteplici attività, che possono essere definite “operative”: preparazione dei cibi, cottura e lavaggio.

Il vantaggio?

Più persone possono lavorare contemporaneamente in quello stesso spazio ed in tutta comodità. Nella maggior parte dei casi la profondità è maggiore: aggiungendo 30 cm ad un modulo standard di 60 cm, si arriva a 90 cm, con un’altra fila di basi standard, a ben 120 cm.  Si può così installare un canale attrezzato o un’alzata in cui avere tutto il necessario per lavorare. Attenzione però alle distanze: vanno lasciati liberi circa 100-120 cm per lato per riuscire a muoversi agevolmente; 90-120 cm per aprire le ante.

C’è poi la funzione di contenimento: la penisola attrezzata su due lati offre più capienza per riporre stoviglie ed attrezzature. Il lato rivolto verso il soggiorno può essere completato con vani aperti, per libri e soprammobili, rafforzando così la sua vocazione di elemento di collegamento tra i due ambienti.

Piano cottura a gas o ad induzione per la penisola?

Dipende anche dal tipo di cappa. In presenza di un piano cottura a gas, infatti, è necessario prevedere una cappa aspirante ed un condotto di aspirazione dei fumi, che può essere mascherato da un controsoffitto oppure dal rivestimento stesso dell’apparecchio. Con l’induzione, la cappa non è obbligatoria ma per garantire la qualità dell’aria in cucina, si può ricorrere ad un piano cottura con un sistema di aspirazione integrato.

Penisola: stile tradizionale, funzionalità moderna

Se la penisola è attrezzata solo con il lavello, mentre i fuochi sono sul lato contiguo o parallelo, crea una zona operativa più raccolta, in cui le funzioni sono sufficientemente distanziate per lavorare comodamente. In questo caso, le funzioni sono due: lavaggio, con la vasca integrata nel top e pranzo, con il piano ribassato che fa da tavolo.

Gli impianti hanno un ruolo fondamentale nella progettazione di una penisola. Se non si tratta di una nuova costruzione ma di una ristrutturazione, il punto di partenza è la disposizione degli impianti esistenti.

Il caso più semplice è quello di una mera sostituzione, quello più problematico è dato, invece, dalla necessità di apportare modifiche ai collegamenti di acqua, luce e gas. Non c’è però da spaventarsi.

Nella maggior parte dei casi le deviazioni elettriche e le tubazioni vengono fatte uscire dalla parete, in corrispondenza della zona operativa. Inoltre vengono fatte passare all’interno del “vuoto sanitario” che si forma all’interno della base, oppure accostando di schiena due basi da 60 cm o una base da 60 cm ed una da 30/35 cm.

In alternativa, per non intervenire in modo rilevante su pavimenti e pareti della casa, si può considerare l’eventualità di realizzare una pedana o un pavimento sopraelevato, in cui verrà ricavato un vano tecnico per l’alloggiamento di tubazioni idriche, del gas ed i collegamenti di cavi elettrici.

Per penisole a vista sul soggiorno sono indicati i modelli sottotop o integrati nel piano di lavoro. In linea con il design e le forme pulite delle composizioni moderne, questi modelli sono privi di giunzioni visibili ma soprattutto non hanno sporgenze perché a filo del top. Sono quindi anche molto pratici ed igienici. Solitamente sono in resine acriliche, pietra sinterizzata ed agglomerati di quarzo. Tutti materiali resistenti, in assorbenti e meno soggetti ai graffi ed alle macchie.

I piani con lavello integrato possono essere realizzati anche in grandi dimensioni, fino a 3 metri circa.

Penisola: non solo per snack ma come un vero tavolo

Nelle cucine con penisola, le superfici orizzontali abbondano: oltre ad un worktop di grandi dimensioni, vi è spesso il banco snack o un tavolo collegato. Ciò rende necessaria una grande attenzione ai materiali in cui sono realizzati.

Per i piani di lavoro la scelta oggi è amplissima, a partire dal classico laminato hpl (laminato ad alta pressione), resistente e con un buon rapporto qualità/prezzo.

Più evoluto, tra i laminati, il Fenix, frutto di nanotecnologia: non poroso, con superficie soft touch ed anti-impronte, può essere riparato.

Oltre alle pietre naturali, quali marmo e granito evergreen, sono molto diffusi i materiali compositi, che imitano alla perfezione i precedenti.

I prodotti acrilici sono resistenti agli acidi, agli urti e possono essere realizzati in qualunque forma e dimensione e con giunture invisibili.

Apprezzato per gli spessori sottili e le elevate performance è il gres porcellanato.

Poco adatto per il top, ma perfetto per il banco snack, è invece il legno massello, ad alto spessore ed in alcuni casi (nelle cucine old style) di recupero (“legno vecchio”).

Il banco snack così può diventare un vero e proprio tavolo per quattro o più persone, non a sé stante, ma collegato alle basi della cucina.

Come le dimensioni anche le altezze possono variare: solitamente si va dai 75 cm agli oltre 90 cm, per i veri e proprio banconi. Attenzione quindi alle sedute: nel primo caso si potranno utilizzare sedie standard, in altri casi sgabelli alti con o senza schienale, girevole o fisso. Meglio provarli prima dell’acquisto, tenendo presente che, per stare comodi, quando si è seduti, bisogna considerare circa 30 cm tra il piano del tavolo e le ginocchia.

