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Come rendere il “cuore della casa” accessibile, sicuro e confortevole per tutti

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Come rendere il “cuore della casa” accessibile, sicuro e confortevole per tutti

Come rendere il “cuore della casa” accessibile, sicuro e confortevole per tutti

Secondo l’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, in Italia le persone con disabilità sono circa 4 milioni 360 mila (di cui quasi la metà con età superiore a 65 anni) e quelle con difficoltà motorie rappresentano la maggioranza.

Eppure, malgrado l’entità dei numeri, il nostro Paese non è esattamente a misura di persona diversamente abile, come sottolineato più volte dalle Nazioni Unite negli ultimi anni: l’insufficienza dei fondi erogati e la forte presenza di barriere architettoniche sono, infatti, decisamente penalizzanti.

Da questi dati emerge quanto il tema dell’accessibilità sia una vera e propria emergenza da affrontare, affinchè beni e servizi diventino fruibili da tutti. Il problema non riguarda solo l’urbanistica e le infrastrutture a livello urbano ma comprende anche la sfera del quotidiano domestico.

Muoversi ed utilizzare al meglio gli interni della propria abitazione deve essere un diritto per tutti. Al riguardo molte aziende in questi ultimi anni stanno sviluppando una maggior sensibilità e l’arredamento della cucina ne è un buon esempio.

Versabilità e trasformabilità: caratteristiche fondamentali per l’arredamento di una cucina accessibile

Lo spazio per cucina va circoscritto in un’area contenuta per ridurre gli spostamenti. Per questo motivo alle composizioni lineari talvolta sono preferibili quelle centrali. Ciò che conta davvero è l’arredamento che va studiato per caso, a partire da nozioni standard, sempre valide.

Versatilità e trasformabilità sono caratteristiche fondamentali per l’arredamento di una cucina accessibile. Cestelli estraibili dai pensili con sistema saliscendi ad esempio sono molto pratici. Come lo sono tutti quegli elementi che si muovono in senso verticale  e che permettono una più facile individuazione e presa degli oggetti.

Per una persona ipovedente avere basi e pensili con ante che si aprono a 180 ° vuol dire evitare un pericoloso ostacolo. Per un disabile con problemi di deficit muscolari avere i cestoni che si aprono elettricamente solo sfiorandoli significa poter accedere più facilmente ai contenuti.

Per un disabile costretto in carrozzina, i pensili che si abbassano e si spostano in avanti sono un prezioso aiuto.

Per una persona impossibilitata a piegarsi, lavastoviglie e forno posizionati a 30/40/50 cm da terra diventano facilmente utilizzabili.

Dettagli fondamentali per avere una efficiente cucina accessibile

E’ possibile progettare su misura una cucina accessibile il cui committente è costretto in carrozzina. Essa deve essere studiata nei minimi particolari affinchè gli spazi siano accessibili e funzionali. La parola d’ordine deve essere “personalizzazione”.

  • Basi ai lati di piano cottura e lavello con zoccoli arretrati in modo da non ostacolare il passaggio dei poggiapiedi della carrozzina.
  • Dispensa con apertura ad ante scorrevoli che consente un’ampia visibilità dell’interno senza ostacoli o sporgenze che intralcino i movimenti.
  • Piani di lavoro estraibili e cassetti ad estrazione totale. Entrambi sono sicuri e pratici.
  • Congelatore e frigorifero sono elementi separati ed indipendenti. Rialzati da terra, sono più comodi.
  • Il piano cottura angolare così da essere accessibile ed agevolare da utilizzare da seduti. La posizione consente anche di avere ai lati comode superfici d’appoggio. E’ consigliabile quello ad induzione, il quale assicura velocità di cottura, facilità di pulizia e sicurezza.

I punti di cottura in orizzontale permettono anche di ridurre la profondità dell’elettrodomestico e di favorire l’accesso al pensile.

  • Cappa che si attiva con il telecomando.
  • Pensili posti ad un’altezza comoda per l’utente. Tale misura varia a seconda del soggetto.
  • Forno con apertura a libro, in modo tale che chi è in carrozzina vi si può avvicinare facilmente. Guide con griglie estraibili per facilitare il controllo della cottura.
  • Lavello vicino alla zona cottura, ma più basso per essere accessibile.
  • Tavolo con sostegno centrale, invece delle quattro gambe. Non intralcia così gli spostamenti della carrozzina.

Cucina accessibile: modularità e design specializzato

Per realizzare una cucina accessibile è fondamentale che l’arredamento della stessa cucina consenta di svolgere in autonomia ed in sicurezza le quotidiane funzioni domestiche. La tecnologia ci offre un aiuto concreto.

La cucina accessibile si basa su un sistema di arredo modulare, decisamente flessibile, che permette di prevedere adattamenti ed integrazioni soprattutto nei punti chiave operativi della composizione, quali cottura, lavaggio e contenimento. Questo livello di customizzazione è resa possibile anche grazie a lavori specifici, in particolare cestelli estraibili, posa di meccanismi sali-scendi (che possono essere manuali o automatici) e cestelli totalmente estraibili.

Particolari accorgimenti tecnici e meccanici presenti in alcuni rubinetti sono di fondamentale aiuto per realizzare in autonomia e con grande facilità la zona lavello. Ad esempio, bocca pronunciata ed allungata, doccetta estraibile, tasto invece della manopola.

Anche l’estetica naturalmente si può conformare al gusto del committente che ha la possibilità di scegliere tra una varietà di colori e tipologie di finiture quasi “su misura”.

Detrazioni fiscali e contributi dalle Regioni

L’Agenzia delle Entrate con la guida “Le agevolazioni fiscali per le persone con disabilità”, aggiornata ad Ottobre 2019, ha specificato che sono ammesse integralmente alla detrazione Iperf del 19% le spese sostenute per l’acquisto di componenti di cucine dotate di dispositivi basati su tecnologie meccaniche, elettroniche o informatiche preposte a facilitare il controllo dell’ambiente da parte dei disabili.

Si può fruire della detrazione solo se sussiste il collegamento funzionale tra sussidio tecnico informatico acquistato ed handicap. Questo collegamento può risultare dalla certificazione rilasciata dal medico curante o dalla prescrizione autorizzata rilasciata dal medico specialista dell’Asl di appartenenza per fruire dell’iva agevolata.

Riguardo le certificazioni, per richiedere le agevolazioni fiscali, va precisato che sono considerati “disabili” le persone che hanno ottenuto le attestazioni dalla Commissione medica istituita ai sensi dell’art. 4, legge n°104 del 1992 ed anche coloro che sono stati ritenuti “invalidi” da altre Commissioni mediche pubbliche, incaricate per il riconoscimento dell’invalidità.

