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Ad ogni ambiente il suo colore

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Ad ogni ambiente il suo colore

Durante la ristrutturazione di un appartamento, una fase senz’altro importante è la scelta dei colori. Il colore di una stanza influenza la nostra percezione di quel determinato ambiente, la psicologia dei colori può aiutarci nel capire quali tonalità sono più adatte per quella specifica stanza.

La scelta dei colori dipende però anche dalle caratteristiche del locale, ad esempio le sue proporzioni, ovvero se è un ambiente ampio o stretto e lungo, oppure piccolo oppure con un soffitto molto alto.

Oppure ancora dalla sua esposizione e da come viene illuminato dalla luce solare. E’ importante considerare inoltre che quando si parla della scelta di toni per una determinata stanza della casa, viene subito in mente la tinta delle pareti, in realtà il colore di un ambiente è definito da una pluralità di fattori, ad esempio la scelta della tonalità dei complementi di arredo, dei tessili, del pavimento e persino del tipo di illuminazione.

Psicologia dei colori

È scientificamente provato che I colori ci trasmettono effetti psicologici ed emotivi, la psicologia dei colori studia proprio questo fenomeno.

Ampiamente utilizzata nel mondo del marketing, questa disciplina è stata con profitto applicata anche nel campo dell’architettura e del design d’interni, per progettare al meglio un determinato ambiente.

I colori si dividono in tre grandi categorie, colori caldi , colori freddi e colori neutri, vediamo assieme quali sono le tonalità più adatte per ogni singolo ambiente della casa.

Colori caldi

I toni caldi sono in grado di far scattare una serie di effetti emotivi, hanno un’azione stimolante in grado di accelerare l’attività cardiaca e quella respiratoria. Stimolano l’allegria, l’attività mentale e la concentrazione. Sono indicati quindi in ambienti come cucina, studio e in soggiorno.

Rosso

E’ il colore della passione e dell’amore e simboleggia una sensazione di calore. Questo colore stimola inoltre l’alimentazione e viene frequentemente utilizzato in cucina, ad esempio per il rivestimento dei mobili.

Giallo

E’ il colore associato alla luce e simboleggia energia e vitalità. Stimola l’alimentazione e viene frequentemente utilizzato in ambienti che necessitano di stimolare la creatività, come possono essere le camere dei bambini o studi.

Colori freddi

Le tonalità di colore freddo sono ideali per creare ambienti rilassanti, dove potersi distendere e dove riposare lontano dallo stress. Creano ambienti intimi e sono indicati per ambienti come la camera da letto o per una sala relax.

Blu

È il colore del cielo e dell’acqua e simboleggia l’infinito e la calma. Rimanda ad una sensazione di tranquillità e di relax, viene spesso utilizzato per la camera da letto o per la parte benessere del bagno, ovvero vasca o doccia.

Verde

È il colore della natura e simboleggia la forza del suo elemento. Rimanda comunque ad una sensazione di relax e tranquillità come il blu, viene utilizzato frequentemente per il bagno.

Colori Neutri

Si tratta di tutte quelle tonalità che vanno dal bianco al nero e che comprendono quindi i grigi. Sono parte delle tonalità fredde e rimandano a sensazioni assolute e opposte. Proprio per queste caratteristiche vengono utilizzate in maniera ponderata, ma sono adatti per qualsiasi ambiente della casa.

Bianco

Spesso definito un non colore, è il colore dell’essenzialità e rimanda alla purezza e all’ordine. Viene utilizzato in ambienti che necessitano di essere più luminosi possibile oppure ambienti in cui si vuole esprimere una sensazione pulizia.

Nero

È il colore dell’oscurità e del buio, rimanda a una sensazione di potere e di maestosità. Viene utilizzato in ambienti già luminosi e ampi, raramente a parete o a pavimento, piuttosto per complementi di arredo o per gli arredi.

Caratteristiche del locale

Come già accennato in precedenza la scelta del colore per una stanza non può basarsi esclusivamente sulle indicazioni che la psicologia dei colori ci fornisce, dobbiamo infatti valutare attentamente anche le caratteristiche fisiche del locale per ottenere uno spazio ben progettato.

Colori scuri e vividi

Queste tonalità tendono a rimpicciolire una stanza e a renderla meno luminosa, sono adatte se abbiamo un ambiente ampio, magari anche con un soffitto alto, esposto per esempio a sud o a sud ovest, in questo caso possiamo tranquillamente usarle senza temere che l’ambiente risulti più piccolo.

Colori chiari o opachi

Queste tonalità tendono ad allargare una stanza e a renderla più luminosa, sono adatte se abbiamo spazi piccoli o di dimensioni ridotte, oppure esposte a nord o a nord est, in questo caso utilizzando queste tonalità renderemo l’ambiente più ampio di quello che in realtà è.

 E’ importante considerare che mixando e giocando sull’alternanza di colori chiari e colori scuri si ottengono determinati effetti di alterazione della percezione spaziale. Ad esempio se abbiamo un soffitto basso basterà  optare per una colorazione fredda o neutra leggermente più chiara di quella scelta per i muri per rendere percettivamente più ampio l’ambiente.

Oppure se abbiamo una stanza di dimensioni ridotte e tinteggiamo unicamente la parete di fronte all’ingresso di una tonalità scura e le restanti in tonalità chiara, avremo l’effetto di “sfondamento” di quella parete e l’ambiente sembrerà più grande.

Conclusioni

Abbiamo visto che il tono di una stanza va scelto sia in base alla psicologia dei colori, ma soprattutto in base alle caratteristiche del locale.

Fondamentale in ogni caso è che quando si accostano tonalità chiare e scure, così come colori freddi, caldi o neutri, bisogna usarne due al massimo tre, combinandoli in modo equilibrato.