Relooking in cucina

Relooking in cucina: dai rivestimenti di tendenza ai colori e carta da parati

Una cucina è per sempre? Anche se abbiamo acquistato un modello di qualità, probabilmente si dovranno fare i conti con la voglia di cambiare per motivi diversi: perché non ci piacciono più i colori delle ante o la finitura delle pareti e dei pavimenti oppure sentiamo l’esigenza di strumenti che ci permettano di lavorare più comodamente ai fornelli.

Per il relooking ci sono tante opzioni attuabili con lavori poco invasivi: pavimenti e rivestimenti di spessore sottile, carta da parati, smalti, malte e pannelli decorativi.

Affinchè la cucina acquisti più funzionalità si può, ad esempio, intervenire all’interno con attrezzature estraibili ed organizer o intorno all’area di lavoro: anche in questo caso è bene prevedere piani d’appoggio aggiuntivi ma salva spazio. Se poi vogliamo una cucina più tecnologica, la sostituzione di uno o più elettrodomestici è sempre fattibile.

Relooking in cucina: gli interventi mirati per cambiare aspetto all’ambiente

  • Rivestimenti sottili. Parola d’ordine: semplificare, cioè mantenere l’esistente. Così si ridurranno al minimo i lavori di muratura. Come? Scegliendo piastrelle o un altro tipo di materiale di spessore ridotto, pensati per interventi di manutenzione o di ristrutturazione.

Sovrapponendo il nuovo pavimento di spessore sottile a quello vecchio si riducono i costi, compresi quelli di conferimento dei vecchi materiali in discarica. In molti casi si evita di sostituire le porte, perché possono bastare piccoli interventi di limatura. Per le pareti, l’operazione è ancora più semplice.

Per quanto riguarda le piastrelle, gli spessori più bassi, tra i 6 ed i 6.5 mm, sono tipici dei prodotti da posare  a parete leggermente superiori quelli per il pavimento.

Entrambi sono generalmente rinforzati sul retro con fibra di vetro. Anche i pavimenti in legno possono essere di tipo laminato (con spessore di circa 4 mm). Molto pratici anche quelli vinilici che in molti casi si posano ad incastro.

Le superfici esistenti, per fare da supporto al nuovo pavimento, dovranno essere regolari, senza avvallamenti o elementi sconnessi.

  • Carta da parati. Decisamente creativa, può essere utilizzata per decorare una sola parete o per definire una particolare area come la zona pranzo o quella che collega la zona operativa al living. Si consiglia di scegliere la tipologia lavabile ed impermeabile, realizzata con un tessuto tecnico ed una finitura protettiva.

In cucina si consiglia di scegliere prodotti lavabili, in modo che sporco e macchie fresche possano essere eliminate facilmente, semplicemente con un panno o una spugna inumidita e poco detergente.  Vanno bene, ad esempio, quelli in tessuto non tessuto; sconsigliabili invece quelli interamente di carta.

Alcune carte da parati definite extra-lavabili sono protette da uno strato in pvc, mentre la base è in tnt. In ogni caso, occorre procedere con cura, evitando di sfregare energicamente.

Se la parete da rivestire è in corrispondenza del piano di lavoro ed in particolare dell’area lavaggio, occorre optare per una carta da parati specifica, cioè idrorepellente. Sono molte le aziende che oggi le producono. Spesso lo stesso motivo decorativo è disponibile anche in questa versione.

  • Tocchi decorativi. Sulle pareti è possibile intervenire anche in altri modi. Per esempio, ricoprendo lo spazio tra basi e pensili con un pannello, monocromatico o con motivi grafici di vario tipo. Oppure con prodotti speciali da applicare al muro o sui mobili.

Nelle composizioni cucina a parete, lo spazio tra basi e pensili è spesso oggetto di dibattiti. Se non è stato previsto in precedenza, questa, spesso anonima, porzione di parete può essere rivestita da un pannello decorativo, anche molto pratico. Per esempio, in alluminio composito o in policarbonato compatto. I primi sono molto resistenti al calore, perciò indicati anche vicino al piano cottura. Per i secondi, se il fornello è a gas, è consigliabile che il top della cucina abbia una profondità di circa 65 cm. Nessun accorgimento, invece, se è ad induzione. Entrambi sono resistenti e perfettamente lavabili. Sono spesso personalizzabili.

Tra i tocchi decorativi, vi sono il pannello paraschizzi, stampato ad alta definizione su alluminio composito, quindi trattato con una finitura protettiva per il lavaggio e la pulizia.

Stencil in rilievo, realizzati con due speciali materiali plastici,  sono indeformabili, lavabili con acqua e riutilizzabili infinite volte, senza che perdano planarità.

  • Nuove attrezzature. Quante volte si desidera un piano d’appoggio in più, senza trovare lo spazio? Spesso ci si ritrova con ambienti in disordine, senza sapere dove riporre oggetti ed utensili di uso quotidiano.

Le soluzioni più intelligenti e facili da attuare

  • Nascondere o rilevare. Anche nelle cucine più piccole, lo spazio deve sempre consentire movimenti fluidi per agevolare il lavoro. Spesso, però, significa dover rinunciare a qualcosa o saturare i vani di oggetti di vario tipo. Ma non dev’essere per forza così.
  • Operazione trasformista. La cucina è poco più di una zona cottura e si sente la mancanza di un tavolo o di un piano d’appoggio aggiuntivo? Una soluzione adatta anche per una cucina esistente, è il piano estraibile. Basta che vi sia un cassetto o poterne aggiungere uno. Per questo è possibile rivolgersi al rivenditore della cucina.