E’ possibile anche autocertificare il possesso della documentazione. In merito alle spese da portare in detrazione ed a quelle sanitarie deducibili dal reddito complessivo, occorre conservare il documento fiscale (fattura, ricevuta, quietanza) percè potrebbe essere richiesto.

Per gli interventi di “Adattamento domestico” ci sono vari canali di finanziamento, regionali ed in base alla legge nazionale 13/89 “Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati”.

I nostri professionisti sono in grado di stravolgere gli schemi compositivi standard arrivando alla personalizzazione vera e propria della cucina.

Per saperne di più, contattaci.

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Sicurezza in cucina: le norme da rispettare

Stile, estetica, dimensioni sono criteri di valutazione importanti ma prima della scelta degli elettrodomestici per la zona cottura è importante tener conto anche di consumi, garanzie di qualità e sicurezza.

In cucina la presenza contemporanea di acqua, gas ed elettricità impone precisi obblighi di progettazione, di installazione e di manutenzione costante.

Quali sono gli elementi che nella zona cottura devono essere a norma?

  • L’etichetta energetica. E’obbligatoria per le cappe aspiranti domestiche in tutti i Paesi UE e contiene: la classe, dalla A (massima) alla G (minima), l’indicazione del consumo annuo di energia stimato per l’utilizzo standard, in kWh/anno. Nella parte inferiore, riporta 4 parametri: la qualità e capacità di aspirazione, l’efficienza di illuminazione del piano cottura, l’efficienza di filtraggio grassi, la rumorosità, cioè il massimo livello di rumore generato nell’utilizzo normale, esclusa la funzione boost.

Non sono ancora coperti dall’obbligo dell’etichetta energetica le piastre ad induzione. I piani a gas, ad induzione, i forni e le cappe devono rispettare il Regolamento UE per la progettazione ecocompatibile, che stabilisce i limiti massimi di consumo energetico per i piani cottura elettrici e l’obbligo di indicare la potenza massima assorbita ed i limiti minimi di efficienza energetica per quelli a gas. Per questi ultimi, la scheda di prodotto riporta anche il valore dell’efficienza energetica EE dei singoli bruciatori e quella del piano calcolato per kg.

  • Marcature. Esistono due tipologie, quella obbligatoria, conosciuta come CE, riguarda gli apparecchi elettrici e tutti i prodotti disciplinati dalle direttive comunitarie e circolanti in Europa. Non prevede controlli da parte di organismi indipendenti, ma si basa su un’autodichiarazione di conformità resa dal fabbricante circa la rispondenza ai requisiti di sicurezza fissati per legge. Comprende il fascicolo tecnico ed il manuale di installazione, uso e manutenzione.

La seconda tipologia di marcatura è quella volontaria. Esistono altri marchi, da quelli di qualità a quelli commerciali ed ambientali, utili soprattutto per il consumatore, perché garantiscono che il prodotto finale abbia superato determinate prove e controlli da parte di un ente certificatore terzo e risponda ai requisiti di sicurezza. In Italia i più diffusi sono IMQ (rilasciato dall’Istituto Italiano del Marchio di qualità), NF (marchio di qualità francese) e DVE (tedesco). Riguardano il settore elettrico.

Tra i marchi ambientali, ISO14001 attesta che l’azienda rispetta tutte le leggi ambientali, sul rumore, sulle emissioni tossiche e di polveri, sullo smaltimento rifiuti, riduzione dei consumi energetici e che la stessa si impegna in progetti ambientali. L’Ecolabel assicura che il prodotto ha un ridotto impatto ambientale, mentre l’FSC garantisce l’uso di legno da foreste gestite in modo responsabile.

  • L’installazione per i piani a gas. Oltre all’obbligo della termocoppia, la norma UNI 7129-2015, stabilisce che il piano cottura a gas debba essere installato in un locale dotato di aperture permanenti di ventilazione verso l’esterno o di condotti di ventilazione, al fine di garantire il flusso d’aria adeguato.

L’espulsione dei fumi di combustione deve avvenire per mezzo di una cappa collegata ad un camino, ad una canna fumaria o scaricare direttamente all’esterno. Il tubo di collegamento alla conduttura del gas per i modelli ad incasso deve essere in metallo flessibile di lunghezza non superiore ai 2 m o rigido, in rame, con guarnizione in elastomero. Nelle cucine a libera installazione il tubo può essere in gomma (a norma UNI 7140) lungo massimo 1,5 m, da sostituire ogni 5 anni.

Le tubazioni non devono essere in contatto con quelle d’acqua; se sono vicine, devono essere protette da guaina impermeabile polimerica. In alternativa, si utilizzano tubi in rame o acciaio rivestito.

Il tubo non deve passare dietro il forno sottostante, né entrare in contatto con le pareti laterali di questo. Nel caso di nuova installazione del piano cottura a gas sull’isola è conveniente far predisporre la valvola di intercettazione sulla parete più vicina per poter scegliere in futuro di modificare la posizione del piano spostandolo sulle basi in linea addossate alla parete.

  • Piastre ad induzione. Come per il gas, l’allacciamento deve essere effettuato esclusivamente da un tecnico qualificato ed in base allo schema fornito dal produttore, che indica anche la tensione consentita per lo specifico apparecchio ed il relativo valore. Lo stesso vale il montaggio, perché una posa errata potrebbe danneggiare il piano (che comunque si consiglia di installare dopo gli arredi superiori, come pensili e/o cappa).

Occorre realizzare una linea di alimentazione dedicata, ad opera di un elettricista qualificato, da dimensionare in base alla potenza nominale del piano. La derivazione deve essere isolata e protetta contro le sovratensioni con un interruttore magno termico di protezione, a vista ed accessibile, da poter staccare all’occorrenza.

Per motivi di sicurezza è vietato utilizzare coperture sul piano ad induzione. Bisogna tenere sempre asciutte le zone cottura ed il fondo delle pentole ed è molto importante rispettare le avvertenze riportate nella documentazione tecnica allegata al prodotto.

I piani ad induzione sono generalmente dotati di dispositivo di disinserimento nel caso in cui una zona risulti in funzione da tempo prolungato, senza che siano state modificate le impostazioni.

Attenzione! Chi è portatore di un apparecchio medico attivo (pacemaker o defibrillatore) deve consultare un medico prima dell’acquisto perché potrebbe subire l’interferenza del campo magnetico.

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Ristrutturazione cucina piccola

La cucina è il cuore della casa, l’odoro del caffè appena fatto, e sopratutto il profumo dei dolci appena preparati dalla nonna. Qui abbiamo raccontato le nostre storie ai nonni e genitori mentre li aiutavamo a buttare la pasta o a tagliare la crostata calda. Qui abbiamo esposto i piani per il futuro sorseggiando quel caffè caldo.