Se si saturano gli ambienti con troppe tonalità si ha lo spiacevole effetto di rendere più piccolo l’ambiente e percettivamente più caotico. Per questo nella scelta dei colori per una stanza bisognerebbe sempre partire con colori uniformi che di per sé allargano l’ambiente, e poi valutare se introdurre una tonalità a contrasto.

E’ inoltre importante accanto alle valutazioni oggettive sopra esposte, fare anche valutazioni soggettive che tiene conto delle nostre personali affinità cromatiche e delle nostre preferenze sui colori.

La scelta delle tonalità in una casa è infatti delicata e va effettuata ad hoc e su misura per le persone che abiteranno quella casa, l’architetto di interni può aiutarti in questa operazione, interpretando i tuoi desideri e le tue necessità e facendole collimare con i dati oggettivi e concreti che gli ambienti della tua casa riportano.

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Bioarchitettura: progettazione di costruzioni ben integrate nell’ambiente circostante 

Con la bioarchitettura si punta ad un rapporto equilibrato fra l’ambiente e le costruzioni edili.

I due sistemi che garantiscono la sostenibilità delle costruzioni

Il primo sistema riguarda la corretta progettazione ambientale e bioclimatica degli edifici. Lo scopo di questo sistema è quello di integrare l’edificio nel suo contesto ambientale anche dal punto di vista energetico e dell’utilizzo delle risorse locali, consentendo il massimo contenimento dei consumi. Si tratta di un sistema comprendente numerosi aspetti come l’isolamento e la riduzione delle dispersioni termiche, sia per l’inverno che per l’estate; il controllo degli ombreggiamenti, per evitare fenomeni di surriscaldamento estivo; la ventilazione naturale, il raffrescamento e la deumidificazione dell’aria; il controllo e il massimo sfruttamento dell’illuminazione naturale; l’attenzione al ciclo delle acque e al riutilizzo dell’acqua piovana.

Fondamentale è anche l’utilizzo delle fonti di energia rinnovabili presenti, quali energia solare, eolica, geotermica o anche idroelettrica.

L’edificio è visto nel complesso delle sue componenti e si cerca per ciascuna di esse il massimo sfruttamento “passivo” delle risorse che offre il luogo in cui si costruisce.

Con il termine “passivo” si intende un utilizzo naturale delle risorse ambientali.  Un impiego passivo non comporta ulteriori consumi e minimizza gli impatti ambientali stessi.

La bioarchitettura: utilizzo di materiali a basso impatto ambientale

Particolare attenzione, nella bioarchitettura, è rivolta anche all’impiego nella costruzione di materiali sostenibili e che non siano nocivi per la salute umana. Un materiale ecosostenibile, per considerarlo tale, non deve essere semplicemente “naturale”. Vanno considerate le caratteristiche intrinseche, il suo processo produttivo, l’energia impiegata per la produzione e le ricadute che questo comporta sull’ambiente.

Anche gli aspetti legati alle distanze tra i luoghi di produzione dei materiali e quelli di impiego, la tematica dei trasporti dei materiali in un mercato sempre più globalizzato, ed infine gli aspetti legati alla riciclabilità stessa dei materiali una volta che sia finito il loro ciclo di vita hanno una vasta importanza.

Il legno, ad esempio, è certamente uno dei materiali più ecologici che possiamo usare. Ma un conto è usare un legno proveniente da foreste vicine al cantiere, un altro è usare legni di importazione, il cui viaggio abbia contribuito all’immissione di rilevanti quantità di CO2 nell’atmosfera.

In ogni caso, queste ricerche hanno portato a valorizzare materiali quali legno e pietre locali oltre che altri quali calce e gesso in sostituzione di materiali il cui ciclo produttivo sia maggiormente energivoro.

L’attenzione alla salubrità dei materiali ha anche contribuito alla riscoperta di prodotti con leganti e colle a base naturale invece che chimica. Queste procedure sono studiate per ridurre l’emissione delle cosiddette sostanze volatili nocive per la salute.

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Ad ogni ambiente la sua illuminazione

L’illuminazione se progettata in maniera adeguata regala agli ambienti un tocco unico. La maggior parte delle persone sceglie di caratterizzare la propria casa attraverso gli oggetti d’arredo, non pensando all’illuminazione.

Bisogna tenere conto della funzionalità di ogni stanza quando si progetta l’illuminazione, perché ogni ambiente ho bisogno di un illuminazione diversa

L’ingresso deve trasmettere un senso di ospitalità, il consiglio per questo ambiente è una coppia di fonti luminose.

illuminazione controsoffitto
immagine presa da: “www.cosedicasa.com”

Negli appartamenti piccoli e in quelli grandi il soggiorno rappresenta la zona pubblica. Il salotto è la stanza più difficile da illuminare per la varietà di attività che vi si svolgono, ognuna necessita di un illuminazione ottimale. Abbiamo visto che nella casa ufficio il soggiorno sia spesso adibito a uffici.

Qualunque siano le sue funzioni e dimensioni va illuminato con fonti luminose diverse che consentono di giocare con la luce.

La tranquillità e il calore sono le emozioni che deve trasmettere la cucina o angolo pasto che dir si voglia. Occorre illuminare il tavolo e non le persone attorno ad esso. Calcolate un altezza di circa 60 cm sopra il piano del tavolo.

Illuminare la camera da letto è più facile perché non ha molteplici funzionalità. l’illuminazione indispensabile è quella della testiera del letto; la giusta illuminazione deve essere all’altezza degli occhi, ogni applique orientabile su ciascun lato del letto consente la lettura senza disturbare il vicino addormentato.

illuminazione zona pranzo

immagine presa da: “http://tutorcasa.it”

Nella camera dei bambini l’illuminazione non deve essere unica, la zona di lavoro va illuminata con moderazione per evitare contrasti di luce.