    Alcuni modelli, con basamento, diventano tavoli a tutti gli effetti. Altri possono essere utili come piano d’appoggio dove maggiormente se ne sente il bisogno. Per esempio nelle colonne, vicino ai forni. Non possono poi mancare tavolini trasformabili e carrelli pieghevoli.
  • Sostituire gli elettrodomestici. La tecnologica evolve in fretta e le funzioni considerate plus fino a qualche anno fa, oggi si trovano anche nei modelli base. Quello a cui, invece, si presta sempre maggior attenzione è l’ottimizzazione dei consumi. Quanti piccoli e grandi apparecchi popolano le cucine, quando ne basterebbero pochi ma in grado di svolgere più funzioni?

    Si otterrebbe certamente un risparmio economico ma anche di spazio. Ma se decidere di eliminare un paio di vecchi elettrodomestici freestanding per sostituirli con un unico prodotto multitasking e più efficiente è tutto sommato facile, non può dirsi la stessa cosa per quelli da incasso: forno, lavastoviglie, frigorifero, cappa e piano cottura.
Doccia, elemento indispensabile in ogni bagno

Doccia, elemento indispensabile in ogni bagno

Secondo un’indagine condotta dall’Osservatorio sulla casa, il 72% degli Italiani che ha un’abitazione con meno di tre locali opta per la doccia. Tale preferenza non si lega solo a problemi di spazio: anche quando non sono costretti a scegliere in base ai mq, comunque non rinunciano ad averla.

Oggi, infatti, la pratica quotidiana di stare sotto il getto non risponde solo ad un’esigenza di igiene ma è vissuta come un momento di relax, favorito dal massaggio esercitato dall’acqua e dalla presenza di vapori caldi. Non si può comunque negare che in molte situazioni la doccia sia l’unica soluzione applicabile la dove i bagno è piccolo.

A favore della doccia depone, infine, anche una motivazione green: il consumo idrico, utilizzando rubinetteria e soffioni a risparmio, è decisamente inferiore rispetto a quello richiesto dalla vasca.

Doccia: modelli e finiture per ogni esigenza

La scelta della doccia è legata allo spazio disponibile: bisogna valutare il punto di installazione e considerare il numero dei muri per l’appoggio.

Per definire la sagoma e la modalità di apertura si possono mixare più soluzioni.

Esistono diversi modelli di doccia per ogni esigenza.

  • Walk-in: di grande impatto, la cabina senza chiusura va presa in considerazione per lati superiori a 100 cm.
  • A profondità variabile: l’irregolarità del box doccia permette di sfruttare l’angolo vicino alla porta o in un passaggio stretto.
  • A soffietto: comoda e salva spazio: si apre come un battente ma richiede la metà dei centimetri.
  • Totalmente accessibile: disegnato per essere “age friendly”, il box si apre completamente er favorire l’accesso a chi ha problemi di mobilità.
  • Con apertura mista: è un’ottima soluzione per ridurre l’ingombro dell’apertura nei box dalle dimensioni generose.

Nel caso di un budget mini, un bagno small, una doccia nella vasca o passante, è decisamente consigliabile una tenda, realizzata magari con un materiale più pesante rispetto allo standard, in modo tale che durante la doccia non si muova e non si attacchi al corpo.

Anche riguardo le cabine ne esistono diverse tipologie:

  • Con profili in nero, di gusto contemporaneo. Tutti gli elementi in metallo sono di colore nero matt.
  • Con lastre specchiate. Estremamente chic, questa finitura regala maggior profondità al bagno. Le lastre sono realizzate con un processo di cromatura sotto vuoto, per polverizzazione catodica e senza il deposito di argento o alluminio sulla superficie. Sono temprate e, se si desidera, trattate per resistere ad aloni e calcare.
  • Pareti fumè. Per proteggere la privacy, con una finitura che si abbina facilmente agli accessori.
  • Il box multifunzione, si differenzia dalle altre cabine innanzitutto per la presenza del “cielino”, ovvero il top che definisce e chiude in alto il volume. Questo particolare permette di avere un angolo wellness completo, con le stesse dimensioni di una doccia standard. In un box multifunzione, infatti, ai getti verticali provenienti dal soffione fisso si possono aggiungere quelli laterali erogati da appositi jet per il massaggio con l’acqua.

Non solo: si possono prevedere dispositivi per la diffusione di musica, colori, aromi. Serve una presa elettrica e, talvolta, una pressione idrica maggiore rispetto a quella solitamente disponibile (1,5-3 bar).

Doccia Arblu, una soluzione innovativa esclusivamente Made in Italy

Arblu è il brand da noi preferito in caso di installazione di un box doccia o piatto doccia.

Questa realtà puramente italiana si occupa della progettazione, produzione e commercializzazione di soluzioni di design innovative per il bagno. (dall’arredo bagno, ai box o piatti doccia).

Si tratta di soluzioni adatte ad essere inserite in qualsiasi contesto stilistico del bagno che ti danno la possibilità di personalizzare l’ambiente con comodi ed eleganti accessori.

I piatti doccia sono realizzati in diversi materiali: dalla ceramica tradizionale, un materiale classico di qualità unito a dimensione e forma moderne, all’innovativo e esclusivo pietra blu, un materiale pregiato ed esteticamente di impatto.

Un materiale naturale composto da minerali e resine e modellato grazie a stampi diversamente texturizzati su design esclusivo. La scelta ideale per chi ama la sensorialità tattile combinata alla resistenza.

Come installare un box doccia in piccoli ambienti di servizio?