Le dimensioni non contano, in una cucina di piccole dimensioni come in una grande i progetti per il futuro e le storie del passato arricchiscono la nostra vita .

Quando si effettua la ristrutturazione di una cucina piccola l’obiettivo è ottimizzare al massimo lo spazio, curando il millimetro. Per questo motivo prima di agire bisogna avere un progetto realizzato su carta, personalmente da te o da un architetto o un interior designer professionista.

Questi inoltre possono realizzare anche uno o più render  foto-realistici, in questo modo potrai capire ancora meglio quale sarà il risultato finale e come verranno sfruttati gli spazzi. 

L’architetto vi presenterà le idee per realizzare la cucina ad angolo, moderna o mini. Soluzioni salva spazio, cucine piccole con isola e penisola. Insomma una cucina piccola non è sinonimo di limite.

Questo ambiente deve essere ben progettato, a partire dal “triangolo di lavoro”, con superfici e spazi ben organizzati.

cucina Piccola Ikea
cucina Piccola Ikea

Le tre zone di lavoro che costituiscono il “triangolo” sono:

Le tre zone di lavoro che costituiscono il “triangolo” sono:

  1. La zona lavaggio con lavello e lavastoviglie
  2. La zona cottura con forno microonde e piano cottura
  3. La zona conservazione con dispensa e frigorifero.

Un attento studio di queste tre zone otterrà un ambiente ampio e funzionale, senza però risultare dispersivo.

L’arredamento della cucina quindi deve essere scelta con cura, non solo nell’estetica e nel design, ma bisogna considerando anche gli spazi e le attività che devi compiere ogni giorno, dedicando, un’area a ciascuna di esse.

E’ consigliato posizionare il piano da lavoro accanto ai fornelli e al lavello, nel caso voglia la lavastoviglie è bene che sia sotto il lavello o nello spazio sottostante a fianco allo stesso, in modo da facilitare sia il pulizia dei piatti che usufruire dell’impianto idraulico del lavello, il carico e lo scarico dell’acqua sotto il lavello possono essere utilizzati anche per la lavastoviglie.

Quando si acquista la prima casa spesso si desidera cambiare completamente la disposizione degli ambienti, se si vuole spostare la cucina da dove si trova nello stato di fatto bisogna essere consapevoli ch che non è sempre possibile, leggi il nostro articolo “ristrutturazione spostare cucina” per capire se il progetto realizzato su carta è fattibile nella tua nuova casa. L’architetto solitamente capisce se le vostre richieste sono fattibili o meno.

Lo spazio in cucina non basta mai. Per questo motivo è importante cercare mobili salva spazio che ti permettono di risolvere in modo pratico e talvolta originale il problema legato alle dimensioni contenute o agli spazi irregolari e difficili di alcune abitazioni.

Per quanto riguarda il pavimento e la tinteggiatura delle pareti e consigliato utilizzare colori chiari, che oltre a rendere più luminoso l’ambiento lo fanno sembrare più grande, se vuoi approfondire questo argomento puoi leggere i  5 consigli per far sembrare la casa più grande, con questi semplici accorgimenti l’ambiente sembrerà più grande e luminoso

7 idee di cucina piccola

1) Cucina e sala da pranzo in un’unico spazio

L’isola in cucina, come quella qui sotto realizzata da noi, permette di unire le esigenze di una cucina di piccole dimensioni con quelle della sala da pranzo. Un modo per condensare in pochi metri quadrati le funzioni dei due ambienti in un’unica soluzione.

Cucina con isola a realizzata in zona porta venezia a Milano
Cucina con isola a realizzata in zona porta venezia a Milano

2) La cucina piccola a U

La cucina a ferro di cavallo diventa un ambiente avvolgente e funzionale, accessibile e compatta, con un ampio piani di lavoro e molte ante e cassetti a garantire il massimo dell’ordine possibile pur se in uno spazio limitato. Sfruttando a pieno ogni cm quadrato.

cucina moderna ad u Milano
Fonte “MondoDesign.it “

3) Design minimalista

Il design minimalista risulta molto efficace quando lo spazio a disposizione è limitato. Solo il necessario, Pochi elementi, massima funzionalità, sfruttamento pieno dei volumi a disposizione e una naturale eleganza in termini cromatici e forme squadrate.

4) piccola cucina nascosta

La cucina a scomparsa è progettata e realizzata con la massima compattezza e hanno la peculiarità di poter essere nascoste. Non a tutti piace avere la cucina a vista, ma allo stesso modo non è sempre fattibile avere una stanza separata che divida la zona pranzo dal soggiorno. L’alternativa è una cucina monoblocco compatta o che si compone attrezzata con lo stretto indispensabile proprio come una cucina tradizionale, che si possa barrare come fosse un armadio con delle ante pratiche. Questa è la soluzione perfetta per un monolocale

immagine presa da “www.arredamentoweb.it”

5) La scelta degli elettrodomestici

Una cucina serve per cucinare! Ed è bene non perdere mai di vista questa funzionalità.

Quindi è importante scegliere gli elettrodomestici indispensabili e non ultimo progettare sempre un piano di lavoro adeguato

Per quanto riguarda gli elettrodomestici, oggi le aziende li producono anche in scala ridotta, come forni, lavastoviglie, piani cottura, frigo ecc…

Andando a scegliere elettrodomestici di dimensioni ridotte naturalmente andremo a spendere di piu rispetto agli stessi elettrodomestici di misura standard. Spesso i fuori misura a parità di performance soffrono di un costo più alto rispetto agli elettrodomestici tradizionali.

Comprare i mobili per la cucine piccole presso marchi noti, permette di scegliere anche soluzioni complete di arredo ed elettrodomestici ed essere sicuri della possibilità di allocazione.

Scegliendo invece di far realizzare i mobili da un falegname di fiducia il costo sara maggiore ma la cucina verrà inserita perfettamente nel vano a vostra disposizione e pertanto risulterà più armonioso e bello esteticamente.

6) Mobili multifunzionali

In una cucina piccola l’acquisto di mobili multifunzionali e salva spazio è fondamentale per poterla sfruttare al meglio. Il tavolo fissato alla parete è apribile, puoi servirti di sedie pieghevoli che sono perfette per gli spazi ristretti.

Un’altra idea intelligente, potrebbe essere quella di acquistare delle cucine a monoblocchi, in cui ogni mobile è già sistemato a incastro nel giro di pochi metri. In questi casi, spesso si preferisce un tavolo a penisola, in questo modo si risparmiare ulteriore spazio, ma esistono soluzioni alternative, come quelle dei tavoli richiedibili. Da non escludere, inoltre, i tavoli con le rotelle, da spostare all’occorrenza in sala da pranzo per una cena con gli ospiti.