L’illuminazione di fondo ha la priorità nella stanza adibita ad ufficio, questo tipo di illuminazione si ottiene rivolgendo la luce verso il soffitto oppure con un illuminazione omogenea sulle pareti.

Naturalmente non basta questa luce per illuminare il piano di lavoro perciò è necessario un apparecchio fornito di braccio snodabile orientato sul piano di lavoro.

In bagno sono sempre presenti gli specchi che hanno anche la funzione di far sembrare l’ambiente più grande perciò è sufficiente un punto luce a soffitto e un applique sopra lo specchio.

Come hai illuminato casa tua? L’hai illuminata secondo un progetto oppure ha semplicemente 1 lampadario a camera?

 

Lascia la tua opinione nei commenti, aiutami ad approfondire questo tema.

pittura casa antismog

Caratteristiche e vantaggi delle pitture antismog

E’ decisamente aumentato il numero di persone che oggi riservano particolare attenzione alla qualità dell’aria. Questo perchè vi è una maggiore esposizione mediatica del problema ambientale ed anche perchè si è ben radicata la consapevolezza dei problemi per la salute causati dall’inquinamento.

Di pari passo, ha assunto sempre più rilevanza anche la problematica relativa alla salubrità dell’aria indoor, facendo riflettere un pò tutti sul microclima malsano che caratterizza le case, sempre più a tenuta ermetica e poco aerate, provocato anche da scelte talvolta poco attente alla qualità. Anche in questo caso, il merito della maggiore consapevolezza dei rischi per la salute va attribuito ad una più capillare veicolazione di informazioni, grazie a campagna di sensibilizzazione, non di rado promosse da aziende del settore edile. Si sta diffondendo quindi un senso di responsabilità rispetto a nuovi contributi che ciascuno può fornire per migliorare i parametri di qualità dell’aria, della propria città e della propria casa. E l’edilizia può giocare in prima linea.

Le pitture di nuova concezione: caratteristiche e vantaggi

Per quanto riguarda l’impatto sulla qualità dell’aria outdoor, le possibilità per i materiali dell’involucro edilizio di giocare un ruolo fondamentale sono numerose. Vi possono partecipare quelli strutturali, se certificati e realizzati usando elementi naturali o provenienti da filiere di recupero ma persino le finiture esterne. E tra queste sicuramente ci sono le pitture. Anzi proprio il rivestimento che è a contatto con l’aria e chiamato in causa.

Le pitture di nuova concezione possono:

  • avere un comportamento attivo nel processo di riduzione delle sostanze nocive
  • possono “mangiare” lo smog
  • possono proteggere le facciate dagli agenti inquinanti
  • possono autopulirsi contribuendo così alla lotta all’inquinamento ed allo stesso tempo preservando le strutture.

Le pitture antismog si applicano esattamente come quelle “tradizionali” e solo in alcuni casi hanno un costo più alto, giustificato peraltro dal percorso di innovazione e ricerca seguito per arrivare alla loro formulazione ed alle certificazioni presso enti terzi accreditati.

Anche per gli ambienti domestici, dove è più semplice agire in autonomia ed in tempi ridotti con risultati immediati, sono state messe a punto pitture “virtuose”. Ci sono quelle che permettono di combattere l’inquinamento indoor già presente, grazie ai loro componenti attivi ed altre che aiutano a non aggiungere sostanze nocive, perchè totalmente neutre.

Le tecnologie che permettono di formulare pitture attive

Le più diffuse tecnologie mettono in relazione fotocatalisi e nanoparticelle.

La reazione chimica su cui si basa gran parte delle pitture anti-smog, è attivata dalla luce e permette, grazie alla presenza nel prodotto di particelle nanometriche al titanio, di trasformare gli elementi inquinanti in sostanze innocue. Quando le pitture fotocatalitiche vengono utilizzare per gli esterni, le sostanze organiche, decomposte grazie al processo legato alla luce, addirittura diventano autopulenti: con la pioggia vengono lavate via dalle facciate.

Le nanoparticelle si possono attivare sia con la luce naturale sia con quella artificiale. Rappresentano una buona soluzione tanto per gli interni quanto per gli esterni. La posa di questa pittura attiva non si differenzia da quella dei prodotti “tradizionali”.

Le pitture attive con nanoparticelle per esterni sono disponibili nei colori neutri, a partire dal bianco ed in quelle pastello. In queste tonalità possono garantire la resistenza cromatica alle continue trasformazioni chimiche mangia-smog.

Ci sono anche specifici brevetti aziendali che, attraverso altri percorsi chimici, arricchiscono le proprie pitture di proprietà anti-inquinanti. Ne dà conferma la Sezione Valutazione Ambiente Urbano di ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, secondo cui esistono diverse tipologie di pitture denominate “anti-inquinamento”.

Una di queste è costituita dalle vernici fotocatalitiche che utilizzano catalizzatori a base di biossido di titanio. Queste vernici, in presenza di aria e luce, attivano un processo ossidativo che trasforma in inerti (nitrati di sodio, carbonati di sodio e calcare) le sostanze organiche ed inorganiche inquinanti con cui entrano in contatto. Tali reazioni chimiche offrono anche funzioni antinquinamento, antisporcamento (self cleaning) ed antibattericida.

Dall’analisi del settore emergono dati confortanti sull’utilizzo all’esterno di questi prodotti e risulterebbe chiaro anche quanto i risultati positivi ottenuti dalla pitture mangia-smog siano ulteriormente migliorabili.

Per quanto riguarda le pitture per interni, invece, è più controversa la questione della fotocatalisi. Ma il percorso di ricerca è in continua evoluzione, per far sì che l’efficacia di questi prodotti “salva-aria” cresca nel tempo, contribuendo sempre più all’abbattimento dell’inquinamento, senza controindicazioni di alcun tipo.

Regole d’oro indoor: cosa prevedono?