In un bagno di circa 246x 179 cm con due pareti occupate dalle apertura, la doccia permette di mantenere agevoli i passaggi e di avere lo spazio sufficiente per una colonna di servizio dove nascondere gli elettrodomestici per fare il bucato. (una lavasciuga ad esempio profonda 45 cm).

In questi casi è consigliabile un box doccia salva spazio, pur avendo un volume interno capiente e comodo. Merito del profilo arrotondato e  di forma semicircolare.

Il piatto doccia, di tipo tradizionale ed alto 6 cm, può essere installato anche a filo pavimento, eliminando totalmente il piccolo gradino.

La colonna è una soluzione vincente sotto il profilo della praticità. Oggi è proposta con l’estetica dei soffioni fissi. I vari modelli sono disponibili con dimensioni standard, a partire da 70×70 cm per la maggior parte dei produttori, ma si possono anche far realizzare su misura, talvolta senza costi aggiuntivi. Rimane sempre fissa, invece l’altezza: tra i 190 ed i 200 cm secondo le aziende. In questo caso richieste particolari possono avere un sovraprezzo.

Se invece hai bisogno di aggiungere un bagno privato, ad esempio, all’ampia stanza dei tuoi ragazzi, allora è possibile intervenire separando la doccia in un vano indipendente. Si ricavano così due mini ambienti: un piccolo bagno con lavabo e sanitari ed un altro per la nicchia con la doccia.

Per la nicchia, la chiusura va scelta in base alla lunghezza del lato ed allo spazio esterno.

Arblu propone l’anta a bilico da 90 cm con un profilo in laccato vulcano e vetro trasparente.

Per uniformità, il piatto doccia deve coordinarsi al soffione ed al box doccia.

In termini di stabilità e resistenza, è fondamentali che le pareti in vetro abbiano spessore di almeno 6 mm. Per quanto riguarda la sicurezza, invece, è il tipo temprato termicamente a dare la giusta garanzia (se si rompe, si frantuma). Se è anche stratificato (doppia lastra con film di materiale plastico interposto), i frammenti vengono trattenuti da tale pellicola interna.

Detrazioni fiscali 2020: le novità nella ristrutturazione casa

Detrazioni fiscali 2020: le novità nella ristrutturazione casa

La nuova Legge di Bilancio 2020 prevede  misure ufficiali per la proroga delle detrazioni casa, relative a lavori di ristrutturazioni l’anno 2020 con una serie di conferme, proroghe e novità, quali:

  • ristrutturazioni edilizie e bonus mobili ed elettrodomestici;
  • lavori di riqualificazione energetica;
  • realizzazione di impianti di micro-cogenerazione;
  • sismabonus.

Oltre alle detrazioni casa si aggiunge anche la nuova detrazione prevista per la ristrutturazione delle facciate esterne degli edifici.

Misure ufficiali confermate relative alle detrazioni ristrutturazione casa 2020

Il testo della nuova Legge di Bilancio conferma la proroga dello sconto Irpef sui lavori di ristrutturazione edilizia, cancellando termini di scadenza e puntando a rendere la misura della detrazione al 50% invece che al 36% a regime e strutturale. Continuerà ad essere prevista una detrazione Irpef del 50% su un tetto massimo di spesa di 96.000 euro per i lavori di manutenzione straordinaria ed ordinaria di immobili per uso abitativo e ripartite in dieci quote annue di pari importo.

Possono richiedere il bonus ristrutturazioni, i proprietari dell’immobile oggetto di lavori ma affittuari, comodatari ed altri soggetti che sostengono le spese di ristrutturazione e possono dimostrare l’effettiva spesa sostenuta.

Le detrazioni fiscali, inoltre, valgono non solo per i lavori veri e propri di ristrutturazione ma anche per tutte le spese effettuate per progetti, perizie e sopralluoghi, acquisto dei materiali, per prestazioni professionali richieste dal tipo di intervento, per la messa in regola degli edifici, per gli oneri di urbanizzazione.

Bonus Facciate, la  novità della nuova Legge di Bilancio 2020

Dal 1° gennaio 2020 debutterà la nuova detrazione del 90% sulle spese sostenute per la ristrutturazione delle facciate di edifici privati e condomini. Sarà la Legge di Bilancio 2020 a rendere ufficiale la novità e successivamente spetterà all’Agenzia delle Entrate  il compito di definire le regole applicative.

Dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020 i contribuenti che effettueranno lavori di manutenzione sulle facciate degli edifici, ville, appartamenti privati o condomini, potranno accedere alla detrazione fiscale del 90% che non prevede limiti in merito al totale delle spese detraibili.

Sarà applicabile ai lavori effettuati su tutte le tipologie di edifici. Non solo condomini, ma anche appartamenti privati. Si tratterà di un “derivato” del bonus ristrutturazioni, con un’estensione dell’elenco dei lavori ammessi in detrazione fiscale.

A differenza della detrazione del 50 %, il bonus facciate riguarderà anche i lavori di manutenzione ordinaria, come la semplice tinteggiatura delle pareti esterne degli edifici. Non sono previsti, ad oggi, limiti di spesa. Il contribuente potrà detrarre il totale dell’importo sostenuto per i lavori.

Il bonus facciate completerà il quadro delle agevolazioni sui lavori in casa e, a partire dal 2020, accanto alle ristrutturazioni interne delle abitazioni, ai contribuenti verranno rimborsate anche le spese per i lavori di rifacimento esterno.

Salvo novità, il bonus facciate sarà fruibile a partire dai lavori avviati dal 1° gennaio 2020 e, come tutte le detrazioni fiscali, il rimborso del 90% sarà riconosciuto come credito d’imposta in dichiarazione dei redditi.