7) Piano ad induzione elettrica

Non parliamo solo di praticità (il piano è tutto liscio, quindi facilissimo da pulire), ma anche di sicurezza, grazie all’assenza di fiamme e di rischi dovuti a eventuali fughe di gas. La superficie di vetroceramica, inoltre, rimane fredda intorno alle pentole, riducendo al minimo la possibilità di scottarsi.

La cottura è più rapida e precisa, perché si possono impostare diversi livelli di temperatura: c’è anche la funzione booster per far bollire l’acqua in pochissimo tempo; il calore si diffonde in modo uniforme sulla pentola, senza le tipiche dispersioni che avvengono con i fornelli a gas.

Conclusioni:

La ristrutturazione e l’arredamento di una cucina piccola richiede un progetto che risponda alle tue esigenze e che sia pensato per farla sembrare più grande, inoltre deve essere anche comoda per chi cucina, in questo modo i pasti saranno preparati con più cura e perciò saranno più gustosi. La pensi come me?

Come scegliere i sanitari bagno

Sanitari bagno: caratteristiche, funzioni e stile

Il bagno, tra i vari ambienti di un appartamento, è quello in cima alle priorità di chi ha appena acquistato una casa, quello su cui si concentrano maggiormente gli interventi di ristrutturazione dei nuovi proprietari.

Il motivo? Il bagno non è più semplice spazio di servizio, ma un luogo di benessere in cui trascorriamo dai 30 ai 60 minuti al giorno, magari in compagnia dei device mobili.

La ristrutturazione del bagno riveste una particolare importanza nell’azione generale di una ristrutturazione edile sia un appartamento sia di una villa.

Secondo i vigenti Regolamenti Edilizi, ogni unità immobiliare adibita ad abitazione deve disporre di almeno un bagno completo di doccia o vasca, tazza wc, lavandino e bidet. Ma come scegliere i sanitari giusti?

Guida pratica alla scelta dei giusti sanitari: dalla tipologia alle misure

Esistono tre tipologie sanitari bagno:

  • Sanitari bagno sospesi: sono i più leggeri ma anche i più pratici perché, essendo liberi nella parte inferiore, possono essere puliti facilmente. Vengono fissati alla parete di appoggio mediante apposite staffe in acciaio tassellate al muro. E’ fondamentale che siano fissate adeguatamente, poiché su di essere grava il peso dell’intero elemento. Questa tipologia di sanitari sono installabili sono nel caso di scarico a parete e non a terra.
  • Sanitari da appoggio a terra: sono i classici elementi da bagno, presentano una base che li collega allo scarico a terra nel pavimento, qualora così sia predisposto l’impianto. Possono essere addossati alla parete o collegati ad essa mediante una tubatura a vista. In questa tipologia di sanitari rientrano la maggior parte dei sanitari economici.
  • Sanitari bagno filo muro: si adattano a qualsiasi posizione dello scarico e rappresentano il giusto compromesso tra i design dei sanitari sospesi e l’ingombro di quelli standard da appoggio.

Nella scelta del wc e del bidet le dimensioni sono vincolanti, almeno quanto lo è stile. Sempre realizzati in ceramica, sono preferiti soprattutto nel classico bianco, vero passepartout.

Quanto è importante la misura nella scelta dei sanitari?

Sia per la versione dei sanitari filo muro a pavimento che per la versione da terra le misura sono fondamentali. La misura standard rispetta le seguenti caratteristiche: L 36 X P 55 X H 40 cm.

Anche nella versione da terra, wc e bidet sono proposti soprattutto filo muro (back to wall), perché garantiscono un’estetica migliore, nascondendo l’attacco agli impianti. E se questi sono datati, con tubi molto sporgenti dal muro, ci sono sanitari “specifici”, ovvero molto cavi nella parte posteriore.

Visivamente leggeri, facilitano la pulizia e permettono di apprezzare appieno una pavimentazione decorata: ecco i plus dei sanitari sospesi, versatili anche dal punto di vista estetico.

Ne è un esempio, Strada II di Ideal Standard, il bidet con la copripiletta in ceramica ed il vaso dotato di tecnologia AquaBlade per il sistema scarico.

Gli shower toilet, ovvero il WC più Bidet, due in uno, sono una soluzione salva spazio e di grande comfort per tutti. Il costo elevato, dovuto alla tecnologia sofisticata e qualche pregiudizio persistente pongono il freno alla diffusione di questi modelli. Eppure molti Regolamenti edilizi li prevedono quale alternativa ai sanitari in coppia, obbligatori almeno in un bagno in ogni casa. Richiedono anche una presa elettrica.

Sanitari in versione compatta: meno spazio e più comodità

Definire i sanitari “mini” non è appropriato perché questi modelli occupano meno spazio solo in profondità e sono comodi al pari degli altri.

Il coprivaso incide su comfort ed estetica del wc e si acquista separatamente.

Nella versione sospesa, i sanitari salva spazio danno il meglio perché la sensazione di maggiore ampiezza ed ariosità è decisamente amplificata. Anche se di peso inferiore, per l’installazione richiedono alcuni accorgimenti.

Della serie Forty 3 di ceramica Globo, il wc è disponibile con o senza brida. I sanitari misurano L 36 X P 43 cm, sono caratterizzati da un colore bianco e da un coprivaso con sedile rallentato.

Alcuni modelli, pur essendo meno sporgenti, sono invece più larghi di qualche centimetro. Ciò è dovuto ad esigenze legate al rapporto design/comfort.

La posizione dei sanitari: lo schema vincente

La posizione dei sanitari all’interno della stanza risponde a criteri consolidati di buona progettazione, messi a punto per garantire il comfort. In un bagno difficile, però, sono ammesse eccezioni.

Di solito vaso e bidet sono affiancati. Si tratta di una sistemazione decisamente pratica e confortevole ma anche gradevole esteticamente. Convenzionalmente servono 120 cm, misure a cui idraulici ed installatori si attengono nella maggioranza dei casi. Ogni variazione, dunque, va comunicata per tempo.

E’ meno usuale, invece, posizionare i due sanitari uno di fronte all’altro anche se, talvolta, è l’unica possibilità: in tal caso, si devono calcolare almeno 60 cm di spazio tra i due. Questa stessa misura è il minimo da lasciare sempre di fronte ai due elementi, anche quando sono allineati.

Per quanto riguarda l’altezza, invece, un po’ di attenzione va posta all’installazione dei modelli sospesi anche se, per questo aspetto, i professionisti si muovono in autonomia: si tenga conto che la seduta deve essere a circa 40 cm da terra (47 cm per anziani e disabili).

Per garantire massima sicurezza d’uso e praticità alle persone con difficoltà motoria, basta rispettare le semplici regole previste dalla normativa di riferimento (legge 13/1989 e Dm 14/6/1989 n°236) per la progettazione degli spazi domestici. Per quanto riguarda il wc, vanno previste barre di sicurezza (per esempio una fissa ed una ribaltabile) su entrambi i lati.