Insieme ai Voc, il più comune inquinamento indoor è la formaldeide, un composto organico in fase di vapore (gas), incolore, di odore pungente, solubile in acqua. E’ prodotto da processi di combustione ed è emesso da resine usate per l’isolamento e da quelle impiegate nella produzione di alcuni pannelli legnosi (truciolare e compensato), di tappezzerie, moquette, tendaggi ed altri tessili sottoposti a trattamenti antipiega, oltre che di altro materiale da arredamento. Ma purtroppo è presente anche in molti collanti edilizi, detergenti per la casa e, soprattutto, in vernici e prodotti di finitura.

Nelle abitazioni infatti i livelli di formaldeide sono generalmente compresi tra 0,01 e 0,05 mg/metri cubi, superiori rispetto a quelli outdoor. Per questo, l’OMS, ha fissato il valore massimo di esposizione a 0,1 mg/metri cubi.

Non è un caso che le maggiori concentrazioni si registrino dopo un intervento edilizio o di finitura o a seguito dell’inserimento di nuovi mobili in truciolare, di parquet o moquette di scarsa qualità.

Non dimentichiamo che la formaldeide è sospettata di essere uno degli agenti maggiormente implicati nella Sindrome dell’edificio malato (Sick Building Syndrome), tanto da essere utilizzata come unità di riferimento per esprimere la contaminazione di un ambiente.

Le pareti interne dunque costituiscono una sorgente emissiva continuairregolare di sostanze nocive, i cui flussi però diminuiscono nel tempo anche in relazione alle variazioni microclimatiche (velocità dell’aria, umidità e temperatura). Come buona prassi, è opportuno, per alcuni giorni, ventilare i locali sottoposti ad una nuova verniciatura prima di soggiornarvi, in modo che gli inquinanti possano disperdersi. Ma per minimizzare i rischi legati all’uso delle vernici indoor sono stati messi a punto prodotti a bassa emissione di inquinanti, certificati dai marchi cosiddetti ecologici. Quello Ecolabel UE, ad esempio, si fonda su criteri scientifici in relazione all’intero ciclo di vita dei prodotti testati.

La lotta all’inquinamento indoor, quindi, trova nell’edilizia un alleato fondamentale anche per rendere tutte le camere della tua abitazione un ambiente sicuro e salubre. Cosa aspetti a richiedere un preventivo? Clicca quì!

Biophilic design: come realizzare ambienti artificiali

Biophilic design: come realizzare ambienti artificiali

Connettere gli ambienti domestici ad una dimensione naturale, per trarne il maggior beneficio possibile. Questa è la nuova frontiera dell’interior design, che trova nell’innata tendenza dell’essere umano a concentrare grande attenzione su ogni forma di vita e ad affiliarvisi emotivamente.

Un modo innovativo per progettare interni che utilizza le più recenti scoperte sulla relazione “Uomo e Natura” per definire ambienti salubri, piacevoli e rigeneranti. Non si tratta di una semplice passione per il verde ma di un sistema progettuale capace di portare risultati concreti. Ne è un esempio la scuola materna di Gressoney- La- Trinitè in Val d’Aosta, progettata secondo questa filosofia con risultati incoraggianti. In una scuola biofilica i bambini riducono di oltre il 30% i loro tempi di recupero dell’attenzione diretta e sostenuta, dopo una fatica mentale. La riduzione dei tempi di rigenerazione dalla fatica mentale e di recupero dallo stress si traduce, su un piano didattico, in un aumento del “tempo utile” per le attività scolastiche, stimato in 30-35 giorni in più. Senza contare che un ambiente biofilico è sicuramente più sano e più adatto alla crescita dei bambini.

Biophilic design: obiettivi e caratteristiche di questa nuova tendenza

La progettazione biofilica e la bioarchitettura sono complementari. Quest’ultima ha sviluppato un interesse per la sostenibilità verso l’esterno. In termini strettamente tecnici, si può dire che la bioarchitettura è interessata a prodotti e processi che siano il più possibile rispettosi dei cicli biogeochimici di “Gaia”.

La progettazione biofilica ha sviluppato un interesse per la sostenibilità verso l’interno, verso coloro che abitano gli ambienti. In particolare, è interessata a prodotti e processi che siano il più possibile rigenerativi delle capacità di attenzione, che facilitino il recupero dallo stress e che rispettino la cronofisiologia umana.

L’obiettivo della progettazione biolifica è quello di realizzare ambienti artificiali inserendo nel progetto alcune caratteristiche della natura, per renderli il più possibile simili ad essa.

Il biophilic design gode di un crescente interesse, non solo da parte dei professionisti della filiera dell’edilizia ma anche da parte di un pubblico sempre più sensibile ai temi legati alla natura ed alla salute psicofisica negli spazi in cui si vive, si lavora, si impara e ci si cura e dove si trascorre fino al 90% della vita.

Parlando di benefici, un ambiente biofilico corretto, sul piano cognitivo accelera il processo di rigenerazione dell’attenzione e rende il pensiero delle persone più chiaro; sul piano emotivo, favorisce il recupero dello stress. Questi benefici, già noti, oggi si possono misurare.

Il committente che desidera creare intorno a sè un ambiente biofilico, solitamente è una persona già predisposta alla connessione con la natura. Ha sperimentato l’effetto benefico degli ambienti naturali ed apprezza trascorrere del tempo a stretto contatto con paesaggi non urbani oppure nel proprio piccolo giardino o terrazzo ricco di piante.

Caratteristiche che spesso si riscontra è un forte senso di responsabilità verso tutto quello che è vivo e verso il mondo in generale, con atteggiamenti molto attenti e sensibili all’ecologia ed alla salvaguardia dell’ambiente. Si tratta di persone a cui non basta avere una casa sostenibile: sentono la necessità di ricreare un legame forte con la natura attraverso un progetto che soddisfi la loro innata biofilia.