Bonus mobili 2020: detrazioni ufficiali ed importi

Anche per  il 2020, il Bonus mobili permetterà di avere una detrazione Irpef al 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+  per l’arredamento di un immobile oggetto di ristrutturazione.

La detrazione vale su una spesa massima di 10mila euro e viene divisa dieci quote annuali di pari importo.

Al fine di dimostrare l’avvenuta spesa di mobili ed elettrodomestici destinati all’arredo di una casa in ristrutturazione è fondamentale effettuare i dovuti pagamenti con sistemi tracciabili indicati dall’Agenzia delle Entrate  (bonifico, bancomat, carta di debito o carta di credito) e conservare

Tutte le ricevute di pagamento o altri documenti che attestino l’avvenuto pagamento.

Se si effettuano pagamenti con assegni, contanti o altri mezzi di pagamento non tracciabili, non è possibile beneficiare del bonus mobili 2020.

Con il bonus mobili 2020 è possibile acquistare ogni genere di arredamento e di mobile, oltre ad elettrodomestici aventi  un’elevata classe energetica. Si possono acquistare:

  • letti e materassi;
  • comodini;
  • armadi;
  • cassettiere;
  • librerie;
  • scrivanie;
  • divani e poltrone;
  • tavoli e sedie;
  • credenze;
  • apparecchi di illuminazione che rappresentano un importante completamento dell’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione;
  • grandi elettrodomestici, purchè dotati di etichetta energetica di classe A+ o superiore, A o superiore per i forni.

Per  l’acquisto di grandi elettrodomestici sprovvisti di etichetta energetica, è possibile usufruire del bonus solo se non è ancora previsto l’obbligo di etichetta energetica per quella tipologia di elettrodomestico.

Tra i grandi elettrodomestici rientrano lavatrici, congelatori, frigoriferi, asciugatrici, lavastoviglie, forni a microonde, stufe elettriche, ventilatori elettrici, piastre riscaldanti elettriche, apparecchi elettrici di riscaldamento, radiatori elettrici, apparecchi per il condizionamento.

Ecobonus: quali sono le novità nella Legge di Bilancio 2020?

Gli interventi di riqualificazione energetica, sarebbero dovuti essere in scadenza alla fine di quest’anno, ma è stata prevista una proroga fino al 31 dicembre 2021 alle stesse condizioni attualmente previste.

Le detrazioni restano al 65% per interventi di risparmio energetico ed al 50% per interventi relativi a installazione di nuovi infissi, sostituzione di impianti di climatizzazione con caldaie a condensazione o a pellet, per le schermature solari.

Le detrazioni dell’ecobonus valgono anche per:

  • installazione di pannelli solari;
  • lavori per riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento;
  • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale.

L’Ecobonus 2020  proroga, fino alla fine del 2020, gli incentivi fiscali per tutti coloro che effettuano interventi di miglioramento delle prestazioni energetiche su un’abitazione.

Dà diritto ad una detrazione Irpef dal 50% al 65%, incrementata fino al 75% nel caso di lavori in condominio.

Il contribuente ha diritto ad una detrazione del 50% per i seguenti lavori:

  • interventi relativi alla sostituzione di finestre comprensive d’infissi;
  • schermature solari;
  • caldaie a biomassa;
  • caldaie a condensazione( con efficienza media stagionale almeno pari a quella necessaria per appartenere alla classe A di prodotto prevista dal regolamento (UE) n.18/2013)

Le caldaie a condensazione possono, tuttavia, accedere alle detrazioni del 65% se oltre ad essere in classe A sono dotate di sistemi di termoregolazione evoluti appartenenti alle classi V, VI o VIII della comunicazione della Commissione 2014/C 207/02)

Una detrazione al 65% per i seguenti interventi:

  • interventi di coibentazione dell’involucro opaco;
  • pompe di calore;
  • sistemi di Building Automation;
  • collettori solari per produzione di acqua calda;
  • scaldacqua a pompa di calore;
  • generatori ibridi.

Una detrazione al 70% o 75% per i seguenti interventi:

Se si tratta di interventi di tipo condominiale,la detrazione vale per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 con limite di spesa di 40.000€ moltiplicato per il numero di unità immobiliari che compongono l’edificio. 

Qualora gli stessi interventi siano realizzati in edifici appartenenti alle zone sismiche 1, 2 o 3 e siano finalizzati anche alla riduzione del rischio sismico determinando il passaggio ad una classe di rischio inferiore, è prevista una detrazione dell’80%.

Con la riduzione di 2 o più classi di rischio sismico la detrazione prevista passa all’85%.

Il limite massimo di spesa consentito, in questo caso passa a 136.000€, moltiplicato per il numero di unità immobiliari che compongono l’edificio.

La legge dispone anche  la proroga al 31 dicembre 2020 per le spese sostenute per la  riqualificazione energetica e, tra il novero dei costi ammessi, rientrano anche le spese messe in atto per acquistare tende da sole, interne ed esterne all’abitazione, installate per provvedere e migliorare le schermature solari dell’edificio.

Sismabonus: detrazioni fiscali fino all’85% e proroga di tre anni

Nella nuova Legge di Bilancio è stata prevista anche una proroga di tre anni del Sismabonus, per cui la scadenza slitta dal 31 dicembre 2021 al 31 dicembre 2024, sia per gli interventi in zona sismica 1 e 2, sia per quelli in zona sismica 3 (abitazioni ed edifici produttivi).
Il Sismabonus prevede detrazioni fiscali fino all’85% per chi effettua lavori volti al risparmio energetico e di adeguamento sismico con estensione delle agevolazioni previste anche ad imprese e capannoni.