Share economy in condominio: le formule di condivisione di servizi ed attività

Share economy in condominio: le formule di condivisione di servizi ed attività

Attraverso la condivisione di servizi che fanno risparmiare tempo e denaro e giovano all’ambiente, anche il condominio sperimenta le nuove formule di economia collaborativa.

Dagli asili nido condominiali, le prime attività a sperimentare tale formula, si è presto passati a baby sitter e governanti condivise, come badanti ed infermieri specializzati.

Ci sono poi realtà che usufruiscono di servizi di bike sharing, di una biblioteca comune a tutto il palazzo e di acquisti collettivi.

In ultimo, seppur ancora poco diffuso, c’è il wi-fi condominiale che con l’installazione di un’antenna sul tetto dell’edificio e la firma di un unico contratto con l’operatore di rete, consente a tutti i residenti di collegarsi ad Internet, anche negli spazi esterni come il cortile.

In quest’ultimo caso, i servizi sono quindi offerti da società terze e non coinvolgono direttamente il condominio. In altri casi, invece, per il via libera occorre raggiungere la maggioranza.

Asilo nido aperto ai condomini ed agli “esterni”

Laddove il regolamento di condominio sia di tipo assemblare e non di natura contrattuale che può vietare il servizio, ogni condominio può avviare all’interno della propria abitazione un asilo nido.

Ciò non può avvenire, per esempio, se il documento contrattuale vieta “assembramenti o passaggi” più o meno consistenti di persone che possano determinare un disturbo per la collettività condominiale.

Le “persone” sarebbero i genitori ed i parenti che accompagnano i bambini e li riprendono all’uscita. In tal caso, uno o più condomini, così come lo stesso amministratore, potrebbero opporsi.

In assenza di divieti si può dunque presentare la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) ed ottenere dal Comune, dopo l’ispezione dell’Asl, un certificato di idoneità dei locali dove si vuole svolgere l’attività.

Ogni Regione ha le sue regole ma, in generale, per il via libera serve uno spazio dedicato all’accoglienza, un’area gioco protetta ed un’altra destinata al riposo dei bambini, arredata con opportuni lettini.

E’ necessario, inoltre, un bagno con fasciatoio ed una cucina a norma.

Tutte le aree devono essere separate e pensate per non procurare rischi ai bambini: niente prese di corrente a vista, spigoli pericolosi, arredi e suppellettili, che potrebbero ferirli.

Anche il numero massimo dei piccoli dipende dai regolamenti regionali: in media se ne possono ospitare fino a sette. Ogni educatrice obbligata a seguire un corso di formazione di 250 ore per occuparsi al massimo di 5 bambini.

Un altro paletto è la metratura dell’abitazione in rapporto al numero di bambini, in media 4-10 mq per ogni piccolo ospite. Ed ancora, l’orario massimo di apertura, che non può superare le otto ore giornaliere.

Badanti e baby sitter condominiali

Si tratta di lavoratori che svolgono in appositi spazi condominiali se autorizzati, o all’interno della propria abitazione se inserita nel contesto condominiale, servizi per la prima infanzia o per persone anziane autosufficienti.

O in generale, attività relative alla vita familiare, in favore dei condomini o di una parte per loro.

Il costo è a carico dei condomini che ne usufruiscono.

La badante condominiale, in particolare, è utile in quegli edifici in cui risiedono persone anziane che necessitano di un aiuto costante. Se, invece, in uno stabile abitano molti bambini, viene assunta una baby sitter condivisa.

Assistente condominiale, altra figura destinata a crescere

Si tratta di una sorta di “tata condivisa”, le cui mansioni possono essere di vario tipo: sbrigare piccole faccende domestiche (fare la spesa, pagare le bollette, ritiro ricette mediche), accudire i bambini e/o accompagnarli a scuola.

Per questa governante, lavorare in condominio significa quasi azzerare il tempo per gli spostamenti e, di conseguenza, offrire tariffe più basse agli utenti che aderiscono al servizio.

La figura dell’assistente condominiale è prevista dall’articolo 18, comma 1, punto D3 del Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti da proprietari di fabbricati che specifica come, su incarico condominiale, possa svolgere mansioni relative alla vita familiare dei condomini o di una parte degli stessi che, in tal caso, se ne assumono le spese.

Il lavoratore, come esplicitato nel contratto, deve essere in possesso delle seguenti competenze professionali:

  • Conoscere il contesto di riferimento nel quale opera il datore di lavoro e la sua struttura organizzativa specifica;
  • Conoscere la collocazione della propria area di attività nell’ambito dei servizi svolti;
  • Saper predisporre documentazione e modulistica;
  • Saper effettuare comunicazioni telefoniche, comunicazioni interne anche con strumenti telematici;
  • Conoscere la normativa di base relativa al settore di appartenenza;
  • Conoscere ed utilizzare, ove necessario, le nozioni di base di una lingua straniera;
  • Conoscere le procedure ordinarie di lavoro predeterminate dal datore di lavoro e gli applicativi specifici;
  • Conoscere le modalità di smistamento dei documenti cartacei ed informatici;
  • Conoscere le modalità di esercizio di acquisti di merce/servizi, anche attraverso i Gruppi di acquisto solidale.

Biblioteca condivisa accessibile a tutti i residenti: è possibile?

Si tratta di un’idea diventata una realtà in un palazzo milanese. Ed ora è già stata replicata in molti altri edifici.

Il locale della portineria, così come le altre parti comuni dell’edificio, appartiene a tutti i condòmini che possono servirsene senza alterarne la destinazione ed evitando di impedirne l’utilizzo agli altri partecipanti.

La scelta di posizionare i libri negli spazi che una volta ospitavano la portineria è un caso limite e non sembra presupporre un cambio di destinazione d’uso.

Se nel regolamento condominiale contrattuale è esplicitamente vietato adibire la portineria ad altre funzioni, per procedere occorrerà modificare il regolamento con il voto unanime di tutti i condòmini proprietari.

Adsl condominiale, sistema poco diffuso ma che permette di abbattere i costi

Adsl condominiale prevede l’installazione di un’antenna radio sul tetto comune che emana un segnale captato da tutti i condòmini in possesso della password.

Questo sistema, poco diffuso ancora, permette sicuramente di abbattere i costi ma può risultare lento, soprattutto nei condomini composti da molte unità abitative. E’ quindi consigliato nelle zone non coperte da adsl o fibra ottica.

Per quanto concerne il quorum da ottenere in assemblea per procedere con l’installazione dell’antenna, è necessario il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti e che rappresenti almeno i 500 millesimi dell’edificio.

Avete intenzione di risparmiare tempo e denaro e soprattutto vivere meglio con i vicini di casa?