5 scelte di base per rendere un ambiente salubre con il biophilic design

  1. Privilegiare materiali naturali che si integrano facilmente con l’ambiente circostante. In Italia, puntare su legno nazionale, pietra o uno dei tanti tipi di marmi presenti nel nostro Paese.
  2. Ricorrere alle tante specie di piante per interni ed a fiori freschi, meglio se autoctoni, per portare la natura in casa, in ogni ambiente.
  3. Valorizzare la luce naturale: laddove non vi siano finestre ampie, organizzare il layout della casa e disporre l’arredamento in modo che non ostacoli la luminosità o i raggi del sole.
  4. Puntare molto su elementi d’arredo dalle linee morbide.
  5. Optare per colori naturali che richiamino un ambiente incontaminato: sì a palette cromatiche con marrone, verde ed azzurro, in tutte le loro sfumature.

Smart working: come organizzare gli ambienti della casa

Smart working: come organizzare gli ambienti della casa

Secondo l’ultima ricerca del Politecnico di Milano, in Italia gli smart worker sono 480.000. Di conseguenza cambia sia il modo di concepire il lavoro sia l’organizzazione degli ambienti della casa.

Il working from home o smart working, permette di assecondare i propri ritmi, di passare la maggior parte della giornata in un ambiente di sicuro più accogliente e stimolante di un ufficio impersonale.

C’è soltanto una regola: riuscire a ritagliarsi una zona della casa dedicata al proprio modo di lavorare. Un piccolo mondo isolato in cui riuscire a concentrarsi e all’occorrenza trovare nuove ispirazioni.

Gli spazi da dedicare allo smart working spesso devono fare i conti con i metri quadrati a disposizione. Ma, una volta adattati, possono essere belli e super confortevoli.

Come rendere una zona studio ideale e confortevole?

Tenere il proprio ufficio ordinato è un buon modo per assicurarsi una mente organizzata e questo, almeno quando si tratta di lavorare, è indubbiamente un vantaggio.

La zona studio è composta da tanti elementi diversi per design e dimensioni, tutti armoniosi tra loro e da abbinare a piacere.

Sette consigli su come arredare la zona studio

  • zona studio dalle tonalità soft. A partire da una “mensola” dall’originale linea sinuosa che diventa scrivania e si abbina ad una seduta dal design nordico e colore felpato. Da scaldare con accessori in legno chiaro, dall’aspetto naturale. Come ad esempio, una seduta imbottita e rivestita in tessuto con due bottini decorativi e con gambe effetto legno di faggio; un tappeto tessuto a mano in viscosa, che stupisce per la lucentezza della texture; una lampada in legno di pino e magari un porta lettere/documenti in legno.
  • zona studio accesa dal rosso: tre cromìe a contrasto possono definire un’area che comprende uno scrittoio dalle dimensioni confortevoli, un modulo libreria a giorno ed un contenitore. L’ambiente può essere composto da tanti elementi diversi per design e dimensioni, tutti armoniosi tra loro, da abbinare a piacere, come ad esempio, una sedia in acciaio con il sedile in poliuretano, una tappeto in lana afgana filata a mano, una lampada a bracci snodabili in alluminio verniciato e con diffusore girevole ed inclinabile.
  • una zona studio dal sapore rètro: il vimini lascia filtrare la luce e definisce una zona schermata. Grazie all’alzata ad angolo, la scrivania in vimini naturale guadagna privacy. Una struttura in rovere e mdf impiallacciato rovere tinto in noce e piedi affusolati in massello. In abbinamento originale, una sedia imbottita e rivestita in velluto, che riprende cromaticamente il tappeto, realizzato a mano in juta intrecciata bicolor.
  • una zona studio come in un igloo: la calotta che sormonta il piano di lavoro ritaglia una mini postazione raccolta. Può essere completata da un cassettino in metallo laccato sotto il piano, che dissimula i fili elettrici e da una feritoia passacavi sopra. Per la seduta, due opzioni: privilegiare l’imbottitura per maggior comfort, oppure l’ergonomia di ruote ed altezza regolabile per il massimo della funzionalità.
  • una zona studio basic con grinta. Anche una soluzione mini ricavata tra l’armadio e la finestra può essere valorizzata da tocchi di colore. Una seduta ergonomica aggiunge comodità. Il tutto abbinato con un tappeto realizzato a mano da esperti artigiani indiani, una lampada in metallo laccato.
  • una zona studio tecno design: un secrètaire 2.0 (con connessione), a profondità ridotta e caratterizzato da accessori a contrasto, è l’ideale persino nelle zone di passaggio. Da fissare alla parete, è completo di portachiavi, portariviste, portalettere, portaocchiali, portasmartphone e tablet, doppia presa Usb e presa elettrica. La seduta è versatile: a mobile chiuso può essere aggiunta anche al tavolo da pranzo; con braccioli in schiuma di poliuterano flessibile e retroschienale e struttura in acciaio.
  • una zona studio “doppio gioco”: con l’anta completamente ribaltabile, il pensile, laccato anche internamente si trasforma in un tavolo da pranzo/scrivania, comodo per due persone. Basta un semplice movimento e le gambe in metallo riposte lateralmente al piano si sganciano e si autobloccano. Salvaspazio, personalizza la parete con una nota di colore brillante. La seduta in frassino, con la scocca multistrato e la base in massello. Da aggiungere un tappeto in polipropilene tessuto a macchina, una lampada con paralume inclinabile ed intensità di luce variabile.
L’importanza della realizzazione di una scala per il collegamento di spazi residenziali

L’importanza della realizzazione di una scala per il collegamento di spazi residenziali

La presenza di scale all’interno di un’abitazione non riguarda solo villette o abitazioni unifamiliari su più livelli. Può capitare, infatti, anche a chi abita in condominio di doverne costruire una in seguito all’acquisizione di un’unità immobiliare collocata al piano superiore o alla costruzione di un soppalco (grazie alla notevole altezza dei soffitti) o ancora al recupero ai fini abitativi di un sottotetto.