Il Sismabonus prevede una detrazione o sconto immediato in fattura per interventi di riduzione del rischio sismico effettuati sulle abitazioni ed attività produttive. 

L’incentivo fiscale è pari al 70% in caso di riduzione di 1 Classe di rischio sismico. 

La detrazione è invece pari al 75% se il miglioramento è pari a 2 classi di rischio.

Per interventi effettuati su condomini, la detrazione è pari al 75% per il miglioramento di una classe di rischio e dell’85% nel caso il miglioramento sia di 2 classi di rischio.

Come trasformare l’area lavaggio in una postazione bella ed efficiente

Come trasformare l’area lavaggio in una postazione bella ed efficiente

Spesso sottovalutata, causa il maggior interesse che oggi riveste tutto ciò che riguarda la cottura, la zona lavaggio è invece di grande importanza, al pari di tutte le altre funzioni che si svolgono in cucina.

Protagonista indiscusso è il lavello, generalmente incassato nel piano di lavoro o totalmente integrato. Dimensioni, funzionalità e facilità di pulizia sono i fattori che devono guidare nella scelta. Non ultima poi la lavastoviglie, sempre più presente nelle nostre case e sempre più attenta al risparmio, in termini di consumi energetici ed idrici. Anche i rubinetti, funzionali e di design, grazie alla crescente sensibilità ecologica, vengono fabbricati con tecnologie per limitare l’impiego d’acqua, evitando inutili sprechi.

In base alla composizione del nucleo familiare ed alle nostre abitudini, si deciderà infine se privilegiare lo spazio da dare all’una ed all’altro.

Disposizione e sicurezza della zona lavaggio

Fondamentale nella progettazione della zona lavaggio è distanziare sufficientemente il lavello dal piano cottura, per un comodo utilizzo di entrambi in tutta sicurezza.

Anche lo spazio minimo potrebbe essere 30 cm, è consigliabile lasciarne 60, da destinarsi all’incasso della lavastoviglie, ad area di preparazione dei cibi, per agevolare le operazioni di carico e scarico della lavastoviglie ed il prerisciacquo dei piatti sporchi.

L’utilizzo contemporaneo di lavello e piano cottura, se troppo vicini, può intralciare il lavoro o, peggio ancora, causare incidenti.

Per quanto riguarda gli impianti, proprio sotto la base con lavello, essendo priva di schienale, è consigliabile prevedere scarichi ed allacciamenti idraulici, nonché la presa della lavastoviglie.

Anche se c’è la lavastoviglie è consigliabile avere uno scolapiatti, all’interno di un pensile o vicino al lavello, sul gocciolatoio. In alternativa, si può prevedere un “canale attrezzato”, struttura profonda circa 20 cm da collocare tra le basi e lo schienale della cucina. Perfetto per isole, può avere scolapiatti o scola bicchieri collegati direttamente al sifone, vani per prese elettriche, interruttori per elettrodomestici e rubinetto del gas.

C’è chi la considera superata, in realtà vale ancora come guida. Per lavorare comodamente, la linea immaginaria che unisce lavello, piano cottura e frigorifero non dovrebbe mai essere lunga, perché costringerebbe a movimenti continui tra una zona e l’altra; ma nemmeno troppo corta, anche per una questione di sicurezza.

Il ruolo centrale del lavello nella progettazione della cucina

Nelle cucine componibili, il lavello viene inserito in una base appositamente forata nella parte superiore. Fanno eccezione i modelli in materiali a base di resine, che sono totalmente integrati nel piano di lavoro, senza giunture o con giunture rese invisibili da particolari tecnologie.

Il lavello andrebbe collocato nella zona più luminosa della cucina, anche se la sua posizione è sempre vincolata a quella degli impianti.

I modelli da incasso, possono essere a filo, sotto o sopra il top. I primi non sporgono sul piano di lavoro, facilitando la pulizia. I secondi invece trattengono più facilmente gli schizzi d’acqua.

A seconda del tipo e del numero di vasche, una, una e mezza o due, il lavello può essere incassato in vari tipi di basi. I più piccoli sono di circa 40 cm e sono pensati per l’incasso in moduli di 45 cm.

I più grandi sono di circa 120 cm e sono attrezzati con 2 vasche più gocciolatoio (per basi di 80 e 90 cm).

L’acciaio inox è sempre tra i materiali più utilizzati, meglio se del tipo AISI 304 e 316, i più adatti al contatto con gli alimenti. E’ però soggetto a macchie di calcare (facilmente eliminabili) ed a piccoli graffi (donano un aspetto vissuto).

Meglio preferire le finiture satinate.

Le alternative più attuali sono i materiali acrilici ed i conglomerati di quarzo ad alte prestazioni, in assorbenti ed altamente resistenti. Sono indicati se si vuole ottenere la perfetta integrazione tra lavello e top.

Cosa comprende anche la zona lavaggio?

Non solo vasche o cestelli: la zona lavaggio comprende anche tutto ciò che sta al di sotto della base con il lavello. Innanzitutto il sifone, che oggi occupa sempre meno spazio e consente di alloggiare anche due cestoni, di cui uno può accogliere i contenitori della raccolta differenziata.

Quando lo spazio è poco, meglio non sprecare centimetri preziosi.

Per poter utilizzare al meglio il sottolavello, è consigliabile scegliere sifoni compatti, che aderiscono alle pareti di fondo della base.