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Ristrutturazione e recupero di edifici rurali: normative ed incentivi

Ristrutturazione e recupero di edifici rurali: normative ed incentivi

Nel nostro Paese, la maggior parte degli edifici da ristrutturare fa parte del patrimonio immobiliare costruito nella seconda metà del Novecento. Ci sono però molti altri fabbricati che sono più antichi e legati alle nostre origini. Essi potrebbero essere recuperati e valorizzati perché rappresentano la storia architettonica e non solo dell’Italia. Si tratta di tipologie edilizie locali, diverse da Regione a Regione, spesso con un passato rurale e fortemente legate all’identità del territorio che le ospita.

Per alcune, forse presenti in numeri più alti e distribuite anche in territori più ampi (come il casale e la cucina), normative e costi di ristrutturazione sono difficili da stabilire, perché dipendono dai regolamenti comunali e regionali e dallo stato di conservazione dell’immobile. (ma questo vale in tutti i casi). Altri esempi, come i trulli pugliesi, i dammusi di Pantelleria o gli stazzi sardi, che sono propri di zone limitate, sono regolamentati in modo univoco allo scopo di preservarne e valorizzarne l’identità.

I lavori: restauro e risanamento conservativo

Nella maggior parte dei casi di recupero di questi fabbricati si tratta di opere di restauro e di risanamento conservativo, poiché è previsto il cambio di destinazione d’uso.

In questa tipologia sono compresi gli interventi finalizzati a conservare l’immobile ed assicurarne la funzionalità per mezzo di opere che, rispettando gli elementi tipologici, formali e strutturali, ne consentono destinazioni d’uso con esso compatibili.

Tali interventi comprendono il ripristino ed il rinnovo degli elementi costitutivi, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dall’uso e l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio.

Il restauro è un intervento di recupero che si applica solo agli edifici di valore storico-artistico. Permette di apportare modifiche alla struttura ma non di alterarne la volumetria.

Il risanamento conservativo si applica quando occorre recuperare gli aspetti funzionali, statici ed igienici dell’edificio. Permette di modificare struttura e planimetria.

Gli interventi di restauro e risanamento conservativo non riguardanti le opere strutturali ricadono in CILA. Quelli riguardanti le opere strutturali richiedono la Segnalazione Certificata Inizio Attività. (SCIA).

Le spese si detraggono

Il recupero di questi edifici può essere classificato come intervento di manutenzione straordinaria, se non c’è un cambio di destinazione d’uso; altrimenti rientra tra le opere di restauro e di risanamento conservativo.

In entrambi i casi, le spese si possono detrarre grazie al bonus edilizia, valido fino al 31/12/2019. Tale agevolazione consiste in una detrazione dall’Irpef del 50% della spesa sostenuta (limite massimo detraibile 96.000 euro), che viene ripartita in 10 quote annuali di pari importo. In certe condizioni, la detrazione è prevista anche per chi acquista fabbricati ad uso abitativo già ristrutturati.

Non è possibile, in genere, usufruire dell’ecobonus del 65% per il risparmio energetico, in quanto non sussiste la condizione primaria che è quella di “sostituzione dell’impianto di riscaldamento”. Tali fabbricati, infatti, ne sono spesso sprovvisti. Ma se ne può godere per le schermature solari e, talvolta, per la copertura.

Per informazioni tecniche è sempre necessario rivolgersi al Comune dove è situato l’immobile.

Quali problemi affrontare?

Sicuramente è necessario informarsi bene per conoscere a fondo la normativa che disciplina questo tipo di intervento e che varia da regione a regione. Non è raro, infatti, che siano stati redatti regolamenti locali specifici proprio per tutelare gli edifici tipici. Talvolta sono previsti anche incentivi da parte di enti locali che favoriscono la ristrutturazione ed il recupero di questi fabbricati dismessi.

Entrando nello specifico, dal punto di vista operativo, quasi sempre è necessario intervenire sulla copertura e, con opere di consolidamento statico, anche sulla muratura. Di frequente, quest’ultima è anche interessata da problemi di umidità di risalita, che vanno risolti alla radice.

Naturalmente, gli interni vanno adattati per essere trasformati in spazi domestici, con tutta la dotazione tecnica degli impianti.

Recuperare edifici rurali: da un sogno ad un’opportunità economica

Abitazione rurale tipica del Trentino Alto Adige, spesso il maso consisteva in un fienile, una stalla o una piccola stanza adibita alla cottura dei cibi ed alla preparazione del formaggio, tutto in un unico edificio. Talvolta il fienile e la stalla erano costruiti a parte.

I masi non presentano uno stile di costruzione omogeneo ma variabile in base alle zone. Così anche l’impiego dei materiali: prevalentemente legno nelle valli ricche di foreste; legno e muratura laddove l’apporto di pietra e calce non era particolarmente difficoltoso. 

Il maso e la normativa

Sono i singoli Comuni della provincia di Trento a regolamentare, in materia edilizia, gli interventi su questi centri storici.

Poiché la ristrutturazione di un maso è paragonabile a quella di una casa standard, oltre gli incentivi fiscali statali, possono essere previsti quelli relativi all’insediamento in comuni montani.

I Comuni possono concedere a coloro che trasferiscono la loro residenza e la loro dimora abituale, nonché la propria attività, in una delle località indicate nel regolamento di esecuzione, impegnandosi a mantenerle nella medesima per almeno dieci anni, le seguenti agevolazioni:

  • Un premio di insediamento corrispondente al 70% della spesa sostenuta per il trasferimento, ivi compresa quella relativa al trasloco ed agli allacciamenti di telefono, gas ed elettricità.
  • Un contributo a fondo perduto, fino al 15% della spesa ammessa, per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione di immobili da destinarsi a prima abitazione.

Vi sono poi altre misura relative agli interventi per il recupero del patrimonio edilizio montano. Ad esempio, la legge dispone che, ai fini della protezione e della riqualificazione dei beni culturali ed ambientali propri del territorio montano e del recupero dei fini abitativi, anche non permanenti, del patrimonio di edifici minori, individuati ai sensi dell’articolo 24 bis della legge provinciale 5 settembre 1991, n°22, i Comuni possono concedere contributi nella misura del 30% massimo della spesa ammessa, a favore dei proprietari.

La cascina, tipologia edilizia molto diffusa, nata con vocazione rurale

Si trova nella Pianura Padana Lombarda, in Piemonte ed in Emilia Romagna.

Al tempo ospitavano grandi fattorie e quindi si trattava di corpi edilizi importanti che comprendevano stalle, fienili, granai, pozzi e fontane. Oggi questo patrimonio edilizio esiste ancora in molti luoghi ed in parte è in stato di abbandono.