Se negli immobili di nuova costruzione la scelta è facile, non lo è in quelli esistenti che possono richiedere soluzioni su misura che si adattino a quella specifica abitazione.

Molte idee di progetto riguardano la costruzione di scale per accedere a mansarde e soppalchi, sempre che la realizzazione di questi ultimi sia consentita in base a quanto stabilito dai Regolamenti edilizi del Comune o dalle Leggi Regionali in cui è situato l’immobile.

Le principali tipologie di scale in produzione

La prima importante distinzione è tra modelli prefabbricati, pronti per la posa, e quelli su misura, realizzati sul posto. Entrambi consentono personalizzazioni, non solo per le dimensioni ma anche per quanto riguarda materiali, finiture e design. Sono inoltre strutture adattabili ad ogni tipo di situazione architettonica.

Le scale realizzate su misura o artigianali sono progettate e realizzate in base allo spazio a disposizione, seguendo il disegno di un progettista e costruite direttamente in opera. Generalmente sono in muratura, ad alzata (lo spazio in altezza tra due gradini) chiusa. Possono essere realizzate anche in legno o in metallo e con alzata aperta.

Se il vantaggio è la massima personalizzazione, tuttavia, i costi ed i lavori necessari per la costruzione di questo tipo di scale sono superiori rispetto a quelli dei modelli prefabbricati. Questi ultimi sono invece realizzati con elementi modulari, cioè struttura, gradini, balaustra e corrimano, già pronti per la posa. Possono essere montati, rimontati e riadattati in caso di trasloco. Esistono sia in versione autoportante sia con gradini a sbalzo, da fissare a parete.

Il primo aspetto da considerare prima di fare un acquisto simile è il dislivello da collegare, cioè la distanza tra il piano di partenza e quello di arrivo (se è basso, per esempio, basterà una sola rampa rettilinea).

Altre valutazioni prima dell’acquisto sono:

  • lo spazio a disposizione per inserire un vano scala e la superficie (cioè l’area) che la struttura dovrà occupare a terra;
  • il suo peso e quello che dovrà sostenere;
  • la sua posizione all’interno dell’ambiente in cui verrà inserita: al centro della stanza, nell’angolo, addossata alla parete.
  • la scelta dei materiali, finiture ed elementi accessori (come le luci)

Le principali classi di modelli di scala: dalla rampa, alla chiocciola, all’elicoidale

In base allo sviluppo nello spazio della scala, prefabbricata o realizzata su misura, ed alla conformazione della struttura, si possono distinguere tre principali classi di modelli. Le differenze riguardano il numero e la tipologia delle rampe, il tipo di alzata, nonché la presenza o meno di pianerottoli intermedi.

Oltre allo spazio a disposizione ed all’altezza, anche il tipo di utilizzo è un fattore che rientra nella scelta. Se limitato e lo spazio è scarso, si può optare per un modello a chiocciola. Più comoda ma anche più ingombrante, quella elicoidale. Per un uso frequente, per esempio in una casa su due piani con le camere da letto al piano superiore o per accedere ad un soppalco, una scala a rampa rettilinea, con gradini larghi (almeno 80 cm) è indubbiamente più facile da percorrere. Bene anche i modelli a L.

In ogni modo, anche quando lo spazio è poco, i gradini devono essere comodi da percorrere, sicuri e rispettare le normative.

La scala a rampa o a giorno si caratterizza per un’ossatura portante, sopra la quale sono fissati i singoli gradini, che nel caso delle scale prefabbricate è generalmente a vista (e definita “a giorno”).

La struttura può trovarsi in posizione centrale rispetto ai gradini o essere composta da due travi laterali (i “cosciali”) che li contengono. Vi sono poi la ringhiera ed il corrimano.

Sono quattro le tipologie principali di scala a rampa:

  • il modello rettilineo, formato da una sola rampa, richiede una parete lunga (circa 375 cm per 15 gradini con pedata di 25 cm);
  • il modello a L, il quale ha due rampe che formano un angolo di 90° e che sono separate da un pianerottolo o da gradini a ventaglio, sagomati.
  • I modelli ad U e a C, rispettivamente con 2/3 rampe che ruotano tramite due giri a 90° (contigui nel primo caso, non contigui nel secondo).

La scala a chiocciola si sviluppa su se stessa in verticale, attorno ad un palo centrale a cui sono collegati i gradini a spicchio, più stretti verso il centro. Elementi indispensabili, per motivi di sicurezza, sono poi la ringhiera e la balaustra che chiude il vano scala all’arrivo al piano.

Questo modello di scale è ideale in tutti i casi in cui lo spazio è ridotto, per esempio per collegare un soppalco al livello sottostante. E’ però più difficile da percorrere rispetto ad un modello a rampa.

Esistono due modelli di scala a chiocciola:

  • Il modello a pianta tonda, il quale ha ingombro ridotto e gradini di forma arrotondata.
  • Il modello a pianta quadrata, avente i gradini squadrati.

Entrambi i modelli per essere facilmente percorribili, il diametro non dev’essere inferiore ai 100 cm nel primo modello ed a 110 cm nel secondo modello.

All’interno del palo centrale dei modelli a chiocciola, i gradini angolari detti anche “a piè d’oca” o “ a ventaglio”, sono alternati a speciali distanziatori, aventi una funzione anche di sostegno.

La scala elicoidale è simile al modello a chiocciola, con cui ha in comune la pianta tonda ma è priva di palo centrale. I gradini sono fissati al centro della struttura, avente una conformazione ad elica, da cui prende il nome. Per la precisione, le eliche sono due: una interna ed una esterna.