Intorno alla zona lavaggio, ma non solo, il piano di lavoro deve essere salvaguardato da possibili infiltrazioni. Molti lavelli dispongono per questo di profili salvagocce, ma è preferibile prevedere anche protezioni laterali e frontali.

Con le prime soprattutto se il lavello è installato in una base terminale, si impedisce che l’acqua scivoli lungo il fianco della cucina, rovinandolo e diventando un potenziale pericolo.

Le cosiddette “alzatine”, meglio se in alluminio, devono avere il bordo rialzato e sigillato con gomme siliconiche.

Rubinetti, originalità dei modelli e varietà delle finiture

I rubinetti per cucina sono realizzati in ottone o in acciaio inox. Entrambi in numerose finiture, dalla cromata alla satinata, coordinate a quella del lavello.

Oggi la maggior parte è del tipo monocomando: con un’unica leva si gestiscono temperatura e flusso dell’acqua.

Molto utile la doccetta estraibile, con cui è possibile pulire ogni angolo della vasca o riempire d’acqua le pentole più comodamente.

I modelli semi professionali sono alti e con corpo sinuoso; in presenza di pensili, occorre assicurarsi  che vi sia abbastanza spazio per l’installazione. Sono pensati soprattutto per isole e penisole.

Se lo spazio è poco, preferire rubinetti bassi e con bocca d’erogazione sporgente.

Rubinetti particolari sono quelli con corpo “abbattibile” per il sottofinestra oppure adatti per essere nascosti, insieme al lavello, sotto il top della cucina.

Impianto elettrico a rischio zero: come funziona?

Impianto elettrico a rischio zero: come funziona?

Un impianto elettrico senza rischi è quello realizzato a norma da personale specializzato con componenti di qualità.

La legge in materia di sicurezza degli impianti è il Decreto del Ministero dello Sviluppo n°37 del 22 Gennaio 2008 (“decreto Bersani”), che ha sostituito (pur mantenendo valide alcune sue indicazioni) la legge 46/90. Prevede i seguenti obblighi:

  • il proprietario dell’impianto è tenuto a farsi carico della manutenzione dello stesso e delle apparecchiature connesse, facendo sostituire i componenti non appena si rilevano segni di degrado (ad esempio, una presa staccata dal muro);
  • di realizzare a regola d’arte tutti gli impianti degli edifici e solo da parte di personale qualificato ed abilitato;
  • di rivolgersi a personale qualificato ed abilitato anche solo per modifiche sostanziali degli impianti.

Altra legge fondamentale per la sicurezza in casa è il Dpr 462/2001 che obbliga verifiche periodiche degli impianti, da sostenere ogni 2 o 5 anni.

A dettare invece le regole specifiche tecniche sull’impianto elettrico sono la norma Gei 648, entrata in vigore il 1 Marzo 1993 e la variante V3, valida dal mese di Settembre 2011.

Struttura di un impianto elettrico domestico

Il centralino singolo (ovvero il quadro elettrico dell’abitazione, che in genere è posizionato vicino alla porta d’ingresso) deve avere un interruttore generale ed almeno due di quelli differenziali (detti “salvavita”).

Il numero di linee dipende invece dai mq della casa e dal livello di impianto adottato.

Oltre a questa parte tecnica, l’impianto elettrico domestico è formato da:

  • punti prese per l’attacco dei vari elettrodomestici
  • interruttori magnetotermici
  • interruttori semplici o composti per comandare i punti luce
  • un sistema di messa a terra dell’impianto nella sua tonalità (il conduttore di terra va portato all’interno del centralino).

Consigli utili per non avere alcun rischio

  • ricorrere ad imprese abilitate (iscritte alla Camera di Commercio) per installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione;
  • acquistare solo apparecchiature con marchio CE e preferire quelle con, in più, un marchio di qualità (per esempio IMQ);
  • contattare sempre e solo un centro assistenza o un tecnico abilitato in caso di guasti o malfunzionamenti;
  • usare solo prese multiple dotate di protezione e non eccedere nel collegare più apparecchi di quelli previsti;
  • sostituire le prese danneggiate. Segni di degrado sono: annerimenti esterni e rotture;
  • far sistemare anche le prese staccate dalla parete;
  • sostituire i cavi e le spine degli elettrodomestici quando sono danneggiati o fissati male.

Quali sono le novità introdotte per tutti gli impianti elettrici di nuova realizzazione?

Ogni impianto elettrico è caratterizzato da dotazioni minime stabilite per legge.

Nei nuovi impianti la potenza contrattuale impegnata fornita ai privati dai gestori viene diversificata in base alla superficie della casa: 3 Kw è il valore minimo per abitazioni con superficie fino a 75 mq e 6 kW è quello minimo per le abitazioni con superficie oltre i 75 mq.

Anche se l’utente poi effettivamente non impegna queste quantità è corretto che l’impianto elettrico sia predisposto per supportarle.

Gli impianti esistenti, che in genere sono dimensionati per 3 kW di potenza, possono essere comunque incrementati a 4,5 kW o addirittura a 6 kW, se sorge l’esigenza di un utilizzo maggiore di energia. La richiesta va inoltrata direttamente al gestore.

Ad impianto installato, è obbligatorio farsi rilasciare dal tecnico la Dichiarazione di conformità, che deve essere sempre conservata e serve anche nei passaggi di proprietà dell’edificio: si tratta di un documento in cui si descrivono i lavori eseguiti e si attesta la conformità alle norme di settore (emanate dal Cei, Comitato elettronico italiano) dei componenti utilizzati.