Il recupero di una cascina impone una pratica amministrativa elaborata che scoraggia i proprietari; non solo il progetto di ristrutturazione è complesso anche perché la concessione edilizia, per esempio per aprire un’attività nella cascina, passa dallo Sportello Unico per le Attività produttive, la stessa che deve intraprendere  un imprenditore che vuole avviare un’impresa industriale.

Il casale, tipologia edilizia diffusa nell’area centrale dell’Italia

Casa rurale in campagna senza mura di protezione, è una tipologia edilizia diffusa in Toscana, Umbria e Puglia, dove la sua costruzione risale al periodo medievale.

A differenza della cascina, la sua origine era a scopo abitativo e non legata ad attività agricola.

Anche in questo caso, il costo per una ristrutturazione-tipo è difficile da definire e dipende dagli interventi necessari e dalla finiture scelte, oltre che dalla dimensione del lotto. I nostri esperti saranno in grado di farvi un preventivo adeguato alle vostre esigenze.

Per quanto riguarda la normativa da seguire, ogni Comune ha un proprio regolamento edilizio in cui vengono dettate le linee guida per il tipo di restauro.

La maggior difficoltà, intervenendo su questi beni, sta nel riuscire a mantenere l’artigianalità nelle lavorazioni.

Lo stazzo, casa di pietra avente una struttura particolare

All’interno è composta da una sequenza lineare di stanze singole ciascuna aperta sull’esterno, separate da muri chiusi e con copertura a doppia falda.

In Gallura, lo stazzo era l’insieme del podere agricolo e della casa con un’economia praticamente chiusa ed avente solo una sorta di scambio dei beni con gli stazzi vicini.

Gli stazzi oggi sono identificati dal Piano Paesaggistico Regionale della Sardegna come beni paesaggistici e pertanto soggetti a vincolo di tutela. La ristrutturazione quindi deve avvenire nel massimo rispetto della tipicità architettonica dell’immobile, preservando forme e materiali originali.

La difficoltà tecnica  maggiore è quella di bloccare la risalita di umidità delle murature portanti in granito a contatto con il terreno. Un’altra difficoltà è l’instabilità della muratura portante che richiede di agire con la tecnica del cuci e scuci per ripristinare le parti deboli e consolidare la struttura con cordoli perimetrali in cemento armato, diligentemente nascosti all’interno della muratura stessa.

Il trullo, struttura in pietra a secco

Il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale della Puglia, il PPTR, nella sezione dedicata alle strutture in pietra a secco, ne dà una definizione chiara: “sono segni puntiformi, isolati o aggregati, con carattere in genere cellulare”. Si presentano come moduli plani-volumetrici coperti da una falsa cupola e contenenti un vano interno accessibile da un’unica porta.

Nati come depositi per attrezzi agricoli, stalle, ricoveri temporanei e, raramente, come residenze permanenti, i trulli sono costruiti con conci di pietra disposti seguendo geometri coniche o piramidali e si trovano sia singoli che aggregati tra loro, a formare piccole o medie comunità.

Distribuiti in tutta la Puglia, nel passato, una volta dismessi venivano abbattuti. Oggi invece vengono valorizzati attraverso interventi di recupero filologici, perché così obbliga la normativa e trasformati in originali residenze.

Trulli: normativa e sicurezza

La Puglia ha un piano paesaggistico che tutela i trulli, equiparandoli a manufatti vincolati. Bisogna quindi rivolgersi alla Soprintendenza per ottenere il parere sul progetto che deve essere redatto seguendo le linee guida specifiche, definite nel PPTR della Regione Puglia.

Per la struttura si chiede di:

  • Conservare i caratteri tipologici ed architettonici del manufatto;
  • Impiegare esclusivamente tecniche e materiali tradizionali, secondo la cultura materiale della costruzione in pietra e secco della Puglia, tenendo conto delle specificità locali;
  • Escludere l’uso dei materiali diversi dalla pietra, evitando pietra lavorata industrialmente e di calcestruzzo, anche per le parti non a vista;
  • Integrare parti mancanti o deteriorate secondo criteri di conformità con l’esistente;
  • Escludere le sigillature dei giunti dei parametri murari;
  • Procedere per parti di estensione limitata, per poter conservare in sito la materia e la forma dell’oggetto.

E’ consigliato perciò procedere col metodo del cuci e scuci operando, per quanto possibile, su tratti alterni per conservare inalterati i profili e gli altri aspetti morfologici.

Per rivestimenti e finiture, si devo escludere l’uso di ceramiche, marmi colorati, mattoni di cemento.

Nel caso in cui sono presenti i pavimenti antichi, questi devono essere restaurati e, nelle zone degradate, integrati con elementi in pietra della stessa natura.

Si ritiene quindi irrinunciabile il recupero della tradizionale tecnica dello scialbo bianco di calce.

Il dammuso, particolare tipologia architettonica siciliana

Presenti soprattutto sull’isola di Pantelleria ed in altre parti della Sicilia, i dammusi rappresentano una particolare tipologia architettonica molto caratterizzante per l’isola.

E’ il Piano Regolatore Generale del Comune di Pantelleria a tracciare i punti fermi di questa tipologia: “modesta abitazione contadina, priva di servizi igienici all’interno. Altri elementi caratterizzanti sono le stalle, i magazzini, U Sardune e i giardini panteschi”.

Analogamente alle altre tipologie rurali, dunque, anche i dammusi hanno un’origine “modesta” . Ma proprio perché simbolo della storia dell’isola, vivono un percorso di valorizzazione che porta gli interventi a rispettarne le caratteristiche principali, per trasformarne la funzione ed inaugurare una loro nuova vita nel settore turistico. I dammusi ristrutturati oggi sono soprattutto indirizzi per vacanze.

Il dammuso: la normativa

Il recupero del patrimonio edilizio esistente può essere eseguito per tutti quei fabbricati per i quali esiste una testimonianza storico-catastale che ne dimostri la sua esistenza e per tutti quei fabbricati per i quali risulta dimostrata la regolarità sotto l’aspetto urbanistico.

Dalle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore Generale del Comune di Pantelleria e Provincia di Trapani, ecco alcuni punti sulla ristrutturazione di un dammuso:

  • Tali strutture possono mantenere destinazione residenziale anche se non raggiungono i requisiti di superficie ed aero-illuminati.
  • Nei dammusi coperti vanno conservate le strutture a volta. Sono ammesse demolizioni e ricostruzioni delle volte solo in presenza di una perizia di un tecnico strutturista che dichiari l’impossibilità del recupero con semplici opere di consolidamento, corredando la richiesta con i calcoli di verifica statica.
  • Per i dammusi senza necessità di demolizione e ricostruzione, le finestre potranno avere una superficie non inferiore a 1/16 della superficie calpestabile e di forma quadrata;
  • È vietato suddividere con tramezzatura i vani esistenti coperti a volta, salvo che per le volte a botte;
  • Se per motivi statici risulta necessario demolire e ricostruire la copertura, la stessa dovrà essere ricostruita dotando di volta ogni vano.