Dal punto di vista estetico, si tratta di scale di grande impatto, spesso molto scenografiche.

Rispetto ai modelli a chiocciola, questo tipo di scala, a parità di diametro (che per la normative dev’essere di almeno 120 cm), ha gradini più ampi. Di conseguenza, è più comoda da percorrere.

I requisiti di sicurezza, strutturali e di rispetto dell’ergonomia

Oltre a garantire l’incolumità delle persone, ogni scala dev’essere sempre comoda da percorrere, anche quando lo spazio è poco. Per questo motivo, bisogna rispettare determinate proporzioni tra gli elementi che la compongono.

Misure e proporzioni di una scala sono stabilite dalla Legge 13/1989 e dal DM 236/1989. Bisogna poi considerare i Regolamenti Edilizi Comunali, che possono essere più restrittivi. Oltre che per una perfetta ergonomia, è importante rivolgersi a professionisti qualificati anche per considerare le proporzioni tra l’alzata (distanza perpendicolare tra le superfici di due gradini consecutivi) e la pedata (profondità del gradino).

Una scala è comoda quando le dimensioni della pedata sommate a due volte quelle dell’alzata forniscono un valore compreso tra 62 e 65. Ogni rampa dovrebbe prevedere non più di 15 gradini.

Per inserire una nuova scala nell’abitazione, occorre rivolgersi ad un tecnico strutturista, in grado di valutare se occorra rinforzare il solaio o meno e la zona in cui demolirlo: per questo bisogna tener conto della presenza di impianti (come il riscaldamento a pavimento) e di elementi strutturali.

Se si intende ricavare un soppalco, il tecnico dovrà valutare dove (e se possibile) praticare il foro per inserire le rampe.

L’installazione di una nuova scala o il suo rifacimento è un intervento di manutenzione straordinaria. Se richiede una modifica strutturale o demolizione di parte del solaio, il professionista deve presentare una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Se la sostituzione non comporta modifiche strutturali, i lavori sono più semplici ed è sufficiente presentare la CILA (Comunicazione di inizio lavori asseverata).

Bonus fiscale del 50% ed agevolazioni: cosa prevedono?

Fino al 31 Dicembre 2020, la costruzione di scale interne e di soppalchi, il rifacimento di rampe ed il recupero del sottotetto, possono beneficiare della detrazione fiscale del 50% sulle spese ottenute, per un importo massimo di 96mila euro.

Ne possono usufruire tutti i contribuenti assoggettati all’Irpef, residenti o meno nel territorio dello Stato. Tra questi, non solo il proprietario dell’immobile, ma anche il locatario o chi ne ha il godimento o l’usufrutto.

Bisogna essere in possesso, se richieste, delle autorizzazioni in relazione alla tipologia di lavori. Tutti i pagamenti inoltre devono essere effettuati con bonifico bancario o postale parlante, che indichi la causale del versamento, il codice fiscale di chi fa il pagamento e la partita Iva del beneficiario. La detrazione ripartita in 10 anni con rate di eguale importo, verrà applicata sulla dichiarazione dei redditi.

Penisola, protagonista nelle soluzioni a vista sul soggiorno

Penisola, protagonista nelle soluzioni a vista sul soggiorno

La penisola permette di articolare in modo ottimale gli spazi. Le funzioni di questo elemento che “sporge” da composizioni lineari o angolari sono diverse: da piano di lavoro ad area operativa attrezzata o banco snack.

Contrariamente a quanto si pensi, la penisola è adatta anche in ambienti di medie dimensioni ed in tutte quelle situazioni in cui si voglia demarcazione tra le zone funzionali mantenendole comunicanti.

Penisola: la soluzione ideale per ambienti open

La cucina a vista non è sempre dettata dalla necessità, cioè dalle esigenze di spazio. Risponde infatti a stili di vita più contemporanei ed è molto amata dai più giovani perché favorisce la convivialità ed il piacere di stare insieme. Sia che si tratti di ambienti ampi o con dimensioni più contenute, è necessario articolare bene le varie zone funzionali laddove mancano le pareti. Proprio per questo le composizioni a penisola sono quelle che più si adattano ad essere inserite in un ambiente open, come un monolocale o un living multifunzione di una grande abitazione.

La versatilità di programmi oggi proposta dai maggiori produttori, andando oltre il concetto tradizionale di modularità, consente la massima personalizzazione nell’arredo e di distribuire bene, con i tanti elementi a disposizione, gli spazi all’interno del living, integrando così più funzioni: cucina, pranzo e relax.

Un esempio?

La penisola, insieme a boiserie e librerie, un tempo elementi tipici del soggiorno, può fare da trait d’union tra i diversi ambienti della casa, che avranno un’estetica coordinata ed armoniosa. Progettare un ambiente di questo tipo è complesso, perciò occorrerà studiare bene ogni dettaglio, dall’ergonomia agli impianti.

Un’unica composizione occupa tutta una parete del grande ambiente open dove, al posto di tradizionali pareti, è la penisola a scandire gli spazi.

La grande cappa a soffitto, invece di essere mimetizzata, segna un’ulteriore demarcazione tra le due zone. E come in molti casi, la penisola è uno spazio “operativo”, attrezzato con piano cottura e lavello. Tanto lo spazio per lavorare, ma anche per contenere, grazie alle basi disposte su due lati opposti.

Gli ambienti comunicano tra loro attraverso gli arredi e le finiture. Ne sono un esempio i vani a giorno, che rifiniscono il lato della penisola che si apre verso la zona giorno ed i montanti della libreria. Così la cucina diventa un tutt’uno con il living.

Spesso le librerie bifacciali vengono utilizzate nel progetto architettonico per schermare la zona operativa dal soggiorno, mantenendo però i due ambienti in comunicazione. In alternativa, vanno bene anche porte scorrevoli in vetro.