E’ spesso richiesto anche dalle compagnie assicurative o dagli istituti bancari come requisito per la sottoscrizione di una polizza.

Dichiarazione di conformità e Certificato di corrispondenza: quali sono le differenze?

Gli impianti installati dopo l’entrata in vigore della legge 46/1990 devono essere certificati dell’obbligatoria Dichiarazione di conformità che attesta che l’impianto rispetti i parametri fissati dalle normativa vigente ed è stato realizzato/controllato da un tecnico abilitato.

Per quelli posati prima di questa legge, invece, è necessario produrre un Certificato di corrispondenza. Per ottenere questo documento, si deve dare l’incarico ad un professionista iscritto da più di cinque anni all’albo professionale o ad un responsabile tecnico di un’impresa abilitata operante nel settore elettrico (come specificato dal DM 37/08).

Questo certificato è molto simile alla Dichiarazione di conformità ma la sua compilazione richiede diverse verifiche: il tecnico deve segnalare se l’impianto è a norma e sicuro, ma anche verificare la quantità di elettricità che passa, la potenza, il tipo di materiali usati, gli interruttori e deve certificare la conformità alle norme.

Il tecnico può certificare la potenza massima supportata dall’impianto e quindi suggerire fino a quanti elettrodomestici si possono collegare.

Se l’impianto è visionato, invece, non risultata a norma, il professionista deve suggerire come e dove intervenire e quali modifiche apportare affinchè si possa poi compilare il Certificato.

Per capire se l’impianto un po’ datato di casa è proprio sicuro, è possibile eseguire un semplice test di autodiagnosi. Ci si può aiutare anche seguendo il questionario proposto sul sito. Prosiel.it

La prima cosa da verificare è l’indispensabile presenza, nel quadro generale, dell’interruttore differenziale, il cosiddetto “salvavita”: interrompe il flusso di energia elettrica in caso di guasti o sovraccarichi.

Un altro elemento che aumenta la sicurezza in casa è “la messa a terra”: è un collegamento che disperde nel terreno correnti elettriche che potrebbero essere pericolose.

Se vi sono bambini, verificare che le prese contengano schermi di protezione che impediscano di inserire oggetti o dita.

I cavi elettrici devono essere incassati nella muratura o protetti in apposite canaline (mai scoperti). Mentre interruttori e prese devono essere ben fissati alle pareti per evitare di entrare in contatto con parti dell’impianto.

Il libretto d’impianto: uno strumento utile

Per garantire il massimo controllo ed aumentare la sicurezza nelle abitazioni, Prosiel, dal 1989 redige un libretto simile a quello rilasciato per l’installazione e la manutenzione delle caldaie, con la differenza, però, che non è obbligatorio per legge.

Tale libretto contiene le istruzioni d’uso e di manutenzione dell’impianto e delle apparecchiature di casa, le relative garanzie e le informazioni fornite dall’impresa installatrice per la gestione nel tempo.

E’ una sorta di guida che indica anche quando svolgere i controlli ordinari e quelli straordinari per garantire la sicurezza dell’abitazione: una sorta di certificato di salute dell’impianto elettrico.

La sua funzione è quella di fornire al proprietario le istruzioni che consentano di rispondere al D.M. 37/08 ed agli obblighi previsti, tra cui quello di adottare le misure necessarie per conservare le caratteristiche di sicurezza.

Per ottenere il libretto elettrico sul proprio impianto bisogna contattare l’installatore di fiducia o un professionista che abbia i requisiti stabiliti dal DM 37/08: una figura abilitata ad eseguire le verifiche sulla manutenzione di tipo ordinario e straordinario.

Il tecnico esegue un check up energetico ed un controllo dei carichi, aggiorna il libretto con le informazioni dell’impianto e dei dispositivi presenti e, a compilazione completata, lo spedisce via email al proprietario o lo stampa e consegna in copia cartacea.

Per gli operatori del settore è da poco disponibile anche l’app del Libretto d’impianto elettrico, da scaricare gratuitamente, che permette di compilare il libretto sul proprio smartphone o tablet e rilasciarlo subito al cliente.

Quali sono le regole per la sicurezza?

Per proteggere persone e casa dai pericoli potenziali legati all’impianto elettrico, ci sono alcune regole di buon senso ed una serie di comportamenti da tenere a mente.

Vediamo quelli più importanti.

  • Non utilizzare mai apparecchi elettrici accanto a liquidi infiammabili. Eventuali scintille potrebbero innescare un incendio.
  • Di notte, o se non si è in casa, evitare di lasciare accesi apparecchi elettrici che potrebbero provocare un incendio.
  • Non utilizzare gli apparecchi elettrici per scopi diversi da quelli previsti dal costruttore.
  • Non coprire gli apparecchi di illuminazione con tessuti, fogli di giornale o altri materiali: surriscaldandosi, potrebbero incendiarsi.
  • Mai togliere una spina dalla presa di corrente tirando il cavo: questo potrebbe spezzarsi e provocare un corto circuito o far prendere la scossa.
  • Non utilizzare tappeti come copertura delle prolunghe. I fili infatti possono schiacciarsi e rompersi, con conseguente rischio di scosse o incendio.
  • Non posizionare il frigorifero vicino a fonti di calore a meno di non lasciare uno spazio di almeno 10 cm per favorire l’aerazione del motore.

Vuoi mettere al sicuro la tua abitazione e soprattutto la vita della tua famiglia? Non correre rischi! Un impianto elettrico a rischio zero è quello realizzato a norma e soprattutto da personale specializzato. Contattaci!