Come sfruttare la doppia altezza dei vostri ambienti

Spesso capita che alcuni appartamenti, soprattutto a Milano, siano di dimensioni ridotte, magari manca il ripostiglio, la dispensa, la cantina, come possiamo ricavare degli spazi di deposito in più? Sicuramente sfruttando l’altezza di alcuni locali che da normativa possono essere più bassi dell’altezza standard.

Alcune volte capita poi, soprattutto negli edifici storici, di avere ambienti con una notevole altezza interna. La misura standard per le abitazioni comuni è di due metri e settanta, ma magari le vostre stanze hanno altezze di quattro metri, come possiamo dunque sfruttare questo spazio in più?

I metri in surplus in altezza hanno il loro valore e permettono di creare soluzioni salvaspazio notevoli. Vediamo quali sono le strategie progettuali utilizzabili in base alle vostre esigenze e al tipo di spazio che avete nelle vostre case.

Soppalchi non abitabili

Se quello di cui avete bisogno non è uno spazio abitabile, ma un deposito o un luogo per oggetti che usate più o meno quotidianamente potete pensare ad un soppalco non praticabile.

Si tratta di un vano tecnico posizionato per esempio in bagno, in corridoio, ma anche in camera e in soggiorno, di altezza ridotta, accessibile tramite una scala fissa o mobile o tramite una botola.

In questo caso la normativa edilizia comunale non pone particolari prescrizioni sull’altezza soprastante o sottostante il soppalco, poiché non è prevista su di esso la permanenza di persone.

Nei bagni o in corridoio può venire utilizzato come ripostiglio in quota, l’altezza di questi locali può essere inferiore a quella standard, quindi il soppalco potrebbe occupare l’intera superficie del locale.

In camera da letto o in soggiorno il soppalco può venire invece utilizzato attraverso armadiature o semplici ripiani come armadio o libreria aggiuntiva.

Pedane

Se invece cercate uno spazio abitabile, ma non avete l’altezza necessaria per creare un soppalco praticabile, potete pensare ad una pedana rialzata e attrezzata.

Con questa soluzione lavoriamo creando un dislivello sul pavimento di altezza inferiore ad un metro, una pedana appunto, che può essere utile sia per separare due zone funzionali della casa, sia per sfruttare lo spazio al di sotto di esso come deposito o ripostiglio.

La pedana viene creata con una struttura in legno oppure in metallo e dotata di due o tre gradini per renderla accessibile, lo spazio che si viene a generare può anche essere delimitato da pareti o simili, se la funzione ad esso destinata richiede più privacy.

Vediamo quali possono essere i campi di applicazione di una pedana di questo tipo, può essere utilizzata sia per la zona notte sia per la zona giorno.

Per esempio se abbiamo un monolocale o un bilocale con uno dei due locali molto ampio può essere utile creare una pedana rialzata per ottenere uno spazio in più.

Con questa scelta il nostro appartamento, magari dalle dimensioni ridotte, acquista un’area distinta e separabile dal resto dell’ambiente e anche uno spazio di deposito.

Ciò che possiamo posizionare sopra la pedana potrebbe essere il nostro letto, aggiungendo dei pannelli mobili, o una tenda o un semplice mobile passante, garantiamo a questo spazio la sua privacy e la sua identità.

Oppure lo spazio della pedana potrebbe essere utilizzato per collocare la zona pranzo del soggiorno, o ancora la zona studio, in questo caso si creerebbero due zone funzionali distinte all’interno della nostra zona giorno.

Come sfruttare lo spazio di deposito? La base della pedana può avere un sistema di mensole per creare una libreria o vani apribili dotati di ante per essere usato come armadio.

Oppure l’intera superficie al di sotto della pedana, può essere utilizzata per riporre tutto quello che normalmente viene riposto nelle cantine e nei ripostigli, valige, scatole di scarpe, attrezzatura varia per pulire la casa.

Pedana in bilocale

Soppalchi abitabili

Alcuni di voi avranno appartamenti con un‘altezza interna notevole, superiore ai quattro metri, ad esempio collocati ai piani terra di alcuni edifici storici che un tempo ospitavano la portineria del palazzo, oppure invece situati ai piani nobili dove ambienti con altezze notevoli erano segno di ricchezza e benessere.

Nei locali di queste case si possono creare, oltre a pedane e soppalchi non praticabili, anche dei soppalchi abitabili ancorati ai muri o su pilastri.

Con questa soluzione lavoriamo utilizzando lo spazio subito sotto il nostro soffitto creando un piano calpestabile, ad un’altezza maggiore di due metri, tra soffitto e pavimento. Il soppalco viene reso accessibile attraverso una scala e dovrà essere dotato di un parapetto.

Rispetto alla pedana il soppalco ha un grado di privacy maggiore perché collocato ad un’altezza superiore, e lo spazio sottostante ad esso può essere utilizzato non solo come deposito, vista la sua altezza, ma come una vera e propria stanza della casa.

Il soppalco può essere creato con diversi materiali legno, metallo o vetro, la sua struttura può essere composta da pilastri su cui appoggia il piano del soppalco oppure quest’ultimo può venire direttamente ancorato ai muri.

E’ importante considerare che per realizzare un soppalco abitabile (destinato alla permanenza di persone) bisogna tenere conto dei regolamenti edilizi e d’igiene del comune in cui l’appartamento si trova.

Bisogna infatti rispettare un’altezza minima sia per la zona sottostante al soppalco sia per quella soprastante, di solito superiore ai due metri. Inoltre la superficie del soppalco non deve in genere superare un terzo della superficie totale della casa.

Vediamo quali possono essere i campi di applicazione di un soppalco di questo tipo, può essere utilizzato come la pedana sia per la zona notte sia per la zona giorno.

Per esempio se abbiamo una sola stanza da letto per i bambini possiamo creare due zone separate, una sul soppalco e l’altra al di sotto di essa, in questo modo ognuno dei due avrà la sua area con letto, scrivania ed armadio.

O come per la pedana può essere utilizzato in un monolocale o bilocale, come camera da letto e lo spazio al di sotto di esso può venire utilizzato per posizionare bagno, cucina, oppure zona giorno.

Oppure può essere utilizzato all’interno della zona giorno per creare un ambiente studio, se abbiamo bisogno di uno spazio di lavoro con la sua privacy e non vogliamo invadere il soggiorno con pc, stampante e tutto il materiale che ci serve.

Soppalco con zona notte

Siete pronti a aumentare lo spazio delle vostre stanze e realizzare uno spazio su misura per voi? Avete scelto quale fa al caso vostro?