L’importanza della tecnologia in una penisola multitasking

Spesso la penisola ospita l’area operativa, a partire dal piano cottura: non c’è posto migliore per installare attrezzature di lavoro ed elettrodomestici di nuova generazione.

La penisola può essere rappresentata da un “bancone”, proprio come quello delle cucine “a isola”. Come quest’ultimo, può essere attrezzato per molteplici attività, che possono essere definite “operative”: preparazione dei cibi, cottura e lavaggio.

Il vantaggio?

Più persone possono lavorare contemporaneamente in quello stesso spazio ed in tutta comodità. Nella maggior parte dei casi la profondità è maggiore: aggiungendo 30 cm ad un modulo standard di 60 cm, si arriva a 90 cm, con un’altra fila di basi standard, a ben 120 cm.  Si può così installare un canale attrezzato o un’alzata in cui avere tutto il necessario per lavorare. Attenzione però alle distanze: vanno lasciati liberi circa 100-120 cm per lato per riuscire a muoversi agevolmente; 90-120 cm per aprire le ante.

C’è poi la funzione di contenimento: la penisola attrezzata su due lati offre più capienza per riporre stoviglie ed attrezzature. Il lato rivolto verso il soggiorno può essere completato con vani aperti, per libri e soprammobili, rafforzando così la sua vocazione di elemento di collegamento tra i due ambienti.

Piano cottura a gas o ad induzione per la penisola?

Dipende anche dal tipo di cappa. In presenza di un piano cottura a gas, infatti, è necessario prevedere una cappa aspirante ed un condotto di aspirazione dei fumi, che può essere mascherato da un controsoffitto oppure dal rivestimento stesso dell’apparecchio. Con l’induzione, la cappa non è obbligatoria ma per garantire la qualità dell’aria in cucina, si può ricorrere ad un piano cottura con un sistema di aspirazione integrato.

Penisola: stile tradizionale, funzionalità moderna

Se la penisola è attrezzata solo con il lavello, mentre i fuochi sono sul lato contiguo o parallelo, crea una zona operativa più raccolta, in cui le funzioni sono sufficientemente distanziate per lavorare comodamente. In questo caso, le funzioni sono due: lavaggio, con la vasca integrata nel top e pranzo, con il piano ribassato che fa da tavolo.

Gli impianti hanno un ruolo fondamentale nella progettazione di una penisola. Se non si tratta di una nuova costruzione ma di una ristrutturazione, il punto di partenza è la disposizione degli impianti esistenti.

Il caso più semplice è quello di una mera sostituzione, quello più problematico è dato, invece, dalla necessità di apportare modifiche ai collegamenti di acqua, luce e gas. Non c’è però da spaventarsi.

Nella maggior parte dei casi le deviazioni elettriche e le tubazioni vengono fatte uscire dalla parete, in corrispondenza della zona operativa. Inoltre vengono fatte passare all’interno del “vuoto sanitario” che si forma all’interno della base, oppure accostando di schiena due basi da 60 cm o una base da 60 cm ed una da 30/35 cm.

In alternativa, per non intervenire in modo rilevante su pavimenti e pareti della casa, si può considerare l’eventualità di realizzare una pedana o un pavimento sopraelevato, in cui verrà ricavato un vano tecnico per l’alloggiamento di tubazioni idriche, del gas ed i collegamenti di cavi elettrici.

Per penisole a vista sul soggiorno sono indicati i modelli sottotop o integrati nel piano di lavoro. In linea con il design e le forme pulite delle composizioni moderne, questi modelli sono privi di giunzioni visibili ma soprattutto non hanno sporgenze perché a filo del top. Sono quindi anche molto pratici ed igienici. Solitamente sono in resine acriliche, pietra sinterizzata ed agglomerati di quarzo. Tutti materiali resistenti, in assorbenti e meno soggetti ai graffi ed alle macchie.

I piani con lavello integrato possono essere realizzati anche in grandi dimensioni, fino a 3 metri circa.

Penisola: non solo per snack ma come un vero tavolo

Nelle cucine con penisola, le superfici orizzontali abbondano: oltre ad un worktop di grandi dimensioni, vi è spesso il banco snack o un tavolo collegato. Ciò rende necessaria una grande attenzione ai materiali in cui sono realizzati.

Per i piani di lavoro la scelta oggi è amplissima, a partire dal classico laminato hpl (laminato ad alta pressione), resistente e con un buon rapporto qualità/prezzo.

Più evoluto, tra i laminati, il Fenix, frutto di nanotecnologia: non poroso, con superficie soft touch ed anti-impronte, può essere riparato.

Oltre alle pietre naturali, quali marmo e granito evergreen, sono molto diffusi i materiali compositi, che imitano alla perfezione i precedenti.

I prodotti acrilici sono resistenti agli acidi, agli urti e possono essere realizzati in qualunque forma e dimensione e con giunture invisibili.

Apprezzato per gli spessori sottili e le elevate performance è il gres porcellanato.

Poco adatto per il top, ma perfetto per il banco snack, è invece il legno massello, ad alto spessore ed in alcuni casi (nelle cucine old style) di recupero (“legno vecchio”).

Il banco snack così può diventare un vero e proprio tavolo per quattro o più persone, non a sé stante, ma collegato alle basi della cucina.

Come le dimensioni anche le altezze possono variare: solitamente si va dai 75 cm agli oltre 90 cm, per i veri e proprio banconi. Attenzione quindi alle sedute: nel primo caso si potranno utilizzare sedie standard, in altri casi sgabelli alti con o senza schienale, girevole o fisso. Meglio provarli prima dell’acquisto, tenendo presente che, per stare comodi, quando si è seduti, bisogna considerare circa 30 cm tra il piano del tavolo e le ginocchia.